E finanziare gli esodati tagliando la spesa?

28 ottobre 2012 sandro brusco

Un recente emendamento in Commissione Lavoro alla Camera ha proposto di aumentare la spesa pensionistica per aiutare i cosidetti ''esodati'', quei lavoratori che hanno perso il posto o si sono dimessi dal lavoro in attesa di andare in pensione e sono rimasti spiazzati dai nuovi requisiti pensionistici della riforma Fornero. L'emendamento, proposto da tutti i partiti, propone di finanziare l'aumento della spesa con un aumento dell'Irpef di 3 punti per i redditi superiori a 150.000 euro per gli anni 2013 e 2014.

Non voglio qua entrare nella questione di quali sono i modi più opportuni per aiutare gli esodati. Voglio solo fare due conti su quanto può rendere l'aumento dell'Irpef e chiedere se veramente non ci sono altri modi per reperire questi soldi.

Cominciamo guardando quanto renderà questa tassa addizionale (o ''contributo di solidarietà'' come viene chiamato dai nostri politici privi di senso dell'ironia). Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia ha meritoriamente iniziato a rendere disponibili on line i dati sulle dichiarazioni dei redditi. A questo link trovate la distribuzione dell'Irpef dichiarata nel 2011, facente riferimento all'anno 2010. Ci interessano in particolare i redditi sopra i 150.000 euro. Quanto sono i contribuenti in questa categoria e quanto dichiarano in media? Abbiamo raccolto la risposta in questa tabella, i dati originari sono al link precedente.

Classe di reddito Numero contribuenti Reddito medio
Da 150.000 a 200.000 74.798 170.670
Da 200.000 a 300.000 45.605 238.840
Oltre 300.000 30.590 574.320

I contribuenti che hanno dichiarato più di 150 mila euro sono (curiosamente) poco più di 150 mila e rappresentano circa lo 0,37% del totale dei contribuenti. Quanto si ricava da questi signori aumentando l'aliquota del 3% per i redditi superiori a 150 mila euro? Occorre prendere il reddito medio di ciascuna classe, sottrarre 150.000, moltiplicare per il numero di contribuenti nella categoria e poi applicare il 3%. Si somma il tutto per le tre classi di reddito e si ottiene il totale.

Per esempio, i contribuenti che hanno dichiarato un reddito tra 150.000 e 200.000 euro hanno in media un reddito di 170.670 euro, per cui pagheranno l'aumento di tassa su 20.760 euro. Il 3% di tale cifra è 620 euro. Moltiplicando per 74.798, numero dei contribuenti in questa classe di reddito, si ottengono circa 46 milioni. Facendo lo stesso per le altre due classi di reddito e sommando alla fine si ottengono 557 milioni.

Non sappiamo se una cifra del genere (per i due anni 2013 e 2014) sarebbe sufficiente a coprire le maggiori spese richieste dall'emendamento, dato che su questa faccenda degli esodati i numeri e i costi non sono mai stati chiari. Sembra poco a dir la verità (e se così fosse vorrebbe dire che la copertura è fasulla), ma non è di questo che vogliamo discutere.

Vogliamo invece porre una semplice domanda: veramente non era possibile trovare l'equivalente di 557 milioni per due anni tagliando altre spese? Se ai parlamentari manca la fantasia, ecco un semplice suggerimento. Stimando che, a occhio, un parlamentare costi circa 200.000 euro l'anno si potrebbe ridurre il numero di senatori a 100 e il numero dei deputati a 200. Si passerebbe così da 915 (630 deputati e 315 senatori, senza contare quelli a vita) a 300 parlamentari. 200.000 per 615 significa un risaparmio di 123 milioni l'anno. In due legislature il risparmio sarebbe di 1.230 milioni, più del gettito generato dalla sovratassa per due anni. Per i sofisticati si possono anche fare i conti scontando i risparmi futuri (e allungando l'orizzonte), la faccenda cambia di poco. Oppure, sempre a occhio, si possono eliminare completamente i contributi ai partiti e alla stampa. Altre idee simili sono facili da trovare, per cui non insistiamo. Ci risparmino quindi i signori parlamentari la stucchevole retorica sul ''contributo di solidarietà''. Se vogliono essere solidali sul serio sanno cosa possono fare veramente. E non lo stanno facendo.

Un punto finale. Senza dubbio ci sono quelli che trovano sempre e comunque una buona idea ''aumentare le tasse sui ricchi'', per cui non vedono la necessità di tagliare le spese. A costoro faccio presente una cosa elementare: il livello di progressività dell'imposta sul reddito può essere deciso indipendentemente dal livello di spesa da finanziare.  Per essere più chiari: se vi piace l'idea di aumentare le tasse pagate dai più ricchi (sempre e comunque?), fatelo pure a prescindere dalle spese che vanno finanziate, e tagliate al tempo stesso le tasse per i meno abbienti. Lo si può fare in molti modi: abbassando l'Irpef pagata dai redditi più bassi, riducendo l'IMU sulla prima casa per valori sotto una certa soglia, diminuendo l'IVA sui beni di prima necessità, c'è solo l'imbarazzo della scelta.

Immaginate quindi che quei 557 milioni li tirino fuori i meno abbienti, ai quali non viene scontata la tassa in più pagata da chi guadagna più di 150 mila. Sono quindi loro che finiscono per finanziare non gli esodati ma i partiti, i giornali o i parlamentari in più. E chiedetevi ora di nuovo quanta ''solidarietà'' ci sia in quel contributo che i parlamentari impogono ad altri.

25 commenti (espandi tutti)

Esodati

savepan 28/10/2012 - 17:35

Gentile Dr. Brusco, il suo riflessione è, in generale, consivisibile anche se richiederebbe un ragionamento un pò più articolato.

Solo due osservazioni-

La prima: gli esodati non si sono dimessi; hanno concordato (in un quadro di regole esistenti) col Governo e le aziende, in una situazione di crisi, un percorso per giungere fino alla pensione.

La seconda : non comprendo se i 557 milioni si intendono per un anno o per entrambi; in ogni caso i1.230 milioni da Lei indicati sarebbero il risultato di sieci anni; mi pare ci sia una certa differenza.

Cordiali saluti.

I partiti italiani prendono circa 500 milioni all'anno di finanziamenti pubblici. Abolendoli, in ossequio alla volontà popolare solennemente e inequivocabilmente (oltre il 90% di si) espressa nel referendum del 1993 ce ne sarebbero più che abbastanza...

OT: IMU

saul 29/10/2012 - 09:17

Credo sia abbastanza OT, però c’è una cosa che mi incuriosisce: l’abbassamento dell’IMU in alternativa alla riduzione dell’irpef (come soluzione proposta) non è cosa ben differente?

 Un abbassamento dell’IMU porterebbe benefici a chi ha redditi bassi ed  è anche proprietario di casa; chi ha redditi bassi senza avere la proprietà di una casa non godrebbe di alcun beneficio (mi sono sempre chiesto perché invece di ridurre l’IMU non si pensi prima a far detrarre dai redditi l’affitto a chi casa non la ha)?

a parte che pago un botto di IMU sugli immobili che ho ereditato

 

- preferirei pagare meno IRPEF (a meno di non avere redditi irrisori ed essere incapienti, l'IRPEF pesa di più);

 

- se serve a pagare i servizi comunali, è giusto far pagare l'IMU anche sulla prima casa, strade, trasporti ecc. ecc. li usano tutti. 

IMU

andrea moro 29/10/2012 - 19:51

L'abbassamento dell'IMU beneficia prima di tutto chi ha la casa di proprieta' piuttosto che chi e' in affitto (gli affitti sono determinati in un mercato in cui c'e' dalla parte dell'offerta anche chi non beneficia della eventuale abbassamento IMU, se ci fosse, che di solito va solo alla prima casa).

In generale, i motivi per cui occorre incentivare il possesso delle case tramite beneficio fiscale sono piuttosto vaghi. 

è uno dei miei parametri di riferimento per vedere se realmente questo paese esprime qualche vagito di tentativo di cambiamento, ovvero sbloccare finalmente l'offerta degli affitti.

 

E' da almeno venti anni che aspetto di vedere se si riesce a realizzare questa soluzione semplicissima nelle modalità di applicazione ma difficilissima politicamente in una diffusa cultura del mattone e della bassa mobilità lavorativa.

 

Neanche adesso i comuni lo applicano veramente, visto che ormai i sono arrivati alle condizioni finanaziare limite e  che dovrebbero finalmente obbligare l'impiego di tale soluzione.

 

Ci stanno pensando solo i comuni vacanzieri, ma solo per incularsi chi non ha la seconda casa per vacanza e che non la residenza, ovvero non è un elettore del comune.

Il problema però è che ci sono tanti  elettori  che vivono di rendita con la seconda casa affittata in nero o contratti brevissimi stagionali.

 

 

Questa è una soluzione che poteva essere avanzata da un VERO governo tecnico, non da questa manica di cialtroni improvvisati che hanno fatto scappare le barche dall'italia, cialtroni, invece di colpire opportunamente le abitazioni che sino al prossimo terremoto non si possono muovere hanno colpito inopportunamente le barche.

Una possibilità potrebbe essere quella di fare pagare l'IMU all'inquilino, quando esiste, anzichè al proprietario. Dopo tutto dovrebbe servire a pagare i servizi forniti dal comune, dei quali fruisce chi effettivamente occupa l'immobile.

 

Una seconda soluzione potrebbe essere di rendere deducibile l'IMU pagata dagli affitti ricevuti ai fini del calcolo IRPEF. Intendo SOLO dai redditi da affitti: chi non ne ha non deduce.

 

Infine "l'opzione nucleare" sarebbe di elevare di molto le aliquote IMU ed allo stesso tempo rendere gli affitti percepiti non imponibili ai fini IRPEF. Questo si potrebbe temperare ad esempio limitandola agli immobili affittati come abitazione principale (no uffici, seconda casa, studenti) ovvero agli immobili affittati a canone concordato.

 

Infine bisognerebbe porre rimedio al problema degli inquilini morosi: sfatto effettivamente eseguito in tempi brevissimi e, ovviamente, non imponibilità dei canoni dovuti ma non pagati.

 

Tutto questo evidentemente ha un senso se l'obiettivo è quello di fare tornare sul mercato numerosi immobili che attualmente ne sono fuori (idle capital); se l'obiettivo è diverso (es. massacro), diversi dovranno essere anche gli strumenti.

Ho già spiegato le motivazioni che ormai dovrebbero essere note, attualmente il massacro è su chi ha necessità di una casa e non ha suffcienti fondi (se non li paghi con la casa li paghi con i trasporti per sembrare di pagare meno), la mobilità per motivi lavorativi è già massacrata dai genitori iperprotettivi e iperegoisti, i dipendenti delle imprese commerciali al dettaglio sono massacrati e costretti a lavorare in parte in nero perchè i titolari devono pagare fior di affitti, la normativa è massacrante perchè antiquata infatti non è possibile, per esempio, aprire una agenzia di viaggi on line devi avere un locale commerciale, etc...

La finalità è immettere sul mercato una quantità di case e locali che sono vuoti ( a cagliari città sono almeno 2000-3000 censite da poco) e che si crei una concorrenza che abbassi i prezzi e che permetta anche di scegliere delle case che non sono dei tuguri.

La soluzione di far pagare l'imu all'affittuario che deve anche pagare l'affitto (anche se un pochino più basso) non risolve e non incontra l'esigenza della domanda di case, cioè che la cifra totale da pagare è sempre troppo alta e comunque non ci sono soluzioni alternative che abbassino sensibilmente l'affitto al di fuori di un contesto di diffusa fame nera a cui stiamo arrivando.

Che senso ha abbassare il prezzo dell'affitto dell'immobile e poi far pagare con l'imu la cifra che si risparmia? Perchè usa i servizi del comune? allora anche tutte le spese condominiali dovrebbero essere a cura dell'affittuario, se questo è presente, in quota agli anni di utilizzo dell'appartamento.

 

Vabbè continuamo a tenere gli immobili vuoti.

Chi paga l'IMU

massimo 1/11/2012 - 15:47

Il senso sarebbe che l'inquilino pagherebbe l'IMU se l'immobile è affittato, altrimenti rimarrebbe a carico del proprietario; si determina un incentivo ad affittare anzichè tenere sfitto. E la giustificazione formale saezbbe appunto che è l'inquilino e non il proprietario, che magari abita in un altro comune, ad usufruire dei servizi che, in teoria, sarebbero finanziati con l'IMU. Quanto alle spese condominiali, quando esiste un inquilino questi ne paga una parte, per esempio, ma non solo il riscaldamento (si lo so che a Cagliari è poco, ma altrove è pesante), secondo norme precise e consolidato nel tempo.
Le altre due proposte ti piacciono? Guarda che nella sostanza non sono affatto tenere con i proprietari, soprattutto quelli che preferiscono tenere sfitto si troverebbero a pagare un bel gruzzoletto...
D'altra parte se uno è massacrato da genitori iperprotettivi non può mica dare la colpa a uno che con i suoi risparmi ha preferito comprarsi un appartamento anzichè una Jaguar.

Il senso sarebbe che l'inquilino pagherebbe l'IMU se l'immobile è affittato, altrimenti rimarrebbe a carico del proprietario; si determina un incentivo ad affittare anzichè tenere sfitto.

Ma se l'aspirante inquilino  non ha soldi sufficienti per pagare 100 ma riesce a pagare 60 mispieghi che cacchio gli cambia se affitto + imu è sempre vicino a 100 invece che a 60.

Ma vivi con i soldi di babbo o sei un sinistrorso che pensa che i soldi crescono sul pero?

Tu aumenti una offerta che fa abbassare i prezzi e poi la differenza di costo del fitto  lo  ripaghi in IMU, a questo punti gli aspiranti inquilini si trovano improvvisamente per magia da 60 a 100 e affittano la casa ... ma vai anche a votare vero? Ma un test per impedire l'accesso al voto per chi crede alla magia non è possibile? 

 

Quanto alle spese condominiali, quando esiste un inquilino questi ne paga una parte, per esempio, 

Staco cercando di spiegarti che se tu hai una casa crei degli oneri a prescindere per il mantenimento del bene e di quello che ti sta intorno, se hai una casa devi avere dei servizi intorno a prescindere dal consume delle persone che possono non essere presenti, come le spese condominiali, oddio, ma ci sei o ci fai?



Guarda che nella sostanza non sono affatto tenere con i proprietari, soprattutto quelli che preferiscono tenere sfitto si troverebbero a pagare un bel gruzzoletto...

Ma non voglio essere cattivo con i proprietari, se affittano l'imu rimane bassa e certo avranno una entrata inferiore sull'affitto, ma sempre superiore al tenerlo fermo.

Il problema principale l'avranno i costruttori che vogliono vendere a certi prezzi e infatti sono loro che remano contro l'imu alta per le case sfitte.

 

Allora se NESSUN aspirante inquilino (non uno in particolare) ha abbastanza soldi per pagare l'affitto richiesto dal proprietario, più l'IMU, l'alloggio rimane sfitto ed il proprietario non solo non becca un centesimo, ma paga l'IMU e le altre tasse e le spese condominiali.  Per evitarlo dovrà abbassare le richieste fino a quando trova qualcuno.

 

Quanto ai servizi forniti  enti locali, qui a Hogwarts ne beneficiano le persone, non gli immobili; è diverso fra i babbani? Mi fai un esempio? Ora devo lasciarti: domattina vado a fare spese a Dragon Alley.

 

PS: qualunque sia la strategia dei costruttori, non deve funzionare bene: stanno falleno a migliaia...

da considerare anche che se noi sottraiamo 557 milioni a chi li ha (la parte piu' ricca) avremo anche meno investimenti, meno consumi, meno bot comprati, minori possibilità di vendere asset pubblici per abbattere il debito. E dipenderemo per queste cose sempre piu' dagli investitori esteri.

Spirito di Ronald Reagan esci da questo corpo !!! :-)

Francesco di tasse non se ne può più, sono perfettamente d'accordo, ma l'argomento che usi non mi sembra molto appropriato, nella situazione italiana attuale, in quanto rimane valido anche quando si tassa la parte più povera, che comprerà ed investirà di meno, ma è numericamente molto più pesante soprattutto per quanto riguarda i consumi ed investire in un paese senza consumatori non ha molto senso. Quindi, a chi rimarrano dei soldi, andrà comunque ad investirli all'estero.

Inoltre c'è l'aggravante "sociale": togliere il 15 % a chi guadagna 1.000.000 e toglierlo a chi ne guadagna solo 1000 NON ha lo stesso effetto.

Comunque basta semplicemente dire forte e chiaro che aumentare la pressione fiscale attuale non può più essere una soluzione tollerabile.

Dopodichè non ci ascolterà nessuno e tutti torneranno a dibattere su come fermare i malvagi evasori.

La parte piu' povera secondo me compra, consuma, non investe.
Fa fatica ad arrivare a fine mese, cosa ha da investire?
La parte piu' ricca consuma, risparmia, investe.

Certo ma il caso pratico parla di 620 euro annui per chi ne guadagna da 150 a 200.000. Dici che sono proprio i 600 euro che fan saltare l'investimento? Più che di mancati investimenti si parla di un iPhone in meno.

Sia chiaro: sono assolutamente d'accordo con quello che affermi da un punto di vista generale, contestavo solo il riferirlo allo specifico di questa "patrimoniale".

Poi che in questo paese si penalizzi chi vuole investire e creare lavoro è evidente, tant'è che fino a poco tempo fa l'investimento tipo era nel "mattone" o in "bot", già investire in una gelateria era roba da Gekko per gli standard italiani altro che finanziare start-up, ma le cause son ben più gravi e radicate di questo pur fastidioso gabello (IRAP, burocrazia,incertezza delle regole, cause legali troppo lunghe e tutto quello che ci diciamo su nfa da anni).

La tassazione irpef sui redditi alti ha effetti insignificanti sugli investimenti, perchè in un mercato globalizzato il risparmio va dove è meglio remunerato. Risulta invece disastrosa la tassazione media da record mondiale sui redditi d'impresa(total tax rate al 68,5%!!!), perchè quest'ultima tassa proprio i proventi di un investimento effettuato in Italia.

Ma non era già stata

Jo 29/10/2012 - 11:56

Ma non era già stata suggerita la riduzione dilazionata nel tempo delle pensioni? Se si crede che tale riduzione sarebbe eccessiva, si potrebbe scendere ad un compromesso, e cioè ridurre le pensioni non del 10% (per dire) ma del 5%, e la parte rimanente può essere finanziata così come viene descritto in questa argomentazione. Non è forse un buon compromesso?

Sarebbe un buon argomento da siluppare, arricchire, rendere puro e cristallino, vivo. Dico il concetto spiegato nell'ultimo paragrafo.

Se si vogliono ridurre le imposte per i redditi bassi non si potrebbe cominciare abolendo il minimo contributivo? Sarebbe equo ( perchè tartassare chi prenderà la pensione minima come gli evasori totali?) ed efficiente: lavori sommersi che riemergono, offerta di lavoro incentivata,minori distorsioni fiscali.

Se ai parlamentari manca la fantasia, ecco un semplice suggerimento. Stimando che, a occhio, un parlamentare costi circa 200.000 euro l'anno si potrebbe ridurre il numero di senatori a 100 e il numero dei deputati a 200. Si passerebbe così da 915 (630 deputati e 315 senatori, senza contare quelli a vita) a 300 parlamentari. 200.000 per 615 significa un risaparmio di 123 milioni l'anno. In due legislature il risparmio sarebbe di 1.230 milioni, più del gettito generato dalla sovratassa per due anni

Ho visto che poi il dibattito ha preso altre pieghe, però poi mi è venuat in mente una obiezione di principio: gli esodati sono un problema contingente, a un certo punto matureranno la pensione e si tratta di trovare una soluzione ponte, mentre la modifica del numero dei parlamentari è una riforma strutturale della costituzione.  

A parte i tempi tecnici che comporta, quali effetti sistematici e di lungo periodo ha sul sistema politico una riduzione da 615 a 200 dei parlamentari?

A me vengono in mente un paio di aspetti negativi: collegi elettorali molto grandi e aumento delle relative spese, riduzione della rappresentatività (modello Sicilia: immaginiamoci solo duecento seggi, una legge elettorale proporzionale e partiti di cui il più grosso arriva al 15% scarso. ) oppure del numero dei partiti, ma forzata, creando "partiti" che probabilmente sarebbero poco più di coalizioni rissose al loro interno, che poi si frantumerebbero in parlamento. Non è che il numero di parlamentari in Italia sia poi così astronomico se paragonato al Bundestag o all'assemblea nazionale francese.

Il problema è che si ragiona da falegnami brianzoli del secolo scorso (che chiedevano "sal custà" prima ancora di sapere di cosa si stesse parlando) . Non so se sia la crisi a ridurci così o siano stati gli anni sotto Tremonti***.

Il vero "costo" del parlamento non è dato dal numero di parlamentari (non dissimile da altri europei) ma dal fatto che non funziona. Quanto ci mette una legge ad essere approvata? I governi recenti sono andati avanti a decreti legge, voti di fiducia e, infine, votazioni di emergenza (non saprei come altrimenti definirle) . Andrebbe riformato per renderlo più efficiente, quello sarebbe un vero risparmio.

Stesso discorso per le province: sarebbe da rivedere tutta la struttura degli enti locali (includendo comuni, regioni e regioni a statuto speciale) per renderla più funzionale al territorio ma invece si guarda solamente l'aspetto "monetario".

La spesa si riduce anche spendendo meglio.

PS

***Sto parlando in generale di quello che si legge in giro al riguardo e non del post di Sandro che hai citato, del quale invece condivido la provovocazione/proposta (poi, nell'analizzare la situazione contingente del parlamento italiano, vanno considerati gli assurdi emolumenti che non hanno eguali in europa e lo stuolo di nani e ballerine imbarcato con le ultime elezioni via porcellum)

anche se direi "la soluzione è davanti a noi ... ma non la vogliamo vedere". E' da vent'anni che si parla di una riforma "costituzionale", la questione è che ciascuno la vorrebbe salvaguardando la sua posizione che è un po' come pensare di arrivare da qualche parte stando seduti.

Poichè è beneparlare di cose che si conoscono faccio una specifica che l'ottimo post di Sandro non fa. Gli esodati di cui si parla non sono quelli che hanno concordato con l'azienda una buonuscita monetaria sufficiente a coprire gli anni mancanti all'età della pensione, e che sono rimasti scoperti (fottuti è meno elegante, ma rende meglio l'idea) dalla riforma Fornero, no per quelli la copertura finanziaria già c'è e non costituisce un problema.
Gli esodati acui andrebbero i 557 mln del contributo di solidarietà (ma c''è stato un terremoto ?) ,e di cui la Fornero non vuol sentir parlare, sono tutte quelle persone che hanno perso il lavoro e potrebbero avere avuto un qualche requisito pensionistico, ma che la riforma Fornero taglia decisamente.
Mi spiego : lavoratori con 35 anni di contributi e  62 anni di anzianità in un lavoro "usurante" potevano aver diritto alla pensione, magari avevano 61 anni,  l'azienda aveva chiuso, ma versando da soli un anno di contributi potevano avere la pensione. Adesso no. Non sono esodati, nessuno gli aveva promesso il Bengodi, sono un discreto numero di individui che possono tranquillamente ancora lavorare, ma qualcuno, forse sperando nei loro voti, vuol far arrivare al traguardo: una bella pensione a spese degli altri,giusto per i puntini sulle I.

E se volete vi faccio i nomi e cognomi di azienede decotte, tenute in vita dalla CIG e dai contributi straordinari, piene di "lavoratori" 55/60 enni, che non lavorano da anni (solo in nero per non perdere la CiG) e che adesso sperano nell'ennesimo regalo. Ex Italtel. Ooops un nome mi è scappato.

Non ci lascerete mica da soli questa notte!?!?
E il live blogging?
E i commenti?
E Sandro che mentre tutti festeggiano si preoccupa della maggioranza al Senato?

Insomma, è previsto qualcosa per questa notte o dobbiamo fare da noi?
In ogni caso, grazie come al solito dell'ottimo lavoro.

chiarimento

nicola 20/1/2013 - 11:29

Nel programma di FiD ho trovato questo passaggio che non ho capito:

Per quanto riguarda il primo problema, occorre distinguere tra pensioni retributive (che rappresentano ancora la gran parte delle pensioni di nuova liquidazione e la quasi totalità delle pensioni in essere) e pensioni contributive. Per le prime, risparmi potrebbero venire dallo stabilire un collegamento tra la vita attesa e le pensioni calcolate con il metodo retributivo. Altri risparmi potrebbero venire dall’introduzione della prova dei mezzi per le pensioni di
reversibilità.

Me lo potreste spiegare?

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