Un Nobel all'insensatezza

13 ottobre 2006 sandro brusco
Proponiamo una candidata.

Dalle notiziole del Corriere della Sera riportiamo:


Esteri, 13 ott 19:43, Nobel Pace: Sentinelli, premiata alternativa a neoliberismo

ROMA - "Grande soddisfazione" e' stata espressa dal viceministro degli
Esteri con delega alla Cooperazione, Patrizia Sentinelli, per il premio
Nobel a Muhammad Yunus. "Viene premiata un'idea di sviluppo alternativa
a quella conosciuta con la globalizzazione neoliberista", ha detto.
(Ahgr)

Non so se sono necessari commenti. Patrizia, ci sei o ci fai?

12 commenti (espandi tutti)

A me è arrivato l'articolo qui sotto.....non so da che giornale. L'articolo non è nulla di che, ma il titolo la dice lunga.

Comunque.....di che vi stupite? In Italia liberismo==industrialiemultinazionalicattivechesfruttanoipoveriebloccanolosviluppodelterzomondo....e la retorica "antiliberista" è ormai un clichet più che consolidato..... 

Il Nobel al banchiere dei poveri schiaffo in faccia al
liberismo

Pare che l’annuncio abbia preso tutti di sorpresa.
Normalmente i Nobel per la pace vengono assegnati a personalità di rilievo
del mondo politico e diplomatico, con una spiccata tendenza a preferire i
peggiori - ricordate Kissinger? - mentre questa volta il Comitato ha
voluto assegnare il sostanzioso premio da un milione di dollari a uno che,
per mestiere, presta i soldi ai poveri più poveri del mondo. Da
sottolineare l’importante novità introdotta nella liturgia dei Nobel da
questa decisione: il riconoscimento che pace e giustizia economica vanno
insieme, e chi lavora per sradicare la povertà a volte può essere più
importante di un ambasciatore.

Non esiste dunque Nobel più
meritato di quello assegnato a Muhammad Yunus, fondatore nel 1976 della
Grameen Bank (la banca dei contadini, in bengalese) e sostanzialmente
l’inventore del microcredito cioè della prassi di concedere prestiti e
supporto organizzativo ai più poveri, altrimenti esclusi dal sistema di
credito tradizionale. La piccola grande idea di questo bengalese di buona
famiglia che, invece di mettere a frutto i suoi studi nelle migliori
università statunitensi andando a dirigere qualche ricca banca occidentale
è tornato nel suo poverissimo paese, ha dato risultati incredibili. La
Grameen, che opera accordando minuscoli prestiti ai diseredati, negli
ultimi venti anni ha consentito a dodici milioni di persone - il 10 per
cento della popolazione del Bangladesh - di acquisire gli strumenti per
uscire dalla miseria più nera. Inoltre, una volta che il modello ha
cominciato a venire replicato altrove, si è scoperto che poteva funzionare
anche per i poveri di altri paesi, e non solo in quelli in via di
sviluppo. Oggi ci sono “banche dei poveri” anche in Canada, Finlandia,
Francia, Norvegia, Olanda e Stati Uniti, dove danno una mano ai diseredati
dei ghetti neri, e si vanno diffondendo anche in Sudafrica, in Cina e in
Russia. Tutto ebbe inizio quando Muhammad Yunus, allora docente
universitario di economia, visitò le zone rurali del suo poverissimo paese
durante la terribile carestia del 1974.

Il professore di buona
famiglia rimase sconvolto e si mise in testa di fare qualcosa di concreto
per restituire un po’ di speranza ai contadini messi in ginocchio dalla
fame. Così, in spregio a tutte le regole della finanza, Yunus riuscì a
convincere una banca della sua regione ad aprire una linea di crediti
molto esigui (massimo venti dollari) senza alcuna richiesta di garanzia e
senza neppure la necessità di riempire un modulo (visto che tanto maggior
parte dei clienti erano analfabeti). Il risultato è stato incredibile: non
solo i poveri riuscivano a mettere a frutto quei pochi soldi per lanciare
attività redditizie della più diversa natura - dalla vendita di focacce
alla coltivazione del riso passando per il piccolo artigianato - per
sfuggire alla miseria e al ricatto degli usurai, ma rimborsavano
puntualmente i prestiti cosa che raramente avviene con i “normali” clienti
delle banche tradizionali. La spiegazione di Yunus è semplicissima: «Chi
sta bene non teme la legge e sa come manipolarla a proprio vantaggio»
aveva dichiarato in una delle numerose interviste, mentre «i più poveri
fra i poveri sanno invece che non avranno altra occasione». Il
ragionamento è meno paradossale di quello che sembra se è vero che in
Bangladesh ci sono banche la cui percentuale di recupero dei crediti non
supera il 10 per cento (alla Grameen siamo sul 98) e che la moratoria sui
prestiti non rimborsati diventa regolarmente un cavallo di battaglia in
ogni campagna elettorale del paese.

Ma il banchiere filantropo non
doveva superare soltanto le resistenze dei suoi colleghi. La filosofia del
microcredito imponeva di andare a cercare proprio gli ultimi, quelli che
non avevano più speranza. E nella società del Bangladesh, così come in
molti altri paesi asiatici o africani, non c’è nessuno che stia peggio di
una vedova o di una donna abbandonata o semplicemente maltrattata dal
marito. Ma come raggiungerle in un paese musulmano tradizionalista dove
vige la rigida separazione fra i sessi? Semplicemente andandole a cercare.
Ecco perché per anni Yunus e i suoi hanno percorso in lungo e in largo le
zone più depresse del Bangladesh cercando di convincere le donne ad
accettare prestiti da rimborsare a piccole rate. Inutile dire che le
autorità religiose di ogni villaggio hanno cercato in tutti i modi di
scoraggiare sia la banca che le sue possibili clienti. Alla fine, però, la
Grameen è riuscita a spuntarla: non solo ha cominciato a funzionare a
pieno ritmo - pare che le donne siano infatti le più affidabili in materia
di debiti a ogni latitudine - ma ha anche messo in moto un processo di
emancipazione femminile che ha fatto impallidire i costosissimi progetti
foraggiati dalle organizzazioni internazionali.

Non dovete
comunque pensare che Muhammad Yunus sia un rivoluzionario. Al contrario ha
tratto dalla teoria economica classica - che individua nella mancanza di
capitale il principale ostacolo al decollo dello sviluppo economico -
l’ispirazione a intervenire per rompere il circolo vizioso di chi,
disponendo soltanto della propria forza lavoro, è sottoposto allo
sfruttamento del committente che fornisce le materie prime e si prende il
prodotto lasciando al lavoratore una remunerazione così bassa da non
permettergli mai di accantonare qualcosa per ampliare la sua base
economica. Inoltre, una parte importante dei prestiti viene destinata
dalla Grameen Bank a finanziare l’acquisto o la costruzione delle
abitazioni, dando la possibilità a migliaia di persone di vivere e
lavorare in condizioni salubri. Come si evince dai dati forniti dalla
banca stessa, l’impatto del microcredito sulle condizioni di vita è stato
evidente: una crescita del 9 per cento del livello nutrizionale
pro-capite, il 18 per cento in più di soldi destinati a vestiti,
educazione e medicinali, cosa che ha abbassato di molto la mortalità per
malattia fra la popolazione rurale. La sintesi di questi progressi è
espressa da un dato: il 54 per cento dei clienti Grameen supera la soglia
della povertà in cinque anni, gli altri nell’arco di dieci.

Abbiamo già detto dello stratosferico tasso di solvibilità che sta
attirando l’attenzione di tutte le banche del mondo. Alla base, oltre alla
disperazione dei poveri, c’è in realtà anche un’altra geniale idea
dell’economista bengalese: l’introduzione dei contratti di prestito
collettivo che mettono al centro del meccanismo di erogazione e di
recupero dei prestiti non gli individui ma i gruppi. La loro
caratteristica basilare è l’utilizzo della cosiddetta joint-liability,
ovvero il meccanismo che tramite la responsabilità di gruppi ristretti di
debitori (massimo 5 persone) consente di ridurre i rischi in circostanze
in cui i beneficiari dei prestiti sono troppo poveri per poter offrire
garanzie. Il dibattito in merito all’esperienza della Grameen ha
univocamente riconosciuto che proprio la joint-liability costituisce la
chiave del suo successo insieme ad altri meccanismi innovativi come il
sistema di rimborso a cadenza settimanale, la crescita progressiva
nell’importo dei prestiti concessi e la prevalenza delle donne che sono
ormai il 94 per cento della clientela della banca. Inoltre il programma di
microcredito della Grameen si articola utilizzando una serie di diversi
strumenti finanziari - dai fondi di risparmio mutualistici ai fondi
assicurativi passando per i contratti di leasing destinati all’acquisto di
attrezzature e veicoli - che consentono alla banca di fornire un servizio
finanziario integrale. Perché sia chiaro, la Grameen Bank non è affatto
un’associazione di beneficenza ma è una vera e propria attività bancaria
alquanto redditizia che, da quando è stata fondata, non ha fatto che
espandersi e aprire nuove succursali in tutto il pianeta.

Con
l’interessamento delle grandi banche e gli studi delle organizzazioni
internazionali come la Banca mondiale, che ha verificato il successo del
microcredito nell’abbattere la povertà e migliorare le condizioni di vita,
il modello Grameen ha cominciato a venire imitato un po’ ovunque. Nel 1980
in Olanda è nata la Triodos Bank, diretta emanazione di una cooperativa di
credito che nel 1995 aveva già un volume di attività di 165 miliardi di
lire. Nel 1988, sulla spinta del movimento ambientalista, in Germania è
nata la Oekobank mentre in Svizzera, nel 1990, ha visto la luce la Banque
alternative BAS che promuove progetti nel campo dell’economia non profit.
Poi, a ruota, sono arrivate la Citizen Bank in Giappone, Merkur in
Danimarca, Eko Osuuspankii in Finlandia, South Shore Bank negli Stati
Uniti e la Banque Populaire du Haut Rhin in Francia, solo per citarne
alcune. Oggi il contributo del microcredito alla lotta alla povertà è
universalmente riconosciuto dalle istituzioni mondiali deputate a
sostenere lo sviluppo. Nel giugno 1995 la Banca Mondiale ha avviato un suo
proprio programma mentre le Nazioni Unite hanno approvato nel 1997 una
risoluzione che riconosceva ufficialmente l’importanza del microcredito
come strumento per sradicare la povertà.

Sabina Morandi (sabato 14
ottobre)

Grazie Marco. La cosa piu' interessante dell'articolo che ci mandi, viene da Liberazione, e' che, dopo l'attacco ideologico e le varie cretinate sul liberismo ed il capitale che fanno male ai bambini, continua riportando con sostanziale correttezza i fatti e le tecniche di Yunus. Cosi' facendo, ne esce un peana del liberismo, del mercato e persino, a detta della giornalista stessa, delle teorie economiche piu' classiche!

E' questo che fa piangere Sandro: che non leggono nemmeno se stessi.

Sandro, condivido ampiamente il tuo outrage. Dubito pero' che tu sia stato realmente sorpreso da questa uscita dalla rifondarola ex-PDUP, ex-CGIL, attivista in World Social Forums,....

Vorrei chiarire che l'outrage non e' rivolto al comitato per il nobel, ma a chi interpreta questa come una scelta contro il mercato. Fra le tante cantonate prese dagli svedesi con il Nobel alla pace, questa mi sembra un'ottima scelta.

Il microcredito e' un un'iniziativa che, anziche "premiare un'idea di sviluppo alternativa", e' del tutto compatibile con l'economia di mercato, anzi, del mrecato sfrutta le potenzialita' per creare efficienza e benessere. Yunus non ha fatto altro che creare opportunita' di credito sfruttando una nicchia ignorata dalle banche tradizionali. Perche' queste banche non abbiano creato questo prodotto prima di lui non lo so: suppongo per ignoranza, o perche' si crogiolavano nel loro brodo oligopolistico che del mercato e' l'esatto contrario.

 

D'accordissimo. To summarize, se liberismo = people respond to incentives, direi che Yunus è un campione del liberismo ;-)

Andrea, grazie della chiarificazione. In verità non mi era nemmeno venuto in mente che si potesse interpretare il post come una critica del Nobel a Yunus, ma visto che ci siamo permettetimi di chiarire il mio pensiero.

Ho una enorme ammirazione, e una punta di invidia, per Yunus. Per chi, come me, studia mechanism design for a living la storia della Banca rurale del Bangladesh è una delle grandi storie di successo. Il meccanismo principale su cui si basa è quello del group lending, che lega la capacità di ottenere credito dei membri di un gruppo (circa 5 persone) alla solvenza di ciascun membro del gruppo. In altre parole, si crea un gruppo di 5 persone, Anne, Beth, Carol, Dorothy ed Emiliy. Il prestito viene fatto ad Anne. Se Anne non ripaga, allora si taglia l'accesso al credito di Beth e le altre. Se Anne ripaga, allora si prestano i soldi anche a Beth. A quel punto, se Beth non ripaga, si taglia l'accesso a Carol e le altre, e cosí via. Il meccanismo è geniale. Supera i classici problemi di adverse selection e moral hazard fornendo incentivi al monitoraggio esattamente alle persone che possiedono la migliore informazione sulle condizioni del borrower, e che possono meglio applicare le pressioni opportune. Fornisce anche un incentivo ad aiutarsi reciprocamente. Se Anne non riesce a ripagare a causa di qualche circostanza esterna alla sua volontà, per esempio perché è stata malata, allora Emily e le altre hanno un incentivo a prestarle o regalarle i soldi per poter mantenere il loro accesso al credito. Quindi il meccanismo fornisce anche incentivi perché il gruppo si autoassicuri contro bad income shocks.

È anche un meccanismo che sono convinto verrebbe ferocemente criticato dall'amica viceministra se qualcuno cercasse di applicarlo da noi. Ma come, che c'entra la povera Beth se Anne non paga? Non è giusto, non è giusto... Occorre intervenire immediatamente per mettere fuorilegge il diabolico meccanismo, non importa se così si distruggono incentivi e possibilità di sviluppo.

La punta di invidia deriva dal fatto che mentre io mi arrabattavo per pubblicare qualche meccanismo esotico in un buon theory journal, Yunus usava le teorie per sollevare dalla fame e dalla miseria milioni di suoi connazionali. Tanto di cappello, e spero che in futuro lo si consideri anche per il Nobel in economia.

Ora, come questo economista-imprenditore con una forte coscienza sociale rappresenti uno schiaffo alla globalizzazione it's beyond me. Mi sembra che solo una profonda ignoranza, oltre a una straordinaria mancanza di spirito critico e una generale attitudine ad adagiarsi su ridicoli cliché, possa condurre a dichiarazioni come quella della viceministra o al titolo di Liberazione.

E ha ragione Michele, la cosa che veramente fa arrabbiare (più che piangere) è che rifondaroli e so-called sinistra radicale sembrano totalmente incapaci di andare appena al di là degli stereotipi di cui alimentano la loro propaganda. L'articolo di Sabina Morando è perfettamente sensato; rende chiaro cosa Yunus ha fatto, dice a chiare lettere che il signore in questione non è un rivoluzionario ma un fondatore di una banca (take that, Bertold Brecht!!), che la sua azione si ispira a teorie economiche mainstream, parla perfino del ruolo degli incentivi. Poi, probabilmente, qualche membro della redazione ha scelto il titolo per 'dare la linea'.

Basta, ha ragione Fausto, sto diventando logorroico.

la logorrea ci vuole, ed anche tanta pazienza.

Vai, dunque, vai che vai bene cosi!

Re: un ottimo nobel

ec 14/10/2006 - 23:05
Sandro, se "da noi" intendi italia, da noi il microcredito esiste, eccome. non sempre nella forma di microcredito ai gruppi alla yunus, ma l'hanno scoperto anche le banche da un po' di anni. un'esperienza carina ispirata da yunus e' micro.bo (carina perche' fondata da un gruppo di studenti undergraduate di bologna, ispirati da in ciclo di lezioni di yunus, che tra l'altro ha una laurea honoris causa da bologna. "purtroppo" in micro.bo credo sia coinvolto anche zamagni). e' presto per dire se funzionera' perche' credo abbiano concesso il primo prestito a meta' 2005. grazie del blog e degli spunti di riflessione e/o divertimento che offrite. ciao a quelli di voi che mi conoscono.

Ciao ad ec, anche se temo di non conoscerti. Pensavo all'Italia però non pensavo tanto al microcredito in quanto tale ma proprio al group lending. L'innovazione di Yunus è proprio il meccanismo di monitoraggio che permette l'alto livello di recupero dei crediti. È questo uso intelligente degli incentivi che in Italia non viene capito e spesso viene guardato con sospetto.

Condivido al 1000% le considerazioni di sandro ed altri. Fa veramente arrabbiare come si possa descrivere l'operato di Yunus come "contro il mercato".

L'idea veramente geniale di Yunus e' stata proprio quella di istituire il sistema di monitoraggio di gruppo, che fa si' che esista una specie di collaterale sociale al prestito, visto che - dato il target di raggiungere gli strati piu' poveri della popolazione rurale - collaterale fisico e' difficile che ci sia.  

Vorrei anche dare un po' di background al contesto in cui e' sorta Grameen Bank. Prima di Grameen (in Bangladesh come in tanti altri paesi in via di sviluppo) il mercato del credito era fortemente segmentato, probabilmente per la presenza di fortissime asimmetrie informative. I piu' poveri potevano ottenere credito solo dai "moneylenders", sostanzialmente usurai che fornivano prestiti a tassi (sia nominali che reali) altissimi. I moneylenders sfruttavano - pare - un vantaggio informativo nei confronti delle banche "normali". Quest'ultime non prestavano ai poveri un po' per pigrizia, come dice andrea, ma anche perche' quando cercavano di prestare ai poveri si trovavano di fronte ad un tasso di default relativamente alto (accompagnato appunto dalla mancanza di collaterale).

L'innovazione di Yunus ha risolto in un colpo solo l'asimmetria informativa e l'assenza di collaterale. Alla faccia di chi dice che il mercato e' orribile, sfrutta i poveri, eccetera eccetera.

Ultima osservazione: pare (vedasi Amin-Rai-Topa, Journal of Development Economics, Febbraio 2003) che Grameen ed altre agenzie di microcredito in Bangladesh, se da un lato riuscivano abbastanza a raggiungere le famiglie piu' povere in un dato villaggio, dall'altro non selezionavano necessariamente le famiglie piu' vulnerabili (dal punto di vista di assicurazione del consumo) a possibili shock avversi tipo malattie, perdita del raccolto, ecc. Il che non e' detto che non sia una scelta ottima da parte delle agenzie di microcredito....

Re: un ottimo nobel

ec 15/10/2006 - 11:38
Giorgio, io non ho visto i dati, ma credo che i sostenitori del microcredito sostengano che il tasso di default dei destinatari del microcredito sia piu' basso di quello dei sogetti cosiddetti "bancabili" (devo averlo letto, tra l'altro, nel libro di Maria Novak, Non si presta solo ai ricchi) Sandro,  micro.bo, http://www.nethical.it/microbo/cosafacciamo.php?pag=progetti&id=2 , fa proprio group lending e segue molto da vicino il modello Yunus. forse al momento sono gli unici in italia, ma non sono un'esperta e non ci scommetterei quello che ho di piu' caro. praticamente ormai in ogni provincia italiana c'e' qualche forma di microcredito. credo si stia ancora cercando una via italiana/europea al microcredito. as usual, dipende molto dal contesto socio-culturale, istituzionale, etc. probabilmente il group lending  funziona bene nelle aree (prevalentemente rurali?) in cui il tessuto sociale e' caratterizzato da legami molto stretti come il bangladesh appunto o il sudamerica, o le comunita' di immigrati della stessa etnicity in europa divago un po', ma a qualcuno puo' interessare: 1) il grande business per le banche/fondazioni italiane al momento sembrano essere i balcani, dove, soprattutto nelle grandi citta'  i potenziali beneficiari sono soprattutto rifugiati politici e internally displaced persons. comunque anche nei balcani per quanto riguarda le zone rurali le istituzioni di microfinanza fanno riferimento ai "village councils". non so se i microcrediti. vengano poi concessi in base al group lending o ai singoli. 2) i detrattori di Yunus (che sono in competizione con lui per i fondi dei donatori internazionali) tra l'altro sostengono che i metodi di enforcement all'interno di questi gruppi possono non essere poi tanto friendly. ovviamente i sostenitori negano. ps Sandro, no io e te non ci conosciamo. conosco alcuni dei veneziani, di te e altri bloggers ho sentito parlare (di qualcuno molto, di altri meno, a seconda del bias professionale mio delle mie frequentazioni). pps: come faccio a far saltare una riga a questo editor?

Hit Enter, altrimenti noto come "andare a capo" ...

 

 

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