Il grande sperimentatore

20 gennaio 2007 alberto bisin
Reagan era il grande comunicatore. Barack Obama sara' il grande sperimentatore. Ha provato di tutto, dalla cocaina al post-modernismo.

Barack Obama, senatore Democratico degli Stati Uniti, e' in corsa per la presidenza. E' giovane, intelligente, e un po' inesperto. Ha scritto un libro per presentare se stesso e le sue idee, che abbiamo qui recensito. Ne ha scritto un altro tempo prima per riflettere sulle proprie origini, forse piu' onesto, certo meno attento all'impatto mediatico delle sue rivelazioni. In questo infatti ha raccontato dei suoi esperimenti giovanili con la cocaina. Ne hanno parlato tutti, della storia della cocaina.

Un'altra storia, molto piu' divertente, ha invece a che fare con i suoi trascorsi intellettuali. Obama ha studiato ad Harvard, e' stato direttore della Harvard Law Review (le riviste di legge sono normalmente gestite dai migliori studenti delle universita' che le pubbicano). Fra i suoi predecessori alla Harvard Law Review ci sono personaggi poi diventati politici importanti e tanti giudici anche della Corte Suprema (Antonino Scalia per esempio). L'altro ieri il giornale dell'Universita' di Harvard, l'Harvard Crimson, ha riportato le parole di Laurence Tribe di cui Obama e' stato assistente, alla scuola di legge di Harvard, appunto. Tribe e' un giurista costituzionale di eccelsa fama; uno di quelli le cui idee veramente contano negli Stati Uniti. Nella sua web-page dice che accetta interviste della stampa sui seguenti temi: aborto, diritti e liberta' civili, Primo Emendamento, federalismo, free speech, privacy, religione e rapporti stato-chiesa, separazione dei poteri, diritti degli stati, Corte Suprema. Tant'e'. Insomma, Tribe dice (piu' o meno, traduzione mia):

la prospettiva teorica di Obama, consistente nell'applicare la fisica moderna alle discipline giuridiche, e' molto importante

Greg Mankiw, nel suo blog, ha trovato un articolo di Tribe, in cui Obama e' ringraziato in nota, che discute esattamente dell'applicazione della fisica al diritto costituzionale. L'articolo lo si puo' leggere qui (per chi ha l'abbonamento a JSTOR).

E' una gemma! A partire dal titolo, che fa riferimento alla "curvatura dello spazio costituzionale." E poi il testo, che cita la meccanica quantistica, la teoria della relativita', etc., per poi venderci una versione annacquata e distorta dell'uncertainty principle di Heisenberg (traduzione mia, dal riassunto iniziale):

I giudici in particolare non possono semplicemente risolvere dispute tra individui senza alterare permanentemente lo spazio legale e sociale.

Lo "spazio legale e sociale"? Stupidaggini come queste, usare parole difficili e teorie ancora piu' difficili dalla fisica moderna per far apparire profonde idee banalissime, sono purtroppo comuni in accademia, soprattutto nelle facolta' di letteratura (ma non solo) negli Stati Uniti (anche se molti dei precursori di cotanta sofisticatezza intellettuale, cui ci si riferisce col nome di French Theory, sono francesi: Lacan, Baudrillard, Derrida, Deleuze, Guattari, Virilio). In generale tutto questo entra in una scatola concettuale che puo' essere definita in milioni di modi diversi ma va generalmente sotto il nome di Postmodernismo.

Soprattutto l'idea che Relativita' nel senso di Einstein significhi che tutto e' relativo, che la realta' non esiste, etc. e' affermazione considerata ovvia nei circoli postmoderni. A questo proposito, anni fa un collega di NYU, il fisico Alan Sokal, mando' un paper pieno di stupidaggini altosonanti alla rivista piu' prestigiosa di studi postmoderni, Social Text, che lo accetto' con grande entusiasmo. Da questo segui' uno sputtanamento (non saprei come chiamarlo altrimenti mantenendo la stessa capacita' espressiva) esilarante e ripetuto attraverso libri, articoli, dibattiti e altro (il tutto si trova nella pagina web di Sokal - anche la chicca di una discussione con Vattimo in italiano).

Sto divagando. Insomma, a me questo Obama sta simpatico. Pure il Postmodernismo da trincea ha provato. D'accordo, intellettualmente e' roba da pazzi. Ma scagli la prima pietra chi (almeno tra gli economisti) da giovane non ha sognato di diventare famoso applicando all'economia una qualche matematica oscura, esoterica, e sconosciuta ai piu'. Fortunatamente Obama ha mollato presto l'osso intellettuale.

Laurence Tribe no, lui ci fa proprio una figura da p... Primo, per quello che ha scritto (e non era un bambino). Secondo, perche' ha firmato lui l'articolo da solo (ringraziando Obama e altri in nota); mentre, adesso che Obama corre per President, da' a lui i meriti intellettuali dell'operazione. Terzo, perche' crede di fare un favore a Obama a dargli i meriti intellettuali dell'operazione, non avendo ancora capito che le cose che ha scritto non sono che spazzatura (certo, si potrebbe pensare che Tribe stia invece abilmente e strategicamente scaricando la vergogna per avere scritto l'articolo su Obama, ma non e' certo cosi'; sarebbe imputargli troppa intelligenza, che se l'avesse davvero non avrebbe scritto quelle cose).

Infine recentemente Obama si e' fatto fotografare in costume ai Caraibi. Nonostante i rotoletti di ciccia, ha apparentemente generato l'apprezzamento di molte signore, magari attempate, ma pur sempre con diritto di voto. Le prova tutte, ma proprio tutte.

Insomma, mi sta proprio simpatico, il grande sperimentatore.

18 commenti (espandi tutti)

Se tratti così quelli che ti stanno simpatici, non vorrei esserti antipatico

Nel 1996 uno studente australiano, Andrew Bulhak, scrisse un generatore stocastico programmabile di testi chiamato "Dada Engine", e uno dei piu' divertenti scripts per esso produce articoli postmoderni (l'esperienza e' descritta nell'articolo "On the simulation of postmodernism and mental debility using recursive transition networks"). Un esempio online sta qui: ogni refresh sul browser produce un nuovo pregevole articolo con tanto di riferimenti bibliografici, pronto per la pubblicazione :-). Anni fa mi divertii a comporre un testo ibrido tra il suo output e testi originali di Derrida: nessuno riusciva a distinguere le due componenti!

Dato che anche l'articolo di Sokal e' dello stesso anno, non so chi ha influenzato chi, o se si tratta di un caso di great minds thinking alike...

Ma come no,  l'avevo usato anch'io qualche anno fa in un paio di seminari (una storia lunga);  semplicemente meraviglioso! Grazie per avermi ricordato della cosa.

Beh, raccontala ...

 

Come al solito Enzo inverte i links (facendo pubblicita' a Monash University) ma il Dada Engine esiste, ed e' veramente notevole. Lo useremo, dunque. Tu sai se qualcuno ne ha fatto uno in italiano/tedesco/greco, che riproduca Cacciari e consorteria? Sarebbe molto utile alla battaglia culturale nel bel paese ...

La tristezza: piu' di dieci anni dopo la cosa segue imperterrita, ed il virus di questi dementi invade sempre di piu' le universita' americane, i loro dipartimenti di letteratura, filosofia, antropologia, "studi culturali' (esistono anche gli studi non-culturali, evidentemente), storia, sociologia, e via elencando. Piu' parli con costoro, voglio dire con i cosidetti "intellettuali" che popolano questi dipartimenti, piu' ti rendi conto non solo che cio' che dicono e' insensato ed incoerente, non solo che quanto scrivono e/o "studiano" nulla a che fare con la realta' o la logica, ma che sta diventando sempre di piu' un problema di semplice intelligenza. Nella stragande maggioranza, costoro sono personaggi abbastanza lenti, poco intelligenti, poco acuti, incapaci di seguire un ragionamento minimamente articolato, con poverissime capacita' d'astrazione e comprensione, e via elencando. Insomma, hanno un IQ basso, e non riuscirebbero a competere e ad avere successo in nessun ambiente specialistico dove competenze e conoscenze vere, oltre che intelligenza, venissero richieste. Quindi la paccottaglia propinata in questi dipartimenti irrilevanti, dove una mafia di egualmente mediocri li protegge e si autoperpetua, diventa provvidenziale fonte di pane e companatico, oltre che copertura della loro pochezza.

Ne ho avuto esperienza diretta durante gli ultimi quattro anni ascoltando i racconti, in bilico tra il terrificante ed il ridicolo, di mio figlio (che e' un senior in college a UCLA) e dei suoi compagni di corso. Tutti costretti dal regolamento universitario a frequentare una dozzina di tali corsi in quanto componenti essenziali del "General Education Curriculum" della University of California. Storie demenziali, veramene demenziali che non so neanche riprodurre, ma che sarebbe utile questi ragazzi mettessero per iscritto e rendessero pubbliche. Per quanto poco li si paghi, questi imbonitori sono pagati sempre troppo. 

Tra il serio e il faceto: perche' sono pagati troppo? O meglio, perche' sono pagati? E' un fallimento del mercato dell'istruzione US o e' colpa delle UC finanziate anche dai contribuenti?

NYU non e' finanziata dai contribuenti. Privatissima e postmodernissima. Io credo sia un fallimento dell'universita' negli Stati Uniti, puro e duro. Credo anche che sia un buon esempio per coloro che sostengono che l'accademia ha meccanismi troppo forti di auto-protezione e rendita (ne abbiamo discusso da qualche atra parte del blog, su tenure, anche con una certa violenza verbale). Ci sono anche tanti esempi contrari a questo proposito, ma questo e' a favore.

Credo anche che vedremo la stessa cosa in economia con i behavioralist; il loro attacco all'economia tradizionale e' basato sull'abbassamento degli standards e seguente lock-in via tenure. Su questa base, rischiano di vincere, con i giornalisti al loro fianco che finalmente non si sentono trattati da deficienti dagli economisti accademici (nel caso dei postmodernisti i giornalisti stavano al loro fianco perche' potevano far finta di capire, come chiunque altro)

Interessante, sostiene la stessa cosa un fisico, Lee Smolin, nel libro "The trouble with physics", nel quale critica string theory come non-scientifica e parla dei processi dell'accademia americana che hanno portato a renderla dominante. Ne parlero' quando finisco di leggerlo.

Agreed 100%, rent-seeking e tutto il resto, incluso behavioralisti, eccetera. Sviluppiamo il tema meglio, cosi' ci facciamo qualche altro "amico" potente, visto che non ne abbiamo abbastanza? Tanto, 100, o 101 che differenza fa?

 

E se il problema fosse (anche) che la concorrenza fra universita' basata sulla domanda di istruzione non funziona sempre bene? Alla fine immagino che i "postmoderni" facciano lezioni glamour (che attirano articoli sui giornali...) ed esami facili. E' possibile (correggetemi se sbaglio) che NYU e' piena di "postmoderni" dato che un sacco di newyorkesi con grana si iscrivono li' per seguire il corso dell'ultimo seguace di Derrida.

non direi che la domanda di istruzione ha alcun effetto reale sulla concorrenza tra universita', almeno a livello di universita' top 50. Gli studenti non scelgono l'universita' sulla base di chi ci insegna, anche perche' non sanno nella gran parte che corso di studi faranno. Pero' credo che la domanda di istruzione abbia effetto reale importante sulla concorrenza tra corsi di studi all'interno dell'universita' (che i postmodern facciano lezioni glamour e esami facili e' probabilmente vero e questo attira studenti dall'interno dell'universita'). 

NYU attira studenti da ogni dove tranne NY. Li attira soprattutto col fatto che e' a NY. Gli americani vanno a scuola lontano dai genitori. Di Derrida non gliene frega nulla a nessuno, almeno all'entrata.  

Se posso dire la mia: le universita' competono in uscita, sul prodotto finale; non direi che attirano studenti con corsi semplici. O perlomeno: attirano si' studenti, ma un po' piu' scadenti della media probabilmente. Lo studente quando sceglie una universita' fa una scelta di long run, mica si mette a seguire la moda dadaista o il giovane nuovo Derrida in erba. E se lo fa, alla fine della fiera le conseguenze ricadranno su di lui, no?

E appunto: se e' una moda, come tutte le altre mode passera'; se la carne sta altrove, prima o poi ci sara' qualcuno che se ne accorgera' (magari non a NYU, magari a chessoio UCLA per dire).  

le universita' competono in uscita, sul prodotto finale; non direi che
attirano studenti con corsi semplici. O perlomeno: attirano si'
studenti, ma un po' piu' scadenti della media probabilmente. Lo
studente quando sceglie una universita' fa una scelta di long run, mica
si mette a seguire la moda dadaista o il giovane nuovo Derrida in erba.
E se lo fa, alla fine della fiera le conseguenze ricadranno su di lui,
no?

 si, ma se il prodotto finale include un posto in una universita' a scrivere cose dadaiste...... 

comunque secondo me il fenomeno sta lentamente scemando. certo e' cosi' a NYU, ma mi pare piu' generalmente (non ho numeri, sarebbe interessante cercarli).

 

Per dimostrare che sono al di sopra di ogni sospetto premetto che considero lo scherzo di Sokal una grande trovata tant'e' che nella mia webpage personale lo annovero oramai da parecchio tra i miei eroi personali.

Detto questo, mi sembra che nell'articolo e nei commenti si dia un'immagine un po' semplicistica della galassia postmoderna. E' vero, Derrida, per fare un nome, non si riesce a leggere. Ma e' anche vero che non tutti i postmoderni sono Derrida. Foucault, per fare l'esempio forse piu' noto, ha scritto cose che sono molto meno astruse di Derrida e altri e che, a mio avviso, dei meriti ce li hanno avuti, se non altro quello di puntare il dito contro la mancanza di auto-riflessione in molta parte delle scienze sociali contemporanee (specialmente in America) o quello di sottolineare il forte ruolo socio-politico delle stesse. E non si deve necessariamente essere postmoderni per apprezzare questi meriti.

Insomma, mi sembra un po' ingeneroso dipingere i postmoderni come tutti uguali o tutti scemi. Tutto qui.

P

Insomma, mi sembra un po' ingeneroso dipingere i postmoderni come tutti uguali o tutti scemi. Tutto qui.

Si', e' vero: Foucault qualche merito ce l'ha, come per esempio l'aver recuperato Nietzsche dal suo sequestro da parte dei fascisti. E' vero che meriti maggiori in tal senso li ebbero Colli e Montinari, ma loro erano molto meno "flamboyant" di Foucault, e se fosse stato solo per loro il vecchio Fritz non sarebbe stato riletto da, che so, Liliana Cavani, e forse non avrebbe in questo modo raggiunto un'audience ben piu' vasta delle librerie accademiche.

Il problema reale dei postmoderni, secondo me, e' invece un altro: l'avere incoraggiato l'involuzione irrazionalista e regressista della sinistra. Di Marx si puo' dire di tutto, ma bisogna riconoscergli un merito: l'aver almeno tentato di creare un progetto politico per la classe operaia basato sulla scienza economica, e mirante a un diverso assetto della societa'. Lo fece, ahime', da hegeliano, postulando inevitabilita' storiche e parlando con la stessa sicumera che il suo maestro ostentava quando si autonominava portavoce ufficiale dello Spirito del Mondo; ma almeno traccio' un sentiero in avanti sulla mappa, puntando col dito alla direzione in cui, secondo lui, stava l'Isola di Utopia. E cio' che scrisse sul Manifesto del Partito Comunista a proposito del ruolo progressivo della borghesia batte di mille leghe i vaniloqui degli attuali fautori della "decrescita" stile Paolo Cento (yikes, presente sottosegretario all'Economia!), del protezionismo, della de-industrializzazione, e di quel che il buon Karl sommariamente definiva "l'idiozia della vita rurale". Non e' piuttosto triste come conservatori medievaleggianti come J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis siano oggi diventati i beniamini del pubblico cinematografico di sinistra?

Ma tornando specificamente ai postmoderni: quello che vedo come loro peccato originale e' il promuovere il separatismo e l'ulteriore marginalizzazione di chi e' gia' marginale. Hanno si' realizzato che la classe operaia non ha affatto il futuro brillante che Marx si aspettava, ma anziche' trarne incentivo per estrarne gli individui che ne fanno parte offrendo loro l'occasione di riqualificarsi in ruoli di maggiore soddisfazione e piu' remunerativi, e lasciarne morire la classe come categoria, si mettono invece a teorizzare sottoculture indipendenti e autonome dal processo economico "mainstream" e a mappare percorsi verso il basso, dal proletariato verso il sottoproletariato. Da qui le tesi dell'Autonomia e del movimento del '77, grandi fans di Guattari e Deleuze, su coatti e "studelinquenti"; l'enfasi sulle micro-negoziazioni economiciste stile anarco-sindacalismo Soreliano; l'attenzione ultra-localistica al "controllo del territorio"; e una generale attitudine da "riserva indiana" in cui ritagliarsi spazi piccoli piccoli. In termini relativi sempre piu' piccoli, in effetti, dato che nel frattempo le masse dell'Asia hanno scoperto i benefici del capitalismo e stanno rapidamente migliorando il loro tenore di vita. La', l'Anti-Edipo non ha molti lettori.

Foucault non lo ho citato nell'articolo proprio perche' sono d'accordo con te: ha scritto cose forse  pregevoli, certo leggibili ed interessante. Lo stesso io penso ad esempio di Bourdieu. Alcuni temi cari alla letteratura  postmoderna sono a mio parere temi interessante (ad esempio, la manipolazione delle preferenze a mezzo di pubblicita', o la questione della rilevanza di status o peer effects nelle preferenze). La mancanza di standards intellettuali  ha generato una classe di personaggi che dal sottobosco sono passati al bosco dei dipartimenti di lettere e cultural studies in America. Il fatto che in Francia il fenomeno e' nato  ma e' limitato secondo me e' dovuto  proprio al fatto che nella cultura  Francese nulla si muove se non attorno alle Grands Ecoles, e li' l'IQ della faculty e' alto, ma alto.

Segnalo questo divertente pezzo su Slate , che ha aperto un osservatorio su chi si prostra di più  ai piedi del moderno nume.

Il titolo e' evidente a tutti quelli che parlano o arabo o francese.

Obama ha molti pregi (ottimo girovita mi hanno detto ieri mattina le studentesse), e' bianco e nero che non guasta in tempi di meticciamento dell'umanita'; Obama ha un solo difetto ai miei occhi, non capisco che cosa dica di diverso dal 90% delle persone che incontro per la strada (si e' un errore far massacrare i ragazzi a Baghdad non si sa bene perche', si', ci vorrebbe una forma di assicurazione che aiuti i poveri, e' vero anche [la sindrome individuata dal collega Bisin del "ma pero'.."] che bisogna capire dove e come si trovano i soldi per pagare le labbra al silicone a tutti, che bisogna pur trovare una maniera di continuare far circolare i camoins, etc...

Fin qui nulla di nuovo.

Ma Mrs. Clinton cosa ha di meglio? 

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti