La morale del caso Mastella ...

17 gennaio 2008 michele boldrin
Solo il liberismo può liberare l'Italia dalla Casta. Non avremo mai liberismo economico, neanche nella sua versione socialdemocratica, fino a che il nostro paese è governato da una Casta. I due problemi sono uno, e le due battaglie politiche si identificano. Occorre spiegare ai vari Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, e quant'altri ben'intenzionati vorrebbero riportare la "moralità" nel sistema politico che la "moralità" della politica è impossibile in un paese non liberale sia economicamente che nella struttura dello stato.

La chiave sta in questa affermazione di Berlusconi (sembra che Maroni ne abbia fatta una simile):

"non mi
risulta nulla che possa essere indicato come un reato. È la vita
politica di tutti i giorni. È la normalità della politica: tutti in
parlamento dovremmo essere sotto processo se questo fosse reato".

Berlusconi ha ragione, come ce l'aveva Craxi (lo ha già notato Alberto Bisin) nel suo famoso discorso dell'Aprile 1993. Questa è la normalità della politica
in un paese in cui lo stato controlla quasi tutto, e si è
infilato nei gangli più profondi della vita socio-economica. Da cui la
Casta che, al fine di controllare il paese, lo paralizza e lo
tassa. Il finto-liberista-vero-monopolista Berlusconi capisce tutto
questo: per questo scese in politica e si comprò un partito nel 1993. Per guadagnare il controllo dello stato e difendere/migliorare la sua
già notevole posizione economica di monopolista. Tale posizione richiedeva la protezione statale, poiché lo stato italiano ha invaso la vita economica e sociale e la controlla.

Ritorniamo al punto. Gli altri membri della Casta non hanno le ricchezze proprie che Berlusconi ha. Quindi devono procurarsele sia per sostenere i tenori di vita molto alti a cui la Casta è venuta abituandosi dalla seconda metà degli anni '80 [e qui ci vorrebbe un detour su Craxi prima e Berlusconi poi, ma transeat], sia per mantenere in piedi i partiti-piovra che servono per mantere il potere, che serve per raccogliere i soldi, che servono ... ecc. La macchina celibe descritta nel discorso di Craxi del 1993.

Vi è anche una componente ideologica in questo cerchio infernale, almeno per alcuni componenti della Casta (per la Bindi, se volete, forse per Mussi e Fassino, non per molti altri). La componente ideologica è la sfiducia nella libertà individuale, la credenza che le società liberali e la libera iniziativa economica portano al male, l'idea medievale e pre-analitica secondo cui, assente la guida paterna e saggia dello stato, della mano pubblica, dell'autorità, il meccanismo economico di mercato non funziona, la società si disfa, il mondo entra in conflitto con se stesso e perde la propria rotta, s'inaridisce, degenera ... È una credenza medievale e fondamentalmente religiosa, non a caso cara alla chiesa cattolica (da cui il catto-comunismo) ed ovviamente ben presente a questo papa anche se il comunismo, per lui, è una buona idea tedesca, mal riuscita perché troppo ambiziosa.

In ogni caso, aldilà dei pochi che, nella Casta, sono motivati dall'ideologia, la motivazione fondamentale è il potere, i soldi, la vita di lusso. L'ideologia è solo un collante e, soprattutto, uno strumento per predicare alla massa di elettori e di contribuenti fiscali. Però, e su questo ritorno alla fine, l'ideologia è anche fondamentale al mantenimento della Casta al potere: senza la copertura ideologica, il castello di carte sarebbe caduto da tempo. Infatti, mano a mano che la capacità di fornire servizi pubblici decenti ai contribuenti del sistema stato-partiti-Casta diminuisce e si aprono baratri (come quello recente dell'immondizia campana) che mostrano la natura parassitica della Casta e dello stato che essa ha occupato, mano a mano che questo succede, dicevo, il ricorso all'ideologia aumenta. Perché mai la coppia Mastella ha invocato il cattolicesimo immediatamente? Perché mai in tutta l'operazione PD si spendono tante risorse per far scrivere ridicoli manifesti ideologici ad un ottuagenario come Alfredo Reichlin, con grande dispendio di chiacchere anni '70? Perché mai AN fa le conferenze nazionali riscoprendo il corporativismo nazionalista, mentre Berlusconi si inventa partiti nuovi e "liberi" ad ogni pié sospinto? Perché la situazione reale si sta facendo pesante, quindi occorre insistere sul tasto ideologico, sulla solidarietà che richiede tassazione, sulle politiche di rilancio che richiedono spesa pubblica, sull'aiuto a questo ed a quello che richiede trattative centralizzate, comitati, aziende pubbliche, nuove programmazioni, e via farneticando social-castismo. Ma torniamo al punto ...

Poiché
i partiti controllano lo stato, i padroni dei partiti finiscono per
controllare chi siede nelle più minuscole ASL d'Italia o chi installa i
lampioni stradali dei minuscoli comuni dell'Appennino. Perché devono
controllare tutto quanto sia possibile: porta voti, soldi, potere e,
soprattutto, elimina il rischio che qualcun altro, qualche gruppo
alternativo esterno o anche solo qualche altro membro della Casta, si
prenda quei posti, quei lavori pubblici, quelle mazzette. Prendere quei
posti, quei lavori pubblici, quelle mazzette fornisce le risorse
necessarie per fare politica in
Italia insomma. Quindi occorre occupare tutto l'occupabile, altrimenti
lo fanno gli altri. [Altro detour sulla mancanza di libera entrata nel mercato politico italiano: le uniche novità (Lega e FI) sono avvenute durante la breve crisi sistemica causata da Tangentopoli. FI, comunque, ha riciclato soprattutto vecchi membri della Casta, solo il padrone è nuovo. Tutti gli altri partiti sono costole o variazioni di partiti esistenti da lungo tempo. Chi è esterno alla Casta affronta delle enormi barriere all'entrata. Anche a questo serve il controllo totale sulla società e l'economia: ad erigere barriere all'entrata.]

Il nesso fra intervento dello stato nell'economia e nella società, e occupazione dello stato da parte dei partiti e della Casta è fondamentale: è il nesso su cui si fonda oggi il sistema socio-politico italiano. Ed è anche il tumore che corrode il paese e ne riduce, progressivamente, la vitalità economica e intellettuale.

La domanda che, purtroppo, il procuratore
di Santa Maria Capua Vetere non si è fatto è: se quei posti, quelle
prebende, quegli appalti non li avesse controllati Mastella via
l'Udeur, sarebbero forse stati assegnati in qualche maniera "legale",
secondo il "merito", la "competenza", la "efficienza"? No, sarebbero andati a qualche altra cosca celata dietro l'effige di un altro partito; a quello della Iervolino magari, o a
quello di Bassolino, o a non so quale mandarino locale, 'ché i dettagli
della Casta campana mi sfuggono. Questo il punto importante! Non fosse stato l'Udeur a brigare per avere queste fette di potere un altro partito le avrebbe afferrate e niente sarebbe cambiato. Per questo quanto il signor procuratore e i suoi sostituti hanno scoperto non è
"reato" : è normale attività politica della Casta italiana che deve spartirsi il paese perché è suo! Per questo Mastella si è finto-dimesso con grande tracotanza e con
la solidarietà di quasi tutto il parlamento. Leggersi l'intervista all'ex-ex presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che fa il verso a Craxi 15 anni dopo. Finirà tutto in una bolla di sapone catalogata come un altro episodio dello scontro (tutto interno
alla Casta) fra magistratura e partiti. Ulteriore prova che la via giudiziaria alla soluzione del problema crisi sistemica italiana non funziona. In effetti, non funziona ma questo non implica che l'azione giudiziaria non serva. Semplicemente, da sola non basta e rischia di fare degenerare la situazione anziché migliorarla.

Se il procuratore si fosse posto questa domanda sarebbe cambiato qualcosa nella sua azione? Non lo so e non è questo il punto: se un procuratore ritiene che vi sia reato, persegue. Ma, come gruppo, troppi magistrati pensano, attuano e parlano come se il ladrocinio che la Casta perpetua fosse una deviazione dal sistema. Non lo è: così è il sistema, non altrimenti. Se questo si capisse forse ci eviteremmo, da un lato l'eterno scandalo (che crea assuefazione, per cui anche gli atti criminalmente punibili vengono depotenziati) e dall'altro avremmo un dibattito pubblico più esplicito e quindi utile a capire cosa causa tali comportamenti.

In particolare, eviteremmo di pensare, come in troppi pensano dai tempi di Mani Pulite in poi, che la soluzione al problema italiano siano (solo) le manette, i giudici che indagano e la galera per i "corrotti". La galera è solo una piccola parte della soluzione: senza una consapevolezza di massa che occorre togliere le mani della Casta dalla credenza, chiudere la credenza a chiave e riconsegnarla alla società civile, il problema non si risolve. Questo aspetto la società civile italiana, imbevuta di statalismo e consumatrice di intervento pubblico, fa molta più fatica a capirlo. Dire che è tutta colpa dei politici ladri è molto più semplice e assolutorio che riconoscere le proprie responsabilità: è stata la società civile italiana a far entrare la Casta nella dispensa, pensando che l'avrebbe rifornita di salami e provolone. Pia e suicida illusione d'ogni suddito medievale incapace di pensarsi libero ed indipendente dallo stato, dal sovrano e dal suo taumaturgico potere di regalare e cooptare. Ma lasciamo stare gli argomenti troppo dotti, e torniamo all'attualità italiana.

Per
questo esiste un legame indissolubile tra moralità della politica e
liberismo economico: la Casta non si dissolverà mai fino a che lo stato italiano (nelle sue molteplici articolazioni, da quello centrale alle regioni, alle province, i comuni, i consigli di quartiere, sino alle migliaia di enti pubblici che costoro hanno generato) non si ritirerà dalla proprietà e dalla gestione di una parte enorme dell'economia e della società italiana. Il lungo elenco fra parentesi non ha solo una funzione retorica: serve a ricordare che il federalismo demenziale di Bossi e D'Alema (se lo sono pensato insieme) non ha ridotto la voracità ed il potere della Casta, ma l'ha aumentato. Abbiamo aggiunto burocrazia e voracità locale, provinciale e regionale a quella statale, aumentando la spesa ed il controllo politico sull'economia e la società civile. Il federalismo senza liberismo è un fenomeno deteriore. Il federalismo ha fallito perché i leghisti sono statalisti.

Fino a che la profonda compenetrazione fra settore "privato" e settore "pubblico" che caratterizza il Bel Paese si mantiene nelle sue forme attuali, non vi è possibilità, né per via giudiziaria né per via elettorale o referendaria, di rompere il potere della Casta e renderla responsabile dei propri atti. Se per caso si
cambiasse qualcosa, se ci fosse un'altra Tangentopoli (che non ci sarà, hanno imparato perfettamente la lezione) la Casta poi si riprodurrebbe o riciclerebbe molto rapidamente, come successe tra il 1993 ed il 1996.

Perché il politico sia responsabile delle proprie azioni ed agisca "moralmente", ossia sia efficiente, deve essere possibile punirlo quando non agisce in tale maniera. Per punirlo occorre togliergli il potere e, quando il fatto è grave, porlo in galera o multarlo. Perché questo accada occorre che un potere o un insieme di poteri, esterni a ed indipendenti da quello statale e politico, si contrappongano ad esso, ne limitino gli spazi, ne determinino l'accountability. Si tratta, anche qui, di contrapporre un potere ad un altro, because men are not angels ....

In questo sito ed altrove, gli esempi di politici stranieri estromessi per sempre dal potere, multati o imprigionati per il loro malgoverno o anche per la loro immoralità pubblica, abbondano. Tutti li conosciamo. Sappiamo anche che in Italia questo non succede mai, che non succede mai perché la società civile (ossia, poteri economici privati + pubblica opinione e sistema informativo + organizzazioni private indipendenti dai partiti e dallo stato) ha troppo poco potere a fronte del potere statale, controllato dalla Casta. Infatti, dopo l'esplosione incontrollata di rabbia "popolare" (e popolana) degli anni di Tangentopoli, che va chiedendo da più di un decennio l'elite della società civile italiana? Che termini la via giudiziaria, che si smetta con lo scandalo continuo, che si lasci fare. Pochissimi, nella società civile, chiedono le dimissioni o la galera a fronte dei soprusi e dei furti. Le richiedono, a volte e strumentalmente, solo i nemici dell'inquisito. Nel caso odierno, avendo la parte avversa fiutato l'opportunità di attrarre Mastella dalla propria ed arrivare alle elezioni anticipate, neanche questo si dà e son tutti solidali. Ma sono la dipendenza statalista e la debolezza economica e cultural-morale della società civile le ragioni fondamentali per cui Mastella, Bassolino e la Iervolino (tanto per rimanere all'attualità e in Campania) non si ritireranno a vita privata ed ancor meno verranno multati o imprigionati. Immaginatevi cose simili anche solo in Francia o in Spagna, non dico in U.K. o USA o Svezia.

Però qui sta il problema: solo una società civile economicamente forte ed indipendente, cosciente della propria responsabilità e fiera della propria autonomia sia culturale che economica (ossia, non ideologicamente convinta che senza mano pubblica non si va da nessuna parte, o puttanescamente adusa al sussidio pubblico, alla protezione, alla prebenda, all'appalto truccato), solo una società civile di tal fatta può opporsi allo strapotere corrompente della Casta, dei partiti, dello stato. Questa la profonda differenza fra Italia ed il resto dell'Europa occidentale, degli USA, del Canada, dell'Australia. Per questo nel Regno Unito mettono in galera i ministri che compiono reati e da noi no; per questo in Spagna la direttrice generale del tesoro guadagna un decimo del suo analogo italiano; per questo in Germania Kohl è sparito nel nulla per uno scandaletto. Per questo, da quando il sistema stato-partiti-Casta ha finito d'occupare l'economia italiana sopraffacendone la società civile, è iniziato il nostro continuo declino. Qui sta il nostro problema, a mio avviso. Il caso Mastella lo sottolinea in modo plateale: lui e la sua cosca hanno fatto quanto tutti i politici fanno e quanto ci si aspetta tranquillamente facciano. Il sistema è costruito perché funzioni così. Ancora una volta ritorniamo al medesimo punto: dove stanno le elites economiche ed intellettuali italiane? Sono a far festa o a far affari o a patteggiare con la Casta!

Occorre riflettere su questo aspetto: alla faccia di Croce e delle sue baggianate, senza liberismo economico non vi è liberismo politico; senza liberismo economico non vi è moralità politica perché non vi è "accountability" per il politico, e quindi non vi può essere alcun buon governo. Forse questo avevano in mente Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina con la provocazione "il liberismo è di sinistra"? Volevano forse dire che solo il liberismo economico permette quello politico e permette quindi la democrazia liberale, la fornitura efficiente di servizi pubblici, lo sviluppo economico, la difesa degli interessi dei più deboli, la protezione degli "esclusi" dal giro politico-economico forte (che, per la sua natura di cosca, è escludente come deve esserlo ogni sistema medievale)? Mi piacerebbe crederlo, e glielo chiedo nel caso ci leggano. Se questo era il messaggio, credo si possa partire da lì per trovare un sentiero comune di riflessione, di ricerca, ed anche di azione politica.

Rimane il problema di far capire alle elites italiane e a tutta quella gente "non d'elite" che ancora crede possibile un paese normale con un sistema politico "passabile" e degli apparati dello stato non medievali, che il raggiungimento di questi obiettivi passa per di lì. Passa per la rivoluzione liberale, senza la quale ci terremo la Casta ed il suo malgoverno in secula seculorum. Per scaramanzia ometto l'Amen ...

22 commenti (espandi tutti)

Perfettamente d'accordo.

Però al lato pratico vedo solo tre strade, spero qualcuno ne sappia indicare altre:

1) prendere il fucile (ma la escluderei)

2) formare un partito liberale (ma non c'era già ed aveva l'1,2 % dei voti?)

3) puntare sul partito "meno peggio" (io credo/spero possa essere il PD) e cercare, da dentro, di inoculare o rafforzare qualche germe liberal

Che il meno peggio sia il PD forse lo pensi perchè non vivi in una
regione "rossa", perchè altrimenti ti renderesti conto che succedono le
stesse cose che succedono in mastellandia.

Siamo di fronte ad una
casta affamata, perchè tangentopoli ci ha "regalato" le terze file di
vecchi partiti; politici inetti con sete di potere che si sono
ritrovati in mano il potere senza seguire la normale gavetta e
selezione naturale. Il PD ne è uno dei nuclei centrali. Le mezze
rivoluzioni sono le più dannose e noi ne stiamo semplicemente facendo
le spese

Date un'occhiata al commento di Francesco Merlo su Repubblica di oggi. È la solita caterva di lamentele sul familismo amorale, la scarsa dignità della politica etc. Analisi delle cause? Nisba, sarà che col tempo agli italiani si è infiacchito il senso morale. Proposte per risolvere la situazione? Zippo, probabilmente occorre aspettare che detto senso morale ritorni.

A mio avviso Michele dice cosa ovvia ed elementare quando afferma che, se vogliamo che in Italia lo stato riprenda a funzionare decentemente, bisogna in primo luogo ridurne drasticamente la dimensione. Ma a una gran fetta della società civile italiana, anche quella fetta piena di buone intenzioni e sinceramente indignata per quello che sta succedendo, questa cosa non appare né ovvia né elementare. Non so se esiste qualche forza politica da cui aspettarsi qualcosa di buono, o almeno meno peggio, ma a me pare che questa sia una battaglia culturale che bisogna fare e che attraversa tutti gli schieramenti.

Caro Sandro,

Cuffaro condannato ad anni 5 di reclusione. Il Presidente della Regione Molise indagato per concussione. I coniugi Mastella a casa con il pigiama a righe.

 Insomma altro che battaglie culturali, mi sa che la soluzione è che tutti coloro che mangiano da questo sistema comincino a pagare il prezzo per appartenere ad esso.

Insomma, per essere forse brutale ma chiaro, sarebbe bene che tutti coloro che sono stati assunti in maniera clientelare perchè amici di politici perdano il posto di lavoro, ed emigrando altrove alleggeriscano il bacino elettorale che hanno distorto vendendo il loro voto. Altrimenti è un cane che si morde la coda.

Io abito in Sud dove tu hai insegnato, e le cose che dite tu e Michele non sono per niente evidenti per la maggior parte della gente, perchè appena si parla di ridurre gli sprechi, di privatizzare e togliere la politica dalla sanità e scuola, per fare un esempio fra mille, coloro che hanno sempre gozzovigliato da quella greppie e che ancora affonadano il grugno nel truogolo, mai e poi mai rinuncerebbero al loro posto a vita per via di serrati ragionamente culturali.

Ripeto occorre che sia evidente al di là di ogni limite che lo stato non è più disposti a buttare soldi nel cesso spendendoli in cose inutili, e in lavori parassitari. Il punto è che però, specie nel Sud, la stragrande maggioranza della gente vive di posti pubblici a vita. Secondo te chi mai potrebbe avere il coraggio o la lungimiranza di prendere decisioni dolorose che andrebbero ad erodere il suo consenso futuro? 

Voglio dire, facciamo un esempio importante. Michele (Boldrin) e tu rispondetemi su questa domanda. Poniamo che non ci sono più rifiuti nelle strade a Napoli perchè l'esercito e il buon senso hanno prevalso. Siamo quindi in condizioni di non emergenza. Ebbene ditemi voi chi, fra i politici campani avrebbe il coraggio di mettere mano al numero esorbitante di spazzini? Chi e come potrebbe licenziarli? Davvero credi che in casi come quello sarebbe opportuna una battaglia culturale? Il mio esempio serve solo per dire che fintantoche esistono persone che traggono legittimazione politica da uno scambio clientelare, trovare politici coraggiosi che avranno voglia di compromettere il loro consenso sarà molto difficile. Per questo non scherzo quando dico che sarebbe bene che nel sud specialmente la gente fosse costretta a pagare il dazio delle politiche clientelari, per capire insomma nella maniera più brutale che alla fine dei conti il circo della politica con le mani in pasta ovunque non paga.

Il punto è che non vedo segnali di questo tipo. Prendi la demenziale vicenda dei lavoratori part-time di Poste Italiane reintegrati ope legis dai giudici e assunti in vario modo come dipendenti delle Poste medesime in maniera definitiva!

Ho paura che a troppa gente del sud le cose vadano bene come sono. 

Insomma quello che voglio dire in sintesi è che la battaglia sarà anche culturale, ma io comincio a pensare che la gente capisca e approvi i benefici della concorrenza anche senza bisogno di grandi confronti culturali (quando vado al supermarket noto che la gente è ben consapevole che più ce ne sono in concorrenza  e meglio è per i prezzi). Per questo credo che la via maestra per cambiare sia evitare gli sprechi, eliminare la politicizzazione di università, sanità ecc...a questo punto però chiedo, chi avrà il coraggio di fare concretamente quello che a parole tutti i liberali dicono di voler fare? Perchè qualcosa vorrà pur dire se, a conti fatti, i liberisti di forza italia non hanno concluso un accidente alla fine dei 5 anni di governo.

Perchè qualcosa vorrà pur dire se, a conti fatti, i liberisti di forza
italia non hanno concluso un accidente alla fine dei 5 anni di governo.

Quali sono i liberisti di Forza Italia?? Anche solo a chiacchiere, mica sono cosi' esoso da pretendere i fatti. Tremonti gia' a Novembre 2002 criticava "l'utopia delle privatizzazioni", predicava un New-New-Deal e invocava un "neoprotezionismo europeo". L'anno scorso ha pure scoperto il crollo del sistema capitalista...

La prima parte di questa intervista (in spagnolo, ma credo si capisca abbastanza):

 

Una causa de tanta insatisfacción moral en medio de tanta riqueza
material es el equívoco en el que educamos a nuestros hijos: les
hacemos creer que el sistema tiene obligación de hacerles felices.

¿No es así?

¡No!
Nuestro sistema - y nuestras constituciones- sólo debe hacer posible
que cada uno busque la felicidad a su modo, pero si al final lo
consigue o no es cosa de cada cual. Y si no lo consigue, nadie puede
culpar ni al Estado ni a los demás de su propio fracaso.

Siempre hay algún político dispuesto a prometer la felicidad por votos.

Si
prometemos a los ciudadanos que el Estado les dará de todo hasta
hacerlos felices, creamos una granja humana. Así formamos ciudadanos
pasivos que creen que se les debe la felicidad sólo por haber nacido en
un país del lado rico del planeta.

Y la felicidad hay que trabajársela.

Por
eso tantos ciudadanos están enfadados siempre, porque alguien no les
está dando lo que se merecen sólo por haber nacido: ¡el gobierno les
debe la vivienda, educación, sanidad, cariño, entretenimiento...,
felicidad!

Pues que esperen sentados.

Generamos
así millones de insatisfechos, permanentemente enfadados con el mundo:
alguien les ha robado algo y se quejan. Es lo que se denomina la
cultura de la queja.

 

Quando i nostri concittadini capiranno questo? quando capiranno che, se lo Stato (ovvero: la politica) controlla la stragrande parte degli aspetti della tua vita, se controlla le tue cure mediche, l'istruzione dei tuoi figli, la tua pensione, le imprese che ti fanno volare o che ti trasportano in treno o in autobus o in nave, le imprese che fanno accendere le luci della tua casa, che ti forniscono l'acqua che bevi, allora lo Stato (non tu) e' in stragrande parte l'artefice del tuo destino.

(hat tip: J.G. Montalvo)

Concordo in toto (tanto per cambiare).

Due piccoli pensieri, in ordine sparso:

1) D'accordissimo sul fatto che la soluzione giudiziaria non è sufficiente quando si parla di problemi di tale vastità e complessità. Anche perchè la Magistratura è parte del problema non essendo altro che un'altra casta.

2) Le elites economiche ed intellettuali traggono solo giovamento dallo stato attuale delle cose. In Italia manca, ed è sempre mancata a mio avviso, una vera borghesia che costituisse lo zoccolo duro di un pensiero e di un'azione liberale. Stando così le cose siamo in un vero e proprio circolo vizioso che si autoalimenta.

Concordo sulla exit way.  Certo oggi non vediamo più solo Mastella, ma anche Berlusconi etc. Allora la questione è diversa. C'è del marcio tra l'imparzialità dei giudici?

Questa è fantascienza.
In 24 ore abbiamo avuto un golpe giudiziario, in stile Tangentopoli. Un attacco politico, diretto, esplicito, forse motivato nei contenuti, ma del tutto delegittimato nella sostanza e negli aspetti politici.

Mastella e il suo partito presi in ostaggio su una questione che ogni giorno tutti i cittadini possono constatare con i propri occhi viene fatta in ogni dove, ma soprattutto a partire dai governi locali di sinistra.
Il presidente del Molise Iorio (F.I) indagato anche lui per "concussione".
Intanto Bassolino circola a piede libero.
Cuffaro ha ricevuto una condanna a cinque anni per "aver favorito la mafia". Nel leggere gli atti processuali sembra che sia una barzelletta, come ai tempi di Andreotti.
Intanto Contrada langue in galera. Intanto le coop siciliane lavorano a pieno regime. Se le istituzioni sono corrotte dalla mafia, come mai sono le Coop rosse a prendere la gran parte degi appalti pubblici siciliani?
Bassolino circola a piede libero. Il mio sindaco dovrebbe già essere in galera, con questi metri.

L'ultimo a subire la craxizzazione rosso-ermellinesca è Berlusconi, per mano dei soliti giudici di Napoli. Di Napoli! Di Napoli!... (Dico "Napoli" in riferimento alla spazzatura, mica per disprezzo nei confronti dei poveri napoletani).
Oggi quei giudici, che per anni non hanno visto le malefatte della corte rossa di Bassolino (per il quale non è mai stato predisposto nemmeno un'ora di carcerazione domiciliare come per la moglie di Mastella), hanno chiesto il rinvio a giudizio per Berlusconi e Saccà: la telefonata riguardava 5 attrici minori (segnalate o raccomandate da SB). Nella Rai rossocrociata! Orbi! Non vedono i giornalisti delle sedi regionali, non comprendono che sono tutti legati a una carrozza politica? Non vedono dove strizzano l'occhio le televisioni, i cantanti, le attricette? Possibile che le colpe stiano solo dalla parte minoritaria del circo dello Spettacolo?

Intanto Prodi circola a piede libero. Non lo dico per ansia forcaiola, anzi. Ma se si usiamo certi metri (a Napoli! a Palermo!), allora quanti italiani dovrebbero finire in galera?
Di più, negli scorsi giorni il Presidente del Consiglio è stato di nuovo accusato di essere "colluso" con una Potenza nemica. (LINK http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/2008/01/kgbputinprodi-nuove-accuse.html )
E' da un anno che se ne parla, persino al Parlamento europeo.
Un presunto "traditore della Patria" siede sul trono... e tutti stanno zitti. L'accusa sarà pure risibile (ognuno giudicherà), ma non più di altre, ma qui si tratta di persona e accusa non da poco... certo più rilevante del Mastella che s'incazza con bassolino perché quest'ultimo manda un dirigente sanitario nella "sua" Benevento...
Si dovrebbero aprire le catarratte della stampa e dei Catoni accattoni (non farò i nomi di Scalfari o Mieli) a questa notizia che pure viene silenziata e deviata da più di un anno. Chi ha dato questa notizia? Litvinenko, l'agente russo assassinato col polonio a Londra.
Il tramite con Litvinenko, Mario Scaramella, è finito in galera, accusato di cose davvero incredibili. Era stato anche lui contaminato dal polonio. Ha l'intestino lacerato ancora oggi. I giudici di Napoli (di Napoli!) lo hanno mandato in galera per un anno, e ancora oggi è ai domiciliari.
Prodi, Bassolino e migliaia di amministratori pubblici sono dei presunti innocenti. Lo sappiamo lo vediamo: sono padroni, feudatari, intoccabili.
Noi tutti, gli altri, siamo presunti colpevoli.

Questo è uno stato privo di democrazia e credibilità. Siamo allo sfacelo in una Tangentopoli continua e silenziosa (Paolo Mieli è sparito dalla scena, e si veda come sono parchissimi i commenti sul Corriere della Sera di oggi).

Siamo al grado zero. Non ci stracciamo le vesti: non vogliamo rovesciare la frittata. Il centrodestra (e tutti i possibili transfughi del centrosinistra) sono da condannare e carcerare?
Bene, anzi male, ma chiediamo a gran voce che la giustizia, per essere davvero tale, abbia il coraggio di fare come De Magistris e la Forleo: si indaghi a 360 gradi, senza avere paura di essere "colpiti" (la Forleo contesta l'inchiesta fatta sulla morte dei suoi genitori in un "incidente d'auto").

I cittadini sanno e desiderano sostenere con ogni mezzo i giudici imparziali.
Ma i giudici parziali siano immediatamente rimossi: così continuando rischiano di essere i primi nemici della Giustizia.

? GT, tu che tutto sai e tutto puoi, potresti controllare se per caso un qualche hacker non abbia preso controllo del sito o almeno dell'id "Paolo di Lautreamont" e si diverta a costruire commenti facendo taglia-e-cuci a casaccio di frasi ed affermazioni prese da differenti siti web?

Forse non sono complettamente a casaccio i siti, sembrano tutti del giro berlusconi-craxi-guzzanti-complottisti-magristratisoncomunisti ... pero' quello che viene fuori sono parole in liberta' lo stesso, quindi sospetto sia un "biased hacker" che ha attaccato il conto di PdL ... insomma, dacci un'occhiata urgentemente. 

Scusi se le chiedo un chiarimento.

La sua è reale preoccupazione di intervento di hacker, o era (comprensibile;)) sarcasmo su alcune elucubrazioni del signor "Paolo di Lautraeamont"?

 

 

Mah, vediamo. Magari ce lo spiega PdL stesso la prossima volta che torna a visitarci.

Non so ancora ... sembra che il GT sia impegnato in un faculty meeting molto importante ... :-)

 

Ottimo articolo (as usual).

Ora però chiediamoci con chi la si può fare questa rivoluzione liberale, anche perchè dobbiamo ricordarci che non si tratta di promuovere la rivoluzione contro una minoranza che opprime una maggioranza, ma di stimolare il profondo cambiamento della maggioranza stessa degli italiani.

Se è vero infatti che  oggi i cittadini sembrano non poterne più della casta, il fatto stesso che si insista con la criminalizzazione della casta, vista come qualcosa di altro da sè, consente a tutti noi italiani di assolvere i nostri comportamenti collusi.

In genere le rivoluzioni le fanno le élites che riescono a trascinare le masse.

Partiamo quindi dall'analisi delle èlites, che normalmente sono quelle intellettuali e quelle economiche.

L'elite intellettuale italiana lascia a desiderare.

Prendiamo ad esempio l'università che normalmente forgia, protegge e stimola le classi dirigenti. Orbene, l'università italiana fallisce proprio in questo, nella creazione delle eccellenze, è essa stessa complice e pienamente "intefacciata" col mondo politico: tra gli arrestati della vicenda Mastella non a caso ci sono professori universitari di geologia e ingegneria.

Altra tradizionale élite intellettuale è quella delle libere professioni, ma anche qui la situazione non è florida. In primo luogo è cambiato il ruolo ed il riconoscimento sociale del libero professionista. Un tempo l'avvocato, il commercialista, il medico, il notaio, l'ingegnere ecc. erano il frutto di un comune retroterra culturale e sociale, con ruoli e compiti ben definiti e ben definiti principi e si poteva quindi ipotizzare di incanalare i loro iteressi verso comuni obiettivi.

Oggi i ruoli sono saltati e ci troviamo di fronte al "professionista di massa" (in Italia abbiamo circa 120.000 avvocati e 100.000 commercialisti) e per molti lo sbocco professionale non è il tradizionale studio indipendente, ma l'essere inseriti - come dipendenti neanche sempre ben pagati - in strutture di grandi dimensioni dove la prestazione intelletuale del professionista, fatti i debiti distinguo, è simile a quella dell'operaio alla catena di montaggio. A fronte di questa massa di professionisti non più "liberi" c'è poi la minoranza rappresentata dai titolari dei grandi studi e dagli studi "agganciati" col mondo politico e con le grandi imprese, che sono gli unici in grado di fare i veri soldi e che non hanno tutto questo interesse a cambiare le cose.

L'élite economica non sta messa molto meglio, anche se è oggettivamente l'unica su cui si potrebbe contare.

Tradizionalmente abituata ad operare in un mercato protetto, l'imprenditoria italiana si trova oggi ad affrontare la vera concorrenza e non a caso i grandi gruppi, dalla metà degli anni '90 hanno cercato di occupare le posizioni di mercato più protette (utilities, grandi reti ecc.). Molti imprenditori sono poi anche loro intefacciti con la casta, della quale hanno bisogno per ottenere finanziamenti, per programmare le grandi  operazioni immobiliari e le più ardite operazioni finanziarie.

Rimangono - come al solito - le imprese manifatturiere, liberali per necessità, perchè costrette a confrontarsi con il mercato e la vera concorrenza. A voler essere ottimisti aggiungerei anche i gruppi bancari in corso di aggregazione, quanto meno Unicredit, che sembra muoversi al di fuori dei vecchi riti.

Anche le masse non stanno messe bene, perchè assistono alla perdita di potere di acquisto e di conseguenza cercano di aggrapparsi a chi gli può continuare a garantire le protezioni del passato, come i sindacati. Cercano anche, quando possono, di arraffare qualche briciola che cade dal tavolo della casta stessa, sotto forma di assunzioni clientelari, pensioni, lassismo nei controlli-

Ciò posto, che vogliamo fare ?

Dato che oggi nessuno sembra in grado di dar vita alla rivoluzione, chi, sul mercato politico può almeno provare a fare qualche riforma ? Non certo questa destra, come è stato già scritto su questo blog.

Tutto sommato potrebbe provarci il PD. Siccome  le prossime elezioni rischia di vincerle di nuovo Berlusconi potremmo sperare che un purgatorio di opposizione consenta al centro sinistra di darsi un taglio realmente liberale. Il punto è: l'Italia può permettersi altri anni di attesa ?

Non gli hanno dato l'aggravante di avere favorito la mafia. Ma lo hanno condannato per aver fatto sapere a un suo amico che frequentava il salotto (sic!!!!!) di un capo mafioso che costui (il mafoso) aveva i telefoni controllati. Mi par di capire che non ha avuto 'laggravante perche' ha parlato col suo amico e non col mafioso direttamente. Naturalmente il mafioso ha saputo delle cimici immediatamente e l'indagine a suo carico e' saltata. Il tutto e' qui.

Naturalmente Cuffaro non si dimette.  

Adesso, a me non pare che si possa argomentare che i siciliani non sappiano/abbiano capito che l'uomo e'  impantanato con la mafia. Ne' credo che i siciliani in media pensino che non ci sia nulla di male ad esserlo, impantanati con la mafia. Secondo me, sono e rimango economista, i siciliani  sanno che Cuffaro porta soldi in Sicilia, e questo basta: logico e razionale. O si fermano i soldi o non c'e' modo di fermare i Cuffaro. Questo e' il punto che ripetiamo tutti da quando la spazzatura ha invaso  Napoli (o meglio, ha invaso le televisioni - Napoli e' un pezzo che sta nella spazzatura).  

 

 

Ho avuto la sventura di vedere un pezzo di telegiornale, riporto la dichiarazione di Casini:

Da sempre sappiamo che Cuffaro non è colluso con la mafia. Da oggi lo ha certificato
anche un tribunale della Repubblica. Sono certo che in appello cadranno anche le altre
imputazioni

A parte che al massimo si può dire che il tribunale non può dimostrare la collusione mafiosa, non certo escluderla, ma con che faccia vengono a dirci che la conferma che il presidente della sicilia è un criminale è una buona notizia?

Non cìè proprio limite al peggio. 

 

Solo il liberismo può liberare l'Italia dalla Casta. Non avremo mai
liberismo [...] fino
a che il nostro paese è governato da una Casta

Ouroboros!

Comunque e' chiaro come il Sole che (concussopoli o no) qui, come nel 92, c'e' un bel vuoto politico da essere riempito e che chi lo riempira' sara' la prossima speranza per muovere gli equilibri. Allora, chi si fa sotto? Qualcuno vuole ancora scommettere su Montezemolo? Il mio sogno e' un movimento positivista: qualcuno che mandi a friggere le ideologie politiche e inizi a portare il metodo scientifico dove serve di piu'.

Visto che non mi risulta che mai le masse abbiano fatto la rivoluzione per avere uno stato liberal-liberista, rimangono solo le elites. Ma come ho gia' scritto in un altro messaggio, predomina anche tra le elites lo statalismo catto-comunista. Le mie stime personali sono queste:

Nel centro-nord (~60% dello Stato) ci sono delle elites "mercantili" che competono nel mercato (sostanzialmente grandi, medi e piccoli imprenditori e alcune categorie di professionisti) e delle elites "feudali" che sono invece dipendenti in vario modo dallo Stato e dalla spesa pubblica (come dirigenti statali e parastatali, medici della sanita' statale, professori universitari, magistrati). La parte di vertice delle classi mercantili (Confindustria) e' perdente nella competizione internazionale e trova i suoi profitti principalment5e nella protezione collusiva dello Stato, nei sussidi, negli incentivi, nei prepensionamenti e nelle rottamazioni. Quindi le uniche elites che stanno nel mercato (tipicamente nella competizione internazionale senza aiuti dallo Stato) sono le piccole e medie imprese che esportano e una parte delle categorie professionali a loro connesse. Solo queste elites (che sono minoranza anche nel centro-nord) hanno reale interesse di breve termine ad una rivoluzione liberale e liberista. Tutti gli altri, da Confindustria ai primari delle ASL lottizzate ai professori universitari, per non parlare dei dirigenti statali, sono statalisti e anti-liberisti. Molti di loro avrebbero vantaggi di lungo termine da una liberalizzazione, ma non hanno competenze culturali, lungimiranza e coraggio per scommetterci.

Nel Sud (40% del paese) le elites mercantili sono una minoranza tanto eroica quanto residuale. Le elites del Sud sono sostanzialmente della varieta' "feudale" quindi stataliste e antiliberiste. I vertici di queste elites sono i gestori del consenso clientelare con i soldi dello Stato (se ce n'era bisogno, il caso Mastella lo conferma).

Per quanto mi riguarda, come ho scritto gra' troppe altre volte, uno delle poche possibilita' a disposizione per ridurre l'intermediazione statale su cui prospera la Casta e' una separazione tra Nord e Sud Italia che elimini o riduca il flusso principale di risorse su cui si basa il potere politico in Italia. Questo toglierebbe alla Casta la possibilita' di recuperare col voto clientelare del Sud la perdita di consensi dovuta al malgoverno dello Stato al Nord, e porrebbe un vincolo virtuoso agli sprechi della spesa pubblica al Sud, che dovrebbero essere alimentati da imposizione fiscale locale. Dal punto di vista strettamente economico sarebbe un passo verso il liberismo e la riduzione dell'intermediazione statale nell'economia, che potrebbe porre le basi per uno sviluppo liberista anche all'interno delle due aree.

Non sapevo dove postarla ma soprattutto se postarla.
Se la conversazione è vera è illuminante riguardo ad alcune tendenze della nostra classe dirigente :)

Fonte Dagospia: http://dagospia.excite.it/esclusivo.html

Da Libero Mercato

La crisi politica avvampa, i banchieri scalpitano. Non c’è solo la tosta intervista rilasciata da Corrado Passera a Panorama, a dimostrarlo. Un altro banchiere di prima fila, sempre di Intesa, giovedì sera è sul volo Alitalia AZ 2118 da Roma a Milano, delle ore 21. Piero Modiano e sua moglie Barbara Pollastrini, ex ds oggi parlamentare del PD e ministro, siedono alla fila sei. Due passeggeri ci riportano brani di conversazione che, in luogo pubblico, Modiano e Pollastrini si scambiano. Decidiamo di non riportare i brani con le valutazioni di Modiano sulla banca e il suo futuro. Ci limitiamo alla politica.

È Modiano a parlare, all’on. Pollastrini, usando un “noi” che li accomuna. «Altro che prendere in giro i girotondini, lì con loro noi dovevamo stare, non pensare che queste siano cose che non interessano alla gente... e poi che vergogna... la vergogna di tutto il Parlamento, destra e sinistra, che si alza in piedi ad applaudire Mastella, che rappresenta la politica peggiore, che combattiamo da quando siamo in fasce».

«Guarda che il governo deve stare in piedi, è il Parlamento trasversalmente ad aver applaudito, il governo non c’entra», obietta Pollastrini. «Ma allora», riprende Modiano, «che il governo cada pure, se questo è il prezzo». «Qual è la cosa peggiore che può succedere se cade? Berlusconi vuole nuove elezioni? E che le vinca... sai che cosa ti dico.... che le vinca, meglio che governi lui di nuovo 5 anni, che annacquare la nostra idea e sputtanarci».

Come evitare l’annacquamento identitario? Modiano cita l’associazione girotondina varata anni fa in ambienti debenedettiani. «Ci vuole un ritorno al fermento di Libertà e Giustizia». Di lì alla polemica sul Papa e laicismo, il nesso è immediato. La Pollastrini fa presente che è previsto un suo intervento a un incontro con superlaici come il professor Piergiorgio Odifreddi e Giulio Giorello. Modiano incalza. «Questo del Papa è il classico caso in cui c’è uno scollamento tra opinione dei giornali e quella della gente. Ma quale libertà di parola violata? Le 67 persone libere che hanno sottoscritto l’appello contro il Papa alla Sapienza sono come i 12 che non hanno accettato di giurare per il fascismo. Ma quale libertà di parola? Il Papa parla sempre, me lo dice anche il mio autista».

Altri passaggi ci vengono riportati su come rilanciare Libertà e Giustizia nel Pd milanese, anche contro il presidente della provincia Penati, ma su questo le parole riferite dai due testimoni divergono e sorvoliamo. Netta invece la conclusione di Modiano. «È evidente che al prossimo giro ci sarà una rottura istituzionale forte, chi riesce a capirlo vince, ci ha provato Grillo ma lui non poteva farcela… ci vuole il ritorno alle piazze, all’impegno con la gente sui i temi morali. Il rischio altrimenti è che vinca di nuovo la massoneria di Cossiga e D’Alema». Su questa frase, i testimoni giurano.

La mia (a caldo e come semplice nota in margine) era solo un'osservazione incentrata sull'azione della magistratura. Sono molto d'accordo sul fatto che solo con la vera libertà di mercato si riduce il tasso di immoralità generale.
La cosa che mi ha dato da pensare è la coincidenza dell'azione giudiziaria: si è cominciato col caso Scaramella (qui Guzzanti, nonostante i suoi difetti, ha qualche ragione: vedere sul suo sito). Poi di recente le "pressioni" sui possibili senatori transfughi dalla maggioranza. Il giorno prima la solita magistratura napoletana diede un warning singolare per coincidenza. Poi -in 24 ore!- abbiamo avuto la "craxizzazione" di Berlusconi, Cuffaro, Iorio (Regione Molise), Mastella e De Magistris. Sabato è finito sotto inchiesta il presidente della Provincia di Caserta, di sinistra, e la notizia era data solo da ADNKronos, ma senza dire l'appartenenza politica... Ansa e Corsera manco ne parlavano, il che porta apensare a una (mezza) foglia di fico... Non amo raccontare palle ideologiche: so benissimo che le colpe di Mastella, Cuffaro & Co. sono verosimili, come fu per lo stesso partito di Craxi, e dalle mie parti combatto contro un senatore di F.I., incredibile businnes man lottizzatore, che agisce col Fiorani banchiere ora anche in un comune (di sinistra). Tuttavia vorrei che si arrivasse al terzo grado di giudizio. Soprattutto mi è sembrato che i giudici di Napoli si siano mossi per difendere lo statu quo e Bassolino, se è vero come è vero che la sinistra in questi anni non è mai stata colpita. Eppure -da liberale- sono convinto che le responsabilità sono anche da quella parte politica. E allora mi sono chiesto: ma perché si colpisce sempre una parte politica? Perché la magistratura non torna all'indipendenza e imparzialità? So che è difficile toccare certe sfere, ma ciò darebbe credibilità alle inchieste e alle sentenze. Poi è chiaro che la spiegazione è a monte e che il problema riguarda anche la stampa, come nel post è ben detto.

Giusto per inquadrare il personaggio, suggerisco di dare un occhiata qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Scaramella

le conclusioni le lascio a voi.

Sull'articolo: eccellente analisi, as usual.

Soprattutto mi è sembrato che i giudici di Napoli si siano mossi per
difendere lo statu quo e Bassolino, se è vero come è vero che la
sinistra in questi anni non è mai stata colpita. Eppure -da liberale-
sono convinto che le responsabilità sono anche da quella parte politica.

Be', il fatto e' che, come nota Marco Travaglio a proposito del caso Forleo/De Magistris, "Quando Berlusconi fa porcate, da sinistra qualche grido di allarme si
leva. Quando le porcate vengono da sinistra, Berlusconi non strilla:
anzi, propone larghe intese".

Credo che il problema sta molto nell'italiano e nel sentirsi italiano. L'Italia e' formata da tanti piccoli feudi: i comuni. Ogni comune ha un vassallo che protegge quasi la meta' del comune. All'italiano poco importa Prodi o Berlusconi, ma molto il sindaco, il vicesindaco, il presidente della regione ecc.

Sono questi che arrivano alle masse, ai piccoli centri, che raccolgono voti e promettono.

Quindi il problema e' che prima dovremmo avere una patria unica e un senso di italianita' unico. Cosa che credo in Italia non esiste, basta vedere come il dialetto sia rimasto dopo 100 ani di unione e senza nessuna protezione, no perche' si debba paerdere, ma perche' ci faccia capire come l'integrazione non sia mai avvenuta. Ognuno pensa al suo piccolo orticello. Saltano fuori nuovi partiti che dicono: "Alcune valutazioni le abbiamo fatte. Di percentuali non parlo, ma
siamo certi che sia un'area consistente. Sicuramente può andare oltre
il 4%" (nuovo partito Cosa Bianca, forse).

La Casta e' come una pianta, tagliata la testa torna a rinascere, bisogna togliere le radici, ma questo puo' solo avvenire con una rivoluzione culturale e questo richiede anni e un vaticano lontano.

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