Letture per il fine settimana 10-1-2015

10 gennaio 2015 sandro brusco

Questa settimana: Ma Charlie Hebdo sarebbe legale in Italia?; la bestemmia di cui abbiamo bisogno; quale istituto di sondaggi ha fatto meglio alle scorse europee?; Jeffrey Sachs e il paleokeynesianismo; quando abbandonerete i buoni propositi.

Buona lettura e buon fine settimana

  • L'articolo 403 del codice penale italiano afferma: ''Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto.'' Offendere più o meno tutte le confessioni religiose, naturalmente, è ciò che Charlie Hebdo fa continuamente. Quindi, mi verrebbe da pensare, una interpretazione letterale della norma implicherebbe che chiuque pubblicasse in Italia i contenuti di Charlie Hebdo sarebbe passibile di condanna penale, anche se la pena è una multa relativamente contenuta. Poi magari nella prassi questa norma viene ignorata e non fa tanti danni. Però, nel dubbio, non sarebbe meglio abolire l'articolo?
  • ''La bestemmia di cui abbiamo bisogno'' è il titolo del pezzo di Ross Dohuat sul New York Times. Discute tre premesse sul ruolo della bestemmia in una società libera. Di particolare rilievo la prima: 1) The right to blaspheme (and otherwise give offense) is essential to the liberal order, il diritto di bestemmiare (e in generale di offendere) è essenziale per l'ordinamento liberale. Dohuat è un cattolico devoto; invito tutti a leggere il suo pezzo per intero. Poi ritornate con la mente all'art. 403 del codice penale italiano, e chiedetevi se è compatibile con l'ordinamento liberale.
  • Termometro Politico valuta la performance degli istituti di sondaggio principali con riferimento alle ultime elezioni europee. Informazione interessante, ma purtroppo di utilità limitata dato che non si discutono gli aspetti metodologici che possono aver causato gli errori. Però è abbastanza impressionante come gli istituti tendano a sbagliare tutti nella stessa direzione; alle ultime europee tutti hanno sottostimato il PD e sovrastimato il M5S. Ma cose simili sono successe in altre elezioni (sottostima del M5S alle politiche del 2013, sovrastima del PdL alle precedenti europee ...).
  • Nella blogosfera economica questa settimana ha fatto rumore la ferma presa di posizione di Jeffrey Sachs contro quello che lui chiama ''crude aggregate demand management''. Sachs non dice niente di particolarmente innovativo, ma è bene capire che il dibattito in questione è più politico (nel senso più deteriore della parola) che scientifico. Quindi la presa di posizione di Sachs è importante non per il contenuto di quello che dice ma per chi lo dice, ossia un accademico famoso decisamente schierato a sinistra. John Cochrane si chiede se la ''eresia'' di Sachs verrà trattata con benevolenza (''dopotutto è uno che sta dalla parte giusta'') o con maggiore astio (''traditore!'').   La reazione di Brad DeLong sembra puntare alla seconda alternativa. Io, per parte mia, ho deciso di smettere di leggere questa roba. Non mi sembrano temi di cui discutere sui blog e non imparo niente.
  • Chiudiamo con un po' di leggerezza un post iniziato con il cuore pesante. C'è chi ha fatto un'analisi statistica di quanto a lungo durano i buoni proponimenti di inizio anno. Tutti i dettagli su Fivethirtyeight.

45 commenti (espandi tutti)

Al di là dei toni polemici, la parte più eloquente, soprattutto per noi europei e in particolare italiani, è proprio la risposta di J. Bradford DeLong:

(Why Yes, I Do Believe Jeffrey Sachs Has Lost His Mind. Why Do You Ask?)

For could anything possibly lead somebody who has not lost his mind to call a real GDP growth rate of 2.2%/year "brisk"?

inscì aveghen :-)

DOHUAT

Fabrizio Bercelli 10/1/2015 - 12:22

Dohuat dice che, se un gruppo abbastanza largo di persone minaccia di ucciderti per quello che dici, blasfemia inclusa, allora vale la pena di dirlo e di difendere chi lo dice. Attenuerei la tesi. Quella minaccia è una ragione a favore, da soppesare con ragioni a sfavore. Una ragione a sfavore è che irridere dei credenti fanatici può aizzare e contribuire indirettamente a diffondere il fanatismo.

Insomma valuterei caso per caso, momento per momento, calcolando le conseguenze piuttosto che attenendomi a princìpi. Sia come scrittore, per decidere se auto-censurarmi o no, sia come autorità di governo, per decidere se scoraggiare o perfino, in casi estremi, censurare,oppure invece consentire la blasfemia e proteggerne gli autori anche a costi elevati.

Ed esegue portandosi con se all'altro mondo tante altre persone che magari preferirebbero vivere in ginocchio piuttosto che morire in piedi, e per quanto questo appaia disonorevole e indegno di un uomo vero, quest'ultimo è solo un giudizio morale, insieme a quello sulla vocazione naturale della democrazia, di contro ad un fatto empirico definito e alquanto critico. Inoltre un limite c'è anche per la più democratica delle democrazie se vuole continuare ad esistere, si tratta di vedere se questo limite non è stato già superato.

Tutti i discorsi, a quanto pare, riverberano sempre su infami o traditori, che dir si voglia, e tuttavia l'infame o traditore manifesta solo una emergente insofferenza verso una situazione che evidentemente oramai si pretende di sostenere o imporre solo con gli anatemi morali.

Ma se la realtà è più solida del desiderio, presto a desiderare di tradire o a mettersi risolutamente sulla strada del “tradimento” saranno in numero sempre maggiore, a dispetto di qualsiasi tipo di nobiltà che resta sempre solo una realtà di secondo livello.

 

 

 

Il divieto di pubblicare sondaggi negli ultimi 15 giorni è i) progressivamente sempre meno rilevante data la crescente popolarità dei vari siti che li riportano con un minimo travestimento (corse di cavalli etc.) - peraltro compulsati, anche ossessivamente, da un pubblico più colto e interessato, con accesso ad internet (un caso di digital divide?); ii) un ottimo alibi per le agenzie di sondaggio, che possono nascondere i propri fallimenti dietro i cambiamenti di opinione (che ci sono indubbiamente).  I

Non me ne voglia il buon Sandro Brusco ma rompo gli schemi inserendo un argomento nuovo. Lo avrei fatto proponendoglielo prima via mail ma la notizia è troppo fresca (ieri 9 gennaio) ed io eri ero come tanti attaccato ai media per seguire le vicende parigine.

La notizia è che la BNS nell'ambito della sua politica di difesa del franco svizzero (troppo forte rispetto all'Euro in quanto bene rifugio, cosa che danneggia le esportazioni svizzere, a loro volta il 50% del PIL e quindi non bruscolini) ha realizzato nel 2014 utili e plusvalenze "primato" per 38 miliardi di CHF.  Se considerate che il PIL svizzero (2013) è di circa 660 miliardi di franchi siamo in presenza di una banca nazionale che solo con le operazioni di compravendita di valuta realizza un utile pari al 5.7% del PIL.

La cosa è interessante: si tratta del caso inverso rispetto alla Russia di Putin che deve vendere valuta pregiata per sostenere un Rublo debole, perdendo 100 miliardi tra ottobre e dicembre 2014.  I russi vendono, perdendoci, gli svizzeri comprano, guadagnandoci. Al momento le riserve valutarie svizzere, leggo qui, ammontano a 495 miliardi di franchi (il 75% del PIL CH!!!) dato che (in dollari 488 billions) è superiore alle riserve valutarie russe, ormai scese sotto i 400 miliardi di dollari. Quelle italiane sarebbero sulla cinquantina di miliardi.

La cosa che ha poi un risvolto politico interessante è che gli utili della BNS devono, per statuto, essere ridistribuiti alla popolazione. A parte riserve obbligatorie per 10 miliardi (al netto del consumo delle riserve nell'anno precedente) il resto va per 1/3 nella casse della confederazione (come entrata extratributaria) e per due terzi ai cantoni, distribuiti alle casse cantonali sulla chiave procapite (dipende quindi dalla popolazione dei singoli cantoni).

Poi ogni sovranità decide in autonomia se usare la somma per abbattere un suo eventuale debito, se per diminuire le tasse, se per sostenere nuove spese o con un mix delle tre cose.

La domanda finale è:
a) piove sul bagnato?
b) chi sa gestirsi bene merita di essere premiato?

Doh!

francesco rocchi 10/1/2015 - 16:24

E non ho capito, l'articolo di Sachs e il resto di questa roba invece noi ce lo dobbiamo sciroppare? ;-)

Tema spinoso. Ma l'offesa è alla confessione o ai credenti di detta confessione?

In realtà la confessione in quanto tale non potrebbe offendersi. Se io scrivessi che Marx scrivendo il capitale non capiva una mazza ed era un idiota simil-demente sto offendendo la religione del comunismo (ma chi se ne cale?) o i comunisti? Piu' praticamente sono i credenti (alcuni) ad offendersi ed imbracciare il mitra. Offendersi è soggettivo ma in una comunità si dovrebbe tendere ad evitare di offendere gli altri, neanche con l'alibi della satira. Una cosa è criticare, una cosa è offendere.

Forse per questo qualcuno dice "I'm not Charlie".

Perché sono morti. Credo che ci si debba fermare all'essenziale e questo non mi sembra il momento per le provocazioni.

Il fatto che se ne discuta qui significa che è iniziato anche il momento delle riflessione e del dibattito critico. A me alcune di quelle vignette fanno semplicemente pena (indipendentemente dal soggetto colpito) e pochissime fanno ridere o sorridere. Molte mi sembrano un insulto gratuito. Non per questo accetto che si uccidano gli autori o si viatano le vignette. Ma non per questo smetto di pensare.

Piuttosto mi chiedo, in un'ottica di mercato, quale domanda ci sia a fronte di una simile offerta. Una comunicazione disturbata insultante preoccupa più per la domanda che per l'offerta. Un po' come la pornografia e la pedopornografia. Piu' che l'offerta dovremmo preoccuparci della domanda. Di certo cozza con altre comunicazioni disturbate: soggetti borderline, malati, che qualcuno indegnamente eleva a soggetti dotati di una dignità addirittura religiosa.

Invece come ha detto il fratello di Hamed, l'agente ucciso (quello freddato a sangue freddo) non si tratta di mulsulmani ma di persone malate. E concordo. Sono casi psichiatrici, vittime di visione tunnel, lavaggio del cervello, fanatici che usano la religione solo come alibi (giustificazione comoda per gli allocchi).

Vediamo un fanatico religioso ma in realtà è solo una persona che disturbata è dir poco. Vediamo un disegnatore libero ma in realtà sotto c'è forse un'altra persona disturbata, che si realizza insultando le credenze altrui (vere o finte che siano).

Sto con chi usa la penna, matita e tastiera invece del macete o del mitra ma penso anche che non si debba mai abusare di alcun potere, satira dissacrante compresa. Se la religione non è una scusa per uccidere, la satira non puo' essere una scusa per insultare chi crede in qualche cosa. Abbiamo bisogno di critica, di ragionanenti. Nella mia società aperta non ci sarebbe posto per gli intolleranti e per chi insulta gli altri.

 

Ma la libertà d'espressione esiste proprio per proteggere le opinioni di minoranza, scomode, blasfeme, offensive, fastidiose. O no? Per tutte le altre non ce n'è bisogno. Chi volete che se ne lamenti?

Un insulto non è un'opinione, di minoranza o meno che sia. La blasfemia è una cosa, l'insulto religioso (per esempio abbinare organi sessuali a raffigurazioni divine) è cosa diversa dalla semplice bestemmia o da opinioni in contrasto con la fede di qualcuno (blasfemia) ed è punibile in tutta una serie di paesi civili anche europei. Wikipedia mi informa che "In luogo o in aggiunta ai reati per blasfemia o bestemmie in alcuni paesi europei è presente il crimine di "insulti religiosi". Essi sono proibiti in Andorra, Cipro, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Spagna, Finlandia, Germania, Grecia, Islanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Federazione Russa, Slovacchia, Svizzera, Turchia e Ucraina.
Tra l'altro una cosa è la bestemmia detta a voce (mi pare oggi depenalizzata) o l'insulto personale in luogo privato, altro è quello che si fa a mezzo stampa (pubblico) da qui per esempio la differenza tra ingiuria e diffamazione.

Blasfemi e no

massimo 11/1/2015 - 16:39

Se vogliamo essere rigorosi, nel Corano troviamo scritto che Gesù Cristo: a) non era figlio di Dio; b) non è morto sulla croce; e c) Non è risorto. Queste affermazioni cos'altro sono se non blasfemia? Se volessimo applicare scrupololosamente una legge contro la blasfemia, dovremo incriminare indistintamente TUTTI i musulmani in quanto musulmani e mettere al bando il Corano in quanto testo blasfemo. Seguendo questo filone di pensiero Dante Alighieri considera Maometto come una specie di eretico, e lo faceva in un tempo in cui gli eretici si bruciavano; nella Divina Commedia lo tratta con la massima severità. Perchè adesso le cose sono diverse? Perchè in Europa, dopo che moltissimo sangue fu sparso (le guerra contro gli Hussiti, la crociata del cavalieri teutonici, la guerra dei 30 anni ecc.) si è giunti alla conclusione, o forse alla convenzione, che non ci si ammazza per motivi religiosi, e questo ha permesso di risparmiare molte vite. Questo status quo funziona se è rispettato da tutti; se invece si arriva al punto che si possono insultare tutte le religioni tranne l'Islam, qualcuno potrebbe arrivare a pensare che "tutte le religioni sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre", sarebbe come riconoscere una qualche superiorità dell'Islam rispetto alle altre religioni (ed all'ateismo): questo atteggiamento viene interpretato come debolezza dagli integralisti, ed incoraggia l'estremismo ed il terrorismo. Insomma "Islam" significa letteralmente "sottomissione" intesa come sottomissione al volere di Dio; ma siccome quest'ultimo è inconoscibile e impenetrabile, in pratica si configura come "sottomissione " ai capricci di una banda di chierici barbuti: questo è inaccettabile, e più presto lo si mette in chiaro, meglio è.

b) non è morto sulla croce;

Don Alemanno suggerisce il colpevole possa essere Simone di Cirene!

Pillole di Jenus - 04

..

dopo che moltissimo sangue fu sparso (.. la guerra dei 30 anni ecc.) si è giunti alla conclusione, o forse alla convenzione, che non ci si ammazza per motivi religiosi.

Già.
Non so se MB legge questo thread. Qui vorrei rammentare una obiezione che gli mossi nel post "aboliamo il classico!", quando sosteneva che nelle scuole secondarie si dovrebbe insegnare la "storia del mondo", con ciò sottintendendo che l'impostazione dell'insegnamento della storia nele nostre scuole è troppo eurocentrica.
Scrissi allora che non sapere nulla di Quetzalcoatl, degli Olmechi o della guerra di Manciuria è meno grave che non sapere nulla della guerra dei 30 anni.
Ecco qua il perché.

Perché a non saper nulla della guerra dei 30 anni si corre il rischio di doverne combattere un'altra.

Basta sapere che in Europa si è combattuta una guerra per motivi largamente (ma non interamente) religiosi dal ?? al ?? (chiunque abbia fatto il classico o il classico travestito dovrebbe sapere le date, altrimenti ci sono su Wikipedia) con conseguenze devastanti per la popolazione e l'economia?

O bisogna sapere esattamente chi ha combattuto contro chi (non semplice)? Indovinello per chi ha fatto il classico: quale era il grande paese cattolico alleato con una grande potenza protestante?

O bisogna anche conoscere lo svolgimento e tutte le battaglie. Altro indovinello, con trucco: chi morì a Lutzen (spero di ricordare bene lo spelling, dopo quarant'anni..- giuro che non ho controllato su Wikipedia) in una grande disfatta?

Etc.

pappenheim

palma 13/1/2015 - 11:44

deceduto a Lutzen

morì a Lutzen, che però fu una vittoria svedese e non una disfatta (qui era il trucco)

Ed il grande paese cattolico alleato con la Svezia era la Francia - contro Austria ed impero. tanto per dimostrare che non era solo una guerra di religione

Bisogna sapere

Nasissimo 13/1/2015 - 14:08


In che cosa è cambiata l'Europa tra la pace di Augusta e la Pace di Westfalia.

Cioè come nasce la Modernità. Cosa covava sotto il conflitto, cosa infiammava le popolazioni, cosa albergava nelle Coscienze; e come infine lo si compose. Quali sono i nessi fra Calvinismo e razionalismo Moderno, e perché Cartesio era quello che era, e cosa diceva Sebastian Franck, e un po' di altre cose. Magari anche qualche data, perché no, serve a contestualizzare. Come minimo, due date, 1555 e 1648, con due cartine, anzi quattro una politica e una religiosa, per ogni sistemazione. Quelle poche cose che sono importanti per capire come siamo nati, da dove provengono le libertà civili, contro quali pulsioni si è dovuto combattere per ottenerle, e come, e quanto sangue e dolore sono costate. Non molte cose, ma un quadro generale dei nessi sì, se no non si capisce perché siamo come siamo, o addirittura cosa distingua l'età Moderna dal Medioevo. Forse la scoperta dell'America?

P.S. io NON ho fatto il classico, e sono d'acordo con MB al 99% quando dice che va abolito, esattamente per quei motivi da lui citati. Non sono d'accordo solo quando misconosce l'importanza dell'insegnamento della Storia con le consuete modalità (in tutti i programmi di istruzione secondaria, non solo al classico) tacciandola di essere troppo "eurocentrica".
L'eurocentrismo serve all'uomo occidentale Moderno per custodire la consapevolezza-di-sè.
E l'autocoscienza della Modernità è requisito essenziale per la difesa dei Valori che essa contiene.
Senza questa consapevolezza rischiamo di buttare alle ortiche la libertà di espressione dall'oggi al domani, impauriti da due vigliacchi col mitra, nel nome di una codarda "prudenza" e senza neppure renderci conto di cosa stiamo facendo.

sono convinto che cheidendo a dieci storici 'quando è cominciata la modernità' due direbbero mai perchè la modernità è un concetto a-storico, tre indicherebbero data varie (più probabilmente il 1789 del 1648) e cinque direbbero che è un processo secolare molto complesso non riducibile ad una data o fatto.

Se Lei lo chiedesse a me, che non sono uno storico ma ho la mia opinione in merito, indicherei il 1517, anno di pubblicazione delle 95 tesi di Lutero sull'uscio della chiesa di Wittemberg.
Il 1492 lo considero un imbroglio della storiografia cattolica, mirato a nascondere il concetto di Modernità e possibilmente a spazzarlo via. Potrei accettare con un po' di sforzo il 1453, assedio di Costantinopoli, mentre rifiuterei il 1789 che è più un termine ad quo, un punto di arrivo. Infatti, se tagliamo gli sconvolgimenti della Rivoluzione e passiamo alla sistemazione del Congresso di Vienna del 1815, poco più avanti troviamo la cesura successiva: l'inizio dell'età Contempranea, secondo la periodizzazione classica della Storia.

Periodizzazione che è discutibile, certo, è stata discussa, lo è ancora e lo sarà sempre, ma non è stata posta così, a pipa di cocco o cazzo di cane. Una sua ragione di essere ce l'ha pure.
Domando: La conosciamo questa ragione? Ne siamo consapevoli?
Studiare la guerra dei trent'anni, e in generale il periodo 1550-1650, osservando insieme le espressioni artistiche e letterarie coeve, serve (a chi ha occhi per vedere e orecchie per intendere) per capire cosa accadde in quel secolo di sconvolgimenti dentro le Coscienze.
Ossia come si formò l'uomo Moderno dalle ceneri dell'Uomo Medievale; e cosa distingue questo da quello.

Certo la Modernità è un processo, e come tutti i processi sfugge ad una periodizzazione netta. Ma questo è sempre stato il pretesto usato da chi voleva rintuzzare il dibattito sulla sua essenza: le periodizzazioni -della Storia ma anche del pensiero- sono tutte delle forzature, ma ciò non intacca il loro significato, e non riduce la loro utilità per chi vuole costruire un ordine concettuale ai fini di avvicinarlo.

E certo la Modernità è un concetto complesso (a-storico non lo so, per la mia idea di filosofia della Storia assolutamente no, ma ciò è relativo a come si pensa la Storia).
Eccome se è complesso. Complesso e carico di valenze spaventose (Le Goff).
Ma questa è solo una ragione in più per soffermarci su di esso, pensarlo, e cercare di capire.

o sono a quo (dal quale) oppure ad quem (al quale). Si raccomanda caldamente a chi non ha fatto il classico - e più in generale a chi conosce poco il latino - di evitarne l'uso, per non attirare su di sé l'ira di qualche vendicatore dei nostri antichi progenitori. 

porca miseria

Nasissimo 16/1/2015 - 17:37

era essenziale!

Non ho fatto il classico ma il latino allo Scientifico l'ho studiato, potevo stare più attento! Fo la figura di Fini quando citò il Timeo Danaos UT dona ferentes, se no.
Approfitto per dire che l'uso del latino qui non era un vezzo. La questione della Modernità-concetto è dibattuta così tanto da talmente tanto tempo che queste sono le formule usate in letteratura: le avevo negli orecchi.

le vignette blasfeme avevano lo scopo di fare discutere e non incitavano alla violenza (cosa che pare non sembra indignare i più, ed anzi è ritenuta più normale e accettabile). Inoltre, le vignette blasfeme non erano l'unico output di "Charlie", erano il momento di brivido.

Una società che non ha posto per i blasfemi, ha buon gusto, ma non è aperta.

Francamente non so se lo scopo fosse far discutere, io questo gran dibattito non l'ho mai sentito, prima. Magari lo si fa adesso, proprio per quello che è successo.

Trovo poi azzeccato un riferimento al fatto successo qualche mese fa quando quello scienziato ESA (Matt Taylor, quello del progetto Rosetta) si presentò in conferenza stampa indossando una camicia non "politicamente corretta" a base di pin-up, in parte discinte. La furia iconoclasta delle femininiste e gli insulti a valanga indussero poi lo scienziato a chiedere scusa in lacrime in TV, come se fosse alla fine di un processo della Santa Inquisizione, per aver semplicemente indossato una camicia. Il grottesco è che sicuramente le stesse femministe oggi si sentono tutte Charlie, in nome della libertà di espressione, senza realizzare la contraddizione con il loro precedente comportamento censorio.

il dibattito non deve essere mondiale. Le vignette fanno pensare in un modo alternativo senza avere la pretesa di essere policy maker or rappresentare la ragione.

L'episodio di Matti Taylor fu un autogool. Giudicare una persona non per ciò che ha tra le orecchie ma da come si veste. Che poi gli stessi critici si siano accodati al Je suis Charlie, non deve sorprendere.

La vicenda di Charlie Hebdo nella sua sanguinosa tragicità ci offre anche uno spunto di riflessione su quanto sia scivoloso il confine tra satira, rispetto delle miniranze e la tutela del diritto di espressione.

È superfluo puntualizzare che non si deve rispondere alle bestemmie, o agli insulti religiosi a mezzo stampa, pianificando o eseguendo una azione militare omicida, ma in questi giorni fa bene ripeterlo.

Un punto interessante tra quelli evidenziati da Francesco (Forti) è questo:

Matt Taylor (quello del progetto Rosetta) si presentò in conferenza stampa indossando una camicia non "politicamente corretta" a base di pin-up, in parte discinte. La furia iconoclasta delle femininiste e gli insulti a valanga indussero poi lo scienziato a chiedere scusa in lacrime in TV, come se fosse alla fine di un processo della Santa Inquisizione, per aver semplicemente indossato una camicia. Il grottesco è che sicuramente le stesse femministe oggi si sentono tutte Charlie, in nome della libertà di espressione, senza realizzare la contraddizione con il loro precedente comportamento censorio.

A mio modo di vedere in una società globalizzata, come è quella in cui viviamo, non possiamo più permetterci di credere che in un certo contesto una opinione può essere espressa mentre la stessa opinione diventa sgradevole, riprovevole, da censurare, da punire... in un contesto culturale diverso.

Se una cosa è pubblicata su intenet prova a spiegare a chi se ne lamenta dalla parte opposta del mondo che il contesto a cui era rivolta non lo riguarda.

La questione interessante è questa: se si accetta che singola opinione, che magari ci è cara o è particolarmente vicina al nostro sentire, possa essere espressa anche se può essere irritante per altri, o per la maggioranza, questo deve valere per ogni singola opinione.

Se quelli di Charlie Hebdo possono esprimere le loro opinioni sulle religioni monoteiste (non solo Islam, anche Chiesa Cattolica ed Ebraismo) allora Matt Taylor può dire la sua sulle donne, Brendan Eich sostenere di non essere favorevole ai matrimoni omosessuali e forse addirittura Donald Sterling spiegare come la pensa sugli afroamericani...

La nostra società è pronta per questa libertà di opinione senza barriere?

Per favore non venite a dirmi che ci sono opinioni ed opinioni, per cui alcune possono essere accettabili ed altre no.

 

Khomeini lo possiamo liquidare come caso psichiatrico?

 

ll Corriere della sera ha ripubblicato un'intervista di Oriana Fallaci all'Ayatollah Komeini, fatta poco dopo la conquiesta del potere. eggi con attenzione l'intervista: Khomeini era un'autorità in campo politico e giuridico (nessuno ha mai osato smentirlo, neppure dopo morto) ed in quella intervista era sincero. Per esempio quando risponde:

«Per l’Islam. Il popolo s’è battuto per l’Islam. E l’Islam significa tutto, anche ciò che nel suo mondo viene chiamato libertà e democrazia. Sì, l’Islam contiene tutto, l’Islam ingloba tutto, l’Islam è tutto».

Questo in Occidente viene definito "totalitarismo"; l'Islam è la quintessenza del totalitarismo e non ammette alcun contropotere, alcuna dialettica.  Più avanti poi:

«Per incominciare, la parola Islam non ha bisogno di aggettivi. Come ho appena spiegato, l’Islam è tutto: vuol dire tutto. Per noi è triste mettere un’altra parola accanto alla parola Islam che è completa e perfetta. Se vogliamo l’Islam, che bisogno c’è di aggiungere che vogliamo la democrazia? Sarebbe come dire che vogliamo l’Islam e che bisogna credere in Dio. Poi questa democrazia a lei tanto cara e secondo lei tanto preziosa non ha un significato preciso. La democrazia di Aristotele è una cosa, quella dei sovietici è un’altra, quella dei capitalisti un’altra ancora. Non potevamo quindi permetterci di infilare nella nostra Costituzione un concetto così equivoco. Poi per democrazia intendo quella che intendeva Alì. Quando Alì divenne successore del Profeta e capo dello Stato Islamico, e il suo regno andava dall’Arabia Saudita all’Egitto, e comprendeva gran parte dell’Asia e anche dell’Europa, e questa confederazione aveva ogni tipo di potere, egli ebbe una divergenza con un ebreo. E l’ebreo lo fece chiamare dal giudice. E Alì accettò la chiamata del giudice. E andò, e vedendolo entrare il giudice si alzò in piedi. Ma Alì gli disse, adirato: “Perché ti alzi quando io entro e non quando entra l’ebreo? Davanti al giudice i due contendenti devono essere trattati nel medesimo modo”. Poi si sottomise alla sentenza che gli fu contraria. Chiedo a lei che ha viaggiato per molti Paesi e per molte genti: può fornirmi un esempio di democrazia migliore?».

Qui l'ultima parola spetta ad un giudice, che decide secondo la legge che ha origine divina. Non ci trovi alcun riferimento alla volontà popolare, semplicemente perché negli Stati islamici la sovranità non appartiene al popolo ma a Dio. Poi siccome negli affari quotidiani Dio non si pronuncia lo fanno al suo posto un gruppo di chierici. Khomeini è famoso per aver perfezionato la cosiddetta "Wilayat al Faqih" o anche, a seconda della traslitterazione "Velāyat-e faqih" che in Italiano potremmo  tradurre "la prevalenza del giureconsulto"  dove la decisione degli Ayatollah, che non sono teologi ma giuristi che interpretano la legge divina, prevale sulla volontà popolare. In effetti l'Islam più che una religione come noi la intendiamo è un sistema giuridico che contiene in se un modello di società: più che dei rapporti fra i fedeli e Dio si occupa dei rapporti fra gli uomini: fedeli, infedeli, schiavi, dhimmi etc.

Più avanti ce lo spiega meglio: «Il Quinto Principio sancito dall’Assemblea degli Esperti nella stesura della Costituzione stabilisce ciò che lei ha detto e non è in contrasto col concetto di democrazia. Poiché il popolo ama il clero, ha fiducia nel clero, vuol essere guidato dal clero, è giusto che la massima autorità religiosa sovrintenda l’operato del primo ministro e del futuro presidente della Repubblica. Se io non esercitassi tale sovrintendenza, essi potrebbero sbagliare o andare contro la legge cioè contro il Corano. Io oppure un gruppo rappresentativo del clero, ad esempio cinque saggi capaci di amministrare la giustizia secondo l’Islam» casomai qualcuno non avesse capito bene.

Poi, scegliendo fior da fiore:

- «Imam Khomeini, come osa mettere sullo stesso piano una belva della Savak e un cittadino che esercita la sua libertà sessuale? Prenda il caso del giovanotto che ieri è stato fucilato per pederastia...»

«Corruzione, corruzione. Bisogna eliminare la corruzione». Questo bisognebbe spiegarlo a Gianni Vattimo, che difende l'ISIS; cosa dire? Sia fatta la sua volontà (anche se poi non gli dovesse piacere).

- Prenda il caso della diciottenne incinta che poche settimane fa è stata fucilata per adulterio. «Bugie, bugie. Bugie come quelle dei seni tagliati alle donne. Nell’Islam non accadono queste cose, non si fucilano le donne incinte». Khomeini aveva perfettamente ragione: aspettano che partoriscano. La legge è legge ed in Iran viene rispettata scrupolosamente.

 

 

Mia mamma, pace all'anima sua, pur non essendo una grande esperta amava citare  che le pazzie religiose sono le peggiori di tutte.

Un'amica musulmana mi diceva lo stesso di ISIS, credo sia un luogo comune diffuso tra i musulmani.Ma non esiste autoritá certificatrice riconosciuta, e se loro si definiscono tali nessuno ha autoritá per smentirli. Che non gli piaccia e prendano distanza mi rincuora, ma devono accettare il fatto che questi son membri della loro comunitá.Al massimo possono dirmi che a loro avviso sono dei pessimi musulmani.

Ovviamente allo stesso modo i cristiani devon tenersi Breivik ed i preti pedofili, gli atei Hitler

I credenti delle confessioni religiose tendono ad offendersi per natura, e offendersi è un atto decisamente soggettivo. Questo dovrebbe consigliare cautela, non per se stessi, ognuno è libero di scegliersi il martirio che desidera, ma soprattutto quando si mettono a rischio anche vite altrui. Su questo è difficile discordare. Altra questione è l'offesa alla confessione in quanto tale, soprattutto se questa parola estende il suo senso e viene trasformata in locuzione: “la religione del comunismo”, di cui, spingendo ancora sull'analogia, Marx diventerebbe la divinità. Per coerenza semantica, anche la parola “offesa” in questo contesto dovrebbe cedere ad una sua interpretazione più larga. L'offesa alla “confessione” in questo caso diventerebbe il sostenere una posizione poco documentata, o illogica, o in qualsiasi modo pretestuosa; in una parola: un'affermazione sarebbe un' “offesa” se fosse “antiscientifica”. Durante il Terzo Reich si sosteneva che la relatività era sbagliata perché era una teoria ebraica. Questo sottintendeva certamente un'offesa agli ebrei che per il solo fatto di esserlo non potevano produrre cose vere, ma era anche un'offesa alla scienza per la quale questo è un non argomento. Così sarebbe un'offesa all'onestà intellettuale sostenere che Marx è un fesso con la motivazione non detta di voler offendere i comunisti, o degradare gli ebrei per via che Marx era ebreo, o compiacere al mio capo per via che a lui dispiace Marx, o perché disapprovo le barbe lunghe.

non tanto a questo intervento, ma più in generale.

1 - il comunismo non si considera una religione, benché sia stato notato come almeno il pensiero di Marx fosse ricostruibile come una versione materialistica dell'escatologia giudaico-cristiana (Taubes). Se lo fosse, Marx non sarebbe Dio, ma il Profeta: il posto della divinità spetterebbe, verosimilmente, alla dialettica (ovviamente, rimessa con i piedi per terra).

2 - La libertà di critica: seguendo J.S. Mill, la libertà dell'individuo cessa quando lede la libertà altrui. La questione, allora, è se un'affermazione della propria libertà si traduca in una limitazione della libertà altrui: quesito al quale, temo, non si può rispondere in linea generale, perché sarebbe troppo facile dire che affermare l'inesistenza di Dio o negare che l'Alcorano sia stato dettato da Allah non limita la libertà dei credenti. Mi pare che tali affermazioni appartengano al linguaggio performativo (to make things with words).

  3 - in ogni caso, la tradizione liberale europea (almeno quella continentale), a partire dalla Rivoluzione francese, sembra considerare la libertà di espressione e di critica come un diritto pressocché assoluto: le norme che incriminano la bestemmia, il vilipendio, l'ingiuria e la diffamazione sono sempre meno applicate. Oggi la libertà di espressione non è seriamente minacciata dallo stato: in effetti, i redattori di Charlie Hebdo erano stati assolti da una denuncia proposta da qualcuno che s'era offeso per qualche vignetta satirica.

        4 - oggi, come abbiamo imparato ormai da qualche anno, la libertà di espressione e di critica è minacciata quasi esclusivamente dai cani sciolti dell'islamismo radicale. Ma mi sembra evidente che tale minaccia non si ponga sullo stesso piano di quelle contro le quali tale libertà era stata rivendicata e riconosciuta: non proviene dallo stato ma da soggetti diversi. Il punto è che alcuni di questi si limitano a richiedere una sanzione di tipo giuridico (condanna penale o civile), mentre altri procedono direttamente alla vendetta: come difendere allora la libertà da costoro? Salvo il diritto alla legittima difesa, peraltro difficilmente esercitabile nei confronti di personaggi che brandiscono armi da guerra o anche semplici armi bianche, la difesa della libertà di espressione resta compito dello stato: rilievo che potrebbe giustificare la sua responsabilità quando non sia stato in grado di prevenire la violazione di quel diritto (soprattutto quando essa si accompagna alla violazione del diritto alla vita o all'incolumità fisica).      

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seguendo J.S. Mill la libertà dell'individuo cessa quando lede la libertà altrui. La questione, allora, è se un'affermazione della propria libertà si traduca in una limitazione della libertà altrui: quesito al quale, temo, non si può rispondere in linea generale, perché sarebbe troppo facile dire che affermare l'inesistenza di Dio o negare che l'Alcorano sia stato dettato da Allah non limita la libertà dei credenti

Credo che Mill si riferisse alla libertà nell'agire, non nell'esprimere opinioni. La libertà di un individuo lede la libertà di un altro quando gli procura un danno. Affermare l'inesistenza di Dio, o negare che il Corano sia stato dettato da Allah, o scrivere che è un brutto libro, non arreca danno a nessuno e non impedisce ad altri di pensare o dire il contrario. Quindi non limita la libertà dei credenti. A me sembra che il linguaggio performativo non c'entri.

Qui, su questo punto, si decide la questione libertà di espressione SI/NO.
Se non affermiamo senza equivoci che un offesa è tale se solo se è rivolta a un individuo, e non alla sua religione o ideologia; se ammettiamo di conseguenza che possano essere censurate quelle opinioni che qualcuno ritiene offensive, lasciando che siano gli individui o i gruppi a scegliere cosa li offende e cosa no, allora è finita.

La libertà di espressione (e forse non solo quella, perché chi si sente offeso dalla MIA opinione sul corano, può "sentirsi offeso" pure dal mio abbigliamento, o dal mio modo di camminare) è già perduta.

“Dovunque vi sia una classe dominante, la morale del paese emana, in buona parte, dai suoi interessi di classe e dai suoi sentimenti di superiorità di classe.”

Sembrerebbe Marx, non è vero? E invece no, è un passaggio di “On liberty”, di John Stuart Mill.

I filosofi sono proprio coloro con i quali necessita la cautela maggiore.

Ad esempio più sotto Mill dice: “Ma impedire l'espressione di un'opinione è un crimine particolare, perché significa derubare la razza umana, i posteri altrettanto che i vivi, coloro che dall'opinione dissentono ancor più di chi la condivide: se l'opinione è giusta, sono privati dell'opportunità di passare dall'errore alla verità; se è sbagliata, perdono un beneficio quasi altrettanto grande, la percezione più chiara e viva della verità, fatta risaltare dal contrasto con l'errore.”

e tuttavia anche su questo lucido e splendente pensiero si allunga l'ombra di una egemonia, esso proviene da un ambito particolare: l'occidente. E' l'occidente che sussume anche il diverso, ma non è detto che il diverso convenga su ciò che gli si dice essere anche nel suo interesse.

Del resto neanche Mill che lo aveva evidenziato era esente da un pensiero direttamente egemone:

“A man who has nothing which he is willing to fight for, nothing which he cares more about than he does about his personal safety, is a miserable creature who has no chance of being free, unless made and kept so by the exertions of better men than himself.” dall'articolo su Fraser's Magazine: "The Contest in America", ultima pagina ( http://www2.hn.psu.edu/faculty/jmanis/jsmill/contest-america.pdf ), e neanche a farlo apposta sulla guerra civile americana si era espresso e acceso anche Marx e con idee complessivamente non dissimili.

Idee tutte pericolosamente interpretabili però, come si vede, e purtroppo sempre generalmente condivise, e infine il principio che si sceglie o è di equilibrio o è di forza, e possibilmente questa seconda opzione è consigliabile solo se si ha la certezza di prevalere.

la libertà deve valere anche per lui. E anche per quelli che inneggiano agli attentatori? Esistono dei limiti? L'apologia di reato? E i reati sono tutti eguali? La strage è peggio del furto (magari ai capitalisti grassi e sudati)? La rivolta sociale?

I limiti

Nasissimo 15/1/2015 - 10:38

Il limite principale, in senso più filosofico, è quello enucleato da Popper con la sua famosa massima:

La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti, e la tolleranza con essi.

Lo stesso pensiero era stato formulato da Voltaire, forse con chiarezza ancora maggiore.
Non ricordo il testo, ma sono sicuro di averlo letto.

In senso più pratico, il limite sta nell'apologia di reato. Come ha detto Manuel Valls

l'antisemitismo, il razzismo, il negazionismo, l'apologia del terrorismo, non sono opinioni, sono reati.

Non poteva dirlo meglio.

Per conto mio, semplificando per chiarezza, il punto decisivo sta nel capire (e FAR capire) che non si devono confondere le offese a un individuo con le "offese" alla sua religione, o ideologia.
Se si cade nel tranello del "rispetto" allora si è già abdicato. La libertà espressione è perduta. Non tanto perché "satira-rispettosa" è un ossimoro, una contraddizione in termini: la satira E', in essenza, mancanza di rispetto. Questo alla fine è l'ultimo dei problemi, parrebbe di dover rinunziare solo alla satira, poco male; mentre si torna indietro di cinquecento anni.

Perché si approda - immediatamente - ad una situazione in cui l'espressione di una qualunque opinione, o critica, ad una religione, ad un libro, o ad un sacerdote o leader, anche a un politico, o a qualunque cosa, si può esprimere "liberamente" sì.. ma se e solo se non urta la "suscettibilità" di nessuno.

Addio.

di tutti i reati? Anche interruzione di pubblico servizio? Oppure ci sono i reati di serie A (terrorismo, antisemitismo etc.) e quelli di serie B (truffa, furto)?

cioè quelli particolarmente gravi (il diritto parla di apologia di delitto).
La distinzione tra reati "di serie A e serie B", ma pure serie C e D, non è una gran stramberia, ed è già prevista, dal nostro e da tutti i sistemi giuridici.
Se mi chiede una distinzione operativa immediata, io direi quelli che implicano l'istigazione a delinquere e l'istigazione alla violenza.
[fine delle cartucce]

L'equivoco di fondo è pensare che censurando l'apologia del razzismo sparisca il razzismo. Non è mai successo, non succederà mai. Ma qualcuno è così ingenuo da pensare che vietando il Mein Kampf/Corano/Charlie/Bibbia (ma l'avete mai letta la Bibbia? Fra incesti e stermini di massa ce n'è di ogni) si ottenga qualche risultato? E' chiaro che la questione è complicata e ha radici molto, molto più profonde (quali che siano: onestamente non lo so).

Ma per il momento l'unico effetto è tirare acqua al mulino di chi vuole limitare la libertà d'espressione, tutti insieme appassionatamente in un (comico se non fosse tragico) gruppetto cui appartengono anche gli attentatori di Parigi. Spiace dover sottolineare che anche il loro obbiettivo era la censura di vignette offensive.

Forse Popper non poteva dirlo meglio, ma intanto un secolo prima di Voltaire e tre secoli prima di Popper il problema della tolleranza era già completamente posto con tutte le sue criticità nella “Lettera sulla Tolleranza” di John Locke, scritta in circostanze particolarmente tese in termini di convivenza religiosa.

Le tensioni religiose si erano già evidenziate con la necessaria, quanto forzata, partenza della Mayflower dei Padri Pellegrini per il nuovo mondo, ma col tempo la situazione era peggiorata per tutte quelle altre confessioni che erano rimaste in patria.

Locke suggeriva di essere tolleranti con tutte le confessioni tranne con i cattolici, e questo per via che “i papisti”, come lui li chiamava, erano interlocutori non in buona fede, portatori di subdoli progetti di riconquista e prevaricazione. Questo a causa ad esempio del comportamento del papa Gregorio XIII che nel 1580 aveva sospeso la scomunica di Elisabetta dichiarando che i cattolici dovevano comportarsi come sudditi fedeli fino a quando la situazione non sarebbe diventata più propizia al rovesciamento della regina eretica, e intanto aveva inviato truppe in aiuto dei ribelli in Irlanda.

Anche gli atei erano gente da non tollerare, secondo Locke perché inclini al tradimento.

La ruota gira per tutti, a quanto pare, e ora tocca ai mussulmani di recitare il ruolo dei cattivi, infidi e malevoli nemici.

il mondo occidentale si è mobilitato perchè dei terroristi hanno ucciso dei vignettisti,

dubito fortemente che sarebbe successo lo stesso se i vignettisti in questione avessero semplicemente preso una multa per blasfemia...

non licet componere magnis.

il mondo occidentale si è mobilitato perchè dei terroristi hanno ucciso dei vignettisti.

c'è poco altro da dire.

di fronte a uno stupro, ormai  dovremmo aver imparato a non soffermarci sull'abbigliamento della vittima.

superior stabat lupus, inferior longeque agnus.

ai caduti

palma 11/1/2015 - 09:08

in mezzo al carnaio prodotto da merde umane autodefinetesi, cade anche un collega di Toulouse, bernard maris

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Bernard_Maris

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