Letture per il fine settimana 18-10-2014

18 ottobre 2014 sandro brusco

Questa settimana: innovazione nel settore creditizio; un FOIA per l'Italia; Krugman contro il modello superfisso; come valutare chi fa sondaggi; spesa per carceri e condizioni dei detenuti.

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Sul Il Post, Francesco Costa racconta della società ActiveHours che presta soldi a chi ''non arriva a fine mese''. Il meccanismo è semplice: se sei vicino alla fine del mese e ti mancano i soldi per comprare qualcosa, la società te li presta e tu li restituisci appena prendi lo stipendio. La cosa abbastanza straordinaria è che la restituzione (e il tasso di interesse) è completamente volontaria. Immagino che questo sia necessario per evitare di cadere nella categoria degli intermediari finanziari regolati, che aumenterebbe i costi per la società, ma ha ovvii rischi. A quanto pare finora le cose hanno funzionate e la società non sta perdendo soldi. Ma è iniziato da poco. Come case study di innovazione finanziaria mi pare molto interessante, bisognerà rivisitare il caso in un paio d'anni.
  • Anche se con colpevole ritardo, segnalo l'iniziativa di Openpolis a favore di un FOIA italiano. La sigla sta per Freedom of Information Act, il nome della legge americana che garantisce trasparenza e accesso agli atti pubblici. Il passaggio di un FOIA italiano fu una esplicita promessa di Renzi durante le primarie, ma poi nessuna azione ne è conseguita quando è diventato presidente del consiglio. Anche in termini di comportamenti l'azione di Renzi non è sempre stata trasparente. Per esempio il governo non ha mai pubblicato i risultato degli studi coordinati da Cottarelli sulla spending review.
  • Quanto volte vi siete sentiti dire ''ma in mondo con risorse finite, come possiamo aspettarci di poter continuare a crescere?'', osservazione normalmente seguita dalla tiritera sulla decrescita felice etc. etc. L'idea che il progresso economico sia necessariamente legato a una maggiore uso delle risorse naturali ignora due canali che permettono di economizzare su tali risorse: il sistema dei prezzi, che a tecnologia esistente spinge ad adottare tecniche che usano meno risorse, e il progresso tecnico, che tende a produrre innovazioni in direzione del risparmio dei fattori costosi. Paul Krugman fornisce un bell'esempio del primo meccanismo: un aumento del prezzo del petrolio ha indotto molte compagnie di trasporto a ridurre la velocità delle proprie navi, riducendo il consumo complessivo di combustibile a parità di output (in questo caso tonnellate di beni trasportati).
  • Lungo e dettagliato pezzo di Nate Silver sui pollsters staunitensi e su come valutarne la performance. Mi chiedo se qualcuno fa studi sistematici sull'efficacia delle case di sondaggio italiane. Intuitivamente si tratta di un compito più difficile, data che il nostro sistema elettorale è sempre stato considerevolmente più complesso di quello degli Stati Uniti.   
  • Riccardo Arena, che conduce radiocarcere su Radio Radicale, ha scritto un pezzo per Il Post spiegando come l'insistenza da parte dei governi italiani nel mantenere vecchie strutture carcerarie (il pezzo parla di Regina Coeli di Roma, ma suppongo che San Vittore a Milano non sia molto diverso) conduce sia a maggiori spese sia a maggiori disagi per i detenuti. Non sono in grado di valutare la correttezza dei conti di Arena, è un settore che non conosco, ma se quello che dice è anche solo parzialmente vero mi pare ci sia spazio per una riduzione della spesa di lungo periodo mediante investimenti pubblici correnti.

13 commenti (espandi tutti)

La cosa abbastanza straordinaria è che la restituzione (e il tasso di interesse) è completamente volontaria. 

No, la restituzione NON e' volontaria: l'articolo dice che il contratto prevede che tu dia accesso al tuo conto corrente in modo che il giorno che ricevi lo stipendio ActiveHours si riprende la somma prestata. Quello che e' volontario e' lasciare una mancia (la fee).

Comunque hai ragione, e' un case study interessantissimo. Questo articolo suggerisce che a causa del breve termine del prestito alla fine una mancia puo' essere maggiore di una fee, ma a quel punto perche' non rivolgersi a un finanziatore ordinario? Ovvio quindi che fanno leva su motivazioni intrinseche: a parita' di servizio preferisco fare una libera donazione di 10 piuttosto che pagare una fee contrattuale di 10.

giusto

sandro brusco 18/10/2014 - 22:49

Non so se è una questione di motivazioni intrinseca vs estrinseca. Non è che sia esperto, ma ho l'impressione che ottenere un piccolo prestito per pochi giorni da una banca sia quasi impossibile (per esser più precisi: puoi andare in scoperto ma è bene evitarlo soprattutto se le somme sono piccole). Qui probabilmente l'innovazione principale è che si fa tutto in modo informatico, abbattendo i costi. Ma è interessante che l'innovazione, che poteva essere fatta da qualsiasi banca, è stata invece fatta da altri. Forse alle banche non viene manco in mente di provare a chiedere una fee volontaria. O forse chi prende a prestito non da volentieri una fee volontaria a una banca, mentre la da a qualcun altro.

Che ne pensate di questo?

http://physics.ucsd.edu/do-the-math/2012/04/economist-meets-physicist/

La parte sulla dispersione del calore mi e' sempre sembrata piuttosto interessante.

Uno dei problemi che abbiamo oggi è proprio che il costo di un J che molto più alto rispetto al passato.

dove andremo a finire! in Italia non succederebbe mai. :-)

è molto chiaro, penso ben ponderato e non citerò più lo spegnimento del sole come limite,  i problemi ci saranno molto prima, diciamo dopodomani.

però in coda mi imbatto in questo che, a mio personale sentimento, la dice lunga sui grossolani convincimenti in campo economico dell'autore.

I recently was motivated to read a real economics textbook: one written by people who understand and respect physical limitations. The book, called Ecological Economics, by Herman Daly and Joshua Farley, states in its Note to Instructors: …we do not share the view of many of our economics colleagues that growth will solve the economic problem, that narrow self-interest is the only dependable human motive, that technology will always find a substitute for any depleted resource, that the market can efficiently allocate all types of goods, that free markets always lead to an equilibrium balancing supply and demand, or that the laws of thermodynamics are irrelevant to economics. This is a book for me!

se si parte da questi presupposti, avremo  grossi guai all'ora di pranzo, non dopodomani.

suggerirei a chi si occupi di queste cose di leggere, assai meglio del guitto bertinotti, le considerazioni, al ritmo di Tai Chi del senatore Tronti

 

 

http://www.repubblica.it/cultura/2014/09/28/news/mario_tronti_sono_uno_s...

Ma i due meccanismi citati (sistema dei prezzi e progresso tecnologico) che tipo di progresso economico producono? Possono produrre una crescita indefinita o vanno comunque a sbattere contro un asintoto orizzontale? Ad esempio l'esempio citato mi sembra un caso di ottimizzazione dell'efficienza, e quindi non potrà mai andare oltre il 100%, cosa che mi sembra molto importante nel problema generale del progresso.

perché la crescita indefinita è il presupposto zero perché gli schemi piramidali su cui si regge piomeno tutta l'economia mondiale siano sostenibili.
Può esserci qualcosa che cresce all'infinito, in un universo finito? La risposta migliore che ho ottenuto a questa domanda è: Si, la Conoscenza. Una buona risposta. Posso accettare l'idea che la Conoscenza possa crescere all'infinito, all'interno del mio orizzonte degli eventi. Ma mi pare che ciò non sia sufficiente per giustificare la sostenibilità di una crescita indefinita.
Non sono limitate soltanto le risorse e l'energia, come suggerisce questo articolo, è limitata la quantità di beni fruibile da ogni individuo. Raggiunto questo limite per ogni individuo, per crescere ancora si può solo aggiungere nuovo valore alla singola merce. Questo si può fare grazie alla Conoscenza, ed essendo questa passibile di crescere all'infinito, sembrerebbe possibile una crescita infinita. 
Ma c'è un problema: il valore aggiunto di una merce dato dalla Conoscenza in essa contenuta è proporzionale a quanto questa Conoscenza è nuova. E' il premio all'innovazione. Ciò significa che ogni nuova Conoscenza aggiunge valore, ma parimenti riduce il valore aggiunto delle conoscenze pregresse.
Potrebbe essere divertente approfondire, ma tendo a pensare che, dato un sistema economico composto da n individui, con n costante, la crescita vada proprio a sbattere contro un asintoto orizzontale.
L'unica condizione che permette una crescita indefinita è l'aumento di n - numero di partecipanti del gioco - cioè la crescita demografica.
Negli ultimi duemila anni si è avuta praticamente sempre crescita demografica, inframmezzata da collassi improvvisi della popolazione, in occasione di guerre, carestie o pestilenze, circostanze che permettono di cancellare debiti e crediti e ripartire da zero.
La novità della nostra epoca storica è che non ci sono più epidemie capaci di decimare la popolazione da 150 anni, e guerre mondiali da 70, quindi da un pezzo ormai non si riparte da zero.
Ma il tasso demografico è negativo, quindi lo schema piramidale non è sostenibile.

Che ciò abbia a che fare con la crisi in atto, anche più dei Subprime?

:-)

... è che non ci sono più epidemie capaci di decimare la popolazione da 150 anni

Hiv, Ebola, SARS sono solo alcuni dei virus recentemente scoperti che possono realmente mettere in pericolo l'umanita. Altri ancora, finora ignoti si nascondono per ora in Africa o in Cina. E prima o poi una mutazione azzeccata li puo rendere ancora piu pericolosi per l'uomo. Per non parlare poi del rischio di collisione con un asteroide, come e' gia avvenuto ben due volte nella storia del pianeta, con risultanti estinsioni di massa.  E intanto la fusione nucleare a catena all'interno del Sole ne esaurisce irreversibilmente il combustibile.  Cerca di essere meno spensierato e piu realista...

non è che faccia molto ridere, ma non ho capito bene.
Fo finta che il tuo sia un intervento serio. Hiv non è assolutamente in grado di ottenere un "risultato" non dico come la peste nera del 1348, ma neppure come il colera del 1835-37. Nemmanco se tutta l'Europa si desse al bunga bunga generale.
Neppure Ebola può farcela, nelle attuali condizioni igienico sanitarie. Anche se cento infermiere malate scappassero in bicicletta e facessero il tour de ebolas, protocolli di emegenza e quarantene lo conterrebbero. Potrebbe fare qualche decina di migliaia di morti al massimo. Robetta insignificante.
Il sole ha ancora troppo carburante.
Resta l'asteroide. Ma anche questo è troppo poco probabile. Asteroidi di diametro 1 km colpiscono la Terra in media ogni 500.000 anni:

http://www.nickbostrom.com/existential/risks.html

Tornando seri, l'argomento è concreto assai, e merita attenzione.
Un meccanismo piramidale è sostenibile fintantoché il numero dei soggetti entranti è maggiore di quello degli uscenti, altrimenti è instabile. L'intera economia mondiale è un gigantesco schema Ponzi, che tuttavia sembra reggere perché suppergiù la precondizione è sempre stata verificata: negli ultimi duemila anni la popolazione mondiale è sempre stata crescente, con collassi improvvisi in occasione di guerre e grandi calamità. 
E i collassi improvvisi "aiutano" la catena di sant'Antonio, perché permettono di ripartire da zero. Quindi guerre calamità carestie pestilenze asteroidi in questa luce sono fatti "positivi" (il che potrebbe indurre qualche riflessione, ma sorvoliamo).

La novità circostanziale del presente è che questa precondizione non è più verificata: in Occidente almeno, il tasso demografico è nullo, o negativo.
Ciò rende insostenibile il meccanismo. Anzi, evidenzia la sua instabilità intrinseca (insostenibile lo era anche prima, ma non si vedeva grazie alla crescita demografica).
Né ci si può aspettare un "aiutino" da una pestilenza, guerra o carestia.
Non si può contare sulla fine del combustibile solare, e non si può neppure contare sull'asteroide, perché la probabilità che un asteroide colpisca la Terra nei prossimi 20 anni è 1/25000.

Forse sarebbe il caso di riconsiderare il paradigma.

potrebbe venire da una guerra, anche se oggi sembra improbabile ... ma forse la si riteneva improbabile anche cent'anni or sono.

certamente

Nasissimo 5/11/2014 - 11:13

Potrebbe. Fidarsi troppo dell'idea che di guerre qui dalle nostre parti oggi non possano più essercene, si rischia. Ma non possiamo aspettare che una guerra mondiale o un asteroide o un'invasione aliena ci risolvano il problema.
L'argomento che en passant si era introdotto qui non è pellegrino, e mi era interessante. Chiedeva Giacomo Boschi:

..Possono produrre una crescita indefinita o vanno comunque a sbattere contro un asintoto orizzontale?

Può esserci qualcosa che cresce all'infinito, in un universo finito?
Non è che la crescita infinita cui il presente sistema.. Ponzi-Style, basato essenzialmente su emissioni di debito sempre crescenti, ci condanna, è interinsecamente instabile come ogni schema piramidale, e non ce ne siamo accorti prima solo perché la popolazione cresceva?

 

Se siamo o meno in uno schema Ponzi non ho le competenze per dirlo e glisso ma, sulla mancanza attuale di crescita, direi che si trascurano due fattori.

Il primo è che la crescita continua ma con una distribuzione diversa. Cioè cresce poco l'Europa ma tanto l'Asia, mentre una volta era il contrario (e a noi stava bene e nessuno pensava a decrescite felici).

Il secondo è che la crescita è un dato in percentuale. Ora è chiaro che un paese  povero possa avere una crescita in doppia cifra perchè parte da (quasi) zero ma il 15% di una situazione del genere potrebbe equivalere, in termini assoluti, alla crescita dell'1% dell'economia dello stesso paese una volta ricco.

Certo abbiamo comunque un trend calante, non si discute, ma questo trend potrebbe sì significare che la crescita si stia esaurendo ma può benissimo essere che sia la nostra percezione del processo di crescità ad essere ingannata.

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