Letture per il fine settimana, 4-6-2011

4 giugno 2011 sandro brusco

Questa settimana: Di Pietro abbraccia i signoraggisti; un'analisi della candidatura di Christine Lagarde al Fondo Monetario; le imprese dei comuni italiani; Augusto Barbera sulla riforma elettorale; federalismo fiscale e regioni a statuto speciale.

Buona lettura e buon fine settimana.

34 commenti (espandi tutti)

Ma perche' vuoi togliere Di Pietro da questa pesca? Se l'e' cercata da solo e mostra molto bene la sua competenza e la competenza di quelli che sta ad ascoltare. Non mi aspetto altro da lui e dai suoi sodali. Quel fenomeno di Scilipoti non lo aveva messo in lista lui? Non credo che Di Pietro non sapesse a cosa si interessasse il suo ex compagno di partito. Posso sperare che non si aspettasse un tradimento, ma Scilipoti non ha mai fatto mistero di correre dietro a tutte le peggio baggianate complottarde. MI aspetto che la prossima interrogazione l'IDV la fara' sulle scie chimiche o sui terremoti scatenati dall'uomo a guisa di "armi sismiche".Sarebbe perfettamente in linea con le posizioni di quel partito.

Accidenti, al peggio non c'e' mai limite! Se nessuno in IDV ha realizzato che questi argomenti sono totalmente squalificanti per chi li solleva, vuol dire che sono veramente messi male.

 

Prima di tutto un saluto: è da tempo che seguo questo blog ma non ho mai commentato (anche perchè la mia competenza in economia non è che sia granchè), ma questa volta non sono riuscito a trattenermi.

Fino ad oggi non ho mai votato (bhe, ho anzhe 21 anni, non ho visto tante elezioni), ma se ci fossi andato l'unico partito che mi sembrava avere un senso era l'IDV. Certo, le loro idee economiche fanno schifo (o meglio, sono schizofrenici: nel parlamento europeo stanno con i liberal democratici e poi portano ex-PCI nel parlamento italiano...), ma dall'altra parte c'è pur sempre BS, quindi...

Ma l'interrogazione parlamentare su signoraggio e scie chimiche no, sono troppo. Io mi chiedo, ma com'è possibile? come può un parlamentare, una persona che ha fatto pure il magistrato, credere alla banzane che si leggono su certi blog assurdi? queste cose me le aspetto dai grillini, da molti lettori del Fatto, ma da un parlamentare è troppo!

Dall'altra parte abbiamo persone che votano dicendo che BS ha telefonato alla questura perchè credeva davvero che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak, ma almeno loro lo fanno per interesse, mica ci credono davvero! invece qui siamo davanti a persone (Di Pietro è uno, ma immagino ci sia gente molto simile per esempio in SEL) di una ingenuità senza precedenti (per non dire altro).

Ricordo una frase di Montanelli: " le persone capaci continueranno a tenersi a distanza di sicurezza dalla "cosa pubblica", lasciando il posto ai furbastri (magari bravi) e alle mezze cartucce (magari oneste). Così, purtroppo, vanno le cose in questo bizzarro paese".

Davvero non possiamo aspirare a qualcosa di meglio noi poveri italiani?

Io mi chiedo, ma com'è possibile? come può un parlamentare, una persona che ha fatto pure il magistrato, credere alla banzane che si leggono su certi blog assurdi? queste cose me le aspetto dai grillini, da molti lettori del Fatto

Ossia buona parte del suo elettorato potenziale.Non credo che DP sia cosi' stupido o ignorante, ma piuttosto in malafede.

Davvero non possiamo aspirare a qualcosa di meglio noi poveri italiani?

Per aspirare a qualcosa di meglio dovremmo farci una cultura civica che non abbiamo.Nei paesi civili un partito che candidi uno a caso tra BS, Cuffaro, Bassolino, Bossi o Mastella si condannerebbe al ghetto da 5% o meno.Ed uno che candidasse Scilipoti o Veltroni (nel 2008, che nel '95 ci poteva anche stare) sarebbe sepolto da una risata.

Qui tutti se ne fregano e votano per "il loro figlio di puttana" e/o quello che gli promette qualche mancetta.

Ma l'interrogazione parlamentare su signoraggio e scie chimiche no, sono troppo. Io mi chiedo, ma com'è possibile? come può un parlamentare, una persona che ha fatto pure il magistrato, credere alla banzane che si leggono su certi blog assurdi? queste cose me le aspetto dai grillini, da molti lettori del Fatto, ma da un parlamentare è troppo!

Il problema e' che da un punto di vista culturale gli italiani, sia le masse sia una grande parte delle elites, solo rimasti fermi al tardo medioevo e non sono stati capaci di assimilare e far propri i progressi realizzati altrove sull'analisi razionale, empirica, quantitativa e scientifica della realta'.

Diversi fattori esacerbano questo problema di base della societa' italiana.

I partiti di massa, a partire dall'introduzione del suffragio universale, ricercano il consenso delle masse sfruttando la loro ignoranza.  Questa e' una tendenza universale, ma molto piu' limitata altrove grazie alla qualita' delle elites. Le elites italiane, pur scadenti per avanzamento culturale, hanno comunque conoscenze piu' avanzate delle masse e potrebbero limitare il populismo dei partiti di massa ma:

  • in Italia le elites sono molto piu' screditate presso le masse rispetto ai Paesi avanzati
  • in Italia le elites sono piu' faziose, quindi pronte a coprire le favole dei partiti per le masse o contribuire ad inventarle
  • in Italia le elites sono piu' disoneste, meno civiche, e piu' inclini ad usare lo Stato per ottenere vantaggi personali

Per migliorare occorrerebbero elites e partiti che sappiano combinare conoscenze moderne, onesta', efficienza amministrativa, capacita' di comunicare. Una buona approssimazione potrebbe essere Giancarlo Pagliarini, ma ce ne vorrebbero tanti e bisognerebbe anche che gli elettori italiani non fossero cosi' stupidi da continuare a votare i rubagalline contaballe che amano eleggere ora, scegliendoli anche usando il voto di preferenza personale quando disponibile.

Alberto,

stante pure la veridicità di quanto dici, credo che nel caso IDV valga una condizione un po' differente. E' un partito carismatico, legatissimo alla figura del suo padre padrone, e come tutte le organizzazioni populiste con un capo pigliatutto, la "democracità" del movimento se la rifanno dando voce a tutte le cretinate possibili e immaginabili. Cioé non voglio discutere gli stati psicologici di Di Pietro e compagnia, ma alla fin fine credo che manco loro credano a ste troiate delle scie chimiche. Poi ovviamente, elettori stronati, o suggestionabili, leggono siti sulle scie, commentano, leggono ancora e poi... bussano ai partiti per chiedere conto di quelle voci. E siccome siamo in Italia, dove un piatto di pasta e un'interrogazione parlamentare o in qualunque altra assemblea non si nega a nessuno, allora la segreteria del parlamentare la butta giù: cosa costa scrivere quattro domande raffazzonate e dimostrarsi sensibili alle paure di alcuni che si mobilitano e si organizzano con insistenza e ostinazione? E davvero di interrogazioni ne esistono moltissime e e strampalate assai.

Sul fatto di dare voce a tutti, anche a chi crede alle scie chimiche...io credo che partiti seri non possano e non debbano coltivare questo pluralismo demenziale, ma noto che la cosa si espande sempre di più, specie a sinistra. 

E' un sabato pomeriggio un po' ozioso e ho poca voglia di lavorare, per cui mi lancio in qualche considerazione alla buona.

La domanda e': Di Pietro c'e' o ci fa? E' un astuto furbacchione che ingrossa il bottino elettorale acchiappando frange di lunatici oppure e' un credulone che veramente si abbevera ai blog cospirazionisti? Difficile a dirsi. Per essere sveglio, il tipo e' indubbiamente sveglio, per cui uno penserebbe che ci fa. Ma e' anche uno che ha mostrato varie volte di non essere molto capace nella scelta delle persone e nei rapporti interpersonali. Alla fine, credo di dover concludere che c'e', ma la cosa e' un po' piu' complicata che una scarsa capacita' di analisi. Provo a spiegarmi.

Qual e' il costo di dar retta (o far finta di dar retta) a signoraggisti e sciachimisti? In termini puramente elettorali, molto basso. I voti che Di Pietro perdera' per questa interrogazione sono molto pochi, sospetto quasi tutti concentrati tra i lettori di questo blog. D'altra parte non saranno nemmeno molti i voti acquisiti, ma probabilmente il net balance e' positivo. Poca roba comunque, poche centinaia di voti, forse anche meno. Il costo vero quindi non e' elettorale, ma e' un altro. E' il completo screditamento nell'intellighentsia, la perdita di consenso nella ristretta fascia di elettorato che tiene seriamente al metodo scientifico. Parlando solo di politica economica, la gente di istituzioni come la Banca d'Italia per esempio fara' molta piu' fatica a prenderlo sul serio ora che nel passato. Lo stesso vale per un sacco di altro economisti che gravitano nell'area del centrosinistra.

Ora, il punto e' che questo e' un costo grosso solo se il progetto di Di Pietro e' quello di costruire un grande partito di massa. E' solo in quel caso che veramente hai bisogno di intellettuali, quadri di partito acculturati, persone in grado di fornire buone idee di policy etc. Se il progetto e' invece quello di continuare a mantenere IdV come un piccolo feudo personale, destinato a non crescere, allora il costo e' basso o addirittura non c'e'.

In un certo modo Di Pietro e' come un padroncino di una piccola azienda timoroso che l'eccessiva crescita finisca per sottrarla al suo controllo. In ambito economico questa forza e' tipicamente bilanciata dalla prospettiva di guadagno. Se l'azienda cresce e non riesci piu' a gestirla cio' e' seccante perche' ti si rompe il giocattolo, ma al tempo stesso fai un fracco di danari vendendola. In politica questo meccanismo compensativo non esiste. Se veramente l'IdV finisse per crescere e rimpiazzare il PD come principale partito della sinistra, e' probabile che a Di Pietro spetterebbe al piu' qualche carica da padre nobile; ma il giocattolo non sarebbe piu' suo.

Bottom line: pazienza se si resta piccolini, pazienza se si perdono i contatti con la cultura, pazienza se ogni tanto si fa qualche figuraccia con certi professori supponenti. L'importante e' continuare a mantenere, in un modo o nell'altro, quella fettina di voti che permette di essere rilevante sulla scena nazionale. Senza pero' assumersi la responsabilita' di rifondare un discorso progressista, responsabilita' che non sarebbe eludibile se IdV volesse veramente scalzare il PD come principale partito della sinistra.

A queli che dicono che alla fine anche il PD non e' che stia elaborando gran che' rispondo in due modi: a) non ho mai visto, ed e' inimmaginabile che avvenga, Bersani fare interrogazioni sul signoraggismo; il peggio che si vede da quelle parti e' il civettamento con gli ''economisti eretici''. Which is really bad and sad, but still an order of magnitude away. b) Gli sfidanti hanno un compito piu' duro degli incumbents. Il PD puo' contare su pezzi stratificati di cultura e abitudini elettorali dure a morire. IdV dovrebbe ricominciare da capo.

Io resto convinto che Di Pietro ci creda davvero a quello che scrive; credo che sia in buona fede, e che è la semplice ignoranza (e ingenuità) a fargli difetto. Tra i suoi elettori sicuramente vi è una parte (piccola, il grosso lo segue sul tema della giustizia) di "complottisti", e tutto nasce a mio avviso dalle domande dei suddetti personaggi.

Su youtube ho trovato questo: http://www.youtube.com/watch?v=zIG3BpdJSwU

E secondo me è da sistuazioni del genere che è iniziato tutto: l'evidente sfiducia nel sistema politico-giornalistico dominante ha (sempre secondo una mia opinione) portato Di Pietro ha cercare informazioni attraverso canali "non convenzionali" (leggasi internet), dove chi non ha una certa conoscenza può rimanere fregato. Certo, è allucinante pensare che il padre-padrone di un partito sia cosi povero intellettualmente e che non riesca a trovare NESSUNO nel suo partito che gli spieghi come funziona il mondo (o in questo caso, internet), ma questo fa difetto alla loro intelligenza, non alla loro buona  fede.

Desiderio di portare a galla scandali/ingiustizie e quant'altro ad ogni costo insieme alla troppa fiducia in sistemi d'informazioni "alternativi" sono, a mio parere, la causa di certe uscire dei membri dell'IDV.

Per Luisiani: sfortunatamente sono d'accordo con quello che dici: le elites italiane sono, mediamente parlando, molto meno che mediocri. Per quel che riguarda la politica non c'è nemmeno da discuterne, mentre per la grande imprenditoria abbiamo un discreto numero di pregiudicati affiancate da persone che sono li grazie a rapporti privilegiani con politici e che MAI in vita loro hanno dovuto confrontarsi con il mercato. Anche questo, immagino, è uno dei frutti di un sistema di rendite dove ciò che conta è esser nato con un cognome importante ed aver un buon rapporto con il governo di turno.

Purtroppo l'effetto piu' devastante delle uscite signoraggiste non è tanto quello di mettere in evidenza l'ignoranza di chi le propaganda. E' quello di mettere in ombra i reali inconvenienti del funzionamento delle banche centrali 

Emettendo moneta dal nulla in monopolio a costo sostanzialmente nullo le banche centrali redistribuiscono ricchezza a vantaggio di chi è piu' vicino a loro a meno di assumere fantasticherie come quelle secondo cui tutti saprebbero tutto quello che c'è da sapere o che la moneta cada uniformente dal cielo. Cioè "idee" assimilabili al signoraggismo. Manipolando i tassi di interesse le banche centrali producono bolle e investimenti errati che prima o poi devono essere liquidati con le conseguenze che conosciamo

I signoraggisti pensano che i proventi del signoraggio debbano essere trasferiti allo stato poiche ingenuamente lo identificano con i governati ("lo stato siamo noi"), aggiungono quindi all'errore la tragedia di attribuire il monopolio dell'emissione anzichè a Trichet magari a Di Pietro

Di Pietro prima di fare un'interrogazione parlamentare poteva chiedere lumi non solo all'interno del suo partito (dove effettivamente i similScilipoti non potrebbero essergli di aiuto) ma anche a vari professori universitari ed esperti economisti, anche qui su nfa.

Non l'ha fatto non perchè lui "ci creda", ma per il cinico calcolo che spiega sopra Sandro.

Di signoraggio e scie chimiche non gliene frega niente! E' stato Ministro del governo della Repubblica, mica posteggiatore a Montecitorio. Sa benissimo "se" e "quali" complotti sono in atto (ammesso che ve ne siano). Soprattutto: sa benissimo che anche i paranoidi ignoranti vanno a votare e che il loro voto conta come il tuo ed il mio.

In un certo modo Di Pietro e' come un padroncino di una piccola azienda timoroso che l'eccessiva crescita finisca per sottrarla al suo controllo. In ambito economico questa forza e' tipicamente bilanciata dalla prospettiva di guadagno. Se l'azienda cresce e non riesci piu' a gestirla cio' e' seccante perche' ti si rompe il giocattolo, ma al tempo stesso fai un fracco di danari vendendola. In politica questo meccanismo compensativo non esiste. Se veramente l'IdV finisse per crescere e rimpiazzare il PD come principale partito della sinistra, e' probabile che a Di Pietro spetterebbe al piu' qualche carica da padre nobile; ma il giocattolo non sarebbe piu' suo.

Bottom line: pazienza se si resta piccolini, pazienza se si perdono i contatti con la cultura, pazienza se ogni tanto si fa qualche figuraccia con certi professori supponenti. L'importante e' continuare a mantenere, in un modo o nell'altro, quella fettina di voti che permette di essere rilevante sulla scena nazionale. Senza pero' assumersi la responsabilita' di rifondare un discorso progressista, responsabilita' che non sarebbe eludibile se IdV volesse veramente scalzare il PD come principale partito della sinistra.

Riflessione, a mio avviso, perfetta. Particolarmente acuta la parte che ho qui quotato.

Condivido il concetto di base, ma con due "distinguo":

- culturalmente e politicamente Di Pietro è sicuramente "di destra" anche se i suoi elettori sono prevalentemente "di sinistra".

- esiste la concreta possibilita che LdM gli soffi il controllo del partito: già alle scorse europee prese più voti di AdP in TUTTE le circoscrizioni.

mi pare che il signoraggio (con Bilderberg, Goldman Sachs, ....) sia un tema molto caro alla dx radicale.

Giacinto

palma 4/6/2011 - 12:23

pieta'aaaaaaaaaaaaaaaaaa

Segnalo per chi volesse leggere qualcosa di positivo nel disastro italiano, recentenente celebrato senza alcuna ragione, questo articolo su Repubblica Affari e Finanza del 3/5/2011 da cui si legge che esistono imprenditori eroici che raggiungono i vertici mondiali in alcuni settori di nicchia pur operando nel disastrato Sud Italia quasi senza legge oltre che soffocato dalla duplice morsa della criminalita' organizzata e di istituzioni statali e locali soffocanti, corrotte e disoneste.

Di Pietro mi ricordo che già qualche anno fa aveva parlato in tv sia di scie comiche che di signoraggio (prima delle elezioni 2006).....se è ancora lì vuol dire che o appoggiare baggianate come queste porta molti voti, oppure i suoi collaboratori sono più stupidi di lui.

Per gli appassionati di politica monetaria segnalo le considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia del 31-Maggio-2011, forse l'ultime dell'attuale governatore qui. (19 pagg.)

Disponibile anche la traduzione inglese.

Per gli appassionati di politica monetaria segnalo le considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia del 31-Maggio-2011, forse l'ultime dell'attuale governatore qui. (19 pagg.)

Mario Draghi si conferma una delle poche persone veramente valide nelle istituzioni italiane. Consiglio di prendere nota di alcuni brani:

Va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile: la
durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e
colloca l’Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla
Banca Mondiale; l’incertezza che ne deriva è un fattore potente di attrito nel
funzionamento dell’economia, oltre che di ingiustizia. Nostre stime indicano
che la perdita annua di prodotto attribuibile ai difetti della nostra giustizia
civile potrebbe giungere a un punto percentuale.

Occorre proseguire nella riforma del nostro sistema di istruzione, già in
parte avviata, con l’obiettivo di innalzare i livelli di apprendimento, che sono
tra i più bassi nel mondo occidentale anche a parità di spesa per studente
.
Troppo ampi restano i divari interni al Paese: tra Sud e Nord, tra scuole della
stessa area, anche nella scuola dell’obbligo. Nell’università è desiderabile una
maggiore concorrenza fra atenei, che porti a poli di eccellenza in grado di
competere nel mondo; è ancora basso nel confronto internazionale il numero
complessivo di laureati. Secondo valutazioni dell’OCSE, il distacco del
sistema educativo italiano dalle migliori pratiche mondiali potrebbe implicare
a lungo andare un minor tasso di crescita del PIL fino a un punto percentuale.

La concorrenza, radicata in molta parte dell’industria, stenta a propagarsi
al settore dei servizi, specialmente quelli di pubblica utilità. Non si
auspicano privatizzazioni senza controllo, ma un sistema di concorrenza
regolata, in cui il cliente, il cittadino sia più protetto. La sfida della crescita
non può essere affrontata solo dalle imprese e dai lavoratori direttamente
esposti alla competizione internazionale, mentre rendite e vantaggi monopolistici
in altri settori deprimono l’occupazione e minano la competitività
complessiva del Paese.

I progetti finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale vengono
eseguiti in tempi quasi doppi rispetto a quelli programmati, contro ritardi
medi di un quarto in Europa, e i costi eccedono i preventivi del 40 per cento,
contro il 20 nel resto d’Europa. Nell’alta velocità ferroviaria e nelle autostrade
i costi medi per chilometro e i tempi di realizzazione sono superiori a quelli di
Francia e Spagna, in una misura solo in parte giustificata dalle diverse condizioni
orografiche.

Buttando lo sguardo al di là delle Alpi, notiamo che nei sistemi bipolari assistiamo a una maggiore capacità decisionale delle istituzioni di governo, un minore ricorso all’indebitamento e al deficit di bilancio.

Non capisco da dove nasca questa convinzione.

Il Paese che ha fatto meglio per quel che riguarda il controllo delle finanze in Europa è questo:

http://www.swissinfo.ch/ita/politica/Debito_pubblico:_la_Svizzera_in_controtendenza.html?cid=15413540

un paese che non ha nemmeno il concetto di maggioranza ed opposizione parlamentare. E tantomeno di alternanza.

Un altro Paese, più normale, cioé la Germania, decide la maggioranza di governo dopo le elezioni, in Parlamento. Tanto che, tra il 2005 e il 2009, in Germania si è avuta una Grosse Coalition tra i due partiti maggiori, che ha introdotto la famigerata rifroma costituzionale che impone vincoli all'indebitamento ed il pareggio di bilanico entro il 2016.

Altro Paese che ha sempre fatto bene sul fronte conti pubblici (nonostante l'abnorme tassazione): la Svezia, abituatissima a governi di minoranza.

Non sto affermando che il sistema apolare (? multipolare? boh) sia migliore di quello bipolare, sto solo dicendo che secondo me il problema non sta lì (e tantomeno la soluzione).

Ciao Valerio, sono l'autore dell'articolo sulla riforma elettorale (che o è maggioritaria o non è) comparso su Libertiamo e che citi :)

La Germania e la Svezia sono - a tutti gli effetti - sistemi bipolari. Non sono certamente sistemi maggioritari, ma ciò non preclude affatto la presenza di una alternanza stabile e stabilita fra due poli (Socialdemocratici/Nuovi Moderati (che con altri formano l'Alleanza per la Svezia) in Svezia ___ CDU/FTP - SPD in Germania). Il sistema tedesco (come il sistema svedese) è un proporzionale che "fotografa" una situazione - di fatto - bipolare.

Ma non sei l'autore della breve biografia che segue al tuo link. Vero? :)

No, no, quello è Emil Cioran :D

Tuttiavia rispetto alla Svizzera io personalmente ritengo molto piu' bipolare l'Italia dal 1994 in poi. Il fatto che il governo Svizzero sia piu' efficiente e lo Stato svizzero piu' leggero rispetto all'Italia dipende probabilmente da ragioni culturali molto piu' che da motivi ingegneria elettorale che invece favorirebbero l'Italia.

Tra l'altro se ricordo bene c'e' stato un periodo in cui i liberali tedeschi hanno governato alleati dei socialdemocratici e contro CDU/CSU, quindi la Germania ha attraversato (senza danni direi) una fase in cui un partito non estremista si alleava con entrambe le parti politiche per governare.  Lo stessa fase si potrebbe aprire ora in Inghilterra, se alle prossime elezioni vincessero i laburisti, ma senza la maggioranza assoluta.

Nel caso inglese di governo di coalizione mi sembra che il fatto che (per ora) funzioni senza crisi, extra-deficit, extra-spesa pubblica sia indicativo del fatto che probabilmente le differenze culturali contano di piu' dell'ingegneria istituzionale.

Premesso questo, la cultura italiana non si puo' cambiare per legge e quindi siamo ridotti a legiferare su espedienti elettoral-istituzionali, dico solo che e' saggio essere cauti sui benefici di queste riforme possono portare in Italia. Per fare  un ultimo esempio, anche l'introduzione del maggioritario di seggio nel 1994 e' stato ampiamente scavalcato con desistenze e alleanze elettorali tattiche, mentre questi espedienti appaiono molto piu' constrastati in UK (anche se non inesistenti). In Italia il numero di partiti diversi rappresentati in Parlamento e' aumentato in seguito all'introduzione del maggioritario di seggio. Anche qui vedo differenze culturali all'opera.

Valerio, fare comparazioni puntuali tra un paese e l'altro e' poco produttivo; e' ovvio che ci sono molti fattori che determinano la politica di bilancio e il sistema elettorale e' solo uno di questi. Idealmente uno dovrebbe osservare lo stesso identico paese in due universi paralleli identici in tutto tranne che nel sistema elettorale. Ovvio che e' impossibile, per cui nelle indagini empitriche bisogna ingegnarsi. Ma determinare la influenza del sistema elettorale (o di qualsiasi altra caratteristica istituzionale, come ad esempio il livello di decentramento) e' cosa complicata che va fatta con cura, e non sempre i risultati sono tanto forti quanto vorremo.

Detto questo, ci sono diversi studi che mostrano come il proporzionalismo, e piu' segnatamente la necessita' di formare coalizioni governativa tende, ceteris paribus, ad aumentare la spesa pubblica e l'indebitamento. Dai un'occhiata al quarto capitolo di questa survey che ho scritto un po' di tempo fa, li' trovi anche le indicazioni bibliografiche.

Un articolo addirittura in inglese. Lo leggo non appena ho un po' di tempo.

Una curiosità: perché se l'autore è uno, il soggetto è "We"? Non è un po' esagerato? ;)

Eh, hai ragione. Pero' il ''we'' si usa quasi sempre in questi casi, non so bene perche'. Mi sono uniformato alla pratica. L'alternativa per non apparire altezzosi era cercarsi un coautore :-)

Nelle pubblicazioni scientifiche o nei saggi e' meglio usare il "noi" invece che l' "io". Era una regola che avevo letto tantissimi anni fa in "come scrivere una tesi di laurea" di Eco, e nella pratica l'ho poi sempre seguita. E' segno di umilta' da parte dell'autore, che con il "noi" riconosce che quello che sta dicendo o sostenendo e' frutto non solo del suo lavoro, ma di tutta la comunita' di intellettuali che lui ha sfruttato (che ha letto, con cui ha parlato, ecc.) per arrivare a dire quello che dice. I testi che usano l' "io" a me danno un po' il nervoso. Mi sanno di ingenua presunzione.

Oppure, usare le forme passive; ma l' "io" no.

Perche' sarebbe un segno di umilta' implicare "tutta la comunita' di intelletuali" nelle cose che uno scrive da solo? Magari la comunita' non e' daccordo. Per il resto, ci sono gli spazi appositi per ringraziamenti e bibliografia, no?

Secondo me e' solo una di quelle convezioni un po' strambe, ma innocenti; come portare la cravatta.

(non ricordo dove ho letto la lamentela di un altro accademico che diceva grosso modo: "ok, in qualche caso il "noi" va bene se si vuole coinvolgere il lettore - ad esempio 'we then show that x=y since ...'  e possiamo immaginare autore e lettore controllare la prova insieme; ma e' ridicolo dire 'we review la literature on z ...'; la literature review la faccio io che scrivo, non il lettore")

Wow, speravo in una risposta, ma non da parte dell'autore dell'articolo!

Ri-rispondo dopo aver letto l'articolo consigliato da Brusco, sopra.

http://www.corriere.it/sport/speciali/2011/motomondiale/notizie/gp-catalunya_ef40195c-8de5-11e0-b332-ace1587d6ad6.shtml

assieme a dipietro, mettiamoci pure i piloti di motogp, e lorenzo in particolare: «Voglio convincere il maggior numero di piloti a non correre in Giappone. Chiedersi per tutta la vita se si è stati o meno contagiati da radiazioni non è un pensiero che mi fa sentire bene."

lo aveva già dichiarato domenica scorsa, nel frattempo nessuno ha voluto o potuto spiegargli nulla.

Qualcuno spieghi al genio, che 17enne faceva pubblicità alla birra con il casco della moto in mano, anche i rischi causati dal consumo di alcool così magari si tranquillizza :-)

Errata Corrige

Pardon ho confuso Lorenzo con Valentino Rossi quindi il commento sopra è senza senso.

Chiedo scusa: di motociclismo so solo che il primo è di Mallorca, il secondo di Pesaro e che si corre su 2 ruote.

E' anche utile sapere che tra il circuito auto/motociclistico di Motegi (ツインリンクもてぎ) e la centrale nucleare di Fukushima vi e' una distanza di 122 km. Non e' che sono proprio vicini, eh.

Anche Di Pietro? Del resto l'Italia è il paese dove ci si può laureare in Economia degli Intermediari Finanziari con tesi su "La Banca d'Italia, il Signoraggio e il Nuovo Ordine Mondiale" (http://www.signoraggio.com/pdf/tesi_tamburro.pdf), dove viene perfino discusso il ruolo nientepopodimeno delgi Illuminati alla creazione del New World Order. Consiglio di leggersela per rendersi conto della situazione in cui si trovano certi atenei nel nostro Paese. Se qualcuno a Padova avesse tentato di proporre un' allucinazione di questo tipo come tesi lo rispedivano alle medie.

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