Ipocrisia: scusarsi per aver detto la verita'

2 novembre 2006 michele boldrin
E' toccato, tra ieri ed oggi, a John Kerry. Uno che mi sta sinceramente antipatico ed al quale imputo la ri-elezione di Bush. Ma che ne aveva detto una giusta, per una volta. L'ipocrisia moralista che pervade gli USA l'ha costretto ad un'umiliante sequenza di scuse e ritrattazioni.

I dettagli, per chi legge l'inglese, son qui. Scusate non ho trovato nessun giornale italiano che ne parli.

La mia traduzione di cio' che Kerry ha detto, comunque, e' la seguente:

<<Sapete cos'e' lo studio: se provate ad avvantaggiarvene, a fare il meglio che potete, se studiate duro, fate i vostri compiti e fate lo sforzo di essere svegli, potete fare bene nella vita. Se non fate tutto questo, finite incastrati in Irak.>>

Pura e sacrosanta verita'. Ma nel regno dell'ipocrisia e della paranoia - questo e' arrivato anche in Italia - occorre far finta che i nostri soldati hanno tutti il PhD e son li' perche' gli piace giocare alla guerra e morire per difendere la patria non si capisce piu' ne' da chi ne' da che cosa.

Guai a dire che sono finiti li' proprio perche' era la meno peggio fra le indecenti alternative che avevano. E le alternative che avevano erano indecenti perche', per una ragione o l'altra, all'universita' non c'erano andati o non ci potevano andare o, se c'erano andati o ci potevano andare, si trattava di un community college di quarta categoria dove non solo gli studenti ma persino gli insegnanti sanno a malapena leggere e scrivere.

Guai a dire la verita', potrebbe non far dormire la sera. Ed allora, dagli all'untore ... 

19 commenti (espandi tutti)

E' ovvio che sono pienamente d'accordo. Quella che e' scappata a Kerry e' una verita' sacrosanta. Rimane pero' un grandissimo pirla. Uno che e' senatore da una vita ed e' arrivato a pochi voti dalla presidenza, dovrebbe essere capace di stare zitto durane la settimana che precede le elezioni. Tutti i candidati democratici si sono visti costretti a sconfessarlo in pubblico, proprio perche' l'ipocrisia di cui parla Michele regna sovrana. Un'altra considerazione: se ci fosse ancora il draft (la leva obbligatoria), dubito che a questo punto le forze Americane sarebbero in Iraq.

d'accordissimo con entrambi. solo un commento extra: avete visto la spaventosa macchina da guerra di Bush? fanno veramente paura questi. a gettare m... in faccia alla gente sono davvero imbattibili. lo hanno messo in ginocchio che e' stato uno spettacolo. l'ipocrisia di questa storia, dato il passato di Bush durante il Vietnam,  e' insuperabile, al punto di essere quasi divertente.

si colleghi ed amici. rimane un punto che forse per chi di voi abbia mai avuto a che fare con la politica, non con le battaglie del pollame accademico, va visto nella sua giusta luce. Kerry e' scemo, almeno tatticamente, Bush e' impenetrabile e al momento ha un unico problema (come evitare di coabitare con un congresso democratico da mercoledi sear al 2oo8.)

TUTTAVIA i poveri (ignoranti, malcapitati al community college, privati della lettura di Newton, Goethe, Machiavelli, Buddha, Pareto, Marshall, e Debreu) sono quelli che vanno a perder la pelle. La prossima amministrazione magari fara' scelte migliori (o si spera cosi avvenga) e quelle scelte implicheranno anche l'uso dei militari. Esattamente a insultarli, che cosa ci si guadagna? Forse sono secondo le vostre parole o "perdenti" o "cosmicamente sfigati. E sia, e allora? il vantaggio di sparare scemenze consiste in che cosa? si noti che la verita', a tutti cara in NFA e' anche che la maggioranza dei militari e' opposta alla politica militare del Pentagono (mi dicono persone piu' informate di me.)

Ergo, la verita' (diceva il saggio di Stagira) si dice in molti modi. Il piu' scemo e' quello di insultare le persone che obbediscono, e obbediranno anche a Obama che li mandera' in Darfur o a Bush Mk3 (il governatore di Florida) che li mandera' in Iran. 

dall'articolo sul NYT io leggo

<<“Do you know where you end up if you don’t study, if you aren’t smart, if you’re intellectually lazy? You end up getting us stuck in a war in Iraq. Just ask President Bush.”>>

...francamente, a me sembra che kerry stesse dando dell'ignorante (o superficiale, o quel che vuoi) a bush & Co., per essersi incastrati in irak...non mi pare che, se questa e` la citazione corretta, kerry si stesse riferendo alla question, ben piu` seria, per cui i soldati che muioiono in irak sono quelli che non hanno studiato in patria.

ora, se la mia interpretazione e` quella corretta (dare a bush dell'ignorante), quella di kerry mi sembra pura e sciocca demagogia: abbiamo visto come michele, che ignorante o superficiale non e`, avrebbe dato una possibilita` alla guerra...fare un simile errore, non e` questione di ignoranza, evidentemente.

se invece ho interpretato male io, c'e` nessuno tra voi che abbia voglia di chiarirmi le idee?

al di la` dell'interpretazione poi, mi piacerebbe sentire l'opinione di voi di nFA sul fatto serio...ovvero: ritenete che sia o non sia un problema il fatto che in guerra ci vadano i poveri e gli ignoranti? (ok, diciamo non istruiti...)

grazie.

Se ricordo bene l'articolo del NYT dice anche che "us" non è stato pronunciato da Kerry.

Cosa succede, ci stiamo scordando l'inglese? L'articolo del NYT, a cui si accede dal mio post "cliccando" sul qui, dice che le parole pronunciate da Kerry sono

“You know, education, if you make the most of it, you study hard, you
do your homework and you make an effort to be smart, you can do well.
If you don’t, you get stuck in Iraq.”

Queste corrispondono al testo da me tradotto.

Tre righe piu' sotto, lo stesso articolo aggiunge che Kerry, il giorno dopo, ha rilasciato una dichiarazione nella quale dice d'aver "botched" (rovinato, eseguito male) un battuta che, nel testo preparato dai suoi aiutanti, doveva essere la seguente

“Do you know where you end up if you don’t study, if you aren’t smart,
if you’re intellectually lazy? You end up getting us stuck in a war in
Iraq. Just ask President Bush.”

Fine della diatriba. La battuta originale non avrebbe creato alcun dubbio sul significato vero della frase. Prova ulteriore che Mr. Ketchup e' incompetente anche a fare il patetico lavoro che fa, ovvero andare in giro a pronunciare discorsi scritti da altri.

Provo a rispondere alla domanda di Antonio, che e' difficile, molto. Opinione personale, ovviamente, visto che nFA e' tutto fuorche' un gruppo con una linea; gli altri e' molto probabile abbiano opinioni differenti. In una qualche poesia, credo delle Poesie di Svendborg, BB scriveva

Fra i vinti faceva la fame la povera gente.

Fra i vincitori, faceva la fame la povera gente egualmente.

Le guerre le hanno sempre fatte, nel senso di andarci a morire, le classi meno abbienti, meno istruite, meno potenti. Alla fin fine, anche con la leva obbligatoria, negli eserciti ci sono soldati semplice e caporali, sergenti e capitani, collonnelli e generali. Mentre il tasso di mortalita' cresce scendendo nella scala gerarchica, decresce lo stato sociale di chi ci fa parte. Niente di nuovo sotto il sole, dunque. L'esercito USA, essendo un esercito di volontari, porta questo aspetto all'estremo: chi va a fare il militare ed e' disposto a uccidere e morire in cambio di uno stipendio e', almeno in media, una persona che nella vita civile non ha grandi opzioni a propria disposizione. 

Giusto, sbagliato? Complicato a dire. Qualsiasi ragionamento che prenda come punto di partenza un criterio di "efficienza" e di "valore della vita" alla Becker (Gary, nostra conoscenza che insegna a Chicago) ti dira' che questa e' la soluzione efficiente. La ragione e' abbastanza brutale: se proprio qualcuno deve morire per ottenere l'obiettivo "X" (sotto l'ipotesi che l'obiettivo "X" sia meritorio e valga almeno tanto quanto la vita che stiamo decidendo di sacrificare per raggiungerlo) allora e' socio-economicamente meno dannoso che muoia chi ha meno capitale umano che non chi ne ha di piu'.

Questo ragionamento implica anche che il criterio in questione e' giusto? No, in assoluto, non lo implica. Per decidere se e' giusto e' sbagliato devi metterci il tuo criterio morale specifico e vedere cosa ne viene fuori. Il problema si complica una volta che ti rendi conto che, e qui astraggo dallo specifico Irak e cerco di pensare a situazioni di guerre legittime e con obiettivi raggiungibili e condivisibili, DEVI comunque avere un criterio per decidere chi muore in circostanze del genere e DEVI tenere conto che certe persone sono piu' brave di altre a fare certe cose. Per esempio, Ken Arrow (forse il piu' grande economista del XX secolo) che e' un uomo molto combattuto da problemi morali, mi parlo' a lungo una sera del fatto che durante la II guerra (che lui passo' in ufficio studiando tecniche ottime di bombardamento, come far volare meglio i bombardieri strategici, eccetera) si sentiva continuamente colpevole per non essere al fronte a combattere. Pero' capiva che era "meglio" per il paese che lui stesse in ufficio a fare i conti e che in Normandia, a morire sul bagna-asciuga, ci andassero quelli che le equazioni differenziali non le sapevano risolvere tanto bene come lui, pero' correvano piu' forte.

La mia risposta sincera - posso provare a spiegare le ragioni, ma ne uscirebbe una delle mie pizze da tremila parole che poi Sandro mi censura - e' che non lo so quale sia la risposta "giusta" al "problema di Arrow". Non lo so se e' giusto e' sbagliato, perche' ho due criteri in testa che fanno a pugni e portano a conclusioni opposte, esattamente come succedeva a lui. Perdippiu', occorre capire che le guerre sono endogene, ossia che, siccome chi le decide non coincide con chi le esegue e le paga, differenti regole 'costituzionali' (ovvero stabilite a priori) su chi deve combattere e pagare il prezzo della guerra porteranno ad un numero differente di guerre ed a guerre diverse. Come suggerisce Gian Luca nel suo commento in questa pagina, se ci
fosse stata la leva, forse gli USA sarebbero fuori dall'Irak da un
pezzo, ed e' possibile che non vi sarebbero nemmeno mai entrati. Ok, basta cosi'.

So, comunque, che provo grandissimo disprezzo per i figli di papa' imboscati - come il presidente degli USA: ricordiamoci cosa fece per evitare di servire in Vietnam; su questo almeno Kerry fu meglio di lui - che con grandissima spocchia parlano dell'eroismo dei nostri ragazzi mentre il caddy gli porta le mazze per la partitina di golf giornaliera o se ne vanno a caccia di fagiani ed impallinano i compagni di caccia. Che poi siano ignoranti, come il soggetto in questione anche e', o altamente educati, come molti dei suoi consiglieri invece sono, fa poca differenza. Rimangono comunque degli ipocriti vigliacchi.

io concordo con michele su tutta la linea (giusto per aggiungere un'altra voce di nFA alla risposta) - che spesso non e' il caso in queste cose. aggiungerei pero' l'argomento cui gli economisti riferiscono spesso in questi casi (tra noi lo si chiama "preferenze rivelate"): la leva volontaria, tale e', volontaria; e in linea di massima i soldati sanno cosa li aspetta. Non sto dicendo, "fatti loro", naturalmente; loro la hanno scelta in larga parte perche' in pessime condizioni economiche; sto dicendo che non e' giusto nemmeno che mio figlio vada in una scuola costosimma e molti dei militari siano andati in scuole terribili; sto dicendo che non e' giusto che io mangi sushi regolarmente e altri mangino zuppe orribili. Insomma, l'argomento non e' diverso dall'argomento che dice: stiamo attenti a fare manifestazioni per impedire che i bimbi a 7 anni in cina facciano  bamboline, che senza lavoro stanno peggio. Insomma, decidi solo se usi i tuoi principi etici, nessuna quantita' di economia ti aiutera' mai.

Detto questo, mi pare che il problema fondamentale, almeno per un economista,  sia un altro, di cui parlavano sia  michele che gianluca. Sono i figli di papa' che decidono se c'e' una guerra, come Bush, e lo fanno senza pagarne le conseguenze. Questo e' un problema di incentivi fondamentale.  La leva obbigatoria tende ad ovviare a questo problema (male, naturalmente, perche' i ricchi si imboscano, fanno gli ufficiali,...). Tra parentesi: perche' la leva ci ha fatto impazzire: perche' per la prima volta dei sottufficiali incolti ci hanno comandato a bacchetta, noi bravi ragazzi, e ci  prendevano pure gusto. Mi pare un argomento fondamentale infavore della leva obbligatoria. [Un argomento simile, in un contesto meno grave: i problemi del parcheggio non si risolveranno mai se gli assessori hanno auto blu e parcheggi riservati

Sai cosa, this may be worth a formal paper ... seriously.

Non che io sappia molto di chi lavora su queste cose (Sandro? Tu sei l'esperto designato qui da noi ...) ma ho l'impressione che questo aspetto della questione (i.e. guerre endogene e "costituzione" del servizio militare e di chi decide e chi no) non sia mai stato studiato nella letteratura formale e nemmeno testato quantitativamente. Credo potrebbe permetterci di affrontare, da un punto di vista diverso e piu' valido, l'irrisolto dibattito che dice (credo falsamente) che e' la democrazia per-se che riduce la probabilita' di guerra. No, non e' la democrazia. E' il fatto che, sotto certi sistemi, paga chi decide di andare in guerra e chi decide di andare in guerra poi paga, mentre in altri no. Ed allora c'e un free rider problem grande come una casa, perfettamente sintetizzato dal Cavalier Mussolini Benito a suo tempo: Armiamoci, e partite ...

Il titolo ce l'abbiamo gia' ...

mai sentita "armiamoci e partite"; bellissima! anch'io credo che il punto sia importante. parliamone. chia ha fatto ste cose di democrazia e guerra?  se ne sente sempre parlare, ma non so chi lo hafatto

 

Come no! La ripete sempre mio padre, questa di "armiamoci e partite!". Sandro, dove sei? Urgono risposte... E tu Andrea, non avevi guardato tempo fa i dati sulle caratteristiche socio-economiche dei soldati USA?

C'e' un paper di Ticchi e Vindigni che si chiama "Democracy e Armies" che guarda all' impatto che ha su una democrazia avere un esercito professionista o meno. Il paper sviluppa formalmente l' idea che un esercito non-professionista e' piu' difficile da cooptare per le elites e quindi rende meno facile i colpi di stato.

Molto piu' rilevante sul discorso piu' diretto di quale sia la relazione tra guerre e democrazie, c'e' un paper di Jackson e Morelli che si chiama "War, Transfers and Political Bias ". E' un po' lungo da sintetizzare e quindi rimando al link.

 

 

Su questo tema, vi segnalo i working papers di questo progetto su polarizazion and conflict: http://www.polarizationandconflict.org/ .

va tutto bene.. miei cari, e una propostoina semplice, semplice, dal vostro collega piu' nozichian che rawlsian.

ogni volta che il parlamento, il congresso, la duma, la dieta, etc. dichiara guerra si fa una lotteria e meta' dei membri VANNO in guerra, se manca il numero legale, vanno i figli/figlie dei parlamentari, etc.

just a way to keep them honest

 

 

ogni volta che il parlamento, il congresso, la duma, la dieta, etc. dichiara guerra si fa una lotteria e meta' dei membri VANNO in guerra, se manca il numero legale, vanno i figli/figlie dei parlamentari, etc.

Buona idea, ma faccio notare che l'aveva implicitamente gia' proposto il tanto bistrattato Michael Moore in Fahrenheit 9 11, proponendo ai membri del congresso di far arruolare i propri figli (pare che nel 2004 un solo membro del congresso avesse un figlio in Iraq). Un po' populista ma divertente.

<em>

Utili alquanto. Conoscevo il lavoro di Morelli, ma non i siti che avete menzionato. Grazie assai.

Mi è venuto in mente questo vecchio titolo in merito alla recente vicenda delle dichiarazioni di Angela Napoli. La finta indignazione dei maiali di palazzo è veramente rivoltante.

Io sospetto un brillante gioco delle parti.

La Napoli dice la sacrosanta verità, e Fini la bacchetta facendo la bella figura di essere imparziale e di non guardare in faccia a nessuno

Tacito diceva che solo la verità può offendere. Viste le reazioni (offese) delle interessate trarrei delle interessanti conclusioni....

Chiaramente, ciascuno parla per sè...

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