L’evasione fiscale non e’ «l’anomalia che spiega le difficoltà dell’Italia»

7 ottobre 2013 alberto lusiani

Corriere della Sera e Sole 24 Ore hanno interpretato così male alcune considerazioni del governatore di Bankitalia Ignazio Visco che quest'ultimo ha inviato una lettera di chiarimenti a entrambi i quotidiani.

Il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore del 27 settembre 2013 hanno riportato in maniera distorta e scorretta alcune affermazioni del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco in occasione delle commemorazioni per Luigi Spaventa. Come spesso accade, la cattiva informazione viene trasmessa in particolare con i titoli degli articoli.

Igazio Visco, governatore della Banca d'Italia

Il Corriere della Sera ha titolato: «Visco: «L’anomalia dell’evasione spiega le difficoltà dell’Italia» e ha scritto:

… Quella dell’evasione fiscale è un’anomalia «che ancora oggi continua e contribuisce a spiegare le gravi difficoltà nelle quali oggi versa la nostra economia». È quello che dichiara Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia in occasione del ricordo dell’economista ed ex ministro Luigi Spaventa, nella commemorazione della sua scomparsa all’università Bocconi. …

Il Sole 24 Ore ha titolato: «Visco: evasione anomalia che spiega difficoltà economia» e ha scritto:

 La chiave di lettura per comprendere le difficoltà in cui versa l’economia italiana è il sommerso. «L’evasione fiscale – sottolinea il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento alla Bocconi in occasione del convegno su “Luigi Spaventa. La sua vita, le sue passioni, le sue lezioni” – è un’anomalia che ancora oggi continua e contribuisce a spiegare, con i ritardi nell’aggiustamento dell’industria ai grandi cambiamenti globali, politici e tecnologici, degli ultimi decenni e quelli nell’efficienza dei servizi pubblici, le gravi difficoltà nelle quali oggi versa la nostra economia». …

La distorsione delle parole di I.Visco è stata tale che il governatore ha scritto una lettera di chiarimento a entrambi i quotidiani, che entrambi hanno pubblicato il 1/10/2013.

Nel Sole 24 Ore si legge:

… Ritengo che l’evasione fiscale costituisca tuttora un grave handicap lungo la strada, necessaria, di ridurre il peso del fisco, in primis sui redditi di lavoro e d’impresa. Ma non ho detto che è questa l’“anomalia” che spiega le difficoltà della nostra economia. …

La lettera pubblicata sul Corriere della Sera risulta identica.

La lettera di Visco consente di apprendere senza l’intermediazione della stampa italiana l’opinione del governatore di Bankitalia su quali sono le principali anomalie dell’economia italiana. Riportiamo solo alcuni estratti:

… Ho quindi sottolineato come le analisi condotte da Spaventa (con il CER) e dalla Banca si collocarono allora (1991) sulla stessa linea, “identificando nel forte deficit di concorrenza e nella bassa dinamica della produttività nei servizi rispetto all’industria l’anomalia italiana nei confronti dei nostri partner”, aggiungendo che tale anomalia era “resa ancor più forte dalla maggiore evasione fiscale … che contribuiva a far sopravvivere imprese marginali inefficienti”. …

Visco aggiunge che:

… Oggi, anche e soprattutto grazie all’euro, quell’inflazione è un ricordo, anche se resta un ammonimento. …

Tuttavia secondo Visco rimane l’anomalia della bassa produttività:

… un’anomalia che trova radici nella resistenza, di cui tutti sono, siamo responsabili, a difendere particolari rendite di posizione, senza investire in un altro futuro, a colmare il grave ritardo nell’adeguamento ai grandi cambiamenti politici, economici e tecnologici che hanno colpito il pianeta negli ultimi venti anni e più. …

22 commenti (espandi tutti)

giusta la precisazione del Governatore in merito al fraintendimento (voluto?) dei "titolisti" mainstream.
a me pero' ha impressionato (negativamente) il finale, dove si fa riferimento "ai grandi cambiamenti politici, economici e tecnologici che hanno colpito il pianeta negli ultimi venti anni.."

Da notare il termine "hanno colpito", come questi cambiamenti fossero eventi accidentali "esterni".

Qui secondo me si legge implicitamente che, come uomo, il Governatore si sente dalla parte della conservazione, della "stabilità", quando questi cambiamenti non sono altro che l'espressione irrefrenabile della creatività, la caratteristica umana che più ci distingue nel regno animale..

Adelante, con judicio..

E' chiaro come il sole che se l'informazione è superficiale anche la cultura media della popolazione sarà di quel livello...

E poi vorremmo che la cultura economica invertisse in questo Paese? Iniziamo da chi dovrebbe davvero trasmetterla: dagli insegnanti ai giornalisti.

Qui di Gianfilippo Cuneo, di McKinsey e qui di Dario Di Vico, non precisamente un falco berlusconiano.

A chi giova continuare a "mescolare" la sacrosanta questione della tenaglia fiscale/contributiva che schiaccia milionate di onesti contribuenti italiani con la vergogna, indicibile, della sottrazione di una quantità immane di fatturato agli occhi del fisco..?

A chi giova difendere un sistema imprenditoriale "artigiano" e "commerciale" di più di 4 milioni di persone che, oltre a non avere paragoni in Paesi equivalenti, si regge solo sul fatto (indiscutibile) di evadere il fisco, di avere modalità d'organizzazione del lavoro "anni settanta", l'indice di infortuni e mortalità (per artigiani e edilizia) più alto d'Europa e capace di ingrassare una quantità di consulenti del lavoro e associazioni di rappresentanza che, con quei soldi, ci pagherebbero tre pensioni integrative ciascuno (invece di ottenerle dal sistema pubblico in modo vergognosamente legittimo).

Perchè?-(

Scusi sig. R.Calzolari ma lei si rende conto che l'Italia è il paese delle contorsioni mentali? Un tizio una volta, credo si trattasse di Franco Modigliani, disse una frase che suonava più o meno cosi. "Ho rinunciato alla speranza che il mio paese prenda decisioni razionali!"

 

Ora non è molto importante se la mia citazione a memoria sia esatta al 100% ne dal punto di vista del testo ne del autore, ciò che conta è che essa colga il succo della questione.

Sinceramente ormai io non i stupisco più delle cavolate che fanno qui in Italia politici, elettori, gruppi economici e altro ancora. Se so che sono Italiani do per scontato che spinti da qualche ragionamento contorto, commettano errori e assurdità autolesionistiche di ogni genere, mi stupisco invece di ancora si stupisce!

Faremo a meno del nostro criticabilissimo sistema imprenditoriale quando ne avremo uno migliore. Fino ad allora difenderlo giova a tutti, inclusi quelli che lo disprezzano: si tratta di una corda sempre più sfilacciata che ci trattiene sull'orlo dell'abisso. E quando l'ultimo imprenditore/artigiano/commerciante sarà fallito, suicidato o fuggito, a pagare le tasse non resterà nessuno.

A chi giova difendere un sistema imprenditoriale "artigiano" e "commerciale" di più di 4 milioni di persone che, oltre a non avere paragoni in Paesi equivalenti, si regge solo sul fatto (indiscutibile) di evadere il fisco, di avere modalità d'organizzazione del lavoro "anni settanta", l'indice di infortuni e mortalità (per artigiani e edilizia) più alto d'Europa e capace di ingrassare una quantità di consulenti del lavoro e associazioni di rappresentanza che, con quei soldi, ci pagherebbero tre pensioni integrative ciascuno (invece di ottenerle dal sistema pubblico in modo vergognosamente legittimo).

La domanda è malposta.  Tu dai per "indiscutibile" che quei settori si reggano grazie all'evasione fiscale. Facciamo finta che sia vero al 100%. Come spiegò in un memorabile post Sandro Brusco*** colpendo questa evasione, cioè facendo pagare a costoro le tasse, avremmo una traslazione delle stesse. Cioè: se l'idraulico mi farà la fattura (cosa che il mio idraulico ha sempre fatto) mi troverò a pagare il 22% in più. Quindi la pressione fiscale sulla popolazione aumenterà, non diminuirà.

Sicuramente in un futuro i nostri politici utilizzeranno questo maggiore gettito per ridurre la pressione fiscale. Perchè non dovrebbero farlo? :-)

Quando hai finito di ridere, considera anche questo aspetto: possiamo rinunciare a questi lavori che "convengono solo se si evade"? Siamo sicuri che esista lo spazio per imprenditori seri ed in regola?  Moralmente è auspicabile ma temo che alcuni lavori, soprattutto in alcune aree del paese, potrebbero diventare "per pochi", date le attuali condizioni. 

Qualcuno di questi che aumenta gabelle e controlli e considera l' imprenditoria italiana solo una massa di ladri ed evasori ci ha mai pensato? Oppure risponderebbero come un impiegato di un comune della cinta torinese ad una protesta di un falegname (per l'aumento dell'IMU sui capannoni):"Se non ha da pagare 7000 euro cambi mestiere?"

Quindi la domanda non è "a chi giova difendere" ma "qualcuno ha una politica industriale? Qualcuno ha uno  uno straccio di strategia, un'idea della direzione che dovrebbe prendere questo paese o si naviga a vista cercando di ramazzare i soldi dove sono rimasti per tappare i buchi?"

Purtroppo sembra una domanda retorica.

 

***Sandro Brusco era un economista che una volta scriveva post su questo blog, era con altri 5. Poi sono scomparsi e non scrivono quasi più. Credo siano distrutti dal dolore per l'infortunio di Capitan Zanetti. Pur da milanista posso capirli.

Sfogo!

Antony81 9/10/2013 - 16:58

Sig. Corrado Ruggeri

Mi pare che visto il livello della pressione fiscale, l'inefficienza del sistema pubblico, il livello dell'evasione fiscale e altre cose come la corruzione endemica, la politica economica sia chiaramente dettata dai dati di fatto delle realtà.

Bisogna:

1) deregolamentare molti settori economici;

2) ridurre la spesa pubblica, iniziando da costi della politica, per poi passare a sprechi vari, falsi invalidi, spesa locale fuori controllo, incentivi alle aziende e per finire con il ricalcolo delle pensioni;

3) ridurre la pressione fiscale utilizzando tutto il denaro risparmiato per ridurre le tasse, iniziando con l'I.R.A.P. e I.R.P.E.F. per poi passare all'I.V.A.;

4) ridurre l'evasione fiscale ed utilizzare tutto il denaro cosi ottenuto per ridurre ancora le tasse.

Mi sembra che da quello che dicono vari politici di varie parti politiche queste idee siano già più o meno diffuse a destra come a sinistra, anche se spesso non in modo coerente, con quanto ho scritto.

Ma ci sono vari gruppi di pressione che non accetterebbero mai di venir danneggiati da scelte di politica economica fatti da chi hanno eletto, ne mai accetterebbero di essere danneggiati neanche da chi non hanno eletto mentre altri gruppi vengono risparmiati.

Aggiungiamoci che c'è gente che crede, più o meno in buona fede, che lo stato onnipotente in economia sia una cosa buona e giusta, magari perché i loro ideologi e predicatori catto comunisti gli hanno detto cosi. E i nostri politici non sono certo fatti di ferro come la Thatcher! Appena si vedono perdere il consenso si ritirano a gambe levate! Se per caso dovessero riuscire a ridurre l'evasione fiscale userebbero il denaro cosi ottenuto per aumentare le spese!

Capisco lo sfogarsi ma io sto dicendo una cosa completamente diversa. Innanzitutto chiariamo le premesse: in tutto il mondo sempre e comunque la politica economica è dettata dai dati di fatto della realtà, che tu sia la Svizzera o il Montenegro non può essere altrimenti. Chiarito questo, con tutto quel che ne consegue (che non penso ci sia bisogna di elencare) arriviamo a quel che intendevo dire. Rispondevo a Calzolari che si domandava a chi giovasse proteggere una certa economia "semisommersa". Calzolari immagina che, se questa economia venisse costretta ad emergere, a pagare le tasse, verrebbe spazzata via per essere finalmente sostituita da un'economia "sana". Come principio ha ragione, è una cosa auspicabile e logica...in condizioni normali. Ci sono queste condizioni oggi in Italia? Non rischiamo, dopo aver spazzato via l'esistente, di scoprire che gli unici che vogliono fare impresa in Italia sono gli operatori nel settore Kebap (con tutto il rispetto)? Sto solo insinuando un dubbio. Non lo so nemmeno io. Quello che so per certo è che se una tassazione elevata può far chiudere le aziende, per farne aprire di nuove serve ben altro che una riduzioncina del cuneo fiscale. Serve un sistema giuridico che garantisca sentenze rapide, un sistema bancario che non ti costringa a fare da banca ai tuoi clienti, un sistema fiscale con regole certe e costanti nel tempo.

Non vivo su Marte, capisco che nessuno possa fare miracoli con il debito pubblico che ci ritroviamo ma si sente parlare solo di tasse (e, qualcuno, di fantomatici "tagli di spesa" che sono concepiti temo "alla Tremonti"). Così non si crea nulla. 

Mi scuso

Antony81 10/10/2013 - 01:22

Vorrei innanzitutto scusarmi per essermi lasciato andare troppo nei miei due precedenti commenti.

E' vero che oltre al taglio delle spese e delle tasse servono anche le cose da lei elencate.

La mia frase sui "dati di fatto della realtà" era dovuta al mio pensiero secondo cui siamo troppo poco onesti e rispettosi delle regole per poterci gestire come una socialdemocrazia scandinava, quindi dobbiamo per amore o per forza essere un paese liberista, la cosa per me sarebbe per amore visto che sono un liberista convinto.

Per l'economia semi sommersa poi non saprei se essa sarebbe realmente spazzata via in caso d'emersione, se i servizi pubblici fossero decenti e le tasse basse mi sa che una gran parte di quella economia potrebbe continuare a funzionare, visto che in molti casi si tratta di attività che evadono una parte delle loro entrate, quindi se si riuscisse, cosa improbabile, a fare uno scambio bassa evasione per basse tasse una parte di queste attività andrebbero avanti più o meno come adesso, poi previsioni precise non ne posso fare.

Superfisso?

NV 10/10/2013 - 18:32

cioè: se l'idraulico mi farà la fattura (cosa che il mio idraulico ha sempre fatto) mi troverò a pagare il 22% in più. Quindi la pressione fiscale sulla popolazione aumenterà, non diminuirà.

Se l'idraulico che prima non ti faceva la fattura e già faticava a stare sul mercato è obbligato a farti la fattura e quindi a farti pagare il 22% in più, semplicemente fallisce: cambia mestiere, cambia stato, si suicida (speriamo di no), ma comunque smette di fare l'idraulico nel tuo mercato.

Se falliscono N idraulici, che lavoravano in microimpese indivduali o a conduzione familiare (padre, figlio e nipote minorenne) cosa rimane al loro posto? Il nulla?
O magari qualche azienda specializzata di dimensioni significative che beneficia di economie di scala e di un'organizzazione razionale prenderà il loro posto, offrendo servizi ad un costo uguale o minore?

Oppure risponderebbero come un impiegato di un comune della cinta torinese ad una protesta di un falegname (per l'aumento dell'IMU sui capannoni):"Se non ha da pagare 7000 euro cambi mestiere?"

Quindi? Mica è un diritto inalienabile dell'uomo fare l'imprenditore!

Al momento in Italia non esistono barriere legali all'entrata sul mercato degli idraulici (a differenza di notai, farmacisti, tassisti...), nè mi risulta che ci siano barriere economiche, visto il limitato capitale necessario. Contestualmente possiamo osservare che mancano torme di giovani che sgomitano per intraprendere la professione di idraulico (o di carrozziere, o di parrucchiere...) mentre ci sono folle oceaniche che si accalcano nei concorsi per un posto da bidello, vigile urbano, postelegrafonico. Possiamo quindi immaginare che il mercato dei servizi di idraulica sia grosso modo in equilibrio nella sua situazione attuale, ovvero con alcuni idraulici che non fanno fattura. In queste circostanze se noi peggioriamo la situazione degli idraulici, per esempio obbligando quelli che non lo fanno a pagare tutte le tasse, è ragionevole aspettarsi che questi siano in grado di translare il maggior onere sul consumatore finale.  Può comunque valere la pena, per ragioni morali e di trasparenza, di perseguire l'evasione fiscale fra gli idraulici, ma non c'è da aspettarsi risultati straordinari: i consumatori che possono pagheranno di più, e quelli che non possono si terranno il rubinetto che gocciola (e l'auto ammaccata, e i capelli spettinati). Non vedo grandi  opportunità per economie di scala nel settore, ma potrei sbagliarmi: quanto costa farsi sturare uno scarico da International Unpluggers? [per me in questo contesto "superfisso" è il numero dei rubinetti che gocciolano e degli scarichi che si otturano, ignorando ostinatamente i segnali di mercato e le condizioni macroeconomiche]

Un'azienda di una certa dimensione ha più difficoltà ad evadere le tasse di un lavoratore autonomo, quindi in un mercato dove l'evasione è la regola ha difficoltà ad affermarsi.

Poi non so quanto il mestiere dell'idraulico sia scalabile, magari non è un buon esempio. Ma è innegabile che in Italia il tasso di lavoro autonomo sia anomalo rispetto ai paesi sviluppati.

E' abbastanza irritante sentirsi spiegare qualcosa che si è appena detto pari pari, da qualcuno che non ha ovviamente colto il punto. Io (e anche Calzolari a cui rispondo) non abbiamo detto nulla di diverso da quello che hai appena "ri-spiegato". L'unica differenza è la risposta alla domanda:

O magari qualche azienda specializzata di dimensioni significative che beneficia di economie di scala e di un'organizzazione razionale prenderà il loro posto, offrendo servizi ad un costo uguale o minore?

La risposta non è affatto scontata. Per due motivi: primo non sta scritto da nessuna parte che qualcuno sempre e comunque riempirà il vuoto. Non basta "il vuoto" ci vogliono anche le condizioni per "riempirlo" e bisogna vedere chi e come lo riempirà. Ad esempio: il piccolo manifatturiero verrà probabilmente sostituito dagli acquisti diretti dall'estero, come gia sta succedendo in settori come gli infissi, con ricadute occupazionali per l' Italia dirette e nell'indotto. E' auspicabile? Magari sì. Ma vorrei che a dirlo e farlo, fosse qualcuno che ha valutato bene pro e contro ed abbia in mente una strategia per la crescita del paese, invece che a dirlo sia uno che mi scrive "mica è un diritto inalienabile fare l'imprenditore" e a farlo gente che non ci ha minimamente pensato ma sta solo cercando di raccattare soldi per procrastinare riforme necessarie e impopolari.

Il secondo punto è che alcuni di questi servizi dovranno necessariamente costare di più (come spiegava appunto Brusco nel suo articolo, il superfisso non c'entra nulla) in alcuni casi molto di più. Alcuni italiani non potranno permetterseli. Adesso mi risponderai : non sta scritto da nessuna parte che tu te li possa permettere. Vero. Ma adesso possiamo, dopo non potremo (forse). In cambio di cosa? Del salvataggio di Alitalia? Anche qui vedi sopra.

Io sento solo fare ragionamenti ideologici, atti a fomentare l'invidia sociale, per far passare aumenti di tasse indirette. Questa "lotta all'evasione" è soltanto una scusa per un aumento di tasse (e sarà anche per chi già le paga, come al solito). Non porterà a nessun miglioramento del tessuto produttivo e occupazionale se non si interviene anche su altri fattori. E' necessaria? Facciamola, ma non illudiamoci che sostituisca una politica industriale e non fcciamola passare per quello che non è.

Ma vorrei che a dirlo e farlo, fosse qualcuno che ha valutato bene pro e contro ed abbia in mente una strategia per la crescita del paese, invece che a dirlo sia uno che mi scrive "mica è un diritto inalienabile fare l'imprenditore" e a farlo gente che non ci ha minimamente pensato ma sta solo cercando di raccattare soldi per procrastinare riforme necessarie e impopolari.

Io non avrò due lauree e un master a Chicago con Bob Arrow, ma se permetti lo capisco anche io che uno stato che impone un prelievo fiscale nominale insostenibile ma lo esegue in modo lasco e selettivo crea un sistema economico inefficiente:

Le aziende grandi e medio-grandi hanno più difficoltà ad evadere delle aziende piccole e piccolissime, quindi se l'evasione fiscale è la norma, non sono competitive. Questo porta ad un tessuto economico frammentato in una miriade di nane che non possono crescere (se crescessero non potrebbero più evadere), non hanno economie di scala e non investono (perché non hanno risorse e comunque non hanno incentivo a crescere per il punto di cui sopra) e dunque diventano sempre più tecnologicamente arretrate.

Che è appunto l'anomalia italiana, sotto gli occhi di tutti tranne di chi non vuole vedere.

Io sento solo fare ragionamenti ideologici, atti a fomentare l'invidia sociale, per far passare aumenti di tasse indirette. Questa "lotta all'evasione" è soltanto una scusa per un aumento di tasse (e sarà anche per chi già le paga, come al solito).

A me pare ideologico discutere di politiche economiche restando ancorati ad un'idea d'Italia del dopoguerra fatta di bottegai, artigiani e "cummenda". Il mondo non funziona più così da almeno trent'anni.

L'idea di un'Italia fatta di "bottegai, artigiani e cummenda" la hai tu in mente come "straw men"e vuoi distruggerla per avere un "mondo d'amore". Ti comunico che è gia distrutta. Ti comunico che in Italia soffrono e chiudono anche aziende di 30/40 dipendenti e che nessuno fa la fila per prendere il loro posto, casomai c'è la fila per aprire in Svizzera. Diverse persone sono disperate perchè non possono mollare e scappare, avendo investito tutto in capannoni e macchinari, gli tocca affondare (oppure chiudono e scappano di nascosto, come hanno fatto in diversi durante la pausa estiva, lasciandosi alle spalle disoccupati e IRAP).  Il "vuoto" spesso viene assorbito da aziende che producono all'estero, quindi in Italia pagheranno molte meno tasse e soprattutto non daranno la stessa occupazione. Ma noi dobbiamo combattere l'idraulico che non ci fa pagare l'IVA solo così salveremo l'Italia.

Quindi aumentiamo la pressione fiscale e magicamente le aziende diventeranno più grandi e professionali. Ma allora dovremmo gia essere il paese più avanzato del mondo dato che abbiamo la pressione fiscale sul reddito e sulla produzione tra le più alte d'Europa! Come che non siamo la Svezia o la Germania? Forse perchè ci sono altri fattori molto più importanti da sistemare? Ma no! Cosa dico mai, è che la pressione fiscale non è ancora abbastanza alta.

Cosa c'entri la lotta

NV 15/10/2013 - 16:36

Cosa c'entri la lotta all'evasione con l'aumento delle tasse lo sai solo tu. A me sembra palese che, a parità di gettito, la lotta dell'evasione comporterebbe una riduzione delle tasse.

 

Comunque tutta la discussione è paradossale. In qualunque paese sviluppato del mondo chi evade le tasse è un ladro ed i ladri si mettono in galera. Tollerare il furto distrugge il tessuto sociale ed economico.

Ma questo evidentemente non vale in Italia. Noi italiani, si sa, siamo furbi. E infatti i risultati si vedono...

Chi ha mai scritto di non perseguire gli evasori? Ho solo scritto che se è vero che una maggiore pressione/controllo porterà alla chiusura di molte attività non sta scritto da nessuna parte che queste verranno automaticamente sostituite da altre aziende italiane sane o da servizi equipollenti. Non ti garba? Mi spiace ma non posso farci niente. I paesi stranieri evoluti prima di distruggere quel che rimane del loro tessuto produttivo con tasse oltre ogni limite, a cui non corrispondono servizi adeguati, ci pensano migliaia di volte.

Cioè: se l'idraulico mi farà la fattura (cosa che il mio idraulico ha sempre fatto) mi troverò a pagare il 22% in più. Quindi la pressione fiscale sulla popolazione aumenterà, non diminuirà.

Vero, però da quel momento il figlio dell'idraulico non supererà più il mio nella graduatoria dell'asilo nido o delle borse di studio & alloggi universitari, quindi direi che alla  fine ci ho guadagnato.

Certo ci hai guadagnato tu e ci ho rimesso io che non ho figli e, se l'idraulico non ha figli, non ci hai guadagnato nemmeno tu.

Fuor di metafora e di battuta: ci si guadagna solo se l'aumento di pressione fiscale che si genera da questi maggiori controlli viene usata per diminuire la pressione fiscale (diretta e/o indiretta) su altre categorie. Una cosa che viene sempre promessa, anche recentemente dai Renziani, ma finora ho visto raramente effettuare. Più spesso il maggior gettito viene usato per pagare una maggior spesa, maggior spesa che non sempre è data da investimenti in istruzione/sanità/ricerca ma per cene per er batman e amici e per mantenere stipendi fuori mercato per portaborse e manager pubblici.

Comunque non sto facendo un discorso pro o contro l'evasione, sto solo invitando a non dare per scontate certe dinamiche. Ribadisco quello che ho scritto sopra :

se è vero che una maggiore pressione/controllo porterà alla chiusura di molte attività non sta scritto da nessuna parte che queste verranno automaticamente sostituite da altre aziende italiane sane o da servizi equipollenti

Con la politica attuale sono stati  recuperati parecchi soldi dall'evasione, ma ne abbiamo generati meno da IVA e irpef, chiudono 93 aziende al giorno e abbiamo perso 800mila posti di lavoro e 27000 imprese sono andate all'estero. Il gioco vale la candela?

Magari sì, magari serve a chiudere cose orribili come la ditta cinese di Prato (ma in realtà non lo ha fatto) magari no. Io dico che prima di "distruggere" bisognerebbe fare attenzione alle conseguenze e  a quel che succederà. Insomma chiedo che si facciano le cose con un progetto ed una politica industriale, non perchè bisogna ramazzare soldi (vedi acconti superiori del 100% o superiori su guadagni futuri)

PS

Sono conscio che la pressione fiscale è solo una delle tante variabili in gioco, nella perdità di competitività italiana, ho "semplificato" parecchio.

Grazie della risposta.

L'OCSE

marcodivice 9/10/2013 - 21:07

esplicita quale sia "l'anomalia che spiega le difficoltà dell'Italia". LaVoce e Thomas Manfredi via linkiesta lo riportano ottimamente, mentre il resto della stampa al solito si distrae dietro al dibattito politico.

 

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