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14 febbraio 2009 ne'elam

Dove si commenta una recente nomina.

La stampa non ha dato il dovuto risalto alla nomina, per mano dei presidenti di Senato e Camera Schifani e Fini, del nuovo componente dell’Antitrust, Salvatore Rebecchini, che subentra al dimissionario ex-macellaio ed ex-sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca.

Il suo curriculum è disponibile sul sito della Fondazione Magna Carta, serbatoio di pensiero (suona meglio di think-tank) del principale partito italiano. Animatore indefesso del serbatoio è l'insonne senatore Quagliariello, al quale si affiancano molti illustri personaggi. Nel nutrito gruppo di personalità vi sono due vecchie conoscenze che Rebecchini frequenterà assiduamente nel prossimo futuro: il Presidente dell’autorità medesima, Catricalà, e il componente Antonio Pilati. Che la Fondazionde sia un serbatoio di pensiero si può discutere, che sia un serbatoio di poltrone è indiscutibile.

Una breve antologia del Rebecchini-pensiero, sui temi che costituiranno la sua prossima attività, non può fare a meno di due brevi ma intensi interventi.

Nel primo, che risale al marzo dello scorso anno, Rebecchini tratta appena di sfuggita delle istruttorie che l’Antitrust ha avviato sul pane e sulla pasta. Tuttavia con fermezza e concisione afferma:

Nei giorni passati si è data molta enfasi all’aumento dei prezzi dei beni alimentari di largo consumo (pane, pasta), imputandoli ai comportamenti collusivi dei fornai o dei pastai italiani. Una tesi questa completamente priva di senso

Nel caso dei fornai, purtroppo, l’Antitrust, tre mesi dopo quest’intervento, decise diversamente. Ma non tutto è perduto. L’altro caso, quello della pasta, si chiuderà a fine febbraio: Rebecchini ha ancora la possibilità di far sentire la sua voce autorevole e sapiente.

La speranza è che i suoi ragionamenti non siano dello stesso tipo di quelli formulati sul caso Alitalia. Per quanto favorevole, anzi favorevolissimo, alla soluzione della cordata italiana, Rebecchini ha un cruccio, uno soltanto

Nonostante questi apprezzamenti per la proposta messa a punto dal Governo resta un punto su cui non mi capacito. Possibile che per la nomina a Commissario liquidatore non si potesse individuare un professionista competente e autorevole che non fosse stato ministro del centrosinistra?

Si, avete capito bene. L’unica cosa che gli va di traverso, ciò di cui non si capacita, è la nomina di Fantozzi, perché è uno con simpatie per il centrosinistra.

La legge istitutiva dell'Antitrust stabilisce che i suoi componenti devono essere scelti fra soggetti di notoria indipendenza. Che il Paese non se la passi bene lo si vede da molte cose. L'uso disinvolto del linguaggio è una di queste: la seconda e la terza carica dello stato hanno difficoltà tanto con i sostantivi che con gli aggettivi.

5 commenti (espandi tutti)

Si, avete capito bene. L’unica cosa che gli va di traverso, ciò di cui non si capacita, è la nomina di Fantozzi, perché è uno con simpatie per il centrosinistra.

Quindi, nemmeno s'è accorto del gentile omaggio di un simpatico monopolio sulla tratta più profittevole.

Doveva proprio essersi distratto un attimo ....

Questo genere di informazioni dovrebbe apparire negli articoli della stampa, almeno della stampa economica e politica in Italia, sia come elemento di valutazione dei personaggi scelti per le authority, sia come elemento di valutazione della qualita' degli esponenti politici ora presidenti delle Camere.

 

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lorenzo 20/2/2009 - 15:09

Mi pare la conferma ulteriore,se ancora ve ne fosse bisogno, che l'occupazione del potere e delle sue ramificazioni da parte di BS, con personale sempre più controllabile, prosegue senza indugi, con ferma determinazione

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federico 9/3/2009 - 16:25

Ho letto il vostro commento alla nomina di Rebecchini. In effetti, in Italia se ne è parlato poco. E da quanto si è scritto sui giornali (prima della nomina), si potrebbe anche pensare ad una "compensazione" per la mancata nomina in Banca d'Italia, sponsorizzata dal Ministro dell'economia, Tremonti ed evidentemente non sufficientemente gradita da Banca d'Italia, che ha scelto diversamente.

Ciò posto, non sono molto convinto che sia una scelta tanto criticabile, nel merito. Certo, Rebecchini non sembra avere una competenza specifica nel campo della concorrenza (almeno, da quel che appare nei vari siti che parlano di lui, ad iniziare da Magna Charta). Però ha passato anni nel servizio studi di Banca d'Italia e si è sempre interessato di temi quantomeno connessi (intervento dello stato nell'economia, liberalizzazioni, ecc.). Se poi andiamo a scorrere il cv degli altri componenti, attuali e passati (per i presidenti il discorso dovrebbe essere diverso) a parte Michele Grillo non è che si rintraccino grandi cultori della materia.

Il problema è che oggi non è facilissimo trovare un profilo ideale per queste posizioni. Gli economisti accademici che in Italia si occupano di antitrust si contano sulle punta delle dita. E in buona parte non sono particolarmente benvoluti da questa maggioranza (ma nemmeno da quelle di centro sinistra, che hanno nominato Barucci). Ci sono invece molti giuristi, sia in accademia che nel mondo delle professioni. Ma a parte qualsiasi problema di indipendenza, sia gli avvocati che gli accademici (che in larghissima parte sono ANCHE avvocati), difficilmente rinunciano alla professione per un periodo così lungo.

Non penso siano particolarmente interessati, ma forse i nostri politici dovrebbero fare come in Inghilterra, dove i membri della Competition Commission sono scelti anche con l'ausilio di head hunters..

 

Federico adombri l’idea che chi lo ha spedito là può averlo fatto per compensarlo della mancata nomina in Banca d’Italia. Forse. A me dei seguaci di Occam, che non si stancano di ripetere ossessivamente Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem, hanno raccontato un’altra storia. Il commercialista di Sondrio vuole essere sicuro che non ci siano scherzi sulla questione Cassa Depositi e Prestiti (CDP)-Terna. La faccenda è lontana ma di un qualche interesse. Nell’agosto 2005 a CDP, acquirente di Terna, fu imposto l’obbligo di sbarazzarsi, entro luglio 2009 (tenere a mente la data perché conta), della sua quota di Enel (all’incirca il 10%). All’epoca dei fatti Rebecchini era presidente del consiglio di amministrazione di CDP, quindi è uno che di quella questione conosce vita, morte e miracoli. La cessione di quel pacchetto genererebbe effetti che fanno venire il mal di testa al nostro Giulio. A parte le minusvalenze, si correrebbe il rischio di perdere il controllo dell’elettrico campione nazionale. Ma quel che più conta, quell'obbligo deve essere assolto entro quella data. Questo basta e avanza per mettere la persona giusta al posto giusto. E poi aggiungi

«Ciò posto, non sono molto convinto che sia una scelta tanto criticabile, nel merito.  »

Se sappia di concorrenza o meno non si sa, ma forse non è così decisivo. Forse le sue opere saranno migliori delle sue passate dichiarazioni. Si vedrà. Quello che deve fare da qui a luglio glielo hanno già detto. Con buona pace del curriculum e del merito.

 

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