Grillo e le non-interviste dell'Espresso

11 gennaio 2008 andrea moro

Il fedele lettore Pepe ci segnala in un commento un meme che mi era sfuggito: una non-intervista a Beppe Grillo da parte di Alessandro Gilioli dell'Espresso, linkata prontamente da diverse dozzine di blog (e ora, in ritardo, anche da noi). Si tratta di una serie di domande più o meno retoriche in risposta all'iniziativa del V2-Day, la giornata di protesta in programma per il 25 Aprile contro la "casta dei giornalisti". Il giornalista si lamenta che Grillo si sia rifiutato di rispondere alle domande, dopo aver inizialmente acconsentito. Non so perché Grillo non abbia risposto, resta il fatto che le domande sono intellettualmente debolucce.

Le domande sono intellettualmente deboli perché, a parte la solita retorica sull'utilità sociale del giornalismo (davvero Grillo non pensa che i giornali possano svolgere utili inchieste? Non si ricorda Grillo di avere egli stesso esaltato Biagi e Montanelli?); o la difesa corporativa del settore (c'è qualche giornalista che si salva, che non fa parte della "casta?" Fanno parte della "casta" anche le migliaia di giornalisti sottopagati e precari?); a parte, dicevo, la retorica, le domande partono dal solito presupposto che pluralismo e libertà di informazione si debbano perseguire elargendo sovvenzioni pubbliche piuttosto che garantendo la concorrenzialità del sistema (Non ritiene sbagliato mettere sullo stesso piano giornali di partito e giornali veri che ricevono solo detrazioni postali? È consapevole che con l'abolizione indistinta delle provvidenze morirebbero giornali come il Manifesto e l'Internazionale, su cui Grillo stesso scrive?).

Retorica a parte, occorre innanzitutto ricordare a Gilioli le richieste di Grillo. La protesta del V2-Day servirà a promuovere l'abolizione del finanziamento pubblico all'editoria e l'abolizione dell'ordine dei giornalisti. Piaccia o meno, entrambi questi istituti costituiscono pesanti limiti alla concorrenza ed al pluralismo dell'informazione, (oltre che, nel primo caso, uno spreco di denaro pubblico). A Gilioli andrebbe spiegato che se proprio si vogliono spendere dei soldi pubblici per sovvenzionare il pluralismo, si potrebbe più efficacemente piazzare dei computer nelle biblioteche e nelle scuole dotandoli di una connessione broadband. Se il giornalucolo che sopravvive solo con le provvidenze pubbliche non riesce a comprarsi carta e francobolli senza l'obolo pubblico, pazienza. Con quattro soldi potrà pubblicare online ed acquisire così la possibilità di essere letto nei quattro capi del mondo.

Le richieste del V2-Day, invece, vanno nella direzione giusta. È evidente che l'obbligo dell'iscrizione all'ordine dei giornalisti, per quanto aggirabile ed aggirato, limita la libertà di entrata nel settore del giornalismo da parte di chiunque abbia voglia di scrivere ed essere letto. Non mi soffermo su questo punto del tutto ovvio. Riguardo il finanziamento pubblico va sottolineato piuttosto un dato che il giornalista sembra ignorare. Al contrario di quanto suggerisce con una delle sue retoriche domande, una buona fetta del finanziamento pubblico all'editoria (il 69%) avviene attraverso gli sconti postali, e viene elargita in gran parte ai maggiori editori. Per esempio, Mondadori, Il Sole 24 ore e Rcs si accaparrano da soli il 29% di questi sconti, che corrispondono ad un totale per questi tre editori di più di 50 milioni di euro. Ricavo questi dati da un interessantissimo documento dell'antitrust segnalato tempo fa dal lettore altikkun (maggiori dettagli a pagina 25 e seguenti del documento).

Questi dati indicano che una buona fetta delle sovvenzioni all'editoria viene elargita ad un oligopolio, ottenendo l'esatto contrario del pluralismo. Un oligopolio che può solo trarre giovamento dalla limitazione del pluralismo e della libertà di informazione. Un oligopolio di cui fa parte anche il gruppo editoriale Espresso-Repubblica, su uno dei cui sovvenzionati giornali scrive Gilioli. Quindi il Gilioli, prima di inventarsi interviste, farebbe bene a documentarsi per capire quanto effettivamente le elargizioni pubbliche vengano spese per garantire il "pluralismo dell'editoria" piuttosto che per alimentare le solite clientele.

 

12 commenti (espandi tutti)

il problema, nell'editoria, è che Mondadori, RcS e Espresso-Repubblica si mangiano il 98% degli introiti pubblicitari. Sappiamo tutti che la pubblicità ripaga tutto (si vedano molte riviste e i quotidiani "gratuiti". I piccoli hanno solo un'alternativa: o prendere i sussidi statali (e/o partitici), o chiudere. Non c'è alternativa. Quindi il primo passo sarebbe aprire il mercato pubblicitario nell'editoria. E' quello il vero problema e tabù. Non a caso invece, la GaBbanelli di Report ha impostato tutto sui "sussidi". Ma il problema vero è la pubblicità, di cui son gonfie le casse dei suoi amici di Repubblica-Espresso (che partirono coi denari del KGB, che ha pagato fino all'ultimo moltissimi suoi giornalisti, secondo Mitrokhin e ormai moltissimi riscontri e "ammissioni" silenziate).

Tornando al concetto di "non intervista" non-articolo, mi ha colpito un articolo di Saviano sul penultimo Espresso. Scriveva a proposito del serial americano su una famiglia di mafiosi italo-USA, un po' "normali". Era imbarazzante: scritto senza sintassi (non per vantarlo, ma mio figlio scrive meglio e con più chiarezza, a 10 anni). Inoltre occupava tre pagine ripetendo un unico concetto, e con le stesse parole. Se Grillo è stato zitto, ha fatto la migliore cosa che poteva fare. Continuasse così, sarebbe bravo. Purtroppo quasi sempre parla, sparla e straparla, peggio dei giornalisti.

Condivido, ma rilancio a partire dal titolo stesso dell'articolo.

Potrebbe non essere il luogo (comprendo bene che la "non-intervista" è presa dall'autore come utile pretesto per un articolo sulla situazione dell'editoria), ma la questione esiste: perché Grillo rifiuta il confronto? non solo la questione esiste, ma dal momento che Grillo è per molti una sorta di Messia rivoluzionario, la questione assume anche una certa rilevanza.

Se nei mesi a venire esisterà un dibattito rispetto a questo tema, merito indiscusso (a riflettere non si sbaglia mai) va a Grillo. Con lo stesso criterio, mi piacerebbe tuttavia ascoltare le risposte di chi tali questioni le ha sollevate... anche a domande retoriche. Non ne esce bene, e il fatto, in questo o altro post, dovrebbe essere discusso, visto che in Italia Grillo ha risonanza qualunque cosa dica.

"Retorica a parte, occorre innanzitutto ricordare a Gilioli le richieste di Grillo"... perchè non gliele ha ricordate Grillo stesso?!

Per il resto, concludo come ho iniziato: condivido.

La debolezza delle domande però non giustifica la mancata risposta. Una, per me, non è affatto debole: "È consapevole che con l'abolizione indistinta delle provvidenze
morirebbero giornali come il Manifesto e l'Internazionale, su cui
Grillo stesso scrive?"
I lettori del manifesto sono sicuramente una parte di quelli che hanno aderito al VDay e che comprano i biglietti per i suoi spettacoli. Non so quanto avrebbero ben digerito una risposta esplicita e coerente con gli obiettivi del V2-Day.

Anche a me spiace che Grillo non abbia risposto. Mi pare di avere chiarito e di avere sottolineato che si tratta, anch'essa, di domanda retorica e inutile. Chi ha detto che c'è pluralismo solo se tutte le opinioni hanno una adeguata esposizione in edicola? Mi spiace, nell'era di internet il pluralismo è garantito da blogger e similia, che permettono di pubblicare *gratis*, o, se non vuoi il banner pubblicitario, con pochissimi soldi. Ma anche negli anni 70, quanto costava stampare volantini col ciclostile? Non ci riuscivano persino le Brigate Rosse? Davvero occorreva il sostegno pubblico per rimuovere le "barriere all'entrata" nel mercato editoriale?

No, si tratta di spreco di denaro pubblico, che, ricordiamo, non piove dal cielo; è denaro tolto ad iniziative che potrebbero servire forse sì a dare accesso a piu' gente a fonti di informazione diverse davvero: intenet e broadband nelle biblioteche e nelle scuole. Forse che il blog di Grillo, che, per quanto viziato da populismo e demagogia, è una delle poche voci nuove degli ultimi anni, è cresciuto grazie al denaro pubblico? Se il Manifesto non ha abbastanza lettori per portersi sostenere, chiuda le stampe e metta interamente su internet. I lettori del Manifesto capiranno, specialmente quando si accorgono che possono risparmiare anch'essi un po' di soldi (oltre che le tasse).

 

Sul fatto che il pluralismo non si garantisce a suon di sovvenzioni statali, siamo tutti d'accordissimo; dico solo che Grillo tiene il piede in troppe scarpe a mio modesto parere :)

Andrea, sono d'accordo con te che se un giornale non ce la fa, chiude.

Ma la soluzione "va su internet, i lettori del Manifesto capiranno" è quantomeno azzardata : ce lo vedi mio padre andare in internet a cercare le pagine del Manifesto ?

Non pensiamo sempre che siano tutti informaticamente evoluti, dai.

Il punto è che la rete da voce anche a posizioni estreme che non riescono a pubblicare con mezzi tradizionali. Per questo ho auspicato che, se soldi devono essere spesi, vadano spesi facilitando la diffusione di broadband.

Se ci pensi, neanche la carta stampata consente l'esposizione di tutte le opinioni a tutti i potenziali lettori; questo non significa che il governo debba sussidiare l'istituzione di un canale televisivo per ogni frangia di pensiero, a spese della collettività.

Il punto è che la rete da voce anche a posizioni estreme che non
riescono a pubblicare con mezzi tradizionali. Per questo ho auspicato
che, se soldi devono essere spesi, vadano spesi facilitando la
diffusione di broadband.

Ed e' proprio questo che irrita i giornalisti di regime e chiunque teme un'informazione indipendente, e non solo in Italia: vedi le polemiche sui presunti pericoli del cosiddetto "daily me", dell'"echo chamber effect", "rischi sociali di Web 2.0" eccetera. I politici lo sanno benissimo: le sovvenzioni pubbliche a stampa e TV servono a pilotare il consenso dei cittadini con i soldi dei cittadini, e addomesticare movimenti emergenti cooptandone i leader presunti nel processo di spartizione di tale denaro.

Leggendo del secondo V-day mi e' venuta spontanea una riflessione: ci sono innumerevoli "caste" in Italia e Grillo, piu' o meno coscientemente, ha deciso di attaccarle in ordine di importanza, dove per importanza io leggo "responsabilita'". I politici vengono prima, e sono d'accordo. Segue l'informazione e sono nuovamente d'accordo (anche se per i secondi e' piu' un problema di incapacita' obiettive che di potere). Dovendo pensare ad un terzo V-day da pianificare con questi criteri io lo dedicherei volentieri alla classe pensante italiana, soprattutto quella universitaria.

E il terzo potere? Lo saltiamo a pie' pari? Come mai la magistratura e' tutto sommato attaccata si' da certi politici ma non dai cittadini? Forse veramente rappresenta un'isola felice in Italia per competenze, onesta' e responsabilita'? O forse ci sono importanti responsabilita' ma che non sono note ai cittadini? Non lo so, lo chiedo senza provocazioni. A me piacerebbe optare piu' per la prima e i dati che ho visto (spesa giudiziaria in Italia, numero di magistrati per cittadino, apparente sincerita' dei concorsi pubblici) mi danno fiducia che sia cosi'. Qualcuno ha altre convinzioni?

 

Io ritengo che Grillo abbia fatto bene a non rispondere alle domande di Gilioli per diversi motivi.

Per iniziare, il complesso di domande di Gilioli e' palesemente orientato a far propaganda a favore dei finanziamenti statali alla Stampa, e non ad approfondire l'argomento come invece un periodico serio dovrebbe fare. Ritengo che l'Espresso servirebbe meglio i suoi lettori se i suoi giornalisti facessero approfondimento onesto e imparziale invece di strutturare le domande per propagandare tesi politiche coerenti con lo schieramento politico post-comunista e statalista del periodico, con l'aggravante in questo caso di essere anche funzionali agli interessi personali e materiali del giornalista Gilioli. Quanto sopra non significa che lo schieramento politico dell'Espresso e gli interessi personali e materiali del giornalista siano illegittimi, peraltro. Sono legittimi ma andrebbero difesi per esempio affiancando all'intervista a Grillo un'intervista ad un difensore del finanziamento pubblico ai giornali, possibilmente non giornalista o editore, che faccia da campione delle tesi politiche dell'Espresso e di Gilioli. Le domande dovrebbero essere domande di approfondimento oneste, e dovrebbero includere ad esempio:

Per quale motivo ritiene che lo Stato debba (o non debba) finanziare i giornali?
Per quale motivo ritiene che i giornalisti facciano (o non facciano) parte della Casta?

Inoltre ritengo probabile che se Grillo avesse risposto Gilioli e l'Espresso avrebbero aggiustato posizione titolo e contenuto dell'articolo per massimizzare la propaganda in favore delle proprie posizioni politiche, negando spazio e rilevanza adeguati alle eventuali lamentele dell'intervistato. Anche per questo motivo Grillo ha fatto bene a rifiutare di rispondere.

Per quale motivo ritiene che i giornalisti facciano (o non facciano) parte della Casta?

Una gran parte della stampa italiana, se non la totalità, fa attivamente politica ed è pertanto funzionale alle strategie e agli obbiettivi di una parte politica, la propria. Pertanto, non vedo come non si possa considerarla parte integrante della Casta. Con le aggravanti, a mio giudizio, di privare il paese intero del ruolo di controllo della classe politica che dovrebbe esserle proprio e di contrabbandare il proprio conflitto di interessi sotto la voce "pluralità" di opinioni.

Qualcuno sa dove si trova la difesa di chi percepisce i contributi? dove trovo la spiegazione esauriente che giustifica moralmente ed eticamente i contributi percepiti? perchè non trovo con semplicità queste informazioni e, al contrario, con semplicità trovo chi li critica fortemente e apparentemente con buone ragioni? un grazie a chiunque mi possa aiutaree un grazie per lo spazio che mi avete concesso.

Buon lavoro a tutti.

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