Letture per il fine settimana, 16-10-2010

16 ottobre 2010 sandro brusco

Questa settimana: Ceccanti sul sistema australiano; tre episodi di riduzione della spesa pubblica; FareFuturo e la rivoluzione liberale; ''term limits'' nel PD; matrimonio e recessione in USA.

Buona lettura e buon fine settimana.

 

40 commenti (espandi tutti)

Se il PD applicasse il proprio statuto così come lo ha scritto sarebbe una delle migliori notizie per la politica Italiana degli ultimi 16 anni!

Certo poi potrebbero sempre trovare delle scuse, tipo che la legislatura precedente è durata meno di 5 anni, ma speriamo di no!!!

Lentamente, ma mantengono le promesse.

 Sbaraglia voleva dire che si può essere liberali (che fa fino) senza essere per il libero mercato (che fa banchiere avido di Wall Street). E tira dentro il povero Gobetti, un vero eroe (ammazzato dai fascisti a 25 anni) ma purtroppo mente confusa. Partito da liberale era arrivato ad ammirare i comunisti. Cosa comune a quei tempi, ed anche giustificata, dato il miserevole comportamento dei liberali tradizionali e del re sciaboletta verso i fascisti. Ma in genere i liberali diventavano comunisti e magari un po' stalinisti tout court, come Amendola. Invece Gobetti pretendeva di rimanere liberale. Risultato un minestrone illeggibile.

si può essere liberali (che fa fino) senza essere per il libero mercato

Mmmmhhh.... Se io traduco ''posso chiamarmi liberale senza abbassare le tasse e continuando a sussidiare i territori da cui mi aspetto di ottenere consenso elettorale'' sono troppo maligno?

Sbaraglia sostiene la tradizionale asserzione dello sciocchezzaio nazional-conservatore, si puo' (si deve)

esser liberali, e' necessario per questo esser antiliberisti, che scoccia molte posizioni di monopolio.

Visto che i monopoli (piu' o meno giustificabili, viz. B. Nozick) son pochini (forze armate, forse i carceri, la giustizia penale,e non molto altro) bisogna dunque esser liberali e non liberisti.

Fine del dilemma,temo...

spiegazioni verranno dal manifesto futurista del 25 di ottobre che ansiosamente attendo.

Yup, mi sembra una grande valanga di scemenze. Questi di Fare Futuro non si capisce se ci sono o ci fanno.

Credo proprio di no. Io ci aggiungerei i blocchi sociali (dipendenti pubblici).

Ma in genere i liberali diventavano comunisti e magari un po' stalinisti tout court, come Amendola. Invece Gobetti pretendeva di rimanere liberale. Risultato un minestrone illeggibile.

Mi permetto di suggerirti didare uno sguardo alla pagina di Rivoluzione Liberale che ho linkato nel mio commento che segue.

A me sembra sempre un minestrone illeggibile - anzi un ottimo esempio.  Leggiti le pagine adoranti sulla Rivoluzione d'ottobre. Poi magari se fosse vissuto di  più avrebbe cambiato idea. 

A me sembra sempre un minestrone illeggibile..............

Non intendevo farti cambiare opinione. In quel brano, è evidente che non rifiuta affatto il liberismo. In ogni caso, credo che contemporaneità dei grandi eventi come la rivoluzione bolscevica abbiano influenzato tutti.Compreso Gobetti che è morto forse troppo giovane per maturare e completare compiutamente il suo pensiero.

sono d'accordo. Anche a me Gobetti e' sempre sembrato, at best, un po' confuso. Alterna intuizioni interessanti (ma spesso non originali, molte le riprende da Machiavelli o anche Cattaneo) a delle baggianate incredibili (tipo le balle che dice non solo sul movimento comunista russo come alfiere del liberalismo ma anche il suoi confusi statements su W. Wilson).

Conosco pochissimo l'opera di Gobetti, quindi intervengo con certa esitazione e perdonatemi se scrivo castronate. Il mio punto molto semplice è: non stiamo chiedendo troppo a un ragazzo che è morto a 25 anni? OK, si è sbagliato nel giudizio sulla rivoluzione d'ottobre, però ricordatevi che è morto solo poco dopo che Stalin prendesse il potere. OK, non tutte le sue idee erano originali, ma in quanti hanno prodotto idee al tempo stesso interessanti e originali a vent'anni? Il suo pensiero era sicuramente in fase di maturazione quando cadde sotto il bastone fascista, e tacciarlo di confuso è magari tecnicamente corretto ma un po' ingeneroso.

Il principale contributo di Gobetti, per come io l'ho sempre visto, non sta tanto nell'elaborazione di un pensiero politico ed economico organico e compiuto, cosa francamente impossibile per l'arco di tempo in cui è stato attivo, quanto nell'indicazione di un posizione politica al tempo stesso schiettamente liberale e schiettamente contraria al puteulento coacervo di interessi che si era formato dopo l'unità tra industria protetta e monarchia. Nel breve periodo in cui ha potuto partecipare al dibattito politico e culturale nazionale Gobetti ha mantenuto in modo coerente questa posizione. A me non sembra poco. Certo, nell'immediato non è servito a nulla, Gobetti è morto giovanissimo e l'Italia si è tristemente avviata verso il ventennio fascista. Nel lungo periodo però la mia impressione è che le idee di Gobetti un qualche impatto lo abbiano avuto, e che questo impatto è senza alcun dubbio positivo. Ma, di nuovo, sto esprimendo giudizi su un campo di cui non so molto.

Quanto tu scrivi sarebbe vero, se si trattasse di un dibattito accademico sulla cultura italiana negli anni Venti. Allora sarebbe necessario contestualizzare, spiegare etc. Ma l'articolo parla di Gobetti come un punto di riferimento culturale ORA. E' come se tu dicessi bisogna usare i Principles di Marshall come libro di testo di economia. Faccio anche notare che persone come Einaudi e Giretti erano allora molto più coerentemente liberali e criticavano il puteolente etc. molto più efficacemente e senza le sbandate per la rivoluzione. Il punto è che Gobetti serve a FF proprio ora proprio perchè si dice liberale ma non è rigoroso nel suo liberalismo, e quindi  può giustificare "teoricamente" qualche porcata statalista.

D'accordo, credo ora di capire meglio quello che vuoi dire. Non stiamo quindi parlando strettamente di Gobetti, ma dell'uso che in questo particolare momento qualcuno fa di Gobetti.

In particolare si cerca di trovare in Gobetti un precursore dell'idea che si possa essere liberali ma al tempo stesso non a favore del libero mercato. Rinnovando il disclaimer iniziale (so troppo poco di Gobetti per fare pronunciamenti definitivi) a me sembra un'operazione molto azzardata. Gobetti sarà stato anche confuso sulla rivoluzione d'ottobre, ma non credo si possa dire che fosse contro il libero mercato. D'altra parte è vero che queste operazioni vanno giudicate guardando alla politica dell'oggi piuttosto che alla storia del pensiero, un po' come quando Craxi improvvisamente riscoprì Proudhon.

Visto che è weekend e siamo in rilassato cazzeggio, rendo tutti partecipi del sito indicatomi or ora da un collega, il quale mi dice ''forse c'è una b di troppo''.

Sempre a darmi del cazzeggiatore!

ma io avevo mantenuto l'anonimato!

.....si dice liberale ma non è rigoroso nel suo liberalismo, e quindi  può giustificare "teoricamente" qualche porcata statalista.

Che persone provenienti da AN abbiano bisogno di scuse per essere statalisti mi pare poco probabile. Lo sono è lo è il partito dove finora hanno militato. E FLI non si è capito cos'è. Ma il punto è che Gobetti non era statalista né era certamente comunista. Ma sarebbe trppo lungo e adesso non ho gran tempo.

sandro, fair enough.

e' anche vero che gobetti va valutato per quello che ha detto/scritto non per quello che avrebbe potuto dire/scrivere se avesse avuto il tempo di maturare.

Giovanni scusa l'off topic. Il link  http://www.iue.it/HEC/People/Faculty/Profiles/federico.shtml    nel tuo profilo conduce a page not found. Se te ne eri già accorto, perdona l'intempestività.

A proposito di Gobetti, forse Emiliano Sbaraglia su fare Fturo non ha tenuto conto di alcune notazioni di Gobetti scritte sulla pagina di La Rivoluzione Liberale che qui linko. E magari si potrebbe anche concludere che era meno confuso di quanto potrebbe senbrare. Quello che sbaraglia vuol dire nell'articolo, immagino sia una assimilazione tra il momento storico di Gobetti e quello attuale.

Ho letto con interesse del "covenant marriage". Cosa ne pensano gli amerikani?

Non ho visto molta discussione interessante. Purtroppo quando si parla di matrimonio il dibattito sulla stampa viene prontamente monopolizzato da culture wars types e la discussione razionale va a farsi benedire. I trend di lungo periodo sono noti da tempo, e anche le cause non sembrano essere particolarmente controverse (tranne appunto che tra i culture warriors). Wolfers semplicemente dice che il ciclo non sembra influire molto.

Una cosa su cui ho sentito rumoreggiare qualche volta è che gli attuali trend possono favorire la disuguaglianza del reddito. Più o meno il ragionamento sembra essere che una volta il direttore sposava la segreteria e questo costituiva una forma di mobilità, mentre adesso i laureati si sposano tra laureati e fanno figli che con più probabilità saranno laureati. Dato l'aumento del ''college premium'', il divario tra i salari dei più e meno istruiti, questo può condurre a maggior disuguaglianza. Non so, dal punto di vista empirico non mi sembra molto convincente ma non conosco proprio i dati. 

Wolfers semplicemente dice che il ciclo non sembra influire molto.

Anche se il ciclo influisse, il mercato ha gia trovato la soluzione

Questo articolo scritto come provocazione a suo tempo riscosse parecchio successo, considerata la nostra readership di allora

Sono piuttosto d'accordo con l'articolo linkato, anche se la prospettiva mi crea qualche inquetudine. Il cambio, infatti, è piuttosto radicale e gli effetti finali non sono certi. Mi chiedo, che dire di un contratto che preveda un'indissolubilità di qualche sorta? Sarebbe legittimo?

Solo per chi ama l'astratto

 

http://www.cwru.edu/artsci/phil/Proving_FLT.pdf

 

Trattasi di un corrente problema assai discusso (quali siano i i principi minimi non eliminabili per la prova di Wiles, vale a dire se questi siano o meno del medesimo potere o superiore a ZF + o - C, piu' probabile ZFC, a modesto avviso del sottoscritto.)

Altrimenti leggete i Dialoghi con nessuno di Natalia Castaldi.

Altrimenti leggete i Dialoghi con nessuno di Natalia Castaldi.

Che presto, spero, pubblicherà su nFA ...

O_O con piacere, Adriano; rivedo il pdf e lo condivido volentieri.

un abbraccio, natàlia.

La Svezia negli ultimi 15 anni ha ridotto il debito pubblico portandolo da oltre il 70% del PIL all'attuale 42.3%
Vedere:

http://www.google.com/publicdata?ds=jnh ... ico+svezia

Non ci risultano casi di macelleria sociale, malgrado il fatto che ci sia stata una certa alternanza di governo tra destra e sinistra.

Le previsioni di crescita svedese sono oggi al 4.5% (superiori mi pare a quelle tedesche, che sono circa la metà).

La Svizzera ha ridotto in 10 anni il suo debito pubblico dal 54% al 40% del PIL. Non ne aveva bisogno (era già sotto il 60% indicato come parametro per una eventuale adesione alla UE. Il welfare svizzero è ancora oggi uno dei migliori del mondo, esporta il 42% del PIL (prima della crisi era il 50%). Produce ed esporta cosi' tanti beni che ha sul suo territorio il 22% di lavoratori stranieri con salari tra piu' elevati in termini PPP di tutto il mondo.

Mi fermo qui con questi due esempi quasi opposti (tra liberalismo moderato e socialdemocrazia liberalizzata)
La Svezia ha ridotto il suo debito pubblico del 30% in 15 anni, la Svizzera del 14% in 10 anni.
E' quindi possibile ridurre il debito del 1.5 ... 2% all'anno coniugando rigore, produttività, competitività.

Francesco

Mi dispiace ma l'esempio della Svezia non è molto valido. Hanno si ridotto il debito, ma contemporaneamente hanno aumentato le tasse fino all'impossibile. Vorrei aggiungere anche che il debito non deve essere continuamente preso come l'unica misura della solidità nazionale. Ricordo che ci fu un periodo incredibilmente prospero per la Svezia, un grande avanzo di bilancio ecc, ma a quell'epoca era un paese molto liberale, dal punto di vista economico. Non appena è salito al potere il partito socialista , cominciò a sperperare soldi a destra e manca offrendo ai giovani persino case gratis. L'effetto fu disastroso sui conti. Se la Svezia non fosse cosi socialista, considerando la sua cultura molto più avanzata della nostra sarebbe il paese senza ombra di dubbio il più ricco d'europa.

Le mie riflessioni sono rafforzate da quello che amici e famigliari hanno vissuto abitando da decenni in Svezia.

Stanno già attuando la dismissione del bancomat, per COSTRINGERE la gente a usare solo la moneta elettronica. 

Non so voi ma io non voglio che lo stato decida come devo vivere. Sono io che deciderò come spendo i miei soldi e il modo con cui farlo.

Sulla Svezia, mi pare che abbiano liberalizzato parecchio, tanto che nell'ultima edizione dell'indice delle liberalizzazioni, (IBL) la Svezia appare come termine di riferimento in un paio di settori (mi pare, vado a memoria. di uno sonno sicuro, dell'altro no). Sulle tasse aumentate non so.... ora è il 47% Quanto era la pressione fiscale negli anni 70, 80, 90?

Segnalo questo articolo di Carlo Stagnaro, sul tema.

Francesco

 

Un commento da passante: anche a me sembra che negli anni 80 la pressione fiscale fosse più alta.

Francesco, non è esatto dire che questi due paesi hanno ridotto il loro debito pubblico. Hanno ridotto il rapporto debito/PIL.

Come vedi ci sono due termini in questo rapporto: uno è il debito pubblico e l'altro è il PIL. Perciò per ridurre il rapporto si può ridurre il debito, aumentare il PIL o un misto dei due. In particolare il rapporto si può ridurre anche se il valore assoluto del debito aumenta: basta che il PIL aumenti più di quando cresca lo stock di debito.

Tutto questo per dire che anche la crescita è molto importante. E' più facile ridurre il rapporto debito/PIL in un paese che crese piuttosto che in uno che è fermo o che decresce.

 

Si, hai ragione, è il rapporto che è diminuito ma lo davo per scontato. Di solito si calcola e si valuita il rapporto, non lo stock in quanto tale.Il rapporto è diminuito non per caso ma per precise politiche volte a questo obbiettivo.

In ogni caso altri paesi quel rapporto lo hanno aumentato.
Francesco

 

 

Ci sarebbe poi, sempre per gli Stati Uniti, la Depressione del 1920-1921.

Nel 1921, appena entrato in carica Harding, il tasso di disoccupazione era salito a quasi il 12%, il tutto mentre i prezzi erano in rapida discesa. Che fa l'amministrazione Harding? Taglia la spesa pubblica alla grande (normalizzazione dopo il periodo bellico) e contemporaneamente riduce le tasse ed il debito pubblico. Niente armageddon ma riparte subito l'economia.

Downunder

Paolo Balduzzi 17/10/2010 - 06:52

La soluzione sta in una famiglia di soluzioni che Einaudi nel 1953 definì a «ballottaggio preventivo» in alternativa al premio di maggioranza, che, leggermente diversa, fu riproposta da Zanone nel 1992, che è in vigore per la Camera australiana, che è stato appena usato per il leader del Labour Party e sarà proposta nel referendum di maggio. Il progetto la presenta nella variante più semplice proposta da Duverger per la Francia nel 1988.

1. Ok Einaudi per primo, però almeno alla fine della lista poteva metterci pure il nome di Sandro, no?!

2. Maggio? Che succede a maggio? Dove? Ho dormito così tanto? Vabbè, mi rispondo da solo: Uk, 5th of May, data sì cara agli interisti (tiè).

 

 

data sì cara agli interisti (tiè).

Colpo basso, Paolo, bassissimo. Comunque adesso l'Inter ha un differente allenatore, un certo Rafael Benitez. Do you remember? Allenava il Liverpool nel 2005 :-)

On less important matters, non sapevo proprio che Einaudi fosse un proponente dell'alternative vote. Vedi che gli economisti non studiano la storia ...

Sandro: io sono peggio di quello che pensi!

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti