Il millenarismo di Tremonti e lo stato della stampa

22 agosto 2011 alberto bisin e michele boldrin

Lo sappiamo, è antipatico dirlo. Per questo abbiamo il "sangue che gronda dal cuore". Ma lo stesso non ce la facciamo a non ripeterlo: l'avevamo detto noi, l'avevamo detto noi, l'avevamo detto noi, l'avevamo detto noi,...

Nel nostro libro su Voltremont, alias Giulio Tremonti, abbiamo chiamato ''mangiamorte'' quei giornalisti e quegli intellettuali che, per ragioni a volte confessabili a volte no, hanno preso sul serio le bislacche teorie dell'Oscuro Signore e ne hanno propagato le menzogne relative alla situazione economica del paese.

Ma il vento sembra essere cambiato. La (prima di tante, è poi risultato) manovra di questa estate, brillante sintesi della folle arroganza e dell'incompetenza che caratterizzano Giulio Tremonti e il governo a cui egli degnamente porta la fiaccola, aveva appena finito di raccogliere i soliti encomi, da parte dei soliti noti, che la crisi finaziaria e la crisi etico-giudiziaria hanno fatto precipitare Tremonti nel borsino della politica. Berlusconi certo, ma ad un certo punto anche Bossi, sembravano decisi a liberarsene.

All'improvviso è cambiato anche il clima sulla stampa. Lord Voltremont si è ritrovato con molti meno servi ossequianti di quelli a cui era abituato. Si è segnalato in particolare il Corriere, che sembra aver completamente perso il timore reverenziale per lungo tempo mantenuto nei confronti del ministro. Ha cominciato Sergio Romano sulla vicenda dell'affitto in nero a Milanese. Ma perfino in quel pezzo così critico si possono trovare perle come ''Giulio Tremonti è stato in questi anni il custode dei conti pubblici, il cane mastino della finanza nazionale. Ha esercitato le sue funzioni con un rigore e una tenacia che hanno suscitato l'approvazione di Bruxelles e contribuito alla credibilità dell'Italia nelle maggiori istituzioni internazionali.'' Sì, come no. Ma più passava il tempo, più si chiariva la gravità della crisi, meno chiari diventavano i meriti di Tremonti.

Un paio di settimana dopo l'articolo di Romano, è il direttore De Bortoli a intervenire con un puntuto editoriale in cui definisce "millenariste'' le analisi di Tremonti. Di quell'editoriale vogliamo riportare la parte finale, su cui poi torneremo.

Occorre dare un segnale forte, il più possibile condiviso. Con un supplemento di responsabilità nazionale. A cominciare dal governo che per troppo tempo, anche nelle analisi millenariste del suo immaginifico ministro dell'Economia o nella pervicace e colpevole sottovalutazione dei problemi da parte del premier, ha dato prova di averne assai poca. Il mondo non è cambiato cinque giorni fa, come ha detto ieri Tremonti. È cambiato molto prima. Avessero ascoltato di più le voci critiche e fossero stati meno intolleranti...

L'intervento di De Bortoli faceva seguito a un intervento di Mario Monti in cui si plaude all'intervento internazionale, ironicamente definito ''mercatista'',  che ha imposto il rigore ai riottosi politici italiani e si irride al "colbertismo de noantri''. Parole di Monti. Sono toni inusuali per Monti, che ha sempre coltivato una immagine di centrista pacato, e il bersaglio è fin troppo chiaro. Anche qui, è utile riportare un paragrafo del pezzo:

Nella diagnosi sull'economia italiana e nelle terapie, ciò che l'Europa e i mercati hanno imposto non comprende nulla che non fosse già stato proposto da tempo dal dibattito politico, dalle parti sociali, dalla Banca d'Italia, da molti economisti. La perseveranza con la quale si è preferito ascoltare solo poche voci, rassicuranti sulla solidità della nostra economia e anzi su una certa superiorità del modello italiano, è stata una delle cause del molto tempo perduto e dei conseguenti maggiori costi per la nostra economia e società, dei quali lo spread sui tassi è visibile manifestazione.

Bene, anzi molto bene. Speriamo che la glasnost continui sino alla cacciata finale di Tremonti, Berlusconi, Bossi e resto della banda; noi restiamo a osservare dubbiosi.

Ma questa improvvisa scoperta dei gravi limiti dell'immaginifico ministro dell'economia e delle sue analisi millenariste, per usare le parole di De Bortoli, impone anche una serie di domande scomode. Che poniamo a De Bortoli e a Monti, naturalmente, ma anche al resto della stampa italiana, dato che, tanto per dire, non è che il Sole 24 Ore abbia seguito in questa vicenda una traiettoria molto diversa da quella del Corriere.

Partiamo da una premessa. Tremonti ha scritto almeno due libri pieni di analisi millenariste e di colbertismo. I libri hanno avuto un enorme successo di pubblico e di critica. O meglio, di critica non se ne è vista. Nel nostro libro abbiamo messo in evidenza proprio questo, che le analisi di Tremonti tali non fossero, ma baggianate pseudo-colte, parole in libertà nel peggior stile post-moderno. Che la sua cupa visione del futuro (la paura in "La paura e la speranza") e le terrificanti minacce esterne da lui evocate non fossero che capri espiatori per la sua incompetente azione di governo. Che il suo colbertismo non fosse che falso e intellettualmente assai rozzo fondamento a un primato della politica corrotta e - ancora una volta - incompetente.

E non è stata solo l'analisi. Quando il ministro il colbertismo, oltre a predicarlo, lo ha praticato concretamente, sul caso Alitalia, sulla Banca del Sud, fino allla recentissima creazione della Società per le partecipazioni strategiche alla Cassa Depositi e Prestiti, le voci critiche che si sono levate insieme alla nostra sono state pochissime.

A partire da questa premessa alcune domande sorgono spontanee. La prima è di carattere generale.

Cari amici della stampa, cari intellettuali di corte: non è il momento di una dura e serrata autocritica? Perché quello che è successo, il favore accordato per anni ad un ridicolo ciarlatano che - mentre affermava d'aver tutto compreso e tutto previsto, emettendo frasi incoerenti - stava portando alla malora il paese, è molto grave. E deve far riflettere. Sul vostro ruolo, sull'informazione economica italiana e su come il potere politico (e l'aspirazione ad ottenerlo) manipola l'opinione pubblica in terra italiana. Come è stato possibile che importanti direttori di giornali, come Paolo Mieli e Gianni Riotta, abbiano scambiato le assurde analisi millenariste dell'immaginifico ministro per raffinata analisi intellettuale? È stata dabbennaggine, è stato servilismo, è stata paura del potente, o qualcos'altro ancora?

Ma oltre alla domanda di carattere generale ne vogliamo porre un paio più dettagliate.

Prima domanda. Se c'è una cosa che la crisi attuale dovrebbe aver seppellito per sempre è il mito di Tremonti severo guardiano del bilancio. Ma quando mai? L'Italia era e resta un paese con alto debito e conti disastrati, un sorvegliato speciale dei mercati. Lo era nel 2008 e lo è oggi. Tremonti ha mantenuto il deficit a ''solo'' il 4-5% del PIL (principalmente grazie a tasse e trucchetti da magliaro come lo scudo fiscale, con una spruzzatina di demenziali tagli lineari) solo perché qualunque cosa diversa avrebbe scatenato la violenta reazione dei mercati. Questa è la ragione per cui il governo non ha mai abbassato le tasse. Esercitare rigore sul serio significava intervenire con tagli strutturali alla spesa e avviare riforme liberalizzatrici per promuovere la crescita. Nulla di questo è stato fatto. In altre parole, se al posto di Tremonti ci fosse stato qualcun altro le cose non sarebbero cambiate. Il rigore è stao imposto dai mercati, non da Tremonti. Se lui non ci fosse stato ci sarebbe stato qualcun altro che avrebbe fatto più o meno lo stesso. In effetti, data l'incompetenza mostrata dal ministro, non era difficile fare almeno un po' meglio.

Il fatto che, nel teatrino della politica, a Tremonti sia stato assegnato il ruolo di quello che dice ''no'' mentre ad altri è stato assegnato il ruolo di chiedere cose impossibili non avrebbe certo dovuto ingannare gli osservatori minimamente attenti. Tutte queste cose, lo ripetiamo sono sempre state chiarissime a chiunque le volesse vedere. Quindi, professor Monti, ci vuole spiegare perché, nel suo editoriale del 14 agosto, insiste nell'affermare che Tremonti ha avuto ''il merito di aver saputo mantenere un certo rigore di bilancio con un governo e una maggioranza poco inclini a tale virtù''? Non c'è alcuna evidenza di questo fatto. Al contrario, c'è ormai ampia evidenza che il rigore vero, quello che riforma in modo strutturale i conti dello Stato e non mette pezze momentanee sperando che i mercati si distraggano, non c'è stato per nulla. Ci sono state solo le menzogne che il governo, e Tremonti in particolare, hanno raccontato per tre anni. C'è stato solo un ministro che, a parte le sceneggiate propagate dalle televisioni e dalla stampa di regime, ha fatto esattamente quello che la maggioranza di governo gli ha fatto fare, come non può che essere. Non è arrivato il momento di dirlo forte e chiaro? E non era il caso di dirlo forte e chiaro anche prima? Magari se tra le ''voci critiche'', come le chiama De Bortoli, ci fosse stato qualche editorialista in più del Corriere si sarebbe perso meno tempo.

Seconda domanda. Non è solo questione di editoriali e opinioni. Le menzogne del ministro e del governo hanno ripetutamente riguardato i fatti e i numeri nudi e crudi. Ricordiamo, tra i tantissimi, solo un episodio (e per una altro leggetevi questo articolo di Michele su Il Fatto dello scorso 17 marzo; gli esempi, ripetiamo, sono abbondantissimi). Nell'aprile del 2010 Tremonti, ai margini di una riunione del Fondo Monetario Internazionale, rilasciò una serie di trionfali dichiarazioni. Il Corriere, in un articolo del 24 aprile, titolava: ''Debito pubblico, Tremonti: «L'Italia come la Germania e meglio degli Usa»''. Tutto merito del governo Berlusconi, naturalmente, e del suo immaginifico ministro. Dichiarava infatti Lord Voltremont:

«I dati ci dicono che dobbiamo fare almeno come i tedeschi e magari un po' di più, ma sicuramente le manovre che andranno fatte dagli altri Paesi sono molto più grandi e più pesanti per la gente di quelle che dovremmo fare anche noi i prossimi anni. Alla fine quello che conta sono i numeri e dicono che le difficoltà non sono finite e che dobbiamo fare di più», ha concluso Tremonti.

Già, gli altri sì che faranno manovre grandi e pesanti, noi invece ... A leggerle oggi queste dichiarazioni generano, a seconda dell'umore, rabbia o ilarità. Di certo, questa estate la loro natura menzognera è diventata ovvia anche a chi è stato finora cieco. Ma, e questo è il punto che vogliamo sottolineare, il fatto che si trattasse di ridicole enormità era assolutamente chiaro anche nell'aprile del 2010. Bastava fare due conti, come si prese la briga di fare il nostro Giulio Zanella, per sbugiardare le improbabili affermazioni del ministro. Giulio concluse il suo pezzo con la seguente domanda: ''Perché questi dubbi non sono venuti anche ai giornalisti italiani che intervistavano Voltremont ed hanno poi redatto gli articoli? Loro che erano lì hanno dato un'occhiata alle tabelle o hanno creduto a Voltremont sulla parola?''. Queste domande vennero allora serenamente ignorate dalla stampa. Caro De Bortoli, non è arrivato il momento di rispondere? I giornalisti economici italiani sono così scadenti da non riuscire ad accorgersi neppure di rodomontate così ridicole come quelle profferite in quell'occasione dal ministro? Oppure c'è qualcosa di più sinistro, l'ossequio istintivo verso il potente, la paura di esser tagliati fuori dal ''giro buono'', di non essere più invitati alle conferenze stampa, o nei salotti giusti? E, sia come sia, le cose al Corriere continueranno come nel passato o ci sarà qualche cambiamento?

Chiudiamo il pezzo con un'ultima osservazione. Non vorremmo dare l'impressione che la pavidità di questi anni del Corriere sia stato un unicum nel panorama della stampa italiana. Al contrario, il comportamento del Corriere è stato tipico. In effetti, c'è stato chi ha fatto molto peggio, basta pensare al grottesco servilismo di Gianni Riotta. Ma il Corriere, piaccia o non piaccia, ha sempre occupato una posizione speciale nel panorama della stampa italiana. E questo conferisce a chi lo dirige speciali privilegi ma anche speciali doveri. Per questo, De Bortoli, la domanda la rivolgiamo a lei. Come è potuto succedere?

108 commenti (espandi tutti)

Sottoscrivo tutto, ma ricordate anche di dedicare un post a Marco Fortis, un fenomeno da narrare. Dico soprattutto a te, Michele!

Grandi, grandissimi, sopratutto per me che non sono del mestiere!

Mi chiedo se rispetto al quesito finale  

"Per questo, De Bortoli, la domanda la rivolgiamo a lei. Come è potuto succedere?"

ci sarà mai una risposta!


Mi chiedo se rispetto al quesito finale  

"Per questo, De Bortoli, la domanda la rivolgiamo a lei. Come è potuto succedere?"

ci sarà mai una risposta!


 

secondo me, la domanda dei nostri autori non vuole essere retorica: f.de bortoli le virtù virili ce le ha, almeno dal famoso carteggio con ghedini, al culmine del potere berlusconiano  nel 2002.  io  rimasi terrorizzato da una incredibile violenza intimidatoria espressa in bellacopia e reiterata impunemente, e il nostro ci rimise poi anche la direzione.

E' dal 5 Agosto che sto cercando un pretesto, un commento o un articolo su Nfa dove scriverVi: "Bravi! Voi l'avevate detto! Chi vi legge, sapeva (e adesso fa anche un figurone con gli amici, avendo anticipato tutto).

Ecco l'occasione.

Ps

Per il resto: sarebbe bello che almeno uno, degli intellettuali da voi citati, non prendesse le vostre domande come retoriche, ma provasse a rispondere ed a spiegare il suo comportamento. Specialmente mi piacerebbe ascoltare Mario Monti.

Secondo noi la discussione sullo stato della stampa in Italia va fatta sul serio. Non so se ci saranno risposte a questo post, ma noi l'argomento cercheremo di portarlo anche sulla stampa cartacea, dove le domande è più difficile ignorarle. Vedremo.


Claro! Però temo che il rischio che vengano prese come tali, quindi ignorate o aggirate, sia altissimo

Sulla carta stampata faranno certamente più fatica ad ignorarvi.

PS

Spero tanto che rispondano e seriamente (senza ricorrere a tecniche come queste

c'è già anche il titolo del dibattito. Press in Italy: is there an ignorance bias or a parakool bias?

La cosa peggiore è che non servivano grandi competenze (e neppure leggere nFA) per sospettare tutto ciò (ma leggere nFA permetteva di capire molti dettagli in più).

E Voltremont non è il solo personaggio ad aver avuto inspiegabili elogi da parte della stampa e (in alcuni casi) persino dell'opposizione.

Mi auguro che il post abbia un seguito ed ancor di più che un prosiego cartaceo sia più clamoroso impedendo a chi è stato interessato alle domande possa scansarle. Se accadrà, vorrà dire che per una volta anche qui il tempo è stato galantuomo.

Qualche mese fa scrissi un articolo sul mio blog dal titolo  "Diffidate da chi attacca il cavalier ferito" (o una cosa simile). 

Il cavaliere era Berlusconi, ma la stessa cosa vale per Tremonti. Mi riferivo ai giornalisti, sindacalisti. impreditori che fino a poco tempo fa andavano a braccetto con B&T e che, ora, li hanno scaricati. Meglio tardi che mai si potrebbe dire.

Assieme a B&T e alla classe politica, per fare davvero un bel lavoro, secondo me, bisognerebbe cacciare via tutti questi servi, servetti, ometti che, ci metto la mano sul fuoco, si venderanno a chiunque salirà al potere alle prossime elezioni. E saremo da capo. 

Certo!

Se oltre a tutta la classe politica italiana, e tutti quelli che l'hanno votata convinti, mandiamo via anche tutta la classe dirigente italiana: l'Italia cambierebbe...non essendoci più italiani :-)

PS

Non voglio essere troppo (auto) critico, ma non è per sfiga che da noi nascono e prosperano i Mussolini, i Craxi, i BS*** o che folle oceaniche pendono dalle labbra dei D'annunzio e dei Grillo o che siano compiute stragi vigliacche ed anonime, come in nessun altro paese occidentale.

I problemi chiamiamoli "di civiltà" c'erano prima di BS e non sparirano tutti con lui, perchè sono endemici nella società italiana (spero, ovviamente, curabili)

 

***li accomuno in quanto, tutti e tre, nascono "Uomini della provvidenza" e finiscono "causa di tutti i mali"

Vero, però da qualche parte bisogna iniziare.

Se all'italiano medio padre di famiglia che, prima o dopo 8 ore di lavoro, legge per 20 min il giornale (o guarda il telegiornale) metti davanti un articolo scritto in un certo modo da, non so, Boldrin, Seminerio, Brusco Bisin e tantissimi altri (perchè sono tanti) egli saprà certe cose e grazie a quelle saprà scegliere meglio la classe dirigente. 

Se al posto loro lasci quei giornalisti, può anche arrivare il politico serio, morale, capace....ma o non avrà spazio, oppure sarà attaccato in vari modi (ricordate, ad esempio, il servizio di Mattino 5 al giudice Mesiano del Lodo Mondadori?) 

Mattia sono stato frainteso. Hai perfettamente ragione nel criticare questi "personaggi", in questo sono d'accordo con te.

Quello che voglio dire è: non esiste un italiano medio che viene fregato da questi personaggi "calati dall'alto". Questi personaggi sono lì anche perchè all'italiano sta bene così. Insomma, secondo me, l'italiano medio non è come Travet, ma come Fantozzi (che, se potesse, sarebbe bastardo come chi lo comanda). 

Tornando al giornalismo: per me l'italiano non si è rincretinito comprando "Il Giornale" , ma compra "Il Giornale" perchè è "cretino"! Come dice in un commento sotto Francesco Forti, in maniera più articolata:

Ogni giornale ha la sua linea, la sua tendenza ed i lettori lo comprano perché in essa si riconoscono. Quindi tutto sommato finiscono per leggere le cose che vogliono sentirsi raccontare. A sinistra la colpa sarà della speculazione e dei ricchi capitalisti, a destra dei precedenti governi "comunisti". Tutti si crogiolano nel constatare che le colpe sono esattamente distribuite come hanno sempre saputo. 

Sono cultura e serietà che scarseggiano in Italia. Finchè sarà così esisteranno tromboni, tuttologi e voltagabbana e, come hai detto tu, saremo ogni volta da capo

Ottimo, ancora ottimo articolo. Grazie per la chiarezza.

Il recente valzer delle poltrone direzionali del Sole 24 ore e Corriere della Sera con Riotta \ De Bortoli hanno finalmente chiarito che l'economia (Sole24 ore, si fa per dire) e tuttologia (Corriere della Sera) sono perfettamente intercambiabili, con buona pace del giornalismo economico italiano e degli scudieri.

Ne esce molto male la classe dei giornalisti del settore economico italiano. 

 

Riporto qu integralmente un articolo di Ostellino sul Corriere del Ticino (visibile solo agli abbonati) 

Sono tante crisi nazionali, tutte uguali e che hanno la stessa origine. Ma, in Italia, la cattiva politica e il cattivo giornalismo le spacciano per una crisi internazionale attri­buendola a una non meglio speci­ficata «speculazione», una sorta di Spectre spuntata dal nulla. Se ci si attiene ai fatti, si constata, però, facilmente che sono in crisi i Pae­si con un grosso debito pubblico alimentato da un deficit di bilan­cio annuale.

Di internazionale c'è solo che in quelle condizioni sono in molti, an­corché ciascuno per ragioni, sem­pre le stesse, strettamente di politi­ca interna. Ma, allora, perché la politica e il giornalismo racconta­no la balla della crisi internazio­nale? La politica, perché, altrimen­ti, dovrebbe ammettere il proprio fallimento e non potrebbe chiede­re «sacrifici» ai propri cittadini, massacrandoli di altre tasse, per uscirne e, quel che è peggio, rico­minciare da capo come se nulla fosse, salvo tenersi di riserva la pro­spettiva di una stangata successi­va ai poveri contribuenti.

È fallita la politica di eccessiva in­termediazione pubblica, di invasi­vità statale che da sempre anche il sociologo Luca Ricolfi - di certo non un liberista - denuncia come produttrice di inefficienze, sprechi, corruzione, clientelismi, spesa pub­blica debordante e pressione fisca­le oppressiva. Lo Stato è diventato un enorme parassita, una zecca che succhia il sangue alla società civile. Il paradosso è che gli italia­ni sono, ora, sulla tolda della na­ve che affonda a cantare «Fratelli d'Italia», truffati e contenti (?) di dare il sangue alla Patria con un «contributo di solidarietà» che al­tro non è che un'altra tassa com­minata loro da una classe politica fallimentare per salvarsi.

Se, dunque, la politica ha le sue (cattive, ma comprensibili) ragio­ni, chi glielo fa fare ai giornalisti di raccontare balle? Un marxista­leninista direbbe che sono gli edi­tori a volerlo. Non sarebbe un'ipo­tesi lontana dal vero tenuto conto che gli editori italiani sono quegli tessi banchieri, industriali, faccendieri, parassiti che, secondo Luigi Einaudi, hanno preso d'assalto la finanza pubblica a partire dalla caduta della Destra storica nel 1876 e che hanno via via accresciuto la loro avidità nel secondo dopoguerra.

Ma chi conosce come vanno le cose nei giornali sa che non vanno così. In tanti anni di professione non ho mai visto un editore telefonare al direttore non dico per dirgli che cosa deve fare, ma neppure che cosa si aspetta dal giornale di cui pure è proprietario. Gli editori si limitano a nominare direttore uno che non disturbi nessuno e poi lo lasciano fare fino a quando non lo cacciano per fare un favore a qualche loro protettore politico o perché il giornale fa proprio schifo e non vogliono perderci, con la faccia, troppi soldi. Poi ne nominano un altro della stessa specie e si ricomincia da capo. L'informazione è l'ultimo dei loro pensieri. A raccontare balle sono proprio i giornali sti. Molto per ignoranza e inadeguatezza al compito, un po' perché credono di assecondare gli editori nella (errata) convinzione che quelli la pensino come il marxista-leninista attribuisce loro di pensare.

In poche parole, per un eccesso di servilismo, prevale il conformismo, l'adeguamento alla corrente - tutti si comportano allo stesso modo per non sembrare la pecora nera e mettersi, così, al riparo da eventuali sorprese (leggi licenziamento, che, in ogni caso, arriverà comunque, e per le ragioni meno prevedibili) - in un'orgia di «politicamente corretto» che è, poi, un «culturalmente catastrofico».

Nessuno pensa al cittadino, dei cui interessi non ci si cura, e neppure al lettore che pure tutte le mattine spende qualche euro per comprare un giornale del tutto inutile. E, nel frattempo, non solo i giornali, ma il Paese vanno a catafascio senza che nessuno se ne preoccupi non fosse altro per dire come stanno real mente le cose. In tale contesto, per dirla con Marx, assume i contorni della farsa quella che era incominciata come una tragedia. Dice il presidente del Consiglio, cav. Silvio Berlusconi, che lui passerà alla storia come colui il quale ha salvato l'Italia dal disastro.

Ma si dà il caso che l'Italia non sarebbe finita sull'orlo del disastro solo se lui stesso avesse fatto le cose che aveva promesso di fare e non ha fatto: riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale, semplificazione normativa e amministrativa, liberalizzazione del mercato, compreso il diritto societario, e privatizzazioni dei servizi pubblici oggi gestiti dagli Enti locali e che sono un ricettacolo di clientelismi e di corruzione. La colpa della crisi è, quindi, oltre che dei suoi predecessori al governo, anche sua. Il guaio è che, di fronte a una battuta come quella, nessuno ha riso e tanto meno gli ha fatto notare che era francamente ridicola.

Piero Ostellino, sul Corriere del Ticino del 16 agosto 2011

Piero Ostellino, sul Corriere del Ticino del 16 agosto 2011

Grazie per la segnalazione. Come mi sarebbe piaciuto che Ostellino fosse così attento, lucido e nitido nei suoi editoriali  sul Corriere della Sera. Spiace dover constatare che anche lui si sveglia con una decina d'anni di ritardo.

C'è un altro motivo, oltre a quelli narrati da Ostellino. Ogni giornale ha la sua linea, la sua tendenza ed i lettori lo comprano perché in essa si riconoscono. Quindi tutto sommato finiscono per leggere le cose che vogliono sentirsi raccontare. A sinistra la colpa sarà della speculazione e dei ricchi capitalisti, a destra dei precedenti governi "comunisti". Tutti si crogiolano nel constatare che le colpe sono esattamente distribuite come hanno sempre saputo. I giornalisti altro non fanno che servire tutto questo su un piatto d'argento, introducendo particolari inediti e speculazioni sul futuro, tanto per invogliare i lettori a continuare a comprare il loro giornale preferito.
Il tutto avviene perché generalmente l'uomo ha della realtà una propria visione "autocostruita" e questo è vero soprattutto in quelle materie come l'economia in cui si hanno scarse cognizioni e chiunque puo' tentare di venderci perline colorate.

Acquistare la maggior parte dei giornali italiani è come se si pagassero i volantini pubblicitari distribuiti gratuitamente nelle strade o nelle caselle della posta. Avevo due abbonamenti e da due anni li ho disdetti.

Per quanto concerne l'articolo, penso che scriverò ad Ostellino per chiedergli come mai un pezzo così illuminato non lo abbia scritto per il Corriere.

 

Sono quasi sicuro di averlo letto sul corriere cartaceo, un paio di giorni fa.

Mi pare che lo stesso articolo sia stato pubblicato anche sul Corsera. 

Mi pare che lo stesso articolo sia stato pubblicato anche sul Corsera.

L'articolo su Corriere non criticava la stampa, quello sul Ticino si. L'inizio degli articoli era lo stesso, ma erano molto diversi nella seconda parte.

Vedere per credere:

http://www.cdt.ch/commenti-cdt/commento/49084/cause-della-crisi-perche-si-mente.html

http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_18/cura-dimagrante-per-lo-stato_18f45e96-c961-11e0-a66c-10701cdb9ebd.shtml

Ecco, bella e pronta, una seconda domanda per FdB: perchè il Corrierone non pubblica l'articolo di Ostellino apparso sul Corriere del Ticino (che così nessuno se lo fila) ? Dopo anni di pastoni pseudo liberal liberisti (e pro BS) Ostellino si sveglia dal letargo, che si era autoimposto (perchè come scrive nel suo articolo rivelatore l'editore c'entra nulla), e deve andare in Svizzera per liberarsi la coscienza. Un editoriale in prima pagina sul Corriere, ecco quello che dovrebbe fare FdB con l'articolo di Ostellino.

L'impressione è che, visto il punto a cui sono arrivate le cose, anche al Corriere si rendono conto che lo stile giornalistico domestico vada rivisto. Probabilmente intendono cambiare solo un po' per volta, senza dare troppo nell'occhio e senza dovere fare troppa autocritica, cercando anche di vedere le reazioni del "potere",perchè, come noto, anche al Corriere, "tengono famiglia". Ci sono sempre in ballo i contributi pubblici all'editoria, senza i quali, diversi giornalisti rischiano di perdere il posto e che sono sempre stati parte del problema della mancanza di indipendenza del giornalismo italiano. Perchè, se anche fosse vero, come dice Ostellino, che gli editori non telefonano in redazione, i politici invece lo fanno.

 

Patetico.

Questi liberalidelcazzo non hanno limiti.

Chi non ha la faccia, non ha paura di perderla.

(visibile solo agli abbonati) 

Ora è disponibile pubblicamente: http://www.cdt.ch/commenti-cdt/commento/49084/cause-della-crisi-perche-si-mente.html

Grazie per la segnalazione comunque ;)

Mi permetto una amichevole provocazione, appostando il seguente commento al post (che pur condivido nella sostanza): so what? Intendo dire, sono tutte cose che sappiamo: la stampa è mediocre, i personaggi illustri restano tali solo se mantengono un equilibrio "istituzionale e moderato", i lettori italici non cercano la verità ma vogliono solo riascoltare "la loro canzone preferita", etc... Ma queste domande, scusate, a chi le volete fare? e chi volete che vi risponda? e cosa? ed infine, chi se ne frega della risposta? giudicherà la storia (perchè dell'elettorato e del pubblico italico non ho stima).

Ciò detto, nel merito, vorrei qualificare il "sostanzialmente daccordo": è vero che Tremonti ha spesso distorto la realtà, ma essendo il Chief Financial Officer di una azienda in cui il CEO  è fuori di senno e gran parte della prima linea è costituita dalle di lui ex-amanti ed ex-maggiordomi io credo che Tremonti ci abbia oggettivamente messo del suo per portare in casa - ciò nonostante - il fabbisogno finanziario durante 3 anni difficilissimi, convincendo per un po' (non so come) gli investitori della solidità della storia italiana (ricchezza privata, banche solide, alto risparmio, basso debio delle famiglie, etc.) e tenendo così il Paese a galla. Ciò detto, ammetto che questa minima parte di buona fede - che secondo me gli si può riconoscere - non basta : il fatto che Fausto Tonna  (quello della Parmalat, NDR) abbia mentito per conseguire la propria missione professionale non lo assolve, ed è ovvio che uno statista davvero responsabile si sarebbe dovuto dimettere ben prima della crisi, denunciando la non-sostenibilità della traiettoria intrapresa dal suo dante causa. Dunque, mi associo senz'altro al pollice verso nei confronti di Voltremont. Consideriamo però anche che, pur se animati da buona fede massima ed abnegazione francescana, non è mai facile compiere gesti che comunque danno immediatamente fuoco alle polveri, lasciando il dubbio di essere stati nel torto e di aver portato il paese al macello finanziario... Consideriamo anche il peso della responsabilità di che deve assumere decisioni difficili!

Infine, credo che questo ragionamento di "ragion di stato" possa valere anche per molti "autorevoli commentatori": supponiamo di sapere che la nave è condannata quasi certamente ad affondare se non si cambia strategia togliendo risorse dal pompaggio e spostandole alla riparazione della falla; ma il comandante è incompetente e continua a tenere tutte le mani alle pompe, compresi i mastri d'ascia, e nessuno a riparare il fasciame; con questo sistema infatti la nave galleggia, ma noi (astuti ingegneri navali) sappiamo che la falla si sta allargando e presto supererà la portata delle pompe; e se la nave scende di un zic, la pressione dell'acqua aumenterà, e così il deficit delle pompe , e coleremo a picco nel giro di un'ora. Ma se si rende palese che la nave è condannata, tutti fuggiranno ed affonderemo in 10'. Meglio forse dire che il nostromo sta facendo bene a dirigere il pompaggio, e comprare tempo per far sì che il comandante capisca l'errore, oppure perchè prenda il comando un  guardiamarina ammutinato, competente in materia ?

Non voglio certo prendere le parti del governo nè dei suoi sodali volontari o prezzolati che siano (per carità!) ma esortare a considerare le cose con spirito obiettivo ed equanime: proprio perchè mi attendo che i lettori del Vostro sito (al contrario del pubblico a cui aspirano i giornali per vendere) non siano alla ricerca di conferme della propria opnione preconcetta, ma di analisi improntate alla verità fattuale.

 

convincendo per un po' (non so come) gli investitori della solidità della storia italiana (ricchezza privata, banche solide, alto risparmio, basso debio delle famiglie, etc.) e tenendo così il Paese a galla. 

Non condivido questa interpretazione. Io credo invece che raccontando balle e baggianate varie Tremonti e gli altri abbiano permesso alla situazione di aggravarsi. Non hanno tenuto il paese a galla, hanno ignorato il fatto che stava lentamente affondando (una barca che affonda lentamente pare che stia a galla, per un po') e ora devono correre in maniera scomposta e frettolosa a tappare il buco, facendo cosi' ancora piu' danni.

proprio perchè mi attendo che i lettori del Vostro sito (al contrario del pubblico a cui aspirano i giornali per vendere) non siano alla ricerca di conferme della propria opnione preconcetta, ma di analisi improntate alla verità fattuale.

Questo e' quello che abbiamo fatto. Che il paese stesse lentamente affondando mentre Voltremont e i mangiamorte rassicuravano il popolo l'abbiamo ripetutamente detto, documentato e commentato.

Non v'è dubbio, è proprio il mio punto: tenendo in modo illusorio la nave a galla, la situazione strutturale peggiora. Il governo ha perso tempo ed ingannato tutti, sono d'accordo.

Però, qui mi pare si discuta del ruolo di Tremonti e delle motivazioni di alcuni commentatori; ed io mi interrogo se sia possibile dare a Tremonti (ed a coloro i quali ne hanno prudentemente apprezzato l'operato, con il beneficio del dubbio) anche qualche credito: come ad esempio quello di avere cercato di dare un minimo contributo di rigore finanziario al resto del governo e/o di fare bene il proprio mestiere di fund raiser, magari sperando di poter migliorare le cose dall'interno - come si diceva una volta. Insomma, un conto è l'omicidio premeditato, un altro il preterintenzionale o il colposo, no?

Infine, stia tranquillo caro Zanella: non dico che NFA non sia stato fattuale e lucido nel ruolo che "tempra lo scettro ai regnatori ed  alle genti svela di che lagrime grondi e di che sangue", non mi permetterei mai ! Auspico soltanto che nel criticare aspramente questo o quel soggetto si resti equanimi, e si tengano in considerazione anche contrappunti e circostanze attenuanti. Forse non sarà il tema più interessante di cui discutere, e concordo (è un po' il senso anche del mio so what?): ma l'alternativa di comminare una condanna troppo sommaria non mi sembra presentare vantaggi aggiuntivi a quello costituito dalla brevità.

 

Però, qui mi pare si discuta del ruolo di Tremonti e delle motivazioni di alcuni commentatori; ed io mi interrogo se sia possibile dare a Tremonti (ed a coloro i quali ne hanno prudentemente apprezzato l'operato, con il beneficio del dubbio) anche qualche credito: come ad esempio quello di avere cercato di dare un minimo contributo di rigore finanziario al resto del governo e/o di fare bene il proprio mestiere di fund raiser, magari sperando di poter migliorare le cose dall'interno - come si diceva una volta. Insomma, un conto è l'omicidio premeditato, un altro il preterintenzionale o il colposo, no?

Non so cossa tu intenda per rigore mi farebbe piacere capirlo meglio. Ciò detto, un osservatore volendo proporre una analisi oggettiva e fondata sui dati, non può che basarsi sui risultati che sono quelli che sono: una tragedia. Su questo sito lo si è cominciato a dire subito delineando la traiettoria che ne sarebbe sseguita, altri hanno espresso la medesima opinione. Lça maggioranza dei commentatori qualunque ne sia il motivo ha fatto mera opera di piaggeria infondata. Che adesso scrivan editoriali e puntuti commenti non li assolve di certo. Questi i fatti e questi devono essere commentati. Le intenzioni sono irrilevanti.

Filippo, in realta' le critiche non sono a Tremonti. Ci sono anche quelle, ma qui ce la prendiamo con la stampa. Sono d'accordo che scopriamo l'acqua calda, che per forza un po' le balle di Tremonti ministro se le devono bere, etc. Il punto qui e' notare che si sono bevuti quelle intellettuali - dei suoi libri. Quelli erano una porta aperta sul personaggio. Voglio dire, nessuno che ha letto La paura e la speranza (sfoglialo se non lo hai fatto, per favore) puo' avere evitato di notare che l'uomo e' fuori di testa. Qui sta il punto, non gia' la fiducia ad un ministro potente che appare ragionevole....

Questo e' ben al di la' di un normale  rapporto tra una stampa ossequiosa e il potere - questo e' la prova di un livello di corruzione mentale e "prostituzione intellettuale" [grande Mou, quanto ci manchi] assolutamente anomalo. Nota anche che questa e' la stampa piu' libera, non stiamo parlando di Feltri o Belpietro.  

A questo punto voglio riesumare questo illuminato editoriale partorito da Mieli nei giorni seguenti alle ultime elezioni politiche.

Ovviamente il passaggio più in tema è il seguente:

"alla sinistra manca un Tremonti, cioè un politico di primo piano che produca analisi innovative in sintonia con quel che si dibatte nel resto del pianeta"

Il ragionamento che fai potrebbe avere una sua parte di verità se vi fosse evidenza che Tremonti, in questi anni ed in generale nella sua carriera, è persona che agisce in buona fede e per gli interessi del paese. Ma non abbiamo alcuna evidenza che così sia, anzi abbiamo quintali di evidenza che suggerisce l'opposto. Qui sta il problema.

È vero, a fronte di un patetico Brunetta (per non parlare degli altri pagliacci e ballerine che compongono il governo) che altro non ha chiesto per tre anni che spesa pubblica (perché lui ha non solo letto ma persino capito JMK), GT che questa volta l'ha negata potrebbe sembrare uomo saggio. Ma, da un lato tutti sembriamo saggi ed intelligenti se ci confrontiamo con Renato Brunetta e, dall'altro, il tremontiano rifiuto di aumentare la spesa è stato accompagnato da

- L'occupazione sistematica del potere economico dello stato, il suo allargamento ed una cinica e determinata azione tesa ad usare il potere statale per controllare il sistema economico nazionale. Marco Milanese è solo l'esempio più "scandaloso" di questo piano che Tremonti ha freddamente perseguito e persegue. La CDP, la Banca del Sud e le varie operazioni "dirette" sono molto più rilevanti. Nessuno si chiede perché mai, anche oggi, Tremonti non metta sul piatto le azioni delle varie aziende di stato, dall'ENEL alla, appunto, CDP. La risposta mi sembra chiara.

- L'elaborazione di un'ideologia che giustificava ed anzi promuoveva l'inazione dal lato della finanza pubblica e l'occupazione/controllo del potere economico reale dall'altro. I vari libri e discorsi che abbiamo ripreso e criticato non erano passatempi né errori. L'uomo ha dedicato una grande quantità di tempo a costruirsi un apparato ideologico, una "teoria" di cosa fosse il paese e di cosa avesse bisogno, una "visione" dell'Italia economica con lui al timone.

- Troppe sono le testimonianze e persino le esperienze dirette di un suo intervento (o diretto o mediato dai mangiamorte a lui più vicini) per gestire la stampa economica e per evitare il dibattito ed il confronto con chi lo criticava. Anche ignorando il trattamento censorio riservato a noi ed al nostro libro, vi ricordo l'episodio di Report, con puntata riparatrice, e la gestione delle conferenze stampa del ministro in cui i giornalisti "ostili" non hanno il diritto di far domande e vengono sistematicamente boicottati. 

- Eppoi vi sono le menzogne plateali ed intenzionali. Si può mentire per sbaglio o perché la situazione contingente lo richiede, per ragioni tattico/strategiche per così dire. Ma non si può mentire sistematicamente e continuamente per 18 anni. Diciotto, perché le prime esplicite menzogne politicamente rilevanti risalgono alla candidatura con il Patto Segni nel 1994 ed il successivo rapido salto della quaglia per entrare nel primo governo Berlusconi.

Grazie per le risposte. Net/net, sono d'accordo con voi in tutto.

Aggiungo solo che essendo GT l'unica persona presentabile (insieme al modesto ma pratico e dabbene Maroni, direi personalmente) del governo, uno poteva tendere a considerarlo dotato di vista d'aquila in quanto monoculo in terra coecorum... Del resto, il mercato sinora l'aveva bevuta, no? Si vede che comunque il venditore è convincente, ed ha un certo qual talento... Eppoi, abbiamo tutti bisogno di assumere che esista qualche traccia di buona fede nelle persone accordando loro almeno il beneficio del dubbio nel valutarne le motivazioni!

Dopodiche uno giudica i fatti, mentre è più difficile giudicare qualcuno come persona tout-court; mi spiego: Tremonti ha aggravato l'azione del governo, ovvero l'ha smorzata/mitigata? e che ministro sarebbe stato Tremonti (e ci sarebbe potuto stare?) in un governo di alto livello? ed il governo attuale avrebbe fatto meglio o peggio senza Tremonti? non lo sapremo mai, ma nemmeno ci interessa molto. Il giudizio infatti non può prescindere da quello sull'intero collegio politico di cui Tremonti è stato parte. E credo che tutti concordiamo sul fatto che lui e gli altri debbano andarsene e finire nella pattumiera della storia, e questo resta vero anche se si riconosce a Tremonti qualche merito circostanziato incluso il dubbio (che a me resta) che la responsabilità primaria resta quella del sistema-Berlusconi, e per me la colpa di "averci creduto", pur se grave, è minore rispetto a quella di avere architettato il grande imbroglio.

 

monoculo in terra coecorum

Monoculus, con la -o sarebbe dativo o ablativo (cfr http://en.wiktionary.org/wiki/monoculus).

 

 Si vede che comunque il venditore è convincente, ed ha un certo qual talento..

Non e' difficile avere quel tipo di talento quando si controllano piu' o meno direttamente alcune delle aziende che hanno i budget pubblicitari piu' grossi in Italia: ENI, ENEL, Ferrovie, Poste Italiane eccetera. Senza contare i contributi della Legge sull'Editoria o l'influenza su banche attraverso le Fondazioni, oppure le influenze indirette su Telecom o Alitalia. 

E quindi i vari De Bortoli (che ci sia una erre di troppo?) si regolano di conseguenza. Anzi vengono scelti perche' si sa che hanno affinato un talento naturale per fiutare l'aria che tira. 

Di cosa sia capace Tremonti contro chi lo sbugiarda, lo abbiamo visto nell'umiliazione inflitta a Report la cui readazione ha dovuto dedicare una trasmissione riparatoria a GT per "bilanciare" le critiche che incautamente erano state profferite in precedenza.

 


i vari De Bortoli (che ci sia una erre di troppo?) si regolano di conseguenza. Anzi vengono scelti perche' si sa che hanno affinato un talento naturale per fiutare l'aria che tira. 

Agreed, ma io intendevo: vendere ai vari guru del mercato (la citazione qui sopra è tratta da uno dei post, e viene dal noto recente pezzo dell'Economist "the man who screwed etc").

Thanks to the tight fiscal policy of Mr Berlusconi’s finance minister, Giulio Tremonti, Italy has so far escaped the markets’ wrath.

Cioè: non mi stupisce che i vari soloni della stampa nostrale abbiano comprato l'elixir tremontiano - un po' per brown-nosing spontaneo, ma anche perchè  come ben dici il ciarlatano non è un ciarlatano normale, ma uno che controlla tra l'altro: gli inserzionisti di pubblicità, la GdF che può sempre farti visita, il noto studio tributario che per qualche milioncino ti fa un parere per ricorrere avverso la medesima, etc...

Mi stupisce di più (e mi fa anche spendere le poche parole a favore del talento commerciale del personaggio) che l'elixir lo abbiano comprato i grandi investitori, banchieri ed analisti, i quali non sono nè lusingatori nè ingenui ma per tre anni hanno accettato di trasformare i PIIGS in PIGS sorbendosi l'acqua sporca di Voltremont come fosse l'elixir di lungavita!

Resta ben vero il punto (sollevato da Boldrin e Bisin): ritardare il collasso è un valore se il tempo comprato lo si usa per sanare la struttura, è un disvalore se lo si usa per fare il bunga bunga con Ruby e scrivere leggi ad personam.

In questo senso, dico: il talento Tremontiano avrebbe anche potuto essere usato a fin di bene, così non fu, ma di ciò oggettivamente non possiamo che chiamare in correo (anzi: in principale responsabilità) colui il quale a Tremonti sta gerarchicamente e politicamente anteposto.

 

Jensen's alpha

Igor 23/8/2011 - 13:18

l'avevamo detto noi, l'avevamo detto noi, l'avevamo detto noi, l'avevamo detto noi,...

 

Ok, questo l'avevate detto pero' che statistica avete di previsioni giuste  :) ?

In economia si sente tutto ed il contrario di tutto e sicuramente qlc azzecca quello che succedera' pero' alla fine e' la probabilita' di fare una serie di previsioni esatte che importa.

 

Sono d'accordo. Tutto il male possibile di Tremonti ma, al di là del personaggio, in generale "l'avevamo detto noi" è un po' consolatorio ed è difficile sempre distringuere tra quando uno ci azzecca e quando invece ha il 'modello giusto' tra le mani. E poi mi sembra che qui tutti si concentrino sul problema del deficit pubblico. In fondo anche voi dite che Voltremort non l'ha abbassato in modo convincente né bene. Sulla idea che il deficit pubblico sia la causa degli spreads la vostra tesi mi sembra che coincida con quella di Monti e di altri. Vedo invece che il Sole 24 Ore sta proponendo da qualche tempo anche una lettura un po' diversa del problema. Non sono in grado di giudicare a fondo, e non capisco come si possa convincere i tedeschi a cambiare linea. Ma mi sembra interessante:

 

http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2011/08/brancaccio-s...

 

 

E' normale che non capisci come fare a convincere i tedeschi: non si puo' convincere uno a comprare cio' che non vuole.

Brancaccio dice l'aumento degli spreads non e' colpa del debito pubblico, ma del fatto che i tedeschi consumano troppo pochi beni italiani e greci, quindi hanno una bilancia commerciale attiva con questi. Se li convincessimo a consumare di piu' pasta e gyros, allora risolveremmo i nostri problemi. Il problema e' che ai tedeschi piacciono i wurstel, perche' dovrebbero comprare pasta? Bella forza, e' come dire: dai tedeschi, fateci la beneficienza comprando cose che non volete mangiare. 

La verita' e' che l'unica soluzione e' che italiani e greci comincino a fare la pasta e i gyro un po' meglio di come li fanno ora, al punto che i tedeschi dopo un po' cominciano a volerne mangiare un po' al posto dei soliti wurstel. Per ora la pasta ai tedeschi non piace. Perche'? Perche' italiani e greci sono indietro con l'innovazione, hanno sprecato risorse in debito pubblico improduttivo. Forzare i tedeschi a mangiare pasta non risolvera' questo problema. 

Anche Brancaccio s'è accorto di un  aspetto rilevante della questione: i problemi veri nascono con il debito estero (soprattutto quando questo è denominato in una valuta che non può essere svalutata) e non son necessariamente legati ad un rapporto debito/PIL sopra l'unità (basta pensare al default dell'Argentina), ma, semplicemente al fatto che gli "stranieri" non sono più disposti a farti credito. Grecia, Portogallo, Spagna,  Italia ( in misura minore, ma crescente) e fra poco anche la Francia, hanno ormai un deficit strutturale nel saldo delle partite correnti, quindi per far fronte all'eccesso di import sull'export possono:

a) cedere asset reali (attraverso investimenti diretti dei creditori nei paesi in questione), ma oggi ciò non avviene più, perchè all'estero non sono molto interessati ad acquisire aziende domestiche per le scarse prospettive di redditività attesa e per il rischio di default che è salito enormente; né sembra che i non residenti siano molto interessati a comprarsi case e terreni su larga scala, che, in Italia, sono piuttosto costosi.

b) consegnare titoli di debito, privato o pubblico. Fino a qualche mese fa il secondo era considerato più appetibile perchè coinvolgeva "in solido" tutto il paese; ecco perchè il debito pubblico italiano oggi è per ca. la metà in mani estere mentre invece, quando era denominato in lire, era quasi interamente detenuto da investitori domestici (all'estero pochi lo volevano, per il rischio di svalutazione del cambio).

c) ricorrere alla BCE (che è ciò che avviene attualmente), ma non può durare per molto.

Chiaramente la "soluzione"  che ha in mente Brancaccio è improponibile in una economia di mercato, in cui ognuno decide per sé, in base alle proprie preferenze, quali beni comprare. Probabilmente Brancaccio ha sempre in mente qualche genere di economia pianificata che si comporta come piace a lui. Di certo, anzichè dire cosa dovrebbero fare i tedeschi, dovrebbe invece spiegare cosa dovrebbero fare gli italiani per aumentare la propria competitività: magari dovrebbe preoccuparsi di più delle condizioni dell'offerta, cioè della produzione e della crescita, e un po' meno della domanda, che invece è stata la preoccupazione principale di Brancaccio fino ad oggi. Infatti, il deficit spending, invocato da costui ad ogni occasione,  avrebbe accresciuto ulteriormente il disavanzo delle partite correnti.

 

Brancaccio non mi convince su varie cose ma lo seguo da un po', lo trovo rigoroso rispetto a tanti ciarlatani dell'eterodossia e mi fornisce sempre un termine di paragone utile per capire. Indubbiamente lui pone un problema di 'domanda effettiva' e critica i modelli che lo escludono o che lo relegano al 'breve periodo'. Ma non credo che si possa inserirlo tra i sostenitori del 'deficit spending' sempre e comunque. Non penso nemmeno che voglia riempire a forza la pancia dei tedeschi con la pasta. Anzi, nell'articolo lui pone un problema di produttività del lavoro stagnante in Italia e quindi di costi relativamente alti. Invece su una particolare idea di 'piano' si, lui insiste. E' una idea atipica, molto pragmatica, da 'programmazione' e da 'campioni nazionali'. 'Insomma, fa molto 'capitalismo francese' e poco o nulla 'socialismo dei soviet'. Però comunque non mi piace.

Sono d'accordo, ma credo che la situazione sia leggermente più complicata. Cerco di descriverla per vedere cosa ne pensate. In realtà i tedeschi amano la pasta e tutti i prodotti italiani. Il fatto è che la preferenza della classe media è per prodotti di basso profilo (semplifico molto, c'é ovviamente una classe benestante che consuma beni di lusso); a naso ne è una prova la grande diffusione dei discount. Ora, per quel poco che ne so, l'industria tradizionale italiana, dall'alimentare alla moda, i mobili, ha saputo innovare a livello di prodotto e processo nei settori high-end, quelli a maggiore valore aggiunto. I produttori di seconda fascia italiani o non esportano la pasta (difficile dire perché; la pasta dell'Eurospin scuoce in 5 minuti e ai tedeschi piacerebbe da matti), o sono spiazzati dai produttori tedeschi che fanno la pasta (magari con nomi italiani) a prezzi più concorrenziali (a naso ci sono esempi come il famoso "Parmesan").

In un recente Studio dell'Ufficio ricerche e analisi economiche di Intesa si descriveva più o meno questo fenomeno: i produttori italiani di alta fascia subiscono la concorrenza dei tedeschi (nei beni strumentali e nei flussi verso l'Asia e le economie a maggior crecita), mentre i produttori di bassa fascia subiscono la concorrenza della Cina (Turchia, Vietnam, and so on) nei beni di consumo per la casa e la persona (tessile, abbigliamento, mobili, etc.). Benché quindi sia perfettamente d'accordo che siamo indietro con l'innovazione e abbiamo sprecato risorse, mi risulta più difficile scorgere una via d'uscita. Cioé, quanto è difficile incidere sugli incentivi giusti quando lo Stato e i capitani coraggiosi hanno massacrato interi settori (la grande industria chimica e automobilistica), cacciando gli animal spirits nel modello distrattuale?

A livello di squilibri macro, poi, bisognerebbe essere onesti e dire a Brancaccio che il deficit commerciale italiano era fino al 2009 (non so se lo sia ancora, ma credo di si) quasi esclusivamente dovuto al saldo negativo del conto energia. Quindi il nostro unico problema è e resta l'inefficienza statale.   

Mi hai preso un po' troppo alla lettera. Non è esportando pasta, né di alta né di bassa qualità che l'Italia tornerà a crescere. "Pasta" era, nel mio commento, una metafora per "Prodotti italiani". 

Certo, lo so. Ho solo cavalcato un pò l'esempio. Scusami per questo. Resta però il fatto che date le condizioni "esterne", cioè la domanda mondiale che tira sui beni strumentali, non è chiaro in che direzione gli incentivi debbano andare. Se vogliamo innovazione nei settori high-tech è necessario un mutamento strutturale dell'industria (chessò, quelli che facevano tessile ora investono in e progettano microchip grazie alle nanotecnologie) ma ci vorrà tempo. Suppongo che l'alta moda invece possa continuare a fare il suo lavoro perché sempre più cinesi diventeranno ricchi.

Cioé, non mi è chiaro, nonostante i quintali di studi in tal senso, se la colpa sia della specializzazione produttiva o del sistema Paese (tasse e legislazione economica). Io credo sia colpa del secondo che ha invetabilmente determinato l'evoluzione della prima negli ultimi decenni. Ma da qui, e come uscirne, boh... 

...non è chiaro in che direzione gli incentivi debbano andare.

questo è il gesso sulla lavagna! vade retro, incentivi direzionali, cioè distorsivi.

A livello di squilibri macro, poi, bisognerebbe essere onesti e dire a Brancaccio che il deficit commerciale italiano era fino al 2009 (non so se lo sia ancora, ma credo di si) quasi esclusivamente dovuto al saldo negativo del conto energia. Quindi il nostro unico problema è e resta l'inefficienza statale.

Vero. Il deficit delle partite correnti dell'Italia ha iniziato a salire in modo preoccupante quando il prezzo del petrolio ha stabilmente superato i 50 dollari al barile (oggi è sopra i 100 dollari). Nel frattempo però sono successe anche altre cose e son saliti anche i prezzi delle altre materie prime. Comunque qs non cambia la sostanza della questione: se vogliamo comprare prodotti esteri (qualunque essi siano) dobbiamo dare in cambio prodotti domestici a prezzi competitivi e oggi qs avviene solo in parte, quindi il ns modello di consumo non è sostenibile nelle forme attuali (a meno di accrescere la competitività dell'offerta).

In quest'ottica potrebbe avere più senso un aumento consistente delle accise sui prodotti energetici (ad esempio 30/40 centesimi in più sul prezzo di benzina e gasolio), compensati dalla riduzione dei contributi sociali (ad esempio facendo il contrario di quello che è stato scritto finora, ciè riducendo l'aliquota contributiva standard al livello di quella dei lavoratori parasubordinati e, ovviamente, riducendo le pensioni utilizzando il metodo contributivo pro quota a partire dal 1996 per tutti), da suddividere fra lavoratori e imprese.

se vogliamo comprare prodotti esteri (qualunque essi siano) dobbiamo dare in cambio prodotti domestici a prezzi competitivi e oggi qs avviene solo in parte, quindi il ns modello di consumo non è sostenibile nelle forme attuali (a meno di accrescere la competitività dell'offerta).

Non mi sembra che aumentare le accise sui prodotti energetici a chi produce i "prodotti domestici" sia utile in questa ottica.

In quest'ottica potrebbe avere più senso un aumento consistente delle accise sui prodotti energetici

Non capisco perchè. Per scoraggiarne l'uso forse?

Gli aumenti delle materie prime e dei prodotti energetici vengono "girati" agli utilizzatori sotto forma di aumenti delle tariffe, non certo pagati dallo stato.

Diciamo che lo stato si trova le bollette aumentate, proprio come i suoi cittadini, ma non capisco perchè aumentare le accise a tutti (con conseguenze su prezzi e competitività del paese) sia la soluzione migliore.

Non capisco perchè. Per scoraggiarne l'uso forse?

Certo.

Si scaricherebbe sui prezzi ? Vero, ma solo parzialmente. Comunque ho anche scritto che dovrebbe essere compensato dalla riduzione del costo del lavoro (taglio all'aliquota contributiva previdenziale).

Quindi aumenterebbero i costi degli input energetici ma si ridurrebbe quello dell'input lavoro.

ma se tagli l'aliquota contributiva previdenziale,avrai poi pensioni ancora piuì basse con il contributivo ;).

Mi sembra il solito disco rotto che lui e la banda dei 100 fanno girare da anni.

Pur facendo alcune osservazioni corrette (ed estremamente ortodosse, ma transeat) poi finisce sempre sullo stesso tema: non gli piacciono le politiche di riduzione dei deficit pubblici e di taglio degli eccessi di spesa pubblica. Il perché continua a non spiegarlo (argomenti fallaci sulla domanda aggregata a parte) e, soprattutto, non sembra capire che nella realtà vi è una forte correlazione fra deficit pubblico e deficit con l'estero. Detto altrimenti: il deficit con l'estero è sempre il prodotto di due fattori: scarsa capacità di vendere all'estero, eccessiva domanda per prodotti esteri. Se lo vuoi tagliare non v'è nulla di male ad agire su entrambe le lame della forbice!

Infine, v'è questo eterno mantra della "deflazione tedesca", che fa un po' ridere, ma lasciamo perdere.

Il punto è che il ragazzo, al solito, non ha nulla di rilevante da dire o proporre. Scrive tantissimo ed è molto il coccolo dei media (una specie di Bertinotti pseudo-accademico: il comunista fighetto ed innocuo, che anzi viene bene in salotto ...) ma dice pochissimo di originale let alone rilevante.

Una delusione, lo facevo più preparato e più creativo.

In effetti era un pò che volevo chiedere cosa si intendesse con "la politica deflazionista tedesca", spesso ripetuto.

( in più se posso aggiungere, il mantra che "tiene incollata", anche se sempre di meno, una parte di credibilità dell governo è "se la crisi è globale in fondo non può essere colpa nostra", forse è soprattutto su quello che si dovrebbe battere, confrontando sopratutto con la condizione di SPagna e Inghilterra, ugualmente in difficoltà, ma differentemente in difficoltà rispetto all'Itali....almeno penso!)

Se sono OT non rispondete però.

 

Caro Boldrin, non lo dico per provocarti, ma se le cose stessero come dici avresti dovuto metterlo ko invece che perdere ai punti. Ho sperato fino alla fine che gli tirassi un bel diretto anti-protezionista ma lui pensava e agiva veloce... ;-)

http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2011/02/boldrin-bran...

Lo dico non per intossicarti ma perchè proprio a causa dell'imprevisto risultato di quel match su micromega ho cominciato a interessarmi al tipo. Ho pensato: se batte quel peso massimo di Boldrin allora non dice tante sciocchezze. ;-) Chiariamoci, ero avverso a lui allora e non lo sostengo oggi. Soprattutto la sua fissa contro il liberoscambismo mi spaventa molto, la trovo veramente pericolosa. In questo si distingue pure dagli altri 100 che sul punto lo seguono a fatica secondo me. Ma io non ho difficoltà ad ammettere che si tratta un 'avversario' preparato e molto interessante. E avendo letto cose sue violentissime sulla sinistra bertinottesca penso che se tu lo associassi a quella dal vivo ti fulminerebbe. ;-)  

Sul deficit pubblico, non lo so se vuole farlo senza badare troppo alle conseguenze. Nell'articolo sul Sole 24 Ore se ho capito bene ammette che gli spreads sono correlati al deficit pubblico. Dice solo che il deficit pubblico non è l'unica determinante. Quindi credo che sappia che andare in deficit spending significa farsi travolgere dalle vendite. Capisco di meno la sua idea che al crescere degli stati che fanno politiche restrittive aumenta l'effetto depressivo. Che cosa è, una specie di moltiplicatore dinamico? non mi è chiaro.

 

 

Anche io sono stato deluso dal risultato del dibattito su micromega, ma ho il sospetto che sia stato un po' pilotato dal giornalista. Non sarebbe strano. Quelli di micromega ce l'hanno con chi sostiene una sana politica di liberalizzazioni e apertura al mercato. 

Comunque, io trovo noiose le opinioni su chi è più tosto tra Brancaccio e Boldrin. Invece sono mesi che vorrei capire questa storia degli spreads. Avevo postato un articolo precedente di Brancaccio, pubblicato a luglio sempre sul Sole 24 Ore, che si richiamava a Gros. Sia Brancaccio che Gros dicono che il deficit verso l'estero conta molto. Addirittura Gros dice che conta più del deficit pubblico! Ero rimasto sorpreso da questa affinità tra un eterodosso e un mainstream. Ma ora Boldrin dice che il deficit estero e il deficit pubblico sono fortemente correlati. Ma allora Brancaccio e Gros sbagliano nel senso che la variabile esplicativa deficit estero si spiega con il deficit pubblico? O esiste una determinante degli spredas che dipende SOLO dal deficit estero? Scusate il linguaggio poco tecnico, spero che sia chiara la mia perplessità. Mi fate capire? grazie!

 

Io sulle argomentazioni darei la vittoria ai punti di Brancaccio inoltre, sulle proposte, secondo me Boldrin parte per la tangente quando propone l'eliminazione del ministero della pubblica istruzione. Brancaccio mi pare un po' fumoso sulle proposte e non riesce a ribattere all'affermazione di Boldrin secondo cui ci sono 2 mercati del lavoro per cui il risultato del mezzo pollo a testa (relativamente bassa protezione per tutti) e' "misleading".

Riguardo l'argomento principale eccovi alcuni grafici e dati che probabilmente vi potranno aiutare http://www.buoyanteconomies.com/USACAD.htm .

Personalmente ritengo che la bilancia commerciale sia uno dei fattori ma non il principale per determinare il merito di credito di un paese. Il credito come l'accettazione di un pezzo di carta come mezzo di pagamento e' una semplice questione di forza contrattuale e credibilita'. Riguardo la credibilita' non credo che ci sia molto da spiegare riguardo, invece, la forza contrattuale io direi che poter "costringere" i miei creditori ad accettare il mezzo di pagamento che mi pare e piace costituisce un bel vantaggio.

 

Igor, ti rispondo anche se ovviamente la domanda sembri rivolgerla agli autori del post e non certo a me, che peraltro rispondo quello che penso io.

Il problema qui non è che su questi schermi si siano proposte previsioni poi avveratesi o invece rivelatesi false: mi pare che qui nessuno legga tarocchi ma piuttosto ci si sforza di sbugiardare affermazioni taroccate.

Quello che si solleva, da quello che ho capito, è un problema di deontologia professionale, nel migliore dei casi, e di faccia-di-bronzo nel peggiore. Qui siamo davanti a gente che, come i giornalisti richiamati, cambia radicalmente toni e posizioni, con la stessa ottusa sicumera mostrata inizialmente nel sostenere posizioni contrarie o nell'avallare le tesi espresse da Tremonti.

La lettura quotidiana del Corriere, non solo nella ridicola edizione on line, ma anche in quella cartacea, mi fa pensare che siamo dinnanzi a una studiata e reitarata vicinanza del corriere, e di chi ci scrive, alle posizioni del potere economico in un certo momento prevalente. Un po' è servilismo, forse, un po' è una tradizione di compassata, e direi anche grigia e scialba moderazione, una moderazione che si traveste da ragionevolezza ma che finisce poi per portare acqua a posizioni che, come in questo caso, si rivelano irragionevoli e dannose per il paese. E su questa capacità di passare asciutto fra le gocce di pioggia durante il temporale, il Corriere ci ha costruito tutta la sua "autorevolezza", che consiste nel rimanere appunto sempre a galla e nel cambiare casacca a seconda delle convenienze, perché per un Scilipoti che cambia casacca politica in tempi sospetti abbiamo un De Bortoli che cambia toni e casacca "intellettuale" in tempi altrettanto sospetti. Sarà un caso, ma a parte gli editoriali di Rizzo e Stella, che usano fare nome e cognomi, mi pare che nel Corriere abbondino, o abbondassero, tutti quei personaggi che spaziano da Ostellino fino a Romano, passando per Bortoli e Mieli che ormai sono parte del mobilio del giornale stesso e che si caratterizzano tutti per una cifra stilistica fatta di sussurri e frasi limate in editoriali che non vanno mai al punto.

Comunque, al di là del tartufismo e dei silenzi calcolati del Corriere, rimane che se crisi del paese deve essere questa deve portare a ridiscutere anche la qualità, la preparazione e la decenza morale di tutta la classa dirigente, che non coincide solo con i parlamentari ma si estende appunto anche ai giornalisti, che hanno anch'essi la loro bella parte di responsabilità nel averci condotto dove siamo.

Concediamo dunque pure il beneficio del dubbio che i silenzi non fossero servilismo, non fossero scambio fra un editore che prende soldi pubblici e un ministro che li elargisce, diamo per buono tutto questo...rimane che non essere stati in grado di dare onestamente conto (dico onestamente perché sarebbe bastato anche dare voce a chi pubblicava libri polemici contro Tremonti, senza doverne sottoscrivere le tesi sostenute) di quanto accadeva negli anni passati è una colpa, una colpa che queste primedonne del giornalismo italiano, che galleggiano nella pozza italica da ormai troppi anni, e sempre con incarichi di rilievo, devono espiare lasciando il posto a persone più preparate e coraggiose di loro.

PS: mi permetto di notare che non è neanche la prima volta che al Corriere soffrono di strabismi di Venere adatti giusto ad apparire più seducenti al potere politico in carica. Ricordo perfettamente gli articoli dedicati ad Antonio Fazio e ai suoi studi tomisti e a come questi potessero diventare il contraltare etico del capitalismo, e di come la frequentazione di cappelle e altari ispirasse l'operato del governatore...salvo che poi anche al Corriere hanno messo via inginocchiatoi e turiboli e hanno finalmente parlato dei ben più profani altarini tra i quali si aggirava l'emulo di S. Tommaso. 

Commento non ricevibile: fa affermazioni inconsistenti con il contenuto del post.

Non l'hai chiaramente letto (I am taking the most benevolent of the two possible explanations).

Ne riparliamo dopo che l'hai letto, alpha, beta e gamma notwithstanding.

No, l'articolo l'o' letto e sono d'accordo sul servilismo/ignoranza della stampa (che per di piu' prende i contributi per 200MEuro anno).

Pero' la sezione e' "L'avvelenata" quindi ho preso l'occassione per un commento "velenoso" IMHO sull'economisti che dicono tutto ed il contrario di tutto senza spesso provare a mettere dei numeri e descrivere il modello e le ipotesi implicite che hanno usato e mi sembrano molto ideologizzati tant'e' che sembrano non ascoltare le altre scuole di pensiero. Da questo punto di vista la richiesta di l'autocritica giusta e doverosa rivolta alla stampa italiana dovrebbe esser girata anche agli economisti e da questo punto l'alpha centra :)

 

Oh, Gesù Santissimo, cos'è questo?

l'articolo l'o' letto

L'Italiano è importante...

Gentili Professori,

forse un poco di responsabilità dovrebbe ricadere anche su alcuni illustri economisti che si dilettano con la stampa, regalando contributi fondamentali.

Questo, ad esempio, è il Prof. Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera il 02 agosto 2011:

" ...Silvio Berlusconi ha un'ultima chance per salvare se stesso, il suo governo, e non ultimo questo sfortunato Paese. Egli è stato un imprenditore che nella sua vita ha saputo cogliere grandi successi. Dia prova di saper affrontare questa nuova emergenza. È in grado, se lo vuole, di prendere in mano il timone della politica economica. Lasci perdere leggi e leggine ad personam. Pensi al Paese. È un'opera in cui l'intuizione è più importante delle scelte tecniche e Berlusconi, diversamente dai suoi ministri economici, non ha mai avuto dubbi che si dovesse lavorare per la crescita ..."

D'accordo su tutto il contenuto del vostro articolo, ma se dalla Bocconi arrivano al Corriere contributi di questo genere, siamo messi male.

 

 

Questo, ad esempio, è il Prof. Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera il 02 agosto 2011:

Dai, non mi pare che questo sia il vero Giavazzi-pensiero. Mi appare, più che altro, un tentativo di titillare l'orgoglio e la vanità di Berlusconi, al fine di convicerlo a opporsi ad una manovra (in particolare per come si prospettava in quei giorni) che l'economista, a ragione, riteneva idiota.

Un appunto. Le lodi del ministro Voltremont, ahimè, non le tessevano solo i giornalisti e commentatori nostrani, ma spesso si sentivano frasi di ammirazione per "l'oculata politica fiscale del Ministro delle Finanze" anche da parte delle autorità europee e di prestigiosi quotidiani esteri, anche molto critici con il Governo italiano. Un esempio per tutti:

Thanks to the tight fiscal policy of Mr Berlusconi’s finance minister, Giulio Tremonti, Italy has so far escaped the markets’ wrath.

tratto da, The man who screwed an entire country, dell'Economist. All'interno del reportage, se non ricordo male, si trovano ulterirori encomi.

 

Forse la posizione di appiattimento verso certi luoghi comuni è anche semplicemente sintomo di una sorta di pigrizia nell'analizzare certi fenomeni con più accuratezza

Difficile dire qualcosa di diverso da quanto già detto da chi mi ha preceduto, avrei una domanda per voi che avete molta più esperienza internazionale di me; personaggi come Romano/DeBortoli/Riotta cosa farebbero in un altro paese? Sarebbero nelle stesse posizioni o (credo) a spazzare le redazioni?

Dove sarebbe Mr. T in un altro paese riesco a immaginarlo da solo!

La risposta è secondo me meno ovvia di quel che può sembrare a prima vista. Tutti questi signori a me non paiono degli sciocchi, tutt'altro. Il loro comportamento è conseguenza del mondo in cui sono inseriti. Alcuni, De Bortoli in partcolare, qualche sforzo di salvaguardia della decenza lo hanno fatto.

Cosa farebbero in un altro sistema, in cui la carriera giornalistica si fa in base alla professionalità e alla competenza? Può anche darsi che tutti questi signori farebbero bene, come ho detto a me non paiono degli sciocchi. Ma certo non succederebbe che Riotta, che per sua ammissione (oltre che per ovvia e diretta osservazione di quello che dice) non sa nulla di economia possa essere nominato direttore del principale quotidiano economico del paese. Né a nessuno verrebbe in mente di proclamare unilateralmente Tremonti uomo dell'anno per l'economia, whatever that means.

Il fatto in Italia la maggior parte delle carriere non si fanno in base alla professionalità e alla competenza sembra proprio il primo (e forse unico) problema del paese.

Non è né il primo, né l'unico purtroppo.

Tutti questi signori a me non paiono degli sciocchi, tutt'altro. Il loro comportamento è conseguenza del mondo in cui sono inseriti.

Amen!

Lungi da me di considerarli degli sciocchi però, Romano (credo fosse ambasciatore ai tempi della guerra d'Algeria) dice tutto e il contrario di tutto (affermando contemporaneamente di non aver detto nulla) su qualunque avvenimento; delle due l'una, o è un genio sprecato (a livello di Mycroft Holmes) o è un gran parac...

Gli altri due mi sembrano quelli che "tenendo famiglia" rientrano di diritto nella seconda categoria!

Mi chiedo quanto influisca la stampa sui vari sondaggi a proposito della popolarità dei vari ministri.
Si nota un calo della popolarità di Tremonti. È frutto di una autonoma consapevolezza degli italiani oppure è perché è cambiato il clima sulla stampa? Oppure il clima sulla stampa è cambiato perché, leggendo i sondaggi gli stessi giornalisti hanno rettificato il tiro per continuare a seguire l'onda?

E che dire allora del fatto che da mesi il ministro più amato dagli italiani pare essere Renato Brunetta, altro personaggio sul cui operato NfA ha dedicato analisi accurate?

il ministro più amato dagli italiani pare essere Renato Brunetta

gli italiani vanno pazzi per la commedia dell'arte

Citarsi è brutto, ma mi pare che tutta la discussione sia riassumibile qui (2010) o addirittura qui (2007).

Il mercato dei media italiano è per certi versi simile ad un monopsonio: c'è un grande lettore, il Parlamento, che elargisce sussidi a destra e manca divenendo così il primo cliente di tutti i quotidiani.

Il risultato è un'offerta giornalistica piegata sugli interessi della politica, anzichè votata agli interessi dei lettori (e della qualità).

Non stupisce, pertanto, che le critiche a Tremonti siano andate di pari passo con il suo indebolimento politico.

Ciò serve per ricordare che, mentre tagliano le spese, potrebbero dare una bella sforbiciata a questa porcheria.

Vero che senza sussidi tanti giornali chiuderebbero e certi tromboni smetterebbero di fare aria, ma gli italiani in edicola a comprare certi giornali ci vanno senza che nessuno li obblighi.

Probabilmente perchè quel che dicono certi tromboni a loro piace, altrimenti non si spiega.

Io non credo che detti tromboni influenzino l'opinione pubblica, piuttosto ne sono l'espressione.

Fino a ieri Tremonti era un genio, adesso è un pirla. Se ci pensi sono esattamente le stesse cose che senti al bar sotto casa. Cose che evidentemente alla gente piace sentirsi ripetere.

Insomma: il corriere, Repubblica, il giornale sono, per gli italiani, una versione più evoluta di quello che Tuttosport è per gli Juventini. 

 

Il risultato è un'offerta giornalistica piegata sugli interessi della politica, anzichè votata agli interessi dei lettori (e della qualità).

ecco un pronto esempio dal tg1

 

ecco un pronto esempio dal tg1

Uhm, are we sure?

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-480d0464-0eed-4b12-885b-113899ee7cae-tg1.html?refresh_ce

p.s. non posso esprimermi perché non posso vedere il video: sono su Linux+Firefox6.0 e il plugin silverlight è incompatibile...

il fatto che a dare lo spin giusto al servizio sia il tg1 come il primo video fa supporre, o repubblica come il vedio postato dal tg1 fa ritenere, non cambia il succo del discorso. questi obbrobi nascono per i motivi spiegati da gilli.

Che vergogna! Ma è vero? Non si tratterebbe del reato di falso ideologico?

A proposito dello stato del giornalismo italiano.

Cercate come viene data la notizia della corte olandese,  che ha condannato Samsung per aver infranto un brevetto Apple. Sui gionali inglesi viene riportata correttamente, su molti giornali italiani si parla di blocco UE alle vendite dei prodotti Samsung in tutta europa!?

Ricorda, oltre al fallimento del Minnesota, anche il caso del colpo di stato in Turchia che è esistito solo sui nostri giornali o la mediazione BS in, non ricordo più quante, crisi internazionali.

Qui è un casino.

Apple ha fatto causa sia in Germania che in Olanda, la prima avrebbe dovuto porre un bando per tutta l'europa (tranne l' Olanda) ma qualche tribunale ha deciso che no, era valida solo per la Germania.Poi qualche giorno dopo c'è stata la sentenza olandese.

Cosa abbiano capito i giornali italiani non ne ho idea.

Comunque trovo scandaloso che si rilascino brevetti per cazzate tipo sbloccare lo schermo trascinando un' icona.

Anch'io trovo queste dispute scandalose.

Senza entrare nel merito e rimanendo su come la notizia viene riportata: io trovo grottesco che i giornalisti italiani scrivano cose come "disputa che ha portato al blocco delle vendite del Galaxy tab in europa" quando basta andare nel negozio sotto l'ufficio per vedere che così non è.

Ma in che mondo vivono ?

Hanno iniziato i giapponesi che hanno brevettato perfino la legge di Ohm. Se in un brevetto trovano un termine che c'è anche in un loro brevetto per non sapere nè leggere nè scrivere partono con le rivendicazioni.

Di solito queste dispute si risolvono con scambio di accesso a brevetti simili, se il brevetto infranto è un brevetto a contenuto reale zero il detentore avrà diritto di usare un brevetto della controparte sempre a contenuto reale zero.

In materia vi consiglio di leggere questo http://www.amazon.com/Against-Intellectual-Monopoly-Michele-Boldrin/dp/0521879280 . A me pare piuttosto ben scritto e argomentato.

Piccola e (forse) inutile nota storica: agli albori della trazione elettrica in campo ferroviario la situazione era più o meno simile con l'Ungheria in posizione dominante.

Ottimo articolo anche secondo me, concordo dalla prima all'ultima parola. Tremonti era stato elevato a pensatore del secolo dalla stampa italiana

Solo Calderoli con la Patrimoniale sugli evasori riesce a fare meglio!

http://www.repubblica.it/politica/2011/08/26/news/lettera_veltroni-20884888/?ref=HREC1-1

due cose:

1) ma. cosa. vuole. ancora?

2) e soprattutto, perché a repubblica, invece di commentarla come meriterebbe, o di cestinarla direttamente, pubblicano con grande rilievo il vaniloquio inconcludente di una mezza tacca ampiamente screditata come WV? 

qui non siamo nemmeno all'"ossequio istintivo verso il potente, la paura di esser tagliati fuori dal giro buono", per usare le parole del post. qui la stampa, ampiamente finanziata dal contribuente, è semplicemente strumento di auto-perpetuazione di una elite (?) senza argomenti o credibilità, che si parla addosso da anni e anni.. 

Non c'e' nulla di ironico, questi hanno il terrore di esser cacciati. persino i lettori di repubblica lo invitano a scendere dalla giostra per i prossimi 45 anni di gir, cosi' speriamo che si tolga di mezzo, aggiungonio.

ma il veltroni tetragono come sempre fu, sa e percepisce che se tace, potrebbero togliergli la casa a new york, il completino blu, l'invito al cocktail del battistoni festival.

il resto e' il nulla, infiochettato da scrittori che hanno compreso Liala e pensano alla lucciola di pasolini..

i fenomeni di degenerazione seguono da questo, il PCI affondo' e vnner a galla questi -

mi spiace ma l'avevano detto persino boldrin e palma

das Backpfeifengesicht des Kommunismus (ps supponendo che sia neutro. In tedesco sono scarso)

(per ridere)

veltroni, o della coazione a ripetere:

http://www.freddynietzsche.com/2011/08/28/la-fatica-di-cambiare-le-cose/

 

Stiamo prendendo la situazione economica e della stampa italiana troppo seriamente. Ricordiamoci che in Italia la situazione può essere grave ma non può mai essere seria (cit.)

Quindi facciamoci quattro risate:

Così il Cav. mantiene lo spirito liberale del PDL

Vi segnalo (vedere link sotto) l'ennesimo editoriale del corriere della sera in cui Giovanni Sartori sproloquia di economia (con l'aggravante di chi pensa di dire Verità assolute!). So che in passato sono stati scritti post di risposta alle sciocchezze "sartoriare", ma ho pensato di segnalarvi questo articolo perché stavolta Sartori si è superato! Scrivere un editoriale in cui in ogni rigo ci sono imprecisioni, sciocchezze, luoghi comuni e castronerie che neanche al bar si sentono, è davvero difficile! Basta leggere questo articolo per capire come la stampa italiana contribuisca ad abbassare la qualità del dibattito economico (e non solo) in Italia!

 


http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_29/un-tracollo-ben-preparato-giovanni-sartori_d8446e96-d1fc-11e0-a205-8c1e98b416f7.shtml

 

 

L'ho letto anche io e sono rimasto attonito.

Attraversa tutto lo spettro delle sciocchezze insite al modello "superfisso", passando in maniera incoerente dagli attacchi latouchiani alla crescita, al luddismo, ad uno uno pseudo-marxismo, per giungere alla conclusione che "berlusconi è un'illusionista".

Che fine ha fatto l'autore delle "lezioni di democrazia?"

Sull'ultima conclusione credo si possa essere senz'altro daccordo; sul resto dell'articolo a me pare si sia limitato a un resoconto "dell'accaduto" se poi non si concorda sulle cause è un altro discorso.

Ultimamente leggo vostre interviste sul maggiore quotidiano locale della mia città, da sempre di area catto-destrorsa. Ciò mi fa credere che Tremonti (e il governo) abbia le ore contate e che è solo questione di tempo. Si sta preparando il dopo Silvio e la sua demolizione?

Avevo rilasciato un'intervista a ''La Provincia'', quotidiano di Como-Lecco-Sondrio e altri posti che non ricordo. Credo Asterix si riferisca a questo. On line non la trovo.

Esatto! Ho letto due vostre interviste nel giro di pochi giorni. Per la precisione La Provincia appartiene ad una casa editrice di proprietà della curia di Bergamo ma ho il sospetto che sia "ispirata" dalla curia comasca. Dico questo perchè dopo la sostituzione del vescovo Maggiolini, ora defunto, con l'attuale, la linea editoriale è radicalmente cambiata. Da filo leghista-ciellina ad acerrima nemica. Da quando c'è il nuovo vescovo sono cominciate bordate sempre più pesanti verso l'amministrazione comunale tenuta da un ciellino e, recentemente, sono cominciate pure le critiche, seppur ancora blande, verso il potente Formigoni. Le critiche invece verso il governo Berlusconi sono ormai all'ordine del giorno anche se ormai è un po' come sparare sulla croce rossa. Seppur di proprietà eccesiastica La Provincia, entro certi limiti ovviamente, è il quotidiano più democratico che esiste in città, gli altri due, Il Corriere di Como e L'Ordine, sono spostati notevolmente a destra, in particolare il secondo. Non esistono giornali o riviste locali di sinistra, alternativi o soltanto indipendenti, in sostanza l'informazione è pressochè orientata dalla stessa parte. La Provincia è il quotidiano più letto in assoluto qui a Como, ancor più del Corriere della Sera e di Repubbica.

Ah, ok. Mi ricordo l'intervista. Il giornalista non me l'ha poi mai inviata. Avresti un link o un pdf, tanto per sapere cosa è stato scritto?  Grazie.

Non so se l'intervista a cui lei si riferisce è quella che ho trovato su internet sul sito libertiamo.it (l'intervista risale a giugno). In ogni caso di seguito le allego i links:

http://www.libertiamo.it/2011/06/24/tremonti-bugiardo-di-professione-int...

http://www.libertiamo.it/2011/06/25/libertiamo-sbaglia-a-stare-col-centr...

 

Grazie, non è quella. Quella l'ho vista. Era breve, sulle questioni di economia del momento. Thanks anyhow.

Ho provato a cercare sul sito del giornale ma l'archivio è disponibile solo per gli abbonati. Purtroppo il giornale l'ho buttato, però mi ricordo che hai martellato per bene Tremonti :-)

scusate...se su Tremonti si possono dire molte cose...che dire delle contromanovre di sbilanciamoci.info o di quella presentata dalla CGIL in commissione bilancio al senato ?Quella di sbilanciamoci è proprio ridicola,già per il fatto che in realtà ridurrebbe i saldi solo di 11 miliardi nel 2012,5 milioni nel 2013 e 700 milioni per il 2014...quella della CGIL è tutta praticamente incentrata sulle entrate e nella tabella mi pare ci sia un po' di confusione...io trovo ancora la riduzione della agevolazioni che poi pero' non fanno tornare i conti....il tutto anche in riferimenti proprio ai giornalisti...possibile che nessuno se ne accorga?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/04/a-lamezia-va-in-scena-la-cont...

http://www.sbilanciamoci.info/content/download/22253/118455/file/Controm...

http://www.parlamento.it/documenti/repository/commissioni/comm05/documen...

 

e vogliamo poi parlare delle proposte del PD o di IDV?Tralasciando naturalmente quelle di Rifondaroli e comunisti italiani?Forse forse le uniche proposte un po' piu' sensate possono essere quelle di Baldassarri di FLI,ci metteri Nicola Rossi e pochi altri del PD dei piu' liberal (compreso Ichino)...il resto davvero...altro che Tremonti....

 

 

Dal Corriere del Ticino di oggi (leggibile solo agli abbonati, quindi copio ed incollo)

Speciale di due pagine (la 2 e la 3, con titolone in prima pagina) su Tremonti e Milanese.
La vicenda è ricostuita nei dettagli e c'è anche un intervista a Gian Antonio Stella.

Ta i redazionali di contorno ecco questo, che riguarda cio' di cui ci si occupa qui.

 

Tutto quello che i giornalisti non osano scrivere
Tremonti fa paura. I giornalisti da noi con­tattati per parlare del caso Milanese, so­prattutto di area romana e lombarda, han­no sempre risposto cortesemente alle nostre domande, chiedendo però di non essere citati. Strano? Forse non così tan­to. Questo dimostra come il ministro del­l’Economia italiano, pur in un momento di grande difficoltà personale e politica, riesca ancora ad intimorire il mondo dei media. Che, a microfoni spenti, si lancia in previsioni e abbozza prospettive, in un momento di forte crisi per il Paese. Le diverse posizioni si posso riassumere così.
«DOPO L’ARRESTO DI MILANESE, CADRÀ ANCHE IL GOVERNO» Se arrestano Milanese, e lui comincia a «cantare», si potrebbe scoprire che Giu­lio Tremonti fosse al corrente dei suoi lo­schi traffici. Così il ministro sarebbe co­stretto a dimettersi. E la possibilità non è poi così remota «essendo detestato al­l’interno del PdL, come lo è il suo ex brac­cio destro». Ma chi ci guadagnerebbe dal­l’uscita di scena di Tremonti? «Fino a ie­ri Silvio Berlusconi. Ma oggi il Cavaliere è davvero troppo debole per reggere il colpo: se Tremonti lascia, cadrà pure il Governo».
«TREMONTI? UN DEAD MAN WALKING, MENTRE BERLUSCONI LA SCAMPERÀ» «In alcuni ambienti giornalistici Tremon­ti è già definito un dead man walking: do­po il caso Milanese si può considerare un uomo politicamente defunto, anche la Lega lo sta abbandonando...». Ma se muore lui non è detto che muoia anche Berlusconi. «Negli ultimi tempi il Cavalie­re è riuscito a staccarsi dal ministro. At­tualmente il rapporto cruciale per il pre­mier è quello con Bossi».
«NESSUN ARRESTO IN VISTA»
L’idea dei leghisti, perché la differenza la faranno loro, è quella di salvare Mila­nese dall’arresto, anche se il partito, di­viso al suo interno, potrebbe votare in ordine sparso (come del resto aveva già fatto nel caso del deputato PdL Alfonso Papa). «Milanese verrà salvato, soprat­tutto per evitare la cascata di conseguen­ze negative che il suo arresto potrebbe provocare: dimissioni di Tremonti prima e fine di Berlusconi poi. A meno che la Lega voglia far saltare il governo, ma non credo che abbia la forza di volere che questo accada…».

 

a

palma 27/1/2012 - 12:04

modesto avviso del sottoscritto, sara' auspicabile che tremonti venga visto storicamente come beneduce. forget, if not forgive, maybe the only way

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