Una lettera ai delegati del congresso IdV

4 febbraio 2010 redattori noiseFromAmeriKa

Tra il 5 e il 7 febbraio si tiene a a Roma il congresso nazionale di Italia dei Valori. Si tratta di un partito che finora si è impegnato soprattutto sui temi della giustizia e che spera, anche a fronte della perdurante crisi del Partito Democratico, di aumentare in modo consistente sia il consenso elettorale sia il suo peso nella politica italiana.

Questo richiede al partito di fare scelte chiare di politica economica. L'estate scorsa abbiamo iniziato un dialogo con Antonio Borghesi sulla politica economica del partito. Da allora abbiamo visto tanta confusione e diversi passi indietro. In questa lettera indirizzata ai congressisti vorremmo dare il nostro contributo (non richiesto) alla discussione. Se IdV vuole avere successo e giocare un ruolo positivo nel paese deve, a nostro avviso, puntare con decisione all'alternativa liberista. In questo post cerchiamo di spiegare come e perché.

La scelta che Italia dei Valori deve fare per quanto riguarda la politica economica può essere messa in termini molto secchi, come segue.

La prima possibilità è che Italia dei Valori si colleghi a una tradizione liberale che, per quanto debole e minoritaria, è sempre esistita all'interno della sinistra italiana. È una tradizione che raccoglie nomi illustri, da Piero Gobetti a Ernesto Rossi, e che ha sempre accompagnato all'attenzione per la questione sociale e le disuguaglianze economiche una profonda fiducia nella capacità di auto-organizzazione della società e un atteggiamento favorevole all'iniziativa individuale, alla concorrenza e al libero mercato. All'interno di questa tradizione si è sempre segnalato come la lotta ai privilegi e ai monopoli in campo economico sia non solo un importante elemento per lo sviluppo e il raggiungimento dell'efficienza economica ma anche, mediante l'espansione delle opportunità e la loro apertura a tutti i cittadini, un essenziale veicolo per la promozione dell'uguaglianza e della giustizia.

La seconda possibilità è quella di ricollegarsi al filone socialista-statalista che da sempre risulta maggioritario nella sinistra. Questa tradizione favorisce l'intervento massiccio dello Stato in economia, sia a fini di politica industriale sia a fini redistributivi, guarda con diffidenza al libero mercato e alla iniziativa privata e ignora i pericoli che derivano dal controllo politico dell'economia e dalla creazione di monopoli pubblici e privati.

La scelta tra le due alternative ha immediate conseguenze in termini della strategia politica del partito e del centrosinistra più in generale. L'adozione di una politica economica liberale va di pari passo con la scelta di espandere il consenso del partito tra i ceti produttivi e nel mondo della piccola impresa, includendo in tale mondo sia imprenditori sia dipendenti. Questi ceti al momento danno il loro consenso in modo maggioritario alle forze di centrodestra, a nostro avviso senza ottenere in cambio alcunché di sostanziale. Gli estenuanti e continui annunci di una futura riduzione delle tasse che si ripetono da sedici anni, accompagnati da continui aumenti della spesa pubblica da parte dei governi di centrodestra, ne sono una dimostrazione evidente. D'altro lato, la scelta socialista-statalista può probabilmente attrarre al partito i rimasugli della sinistra radicale e metterlo in competizione con il centrodestra per la cattura del consenso popolare che assume forme clientelari e di dipendenza dai sussidi pubblici.

Va anche detto che, sul piano della pura strategia politica, la scelta statalista conduce ad un appiattimento sulle posizioni sia del PD sia del PdL, i quali sono oggi entrambi due partiti a forti connotazioni assitenzialiste-stataliste. Una competizione a chi sia più statalista e più anti-liberale non può non essere dannosa per un partito come l'IdV, visto che sia PD che, soprattutto, PdL, hanno non solo una tradizione ideologica forte che li spinge in direzione (rispettivamente) socialista e peronista, ma anche l'accesso alle leve del potere statale e della finanza pubblica per trasformare le proprie promesse stataliste in assistenzialismo e clientelismo effettivi e quotidiani. In sostanza: pensare e sostenere oggi che più stato e più controllo politico siano le soluzioni alla crisi italiana non vuol dire solo far danno all'Italia, vuole anche dire fare il verso a Tremonti e a Bersani e diventarne subalterni.

Noi riteniamo che una scelta liberista sarebbe essenziale e benefica non solo per Italia dei Valori ma per tutto il paese. L'Italia è al momento un paese ingessato, impaurito, incapace di assumere iniziativa e di guardare al futuro. La pervasiva presenza statale in economia permette alla casta politica di esercitare un ferreo controllo su quasi tutti gli aspetti della vita sociale. Così facendo, questo controllo dello stato e della politica sull'economia e la società provoca due danni estremamente gravi: da un lato tarpa l'iniziativa personale, impedisce la concorrenza e demotiva il merito rimpiazzandolo con il servilismo clientelare, dall'altro crea dei costi economici e sociali inutili e aggiuntivi per mantenere l'immane macchina clientelar-burocratica che tale controllo sociale esercita. Le rendite parassitarie, l'inefficienza e l'alta tassazione sono conseguenze dirette e drammatiche di tali scelte politiche.

Questo è, a nostro avviso, il principale impedimento a una ripresa della crescita economica in Italia. Porre un termine allo strapotere esercitato da una casta corrotta e incompetente è quindi il primo e più urgente compito che chi ha a cuore i destini del paese deve affrontare. L'unico modo serio ed efficace per ridurre il potere della casta è ridurre la spesa pubblica e l'intervento dello stato nell'economia: cercare di catturare uno ad uno i piranhas diventa compito improbo quando sono troppi. Occorre togliere loro l'acqua stagnante in cui si moltiplicano. La scelta di tipo statalista invece non può che condurre a nuovi disastri. È prima di tutto una scelta che è diventata semplicemente ingestibile dal punto di vista economico, perché richiede livelli ormai divenuti allucinanti di tassazione. Ma è anche una scelta che non può che risultare odiosa a chiunque abbia a cuore l'uguaglianza delle opportunità per i cittadini. L'Italia è diventato il paese in cui la connessione giusta e la vicinanza al potere politico sono vastamente più importanti del merito e del duro lavoro per il successo individuale. Questa situazione non è solo foriera di stagnazione economica e mancato sviluppo. È anche profondamente ingiusta e discriminatoria nei confronti di quei tanti italiani che non hanno avuto la fortuna di nascere nella famiglia ben connessa.

Fare una scelta liberale, di lotta ai monopoli pubblici e privati e di lotta ai privilegi della casta, impone di fare proposte chiare, senza nascondersi dietro frasi allusive e ambigue. Perché è solo dalle proposte concrete che è possibile definire la propria identità politica. Quindi lasciateci fare un paio di esempi concreti, di cose che ci piacerebbe vedere e di cose che abbiamo visto e non ci sono piaciute.

Proposta concreta che vorremmo fosse adottata dall'IdV: spezzare la Rai in tre reti e venderla ai privati. Questo consentirebbe da un lato di abolire il canone Rai, una odiosa tassa regressiva, e dall'altro di aumentare il pluralismo nell'informazione. Le tre reti andrebbero vendute a soggetti diversi e la legislazione antitrust dovrebbe impedire che un singolo soggetto controlli più di una rete nazionale. Al tempo stesso, lo Stato dovrebbe uscire in modo completo dal settore dell'informazione, eliminando tutti i sussidi alla stampa e agli altri media. È solo un esempio di ciò che va fatto e di cosa significa parlare chiaro. È anche un esempio di un provvedimento che godrebbe sicuramente del favore popolare e colpirebbe al cuore la casta, che ha sempre usato la Rai e i sussidi ai media per i propri comodi e per manipolare l'informazione.

Una proposta concreta che non ci è piaciuta per niente: l'emendamento del senatore Lannutti che impone limiti ai salari dei dirigenti delle aziende private. È perfino difficile iniziare a criticare un provvedimento del genere tanto è privo di senso, ma la domanda che facciamo è molto semplice. Veramente crediamo che delegare alla classe politica la determinazione del prezzo del lavoro, sia pure solo il lavoro manageriale, sia una buona idea? Possibile che la storia italiana non abbia insegnato nulla? Se si ritiene che i manager privati (altro discorso vale per quelli pubblici, sui quali è logico che il controllo sui salari venga esercitato politicamente) sfruttino i propri azionisti per ottenere salari esorbitanti, allora occorre intervenire sui meccanismi di controllo societario per dare maggior potere agli azionisti. E poi, possibile che non venga in mente a nessuno che le società potrebbero semplicemente muovere i propri centri direttivi all'estero?

Nel futuro l'IdV dovrà fare questa scelta, che finora non è stata completamente sciolta. Dovrà scegliere se essere un partito che guarda con favore alla concorrenza e alla libera iniziativa, e che intende colpire tutte le posizioni di monopolio pubblico e privato, oppure se essere l'ennesimo partito che a fronte di qualunque problema propone di aumentare il potere dei politici e l'intervento statale.

Chi ha avuto occasione nel passato di leggere questo sito sa che siamo abituati a parlare con molta franchezza. Abbiamo voluto farlo anche in questa occasione, perché a nostro avviso il paese ha disperatamente bisogno di un dibattito concreto sulle scelte economiche che venga fatto con passione e competenza. Il dibattito congressuale di Italia dei Valori si incentrerà probabilmente su temi differenti dalla politica economica. Ma, presto o tardi, le scelte di politica economica andranno fatte e saranno quelle in primo luogo che determineranno il futuro del partito. Possiamo solo chiedere che, quando la discussione ci sarà, essa venga fatta usando i dati e la teoria economica. Che, per l'Italia, sarebbe una bella novità.

69 commenti (espandi tutti)

Purtroppo più che una scelta tra tradizione liberale e filone socialista, l'unico vero collante di IdV (direi giustificato, anche se modesto nel medio-lungo periodo), rimane l'antiberlusconismo.

Viceversa dentro il partito, per quel che ho visto e frequentato negli ultimi 18 mesi, c'è veramente di tutto: "estremisti sociali" come Pancho Pardi e Leoluca Orlando, liberali come Antonio Borghesi che però invita sul suo sito il sig. Tanzi al suicidio (l'istigazione al suicidio non è reato?), difensori del posto di lavoro "qualunque sia" (Di Pietro con i lavoratori dell’Alitalia e Zipponi a difesa degli operai saliti sul tetto di non mi ricordo più quale fabbrica decotta da anni, posizione peraltro giustamente contrastata da Borghesi), la già ricordata geniale trovata del senatore Lannutti con il tetto alla retribuzione dei manager delle società quotate in Borsa (forse puntando ad ottenere il sostegno dei manager ad un ulteriore ritocchino delle retribuzioni degli onorevoli?).

Sulla privatizzazione della RAI, a specifica domanda fatta dal sottoscritto al senatore Orlando a Treviso qualche mese fa, non ho avuto il piacere di una risposta positiva (ma a dire il vero non aveva ancora perso la speranza di poter diventare Presidente della Commissione di Vigilanza RAI). Sulla privatizzazione del Casinò di Venezia, proclamata con forza dall’on. Donadi all’incontro di Vasto a settembre, ho riscontrato ben diverse reazioni tra i consiglieri comunali di IdV di Venezia, e a questo punto la palla è passata a Brunetta, che lo ha ribadito nel suo programma (anche se un consigliere di amministrazione del Casinò rappresentante del centro destra mi aveva detto che non era giuridicamente possibile).

Sulla democrazia interna qualche concreto dubbio lo ha posto Micromega (n. 5 anno 2009, pag. 35 e segg. “c’è del marcio in Danimarca, l’Italia dei Valori Regione per Regione: Deficit di democrazia interna e strapotere in mano di pochi e discussi professionisti della politica. E’ il risultato della passata strategia di corto respiro di IdV imbarcare a destra e a manca, e soprattutto al centro, transfughi di altre formazioni politiche, consegnando loro le chiavi delle federazioni locali) e lo pongo anch’io sulla questione spicciola delle primarie di coalizione per la scelta del candidato sindaco di Venezia. L’Italia dei Valori ha deciso di sostenere uno dei tre candidati: il sottoscritto, che ne sosteneva un altro, è stato, di fatto, espulso dal partito con un meccanismo molto sovietico in cui si è unita la totale indifferenza alle mie richieste di chiarimento (ho chiesto che senso aveva, nelle primarie, che il partito si schierasse per un solo candidato, senza lasciare libertà di scelta: almeno il PD ha avuto il buon gusto di non farlo) al giudizio di “mona” che mi è stato attribuito da un dirigente del partito.

Direi che il tutto mi è parso sufficiente per perdere la fiducia.

   

Allego una delle  mozioni che ho elaborato e depositato, dopo aver raccolto le firme necessarie. La presenterò domani durante i lavori congressuali e mi auguro che sia votata dai delegati.

Antonio Borghesi

 

MOZIONE

SIA IL CONGRESSO DEI LIBERALI DEMOCRATICI RIFORMATORI ITALIANI

 

Premessa

Di fronte al fallimento, in alcun modo superabile, dei modelli di socialismo reale ed all’insufficienza del modello liberista (crisi del ’29, risposta del modello keynesiano del “deficit spending”, ecc.) sia i propugnatori dell’uno come dell’altro hanno cercato di percorrere strade nuove, generalmente note sotto il nome di “terza via”.  Ciò ha determinato il convergere verso il medesimo obiettivo da una lato dell’esperienza della socialdemocrazia che cercava di rifondarsi. D’altro lato  nel modello di società che così andava formandosi (variamente definita come “società post-industriale e della conoscenza”,  “società post-moderna”,  “società del rischio” o  “società della modernità riflessiva” ) le istanza di autorealizzazione dei singoli e quindi il valore dell’individuo prevalgono sulle istanze collettive. In tale quadro si capisce perché anche nella cultura socialista si innesta il concetto di “responsabilità individuale”, fissando nel dovere e nel comportamento morale del singolo l’antidoto ai comportamenti devianti. In ciò si delinea la convergenza con la liberaldemocrazia che si fonda sull’idea che i comportamenti collettivi abbiano la loro radice in quelli singoli. In altri termini un sistema socio-politico ben funzionante non può che basarsi su una diffusa moralità che conformi l’aspetto legalitario e quello partecipativo dello stare insieme. “Nessuna delle tre grandi correnti  politiche dell’Occidente( la liberale, la democratica e la socialista)  ha vinto, essendosi imposta una formazione sociale, la liberaldemocrazia, su cui si innesta il socialismo, inteso come una politica volta a dare espressione alle lotte sociali mediante l’allargamento dei diritti. Il socialismo spinge la liberaldemocrazia ad affrontare la questione sociale, per incrementare le opportunità accessibili agli individui. Mentre il socialismo trae alimento dalle lotte sociali specifiche, la liberaldemocrazia effettua l’universalizzazione giuridico-politica dei contenuti espressi da quelle lotte.  Molti partiti politici italiani fondano la ragione della loro presenza sulla sintesi tra le grandi correnti di pensiero del Novecento e dunque non può essere questa la base per l’identità, l’identificabilità e la differenziazione  di Italia dei Valori rispetto ad essi. Ancorché anche Italia dei Valori si proponga di raggiungere quell’obiettivo tale identità, identificabilità e differenziazione si dovrà ricercare nelle “parole d’ordine” che Italia dei Valori sente di poter collocare alla base della propria azione. Tali parole d’ordine non possono, a loro volta,  che trarre origine dalla storia del movimento, poi diventato partito, e che non potrà prescindere dal suo fondatore, Antonio Di Pietro, né da ciò che egli rappresenta ed ha rappresentato per il nostro Paese. Per questo suggerisco che queste “parole d’ordine”, che  devono essere chiare, forti e comprensibili da chiunque,  siano: 1. Moralizzazione della vita pubblica, 2. Non candidabilità dei condannati, 3. Rispetto delle regole: no a condoni amnistie indulti, 4. No al conflitto d’interesse ad ogni livello, 5. Riduzione dei costi della politica, 6. Lotta alla corruzione, 7. Si ai principi di meritocrazia, 8. Pari opportunità, 9. Lotta agli sprechi, 10. Sussidiarietà e federalismo, 11. Immigrazione programmata, 12. Certezza delle pene, 13. Lotta all’evasione fiscale, 14. Tutela dei consumatori e dei risparmiatori, 15. Marchio etico e statuto dell’infanzia e dell’adolescenza, 16. Flessibilità, ma non precarietà, del lavoro, 17. No al finanziamento della politica, 18. Codice etico dei partiti. Nella generale crisi che ha investito il mondo globalizzato il modello di capitalismo realizzato nei Paesi scandinavi, in Danimarca ed in Finlandia, sembra quello che, meglio degli altri, ha avuto capacità  di assorbimento degli effetti negativi che si sono prodotti.  Qualcuno parla di “capitalismo democratico”, con ciò intendendo un alto grado di uguaglianza e partecipazione nell’assunzione delle decisioni aziendali. Una delle cause è il profondo senso di egualitarismo , in particolare nel sistema formativo. Uno dei fattori di ciò è l’assenza di classi sociali. “Chiunque può ricevere una buona formazione indipendentemente dalla sua origine”. “Nella maggior parte dei Paesi nordici ci sono piccole differenze salariali. La gente va alle stesse scuole. Non ci sono reali distinzioni di classe.” I manager svedesi – quelli meglio pagati – guadagnano appena un terzo di ciò che percepiscono i loro colleghi tedeschi. La mancanza di gerarchia nelle imprese vale anche verso l’alto.  La partecipazione dei lavoratori alle strategie aziendali  è un fattore importante.  I dipendenti siedono in molti consigli di amministrazione delle società “nordiche”. Management e lavoratori risolvono insieme i problemi! Il modello Nordico non appare facile da emulare e non è facilmente esportabile. Stiamo parlando di Paesi piccoli, egualitari e con buoni sistemi educativi. Così il modello può essere ammirato ma replicarlo appare davvero complesso. “Complesso” non significa tuttavia “impossibile”.

Per questi motivi ho deciso di presentare al Congresso Nazionale del 5-6-7 febbraio 2010 la seguente mozione

 

MOZIONE

LIBERALI DEMOCRATICI RIFORMATORI: IL CONGRESSO OPTI PER  IL MODELLO DEL CAPITALISMO DEMOCRATICO

 

“Il partito, e per esso i suoi organismi dirigenti nazionali, ed in particolare Presidente, Ufficio di Presidenza ed Esecutivo Nazionale, nell’ambito delle loro funzioni, esercitino il loro mandato per perseguire un modello di società definito come “capitalismo democratico”, nel quale si realizzi la sintesi delle tre grandi correnti  politiche dell’Occidente( la liberale, la democratica e la socialista),   coniugando la liberaldemocrazia in campo economico con una politica volta a dare espressione alle lotte sociali mediante l’allargamento dei diritti.  Un “capitalismo democratico”, con elevato grado di uguaglianza e partecipazione nell’assunzione delle decisioni, anche a livello aziendale e dove la ricchezza sia distribuita in larga maggioranza verso la “classe media”, attraverso la formazione di ”veri e propri ascensori sociali”, che renderebbero compiuta la realizzazione dei principi di meritocrazia e pari opportunità.

BORGHESI  ANTONIO

Caro Borghesi, io sono sinceramente dispiaciuto di dover dire che ...... siamo alle solite, cioè si vagheggia di socialdemocrazie nord-europee e persino di (sic!) partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese.

Tale proposta - che abbiamo discusso qui e di cui un gruppo bipartisan di consiglieri regionali veneti vanta un improbabile effetto rivitalizzante sul sistema imprenditoriale locale, dimostrando un populismo inversamente proporzionale al basso grado di cultura economica ed una scarsissima conoscenza del mondo che li circonda - indica, ancora una volta, quanto poco di liberale si possa trovare nelle attuali formazioni politiche e quale tentativo di accontentare la massa ignorante e forcaiola degli elettori sia sempre presente.

Sebbene la tua mozione sia condivisibile, ad esempio, nel richiamare il rispetto delle regole e nel richiedere una riduzione dei costi della politica - peraltro genericamente, e come oggi molti altri fanno - in realtà  il problema rimane la concezione etica dello Stato e la sostanziale sfiducia nell'agire dell'individuo, la cui libertà di scelta costituisce il cardine dell'idea liberale.

Anche il consueto accennno alla lotta contro l'evasione fiscale, ma non alla riduzione sostanziale del prelievo e della debordante spesa pubblica, non suscita grandi speranze in un cambio di passo. Per non dire della menzione di un altro mantra del momento, la precarietà, tra l'altro citato in contrapposizione al termire flessibilità, al quale vorresti attribuire un significato diverso, con una sorta di tuffo carpiato e rovesciato dal coefficiente di difficoltà degno del mitico Klaus Dibiasi ......

E non basta dichiararsi a favore della meritocrazia e del federalismo: a parole, quasi tutti oggi si schierano da questo lato della barricata, ma i fatti stentano davvero a seguire con coerenza.

Gli amici amerikani chiedevan conto, poi, dei finanziamenti all'editoria e della vendita del moloch RAI: nel tuo scritto non se ne parla e, dunque, qual è la tua proposta in merito, meglio se in forma di DDL?

Senza offesa, sai, solo con l'abituale trasparenza di chi dice ciò che pensa .....

Secondo me chiedere una svolta "liberale" è troppo e troppo poco.

Troppo perché, realisticamente, nella confusione che regna un partito così poco strutturato e radicato non avrà il coraggio di prendere una decisione precisa. Troppo poco perché "liberalismo", come "liberaldemocrazia" tendono ad essere concetti poco significativi se non accompagnati da riferimenti concreti.

Non serve secondo me tutto quel discorso sulla Rai: basterebbe dire via il canone e via il controllo sulle quote e già sarebbe un bel colpo, anche elettorale.

 

Non serve secondo me tutto quel discorso sulla Rai: basterebbe dire via il canone e via il controllo sulle quote e già sarebbe un bel colpo, anche elettorale.

Al contrario. Il canone e' un problema limitato. E' un balzello regressivo, ma assai poco distorsivo (fa anche rima). Il problema e' l'utilizzo che la classe politica fa della televisione pubblica. In particolare: 1) la coltivazione delle clientele e 2) il controllo dell'informazione. Ecco perche' la privatizzazione e' assolutamente necessaria.

Sì, intendo però che eliminando il canone ed i vincoli sulle quote si otterrebbe un consenso immediato, forse anche della maggioranza dei cittadini (lasciamo perdere se poi capiscono davvero il problema).

Ottenere il consenso su un piano di privatizzazione della Rai mi sembra più difficile.

Sto facendo un discorso politico.

in teoria mi trova d'accordo, ma in pratica tre televisioni privatizzate in mano a chi finirebbero?

servirebbe una legge che rende incompatibili la carriera politica e il possesso di media, ma credo che una roba simile possa essere anticostituzionale...

Le compri chi vuole, basta mettere il limite che nessuno possa possederne più di due.

Quanto alla legge di incompatibilità non vedo proprio perchè dovrebbe essere anticostituzionale: idee?

Quanto alla legge di incompatibilità non vedo proprio perchè dovrebbe essere anticostituzionale: idee?

Francamente credo che una norma simile sarebbe assolutamente legittima:

Costituzione, Art. 65:

"La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore."

E la norma attuale sul tema é, nei fatti, ampiamente disattesa ...

in teoria mi trova d'accordo, ma in pratica tre televisioni privatizzate in mano a chi finirebbero?

Giusto per la cronaca, oggi la RAI ha ben piú di 3 canali.

 

' strano come non si riesca a capire che la moralità pubblica, insieme ad altri apprezzabili obiettivi, si ottenga riducendo il malloppo di risorse pubbliche su cui si esercita il clientelismo predone e dissipatore. E riducendo le tasse. Lascia pensare anche la storia del fallimento sostanziale del liberismo in un paese assassinato da una tale pressione fiscale e da un controllo ossessivo di ogni attività economica da arte dei burosauri che infestano il paese. Liberista l'Italia non lo è non essendolo mai stata. Con tutto il rispetto per l'On. Borghesi, non si capisce di cosa parli.

strano come non si riesca a capire che la moralità pubblica, insieme ad altri apprezzabili obiettivi, si ottenga riducendo il malloppo di risorse pubbliche su cui si esercita il clientelismo predone e dissipatore.

A me pare che lo capiscano benissimo. Il punto e' che, come tutti gli altri politicanti, vogliono mettere le mani sul malloppo. Non credo che a loro interessi altro.

Loro certamente. I cittadini inerti no. O fingono

Sperare che Di Pietro e i suoi diventino liberisti è come sperare che il Papa diventi musulmano.

Possibile che non dica niente la storia delle persone? La loro attività quando erano al governo? I guaii combinati all'iniziativa privata durante gli anni della cosiddetta "mani pulite"?

La vogliamo ricordare la persecuzione verso i nostri stilisti, gli alfieri del "Made in Italy", che furono visti come gli odiati rappresentati della Milano da bere da cancellare e che quindi emigrarono in gran parte?

C'è forse qualcosa di liberista nel Di Pietro ministro? Ancora più burocrazia, come d'altro canto c'è da aspettarsi da un ex burocrate.

Non sognamo ad occhi aperti.

I guaii combinati all'iniziativa privata durante gli anni della cosiddetta "mani pulite"?

Non é che per caso si dimentica di confrontarli con i guai combinati all'iniziativa privata dalle "mani sporche" dei decenni precedenti (e successivi) ?

Non voglio interpretare il pensiero altrui, ma non credo sia quello il senso del commento precedente che discuti. A me pare - come sempre - che il benaltrismo rischiari poco il cammino: non v'è dubbio che le "mani sporche" abbian combinato guai, ma non mi pare che il tema sia la classifica delle differenti tipologie di danno, quanto il fatto che una certa mentalità illiberale e finanche forcaiola non è scomparsa in chi di quella stagione fu protagonista.

Il problema vero sta, dunque, nell'approccio necessario ad affrontare il futuro se si voglian sciogliere i nodi, che - ripeto, lo sottolineo con dispiacere e non certo in un'ottica di schieramento - anche la mozione di Antonio Borghesi non sembra cogliere. Non saprei dire se la motivazione risieda nelle convinzioni personali dell'estensore - sebbene dal suo intervento nel corso delle giornate fiorentine di nFA così purtroppo apparisse, a dispetto della sua cultura economica - oppure nella consapevolezza che non sia possibile trascinare "sulla buona strada" un partito la cui ampia maggioranza - lider maximo in testa, con esemplare evidenza ..... - nemmeno sa dove stia di casa, il liberismo .......

Però, io provoco ..... vediamo se ce lo dice ... :-)

una certa mentalità illiberale e finanche forcaiola non è scomparsa

Dove "illiberale" e "forcaiola"?

RR

Non voglio interpretare il pensiero altrui, ma non credo sia quello il senso del commento precedente che discuti. A me pare - come sempre - che il benaltrismo rischiari poco il cammino: non v'è dubbio che le "mani sporche" abbian combinato guai, ma non mi pare che il tema sia la classifica delle differenti tipologie di danno, quanto il fatto che una certa mentalità illiberale e finanche forcaiola non è scomparsa in chi di quella stagione fu protagonista.

Nessuna idea di benaltrismo da parte mia. E sono dispostissimo ad accettare critiche (e in parte anche a far mie) su come si sono svolte le indagini nella stagione di "mani pulite", dall'eccesso di tintinnar di manette alla incapacitá di colpire a 360 gradi.

Peró che gli venga contestato di aver messo in difficoltá il "business as usual" dell'era del CAF, mi pare un poco troppo...

La vogliamo ricordare la persecuzione

Io ricordo la persecuzione delle persone oneste da parte delle bande di mariuoloni. Qualunque uso della radice liber- ne e è stata, e continua ad esserne, fortemente danneggiata.

RR

Un giudice che combina guai all'iniziativa privata? E quali sarebbero? averci tolto dai marroni dei ladri e dei predoni? E quella che si abbarbica alla politica è iniziativa privata davvero? Ma per favore

 strano come non si riesca a capire che la moralità pubblica, insieme ad altri apprezzabili obiettivi, si ottenga riducendo il malloppo di risorse pubbliche su cui si esercita il clientelismo predone e dissipatore. E riducendo le tasse.

e la moralità privata si ottiene allora riducendo il malloppo di risorse private su cui si esercita la licenziosità predatrice e dissipatrice?

Forse anche sì, ma non è il punto essenziale.

RR

Caro Renzino, a volte mi pare che ragioni come un parrino. (wow, una rima)

Ridurre il malloppo non incide affatto sulla moralita'. Fa solo in modo che non vi siano i presupposti affinche' gli istinti deteriori di alcune persone procurino danno ad altre.

L'autoselezione (traduzione letterale di self-selection) e' tale per cui la maggiorparte dei politici scelgono di occuparsi di politica proprio perche' vogliono appropriarsi della cosa pubblica (e perche' comprendono di avere capacita' limitate in altri settori). Hai mai pensato ai compagnetti di scuola che ora sono in politica? Io si'.

Ridurre il malloppo non incide affatto sulla moralita'. Fa solo in modo che non vi siano i presupposti affinche' gli istinti deteriori di alcune persone procurino danno ad altre.

Che la riduzione del malloppo dovesse incidere sulla moralità era stato suggerito da altri, non da me. Infatti non sono d'accordo - se il budget di un'azienda su cui il relativo CdA deve disporre fosse di un miardo di Euro avresti ipso facto degli amministratori con istinti deteriori, più del gestore del negozietto da 50.000 Euro?

la maggiorparte dei politici scelgono di occuparsi di politica proprio perche' vogliono appropriarsi della cosa pubblica (e perche' comprendono di avere capacita' limitate in altri settori). Hai mai pensato ai compagnetti di scuola che ora sono in politica?

Questo accade da voi, in Italia. Appropriarsi della cosa pubblica non è consentito, altrove. In certi Paesi è addirittura fuori-legge, oltre che riprovato moralmente.

RR

 

Questo accade da voi, in Italia. Appropriarsi della cosa pubblica non è consentito, altrove. In certi Paesi è addirittura fuori-legge, oltre che riprovato moralmente.

Io abito negli US da 15 anni. Rimpiango le tagliatelle di mia madre, ma purtroppo s'ha da campa'...

Negli US appropriarsi della cosa pubblica non e' consentito, cosi' come non lo e' in Italia. Eppure ci provano di continuo, a tutti i livelli di governo. Esempietto: Joe Bruno, capo bastone del Senato dello Stato di New York per decenni, si e' rubato l'inrubabile (scusate la licenza). Ora finalmente e' sotto processo.

Gli istinti sono gli stessi - vogliono rubare qua, come rubano in Italia. Una differenza fondamentale e' che quando li becchiamo, qua li mettiamo in galera - il che ha un certo effetto sugli incentivi - e sul fenomeno di self-selection cui accennavo in precedenza.

Uno dei motivi per cui Obama se la sta vedendo brutta, e' che a molta gente non va giu' l'idea di incrementare le risorse in mano ai politici. Ad una grossa fetta della popolazione, e' chiarissimo che si tratta dell'anticamera della fine. 

Un'altra differenza fondamentale e' che qua i politici sono soggetti allo scrutinio dei media e delle elezioni. In Italia i media sono servi del potere e le elezioni non esistono - i partiti scelgono chi comanda (sia a destra che a sinistra).

Uno dei motivi per cui Obama se la sta vedendo brutta, e' che a molta gente non va giu' l'idea di incrementare le risorse in mano ai politici. Ad una grossa fetta della popolazione, e' chiarissimo che si tratta dell'anticamera della fine. 

Voglio rimarcare il punto in discussione: agli Americani non andrà bene incrementare le risorse in mano ai politici, ma ciò perchè sono meno socialisti, sono più contrari alla "redistribuzione" - però che l'Amministrazione debba essere irreprensibile nel rispetto delle leggi è fuori discussione.

Agli Svedesi invece, ad esempio, non va giù l'idea di ridurre le risorse in mano ai politici, tant'è che questo governo di Centro-Destra è stato eletto su un programma di modestissime riforme sotto questo punto di vista. Il precedente candidato a Primo Ministro per il blocco borghese (4 anni prima, cioè), aveva invece un programma più "miniarca" e venne trombato proprio per questo. Peraltro anche agli Svedesi è chiarissimo che l'Amministrazione debba essere irreprensibile nel rispetto delle leggi. E l'evasione fiscale in Svezia è solo del 2%.

Spero di aver chiarito il concetto che volevo chiarire, in materia di "gestione delle risorse pubbliche".

RR

 

Può anche essere vero che gli americani preferiscono avere meno redistribuzione degli svedesi, ma questo punto è totalmente fuorviante.

SE avessimo una amministrazione pubblica e dei costumi civici come quelli che hanno ora gli svedesi allora potremmo anche chiederci se preferiamo più o meno redistribuzione. Ma non li abbiamo. Ed è una completa e pia illusione pensare di rimediare al problema e ''diventare come gli svedesi''  mediante qualche apposita leggina nel giro di pochi anni. Abbiamo completamente fallito nel tentativo di ripristinare un minimo di moralità nella cosa pubblica dopo tangentopoli e al momento non vedo nessun segnale che ci si possa riuscire nel futuro. Anche se andasse al governo qualcuno ben intenzionato a sradicare la corruzione e rendere il funzionamento della cosa pubblica efficiente, ci metterebbe un sacco di tempo. Queste cose, ripeto, non si risolvono con qualche leggina e mettendo qualche connessione a internet in più negli uffici. Ci vuole un profondo cambio di mentalità ed attitudine, e questo richiede almeno il passaggio di una generazione.

Data questa situazione, ossia enorme peso del settore pubblico e inefficienza e corruzione endemici, quale alternativa resta? Certo, bisogna fare tutto il possibile per mettere in galera i marioli e cacciare i corrotti, perché tutti paghino equamente le tasse, perché l'amministrazione pubblica sia più efficiente, per instillare senso del dovere e tutte queste altre belle cose. Ma sono cose che richiedono un sacco di tempo, ammesso che qualcuno si riprometta veramente di farle, cosa che al momento non avviene. Il problema è che non si possono aspettare decadi, nelle quali nel frattempo il paese ristagna e sprofonda. L'unica alternativa per intervenire seriamente e subito è ridurre l'intervento pubblico.

Peraltro, che almeno in Italia l'intervento pubblico abbia questa grande valenza redistributiva è cosa che non mi convince neanche un po', almeno se parliamo di redistribuzione da chi è ricco e potente a chi è povero e indifeso. In uno studio che avevamo segnalato qualche tempo fa si mostra come l'Italia sia uno dei paesi dell'europa continentale con misure di disuguaglianza tra le più alte. Quindi, tutta questa espansione dello stato esattamente a cosa è servita?

Per restare sul tema del post, e per fare un esempio concreto, esattamente quale funzione redistributiva svolge il controllo pubblico dell'informazione televisiva? Quello che fa è trasferire soldi mediante una poll tax, il canone, dalle tasche delle famiglie alle tasche dei dipendenti Rai, non esattamente una delle categorie più bisognose di protezione. In cambio, gli italiani ottengono sostanzialmente di essere presi perennemente per i fondelli. Cosa proponi di fare? Instaurare una bella commissione di revisione della governance Rai che prima o poi, senza distrurbare troppo nessuno, finalmente instauri una nuova etica? I tentativi al riguardo nel passato si son sprecati, e se sei ancora convinto che questo sia possibile allora veramente non so più cosa dirti. No, l'unica soluzione è vendere baracca e burattini e lasciare che i vari canali affrontino il mercato. Non ho fiducia che produrranno mai nulla di buono ma almeno smetteranno di ciucciar soldi dei contribuenti. E non è solo la Rai, ovviamente, tante altre aziende pubbliche non svolgono in alcun modo un ruolo redistributivo e servono solo a mantenere e rafforzare il potere della casta.

Può anche essere vero che gli americani preferiscono avere meno redistribuzione degli svedesi, ma questo punto è totalmente fuorviante.

In realtà io avevo introdotto la questione della redistribuzione solo in maniera strumentale, per un discorso che era centrato - e va letto - come discorso sulla "gestione pubblica" e sulla relativa legalità. Ricordo che il punto di polemica era partito dall'intervento di luzo48 più sopra, su cui ho fatto una reply, peraltro, in un locus sbagliato (e di questo mi scuso).

SE avessimo una amministrazione pubblica e dei costumi civici come quelli che hanno ora gli svedesi allora potremmo anche chiederci se preferiamo più o meno redistribuzione.

A me interessava portare un caso di amministrazione "patentemente" rigorosa ed efficiente - ma non è certo l'unico. Questo per falsificare le eventuali "generalizzazioni universalistiche" basate solo sull'osservazione del caso-Italia (caso malato, appunto).

Il mio punto di polemica può essere letto anche così: abbiamo forse una amministrazione privata e dei costumi manageriali come quelli che hanno gli svedesi (o altri "efficienti" a Vs. scelta)? Io dico di no, e non lo dico solo io. Dunque, dov'è la differenza fra pubblico e privato per questo aspetto, se non nel fatto che del primo discutiamo a pié sospinto mentre del secondo si possono venire a sapere le disfunzioni solo ogni tanto, per vie traverse, o per le statistiche sulla scomparsa dell'Italia industriale, o per via dei furbetti del quartierino e del poderino?

Il punto era più filosofico, poi, ma si riflette concretamente nella mia critica al fatto che il movimento liberista "semplicistico", volendo forse andare in AmeriKa, può essere invece facilmente dirottato verso la Russia (o la Bielorussia, che da anni osservo essere il vero modello per questo obbrobrio di classe dirigente italiana). Non mi sembrerebbe un guadagno.

RR

P.S.: per la RAI, ritengo che non ci sia una poll tax, altrimenti la BBC non esisterebbe. Vero è che quello (dell'informazione statale) è un esempio topico di disfunzione di quest'Italia, ma allora perchè la RAI degli anni '60 e perfino dei '70 era meglio?

 

 

E l'evasione fiscale in Svezia è solo del 2%.

Da dove viene questo numero?? Schneider 2002 (pdf, tavola n.6, riportata anche su nFA) stima al 19% l'economia sommersa svedese nel 1999/2000, altro che 2%. E' probabile che oggi il dato sia anche superiore, perche' e' stata misurata a livello internazionale una tendenza all'aumento in tempi recenti. La Svezia e' uno Stato efficiente e con cittadini onesti, ma il livello di tassazione e' elevato e pertanto anche l'evasione fiscale riguarda una frazione maggiore dell'economia rispetto a Francia e Germania (15-16% secondo Schneider). L'Italia e' al 27% (tassazione media a livelli franco-tedeschi ma a livelli svedesi nel Nord, e cittadini e Stato piu' corrotti). Il Belgio col 23% e' una via di mezzo.

In realtà quel numero mi ronzava nella testa e non era il frutto di un accertamento apposito su qualche dato recente o "ufficiale". Probabilmente le origini vanno rintracciate in notizie come questa (dove viene data per la Svezia un'evasione al 3% del PIL, quindi un dato "congruente" con quello che mi ronzava in testa). Però non ho trovato lo studio "originale", anche se sui giornali e in rete sono state riportate in questi anni altre notizie di simile tenore, che tu stesso puoi rintracciare. Va detto che il concetto di economia sommersa, che tu giustamente riporti dallo studio che citi, è un po' più ampio di quello di tax evasion, ma non voglio impantanarmi in questo specifico punto, e ti dico subito che non ci tenevo a fare "sfoggio" particolare di quel dato.

Il succo era che il cittadino di un Paese che ha notoriamente una grosso governo non se la prende male, anzi lo desidera, e lo fa funzionare "al meglio" con strumenti di organizzazione politica, economica e civile che sono adatti allo scopo, date le ben note prestazioni. Il celeberrimo ombudsman è una invenzione svedese, come è noto... (ma è solo un tassello minimo, quello)

RR

 

 strano come non si riesca a capire che la moralità pubblica, insieme ad altri apprezzabili obiettivi, si ottenga riducendo il malloppo di risorse pubbliche su cui si esercita il clientelismo predone e dissipatore. E riducendo le tasse.

e la moralità privata si ottiene allora riducendo il malloppo di risorse private su cui si esercita la licenziosità predatrice e dissipatrice?

Forse anche sì, ma non è il punto essenziale.

Nell'ambito di una visione liberale lo Stato si occupa di scrivere regole decenti e di applicarle con decente efficienza sulle attivita' private. Secondo me solo una mente statalista malata puo' pensare che possa essere utile o anche solo realizzabile ridurre i danni conseguenti a cattivo uso delle risorse private riducendo il totale delle risorse private disponibili.

Se c'e' come in Italia un deficit di moralita' pubblica, e' difficile che pezzi dello Stato riescano efficientemente a controllare e colpire altri pezzi corrotti e inefficienti. E' molto piu' plausibile che, pur in mezzo a molte cortine fumogene, tutti i pezzi dello Stato si muovano d'intesa per arraffare quanto possono cercando di nascondere le ruberie dei colleghi: questa piu' o meno e' la situazione italiana, in cui  ogni settore statale strepita per avere piu' soldi ma tollera allegramente sprechi e inefficienze enormi di tutti i colleghi, cercando di trovare capri espiatori nei privati che per definizione sono anche evasori fiscali. Per questo potrebbe essere invece un'idea migliore ridurre la torta statale complessiva e focalizzare lo Stato nei servizi critici piu' difficilmente affidabili ai privati, come ordine pubblico e giustizia.

Secondo me solo una mente statalista malata puo' pensare che possa essere utile o anche solo realizzabile ridurre i danni conseguenti a cattivo uso delle risorse private riducendo il totale delle risorse private disponibili.

Esatto, e allora sai dirmi perchè ci sono menti anti-stataliste malate che possono pensare che possa essere utile o anche solo realizzabile ridurre i danni conseguenti a cattivo uso delle risorse pubbliche riducendo il totale delle risorse pubbliche disponibili?

RR

Esatto, e allora sai dirmi perchè ci sono menti anti-stataliste malate che possono pensare che possa essere utile o anche solo realizzabile ridurre i danni conseguenti a cattivo uso delle risorse pubbliche riducendo il totale delle risorse pubbliche disponibili?

Perche', come ho anche scritto nel messaggio cui replichi, in Italia non e' realistico per il presente e il futuro a breve-medio termine che lo Stato spenda sensatamente ed efficientemente i soldi pubblici, anche perche' sono pezzi di Stato quelli che dovrebbero limitare gli sprechi e il malaffare dei colleghi.  In questa situazione e' probabilmente piu' sano pensare ad uno Stato che si limiti a fare e far rispettare le regole piuttosto che intervenire con pesantezza nell'economia. Mentre conosco esempi storici recenti di Stati che si sono riformati con successo passando da sistemi comunisti iperstatalisti a sistemi liberaldemocratici, e quindi riducendo l'intermediazione statale, non conosco esempi storici realistici in cui dannii e irregolarita' del settore privato siano stati ridotti sottraendo risorse a favore del pubblico.

Perche', come ho anche scritto nel messaggio cui replichi, in Italia non e' realistico per il presente e il futuro a breve-medio termine che lo Stato spenda sensatamente ed efficientemente i soldi pubblici, anche perche' sono pezzi di Stato quelli che dovrebbero limitare gli sprechi e il malaffare dei colleghi. 

LA locuzione "non è realistico", se permetti, è piuttosto vaga - e io sto pure dicendo che "si deve cambiare", ma non per il semplicistico baratto di una sensatezza ed efficienza privata versus una immoralità pubblica da guarire (miracolosamente) con il liberismo, pensato in questa pagina come cura insieme economica ed etica.

Più in generale, non sono d'accordo con la tua conclusione. I pezzi di Stato che devono limitare lo spreco e il malaffare li abbiamo messi lì SIA per il pubblico CHE per il privato. Io rimango dell'avviso che si debba Non Mollare! (o nella versione moderna, resistere resistere resistere), perchè la filosofia proposta rappresenta nei fatti un cedimento a quelle forze che vogliono, appunto, legalizzare il marcio esistente.

RR

I pezzi di Stato che devono limitare lo spreco e il malaffare li abbiamo messi lì SIA per il pubblico CHE per il privato. Io rimango dell'avviso che si debba Non Mollare! (o nella versione moderna, resistere resistere resistere), perchè la filosofia proposta rappresenta nei fatti un cedimento a quelle forze che vogliono, appunto, legalizzare il marcio esistente.

Scrivi che non sei d'accordo con Alberto e che anche tu dici che si debba cambiare. Come ti avevo scritto altrove, ancora una volta non mi e' chiaro quale sarebbe la proposta pratica di breve periodo che stai avanzando.

Piu' in generale, in molti dei tuoi post mi pare di cogliere un certo "fastidio" contro quelle che valuti soluzioni semplicistiche che si fondano troppo sul liberismo e incentivi economici, ma purtroppo spesso resto deluso perche' mi aspetterei delle tue proposte alternative corroborate da dati, analisi e magari case studies (come, appunto, Alberto Lusiani fa spesso). Da lettore quotidiano di praticamente tutti i commenti che appaiono sul blog, penso che per sostenere meglio le tue posizioni avresti piu' successo con meno "filosofia/sociologia" e con piu' analisi quantitativa!

Piu' in generale, in molti dei tuoi post mi pare di cogliere un certo "fastidio" contro quelle che valuti soluzioni semplicistiche che si fondano troppo sul liberismo e incentivi economici, ma purtroppo spesso resto deluso perche' mi aspetterei delle tue proposte alternative corroborate da dati, analisi e magari case studies (come, appunto, Alberto Lusiani fa spesso). Da lettore quotidiano di praticamente tutti i commenti che appaiono sul blog, penso che per sostenere meglio le tue posizioni avresti piu' successo con meno "filosofia/sociologia" e con piu' analisi quantitativa!

No, per carità, non sono "iscritto" ad una fazione anti-liberista, ma mi è capitato di discutere apertamente circa delle interpretazioni di fondo, o "filosofiche-sociologiche" come scrivi, sul ruolo della libertà individuale, dell'etica, delle regole, e degli interessi personali. Niente di nuovo sotto il sole della storia, beninteso, in materia di libertà e liberalismo...

Allora voglio ribadire che sulle cose da fare, su numerose politiche per l'Italia di oggi, io sono senz'altro favorevole a indirizzi "liberistici", di forti riforme insomma rispetto alla situazione attuale.

Mi tornano male degli orientamenti che sono stati espressi per certe mosse, certe proposte, che paiono allargarsi a concezioni ideologiche da me rifiutate, e financo osteggiate, infine.

MA io sono un fisico, non sono ostile alle "analisi quantitative", anzi le voglio appropriate e corrette, e sono sempre disponibile a confrontarmi con quelle...

RR

Non è che sono piani diversi quello pubblico e quello privato?

Gli autori scrivono:

"Questi ceti al momento danno il loro consenso in modo maggioritario alle forze di centrodestra, a nostro avviso senza ottenere in cambio alcunché di sostanziale."

 

Sbagliate,hanno ottenuto la conferma della libertà di evadere tranquillamente.

Per il resto ottimo post come al solito. Peccato che l'idv non l'accoglierà mai.

  «Quindi lasciateci fare un paio di esempi concreti, di cose che ci piacerebbe vedere ....»

 

D’accordo per spezzare la Rai in tre parti e venderle ai privati.

D’accordo per eliminare tutti i sussidi alla stampa e agli altri media.

Premesso che in economia sono un profano, a me piacerebbe un’altra cosa: lo smantellamento del carattere universalistico del sistema sanitario. La sanità è da tempo la pietra dello scandalo, che divora la maggior parte della spesa pubblica e mantiene la casta.

Istituire un sistema d’assicurazione sanitaria (volontaria od obbligatoria come la RCA) permetterebbe di utilizzare l’Irpef addizionale regionale per ridurre il debito pubblico.

me piacerebbe un’altra cosa: lo smantellamento del carattere universalistico del sistema sanitario. La sanità è da tempo la pietra dello scandalo, che divora la maggior parte della spesa pubblica e mantiene la casta.

Non simpatizzo particolarmente per il SSN italiano come scritto in altri interventi e articoli, tuttavia non si puo' descriverlo come fai.  La spesa pubblica in sanita' in Italia e' sul 7-8%, una delle piu' basse tra i Paesi avanzati, e la copertura pur scadente e' abbastanza efficace da garantire (assieme a formidabili cure parentali assenti in altri Paesi piu' avanzati) una buona vita media.  Solo a livello regionale la spesa sanitaria domina il bilancio (~80%) ma le spese regionali sono una modesta parte della spesa pubblica italiana.  E' vero peraltro che nel Sud e in parte nel Lazio il potere politico locale e parte significativa della stessa economia privata locale sono legate a doppio filo al SSN, e questo grida vendetta e richiede una soluzione.  Nel centro-nord i politici nominano i primari ma il sistema, pur scadente nel rapporto con gli utenti, piu' o meno funziona, e non e' cosi' determinante per la raccolta del consenso.

Alberto, ovviamente non ho dati, ma conoscenti che lavorano in sanità in Lombardia mi assicurano che non ci si limita a pilotare l'assunzione dei primari, ma si scende fino all' ultimo dei medici di corsia, e  senza spinte sono disponibili solo contratti a termine, spesso con carichi di lavoro assurdi (es. 12 ore di PS senza pausa pranzo o gabinetto, un solo medico in reparto), anche per coprire buchi lasciati dai vari incompetenti e fannulloni assunti per amicizie.E parlo della Lombardia, che non credo sia la regione più disastrata.

Io sono un operatore sanitario di un ospedale brianzolo. Posso solo confermare quanto da lei asserito,segnalando pero' che la cosa non si limita al solo personale dirigenziale e medico ma si estende a tutte le categorie.

Non credo,tuttavia,che sia un'esclusiva del SSN.

Non lo credo nemmeno io.

Ma a differenza di altri servizi pubblici il SSN funziona decorosamente, specie in Lombardia (senza essere il gioiello decantato da Formigoni, primo responsabile del degrado in oggetto), e mi chiedo quanto potrà reggere l'assalto di politicanti e baroni vari.

Questo è probabile. Ma cosa c'entra con l'essere la sanità la "pietra dello scandalo" che si mangia le risorse? Posso assicurare che il sistema sanitario nazionale, quanto meno nelle realtà regionali che conosco (tutte al nord), è fin troppo bravo nel razionare le prestazioni e contenere i costi. I carichi di lavoro assurdi dipendono più dalla smania del risparmio che dalla supposta copertura di "fannulloni"; e ai medici va meglio che al personale infermieristo, cronicamente più che sotto organico.

Non mi son spiegato bene: sono sostanzialmente d'accordo con lei ed Alberto, ma osservo che le interferenze politiche e le inefficienze vanno ben oltre la selezione dei primari.

Tiro in ballo i fannulloni perchè conosco infermieri e medici che nei periodi festivi fanno turni assurdi perchè il collega X fa 1 mese di malattia ogni volta che torna al paesello (tanto che chi fa i turni ne tiene in conto in anticipo), altri cui capita di farli perchè il collega Y è platealmente incompetente e nessuno (a cominciare dal parente che l'ha assunto) si fida a lasciarlo solo in reparto.

Secondo gli stessi conoscenti la situazione è in deterioramento, per cui mi chiedo per quanto possa continuare a funzionare decorosamente.

Ho vissuto e vivo quotidianamente il declino della sanita' lombarda. Farne la cronistoria va  fuori delle mie capacita' e volonta'. Ad ogni modo mi sembra che il sistema non sia piu in grado di generare potenziale umano: è saltato qualsiasi contesto formativo ed è stata abolita qualsiasi forma di selezione per blanda che sia. La carretta ,insomma, la tira la vecchia guardia ; i giovani vanno allo sbaraglio. Manca certamente una governance degna di questo nome e quindi si manifestano quelle situazioni di semi-anarchia che ritroviamo in tutte le realtà pubbliche.Sul futuro condivido il suo pessimismo: si procede verso il dilettantismo forse mascherato da una discreta organizzazione territoriale.

Risposta ad Alberto Lusiani

Il libro verde sulla spesa pubblica del settembre 2007 http://www.mef.gov.it/doc-finanza-pubblica/documenti/18827/28_libro%20verde.pdf

conferma il tuo dato sulla spesa sanitaria in Italia, che però è inferiore solo a Francia e Regno Unito e comunque maggiore della media nell’Area Euro nel 2004 (vedi tabella 1.2 del pdf a pagina 14). Si vede anche che la spesa sanitaria, in Italia, è inferiore soltanto alla spesa per le pensioni (13,8%) e ai Servizi pubblici generali (8,7%), che comprendono gli interessi sul debito pubblico. La spesa pubblica deriva quasi tutta dal totale delle spese regionali, per cui non mi pare che la spesa sanitaria sia una modesta parte della spesa pubblica italiana. (Altri dati nella tabella 2.11 – stesso pdf a pagina 39 – per i confronti con i paesi Ocse).

Il sistema, come dici, più o meno funziona, grazie al fatto che ci sono strutture a livello d’eccellenza e grazie al fatto che gli operatori sanitari sono, quasi sempre, encomiabili. Una volta che sei riuscito ad accedere. E’ l’accesso che è scadente, per non dire pessimo: secondo la mia opinione (basate su esperienze personali) il Servizio non c’è proprio, almeno cambiamo il nome in Sanità Nazionale.

 

«La pervasiva presenza statale in economia permette alla casta politica di esercitare un ferreo controllo su quasi tutti gli aspetti della vita sociale».

Vogliamo fare una scelta liberista? Si può fare senza riformare lo stato sociale?

Per le pensioni si è già provveduto (riforma Dini) e si sta provvedendo (discussione sull’elevamento dell’età pensionabile). E’ tempo di pensare anche alla sanità.

(P.S. Leggo abitualmente nFA, ma commento poco. Scusate, ma non sono ancora riuscito ad usare il blockquote)

Penso che sia poco utile confrontare la spesa pubblica per la sanità nei diversi paesi, perchè in alcuni di questi (Italia, UK) costituisce una componente più rilevante della spesa sanitaria totale che in altri (Olanda, Germania e ovviamente US).

Più utile per confrontare sistemi molto diversi prendere in considerazione semplicemente la spesa sanitaria come percentuale del PIL (vedi: http://ec.europa.eu/health/ph_information/dissemination/echi/echi_25_en.pdf), che in Italia è del 9% quindi direi spannometricamente vicina alla media europea. Notare come in questa classifica il Regno Unito spenda meno e non più di noi (per il discorso di cui sopra).

Ma sulla candidatura di De Luca, sindaco di Salerno, per le regionali in Campania, nessuno dice nulla?

Ma come? Di Pietro che ha fatto il partito legalista e per la giustizia, appoggia uno che è pluriinquisito? E la base lo acclama a furor di popolo, dopo che Di Pietro stesso lo presenta alla sua gente?

Io non capisco davvero, non capisco.

Tra l'altro Di Pietro eletto per acclamazione presidente. Non c'è che dire: una bella craxata!

Io comincio a temere che questo qui sia l'ennesima sceneggiata all'italiana.

De Luca è una personaggio politico di sicura levatura. Come tutte le persone di codesto lignaggio, e segnatamente se operano in un territorio del Meridione d'Italia, si trova ad essere al centro di un sistema di potere ampio ma complesso.

Non sono in grado di giudicare i dettagli delle imputazioni che gli sono rivolte; mi sono sempre sembrate cadere in una categoria non patentemente "decidibile", e pertanto in questo caso mi devo rimettere ad ogni futura conclusione delle autorità giudiziarie.

Sicuramente a Salerno gode di ampio consenso politico nel cittadino "normale". E' dotato di grande oratoria e di propensione all'azione ben maggiore di quella del politico meridionale medio. Per questo appare senz'altro come "risolutivo" su tutta una filiera di problemi tradizionale della politica meridionale, perfino agli occhi di chi eventualmente si barcamena nel sistema tradizionale stesso. Afferma di combattere il malaffare e l'inedia amministrativa, è un decisionista e un promotore di iniziative a vasto raggio.

Veramente magistrale la sua elezione a sindaco nel 2006, quando si presentò in totale opposizione al "centrosinistra ufficiale" che, con la sua pletora di partiti e partitini (si era in pieno tempo di Unione) candidò il pur popolarissimo Andria (di estrazione cattolico-popolare) ed entrò in collisione con gli stessi DS locali e lo stesso sindaco uscente De Biase, che era stato il suo vice al tempo in cui egli era stato sindaco nel decennio precedente. Alla testa di una lista civica di cui possedeva il marchio, usata per le tornate elettorali precenti ("Progressisti per Salerno") e unitamente solo ad una seconda lista, fatta interamente di giovani ("Salerno dei giovani"), ando' al ballottaggio succhiando badilate di voti anche al centro-destra - il cui candidato si fermo' al 20% - e lasciando poi alle spalle Andria e il suo codazzo di nomenclatura "ufficiale" anche lì.

Che De Luca sia sempre stato visto come una persona capace, e potenzialmente in grado di risolvere svariati problemi politici locali - nè più nè meno come i migliori sindaci del Nord e del Centro che in questi anni hanno spesso ottenuto grandi consensi personali - è un fatto innegabile. La sua opposizione al sistema di potere Bassoliniano è stata pure patente e chiara.

Che dire? Si vedrà. Certamente è una candidatura all'insegna del "riformismo forte".

RR

 

 

Cari Amici

sono il Responsabile Nazionale del Dipartimento Economia e Finanza di Italia dei Valori e ho scritto la parte economia della Mozione che il presidente Di Pietro ha presentato al Congresso. Chi avesse voglia di sentire il mio intervento può collegarsi al sito di Radio radicale, (ho parlato il primo giorno).

Condivido pienamente la vostra lettera e infatti nel mio intervento ho cercato di sostenere tesi vicine alle vostre.

Italia dei Valori è in trasformazione. La mia battaglia è quella per assicurare che le posizioni liberali siano predominanti e che non ci sia il rischio che IdV diventi un raggruppamento della sinistra estrema e ambientalista.

E' una grande sfida. Però se leggete la Mozione Di Pietro troverete molti passaggi di chiaro stampo liberale.

"Il mercato è lo strumento con cui si può sconfiggere Berlusconi".

Vorrei fare un appello alle forze intellettuali migliori (e voi siete tra queste) affinchè considerino IdV come il loro interlocutore per un progetto di cambiamento del nostro Paese.

Siamo in una fase molto delicata della storia recente dell'Italia repubblicana. Il berlusconismo ha usurpato i termini "liberale" e "mercato", ma come alcuni di voi hanno dimostrato nel loro recente volume su Tremonti è facile smascherare la truffa. La destra berlusconiana è un minestrone di statalismo e di demagogia.

Ma ci sono elementi di preoccupazione anche sotto il profilo della tenuta delle regole democratiche. La maggioranza ha ingaggiato una guerra contro la magistratura, con attacchi alla Corte Costituzionale, sta stravolgendo la certezza del diritto introducendo norme che cancellano il principio di parità davanti alla legge, controlla la stampa, minaccia mutamenti unilaterali del trattato costituzionale. E nel frattempo si assiste a un pericoloso immobilismo sul fronte della politica economica.

Grave è il fatto che le forze del centrosinistra abbiano sottovalutato i rischi per la democrazia italiana derivanti dal berlusconismo. Per ben due volte il centrosinistra è stato al governo nelle scorse legislature e non ha saputo consolidare i principi elementari della democrazia liberale adottatando una legge sul conflitto di interessi.

Personalmente ho ritenuto necessario prendere posizione e dare un contributo per costruire un progetto di alternativa liberale e riformista.

I vostri contributi, le vostre idee sono preziosi contributi per aiutare anche IdV nel suo processo di maturazione.

grazie e un caro saluto

 

Grave è il fatto che le forze del centrosinistra abbiano sottovalutato i rischi per la democrazia italiana derivanti dal berlusconismo. Per ben due volte il centrosinistra è stato al governo nelle scorse legislature e non ha saputo consolidare i principi elementari della democrazia liberale adottatando una legge sul conflitto di interessi.

No, quest'affermazione è semplicemente ridicola. Tradotta in italiano corrente, significa - ancora e sempre - che Berlusconi è il padre di tutti i mali e la sinistra ha appena il torto di non essersene accorta, il che equivale a non conoscere la storia d'Italia, oppure - più probabilmente, data l'incredibile enormità di una tale valutazione - a volerla strumentalmente travisare, in un insano impeto di disonestà intellettuale. Le responsabilità della sinistra - compresa quella democristiana - hanno grandissima rilevanza, e sarebbe davvero ora di prenderne atto invece di attribuire le colpe, in toto, all'avversario politico del momento, esattamente come fanno "dall'altra parte".

Fuori dai denti, la dovete smettere di cavalcare l'antoberlusconismo in funzione elettorale ed incominciare a lavorare su programmi credibili ed a comportarvi coerentemente con essi. La credibilità non si dichiara, va guadagnata.

Mamma mia, DoktorFranz, che succede? T'hanno morso in un posto dove non dovevano?

Non vorrei entrare in una polemica che, per ragioni di lavoro, non ho il tempo per sostenere ma se l'affermazione di Trento a te sembra "ridicola", a me sembra "ridicola" (you know how the old story goes: those who live by the sword ...) la tua che tale la classifica.

A me l'affermazione incriminata di Trento non sembra ridicola: è puntualmente corretta, infatti. È storicamente vero che la sinistra italiana, quando ha governato, non solo ha fatto tanti danni ma, in particolare, non ha mai avuto il coraggio politico d'introdurre in Italia un minimo di legislazione decente sul conflitto d'interessi, il che È ESTREMAMENTE GRAVE. Lo è, in particolare, perché il corpo politico italiano è intaccato da un decennio e mezzo da un virus particolarmente pericoloso: quello del caudillismo berlusconiano. Si, caro Doktor Franz: ti piaccia o non ti piaccia l'effetto malevolo che BS ed il suo progetto "politico" hanno avuto ed hanno sul tessuto socio-economico italiano è storicamente peggiore di quello che hanno avuto, tanto per dire, D'Alema, Occhetto, Veltroni, Bersani assieme. E ti ci metto dentro anche una Rosy Bindi ed un Ruttini (o come diavolo si chiama l'ex moroso di Pannella, ora cattolico) come omaggio. Solo con l'aggiunta di Prodi e De Mita la bilancia ritornerebbe in pareggio!

Ma torniamo al punto logico del commento di Trento e del tuo.

Che la sinistra italiana ABBIA grandi colpe e che l'IdV SIA, nonostante le buone intenzioni di Sandro Trento ed altri, una cosa ben lontana dal liberismo NON IMPLICA che sia falso affermare che BS, le sue politiche, i suoi alleati (servi o dipendenti, dovrei dire) e la camarrilla che, per una ragione o l'altra, lo sostiene, siano manifestatamente, una fonte di gravissimi danni per il paese.

Ti dirò di più: il tuo parlar fuor dei denti mi sembra sempre più da un lato solo delle labbra:

[...] la dovete smettere di cavalcare l'antoberlusconismo in funzione elettorale ed incominciare a lavorare su programmi credibili ed a comportarvi coerentemente con essi. La credibilità non si dichiara, va guadagnata.

Immaginati la stessa sentenza con "anticomunismo" sostituito ad "antiberlusconismo" e tutto il resto uguale. Non ti sembra perfettamente appropriata per PdL e Lega? Non è forse vero che questo "anticomunismo" eterno è da un lato propaganda volgare e, dall'altro, il segnale d'una profonda sofferenza mentale per la quale ci si dovrebbe dirigere più a delle pasticche (falqui?) che alla politica? E allora? Com'è che ti surriscaldi così tanto e sempre e solo con una delle tue parti? Sarà quel che sarà, ma per me gatta ci cova ...

 

Michele, nemmeno io voglio entrare in polemica, ma non è una questione di morsi né di surriscaldamento .....

Al di là della valutazione in merito a che cosa sia peggio - il meglio è una categoria del tutto assente, nella politica italiota - sulla quale possiamo legittimamente divergere, l'affermazione di Trento che ho messo in evidenza mi ha infastidito perché attribuisce al centrosinistra l'errore di aver

sottovalutato i rischi per la democrazia italiana derivanti dal berlusconismo

e, di conseguenza, non aver provveduto ad una seria legislazione sul conflitto d'interessi. Ora, o crediamo alle fate, oppure diciamo chiaramente che il motivo di tale inazione risiede nella convenienza, per il centrosinistra medesimo, a lasciare le cose come stanno. Inoltre - ed è il punto fondamentale - tale approccio è scorretto perché risulta quasi assolutorio delle malefatte commesse in tanti anni da un'importante parte del mondo politico, riducendone le colpe ad un difetto di valutazione della pericolosità dell'avversario per l'universo mondo, questo sì "l'unico male assoluto".

E, Michele, la mia critica NON IMPLICA negare che (ti cito)

BS, le sue politiche, i suoi alleati (servi o dipendenti, dovrei dire) e la camarrilla che, per una ragione o l'altra, lo sostiene, siano manifestatamente, una fonte di gravissimi danni per il paese.

Piuttosto, il vero problema del confronto politico italiano - quello che io ho sottolineato dicendo

la dovete smettere di cavalcare l'antoberlusconismo in funzione elettorale ed incominciare a lavorare su programmi credibili ed a comportarvi coerentemente con essi. La credibilità non si dichiara, va guadagnata

è che rimane "ad e contra personam", anziché sulla base di idee e programmi. La cosa, francamente, mi irrita e mi spinge ad una polemica forte, anche considerando l'evidenza dell'assoluta lontananza di quasi chiunque dall'approccio liberale. Continuo a non vedere cavalieri bianchi all'orizzonte, solo omuncoli dediti a conservare od a ricercare la propria fettina di potere, innalzando bandiere ed aizzando le folle.

Infine - leggi bene, dai, prima di partire in quarta ..... :-) - io ho messo sullo stesso piano i comportamenti di ambo gli schieramenti per quanto riguarda lo scarico delle proprie responsabilità e l'attribuzione di ogni colpa alla parte avversa, quando ho scritto

[...] sarebbe davvero ora di prenderne atto invece di attribuire le colpe, in toto, all'avversario politico del momento, esattamente come fanno "dall'altra parte".

ma tieni presente che sto rivolgendomi a Trento, non ad un esponente del Pdl, dunque a lui ricordo ciò che non deve fare, dal momento che ricordargli che cosa non debbano fare gli altri mi pare del tutto inutile.

Se, poi, sia peggio l'antiberlusconismo oppure l'anticomunismo è querelle che non mi appassiona. Dico solo che ogni opinione è legittima e l'approccio "anti" è sbagliato comunque ma, se proprio fossi costretto a scegliere, non credo che la mia preferenza andrebbe ad una riedizione dell'URSS in salsa di pomodoro. Nemmeno la tua, direi .... :-)


a dovete smettere di cavalcare l'antoberlusconismo in funzione elettorale ed incominciare a lavorare su programmi credibili ed a comportarvi coerentemente con essi. La credibilità non si dichiara, va guadagnata

Dai, dillo che auspichi un programma basato sulla condivisione degli utili con i lavoratori, con una benedizione del parroco tutte le mattine e il limite pensionabile a 45 anni. Scopri il tuo lato "sinistro", fai outing su questa tua insana passione per il bell'Antonio e chiudiamola qua -)...

E per festeggiare mangiamo sano...

 

E per festeggiare mangiamo sano...

Ma questi che si lamentano che il panino e' troppo salato per gli standard OMS, che e' troppo calorico per le donne (che e', una discriminazione sessista?), che si mangia con le patatine fritte (orrore!), non avevano argomenti piu' solidi da proporre?

Se andassero a guardare il sale, le calorie e i grassi che compongono un pasto tradizionale bolognese, tutto basato sul maiale e grasso animale cotto, a questi gli dovrebbe venire un coccolone.

Cos'e', non possiamo piu' propagandare i tortellini ed il cotechino perche' sono salati, grassi e ipercalorici? Ma se e' proprio per questo che sono buoni!

Manco quello che mi pare, posso piu' mangiare? Mi vogliono imporre pure una dieta salubre, insipida e trista?

Mi sa che dovro' fondare un movimento rivoluzionario. Hasta el cotechino siempre!


Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh....Gilberto evviva la verita! Io ne ho fatto una battaglia personale con amici e parenti tutti!

Ma guardiamola la cucina tradizionale e il contenuto calorico, di sale, di grassi...altro che MacDonald!

Eppure tutti a dire che fa male MacDonald, che non è sano, che è tipico degli americani che non sanno cucinare; tutti a dire che il fatto in casa è sempre più salubre...e quei "salutisti" obesi, con le corononarie intasate tipo passante di Mestre all'ora di punta che ti dicono: "MacDonald? Oh ma li usano l'olio di palma"...poi, ignoranti come sono, si affogano nell'olio extravergine di oliva che invece si sa, è magrissimo e non fa male.

Certo, poi a me quella piazzata del MacDonald solo italiano mi fa venire in mente questa roba...

Se fondi il movimento rivoluzionario del cotechino hai già un iscritto.

Se fondi il movimento rivoluzionario del cotechino hai già un iscritto.

Due.

Ed il sito istituzionale potrebbe essere mangioquellochemipare.it

Sito gemellato: fartiicazzituoinoeh.org

N.B. Ho la fortuna di non ingrassare, ma difenderò sino allo stremo il diritto tuo - e, soprattutto di Gilberto che, per quanto mi riguarda, si può anche fumare due pacchetti di bionde al dì ..... -  di avere come ideale l'omino Michelin ...... :-)

Sì, certo, è il mio programma ideale .....

Però il quarto punto sembrerebbe indicare una sorta di "marrazzata": guarda che sono della vecchia scuola, eh ...... :-)

Franco, due osservazioni rapide (sulla questione di fondo di PERCHÈ BS sia un rischio per la democrazia italiana, vedi il commento che ho appena messo ad un'osservazione di Alberto Lusiani):

- il comunismo stile URSS o anche solo Yugoslavia NON è un rischio né una possibilità. È quindi irrilevante occuparsene. Il regime peronista di BS invece non è solo un rischio, è una realtà. Questo FATTO fa TUTTA la differenza. Io sono anche contro gli orchi che violano le vergini che verrebbero altrimenti a me ma non ne vedo molti in giro, quindi mi sembra irrilevante chiedermi di preoccuparmene. BS ed i suoi accoliti sono in giro tutti i giorni.

- La politica presidenziale (che BS ha cercato e vuole) forza ad un dibattito "ad personam". Questo è vero qui ed è ancor più vero in Italia, perché sul culto della personalità BS ha costruito il suo regime. Questo non vuol dire che non sia opportuno discutere di cose da fare, programmi e fatti. Anzi. Rimane poi il fatto che sarà sempre necessario chiedere conto a costui di quali cose abbia fatto, quali programmi abbia attuato, quali leggi abbia violato.

"Il mercato è lo strumento con cui si può sconfiggere Berlusconi".

Per nulla. Berlusconi verra' sconfitto da chi 1) e' capace di convincere gli elettori di essere piu' capace a governare e meno ladro e imbroglione 2) quando ha il potere sara' capace di migliorare le condizioni di vita in Italia, che sono abbastanza miserevoli al di fuori dei circoli della Casta.

Mercati trasparenti ed efficienti creano buone condizioni per una migliore crescita economica e quindi miglior benessere. E' inutile cercare di convincere gli italiani di questo, manca l'istruzione a livello delle masse e gravano secoli di oscurantismo cattolico completati da decenni di esiziale supremazia culturale comunista. Pensate piuttosto a migliorare trasparenza ed efficienza dei mercati quandi avete il potere, e il miglioramento del benessere vi potra' fare vincere. Riflettete sul fatto che aumentare le tasse e la spesa statale significa sottrarre risorse al mercato a favore di una gestione statale, come quella italiana, particolarmente opaca e corrotta.

La destra berlusconiana è un minestrone di statalismo e di demagogia.

Esattamente come la sinistra, inclusa IdV. L'Udc e' se possibile ancora peggio.

Grave è il fatto che le forze del centrosinistra abbiano sottovalutato i rischi per la democrazia italiana derivanti dal berlusconismo. Per ben due volte il centrosinistra è stato al governo nelle scorse legislature e non ha saputo consolidare i principi elementari della democrazia liberale adottatando una legge sul conflitto di interessi.

Una buona legislazione anti-trust va fatta perche' migliora il mercato e le condizioni per una migliore crescita economica, e non per nuocere a Berlusconi o per paura del "berlusconismo". Il centrosinistra ha preferito occupare la RAI TV piuttosto che fare una legge anti-trust, mostrando di non non avere a cuore mercati trasparenti ed efficienti e di ritenere di poter comperare il consenso asservendo i mezzi di comunicazione statali.

Una buona legislazione anti-trust va fatta perché migliora il mercato e le condizioni per una migliore crescita economica, e non per nuocere a Berlusconi o per paura del "berlusconismo". Il centrosinistra ha preferito occupare la RAI TV piuttosto che fare una legge anti-trust, mostrando di non non avere a cuore mercati trasparenti ed efficienti e di ritenere di poter comperare il consenso asservendo i mezzi di comunicazione statali.

Alberto, non mi fare anche tu come il Bossi del 1994, che confondeva la legislazione anti-trust (ossia a difesa della concorrenza, che in teoria esiste anche se molto debole e frequentemente disattesa e per la quale esiste ed opera addirittura una Agenzia ...) con la regolazione del conflitto d'interessi per le cariche pubbliche, che invece non esiste.

Sono entrambe cose utili, vitali direi, ma sono cose diverse. Di una abbiamo una parvenza, dell'altra l'assoluto nulla (unico paese occidentale, credo, a trovarsi in questa condizione medievale). Questo non riduce le responsabilità della sinistra nell'uno e nell'altro caso (e della destra, ovviamente) ma semplicemente evita di lasciarsi fuorviare dal fatto che, molto spesso, una legislazione adeguata sul conflitto d'interessi richieda la creazione d'un blind trust in cui la ricchezza patrimoniale del politico eletto venga "chiusa" e gestita in modo adeguato ma sconosciuto al medesimo, eccetera.

La mancanza di tale legislazione permette, ovviamente, il perdurare di quell'orrenda anomalia italiana che si chiama BS e che, con buona pace delle mille anime belle o meno che gridano contro l'antiberlusconismo, COSTITUISCE un'effettiva ed operante minaccia per la democrazia liberale italiana, o quel poco che rimane di essa.

Tanto per capirsi (non ho tempo per cercare links ma son facili da trovarsi) gli italiani dovrebbero guardare cosa è appena successo in Cile in seguito all'elezione di Sebastian Piñera a Presidente. Ed imparare in cosa consiste una gestione del conflitto d'interessi propria d'una democrazia liberale.

SP è, in termini relativi al Cile, più ricco di BS. La legislazione cilena gli ha imposto, e lui senza fare una piega ha eseguito, di disfarsi di svariate proprietà e partecipazioni che, per la loro natura, avrebbero generato un conflitto d'interessi con la sua attività di governante. Gli ha anche imposto di mettere tutto il suo patrimonio finanziario in un blind-trust che verrà gestito da persone di sua fiducia ma indipendenti (ossia, non i Dell'Utri e Confalonieri, dipendenti e soci da sempre del BS). Molto ovviamente, SP non potrà gestire il suo patrimonio e le sue aziende finché rimane presidente, né averci nulla a che fare.

Altro che grida antiberlusconiane: così funzionano i paesi liberal-democratici. Il Cile lo è diventato, l'Italia sta smettendo sempre più di esserlo. Il resto è pura demagogia di parte, motivata da un mai risolto complesso del guelfo o del ghibellino. Punto e fine.

Una buona legislazione anti-trust va fatta perché migliora il mercato e le condizioni per una migliore crescita economica, e non per nuocere a Berlusconi o per paura del "berlusconismo". Il centrosinistra ha preferito occupare la RAI TV piuttosto che fare una legge anti-trust, mostrando di non non avere a cuore mercati trasparenti ed efficienti e di ritenere di poter comperare il consenso asservendo i mezzi di comunicazione statali.

Alberto, non mi fare anche tu come il Bossi del 1994, che confondeva la legislazione anti-trust (ossia a difesa della concorrenza, che in teoria esiste anche se molto debole e frequentemente disattesa e per la quale esiste ed opera addirittura una Agenzia ...) con la regolazione del conflitto d'interessi per le cariche pubbliche, che invece non esiste.

Michele hai ragione, Sandro Trento scriveva "conflitto di interessi" e non di anti-trust. Ricito:

Grave è il fatto che le forze del centrosinistra abbiano sottovalutato i rischi per la democrazia italiana derivanti dal berlusconismo. Per ben due volte il centrosinistra è stato al governo nelle scorse legislature e non ha saputo consolidare i principi elementari della democrazia liberale adottatando una legge sul conflitto di interessi.

Ma allora lasciami sostituire anti-trust con conflitto di interessi e ribadire quanto segue. Una legge decente sul conflitto di interessi va fatta perche' regola i danni che chi governa puo' causare all'economia e allo Stato volendo usare i poteri esecutivo e legislativo (e potendo quello giudiziario) per avvantaggiare i propri interessi economici personali, non perche' qualcuno valuta appropriatamente "i rischi derivanti dal berlusconismo" come appare dall'intervento citato. En passant rimane alquanto sospetto che politici che solcano il proscenio da 30-40 anni, figli di politici, si siano "accorti" del conflitto di interessi solo da quando e' apparso SB.

Riguardo l'antri-trust ricordo che il CS non solo non ha fatto leggi sul conflitto di interessi, ma non ha nemmeno approvato leggi decenti contro la concentrazione in mercati critici come quella della pubblicita' TV, lasciando con la massima stupidita' l'incombenza proprio a Berlusconi. Esiste in Italia una normativa anti-trust minima, che pero' e' assolutamente insufficiente e inappropriata per il mercato della pubblicita' TV, dominato da Berlusconi e dalla TV di Stato. Cio' avviene perche' la legge Gasparri identifica come mercato oggetto della normativa anti-trust un mercato molto vasto e omnicomprensivo dei media. Se fossi stato io al governo avrei copiato una qualsiasi normativa contro la concentrazione nel settore TV esistente in uno Stato decente e avrei lasciato anche 10 anni a Berlusconi a disposizione per risolverla, per evitare di fargli recitare il ruolo della vittima, ma almeno avrei evitato di lasciare il compito a SB stesso.

Per la cronaca mi pare che BS abbia provveduto a scrivere una legge da operetta sul conflitto d'interessi: mi pare che l' unico effetto pratico (se così vogliamo chiamarlo) è che ha dovuto lasciare la presidenza del Milan a Galliani.Per il resto aveva già provveduto ad affidare le cariche ufficiali a vari prestanome, in primis il fratello.

Ovviamente non sposta la questione di una virgola: qualsiasi cosa somigliasse ad un blind trust si disferebbe di Mediaset nel primo mese di attività.O almeno comincerebbe a venderla.

 

La destra berlusconiana è un minestrone di statalismo e di demagogia.

Esattamente come la sinistra, inclusa IdV. L'Udc e' se possibile ancora peggio.

Vero. Pero' l'IdV e' ancora in uno stato ideologico e organizzativo fluido (al contrario di PdL, PD, UDC, etc.; sulla Lega lascio la parola a Michele). Il nucleo centrale dell'IdV e' un (giustificato) anti-berlusconismo, ma intorno a questo nucleo non sembrano esserci (ancora?) ne' una storia, ne' una visione chiara di cosa fare per il dopo-Berlusconi.

Credo sia per questo che la redazione di NfA con la sua lettera aperta e Sandro Trento con il suo impegno diretto nel partito sperano di spingere l'IdV in una direzione piu' liberale.  Non sara' facile, perche' il minestrone di statalismo e demagogia e' nelle vene di troppa gente e cavalieri bianchi non se ne vedono. Ma buona fortuna!

Credo sia per questo che la redazione di NfA con la sua lettera aperta e Sandro Trento con il suo impegno diretto nel partito sperano di spingere l'IdV in una direzione piu' liberale.

Lo capisco, ovviamente. Ma è solo wishful thinking, a mio avviso, proprio perché

il minestrone di statalismo e demagogia e' nelle vene di troppa gente e cavalieri bianchi non se ne vedono

in IdV non meno che negli altri, a dispetto di singoli individui - presenti un po' ovunque, peraltro, ma in numero del tutto irrilevante - e nella grandissima maggioranza degli elettori italioti, purtroppo ....

 

Vabbe' Franco, ma pensi che non ci sia niente da fare o hai qualche suggerimento alternativo?

Bella domanda: se conoscessi una risposta facile sarei felice di proporla .....

In realtà, non possedendo bacchette magiche, credo che si debba esser coscienti dei tempi lunghi dei cambiamenti, e delle ulteriori difficoltà legate alle insicurezze provocate dalla crisi economica generale, che induce un gran numero di persone a rifugiarsi nella speranza di un intervento catartico da parte di un deus ex machina, identificato nella mano pubblica.

Potrei dire che sia necessario fornire stimoli, sforzarsi di evitare lo schieramento preconcetto, cercar di coinvolgere il maggior numero di persone negli ambienti che ciascuno frequenta, rifiutar di rimanere "allineati e coperti" a costo di assumersi qualche (ragionevole) rischio ..... non demordere, insomma, che è un po' quello che si fa anche qui ....

E, naturalmente, tentare anche di identificare possibili interlocutori in tutte le forze politiche, ma senza ritenerne alcune apprezzabilmente migliori di altre - il panorama è desolante - né smettere di criticare, argomentando anche duramente, le impostazioni dei programmi nella speranza che miracolosamente prevalgano i barlumi condivisibili: questo, per la cronaca, ha caratterizzato il mio intervento nei confronti di Borghesi, prima, e di Trento, poi. E farei lo stesso con gli esponenti di altri partiti che volessero confrontarsi in questo luogo virtuale - altrove l'ho già fatto - sebbene l'opzione mi appaia meno probabile, per il semplice motivo che azioni di questo tipo sono prese in esame più da chi sta all'opposizione che da chi sta al governo ed ha, dunque, maggiore visibilità ed è forte del consenso elettorale.

Forse, pragmaticamente, privilegiare il rapporto dialettico con chi sta al governo - qualunque sia il colore politico - perché ha maggiori possibilità d'incidere, ma concentrandosi sui singoli provvedimenti piuttosto che sulle impostazioni generali, sebbene da esse discendano le decisioni.

Incazzandosi, pure, se mi si consente il francesismo ....

E verrebbe da dire, in fondo, che serva conservare la voglia di cambiare il mondo dei vent'anni, anche quando si sono superati i cinquanta e si esercita una professione molto concreta anziché sedersi sui banchi di scuole ed università.

Scusa, Valter, la malinconia che traspare ..... :-)

 

Pensate piuttosto a migliorare trasparenza ed efficienza dei mercati quandi avete il potere, e il miglioramento del benessere vi potra' fare vincere. Riflettete sul fatto che aumentare le tasse e la spesa statale significa sottrarre risorse al mercato a favore di una gestione statale, come quella italiana, particolarmente opaca e corrotta.

Sono d'accordo. Fare riforme liberali potrebbe far vincere le elezioni perché potrebbe liberare la crescita del paese e quindi la ricchezza di ciascuno di noi.

Mercati trasparenti ed efficienti creano buone condizioni per una migliore crescita economica e quindi miglior benessere. E' inutile cercare di convincere gli italiani di questo, manca l'istruzione a livello delle masse e gravano secoli di oscurantismo cattolico completati da decenni di esiziale supremazia culturale comunista.

Su questo non sono d'accordo. Penso che "educare" gli Italiani su questo punto sia un lavoro complesso e dannatamente difficile, ma anche del tutto indispensabile. Una cosa che ho notato in molti liberali è un atteggiamento rinunaciatario da questo punto di vista: uno si informa e pensa per arrivare ad avere un'opinione politica fondata, ma poi non ha voglia di mettersi lì a fare "propaganda". E questo è sbagliato! Se si sviluppasse un pensiero critico maggiore, le cose proabilmente andrebbero meglio.

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