Femminicidio

19 maggio 2013 sabino patruno

Anche se un singolo omicidio è già troppo, cerchiamo  di capire se il fenomeno è in crescita

Una premessa necessaria. Un omicidio, è sin troppo ovvio dirlo, è una tragedia immane ed un’offesa alla nostra umanità. E’ qualcosa che non può essere giustificato in alcun modo, chiunque sia la vittima e chiunque sia l’omicida. Parafrasando un proverbio ebraico, se è vero che “chiunque salva una vita, salva il mondo intero”, è altrettanto vero che “chiunque toglie una vita, perde il mondo intero”.

Detto questo ed avendolo ben chiaro in mente, chiediamoci però se è vero che  siamo in presenza, oggi in Italia, di un’escalation di omicidi femminili, ossia quelli che con un pessimo neologismo sono stati chiamati femminicidi. A leggere i titoli giornali ed a sentire i TG, la risposta dovrebbe essere positiva: in Italia ci sarebbe un notevole incremento della violenza contro le donne, sempre più vittime di persecutori omicidi. Vediamo se le cose stanno proprio così.

Intendiamoci, la violenza domestica contro le donne è purtroppo una costante nei rapporti tra i sessi, c’è sempre stata ed anzi, in passato, era talmente scontata che si riteneva che il marito avesse verso la moglie uno ius corrigendi, analogo a quello preteso verso i figli. Oggi, fortunatamente, nessuno si sogna più di giustificare un marito o un compagno che picchia la moglie (o viceversa) e sono di molto aumentate le donne che trovano il coraggio per denunciare i propri persecutori, con ciò però contribuendo ad incrementare le statistiche sulle violenze domestiche, che, in passato, erano spesso non rilevate.

Un’analisi sulle violenze domestiche ci porterebbe però troppo lontano, concentriamoci invece sugli omicidi, che dovrebbero essere in crescita preoccupante. Partiamo da alcuni dati di fatto.

In Italia, per fortuna, si uccide sempre meno e molto meno di numerose altre nazioni. Limitando lo sguardo all’ultimo ventennio, dopo il picco massimo di 3,38 omicidi volontari per 100.000 abitanti del 1991, frutto soprattutto delle guerre di mafia e camorra dell’epoca, oggi il tasso è sceso attorno alla soglia di 1 (uno) omicidio per 100.000 abitanti, di cui un quarto donne.

Il calo della violenza non è un fenomeno solo italiano e tutto il mondo occidentale ha visto un progressivo e marcato calo degli omicidi e tutti gli indicatori convergono oggi verso il “fisiologico” livello di 1/100.000.

Perché però si uccide? Lasciando da parte la violenza istituzionalizzata, ossia guerre e omicidi terroristici e la violenza patologica, ossia il folle oppure il serial killer sadico o sociopatico (che è un fenomeno più cinematografico che reale)  e limitandoci all’aspetto criminale del problema, essenzialmente (e semplificando assai), si uccide per  ragioni di:

  • a - violenza predatoria, vale a dire la violenza esercitata per acquisire un bene. Pensiamo alla rapina che finisce in tragedia, perché si uccide il commesso della gioielleria o il carabiniere intervenuto sul posto, al  regolamento di conti all’interno di una banda criminale per spartirsi un carico di droga o al violentatore che uccide la donna che ha appena violentato
  • b - violenza per dominanza, vale a dire la violenza esercitata per acquisire un potere, come nel caso delle guerre di mafia
  • c - violenza per onore, vale a dire la violenza esercitata per riparare un presunto attentato al proprio onore, come per esempio certe faide familiari di alcune zone calabresi o sarde o, più banalmente, la vendetta per un torto subito
  • d – violenza domestica, ossia la violenza all’interno dei rapporti familiari o di coppia.

In maniera più burocratica, ma aderente al codice penale, il Ministero dell'Interno, col suo ponderoso  rapporto sulla criminalità in Italia (ultimo anno analizzato il 2006) distingue gli omicidi tra quelli commessi nell’ambito della criminalità organizzata (mafia, camorra,  ‘ndrangheta ecc.) e quelli commessi nell’ambito della criminalità comune, tra i quali a sua volta distingue quelli:

  • per rapina, estorsione, usura, interessi, debito e truffa;
  • passionali e familiari
  • per lite, rissa, futili motivi, viabilità
  • altre circostanze, tra le quali violenza sessuale, produzione e spaccio di stupefacenti, eutanasia, follia, omicidi seriali, prostituzione, ecc.. 

Per i numeri rimando al rapporto, segnalo tuttavia che siamo passati da 340 morti per criminalità organizzata nel 1992 (su un totale di 1.441)  ai 121 del 2006 (su un totale di 621), dai 120 per furto/rapina nel 1992 ai 53 del 2006 e così via, mentre sono invece in crescita gli omicidi passionali/familiari, che passano dai 97 del 1992 ai 192 del 2006, con una media per tutti gli anni 2000 di circa 180 morti. 

L'omicidio di una donna, tranne i casi di violenza sessuale che si tramutano in omicidio o il caso della vittima che si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato, come per esempio una cassiera di banca che viene uccisa durante una rapina, è prevalentemente una sottospecie di violenza domestica o passionale, dato che le donne sono generalmente estrenee alle guerre tra bande criminali. Va detto che questo vale anche al contrario, ossia quando a uccidere è una donna. Gli omicidi commessi da donne (0,2/100.000), avvengono infatti prevalentemente in ambito familiare o legato a rapporti affettivi.

La più aggiornata indagine Istat sulla sicurezza in Italia, riportando dati di Polizia, riferisce che nel 2010 il 44,9 delle donne uccise è stato ucciso da un partner o un ex partner (il 54,1% nel 2009 e il 38,5 nel 2002), il 23,7% da un parente e il 5,1% da un amico, mentre solo il 14,1% viene uccisa da un estraneo, contro il 39,5% degli uomini, il che comporta, tra l'altro, che lo  stretto rapporto tra vittima e carnefice fa si che solo per il 17,3% degli omicidi femminili rimane ignoto l'autore, contro invece  il 44,5% degli omicidi maschili.

I dati dell'ultima indagine Istat trovano conferma anche nel precedente rapporto del Ministero dell'Interno, dal quale si ricavano, su un più ampio arco temporale (2001/2006), i seguenti dati di genere per gli omicidi familiari/passionali:

Rapporto di parentela rispetto alla vittima Femmina Maschio
Coniuge, convivente, fidanzato     62,9     26,0             
Genitore 7,4 25,1
Nonno, zio, fratello, cugino, nipote 5,6 17,2
Figlio 14,5 18,2
Relazioni (sentimentali/extraconiugali)  3,8 10,3
Altro 5,9 3,1

Insomma, le donne vengono uccise prevalentemente in casa o da persone da loro conosciute

Ebbene, gli omicidi domestici hanno una peculiare caratteristica rispetto agli altri tipi di morti violente. Come è stato rilevato dai criminologi,  mentre i tassi di violenza e di conflitto tra estranei  tendono a salire o scendere in base al tempo e al luogo  in cui vengono rilevati, i tassi di violenza domestica degli uomini verso le donne o i parenti, invece, restano molto più stabili nel tempo e nello spazio. E' la cosiddetta “legge di Verkko” (dal nome di uno studioso finlandese): gli omicidi in cui un uomo uccide un altro uomo a cui non è legato da particolari rapporti, tendono a diminuire molto più rapidamente nel corso della storia, che non invece le morti di figli, genitori, coniugi, partner, fratelli e sorelle.

La spiegazione, secondo psicologi e criminologi (cfr. Steven Pinker "Il Declino della Violenza") risiederebbe nel fatto che i membri della famiglia (e in generale tutti coloro che hanno forti rapporti affettivi)  sono legati a dismisura gli uni con gli altri e perdono il controllo in percentuali analoghe in tutti i tempi e in tutti i luoghi, a causa di conflitti di interesse profondamente radicati.

La violenza di un uomo contro un altro uomo a lui sconosciuto,  al contrario, è alimentata da competizioni per la dominanza, che sono  più sensibili alle circostanze esterne e da queste influenzate. Una ovvia conseguenza della legge di Verkko è che quando aumentano gli omicidi tra “uomini estranei”, cala il peso percentuale degli altri tipi di omicidi e vice-versa.

Una  riprova di quanto affermato si può avere incrociando (fonte rapporto Ministero dellInterno)  i dati degli omicidi rispetto alle aree geografiche: il tasso di omicidi maschili, per esempio negli anni 2004/2006, è dello 0,8/100.00 al nord contro il 2,7/100.000 al sud dove si fa sentire il peso della criminalità organizzata, mentre gli omicidi di donne non mostrano sostanziali differenze tra nord e sud nel rapporto su 100.000 abitanti,

Va detto che nessuna differenza geografica si riscontra anche per gli omicidi commessi da donne (che come detto sono prevalentemente familiari/passionali) a conferma del fatto che la violenza familiare ha dinamiche non legate alle condizioni esterne.

La cosa è puntualmente rilevata anche dal già citato rapporto Istat sulla situazione dell’Italia nel 2012, dove si legge che “a fronte di una stabilità dei delitti complessivamente denunciati, va notata la forte riduzione rispetto al 1992 dell’incidenza di omicidi, tranne quelli ai danni delle donne” e ancora "sono rimasti sostanzialmente stabiligli omicidi subiti da donne (0,5/100.000)". Ecco dunque che, a causa della diminuzione complessiva degli omicidi, dovuta essenzialmente al ridursi delle guerre di mafia, l’incidenza degli assassinii di donne, balza dal 10% del passato al ben più alto tasso percentuale odierno evidenziato dai giornali, che sottolineano come "un terzo di tutti gli omicidi" riguardi le donne.

L’incidenza percentuale sul numero totale degli omicidi, però, ci dice assai poco. Contano i numeri assoluti e  le dinamiche di questi numeri nel tempo

Come dicevo all’inizio, anche una singola morte è eccessiva, tuttavia, quel che appare dai numeri è che non si è in presenza di un fenomeno in crescita, né tanto meno di una  anomalia italiana. Secondo i dati ONU, http://www.unodc.org/unodc/en/data-and-analysis/homicide.html riferiti al 2008, infatti, le donne uccise in Italia sono  0,5 su 100.000 abitanti, un valore costante nel tempo, dato che era lo 0,6 nel 1982 ed ha visto un massimo dello 0,7 nel 1983 e nel 1991, per oscillare sempre tra lo 0,6 e lo 0,5 sino alle ultime rilevazioni del citato rapporto Istat

grafico su andamento omicidi

Per valutare se si tratti di un numero anomalo,  questo è  il confronto europeo:

Paese Donne uccise (per 100mila abitanti)
Italia

0.5

Regno Unito

0.8

Francia 0.9
Germania 0.8
Svizzera 0.7
Spagna 0.6
Svezia 0.6
Norvegia 0.5
Olanda 0.5
Austria 1.3
Finlandia 1.3
Russia 8.7

Le donne sono in condizioni più sicure rispetto all’Italia solo in Giappone (tasso 0,4), Grecia (0,3), Brunei (0,2), Sri Lanka (0,2), Emirati Arabi (0,2), Fiji (0,2), Samoa (0,2) e Maldive (0).

Certo, bene sarebbe che l’Italia diventasse come le Maldive, anzi, sarebbe ottimo che diventasse come Islanda, San Marino  o Baharain, dove nel 2008 il numero di omicidi sia maschili che femminili  fu 0 (zero) ed è a questo che bisogna aspirare; tuttavia nulla giustifica l’allarmismo dei giornali o le esternazioni del Presdiente Boldrini.

Allo stesso modo, il proposito del neo-ministro Isefa Idem di creare una task-force che contrasti gli abusi sulle donne, rischia di essere pura e vaga  propaganda, dato che  non si capisce bene cosa dovrebbe e potrebbe fare e come dovrebbe operare, la costituenda “task force”.

Certo, si potrebbero e dovrebbero perseguire con maggior forza i fenomeni di stalking e la violenza domestica in generale, ma, come al solito in Italia, è una questione di corretto ed efficace uso delle scarse risorse, nè avrebbe molto senso invocare un'inasprimento delle pene, perchè i "femminicidi" come tutti i delitti passionali, sono spesso delitti di impulso o per i quali le conseguenze penali non sono la principale remora o preoccupazione.

57 commenti (espandi tutti)

Articolo interessante.  Non conoscevo Verkko.  Ecco le poche informazioni che ho trovato su Wikipedia finlandese:

Veli Kaarle Verkko (July 8, 1893 Helsinki, Finland - April 6, 1955 in Helsinki) [1] was a Finnish sociologist, official statistician and criminology researcher.

Verkko's parents were Charles Werkko seminary leader and Lydia Eunice Enebäck. He then graduated from high school in 1911 and graduated with a Bachelor of Arts in 1914, a Licentiate in 1931 and doctorate in 1932. Verkko did in 1927, study trips to England and France.

Verkko was the Department of Justice Bureau of Statistics 2d Actuary 1918-1933, Head of Statistical Office  1933-1940, as well as the statistical department manager from 1940 to 1955. He was a docent at the University of Helsinki 1940-1948, Lecturer. 1946-1948 Professor of Sociology and professor from 1948 to 1955. In addition, Verkko of the Finnish Crimean subjugated by the secretary and editor of the Yearbook 1934-1952, as well as the Nordic Association of Crimean subjugated years as editor since 1936, and co-member of the Committee since 1937.

Verkko is best remembered for the development of the theory, according to which the Finns' bad vodka drinking explained an internationally high homicide rates. He tried to prove the assertion various statistical data sets, and the people of the geographical descriptions. Subsequent research has waived the argument, but it has remained a myth to life. Verkko developed in the 1920's  the statistical procedure used in Finland until the 1980s, and identified a number of statistical regularities of homicides quantities , some of which are still known.

ormai sono almeno uno-due anni che la "questione femminicidio" continua a montare, nell'opinione pubblica.

fin dall'inizio, l'analisi dei numeri ne ha smontato le premesse, ma in genere i numeri poco contano nei processi mediatici. io, personalmente, credo che la questione sia fondamentalmente un'"emergenza mediatica" (come i pitbull che sbranano i bambini, o i sassi dai cavalcavia, o gli stupri da parte di rumeni, ecc.) sfuggita di mano, e della quale si è appropriato un certo "sottobosco" di svariate organizzazioni, per l'obiettivo più facilmente immaginabile, ma non ho ovviamente certezze su questo.

piuttosto, ci terrei a sottolineare che la definizione originale di "femminicidio", cioè quella di "omicidio di donna in quanto donna", esclude ovviamente tutti gli omicidi commessi in italia, che sono appunto omicidi passionali/di relazione: si uccide QUELLA donna, non UNA donna. il "femminicidio" è quello di un donato bilancia, magari, o quello di neonate in cina. che poi si modifichi la definizione, allargandola progressivamente, in "omicidio di donna per motivi passionali", "omicidio di donna", "violenza nei confronti di donne", "molestie nei confronti di donne", mi sembra solo un triste spostamento di paletti.

infine, su un piano più "culturale", mi par di notare che effettivamente i paesi più "impegnati" nella questione femminile, nell'eliminazione di gap culturali/economici, tendano ad avere una MAGGIORE frequenza di omicidi femminili. questo mi sembrerebbe ragionevole, e quindi magari potrebbe essere che il segnale della persistenza di una "cultura maschilista" in italia sia proprio il basso numero di femminicidi.

just my two cents.

su un piano più "culturale", mi par di notare che effettivamente i paesi più "impegnati" nella questione femminile, nell'eliminazione di gap culturali/economici, tendano ad avere una MAGGIORE frequenza di omicidi femminili.

Mi pare di no: Svezia e Norvegia (certamente i più avanzati nel perseguire l'eguaglianza di genere) hanno praticamente lo stesso tasso di omicidi femminili italiani. Semmai è la Finlandia ad avere un tasso eccezionale, ma forse qui conta una maggiore propensione generale all'omicidio, se vale quanto riportato in un altro commento a proposito delle ricerche di Verkko.

12 paesi sono un po' pochi per azzardare un'ipotesi del genere. In ogni caso, la tabella mi pare avvalori maggiormente l'idea di fondo dell'articolo:  che l'omicidio femminile è un fenomeno sociale caratterizzato più da costanza nel tempo e nello spazio che da variabilità.

Ho i miei dubbi

valerio 20/5/2013 - 11:04

Mi si scusi, ma io ho i miei dubbi sull'attendibilità di dati provenienti da paesi quali Bahrain, Emirati Arabi, Maldive, Fiji, Samoa...
Come dice il rapporto ONU i dati provengono prevalentemente dai sistemi giudiziari e sanitari dei paesi membri...

Non mi è chiaro come si spiega l'alto tasso di 'femminicidi' in Austria e Finlandia. Ci sono studi al riguardo? C'e' correlazione con altre patologie (alcolismo, depressione,...)?

Le donne sono in condizioni più sicure rispetto all’Italia solo in Giappone (tasso 0,4), Grecia (0,3), Brunei (0,2), Sri Lanka (0,2), Emirati Arabi (0,2), Fiji (0,2), Samoa (0,2) e Maldive (0).

Domanda simmetrica: come mai negli Emirati Arabi i femminicidi incidono così poco?
Forse perché è istituzionalizzato (lapidazione)? O semplicemente non è rilevato/denunciato?

Domanda simmetrica: come mai negli Emirati Arabi i femminicidi incidono così poco?

Carlo ! Non possono parlare, i mariti sono imposti, devono obbedire ai comandi dei maschi, devono mangiare quello che avanzano i maschi, non possono guidare le macchine dei maschi e ti stupisci pure che non le ammazzino ?

Perchè dovrebbero?

E' una battuta ma contiene, secondo me, la risposta: i contrasti che portano all'omicidio avvengono tra donne che affermano o attuano la propria emancipazione e uomini retrogradi. Nel contesto degli emirati la prima componente mi sembra molto minoritaria.

Appunto

Rub8 20/5/2013 - 12:30

La sua conclusione, che non condivido (per come la vedo io l'omicidio passionale è, sempre per usare una battuta, il frutto nella maggioranza dei casi di una situazione in cui l'assassino ha completamente perso la brocca, e bisognerebbe dimostrare davvero che ciò avvenga statisticamente più spesso in individui conservatori piuttosto che progressisti, io non ne sono così convinto) è interessante perché comunque contrasta con l'opinione diffusa in Italia, per cui gli omicidi di donne sarebbero il frutto della mancata "emancipazione" femminile, anzi sarebbe proprio il contrario.

La mia opinione è che certi omicidi siano dovuti alla mancata accettazione dell'emancipazione femminile da una parte della popolazione maschile. Quindi si tratta di una "reazione" (ovviamente spropositata ed inconsulta di una minoranza con problemi).

Paesi come gli Emirati arabi non hanno una "reazione" perchè l'azione , cioè l'emancipazione femminile, è ancora in embrione.

Riguardo il delitto passionale, convengo con te che non si possa fare differenza tra progressisti e conservatori. Non intendevo usato l'aggettivo "retrogradi" come sinonimo di conservatori. Forse ho usato un aggettivo ambiguo.

Però non sono d'accordo sul liquidare il delitto passionale come "gente che ha perso la brocca". Bisogna capire perchè certe cose fanno perdere la brocca ed altre no. Perchè sono gli uomini ad uccidere le donne e raramente viceversa, non sono appassionate?

Poi bisogna intendersi su "passionale".

Uno che prende il treno dalla Calabria, dopo 2 anni, per uccidere una ragazza brianzola con cui è stato assieme sei mesi si può definire assasino passionale?

A me sembra che ci sia un serio problema mentale non diagnosticato.

Aggiungerei che le statistiche nazionali dovrebbero essere "pesate" con il volume immigratorio. Infatti i contrasti culturali sull'emancipazione crescono se una nazione evoluta  ha un forte contributo immigratorio da paesi in cui l'emancipazione è bassa.

la tesi del contrasto tradizione/emancipazione come causa principale degli omicidi di donne in Italia, cerco di spiegare perché. L'uomo "tradizionalista" (intendendo con questo l'individuo che aspira ad una famiglia tradizionale in cui l'uomo lavora la donna sta a casa e accudisce la prole numerosa, non uso il termine retrograda in quanto in definitiva secondo me in una società liberale ognuno dovrebbe essere libero di aderire ai valori che preferisce e di vivere seguendo tali valori fintantoché rispetta il diritto degli altri a fare altrettanto) insomma tale individuo non ha alcun motivo di scegliere una donna "progressista" (intendendo con ciò una donna che aspira ad avere una famiglia moderna in cui entrambi lavorano e si dividono equamente i compiti dell'accudimento della prole poco numerosa, mi rendo conto che sto banalizzando ma almeno ci capiamo) per creare una famiglia, e poi non riuscire ad accettare l'emancipazione della donna, perdere la brocca, assassinarla e poi farsi 20/30 anni di carcere. Non ha alcun senso. A me sembra che lo schema prevalente nella scelta del partner sia il seguente: l'uomo tradizionalista si sceglie la donna tradizionalista, l'uomo progressista la donna progressista. Questo ha molto più senso, scegliere un partner con cui si condividono i valori familiari massimizza la soddisfazione di tutti. Certo ci saranno delle eccezioni, ma saranno appunto eccezioni. Se gli omicidi di donne fossero dovuti alla mancata accettazione della emancipazione femminile, essi dovrebbero avvenire al di fuori dunque del contesto familiare: l'uomo tradizionalista e mentalmente non proprio saldo si scontra con donne progressiste emancipate sul luogo di lavoro, al mercato, al cinema, allo stadio, in piazza etc. ad un certo punto il contrasto è tale da fargli perdere la brocca, e assassinarne una. Il fatto che invece gli omicidi avvengano maggiormente nel contesto familiare (o comunque nell'ambito diciamo sentimentale) dove il contrasto valoriale dovrebbe essere tendenzialmente minore, mi fa escludere l'ipotesi del contrasto valoriale come base degli omicidi passionli/domestici.
In secondo luogo la domanda "Perchè sono gli uomini ad uccidere le donne e raramente viceversa, non sono appassionate?" è scorretta nella premessa, o perlomeno fuorviante. Gli uomini uccidono molto più delle donne, ma non specificamente donne, anzi gli uomini uccidono prevalentemente altri uomini. Nel campo degli omicidi passionali, le vittime degli uomini sono prevalentemente donne, ma questo penso sia spiegabile con il fatto che la maggior parte degli uomini siano di orientamento sessuale eterosessuale, dunque la maggior parte dei partner sentimentali degli uomini sono donne, da cui il dato sugli omicidi passionali.

Nel caso di famiglie intere immigrate, il soggetto piu' represso (la donna, soprattutto se giovane) viene a contatto tramite la scuola con una società piu' aperta e non sono pochi i casi di ragazze uccise dal padre o dal fratello solo perché si ribellavano alle tradizioni e volevano essere piu' libere, scegliando il proprio futuro.

E' vero che probabilmente "similia cum similibus congregantur" (oggi si dice in inglese "assortative mating"). Ma si può anche cambiare idea nel corso di vita. In seguito a vari eventi e condizioni (conoscere altre persone, cambiare lavoro ecc.). Sono proprio i casi in cui lei smette di essere "tradizionalista" o cambia in qualche modo rotta (mollando il partner) a scatenare le reazioni criminali da parte di soggetti probabilmente già predisposti alla violenza.

Più semplicemente

NV 27/5/2013 - 19:54

potrebbe essere che nei paesi dove le donne sono più emancipate queste abbiano un maggior potere contrattuale nelle relazioni di coppia o in generale familiari, e ciò può essere causa di contrasti che, in casi comunque molto rari, possono sfociare nell'omicidio.

Vale anche la pena di analizzare la correlazione con l'alcolismo.

1 - la percentuale di muliericidi (meglio che femminicidi) in Italia è a livello di stati nordici, più bassa che in Francia, Germania e Regno Unito: forse il dato smentisce non solo la campagna politico-mediatica in corso, ma denota anche un maggiore rispetto verso le donne di quanto si crede comunemente;

2 - la percentuale della Russia è enorme: nessuno la sa spiegare?

russia

Carlo Carminati 20/5/2013 - 11:59

2 - la percentuale della Russia è enorme: nessuno la sa spiegare?

Alcolismo?

che andrebbe vericata ricontrando se i colpevoli erano effettivamente sotto l'effetto dell'alcool.

Cosa statisticamente probabile ma non basta la probalilità, nelle statistiche giudiziarie.

Oggi ogni volta che hai un incidente stradale ti misurano il livello di alcool nel sangue.  I colpevoli di omicidio vengono invece beccati in ritardo, quando gli effetti sono (forse) già stati assimilati. Eppure credo che se si potesse misurare il levello alcolemico in tanti casi di incidenti domestici, violenza incliusa ne scopriremo delle belle. Anche in Italia.

  1. Sembra che in Russia sia in atto un forte cambiamento sociale con conseguente  forte spinta femminile all'emancipazione che, secondo la mia ipotesi, porterebbe (nei casi più malati) alle reazioni violente (link).
  2. Detto questo: il numero mi sembra talmente spropositato che spero ci sia un errore di stampa

Una curiosità

Rub8 20/5/2013 - 12:06

Esiste una correlazione fra tasso di occupazione femminile e numero di donne uccise per 100mila abitanti? sarebbe interessante avere qualche grafico, potrebbe uscire fuori qualcosa di sorprendente...

La più aggiornata indagine Istat sulla sicurezza in Italia, riportando dati di Polizia, riferisce che nel 2010 il 44,9 delle donne uccise è stato ucciso da un partner o un ex partner (il 54,1% nel 2009 e il 38,5 nel 2002), il 23,7% da un parente e il 5,1% da un amico, mentre solo il 14,1% viene uccisa da un estraneo, contro il 39,5% degli uomini, il che comporta, tra l'altro, che lo  stretto rapporto tra vittima e carnefice fa si che solo per il 17,3% degli omicidi femminili rimane ignoto l'autore, contro invece  il 44,5% degli omicidi maschili.

per me si può parlare di una forma specifica di omicidio: se la vittima è una donna nella gran maggioranza dei casi l'assassino è legato affettivamente alla vittima. A prescindere dal fatto che la tendenza sia in aumento, è comunque un dato inquietante.

Aggiungici che in molti casi l'omicidio avviene dopo un lungo periodo di violenze e di stalking, per cui è discutibile l'idea del raptus immediato che non trova deterrenza in sanzioni più severe. Ho l'impressione che anzi, il rapinatore che ammazza "pulitamente" il vigilante sparandogli subisca una sanzione più elevata rispetto a chi uccide una donna disarmata, dove di solito è presente un livello di violenza molto superiore: percosse, coltellate, adesso hanno cominciato con l'acido... come se ci fosse un minor livello di condanna e disapprovazione sociale per l'uccisione di una donna rispetto alla condanna per l'omicidio per rapina.

 


Sì, intendevo proprio questo. Ru8 fa degli appunti interessanti, ma si muove ad un livello ancora troppo alto. Un livello razionale. Quello di cui stiamo parlando non è un processo razionale. Partiamo dalla frase: "l'uomo tradizionalista si sceglie la donna tradizionalista, l'uomo progressista la donna progressista" è tutto da dimostrare che succeda veramente (Giorgio Gaber stava con Ombretta Colli) e comunque sarebbe un processo razionale. In amore? Qui stiamo parlando di uomini che non sopportano di essere lasciati, che non concepiscono che la loro ex possa avere un altro uomo, da qui lo stalking , lo sfregio con l’acido, l’omicidio dei figli ! Comportamenti che non si possono spiegare solo con la maggiore propensione dell’uomo all’omicidio rispetto alla donna (che però esiste effettivamente e che dovrei in qualche modo tenere in conto) ma con l’incapacità di accettare che la donna possa essere emancipata e libera. Per quello dicevo che “retrogrado” non ha nulla a che fare con l’essere progressista o tradizionalista. Esistono uomini “progressisti” che perseguitano le ex ed esistono montanari per cui la moglie deve stare in cucina, che sopravvivono benissimo ad abbandoni e tradimenti. Al limite mi si potrebbe obiettare che si tratta di persone con patologie psichiatriche e non di mancata accettazione della modernità, probabilmente in molti casi le due cose vanno a braccetto, ma proprio il caso delle figlie dei pakistani in Italia e, senza offesa, dei meridionali al nord negli anni 50/60, unito al fatto che certe “patologie” si manifestino solo nel rapporto con l’altro sesso, mi fanno pensare che siano dovute ad un ritardo culturale. Ancora un esempio: ci sono “motivi d’onore ” per cui solo negli anni 30 ci si sentiva mortalmente offesi e si uccideva o ci si sfidava a duello, adesso farebbero ridere.

La giustizia spesso non riesce a prevenire certi tipi di omicidio, in cui un uomo si mette a molestare una donna fino ad arrivare ad ucciderla. Alcuni casi specifici di violenze sulle donne hanno avuti molti precedenti. Perché non si riesce a prevenire certi omicidi dopo anni di molestie e maltrattamenti a volte anche con denunce alla polizia? E allora perché fare denuncia se poi tanto, finché non scappa il morto la giustizia resta lì impassibile a non fare niente? La giustizia interviene in modo tardivo. Se per l'omicidio le conseguenze sono molto pesanti, così non sono nel caso di molestie e maltrattamenti.

Poi la statistica tralascia una correlazione fondamentale: ovvero, quante donne sono uccise da donne e quante donne sono uccise da uomini.

Concordo con Tobia.

L'aspetto che (personalmente) mi colpisce di piu' non e' tanto il numero degli episodi, ma il fatto che si tratti di omicidi pianificati (anche oggi un altro caso).
Domanda: gli episodi di uomini che pianificano l'omicidio di una donna sono sempre stati cosi' numerosi?

mi fate ridere per non piangere. mi pareva di aver capito che questa sezione di nFA era una sezione seria e disquisite  di un fatto che sara' magari anche montato dai media con la noncuranza  di come si sgranocchiano le noccioline al bar. (vedi i post di commento su emirati arabi o su il dato russia), Sono allibita!

Noi poveri uomini capiamo poco e ci arrabattiamo su ipotesi stiracchiate: ma perché non ci spiega come vede la questione, anziché insolentirci?

La relazione tra alool e violenza è nota e visto che buona parte del consumo e dell'abuso di alcool avviene in casa, non mi sorprende leggere numeri elevati sulla violenza domestica.
Anche qui non dovrebbe sorprendere se in paesi in cui l'alcolismo è endemico e causa un morto su tre, ci siano dati elevati sulla violenza contro le donne e che in paesi in cui l'alcool è praticamente assente perché  proibito dall'etica religiosa le violenze fisiche contro le donne sono poche (bisognerebbe pero' analizzare quelle psicologiche).

Analisi interessante e utile. Riporto un mio vecchio commento, in un forum di politica, in calce ad un ‘post’ di una donna, as usual tendente al vittimismo forse legittimo ma semplificatorio:

“La miscela maschi-mammoni-viziati-repressi e femmine-rompiballe-prepotenti-masochiste (caratteri variamente combinati), su una popolazione di 60 milioni di individui educati spesso alla rovescia, è quasi "normale" che produca casi limitati di devianza-violenza-omicidio. In quale capitolo inscriviamo la ventina di infanticidi all'anno ad opera delle mamme? O casi, sebbene quantitativamente molto inferiori a quelli ad opera di maschi, di assassinii perpetrati da donne, come ad esempio il delitto di Avetrana? Il male è inestirpabile. Si può soltanto limitarne le conseguenze estreme attraverso un'educazione familiare - centrata sulla figura materna - basata sull'amore e sulla disciplina congrua”.

Ogni effetto ha una o più cause. L’educazione dei figli da parte dei genitori, mestiere difficilissimo che (quasi) nessuno insegna, semplificando, si traduce, fin da piccolissimi, nel giusto mix di sì e di no, che vanno motivati, in particolare i ‘no’. Dipende essenzialmente da questo, secondo me, la capacità di ciascuno di noi di riuscire, poi, ad accettare, crescendo, i “no”, senza che questo si traduca in un sentimento di frustrazione di gradazione crescente, tale, in alcuni casi, superata una certa soglia, da scatenare la violenza sugli altri e talvolta su se stessi. Tutto questo, però, va inquadrato in un progetto educativo che si prefigga lo scopo della costruzione di una personalità “forte”, i cui mattoni principali sono: a) molto amore, b) una disciplina congrua e c) la non repressione delle curiosità sessuali. Da profano, su base empirica e con l’ausilio di poche buone letture, ho trasposto le mie riflessioni in alcuni “post”: […]

Femminicidio, per ridurlo occorre aggredirne le cause profonde  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762790.html

 

  

 Riprendo un punto molto significativo dell'argomentare dell'autore di questo pezzo che cerca di convincerci che non siamo in emergenza per il semplice fatto che i numeri sono invariati dal 1983 (dati ONU) riprendo questa frase : "tuttavia nulla giustifica l’allarmismo dei giornali o le esternazioni del Presdiente Boldrini. Allo stesso modo, il proposito del neo-ministro Isefa Idem di creare una task-force che contrasti gli abusi sulle donne, rischia di essere pura e vaga propaganda, dato che non si capisce bene cosa dovrebbe e potrebbe fare e come dovrebbe operare, la costituenda “task force”.

secondo me, proprio il fatto che da ben  quasi trentanni i numeri siano invariati nelle statistiche e che comunque si parli di donne ammazzate all'interno di dinamiche familiari e' un gravissimo fatto. La costanza dei numeri indica che la societa' italiana e' inammovibile dal suo schema e che le tante battaglie femministe di emancipazione della donna non hanno portato ad una crescita di modelli comportamentali nuovi. le donne italiane continuano ad allevare maschi sullo stesso modello del passato. Altrimenti, se ci fosse un vero cambiamento della societa' italiana i numeri dovrebbero essere in calo. La staticita' dei dati rilevata da Sabino e' sconfortante perche' significa che il rapporto uomo donna non si sta evolvendo in Italia ma e' fisso e quindi questo e', di per se' ,un forte campanello di allarme, indipendentemente dal fatto che i media sguazzino usando questo "femminicidio" come scaltra propaganda.

my eight cent!

Altrimenti, se ci fosse un vero cambiamento della societa' italiana i numeri dovrebbero essere in calo. La staticita' dei dati rilevata da Sabino e' sconfortante

I dati mostrano che gli omicidi di donne sono più bassi rispetto agli altri paesi. Se "ci fosse un vero cambiamento della società italiana", come auspichi, forse troveremmo un aumento dei numeri, non una diminuzione.

io auspico un cambiamento in meglio, mentre la  staticita' dei numeri indica che la societa' e' uguale a come era nel 1982 cioe' la donna non ha cambiato il suo ruolo. Io non credo che le statistiche dei paesi con un tasso piu' basso dell'Italia siano meglio: mai stata alle Maldive ne Emirati Arabi dove per altro la condizione femminile (velo and all) non credo sia migliore che da noi. Mentre mi par di capire che tu credi che il cambiamento sarebbe in peggio non in meglio. La parita' tra i ruoli dovrebbe generare maggiore rispetto tra le parti non minore.  Visto che Sabino parla di "omicidi generati da passioni" e che le tensioni sono dovute a una mancata conformita' delle donne a un ruolo "tradizionale"...almeno io ho capito cosi' da quello che si evince tra articolo e commenti... ne deduco che non siamo vicini alla parita' tra maschio e femmina anche con il rispetto dovuto alla diversita' dei ruoli ricoperti dai due sessi. Credo quindi che ci debba essere uno sforzo maggiore da parte delle mamme ad educare i figli maschi a cambiare modo di vedere le dinamiche tra i sessi per preparare una nuova generazione piu' aperta alla concreta parita'.

ovviamente ci si auspica sempre un cambiamento in meglio, ma in questo caso cosa vuol dire? I dati mostrano che in Italia le donne uccise sono proporzionalmente meno che nel resto d'Euroa, incluso quella Europa in cui le dinamiche tra i sessi sono meno squilibrate. Lo stesso se si guarda alle statistiche sulle donne uccise tra regioni. Le donne uccise, i femminicidi, sono proporzionalmente più al Nord che al Sud. Una settentrionalizzazione delle dinamiche tra i sessi al Sud dovrebbe determinare un peggioramento delle statistiche. Credo.

Quindi il cambiamento che auspichi (se ho capito bene) per quanto giusto dovrebbe "causare"  un aumento degli omicidi di donne, così come una maggiore presenza di  donne in  "combat role" causa un numero maggiore di donne soldato uccise in servizio.

Comunque, cominciamo da subito a stabilire dinamiche più equilibrate tra sessi:

Credo quindi che ci debba essere uno sforzo maggiore da parte delle mamme ad educare i figli maschi a cambiare modo di vedere le dinamiche tra i sessi per preparare una nuova generazione piu' aperta alla concreta parita

la tua frase citata dovrebbe contenere "genitori"  al posto di "mamme" e "figli" al posto di "figli maschi", anche per frasi del tipo "auguri e figli maschi" .

Ci mancherebbe altro, è ovvio che tutti auspichiamo un mondo perfetto in cui le relazioni interpersonali siano serene e improntate al reciproco rispetto.

Tuttavia, e provando a ragionare freddamente e non sull'onda di emozioni e, peggio ancora, schemi mentali non collegati ai fatti, dobbiamo prendere atto che, per quanto possano migliorare i rapporti in generale tra esseri umani, c'è purtroppo una violenza che risulta essere in linea di tendenza costante, per quanti miglioramenti faccia la società.

Come hanno rilevato i criminologi, i membri della famiglia (e in generale tutti coloro che hanno forti rapporti affettivi)  sono legati a dismisura gli uni con gli altri e perdono il controllo in percentuali analoghe in tutti i tempi e in tutti i luoghi, a causa di conflitti di interesse profondamente radicati.

Sotto questo aspetto, l'evoluzione dei rapporti uomo/donna c'entra poco ed entrano in gioco dinamiche che hanno molto più a che fare con la psicologia  che con la sociologia e la repressione penale.

La violenza è in generale diminuita nella nostra società grazie alla presenza dello stato, che fa sentire la potenza del suo apparato repressivo e grazie al generale miglioramento delle condizioni sociali

In altri casi la violenza è diminuita perchè le ragioni per le quali si uccideva hanno perso di significato, come certi tipi di delitto d'onore

Nel caso dei delitti familiari/passionali, invece, si uccide per impeto o ragioni legate a pulsioni che si autoalimentano nel tempo, dove è la psicologia dei rapporti ad essere rilevante.

Non è affatto la società italiana ad essere inamovibile e non a caso i delitti "d'onore" sono drasticamente diminuiti rispetto al passato, così come nessuno si sogna oggi di giustificare un marito che "educa" la moglie, cosa che sino agli anni '50 era socialmente tollerato.

E' che le relazioni affettive o presunte tali, per loro natura, possono sfociare in situazioni patologiche che possono portare, purtroppo, anche all'omicidio.

tutto ciò ha a che fare, purtroppo, con la biologia e riguarda non solo gli uomini verso le donne, ma anche le donne verso gli uomini o le altre donne.

Considera il delitto di Avetrana: il groviglio di rancori, odio, passioni represse che hanno portato alla morte di Sara Scazzi hanno molto poco a che vedere con l'educazione al rispetto e molto con la patologia dei sentimenti

My four cents

Appellarsi all'esempio dell'omicidio di Sara Scazzi per spostarsi dal piano emotivo al piano razionale e' quantomeno fuorviante, dal momento che questo omicidio, fino a prova contraria, fa parte (nel suo articolo)della sottocategoria (donne ammazzate da donne).

Ribadisco: se i dati ONU del 1983 sono invariati ad oggi significa che la societa' italiana e' rimasta immobile nelle dinamiche.

cerchi, per cortesia, di spiegare razionalmente come sia possibile che il dato statistico sia sempre lo stesso. Mi pare di capire che lei faccia appello alla ineluttabilita' della "follia" che prende gli uomini quando le loro donne "sgarrano" quindi la conclusione che lei ne trae (dal dato invariato) si dovrebbe dedurre che

 i) non siamo in emergenza

 ii) non ci possiamo far nulla perche , parafrasandola,e' un problema biologico, insito nella natura umana prona a distorsioni che incendiano le passioni .

iii) visto che la forza dello stato secondo lei e' l'unica barriera consona al limite del ploriferare inevitabile del problema: BEN venga la task force e lo sdegno della Presidente Boldrini= converra' che una ministra e una presidente sono espressioni della forza dello Stato (unica via da lei esposta in questo commento come argine al fenomeno)

distinti saluti

Provo a rispondere:

i) non siamo in emergenza

No, non siamo in emergenza. Non lo dico io, lo dicono i numeri. Il fenomeno è costante nel tempo e, nel confronto internazionale ci vede agli ultimi posti per incidenza di omicidi/100.000. Il termine "emergenza", per definizione, indica una difficoltà imprevista che, per l'appunto, emerge.

 ii) non ci possiamo far nulla perche , parafrasandola,e' un problema biologico, insito nella natura umana prona a distorsioni che incendiano le passioni .

Ci possiamo fare purtroppo molto poco. L'emergere (questo si, spesso  improvviso e non predeterminato)  di atti violenti nei rapporti tra persone conosciute è il frutto patologico di  quegli stessi rapporti interpersonali. Come dicevo nel post, "si potrebbero e dovrebbero perseguire con maggior forza i fenomeni di stalking e la violenza domestica in generale", tuttavia, realisticamente dobbiamo predere atto che si tratta  "spesso delitti di impulso o per i quali le conseguenze penali non sono la principale remora o preoccupazione.".


iii) visto che la forza dello stato secondo lei e' l'unica barriera consona al limite del ploriferare inevitabile del problema: BEN venga la task force e lo sdegno della Presidente Boldrini= converra' che una ministra e una presidente sono espressioni della forza dello Stato (unica via da lei esposta in questo commento come argine al fenomeno)

La forza dello stato può fare da barriera alla violenza tra estranei. Per le ragioni dette nel post,  "gli omicidi in cui un uomo uccide un altro uomo a cui non è legato da particolari rapporti, tendono a diminuire molto più rapidamente nel corso della storia, che non invece le morti di figli, genitori, coniugi, partner, fratelli e sorelle." La diminuzione della violenza tra estranei è un (benefico) effetto collaterale del peso  del Leviatano statale di hobbesiana memoria. Nei rapporti familiari, il peso dello stato si fa sentire molto meno e sono molto più importanti le relazioni psicologiche (e patologiche) tra i conoscenti. Quello che lo stato può e deve fare è non giustificare in alcun modo  la violenza, come invece avveniva in passato per esempio con l'attenuante del delitto d'onore, ma nulla più e senza illudersi che basti una legge a far diventare le persone più "buone".

Non si tratta, di ineluttabilita' della "follia" che prende gli uomini quando le loro donne "sgarrano", ma di "follia" che prende gli autori del reato verso le vittime da loro  conosciute, uomini o donne che siano.

Stiamo parlando di tassi di omicidio di donne di meno di uno su un milione di abitanti.

Ora, potremmo dire che il tasso di omicidio ideale sia zero, ma non è realistico pensare che su una poplazione di 60 milioni di abitanti non ci sia qualche omicidio all'anno: ci saranno sempre degli squilibrati violenti che uccidono.

Il fatto che il tasso di omicidi di donne in Italia sia tra i più bassi al mondo, anche rispetto a paesi che normalmente consideriamo più sviluppati, significa che non ci sono margini di miglioramento evidenti.

Usare eventi così rari come pretesto per criticare la cultura di un paese mi pare intellettualmente disonesto.

"L TRATTATO E LA RATIFICA - La Convenzione in materia di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne, chiamata comunemente Convenzione di Istanbul, è stata approvata dal Comitato dei Ministri dei paesi aderenti al Consiglio d'Europa il 7 aprile 2011 e aperta alla firma dall'11 aprile 2011. Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. 
La Convenzione è stata firmata dall'Italia (dall'allora ministro Elsa Fornero) nel settembre scorso a Strasburgo. Se il Parlamento italiano darà il suo ok, l'Italia sarà il quinto Paese ad aver ratificato la Convenzione, che però, per entrare in vigore, ha bisogno della ratifica di dieci Paesi, di cui almeno otto membri del Consiglio d'Europa."

Sarebbe interessante sapere se anche questo sia un passo astruso ed arcano voluto a Strasburgo ma non veramente necessario. (da Corriere della sera on line resoconto della discussione in Parlamento con pochissima affluenza tranne i M5S)

Tutto quello che serve fa fatto per ridurre la violenza, in generale e rispetto a specifici gruppi vulnerabili. Tuttavia, per quanto riguarda la convenzione in questione, salvo la parte statistica (articoli 7-11 su raccolta dati e statistiche per studi)  e qualche altro dettaglio (commissioni etc.), l'Italia è già adempiente; la convenzione  è scritta come modello sia per gi altri paesi aderenti al Consiglio d'Europa (ad esempio, Turchia) sia per quei paesi non aderenti che volessero sottoscriverla, impegnandosi in qualche modo a quell'obiettivo.  Per la cronaca, l'Italia negli anni cinquanta ha anche firmato e ratificato la convenzione contro la schiavitù nonostante all'epoca non fosse un problema concreto di policy interna.

Siamo sicuri che sia attendibile l'articolo sull'alcolismo russo come causa di 1 morte su 3?

Io mi sono imbattuto in questo. Insomma i Russi bevono ma molto meno di quel che si crede, non tanto da spiegare l'alto tasso di omicidi.

Segnalo

floris 1/6/2013 - 15:41

La presenza di un vivo dibattito in corso sul tema, con vari articoli, alcuni dei quali hanno preso spunto da questo di Patruno.

Sul sito del Manifesto ( ! ) un blog che tiene l' elenco dei vari scambi.

che il dibattito sta finalmente iniziando ad avere risultati concreti. Una disoccupata in meno.

grammar nazi

dragonfly 10/6/2013 - 16:09

"dibbattito" vuole almeno due "b".  visto il contesto e i protagonisti, forse tre.

Ho dato un'occhiata al sito della Rauti per scoprire, non senza qualche sorpresa, che è ''componente del Comitato scientifico della “Fondazione Nilde Iotti“.'' L'inciucio certa gente ce l'ha nel sangue.

un resoconto del punto di vista della Boldrini ed altre

http://27esimaora.corriere.it/articolo/ecco-tutto-quello-che-e-stato-detto-e-non-scritto-oltre-a-miss-italia/

vale la pena di confrontarsi un po, no?

Il Corriere, per rispetto a Lucia, non pubblica la foto di come l'ha ridotta il suo ex. Ne ho visti molti , a San Antonio,TX , volti ustionati di giovani soldati. Lei pero' non era in guerra, si era solo lasciata . E la sua lotta per ritrovare una vita normale e' solo iniziata. La testimonianza della sua battaglia quotidiana per riprendersi la normalita' e' importante per farci capire che dietro ai numeri ci sono persone vere in carne ed ossa.

http://www.corriere.it/cronache/13_luglio_19/lucia-sfregiata-con-acido-fasano_0e6ba088-f033-11e2-ac13-57f4c2398ffd.shtml

Posto una riflessione qui ma forse avrei potuto postarla anche nell'articolo sulla malagiustizia italiana.

Riflessione suggerita da due avvenimenti. Il primo un recente fatto di cronaca: tale Cristina Biagi uccisa nel ristorante dove lavorava. Aveva denunciato 2 volte il marito negli ultimi 15 giorni! Il secondo mi vede come testimone: discussione nella biblioteca di Cinisello Balsamo tra avventori e bibliotecarie riguardo alcuni furti di biciclette. Una signora dice: "ho fatto la foto della macchina di quelli che stavano rubando le bici, si vede la targa, ma i carabinieri mi hanno detto che non si può fare niente" !!!

Riflessione: che senso a fare discussioni infinite su leggi anti stalking, omofobia, clandestini, ecc ecc quando palesemente le nostre forze dell'ordine non sono in grado di far rispettare alcunchè ?

E' un problema molto grave, abbiamo un numero considerevole di forza dell'ordine (considerando il totale di polizia, carabinieri, vigili urbani) ma il controllo del territorio è inadeguato ed inefficiente. Chiunque si faccia un giro in auto dopo il brennero o dopo Ponte Chiasso può empiricamente confermarlo. Se ti rubano oggetti di poco valore o non assicurati non si perde neanche tempo a denunciarli...tanto. Chiami per schiamazzi notturni..vabbè.

Sicuramente ci sono problemi di mezzi e fondi ma a mio avviso il vero problema che va affrontato è quello del comando e della coordinazione.

Eppure sembra che nessuna abbia niente di cui lamentarsi:

dopo che si permette a 30 ultrà di mettere a ferro e fuoco Genova nel pomeriggio  e la sera di impedire un match internazionale, si arriva addirittura ad elogiare il comportamento della polizia che ha impedito guai peggiori (temevano la conquista di Trieste da parte dei serbi?) ma tralascio fatti clamorosi, l'inadeguatezza si vede quasi ad ogni partita***. Tralascio anche le indagini di polizia giudiziaria basta guardare "Chi l'ha visto?" per avere settimanalmente un elenco di indagini compiute in maniera sconcertante.

Non voglio fare un elenco di casi ma ci tengo a sottolineare che non di aneddoti si tratterebbe ma di un elenco da cui si evince un modus operandi spesso scadente. Soprattutto se i coinvolti sono cittadini "semplici" o il crimine non è di quelli che fa finire sui giornali.

Possibile che l'esigenza di migliorare l'efficienza e la professionalità delle forze dell'ordine  non sia nè sentità nè dibattuta da nessun movimento politico?

PS

***Ricordo un derby dove l'invasore è stato fermato dal portiere del Milan, che partiva dalla parte opposta del campo, con i poliziotti che guardavano la scena come spettatori non paganti. Una volta preso il tipo in consegna lo portavano fuori, non senza consentirgli di fare il saluto nazista a tutto lo stadio!

Quest'ultimo episodio aggiunge poco o nulla al mio commento ma un po' mi è rimasto sul groppo un po' volevo subdolamente ricordare quel derby :-) 

@Ruggeri: Faccio fatica a credere che tu abbia in tutta la tua vita solo avuto esempi negativi circa la professionalita' delle forze dell'ordine. Questo tipo di post non aiuta chi fa il suo dovere con onesta' e dedizione per lo stato e le sue leggi con uno stipendio quasi mai proporzionato al pericolo a cui si espone. Personalmente non sono parente di nessun  poliziotto ne carabiniere ma sono stata a contatto con parecchi di loro per via della mia vita al seguito di un militare e ti posso assicurare che la mia visione per chi svolge questo lavoro e' molto meno pessimista della tua. Dare addosso a chi fa parte del sistema che ci garantisce una democrazia (ci vuole una forza dell'ordine in ogni stato democratico) non e' la strada giusta. Bisogna protestare perche' chi ci governa faccia leggi migliori e si assicuri di mettere nella condizione che i suoi agenti possano lavorare adempiendo allo scopo per cui sono addestrati cioe' a far funzionare democraticamente un paese. Non sono negligenti alla base: il vero marcio sta alla testa del paese.

Personalmente non sono parente di nessun  poliziotto ne carabiniere

Io invece ho fatto il carabiniere ausiliario***, ho parenti nelle forze dell'ordine e uno, a me molto caro, è morto assassinato in servizio. Quindi credimi non sono uno che scrive A.C.A.B sui muri, anzi sono un estimatore del loro lavoro. Proprio per questo mi arrabbio a vedere lo stato in cui versano loro ed i servizi che offrono e la grande mancanza di meritocrazia, che non aiuta assolutamente anzi.

Come dicevo sopra la mia critica non è alla truppa, è al loro comando e alla loro coordinazione e per comando non mi riferisco certo ai marescialli ma ai ministeri competenti e agli alti ufficiali. Gli episodi che ho citato non sono certo errori di truppa ma sono errori dovuti a preparazioni, addestramento e ordini male impartiti. Anche la mancanza di un sistema meritocratico è riconducibile alle "alte sfere". Mancanza di meritocrazia che fa prendere uguale stipendio (o quasi) agli imboscati, che si evitano i problemi, e chi invece vive il suo lavoro come missione rovinandosi il fegato.

Chiarito questo punto è importante chiarire che non è solo un problema di leggi come dici tu. Certo alcune leggi sono fatte male e quindi poco applicabili nella pratica. Questo crea problemi alle forze dell'ordine ma altre leggi sono invece perfettamente applicabili solo che bisogna volerle applicare e bisogna sapere come fare.

Insomma: in Italia ci lamentiamo di avere un problema di "efficienza" in vari settori/servizi: giustizia, sanità, scuola, università ecc, ecco per me lo abbiamo anche nelle forze dell'ordine ma mi sembra che nessuno (nemmeno Fare) lo abbia a cuore o se ne sia accorto.

PS

*** Non vale scrivere:"questo spiega molte cose" ;-)

Corrado

giuliana allen 29/7/2013 - 23:44

ADESSO si che ti sei spiegato, il tuo post iniziale invece a me aveva dato tutt'altra impressione ,percio' la mia rimostranza

sottolineo che ora che hai chiarito "a modino" come si dice a Pisa, ci ritroviamo a pensare d'accordo e purtroppo anche sulla tua glossa su Fare siamo in sintonia : una amareggiante fiammata di ideali sperperati

ciao giuli

Un interessante articolo di Severgnini sul blog 27esima ora. Articolo corredato di statistiche e tabelle. Il commento del giornalista sottolinea come l'approccio al tema sia diverso per genere. Le donne ne parlano e scrivono di piu', i maschi meno (pensiero del Bsev). Ricordo che quando lessi questo articolo su nFA mi disturbo' la scelta dell'approccio (se ricordo giusto si voleva dimostrare che non siamo di fronte a un fenomeno in crescita) so che non vi piace essere criticati, ma a me questo approccio disturbo' molto perche'  definire il fenomeno come non in crescita, mi sembro' un modo per svilirlo.  Oggi lo scritto di Severgnini mette maggiormente a fuoco il disagio che come donna provai leggendo  questo articolo su nFA e percio' vi consiglio di leggerlo dentro il corriere on line

allora leggiamoci il rapporto del ministero degli interni:

(riporto dal Corriere)

"Un paese che non riesce a fermare la strage delle donne. Questa la fotografia che viene fuori dal dossier del Viminale sull'attività delle forze dell'ordine lo scorso anno e presentato dal ministro dell'interno Angelino Alfano. Circa il 30% degli omicidi commessi in un anno in Italia (505) ha come vittima una donna. Dall'entrata in vigore della legge sullo stalking, si legge ancora nel dossier, sono state 38.142 le denunce presentate, di cui 9.116 dal primo agosto del 2012 al 31 luglio del 2013. A denunciare nel 77% dei casi sono sempre le donne."

si puo' sperare, da credenti, che siano ,alla fine, tutte "assunte" in cielo

E, intanto, il fenomeno dell' "impennata" di femminicidi ha trovato il giusto spazio in televisione! Domenica prossima Adam Kadmon ci parlera della "crescita esponenziale di femminicidi" negli ultimi anni, insieme a vampiri, extraterrestri e signoraggio!
:D

ma perché scrivete ste cose? Io ero qua tranquillo e non sapevo nemmeno dell'esistenza di Mistero o Adam Kadmon.  Mo' me lo sono guardato su internet e mi ha colto lo sconforto; va beh che è Italia 1, ma accidenti ...

:)

francesco russo 1/10/2013 - 08:14

ahahahah, ma certe trasmissioni hanno anche un lato positivo e socialmente utile! funzionano come signaling: se una cosa finisce a Mistero, stai certo che è una bufala! :D

(P.S. Ovviamente, non intendo dire che sia una bufala il fatto che molte donne vengano uccise - ogni singolo omicidio è una tragedia - ma il fatto che si parli di "emergenza femminicidi". Mi sembra giusto specificarlo, prima che qualche lettore fraintenda le mie parole ed esse finiscano per ferire l'altrui sensibilità...)

ma oggi si celebra la giornata del diritto alla scolarizzazione soprattutto negata alle bambine e all'interno di questo articolo c'e' una tabella con delle statistiche dalle percentuali molto sinistre. Voi che siete bravi con i numeri sapete dirmi perche' non dovrebbe disturbarmi vedere il mondo sotto questa ottica?http://27esimaora.corriere.it/articolo/undici-milioni-di-bambine-schiave-nel-mondo-la-campagna-indifesa/infografica2/

Vorrebbe dire che in Europa (tanto per rimanere in luoghi che conosco meglio) un quarto delle donne, comprese anziane e bambine, vengono stuprate? Oppute l'infografica dev'essere interpretata diversamente? E come?

International Day for the Elimination of Violence Against Women


Next Monday, Nov. 25, observance of the International Day for the Elimination of Violence Against Women.  The event was created to mark the 1960 assassination of the Mirabel sisters, whose story is recounted in  Alvarez's book  In the Time of the Butterflies. 


The observance kicks of 16 Days of Activism Against Gender Violence, from Nov. 25 to Dec. 10, International Human Rights Day.

During this time, we are encouraged to wear the color orange as a symbol of commitment to this vital issue. The U.N.'s Secretary General is inviting us to "Orange the World in 16 Days: End Violence Against Women and Girls!"


lo so, abbiamo certamente problemi piu' pressanti. Non e' certo vestendoci di arancione che diamo un colpo di reni a questo strazio. Almeno pensiamoci, riflettiamoci, informiamoci e per chi crede, preghiamo.

Oggi sul corriere un articolo che ci "spiega" come il femminicidio sia in crescita e la città più violenta sia Roma...

Senza speranza...

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