Lavorare stanca: digli di smettere

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Leggo su Corriere.it i commenti del segretario generale della UIL Angeletti sui lavori usuranti. Veramente strabilianti.

L'intervista si commenta da sola. Maestre d'asilo, portieri, baristi... Sono tutti lavori usuranti. Riporto una frase su tutte, riferita ai baristi stressati:

«Nemmeno il barista può scegliere. Se ha davanti dieci persone che

chiedono il caffé non può andare a fumarsi una sigaretta. Può soltanto

accelerare il ritmo di lavoro. La discriminante è il lavoro

condizionato e gli orari».

Illuminante, veramente illuminante.

E intanto Mario Draghi si sgola inutilmente, "voce di uno che grida nel deserto"...

 

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Commenti

Ci sono 25 commenti

L'articolo è imbarazzante, è da questa mattina che volevo segnalarlo in qualche modo ma giorgio mi ha rubato il tempo. Se l'idea che passa è che ogni lavoro che si svolge su "turni" è usurante siamo freschi....mi stupisco che non abbia nominato tramvieri e ferrovieri, probabilmente ci penseranno da soli a breve.

L'unica cosa sensata mi sembra riguardi i pompieri, e magari le maestre di asilo, per cui effettivamente posso testimoniare che l'impegno "fisico" è decisamente più provante rispetto a una maestra di scuola elementare....ma siamo sempre al limite della follia. E poi cosa succede se uno non fa lo stesso lavoro per tutta la vita? Si usura solo a metà? Probabilmente il caro sindacalista ritiene giustamente che ogni lavoro e ogni contratto debbano durare a vita......

 

La la parte migliore è quella in cui dice che l'uinica categoria che non fa certamente un lavoro usurante è quella dei professori universitari. Lasciando da parte il fatto che sia usurante o meno, rilevo che l'affermazione di Angeletti è in contraddizione con il fatto che siamo l'unica categoria che, negli anni, si è vista abbassare forzatamente l'età della pensione.

 

D'altra parte mettiti nei suoi panni: ad ogni (a77a+a che dice trova qualcuno nel governo che gli da' ragione.

Ad un certo punto uno si chiede: perche' non provarci?

 


Cio' che sconcerta e' la visione secondo cui il lavoro che ci segliamo e' parte di un destino ineluttabile, che non ci dara' tregua fino alla tanta agognata pensione. Angeletti e molti altri in Italia hanno letto Carlo Levi e Pavese, ma non hanno capito un accidenti. Non era assolutamente intento di Levi, ne' di Pavese, suggerire che non ci fosse rimedio alla situazione in cui vivevano i contadini nei rispettivi luoghi ci confino. Entrambi ne comprendevano la possibilita' di riscatto. Invece, 60 anni dopo, Angeletti ci viene a dire che il destino non si combatte: nasciamo, viviamo, e muoriamo, nello stesso posto, e pazientemente sopportiamo la routine dello stesso lavoro, giorno dopo giorno, fino a quel fatidico giorno in cui, finalmente, ce ne staremo in casa a rompere i cabasisi a moglie, figli, e nipoti.

Prima di andare all'universita', come e' d'uso sulla riviera romagnola, ho lavorato durante l'estate. Gli ultimi due anni, ho fatto il barista. Come tutte le occupazioni, ha lati positivi e negativi. Se, caro Angeletti, lasciassimo lavorare il mercato, coloro che si ritroverebbero baristi sarebbero esattamente coloro per cui tali lati positivi contano molto, e quelli negativi non altrettanto. Aggiungo che, ovviamente, molti baristi aspirano a diventare migliori baristi, si' da spostarsi dal baretto in periferia al caffe' in centro. Altri aspirano a comprarsi un bar. Altri ancora (questo e' il caso per qualsiasi occupazione), a cambiare lavoro. Questo perche' non c'e' nessun destino, Angeletti! Il futuro ce lo creiamo noi! SINDACATO PERMETTENDO, ovviamente.

 

 

segnalo il forum che il corriere ha aperto sull'articolo. il paese (quel piccolo pezzetto che legge il corriere online e partecipa al forum) pare piu' ragionevole di Angeletti (nel senso che la pensa come noi). E' il resto del paese? Essendo che Angeletti non e' pirla, immagino stara' in gran parte con lui. 

 

dobbiamo cercarcelo da soli, sto forum?  

 

 

Non è Angeletti. Ancora una volta: è l'Italia! Leggete ad esempio qui:

www.siapol.it/sezione.php

www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/cinque-funzionari/cinque-funzionari.html

e questo è il massimo:

www.psicopolis.com/psicopolis/lavoro.htm

Perfino la Chiesa Cattolica appare anni luce avanti:

www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1989/documents/hf_jp-ii_hom_19890820_asturie_it.html

ma allora il problema stavolta non è il cattocomunismo.

 

 

 

 

Empirics: chi ha provato a trovare valori di aliquote marginali tali che una loro diminuzione provocherebbe un aumento del gettito, ha trovato valori di circa l'80% (paesi Scandinavi).

Theory: prova a scrivere un modello in cui il gettito fiscale e' decresente nell'aliquota marginale, per le aliquote massime che vediamo nei paesi sviluppati. Le elasticita' di offerta del lavoro di cui hai bisogno do not make any sense.

 

Non conosco bene questa letteratura, ma son d'accordo con gianluca, a naso. To be fair, devo anche segnalare un articolo di un mio collega, Andy Haughwout, insieme a Bob Inman di Wharton. Fanno un'analisi empirica basata su quattro citta' negli USA, e sostengono che Houston New York e Philadelphia sono vicine al picco della loro "revenue hill".

 

 

Una cosa importante non e' solo il picco, ma anche la slope around the peak:

sfb649.wiwi.hu-berlin.de/papers/pdf/SFB649DP2006-023.pdf

e l'effetto dell'elasticita' dell'offerta di lavoro dipende tantissimo dalla functional form dell'utilita' che scegli (per inciso: Ulhig dice che siamo a sinistra del peak, ma che i guadagni di efficienza a tagliare le tasse sarebbero decisamente molto elevati con una perdita di gettito minima).

Ancora: se usi il concetto di curva di Laffer in senso restrittivo (effetto sulle ore), probabilmente e' vero che le elasticities non hanno senso. Ma se pensi agli effetti sulla decisione di lavorare o no, per esempio, o sulla scelta de tipo di lavoro, allora probabilmente non sono del tutto campate in aria.

 

lavorare stanca? giusto.

soprattutto quando si lavora molto.

 

 

Sembra che anche privatizzare l'Alitalia stanchi. Infatti, sono riusciti a creare le condizioni per smettere.

 

A me sembra che la Phillips Curve sia "alive and well". Ma siccome io sono un nessuno, rimando a Mr. Bernanke di una settimana fa al NBER Summer Institute . Mi sa che lui di Phillips Curve ne deve capire un pochino...o no?

 

Non ho mai conosciuto un prete che andasse in giro a raccontare che la sua religione e' una sonora balla, ne' una cartomante che sostenesse l'infondatezza dell'astrologia ed i suoi annessi ... tu forse conosci qualche banchiere centrale che abbia mai dichiarato d'essere molto meno utile di quanto la credenza popolare lo ritenga?

Suvvia ... l'evidenza a sostegno della curva di Phillips, ora, si riduce alle affermazioni di Ben Bernanke secondo cui egli ha una funzione da svolgere? Ricordo un seminario a porte chiuse alla Fed di Mpls, circa 3 o 4 anni fa, al quale partecipava proprio anche BB. Il tema era, guarda caso, se la curva esisteva e se aveva un qualsiasi grado di utilita' pratica, specialmente per la politica monetaria. Lo ricordo fare affermazioni molto, ma MOLTO meno sanguigne ... forse i testi delle presentazioni sono ancora disponibili nell'area ricerca del sito.  

Qualcuno ha qualcosa di piu' sostanziale che provi l'esistenza dell'araba fenice di turno? 

 

 

"Se si pensa di affrontare il tema previdenza con la calcolatrice non

va bene, non va proprio bene. Non trattiamo con la calcolatrice perche'

dietro i numeri, ci sono sempre condizioni, problemi"


Guglielmo Epifani, segretario generale CGIL

Trovata qui

Sempre per definire le specificità culturali di un paese

 

 

segnalo questo intervento di Treu su corriere.it:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/07_Luglio/18/rizzo-treu-lavori-usuranti.shtml

 

saluti