Extracomunitari e crimine

Diamo il nostro contributo al dibattito di questi giorni su extracomunitari e crimine in Italia: qualche dato in più e un po' di domande per riflettere più seriamente sulla politica dell'immigrazione di cui il paese ha oggi bisogno.

Le parole di Silvio Berlusconi al termine del consiglio dei ministri che si è tenuto a Reggio Calabria il 28 gennaio,

una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali,

hanno ravvivato il fuoco della polemica su immigrazione e crimine in Italia. Non si sono fatte attendere le reazioni di esponenti dell'opposizione, che hanno addirittura parlato di "incitazione al razzismo" (ma esiste una razza extracomunitaria?) e di "dichiarazioni offensive" fino al punto di essere esse stesse un crimine, (ma dire stupidaggini è un reato?) né le reazioni dei vescovi italiani, le cui statistiche dimostrerebbero che i tassi di criminalità di italiani e stranieri sono identici.

Di polemica si tratta perché, come in questo caso, ogni volta che il tema torna alla ribalta fioccano massimalismi da tutte le parti (che di solito sono due parti: xenofobi e xenofili, con in mezzo quelli che dicono che no, il tema non si può affrontare così ma non ci dicono come va affrontato) e non si fa un solo passo avanti nella direzione di comprendere il fenomeno e, se necessario, proporre politiche per governarlo meglio. Un po' di furore verbale e poi il tema torna pian piano sotto la cenere finché qualcuno non ci risoffia sopra.

Vorremmo provare, senza alcuna velata pretesa di essere quelli che invece hanno capito tutto, a spostare la discussione su quello che di questo tema ci sembra importante. Per far questo è necessario prima sgombrare il campo da alcuni equivoci e mettere ordine nella discussione. Andiamo per punti, per poi porre in conclusione la questione che ci pare importante. I punti sono quattro.

Primo. La correlazione tra stranieri e crimine in Italia c'è, è positiva, ed è statisticamente significativa. La figura sotto mostra, sulla scala di sinistra, le serie dei permessi di soggiorno (cioè del numero di extracomunitari legalmente presenti) e dei crimini denunciati in Italia dal 1992 al 2008 sulla scala di destra. L'utilizzo di scale diverse serve a dare un'immedia impressione visiva del modo in cui le due variabili si muovono insieme. Sotto calcoleremo le correlazioni in maniera formale per confermare questa impressione visiva che vogliamo rendere. La fonte dei dati è l'ISTAT (permessi di soggiono; crimini denunciati all'autorità giudiziaria).

permessi di soggiorno e crimini 1992-2008

La correlazione è evidente, almeno dal 2001 in poi. Le polemiche su immigrazione e crimine sono state particolarmente intense negli ultimi tre-quattro anni e questa figura fa vedere perché. Qualche lettore potrebbe rimanere perplesso di fronte a questa nostra prima affermazione avendo forse notato che Tito Boeri, su LaVoce.info, è giunto alla conclusione opposta analizzando queste stesse variabili. La ragione è che Tito Boeri ha a disposizione una serie "corta" che arriva fino al 2005, mentre la nostra serie è più lunga e arriva fino al 2008. I dati per gli anni 2006 e 2007 sono stati recentemente pubblicati e sono disponibili sul sito dell'ISTAT. I dati del 2008 non sono ancora pubblici e provengono da una fonte che non possiamo rivelare ma della cui attendibilità siamo certi. Comunque, come mostriamo sotto, non è l'aggiunta del 2008 che guida la correlazione. Il punto è che negli ultimi tre anni sono aumentati di molto sia il numero di extracomunitari sia il numero di crimini e questo ha indotto molte persone a chiedersi se ci sia un legame tra i due fenomeni.

Iniziamo con le correlazioni semplici tra permessi di soggiorno e crimini denunciati. Riportiamo sotto i coefficienti di correlazione per tre diversi periodi (1992-2005, 1992-2007, e 1992-2008) per i motivi appena detti.

Periodo: 1992-2005 1992-2007 1992-2008
Correlazione: 0,40 0,68 0,71

Ricordiamo per il lettore non specializzato che il coefficiente di correlazione tra due variabili è un numero compreso tra -1 e 1 che indica il modo in cui le due variabili si muovono insieme rispetto al loro valore medio nel periodo. Se la correlazione è positiva, come in questo caso, un numero vicino a 1 indica che crescono (o calano) assieme. Non c'è una regola per definire quando due variabili siano poco o molto correlate, ma in pratica una correlazione tra 0 a 0,5 (o tra -0.5 e 0 se negativa) è considerata bassa. Quindi la correlazione era effettivamente bassa fino al 1995 (come afferma Boeri) ma è alta se aggiungiamo dati e allunghiamo la serie di due o tre anni. Questo significa che il fenomeno, qualunque sia la causa che lo generi, si è acuito dal 2005 in poi.

Se andiamo un poco oltre possiamo giudicare la significatività statistica di queste correlazioni (nota per gli statistici: sono pochissime osservazioni e quindi sottintendendo significatività in senso asintotico stiamo pronunciando una bestemmia alle vostre orecchie: non vogliatecene). Lo facciamo con una regressione lineare (utilizzando OLS, o metodo dei minimi quadrati ordinari) del numero assoluto di crimini sul numero assoluto di permessi per dare l'idea delle grandezze di cui stiamo parlando. Non riportiamo la costante perché è informazione che non serve.

Periodo 1992-2005 1992-2007 1992-2008
Crimini Crimini Crimini
Permessi di soggiorno 0.09 0.22** 0.23**
(0.05) (0.07) (0.06)
Osservazioni 14 16 17
R2 0.12 0.36 0.40
Standard error robusti in parentesi ** significativo all'1%

Questa stima su dati nazionali è pressoché identica a quella che si ottiene utilizzando un panel di dati regionali e includendo sia quelli che gli econometrici chiamano "effetti fissi" (regionali, in questo caso) sia la popolazione maschile tra 15 e 29 anni, cioé quella con più alta propensione al crimine (nel panel la correlazione tra la popolazione maschile in questa fascia di età e numero di crimini è 0,9). A livello regionale noi non abbiamo dati sui permessi di soggiorno ma solo numero di residenti stranieri (esistono residenti stranieri comunitari che non hanno bisogno di permesso di soggiorno), quindi l'interpretazione delle stime è leggermente diversa ma poiché nei dati nazionali la correlazione tra numero di permessi di soggiorno e residenti stranieri è 0,94 queste due variabili danno essenzialmente la stessa informazione e quindi non c'è motivo di preoccuparsi. Il risultato della stima su dati regionali con effetti fissi è riportato nella tabella qui sotto.

 

Periodo 1992-2008 1992-2008
Crimini Crimini
Stranieri residenti 0.18** 0.26**
(0.02) (0.03)
Maschi 15-29 anni 0.21**
(0.05)
Osservazioni 340 340
Regioni 20 20
R2 (overall) 0.59 0.95
Standard error robusti in parentesi ** significativo all'1%

Se consideriamo la prima tabella, la stima del coefficiente sui permessi di soggiorno nelle due ultime colonne significa che in media ogni 100 permessi di soggiorno in più sono associati a 22-23 crimini in più.

Secondo, e lo mettiamo in maiuscolo perché anche i più istruiti spesso ci cascano: CORRELAZIONE NON VUOL DIRE CAUSALITA'. Due fenomeni possono essere correlati perché vi sono altri fattori che li determinano simultaneamente. Una recente ricerca di Bianchi, Buonanno e Pinotti cerca di risolvere questo nesso di causalità e i risultati suggeriscono che, nel periodo preso in esame (1990-2003), l'immigrazione in Italia non ha avuto (sotto quelle che in gergo si chiamano "assunzioni di identificazione" e per le quali rimandiamo al testo della ricerca) un significativo effetto causale sul livello di criminalità, pur esistendo una correlazione positiva.

Terzo, gli stranieri hanno una più alta propensione al crimine degli italiani. Rimandiamo ai dati del Ministero dell'Interno discussi un paio di anni fa da uno di noi su nFA per i dettagli. In altre parole, i tassi di criminalità di italiani e stranieri NON sono identici ed è davvero un mistero della fede che esistano statistiche attendibili che mostrano il contrario.

Quarto, la ragione di questa maggiore propensione è, probabilmente, in buona parte meccanica, dovuta alle caratteristiche socioeconomiche degli immigrati e al loro status giuridico. Chi emigra verso l'Italia ha caratteristiche socioeconomiche che lo rendono statisticamente più propenso al crimine del cittadino italiano medio. È, tipicamente, meno istruito ed è un individuo a più basso reddito, maschio, e in età giovane. Se prendessimo a caso un gruppo di italiani con queste stesse caratteristiche troveremmo molto probabilmente una propensione al crimine del tutto simile--solo in questo senso è vero che extracomunitari e italiani delinquono allo stesso modo. Non sono la latitudine e la longitudine del posto in cui sei nato che ti rendono più o meno propenso al crimine, sono le tue caratteristiche individuali e, probabilmente, dopo aver considerato queste anche il contesto sociale nel quale interagisci. Inoltre, l'irregolarità in Italia è non solo essa stessa un crimine, ma proprio perché tale spinge ai margini della società e del mercato del lavoro, laddove il passo verso attività criminali diventa più facile e più attraente.

Riassumiamo: esiste una correlazione positiva tra extracomunitari e crimine ma è molto difficile dire quanta di questa correlazione sia causale. Tuttavia deve essere almeno in parte tale perché gli stranieri residenti in Italia hanno una più alta propensione al crimine. Tuttavia, questa maggiore propensione è dovuta alle particolari caratteristiche socioeconomiche (incluse le condizioni di lavoro e le condizioni residenziali) di chi ha scelto di emigrare in Italia nonché al trattamento giuridico degli immigrati.

Con questo quadro in mente vorremmo porre la questione che a noi sembra importante. Definiamo per un momento la qualità di un immigrato come l'inverso della sua propensione a delinquere. Perché in Italia ci sono immigrati mediamente di bassa qualità? Non è una regola dell'immigrazione questa: ad esempio il sociologo Robert Sampson ha trovato che gli immigrati negli Stati Uniti sono di alta qualità nel senso che hanno una minore propensione al crimine dei locali--negli Stati Uniti pare esserci in questi anni una correlazione negativa tra immigrazione e crimine.

Noi non sappiamo quale sia la risposta a questa domanda, né se la qualità degli immigrati in Italia sia già bassa al loro arrivo o peggiori una volta che sono qui, ma pensiamo sia importante porre la questione e iniziare a mettere in fila possibile risposte. Ecco alcune possibilità che ci vengono in mente.

  1. In Italia c'è un sistema di enforcement (cioé il far rispettare le leggi e le regole più in generale) e deterrenza, nonché una cultura dove l'omertà è tutto sommato una virtù, che favoriscono il crimine.
  2. Siamo un paese in declino, dove è difficile se non impossibile competere (un pakistano può diventare tassista a Roma così facilmente come può farlo a Madrid, Londra, o New York?) ed emergere.
  3. Siamo così "teneri" coi criminali (indulti, amnistie, immunità, prescrizioni ridotte, depenalizzazioni, forse tra un po' processi a tempo e chi più ne ha più ne metta) che delinquere è un'opzione più attraente che altrove.
  4. Molti stranieri che vengono a lavorare in Italia finiscono loro malgrado in condizioni di marginalità economica, sociale, e legale.

Se questo è quello che sta succedendo, come noi crediamo che sia, cosa si può fare? Di sicuro si può controllare appieno lo status giuridico degli immigrati: se il governo crede che ci sia un nesso causale tra extracomunitari e crimine, può iniziare a facilitare l'acquisizione della cittadinanza e a far si che sia molto difficile per uno straniero in buona fede essere un immigrato irregolare e finire ai margini o nel pieno dell'illegalità.

Ma si possono anche influenzare le caratteristiche socioeconomiche degli immigrati: queste sono infatti le caratteristiche di coloro che un paese riesce ad attrarre. Si possono, in primo luogo, disegnare politiche dell'immigrazione che favoriscano l'ingresso di stranieri con caratteristiche migliori. Ma si possono anche migliorare le caratteristiche degli stranieri che decidono di rimanere in Italia. Ad esempio facilitando i ricongiungimenti familiari. Ad esempio impedendo che chi viene qui per lavorare venga trattato come una bestia (non vorremmo che in tutto questo marasma qualcuno si dimenticasse che cosa ha provocato la rivolta dei braccianti in Calabria o le condizioni in cui vivevano). Si potrebbe anche rendere il sistema di polizia e giudiziario più efficiente per davvero. Se non mettiamo sul tavolo queste domande (invece degli inutili slogan xenofobi o xenofili che siano) difficilmente faremo passi avanti nella politica dell'immigrazione.

48 commenti (espandi tutti)

"È, tipicamente, meno istruito ed è un individuo a più basso reddito, maschio, e in età giovane. Se prendessimo a caso un gruppo di italiani con queste stesse caratteristiche troveremmo molto probabilmente una propensione al crimine del tutto simile"

 

francamente questa è l'unico tipo di confronto che ha senso. Che senso ha, infatti, confrontare il campione generico italiani, dove c'è di tutto, col campione immigrati, a maggior ragione clandestini,  fortemente sbilanciato verso il target giovane maschio con bassa disponibilità economica.

Un'ultima considerazione.

Tra i crimini denunciati sono compresi i reati connessi allo status di immigrato clandestino? se si andrebbero depurati perchè gli italiani non possono commetterli.

 

I dati arrivano fino al 2008. Se non ricordo male l'aggravante di immigrazione clandestina fu introdotta nel 2009.

non sono un giurista, ma se non erro non rispettare un decreto d'espulsione e credo anche l'essere senza documenti (si viene denunciati) sono reati penali. Questo sicuramente va ad aumentare il numero dei reati denunciati, ma un italiano non può commetterli.

reati penali.

I reati sono tutti penali (non esistono reati non penali).

 Dal 2003 non esibire i documenti e' reato, mentre esibire i documenti pur essendo clandestino no - almeno prima del 2009.

Un italiano non può violare un decreto d'espulsione. L'aumento dell'immigrazione clandestina comporta un aumento di decreti d'espulsione e un aumento di persone denunciate per questo.

Ancora, se un italiano viene fermato ad un controllo e non ha documenti, ben difficilmente viene denunciato.

Qual è il peso di questi reati nella statistica mostrata?

L'unico studio che avrebbe senso sarebbe confrontare il nemero di casi per singolo reato (p.e. lo scippo) tra gli immigriti clandestini, i regolari , e gli italiani aventi stesso sesso stessa fascia d'età stessa condizione economica.

Non ne ho ancora visto uno.

Non so quante violazioni della legge sull'immigrazione ci siano nel totale dei crimini che consideriamo. Pero' se stimiamo le correlazioni disaggregando per crimine si trova quanto riportato nelle tabelle sotto (le stime sono fatte sui dati regionali, come illustrato nel post).

Riporto sia le stime fatte utilizzando le variabili in valore assoluto sia quelle che si basano su valori per centomila abitanti, per fugare il dubbio sollevato da Boeri nella sua replica. Nella seconda tabella tutte le variabili coinvolte sono in relazione alla popolazione.

grazie per la tabella.

Immagino che per stranieri s'intenda regolari + clandestini. peccato non avere i due dati separati. C'è qualcosa d'analogo per i soli italiani? Curiosi quei segni meno per i reati di violenza per i giovani maschi.

Una osservazione sul terzo punto: l'articolo del 2007 distingueva tra italiani e stranieri, mentre qui il punto pare essere sugli extracomunitari. Mi pareva giusto precisarlo in quanto, secondo Wikipedia, il 53% degli stranieri presenti in Italia proviene dall'Europa (anche se non necessariamente da un paese dell'UE). L'esempio piu' visibile pare sia quello dei rumeni, che con 800.000 residenti rappresentano l'1.3% della popolazione totale e il cui numero e' aumentato molto negli ultimi dieci anni.

Ho un paio di domande sul numero di permessi di soggiorno come proxy per il numero di immigrati.

1) Non pare azzardato suggerire che parecchi tra gli stranieri che delinquono non sono residenti legalmente. Qual e' la correlazione tra permessi di soggiorno e stime di immigrati (legal and not)?

2) Dalla figura, pare che il numero di permessi sia di circa 2 milioni (nel caso la scala sia quella di sinistra) o 3 milioni (se la scala e' a destra). Mi pare un numero estremamente basso. Chi sarebbero costoro? L'articolo parla di extra-comunitari legalmente residenti. Se non mi sbaglio, i cittadini dell'unione Europea che intendono stabilirsi permanentemente devono ottenere anch'essi un permesso di soggiorno. 

3) I soli cittadini rumeni residenti, a sentire la vox populi, sarebbero piu' di due milioni...

Insomma, sono un po' confuso

Qual e' la correlazione tra permessi di soggiorno e stime di immigrati (legal and not)?

Esistono stime Eurostat attendibili del numero totale netto (immigrati meno emigrati, regolari e irregolari inclusi) per anno dal 1990, ogni 1000 residenti. Suggerisco agli autori di usare direttamente questi numeri:

1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999
migration rate per 1000 residents 0.392 0.317 0.426 0.381 0.404 0.501 0.992 0.886 0.980 0.613
  2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
migration rate per 1000 residents 0.870 0.875 6.032 10.624 9.567 5.532 6.404 8.372 7.179 6.367

I dati che abbiamo utilizzato provengo da fonti ufficiali: Ministero dell'Interno per i permessi del soggiorno e ISTAT per gli stranieri residenti. Ovviamente, questi numeri considerano solo ed esclusivamente gli stranieri presenti regolarmente sul territorio nazionale e non gli irregolari.

Come discusso ampiamente nell'articolo citato si può tuttavia mostrare che, sotto alcune ipotesi, la componente osservata dei due fenomeni fornisce una buona approssimazione di quella non osservabile. Per quanto riguarda l’immigrazione, Bianchi et al. hanno verificato che l'approssimazione è estremamente accurata utilizzando le domande di regolarizzazione, presentate durante le sanatorie del 1995, 1998 e 2002, per stimare il numero di immigrati irregolari e la loro distribuzione sul territorio.

Nello specifico questi sono i numeri in valore assoluto a livello nazionale per gli ultimi 6 anni:

  2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Pop. straniera residente in Italia (1 gennaio) 1.549.373 1.990.159 2.402.157 2.670.514 2.938.922 3.432.651 3.891.295
Permessi di soggiorno (1 gennaio, extracomunitari) 1.503.286 2.227.567 2.245.548 2.228.524 2.414.972 2.063.127  

Come e' possibile notare dai dati le due serie iniziano a divergere significativamente dal momento in cui vi e' stato l'allargamento dell'UE (1 gennaio 2007).

Gianluca, intanto grazie per averci fatto notare che ci siamo dimenticati di indicare su quale scala e' indicato cosa nella figura! Ho modificato il testo per renderlo chiaro.

Su (1) ha gia' detto Paolo.

Su (2) e (3) riporto qui sotto, anche in risposta ad altri lettori che hanno sollevato il punto, le serie ISTAT del numero di permessi di soggioni e numero di stranieri residenti. Questa figura fa innanzitutto vedere che ci sono errori nei dati (in due anni ci sono piu' permessi di soggiorno che stranieri residenti, il che e' impossibile). E fa anche vedere che le due serie divergono e di parecchio dopo l'inizio del processo di allargamento dell'Unione Europea, quando -- presumo -- gli stranieri comunitari non necessitano piu' di permesso di soggiorno.

Le tabelle riportate nel mio commento alla replica di Tito mostrano che la correlazione stimata non cambia di molto se si considerano gli stranieri anziche' i permessi di soggiorno.

Faccio parte di coloro che si sono incazzati per le sparate del PdC. Per quanto mi riguarda, avendo visto i dati ISTAT non mi meravigliano affatto i dati qui esposti. Le dichiarazioni del PdC mi indispongono per alcuni motivi. Il primo è che l'affermazione l'ha rilasciata a seguito di un CdM dove si è parlato di mafia. Gli immigrati non sono e non saranno mafiosi delle mafie nostrane, al massimo manovali di 3° o 4° livello. L'altra ragione è che è una dichiarazione fuorviante che in malafede bypassa tutto quando indicato nelle ultime righe dell'articolo che indicano l'approccio logico ad affrontare la questione. volendola affrontare.Osservazioni quindi politiche, almeno nelle mie intenzioni, che concludo sostenendone la malafede e motivandole come una marchetta elettorale tesa a mascherare l'incapacità di soluzione ed a non farsi sottrarre troppi voti dalla lega al nord.

Se questo è quello che sta succedendo, come noi crediamo che sia, cosa si può fare? Di sicuro si può controllare appieno lo status giuridico degli immigrati: se il governo crede che ci sia un nesso causale tra extracomunitari e crimine, può iniziare a facilitare l'acquisizione della cittadinanza e a far si che sia molto difficile per uno straniero in buona fede essere un immigrato irregolare e finire ai margini o nel pieno dell'illegalità.

Aggiungo che il governo puo' anche legittimamente limitare il numero massimo di immigrati per anno. La regolarizzazione non e' una bacchetta magica, e come ha mostrato M.Barbagli anche gli immigrati regolari delinquono piu' degli italiani. Non si vede poi perche' l'Italia debba per forza accogliere ~3-7 volte gli immigrati di Francia, Germania e Inghilterra, in rapporto alla popolazione, come ha fatto negli ultimi anni.

Ma si possono anche influenzare le caratteristiche socioeconomiche degli immigrati: queste sono infatti le caratteristiche di coloro che un paese riesce ad attrarre. Si possono, in primo luogo, disegnare politiche dell'immigrazione che favoriscano l'ingresso di stranieri con caratteristiche migliori.

Favorire l'ingresso di immigrati qualificati e alfabetizzati tuttavia non potra' mai ridurre l'ingresso di irregolari e immigrati non qualificati che l'Italia attira storicamente dall'inizio degli anni '90.

Ma si possono anche migliorare le caratteristiche degli stranieri che decidono di rimanere in Italia. Ad esempio facilitando i ricongiungimenti familiari. Ad esempio impedendo che chi viene qui per lavorare venga trattato come una bestia (non vorremmo che in tutto questo marasma qualcuno si dimenticasse che cosa ha provocato la rivolta dei braccianti in Calabria o le condizioni in cui vivevano). Si potrebbe anche rendere il sistema di polizia e giudiziario più efficiente per davvero.

Far funzionare polizia e giustizia migliorerebbe in maniera formidabile tutta l'Italia anche indipendentemente dagli immigrati, purtroppo l'evidenza storica mostra che non e' possibile nel breve-medio termine. Come si puo' pensare di cambiare il fatto che 2/3 circa dell'economia privata meridionale e' illegale o sommersa, quando questa situazione permane senza apprezzabili variazioni da decenni almeno? Si vuole lasciar sommersa l'economia meridionale per i 2/3 e allo stesso tempo garantire condizioni di vita decenti agli immigrati nel Sud? Questa sarebbe fantascienza.

Aggiungo che il governo puo' anche legittimamente limitare il numero massimo di immigrati per anno. La regolarizzazione non e' una bacchetta magica, e come ha mostrato M.Barbagli anche gli immigrati regolari delinquono piu' degli italiani. Non si vede poi perche' l'Italia debba per forza accogliere ~3-7 volte gli immigrati di Francia, Germania e Inghilterra, in rapporto alla popolazione, come ha fatto negli ultimi anni.

Certo, Alberto, se gli stranieri non li facciamo entrare saremo sicuri che nessuno di loro verra' da noi a delinquere. Tranne i clandestini, naturalmente, che arriverebbero comunque. Cioe', da un lato la soluzione e' certamente efficace ma di dubbia desiderabilita' (e' come vietare la circolazione delle auto per limitare il numero di incidenti); dall'altro a me pare che limitare l'immigrazione legale senza altro fare voglia dire incoraggiare quella illegale.

Su Germania, Francia e Inghilterra credo tu abbia in mente solo i flussi degli ultimi dieci-quindici anni, perche' in termini di consistenze la popolazione straniera in questi paesi (in % del totale) e' storicamente superiore a quella dell'Italia. Vedi qui per la Germaniaqui per la Francia, e qui per UK.

Favorire l'ingresso di immigrati qualificati e alfabetizzati tuttavia non potra' mai ridurre l'ingresso di irregolari e immigrati non qualificati che l'Italia attira storicamente dall'inizio degli anni '90.

La domanda che abbiamo posto e' proprio questa: perche' attraiamo storicamente irregolari e non qualificati? Secondo noi qui sta il problema.

Certo, Alberto, se gli stranieri non li facciamo entrare saremo sicuri che nessuno di loro verra' da noi a delinquere. Tranne i clandestini, naturalmente, che arriverebbero comunque. Cioe', da un lato la soluzione e' certamente efficace ma di dubbia desiderabilita' (e' come vietare la circolazione delle auto per limitare il numero di incidenti); dall'altro a me pare che limitare l'immigrazione legale senza altro fare voglia dire incoraggiare quella illegale.

Non e' vietando la circolazione delle auto che si possono realisticamente eliminare gli incidenti, piuttosto i Paesi civili hanno un codice stradale e adeguata polizia stradale per farlo rispettare.  Questo e' il paragone corretto con l'immigrazione: regole e risorse per farle rispettare: ci riescono tutti, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Non conosco nessun Paese al mondo dove ci siano pochi crimini e un qualche benessere civile senza restrizioni all'immigrazione. L'Italia e' un buon esempio invece di Paese poco civile e con bassa crescita economica, in cui la disfunzionalita' dello Stato e la scarsa qualita' delle classi dirigenti non consentono di fissare regole sull'immigrazione e di farle rispettare in maniera efficiente.

Su Germania, Francia e Inghilterra credo tu abbia in mente solo i flussi degli ultimi dieci-quindici anni, perche' in termini di consistenze la popolazione straniera in questi paesi (in % del totale) e' storicamente superiore a quella dell'Italia. Vedi qui per la Germaniaqui per la Francia, e qui per UK.

Nessuno ha prescritto all'Italia di recuperare in pochi anni l'immigrazione che Paesi piu' civili e avanzati hanno accumulato in vari decenni. Peraltro, il numero totale di stranieri residenti nel Nord italia mi sembra del tutto paragonabile a quello dei Paesi elencati. Ne' questo sembra aver portato a nessun progresso economico, relativamente ai Paesi capaci di limitare i flussi in entrata. In ogni caso e' evidente che ammettere ogni anno 3-7 volte gli immigrati di Paesi comparabili all'Italia, e' singolare e probabilmente stupido e foriero di guai, specie in uno Stato dove tradizionalmente vige illegalita' diffusa.

Questo e' il paragone corretto con l'immigrazione: regole e risorse per farle rispettare

D'accordo in pieno, Alberto. Questa e' gia' una politica diversa e secondo me piu' saggia. Devono esserci regole che vengono percepite da chi arriva in Italia come rispettate (dagli italiani innanzitutto perche' loro c'erano da prima) e deve essere molto costoso violarle rispetto al beneficio che l'immigrato trae dal vivere in Italia.

 

Su Germania, Francia e Inghilterra credo tu abbia in mente solo i flussi degli ultimi dieci-quindici anni, perche' in termini di consistenze la popolazione straniera in questi paesi (in % del totale) e' storicamente superiore a quella dell'Italia. Vedi qui per la Germaniaqui per la Francia, e qui per UK.

In quei paesi il grosso dell'immigrazione è avvenuto a cavallo degli anni '60, in presenza di una tumultuosa espansione dell'industra manifatturiera. In quelle circostanze gli immigrati venivano inquadrati dall'organizzazione della garnde industria ed entro certi limiti da questa integrati anche socialmente.

Da notare che quel fenomeno fu caratterizzato da un macroscopico equivoco: i paesi di immigrazione, Germania in testa credevano che gli immigrati fossero "Gastarbeiter", cioè che sarebbero rientrati nel paese di origine dopo qualche anno. Invece non è stato cosí ed anche a distanza di decenni l'integrazione è tutt'altro che completata.

A parte questa considerazione, programmare una qualsiasi immigrazione di misura significativa in Italia, dove l'industrai manifatturiera espelle monodopera ed in presenza di disoccupazione alta e crescente non mi sembra vantaggioso.

"Siamo un paese in declino, dove è difficile se non impossibile competere (un pakistano può diventare tassista a Roma così facilmente come può farlo a Madrid, Londra, o New York?) ed emergere."

Aggiungerei che siamo un paese con salari mediamente più bassi degli altri paesi europei, per cui attiriamo un'immigrazione meno competitiva (operai specializzati e altri professionisti, se possono, vanno in Germania o in Francia, non da noi). Inoltre, la burocrazia e le leggi che vengono riscritte ogni mezza legislatura scoraggiano più un buon idraulico che un delinquente abituale.

Faccio un esempio lontano dagli aspetti dell'immigrazione che in genere finiscono sui TG: per gli effetti combinati dell'introduzione del numero chiuso nelle facoltà di medicina e del pensionamento della boom generation tra un 5-10 anni avremo una carenza di medici specialisti. Uno potrebbe credere che l'ammanco sarà rapidamente colmato grazie a competenti laureati dei paesi dell'est Europa comunitari (Romania, Ungheria, Bulgaria) o extracomunitari (Serbia, Croazia, Moldavia...) che siano, com'è successo in UK grazie al bacino dell'ex-commonwealth, ma la mia esperienza personale mi dice che non ci saranno frotte di medici pronti a lasciare il loro paese per rifarsi l'ultimo anno di corso + la tesi (come assurdamente impone la legge; ammetto di non sapere però come funziona altrove) per ricevere stipendi nettamente inferiori a quelli che percepirebbero in Austria (senza andare troppo lontano). Io sono di Trieste, alcuni miei colleghi della minoranza slovena prendono in considerazione l'idea di specializzarsi a Lubiana per dire...

Comunque sinceramente credo che chi dice che gli stranieri non hanno un tasso di criminalità più alto degli italiani dia per scontato che bisogna correggere il dato per le caratteristiche socioeconomiche e demografiche... sarebbe ben strano che una popolazione costituita per il 60% da maschi e per l'80% di persone tra i 18 e i 40 (dico numeri a caso) delinquesse come quella italiana, anche tralasciando il reddito pro-capite! Rimane il punto della clandestinità, sarebbe interessante studiarne la correlazione con il crimine.

Le lauree in medicina conseguite in un paese dell'Unione Europea sono automaticamente riconosciute in Italia, sulla base di una direttiva europea. Il riconoscimento delle altre lauree (non coperte da una specifica direttiva europea) o di quelle in medicina conseguite in un paese extracomunitario, è affidato alle singole facoltà, le quali spesso (ma non sempre) preferiscono costringere il laureato ad iscriversi all'ultimo anno e presentare una tesi. Non sono molto aggiornato sul riconoscimento delle specializzazioni conseguite all'interno della UE. Esiste il mutuo riconoscimento ma non esiste uniformità di titoli (ad esempio mi sembra che in GB non esista la specializzazione in "fisiatria"). E' vero però che la burocrazia italiana pone ostacoli pressocché insormontabili all'immigazione in Italia di professionisti e scienziati. Si sentono in dovere di difendere gli italiani dalla concorrenza. Il caso più eclatante e vergognoso è stato lo sbarramento posto al reclutamento nelle università italiane degli scienziati provenienti dai paesi dell'europa dell'est quando è crollato l'impero sovietico. Diversi ministri hanno firmato decreti di esclusione di vincitori di concorsi universitari, per "mancanza di reciprocità".

Il caso più eclatante e vergognoso è stato lo sbarramento posto al reclutamento nelle università italiane degli scienziati provenienti dai paesi dell'europa dell'est quando è crollato l'impero sovietico. Diversi ministri hanno firmato decreti di esclusione di vincitori di concorsi universitari, per "mancanza di reciprocità".

Geniale! E chi sono le menti così raffinate e lungimiranti?

Figurarsi! Dicono che gli scienziati dell'est, specie nelle scienze dure, fossero gente preparata...e compresibilmente desiosa di trovare incentivi che non fossero le solite patacche all'ordine di Lenin con le quali venivano remunerati in tutto lo spazio sovietico.

Ma noi si sa siamo troppo svegli...e quindi abbiamo fatto quella cosa lì.

Per chi volesse documentarsi, lascio qui i riferimenti essenziali:

- Enti di riferimento: CIMEA (Centro Informazioni Mobilità Equivalenze Accademiche), designato dal MIUR come membro italiano della Rete Europea ENIC-NARIC

- Principale normativa di riferimento: Convention on the Recognition of Qualifications concerning Higher Education in the European Region, fatta a Lisbona l'11 Aprile 1997, e trasposta nella legislazione italiana con legge 11 luglio 2002, n. 148 [si noti che questa è l'Europa del Consiglio d'Europa, non della UE]. Peraltro l'Italia deve ancora depositare gli Strumenti di Ratifica, giusta la Puzza Al Naso che circonda la questione (pare che l'Italia lo farà solo quando tutti gli altri lo avranno fatto) - comunque le procedure dettate dalla norma sono operative a livello nazionale, come sanno tutti i Rettori che sovente firmano equipollenze per la partecipazione a corsi di studio o concorsi. Vedremo la faccia di Pizza il mese prossimo, quest'anno lo voglio proprio salutare di persona. Per una lista storica degli accordi bilaterali e multilaterali, si veda la relativa pagina del MAE.

- Gateway alle qualifiche professionali, e alla relativa direttiva sul riconoscimento, nella UE.

RR

 

Aggiungerei il decreto legislativo 27 gennaio 1992 n. 115 che recepisce una direttiva europea (mi sembra numerata 48/89). Naturalmente in Italia i rappresentanti degli ordini professionali ed i burocrati ministeriali hanno tentato con relativo successo di sabotare l'applicazione di questa norma.

Salve Giulio, Paolo ,

partiamo dalle cose inutili e cioè una piccola presentazione: sono un ragazzino ( quasi adulto ) di 35 anni torinese che lavora nel settore delle telecomunicazioni , esperto (?) di informatica , iscritto al PD ( eh lo so ... lo so ... c'è di peggio, ad esempio ho letto che qui ci sono molti interisti ).

Devo dire che il primo grafico mi ha un po' rattristato per uno come me che guarda all'immigrazione senza paura.

Sono andato sul sito istat , seguendo il link che avete fornito , e ho trovato sia il rapporto annuale che le tabelle splittate per anni. In effetti l'aumento c'è ed è innegabile , però , sia nelle tabelle in excel , che nel rapporto in pdf c'è una nota in cui si dice che dal 2004 in poi la metodologia di raccolta dati è cambiata. Nei file xls si dice che "I dati relativi ai delitti denunciati nell'anno 2004 ..." mentre nel pdf si dice "A partire dal 2004 ... ". Insomma l'aumento/discrepanza dei dati potrebbe essere dovuto ad una differente raccolta? Al momento non riesco a trovare nel sito un documento di specifica di raccolta informazioni , una nota metodologica che spieghi organicamente come raffrontare diversi anni.

Magari non è importante, magari non c'entra nulla , ma potreste aiutarmi a fare un po' di chiarezza visto che questo per me è un argomento sensibile.

Di seguito allego la nota

"I dati relativi ai delitti denunciati nell'anno 2004 non sono omogenei rispetto a quelli degli anni precedenti, per notevoli modifiche nel sistema di rilevazione e nell'universo di rilevazione: dal 2004 vengono infatti considerati, oltre ai delitti denunciati all'Autorità giudiziaria da Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza (che alimentavano il modello cartaceo 165 in uso fino all'anno 2003), anche quelli denunciati dal Corpo forestale dello Stato, dalla Polizia penitenziaria, dalla Direzione investigativa antimafia e da altri uffici (Servizio interpol, Guardia costiera, Polizia venatoria ed altre Polizie locali). Ulteriori differenze derivano da una diversa definizione di alcune tipologie di delitto e da una più esatta determinazione del periodo e del luogo del commesso delitto. Per tali ragioni i confronti devono essere fatti con estrema prudenza."

Grazie , buon lavoro.

 

Grazie anche a te, Fausto, per la nota sul cambiamento del modo di raccolta dati. Vedi la mia risposta alla replica di Boeri.

Come Gianluca, sono confuso e magari ho letto male. Non vi pare che i punti terzo e quarto siano in contraddizione tra loro? O e' vero che essere immigrati extracominutari aumenta la propensione a commettere crimini, ceteris paribus, o no? A leggervi, mi pare di capire che pensiate che ci sia una correlazione, ma spuria (dovuta ad altri fattori che nulla hanno a che fare con il luogo di nascita). Sbaglio?

Due commenti minori. Primo, il coefficiente di correlazione misura solo l'intensita' di una ipotetica relazione lineare; quindi assenza di correlazione non implica assenza di una relazione causale. Secondo, qui un articolo su immigrazione e crimine in Amerika.

Gianluca:

I punti 3 e 4 non sono in contraddizione. I dati dicono che la propensione al crimine degli stranieri e' maggiore. In questo senso, come scriviamo, parte della correlazione e' probabilmente causale. D'altra parte questa parte causale riflette caratteristiche socioeconomiche diverse, non il colore della pelle o l'etnia, per dire.

Direi che, a parte il fatto di approfondire se l'immigrazione clandestina rientri nelle statistiche considerate (cosa che, se confermata, modificherebbe solo in parte le considerazioni "statistiche" di Giulio Zanella e Paolo Buonanno), quello che mi sembra centrale - e un po' trascurato - è quanto espresso e condivisibile nella conclusione dell'articolo

SE davvero pensiamo che la clandestinità stimoli il crimine (è plausibile) allora dobbiamo facilitare la cittadinanza.

Se davvero pensiamo che arrivino immigrati "non adatti all'Italia" (mi scuso per l'espresione, non me ne viene una migliore) disegnamo politche per l'immigrazione che facilitino una "selezione all'ingresso" migliore.

Se davvero tenimao alla sicurezza dei cittadini (italiani di nascita e non) diamo più forza a forze dell'ordine e magistratura invece di inventarci processi brevi, amnistie di fatto e talvolta di diritto.

SE l'illegalità non ci piace, combattiamola con il governo, e non con le chiacchiere.

A proposito: Complimenti per l'analisi.

C.

mi parrebbe interessante capire perchè il rapporto tra permessi di soggiorno e crimini denunciati tra il 1998 e il 2002 (a giudicare dal grafico) sia stato negativo e ridiventi invece positivo in seguito. Un andamento così ballerino mi rende curioso.

 

Suggerisco di consultare le statistiche del Ministero della Giustizia http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14.wp?previsiousPage=mg_14_7.

A proposito...ne approfitto per fare i miei complimenti al Ministero; è riuscito nell'impresa, quasi impossibile, di peggiorare i servizi web: fino a qualche tempo fa esisteva una pagina delle statistiche degli istituti penitenziari, con serie storiche abbastanza complete (che tra le altre cose analizzava i detenuti stranieri per reati commessi).
Oggi questa pagina sembra sparita o introvabile. Al suo posto queste statistiche, a mio parere, molto meno user-friendly.

Cito in toto l'articolo di Tito Boeri apparso su LaVoce del 5 febbraio 2010:

"Le statistiche sulla composizione per nazionalità della popolazione carceraria documentano in effetti come dalla fine degli anni Novanta a oggi la quota degli stranieri sul totale dei detenuti sia stata sempre superiore alla loro quota sulla popolazione italiana. In particolare, più di un carcerato su tre è straniero, quando il rapporto fra immigrati e popolazione autoctona è inferiore al 10 per cento.
Questi dati tuttavia risentono del fatto che una larga parte degli stranieri, soprattutto irregolari, non può accedere alle misure alternative al carcere, tra cui gli arresti domiciliari, in quanto sprovvista di un valido certificato di residenza. La maggiore incidenza negli istituti di pena potrebbe quindi essere dovuta, almeno in parte, a una maggiore probabilità di finire in carcere dopo aver commesso un reato, piuttosto che a effettive differenze nella propensione a delinquere. Data l’insostenibile lunghezza dei processi in Italia, questo fatto potrebbe avere un peso non da poco nel gonfiare il peso relativo della popolazione carceraria straniera. I dati messi a disposizione dal ministero di Giustizia confermano che più della metà dei detenuti stranieri (il 57 per cento per la precisione) è in attesa di giudizio, mentre la percentuale è significativamente più bassa tra gli italiani (42 per cento). (http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.wp?previsiousPage=mg_1_14&contentId=SST74639)"

Quarto, la ragione di questa maggiore propensione è, probabilmente, in buona parte meccanica, dovuta alle caratteristiche socioeconomiche degli immigrati e al loro status giuridico.

 

ok quindi controllando per un numero sufficiente di variabili che definiscono la composizione socio-economica della popolazione della regione (istruzione, età, sesso, etc.), il coefficiente della variabile permessi di soggiorno dovrebbe diminuire ed eventualmente diventare non significativo. Nella vostra analisi pero' aumenta quando aggiungete maschi 15-29.

 

I punti 1 e 3 (che sono praticamente la stessa cosa) dovrebbero valere per italiani e immigrati, anzi probabilmente l'enforcement e' piu' severo per gli immigrati che per gli italiani. I punti 2 e 4 (che poi sono complementari) secondo me sono la chiave x spiegare la maggiore propensione a delinquere degli immigrati, visto che l'accesso al mercato del lavoro formale e' + difficile per un immigrato. Test empirici al riguardo?

 

Ma si possono anche influenzare le caratteristiche socioeconomiche degli immigrati: queste sono infatti le caratteristiche di coloro che un paese riesce ad attrarre. Si possono, in primo luogo, disegnare politiche dell'immigrazione che favoriscano l'ingresso di stranieri con caratteristiche migliori.


Questo funziona in Australia o negli USA dove, messicani a parte (se verificaste scoprireste che la "qualità" - come la chiamate voi - dei messicani è incredibilmente inferiore a quella degli altri migranti negli States) si è costretti ad arrivare con l'aereo e questo in automatico scarta i poveri, i non istruiti (che si presume non abbiano i soldi per il biglietto) ecc ecc In Italia non scegli niente - o non hai la stessa libertà di manovra, ti arrivano con i barconi o dalla Yugoslavia nel doppio fondo dei camion. E oltre tutto ti servono visto che una fetta della nostra economia sta sul mercato grazie ai bassi costi, anche della manodopera. Cosa c'è di meglio di un migrante allora?

Sono un po' confuso dalla questione della correlazione vs. causalità e le implicazioni
di policy di questi studi su immigrazione e crimine. In particolare,
l'esercizio statistico è volto a testare se ceteris paribus (ovvero a parità di
genere, livello di istruzione, reddito, ecc.) italiani
e "stranieri" hanno diverse probabilità di commettere reati. In pratica è volto
a testare se prendendo due individui uno clone dell'altro (ovvero perfettamente uguali),
facendoli vivere uno
in Italia e l'altro a Fantasilandia, e facendo entrare in Italia quello vissuto
a Fantasilandia, quest'ultimo è più probabile che commetta crimini in Italia PERCHE' HA VISSUTO
A FANTASILANDIA. Da questo punto
di vista l'assenza di un effetto causale è tutt'altro che sorprendente. Tuttavia, la questione
di policy - se rendere più difficile l'immigrazione o consentire un'immigrazione selettiva -
rimane irrisolta. Ad esempio (solo ad esempio!) se gli individui più poveri
e meno istruiti hanno maggiore probabilità di delinquere e l'incidenza di queste
caratteristiche è relativamente maggiore nella popolazione immigrata, non c'e' dubbio
che un aumento dell'immigrazione determinerà un aumento della criminalità anche se
il fatto di essere immigrati non ha di per sé alcun effetto causale sulla criminalità.

A me sembra che l'indicazione chiara di policy - non particolarmente sorprendente - sia di favorire immigrazione selettiva (diciamo "qualificata") e, soprattutto, regolarizzata. 

Esattamente, Massimiliano, hai riassunto benissimo il nostro punto.

La questione di policy irrisolta (e secondo noi sostanzialmente ignorata) e': a meno che non vogliamo metterci ai cancelli a controllare il curriculum e la documentazione finanziaria  di chi vuole entrare respingendo quelli che sono sotto la media degli italiani (nel qual caso ne entrerebbero ben pochi) come fare a far si che:

(1) gli stranieri che si autoselezionano come immigrati in Italia siano quelli con piu' bassa propensione al crimine;

(2) una volta che questi si siano cosi' autoselezionati e arrivano in italia non trovino conveniente commettere crimini.

salari bassi, ostilita' verso gli stranieri, cultura dell'illegalita', sistema penale e giudiziario morbido sono solo alcuni dei fattori (endogeni, naturalmente) su cui iniziare a riflettere.

salari bassi, ostilita' verso gli stranieri, cultura dell'illegalita', sistema penale e giudiziario morbido sono solo alcuni dei fattori (endogeni, naturalmente) su cui iniziare a riflettere.

A me non sembra che l'ostilita' verso gli stranieri sia un fattore causale dell'illegalita' di questi ultimi in Italia.  Io ricordo che l'atteggiamento verso i primi pochi senegalesi ambulanti nei primi anni '90 era del tutto amichevole.  I problemi di ostilita' sono venuti dopo e sono dovuti esclusivamente al fallimento e alla disfunzionalita' dello Stato italiano nel gestire l'immigrazione facendo rispettare le regole (che non riesce a far rispettare anche agli autoctoni). Lo Stato italiano e' piu' o meno l'antitesi della Open Society propizia all'immigrazione perche' le regole di convivenza, invece di essere condivise e fatte rispettare dallo Stato, sono prevalentemente private, informali e legate a logiche familiari, amicali, tribali, al massimo di fazione.

"salari bassi, ostilita' verso gli stranieri, cultura dell'illegalita', sistema penale e giudiziario morbido sono solo alcuni dei fattori (endogeni, naturalmente) su cui iniziare a riflettere."

Se ne puó evincere che nel corso della riflessione, e fino a quando non verrà posto rimedio a questi fattori endogeni, potrebbe essere opportuna una moratoria per l'entrata di nuovi immigrati, a prescindere della lora maggiore o minore tendenza a delinquere?

Vi segnalo questo:

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td08/TD698_08/TD_698_08/en_698.pdf

(banca d'italia, temi di discussione, WP 698 dic2008)

p.s.

avanzerei la richiesta di evitare, se possibile, considerazioni a partire da plottini bivariati.

Thanks!

 

 

 

 

grazie pb, questo lavoro che hai segnalato l'abbiamo citato e brevemente discusso nel post e infatti uno degli autori del post e' anche uno degli autori di questo stesso working paper.

sui plottini bivariati, il punto del nostro post e' che infatti non possono dire nulla di piu' di quello che si puo' dire sulla base di correlazioni semplici. questa mi pare una considerazione legittima.

OPS! chiedo scusa, non so come mai ma non ero riuscito ad aprire il Vs link e non mi sono accorto che un autore era lo stesso. Si legge sempre troppo in fretta, mea culpa.

Mi sembra di buon senso supporre che i recenti immigrati e specialmente gli irregolari siano meno legati da  vincoli sociali e si sentano quindi più liberi di delinquere. Questo non succederebbe se tra le variabili soggette alla condizione di "coeteris paribus" ci fosse anche l'appartenenza  dell'immigrato alla comunità in cui vive ed in cui potrebbe delinquere. Succede in molti paesi (e certamente anche in Italia) che la proprietà (ad esempio la casa di vacanze) di un individuo assente e lontano non legato da vincoli di amicizia o parentela con i locali, sia saccheggiata, sotto gli occhi di tutti, anche da persone abituate a rispettare la proprietà di vicini a lui noti, temporaneamente assenti. Tutto cambia se il proprietario assente si affida ad un "custode" locale, in modo che l'offesa all'assente equivalga ad una offesa al custode. Per l'immigrato siamo tutti "forestieri" depredabili senza scrupolo alcuno, dal punto di vista morale. Naturalmente, in teoria, la risposta a questo fenomeno è l' "integrazione". Nessuno sa però  quali politiche portino all'integrazione. Probabilmente perché si tratta di un fenomeno spontaneo (quando avviene) che si presenta con modalità diverse in diversi contesti.

Per l'immigrato siamo tutti "forestieri" depredabili senza scrupolo alcuno, dal punto di vista morale.

Non sono sicuro che le vittime dei reati commessi dagli stranieri siano in maggioranza italiane (ovviamente non in senso assoluto) come sembra essere sottinteso un po' in tutte le discussioni. Qualcuno ha dei dati in merito? Magari si scopre che uno straniero in Italia ha piu' probabilita' di un italiano di subire un reato.

Alessandro

Ne ha parlato un paio di anni fa Giulio Zanella nel suo primo primissimo intervento su nFA.

Grazie per la segnalazione del post che e' molto interessante.

In effetti cercavo di calarmi nei panni di un giovane straniero onesto lavoratore che quando sale su un autobus viene guardato in cagnesco dagli italiani che lo considerano un criminale e poi quando scende si accorge che gli hanno fregato il portafogli (probabilmente e' stato un suo connazionale!!!).

Isn't it ironic? 

Ma si possono anche influenzare le caratteristiche socioeconomiche degli immigrati: queste sono infatti le caratteristiche di coloro che un paese riesce ad attrarre. Si possono, in primo luogo, disegnare politiche dell'immigrazione che favoriscano l'ingresso di stranieri con caratteristiche migliori.

A me questa parte del post lascia perplesso. 

L'articolo verifica la correlazione tra immigrati con permesso di soggiorno e criminalità. Gli immigrati considerati sono quelli che vivono in Italia con un lavoro regolare, quindi i clandestini non c'entrano nulla.

Anche molti dei clandestini poi, hanno a loro volta un lavoro, che sebbene irregolare, non è non necessariamente border line con la delinquenza o lo sfruttamento brutale (pensiamo a tutte le colf, le badanti, gli operai nell'edilizia ecc. che magari sono solo in attesa di partecipare al prossimo decreto flussi o alla prossima sanatoria).

Insomma, il mercato del lavoro italiano si è dimostrato capace di richiedere ed assorbire in breve tempo un notevole numero di nuovi lavoratori, che non sono venuti qui perchè spinti da qualche misteriosa organizzazione desiderosa di contaminare l'italico suolo, ma, molto più banalmente, perchè mossi dalla mano invisibile del mercato, che qualche decennio fa spingeva i meridionali ed i veneti in Germania, Svizzera, Canada ed USA e da qualche anno ha cominciato a far venire qui da noi senegalesi, rumeni, marocchini e così via.

L'Italia aveva strutture burocratiche e di polizia inefficienti anche negli anni '50 e '60 e i marocchini o i turchi emigravano già allora, se non venivano in Italia, ma preferivano la Francia o la Germania è perchè qui non c'era mercato per loro, non perchè la polizia era capace di fermarli alla frontiera.

L'idea che si possano selezionare gli immigrati cozza contro il mercato del lavoro italiano.

Gli eventuali tecnici qualificati, chimici, matematici, ingegneri o medici indiani, russi, egiziani o argentini non sarebbero immigrati "sostitutivi" di quelli che oggi sono qui da noi, ma sarebbero immigrati "aggiuntivi" a tutti quelli che già oggi il mercato italiano assorbe.

La domanda da porsi, dunque, è se e quanti immigrati qualificati il mercato del lavoro italiano richiede effettivamente, un mercato, non dimentichiamolo, che ogni anni spinge alla emigrazione fisici, medici, ricercatori o economisti.

Insomma, cambiamo il mercato italiano e cambieranno anche gli immigrati.

Già oggi, nei settori dove c'è più carenza di personale qualificato italiano si assiste all'arrivo di immigrati di qualità, come per esempio i 30000 infermieri stranieri e molti altri ce ne vorrebbero in altri settori, come segnalato dal rapporto european migration network di recente pubblicazione, ma non si pensi che un ingegnere elettronico assunto  possa sostituire un raccoglitore di pomodori, i due si sommeranno, non si elideranno a vicenda.

Non è possibile che la correlazione permessi di soggiorno- criminalità sia data dal fatto che per N immigrati regolari (pre-requisito per ottenere il permesso di soggiorno è l'avere un lavoro) ne entrino anche N alla potenza di irregolari?

Che il "regolare", che è quindi in grado di affittare un appartamento, poi lo condivida con N irregolari, per cui la correlazione  per i flussi regionali è indice del fatto che si creano vere e proprie comunità miste di regolari e irregolari, ma della stessa nazionalità e/o gruppo di origine ?

Questa domanda solo perchè mi sembra strano che chi ha trovato un lavoro poi si metta a delinquere, con il rischio di perdere una serie di benefici, che al di là delle considerazioni sul sistema penale italiano, che sono comunque un incentivo a "non delinquere" .

Lo so che le statistiche sui "clandestini" sono relativamente affidabili, ma sarebbe interessante notare la correlazione fra permessi di soggiorno e clandestini in una data area, e poi vedere se questa correlazione si riflette anche sugli indici di criminalità.

A naso mi sento di dire che il "clandestino" commette molti più crimini (al di là della mera esistenza del reato di clandestinità, io guarderei i dati dei reati contro il patrimonio o contro la persona) del "regolare" o dell'italiano, mi sembra di ricordare che proprio questi erano i dati emersi dallo studio della Caritas, che, al di là della fesseria mediatica, mostrava dati quasi omogenei fra italiani e regolari, mentre per i clandestini il dato schizzava verso l'alto, anche depurandolo (cosa che la Caritas non fa) del dato "violazione della legge Bossi-Fini".

Ricordo ancora che Giuliano Amato parlò di "delinquenza rumena impressionante" quando i dati dei rumeni erano ancora fra gli "extracomunitari", che fra i rumeni, ancor più impressionante era il dato sui rom, e credo che queste fattispecie siano ancora nel dato "crimini commessi da popolazione straniera residente", ma non ho idea di come correlarli.

Finita la statistica passo alla sociologia: si delinque in Italia perchè non esiste alcun incentivo (se non morale) a non delinquere, quando per primi i politici sotto accusa non si dimettono, dando almeno l'esempio, cosa può pensare il resto d'Italia ? "E' tutto un magna-magna" e si adegua. Gli stranieri, poi, sono velocissimi a imparare, peccato imparino solo il peggio..

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