Letture per il fine settimana, 22-10-2011

22 ottobre 2011 sandro brusco

Questa settimana: la storia della Cassa di Risparmio di Rimini; una conta delle manifestazione ''indignate''; il manifesto dei TQ (trenta-quarantenni) del PD; la controrisposta dei trentenni; un'altra prova che il PdL è senza speranza; disuguaglianza e federalismo; quanto è sofisticato il movimento ''occupy wall street''?; il peso delle piccole imprese, una comparazione internazionale.

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Un articolo de Linkiesta ripercorre la storia della Cassa di Risparmio di Rimini e della sua fondazione. Interessante ed educativo.
  • Nate Silver, nel suo blog sul New York Times, prova a contare quanta gente è scesa in piazza sabato scorso. Occhio tendente all'amerika, ma dice qualcosa anche del resto del mondo.
  • Quanto vecchio può essere un quarantenne? Tanto, veramente tanto.
  • Il Foglio pubblica il manifesto di un gruppo di trentenni del PD, di orientamento liberale. È un po' noioso ma il penultimo paragrafo (quello che inizia ''un paese in cui ogni ambito di potere ... '') merita di esser letto, almeno per il coraggio mostrato sulla riforma delle pensioni. Quanto contino questi signori nel PD non ho idea; sospetto non molto.
  • Tanto che c'è il Foglio publica pure un manifesto di un gruppo di prestigiosi esponenti del PdL (un nome su tutti: Mara Carfagna) che esorta il governo a puntare allo ''sviluppo''. In Italia è sempre buona norma essere diffidenti quando i politici parlano di misure per lo sviluppo.  Si tratta, normalmente, di misure per distribuir denaro ai loro amici. E infatti le richieste dei nostri eroi sono ''investimenti nelle infrastrutture, politiche di sostegno all’export, liberalizzazione dei servizi pubblici, misure di finanza straordinaria'', ossia, traducendo, mance per lavori pubblici, sussidi a certe imprese e una patrimoniale (o un condono, a scelta) per finanziare tutto questo. La ''liberalizzazione dei servizi pubblici'' in realtà va letta come ''nessuna liberalizzazione in altri settori, in particolare le professioni''. Aggiungete il patetico riferimento ''all’aggressione della speculazione internazionale'' e avrete la misura esatta di quanto pericolosi e illiberali siano gli ''sviluppisti'' del PdL.
  • Gli argomenti a favore del decentramento amministrativo sono tipicamente argomenti di efficienza. Il decentramento ha anche effetti distributivi, sia tra i territori sia all'interno dei territori. Questo ultimo aspetto, ossia quale effetto ha il decentramento sulla distribuzione personale del reddito all'interno delle regioni, è relativamente poco studiato. Dal punto di vista teorico la predizione non è chiara (ci sono sia ragioni per un aumento della disuguaglianza sia ragioni per una sua riduzione). Uno recente studio empirico (qui il paper completo) mostra che, almeno per i paesi dell'Europa occidentale, il decentramento tende a ridurre la disuguaglianza intraregionale.
  • Quanto è sofisticato il movimento ''occupy wall street''? Parecchio, a giudicare da alcuni cartelli di protesta (vedere qui per capire meglio a cosa si riferisce il cartello).
  • it's wrong to create.jpg
  • Con un po' di ritardo, segnalo un articolo apparso sul blog dell'Economist che compara la quota di occupati in imprese con meno di 50 dipendenti in vari paesi, e discute le possibili cause e conseguenze.

125 commenti (espandi tutti)

Sarebbe interessante scoprire il peso di questi trentenni del PD all'interno del loro partito. Quel manifesto mi sembra tra le cose più sensate e condivisibili dette da politici italiani negli ultimi anni (e non sono io che mi entusiasmo per poco è il panorama di riferimento che è desolante)

Il peso non è tantissimo. Però dovrebbe essere sulla stessa linea l'evento organizzato da Renzi la prossima settimana (e quello di sicuro provocherà molta più discussione). Tra le altre cose, se ho capito bene, viene appoggiato apertamente il progetto di riforma del diritto del lavoro di Ichino.
Per me è la strada giusta, anche perchè comporta necessariamente una rottamazione di Fassina! :D

In compenso i quarantenni fanno veramente paura. Viene voglia di votare Renzi solo perché è il loro spauracchio.

stasera a "In Onda" ha parlato pure del valore legale del titolo di studio e dell'abolizione del CNEL!! :)

Visto InOnda sul sito de La7. Renzi santo subito! :)

Dove si vota? Forza Renzi!

Il vecchiume resiste allo svecchiamento.

Quanto è sofisticato il movimento ''occupy wall street''? Parecchio, a giudicare da alcuni cartelli di protesta (vedere qui per capire meglio a cosa si riferisce il cartello).

Il quale cartello si applica perfettamente anche al caso Abacus. A proposito di OWS, si e' parlato su nFA del film "Inside Job"? In particolare mi piacere sapere cosa ne pensate del j'accuse finale, riguardo al fatto che il mondo accademico degli economisti non abbia nessun anticorpo verso conflitti d'interesse. Per chi non avesse visto il film, questa scena e' una delle piu' interessanti. Qui c'e' un' intervista a Charles Ferguson in cui articola meglio.

Non ho visto inside job, ma posso immaginare, e la cosa riguarda soprattutto chi fa finanza, un campo che non conosco molto. C'e' un dibattito all'interno della professione da qualche mese sull'opportunita' nell'informare (nel proprio cv, web page, etc...) le attivita' di consulenza che si fanno. Mi pare siano tutti piu' o meno d'accordo, non so a che punto sia l'applicazione pratica.

Ho dibattuto Inside Job a Salamanca con Claudi Perez, un giornalista economico de El Pais, molto noto in Spagna. Il mio argomento è stato questo: film molto ben fatto ma molto misleading. Forse peggio che misleading, dannoso perché crea un falso nemico ed un falso problema distorcendo l'attenzione della gente dal problema/nemico vero (che è la concentrazione monopolistica denl mondo finanziario e la sua intima e corrompente connessione con il mondo politico).

In ogni caso, il film è misleading per tre ragioni:

- presenta una visione molto parziale della professione economica e di ciò che abbiamo detto e fatto negli anni che hanno preceduto la crisi finanziaria ed anche durante il periodo 2008-09;

- non ha l'onestà di notare che i soggetti che "pizzica" (giustamente) sono "particolari". Sono un subset chiave di qui colleghi (guarda caso quasi tutti provenienti dalle medesime università) che si dedicano da sempre allo sport del fare "politica ed affari". Niente di male (si fa per dire, ovviamente) ma è un'attività a cui si dedica al più il 2% della professione, sempre gli stessi. Da' notorietà e soldi e tante altre cose, ma è un'attività a cui solo una percentuale piccola di noi si dedica. Inoltre, anche questo conta, si scorda di sottolineare che quasi tutti quelli che pizzica (fatta eccezione per Glenn Hubbard, ma solo parzialmente) sono fra i più entusiasti supporters di politiche economiche attive, interventismo statale e via dicendo. 

- Non prova neanche a chiedersi se non vale lo stesso, tanto per prendere due esempi a caso, per medici e biologi. Quanta ricerca medico-biologica è determinata da contratti di consulenza per le grandi multinazionali del settore? Quanto conflitto d'interesse non rivelato esiste in quei settori (ed altri, ovviamente)?

Forse neppure anche il cartello che abbiamo visto, e che mi sembra dica cose tragicamente vere, tace una parte della verità? Dov'è lo snodo principale del problema, nella finanza o nella politica?

Forse neppure il cartello che abbiamo visto, e che mi sembra dica cose tragicamente vere, tace una parte della verità?

il cartello esprime  (forse) una verità, però parziale, non generalizzabile. la gran massa di prodotti così strutturati sono stati costruiti e venduti in buona fede, garantita del resto dagli acquirenti: i più bei nomi della finanza mondiale sono operatori qualificatissimi sicuramente in grado di valutare i venditori e  quello che compravano.ecco, il cartello è un po' tendenzioso in questo, nel far sembrare la crisi un raggiro magari al consumatore ignaro e bisognoso di tutela. in abacus, il perdente in un gioco di scommesse era una banca tedesca, ben adusa a simili operazioni. si capisce che, vista la perdita, abbia provato a rovesciare il tavolo.

se fosse stata una truffa generale, adesso sarebbe tutto più facile, diagnosi e terapia.

Secondo me, a giudicare da quello che scrivono, hanno letto the Big short.

Calzante, come i commenti precedenti che pure condivido.

Una delle cose che si apprendono da questi vari movimenti supposedly "spontanei" e "popolari" è che la versione della crisi che è passata in questi strati sociali è quella della "Grande Truffa".

Insomma, non c'è nessuna crisi reale, non c'è alcun gigantesco mal-investimento, non c'è un 15-20% della forza lavoro che sapendo solo fare lavoro manuale poco qualificato senza costruzioni non sa dove sbattere la testa perché non sa fare nulla di utile e quello che sa fare lo fanno cinesi ed indiani per molto meno, non c'è uno stato che spreca porzioni gigantesche di PIL in spese e consumi pubblici inutili, non c'è un indebitamento gigantesco di decine di governi che nessuno ha mai truffato anzi hanno truffato loro ... . No, c'è solo il grande raggiro della finanza, dei Madoff, di G&S. Le ricchezze, i soldi, la grana sono nascosti da qualche parte perché se li è rubati qualcuno. Che ce li restituiscano ed è risolto il problema.

A ben pensarci, è il modello superfisso all over again.

A ben pensarci, è il modello superfisso all over again.

 

o la spiegazione popolare della carestia nei Promessi Sposi con l'accaparramento...

 

Insomma, non c'è nessuna crisi reale, non c'è alcun gigantesco mal-investimento, non c'è un 15-20% della forza lavoro che sapendo solo fare lavoro manuale poco qualificato senza costruzioni non sa dove sbattere la testa perché non sa fare nulla di utile e quello che sa fare lo fanno cinesi ed indiani per molto meno, non c'è uno stato che spreca porzioni gigantesche di PIL in spese e consumi pubblici inutili, non c'è un indebitamento gigantesco di decine di governi che nessuno ha mai truffato anzi hanno truffato loro ... . No, c'è solo il grande raggiro della finanza, dei Madoff, di G&S

certo, ma possibile che di tutta questa situazione, per la quale ci sono voluti anni, non se ne era accorto nessuno? Se un 15/20% della forza lavoro non è qualificata, sarà pure perchè non c'è richiesta perchè non ci sono imprese innovative, se i governi si indebitano, pure chi gli presta i soldi o è stupido o è complice (prestare soldi alla Grecia che non riesce a riscuotere le tasse e non ha il catasto? Gli chiedi un alto tasso di interesse, certo. Poi la Grecia si indebita a un tasso di interesse ancora più alto per pagare i debiti pregressi... e via con la spirale) 


Probabilmente moltissimi se n'erano accorti, ma finchè il castello non crolla c'è da guadagnare, se metti dei soldi in BTP e prendi il 6% sai che la possibilità di prederci parecchio c'è, ma speri che avvenga DOPO che tu ne sei uscito, o che si riesca a mettere una pezza e andare avanti così, capire le cause di una crisi e le distorsioni di un sistema economico è già discretamente difficile,  figurarsi prevedere QUANDO la bolla scoppia, concretamente se devi investire i tuoi soldi non fai mota differenza se il rischio al quale ti esponi è imprenditoriale o sistemico, ma quanto valuti sia questo rischio.

Secondo me non è nè stupido nè complice, è semplicemente rispondere ad incentivi.

Mi sembra la storia del mitico tacchino induttivista di Popper, che nel suo diario scriveva:

"Dalle analisi comportamentali effettuate sono giunto alla conclusione che l'uomo è un essere fondamentalmente buono, Oggi: 24 dicembre"

 

I banchieri (e Greespan) hanno permesso all'Occidente di ignorare la realtà per una decina di anni, vivendo alla grande e indebitandosi, direttamente (USA), attraverso le banche (Irlanda) o attraverso lo stato (Italia, Grecia). Il tutto a spese dei risparmiatori asiatici (ed in parte tedeschi): ora gli investitori si sono stufati, stanno smettedo di dare soldi veri in cambio di carta e la giostra si è fermata. I politici stanno disperatamente tentando di farla ripartire perchè non hanno il coraggio di dire ai propri elettori che la festa è finita.

Amen

commento tombale

palma 23/10/2011 - 12:04

alla maggior gloria di sns

Che la festa sia finita e che il conto vada pagato e' indubbio, pero' resta il non trascurabile punto del chi (e del come si) debba pagarne il conto.

Venti anni fa qualche idiota prometteva la fine della storia, delle guerre e dei conflitti sociali ed un roseo futuro di capitalistico benessere. Dieci anni fa, mentre i think tank della desta americana progettavano il nuovo secolo americano, si cercava di convincere gli elettori occidentali che la globalizzazione avrebbe portato un nuovo benessere per tutti.

Invece ora si scopre che le cose non stavano proprio cosi'. La diseguaglianza sociale ha ripreso ad aumentare dopo decenni di trend negativo, e si assiste ad una polarizzazione a favore dei detentori di skill, competenze e rendite di posizione mentre i diritti, gli stipendi ed il tenore di vita della grande massa dei lavoratori sono in contrazione (com'e' ovvio quando sul mercato del lavoro irrompono masse molto piu' disperate di te). Insomma, l'impressione e' che qualcuno sia rimasto con il cerino in mano, e che qualcun altro (guarda caso chi aveva i posti migliori ai tempi della festa) invece non stia pagando il conto.

E' evidente che opporsi alla globalizzazione e' probabilmente una causa persa, oltre che moralmente discutibile, visto che si tratta di un fenomeno che sta (ed in parte ha gia') sollevando dalla miseria centinaia di milioni di indiani, cinesi e quant'altro. Pero' si puo' discutere sul come gestire questo periodo di transizione e la probabile contrazione degli standard di vita occidentali (temo sia inevitabile a meno che non accada una nuova discontinuita' tecnologica).

E' inevitabile che la forbice tra i salari dei lavoratori dipendenti e quella dei dirigenti si sia amplificata di un fattore 20? E' inevitabile che il lavoro dipendente in Italia sia remunerato molto meno che in Francia e Germania a fronte di stipendi per i manager di livello pari se non addirittura piu' alti? E' inevitabile che la mobilita' sociale si riduca? E' giusto che il parlamento americano sia pieno di milionari e che le lobby investono miliardi di dollari ogni anno per indirizzarne l'attivita' legislativa? Il mondo occidentale deve davvero riununciare a gran parte dei diritti dei lavoratori faticosamente conquistati nel corso di un secolo perche' bisogna competere con i lavoratori dei paesi emergenti?

Qualcuno ha spiegato 20 anni fa ai blue collar della rust belt che i loro lavori erano in pericolo e che in futuro non sarebbe bastato essere americano (bianco?) e avere voglia di lavorare per avere uno standard di vita dignitoso?

Non e' facile andare a raccontare a chi per anni si e' a malapena tenuto a galla che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilita', soprattutto quando c'e' qualcuno altro che in questa transizione ci sguazza e ci si sta arricchendo a dismisura.

Si può discutere come ammortizzare gli effetti sociali della crisi, ma non ti illudere. Punire i banchieri USA (o i politici italiani) può essere politicamente utile per placare la rabbia popolare, non eviterà il brusco peggoramento del tenore di vita delle masse. I lavoratori della rust belt in USA (e non solo loro) ed i dipendenti statali italiani hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi - o più correttamente della loro produttività. I lavoratori italiani sono remunerati meno di quelli tedeschi perchè sono meno produttivi per tutta una serie di motivi - in particolare l'inefficienza della pubblica amministrazione e lo sfascio del sistema educativo.

La Francia è un caso interessante: dal punto di vista macroeconomico è molto più simile ai PIIGS che alla Germania (guarda l'andamento della bilancia delle partite correnti o del rapporto deficit/PIL) ma finora ha sfruttato la propria posizione politicamente privilegiata nella UE per nascondere la realtà. Ma arriverà anche per lei il redde rationem.

Se poi sia meglio vivere una vita da cicala per dieci anni e poi morire di fame per venti (modello Italia o USA)  o piuttosto vivere da formica (modello Germania) è questione di preferenze sociali.

Se poi sia meglio vivere una vita da cicala per dieci anni e poi morire di fame per venti (modello Italia o USA)  o piuttosto vivere da formica (modello Germania) è questione di preferenze sociali.

Io coi tedeschi ci lavoro.Sì, sono un po' tirchi ma tutta sta vita da formiche non la vedo proprio. Mediamente: fanno settimana corta, hanno stipendi più alti, fanno più vacanza di noi (e più lontano), guidano macchine più potenti, insomma se la passano meglio sotto vari punti di vista.

Mi riferivo al livello macro - un tipico concetto da "specialista". I tedeschi hanno il tenore di vita che corrisponde alla loro produttività. Anzi si permettono di  consumare meno di quello che producono. Hanno una bilancia delle partite correnti (commercio di beni e servizi) strutturalmente in attivo - esportano capitali. Infatti, fino a qualche mese fa si diceva che avrebbero dovuto rilanciare la loro domanda interna (=ridurre l'attivo corrente) per facilitare la ripresa degli altri paesi. Un sistema indiretto per farci felici. Ora si chiede loro semplicemente di mandarci un assegno più o meno mascherato con trucchi contabili - cioè sostituire il diritto di esportare il loro capitale dove e come gli investitori ritengono opportuno con esportazioni di capitale per sostenere il tenore di vita dei PIIGS. In alternativa di permettere alla ECB di stampare moneta per sostenere il tenore di vita dei PIIGS e magari di risolvere il problema del debito con una bella inflazione. Ovviamente in nome della solidarietà europea e promettendo ipocritamente di comportarsi bene da ora in poi. Più prosaicamente, ricattando i tedeschi: se non pagano, può saltare l'euro e provocare una crisi epocale mondiale. Il tutto perchè il signor Bossi (ed i sindacati e il sig Fassina) non vuole che si tocchino le pensioni di anzianità e gli stipendi degli statali.

 

Sorry, l'avevi anche scritto "a livello macroeconomico".

Il tutto perchè il signor Bossi (ed i sindacati e il sig Fassina) non vuole che si tocchino le pensioni di anzianità 

A quanto pare oggi la Merkel deve avere particolarmente insistito su questo punto:

"Berlusconi: «Riforma delle pensioni domani in Cdm, parlerò con Bossi». 

"L'età del ritiro salirà a 67 anni, abolite quelle di anzianità""

Aspettiamo i fatti :)

 

Caro Prof Federico, tutto vero quello che scrive dei Tedeschi, ma se non ci fosse stata la moneta unica tutte le loro virtù che lei giustamente elenca sarebbero bastate?

Leggendo i dati storici post ri-unificazione  avrà notato come il surplus commerciale sia diventato tale ben dopo la nascita della moneta unica e (vado a memoria non avendo sottomano le tabelle Eurostat) almeno 2/3  di esso è attribuibile  alle exp. intra Area Euro.

Lo ripeto: questo senza nulla togliere alla capacità dei tedeschi di essere assolutamente più produttivi di altri paesi come testimoniano i dati su R&D/PLI, sui Brevetti internazionali  ecc. che li vedono al top in Europa; e senza denigrare, ma solo ammirando (e con molto di più di una punta di invidia!) la capacità della loro classe politica di saper mettere in pista robuste riforme dal alto dell'offerta quali mercato del mercato del lavoro,  efficientamento della PA, ecc.  che hanno certamente aiutato ad aumentare la competitività complessiva della Corporate Germania.

Però il fatto che, come lei sottolinea, si permettano di consumare meno di quanto producano, forse a che fare con le ragioni di scambio e, appunto, un cambio tenuto artificialmente basso dalla presenza di altri paesi importatori netti (come noi purtroppo!).

Quello che, mi sembra lampante, non ha clamorosamnte funzionato nell'Area Euro per tutti gli anni dal 2000/2002 al pre-Lehman è stato il Mercato, che non ha assolutamente valutato le differenze iniziali e successive nei fondamentali dei vari  Paesi membri,  tenedo così gli spred fra Bund e rest of the euro-country nella ridicola fobice di 10-40 b.p.

Oggi, anche grazie a quanto hanno fatto negli ultimi tre anni, l'industria tedesca è decisamente meno dipendente di 6-7 anni fa dal commercio intra-euro. Una eventaule creazione di 2 aree di moneta unica, a parte lo sconquasso che potrebbe creare lato finanza/banche (anche a qualle tedesche piene di titoli di stato di Italia e, meno, Spagna proprio per il loro surplus commercaile), non penso che comprometterebbe più di tanto la capacità dei tedeschi di regger le quote di mercato acquisite, soprattutto nei mercati a più elevata crescita (si pensi al mercato auto in Cina!).

La bilancia commerciale tedesca è stata strutturalmente in attivo per gran parte del dopoguerra (il periodo della riunificazione è eccezionale) e non solo negli ultimi anni. In ogni caso, a parte la storia, non capisco la differenza con quanto ho scritto sulla situazione attuale (a dire il vero non capisco cosa intende per tasso cambio nell'area euro). Non so quanto i  tedeschi siano dipendenti dalle esportazioni nell'area euro e quindi quanto possano sopportare una loro eventuale loro uscita dall'euro. Tutto dipende dall'elasticità delle loro importazioni ed esportazioni e dal tasso di cambio di equilibrio del nuovo marco vs l'euro (del Sud) e le altre valute. Certamente, li stiamo ricattando: o ci mantenete per un numero di anni imprecisato  o le vostre banche saltano e vi ritrovate senza export. Non so se cederanno. Certo, SB e la sua banda sono particolarmente spudorati. Non fanno neppure finta di fare qualcosa

Sul comportamento del nostro Governo condivido in pieno la sua riflessione.

E' anche vero che la bilancia commerciale tedesca è stata strutturalmente in attivo per molta parte del dopoguerra. E' però un fatto lampante che con la riunificazione (e la scelta di fare il cambio 1 a 1 fra marchi dell'Ovest e dell'est) la "locomotiva tedesca" si è fermata per tutti gli anni 90, producendo tassi di crescita per alcuni anni anche inferiori ai nostri (fonte eurostat). In quegli anni e, lo ripeto, fino al 2001, la bilancia commerciale ha chiuso in passivo. Dopo ha iniziato a riprodurre prima pareggi, poi surplus crescenti (fatti per 2/3 grazie al commercio intra Euro, come da tabelle Eurostat).

 La domanda che mi faccio e le ripropongo  quanto la creazione dell'Area Euro, togliendo ai loro competitori diretti, fra cui noi,  la possibilotà del deprezzamento del cambio (che è fisiologico quando hai deficit commerciali), ha dato una bella accelerata alla loro competitività (che ho già riconosciuto essere fondata su una profonda ristrutturazione della base produttiva favorita dalle politiche lato offerta, quindi "onore a loro"!).

Io penso sia stata decisiva per farli uscire dallo stallo nel quale si erano impantanati.

Quello che, mi sembra lampante, non ha clamorosamnte funzionato nell'Area Euro per tutti gli anni dal 2000/2002 al pre-Lehman è stato il Mercato, che non ha assolutamente valutato le differenze iniziali e successive nei fondamentali dei vari  Paesi membri,  tenedo così gli spred fra Bund e rest of the euro-country nella ridicola fobice di 10-40 b.p.

Trovo questa osservazione corretta ed interessante. Anche io, per parecchio tempo, mi son chiesto perché mai lo spread italiano fosse così piccolo sul debito tedesco. Per Spagna ed Irlanda mi sembrava e mi sembra giustificato anche con il senno di poi ed ho erroneamente sempre scordato che Portogallo e Grecia esistono ...

Per la Grecia possiamo dire "truccavano i numeri", ma è giustificazione debole.  Per l'Italia non vale neanche questa foglia di fico.

Questo vuol dire che, effettivamente, gli operatori che compravano debito pubblico europeo -  come quelli che compravano MBS americane - hanno preso fischi per fiaschi per ben 5 anni. Il fatto che l'errore sia sistematico ed identico ai due lati dell'Atlantico e che si manifesti esattamente nello stesso periodo di tempo, suggerisce l'esistenza di una causa comune.

Vale la pena chiedersi perché. Il mio sospetto principale punta sui bassi tassi d'interesse che ci si aspettava durassero per sempre e sull'abbondanza di liquidità interbancaria disponibile. Si noti che mentre i tassi (di sconto) sono "esogeni" al sistema di mercato, la liquidità disponibile è completamente endogena.  Alla luce dei bassi tassi (di sconto) anche ora in essere mentre la liquidità manca (sorpattutto in Europa, ma anche negli USA) mi rendo conto che, per tenere, la spiegazione richieda la presenza di "equilibri multipli" nel sistema finanziario. Equilibri basati su beliefs del tipo "se tu ti fidi anche io mi fido ma se tu non ti fidi anche io non mi fido" ...

Altri candidati, imbecillità di massa a parte?

Moral hazard? Nel senso che pensavano tutti che nel peggior caso la Germania (FED/governo USA) avrebbe pagato il conto.

Quando il conto diventa salato cominciano a dubitare della garanzia ed i tassi salgono.

Si possono avere due parole su questi equilibri multipli?

due parole da divulgatore, please.

Si può discutere come ammortizzare gli effetti sociali della crisi, ma non ti illudere. Punire i banchieri USA (o i politici italiani) può essere politicamente utile per placare la rabbia popolare, non eviterà il brusco peggoramento del tenore di vita delle masse.

Non mi illudo, e penso di averlo scritto esplicitamente qua sopra che sono consapevole di come la contrazione del tenore di vita occidente sia probabilmente inevitabile. E sono pure con e' pure naturale che avendo a disposizione una vasta manodopera non specializzata (e poco protetta sul piano dei diritti) le elites si ritrovino in una posizione di vantaggio. Resta il fatto che nelle societa' occcidentali unarelativa minoranza sta guadagnando enormemente su queste trasformazioni, mentre il resto si trova in grandissima difficolta'. E una piu' equa distribuzione della ricchezza contribuirebbe non poco ad ammortizzarne gli effetti sociali.

I lavoratori della rust belt in USA (e non solo loro) ed i dipendenti statali italiani hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi - o più correttamente della loro produttività.

Pero' nessuno glielo ha fatto sapere per tempo. Quando la Cina e' entrata nel WTO, ai lavoratori della rust belt non e' stato detto "brace yourself, non si puo' evitare questa trasformazione del mondo, ma ora o acquisite delle skill che i cinesi non hanno (ancora) o il vostro stile di vita affondera' miseramente". Al contrario, erano tutti pronti a magnificargli i supposti vantaggi che avrebbero tratto dalla globalizzazione, forse perche' era piu' utile avviarli quietamente al macello (nel senso sociale) mentre le elites coglievano tutti i vantaggi della situazione. I non mi stupisco se poi si incazzano quando vedono le elites finanziarie assumersi i rischi con i soldi altrui (too big to fail) per poi incassare miliardi di dollari di stock options.

I lavoratori italiani sono remunerati meno di quelli tedeschi perchè sono meno produttivi per tutta una serie di motivi - in particolare l'inefficienza della pubblica amministrazione e lo sfascio del sistema educativo.

Certo, pero' allora dovresti chiederti: i) Perche' nonostante la scarsa produttivita' italiana i professionisti ed i dirigenti italiani, al contrario dei lavoratori dipendenti, sono remunerati quanto i loro colleghi tedeschi (e addirittura piu' che i francesi)? ii) Quanta responsabilita' hanno le elites politiche ed industriali italiane nella scelta di sotto-investore nell'istruzione, nella ricerca e di mantenere una pubblica amministrazione efficiente (scelta di cui a pagarne le conseguenze sono gli altri)?

La Francia è un caso interessante: dal punto di vista macroeconomico è molto più simile ai PIIGS che alla Germania (guarda l'andamento della bilancia delle partite correnti o del rapporto deficit/PIL) ma finora ha sfruttato la propria posizione politicamente privilegiata nella UE per nascondere la realtà. Ma arriverà anche per lei il redde rationem.

Puo' essere, ma non mi e' chiaro di come esattamente facciano a sfruttare la propria posizione politica per ingannare i mercati. E per intanto, pur con evidenti problemi, la qualita' della vita, il welfare, il potere d'acquisto e le oppurtunita' di carriera per il cittadino francese medio (con l'esclusione degli immigrati di seconda/terza generazione delle banlieu) sono tuttora molto piu' alte che per gli italiani.

Certo, pero' allora dovresti chiederti: i) Perche' nonostante la scarsa produttivita' italiana i professionisti ed i dirigenti italiani, al contrario dei lavoratori dipendenti, sono remunerati quanto i loro colleghi tedeschi (e addirittura piu' che i francesi)?

Perchè sono pieni di rendite di posizione e usano il loro potere elettorale per bloccare ogni ipotesi di liberalizzazione, riforma fiscale etc.Ti ricordi che l'ipotesi di abolire le tariffe minime per gli avvocati fu espunda dall'ultima manovra perchè i parlamentari avvocati minacciarono di non votare la fiducia?

ii) Quanta responsabilita' hanno le elites politiche ed industriali italiane nella scelta di sotto-investore nell'istruzione, nella ricerca e di mantenere una pubblica amministrazione efficiente (scelta di cui a pagarne le conseguenze sono gli altri)?

Le élites politiche le eleggiamo noi. E, come sai, io sono convinto che il problema del sistema educativo non è finanziario ma politico: i soldi ci sarebbero, sopratutto nella scuola primaria e secondaria. Solo che sono usati per assumere tanti insegnanti e pagarli poco piuttosto che per rendere efficiente il sistema. Lo stesso per la pubblica amministrazione in genere. Si moltiplicano i posti e le procedure per fini clientelari, si pagano stipendi bassi e si lascia che i dipendenti lavorino poco e, quelli che possono, si facciano corrompere. Il voto di scambio è appunto uno scambio fra il politico e l'elettore che si fa raccomandare.

Puo' essere, ma non mi e' chiaro di come esattamente facciano a sfruttare la propria posizione politica per ingannare i mercati.

Hanno tenuto fino ad ora una tripla A del tutto ingiustificata dai fondamentali. E finora la Merkel ha concordato tutto con Sarkozy, dando alla Francia una posizione di partner apparentemente alla pari (fra l'altro umiliando tutti gli  altri paesi, a partire dall'Italia).

E per intanto, pur con evidenti problemi, la qualita' della vita, il welfare, il potere d'acquisto e le oppurtunita' di carriera per il cittadino francese medio (con l'esclusione degli immigrati di seconda/terza generazione delle banlieu) sono tuttora molto piu' alte che per gli italiani.

So what? Anche in Italia la qualità della vita è molto più alta che in Turchia (p.es.). La Francia usa in maniera più efficiente (o meglio meno evidentemente squilibrato a favore di alcuni gruppi) dell'Italia i soldi altrui. Ciò non toglie che il suo tenore di vita aggregato sia eccessivo (deficit/PIl 7%). Proprio per questo dicevo che non può reggere. Come si vede dallo spread con i Bund. Anche quello italiano ha cominciato basso e poi è iniziato a salire

 

Anche in Italia la qualità della vita è molto più alta che in Turchia

La Turchia, nonostante tante criticità e rischi, che ci sono, però pare abbia vissuto e visto un netto miglioramento nell'ultima decade, salvo una discontinuità comunque abbastanza condivisa nel 2009, praticamente senza soluzione di continuità.

A parità di potere d'acquisto il PIL pro capite italiano era il 347% di quello turco nel 2001, ed è appena il 206% oggi (dati FMI da Google Public Data). A valori nominale correnti non ho controllato, ma immagino siano ancor più eloquenti.

Anche in Italia la qualità della vita è molto più alta che in Turchia

Nota interessante, nel Better Life Index dell'OECD, la RI è davanti in 10 indicatori su 11.

L'unico dove prevale la Turchia (5.6 a 5.0) è la Governance:

http://www.oecdbetterlifeindex.org/countries/turkey/

Perchè sono pieni di rendite di posizione e usano il loro potere elettorale per bloccare ogni ipotesi di liberalizzazione, riforma fiscale etc.Ti ricordi che l'ipotesi di abolire le tariffe minime per gli avvocati fu espunda dall'ultima manovra perchè i parlamentari avvocati minacciarono di non votare la fiducia?

Certo che me lo ricordo. D'accordissimo sui professinisti, pero' non hai riposto sulla parte che riguarda i manager. Perche' (in media) i dipendenti delle aziende italiane sono pagati meno dei loro omologhi tedeschi a causa della bassa produttivita' mentre il loro management se ne infischia e gode di stipendi analoghi ai piu' produttivi tedeschi? 

E, come sai, io sono convinto che il problema del sistema educativo non è finanziario ma politico: i soldi ci sarebbero, sopratutto nella scuola primaria e secondaria.

Beh, pero' ammetterai che la differenza per il discorso che stiamo facendo qui la fa l'istruzione superiore. Senza andare troppo OT, i dati (2006) dicono che l'Italia complessivamente in istruzione investe il 4.7 del PIL rispetto alla media EU-27 del 5.1, ma che a livello superiore (CITE 5-6) siamo in fondo alla classifica europea, allo 0.8 rispetto all'1.1 (Francia: 1.2). Praticamente gran parte della differenza con il resto d'Europa si concentra li' (e una volta sarebbe interessante discutere della spesa in termini assoluti e procapite). Per non parlare poi degli investimenti in ricerca dei capitani coraggiosi che guidano le nostre imprese.

Hanno tenuto fino ad ora una tripla A del tutto ingiustificata dai fondamentali.

Si, pero' i rating sono assegnati da agenzie private che non penso dipendano dall'Eliseo. Quindi continua a sfuggirmi il nesso.

La Francia usa in maniera più efficiente (o meglio meno evidentemente squilibrato a favore di alcuni gruppi) dell'Italia i soldi altrui. Ciò non toglie che il suo tenore di vita aggregato sia eccessivo (deficit/PIl 7%). Proprio per questo dicevo che non può reggere. Come si vede dallo spread con i Bund. Anche quello italiano ha cominciato basso e poi è iniziato a salire

Che la Francia debba ridurre il rapporto deficit/PIL e' pacifico. Che pero' sia un paese meno squilibrato non mi sembra proprio un fattore secondario, visto che questo ha una ricaduta diretta sulla vita e le aspettative di milioni di francesi.

Re(12): Lett

massimo 23/10/2011 - 23:51

Certo che me lo ricordo. D'accordissimo sui professinisti, pero' non hai riposto sulla parte che riguarda i manager. Perche' (in media) i dipendenti delle aziende italiane sono pagati meno dei loro omologhi tedeschi a causa della bassa produttivita' mentre il loro management se ne infischia e gode di stipendi analoghi ai piu' produttivi tedeschi?

Azzardo una spiegazione. In Germania c'è un'indennità di disoccupazione, in Italia una cassa integrazione. Il manager tedesco incapace manda in malora l'azienda, questa chiude, tanto il manager che gli operai si cercano un altro lavoro, il manager magari cambia mestiere. Il manager italiano incapace manda in malora l'azienda, questa mette gli operai in cassa integrazione, tanto il manager che gli operai rimangono nell'azienda decotta, il manager incapace rimane manager e non libera il posto per un giovane magari più talentuoso.

 

Parte della remunerazione del manager è variabile.Legata all'andamento delle azioni e o al raggiungimento di determinati obiettivi aziendali.Il rendimento delle azioni può salire anche grazie al fatto che imprese italiane producono in mercati maggiormente competitivi rispetto a quello italiano.La bassa produttività pone un freno all'aumento dei salari della manodopera italiana ma questo non si riflette sul profitto della business unit e o del gruppo in generale.

Potrebbe essere questa una spiegazione?

 

Quando la Cina e' entrata nel WTO, ai lavoratori della rust belt non e' stato detto "brace yourself, non si puo' evitare questa trasformazione del mondo, ma ora o acquisite delle skill che i cinesi non hanno (ancora) o il vostro stile di vita affondera' miseramente". Al contrario, erano tutti pronti a magnificargli i supposti vantaggi che avrebbero tratto dalla globalizzazione, forse perche' era piu' utile avviarli quietamente al macello (nel senso sociale) mentre le elites coglievano tutti i vantaggi della situazione. I non mi stupisco se poi si incazzano quando vedono le elites finanziarie assumersi i rischi con i soldi altrui (too big to fail) per poi incassare miliardi di dollari di stock options.

 

Scusa, Francesco, ma queste non sono le esatte teorie di questo uomo qui?

Scusa, Francesco, ma queste non sono le esatte teorie di questo uomo qui?

Perdonami ma non lo so con precisione, non ho letto e non intendo leggere un pamphelt che propone di

(...) rifondare la politica europea a partire da sette parole d'ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo.

(alla lista manca solo credere obbedire combattere e poi siamo a posto).

Pero' che con la globalizzazione il cerino sia rimasto in mano ai lavoratori non specializzati lo scrivono un po' tutti, dai redattori di questo sito al recente premio Nobel che parla della maggiore turbolenza (causata dalla "globalizzazione") nei mercati del lavoro. Ed e' un dato di fatto che la diseguaglianza stia generalmente aumentando da un paio di decenni a questa parte. I dati sui salari e i bonus dei top earner US sono impresisonanti, cosi' come quelli sulla concentrazione della ricchezza.

Re(8): Lett

amadeus 24/10/2011 - 09:50

E' inevitabile che la forbice tra i salari dei lavoratori dipendenti e quella dei dirigenti si sia amplificata di un fattore 20? E' inevitabile che il lavoro dipendente in Italia sia remunerato molto meno che in Francia e Germania a fronte di stipendi per i manager di livello pari se non addirittura piu' alti?

Domanda molto interessante. Alla seconda parte ha già risposto affermativamente G. Federico: i salari italiani sono più bassi perchè tale è la produttività del lavoro. Mentre gli italiani, alla fine degli anni '90, si cullavano sul sogno di una ripresa effimera dovuta alla svalutazione della lira post 1992, i tedeschi hanno ristrutturato l'apparato industriale decentrando all'estero la produzione a minor valore aggiunto e mantenendo in patria quella con valore aggiunto più elevato. Probabilmente hanno avuto dei dirigenti industriali e dei politici più lungimiranti.

Per quanto riguarda la retribuzione dei dirigenti essa, almeno nel breve termine, è auto-stabilita (come quella dei nostri parlamentari, più o meno). Io direi che tendenzialmente è proporzionale alla 'posta in gioco' ovvero alle dimensioni delle aziende e delle organizzazioni, piuttosto che alla produttività dei dirigenti (che, se va bene, sarà nota solo ex post). Nel lungo periodo è comunque più probabile che le aziende male amministrate vengano chiuse, anche se di solito, si invoca l'intervento dello stato.

 

La spiegazione di Giovanni Federico è valida e può essere applicata in generale. Tuttavia ritengo che il "caso italiano" abbia delle specificità che la differenza di produttività non spiega.

Una potrebbe essere quella indicata da Francesco Ginelli, un' altra è il costo della vita (mi spiace buttare ipotesi senza dati o numeri a supporto, ma l'impressione che ho, e che l'Italia abbia un costo della vita e delle "infrastrutture sociali" leggermente superiore a quello tedesco)

Questo fattori, che diminuiscono ulteriormente il valore del salario italiano, si spiegano solo in parte con la differenza di produttività. Si spiegano molto meglio con i vari problemi generati da "scarsa concorrenza" e "corporativismo" di cui più volte su nfA si è parlato.

Non per fare il professore, ma bisogna intendersi. Io parlavo di produttività aggregata, non della produttività del singolo lavoratore (compresi i managers) o della singola impresa. E la produttività aggregata relativa (Italia/germania) dipende dalla produttività relativa nei settori che producono in concorrenza (tradables, come l'industria automobilistica), dalla produttività relativa del resto dell'economia e dalla percentuale dei due settori sulla forza-lavoro. I lavoratori delal Ferrari e della Porsche potrebbero essere altrettanto produttivi (in termini di VA) ma la produttività aggregata italiana potrebbe rimanere inferiore se gli avvocati fossero meno produttivi individualmente. Si aggiunga che il resto dell'economia comprende la PA, dove la produttività è misurata dal salario e quindi non è necessariamente proporzionale a qualsiasi misura fisica della produzione per addetto.

PS tutti i confronti internazionali sono fatti a PPP (parità di potere di acquisto) e quindi dovrebbero tenere conto delle differenze dei livelli di di prezzo.

Giovanni ti esorto a fare il professore, sia perchè lo sei, sia perchè leggo e commento su nfA proprio per "venire imparato" :-)

Nello specifico della tua risposta: è quello che (grezzamente) cercavo di dire. Mi sembra che tu e Francesco non vi stiate intendendo: state parlando dello stesso soggetto (la situazione del lavoratore italiano) ma tu a livello macro lui in "settori" specifici (quindi non macro per definizione).

Tu a livello macro hai spiegato la differenza di retribuzione Italia-Germania, mentre aspetti specifici diciamo "settoriali" (dirigenti "più ricchi", costo della vita più elevato) vanno affrontati analizzando altre differenze che ci sono tra Italia e Germania.

PS

tutti i confronti internazionali sono fatti a PPP (parità di potere di acquisto) e quindi dovrebbero tenere conto delle differenze dei livelli di di prezzo.

Non lo sapevo e, ovviamente, il mio commento precedente non ne tiene conto.

Non per fare il professore, ma bisogna intendersi. Io parlavo di produttività aggregata, non della produttività del singolo lavoratore (compresi i managers) o della singola impresa.

Ci intendiamo benissimo. Pero' la risposta legata alla produttivita' aggregata, a mio giudizio, non esaurisce la questione "benessere" proprio perche' ignora come questo gap di competitivita' venga redistribuito tra le classi sociali.

Penso si sia tutti d'accordo che una delle prime cause della bassa produttivita' sia il concentrarsi dell'impresa italiana su prodotti a basso valore aggiunto (ad esempio, Fiat vs. VW). A me pero' viene il dubbio che quando -- nonostante la situazione -- imprenditori e manager riescono a ricavarne redditi mediamente in linea con quelli di paesi piu' produttivi, allora non vi siano gli incentivi per la classe dirigente a modificare la struttura produttiva del paese.

Insomma, il mio e' un invito (triviale per chiunque con i concetti statistici ci lavori) a non fermarsi al primo momento delle distribuzioni (la media), ma a guardare un po' oltre (come penso e spero la macroeconomia seria faccia). Gran parte della protesta degli indignados (per quanto confuse possano essere le loro istanze) e' legata alla redistribuzione sociale del costo della crisi e all'evidenza empirica che i processi di globalizzazione stiano aumentando notevolmente le diseguaglianze sociali. Un esempio di indicatore legato ai momenti di ordine maggiore ad uno e' il ben noto Gini index. Stime recenti danno Germania 28, Francia 32.7, Italia 36, UK 36 e US 40. Se poi alla diseguaglianza unite una bassa mobilita' sociale (ovvero, i poveri hanno la percezione che anche i loro figli saranno poveri) e' ovvio che si viene a creare un mix esplosivo.

Per quanto riguarda la diseguaglianza sociale, un rapporto interessante (seppure fotografi una situazione pre crisi) e' quello OECD. In particolare trovo illuminante confrontare gli highlight della situazione italiana con quella francese.

 

PS tutti i confronti internazionali sono fatti a PPP (parità di potere di acquisto) e quindi dovrebbero tenere conto delle differenze dei livelli di di prezzo.

Alcuni si', altri no, in particolare i dati OCSE a cui mi riferisco sono assoluti, ma il costo della vita in Italia, Francia e Germania e' pressoche' lo stesso (in effetti secondo molti studi e' leggermente piu' basso in Germania)

Un esempio di indicatore legato ai momenti di ordine maggiore ad uno e' il ben noto Gini index. Stime recenti danno Germania 28, Francia 32.7, Italia 36, UK 36 e US 40.

Io cito spesso il fatto che RI e RU abbiano un coefficiente di Gini abbastanza simile, e però bisogna anche tener presente della diversa demografia dei due paesi. Lo 0.36 britannico, data la diversità della piramide demografica britannica da quella italiana, non dice le stesse cose dello 0.36 italiano, ed anche lo 0.40 statunitense, data la piramide demografica statunitense, è molto meno "preoccupante" dello 0.36 italiano.

Sisi, lungi da me fermarmi li', c'e' ovviamente un mondo anche oltre la media ed il coefficiente di Gini.

Re(12): Lett

amadeus 24/10/2011 - 17:04

Penso si sia tutti d'accordo che una delle prime cause della bassa produttivita' sia il concentrarsi dell'impresa italiana su prodotti a basso valore aggiunto (ad esempio, Fiat vs. VW). A me pero' viene il dubbio che quando -- nonostante la situazione -- imprenditori e manager riescono a ricavarne redditi mediamente in linea con quelli di paesi piu' produttivi, allora non vi siano gli incentivi per la classe dirigente a modificare la struttura produttiva del paese.

Più o meno le cose stanno in questi termini. Il riscontro della produttività è molto più evidente ed immediato per i compiti più semplici e diventa più lento e difficile per quelli complessi.

Credo sia il commento migliore che io abbia mai letto sulle idee di quei movimenti. Nient'altro da aggiungere.

Una delle cose che si apprendono da questi vari movimenti supposedly "spontanei" e "popolari" è che la versione della crisi che è passata in questi strati sociali è quella della "Grande Truffa".

Esatto e non mi sento di dar loro torto. Dove per grande truffa non intendo quella del banchiere ma quella dell'intera leadership economica e finanziaria. Le guerre degli ultimi anni sono una gigantesca truffa ai danni di chi si e' bevuto, e ancora si beve, le panzane su armi di distruzioni di massa e il babau dei terroristi; la finanza dei derivati sembra essersi arzigogolata talmente tanto su ste stessa da essere stata create proprio per permettere che truffe su truffe si realizzassero impunite (285 milioni di multa su billions di profitti? Famme ride, dai); la politica degli ultimi 15 anni, in america come in Italia, e' diventata un gioco a chi la spara piu' grossa e non si ricorre a negare l'evidenza con non chalance appena se ne ha l'occasione: non e' grande truffa questa? Il movimento "spontaneo" non puo' che essere un movimento che digerisce tutto questo malumore e lo caga un po' informe in piazza. Non si e' mai visto un movimento di popolo che articola il malcontento scrivendo trattati e sorseggiando tea. Secondo me OWS ha iniziato un trend che non fara' che crescere per i prossimi anni e non posso che esserne contento.

E quando ci siamo inc.... per bene, i 300 miliardi di euro che l'Italia deve raccogliere ogni anno da investitori dove li troviamo? O facciamo default e distruggiamo il sistema finanziario mondiale, comprese gli  investimenti nella tua pensione ed i soldi dei tuoi genitori (tuoi se hai risparmiato qualcosa)? Ma ti rendi conto di quello che dici? Hai una minima idea di come funziona l'economia mondiale?

Ma ti rendi conto di quello che dici?

Perche' cosa ho detto?

Che sei contento che si  sviluppi un movimento che propone (confusamente) come soluzione ai problemi economici italiani il fallimento dello stato italiano

presenta una visione molto parziale della professione economica [...] non ha l'onestà di notare che i soggetti che "pizzica" (giustamente) sono "particolari". Sono un subset chiave di qui colleghi (guarda caso quasi tutti provenienti dalle medesime università) che si dedicano da sempre allo sport del fare "politica ed affari" 

Aspetta, il film fa due accuse: la prima, con nomi e cognomi, a un subset ristretto che effettivamente e' composto solo da personaggi con altissima influenza politica (segretari, consiglieri diretti del presidente etc.). E' chiaro che questo subset e' una minoranza a se stante ed e' chiaro che e' la piu' influente proprio per le loro ties politiche.

La seconda accusa mi sembra rivolta al field of economics in generale ed e' una specie di lassismo verso i conflitti di interesse: il fatto che i grandi campus accettino donazioni abnormi dai soliti nomi e il fatto che non necessariamente i papers debbano denunciare conflitti d'interesse (questo e' vero? davvero uno puo' pubblicare un paper su una rivista senza indicare potenziali conflitti di interesse?)

Quanta ricerca medico-biologica è determinata da contratti di consulenza per le grandi multinazionali del settore? Quanto conflitto d'interesse non rivelato esiste in quei settori

Non rivelato e legittimo non ce ne e' perche' quello che c'e' *deve* essere dichiarato al momento della sottomissione. Se viene fuori piu' avanti che c'era un conflitto non dichiarato il paper viene immediatamente retratto dall'editor e parte l'audit etico dell'univerisita'. E' molto raro che qualcuno nasconda conflitti di interesse, a meno che non sia proprio un criminale, tipo il caso Wakefield che ha generato la fobia da vaccini che tanti ancora si portano dietro. Quello che mi sembra il film implicasse e' che non e' affatto cosi' in economia ma mi sembra strano da credere.

La seconda accusa mi sembra rivolta al field of economics in generale ed è una specie di lassismo verso i conflitti di interesse: il fatto che i grandi campus accettino donazioni abnormi dai soliti nomi e il fatto che non necessariamente i papers debbano denunciare conflitti d'interesse (questo è vero? davvero uno può pubblicare un paper su una rivista senza indicare potenziali conflitti di interesse?)

Appunto, questa è falsa. Le grandi donations avvengono in tutti i campi, specialmente in medicina. In economia grandi donations sono rare, grandi fondi di ricerca sono rari, non abbiamo laboratori né armate di RA. Ripeto, TUTTI quei fenomeni sono molto più frequenti in altre scienze applicate. La domanda, legittima io credo, è quindi: why a movie ONLY about economics?

Gli articoli pubblicati su riviste accademiche rivelano sempre la fonte dei soldi, se ve ne sono. Il celebre "articolo" di Mishkin non è un "articolo" serio, ma una robaccia scritta as a hired gun, pubblicata nowhere. Tieni conto che una percentuale microscopica di ciò che si pubblica su riviste accademiche è lavoro finanziato da imprese, banche e similia.

why a movie ONLY about economics?

Questo è un può lungo e palloso però mi pare che ponga il problema della corruzione istituzionale nella direzione giusta. Non parla di finanza ma di regali ai medici che prescrivono farmaci, di sovvenzioni ai parlamentari e distorsioni causate dall'assetto proprietario degli organi di stampa.

Giudica tu. Questo é un esempio, ma dalla mia limitata esperienza anche altre riviste richiedo lo stesso tipo di dichiarazione. Ovviamente quanto questo serva da deterrente é un altro discorso.

Off Topic

Premesso che non ho studiato l'argomento tuttavia ho parlato con un paio di persone laureate in farmacologia e medicina che ammettono l'esistenza di molti dubbi sull'effettiva efficacia dei vaccini e l'uso ritenuto eccessivo che si fanno degli stessi soprattutto sui neonati.

Lei ne sa qualcosa di più?

Enrico se posso ti consiglio di iniziare dando un'occhiata a questi link:

vaccini-introduzione-1-parte

2 vaccini-wakefield-autismo 2 Parte

3 vaccini-innocui-o-velenosi-3-parte

Sono scritti da un medico che ha aperto un blog per contrastare le varie affermazioni complottiste sulla medicina, non so con che pazienza dato il livelllo dei commenti che riceve. Sono documentati e molto ben fatti.
Se non hai voglia di leggerti tutto sintetizzo:

no, non ci sono particolari pericoli o usi eccessivi. Si era temuto, tempo fa, in seguito a degli studi del dottor Wakefield (UK) che poi si sono rivelati falsati con dolo.

 

In america ci sono meno freni alla crescita dimensionale delle piccole imprese, con il risultato che "In the US, surviving firms on average increase their employment by 60% by their seventh year, while employment gains among surviving firms in Europe are in the order of 10% to 20%."

Ecco spiegato, secondo me, perché in USA il 35% lavori nelle imprese con meno di 50 dipendenti mentre nei paesi europei piu' burocratici e dirigisti si arrivi quasi al doppio.

Proprio per questo la UE ha adottato nel 2008 lo Small Business Act, qui in italiano.

Le intenzioni programmatiche espresse nel manifesto pubblicato sul Foglio sono interessanti. Però nel Pd convivono troppe anime. Non si può fare l'occhiolino a tutti. La risintonizzazione con i tempi di ampi strati, per sottrarli alle seduzioni della nostalgia canaglia e delle brutali semplificazioni, dovrebbe essere condotta dalle élites, che invece magari preferiscono cavalcare l'onda e assecondare gli umori, invece di cercare di pilotarli sfidando l'impopolarità.

Se convivono e sono incompatibili, si separino! rimettere in movimento situazioni ingessate farebbe bene a tutti, almeno spero.

Condivido. Infatti, sparagliare e creare un'entità completamente nuova mi sembra oggi l'unica speranza (sia chiaro, speranza) possibile.

Invece tutti operano per "accorpare" il "vecchio centro", ossia Casini ed amici ...

 

sparagliare e creare un'entità completamente nuova mi sembra oggi l'unica speranza (sia chiaro, speranza) possibile.

Quindi pensi che la strategia (la strategia, non le proposte) di Grillo & co. sia quella giusta?

Io l'ho vista realizzare magistralmente da Erdoğan in Turchia nel 2001-2002, ma ha approfittato di condizioni da congiunzione astrale (recessione a w, 3 terribili terremoti in 2 anni, un tecnico chiamato all'economia, Kemal Derviş, a cui la classe politica preesistente lasciò mano libera per fare riforme strutturali, che distrussero il loro consenso elettorale, e via di questo passo ...).

Probabile che la recessione a w la vedremo, il tecnico all'economia non è improbabile (ma altrettanto effettivo di KD nel distruggere il consenso elettorale dei politici preesistenti?), ma non mi pare il caso di sperare in un paio di terremoti ...

Condivido. Infatti, sparagliare e creare un'entità completamente nuova mi sembra oggi l'unica speranza (sia chiaro, speranza) possibile.

con quale seguito elettorale e con quali possibili partner? Questo è il problema. Abbiamo bisogno di un'altra API, solo laica e liberista? è possibile una maggioranza in un sistema con complessivi  sette-otto partiti ciascuno tra il 9 e il 15% (ammettendo una implosione del PDL)?

 

Poi, presentare quell'appello sul Foglio di Ferrara... quello della dimostrazione mutandara e del partitino antiaborto con risultati da prefisso telefonico, e presentarlo insieme a quello degli  antideclinisti Lupi e Carfagna che vogliono un altro condono fiscale? anche se avessero scritto il Vangelo o gli Elementi di Euclide, a pubblicarlo lì ci si sputtana per default, a man is judged by the company he keeps... 

 

Le intenzioni programmatiche espresse nel manifesto pubblicato sul Foglio sono interessanti.

La cosa che m'è piaciuta meno, è il fatto che su 40 firmatari, 2 soltanto siano donne.

Ad essere sincero non mi pare che l'articolo del NYT apporti un gran valore aggiunto all'analisi sui movimenti OWS o degli Indignados

So perhaps the protesters are more ideologically minded than they are interested in partisan politics. In fact, they may be relatively disengaged from “politics as usual.” In a somewhat informal New York magazine survey of 100 protesters in Manhattan, only 39 percent reported having voted in the 2010 midterm elections.

Che è un po' come dire che la stragrande maggioranza degli indignati italiani non si sente rappresentato dalla sinistra e pensa che diserterà (se nonlo ha già fatto in precedenza) le urne, aggiungendo che i manifestanti sono per la maggior parte a sinistra del PD.  Niente che già non sapessimo.

Per me che non sono un economista, la tabella dell'Economist, e il commento sull'Italia quasi en passant, è avvilente da morire.

L'unica cosa che mi lascia un po' di ottimismo è una specie di sofisma: ora le cose vanno malissimo, ma non stiamo facendo niente. Se stessimo dando il massimo, e le cose andassero male ugualmente, saremmo a terra. Forse, se cominciassimo invecea fare qualcosa, le cose andrebbero meglio.

Però cambiamenti radicali nella rotta non ne vedo. Puro ottimismo della volontà.

Fine dei miei two cents.

Salve,

ho letto l'articolo su decentramento e disuguaglianza dei redditi (ho anche provato a dare una scorsa al paper originale) e mi è rimasto un dubbio.

Lo studio sembra mostrare che le aree a reddito più basso ma con alto decentramento fiscale hanno un livello di disuguaglianza dei redditi più basso delle aree con decentramento fiscale altrettanto alto ma con redditi più alti. Gli autori suggeriscono quindi che il decentramento fiscale potrebbe essere una buona policy da adottare per le regioni più povere perchè potrebbe ridurne le disuguaglianze interne.

Ma davvero bassa disuguaglianza in aree povere è un buon segno?

Non potrebbe essere che nelle regioni povere ci sia un "appiattimento" verso il basso dei redditi una volta che aumenta il decentramento e quindi vengon meno i trasferimenti da regioni più ricche. Cioè si finisce per essere tutti egualmente più poveri?

Sto in particolare pensando a quello che potrebbe succedere nelle regioni del Sud Italia se si interrompesse all'improvviso il flusso di denaro dal Nord.

Dato che l'alta borghesia meridionale è costituita per lo più da dipendenti pubblici, grand commis di Stato, mediatori di denari pubblici e imprenditori legati ai lavori pubblici, essa subirebbe un  impoverimento maggiore delle altre classi che meno dipendono da flussi di denari pubblici (artigiani, negozianti, contadini, piccoli professionisti, imprenditori privati e loro dipendenti) e quindi si realizerebbe una maggiore uguaglianza nei redditi, tagliando in sostanza i "papaveri più alti", alti solamente in virtù del centralismo ridistributore.

Non che questo scenario mi dispiacerebbe, ma volevo sapere quanto sia compatibile con i risultati dello studio citato.

Grazie.

Ma davvero bassa disuguaglianza in aree povere è un buon segno?

Che sia buono o catitvo segno ritengo che dipenda da come questa disugualianza si genera.

Ipotizzando una partenza da zero (tutti poveri in modo uguale) se la disugualianza fosse dovuta all'inizio di una certa prosperità economica guidata dal settore privato e dall'innovazione (perché su mille poveri basta che 100 inizino a guadagnare e la disugualianza sale) io direi che è un buon segno. Ed è chiaro che se 10 anni dopo trovi che sui 1000 poveri di prima ora quelli che guadagnano bene sono 500, abbiamo fatto passi avanti, anche se la disparità è aumentata. La disparità cominicerà a diminuire quando troveremo 200 poveri e 800 benestanti. Se tutto va bene, questo diventa un fenomeno stabile e solo una grave crisi economica e la conseguente riallocazione delle risorse puo' scompaginare la distribuzione dei redditi. Ma se il processo è costantemente guidato dall'innovazione, la macchina rimane in moto.

Se la disugualianza invece è generata solo o principalmente da trasferimenti, io lo considero un brutto segno. Per prima cosa quei soldi vengono da altre parti e questi prima o poi potrebbero interrompere il flusso. In secondo luogo i trasferimenti da solo non generano ricchezza ma solo l'illusione di un temporaneo benessere il quale genererà un popolo fortemente conservatore teso a conservare questo stato di grazia. Senza la benzina dei trasferimenti, questo tipo di motore si spegne e bisogna rimboccarsi le maniche per trovare un altro comburente.

E' la vecchia storia della curva di Kuznets, che risale agli anni Cinquanta. Nelle prime fasi dello sviluppo economico la diseguaglianza cresce perchè l'offerta dei lavoratori qualificati è bassa e quindi i loro salari aumentano rispetto alla massa dei contadini analfabeti. Poi la diseguaglianza si riduce perchè aumenta l'offerta di lavoratori qualificati. Lo stesso vale fra le regioni: prima crescono le più "avanzate" ed aumentano i divari e poi gli effetti si estendo a tutto il paese ed il divario cala (si cita un articolo di Williamson del 1965!)

Hanno  provato in moltissimi a confermare queste tesi ma l'evidenza empirica è molto contraddittoria.

@Sandro Brusco: grazie per aver segnalato il manifesto dei trentenni del PD, molto prolisso, ma IMVHO abbastanza promettente. Il problema è che i loro potenziali elettori sono molto minoritari nel paese, e probabilmente anche molto traviati.

Non solo! Anche ipotizzando che abbiano un potenziale seguito, l'attuale sistema elettorale (con candidaure imposte dall alto) li penalizza, perchè aumenta il potere della nomenklatura del partito a scapito delle correnti emergenti (ripeto:facendo finta che abbiano un seguito elettorale, cosa tutta da verificare)

l'attuale sistema elettorale (con candidaure imposte dall alto) li penalizza, perchè aumenta il potere della nomenklatura del partito a scapito delle correnti emergenti

Imperdibile la risposta di Stefano Fassina su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=g84dmZOpmc4

Imperdibile la risposta di Stefano Fassina su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=g84dmZOpmc4

Al 1:06: "Alesina e Giavazzi sono stati clamorosamente smentiti dal Fondo Monetario Internazionale"

???

Al 1:06: "Alesina e Giavazzi sono stati clamorosamente smentiti dal Fondo Monetario Internazionale"

L'ho scritto che era imperdibile ...

L'ho scritto che era imperdibile ...

Vabbé, ma qui si va oltre... Proporrei una moratoria su Fassina, è come sparare sulla Croce Rossa, dai

il problema è che Fassina è il resp. economico del PD. La moratoria dovrebbe farla Bersani, come peraltro gli aveva consigliato Boldrin.

E come lo dice alla Camusso?

L'Inkiesta pubblica a relazione della "Troika" sul debito Greco. Interessante lettura...

http://www.linkiesta.it/grecia-default

Interessante lettura...

Oggi sull'inserto domenicale di Hurriyet c'è un'intervista al Patriarca di Costantinopoli, in occasione del ventennale del suo insediamento, ed il titolista turco ha ovviamente sottolineato la cosa che gli è più saltata agli occhi, e cioé che gli Helleni gli scrivono lettere per chiedere di aiutarli a trovare un lavoro ed emigrare ad Istanbul.

Adesso dobbiamo imparare il turco per seguire nFA?

Adesso dobbiamo imparare il turco per seguire nFA?

No, semplicemente citavo la fonte. Ad ogni modo, nel mio commento in pratica sottolineavo soltanto che il titolista di Hurriyet, in quella lunghissima intervista, ha sottolineato un punto trattato molto brevemente, ma probabilmente per lui ed i lettori molto interessante.

Il titolo è "Türkiye’ye gelmek isteyen Yunanlılar iş bulmam için bana mektup gönderiyor", traducibile più o meno come "Gli Helleni [NdT: in Turco letteralmente "gli Ioni"] mi scrivono lettere perché vogliono venire in Turchia per trovare lavoro".


Può tradurre con google

Per prima cosa una segnalazione: le idee presentate nel manifesto sono ben più dettagliatamente illustrate nel libro, edito da Egea, "Non ci resta che crscere - Riforme: chi vince, chi perde, come farle". Il libro, curato da Tommaso Nannicini e scritto a più mani da economisti, politologi ecc., è stato presentato sabato 15 ottobre a Firenze con Renzi come "ospite interessato". Vale la pena di leggerlo perché può costituire una valida base di "manifesto elettorale" dell'Area. Segnalo anche il sito QdR (Qualcosa di Riformista), organo dell'associazione Libertà Eguale, periodico su cui scrivono alcuni dei nominativi firmatari del documento, in primis proprio Nannicini.

Due considerazioni sulla "forma" e sul merito.

1- Concordo con chi ha scritto che potevano uscire su Europa (che non credo avrebbe rifiutato la pubblicazione) anziché sul Foglio, soprattutto perché così si presta il fianco a chi, dentro il PD, li considera eretici, neo-liberisti, ecc. ecc.

2 - Ho trovato importante, in ottica di consenso elettorale, il richiamo all'esperienza Prodi che, con tutti i limiti che purtroppo ha avuto a seguito del pesantissimo condizionamento della sinistra/sinistra e della CIGL, è comunque stato l'unico esempio in oltre 60 anni di repubblica italiana, dove al governo è andato il blocco riformista. Bisognerebbe, credo, riflettere un pò di più su questo aspetto: di fatto il ricambio delle elites non c'è stato fino al '92, dopo di che, con la discesa del Cavaliere, tutta la vecchia DC/PSI, che era stata spazzata via da Tangentopoli, ha ripreso candidamente il potere e, tranne i due momenti dei governi Prodi, se ne sono visti gli effetti (in primis sulla spesa pubblica clientelare che è ripresa a gogò!)

 

 

 

Vale la pena di leggerlo

"I’d like to read this book on Kindle."

Il giornale oggi ci allieta con un bell'articolo di satira. Perchè è satira vero?

Inserisco il commento in coda a questo post che parla di letture. Sulla Stampa di oggi un articolo senza capo ne coda (della serie: 'vorrei ma non posso'...dire di più e allora scrivo tanto per scrivere). Prof. Bisin, visto che lei è conosciuto e apprezzato dal giornale in questione, per favore potrebbe spiegare al Sig. Passerini (a proposito chi è ?) che i contributi previdenziali in Italia sono già pari al 33% e quindi sono elevatissimi e andrebbero ridotti (almeno al 25%) con conseguente riduzione delle uscite. E' preoccupante quando un giornale serio ospita degli articoli che fanno della demagogia spicciola. Ogni tanto qualcuno si ricorda di dire che c'è un 'cuneo contributivo' che zavorra il costo del lavoro che richiede di essere abbassato, ma nessuno ha mai il coraggio di dire che bisognerebbe ridurre proporzionalmente anche le prestazioni (per quelle future sarebbe automatico con il sistema contributivo) correnti. Non deve essere necessariamente fatto in un colpo solo, magari in 3-4 anni. grazie

e' il capitalismo che si autodistrugge :-)

e' il capitalismo che si autodistrugge :-)

Tassare le pubblicità (nel caso degli embed, tassare le pubblicità su cui qualcuno ha bontà sua già pagato le tasse) non ha nulla a che fare con il capitalismo, semmai con lo statalismo.

Allora e' il comunismo che distrugge il capitalismo :)

PS

In tema di diritti di autore e brevetti ti consiglio il libro di Boldrin. Per quel che ho capito li' lo statalismo non c'entra molto.

Per quel che ho capito li' lo statalismo non c'entra molto.

In altre parti del mondo concordo, nella RI no. Monopolio statalista corporativista. Se mi rispondi che sono riusciti a coniugare il peggio di tre mondi, concordo anche di più.

Ok quindi e' il peggio del capitalismo, comunismo e statalismo che distrugge il  capitalismo, comunismo e statalismo

In tema di diritti di autore e brevetti ti consiglio il libro di Boldrin. Per quel che ho capito lì lo statalismo non c'entra molto.

Frase insensata ed irrilevante. Suggerisce che tu il libro di DKL e mio non l'abbia letto (ipotesi buona) ...

Ma perché parli a caso? Che gusto ci trovi a fare la figura che fai?
Davvero, sta diventando una cosa umanamente penosa.
E lo dico, per una volta, con una certa simpatia nei tuoi confronti.
Pensaci, non serve che mi rispondi. Prendilo come un consiglio paterno, o del segretario di sezione, o del parroco, o dell'iman.

 

Professore lei che e' un caso straordinario ed eccelso potrebbe spiegare ad un caso umano cosa c'entrerebbe lo statalismo con il diritto d'autore e i brevetti?

Sono entrambe istitutizioni che servono a limitare l'erosione delle rendite di posizione.

La seconda è tutetalata solo dalla legge ordinaria, la prima anche dalla costituzione. 

Visto che hai dato una tua intepretazione ti riporto la definizione

statalismo s. m. [der. di stato2, statale]. – Concezione e prassi politica che attribuisce allo stato una larga partecipazione e un ampio controllo nei varî settori di attività, soprattutto economiche, del paese. Nel linguaggio polit., con valore polemico, invadenza eccessiva dello stato in tutti i settori.

http://www.treccani.it/vocabolario/statalismo/

Ritieni che la definizione sia coerente con quello che hai detto sopra?

Institutions, by North's definition, are the basic rules of the road in an economy, including formal systems, such as constitutions, laws, taxation, insurance, and market regulations, as well as informal norms of behavior, such as habits, customs, and ideologies. 

Direi di si coerente... soltanto la parola di cui non avevi capito il significato era un' altra.

Ok. Visto che allarghi da statalismo a istituzione mi faresti il favore di spiegare cosa ne sarebbe della proprieta' privata senza la legge?

Io non sono niente, solo che tu non capisci proprio. Leggi il libro quando esce in italiano, poi se non hai ancora capito in che senso la PI sia una forma (erronea) di intervento statale nell'economia lasceremo perdere.

Mi scusi Prof .Boldrin,so che non c'entra con quest'argomento,ma qualche tempo fa si discuteva qui su nFA sul fatto che parte del PIL del 2010/11 fosse tenuto fermo nei depositi bancari senza generare domanda aggiuntiva, ma la discussione se ben ricordo era più che altro teorica,dato che non sussistevano evidenze che lo dimostrassero.Oggi su bloomberg ho trovato quest'articolo

www.repubblica.it/economia/2011/10/25/news/usa_troppi_soldi_sui_conti_correnti-23854524/

In particolare questo verso la fine:

Questo mondo alla rovescia, si spiega anche con il fatto che le banche non trovano impieghi redditizi. Un esempio dalla Wells Fargo: nel terzo trimestre di quest’anno ha visto affluire una massa aggiuntiva di 42 miliardi di dollari nei suoi depositi, ma è riuscita a impiegarne solo 8,2 miliardi in nuovi fidi e prestiti alla clientela.

 Poi ,sempre su bloomberg,ho trovato questo:

http://www.repubblica.it/economia/2011/10/27/news/la_crescita_usa_tiene_pil_a_2_5_nel_terzo_trimestre-23974320/.

In particolare dice che stanno crescendo spese per consumi ed investimenti.

Non sono dati contraddittori?A meno che gli investimenti non siano relativi a quegli 8,2 miliardi.Potrebbe essere questa una spiegazione?Lentamente si torna a spendere e ad investire?

Cosa ne pensa?

Grazie.

 

La soluzione del dilemma è banale.

Il secondo articolo riporta dei fatti, congiunturali ma fatti.

Il primo riporta una tiritera di tal Rampini scopiazzata da non so bene dove e con i dati sbagliati (di un ordine di grandezza: qui trovi i dati). Come continuino a pagare questo personaggio da operetta per scrivere cretinate su La Repubblica lo sa solo Carlo de Benedetti.

Ci farò un articolo domenicale, perché è una vergogna che si scrivano cose del genere e che poi la gente pensi che siano vere!

Grazie mille Professore.Sbalorditivo!

La SIAE non è una società per azioni, un'azienda privata. Non è "capitalismo"

Basta vedere qui e qui per capire che si tratta di un "ente pubblico economico" il cui statuto è approvato da con decreto interministeriale Beni e Attività Culturali/Tesoro/Finanze.

 

Correggimi se sbaglio per favore. La questione dei diritti d'autore e brevetti e' una questione generale non italiana. Che sul versante italiano ci sia la SIAE e' un "dettaglio tecnico". Vai in Germania, negli USA. ecc. e trovi un altro sistema. In altri termini paese che vai usanza che trovi. Qual'e' l'usanza? Che c'e' un costante tentativo riuscitissimo (pare) che aumenta durata e oggetto della protezione.

Ogni paese ha la sua regolazione (legale) di un diritto legittimo.
Poi in Italia lo statalismo esagera e impone leggi pessime.

Va bene quello che dici ma secondo me sei fuori tema. La questione era una mia battuta che ha sollevato le ire del Professore. Comunque io lascerei cadere la cosa.

Io ho una domanda che mi piacerebbe porre: si sta molto parlando della riforma del mercato del lavoro, sarebbe possibile/economicamente sostenibile per l'Italia copiare la Danimarca?

Perché no, ... se avessimo pari produttività potremmo permetterci quel sistema.

http://www.danimarca.cc/il-mercato-del-lavoro-in-danimarca.html

PS: ma davvero considerate che la piena occupazione sia un obbiettivo auspicabile?

ci vorrebbe il senso civico dei danesi, non la loro produttività!

è una battuta vecchissima, che risale a piero ottone: colà rilevava che i chioschi di miele di fianco alle strade di campagna, mostravano i barattoli, il prezzo e un cesto per raccogliere i soldi, senza alcun addetto. il sistema danese richiede prima di tutto la volontà di non abusarne.  per noi, astuti levantini, non va bene.

Secondo te cosa sarebbe dolosamente "sfruttabile"?

colà rilevava che i chioschi di miele di fianco alle strade di campagna, mostravano i barattoli, il prezzo e un cesto per raccogliere i soldi, senza alcun addetto. il sistema danese richiede prima di tutto la volontà di non abusarne.  per noi, astuti levantini, non va bene.

Non so se il problema è il levantinismo. Mi spiego meglio: in Anatolia ho visto più volte fare la stessa cosa, in stagione. Nei dintorni di Bursa, per le pesche, nei dintorni di Alessandretta, per gli agrumi, ed il caso più interessante, nei dintorni di Niğde, per le patate.

Niğde è il caso più interessante, perché non c'era nemmeno il prezzo, i tipi lasciavano una piramide di patate sul ciglio della strada, con un pezzo di cartone con su scritto qualcosa che a senso si poteva tradurre "il prezzo fatelo voi" ed una scodella per gli spicci. Vero è che se uno andava al mercato, a Niğde al dettaglio le patate andavano a meno di 50 lire italiane al chilo (quindi circa 2 centesimi e mezzo di Euro al chilo), ma dubito che una cosa del genere sia mai stata particolarmente probabile in quell'altra penisola in mezzo al mediterraneo (probabilmente anche perché la produzione agricola è storicamente stata usualmente minore di quanto necessario alla sopravvivenza della popolazione, per cui c'è sempre stato un mercato interno che ne assorbiva la totalità o quasi).

secondo te perche' sarebbe desiderabile avere gente senza lavoro?

secondo te perche' sarebbe desiderabile avere gente senza lavoro?

Per avere la possibilità di scelta tra i migliori.

E quelli che migliori non sono non avrebbero diritto a vivere?

Si rimboccano le maniche e migliorano.

Trovano un lavoro diverso da fare, in cui riescono meglio. Oppure si mettono in proprio. Perché no?

Il concetto di base è che in un rapporto domanda/offerta, è molto meglio che l'offerta superi la domanda. Se 100 contandini vanno al mercato a comprare 100 mele (perché hanno saputo che una mela al giorno, leva il medico di torno) e ne trovano 90, ben 10 rimarranno senza. Significa fame e non va bene. Questo indurrà i produttori a cercare almeno di soddifare la domanda, producendo 100 mele o anche di piu'. Oppure importando la differenza, scegliendo pero' la produzione migliore. Se ce ne fossero 100, i primi clienti scelgono le migliori e l'ultimo sceglie lo scarto di tutti. Questo induce i produttori a migliorare costantemente la qualità (per non essere scartati). Ma per poter scegliere e non prendere scarti occorre che le mele siano 110. Qualche mela verrà scartata (non sono tutte uguali) ma le 100 vendute in questo caso sono migliori delle stesse 100 mele di quando l'offerta è uguale alla domanda. Caso simile per i lavoratori. Se questo mese 100 datori hanno deciso di assumere una persona ciascuno, i primi selezioneranno i migliori con i colloqui, e se la domanda corrisponde all'offerta, l'ultimo prederà il caso peggiore. (evito di esaminare il caso in cui qualcuno abbia imposto un salario minimo, caso ancora piu' disastroso). Se io devo assumere qualcuno ho bisogno di un'offerta vasta tra cui scegliere ed inoltre se la domanda fosse uguale all'offerta, ogni lavoratore saprebbe di trovare sempre lavoro e quindi non avrebbe alcun incentivo a migliorare.

Si sta facendo un discorso teorico generale?

Perchè altrimenti si sta confondendo la Danimarca con l'URSS buonanima.

La Danimarca è un paese piccolo, ma le statistiche evidenziano che attiri immigrati laureati in buona percentuala (superiore a quella nostra ca va sans dir) e, anche a naso, credo sia molto più facile che un "migliore" italiano vada a lavorare lì piuttosto che il contrario.

Ulteriore evidenza (ok, empirica e deduttiva), che il loro sistema non crea questa gran carenza di migliori, è il livello di ricchezza e la qualità di vita del paese secondo praticamente tutti gli indicatori internazionali.

Quindi: o il loro sistema non incide tanto sulla possibilità di scegliere/sviluppare i migliori, o sono tutti bravi, o sono cretini di talento.

"PS: ma davvero considerate che la piena occupazione sia un obbiettivo auspicabile?"

Qualcuno lo aveva ritenuto un obiettivo auspicabile

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

( i' ) Renzi

floris 1/11/2011 - 15:52

Nel week end alla stazione Leopolda di Firenze si è svolta la convention dei rottamatori guidata dal sindaco della città Matteo Renzi.

Su questo evento ci sarebbe IMHO moltissimo da dire, ma per carità verso lo sventurato lettore mi limito a segnalare un paio di passaggi significativi:

Un intellettuale di sinistra che  accusa la sinistra di conservatorismo e pronuncia frasi rivoluzionarie per quella parte politica, dicendo tra l' altro che per il debole il rischio è un' opportunità di riscatto. (nota: l'incipit non deriva da manie di grandezza di Baricco, ma dalla consegna da svolgere nei cinque minuti a disposizione di tutti: sono presidente del consiglio, vi dico cosa farei )

MR  che nel suo discorso  ( saltate pure i primi dieci minuti ) conclusivo dice che i tagli alla politica sono necessari da un punto di vista morale ma non saranno questi a risollevare l' economia italiana, e tra l' altro critica direttamente Fassina e dice che al suo posto preferirebbe uno Zingales (min 6:10 del video).

 

Dalla "convention" è inoltre uscito un documento non definitivo con cento proposte. Niente di nuovo, ma molte sembrano sensate ( altre fumose, altre no e basta ) e sopratutto di stampo chiaramente liberale, anche se la parole liberismo o affini non vengono mai pronunciate. Quest' ultimo aspetto è per me altamente positivo: vista la valenza ideologica che il termine ha in Italia, evitarlo aiuta a fare proposte in maniera laica ed evitare per quanto possibile di ricreare lo scontro lib/soc che fa saltare qualsiasi discussione razionale. In un paese di liberalidelc dove ci si etichetta liberali per proporre o approvare leggi liberticide questo pregio vale doppio.

 

Secondo voi nelle proposte c' è abbastanza ciccia per farci un articolo di analisi/critica?

Lo chiedo anche perché a naso credo siate un luogo di discussione seguito da chi ha partecipato all' evento, e quindi una vostra opinione sarebbe molto utile al dibattito.

 

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