Letture per il fine settimana, 16-6-2012

16 giugno 2012 sandro brusco e alberto bisin

Questa settimana: come fare le privatizzazioni; le società dei comuni e i loro debiti; Olivier Blanchard sulla Lettonia; l'evoluzione dell'età pensionabile in vari paesi; il sistema elettorale greco. Crisi e diseguaglianza del redditoFamilismo amorale a Venezia.  

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Ciclicamente, qualcuno si accorge che nello stato patrimoniale della repubblica italiana ci sono anche un sacco di attività, nella colonna a fianco delle passività. E ciclicamente a qualcuno salta in mente che quelle passività, comunemente chiamate debito pubblico, che sembrano causare tanti problemi e tanto nervosismo, potrebbero essere cancellate usando i proventi della vendita di alcune attività. Se ne parla un po' e poi non se ne fa niente o se ne fa poco. Va avanti così da un paio di decenni, mentre prima di liquidare le attività non se ne parlava proprio e si lasciava spensieratamente crescere il debito. Comunque, in questo ciclo apparentemente siamo ritornati al punto in cui a qualcuno è venuto in mente che qualche soldino si può ricavare. Restiamo molto dubbiosi, ma molto bene ha fatto l'Istituto Bruno Leoni a emettere prontamente un decalogo con elementari regole di buon senso su come fare le privatizzazioni. Sottolineiamo in particolare l'ultimo punto (''vendere solo a soggetti privati'') che, confessiamo, pare talmente ovvio che a noi non sarebbe nemmeno venuto in mente di ribadirlo. E molto male avremmo fatto, perché poi si leggono cose del genere sul decreto sviluppo dell'ineffabile Passera: ''Così già stamane all’esame del cdm potrebbe passare la cessione di Sace e Fintecna - oggi sotto il controllo del Tesoro - alla Cassa depositi e prestiti, esterna al perimetro della pubblica amministrazione''. Eh già, la Cassa DDPP è esterna al perimetro. In fondo è posseduta dal Tesoro per solo il 70%.
  • Per continuare a parlare di cose che sono fuori dal perimetro della pubblica amministrazione ma solo per finta, segnaliamo un interessante articolo del Sole 24 Ore sui debiti delle società dei Comuni (qui un quadro grafico). I dati sono tratti dal Rapporto 2012 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti.
  • Per qualche strana ragione i paesi baltici sono saliti alla ribalta nella continua diatriba austerità sì/austerità no. Un utile articolo di Olivier Blanchard cerca di tirare le somme (guardando in particolare alla Lettonia) su cosa è effettivamente successo e su quali lezioni più generali si possono trarre dall'esperienza. La risposta mi pare sia: non molte.
  • Su Il Post viene ripreso un grafico originariamente pubblicato sull'Economist riguardante l'evoluzione dell'età pensionabile (solo maschile) in vari paesi. Confesso che i dati mi generano qualche dubbio, almeno per l'Italia. Apparentemente, nel 1970 l'età ufficiale di pensionamento era di 60 anni, e fin qui ci siamo, ma quella effettiva era decisamente più alta. Ossia, se capisco giusto, c'era tanta gente che continuava a lavorare dopo aver maturato il diritto alla pensione? Per il 2010 il grafico mette un'età di pensionamento inferiore ai 60 anni, e questo a me pare un errore. I lettori che ne sanno di più sono invitati a commentare.
  • Come sanno tutti quelli che non hanno orbitato per lo spazio negli ultimi 3 mesi, domani si vota in Grecia, e l'importanza dell'elezione probabilmente va un po' al di là della Grecia. Può essere utile quindi rinfrescare la nostra conoscenza del sistema elettorale greco. Devo dire che la regola secondo cui una riforma elettorale non entra in vigore immediatamente ma solo dalla elezione posteriore alla successiva mi pare ben pensata. Lo stesso, sembra che i greci abbiano cambiato il sistema 4 volte nell'ultimo ventennio o giù di lì.
  • Molti di questi tempi sostengono l'esistenza di un nesso causale tra disuguaglianza del reddito e crisi finanziaria. Nei dati, poca cosa. Qui un paper recente (anche se - giudizio di storico - un po' quick and dirty).
  • Troviamo in un post di Facebook di Francois Velde e non resistiamo:

La natura nostra veramente è tal, chè facilmente acconsentimo à amici che ne richercha di qualche satisfattion, et di qualche commodo; il costume di questa città inveterato, et immutabile, è di tal sorte che difficilmente si da repulsa à chi domanda qualche servitio; i rispetti d'interesse d'ambition, o di parentado, o d'altro commercio son così potenti appresso di noi, che superan qualunque impedimento che dalla legge, dalle provision, et dal principe medesimo possa esser opposto. Semo nati con questa inclination, si educhemo in questo modo, si nutrimo in questi pensieri, non potemo quasi se non operar di questa maniera.
Sen. Tommaso Contarini (1584)

60 commenti (espandi tutti)

 In teoria le privatizzazioni sono assolutamente auspicabili. In pratica sono convinto che in questo momento siano un errore anche se le indicazioni dell'Istituto Bruno Leoni fossero seguite alla lettera, il che appare perlomeno  improbabile.

La ragione è molto semplice.  Qualsiasi riduzione del debito pubblico e quindi della spesa per interessi sarebbe un'ottima scusa per mantenere o addirittura aumentare la spesa corrente, esattamente come successe nel 2002-2008. Alla fine ci ritroveremmo con una spesa corrente al netto degli interessi/PIL più alta e senza gli assets. 

inoltre

aldo lanfranconi 16/6/2012 - 06:59

se si vede il patrimonio come garanzia del debito e se ne aliena la parte più appetibile e commerciabile per ridurre il debito la parte residua (del debito) sarà meno garantita (patrimonio residuo meno appettibile, commerciabile). Ciò potrebbe avere addirittura un effetto negativo sullo spread. L'operazione potrebbe risultare meno critica se si riducesse in modo selettivo il debito in mano agli investitori esteri. Ogni riduzione del debito comporterebbe comunque una minore spesa per interessi.

Ci sono assets che danno luogo a monopoli nazionali: poste, ferrovie; altri a monopoli locali come  trasporti su gomma, smaltimento rifiuti, acquedotti, distribuzione  gas, e certamente la lista è ancora più lunga. Alcune di queste attività sono regolate in modo ridicolo: le prime due, per esempio. Nè le cose vanno molto meglio per le altre. La loro cessione obbligherebbe a liberalizzare quei mercati. Fosse solo per questo la vendita sarebbe benvenuta.

Non concordo

tizioc 16/6/2012 - 12:00

La loro cessione obbligherebbe a liberalizzare quei mercati.

La storia dimostra diversamente, sia in Italia che altrove.  È molto facile che si privatizzi senza liberalizzare.  A mio parere bisogna procedere con estrema attenzione soprattutto in attività come gli acquedotti e la rete del gas, in cui il mercato concorrenziale deve essere di fatto costruito a tavolino mediante una regolazione appropriata.

Privatizzazioni in settori non liberalizzati non andrebbero mai fatte per far cassa, cioè in momenti come questo, proprio perché chi le compra è disposto a pagare un premio per la posizione monopolistica annessa e se il solo interesse è di incassare il più possibile è ovvio il risultato...

Fra l'altro qualcuno ha dei dati di quanto calò il tasso sul ns. debito pubblico dopo le privatizzazioni del '92?

L'errore consiste nel immaginare che privatizzazione e liberalizzazione avvengano in modo miracolistico, con il mondo che cambia da un giorno all'altro e che il giardino dell'eden è a portata di mano. Niente di più lontano dalla realtà. Nel mondo che si conosce le cose non funzionano così. Ho l'impressione che talvolta si avanzi questo argomento per non fare nulla. Il "regulatory game" è complesso, fatto di inciampi, di resistenze fortissime. Ma una volta che l'entrata è resa possibile, alla fine i nuovi operatori si affacciano sul mercato e le cose non posono essere più come prima. Le telecomunicazioni, per fare un esempio concreto, dimostrano che, seppur in un arco di tempo abbastanza lungo e nonostante le inevitabili resistenze dell'incumbent, alla fine i prezzi calano.

perché non parliamo di energia elettrica o autostrade? Poi non so tu, ma io sto provando a cambiare gestore di telecomunicazioni da anni per la mia attività e mi ritrovo servizi uguali, prezzi uguali da tutti i competitors (? o meglio dire cartel participants) ed una rete sottopotenziata rispetto oramai anche a paesi del Secondo Mondo (vedi anche la diatriba Telecom e CDDPP sulla nuova rete). Altro esempio per favore...

Non ha molto senso perdere tempo con chi offre il proprio vissuto a rappresentazione del mondo: statisticamente significa attribuire rilevanza ad un'inferenza sulla popolazione da un campione di dimensione uno. Per quel che ricordo dei miei studi giovanili, era altamente sconsigliato attribuire senso a proposizioni che poggiavano su questo fondamento. Comunque, per puro spirito costruttivo, ti invito a guardare l'ultima riga, quella in giallo mi raccomando, che trovi qui. Se poi sei curioso vai a vedere la presentazione di Stagnaro. Spero sia sufficiente. Cordialità.

 come al solito in Italia i dettagli sono scarsi ed i resoconti giornalistici imprecisi ma a quanto si capisce si tratta prevalentemente di vendita di edifici e forse di quote di municipalizzate senza alcun cambiamento di regole. 

sui prezzi dei servizi telefonici, infatti mi riferivo alle differenza attuali in termine di concorrenza e qualità di servizio, frenati da varie problematiche proprio oramai tecnologiche.

Però i dati che mostri contraddicono i vantaggi delle privatizzazioni: Servizi finanziari +39,5% Autostrade +36,2% Trasporti aerei +29,2% e non ci sono dentro le tariffe assicurative e l'energia elettrica...

È interessante vedere come nemmeno l'evidenza dei dati faccia recedere dalle proprie convinzioni, quando sono così radicate. Un caso come questo, in cui il settore citato brilla per differenza di dinamica rispetto a qualunque altro, dovrebbe costituire per chiunque prova inoppugnabile di quanto asserito in merito alla bontà dell'azione indicata, eppure ci si arrampica su ogni specchio disponibile nei dintorni pur di non ammettere il proprio errore.

Straordinario spettacolo, davvero ...

perfetto la privatizzazione delle telecomunicazioni è stata bella e buona (intanto abbiamo una rete penosa rispetto ad altri stati ed un digital divide in crescita, contento lei e da azionista Telecom meglio che non guardi le minusvalenze accumulate negli anni...).

E gli altri settori?

Un solo "successo" mentre gli altri sono fra i top dei rincari, c'è proprio da bullarsene sa.

Per quel che riguarda altri settori, i risultati sono mixed, ma generalmente più positivi che no. Nel settore elettrico, le liberalizzazioni hanno consentito un netto miglioramento della qualità del servizio, oltre a un'ondata di investimenti senza precedenti (circa metà del parco di generazione italiano, al netto delle rinnovabili, ha meno di 10 anni) e un contenimento dei prezzi che, in termini reali, sono rimasti stabili nell'ultimo decennio nonostante l'aumento del costo del principale input nella generazione elettrica (il gas). C'è ancora molta strada da fare - particolarmente nello "svegliare" la domanda - ma non butterei via i progressi fatti.

Per quel che riguarda le autostrade, anche qui molti errori e rendite (relative in particolare alla quantificazione della Rab all'atto della privatizzazione, cioè il livello di partenza delle tariffe). Ma pure qui il meccanismo, pure annacquato, del price cap ha consentito investimenti e un salto quantico nella qualità del servizio (ricordate il manto autostradale 15 anni fa? o il livello - inesistente - di comunicazione e informazione?).

Nel gas la situazione è sicuramente peggiore, ma anche qui credo che stiamo assistendo a un miglioramento, principalmente grazie alla realizzazione di nuove infrastrutture di adduzione (il rigassificatore di Rovigo, lo sbottigliamento dei gasdotti da sud) che mette in tensione la protezione della rendita monopolistica. Nei prossimi anni mi aspetto qualche movimento in più sulmercato, anche a regole costanti. 

Dove i risultati NON si sono visti è in settori quali le ferrovie, il tpl, le poste, tutti caratterizzati dalla presenza di monopolisti o quasi-monopolisti pubblici. In questo senso concordo con ne'elam: la privatizzazione è un'importante occasione di liberalizzazione. Il nesso non è automatico, ma certamente liberalizzare "contro" un monopolista privato è relativamente più facile che liberalizzare "contro" un monopolista pubblico. O, per dirla altrimenti, la cattura del regolatore è più costosa per i privati che per i pubblici, i quali possono indirettamente esercitare pressioni attraverso l' "ufficiale pagatore" (il ministero del Tesoro). 

Scusami Carlo, dove ci sono stati rincari superiore agli altri settori dici che è perché la qualità del servizio è migliorata, dove ci sono dei cali (le telecomunicazioni) non bisogna vedere la qualità del servizio perché paghi di meno tu utente, che cavolo vuoi?

Non so, a me sembra vedere appunto il bicchiere 1/4 pieno.

Fra l'altro, perfetto l'esempio del manto autostradale, effettivamente migliore. ma di chi è la proprietà della società che effettua gran parte dei lavori per Autostrade? Io mi ricordavo che era sempre del gruppo. Non è che il 36,2% in più di aumento sia un po' troppo anche per quello?

Guarda caso anche nelle ferrovie appena arrivato Italo anche Trenitalia ha fatto la tariffa low-cost sul Frecciarossa.

Prima liberalizziamo, poi, se del caso, privatizziamo.

Non è detto che su un mercato libero il player migliore non possa essere un'azienda statale (basti vedere le molte eccellenze che ha Finmeccanica che infatti svenderanno di sicuro per far due soldi di cassa).

Scusa Alessandro mi sa che stiamo dicendo la stessa cosa: è ovvio che PRIMA bisogna liberalizzare e DOPO privatizzare. Il mio putno è semplicemente che dove lo si è fatto, la qualità è migliorata e/o i prezzi sono calati. E questa mi pare una gran bella cosa. 

Sulle ferrovie idem: l'unico segmento liberalizzato (alta velocità) è anche l'unico dove il servizio è decente e i prezzi sono contenuti. Negli altri segmenti o i prezzi sono alti (rispetto al servizio), o il servizio pessimo, o entrambe le cose.

Sull'ultimo punto: in astratto hai ragione, in concreto, quando un mercato è regolato, la presenza di un player pubblico è di per sé una distorsione che si trascina dietro effetti anti-competitivi.

Caro Stagnaro,
siamo certi che il miglioramento della qualità del servizio elettrico sia dovuto alla liberalizzazione della generazione?
Mi sembra che la riduzione delle interruzioni sia dovuta in larga misura ai miglioramenti tecnici operati dai monopolisti della distribuzione (ENEL Distribuzione in primis) sotto la spinta del regolatore. In questo caso il merito andrebbe ad AEEG...
Tra il serio ed il faceto, un successo del GosPlan più che di Wall Street.

Il successo della regolazione nel segmento monopolistico del settore elettrico è reso possibile solo e unicamente dal processo di liberalizzazione & disintegrazione verticale. Certamente la qualità del servizio dipende dal distributore e non dal generatore/venditore, ma nulla di tutto ciò si sarebbe verificato in assenza di un cambiamento profondo nel settore. Per confronto rivolgersi alle ferrovie.

Caro Stagnaro,

In principio nulla avrebbe impedito al vecchio monopolista, su stimolo di un regolatore serio, di mettere a punto le stesse soluzioni tecniche nel campo della distribuzione; tra l'altro, qualche municipalizzata avrebbe potuto fare da imbarazzante  showcase in caso di riluttanza di ENEL.

Anche il confronto con le ferrovie in generale dice poco (o meglio, dice molto sull'efficacia dei rispettivi regolatori/controllori).

Ma, a parte rendere più "trattabile" per il regolatore la dimensione della controparte, non riesco a vedere l'indispensabilità dell'unbundling al fine dei miglioramenti della qualità del servizio, in linea di principio (*).

 

PS Detto questo, sono certo che il vecchio monopolista avrebbe risposto, come fa Moretti oggi, con il mantra della coperta corta, e.g. "stiamo già investendo tutte le risorse disponibili per garantire l'adeguatezza / la sicurezza del sistema / il rinforzo della trasmissione / le interconnessioni con l'estero/ whatever. E non so neanche se la distribuzione "integrata", come branca meno prestigiosa dal punto di vista tecnico, avrebbe mostrato la stessa intraprendenza che abbiamo visto nei fatti dalla distribuzione unbundled. Ma ripeto, c'erano anche le municipalizzate. Non sarebbe stata in ultima analisi una questione di forza del regolatore?

 

 

(*) strascichi di un'impostazione GosPlan, probabilmente.

 

Cordiali saluti

Cos'è

Andrea Grenti 20/6/2012 - 19:10

un regolatore serio?

Ma tutto è utile. L'unbundling ha almeno due conseguenze molto importanti - ed entrambe si sono osservate in Terna post-unbundling e non in Snam (so far). La prima è che il tipo di attenzione regolatoria (e dunque la complessità/intrusività della regolazione) è molto diversa nel caso in cui gli interessi del Tso (o Dso) siano allineati a quelli dell'incumbent, oppure nel caso in cui essi siano disallineati. Nel primo caso devi assumere che, alla prima occasione, il T/Dso "barerà", e quindi devi sorvegliarlo/bastonarlo in modo molto più costante che nel secondo. Questo ha una serie di controindicazioni, perché ingabbiare il T/Dso vuol dire, tra l'altro, rendere più complessa qualunque innovazione e rallentare il processo di scrutinio di ogni proposta di investimento / decisione di non affrontare investimenti. Secondo, e altrettato importante in un momento di grandi cambiamenti strutturali del mercato (più elettrico che gas, ok), è l'atteggiamento: un T/Dso indipendente tende a essere più proattivo, perché il suo interesse è massimizzare i volumi scambiati e quindi il funzionamento del mercato (per giustificare nuovi investimenti e aumentare la sua base regolata). Al contrario, una rete integrata punta (potenzialmente) a massimizzare la rendita a monte, e tende quindi ad avere verso il regolatore un atteggiamento passivo/reattivo. Questo è molto difficile da documentare coi dati, ma se parli con qualunque regolatore ti fornirà ampia evidenza anedottica (per quel che vale).

mi pare che Guerani non dicesse che i prezzi tlc non siano diminuiti ma che OGGI tutte le offerte (vedi INTERNET) formulate con grandi fantasie diverse, dopo calcoli non complessi, ma lunghi, alla fine portano tutte allo stesso costo annuo più o meno qualche % non sfruttabile perchè non sufficiente a ripagare i costi fissi di sconnessione e riconnessione. Spesso anche l'indirizzo e-mail, che cambiando operatore cambia, è un ostacolo a cambiare. Detto ciò ho degli amici che ogni sei mesi passano da un operatore ad un altro: non facendo i conti sono convinti di spendere meno. Guerani esprimeva il sospetto che questo fatto celasse una mancanza di concorrenza, OGGI ripeto.  

Sempre Guerani osservava che i prezzi di altri settori privatizzati non erano invece diminuiti (banche, autostrade per esempio)

La scorsa settimana ho visto lanci di agenzie che davano gli andamenti dei consuni (volumi) e dei prezzi:

Germania: consumi diminuiti, przzi giù

Francia: consumi diminuiti, przzi giù  

 

Italia: consumi diminuiti, prezzi su!

Ma abbiamo la rogna?

No, nessuna rogna. Si chiama collusione favorita da regolamentazioni ridicole. Le regioni e i comuni hanno esteso nel corso degli ultimi 15-20 anni i loro poteri di intervento. Vuoi aprire una pompa di benzina? Vuoi aprire una farmacia? Vuoi fare la guida turistica? Vuoi aprire un B&B? Per quale benedetta ragione l'insieme di questi autorizzazioni/controlli preventivi e nel durante  non dovrebbero scaricarsi sui prezzi? E se questi costi non variano al variare della domanda, allora forse si capisce perchè da noi i prezzi sono così sticky.

...insieme ovviamente agli aumenti dell'IVA e delle accise sulla benzina, rientra a pieno titolo negli indicatori di inflazione considerati dalla Banca Centrale Europea.  Sarebbe bene rifletterci un po', alla prossima dichiarazione di Draghi o di altri membri della BCE secondo cui "non è appropriato fare di più per espandere la domanda in Eurozona, perché esistono rischi al rialzo sui prezzi".

Senza contare la mancata concorrenza che tale sistema viene a creare.

In alcuni settori addirittura si creano oligopoli/monopoli e la soluzione è semplice (ancorchè miope): ho meno clienti > aumento i prezzi.

Salvo poi domandarsi stupiti come mai gli stranieri disertino il bel paese.

 

autostrade

st 17/6/2012 - 14:49

La privatizzazione di autostrade sembra dimostrare che la vendita non porta automaticamente a miglioramenti o a liberalizzazioni. Vari articoli su lavoce.info ne trattano.

Il punto fatto sopra è proprio che se le liberalizzazioni si traducono esclusivamente in privatizzazioni di monopoli l'effetto è semplicemente di trasferire i profitti di monopolio da un soggetto pubblico ad uno privato. Il caso di Autostrade mi pare abbastanza esemplificativo, mi pare l'unica cosa sia cambiata rispetto al passato sia la qualità delle autostrade (migliorata) ma guido poco in Italia quindi potrei aver scritto una minchiata.

Il tuo argomento può essere riassunto sotto il titolo "abbiamo una classe dirigente di inetti". Indubbiamente vero. Però questo non può rappresentare un ostacolo a qualunque manovra di buonsenso. Perché se vale per le privatizzazioni, allora vale anche (a fortiori) per la riforma delle pensioni. E anche per la riforma, che so, del trasporto pubblico locale. Qualunque intervento teso a ridurre una singola voce di spesa, apre una finestra di opportunità per aumentare un'altra voce a saldi costanti. Non c'è dubbio che tanto le privatizzazioni degli anni Novanta, quanto il "grace period" di bassi tassi di interesse garantiti dall'euro nei Duemila siano stati utilizzati così. Ma davvero pensiamo che non ci sia più alcuna speranza per questo paese? E, soprattutto, davvero pensiamo che la certezza di morire seppelliti sotto il peso di debito e interessi sia preferibile al rischio, per quanto alto, di morire seppelliti sotto il peso di debito e interessi leggermente più bassi e altre spese correnti leggermente più alte?

Ma davvero pensiamo che non ci sia più alcuna speranza per questo paese?

Ci si può avvalere della facolta di non rispondere?

Almeno finche non vedremo in cosa consista esattamente la fantomatica "spending review"?

Io penso che sia il punto di "svolta" per il nostro futuro come nazione.

Se nemmeno un governo tecnico...anzi:  se nemmeno un consulente esterno, di un governo tecnico, riesce a proporre tagli significativi agli sprechi e ad invertire la tendenza...beh allora la risposta alla tua domanda (che immagino fosse intesa come "retorica") sarà : Sì.

Ripensandoci, forse si potrebbe rispondere già ora.

A cosa servono privatizzazioni e tagli quando esistono geni assoluti che hanno trovato la soluzione ai problemi del nostro asfitico PIL ?

Non bisogna mai farsi prendere dal panico e gettarsi in una scriteriata modernizzazione del paese, basta attendere e confidare nel genio italico.

Questa è gente che, non avendo mai realmente lavorato, ha tanto tempo per pensare e quindi sviluppa soluzioni  innovative e facili da attuare e capire.

Basta con le menate complicate di Boldrin, Bisin e soci (fondazioni bancarie...cosa sono?). Basta con le riforme, le accuse di sprechi ed inefficienza. Meno vacanze e si torna ai vertici eropei.

ma poi mandiamo Polillo a vendere ciò che si produce di più? O mettiamo tutto a magazzino? Questi non hanno ancora capito che per lavorare di più o aumentare l'occupazione bisogna poi vendere il di più prodotto. Questo fa il paio con le chiacchiere che facilitando il lavoro femminile aumenterebbe l'occupazione.

polillo

carlo stagnaro 18/6/2012 - 18:19

Scusate, ma Polillo nel governo conta come me e Aldo, forse un po' meno... (non è una difesa del governo, solo l'invito a scegliere target migliori...)

Il genio va premiato a prescindere, ogni volta che si manifesta ;-)

Battute a parte: hai assolutamente ragione che esistano "target migliori" ma io sono affascinato dalle "figure minori", da questo sottobosco di cialtroni.

Gente che ha posizioni (comunque) di rilievo non si capisce a che titolo, che non rischia niente qualsiasi cosa possa fare, che guadagna bene, che  "ci ha una laura" e, le poche volte che apre bocca, spara cose come questa di Paolillo o vaneggia di terremoti castighi divini. Ma cosa abbiamo fatto per meritarceli?

PS

vabbè scusate lo sfogo off topic

L'indignata lettera di Massimo Ghirardi nominato dalla compaesana M.S. Gelmini dirigente del MIUR responsabile degli enti di ricerca e responsabile dei finanziamenti ai Distretti Tecnologici, in procinto di diventare DG dell'INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) Le due laurre di cui parla sono: una a Brescia in Scienze Motorie, l'altra a Urbino in Sociologia. A me viene un dubbio: si puo giustificare una posizione ottenuta per meriti politici esibendo precedenti posizioni senza dare evidenza che esse non siano state ottenute a loro volta per meriti politici? Mah!

<<Caro Dago,

da tuo assiduo lettore ho sempre pensato che la gran parte delle tue notizie fossero se non totalmente vere almeno verificate. E' sorprendente per me scoprire di essere diventato, almeno per qualche ora, protagonista di una tu notizia, ma ancora piu' sorprendente e' leggere che ci sono scritte cose assolutamente false e inesatte. Vorrei, cortesemente, che mi dessi la possibilità di replica.

Primo: non sono assolutamente il tesoriere della fondazione Liberamente. Secondo: non ho mai fatto il "professore di ginnastica" (locuzione che tra l'altro nasconde un retaggio culturale da anni 70!!) Terzo ho due lauree, c'è qualcosa di male?

Quarto sono il dirigente del MIUR responsabile degli enti di ricerca e sono ancha responsabile dei finanziamenti ai Distretti Tecnologici, un minimo di competenza ce l'ho...

Quinto: il CDA, dopo una lunga intervista, mi ha scelto tra una rosa di nomi, il ministro Profumo non c'entra nulla.

Sesto: ho sempre lavorato nel settore bancario/finanziario dal 1994 in ruoli manageriali

Settimo: pensare che il DG di un ente si occupi anche della parte scientifica vuol dire non sapere come funziona e si gestisce un ente di ricerca!

Ottavo: fara' pure fico mettere tutti nel tritacarne ma massacrare cosi' delle persone oneste che hanno sempre lottato per studiare e lavorare e' una porcata. Dietro un nome ci sta una storia, una famiglia, tanto lavoro e sacrifici che non possono essere distrutti riportando la notizie false di un solo giornale notoriamente schierato.

Un caro saluto, vi leggero' sempre.

Massimo Ghilardi>>

 

A me viene un dubbio: si puo giustificare una posizione ottenuta per meriti politici esibendo precedenti posizioni senza dare evidenza che esse non siano state ottenute a loro volta per meriti politici? Mah!

In effetti la sua difesa ha una logica "sfuggente".

Ma che ufficio stampa ha? :-)

Caro Carlo, ce l'ho!

Finalmente il genio italico si manifesta non in un carneade/polillo ma nella figura carismatica dell'ex premier.

Quindi abbandoniamo definitivamente le nostre fisime riguardo privatizzazioni e riforme.Non servono! Basta uscire dall'euro e svalutare competitivamente e tutti i problemi  saranno risolti!

PS

Notare che le notizie buone sono due:

1 abbiamo risolto la crisi

2 il viagra non produce danni cerebrali

Ma è fantastico!

Le due perle finali "VERTICE CON I PREMI NOBEL" e Friedman che gli consigliò di non buttare le matrici della lira sono stupende!

Domanda: mi sembra che abbia ulteriormente abbassato il livello della sua demagogia, secondo voi è rimbambito lui o pensa che siano (ulteriormente) rimbambiti i suoi elettori?

Domanda: mi sembra che abbia ulteriormente abbassato il livello della sua demagogia, secondo voi è rimbambito lui o pensa che siano (ulteriormente) rimbambiti i suoi elettori?

perchè limitarsi all'aut-aut, c'è anche il vel-vel... e pure io che sono tutto meno che un economista ci arrivo: o le due valute hanno lo stesso valore, e allora è inutile, o una si rivaluta e l'altra si svaluta. Forse vuole incassare pubblicità per Mediaset in euri e pagare gli alimenti a Veronica in lire :-)

 

 

 

Se è così, non mi convinci

 

Due brevi risposte

Il tuo argomento può essere riassunto sotto il titolo "abbiamo una classe dirigente di inetti". Indubbiamente vero.

 

Non esattamente: abbiamo una classe dirigente che massimizza la probabilità di essere rieletta e quindi non vuole fare riforme che, pur utili, sono impopolari

 

Qualunque intervento teso a ridurre una singola voce di spesa, apre una finestra di opportunità per aumentare un'altra voce a saldi costanti.

 

Il caso della vendita di assets è diverso in quanto una volta venduti gli assets non sono più disponibili. Invece qualsiasi altra riforma (o controriforma) è reversibile. Cf. il caso della riforma Maroni delle pensioni, poi smontata da Prodi.

 

Più in generale: si possono fare riforme solo in condizioni di emergenza. Infatti il governo Monti è riuscito a fare la riforma delle pensioni quando lo spread era a 500  ma si è impantanato quando lo spread è calato. Ora che lo spread è di nuovo alto, ha ricominciato a dare segni di vita.  In particolare si riparla di tagli di spesa. Qualsiasi provvedimento che può ridurre l'emergenza (come appunto un calo del debito pubblico) riduce lo stimolo alle riforme

Ma a sua volta non mi convince. Intanto perché anche le privatizzazioni sono (sfortunatamente) reversibili: la Cassa depositi e prestiti e Poste sono lì apposta (vedi per esempio il caso del Mediocredito centrale e della mitologica Banca del Sud...). Secondariamente perché comunque privatizzare è un bene in sé (se si privatizza a modo) nel senso che rende possibile la valorizzazione di asset oggi sotto o male utilizzati e in generale può avere effetti pro-competitivi.

non sono reversibili. Quello del Mediocredito è un caso del tutto anomalo.

Poi le privatizzazioni fatte male sono appunto fatte male.  Tipico caso vendono un edificio utilizzato da uffici pubblici agli amici e poi lo riaffittano a prezzo gonfiato.  Non credo che tu le voglia.

a proposito di edifici venduti e riaffittati non bisogna però ragionare come in questo articolo 

il giornalista considera nell'attivo solo solo i 42 milioni proventi della vendita e nal passivo i 2 miloni / anno pagati per l'affitto obbligato per 18 anni

Ma nell'attivo ci saranno anche oltre a 42 milioni di minor debito:

--- meno interessi sul debito pubblico almeno: 30 milioni (4% per 18 anni) 

--- le imposte sulla vendita: circa 4,5 milioni

--- ICI e IMU che non so quantificare

--- spese di manutenzione

oddio

carlo stagnaro 18/6/2012 - 22:04

Snam è un altro caso in cui la commistione pubblico-privato si risolve a favore del pubblico. Dopo di che, sono d'accordo: se una privatizzazione è ben fatta è più difficile per il pubblico rientrare. Ma una privatizzazione non fatta non è, per definizione, una soluzione a questo tipo di problema. Per capirci: non sto dicendo che tu non hai identificato correttamente un rischio: sto dicendo che quel rischio può essere minimizzato. Dopo di che, tutta questa discussine è nella sostanza irrilevante perché quello che il governo chiama "privatizzazione" è in realtà uno scippo alle vecchiette, i cui risparmi vengono utilizzati per spostare asset formalmente fuori dal "perimetro", sostanzialmente mantenerli dentro. 

ho dato un'occhiata al grafico e mi pare che ci sia un errore evidente anche nel punto della aspettativa di vita. Quella italiana dovrebbe essere tra le piu' alte del mondo (comunque 3 anni piu' dei tedeschi) mentre nel grafico sembriamo uguali agli altri o anche meno longevi (per lo meno vedo il punto italiano inferiore a quello dei tedeschi).  I dati di riferimento per una verifica sono qui.

si leggono cose del genere sul decreto sviluppo dell'ineffabile Passera: ''Così già stamane all’esame del cdm potrebbe passare la cessione di Sace e Fintecna - oggi sotto il controllo del Tesoro - alla Cassa depositi e prestiti, esterna al perimetro della pubblica amministrazione''

Dopo uscite come questa non si lamenti il governo italiano se chi acquista i titoli di Stato chiede 5% di interesse piu' che per quelli tedeschi, nonostante l'alluvione di liquidita' garantita da Draghi. Cosa dovrebbe pensare un investitore di fronte ad un governo di tecnici che fa questo genere di scadente gioco delle tre carte?

e quindi capire che non è certo che derivi da queste cose lo spread.

Stai dicendo che KfW = CdP? Onestamente non mi pare, CdP è praticamente il vecchio Ministero delle Partecipazioni Statali, KfW finanzia SME e Project Finance.

facendole passare sotto incentivi per l'ecologia. Anche i bravi tedeschi hanno le loro furbate. 

Eh vabbé, pero' perdonami, Alberto ha criticato il gioco delle tre carte (definizione perfetta) del governo italiano che fa finta di liquidare partecipazioni trasferendole in realtà alla CdP, tu hai fatto notare che pure i tedeschi hanno la KfW anche se si tratta di due cose completamente diverse... Al posto di ribattere "eh pero' loro ci fanno gli incentivi auto facendoli passare per incentivi ecologici" non era meglio un bel "si in effetti se si parla di partecipazioni statali sono due cose diverse?". Guarda che non è che se per una volta non fai il brillante non ti arriva il tostapane a casa (non ti arriva lo stesso!) :) Peraltro credo che gli incentivi auto mascherati siano una politica che ha unito in un momento di fratellanza tutti i governi del mondo negli ultimi 5 anni, quando si dice "le lobby"!

inizio a parlare di Commerzbank, delle Landsparkasse... poi KFW ha ancora il 16% in DT (http://www.kfw.de/kfw/en/KfW_Group/About_KfW/Mission/Special_Tasks/Priva...), il 30,5% in Deutsche Post, finanzia l'export, ecc ecc

Dai, vinco anche l'aspirapolvere se mi impegno

Sorry

Vincenzo Pinto 17/6/2012 - 19:54

Credo che dovrai impegnarti di piu', queste  le partecipazioni di CDP (Wikipedia):

 

In società non quotate:

In società quotate:

Le partecipazioni in società quotate e non quotate al 3 luglio 2007 erano valutate 20,510 miliardi di euro.

Diciamo che non mi pare proprio proprio proprio la stessa cosa, soprattutto perché KfW è molto attiva nei prestiti mentre CDP partecipa per lo piu' all'azionariato. Mind the GAP.

ma guarda, non facciamo la gara, ancora oggi il Land della Bassa Sassonia ha il 12 e rotti% della WV ed è dovuta intervenire la corte di giustizia europea per cercare di limitare la golden share del 20%.

Il fatto è che essendo uno stato federale le hai sparpagliate un po' su vari livelli le partecipazioni statali tedesche, ma il sistema bancario da quello che avevo letto è al 60% in mano pubblica, come ancora tante quote di aziende industriali, insomma non credo che lo spread sia dovuto a Passera che non privatizza la Snam.

Non so se le dichiarazioni di Passera abbiano effetto diretto sullo spread ma mi sembra che non consideri una differenza fondamentale:

nessuno sta chiedendo alla Germania di sistemare i suoi conti pubblici e la Germania non sta cercando di tranquillizare i mercati dicendo che privatizzerà per "fare cassa".

Quindi possono fare tutti i "giochetti" che vogliono (anzi, loro li hanno fatti pertempo, mentre qui si diceva "ne usciremo meglio degli altri").

La nostra situazione mi sembra diversa.

tranquillizare i mercati dicendo che privatizzerà per "fare cassa"


E' quello il dramma... voglio vedere cosa ti risponde il funzionario di una delle banche dove hai dei fidi e gli dici "ah sai il capannone della mia azienda? Lo ho venduto per fare cassa."

Nella mia esperienza so cosa la banca pensa di solito in quei casi, e non è tranquillizzata per nulla, ma proprio nulla.

Dipende, se invece dicessi loro: " sapete la villa al mare ereditata dalla nonna dove non andavo mai? L'ho venduta e adesso ho 2 milioni sul conto corrente" ? Avrebbe un altro effetto, no?

Comunque non voglio discutere la giustezza delle "privatizzazioni", volevo sottolineare che paragonarci alla Germania, in questo caso, non ha senso perchè la nostra situazione è diversa. Per rimanere nell'esempio della banca : se io vado in rosso sul conto di 50000 euro difficilmente qualcuno mi presterà soldi, se fossi Berlusconi sarebbe diverso.

Similarmente: se certe cose le fa la Germania (o un altro stato in salute) è un conto, se le facciamo noi un altro (che poi sia giusto o influenzi lo spread è un altro discorso ancora).

Io propendo più per la teoria di Alberto Lusiani, perchè mi sembra  di capire che,  in questo momento, la nostra classe dirigente debba trasmettere serietà e volontà riformatrice.

Questi giochetti (pur legittimi) vanno in direzione opposta.

vedrai l'effetto che ha. E' la par condicio creditorum il punto, vedi quello che è successo in Spagna? Quelli che hanno titoli di stato italiani a lungo termine sarebbe meno tutelati di quelli che vanno in rimborso adesso, hai voglia a dirgli "eh ma il debito è diminuito" (sempre nella migliore delle ipotesi cioè che la vendita del patrimonio statale vada a decurtazione netta del debito).

Poi sinceramente dopo  Scip1, Scip2, Sviluppo Italia ecc.. qualcuno mi sa dire che effetto hanno avuto tutte queste belle cose sui nostri tassi? Secondo me irrilevante (se ci è andata bene). 

L'unica cosa che veramente ci servirebbe è aumentare il PIL, tutto il resto si dovrebbe fare dopo, con calma e valutando bene i pro e i contro.

E il PIL in questo momento e con i fattori di produzione così inutilizzati non è certo con sette giorni di ferie in meno... certo che se queste sono le menti che abbiamo...

suggerimento per la prossima rassegna di articoli. programma di fassina o del pd?

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