Letture per il fine settimana, 20-11-2010

20 novembre 2010 sandro brusco

Questa settimana: ancora a favore del sistema australiano; la situazione del Senato; l'Italia e l'indice di sviluppo umano dell'ONU; il blog di Matteo Bordone; crescita economica e povertà; il Gruppo Brusco; un nuovo scandaloso caso di assistenzialismo.

Buona lettura e buon fine settimana.

32 commenti (espandi tutti)

L'Irlanda quinta che sta per fare default la dice lunga sulla credibilità della classifica dell'ONU.

Quanto a Bordone, è così interessante che gli dà ragione gente che scrive (senza scherzare, perchè insiste sul punto) che la donna al lavoro è la rovina della famiglia. E IMHO non è affatto casuale che alla fine reazionari come quello e liberisti siano d'accordo, stante l'odio di entrambi per i diritti dei lavoratori

A me sono piaciuti entrambi gli articoli di Bordone. Interessanti anche i commenti

L'Irlanda quinta che sta per fare default la dice lunga sulla credibilità della classifica dell'ONU.

Giusta osservazione.

Se lasciassero che quelle due loro maledette banche gestite da delinquenti/incompetenti facessero default sul debito, salirebbero probabilmente al quarto o anche terzo posto.

Con tutti i soldi che risparmierebbero e che stanno gettando al vento per ripagare i bondholders inglesi, francesi e tedeschi, potrebbero pagarsi ancora più scuole, parchi, sicurrezza e magari fare quegli investimenti che servono per riprendere a crescere. Invece son lì che come dementi si dissanguano per pagare i debiti infiniti di banche demenziali.

Comunque, anche senza aver fatto il dovuto default non stanno poi così male, no? Mai visitata l'Irlanda, ultimamente?

Se lasciassero che quelle due loro maledette banche gestite da delinquenti/incompetenti facessero default sul debito, salirebbero probabilmente al quarto o anche terzo posto.

Con tutti i soldi che risparmierebbero e che stanno gettando al vento per ripagare i bondholders inglesi, francesi e tedeschi, potrebbero pagarsi ancora più scuole, parchi, sicurrezza e magari fare quegli investimenti che servono per riprendere a crescere. Invece son lì che come dementi si dissanguano per pagare i debiti infiniti di banche demenziali.

stavo giusto leggendo questo, che mi pare sostenga il contrario, portando evidenze empiriche riferite ai casi opposti di Lehman e Bearn Sterns. copio il loro abstract:

Punire i debitori, lasciandoli fallire, per ridurre le aspettative di salvataggi futuri può rivelarsi un'illusione. Anzi rischia di sortire l'effetto opposto. Chi credeva che condannando i banchieri di Lehman Brothers si sarebbe imposta maggiore disciplina sugli altri è rimasto deluso, perché la promessa implicita di salvataggio è aumentata. Al contrario, il salvataggio della Bear Stearns non ha portato a un aumento delle aspettative di bail-out. Bisogna tenere conto di questo quando si discute di Irlanda e altri paesi ad alto debito.

in particolare, sempre se ho capito bene, si considera l'andamento dei CDS come affidabile indice di mercato, e non come isterica palestra di innominabili speculatori.

Il bailout di tutto ha portato ad un'esplosione dei debiti pubblici, ad un'incipiente guerra valutaria, non ha rimesso in moto la crescita OCSE non ha riassorbito chi ha perso il lavoro. Possiamo dire che (forse) ha arrestato la caduta dando vita ad un decennio giapponese delle economie occidentali, generando le premesse di una caduta prossima ancora maggiore se non interviene qualcosa a cambiare i dati.

Il default, haircut o come vogliamo chiamarlo, non è certamente una passeggiata salutare, ma se lo si facesse in maniera coordinata e controllata, potrebbe esser un modo per eliminare i rami secchi e ripartire.

Ovviamente questa è solo la mia opinione.

Il default, haircut o come vogliamo chiamarlo, non è certamente una passeggiata salutare, ma se lo si facesse in maniera coordinata e controllata, potrebbe esser un modo per eliminare i rami secchi e ripartire.

opinione per opinione, sento echi di bob geldof e jovanotti, che chiedevano l'annullamento dei debiti del terzo mondo. un bel tratto di penna et voilà. :-)

in particolare, adesso che il debito di molte istituzioni finanziarie è già diventato debito pubblico, si dovrebbe  (in modo coordinato e controllato ?!) dichiarare il default della gran parte degli stati occidentali?  non ci sarebbe nessuna ripartenza, dopo una pensata del genere: quanto meno il costo del denaro esploderebbe. l'articolo che segnalavo, questo sostiene: salvare lehman e i suoi creditori, non gli azionisti, era conveniente per tutti.

 

Ed anche la mia. E non vedo alcuna evidenza che la neghi, nessuna.

L'analisi dei due signori che scrivono su La Voce è, diciamo così, poco coerente. Le basi "logiche" dell'affermazione secondo cui

la rinuncia al salvataggio non è solo inefficiente ex-post, ma lo è anche ex-ante. Perché le conseguenze del fallimento di un grande debitore sono così costose e diffuse, da portare a un aumento delle aspettative di bail-out futuri, anziché a una loro riduzione.

mi sfuggono. Non so se si rendono conto della differenza che c'è fra ciò che successe con LBs ed un'operazione di "haircut" dei creditori non depositanti di una banca commerciale europea. Quanto sta avvenendo sul debito pubblico irlandese è, letteralmente, un bank-run nel puro stile Diamond&Dybvig. Il bank run sul debito pubblico irlandese ha una ed una sola causa: l'impegno del governo irlandese di far fronte a tutte le passività delle sue banche private, impegno che lo rende insolvibile nel medio periodo, eccetera. Qeusto è plateale a tutti, almeno fra gli economisti con cui ho discusso la cosa negli ultimi due mesi. Per evitare il bank run sul debito pubblico irlandese la soluzione c'è: decouple one (the public) from the other (the bank's).

Per quanto riguarda i dati, basta guardare il grafico che riportano con attenzione per capirlo. Se non è ovvio ci ritorniamo, ma mi domando come si possano scrivere certe cose. Non fanno refereeing a La Voce? La confusione fra positivo e normativo, in quell'articolo, è imbarazzante. Mah ...

Michele, il loro e' un political economy argument, mi pare, accoppiato a too big to fail. Stanno dicendo che, siccome se fai fare default a AIB, allora viene giu' un sacco di altra roba e l'economia reale ne risente, i politici devono fare qualche cosa per salvare AIB, altrimenti perdono le elezioni. Non lo dicono papale papale, ma quando parlano degli incentivi dei governi mi sembra che vadano in quella direzione.

La distinzione tra normativo e positivo, ovviamente, manco se la sono posta come problema. 

Fammi aggiungere un'altra cosa: molti governi europei, soprattutto quelli piccoli, si rendono perfettamente conto che se non si lasciano andare fallite alcune banche, per grandi che siano, non se ne esce. Solo che sono piccoli e contano zero. Quando la prima ministra slovacca ha detto che loro non condividevano la linea assunta dall'Unione Europea sulla crisi, l'hanno coperta di insulti e se ne sono fregati.

Stanno dicendo che, siccome se fai fare default a AIB, allora viene giu' un sacco di altra roba e l'economia reale ne risente, i politici devono fare qualche cosa per salvare AIB, altrimenti perdono le elezioni. 

Io non l'ho capita cosi', Antonio. Il loro argomento e' in termini di aspettative e lo capisco cosi': se fai fallire il primo allora le conseguenze sono tali che o il governo salva i successivi oppure l'economia collassa, quindi condizionatamente al non-salvataggio del primo gli altri si aspettano di essere salvati con una probabilita' maggiore di quella iniziale.  A me l'argomento pare fallace: il governo potrebbe decidere di salvarne una su due, per dire. In questo caso se la prior era 50% la posterior e' invariata.

aggiungo che la ristrutturazione dovrebbe esser solo il primo passo, altrimenti come al solito passata la paura si ricomincerebbe come prima. Avere delle banche così grandi da mandare ko un intero paese in caso di fallimento, non mi sembra una cosa sensata, come permettere leve 50 a 1.

purtroppo sono pessimista e non credo proprio che si andrà verso questa direzione.

Per quanto riguarda i dati, basta guardare il grafico che riportano con attenzione per capirlo. Se non è ovvio ci ritorniamo

Si, grazie, per me non è tutto chiaro, una ripassata didattica ci sta.

In particolare anche l'affermazione di Krugmann nell'articolo che afferma ed argomenta che "Non tutti i debiti sono uguali" riportato sempre su La voce.

Una disanima sui debiti mi farebbe proprio comodo per capire.

Ci ho provato più sotto, non so se convince.

È vero che non tutti i debiti sono uguali. Però viene da rispondere, So What?

Implica tutto e niente.

Una volta si diceva: "ho, abbiamo, hanno una montagna di debiti" credo che la metafora della montagna significasse la possibilità che la frana della montagna potesse sommergere il debitore o, in alternativa, la difficoltà d'avere ragione del debito fosse in ragione dell'altezza\difficoltà della  scalata della montagna.

Ora mi pare che si possa usare un'altra espressione per sintetizzare: "ho, abbiamo hanno un salvagente di debito".

Non ho ancora capito se il salvagente sia fatto di polistirolo o di piombo.

E' chiaro quale sia la risposta per il debito personale, mi rimane confusa la spiegazione per i debiti collettivi, pubblici. 

Ci sono debiti per investimenti con un "ragionevole" ritorno ed altri finalizzati solo a posporre nel tempo la soluzione di sviluppo vero o fasullo. Non mi è facile capire in questi tempi di debiti "mostruosi" quando il debito pubblico porta a sviluppo. 

L'articolo mi sembra del tutto sbagliato. Assumiamo che i CDS misurino correttamente le aspettative di rischio. Il fallimento della Lehman Brothers aumenta il rischio per gli istituti sopravvissuti perchè il mercato prezza il rischio degli assets in essere. Ipotizziamo che  dal settembre 2008 in poi la banca X si comporti in maniera estremamente prudente e presti solo a rischio zero (la punizione ha funzionato) Questo comportamento riduce la rischiosità intrinseca del portafoglio nella misura in cui asset vecchi (rischiosissimi) sono sostituiti da asset nuovi (rischio zero).  Un processo di lungo periodo. Nel frattempo, a parità di rischiosità, la decisione di far fallire la Lehman ha aumentato molto la probabilità di default, abolendo la garanzia implicita di salvataggio (o la relativa possibilita')

 

la decisione di far fallire la Lehman ha aumentato molto la probabilità di default, abolendo la garanzia implicita di salvataggio (o la relativa possibilita')

la tua affermazione è perfettamente logica, ma è il mercato, ammesso che la quotazione dei cds sia un indice attendibile, che ha interpretato al contrario il fallimento di Lehman, cioè come un' una-tantum che nessuno stato sovrano permetterà mai più, visto il disastro successivo. da cui l'aumentato rischio relativo del debito governativi, rispetto ai finanziari. questo sembra essere anche in buon accordo con quanto fatto notare proprio qui da fabio scacciavillani e tommaso roi e che pure aveva lasciato perplessi.

questo, credo, era il senso dell'articolo che non parteggia a priori per i salvataggi, ma osserva empiricamente un risultato controintuitivo. ripeto, il mercato ha visto lehman non come la rottura di un tabù, percui seguiranno altri fallimenti di banche, bensì come l'eccezione che ha rafforzato tale tabù.

 

Quello era il senso dell'articolo, vero. E così interpreti tu, vero.

Ma il commento di Giovanni Federico cerca di farti/vi capire, sinteticamente, che avete preso (tu ed i due de La Voce) fischi per fiaschi.

Io prima ho saltato la spiegazione, che mi sembrava ovvia; Giovanni ha provato a darla, ma di corsa. Diamola, allora, passin passetto e speriamo diventi comprensibile.

- Pre-LBs c'è BSterns, e sulla base di quella non ci si aspetta che le banche falliscano perché lo stato le salva via banche centrali, eccetera. Nel mercato c'è meno liquidità di prima, ma ce n'è ancora abbastanza perché tutti assumono che il fallimento e l'haircut dei creditori sia impossibile (ricordarsi che gli azionisti di BStearns persero comunque tutto).

- Post-LBs questa prior cambia: cazzarola, forse non salvano tutti i creditori! Allora c'è il rischio che DB e compagnia europea, che hanno uno stato patrimoniale da sbocchi, vadano a quel paese!

- Risultato numero uno: il rischio di fallimento di banche, europee ed usa, è aumentato e si riflette sugli spreads. Ma non finisce qui.

- Siccome ora c'è il rischio che quando presto i soldi non me li restituiscano, presterò meno e MOLTO più cautamente di prima. QUESTO FATTO aumenta mostruosamente il rischio di default sia privato che pubblico perché mentre PRIMA si falliva solo se insolventi in senso stretto ora si rischia di fallire anche solo per mancanza di liquidità. Se il mercato dei prestiti si secca, come si seccò mostruosamente dopo LBs, il rischio di default va alle stelle per tutti, sani e malati, perché la liquidità viene a mancare. E questo i dati riflettono.

- Siccome so che i governi europei sono indebitati sino al collo e siccome, contemporaneamente, c'è un fly to safety (tutti compravano US Treasuries e Bunds in quelle settimane e mesi, ricordate?) il debito dei paesi europei diventa AUTOMATICAMENTE più rischioso. Infatti, da allora, cominciano ad avere difficoltà a finanziarsi ed un anno dopo arriviamo alla crisi del debito pubblico europeo ...Ed anche questo è riflesso nei dati.

- Per finire, il fallimento di LBs colpisce molto le banche europee, molto esposte verso LBs si diceva al tempo, ed i governi europei si fanno in quattro per far sapere che loro le banche europee le proteggono, ci danno i soldini, le garantiscono, eccetera. Insomma, segnalano a man bassa al mercato che faranno il possibile, e si faranno anche del male, per salvalrle le loro banche. Siccome sono indebitati sino al collo, i governi europei, cosa vuoi che concluda il mercato? Che anche il debito europeo è rischioso.

- Ma quale debito, forse il tedesco? No, quello degli altri. Se i nostri avessero fatto la cortesia di disaggregare quell'indice avremmo visto che non tutto il debito pubblico viene trattato uguale ... confermando l'argomento qui svolto, ossia che le cambiate condizioni di mercato rendono molto più rischiosi i cattivi debitori, in linea con l'idea che non è più ovvio che tutti verranno sempre salvati.

Insomma, il fallimento di LBs NON ha aumentato la probabilità che i governi in futuro facciano bail out delle banche. Meglio, siccome sono uno cauto: è erroneo, sulla base dell'evidenza che i nostri due portano, trarre questa conclusione. L'argomento loro a favore di bail-out va quindi dismissed come vuoto perché privo di fondamenta logico-fattuali.

Il mercato conclude che

1) ora si può fallire, quindi il debito, TUTTO il debito, è più rischioso;

2) non c'è una goccia di liquidità sul mercato, quindi decisamente il debito, TUTTO il debito, è MOLTO più rischioso, incluso quello greco, spagnolo, portoghese, irlandese, italiano ...:

3) anche se non fosse, quei geni dei governi europei hanno promesso che andranno a fondo con le loro banche, come l'Irlanda ora prova a fare. Perché non credergli?

4) Either way, they are fucked.

Ecco, QUESTA è l'interpretazione ragionevole di quel grafico e della storia finanziaria degli ultime 24 anni. Chiaro ora?

P.S. Magari mando il commento a La Voce e me lo pubblicano. Ho tardato 9 minuti a scriverlo e mi merito un'altra entry nel CV, o no?

P.P.S. Antonio: sì, certo. Il solito "political economy" argument della ...

 

Risultato numero uno: il rischio di fallimento di banche, europee ed usa, è aumentato e si riflette sugli spreads.

Questo era il mio punto principale. L'idea di far fallire LBs è un'applicazione del principio colpirne uno per educarne cento. Se LBs fallisce, le altre banche si comporteranno meglio, e quindi la smetteranno di comprarsi assets ad altissimo rischio (derivati su mutui subprime, titoli di stato della Nord Corea) e investiranno in cose sicure, tipo Bund tedeschi inflation linked. E' probabile che questo accada, ma prima che il comportamento virtuoso cambi in maniera significativa la composizione degli assets ci vuole del tempo (se gli assets ad altissimo rischio fossero rapidamente liquidabili non sarebbero ad altissimo rischio). Quindi le banche sopravvissute sarebbero percepite come molto rischiose. Senza garanzia, aumenterebbe il rischio immediato di fallimento.  Infatti, dopo il fallimento della LBs, le banche centrali ed i governi non ci hanno riprovato. Hanno salvato tutto o direttamente (AIG) o indirettamente (regalando il denaro a costo zero).

 

 

 

ed i governi europei si fanno in quattro per far sapere che loro le banche europee le proteggono, ci danno i soldini, le garantiscono, eccetera

Infatti, dopo il fallimento della LBs, le banche centrali ed i governi non ci hanno riprovato. Hanno salvato tutto o direttamente (AIG) o indirettamente (regalando il denaro a costo zero).

descrittivamente (non sto dicendo nulla sul fatto che fosse desiderabile, ma sul fatto che fosse ragionevole aspettarselo di lì in poi), è la stessa cosa che dire, "dopo il fallimento di LBs la promessa implicita di salvataggio è aumentata". Così tanto che si è fatta esplicita. Perchè? Perchè i governi europei (e dopo LBs anche quello americano e anche la più parte dei commentatori) si convinsero (a torto o a ragione) che far fallire Lehman era stato un disastro. poi venne il TARP. perchè mai? cos'era? Dare 40/35/20 mld di $ a banca (perfino a chi non li voleva), non è forse un modo di proteggere, dare i soldini e garantire? vennero anche le garanzie sui prestiti per Citi e Bofa. più tardi, stava per venire persino il Public-Private Investment Program, un enorme regalo alle banche medesime per liberarle degli asset tossici pagandoli ben oltre il prezzo di mercato. 

Post LBs, e a cominciare dal salvataggio due giorni dopo di AIG, tale sembrava essere il casino derivante da quel fallimento, che, mi ricordo, pensai immediatamente che molto difficilmente Paulson ne avrebbe permesso un altro, cioè pensai che scommettere sul non fallimento delle banche sistemiche era diventata cosa molto interessante. il FT fece un articolo solo pochi giorni dopo scrivendo che lasciare fallire LBs era stata la decisione più catastrofica degli ultimi non so quante decine di anni, il nyt, “the collapse of Lehman Brothers almost destroyed the world financial system, and we can’t risk letting much bigger institutions implode", questa narrativa crebbe, e molto di ciò che veniva da Washington andava nella stessa direzione (John Taylor sostiene che la colpa di tutti i casini non fu LBs ma la drammatizzazione della situazione fatta da Paulson&co). Tanto ne ero convinto che mi comprai bond Ing, Dexia (e Morgan Stanley) a 60 cents o giù di lì e coi soldi pubblici mi hanno ripagato at par persino un upper tier 2 bond!

 


Tanto ne ero convinto che mi comprai bond Ing, Dexia (e Morgan Stanley) a 60 cents o giù di lì e coi soldi pubblici mi hanno ripagato at par persino un upper tier 2 bond!

Scusa, ma sono ignorante. Qui vuoi dire che il mercato, sostenuto dalle iniezioni di soldi pubblici si è ripreso rapidamente e tu sei riuscito a rivendere le obbligazioni a 100 dopo pochi mesi?

Oppure intendi che qualcuno, usando direttamente soldi pubblici, ha comprato immediatamente o quasi i tuoi bond svalutati pagandoli 100?


la prima che hai detto. forse ha rivenduto non a cento, ma quasi. il mercato, vedi la questione sollevata da questo articolo, dopo pochi mesi ha inteso che altre lehman non sarebbero più state permesse e ha ripreso a prezzare molto poco il rischio-emittente. una gran ritorno del moral-hazard che si voleva sconfiggere con un fallimento eclatante.

anche giavazzi, sul punto ha abiurato.

per dare un idea del clima, che tutti dovremmo ricordare bene, uscì anche la proposta di ricardo caballero di regalare una put a 5 anni sul S&P500, strike il livello dell'indice prima di lehman, credo.

una immensa garanzia pubblica su tutto il rischio finanziario, appunto.

grazie della risposta articolata, che però a me rimane non chiarissima. provo ad asciugare la questione:

dalla lettura di questo grafico (ampio 34 mesi, non 24 anni) :-)), baglioni e cherubini ricavano che il mercato dopo lehman ha visto diminuire lo spread fra rischiosità del debito bancario e debito pubblico di area euro, cioè la distanza fra le due curve, e questo indica l'aumentata rischiosità relativa del debito pubblico.

 la decisione di NON salvare lehman doveva servire ad aprire gli occhi al mercato: possono fallire anche le banche, non sempre le salveremo aumentando il debito pubblico! ma allora quello spread doveva aumentare, mica diminuire, e men che meno essere prezzati uguali. il debito pubblico si può ridurre con le tasse e stampando moneta, cose che la banca non può fare.

- Siccome ora c'è il rischio che quando presto i soldi non me li restituiscano, presterò meno e MOLTO più cautamente di prima. QUESTO FATTO aumenta mostruosamente il rischio di default sia privato che pubblico perché mentre PRIMA si falliva solo se insolventi in senso stretto ora si rischia di fallire anche solo per mancanza di liquidità. Se il mercato dei prestiti si secca, come si seccò mostruosamente dopo LBs, il rischio di default va alle stelle per tutti, sani e malati, perché la liquidità viene a mancare.

questo NON è vero: la mancanza di liquidità non può fare fallire chi ha la sovranità dell'emissione di moneta. cioè la crisi di liquidità, ancora, doveva far aumentare quello spread fra debitori privati e debito pubblico.

- Ma quale debito, forse il tedesco? No, quello degli altri. Se i nostri avessero fatto la cortesia di disaggregare quell'indice avremmo visto che non tutto il debito pubblico viene trattato uguale ...

 questo invece è interessante, però non ce l'ho il grafico disaggregato... cmq considera che lo stesso fenomeno riguarda anche gli stati uniti, visto che ce lo hanno ricordato scacciavillani e roi , parlando appunto di aumentata garanzia pubblica sul settore finanziario, come possibile interpretazione. ora gli stati uniti , pur se finanziariamente meno diligenti dei tedeschi, sono da ritenere il porto più sicuro in assoluto, eppure il mercato, non io di certo, sembra ritenere anche il loro debito più rischioso di quello delle banche. prima del fallimento di lehman non era così.


 

 

Lo human development index nella tabella onu e quello nella tabella economist è lo stesso?

Se sono lo stesso indice c'e' una discrepanza sostanziale nel valore dell'italia.

Giusta osservazione. No, non è lo stesso. L'economist ha rifatto i calcoli partendo dai dati grezzi. Questo è quello che dicono.

We have put the two indices together to see where America's states would rank if they were countries. Because the indicators used in the two indices were slightly different, we calculated our index from scratch using comparable data (though we used a proxy for educational attainment). Our index still has Norway as number one but America drops to eighth.

Immagino ci fossero problemi di reperibilità dei dati a livello dei singoli stati USA.

Qui http://mapscroll.blogspot.com/2009/05/human-development-index-by-state.html

trovate un ranking che confronta direttamente i due indici (HDI e AHD). Il confronto è per puro divertimento perché, come dice il disclaimer, i due indici non sono comparabili.

Però mi viene la curiosità di sapere come l'Economist abbia reso possibile il confronto. Direi che per ora l'unica conclusione è che l'Italia si piazza peggio del Mississippi se ci basiamo su "criteri americani", quali che siano. Non mi pare però una gran conclusione...

 

 

se il proporzionale è il proporzionale tedesco (con tanto di collegi uninominali, perché in realtà la gran parrte dei parlamentari tedeschi è eletta nei collegi e non con il propozrionale!) va benissimo lo stesso. quel sistema l'ha scritto un genio. non per niente l'ha copiato pure la nuova zelanda (dove il maggioritario secco comincava a stare stretto).

il grosso problema dell'IRV IN ITALIA, secondo me, è il CONTEGGIO DEI VOTI. che è lungo e complicato perché bisogna fare tutti i vari round con caterve di schede con miriadi di candidati ciascuna. errori e brogli a go-go.

 

 

 

 

Io ho paura che ci terremo il porcellum ancora a lungo. Per il PD l'unico inconveniente di questo sistema è che il premio di maggioranza se lo becca SB, altrimenti andrebbe benissimo; non a caso il porcellum è ispirato al sistema elettorale della Regione Toscana. Una volta fuori dal gioco SB, presumibimente per motivi biologici, è verosimile che il PdL si spacchi e che il PD diventi partito di maggioranza relativa. A questo punto poter nominare i parlamentari, cosí come vengono nominati i consiglieri regionali toscani sarà una grande comodità.

Per il PD l'unico inconveniente di questo sistema è che il premio di maggioranza se lo becca SB, altrimenti andrebbe benissimo; non a caso il porcellum è ispirato al sistema elettorale della Regione Toscana.

Non capisco cosa c'entri il Partito Democratico e la Toscana con il porcellum.

E' vero che la legge elettorale Toscana ha le liste bloccate, ma il Partito Democratico Toscano utilizza il metodo delle primarie aperte per scegliersi i candidati. Anzi con le primarie toscane vi sono possibilità negate all'elettore delle altre regioni: l'elettore può esprimere la preferenza per un candidato consigliere e votare per un'altra lista (voto disgiunto), l'elettore può esprimere la propria preferenza per il candidato presidente e anche il listino regionale viene eletto dalle preferenze degli elettori, al contrario di quel che succede ad esempio in Lombardia, dove ci sono le lsite bloccate(con le quali è stata eletta con lista bloccata "l'igienitsa dentale" consigliera Minetti).

Il premio di maggioranza è presente in tutte le Regioni a statuto ordinario.

 

 

Ho solo letto le note introduttive e a me sembra la solita confusione tra correlazione e spiegazione causale. Il tipico approccio dell'economia mainstream che in quanto non scientiico si presta perfettamente a conclusioni e prescrizioni politiche 

Vorrei domandare come si faccia a comparare la Svezia e gli USA due paesi con dinamiche demografiche totalmente diverse. In quest'ultimo paese ogni anno milioni di nuovi immigrati entrano nel mercato del lavoro probabilmente non proprio dall'apice della distribuzione dei redditi. Mentre è inutile ricordare che esiste una bella letteratura circa l'incapacità della Svezia a creare nuovi posti di lavoro da decenni

 

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