Il mago e il nazista

19 settembre 2008 enzo michelangeli
Il commercialista installatosi in via XX Settembre ha trovato un modo efficace di evitare le brutte notizie sull'economia italiana: zittire gli economisti. O, secondo l'espressione inglese, "kill the messenger".

Da sue dichiarazioni rese ieri, impariamo che le uniche previsioni precise "sono quelle retroattive", e perciò "è prudente non tener conto di quello che dicono gli economisti". Come diceva il ciarlatano Mago di Segrate di Diego Abatantuono, "impegnandomi molto, sono molto forte sul passato. Cioé, sul passato sò fottissimo. Forse, impegnandomi..., anche il presente. Eh, il futuro, riesco un po' meno. Ecco, per esempio: se mi cuncientro, riesco a stabilire che ieri era... mercoledì, oggi è... giovedì. Domani, non posso sbilanciarmi." L'esibizione procedeva poi con una dimostrazione di magnetismo, concluso con la sparizione di monete e gioielli incautamente messi a disposizione dai presenti.

Fin qui rientriamo negli standard di cialtroneria cui siamo stati abituati. Più preoccupante il pensatore da cui il Mago di Sondrio cerca supporto teorico: il giurista tedesco Carl Schmitt. Questo signore, che durante il nazismo fornì generose giustificazioni teoriche al totalitarismo, dopo la disastrosa conclusione della seconda guerra mondiale invitò i suoi colleghi a tacere sugli errori commessi dalla Germania nei dodici terribili anni precedenti.

Similmente, il Nostro afferma: "Oggi io dico «Silete economisti»". Con referenti culturali del genere per chi sta al governo, forse chi non ha ancora il passaporto valido farebbe bene a rinnovarlo per tempo.

51 commenti (espandi tutti)

Ecco qui il mago di Segrate in versione orginale.

Effettivamente il "salvataggio" Alitalia assomiglia molto all'esperimento 18 bis del Mago di Segrate.

Ciao Enzo.

Secondo me le esternazioni di Tremonti sono interessanti per tutto quello che dicono, oltre che sul soggetto che si produce in esse, anche per l'idea che danno dell'ambiente culturale italiano economico.

In primo luogo come tu dici fa riferimento a personaggi che da un punto di vista ideologico hanno detto cose che farebbero rabbrividire chiunque...ma il punto è che nessuno si sente in dovere di rispondere, non i giornalisti che molto gentilmente intervistano, nè gli accademici italiani, gli economisti intendo, che evidentemente sono legati a doppia mandata al sistema cialtronesco delle consulenze e dei centri studi foraggiati dalla politica. Dico: magari la dipendenza materiale in termini di consulenze  e prebende degli "studiosi" di economia italiana è solo una delle ragioni di tanto silenzio nei confronti del Mago Otelma di via XX Stronzate e mi piacerebbe davvero saperne di più. Inoltre qui facciamo tutti ironia sul fatto che il ministro dell'Economia sia fondamentalmente un commercialista, ma mi sembra di poter affermare che in genere molti Professori di Economia in Italia hanno come secondo lavoro, oltre a quello di docente anche il lavoro di commercialista, nè posso dimenticare la frase di un professore di economia che ho conosciuto che esordisce ogni anno nella sua lezione inaugurale dicendo: "vi insegnerò a fare in modo che se voi dovete 10 euro allo stato, alla fine sia lui a dovervene 20". Tutto questo per dire che qui su NFA facciamo un' ironia che magari uno non coglie perchè pensa: "il mio commercialista è ricco, sa come fottere lo stato (sogno di tutti gli italiani) ha la barca, la villa al mare e figli biondi, che più biondi non si può, ergo è un vincente...dunque beato Tremonti.

Inoltre mi sembra di avere già scritto che gli economisti italiani, o sedicenti tali, quali Tremonti, lo stesso Professor Prodi e Ciampi, sono fondamentalmente dei giuristi che hanno studiato l'economia dal punto di vista del diritto privato o societario (se non provenienti dalla gloriosa(?) Normale di Pisa dove hanno studiato lettere) e forse questo incide sulla mentalità statalista e regolamentatrice che manifestano quando parlano di economia.

Poi c'è tutta la questione della capacità predittiva delle scienze come l'economia. A me sembra di rivivivere i dibattiti del primi '900 sul rapporto tra scienze della natura e scienze dello spirito. Fra le mille cose che si potrebbero dire, dico quelle più facili e ad effetto:

1) Dire che l'economia non ha capacità predittive perchè non prevede il crollo dei titoli, le crisi economiche dovute all'aumento dei prezzi, credo che equivalga a dire che la fisica non serve ad un accidente nella costruzione di un aereoplano perchè un fisico non sa pilotare l'aereo e prevedere una catastrofe.

2) Potrei passare il resto dei miei giorni a studiare idrodinamica ma troverei cmque molto difficile descrivere fedelmente e con perfette capacità predittive il comportamento di un poco di panna in una tazzina di caffè caldo.

Ma ripeto questo sono fesserie di filosofia delle scienza, che non presuppongono quell'isomorfismo tra teoria e applicazioni di questa che Tremonti deve avere imparato chissà dove.

Il punto allora diventa questo. Di economia, Tremonti non sa e non vuo sapere, tacitando gli eocnomisti, si ispira a nazisti conclamati, la sua vocazione umanistica è vuota perchè non conosce nemmeno l'abc della filosofia della scienza...ma allora cosa rimane? I calzini a pois e la erre moscia....

PS: in un intervista al TG1, l'altra sera il nostro T. ha detto che in Italia le banche sono solide perchè hanno gli sportelli, e il sistema di controllo su di esse è severo. Ma l'intervistatore ha mancato di ricordare che avevano abolito il reato di falso il bilancio.

Per quanto riguarda l'ultima frase e la depenalizzazione del falso in bilancio, è da notare come nell'intervista originale a cui si rifà La Stampa, Tremonti dica che "Occorre un set di regole, vanno vietati «certi contratti», va inibito il ricorso a certi «paradisi legali» e con esso i bilanci falsi."

Ricordiamo che la legge sul falso in bilancio porta la sua firma (qui in fondo)

 

 

La storia di Tremonti e' la storia di tanti che oscillano a seconda di come girano le cose. Tanti erano "fascisti di sinistra" prima della fine della guerra, subito dopo si scoprirono comunisti. Il vero cemento tra le due esperienze? L'antiamericanismo che al di la' degli elementi razionalizzanti (antimperialismo, ecc.) era ed e' roba di bassa lega.

Ora T. si riscopre statalista. Cavalca la tigre. Quando leggo affermazioni di T. del tipo "nel '29 non c'erano la Fed e la Bce" rimango di sasso. La Fed c'e' dal 1913. I dibattiti al suo interno prima della crisi del '29 sono di straordinario interesse. Ma lui non se sa niente. E' quindi anche troppo facile attaccarlo personalmente. Il problema vero purtroppo e' che c'e' una deriva che ha una dimensione sovranazionale. Ed e' difficile da arginare.

Dove ha detto Tremonti che nel 29 non c'era la FED? Non l'ho visto.

Qui , l'anno scorso, sempre allo stesso giornalista del Corriere. Questa , invece, é la puntata precedente

Dove ha detto Tremonti che nel 29 non c'era la FED? Non l'ho visto.

Allora non leggi i miei commenti... ;-)

Prima cosa che faccio, ogni mattina. E' la memoria che non regge piu' la miacontinua fervida attivita' intellettuale.

Questo signore, che durante il nazismo fornì generose giustificazioni teoriche al totalitarismo, dopo la disastrosa conclusione della seconda guerra mondiale invitò i suoi colleghi a tacere sugli errori commessi dalla Germania nei dodici terribili anni precedenti.

Non è proprio così. Carl Schmitt non invitò i giuristi a tacere sugli errori della Germania, ma facendo (relativa) autocritica, affermò che i giuristi non avevano la forza e dignità morale per parlare, dato che avevano taciuto sotto Hitler.

Allo stesso modo GT ritiene che gli economisti non abbiano dignità morale a criticare le sue politiche economiche, dato che hanno "sbagliato" tutto

 

Ma Carl Schmitt era un giurista. Il suo appello alla dignita' morale dei giuristi ha senso per questo. GT non si considera un economista (ne' e' considerato tale)

Oltre a Giavazzi, che quasi ogni domenica fa andare di traverso la briosche al signor T, ora anche Ostellino si ribella ....Chissà, forse ce la faremo?

 

 

Marco, mi sembri un po' troppo ottimista. I pezzi generici come quello di oggi Ostellino li ha sempre scritti. Ma i veri nodi vengono al pettine quando c'è da schierarsi su cose concrete, non su affermazioni fumose. L'Ostellino vero è quello che chiama la vergognosa manovra Alitalia una ''ineccepibile operazione di mercato''. È parte di una schiera di liberali che si ricordano di esserlo solo quando non spiace al padrone, i giornali italiani ne son pieni. A mio modesto avviso, la presenza di questi personaggi è una delle principali ragioni per cui in Italia il liberalismo gode di pessima fama.

Mi hai tolto, come spesso succede, la parola di bocca.

Sottoscrivo, sia l'osservazione sociologica generale che il giudizio nel caso particolare. Ostellino è uno di quei liberali che amano predicare mercato e regole astratte, tanto per impressionare un certo tipo di signore ... Poi, invece, trovano il lodo Alfano degli esempi di civiltà giuridica, approvano le truffe stile Alitalia, inveiscono contro il giustizialismo di chi mette in evidenza plateali conflitti d'interesse e, ovviamente, ritengono il finanziamento pubblico alla stampa quotidiana un atto saggio e dovuto.

Stessero semplicemente zitti, o ripetessero sempre e solo ciò che i loro padroni vogliono, farebbero meno danno.

L'Ostellino vero è quello che chiama la vergognosa manovra Alitalia una ''ineccepibile operazione di mercato''.

Ho criticato quel pezzo di Ostellino con un messaggio privato, la risposta dell'autore mi ha convinto in parte delle sue ragioni che elenco brevemente:

  • il titolo del pezzo "Bene la manovra Alitalia Ma ora che fare?" non e' stato scelto da Ostellino ma come si usa da altro giornalista del Corriere
  • Ostellino sostiene che nella prima parte dell'articolo (dove si legge "Una ineccepibile operazione di mercato") egli si limita a documentare quanto avvenuto senza dare giudizi  [anche se posso credere alla buona fede, rimane che allora il pezzo e' stato scritto male e non rende quanto l'autore desiderava comunicare]
  • nella seconda parte Ostellino esprime quanto pensa che consiste in:
  • se lo Stato vende la polpa di Alitalia alla Cai per quattro noccioline ... si
    tratterebbe di una rapina a danno degli italiani.
  • il governo dovrebbe riappropriarsi del totale controllo di Alitalia spa (la cosiddetta
    bad company) per tutelarne i piccoli azionisti - e aprire a offerte
    internazionali l' uso degli asset buoni di Alitalia
  • o meglio ancora "lo Stato procede alla creazione di un sistema integrato per i trasporti
    - che affronti in un' unica soluzione i problemi di Alitalia, Ferrovie,
    Tirrenia - e per la gestione delle infrastrutture per il turismo"

Il primo punto e' condivisibile, il secondo anche, il terzo meno, ma complessivamente si tratta di affermazioni ragionevoli. E ripeto che, sollecitato a rispondere su quanto ha scritto in quel pezzo, Ostellino sostiene (e non oggi, ma diversi giorni fa) che lui in quel pezzo non intendeva approvare l'operato recente del governo su Alitalia ma anzi sottolineare che sarebbe stato un furto regalare gli attivi a Colaninno & Co. facendo pagare i debiti ai contribuenti.

  • nella seconda parte Ostellino esprime quanto pensa che consiste in:
  • se lo Stato vende la polpa di Alitalia alla Cai per quattro noccioline ... si
    tratterebbe di una rapina a danno degli italiani.
  • il governo dovrebbe riappropriarsi del totale controllo di Alitalia spa (la cosiddetta
    bad company) per tutelarne i piccoli azionisti - e aprire a offerte
    internazionali l' uso degli asset buoni di Alitalia
  • o meglio ancora "lo Stato procede alla creazione di un sistema integrato per i trasporti
    - che affronti in un' unica soluzione i problemi di Alitalia, Ferrovie,
    Tirrenia - e per la gestione delle infrastrutture per il turismo"

Il primo punto e' condivisibile, il secondo anche, il terzo meno, ma
complessivamente si tratta di affermazioni ragionevoli. E ripeto che,
sollecitato a rispondere su quanto ha scritto in quel pezzo, Ostellino
sostiene (e non oggi, ma diversi giorni fa) che lui in quel pezzo non
intendeva approvare l'operato recente del governo su Alitalia ma anzi
sottolineare che sarebbe stato un furto regalare gli attivi a Colaninno
& Co. facendo pagare i debiti ai contribuenti.

Il secondo punto e' questionabile: i piccoli azionisti sono maggiorenni e vaccinati e nessuno li ha costretti a investire in quel catorcio. Salvarli con soldi del contribuente (che invece e' costretto a pagare le tasse) e' un'operazione ignobile di acquisto di consenso e di influenza politica con i soldi altrui: nessuno puo' affermare che la stabilita' del sistema finanziario dipenda dall'esistenza di una compagnia aerea di bandiera controllata da azionisti nazionali. 

Inoltre, avrei piu' stima di Ostellino se le sue precisazioni le facesse con lettere aperte al giornale che ha pubblicato il suo articolo, non in messaggi personali che non rischiano di infastidire i suoi padroni.

Cerchero' di documentarlo citando qualche pezzo.

Ho fatto una veloce ricerca sugli scritti di P.Ostellino sul Corriere. Quello che vedo e' che e' schierato costantemente contro i catto-comunisti, nonostante l'endorsment del suo direttore Mieli a favore dell'Unione nel 2006 e la linea costante degli ultimi lustri di supporto ai cattocomunisti da parte di Confindustria, Fiat e quindi del Corriere della Sera. Mi risulta che o nel 2006 o nel 2008 Unione o PD gli hanno offerto di candidarsi con loro ma Ostellino ha declinato. Non sono riuscito a trovare critiche esplicite contro Fiat & Co, le grandi imprese assistite e colluse con lo Stato, che talvolta appaiono negli articoli di Giavazzi e Mucchetti, ma non posso escludere ci siano.  Personalmente apprezzo alcuni suoi attacchi contro lo sfascio dello Stato italiano, come ad esempio questi che riporto:

Non li ho riletti tutti ora, ma da una veloce scorsa mi sento sostanzialmente in sintonia.

Affascinante il tema PO: permette di dissentire con persone con le quali assento quasi sempre! Quindi mi ci ficco, più per il gusto della polemica notturna fine a se stessa che per la rilevanza del tema PO, che rilevante ovviamente non è. Ma tant'è, questa è nFA ... da un lato si discetta di differentiable manifolds, knots e Virasoro algebra, e dall'altro si bisticcia sulla rilevanza umana del signor PO. 

Divertiamoci, dunque ... chiamando pane il pane e cacca la cacca. Come facciamo da sempre, con buona pace di chi è più elegante e sofisticato di noi.

Tutti i suoi  (di PO) argomenti, non solo il secondo o quello che sia, sono questionabili. Anzi, sono aria fresca detta a caso ... questo è il liberale doc e vorrebbe convincerci che il problema con CAI era che, forse, gli davano gli assets a basso prezzo? Come abbiamo ampiamente documentato, il problema era che li facevano monopolisti forever, e che c'erano conflitti d'interesse grandi come una casa, e che non c'era nessuna asta vera per stabilire il valore degli assets, e che la banca che doveva finanziare il tutto era stata tirata dentro a colpi di pressione politica ... ma dove vive e che dice, il liberale doc?

Mettiamola così: tutta l'evidenza disponibile (potremmo aggiungerne di ulteriore, anzi mi impegno a farlo: d'ora in poi farò da attento osservatore di ciò che scrie il signor Ostellino ... ho giusto in mente vari articoli in cui canta il peana di Craxi Bettino, esule e delinquente) sembra suggerire che il signore sia un pennivendolo che abbaia ai passanti che infastidiscono il suo padrone, compensando il tutto con liturgie pseudo liberiste tanto prive di sostanza come di originalità.

In privato dice che non è vero, che l'hanno inteso male, che lui voleva dire un'altra cosa, che non è vero che BS ora (e BC allora) è (era) la sua stella polare, che insomma lui è un povero e coerente liberale che deve barcamenarsi in un mondo terribile pieno di catto-comunisti e cose del genere. Muy bien, la soluzione ci sarebbe: smetta di barcamenarsi e parli come vorrebbe parlare. Vediamo se lo licenziano.

Se succede, gli facciamo una campagna di solidarietà e lo prendiamo a bordo su nFA. Poi pubblica un libro di memorie in cui documenta le angherie sofferte in 30 anni (give and take a few) al Corriere e paraggi facendo il liberale in un mondo catto-comunista. Vende un milione di copie, guadagna 6 milioni di euro ed è bello e tranquillo per sempre. Inoltre, continua a scrivere su nFA che, come lui ben sa, viene oramai letto da quelli che contano ... Sic, et simpliciter.

Visto che mi sono imbarcato nella difesa di P.Ostellino, faccio un breve intervento anche a difesa (d'ufficio) di GT. Dico difesa d'ufficio perche' considero i risultati di GT e complessivamente del CD nel periodo 2001-2006 molto deludenti. Tuttavia tali risultati e le affermazioni di GT vanno giudicate, oltre che su riferimenti assoluti, anche relativamente a quanto hanno fatto e detto i suoi concorrenti di centro-sinistra, e qui GT si salva...

Riassumendo, e' vero che nel 2001-2006 GT ha dovuto affrontare una grave crisi economica, e' vero che l'Italia ha sforato il deficit in quel periodo solo dopo che lo avevano gia' sforato Francia e Germania, ma complessivamente nella legislatura 2001-2006 il CD ha strapagato gli statali per cercare di comperare i loro voti (ricevendone in cambio una sonora sberla nel 2006) e ha fatto una diminuzione trascurabile dell'IRPEF, anche piuttosto truffaldina (deduzioni calanti col reddito), peraltro in linea con la tradizione fiscale italiana, e in cambio si e' ripreso la piccola elemosina IRPEF elargita al parco buoi aumentando il bollo sui conti correnti bancari e lasciando correre il fiscal drag a briglia sciolta.

I meriti di Tremonti che vedo sono sul lato della comunicazione e propaganda. Preferisco di molto GT che parla di togliere le mani dal portafogli degli italiani, che promette (anche se non mantiene) riduzioni di tasse, che afferma tagli alle tasse solo con il federalismo fiscale, piuttosto che un TPS che afferma che le tasse sono belle, che il Nord evade come il Sud, e che aumenta sia tasse che gettito consentendo al resto della compagnia di ladroni di aumentare ancora di piu' la spesa pubblica sperando di raccattare qualche voto dai pensionati. Per non parlare di quando confronto GT con i tromboni che perfino su un sito relativamente serio come lavoce.info predicano che il federalismo puo' solo aumentare le tasse.

Poi va dato atto a GT di aver detto tempo fa che questa crisi era paragonabile al 1929, ormai gli ultimi avvenimenti confermano secondo il mio modesto parere che questa crisi e' la piu' grave tra quelle avvenute dopo il 1929, almeno negli USA. Infine gli va dato atto di aver prima contrastato e poi liquidato A.Fazio come governatore della Banca d'Italia.

Pur non avendo competenze professionali di economia, vedendo le critiche tecniche qui espresse su GT mi sono convinto che non possa essere considerato un economista ma piuttosto, dal punto di vista professionale, un esperto piu' che altro giuridico di materia fiscale. Io lo vedo piu' che altro come un politico, cioe' una persona che va giudicata per le parole che dice e per quello che fa. Come ho detto giudico negativamente il suo operato nel 2001-2006, ma su termini relativi e' paragonabile all'operato tradizionale italiano e all'operato dei suoi concorrenti del centro-sinistra.Dal punto di vista della comunicazione, lo preferisco nettamente ai suoi concorrenti di centro-sinistra, il cui impianto ideologico e' sfortunatamente condannato a potenziare se possibile il malgoverno italiano nel settore economico e fiscale.

Aggiungo in coda che un ulteriore motivo che mi spinge a dire qualcosa in difesa di GT e' il fatto che su NFA viene subissato di improperi in maniera forse troppo corale e polemica. Non mi piacciono certi accenni quando troppo ripetuti (es. commercialista di Sondrio, la critica ai calzini a pois) e non vorrei che si instaurasse su NFA su alcuni particolari temi un conformismo polemico che in fin dei conti nuoce alla discussione.

Aggiungo in coda che un ulteriore motivo che mi spinge a dire qualcosa in difesa di GT e' il fatto che su NFA viene subissato di improperi in maniera forse troppo corale e polemica. Non mi piacciono certi accenni quando troppo ripetuti (es. commercialista di Sondrio, la critica ai calzini a pois) e non vorrei che si instaurasse su NFA su alcuni particolari temi un conformismo polemico che in fin dei conti nuoce alla discussione.

Io pure sono d'accordo sull'idea che non si debbano ripetere gli accenni relativi a polemiche personali, però di grazia uno che dice che nel suo paese ci sono più controlli e poi appone, da ministro, la sua firma sulla depenalizzazione del falso in bilancio, ecco, dimmi, come lo vuoi definire?

Il conformismo a me sembra quello che serpeggia intorno a Tremonti, invitato a discutere come se fosse davvero un esperto di politiche monetarie, cicli economici e così.

In coda aggiungerei che uno dei motivi per cui NFA fa incazzare, non te dico, ma in generale chi è oggetto delle critiche dei redattori o dei lettori di NFA, è semplicemente il fatto che a Tremonti e a agli altri personaggi pubblici sono applicati standard di valutazione intelletuale e tecnica, su questioni economiche e giuridiche, ma non solo, che usualmente sono assenti dalla discussione dei giornali delle TV e dei libri. Quello che a te sembra polemica corale e conformismo polemico, direi che è semplicemente quello che dovrebbero fare giornalisti e accademici...il punto è che siamo così disabituati a chiamare le cose con il loro nome o a esercitare una franca facoltà di giudizio nel merito, che quando e se lo facciamo, ci sembra già di stare esagerando.

Ma se invece l'asprezza di NFA o dei suoi più salaci lettori diventasse un metodo abituale di giudizio delle scelte della politica, io credo che si arriverebbe alle questioni con molta più velocità...e cmque credo che al di là dell'abbellimento polemico ancora qui si stia sulle cose e sui fatti più che sulle persone.

Poi certo io personalmente non sopporterei una cosa alla Ballarò, dove Bersani risponde all'ultima dichiarazione di Berlusconi in merito alla risposta di Alfano alla polemica lanciata a Di Pietro per rispondere alle critiche di Schifani....

A proposito di Ostellino...io in genere non sparo sulla Croce Rossa però secondo me su molte delle sue posizioni in campo economico concreto (scelte di politica industriale) credo che non ne capisca molto...lui gioca a fare il liberale blasè capace di trovare un punto mediano tra gli estremismi politici che di volta in volta si perita di individuare. Ma essendo il suo posizionamento ideologico sempre conseguente la sua personale necessità di dimostrare di essere equidistante o equivicino alle posizioni che sono diffuse nell'arco politico del momento, la sua riflessione finisce per essere sempre la bisettrice tra stronzate eguali e contrarie.

Adesso non ho tempo per riportare tutte le castronerie che dice, in tema di questioni giuridiche, ma mi sembra perfetta l'espressione che gli venne data di "liberale da riporto".

Dimenticavo. Ostellino, Panebianco oltre al "teorico" Dario Antiseri, non si preoccupano troppo di cose economiche concrete perchè il loro retroterra è l'individualismo metodologico, i vari Boudon, Weber e Aron, se leggi due righe di quella gente capisci molto di Ostellino...per altro lui li cita fino alla nausea.

Secondo me la difesa di Tremonti, o meglio la critica della nostra critica corale alle idee e all'uomo, ha il suo fondamento. GT e' antipatico e arrogante, e ha la debolezza di odiare gli economisti che non lo considerano uno di loro, per cui attacca ed e' attaccato di rimando. Poi e' facile farlo, perche' dice un mucchio di castronerie, ed ha visioni di politica economica inquietanti (La paura e la speranza e' terrificante). Pero' e' vero che sarebbe meglio discutere le sue decisioni di politica economica piuttosto che le sue uscite di stampa, e che forse utilizziamo il troppo facile  l'attacco personale (a nostra parziale discolpa, l'immagine dei calzini a pois e' indimenticabile, indelebile).

Come potrei io, che ecomista non sono, ma imprenditore sì, difendere Tremonti ? Ricordo ancora la sua sparata al TG1 nel 2004 (o 2005) quando disse "abbiamo abbassato le tasse", ed io, felice come un idiota ho chiamato il mio commercialista e gli ho chiesto:"allora quanto risparmio ?" E lui: "Niente, anzi paghi di più, perche hanno rivisto gli studi di settore nel tuo campo". Dò ragione che è sicuramente meglio dei suoi omologhi del CSx, anche perchè gli studi di settore di Visco sono un insulto, ma dire tanto peggio, tanto meglio è offensivo.

Il problema è che, non solo di economia ne capisce poco, ma anche di economia finanziaria e politica fiscale è vicino allo zero assoluto, tanto che il "lunare" 740 è sempre lì, immutabile, peggio del corso delle stelle.

E' mai possibile che ogni mese il mio commercialista mi mandi via e-mail un "papiello" di 30 pagine con tutti gli adempimenti a cui sono tenuto ? E guai a saltarne un rigo ! No, da imprenditore, il mio giudizio su GT è totalmente negativo, con l'aggravante che lui si dichiara dalla parte nostra, almeno quelli di CSX ci vedono come mucche da mungere, e niente da dire, ma gli altri sono peggio.

E la vicenda Alitalia è lì  a dimostrarlo: forte con i deboli, debole con i forti. Rispondo ad Alberto anche su Lavoce.info e i loro calcoli sul federalismo: da quello che ricordo erano calcoli fatti sull'invarianza della struttura delle spese, rispetto a quel pasticcio che è il federalismo all'italiana, non era un giudizio sul federalismo in sè per sè (anche se ricordo che tu tieni ancor di più all'indipendenza, piuttosto che al federalismo).

(anche se ricordo che tu tieni ancor di più all'indipendenza, piuttosto che al federalismo)

Sia indipendenza che federalismo sono mezzi e non fini, il fine e' quello di vivere meglio, con attorno gente che vive meglio e che trova vantaggioso lavorare piuttosto che parassitare il lavoro altrui, con uno Stato che agisce per l'interesse dei cittadini e non della Casta provvedendo alcuni servizi (Giustizia, assistenza) che anche altrove non vengono automaticamente garantiti dal mercato. Come mezzo una riforma federale e' preferibile perche' comporta minori costi temporanei, tuttavia se - come appare - in Italia non e' realistico aspettarsi una riforma federale decente - allora non solo non ho preclusione per soluzioni indipendentiste ma le promuovo e considero vantaggioso per tutti che esistano e vengano proposte come realistica alternativa al sistema esistente.

 

Poichè i parassiti danno fastidio anche a me, siano essi esseri umani o animali, o piante (e ti garantisco che passare le domeniche a estirpare erbacce nel giardino non è divertente) , non sarebbe ora di parlare di come abbattere i parassiti assistiti ? scusami, è ovvio che un sano liberismo è la prima risposta, ma abbiamo anche un piano B, C e così via ?

Pero' e' vero che sarebbe meglio discutere le sue decisioni di politica
economica piuttosto che le sue uscite di stampa, e che forse
utilizziamo il troppo facile  l'attacco personale (a nostra parziale
discolpa, l'immagine dei calzini a pois e' indimenticabile,
indelebile).

Che c'e' mai di personale nel criticare i suoi inviti agli economisti a stare zitti (come se i misfatti nella gestione del paese fossero opera loro e non dei politici che hanno governato sino ad adesso) o alla raccapricciante scelta di pensatori da citare?

A me pare che l'Italia sia ormai diventata, per rubare l'espressione a Justin Raimondo, una specie di Bizarro World, quell'universo parallelo dei fumetti di Superman dove tutto ha un corrispondente col mondo reale, pero' in qualche modo alterato: le prospettive sono sbilenche e fratturate come nei film dell'espressionismo tedesco, il pianeta e' cubico, i valori e anche i nomi propri sono spesso rovesciati, e la logica stessa e' difettosa. E quasi nessuno sembra accorgersene! Da un lato abbiamo un governo sedicente liberista che vara decreti leggi contro la concorrenza, il suo responsabile economico che invoca l'estensione del ruolo dello stato nell'economia e limiti al free trade, e l'annunciata ripresa di costose cattedrali nel deserto come il ponte sullo stretto di Messina. Dall'altra abbiamo la quasi completa assenza di qualunque espressione di seria opposizione, al punto che misure come mandare l'immondizia della Campania nelle discariche del Nord vengono tranquillamente presentate dai media come una magistrale soluzione al problema. E siccome i malgovernanti di ieri come Bassolino sono cooptati nella grande ammucchiata "bi-partisan" assieme ai "difensori del Nord" di ieri come Bossi, e a inquisiti o sospettati della sinistra viene tesa generosamente la mano per aiutarli a uscire dai liquami, le poche voci fuori dal coro vengono ormai solo da un ex-PM, due o tre comici e
qualche giornalista che scrive libri o blog, perche' i mass media sono
ormai troppo addommesticati per ospitare chiunque insinui che il re, forse, e'
nudo.

Per DoktorFranz: nessuno qui tesse l'elogio del governo precedente: anzi, la logica del "si', pero' anche" fu a suo tempo giustamente deprecata da AB proprio a proposito del governo Prodi. Una ragione di piu' per non ripescarla adesso.

 

Boudon, Weber e Aron [...] quella gente

quanta ignoranza

Ciao Johnny.

Com'è che fanno i bulli di paese quando uno li guarda storto? "Ce l'hai con me", dicono in tono di sfida... :-)

 

Scherzi a parte. Perchè mi citi e dici "quanta ignoranza"? Guarda che andavo di fretta. Il fatto che abbia usato l'espressione "quella gente" non significa che non abbia consapevolezza dei meriti intellettuali e personali delle persone che ho citato (Boudon, Aron e Weber)...volevo solo sottolineare che Ostellino utilizza, sul piano culturale,  il cosiddetto individualismo metodologico, niente di più...del resto nei suoi editoriali Ostellino lo dichiara apertamente, tutto qui.  Voglio dire, per giustificare posizioni liberali (ammesso che, fra i nomi citati, Weber lo fosse), in etica, in diritto e così via, sono state scritte anche altre cose oltre quelle che Ostellino cita sempre, e la mia domanda è sempre la stessa: "ma non sarà che a forza di scrivere editoriali su tutto, Ostellino, Panebianco ed Ernesto Galli della Loggia, ormai non hanno più tempo di aggiornarsi?"

scusami me ne sono accorto adesso perchè la fretta era in effetti mia. ho fatto chiaramente un grandissimo pasticcio ed ho incollato solo la prima frase del mio (ormai defunto) post. io ce l'ho con ostellino che si appoggia regolarmente alle "autorità" sbagliate. ma è stato in russia quindi non si discute :-)

Commenti sparsi.

1) Non son tanto sicuro che il cdx abbia ricevuto ''uno sberlone'' dagli statali nel 2006. Non ho trovato i sondaggi per quelle elezioni. Per le elezioni del 2008 i sondaggi pre-elettorali indicavano una preferenza degli statali per il centrosinistra. Credo sia vero, ma la qualità dei dati non è gran che. Lo scorso marzo il Sole 24 pubblicò un sondaggio ipr marketing in cui risultava una preferenza degli statali (più forte, ma neanche poi tanto, dei dipendenti privati) per il centrosinistra e per la sinistra radicale, si veda anche il commento di D'Alimonte. Però, alla luce dei risultati elettorali, quei dati devono essere sbagliati. Se veramente la sinistra arcobaleno avesse goduto del consenso dell'8,5% dei lavoratori dipendenti, avrebbe preso più del 3% alle elezioni. Nel 2007 anche Ilvo Diamanti raccontava una storia simile, consenso per il centrosinistra più alto tra gli statali che tra i lavoratori dipendenti e più alto tra i lavoratori dipendenti che nel resto della popolazione. Come sempre, il pezzo di Diamanti è lungo in chiacchiere e corto in dati. Comunque l'evidenza che abbiamo direi che indica una preferenza degli statali per il centrosinistra e la sinistra radicale, ma certo non un consenso monolitico. Il cdx ha una importante fetta di voto degli statali e le politiche del 2001--2006 sono molto probabilmente servite a mantenere tale consenso. Non possiamo sapere come sarebbe cambiato lo scenario elettorale se il cdx avesse attaccato in modo più aggressivo gli stipendi degli statali (per esempio consentendo un tasso di crescita pari a quello dei dipendenti del settore privato, non superiore come è stato) ma congetturo che avrebbero perso voti. Quindi, direi, nessuno sberlone. Tra l'altro, sarebbe interessante vedere la ripartizione territoriale del voto degli statali, che non sono riuscito a trovare. Il sondaggio Ipr non dice nulla al riguardo.

2) Su Tremonti ha già risposto marcox. È tanta e tale la fregola dei media italiani nel far passare l'uomo per un genio che se per una volta, in un blog oscuro, c'è una compatta opinione contraria non ci vedo niente di male. Devo dire però che, essendo io nato in provincia, cresciuto in provincia, attualmente abitante in provincia, e amante della provincia, non ci vedo niente di male nell'essere di Sondrio. Nemmeno nell'essere commercialista in verità, se uno fa il suo lavoro onestamente e non pretende di essere una specie di guru veggente. Sui calzettini a pois invece tiro la linea. Quella è una scelta deliberata del Tremonti, per cui attaccarlo al riguardo è fair game.

3) In generale, tra la gente che fa danni preferisco quella meno capace di fare propaganda e infinocchiare la gente. Se devo quindi giudicare, dal mio punto di vista di cittadino interessato a che emerga la verità, preferisco un TPS che in modo autolesionista si lascia scappare il suo vero giudizio sulle tasse bellissime piuttosto che l'oliata macchina mediatica del centrodestra che racconta agli italiani che adesso si fa il federalismo vero e che Alitalia è una impeccabile operazione di mercato.

Sandro,
dei calzini a pois m'importa poco, anzi nulla. Io non li indosserei
ma, se qualcuno prova un'irrefrenabile voglia di uscire a passeggio
“con le mutande in testa” (come dice una mia amica, giudicando la
moda attuale), sostengo a spada tratta il suo pieno diritto di
scelta, anche quando la motivazione è un evidente – ed un
po' spocchioso - desiderio di distinzione dal mondo circostante.

In
tema di provenienza geografica, concordo pienamente con le tue parole
ed aggiungo il personale fastidio che provo quando si tenta di
sminuire una persona – qualunque persona – a partire dalla
nascita non metropolitana, definita “provinciale” con sprezzante,
specioso, immotivato e, purtroppo, non raro razzismo culturale.

Il Nostro è, peraltro, certamente antipatico ed alquanto convinto
delle proprie capacità, ma almeno può vantare una
solida carriera professionale di tributarista (pur se ciò non
lo qualifica certo come economista). Mi vien da confrontarlo con un
certo D'Alema Massimino che, almeno altrettanto antipatico e
supponente, può fregiarsi di un'attività lavorativa (si
fa per dire ....) limitata all'impegnativo ruolo di funzionario di
partito, oppure con quel Visco che, anch'egli convinto di una
risibile superiorità e tutt'altro che gradevole nei modi,
raggiunge anche inesplorati vertici di maleducazione (lo dico per
esperienza personale, da aggiungersi all'evidenza televisiva).

Quanto
al raffronto con TPS, francamente, un tizio che si lascia traviare
dal confortevole contatto delle anziane terga con la poltrona
ministeriale, al punto di esprimere posizioni diametralmente opposte
a quelle sostenute poco tempo prima, non mi pare un termine di
paragone apprezzabile.

A
parte tutto ciò, che serve solo a rimettere alcune critiche in
una prospettiva coerente con la reale importanza dei fatti, non c'è
alcun dubbio che il personaggio proponga letture curiose ed amene
(Alberto ha utilizzato il meno ironico termine “terrificanti”),
generate da un'evidente impreparazione sui temi economici non
fiscali. È altrettanto vero che la sua precedente esperienza
di governo sia stata deludente - per non aver risposto alle attese
create - e che anche oggi si stia mediaticamente percorrendo la
stessa strada ma, per favore, se vogliamo compiere confronti
intellettualmente onesti (pur volendo, giustamente, valutare le
azioni di chi in questo momento – e non ieri - detiene le leve del
potere) non possiamo dimenticare da quale governo, mai abbastanza
biasimato, siamo reduci, per non concedere il palcoscenico ad alcuni
esecrabili attori fino ad ieri protagonisti e pronti a riciclarsi.

Quest'anno, a elezioni vinte, ho scritto due articoli su un mensile (che non cito per non fargli pubblicita', comunque quando esce viene sempre letto in rassegna stampa) contro GT. L'mpulso e' venuto piu' che da stupidaggini come la Fed che non c'era nel '29, dalla lettura del suo ultimo libricino. Sono 100 pagine a 16 euro (diversi mesi fa lessi di oltre 50000 copie vendute, un bel po' di soldi suppongo) "tossiche".

Ma ha visto il plauso del sindacalista  di "sinistra" (metalmeccanici) della CGIL che non condivide le soluzioni (quali?) ma l'analisi, del programma televisivo del terzo Rai che lo intervista alle otto e mezza del sabato (o della domenica) e gli dice, con un sorriso sornione, "e' tornato a Marx?" e lui "anche il Papa ha detto che Marx ha azzeccato l'analisi ma non la cura", ecc. Ecco, tutti questi che azzeccano l'analisi ma non la cura! Mah, a me sembra un po' difficile che possa avvenire con tanta frequenza.

A parte la questione analisi/cura, che pero' mi stuzzica abbastanza, a me disturba che uno per non farsi crocifiggere deve strizzare l'occhio a sinistra. Se poi la svolta e' sincera e' ancora peggio perche', pur non riuscendo a far supeare l'idea che si ha che fare con paginette dilettantesche, da una lettura attenta del libro di T. emergono pur sempre idee terribili. E non parlo di politiche economiche.

Perché non vuoi fare pubblicità ad un mensile su cui scrivi? E su quale rassegna stampa viene letto? P.S. "La paura e la speranza" lo abbiamo anche noi (anzi Gianluca) recensito qui.

Ho imparato a fare la replica.

Non e' importante dove scrivo ora. Ho ricominciato a scrivere (in piu' testate) dopo l'11/sett/01, rubando il tempo (e a volte il sonno) ad altre attivita'. Qui ho scritto tre post, dopo aver chiesto qualche mese fa con una mail alla redazione come potevo collaborare. Mi e' stato risposto iscrivendomi al sito, cosa che ho fatto.

A me diverte leggere, o scrivere, cose che abbiano un minimo di arguzia. E leggere dei calzini a pois e' divertente. Invece quello che non va bene e' l'attacco personale. Quando Obama dice "maiale con il rossetto" attacca a livello personale, tende a colpire l'immaginario delle persone, fissando le coordinate della rivale in forma statica nei gangli cerebrali dove risiede la memoria associata alle emozioni. Poi pero' dichiara «Ho detto che McCain parla di cambiamento, ma lui non cambia
nulla, puoi mettere il rossetto a un maiale ma rimane un maiale. Cosa c’entra
Palin?». Sono furbate di questo genere che alla gente comune non piacciono e che forse porteranno all sconfitta di Obama. E' questa una specie di malattia, di infantilismo, della sinistra, a quanto pare non solo di quella italiana,  che spiega molto piu' di tanti saggi sofisticati sulle sue débacles. Mi sembrava una cosa utile da sottolineare: cioe' che accanto a temi seri si associ anche dell'altro senza pero' superare un limite che ovvamente non e' "certo", ma che a volte si avverte che lo si e' superato. E' un discorso difficile da fare, soprattutto in Italia dove da meta' degli anni settanta ha finito  per prevalere un giornalismo a volte animalesco che ha creato delle sedimentazioni anche nei piu' refrattari  a ogni condizionamento.

Ho letto la recensione segnalata. Condivido molti passaggi. A me pero' interessa di piu' il 'core'. E' per questo che condivido poco affermazioni del tipo "Mi hanno
ricordato una delle ragioni per cui io non ho nulla a che fare con la
destra conservatrice che in Italia ha ottenuto una forte maggioranza
alle ultime elezioni." Le idee di T. strizzano l'occhio a sinistra. T. fa il catastrofista (di recente ha provato a frenarlo anche il B.sca) come molta sinistra (i libri che si vendono di piu' negli aeroporti sono quelli dei catstrofisti di sinistra). Questo e' il primo aspetto. Poi ce ne sono degli altri. Ma non voglio diventare noioso e mi fermo qui.

Quando Obama dice "maiale con il rossetto" attacca a livello personale

Questo mi pare molto improbabile, e mi fa temere che la political correctness abbia infettato ormai anche la destra: "put lipstick on a pig" e' un'espressione molto comune in America, e significa cercare vanamente di abbellire in superficie qualcosa che e' profondamente brutto. In questo caso, poi, sarebbe anche meno comprensibile: la bellezza e' una delle poche caratteristiche non questionabili di Sarah Palin.

Non so come evidenziare una frase altrui.

Conosco l'espressione americana. Ma nessuno mi leva dalla testa che si sia giocato sul filo del rasoio  per colpire e contemporaneamente avere la possibilita' di salvarsi la faccia. Altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di una precisazione del tipo di quella rilasciata da Obama. Io penso che ci sia, almeno nelle dichiarazioni a freddo, meno improvvisazione di quanto puo' apparire. C'e' poi stata la dichiarazione di Clinton di apprezzamento del duo di destra un po' strana se non la si inquadrata in questo contesto. Che poi la sinistra(e) abbia il vezzo dell'attacco personale e' un fatto assodato, e che non gli giovi e' altrettanto assodato.  Perche' lo facciano e' una questione ormai piu' da psichiatria che da analisi politica. Lo dico, da anni, senza alcuna soddisfazione.

Tremonti continua la sua battaglia contro le banche, anche oggi ha parlato sul tema.

Dato il titolo del post che commento, segnalo cose dal tenore simile dette un po' di tempo fa in un sito di estrema destra. Una forma del tremonti pensiero si trova qui e qui.

 

 

 

Stavolta era partito bene, con un riferimento alla necessità di non aver banche "too big to fail":

Non ha senso - ha insistito Tremonti - che le banche siano più grandi dei governi stessi, tanto che poi quando hanno problemi questi diventano anche problemi dei governi.

Subito ammazzata con una sparata populista da avanspettacolo (1)

Le banche devono essere al servizio della gente, non la gente al servizio delle banche

E poi sepolta nel ridicolo di un' uscita degna di Zelig

Al termine della riunione ministeriale del G20 a Londra, il ministro è intervenuto a proposito dei Tremonti-bond, dicendo che sono stati chiesti dalle banche e non imposti dal governo. Inoltre, ha sottolineato, devono essere considerati «uno strumento al servizio delle imprese» e non delle banche. «Quei bond sono stati chiesti dalle banche e dall’Ue e attuati dal governo», ha spiegato Tremonti, osservando: «Quando una banca dice che non servono, si scorda delle imprese». Il ministro ha inoltre osservato che i costi dei bond non sono elevati, in quanto «non sono strumenti di debito ma di patrimonio, ed in ogni caso non servono alle banche ma alle imprese».

Che cattivone queste banche! Si rifiutano di acquistare bond sconvenienti per loro ma utili per terzi (ammesso che siano davvero utili alle imprese o almeno al tesoro). Ed io che pensavo fossero enti di beneficienza!

Vabbè, comunque siamo in Italia, dove i "grandi banchieri" sono tali per meriti politici. Posso capire che il burattinaio si incazzi perchè non seguono i fili, resta ridicolo che se ne lamenti in pubblico in questi termini.

(1) Ovviamente GT avrebbe sostituito "la gente" con "il governo", ma la prima suona meglio in TV.

Perchè ci si stupisce del populismo? GT non è nè un commercialista nè un economista ma un politico, fa questo mestiere da molto tempo, con una discreta reputazione internazionale (relativamente ai colleghi italiani) e senza particolari scheletri (che io sappia non è stato protagonista di scandali personali, ma magari mi sbaglio). Inoltre accentra su di sè le responsabilità del suo ministero, all'opposto del recente governo Prodi dove erano in 4.

Deve parlare alla gente via TV e giornali: il linguaggio deve essere banale per essere efficacie (secondo voi perchè Bonaiuti è il portavoce del premier??). Il suo mestiere funziona così.

Veniamo alle banche:

Che cattivone queste banche! Si rifiutano di acquistare bond sconvenienti per loro ma utili per terzi (ammesso che siano davvero utili alle imprese o almeno al tesoro). Ed io che pensavo fossero enti di beneficienza!

A me sembra che tu invece consideri il governo un ente di beneficienza: in una crisi di liquidità se il governo si adopera lo DEVE fare con un fine politico, che qui dovrebbe essere un sostegno al sistema produttivo (l'efficienza dello strumento 'tremonti bond' è ovviamente un'altra storia). Poi le banche possono decidere se aderire o meno.

Secondo me GT in quanto politico e ministro ha inoltre tutto il diritto di lamentarsi delle banche: non è una questione di beneficienza ma di ruolo sociale, che le stesse banche con molto populismo (e in momenti convenienti) si auto-attribuiscono e che è (magari discutibile ma) politicamente legittimo attribuirle.

Vabbè, comunque siamo in Italia, dove i "grandi banchieri" sono tali per meriti politici. Posso capire che il burattinaio si incazzi perchè non seguono i fili, resta ridicolo che se ne lamenti in pubblico in questi termini.

Mi sembra evidente dalla vicenda del governatore Fazio che a GT nè connivenza nè tanto meno il termine burattinaio possa essere attribuito. In questo mi sembra evidente gli si debba riconoscere un notevole passo avanti rispetto a predecessori (e ahimè forse successori) vari.

 

Enzo ha già risposto meglio di quanto saprei fare io, comunque:

Perchè ci si stupisce del populismo?...

Non mi stupisco, lo constato soltanto.E comunque si può far politica usandone molto meno.

Che cattivone queste banche! Si rifiutano di acquistare bond sconvenienti per loro ma utili per terzi (ammesso che siano davvero utili alle imprese o almeno al tesoro). Ed io che pensavo fossero enti di beneficienza!

A me sembra che tu invece consideri il governo un ente di beneficienza: in una crisi di liquidità se il governo si adopera lo DEVE fare con un fine politico, che qui dovrebbe essere un sostegno al sistema produttivo (l'efficienza dello strumento 'tremonti bond' è ovviamente un'altra storia). Poi le banche possono decidere se aderire o meno.

Non ti seguo.Se il governo vuole finanziare le imprese può

  1. farlo direttamente
  2. creare le condizioni perchè a terzi (banche) convenga farlo per conto suo.

GT dice che la condizione al punto 2 non si verifica, e critica le banche per non sacrificare il proprio tornaconto per il bene del paese.Se ad una banca i suoi bonds non convengono, per quale accidente di motivo dovrebbe sottoscriverli?

Visto che c'è potrebbe criticare i pensionati che non si decurtano la pensione per salvare l' INPS o i lavoratori che pretendendo lo stipendio mettono a rischio le imprese decotte.

Secondo me GT in quanto politico e ministro ha inoltre tutto il diritto di lamentarsi delle banche: non è una questione di beneficienza ma di ruolo sociale, che le stesse banche con molto populismo (e in momenti convenienti) si auto-attribuiscono e che è (magari discutibile ma) politicamente legittimo attribuirle.

Ruolo sociale? L' nico ruolo sociale delle banche è erogare credito a chi è in grado di rimborsarlo, e la valutazione del merito spetta solo a loro.Il resto è aria fritta, come quella dei preti che vogliono il bene dell' umanità o delle industrie farmaceutiche che vogliono combattere la sofferenza.

Vabbè, comunque siamo in Italia, dove i "grandi banchieri" sono tali per meriti politici. Posso capire che il burattinaio si incazzi perchè non seguono i fili, resta ridicolo che se ne lamenti in pubblico in questi termini.

Mi sembra evidente dalla vicenda del governatore Fazio che a GT nè connivenza nè tanto meno il termine burattinaio possa essere attribuito. In questo mi sembra evidente gli si debba riconoscere un notevole passo avanti rispetto a predecessori (e ahimè forse successori) vari.

Nella vicenda in questione Tremonti si è comportato molto meglio di altri, sono il primo ad ammetterlo.Ma i vari Bazoli/Profumo/Passera sarebbero in pensione da anni se non si piegassero al vento della politica.Al momento, magari a denti stretti, sono paggi di GT (meglio, di BS).

Comprensibile che GT s'incazzi se non rispondono agli ordini, ridicolo che se ne lamenti in pubblico.

Subito ammazzata con una sparata populista da avanspettacolo (1)

Le banche devono essere al servizio della gente, non la gente al servizio delle banche
[...]
(1) Ovviamente GT avrebbe sostituito "la gente" con "il governo", ma la prima suona meglio in TV.

Tremonti stava facendo un'intervista come politico e non una lezione di economia.  In quell'ambito quanto ha detto era appropriato e aveva anche il merito di essere comprensibile per l'italiano medio al contrario dell'aria fritta standard dispensata da molti altri.  Inoltre quelle affermazioni di GT sono parecchio piu' simpatiche di certi atteggiamenti dei politici e ministri USA inginocchiati di fronte alle banche che hanno inondato di denaro dei contribuenti. Considero anche scorretta l'esegesi delle parole di Tremonti che non viene ancorata ad alcun fatto o evidenza o almeno altri discorsi.

E poi sepolta nel ridicolo di un' uscita degna di Zelig

Al termine della riunione ministeriale del G20 a Londra, il ministro è intervenuto a proposito dei Tremonti-bond, dicendo che sono stati chiesti dalle banche e non imposti dal governo. Inoltre, ha sottolineato, devono essere considerati «uno strumento al servizio delle imprese» e non delle banche. «Quei bond sono stati chiesti dalle banche e dall’Ue e attuati dal governo», ha spiegato Tremonti, osservando: «Quando una banca dice che non servono, si scorda delle imprese». Il ministro ha inoltre osservato che i costi dei bond non sono elevati, in quanto «non sono strumenti di debito ma di patrimonio, ed in ogni caso non servono alle banche ma alle imprese».

Non sono abbastanza esperto tecnicamente ma anche dal comportamento di fatto delle banche ritengo che i Tremonti bond siano uno strumento ben congegnato: consentono alle banche di erogare piu' crediti (piu' che altro con meccanismi giuridici, rispettando i ratio su un patrimonio aumentato dei bond che pero' corrispondono ad un debito) ma allo stesso tempo non sono un regalo a perdere dei contribuenti alle banche, al contrario costano alle banche piu' degli interessi coi conti di deposito e anche sulle obbligazioni proprietarie. Le critiche di Tremonti sono sostanzialmente corrette: le banche italiane, poco capaci fa fare un'analisi seria dei percettori dei loro crediti, hanno ristretto l'erogazione dei prestiti-   indiscriminatamente solo perche' tira una brutta aria, pur avemndo la possibilita' di prestare rispettando tutti i vincoli patrimoniali usando i Tremonti bond. Sostanzialmente le banche non stanno facendo la loro parte nel ridurre la stretta creditizia usando gli strumenti messi a disposizione. Quindi cio' che dice Tremonti e' sensato e sostanzialmente corretto.

 

Non sono abbastanza esperto tecnicamente ma anche dal comportamento di fatto delle banche ritengo che i Tremonti bond siano uno strumento ben congegnato: consentono alle banche di erogare piu' crediti (piu' che altro con meccanismi giuridici, rispettando i ratio su un patrimonio aumentato dei bond che pero' corrispondono ad un debito) ma allo stesso tempo non sono un regalo a perdere dei contribuenti alle banche, al contrario costano alle banche piu' degli interessi coi conti di deposito e anche sulle obbligazioni proprietarie. Le critiche di Tremonti sono sostanzialmente corrette: le banche italiane, poco capaci fa fare un'analisi seria dei percettori dei loro crediti, hanno ristretto l'erogazione dei prestiti-   indiscriminatamente solo perche' tira una brutta aria, pur avemndo la possibilita' di prestare rispettando tutti i vincoli patrimoniali usando i Tremonti bond. Sostanzialmente le banche non stanno facendo la loro parte nel ridurre la stretta creditizia usando gli strumenti messi a disposizione. Quindi cio' che dice Tremonti e' sensato e sostanzialmente corretto.

Esattamente perche' le banche dovrebbero andare contro i loro interessi per far fare a Tremonti la figura del salvatore della patria? In realta', i governi dovrebbero intervenire per tempo e restringere il credito in fase di formazione di bolle, con gli strumenti che hanno a propria disposizione: ma questo e' impopolare, cosi' lasciano che la situazione si deteriori (emblematica l'opposizione del Congresso, e in particolare dei Democrats che ora si stracciano le vesti, a imbrigliare l'attivita di Fannie Mae e Freddie Mac) salvo poi premere affiche' le banche si assumano ancora piu' rischi dopo che la bolla e' scoppiata.

Esattamente perche' le banche dovrebbero andare contro i loro interessi per far fare a Tremonti la figura del salvatore della patria? In realta', i governi dovrebbero intervenire per tempo e restringere il credito in fase di formazione di bolle, con gli strumenti che hanno a propria disposizione

Anche ammesso che il governo USA e/o enti internazionali abbiano strumenti adeguati per agire a tempo debito, cosa centra con GT questo? o si imputa a lui la crisi internazionale?

Ora come ora, quale manovra alternativa o complementare ai 'tremonti bond' dovrebbe attuare? Ha gli strumenti per fare qualcosa di assolutamente decisivo ma che non sta facendo?

Al di là degli aspetti tecnici, io non capisco perchè gli stati dovrebbero assumersi il rischio di un sistema finanziario capace di generare (o contribuire a generare) la crisi attuale. Mi sembra più sensato, e in parte in linea con quanto dice GT, che a livello internazionale si agisca legislativamente (e non 'operativamente' come dici:"i governi dovrebbero intervenire per tempo e restringere il credito in fase di formazione di bolle", ammesso che lo possano fare) per individuare ruolo, compiti e limiti del sistema finanziario.

 

 

 

Anche ammesso che il governo USA e/o enti internazionali abbiano strumenti adeguati per agire a tempo debito, cosa centra con GT questo? o si imputa a lui la crisi internazionale?

Quello che imputo a Tremonti e' di cercare di cavare la castagna dal fuoco con la zampa del gatto, cioe' spostando il rischio dei prestiti sulle banche (al tempo stesso facendo credere che il merito della liquidita' introdotta con i "Tremonti bonds" e' suo). Inoltre, con le sue frasi sul "mercatismo" sta alzando fumo: la crisi c'e' stata primariamente per difetto di supervisione sull'espansione del credito da parte dei governi in molti paesi (primariamente USA e UK) e come tale e' un fallimento della politica, non del mercato. Io ritengo che le banche, come ogni altro business, hanno doveri esclusivamente verso i propri azionisti (tutte le chiacchiere su "good corporate citizenship" e "social responsibility" sono solo aria fritta cucinata dagli uffici PR a uso e consumo dei gonzi), e che proprio per questo non puo' ad esse essere delegata la responsabilita' della politica monetaria.

Ora come ora, quale manovra alternativa o complementare ai 'tremonti bond' dovrebbe attuare? Ha gli strumenti per fare qualcosa di assolutamente decisivo ma che non sta facendo?

In realta', sulla stretta creditizia c'e' molto poco che possa o debba fare, dato che la politica monetaria (per fortuna!) e' di competenza della BCE, e quindi dovrebbe stare zitto. I problemi dell'Italia sono altri e ben piu' antichi di questa crisi, particolarmente: produzione concentrata in settori a basso valore aggiunto accoppiata a salari da primo mondo; eccessive dimensioni e bassa efficienza del settore pubblico, di nuovo di origini politiche (assunzioni a nulla utili se non a comprare voti); e generale invecchiamento della societa', che lascia poco sperare per il futuro.

Un governo responsabile dovrebbe riformare il mercato del lavoro; dare profondi tagli alla pubblica amministrazione; e favorire l'immigrazione di manodopera a basso costo, in modo da aggiungere sangue fresco e spezzare i cartelli sindacali. Dovrebbe anche incoraggiare gli investimenti stranieri, e creare un ambiente piu' competitivo. Insomma, dovrebbe fare esattamente il contrario di quello che i vari governi hanno fatto sinora, mentre invece quello attuale sta facendo, se possibile, anche peggio (vedi promesse di "grandi opere pubbliche" tipo il famigerato ponte sullo stretto; richieste di dazi per proteggere fabbrichette non competitive; il vergognoso affare Alitalia; il civettare con CISL e UIL; e la linea xenofoba in materia di immigrazione).

Un governo responsabile dovrebbe riformare il mercato del lavoro; dare profondi tagli alla pubblica amministrazione; e favorire l'immigrazione di manodopera a basso costo, in modo da aggiungere sangue fresco e spezzare i cartelli sindacali.

Caro Enzo da meta' degli anni '90 i governi italiani (probabilmente piu' per loro incompetenza e per la disfunzionalita' degli apparati statali del Belpaese) hanno favorito il saldo migratorio quasi solo di lavoratori di basse qualifiche probabilmente piu' elevato di tutto l'OCSE eccetto forse la Spagna.  Il saldo migratorio e' stato piu' elevato in rapporto alla popolazione residente secondo le mie stime ai saldi migratori USA, UK, Francia e Germania. Alcune domande per te:

  • quali sono i benefici misurabili di tale saldo migratorio entrante superstar in ambito OCSE?
  • quale sarebbe il saldo migratorio consigliato ottimale?
  • esistono esempi storici di successo economico connessi a saldi migratori comparabili o superiori in Paesi con densita' di popolazione simile all'Italia in rapporto al territorio abitabile?

Aggiungo per inquadrare la materia che in anni recenti il saldo migratorio in ingresso e' circa 450mila ingressi all'anno, pari circa ai nuovi nati (550k/anno) e quasi all'1%/anno della popolazione residente.  Tutti i numeri elencati gravano per il 90-95% solo sul 65% del Paese, ovvero il Centro-Nord, perche' molto pochi immigrati soggiornano nel Sud.  Quindi il saldo migratorio sulla parte del Paese investito e' anche significativamente maggiore dei numeri appena elencati.

Relativamente all'operato di GT mi riferivo solamente alla crisi e vedo che concordiamo che poco o nulla poteva/può/potrà fare lui o chi per lui come ministro italiano all'economia.

Relativamente all'operato delle banche, io non dico che queste debbano paternalisticamente agire in favore di soggetti terzi rispetto al loro business e concordo con te quando dici:

Io ritengo che le banche, come ogni altro business, hanno doveri esclusivamente verso i propri azionisti

MA all'interno delle regole di tale business e queste le decidono gli Stati. Non tutti i business sono uguali: alcuni sono vietati, altri sono regolati in modo speciale, già è così per il sistema bancario.

A me sembra legittimo, doveroso e ragionevole che gli Stati definiscano tali regole per il benessere della collettività e credo non ci sia nulla di strano se dopo l'attuale crisi si proponga un ripensamento delle stesse.

A mio avviso, non centra nulla quindi nemmeno il discorso sul fallimento o meno del mercato: ciò che conta è l'impatto del sistema finanziario sull'economia e rischi connessi. Ciò è sempre regolato dalla politica (perchè sarebbe questa che eventualmente può scegliere di 'non mettere regole'). Il punto è che tali regole devono essere tese ad un fine condivisibile ed essere efficienti.

Se fissare come fine lo sviluppo del sistema produttivo rende un po' più difficile per le banche fare contenti i propri azionisti, certamente lo Stato e la politica (e tutti i cittadini non azionisti di banche) non dovrebbero interessarsene.

Inoltre quelle affermazioni di GT sono parecchio piu' simpatiche di certi atteggiamenti dei politici e ministri USA inginocchiati di fronte alle banche che hanno inondato di denaro dei contribuenti

In USA si è intervenuti con prestiti della Fed (e quindi senza denaro dei contribuenti) o con aumenti di capitale sottoscritti dal Minsitero del Tesoro (i soldi dei contribuenti). Peccato che con gli attuali corsi azionari chi ha fatto un affare è il Ministero del Tesoro (i contribuenti). In USA non si regalano i soldi a fondo perduto, la polemica politica lì è soprattutto sui bonus ai manager: visto che la Banca è stata salvata con i soldi dei taxpayers, quando sembrava che tutto stesse affondando, ha senso poi pagare dei bonus quando si è visto che il mondo non crollava ?

Discorso completamente diverso in Italia: i Tremonti bonds sono delle "obbligazioni bancarie speciali" con cui, fra l'altro, la banca si impegna a "non diminuire l'ammontare di credito alle PMI rispetto al biennio 2007-2008". Al di là della bontà o meno dell'idea solo chi aveva bassi indici per  il biennio in esame poteva essere interessato, chi era già sovraesposto firmerebbe la propria condanna. Qui ne capisci di più. Diciamo  che sono una fesseria e cerco di essere gentile, difatti le banche non hanno fatto la fila per i Tremonti bond, e solo una marea di telefonate di marketing push up hanno evitato al mago una figuraccia, checchè ne dica lui.

Le critiche di Tremonti sono sostanzialmente corrette: le banche italiane, poco capaci fa fare un'analisi seria dei percettori dei loro crediti, hanno ristretto l'erogazione dei prestiti-   indiscriminatamente solo perche' tira una brutta aria, pur avemndo la possibilita' di prestare rispettando tutti i vincoli patrimoniali usando i Tremonti bond.

Le banche utilizzano uno strumento chiamato Basilea 2 che dà un "rating" all'azienda. E' uguale per tutta l'Europa e le banche italiane lo usano come tutte le altre banche, è un sistemino semplice di riclassificazione del bilancio.

Il problema è che buona parte delle PMI italiane, per una lunga ed estenuante serie di motivi, hanno rating bassi (E,D,C), prima della crisi le banche prestavano anche a queste "categorie", allo scoppiare della crisi hanno chiuso il rubinetto e chiesto il rientro, i rating B e A non hanno avuto alcun impatto, nè restrizioni (anzi..), il nodo è che C non significa che sei una cattiva azienda, solo che potresti essere sottopatrimonializzato, lo stesso vale per D. Lettera E significa che sei in coma..

Diciamo allora che il "sistema bancario-finanziario" è bloccato su una tipologia di aziende, che di questa tipologia il "mago" non parla proprio, per cui una banca sottoscrive il Tremonti bond per una necessità propria, e poi "inonda" di liquidità i clienti con rating A e B per mantenere quel famoso indice di prestito. Tremonti è soddisfatto, le PMI no. Prima di parlar male delle banche (se vuoi ti posso indicare una serie di libri che lo fanno benissimo, o anche te ne posso parlare io in prima persona, ma per tutt'altri motivi) Tremonti dovrebbe capire qualcosa di economia, finanza e mondo delle imprese, ma il personaggio ha troppa stima di se stesso per cercare di comprendere qualcosa.

L'unica cosa positiva è che almeno ne parla delle PMI, anche senza sapere di cosa parla, ma rispetto ai precedenti è già un passo avanti, fosse mai che tra venti anni...

 

 

Il problema è che buona parte delle PMI italiane, per una lunga ed estenuante serie di motivi, hanno rating bassi (E,D,C)

nella lunga ed estenuante serie di motivi sbaglio se dico che anche il sistema bancario ha un suo ruolo? se non mi sbaglio: tale ruolo è completamente legato agli altri motivi o anche, ceteris paribus, qualcosa al sistema bancario può essere chiesto (preteso)?

Il problema è che buona parte delle PMI italiane, per una lunga ed estenuante serie di motivi, hanno rating bassi (E,D,C)

nella lunga ed estenuante serie di motivi sbaglio se dico che anche il sistema bancario ha un suo ruolo? se non mi sbaglio: tale ruolo è completamente legato agli altri motivi o anche, ceteris paribus, qualcosa al sistema bancario può essere chiesto (preteso)?

Quello che si puo' pretendere dalle banche e' prima di una crisi che il rischio non venga sottovalutato con la scusa che tanto se le cose vanno male poi paga Pantalone. Qui mi pare che Tremonti stia invece facendo pressioni affiche' le banche, dopo la crisi, si assumano parte del rischio d'impresa: questa e' una cosa ben diversa, e secondo me inaccettabile.

Nota. Personalmente ho su questo posizioni anche piu' intransigenti: il capitale di rischio dovrebbe essere ottenuto tramite emissione di azioni, non di debito, neppure in forma di obbligazioni private. La sostituzione di debt for equity, particolarmente negli Stati Uniti, e' stata per lo piu' determinata da distorsioni di natura fiscale (detassazione degli interessi sul debito ma non dei profitti distribuiti come dividendi, il che rende il debito maggiormente tax-efficient) che andrebbero eliminate: o eliminando la tassazione a livello corporate, o introducendo un "imputation system" che tratti le tasse pagate dall'azienda come crediti d'imposta per l'azionista.

Le cazzate sono tali in qualunque contesto, non riuscire a battere il politico italiano medio non è un gran merito.

Tecnicamente sono meno esperto di te, ma ti garantisco una cosa: se i TB fossero ben congegnati le banche li troverebbero attraenti.GT stesso, fatta l'analisi tecnica, dice che non convengono: è come dire che sono una cazzata.

P.S. Per l'analisi tecnica di GT non mi fido molto, ma quella di Seminerio coincide, e di lui mi fido.

curioso collegamento. I temi in questione sono stati cavalli di battaglia dei simpatizzanti di estrema destra.

quelli di fn hanno idee che sono contagiose, anche quelli di IdV si sono fatti prendere dal virus. Sul loro sito avevano pubblicato un intervento/intervista (addirittura una proposta la chiamano) postata dallo staff di IdV che mi pare da brivido: http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/economia/una_proposta_contro_leconomia.php

Credo (o spero) che il personaggio intervistato non sia di IdV.

 

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