Harry Potter e l'economia

23 luglio 2007 fausto panunzi
Secondo il Guardian i libri del maghetto mostrano scarsa conoscenza dell'economia da parte della sua autrice

L'articolo del Guardian lo trovate qui. (La segnalazione l'ho vista sul blog di Greg Mankiw )

18 commenti (espandi tutti)

Curioso. Proprio oggi ho letto un articolo che sostiene esattamente l'opposto sul sito www.liberalizzazioni.it ("Le lenzuolate di Harry Potter"). Alla fine, per capire chi ha ragione, toccherà mica leggersi i libri della Rowlings?

Cioe', fatemi capire: L'autrice di quel commento sul Guardian prima dice che la Rowling non capisce un tubo di economia e come argomento usa la poverta' della famiglia di maghi Weasley? Che e' successo alle preferenze?

Anche a me sembra confusa la signorina, e per una ragione banale. La magia, per definizione, implica e richiede che l'assioma secondo cui "there is no free lunch" venga sospeso. In altre parole, la magia richiede che si assuma come possibile il moto perpetuo. Se questo e' vero, allora non vi sono ne' tradeoffs ne' costi opportunita', ne' niente del genere. L'economia e la magia non sono compatibili, punto e basta.

Evidentemente la signorina del Guardian non e' molto ferrata in almeno uno di questi due campi dello scibile umano.

Gli esempi non sono granchè calzanti, specialmente dove parla di come si impara a fare incantesimi, ma credo che il punto focale del commento sia proprio questo: se nella magia non ci sono trade-off, diventa impossibile scriverci sopra un romanzo, perchè per avere un sensible plot (cosi come per avere un sensible economic problem) servono dei trade-off.

*ma credo che il punto focale del commento sia
proprio questo: se nella magia non ci sono trade-off, diventa
impossibile scriverci sopra un romanzo, perchè per avere un sensible
plot (cosi come per avere un sensible economic problem) servono dei
trade-off.*

Non diciamo fesserie. Nei vangeli non ci sono trade-off visto che si puo' camminare sulle acque e moltiplicare pani e pesci e resuscitare la gente, pero' c'e' lo stesso un sensible plot, da un punto di vista letterario.

La letteratura proprio in quanto fiction puo' fare a meno delle leggi fisiche, figuriamoci di quelle economiche.

Non diciamo fesserie. Nei vangeli non ci sono trade-off visto che si puo' camminare sulle acque e moltiplicare pani e pesci e resuscitare la gente, pero' c'e' lo stesso un sensible plot, da un punto di vista letterario


Penso che Marco volesse solo riassumere il senso dell´articolo. Oltretutto, mi sembra che il punto stia in piedi, se interpretato in senso un minimo piú lato rispetto ai vincoli di bilancio che sembri avere in testa mentre scrivi.


Nei Vangeli, il fatto che il figlio di Dio onnipotente si limiti nell´utilizzo dei suoi poteri e´parte fondamentale della "trama". Cristo non scende dalla Croce, perché questo avrebbe "un costo". Né si produce in miracoli cosí tanto per fare: alcuni scritti antichi nei quali, per esempio, il Cristo bambino giocando da´ vita a figure di animali create col fango sono considerati apocrifi.


Fra i punti portati avanti (nemmeno troppo bene, son d´accordo) dall´autrice dell´articolo c´é che bisogna introdurre elementi di scarsitá nell´utilizzo dei superpoteri perché ci sia una trama. Difficile non essere d´accordo: come caso contrario mi vengono in mente solo quelle divertentissime scene di Ken il Guerriero nelle quali lui da solo massacra un esercito di avversari armati fino ai denti. Non sono cose sulle quali costruire 700 pagine di romanzo.

Non sempre la trama di un libro famoso è plausibile. Io ho questo dubbio da sempre: ma perchè Renzo e Lucia non si fanno sposare da Fra' Cristoforo subito dopo la loro fuga dal paese, nei primi capitoli del libro? I Promessi Sposi non sarebbero un libro famoso e intere generazioni di studenti italiani non si sarebbero annoiate a morte (secondo me nessuno straniero ha mai letto quel mattone).

Pienamente d'accordo sui Promessi Sposi, che confesso di non aver letto sino in fondo neanche a scuola.
Per quanto riguarda la domanda specifica, credo che tutto dipendesse dal fatto che fra' Cristoforo era per l'appunto un frate e quindi privo dello "ius celebrandi", che invece spettava al soloparroco competente, ossia Don Abbondio. Insomma la trama dei Promessi Sposi trae origine da una assurdità burocratica frutto della Controriforma (per la cronaca, prima del Concilio di Trento il matrimonio era del tutto informale ed a volta bastava una semplice convivenza protratta nel tempo).

Grazie mille, sabino. Era una domanda che mi tormentava da anni.

Beh, anche adesso non puoi farti sposare dal primo prete che passa per la strada, ma serve l'autorizzazione del (o dei) parrocci competenti.


Concordo comunque sul fatto che non tutti i capolavori della letteratura hanno trame sensate....il primo esempio che mi viene in mente è Orlando che impiega mezza giornata a morire.....anche se trattandosi di epica forse l'esempio non è molto calzante. Dissento invece totalmente per quanto riguarda il giudizio sui Promessi Sposi, che a mio parere è veramente un libro splendido.


Tornando a harry potter, chiudo la discussione lanciando una diversa interpretazione della magia: non assenza di vincoli o free-ride, ma semplicemente accesso a una diversa tecnologia

in amerika uno puo', dopo breve corso internet, celebrare matrimoni riconosciuti  non ricordo piu' da quali confessioni religiose (ma non gli ultimi scalzacani). lo ha fatto un conoscente, amico di andrea (andrea, hai informzioni precise?)

PS fausto, rileggili i Promessi Sposi. anch'io mi ero annoiato a scuola, ma due/tre anni fa mi sono ripreso la mia edizione commentata credo da Natalino Sapegno  e ci ho riprovato. Una meraviglia. E' vero che non lo legge nessuno all'estero, ignoranti che non sono altro. un giorno lo scopriranno. 

Si, lo ha fatto un mio collega. La procedura consiste nel registrarsi presso il sito di un certo culto dichiarando di credere in qualcosa (dove la definizione di "qualcosa" e' cosi' ampia da includere anche gli atei). Dopodiche' si celebra il matrimonio e lo si registra presso le autorita'.

In riferimento ad un commento precedente, anche negli USA esiste ancora in alcuni stati il common law marriage: coppie che vivono assieme presentandosi "come marito e moglie" sono considerate sposate con annessi e connessi, maggiore tassazione inclusa, anche se il matrimonio non e' mai stato celebrato.

Alberto, si puo' anche far meglio: mi sono appena comprato l'edizione Oscar Classici Mondadori (usata dal Libraccio per 4,40 euro), solo il testo e illustrazioni originali. Al liceo trovai il libro noioso. A rileggerlo adesso senza commenti e' tutt'altra cosa! Lo trovo estremamente attuale...

Concordo sull'attualita' dei Promessi Sposi. Per esempio, nel primo
capitolo c'e' un passo in cui, per introdurre i bravi, Manzoni elenca le minacciose grida, mai fatte rispettare, emesse
contro di loro. Riporto il passo sotto per intero.

 

Questa specie, ora del tutto perduta, era allora
floridissima in Lombardia, e già mol antica. Chi non ne avesse idea, ecco
alcuni squarci autentici, che potranno darne una bastante de' suoi caratteri
principali, degli sforzi fatti per ispegnerla, e della sua dura e rigogliosa
vitalità. Fino dall'otto aprile dell'anno 1583, l'Illustrissimo ed
Eccellentissimo signor don Carlo d'Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di
Terranuova, Marchese d'Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio, e gran
Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitan Generale di Sua Maestà
Cattolica in Italia, pienamente informato della intollerabile miseria in che
è vivuta e vive questa città di Milano, per cagione dei bravi e vagabondi,pubblica
un bando contro di essi. Dichiara e diffinisce tutti coloro essere compresi
in questo bando, e doversi ritenere bravi e vagabondi... i quali, essendo
forestieri o del paese, non hanno esercizio alcuno, od avendolo, non lo
fanno... ma, senza salario, o pur con esso, s'appoggiano a qualche cavaliere o
gentiluomo, officiale o mercante... per fargli spalle e favore, o veramente,
come si può presumere, per tendere insidie ad altri... A tutti costoro
ordina che, nel termine di giorni sei, abbiano a sgomberare il paese, intima la
galera a' renitenti, e dà a tutti gli ufiziali della giustizia le più
stranamente ampie e indefinite facoltà, per l'esecuzione dell'ordine. Ma,
nell'anno seguente, il 12 aprile, scorgendo il detto signore, che questa
Città è tuttavia piena di detti bravi... tornati a vivere come prima vivevano,
non punto mutato il costume loro, né scemato il numero,dà fuori un'altra
grida, ancor più vigorosa e notabile, nella quale, tra l'altre ordinazioni,
prescrive: Che qualsivoglia persona, così di questa Città, come forestiera,
che per due testimonj consterà esser tenuto, e comunemente riputato per bravo,
et aver tal nome, ancorché non si verifichi aver fatto delitto alcuno... per
questa sola riputazione di bravo, senza altri indizj, possa dai detti giudici e
da ognuno di loro esser posto alla corda et al tormento, per processo
informativo... et ancorché non confessi delitto alcuno, tuttavia sia mandato
alla galea, per detto triennio, per la sola opinione e nome di bravo, come di
sopra. Tutto ciò, e il di più che si tralascia, perché Sua Eccellenza è
risoluta di voler essere obbedita da ognuno.

All'udir parole d'un tanto signore, così gagliarde e
sicure, e accompagnate da tali ordini, viene una gran voglia di credere che, al
solo rimbombo di esse, tutti i bravi siano scomparsi per sempre. Ma la testimonianza
d'un signore non meno autorevole, né meno dotato di nomi, ci obbliga a credere
tutto il contrario. E' questi l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Juan
Fernandez de Velasco, Contestabile di Castiglia, Cameriero maggiore di Sua
Maestà, Duca della Città di Frias, Conte di Haro e Castelnovo, Signore della
Casa di Velasco, e di quella delli sette Infanti di Lara, Governatore dello
Stato di Milano, etc. Il 5 giugno dell'anno 1593, pienamente informato anche
lui di quanto danno e rovine sieno... i bravi e vagabondi, e del pessimo
effetto che tal sorta di gente, fa contra il ben pubblico, et in delusione
della giustizia, intima loro di nuovo che, nel termine di giorni sei,
abbiano a sbrattare il paese, ripetendo a un dipresso le prescrizioni e le
minacce medesime del suo predecessore. Il 23 maggio poi dell'anno 1598, informato,
con non poco dispiacere dell'animo suo, che... ogni dì più in questa Città e
Stato va crescendo il numero di questi tali(bravi e vagabondi) , né di
loro, giorno e notte, altro si sente che ferite appostatamente date, omicidii e
ruberie et ogni altra qualità di delitti, ai quali si rendono più facili,
confidati essi bravi d'essere aiutati dai capi e fautori loro,... prescrive
di nuovo gli stessi rimedi, accrescendo la dose, come s'usa nelle malattie
ostinate. Ognuno dunque, conchiude poi, onninamente si guardi di
contravvenire in parte alcuna alla grida presente, perché, in luogo di provare
la clemenza di Sua Eccellenza, proverà il rigore, e l'ira sua... essendo
risoluta e determinata che questa sia l'ultima e perentoria monizione.

Non fu però di questo parere l'Illustrissimo ed
Eccellentissimo Signore, il Signor Don Pietro Enriquez de Acevedo, Conte di
Fuentes, Capitano, e Governatore dello Stato di Milano; non fu di questo
parere, e per buone ragioni. Pienamente informato della miseria in che vive
questa Città e Stato per cagione del gran numero di bravi che in esso
abbonda... e risoluto di totalmente estirpare seme tanto pernizioso, dà
fuori, il 5 decembre 1600, una nuova grida piena anch'essa di severissime
comminazioni, con fermo proponimento che, con ogni rigore, e senza speranza
di remissione, siano onninamente eseguite.

Convien credere però che non ci si mettesse con tutta
quella buona voglia che sapeva impiegare nell'ordir cabale, e nel suscitar
nemici al suo gran nemico Enrico IV; giacché, per questa parte, la storia
attesta come riuscisse ad armare contro quel re il duca di Savoia, a cui fece
perder più d'una città; come riuscisse a far congiurare il duca di Biron, a cui
fece perder la testa; ma, per ciò che riguarda quel seme tanto pernizioso de'
bravi, certo è che esso continuava a germogliare, il 22 settembre dell'anno
1612. In quel giorno l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don
Giovanni de Mendozza, Marchese de la Hynojosa, Gentiluomo etc., Governatore
etc., pensò seriamente ad estirparlo. A quest'effetto, spedì a Pandolfo e Marco
Tullio Malatesti, stampatori regii camerali, la solita grida, corretta ed
accresciuta, perché la stampassero ad esterminio de' bravi. Ma questi vissero
ancora per ricevere, il 24 decembre dell'anno 1618, gli stessi e più forti
colpi dall'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Gomez Suarez
de Figueroa, Duca di Feria, etc., Governatore etc. Però, non essendo essi morti
neppur di quelli, l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Gonzalo
Fernandez di Cordova, sotto il cui governo accadde la passeggiata di don
Abbondio, s'era trovato costretto a ricorreggere e ripubblicare la solita grida
contro i bravi, il giorno 5 ottobre del 1627, cioè un anno, un mese e due
giorni prima di quel memorabile avvenimento. Né fu questa l'ultima
pubblicazione; ma noi delle posteriori non crediamo dover far menzione, come di
cosa che esce dal periodo della nostra storia. Ne accenneremo soltanto una del
13 febbraio dell'anno 1632, nella quale l'Illustrissimo ed Eccellentissimo
Signore, el Duque de Feria, per la seconda volta governatore, ci avvisa
che le maggiori sceleraggini procedono da quelli che chiamano bravi.
Questo basta ad assicurarci che, nel tempo di cui noi trattiamo, c'era de'
bravi tuttavia.

Più delle barriere "naturali" all'entrata (i babbani non posso accedere a tale tecnologia)

Credo che, dal punto di vista letterario, più che ai trade off occorre guardare alla  coerenza interna del testo, il che -  di per sè - non è però garanzia di capolavoro.


E' infatti evidente  che risulta molto più interessante  un romanzo o un film dove il protagonista  abbia dei limiti, rispetto ad uno con protagonista onnipotente.


Il che spiega il successo dei supereroi Marvel ("supereroi con superproblemi") rispetto ai vecchi Superman & C tutti d'un pezzo


 

Per quello Harry Potter di limiti ne ha eccome, ma più che i supereroi Marvel mi ricorda Ralph Supermaxieroe: gli manca il libretto delle istruzioni ma al momento giusto in qualche porca maniera ne viene fuori (come fa notare anche l'articolo).

Mah secondo me l'autrice dell'articolo nel leggere i libri della Rowling ha saltato qualche pagina...Nel corso della serie di libri più volte viene spiegato che la magia può solo trasformare le cose non crearne di nuove, spiegando quindi perchè non tutti sono ricchi e ponendo un serio vincolo alla disponibilità di risorse. Questo post di commento all'articolo del Guardian ribatte punto per punto alle perplessità dell'autrice sull'aspetto economico della vicenda (come per altro potrebbe fare chiunque abbia letto con attenzione i libri) dimostrando che nel mondo di Harry ci sono delle ben precise leggi che regolano l'uso della magia e le risorse a disposizione dei diversi maghi.

Per quanto riguarda le altre obiezioni della giornalista, alla spiegazione dei motivi che spingono i diversi personaggi a non divulgare tutte le informazioni a loro disposizione è dedicato il 35° capitolo del 7° libro e a mio parere trattasi di motivazioni condivisibili anche alla luce dell'ammissione di fallibilità esplicitamente fatta dai protagonisti del libro. Infine le accuse di irrazionalità mosse al povero Harry mi sembrano ingenerose: il poverino è un 17enne cui muore un parente prossimo o figura di riferimento mediamente una volta all'anno...a me il ragazzo se mai sembra essere fin troppo lucido!

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