Extracomunitari e crimine: una replica

8 febbraio 2010 tito boeri

Una nota di risposta al post di Paolo Buonanno e Giulio Zanella. Per fugare l'impressione che i dati possano essere arbitrari e per sollevare alcuni interrogativi sulla loro analisi.

Ringrazio Paolo Buonanno e Giulio Zanella per aver dato un contributo statistico (e non ideologico) al confronto sul rapporto fra immigrazione e criminalità.

Utile chiarire ai lettori i veri motivi delle discrepanze fra i loro risultati e quelli di cui do conto nel mio intervento su lavoce.info.

PRIMO MOTIVO

I dati che ho usato sono quelli su "delitti e persone denunciate per cui l'autorità giudiziaria ha iniziato l'azione penale", sono disponibili qui e sono fermi al 2005 (s veda, ad esempio, la tavola 1)

Buonanno e Zanella invece usano i delitti denunciati dalle forze dell'ordine, disponibili qui. La serie è simile (sono poche le denunce che non passano dalle forze dell'ordine), è effettivamente aggiornata al 2007, ma i dati pre- e post-2003 non sono comparabili. Infatti sono presentati in 2 tavole separate, pre-2003post-2003. Il motivo dell'incongruenza è spiegato in questa nota. Quindi meglio non fare correlazioni mettendo insieme i due periodi con questa serie

SECONDO MOTIVO

Io facevo un ragionamento sulla scala dei due fenomeni. Il grafico nel mio intervento voleva semplicemente mettere in luce che se l'immigrazione quintuplica e la criminalità rimane più o meno stabile è difficile ipotizzare una relazione tra le due variabili. Questo è vero anche prolungando fino al 2008 le due serie. Solo che Buonanno e Zanella usano 2 scale diverse per crimini e immigrati (sarebbe stato meglio prendersi la cura di allertare il lettore...)

TERZO MOTIVO

Io avevo guardato a correlazioni fra due variabili pesate per la popolazione. Le correlazioni di cui all'articolo di Buonanno e Zanella, da quanto leggo, sono sulle variabili in valori assoluti (non scalano permessi e crimini per la popolazione, nè controllano per questa). Ora, a parità di tassi, ogni incremento nella popolazione muove sia il numero assoluto di crimini che di immigrati nella stessa direzione, aumentando quindi la correlazione (spuria!) tra le due variabili

Infine un suggerimento. Tratterei con attenzione i dati del 2008 perchè i permessi in scadenza per i rumeni (1/5 dell'immigrazione totale nel 2007) non sono stati rinnovati per l'anno successivo in quanto i rumeni avevano ottenuto la libera circolazione, il che certo non significa che l'immigrazione è diminuita.

 

4 commenti (espandi tutti)

Sia io sia Paolo siamo molto grati a Tito per queste osservazioni. Replichiamo ai suoi tre punti seguendo l'ordine col quale li ha illustrati.

1. SUI DATI

Sulla misura del crimine usata c'e' stato un fraintendimento. L'articolo su LaVoce parlava infatti di "crimini denunciati all'autorita' giudiziaria". Anoi questa dicitura ha fatto presumere che si trattasse della serie ISTAT "delitti denunciati dalle Forze dell'Ordine all'autorita' giudiziaria" piuttosto che della serie "delitti per i quali l'A.G. ha iniziato l'azione penale", una definizione piu' lontana da quanto riportato nel testo. Ci assumiamo comunque la responsabilita' di non aver chiesto un chiarimento, nel dubbio.

A noi sembra comunque piu' appropriato utilizzare i delitti denunciati, perche' l'azione penale puo' o non iniziare affatto se l'autore del reato e' ignoto, oppure iniziare in ritardo, sia a causa dei ritardi burocratici sia a causa del fatto che autori ignoti possono essere arrestati dopo diverso tempo, anche anni.

In ogni caso il nostro punto e' che esiste una correlazione positiva tra una importante misura di crimine in un dato anno e la presenza extracomunitaria e piu' in generale straniera in quell'anno. Abbiamo poi spiegato che da un lato questa correlazione e' probabilmente e in buona parte dovuta alle differenze socioeconomiche tra stranieri e italiani e che, dall'altro, anche se persistesse a parita' di queste condizioni, non implicherebbe nulla di causale.

Sull'interruzione della serie, grazie per aver diretto la nostra attenzione alla seguente nota, che non avevamo considerato:

I dati relativi ai delitti denunciati a partire dall'anno 2004 non sono omogenei rispetto a quelli degli anni precedenti, per notevoli modifiche nel sistema di rilevazione e nell'universo di rilevazione: dal 2004 vengono infatti considerati, oltre ai delitti denunciati all'Autorità giudiziaria da Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza (che alimentavano il modello cartaceo 165 in uso fino all'anno 2003), anche quelli denunciati dal Corpo forestale dello Stato, dalla Polizia penitenziaria, dalla Direzione investigativa antimafia e da altri uffici (Servizio interpol, Guardia costiera, Polizia venatoria ed altre Polizie ocali). Ulteriori differenze derivano da una diversa definizione di alcune tipologie di delitto e da una più esatta determinazione del periodo e del luogo del commesso delitto. Per tali ragioni i confronti devono essere fatti con estrema prudenza. La somma dei delitti distinti per provincia può non coincidere con il totale della regione e quella delle regioni con il totale Italia, a causa della mancata precisazione, per alcuni delitti, del luogo ove sono stati commessi (o dell'indicazione della regione del commesso delitto ma non della provincia).

In effetti le serie sono non confrontabili prima del 2004 e dal 2004 in poi. E' comunque ragionevole pensare che il grosso dei crimini passi da polizia, carabinieri, e guardia di finanza--quest'ultima soprattutto per quel che riguarda il traffico di droga. La diversa definizione dei delitti e' invece
irrilevante perche' guardiamo al totale dei crimini. Infatti se ripetiamo l'analisi che abbiamo fatto a livello regionale per il periodo 2004-2008 otteniamo un risultato analogo, pur ottenendo una stima meno precisa a causa delle minori osservazioni:

Crimini Crimini
Stranieri Residenti 0.208** 0.112+
(0.076) (0.059)
Maschi 15-29 anni 0.200** -1.163**
(0.070) (0.293)
Periodo 1992-2003 2004-2008
Regioni 20 20
Osservazioni 240 100
Standard error robusti in parentesi ** significativo all'1%

+ significativo al 10%

 

2. SULLE DIVERSE SCALE NELLA FUGURA

Nella nostra figura, e' vero, abbiamo riportato le due variabili su scale diverse per "drammatizzare" la correlazione, ossia rendere evidente che le due serie non si muovono insieme. Non l'abbiamo specificato e questa e' una nostra omissione che siamo andati a rimediare (ce l'hanno fatto notare altri lettori nei loro commenti). Tuttavia noi poi la correlazione la calcoliamo anche numericamente, cioe' confermiamo con un numero l'impressione visiva che si vuole dare. Questo numero, naturalmente, non dipende dalle diverse scale che si possono usare nello stesso grafico per rappresentare la serie delle variabili. Questo e' probabilmente vero anche per il grafico riportato nel tuo articolo: per il periodo 1992-2005 calcoliamo una correlazione
relativamente bassa (0.4) utilizzando la nostra misura di crimine.

3. PESARE PER LA POPOLAZIONE

Come riportiamo nella tabella sotto, le correlazioni che abbiamo riportato non cambiano di molto se ridefiniamo tutte le variabili in relazione alla popolazione. Questo e' intuitivo: si pesa per la popolazione ma si usa esattamente lo stesso peso per le varibili di interesse in un dato anno e
(per i dati regionali) in una data regione, quindi la direzione della correlazione e' invariata. E' vero che pesando si riduce la correlazione, ma le tabelle sotto mostrano che in pratica l'effetto e' minimo. In risposta a un commento al nostro post abbiamo anche mostrato questo fatto per i crimini disaggregati per tipologia.

Periodo 1992-2005 1992-2007 1992-2008
Correlazione tra valori assoluti 0,40 0,68 0,71
Correlazione tra valori per 100,000 abitanti 0.32 0.63 0.66

Periodo 1992-2008 1992-2008 1992-2008 1992-2008
Crimini per 100,000 abitanti Crimini per 100,000 abitanti Crimini per 100,000 abitanti Crimini per 100,000 abitanti
Permessi si soggiorno per 100,000 abitanti 0.190**
(0.058)
Stranieri residenti per 100,000 abitanti 0.137** 0.171** 0.253**
(0.033) (0.022) (0.032)
Maschi 15-29 anni 0.153**
(0.038)
Osservazioni 17 17 340 340
Aggregazione Nazionale Nazionale Regionale Regionale
Standard error robusti in parentesi ** significativo all'1%

 

inserendo una variabile interazione tra la variabile permessi di soggiorno e il periodo post-2003 (e una dummy per il periodo post-2003) si controlla per l'eterogeneita' statistica dei dati pre- e post-2003 senza preoccuparsi di dividere il campione.

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Conflitto d'interessi
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Non appena si odono tali parole, di questi tempi la mente si focalizza subito su qualcuno in particolare. In realtà il conflitto d'interessi è pratica ampiamente diffusa. Ad esempio lo statale Renato Brunetta non potrebbe occuparsi di uno riammodernamento della Funzione Pubblica. Brunetta, essendo lui per primo uno statale, è estremamente probabile che non si avvicinerà mai ai veri problemi della P.A. perché ne è parte a vita ed ha quindi forti interessi in causa.

Rileggiamo quel che dice mamma Wikipedia:

"Si verifica un conflitto di interessi quando viene affidata un'alta responsabilità decisionale ad un soggetto che abbia interessi personali o professionali in conflitto con l'imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno visti i propri interessi in causa ..."

http://it.wikipedia.org/wiki/Conflitto_di_interessi

Ora: che un tale genere di persone, che proprio non si possono definire progressiste, svolgano attività che procurano loro un vantaggio economico in conflitto d'interessi con il ruolo pubblico che ricoprono, ci contraria e ci rattrista molto, senza ombra di dubbio. Ciò che però più deve sconvolgere coloro i quali amano il progresso sociale, ciò su cui urge puntare lo sguardo per porvi definitivo rimedio, è il fatto che lo stesso Movimento Progressista, quel vasto insieme di persone e gruppi che vorrebbero un mondo ben messo, sta venendo letteralmente annientato dal conflitto d'interessi. Vi prego, accompagnatemi in questa esposizione.

Ogni giorno ci raggiunge notizia di una o più iniziative che hanno come oggetto i più svariati temi a noi cari: la libertà, il bene comune, la democrazia, la partecipazione, la cittadinanza critica, una nuova politica, la società civile, etc. etc. Ebbene: che ci fanno tutti quegli statali tra i relatori di tali convegni, dibattiti e seminari? Come possono persone che hanno messo al centro del loro Universo culturale e morale l'assunzione a vita in ruoli che sono invece di proprietà collettiva, persone che come bene supremo hanno eletto il controllo e non la libertà, persone che tra l'interesse e la volontà del popolo e l'interesse e la volontà della casta al potere sceglieranno sempre quest'ultime, come possono persone del genere, che accettano di tenere ancora in vita un sistema autoritario risalente a più di un secolo fa, essere obiettivi testimoni della nostra epoca e presentare genuine proposte tese a far evolvere la società?

Cari giovani e meno giovani che veracemente anelate l'evoluzione sociale, cerchiamo insieme di capire per bene la trappola in cui siamo caduti. Che genere di libertà, di bene comune, di democrazia, di partecipazione, di cittadinanza critica, di nuova politica, di società civile, potrebbe essere sognata da uno statale? Visto che proprio gli statali hanno continuato ad inficiarsene di tutto ciò e ad osteggiarlo anche dopo l'avvento della repubblica, anche dopo l'arrivo di una forma di società che doveva essere a partecipazione collettiva ed ancora, proprio per loro impedimento, ancora non riesce ad esserlo?

Ed allora, carissimi anelanti il progresso, vi dico: esultiamo! Finalmente si è capito perché l'evoluzione della società umana si è fermata: gli statali infiltrati nel Movimento Progressista ci hanno metodicamente deviato e ci deviano ancora sviandoci dalla corretta visione e dal giusto approccio. In tutti questi anni gli statali, cavalcando le varie ondate culturali, hanno fatto regolarmente incetta di buone idee progressiste per privarle del loro potere rivoluzionario mantenendole vuote parole. Proprio così il nostro progresso s'è fermato circa mezzo secolo fa. Ma adesso, scoperto l'inghippo, possiamo essere certi che ripartirà!

D'ora in poi, cari Progressisti, nelle nostre iniziative non ci sia più un solo statale che non si sia prima dichiarato pubblicamente favorevole alla periodica restituzione al popolo dei ruoli pubblici. Soltanto quegli statali che avranno accettato l'idea di essere semplici cittadini alla pari con noi tutti, stìano con noi e tra noi. Se finora la presenza di statali, in particolare di dotti provenienti da università comunemente riconosciute essere dei feudi baronali, è stata ricercata perché dava un tocco di ufficialità alla cosa, da ora in poi il nuovo STANDARD PROGRESSISTA, e la nuova ufficialità, sìa rigorosamente a-statale, privo di statali.

Carissimi, la vita è semplice. E' sì vero che categorizzare non è quasi mai bene. Tuttavia in questo caso ci aiuta a mettere a fuoco la fedeltà ai padroni ed al sistema imperante cui sono costretti, appunto come categoria, coloro che accettano a vita un ruolo della Funzione Pubblica, un complessivo bene che è di proprietà di tutto il popolo italiano e non può essere ceduto vita natural durante.

E' questo lo shift concettuale che ci separa dal realizzare i nostri sogni, dalla garanzia di un reddito per tutti, alle libertà individuali, ad una condizione di vera democrazia. Ogni giorno non solo in Italia ma nel mondo intero si verificano episodi cruenti, assurdamente tragici, inumani, che mai avverrebbero se le persone, come semplici cittadini, si avvicendassero nei ruoli della Funzione Pubblica.

Alternandoci, cadrebbe a terra l'ultra secolare muraglia eretta dagli statali intorno al potere, a sua protezione ed a sbarramento dei deboli. Il potere non potrebbe più comportarsi malamente e ciònonostante pretendere dal popolo un RISPETTO FORZATO dalla minaccia delle sue armi. Il potere sarebbe invece finalmente costretto a comportarsi bene per godere della SPONTANEA STIMA della popolazione.

Cambiare il mondo è estremamente semplice. Non serve prendersela coi potenti. E' invece più che sufficiente fare bene il nostro lavoro di Progressisti. Noi esseri umani possiamo farcela a realizzare tutti i nostri sogni semplicemente smettendo di chiedere ai potenti e facendo noi per primi esattamente ciò che deve essere fatto: affermando quindi per prima cosa, in ogni modo, con ogni arte e per ogni dove, che in una Democrazia, in una Repubblica, non possono esserci degli statali poiché trattasi di società a partecipazione collettiva.

Danilo D'Antonio

Monti della Laga
Appennino Centrale

tel. 339 5014947
skp. hyper.linker

http://www.hyperlinker.com/ars/partecipazione.htm
http://il-gran-complotto-degli-statali.hyperlinker.org

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Molte attività illegali (traffico di stupefacenti, prostituzione, furto e rapina, ricettazione..) prosperano su dei veri e propri "mercati criminali".
Visto che questo blog è frequentato da validissimi economisti, sarebbe molto utile un'analisi "economica" di questi fenomeni.

Farebbe capire, senza ipocrisie, che gli stranieri non sono in genere più criminali degli italiani, ma che in questi ultimi anni questi "mercati" hanno attirato molta "manodopera" dall'estero.

[A questa conclusione sembra giungere anche il prof. Boeri (ma solo a margine dei propri ragionamenti) quando sottolinea che in questi anni il traffico di stupefacenti è passato dalle mani di organizzazioni italiane a quelle di organizzazioni straniere]

Farebbe capire, senza ipocrisie, che in questi mercati esistono praticamente dei monopoli o quasi monopoli "nazionali" (di marocchini, rumeni, nigeriani...).

Farebbe capire, senza ipocrisie, quali siano gli strumenti più idonei per contrastare questa criminalità.

QUALCHE DATO

Il prof. Boeri sostiene che i dati sulle presenze straniere nelle carceri (forse anche sugli ingressi nelle carceri? non ho capito) sono fuorvianti, perchè non tengono conto del diverso trattamento per l'accesso alle misure alternative di detenzione; fatto confermato, secondo Boeri, dalla maggior presenza percentuale di imputati tra gli stranieri rispetto agli italiani.
A mio parere quest'ultima tesi andrebbe dimostrata con maggior rigore perchè la maggior presenza di imputati potrebbe avere anche altre spiegazioni (minor incidenza di "pene lunghe" tra gli stranieri e popolazione carceraria straniera con "condanne lunghe" più recenti - che quindi non ha ancora avuto modo di "accumularsi" in carcere); ma anche accettando i dubbi di Boeri, esistono forse, tra gli stessi dati dell'Istat, delle tavole che evidenziano in maniera più chiara l'incidenza della criminalità tra gli stranieri, evitando anche problemi di compatibilità.

Per esempio quelle relative ai condannati (totali e nati all'estero)

http://giustiziaincifre.istat.it/Nemesis/jsp/Introduzione.jsp?id=4A|23A&ct=50

Da questi dati appare che la percentuale di condannati stranieri sulla relativa popolazione straniera è molto più alta di quella dei condannati italiani (anche considerando le stime sugli irregolari). Il dato diventa anche più significativo se si evidenzia che circa un 40% delle condanne agli italiani sono state sanzionate solo con multe (contro un 16% per gli stranieri), pertanto il "tasso di criminalità" per reati più gravi (con reclusione) per gli stranieri è ancora più alto.

Altre tavole permettono di evidenziare in quali attività criminali gli stranieri sono più "attiviti":
sostanzialmente quelle appunto "economiche" (furti, rapine, traffico di droga e prostituzione);
questi sono anche i reati che portano però anche a pene minori.
Molto ridotta è infatti la percentuale (sul totale delle condanne, rispetto agli italiani) di stranieri condannati con pene superiori ai dieci anni o all'ergastolo.

Certo, una spiegazione di questo elevato "tasso di criminalità" potrebbe essere quella che condizioni sociali più svantaggiate portano verso attività criminali; ma a mio giudizio, molti stranieri entrano in Italia (irregolarmente) perchè già "legati" o "destinati" a queste attività.

Ma per avere conferma di questo..non basta la statistica.

 

 

 

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