Letture per il fine settimana, 27-11-2010
Questa settimana: un po' di American Dream sopravvive; sulla non ovvia differenza tra aumento dei sussidi e taglio delle tasse; per quanto ancora dobbiamo sentire diagnosi keynesiane sulla crisi; il dibattito sul cambio climatico continua; proposte di riforma fiscale; sui recenti decreti attuativi del federalismo fiscale; ''too big to be prosecuted'', part 2.
Buona lettura e buon fine settimana.
- Storie di mobilità sociale negli USA, per immigrati illegali;
- In una colonna sul New York Times, Greg Mankiw solleva un punto abbastanza ovvio ma spesso trascurato: molti cosidetti ''tagli mirati delle tasse'', sono in realtà del tutto equivalenti a sussidi. Tanto per fare un esempio nostrano, la cosidetta detassazione dei premi di produzione è semplicemente un sussidio a una particolare forma contrattuale.
- John Taylor spiega perché, a suo modo di vedere, lo stimolo fiscale non è servito a uscire dalla crisi: se la diagnosi è errata, la cura spesso non funziona.
- L'apparente unanimità scientifica fra i climatologi non sembra così granitica come poteva sembrare tempo fa. Judith Curry, non esattamente l'ultima arrivata fra i climatologi, qualche dubbio sembra avercelo.
- A Sir James Mirrlees hanno chiesto che sistema fiscale sarebbe ottimo. Lui ha messo al lavoro i discepoli e prodotto un rapporto che ha dentro di tutto, ma che a occhio e croce non convince. Vedete un po' voi.
- Salvatore Tutino, del Centro Europa Ricerche, analizza i recenti decreti attuativi del federalismo fiscale. Indipendentemente da tutte le altre considerazioni, è veramente difficile dire che sta aumentando la responsabilità fiscale a livello locale quando lo stato centrale si prende la briga di dire su quali redditi e su quali scaglioni si possono imporre le addizionali dell'imposta sul reddito.
- Qualche mese fa Giulio discusse le singolari teorie giuridiche dell'ineffabile (ora ex) ministro Scajola. Il buon Scajola se la prendeva con le indagini che coinvolgevano Fastweb e Telecom Italia Sparkle, dicendo in sostanza che chi fa soldi dovrebbe essere immune da indagini giudiziarie. Il commento di Giulio fu che ''la "dottrina Scajola" non è più realista del re, è semplicemente e profondamente indecente, immorale, o più semplicemente stupida e rivelatrice del marciume e della illogicità nelle quali sguazza il Belpaese.'' Bene, è utile osservare che la ''dottrina Scajola'' è sopravvissuta alla dipartita dal ministero dell'illustre acquirente di immobili. In relazione all'indagine su Finmeccanica-Enav infatti nientepopodimenoche il boss supremo della banda si è premurato di avvisarci che non bisogna disturbare ''chi costituisce con la propria capacità operativa la forza del Paese''. Nulla che non ci si attendesse, però fa schifo lo stesso.

