Il modello superfisso: lo si vede anche nelle piccole cose...

13 gennaio 2009 giorgio topa

Leggo il seguente commento di "Federico" su un forum di Repubblica, a proposito della presentazione della nuova Ferrari F1 al pubblico, ieri al Mugello:

"Spero in un campionato divertente e spettacolare poi vinca il migliore. Sono gli unici ingredienti per far soppravvivere [sic] questa F1 malata da tempo. Ma da italiano mi chiedo e penso cosa faranno le migliaia di persone e famiglie messe in Cassa Integrazione dalla casa madre FIAT. Quei soldi spesi solo per immagine di pochi, nn sarebbero serviti per sfamare tutte quelle famiglie ??????"

Essendo appassionato di Formula Uno fin da bambino, e accanito tifoso della Ferrari da altrettanto tempo, leggo assiduamente qualsiasi cosa abbia a che fare con l'argomento su qualsiasi mezzo d'informazione mi capiti fra le mani (stampa specializzata, stampa nazionale, stampa internazionale, siti vari, eccetera).

Oggi (ieri per chi legge) è stato un giorno speciale perché, come tutti gli anni a gennaio (più o meno: in anni remoti, prima che il generale Todt-Bonaparte [chediolobenedicasempre] mettesse ordine in casa Ferrari, a volte si sforava anche a febbraio), come tutti gli anni dicevo si è avuta la presentazione della nuova Ferrari, la nuova monoposto che disputerà il mondiale di F1 nel 2009.

[La mettiamo la foto? ma si, perché no, mettiamoci la foto! Voglio vedere la faccia del Grande Timoniere adesso...]

Vabbeh, comunque, guardo le foto, ascolto i commenti tecnici di Pino Allievi sulla Gazzetta e leggo quelli di Craig Scarborough su Autosport.com, e via via i commenti di altri giornali, lettori eccetera. Alla fine, raschiando proprio il fondo del barile, mi metto a leggere un "BlogMotori" su Repubblica.it, di tale Vincenzo Borgomeo. Ed è qui che m'imbatto nel commento del nostro "Federico" che mi fa saltare sulla sedia.

I nostri fedelissimi e attentissimi lettori si ricorderanno del famoso articolo di Sandro Brusco (26/11/2007) che descriveva il "modello superfisso" come lo schema concettuale che, esplicitamente o in modo del tutto inconsapevole, sottintende gran parte del "dialogo", o "discourse" direbbero i postmoderni d'oltreoceano, su questioni di politica economica in Italia.

Come spiegava con estrema lucidità Sandro, il modello superfisso essenzialmente postula che bisogni, risorse, metodi di produzione, tecnologia, e quindi financo il PIL, siano fissi, dati, inamovibili. Ma soprattutto, il modello superfisso nega qualsiasi ruolo allocativo dei prezzi: in altri termini, nega la possibilità che i prezzi agiscano da "segnali" che informano la decisione di acquistare un tale bene o servizio piuttosto di un altro, di utilizzare un tale mix di fattori produttivi piuttosto di un altro, eccetera.

Il modello superfisso è davvero pervasivo. Esso è alla base delle posizioni più disparate, come ad esempio l'idea che ridurre la giornata lavorativa a 35 ore aiuti a sostenere l'occupazione, perché in questo modo i posti di lavoro (fissi!) vengono divisi fra più lavoratori. Oppure l'idea che le pensioni anticipate servano - di nuovo - a sostenere l'occupazione. Oppure ancora l'idea che per effettuare redistribuzione basti modificare d'imperio i prezzi (tanto, altro ruolo non hanno se non quello di premiare alcuni e punire altri). E via elencando, come faceva Sandro nel suo pezzo.

Sempre Sandro concludeva osservando come il modello superfisso sia estremamente diffuso e quindi estremamente pericoloso. Non sapeva, Sandro, quanto avesse ragione! Difatti lo troviamo perfino in un estemporaneo commento alla presentazione della nuova Ferrari.

Che si, la nuova Ferrari è bella (o brutta, o assomiglia a un trattore, o ad uno di quei nuovi rasoi dalle forme spaziali, eccetera, a seconda del commento), e il nuovo campionato speriamo che sia emozionante ed entusiasmante, oppure no, speriamo sia noiosissimo perché Massa (o Raikkonen) vince il Mondiale a cinque gare dalla fine, eccetera - MA ALLA FIN FINE, sarebbe stato meglio spendere tutti quei soldi per sfamare le famiglie messe in cassa integrazione dalla FIAT.

Corollario importante del modello superfisso e' che la "torta" (cioe' il PIL) ha dimensioni fisse, che non hanno niente a che vedere con incentivi, investimenti, tasso di risparmio, capitale umano, e cosi' via. E l'unica decisione importante riguarda la spartizione della torta: come distribuiamo quei soldi? A chi li diamo? Non solo, ma distribuire la torta di oggi nel modo X anziche' Y non ha alcuna conseguenza sulle dimensioni della torta che potremo produrre domani, tanto e' tutto fisso e prezzi ed incentivi non contano. In questa ottica la posizione di Federico e' perfettamente ragionevole: poco importa che i soldi spesi a produrre la Ferrari F1 generano profitti, mentre le FIAT prodotte con quei soldi non se le compra nessuno a quei prezzi.

Il lettore attento mi dirà che la Honda ha appena annunciato il ritiro dalle competizioni di F1, seguendo quindi apparentemente il consiglio del nostro Federico. Ma la decisione della Honda non fa che confermare la mia tesi: La Honda si è ritirata dalla F1 proprio perché ha tenuto conto dei segnali di prezzo! La Honda, in una decina d'anni di partecipazione recente alla F1, ha vinto poco o nulla (credo una gara, con Button, se non ricordo male); la Ferrari ha vinto 14 titoli mondiali e un fottio di Gran Premi: chissà quale team di F1 è più profittevole per la propria casa madre??

Bravo Federico, continua così. Del resto non ti preoccupare, sei in ottima compagnia...

38 commenti (espandi tutti)

scusa ma secondo me il modello superfisso non c'entra una beata fava. E' solo una questione di marketing. Chi compra una ferrari non e' sicuramente un tecnico, se no comprerebbe una porche. Le Ferrari vengono vendute solo ed esclusivamente perche' sono famose, come status simbol, l'abbandono della formula 1  da parte della ferrari corrisponderebbe alla sua morte. Ne e' dimostrazione il fatto che nel periodo in cui la ferrari non ha vinto mondiali ( 10 anni ), la sua produzione era cmq al massimo ( 5000 pezzi anno ) . Manteneva la sua immagine di protagonista nelle corse nel bene e nel male e se ne parlava. La prima cosa che hanno voluto i cinesi ricchi e' stata una ferrari e non certo per quei pallosissimi gran premi di formula 1 ( la cina vuole togliersi dal "circo della formula 1" per mancanza di spettatori  ). La volevano perche' sapevano che i ricchi hanno almeno una ferrari. Le ferrari limited edition vengono vendute solo a chi ha piu' di una ferrari. Questo e' marketing. Ferrari non fa auto, Ferrari e' un club esclusivo. Premesso questo mi chiedo : e le famiglie dei dipendenti ferrari ?

Raf: rileggi quanto scrive il Giorgio e quanto scrivi tu. Siete d'accordo. È il Federico o Fabrizio del sito che Giorgio legge che non è d'accordo, ed è vero che ha in mente il modello superfisso!

Il F in questione pensa che "se non si spendono soldi per produrre Ferrari si possono dare quei soldi agli operai della FIAT in cassa integrazione", come se i "soldi" che si spendono per fare le Ferrari crescessero sugli alberi e fosse necessario decidere solo dove spenderli. Se il buon F capisse che i soldi che si spendono per fare Ferrari si guadagnano vendendole (mentre, evidentemente, i soldi che costa fare le FIAT che avrebbero fatto quelli ora in cassa integrazione non si sarebbero recuperati vendendole, perché non c'era gente che le comprasse a quei prezzi!) ecco, se capisse questo avrebbe capito che, quando dice le cose che dice, ha in mente un modello assurdo del mondo!

 

se non si spendono soldi per produrre Ferrari si possono dare quei soldi agli operai della FIAT in cassa integrazione

Ma in Italia, la cassaintegrazione non la paga lo stato?

La Fiat ne ha avuta sempre quanta ne voleva, di cassaintegrazione.

Lo so che siamo d'accordo.La mia era una puntualiizzazione sul fatto che i vantaggi della ferrari F1 si richiudono sulla ferrari auto, nel senso che la ferrari F1 e' un costo ( pubblicitario ? )della Ferrari auto. La fiat riceve il saldo di tutta l'operazione che da parecchi anni e' positivo  e che la casa madre fiat non c' entra per niente a differenza dell'honda che spende in prima persona come casa madre e che  non ha una ricaduta diretta sportiva a livello di immagine. Concludendo Honda e Fiat non sono paragonabili nel settore sportivo al di la dell' errore, pur evidente, del modello superfisso.

P.s. Fiat come casa madre non ha nessun programma sportivo aperto
dove investe in prima persona

Superfisso= superfesso. E su questo siamo d'accordo, no matter. Non sono d'accordo su tutto il resto: porsche meglio di ferrari, ad esempio. Non sono d'accordo su una divisione fra casa madre (fiat) e figlia (ferrari), la fiat riceve know-how oltre che soldi, la Honda avrà pure investito come casa madre direttamente, ma se non ha avuto risultati è perchè le sue auto da F1 facevano schifo. Punto. Sull'articolazione della Fiat ci andrei cauto, Fiat Automobiles non ha programmi sportivi aperti perchè chi fabbrica utilitarie con lo sport ci azzecca come i cavoli a merenda, tanto che quando ha partecipato (in passato) lo faceva con il marchio Abarth, la scelta di partecipare a competizioni sportive dipende dal ritorno di immagine, la 131 (abarthizzata) vinceva Campionati del mondo rally uno dietro l'altro, tanto da annoiare, ma la Fiat non ebbe alcun ricontro nelle vendite (tranne mio padre).

Quindi la scelta di utilizzare un marchio, piuttosto di un altro dipende dal posizionamento del brand, Fiat ha diversi marchi a sua disposizione, Honda no. A meno che della Ferrari non hai questa opinione.

immagino che tu non sia del settore e che non hai mai avuto a che fare ne con fiat ne con ferrari. Riguardo al know how  c'e' ne molto di piu' in una honda vtec che in una ferrari ( scegli pure il modello che vuoi ). In ogni caso il mio non era un discorso tecnico ma di marketing. Chiedere alla ferrari auto di risparmiare sulle corse e' come chiedere ad una ditta che fa profumo di risparmiare sulla pubblicita'

MMMH, che vuoi che ti dica ? Da oggi cambio lavoro e mi dedico all'ippica, visto che sviluppo progetti per conto FIAT (ma anche per Audi-Lamborghini, se ti interessa), e secondo te non sono in grado di apprezzare le differenze tecnologiche fra le auto. Oltre l'ippica hai altri settori a cui mi potrei dedicare ?

Honda poi deve essere questo qui.

ripeto che il mio era un discorso di marketing e non tecnico

Mi sembra che siete grosso modo d'accordo. Ferrari riceve un ritorno d'immagine dalla partecipazione in F1, che si traduce in maggiori vendite fatturato e profitti, che si riflettono anche sulla casa madre FIAT (vi ricordate le pubblicita' di Schumacher sulle varie Bravo, Brava, ecc? E quanto vale il marchio FIAT dipinto sulle Ferrari F1, ogni volta che viene inquadrato dalle telecamere durante un Gran Premio e trasmesso a milioni di telespettatori in tutto il mondo?). Di spillover e sinergie tecnologiche fra Ferrari e FIAT non so, immagino che ci siano ma forse Marco (Esposito - ma tutti Marco vi chiamate??) ci puo' illuminare meglio. Qualcuno poi sa se una qualche frazione dei profitti Ferrari finisce direttamente sul bilancio FIAT?

Marco è un nome di provenienza latina, "dedicato al dio Marte", ringrazio ogni giorno i miei genitori di aver scelto un nome con un bel significato, sempre meglio di (p. es.) Ignazio (vuol dire figlio e basta).

Forse per questo ci sono più Marco che Ignazio, anche se in Little Italy gli Ignazio contano molto di più.

Sulla trasmissione di know-how da Ferrari a Fiat vi posso dire poco, nel senso che non posso dire molto, comunque il cambio sequenziale è nato in Ferrari e poi trasmesso in Fiat (anche se la prima a montarli fu l'Audi: misteri sui trasferimenti di tecnologia fra le grandi case..). Inoltre la ricerca Ferrari è tutta orientata sui profili, l'aereodinamica e il sistema di trasmissione della potenza del motore al suolo, la ricerca Fiat è orientata ai telai (grande delusione destò all'epoca l'accordo con GM, in Fiat pensavano di avere da imparare dai tedeschi dell'Opel, scoprirono che i tedeschi erano venuti a imparare a Torino), ai cambi (con grandi innovazioni in questo campo, ma di più non posso dire) e ai motori.

Ovviamente ci sono innovazioni, non rivoluzionarie, che vengono prima testate in Ferrari e poi in Fiat, le valvole sui motori per il riutilizzo dell'energia dei gas di scarico, ad esempio.

Last, but not least, ogni trasferimento di tecnologia deve avvenire sotto l'egida di un accordo ai livelli di top management (LCDM e JT), altrimenti i tecnici Ferrari non parlerebbero nemmeno sotto tortura (strano, ma vero). I due centri ricerca sono separati rigorosamente.

Molto, molto interessante Marco - grazie mille! I trasferimenti di tecnologia fra imprese sono una cosa che mi interessa anche dal punto di vista della ricerca.

Fra l'altro, tutti i vertici Ferrari (anche Domenicali oggi) hanno espresso una pessima opinione del KERS ("soldi buttati fuori dalla finestra"). Mi chiedo se davvero non ci sia possibilita' di trasferimenti tecnologici in questa area, dalla F1 alle macchine da strada? La FIA ha "venduto" il KERS proprio cosi', ma magari era solo marketing...

Dovrei scrivere un "papiello" sullo stato dell'arte ingegneristico-motoristico (e non sono un ingegnere), ma ti dico solo che sul KERS ci hanno sbattuto la testa in tanti, il tema è affascinante, il recupero dell'energia cinetica già avviene in qualche modo , il punto centrale è che il KERS porterebbe a delle modifiche sostanziali sugli assetti, mentre questo poco cala su una berlina, su una F1 l'impatto sarebbe devastante.

In F1 la Ferrari è di gran lunga avanti sugli assetti, introdurre il KERS farebbe ripartire tutti da zero, a fronte di vantaggi minimi (minor consumo ? su una macchina da oltre 300 cv ?).

Comunque sulla Ferrari so veramente poco, il riflesso di quello che mi dicono in Fiat, e anche loro sanno poco, ti ho detto, i due centri ricerche sono rigidamente separati, quando vennero a Pomigliano, al centro Elasis, i tecnici Ferrari per delle prove, si chiusero letteralmente dentro e non fecero entrare nessuno, neanche l'AD di Elasis, che con la scusa di andarli a salutare voleva vedere: la risposta fu: "ci saluteremo in sala mensa". Pensa tu...

Recentemente (il mese scorso) abbiamo fatto delle cose per IVECO nel campo dei cambi, chiamai il capo dei progettisti Fiat per un problema sui disegni che ci avevano mandato e la sua risposta fu "Non so di cosa stai parlando, chiama IVECO". Se ti interessa Iveco fa cambi longitudinali e Fiat trasversali, e non si sono mai scambiati i dati ...

 

Banalmente - ma non per tutti, almeno nello Stivale - qualunque azienda deve produrre profitti, che servono all'azienda stessa per continuare ad esistere ed alla collettività in termini di lavoro ed imposte, direttamente e tramite l'indotto generato. Insomma, un circolo virtuoso.

Ogni azienda, poi, investe anche in immagine - al fine, ovviamente, di migliorare le proprie performances sul mercato, sia dal punto di vista delle quantità che dei margini: ancora un circolo virtuoso, dunque ....  - e lo deve fare in modo attinente al proprio target.

Ferrari produce auto sportive (belle, costose, prestigiose e tecnicamente raffinate .... con buona pace di una certa esterofilia, tipica di questo Paese, che dichiara altri prodotti molto superiori a prescindere da un'analisi comparativa approfondita), quindi trae vantaggio dalla partecipazione vincente alle competizioni, specie se al massimo livello: dunque, l'investimento in attività sportiva è determinante, irrinunciabile e nulla ha a che fare con qualunque discorso di tipo social-solidaristico.

Anzi, la distorsione di risorse dal vitale impegno in Formula 1 ad un, pur umanamente comprensibile, sussidio a situazioni di difficoltà sarebbe, nemmeno tanto paradossalmente, controproducente: l'azienda ne soffrirebbe, molto probabilmente vedrebbe ridursi vendite e margini, creerebbe meno ricchezza anche per la collettività ed il risultato finale sarebbe una minore possibilità d'intervento a favore di chi si trova in situazioni di disagio.

Ancora una volta: la torta non cucinata non si può distribuire. Ma non v'è peggior sordo di chi non vuol sentire ........ ed è accecato dai fumi dell'ideologia.

Una ovvieta': quante rendite di posizione di sindacalisti, di politici e di politicanti sparirebbero se ci fosse una maggiore alfabetizzazione economica 

sarà un'altra ovvietà, ma correggerei: quante rendite di posizione di sindacalisti, di politici e di politicanti (e molti, molti altri, in verità) sparirebbero se ci fosse una maggiore alfabetizzazione punto.

Il punto di Marco B sull'alfabetizzazione economica mi sembra importante. Una differenza fondamentale fra Italia e Stati Uniti e' che negli Stati Uniti la "cultura economica" e' molto piu' diffusa, la gente e' piu' abituata a pensare che ogni decisione economica comporta dei trade-offs, un bilanciamento fra costi e benefici; che le risorse sono scarse (ovvero, esistono i vincoli di bilancio); che i mercati grosso modo funzionano; che prezzi ed incentivi sono importanti.

In Italia questi principi da "Economics 101" sono molto meno diffusi: in qualsiasi dibattito - pubblico o privato - sul merito di una decisione che abbia risvolti economici, si tende a saltare subito sul piano delle aspirazioni ideali ("tutti dovrebbero avere accesso a... X [dove X = l'universita', la sanita', gli asili nido, ecc.], "X e' un diritto", "dovrebbe esserci maggiore solidarieta' ", ecc) senza tenere minimamente conto di costi e benefici, vincoli di bilancio, prezzi ed incentivi.

Una puntualizzazione: nel caso concreto, a me dispiace molto per i cassintegrati della FIAT e per le loro famiglie, e sono a favore di un sussidio alla disoccupazione ben disegnato, purche' non ci si dimentichi che tale sussidio costa, che incide sugli incentivi a cercare lavoro, e che viene finanziato dalle tasse dei contribuenti, con effetti distorsivi avversi sulla produzione di ricchezza futura.

Negli Usa credo che la gente abbia in media un comune framework teorico di riferimento per analizzare i trade-offs. Da noi, invece, a partire dagli schieramenti politici vi sono profonde differenze sia di analisi che di policy. Penso ad esempio alle teorie usate dalla sinistra radicale. 

A vedere le discussioni di questi giorni, ascoltare la radio e leggere i giornali, l'impressione è che l'alfabetizzazione economica, anche negli USA, sia minima. Forse un pelo più dell'italiana, ma giusto un pelo.

Negli Usa credo che la gente abbia in media un comune framework teorico di riferimento per analizzare i trade-offs

Probabilmente, anzi sicuramente. Oggi, però, mi pare che serpeggi una paura del futuro che spinge a chiedere interventi di protezione anche negli States. La grande differenza, comunque, penso stia nell'abitudine a ragionare in termini di mercato, che qui non appartiene al comune background culturale.

Da noi, invece, a partire dagli schieramenti politici vi sono profonde differenze sia di analisi che di policy. Penso ad esempio alle teorie usate dalla sinistra radicale

Mi pare, in realtà, che le differenze siano più teoriche che operative. Ad esempio, non passa giorno senza "severi moniti" da oltretevere di stampo decisamente social-statalista, che la grandissima parte degli esponenti politici si affretta a condividere ed esaltare.

In un Paese a crescita zero come l'italia il modello superfisso non e' che sia tanto sbagliato.

In un Paese a crescita zero come l'italia il modello superfisso non e' che sia tanto sbagliato.

Forse le culture dove prevale e viene applicato il modello superfisso sono anche quelle a crescita zero cosi che tutto si tiene...

Giusto! La crescita zero arriva quando si praticano politiche economiche congegnate col modello superfisso, in cui si analizzano "steady state" senza tener conto delle "traverse".

Scusami, ma leggendo il tuo commento ed associandolo alla definizione che dai di te nel tuo profilo, non ho potuto fare a meno di chiedermi che tipo di imprenditore tu sia.

Senza polemica - non è quella l'intenzione - è che proprio non capisco ....

Solo per curiosità, dunque, mi piacerebbe conoscere il tipo di attività e di clientela, le dimensioni e le condizioni al contorno ..... eh sì, lo so, son proprio un curioso rompiballe .... :-)

Franco, mi sono venute le lacrime agli occhi dalle risate quando ho letto questo tuo commento: stesso identico percorso (sono anche io andato a veder il profilo) e stesso pensiero ! Solo che avevo altre cose da fare in quel momento e ho lasciato stare, certo che anche io ho le tue stesse identiche curiosità (qualcuno potrebbe pensare ad affinità elettive, niente di tutto questo: semplice buon senso). Poi ognuno ha diritto alle proprie opinioni, ma mi sembra di ricordare che la redistribuzione in un modello superfisso a crescita zero sia qualcosa di molto vicino al pensiero di un grande filosofo: Karl Marx.

Hanno gia' risposto Franco, Alberto e i Marco, ma la tua logica mi sembra completamente sbagliata, mi spiace.

Sono proprio le politiche e gli atteggiamenti indotti dal modello superfisso che portano alla crescita zero! Per vedere se il modello e' sensato o meno, devi stabilire se i suoi assunti e le sue implicazioni logiche hanno senso al cospetto della realta' o meno. In particolare: e' vero che (semplificando) il numero di lavoratori e il numero di imprese sono fissi? E' vero che i prezzi non vogliono dire nulla? E' vero che incentivi non contano? E' vero che non esistono i vincoli di bilancio? E' vero che non c'e' sostituibilita' tra fattori di produzione, ovvero che c'e' un solo modo di produrre scarpe e trattori? (non solo nel breve periodo, bada bene, ma anche nel medio-lungo termine!)

Sono proprio le politiche e gli atteggiamenti indotti dal modello superfisso che portano alla crescita zero!

 

Il modello superfisso è sempre stato il modello di riferimento della classe politica italiana e il Paese ha attraversato periodi di stagnazione a periodi di crescita.

Come lo spieghi?

Se la tesi è -il modello superfisso conduce alla povertà- come spieghi il boom economico degli anni 50-60?

La classe politica di allora non era migliore dell'attuale mentre il controllo politico dell'economia era più stringente.

 

 

Se la tesi è -il modello superfisso conduce alla povertà- come spieghi il boom economico degli anni 50-60?

Secondo me il boom italiano degli anni 50-60 e' stato molto facilitato dal fatto che l'economia italiana partiva da livelli piu' bassi rispetto ai paesi europei confinanti e vicini, oltre che rispetto agli USA, anche a causa delle distruzioni belliche, e dal piano di aiuti e dalle politiche economiche USA interessati ad agganciare stabilmente l'Italia all'area delle economie sviluppate del patto atlantico.

Anche il Giappone ha avuto tassi di crescita economica formidabili finche' non ha raggiunto i vertici mondiali, pur avendo un'economia in buona misura corrotta, inquinata dallo Stato, e senza riconoscimento dei meriti individuali (questo ho letto tempo fa in "The Emerging Japanese Superstate").

Probabilmente se viene fatto uno studio statistico tra paesi comparabili come ricchezza i vantaggi in termini di crescita di una politica economica liberista e non statalista dovrebbero essere piu' chiari. Un'indicazione in questa direzione viene dalle classifiche sulla liberta' degli Stati (heritage.org).

Il modello superfisso è sempre stato il modello di riferimento della classe politica italiana e il Paese ha attraversato periodi di stagnazione a periodi di crescita.

Come lo spieghi?

Con il fatto che la prima affermazione non è vera, ossia è falsa: non è un fatto.

E non è un fatto nemmeno che

La classe politica di allora non era migliore dell'attuale mentre il controllo politico dell'economia era più stringente.

Se vai a rileggerti anche solo Einaudi (Lugi) capisci che così non è. Guarda che non ha avuto un ruolo da poco nel disegno delle prime politiche economiche. Ma, direi, nemmeno De Gasperi e compagnia (Fanfani o Malagodi, La Malfa o anche solo Vanoni, Del Vecchio o Pella) erano proprio tipi da credere nel modello superfisso. Rileggi un buon libro di storia economica italiana di quegli anni e vedi cosa intendo dire, o anche solo qualcuno dei loro scritti o discorsi. Oppure pensa ad Enrico Mattei ed il ruolo che svolse in quegli anni. Industria di stato, ma propulsiva aggressiva, che agiva nel mercato e ne accettava le regole.

Detto altrimenti, le politiche italiane degli anni '50 e buona parte degli anni '60 erano pessime in molte dimensioni, ma erano basate sull'idea che la crescita economica era possibile, che il problema non era proteggere i propri orticelli monopolistici e redistribuire (o arraffare) e che dando alla gente degli stimoli si cresceva. Questo non le esenta da altre cose negative (un regime fiscale che non stava in piedi, l'ampliamento del connubio fascista fra stato e grande impresa, la protezione di ampie aree di agricoltura inefficiente, il mantenimento e peggioramento dell'apparato pubblico fascista, le politiche sciocchemente antisindacali e tese a mantenere debole la forza contrattuale dei lavoratori sul mercato del lavoro, e via sciorinando scelte DC doc). Ma il modello superfisso no era nella testa di costoro e non era nelle loro politiche. Da quelle politiche venne la crescita impetuosa e quant'altro di buono venne dagli anni '70 in poi fu frutto, diciamo così, di quella propensione iniziale che, per parafrasare Berlinguer, sembra essersi oramai esaurita.

Al modello superfisso, versione Karletto, credevano certamente quelli del PCI, del PSI e della CGIL (ma non la prima CISL, di nuovo leggersi i documenti di fondazione e dare un'occhiata alle loro politiche pre-sessantottine, ossia prima che s'inventassero anche loro che il loro compito era fare le "riforme" (socialiste sotto inteso)) ma contavano poco nella determinazione delle politiche economiche. Il loro ruolo diventa rilevante solo dalla metà anni '60 per il PSi e dieci anni dopo per il PCI.

Infine, non vi è alcun dubbio che i politici di allora erano molto MEGLIO (specialmente in relazione al resto della società e delle altre classi dirigenti) di quelli di ora, non ci piove. Il controllo politico dell'economia, poi, era MOLTO meno stringente! Pensa solo al mercato del lavoro ed al regime fiscale sino alla fine degli anni '60. C'erano le PP.SS. ma, in quei decenni, le PP.SS. (parzialmente per caso, lo ammetto) non erano il carrozzone che diventarono negli anni '70. La politica dei trasferimenti, seppur presente, era quantitativamente molto minore, per non parlare del sistema pensionistico. Anche in questo caso, è vero che si stava progressivamente costruendo un sistema pensionistico folle, ma ancora non c'era. I veri disastri si fanno, ripeto, dalla fine degli anni '60 in poi e durante gli anni '70 ed '80 in particolare ... poi è tutto un impazzire all'ingiù.

Come al solito, struttura e sovrastruttura (per dirla ancora con il Karletto) si muovono in tandem: all'irrigidirsi del sistema economico si accompagnano teorie che giustificano l'irrigidimento e lo fanno aumentare. Sino ad arrivare ad imprenditori che pensano, come sembri voler sostenere che fai ma non ci credo, con il modello superfisso. Ma forse ho capito male e stai facendo solo dell'ironia: mi sembra difficile che, facendo l'imprenditore, tu prenda davvero le tue vendite ed i tuoi costi come "dati" a cui non puoi farci nulla!

Viene però il sospetto che i disastri avvengano proprio a causa della fine del boom economico mentre il comportamento relativamente più virtuoso era merito dello stesso.

Il modello superfisso è spiegato dal fatto che è semplice da capire, così come l'idea che i consumi siano tutto in economia. Persino uno di destra se lo prendi in contropiede e glielo butti li ti dice che è plausibile. Certo, questo non dovrebbe riguardare degli economisti.

Persino uno di destra [... etc ...]

Mah, guarda che il superfisso non è di destra né di sinistra. Tremonti, per esempio, deve credere di averlo inventato lui ...

Sui sospetti della prima parte: il boom non venne automaticamente. Immediatamente non c'era nessun boom, at all. Io vi invito solo a guardarvi le politiche ed a leggervi i testi di ciò che questa gente diceva allora e di cosa dicono ora o dicono dagli anni '70 in poi. Se poi non avete voglia di leggere, amen.

D'accordo sul primo punto. A me interessava dire che il superfisso è un modellino che si adatta facilmente ad una logica semplice e quindi ha successo (destra o sinistra non c'entrano nulla, mi serviva nella frase. Ho sbagliato).

Povero me, mica me la sento di discutere una cosa di questo calibro come se avessi solide certezze in merito. Però il boom non ha riguardato solo l'Italia ma sostanzialmente quasi tutto il mondo occidentale e sarebbe proprio un caso che tutto sia stato determinato da una convergenza di politiche economiche azzeccate da parte di tutti. Immediatamente non c'era nessun boom perchè c'è stato un periodo di riconversione dall'economia bellica a quella civile che ha causato una caduta degli ordinativi da parte dello stato. Però l'economia non era in depressione poichè esaurito il processo di riaggiustamento, utilizzati i risparmi più o meno forzosi accumulati in precedenza sia per finanziare i consumi che gli investimenti, l'economia è ripartita molto bene nel '48-'49-'50, senza ostacoli. Sto parlando degli USA, cioè dell'economia più forte.

Comunque non è questo il punto, mi interessava dire che i politici tendono a dire cose che convalidano la realtà. Però non ho letto quei testi e quindi non posso riferirmi allo specifico.

 

mi sembra difficile che, facendo l'imprenditore, tu prenda davvero le tue vendite ed i tuoi costi come "dati" a cui non puoi farci nulla!

 

 

Lavorando su concessione pubblica, in effetti, per prezzi e costi non ho voce in capitolo. La situazione è -prendere o lasciare-.

Grazie a tutti per le repliche.

 

Lavorando su concessione pubblica, in effetti, per prezzi e costi non ho voce in capitolo. La situazione è -prendere o lasciare -.

Mmmh, va sempre peggio in Italia. Io capisco che lo stato decida i prezzi a cui acquista beni e servizi, ma che determini anche i costi delle imprese che tali beni e servizi forniscono, mi giunge nuova. No? Insomma, quando i ministeri si riempiono di macchine blu, oltre al prezzo d'acquisto fissano anche i costi di produzione di Lancia, Alfa, e via dicendo?

Dai ... neanche nel paese dello stoccafisso tutto è cosi fisso per legge!

Lavorando su concessione pubblica

Volevo ben dire!

Sempre la stramaledetta "economia dei concessionari", che nulla ha da spartire con il mercato, serve solo alla politica per garantirsi poltrone in cambio di rendite di posizione, danneggia il sistema delle imprese ed i consumatori, producendo sovra-costi ingiustificati .......

....... esattamente ciò che bisogna combattere!

Lo dico anche e soprattutto ai sedicenti colleghi che tali strade battono e, magari, occupano pure posizioni di rilievo (e, talvolta, pontificano .....): interessante in questo senso l'opinione espressa dall'ex-presidente di Confindustria Veneto, Luigi Rossi Luciani.

Io, molto modestamente, sostengo da sempre la stessa tesi ma, ahimé, non conto una cippa .... :-)

Schematizzo. Gli anni cui tu fai riferimento sono gli anni dello sviluppo. I problemi arrivano quando si passa dallo sviluppo alla crescita è lì che il modello superfisso arriva al pettine. Quando sono arrivati gli shock dal lato dell'offerta negli anni '70 del secolo scorso quali politiche sono state adottate: quelle di riduzione della domanda aggregata. Servivano anche politiche dal lato dell'offerta. Quanto Pil potenziale abbiamo perso per le nostre rigidità. Quanto debito pubblico è stato creato, per non lasciar funzionare i vincoli di bilancio cui fa riferimento Giorgio Topa, che oggi le generazioni presenti si ritrovano sulla groppa. Insomma usando il modello superfisso, basato sugli steady state, si sono spostate in avanti le politiche strutturali necessarie finché si è potuto. Fino all'ingresso nello SME le politiche economiche italiane sono state sempre anticicliche rispetto a quelle adottate dagli altri paesi in Europa. L'ingresso nello SME e poi nell'euro ci hanno iniziato a far sentire i vincoli di bilancio di cui nessuno avvertiva l'esistenza.

In poche parole: L'utilizzo del modello superfisso ci ha fatto fare gli aggiustamenti dal lato delle quantità e poco dal lato dei prezzi relativi

Franz: dà una sveglia ai signori di Confindustria, veneta o veronese che sia!

Questi restringono a "solo per soci" l'accesso a materiali del genere! ... ma dove vivono? Digli di svegliarsi: i siti web servono per mostrare, non per nascondere. Ciao. m

...Saranno informazioni "riservate" e "altamente confidenziali"... Mica vorrai divulgare qualche trade secret, no?? ;-)

 

Scusate, ragazzi, colpa mia. Ho corretto il link .......

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