Minotauri e suini

3 giugno 2017 davide mancino

Settant'anni di leggi elettorali italiane, in numeri presumibilmente poco utili.

Per buffo che possa sembrare, l’infinita discussione sulla legge elettorale ha forse anche qualche aspetto positivo. Almeno nel sottoscritto (sarà che ho troppo tempo libero, direte voi), ha fatto emergere la curiosità di guardare agli effetti sulla durata dei governi delle leggi elettorali che abbiamo avuto finora – dalla prima legislatura in avanti. Cambia qualcosa fra proporzionale e maggioritario? E fra le due leggi elettorali della seconda repubblica?

Per fortuna qualche anima pia ha ben pensato di raccogliere i dati in questa pregevole pagina di Wikipedia, da cui ho fatto scraping per le statistiche che seguono. (Se volete giocare anche voi con i dati, potete scaricarvi quelli ripuliti e riordinati qui, nella mia cartella open data.)

A seconda di come li affettiamo e visualizziamo, i numeri della durata dei governi mostrano vari aspetti (duh?). Il primo e più semplice consiste nel – banalmente – darci una prospettiva storica. Quando ci sono stati i governi durati più a lungo, e di quali si tratta?

In tutta la storia repubblicana appena quattro governi hanno superato i mille giorni di durata, e solo uno di essi (Craxi I, nientemeno) risale alla prima repubblica. La maggior parte si trova intorno a meno di un anno, mentre nell’altro verso Andreotti, Fanfani e De Gasperi possono vantare record di brevità, con governi durati il tempo di stringere la mano agli uscieri di Palazzo Chigi, farci due chiacchiere, e poi uscire per tornare al Quirinale a dare le dimissioni.

La vita degli autisti pubblici romani di alto livello dev’essere più intensa di quanto ce la dipingiamo.

Dal ‘46 in poi gli italiani hanno votato in sostanza con tre leggi elettorali. La prima – spesso chiamata “proporzionale classica” – è rimasta in vigore fino al 1993 e per tutta la prima repubblica. Dopo di che abbiamo avuto per dodici anni la cosiddetta “legge Mattarella”, e dal 2005 la “legge Calderoli”, poi dichiarata in parte incostituzionale.

In base a queste categorie, viene facile calcolare la durata media dei governi a seconda della legge elettorale in vigore. Risulta così che con il proporzionale classico i governi sono stati i più brevi, con meno di un anno di vita, mentre i primi governi della seconda repubblica sono intorno all'anno e mezzo, e negli ultimi si arriva circa a due.

Non ho la minima idea di che valore informativo abbia, però anche questa m’incuriosiva così ho guardato alla durata dei governi a seconda del presidente del consiglio. Tutto considerato, Berlusconi è ampiamente il premier rimasto in carica più tempo: sommando i giorni complessivi si arriva quasi a nove anni.

N̶e̶l̶ ̶b̶e̶n̶e̶ ̶o̶ nel male possiamo dire che si tratta di gran lunga della singola figura che più ha influenzato la politica italiana nel dopoguerra. A seguirlo sono invece nomi della prima repubblica, da De Gasperi a Andreotti a Moro.

Altra domanda ovvia è, al di là del numero di essi, quale premier ha avuto in media governi più duraturi? Per la risposta non dobbiamo andare lontano, e in effetti è proprio Renzi il nome in cima alla lista. Naturalmente il leader del PD può vantare un solo governo all’attivo, e per risultati affidabili ne riparleremo fra una quindicina d’anni.

Qui Berlusconi ha un leggero vantaggio su Prodi, mentre entrambi precedono Craxi. Tutti i politici della prima repubblica sono indietro, con nomi importanti anche di parecchio. D’altra parte, come si diceva un tempo dell’armata rossa, la quantità è una qualità di suo – e grazie alla brevità dei governi alcuni come Andreotti sono riuscire a essere presidenti del consiglio anche in cinque diverse occasioni.

L’ultimo punto riguarda il numero medio di governi per legislatura. Tutte quella della prima repubblica, a parte l’XI e ultima, ne hanno avuti almeno tre. Alcune, per la cronaca, sono arrivate persino a sei. Non pare del tutto azzardato ipotizzare che alcune figure politiche hanno passato una fetta sostanziale della loro carriera a scambiarsi campanelle nemmeno fosse il gioco della patata bollente.

Dal ‘94 in avanti la “precarietà politica” sembra essersi ridotta, e le legislature hanno sempre visto uno o al massimo due governi in carica. Certo va considerato che spesso non è stato raggiunto il termine naturale della legislatura stessa, che si è conclusa in anticipo – e com’è ovvio anche questo conta parecchio.

Naturalmente un’analisi (rozza) di questo tipo, che pure vuole essere più un divertissment che altro, ha un limite grosso come una casa: e cioè la dimensione del campione. Da un lato abbiamo quasi una dozzina di legislature, lungo mezzo secolo, in cui si è votato il proporzionale classico; dall’altro la seconda repubblica che di legislature ne ha avute solo cinque, da sommare a quella ancora in corso.

Neppure possiamo assumere che un governo stabile implichi, in sé, maggiore propensione a "fare le riforme". Per citare un caso, proprio il secondo governo di maggior durata della storia repubblicana non solo non ha riformato alcunché, ma anzi si è talmente impegnato a non smuovere di un millimetro i problemi del paese – per giunta in mezzo alla peggiore recessione del dopoguerra – da mandarci a un pelo dal default. Si potrebbero fare esempi simili con praticamente tutti gli altri governi della seconda repubblica, compresi quelli di sinistra, ma credo che il punto sia chiaro: con questo argomento andiamoci piano.

Altro caveat è che la durata di un governo è certo influenzata dal modo in cui una legge elettorale trasforma le preferenze degli elettori in seggi, alleanze e coalizioni, ma in gioco ci sono tantissimi altri fattori storici, politici e culturali – e per studiarli tutti come si deve ci vorrebbero svariati tomi scritti da persone molto più intelligenti del sottoscritto.

Mai come in questo caso la monocausalità può indurre a conclusioni premature, perciò non prendete questo post per più di quello che è: una curiosità semiseria per nerd della politica.

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NOTA: il post è stato aggiornato dopo la pubblicazione. Nella versione originale i governi Berlusconi II e Berlusconi III erano stati indicati come eletti con il porcellum, mentre in realtà la legge in vigore era la Mattarella. Grazie ad Alessandro di Nallo per la segnalazione!

4 commenti (espandi tutti)

Un dato che forse, a prima vista, potrebbe influire sulla durata di un governo o di una legislatura più della legge elettorale è l'assenza di altri soggetti che potrebbero competere con il leader sia all'interno che all'esterno del partito.

Durante la prima repubblica vi erano molti più contendenti che potevano ambire al ruolo di leader di governo o di partito e il trasformismo tra correnti non precludeva la candidatura al giro successivo.

Con l'avvento della seconda repubblica, a destra si sono quasi totalmente azzerati i contrasti interni sulla leadership: Berlusconi era il PdC designato dal centro-destra e le candidature erano determinate dalla fedeltà al capo. Renzi, da questo punto di vista, è messo ancora meglio di Berlusconi non avendo contendenti reali nemmeno nelle altre formazioni (i grillini, poichè non fanno alleanze, senza un sistema fortemente maggioritario sono destinati all'opposizione ). E' forse l'unico caso politico di suicidio di un governo: è riuscito a buttarsi giù da solo.

Le legislature poi hanno quasi sempre superato i 4 anni. Sono rimaste sotto i 4 anni solo la VII (3 anni), a cavallo di tangentopoli la XI e la XII (2 anni l'una) e, infine, la mega coalizione/accozzaglia della XV legislatura (2 anni). Il 50% delle legislature, poi, hanno raggiunto i 5 anni. Quindi la stabilità dell'indirizzo politico non è poi così compromessa. Per altro la stabilità è anche "garantita" dall'avvicendarsi degli stessi ministri: più o meno sono sempre stati gli stessi all'interno di una stessa legislatura. La durata in se del Governo è meramente formale e coincide con il periodo temporale che intercorre tra incarico e dimissioni, ma se il governo successivo è pressochè lo stesso (salvo piccoli rimpasti) sostanzialmente non stiamo parlando di diversi governi.

Con ciò voglio dire che l'obiettivo di fare una legge elettorale che garantisca la stabilità di governo non ha fondamentalemente senso quando non è il sistema proporzionale o maggioritario o misto ad incidere sulla stabilità. Piuttosto, la preoccupazione del legislatore dovrebbe essere quella di selezionare una classe dirigente seria, capace e effettivamente rappresentativa; ma è proprio in questa direzione che si stanno scontrando le forze politiche. Infatti, pare che sia relativo l'interesse per un sistema proporzionale o maggioritario, ma sembra che sia centrale la scelta di avere liste bloccate e multicandidature in plurimi collegi al fine di determinare prima delle elezioni chi saranno gli eletti. E' per questo motivo che la pressochè sostanziale stabilità non si traduce in un altrettanto proiezione positiva sulle politiche effettivamente adottate: se si prevede un sistema elettorale che premia la fede al capo, rispetto alle competenze ed alla serietà, non si potrà pretendere un governo e una legislatura di qualità.

Grazie

davide mancino 4/6/2017 - 11:45

Fossero tutti così i commenti...

La frase "la seconda repubblica che di legislature ne ha avute solo quattro, da sommare a quella ancora in corso" è sbagliata: sono cinque più questa, dato che quella che iniziò nel 1994 già fu eletta con il Mattrellum.

Hai ragione, me ne scuso, e grazie!

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