Letture per il fine settimana, 4-9-2010

4 settembre 2010 andrea moro e sandro brusco

Questa settimana: sul feticismo del settore manufatturiero; tassi di interesse bassi e deflazione; quanto costa l'inefficienza della SIAE?; ancora sul risultato elettorale australiano; una spiegazione sintetica della proposta del nuovo ulivo; intervista a Crespi sull'appeal elettorale di Fini; una conferenza organizzata dagli studenti bocconiani liberali il 10-11-12 ottobre.

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Il Sole 24 Ore pubblica la traduzione di un intervento di Jagdish Baghwati, uno degli economisti internazionali più prominenti a livello mondiale. Baghwati discute il luogo comune secondo cui la manifattura gioca un ruolo speciale nell'economia.
  • La blogosfera neokeynesiana (Krugman, Thoma, De Long, etc...) reagisce strappandosi le vesti ad una frase pronunciata da Narayana Kocherlakota, presidente della Federal Reserve Bank di Minneapolis. L'ottimo Steve Williamson invita alla calma (links al discorso e agli altri commenti sul suo post), con scarsi risultati, e alla fine sembra perdere la pazienza pure lui.
  • Diego Menegon ha prodotto per l'Istituto Bruno Leoni uno studio comparando l'efficienza della SIAE (a cui è garantito un monopolio legale) nella gestione dei diritti d'autore a quella di varie esperienze estere. La conclusione è che ''[l]a minor efficienza della SIAE rispetto agli organismi esteri equivalenti costa agli autori, ai discografici e ai fruitori di opere musicali protette (quindi ai consumatori) 13,5 milioni di euro.''
  • So che ci deve essere almeno un'altra persona che legge questo blog ed è interessato al sistema elettorale australiano. A tale persona consiglio la lettura (un po' datata) di questo post sul blog world elections.
  • Dal blog di Pippo Civati, consigliere regionale PD lombardo, una spiegazione sintetica della differenza tra vecchio e nuovo ulivo.
  • Luigi Crespi gestisce la omonima società di sondaggi e ha ultimamente lavorato per Fini e il suo raggruppamento. In una intervista a Il Secolo snocciola un po' di numeri, che a naso a me appaiono un po' troppo ottimisti. Quello che però mi fa più infuriare è questa persistente abitudine dei sondaggisti e giornalisti italiani a ''sbattere il numero in prima pagina'' senza un minimo di spiegazione. Per esempio, Crespi dice che tra i potenziali elettori di Fini ''ben il 25% è rappresentato proprio da delusi di centrodestra, che alle ultime elezioni europee, ad esempio, non si erano recati alle urne''. Sì, ma siccome le europee hanno sempre partecipazione più bassa delle politiche, cosa significa veramente questo in termini di recupero dell'astensione? E qual è l'intervallo di confidenza per un numero del genere, che presumo sia piccolo assai? E l'astensione per gli altri partiti come va? D'accordo, è ingiusto prendersela con Crespi, visto che lo fan tutti, ma oggi avevo sottomano lui.
  • In Bocconi, i ragazzi di Studenti Bocconiani Liberali (full disclaimer: ci hanno aiutato organizzando una presentazione del libro qualche mese fa) organizzano una conferenza internazionale di due giorni con varie persone (tra cui un redattore di nFA). L'obiettivo, ci dicono, è dare il via a un movimento europeo di studenti libertari. La deadline per la registrazione è il 20 settembre.

12 commenti (espandi tutti)

professor Brusco, per lavoro sono "costretto" a seguire le elezioni australiane: grazie per il link!

Io non sono "costretto" per lavoro ma mi da spunti di conversazione coi colleghi ;)

Cheers

Saluto il ritorno della mia rubrica preferita !

Una curiosità sulla SIAE e sul favoloso paese Italia:

ho recentemente fatto la scoperta che negli anni 60 vennero introdotte delle normative che garantivano che metà dei proventi destini all'autore del testo andassero al traduttore. Fino a qui tutto ok spesso il successo di un pezzo in quegli anni dipendeva dalla sua versione in italiano.

Il colpo di genio italico consiste che al traduttore spettava la stessa quota anche sui proventi italiani del pezzo suonato in lingua originale !

In sostanza bastava depositare in SIAE una traduzione di un pezzo straniero per beccarsi il 50% dei diritti (relativi ai testi) del pezzo sia che la quella versione venisse suonata o meno !

 

L' Ulivo

floris 4/9/2010 - 16:50

Sul dibattito interno al Pd intorno alla proposta di un nuovo Ulivo, suggerisco anche un intervista del sindaco di Firenze Matteo Renzi, con annesse repliche del presidente della Toscana Rossi e della Bindi, qui e qui, in cui tra l' altro si consiglia al giovane sindaco si uscire dal partito se non è d' accordo a candidare Bersani premier (ossia a perdere).

Segnalo anche di dare un' occhiata all' intervento di Di Pietro alla festa democratica a Torino, in cui il tonino straccia F. Marini (Franco? Francesco? che bei ricordi...) in casa sua. A qualcosa di simile, sempre ad una festa nazionale PD,  assistetti due anni fa a Firenze. A mio parere, da ciò si evince che il PD è disposto ad andare contro la sua "base" per seguire accordi politici. D' altra parte è palese che non è disposto a correre gli stessi rischi per tentare un rinnnovamento culturale (e forse manco gli viene in mente). La scelta fra le due opzioni la dice lunga sulla qualità dei dirigenti attuali del partito, sul suo futuro, e per chi crede nei benefici della concorrenza anche in politica, sul futuro dell' Italia.

 

Quando militavo nel disciolto PLI i sondaggisti ci attribuivano un "elettorato potenziale" del 10-15%; di rado abbiamo superato il 3%.

Andando nel merito, qualora le manovre di Fini risultassero nella caduta di un governo di centrodestra e nella sua sostituzione con uno nel quale fossero presenti le sinistre, è verosimile pensare che elettori del centrodestra gli esprimano gratitudine e lo votino?

Sulla tua domanda non saprei rispondere - mi interessa la premessa.

Questa cosa dei sondaggisti che davano il 10-15% come elettorato potenziale al PLI è secondo voi la fonte che ancora oggi certuni di ambiente liberale citano per dire "vedete? Abbiamo enormi potenzialità di crescita!" ??

Scherzi a parte, a me non sembra un'affermazione così peregrina. Il problema del PLI è che questi consideravano come elettorato di riferimento un segmento così ridotto della società che quel 3% era tutto sommato un successone.

Sono convinto che la parte "libertaria" degli argomenti dei Tea Party Patriots sia in grado di far presa verso chi produce e si sbatte quotidianamente contro quello che è "lo Stato" in Italia: basta vedere il successo di Oscar Giannino, che non si fa autoetichettare come libertario ma usa argomenti del tutto analoghi.

 

Sono d'accordo.

I liberali dovrebbero far capire che le politiche vanno contro gli interessi di tutti, come i salari minimi che danneggiano i lavoratori più deboli, e le pensioni anticipate che danneggiano i giovani, e la burocrazia che danneggiando le aziende danneggia anche i lavoratori.

Purtroppo per capire queste cose il livello di discussione deve includere cose incomprensibili ai più come la teoria economica di base. Invece Tremonti parla allo stomaco e probabilmente ha un vantaggio comparato in condizioni di così bassa informazione e razionalità, come è tipico nel dibattito politico.

E poi molti costi delle politiche itnerventiste sono di lungo termine: se l'INPS tra trent'anni esplode, ad esempio, oggi a nessuno interessa. La miopia favorisce i ciarlatani, e in politica è un problema molto evidente.

Mi piacerebbe vedere democrazie con elettori ragionevoli e informati e con un dibattito pubblico intellettualmente sostenibile, ma non ne vedo traccia.

Pietro, per questo tiravo in ballo i Tea Party Patriots.

Pochi riferimenti, chiari, comprensibili a chiunque - qualche concetto sarà anche sbagliato talvolta, ma poco importa. Questo va accompagnato a una formazione della classe dirigente su princìpi liberali che manco il PCI. Però per superare il 3%, raccolto peraltro quasi tutto nelle grandi città (come accade a Radicali Italiani, per dire), occorre fare casino.

Ok, non vi piace la sinistra. Ma se l'elettorato di destra avesse un sussulto di dignita' e modernita' e sostituisse un governo a guida Berlusconi con uno guidato da Fini?

Ovvero se l'Italia scegliesse una destra moderna e rispettabile come si fa nel resto d'Europa? Lo so che non succedera' (la fine della Voce di Montanelli docet), ma e' sempre bello sognare.

Ma non ti accorgi che Fini trova consensi soprattutto nell'elettorato di sinistra? Che sia il leader che il PD cerca da anni?

Fuori dal paradosso Fini si è oggettivamente separato dal suo elettorato tradizionale [un elettorato che ha tracciato una croce su un simbolo che riportava "Berlusconi presidente" - non dimentichiamolo] e dubito che ne abbia trovato uno nuovo per rimpiazzarlo. Per esserne sicuri bisognerebbe rivotare, ma sembra che nessuno abbia voglia di farlo.

Una precisazione. Il termine ''elettori potenziali'' l'ho usato io, e chiedo scusa perché ho indotto in errore. Il sondaggio di cui si parla nel post misura le intenzioni di voto, non l'elettorato potenziale. Ossia, per Crespi il 7% dell'elettorato dichiara che voterebbe Fini se si votasse ora [che questo sondaggio sia affidabile o no è altro paio di maniche].

Le domande sull'elettorato potenziale sono sempre del tipo ''prenderebbe in considerazione tale partito per il suo voto?''. E' a domande di questo tipo che il PLI faceva bene, ma scommetto facevano bene anche i radicali, i repubblicani e vari altri. La domanda serve a delimitare il perimetro di espansione massima del partito, che poi i dirigenti devono materializzare. Non è tanto strano che la percentuale di persone che ''prendono in considerazione'' un partito piccolo sia diversi multipli l'elettorato effettivo.

Abbiamo notato più volte come Voltremontone e i suoi difensori siano sempre stati assenti, nonostante siano stati ripetutamente invitati, ai dibattiti sul nostro libro. Oggi possiamo vedere quali sono gli avversari che piacciono a Tremonti e qual è il tipo di dibattiti che vuole fare. In breve: gli piace parlare di aria fritta con i pagliacci.

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