L’omertà delle brave persone: il caso dei professori universitari

7 agosto 2010 giovanni federico

Coraggio e senso civico in Italia, si sa, non abbondano. Pochi si espongono con denunce precise e circostanziate, mentre sono frequenti le invettive generiche, alla Grillo. I professori universitari non sfuggono a questa regola. Perché?

Qualche giorno fa, Michele Boldrin ha scritto

Eppoi, fra gli ordinari ed associati, il problema NON sono solo quei pochi che vanno in parlamento o quei molti di più (stima nasometrica: media del 30-40% con facoltà dove si arriva al 60%) che, mentre fan finta di fare il professore universitario passano il 90% del loro tempo nel loro studio professionale (medico, commercialista, fiscalista, consulente aziendale, consulente marketing, consulente statistico, consulente strategico, ingegnere, architetto, avvocato, notaio, editore, dentista, membro del consiglio d'amministrazione di a, b, c, d, assessore, ...). Il problema son anche quei (pochi) che non fanno i deputati, non hanno il secondo lavoro e, magari, fanno anche un po' di ricerca e didattica seriamente.

Sai perché sono anche questi il problema? Perché sono omertosi. Perché non hanno mai, assolutamente mai, avuto il coraggio di esporre pubblicamente le magagne degli altri e chiedere meritocrazia. Non hanno mai avuto il coraggio di organizzarsi e dire: noi siamo i docenti universitari che fanno ricerca e didattica, quelli (nome, cognome, indirizzo) non fanno ricerca e didattica ma usano l'università per farsi gli affari privati. Vanno cacciati o vanno, per lo meno, messi in un ruolo DIVERSO dal nostro. Altro che buffonata del tempo parziale: adjuct professors o lecturers, si chiamano a casa mia. Prendono due lire, insegnano quel che devono insegnare e non contano nulla, nulla, nella vita del dipartimento. Il loro lavoro è un altro, in facoltà vengono ad arrottondare.

E invece no: da sempre tutti assolutamente zitti, allineati e coperti! Ecco, quella è la "colpa" politica di fondo dell'ordinario medio: l'omertà. Come sta accadendo, appunto, fra i ricercatori. Come è successo a Roma 3 con il caso Valeria Termini ... L'elenco è infinito, infinito.

Omertosi, questo sono gli ordinari (e gli associati, ed i ricercatori) italici. Altro che dente avvelenato. They fit perfectly in the country they belong.

Boldrin ha ragione. Gli universitari italiani sono omertosi. In questo post, tenterò di spiegare perché, partendo dall’ipotesi che (nella media) i professori siano esseri razionali e che quindi la loro omertà sia razionalmente motivata.

Innanzitutto, specifichiamo cosa si intende per “denuncia”. Non si tratta, genericamente di “chiedere meritocrazia”.  Quello si fa ogni giorno, salvo poi definire “meritocrazia” in maniera tale da portare vantaggio a se stessi o ai propri amici ed allievi. Si tratterebbe di invece elencare per nome e cognome i colleghi incapaci e/o fannulloni, portando anche qualche pezza di appoggio (es. X non ha pubblicato un articolo da dieci anni, Y si fa fare lezione dal ricercatore). Raccogliere le informazioni necessarie è possibile, ma costa in termini di fatica e di tempo sottratto ad altre attività, magari più piacevoli. Inoltre, una denuncia individuale sarebbe poco utile. L’autore avrebbe ottime probabilità di essere emarginato e considerato un pazzo senza essere preso sul serio. Infatti, i casi di denuncia pubblica personale sono rari e in genere riflettono profonde rivalità personali, spesso derivanti dall’esito sfavorevole di un concorso.

Non a caso, Michele parla di “coraggio di organizzarsi”, ipotizzando quindi un’azione collettiva da parte di un gruppo di docenti che “fanno anche un po' di ricerca e didattica seriamente” (quelli “bravi”). Perché non lo fanno? La risposta è semplice, anche se triste: non lo fanno perché non servirebbe a nulla, almeno con la legislazione vigente.

In  primo luogo, i poteri sanzionatori nei confronti dei professori inadempienti da parte degli organi accademici sono praticamente nulli. Al massimo il preside della facoltà può richiamare un professore che non mantiene i propri obblighi didattici – senza alcun effetto, salvo far arrabbiare il fannullone e non essere votato la volta successiva. Ancora peggio per l’attività scientifica: i professori sono legalmente tenuti a far ricerca, non a pubblicare i risultati. Quindi, un accusato, se gentile e in vena di collaborazione, può sempre rispondere che non ha pubblicato nulla da vent’anni perché sta lavorando ad un opus magnum che cambierà la disciplina. E’ impossibile provare il contrario.

La situazione potrebbe cambiare, se venisse approvata la legge Gelmini. Nella versione passata al Senato [art.6], introduce una sanzione individuale per i fannulloni, nella forma di blocco degli scatti di anzianità (a giudizio delle università) e/o di esclusione dalle commissioni di concorso (secondo giudizio dell’ANVUR). E’ facile prevedere che queste sanzioni saranno applicate a pochissimi sfortunati.  Sarà molto facile pubblicare qualcosa. Il barone fannullone si limiterà ad apporre la propria preziosa firma ai lavori dei suoi collaboratori (ricercatori, borsisti etc.), come già spesso fa. Chi non ha collaboratori, potrà mettersi d’accordo con qualche amico: io ti faccio firmare il mio articolo oggi e tu mi fai firmare il tuo domani. In ogni caso, definire standard minimi assoluti di produttività individuale è operazione molto delicata. Le voci che girano in proposito suggeriscono che il ministero pensa ad una definizione molto elastica di “pubblicazione scientifica”. Si parla di includere praticamente qualsiasi lavoro purché stampato da riviste o case editrici riconosciute, comprese quelle locali, magari sponsorizzate dall’università stessa (o pagate con i soldi dei fondi di ricerca). Personalmente, ho qualche dubbio sull’utilità di costringere persone incapaci di pubblicare in sedi adeguate a scrivere qualcosa solo per soddisfare un requisito minimo. Sarei addirittura contrario a sacrificare preziosi alberi per produrre la carta necessaria. D’altra parte, introdurre criteri più stringenti solleverebbe delicati problemi di valutazione.

Consideriamo un caso concreto, Emiliano Brancaccio, l’animatore della famosa lettera degli economisti. Il suo sito, http://www.emilianobrancaccio.it/ricerca/, elenca una serie di pubblicazioni negli ultimi tre anni – due articoli su riviste in lingua inglese (a me sconosciute), un capitolo di libro pubblicato da una rispettabile casa editrice inglese, due articoli su riviste italiane ed un working paper. Sicuramente, Emiliano Brancaccio sarebbe definito uno studioso produttivo secondo gli standards ministeriali. Sono altrettanto sicuro che Michele Boldrin avrebbe fortissime obiezioni a valutare queste pubblicazioni come lavori scientifici.

L’organizzazione del sindacato dei “bravi” sarebbe comunque difficile, anche se le sanzioni individuali per i fannulloni fossero effettivamente efficaci. Quali vantaggi potrebbe avere un ordinario “bravo” a partecipare all’iniziativa? A legislazione vigente, quasi nessuno. Una volta vinta la cattedra, il suo stipendio è pre-determinato fino alla pensione. Certo, un’azione efficace contro i fannulloni aumenterebbe il prestigio del suo ateneo e dell’università italiana nel suo complesso, e quindi anche il suo status sociale. Ma in questo caso, si pone un evidente problema di free riding: se il vantaggio è collettivo ed indiretto, perché un singolo professore dovrebbe darsi da fare? Inoltre, i “bravi” si attirerebbero l’odio dei colleghi fannulloni, con un netto peggioramento della qualità della vita collettiva. I “bravi” potrebbero avere un vantaggio personale solo se le sanzioni contemplassero il licenziamento o la degradazione dei fannulloni ad “adjuct professor”, una sanzione estrema ed assolutamente non contemplata nella discussione attuale. In tal caso, infatti, potrebbero liberarsi risorse per assumere altri colleghi. Per gli ordinari, il vantaggio sarebbe indiretto: potrebbero  far assumere i propri allievi (tutti “bravi” per definizione). Per associati e ricercatori il vantaggio potrebbe essere più diretto in quanto si aprirebbero spazi per promozione interne. Ma una denuncia pubblica comporterebbe gravi rischi per la propria carriera se la pratica non si concludesse con il licenziamento dell’accusato. Infine, anche in questo caso, si porrebbe un problema di free-riding: nessuno dei “bravi” avrebbe infatti la sicurezza di poter gestire le risorse liberate.

Quindi, il comportamento auspicato da Boldrin è, allo stato delle cose, irrazionale e sarebbe frutto di un afflato di indignazione morale. Potrebbe diventare razionale se cambiassero gli incentivi. La nuova legge in teoria fa un passo decisivo in questa direzione, l’unico aspetto positivo di un provvedimento altrimenti molto discutibile ed orrendamente pasticciato. Infatti crea un incentivo diretto al controllo sociale attraverso l’attribuzione di una quota dei finanziamenti totali dell’università sulla base della produttività scientifica. Si noti che la sanzione sarebbe collettiva e comparativa, non individuale e basata su requisiti minimi. Non si tratterebbe più di valutare personalmente Brancaccio ma il suo dipartimento in confronto con altri dipartimenti e quindi, implicitamente, di affermare che il lavori di Brancaccio, pur “scientifici”, sono peggiori di quelli di Giavazzi. Quindi, la presenza di fannulloni danneggerebbe direttamente i “bravi”. Al minimo, ridurrebbe le risorse disponibili per nuove assunzioni, acquisto attrezzature etc... In casi più gravi, potrebbe addirittura mettere in pericolo il pagamento degli stipendi di tutti, se la percentuale dei finanziamenti dipendenti dalla produttività scientifica fosse elevata.

Il senatore Possa, ex compagno di banco di Berlusconi ed un tempo professore a contratto al Politecnico di Milano, aveva proposto un ridicolo limite massimo del 3%. Nella versione approvata dal Senato, si stabilisce un limite massimo del 10% complessivo. E’ poco, ma non pochissimo: potrebbe comportare una riduzione anche molto consistente del finanziamento delle università peggiori se la varianza degli indici di qualità fosse sufficientemente ampia. Tutto dipende però dai criteri di valutazione. Sta attualmente iniziando il secondo round del VQR (Valutazione della qualità della ricerca, 2004-2008) e si aspetta il mitico ANVUR. Non sono molto ottimista, ma per ora, piuttosto che niente, meglio piuttosto.

123 commenti (espandi tutti)

Boldrin ha ragione.

Be', stavolta no. Segue dimostrazione.

Io faccio il ricercatore a Bologna. Qualche mese fa i ricercatori a Bologna (e altrove) si sono mobilitati contro il disegno di legge Gelmini. Particolare preoccupazione destava la figura dei ricercatori a tempo determinato, detti anche "3+3". Come spiegava il Sole 24 Ore:

I contratti hanno durata triennale e possono essere rinnovati una sola volta, di altri 3 anni. Dopo i 6 anni di contratto, se il ricercatore ha lavorato bene, sarà confermato dall'ateneo, a tempo indeterminato, con il grado di professore associato. In caso contrario, terminerà il rapporto con l'università, maturando, però, dei titoli utili per i concorsi pubblici. La norma ricorda che il trattamento economico spettante ai ricercatori a tempo determinato è pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo pieno, incrementato del 20 per cento. 

Cosa c'e' in questo che disturbava i ricercatori a tempo indeterminato? Ovvio: il fatto che mentre loro per diventare associati devono sostenere un concorso (con tutta l'incertezza e la lentezza del caso: per dare un'idea, i concorsi banditi nel 2008 dopo diversi anni si stanno svolgendo adesso), i nuovi ricercatori a tempo determinato lo diventerebbero (a condizione che ci siano i requisiti, stabiliti a priori, in termini di pubblicazioni) per decisione della propria universita': niente concorsi, niente lungaggini, una procedure "tenure-track" di tipo anglosassone.

Sorvolo sull'insensatezza di questa norma in assenza di meccanismi che leghino i finanziamenti a un'universita' alla valutazione del lavoro delle persone che quell'universita' decide di assumere o promuovere. Il punto interessante e' che i ricercatori a tempo indeterminato si sentono scavalcati e questo e' inconcepibile in questo paese per vecchi dove una fondamentale componente del merito pare essere l'anzianita', il tempo speso in fila ad aspettare che venga il proprio turno alla promozione.

Questo si sentiva dire nelle assemblee dei ricercatori: noi siamo stati qui anni ad insegnare un sacco di corsi ogni anno (un ricercatore ha carico didattico obbligatorio nullo, come il nome "ricercatore" suggerisce), tappando i buchi per tenere a galla le facolta'. E ora ci trattate cosi'? Vogliamo, come minimo, che siano banditi contestulmente all'introduzione dei ricercatori a tempo determinato un numero sufficiente di concorsi da associato a garantire di fatto una promozione ope legis a tutti (o quasi) noi che abbiamo acquisito il merito di un'attesa piena di didattica -- non lo si diceva in questi termini espliciti ma questa e' la sostanza.

A me e altri tre colleghi (Elena Argentesi, Matteo Lippi Bruni, e Paolo Vanin) questa e' parsa cosa assurda, folllia pura. E non siamo stati omertosi, per niente. Siamo andati all'ennessima assemblea per dire che se bisognava fare una battaglia bisognava farla per il merito scientifico e non per difendere privilegi, e che (sostanzialmente) ci siamo rotti i coglioni di rivendicazioni che non abbiano come primo criterio quanto, cosa, dove hai pubblicato.

Essendo impossibile parlare in quelle assemblee abbiamo scritto una lettera di dissenso e di controproposta che abbiamo inviato a tutti i nostro colleghi della facolta' di economia e ai rappresentanti dei ricercatori dell'ateneo (che c'hanno ignorato e non poteva essere altrimenti).

Ve la mando se la volete, ma e' piuttosto banale. Si riassume cosi': per fare dell'universita' italiana un luogo di "eccellenza" e' necessario (e spesso sufficiente) selezionare e promuovere ricercatori e docenti in base a rigorosi criteri di merito nell'attivita' scientifica. Quindi va rigettato ogni automatismo nella progressione delle carriere e ogni confusione tra "merito" di un ricercatore e attivita' didattica svolta o peggio ancora anzianita'. L'idea di riservare "quote" per la promozione dei ricercatori a tempo indeterminato e' quindi marcia e rivelatrice di una mentalita' marcia. Proponevamo poi di coalizzarci per tagliare la testa al toro, chiedendo di:

 

  • aumentare la quota di finanziamenti che vanno alle università in base alla valutazione della produzione scientifica dei singoli, mantenendo una periodica valutazione della stessa in base a standard internazionali (gli stessi per tutte le università).
  • fissare dei requisiti minimi nazionali di produttività scientifica per la promozione ad associato e ordinario, coerenti con gli standard internazionali utilizzati per la valutazione.
  • prevedere una carriera separata per i "lecturers", quelli che preferiscono fare didattica piuttosto che ricerca.

 

 

Io personalmente volevo aggiungere la proposta di "scelta di regime" in modo che nessun ricercatore a tempo indeterminato si senta discriminato, ma non ho trovato consenso. L'idea e' semplice: i vecchi ricercatori hanno il vantaggio del posto fisso. Quelli a tempo determinato hanno salari piu' alti e carriera piu' snella (be', fino ad associato) come nella tenure track, ma non hanno garanzia del posto. Consentiamo allora ai primi che si sentono discriminati di rinunciare, chi vuole, alla garanzia del posto in cambio dei vantaggi degli altri che sarebbero la causa della discriminazione. Chiaro no? Indovinate cosa ci farebbe l'assemblea dei ricercatori con quest'ultima proposta.

La morale e' che non tutti i ricercatori sono omertosi, allineati e coperti. Queste cose io e altri continueremo a dirle ogni volta che ce ne sara' l'occasione.

Se questo andra' a nostro discapito in Italia emigreremo anche noi, che le lingue le conosciamo. No problemo.

Giulio, io contento come una pasqua di essere contraddetto in questi casi, specialmente se la contraddizione è dovuta ad un controesempio.

Ma, al momento, quanto racconti conferma purtroppo la mia stima "nasometrica". Vedremo se altri si aggregherano.

Mi domando, infine: com'è che non hai riprodotto qui la lettera ed usato nFA come strumento di propaganda e raccolta adesioni? Siete sempre in tempo per farlo, ovviamente.

Mi domando, infine: com'è che non hai riprodotto qui la lettera ed usato nFA come strumento di propaganda e raccolta adesioni? Siete sempre in tempo per farlo, ovviamente.

Perche' fino a un minuto minuto fa :-) mi pareva una cosa interna al mio dipartimento (l'abbiamo messa in intranet e li' abbiamo raccolto adesioni da diversi colleghi). Ma si puo' fare una campagna piu' ampia su nFA, ottima idea. Ci lavoro (coi miei tre colleghi co-promotori, se vorranno) aggiornando l'appello alla luce degli eventi degli ultimi 4 mesi -- l'approvazione del ddl Gelmini, in particolare.

Stay tuned.

fino a un minuto minuto fa :-) mi pareva una cosa interna al mio dipartimento

Oh no che non è interna al tuo Dipartimento! Se hai le forze per partire con una iniziativa del genere sono pronto a saltare sulla vostra barca! Anzi per favore fallo!

C'è però un però di cui dovreste forse tener conto. Molti dipartimenti sopravvivono con la didattica dei ricercatori. I ricercatori a tempo determinato invece non insegneranno. Chi oggi è a tempo indeterminato e optasse per il tempo determinato diventerebbe un problema per il proprio dipartimento, perché prima insegnava e ora non insegna più, ma occupa le stesse risorse. Il dipartimento quindi la prenderebbe male, e anche ammesso che alla fine il ricercatore che ha optato per il t. determinato ottenesse l'abilitazione nazionale, il dipartimento lo chiamerebbe? Ad esempio a casa mia un certo grado di vendetta me lo aspetterei.

Sono totalmente d'accordo, al mille per mille, mi hai tolto le parole di bocca.

Complimenti, ottima iniziativa.

Aggiungo che la riforma della semi-tenure 3+3 potrebbe funzionare, ma solo se ci sono per davvero i soldi per confermare i meritevoli dopo 6 anni e se i criteri di valutazione del merito saranno ben fatti.

Giulio, alcune osservazioni e domande (con un po' di ritardo...).

Dici:

Cosa c'e' in questo che disturbava i ricercatori a tempo indeterminato? Ovvio: il fatto che mentre loro per diventare associati devono sostenere un concorso (con tutta l'incertezza e la lentezza del caso: per dare un'idea, i concorsi banditi nel 2008 dopo diversi anni si stanno svolgendo adesso), i nuovi ricercatori a tempo determinato lo diventerebbero (a condizione che ci siano i requisiti, stabiliti a priori, in termini di pubblicazioni) per decisione della propria universita': niente concorsi, niente lungaggini, una procedure "tenure-track" di tipo anglosassone

Non dubito che ciò possa essere vero per alcuni (molti?). A me personalmente però disturba il fatto che nel testo del ddl licenziato dal Senato non vi sia (o almeno, io non vi abbia trovato) alcuna indicazione riguardo l'obbligo di accantonare i fondi necesserari per l'assunzione, in qualità di associati, dei ricercatori TD che risultassero corrispondenti ai desiderata della facoltà e/o ai (vaghi) requisiti ministeriali. Concorderai che, così come è scritta, questa norma definisce una fattispecie alquanto distante dalla tenure-track, o sbaglio?

La (proposta di) riforma appare poi ai miei occhi addirittura "schizofrenica" quando pretende di coniugare questo (vago) concetto di meritrocrazia e di valorizzazione della ricerca condotta su standard internazionali con i seguenti meccanismi di attribuzione dei fondi (cito dal testo del ddl):

4. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, lettera d), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:

[...]

o) attribuzione di una quota non superiore al 3 per cento del fondo di finanziamento ordinario delle Università correlata a meccanismi di valutazione elaborati da parte dell'ANVUR.

Mi pare un po' blando come incentivo ad assumere brillanti ricercatori...

Sulla base della lettera del ddl dunque, non mi sembra proprio che la protesta dei ricercatori sia da biasimare tout court. L'evidenza di cui dispongo (puramente aneddotica, si badi) testimonia inoltre che a mobilitarsi sono proprio quelli che questo mestiere lo fanno con riconosciuto successo: a Roma le manifestazioni di dissenso più forte si sono avute soprattutto nei dipartimenti di Fisica, di Matematica e di Chimica. In questi dipartimenti, indicati da molti con l'abusata espressione di centri di eccellenza, l'adesione al blocco della didattica ha rasentato il 100%! Possibile che alla base di tutto ci sia il fatto che:

i ricercatori a tempo indeterminato si sentono scavalcati[?]

ne dubito...

PS: ho letto della notizia delle "ritorsioni" del tuo ateneo verso i ricercatori dissenzienti, volevo sapere se avevi qualche novità in proposito.

 

Grande Giulio

ottima iniziativa ed ottima soprattutto l'idea del cambio di regime. quella sempice regoletta mette a nudo le contraddizioni dei ricercatori a tempo indeterminato. pubblica subito e fai circolare la lettera. Troverai altre sponde fuori da Bologna. te lo dice un rtd. (ricercatore tempo determinato ex-legge moratti)

Anch'io sono convinto che si tratti di un'ottima idea e appoggio senza riserve la vostra posizione. Solo che riguarda un problema diverso, la progressione di carriera di alcuni gruppi di docenti. Se volete ne parliamo e riesumo il mio post sulla storia dei concorsi in Italia, mai pubblicato. Ma il mio testo si riferiva alla possibilità, auspicata da Boldrin, di criticare e, possibilmente far punire, professori (possibilmente ordinari, altrimenti non c'è gusto) fannulloni. Tale critica non può che essere su base individuale (il prof X ruba lo stipendio perchè non pubblica e sta tutto il giorno nel suo studio a ricevere pazienti).

PS Giulio, mi ricordo che una volta, nel lontano 1978 o 1979, fui quasi linciato in un'assemblea di precari per aver sostenuto l'opportunità di un filtro qualitativo prima dell'assunzione indiscriminata di tutti i precari

PPS i ricercatori fecero una battaglia accesa per avere il diritto di insegnare, che fu loro riconosciuto solo nel 1990, dieci anni dopo l'istituzione del ruolo. Ora mi sembra ipocrita dire che devono fare solo ricerca

i ricercatori fecero una battaglia accesa per avere il diritto di insegnare, che fu loro riconosciuto solo nel 1990, dieci anni dopo l'istituzione del ruolo. Ora mi sembra ipocrita dire che devono fare solo ricerca

Io nel '90 non c'ero, ma immagino di sapere perché i ricercatori fecero una battaglia simile. Suppongo che venissero obbligati a insegnare, ma tale insegnamento non veniva riconosciuto.

Ora i ricercatori insegnano ben oltre il loro dovere, e la ragione è che l'insegnamento (la "disponibilità" ad aiutare in Dipartimento se volete) è titolo per procedere nella carriera.

Oggi si torna a rivendicare il proprio ruolo di ricercatori, non docenti, ed è effettivamente ipocrita. La ragione comunque è pure questa ovvia: con la "riforma" Gelmini la carriera del ricercatore a tempo indeterminato è bloccata, quindi che senso ha adesso lavorare gratis per maturare i titoli di "disponibilità" in vista di un concorso che non verrà?

 

 

Immagini male - almeno per la mia esperienza nessuno insegnava corsi, al massimo facevano lezioni di sostegno. Volevano insegnare per sentirsi ed essere riconosciuti come professori. Poi perchè i miei colleghi di allora ci  tenessero tanto (status sociale al di fuori dell'università? interessi professionali? odio per un ruolo dichiaratamente subalterno all'interno?) non lo so. Io quando ero ricercatore mi sono sempre rifiutato di tenere un corso

 

Volevano insegnare per sentirsi ed essere riconosciuti come professori. 

Oho!

Beh, grazie di questa informazione di cui per problemi di età nulla sapevo. Devo dire allora che ho avuto dei predecessori -scusate se sono scurrile - coglioni. Peggio per loro, e peggio per me. Amen.

lo faro'.

e ti scrivero' per farti un po' di domande, giusto per essere sicuro di aver capito come funzionate voi altri :-)

Giulio, se vuoi sapere qualcosa degli RTD Moratti, io sono stato uno di quelli, probabilmente il primo in Italia, nel lontano 2000. Alla Scuola Sant'Anna ad un certo punto hanno fatto solo quel tipo di ricercatori lì. Ho descritto la mia storia qui, se ti interessa sapere come ha funzionato (male ha funzionato, ma non per l'aspetto TD).

E se vuoi raccogliere adesioni fra iricercatori TD, penso potrai contattare qualcuno dei nostri ricercatori (se mi mandi una e-mail ti do i contatti del rappresentante). E naturalmente, hai anche la mia adesione.

 

Credo che la mia storia sia piuttosto tipica. Quando meritavo l'ordinariato (secondo il mio giudizio) ero Ricercatore, quando non lo meritavo più (per ragioni ovvie) ho vinto il “concorso di prima fascia". Il mio curriculum rimaneva ancora relativamente importante (secondo il mio giudizio) ma c'era un'evidente interruzione negli ultimi anni. 

Io non ho mai avuto il coraggio (la voglia sì) di tentare un'iniziativa come quella suggerita da Michele Boldrin, anche perché ero certo che non avrebbe sortito alcun effetto se non quello di danneggiare non solo la mia “carriera” ma anche la mia attività di ricerca.

Tuttavia, poco prima del mio pensionamento (per malattia) un giornalista che conosceva le mie tendenze da “cattivo picciotto” mi ha chiesto di abbozzare una valutazione dell'attività scientifica dei miei colleghi, alcuni dei quali erano a conoscenza dell’iniziativa e la approvavano.

Io mi sono dichiarato disponibile ad aiutarlo solo nel caso in cui avesse avuto l’intenzione di lanciare una “campagna” sull’argomento. Lui mi ha assicurato che sì e io ho cominciato con il fornirgli la somma degli impact factor e delle citazioni di ciascun docente della mia disciplina nella mia facoltà, me compreso.

L'ho avvertito che una "classifica" stilata un questo modo aveva i suoi difetti ma che il risultato era piuttosto aderente a quelle che erano le mie valutazioni personali.

Il risultato è stato un singolo articolo che è caduto nel disinteresse più generale della disciplina, della città, dell'Ordine, dell’Ateneo, della Facoltà e perfino del mio Dipartimento. Nessuna reazione, da parte di nessuno, inclusi i colleghi interessati, e il giornalista è scomparso. Mi sembra che un risultato analogamente deludente l’abbia ottenuto perfino Roberto Perotti, che si è occupato dell’argomento con molto maggiore impegno e autorevolezza di me.

Non è soltanto l’Università che respinge qualunque seria valutazione di merito, è l’intera società italiana, ed è per questo che quanto suggerisce Michele non potrebbe avere alcuna possibilità di successo se non, forse, con una campagna guidata sistematicamente da “emigrati” eccellenti come i redattori di noisefromamerika.

 

Da un po' di tempo mi sto occupando di approcci eterodossi, dopo una formazione standard (Barro e Sala, Romer, ecc.). Anche se alla fine scegliessi di restare nell'ortodossia non mi sembrerebbe affatto tempo perso. Il confronto tra approcci teorici fa capire molte cose che altrimenti restano nell'ombra.

Per questi motivi ho studiato un po' di letteratura eterodossa, anche recente. A me francamente i contributi di Brancaccio sembrano veramente ottimi (un esempio recentissimo è questo:  http://www.informaworld.com/smpp/content~db=all~content=a924745050~frm=titlelink, io ho letto il wp dal suo sito). Quest'anno Brancaccio ha pure organizzato da solo un convegno che ha fatto discutere: www.theglobalcrisis.info (leggo che gli atti li pubblicherà Routledge). Tra gli economisti eterodossi è certamente tra i più produttivi. Nonostante questo non mi sembra proprio che stia alla testa della gerarchia accademica.

Se poi il problema è che Brancaccio pubblica sulla Review of Political Economy o sul CJE invece che su JET o AER, a me sembra ovvio che sia così. Una rivista di solito sceglie una impostazione epistemologica e teorica, e tende a ospitare contributi affini a quella impostazione. Forse vogliamo dire che Review of Political Economy o CJE hanno meno citazioni di JET o AER e quindi vanno considerate di serie B? Nel Comitato di valutazione della ricerca Tabellini aveva questra posizione ma fu molto criticato da Pasinetti e Fitoussi per la semplice ragione che è scontato che le riviste eterodosse abbiano meno citazioni (vedo che anche Brancaccio ne parla qui: http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=1940).

Ovviamente esisteranno economisti eterodossi che a differenza di Brancaccio non producono granché. Ma siamo sicuri che questi soggetti stiano solo tra le file degli eterodossi? posibile che tra gli economisti mainstream non ci siano imbecilli che abbiano immeritatamente vinto un concorso, o baroni che tengono il doppio o il triplo lavoro?

Se lo scopo di questo articolo è realmente quello di scovare i ''fannulloni'', allora non mi sembra una buona idea partire dal presupposto che in quanto tali gli eterodossi sono ''cattivi'' e gli altri sono ''i bravi''. Metterla in termini di guerra delle idee finirà solo per favorire i fannulloni, eterodossi o mainstream che siano. A me sembra chiaro che se le valutazioni partono dalla solita guerra epistemologica e teorica i vari presidenti di commissione preferiranno far vincere degli ''imbecilli'' più vicini alle loro linee di ricerca che dei brillanti ricercatori indipendenti.

Cui dovrà pur essere un modo per scovare i ''fannulloni'' senza avviare la solita battaglia epistemologica. Partire da questa secondo me significa mancare completamente l'obiettivo.

 

  

Non viene menzionato, con riferimento ai professori assenteisti, il fatto che la verifica dell' attività didattica viene effettuata tramite la tenuta di un registro che viene riempito dal docente senza possibilità pratica di controllo sulla sua veridicità. Ci si ricorda ancora a Pisa il caso di un docente residente altrove che chiese il registro al capo bidello a giugno per poterlo riempire, senza che nessuno l'avesse mai visto prima. Dato che il capo bidello era autorevole il registro glielo rifiutò... Tenuto conto che è rimasto a lungo in carriera evidentemente qualcuno il registro glielo deve aver dato (e tenuto per buono). E poi c' è la differenza fra osservare e verificare. C' era a Pisa un docente non residente, in tutt' altre faccende affaccendato, che, affrontato da colleghi non omertosi rispose: se vi permettete di dichiarare alcunchè vi denuncio per calunnia. Al che i colleghi non omertosi fecero immediatamente marcia indietro. Indipendentemente dall' esito possibile dell' azione giudiziaria il risultato immediato era la necessità di affrontare i costi ingenti dell' assistenza di un avvocato penalista, cosa che sicuramente non preoccupava il docente assenteista in quanto molto ricco di famiglia. In genere la struttura degli incentivi implica un chiaro vantaggio per la soluzione di laissez faire, laissez passer. Poniamo, ad esempio le commissioni di conferma. Se la commissione conferma qualcuno (cosa che corrisponde alla regola, indipendentemente dai meriti o demeriti del candidato) assolutamente nessuno si lamenta: non c' è nessuno che ha il compito di difendere l' interesse pubblico, tranne i commissari stessi. Ma nel caso che esercitino effettivamente la loro funzione e sconfermino qualcuno ritenuto immeritevole, apriti cielo, interventi irati dei suoi protettori e amici, ricorsi su ricorsi al Tar, in genere ben disposto verso i ricorrenti, noie e fastidi a non finire e e anche rischi giudiziari in caso di faux pas. In genere questo può essere generalizzato nei confronti di qualsiasi azione repressiva da parte delle autorita (presidi, direttori di dipartimento) preposti teoricamente a far osservare la disciplina. Se esercitano effettivamente i loro poteri disciplinari vanno incontro a noie a non finire, se non li esercitano vivono tranquilli e contenti. In parte l' omertà dipende dal costume, in parte invece dalla natura delle norme e degli incentivi.

In parte l' omertà dipende dal costume, in parte invece dalla natura delle norme e degli incentivi.

Questo e' vero, Alberto, ma non credo che questo spieghi le peculiarita' italiane. Voglio dire: norme e incentivi in Itallia per le cose che descrivi sono del tutto simili a quelli che ci sono in altre parti del mondo.

Uno puo' essere denunciato per calunnia in molti altri paesi: questo fatto non e' sufficiente a generare omerta'. Peraltro se uno riporta un fatto oggettivo cos'ha da temere? Se e' per il costo dell'avvocato, un avvocato d'ufficio va benissimo contro una denuncia pretestuosa.

Stessa cosa per le conferme. In tutte le universita' del mondo chi non da' conferma/tenure si attira la malevolenza del candidato e va incontro a possibili ricorsi. Eppure questo sembra generare conferme-farsa solo da noi.

[OT] colleghi esteri ritengono che il nostro "diritto romano" sia veramente all'avanguardia e lo studiano come modello da imitare. Poi rimangono allibiti sul come viene applicato....[/OT]. Non sono del campo, per cui è un semplice e genuino riportare certi commenti....

Un intero articolo mosso dall'esclusiva finalità di tentare una scaramuccia (imbarazzante) con il principale artefice della lapide granitica apposta sulla scombussolata lettera contro i cento economisti (di cui non faccio parte, per togliere dubbi maliziosi sul mio intervento).

Niente male.

Cerchiamo di capirci, perchè dai fatti ai misfatti il passo pare essere più lungo della gamba. Brancaccio (il cui lavoro ho iniziato a seguire anche in virtù della divertente e micidiale risposta al vostro intervento brancaleonico sulla lettera di cui sopra) inserisce sul proprio sito alcune pubblicazioni senza ulteriore finalità dalla seguente: inserire sul proprio sito delle pubblicazioni. Da qui ad attribuirgli sedicenti (e seducenti) secondi fini che dovrebbero comprovare la tesi dell'articolo si raggiunge l'esasperazione metafisica.

Certo, ogni singola parola dell'articolo sembra plasmata sul fatidico "non volevo dire quello", ma in tal caso passeremmo dalla squallida malizia alla pura inettitudine logica: Brancaccio chiamato in causa così perchè ci piace.

Immaginando il supremo machiavellismo retorico dell'articoletto, data l'arditezza intellettuale, frutto del genio assortito di un conclave cerebrale, vorrei complimentarmi con suddetto sinedrio per l'eccellente opera informativa e l'irraggiungibile tenore accademico del post, perfettamente capace di spiegare (suo malgrado) i molteplici guasti che affliggono l'animale intellettuale italiano da circa duemila e trecento anni.

Continuate così, siete un ottimo caso di studio.

 

PS: non sono un docente universitario e guadagno uno stipendio sufficiente a farmi ipocritamente sentire in pace con il mondo.

frutto del genio assortito di un conclave cerebrale, vorrei complimentarmi con suddetto sinedrio

Gli autori degli articoli sono i soli responsabili di quello che scrivono, e' bene ricordarlo.

Cerchiamo di capirci, allora. Per ogni Brancaccio che pubblica 5 articoli l'anno pieni di logica incoerente, ce ne sono 100 che pubblicano zero in 15 anni. Zero articoli scientifici, zero articoli di giornale, zero posts su lavoce.info o altrove. Magari l'esempio è stato scelto male, ma questo era il senso del post, a mio parere. 

Sulla ''logica incoerente'' consiglierei prudenza perché per quello che ho studiato finora la questione è un poco complicata e non si dovrebbe parlare senza sapere. Per adesso io ho capito che Brancaccio ha notato che Bisin e Boldrin su Sraffa ''vanno per sentito dire''. Lui ha fornito tutti i riferimenti necessari per chiarire il punto. Vedremo se e come Bisin e Boldrin replicheranno, la cosa mi interessa.

Sull'esempio scelto male da Federico, sono d'accordo con lei che sia poco azzeccato e quoto pure il prof. Zanella, che ha precisato che ognuno si assume la responsabilità di quello che scrive. Sarà dietrologico, ma io penso che l'autore di questo post sapesse benissimo che Brancaccio è uno dei migliori economisti eterodossi italiani. Scegliere proprio lui può solo significare che l'obiettivo di questo articolo non erano i ''fannulloni'', ma era quello di aprire in modo un po' maldestro la solita, vecchia battaglia delle idee. Ho già scritto che questo modo di procedere è completamente sbagliato e non centra un bersaglio che dovrebbe essere comune a tutti: colpire i privilegiati e i nullafacenti.

 

  

 

Roberto, non sono d'accordo. La questione dei ''fannulloni'' qui non c'entra niente, è un pretesto. Qui è in gioco una battaglia delle idee, e non va evitata come dici tu ma va condotta fino in fondo.

Questo Federico è a sua volta omertoso, perchè non ha il coraggio di dirlo fino in fondo, ma è ovvio che con un articolo come questo lui se ne frega della efficienza. In realtà lui punta a tagliare le gambe a tutta la ricerca eterodossa in Italia. Se questo Federico sceglie proprio Brancaccio come esempio non lo fa per caso, ma lo fa per tagliare tutti gli eterodossi che pubblicano appena un po' meno e un po' peggio di Brancaccio.

Brancaccio nella sua intervista lo ha detto in accademichese, ma in fondo ha spiegato perchè il RBC di Boldrin è una cosa immonda e anti-scientifica. E' chiaro quindi che se questo Federico pensa di dare a Boldrin il privilegio di decidere se Brancaccio è o non è ''scientifico'', la risposta sarà scontata. Federico è uno storico,  non ci capirà niente di queste controversie. Ammette di non conoscere nemmeno Review of Political Economy, che conosco pure io. Ma per lui non conta, perchè sta chiaramente partecipando al gioco di fazioni, di cricche, di bande che Boldrin vuole e infatti senza pensarci su fa pubblicare questo post senza capo né coda. 

La questione dei ''fannulloni'' quindi è uno specchietto per le allodole, è un diversivo. Se Federico fosse stato più onesto o meno ingenuo, avrebbe scelto il nome di un fannullone neoclassico in modo da sgombrare il campo dai sospetti. Invece ha scelto uno degli eterodossi più abili e più in vista.

Se allora deve essere battaglia delle idee, che lo sia. Hai perfettamente ragione a dire che con l'atteggiamento equivoco di Federico i fannulloni, neoclassici o eterodossi, si sentiranno protetti proprio a causa della guerra tra bande e della logica ''partigiana'' che prevarra' nelle decisioni. Gli imbecili fedeli alle varie bande prevarranno sui ricercatori brillanti ma indipendenti. Di questo si prenderanno la responsabilità personaggi come Federico, Boldrin e i redattori di NFA. Ma almeno lo scontro sarà aperto e finalmente capiremo chi scrive davvero le ''boiate''. 

Francesco

P.S. Nel post di Federico si fa un accenno alla maggiore o minore scientificità di Giavazzi o di Brancaccio. Magari, se Federico si degna di sbattere la testa sulla questione (posto che ne sia capace) ci potrà dare un verdetto un poco meno campato in aria di quello che esce dal suo pessimo post agostano. Gli consiglio quindi di leggersi il Blanchard e Giavazzi citato in questo articolo, e poi l'articolo stesso:  http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2010/04/brancaccio-studi-economici-preliminare.pdf

     

scusami la domanda - e ti prego di credermi che te la chiedo ingenuamente - ma se hai tutto sto livore per Boldrin e soci, perche' vieni su nFA? La vita e' breve e rovinarsela per (quelli che tu ritieni essere) dei coglioni davvero non vale la pena :-)

Se vuoi aiutare Brancaccio, lavora con lui in qualche modo. Se vuoi sconfiggere i vari Boldrin, fallo sul campo scientifico, altrove sono solo chiacchiere a vanvera.

La struttura non mi aiuta a capire se sia un messaggio indirizzato a me. Sperando di non sottrarre la parola ad altri mi limito ad esprimere un certo sconcerto per la bassa fiducia che nutri in te stesso, se rinunci così in fretta alla difesa del tuo operato. Nessuna pretesa scientifica? Ma allora perchè prodursi in un'imbarazzante bastonatura (fallita), se non per soddisfare obiettivi che restano, comunque, disattesi?

Ripeto: questo commento non è mio. E, come tutti i professori italiani, ho grandissima fiducia in me stesso

GIOVANNI FEDERICO

PS hai un nome e cognome?

ho sia un nome che un cognome, stranamente, ma capita pure che non ami, dopo un infelicissimo evento, lasciarli impigliati in giro per la rete. Conoscere il mio nome e cognome non ti gioverebbe punto, perchè potrei mentirti, come mentirti può chiunque. Se vuoi soddisfare quel genere di pruderie, chiedi agli amministratori del sito di tracciare il mio IP e confrontare la provenienza dei dati con quello della tua (presumibile) lista di sospettati.

E' risaputo che gli economisti eterodossi, non vivendo per definizione nell'epicentro del guadagno intellettuale, difficilmente possono permettersi di saltabeccare da una città all'altra per sfuggire alla tua perspicace acribia.

Ripeto, non mi conosci perchè sono il tipico signor nessuno per il quale è stato confezionato questo preciso articolo, nella non indifferente eccentricità di una buona consapevolezza della diatriba sottostante e una cultura appena superiore a quella di uno sprovveduto

 

Arpazo, devi scusarmi ma sono persona limitata e non ho capito assolutamente qual è il tuo punto. Potresti spiegarmelo, se hai un po' di tempo, con parole semplici? Sono particolarmente curioso di sapere cosa è successo 2300 anni fa e come mi ha influenzato. Ma, ripeto, parole semplici per favore, che sono un povero di spirito.

Rispondo in ordine sparso nella speranza di evitare incomprensioni, sotterfugi, gabole.

Chiariamoci: il mio post nasceva dalla volontà di esporre una dovuta puntualizzazione, imprescindibile per una serie di ragioni. Prima di tutto, il contesto in cui questo post è maturato non è "neutrale": lo scrivo non tanto per chi è intervenuto fino ad ora, ma per chi potrebbe avventurarsi per la prima volta. Secondo, questa piattaforma, nonostante le pretese implicite di informale imparzialità, trae origine da presupposti ideologici dichiarati a piè sospinto ed è tuttaltro che imparziale. Ho usato l'espressione imparziale scientificità con la precisa volontà di evidenziare una contraddizione in termini più volte osservata nelle mie letture raminghe da queste parti. Perchè scientificità? Perchè gli articoli hanno l'ambizione di risultare oggettivi (altrimenti, perchè scrivere?). Ho apprezzato alcuni interessanti articoli (di solito provenienti dalla penna di Zanella), ma in genere, quando vedo sostituirsi all'ironia e alla causticità lo sbrodolamento eristico di chi ha finalità non dichiarate, mi indigno.

Delle due l'una: o si sceglie la via delle chiacchere da bar, dichiarandole come tali, o si persegue la strada dell'onestà. Capisco che la politica (italianissima, con buona pace dei nostri emigrati salterini) del cerchiobottismo sia la più conveniente, sempre, ma la scanzonatura ha un valore nel momento in cui assume su di se la responsabilità delle proprie azioni.

Detto questo, liquiderei in due parole la parentesi che avevo aperto (e chiuso) col primo messaggio. Come ho appena scritto, questa piattaforma non è neutrale, così come i plausibili moventi dell'articolo. Se tutto ciò fosse dichiarato apertamente non avrei scomodato questi dieci minuti del mio tempo per un messaggio che può essere accolto con una scrollata di spalle, o magari, come un invito ad una maggiore franchezza nell'uso che si fa della retorica, perchè, ripeto, spacciare attraverso un'immagine (artificiale) di oggettività un'idea personale (e in questo caso tutt'altro che inoffensiva) è una frode.

Mi è stato chiesto come fanno duemila anni di italianità a riversarsi in questa piccola questione. Risponderei (attraverso un esempio relativamente recente) con la polemica Orsi-Muratori- Beaubourg (1650), se il punto non fosse stato, nella mia iniziale volontà, una semplice coloritura. Esempi lì appresso ne troviamo in tutto il settecento (classicisti cattolici vs romantici nazionalisti). Per tornare (molto) indietro, ci sono Simmaco e Ambrogio. Ovviamente sono solo un paio di nomi nel mare magno che ha modellato la nostra meravigliosa lingua cortigiana, tanto abile in un ben determinato tipo di sottigliezza.

ave

Come autore del post posso confermare che di Brancaccio non me ne frega niente. Io volevo rispondere ad una domanda, mi sembra, più importante: perchè i professori (mediamente) bravi non si ribellano e denunciano il comportamento dei fannulloni?  La domanda mi sembra importante perchè se lo facessero, l'università italiana potrebbe essre molto migliore. Io sostengo che non lo fanno perchè le regole disincentivano la denuncia.

PS contrariamente a quanto sembra dalla discussione, io non sono "Federico" (nome?) ma "giovanni Federico" (nome e cognome).

PPS sarebbe opportuno che NESSUNO usasse psedudonimi o abbrevazionai

Guarda, è inutile tentare una difesa per quella via. Chi nulla sa di te, di Boldrin, di Bisin, di Brancaccio, o molto più facilmente, di economia, dal tuo pezzo ha imparato una sola cosa: B. è un poveraccio vestito di pezze che non meriterebbe neppure di possedere (o perchè tuffato in un dipartimento di fannulloni, o perchè, molto più semplicemente, stando alle tue parole, colpevole di scrivere articoli che michele boldrin difficilmente riterrebbe scientifici), e questo poveraccio sfigura non contro un generico titano della razza economa, bensì contro tale Giavazzi, ben noto per il preciso taglio accademico dei propri articoli.

Suvvia...

L'ha già detto Giovanni Federico, quindi forse è superfluo ribatterlo. Ma lo faccio lo stesso.

1) Mi rendo conto che per gente che vive in un mondo di complotti sia impossibile anche solo concepire che altri non complottino, ma ne' Giovanni ne' io complottiamo. L'articolo è a firma Giovanni Federico, Giovanni l'ha scritto in totale autonomia, punto. L'esempio l'ha scelto lui, buono o cattivo che sia. Fine.

2) Da tempo evito di perdere tempo con anonimi, specialmente quanto mestano nel torbido. Non ho nessuna intenzione di cambiare approccio.

Arpazo è così imbecille che non ha neppure capito che l'esempio era FAVOREVOLE a Brancaccio

piano con le parole, fai una (altra) figuraccia.

Non so se ti è chiaro, ma il problema sta proprio nel modo in cui hai cercato di barcamenarti tirando troppi fili.

Saro' imbecille anch'io, ma non mi sembra che l'esempio fosse "favorevole a Brancaccio".

Quando scrivi:

Non si tratterebbe più di valutare personalmente Brancaccio ma il suo dipartimento in confronto con altri dipartimenti e quindi, implicitamente, di affermare che il lavori di Brancaccio, pur “scientifici”, sono peggiori di quelli di Giavazzi. Quindi, la presenza di fannulloni danneggerebbe direttamente i “bravi”.

l'interpretazione piu' naturale e' che secondo te Brancaccio e' peggio di Giavazzi e che e' un fannullone la cui presenza danneggerebbe i "bravi" nel suo dipartimento (se i fondi dei dipartimenti dipendessero dalla maggiore o minore "bravura" dei loro membri).

Poche righe prima avevi scritto:

Emiliano Brancaccio [...] elenca una serie di pubblicazioni negli ultimi tre anni – due articoli su riviste in lingua inglese (a me sconosciute), un capitolo di libro pubblicato da una rispettabile casa editrice inglese, due articoli su riviste italiane ed un working paper. Sicuramente, Emiliano Brancaccio sarebbe definito uno studioso produttivo secondo gli standards ministeriali. Sono altrettanto sicuro che Michele Boldrin avrebbe fortissime obiezioni a valutare queste pubblicazioni come lavori scientifici.

Anche qui, l'interpretazione naturale e' che secondo te Brancaccio pubblichera' anche abbastanza (quindi non e' fannullone in senso stretto), ma sono pubblicazioni del cavolo che non valgono niente - e che il problema sarebbe l'incapacita' ministeriale di distinguere tra pubblicazioni di valore e non.

(btw, se il ministero non e' capace di distinguere tra pubblicazioni di valore e non, come farebbe a capire che le pubblicazioni dei membri del dipartimento di Giavazzi hanno in media piu' valore di quelle provenienti dal dipartimento di Brancaccio?)

(...) ma sono pubblicazioni del cavolo che non valgono niente - e che il problema sarebbe l'incapacita' ministeriale di distinguere tra pubblicazioni di valore e non.

(btw, se il ministero non e' capace di distinguere tra pubblicazioni di valore e non, come farebbe a capire che le pubblicazioni dei membri del dipartimento di Giavazzi hanno in media piu' valore di quelle provenienti dal dipartimento di Brancaccio?)

Vabbe', ma ci sono sia gli indicatori "freddi", come l'impact factor dellle riviste o le citazioni/il numero h del ricercatore in questione, sia la reputazione at large dello studioso nella comunita' internazionale. Assumendo che l'economia sia una disciplina scientifica e non un insieme di scuole bande senza capacita' di comunicazione reciproca. Si prendono un po' di studiosi internazionali di chiara fama e gli si chiede di giudicare il contributo scientifico dei ricercatori e dei dipartimenti nostrani. Sara' cosi' difficile?

 

E io mica ho detto che non si possa (e debba) fare!

Quello che chiedevo all'autore del post e' perche' secondo lui (se ho capito bene) sarebbe piu' facile giudicare la qualita' di un dipartimento che quella di un individuo.

E' molto semplice e se gli esagitati difensori di Brancaccio permettessero una discussione civile se ne potrebbe parlare. Comunque ci provo

I criteri di valutazione (IF, liste di riviste etc.) sono ovviamente sempre gli stessi e quindi le pubblicazioni di Brancaccio apparirebbero comunque deboli agli ortodossi, che, come dice il nome prevalgono nel mondo. Però ci sono tre diversi livelli di valutazione

i) individuale assoluta (quella in teoria prevista dalla legge Gelmini): Brancaccio non è uno studioso serio e quindi bisogna  togliergli gli scatti di anzianità, il diritto a partecipare alle commissioni etc

ii) individuale comparativa (quella dei concorsi): Brancaccio è uno studioso serio, che noi riteniamo inferiore a Giavazzi

iii) collettiva comparativa (quella da me propugnata): Brancaccio è uno studioso serio, ma il suo dipartimento è inferiore a quello della Bocconi

Il caso ii) è applicabile solo ai concorsi. Il criterio iii)  mi sembra molto più favorevole dell'i) agli "eterodossi". Un Dipartimento potrebbe p.es. decidere di assumere Brancaccio sapendo di poter essere penalizzato ma ritenendo comunque utile presentare agli studenti un punto di vista diverso. In questo senso dicevo che il mio post è favorevole a Brancaccio. Infatti, se il ministero non cambia idea, delle due l'una:

- o l'ANVUR diventerà la solita buffonata all'italiana e chiunque abbia imbrattato due pagine verrà definito "produttivo" - facendo perdere l'ennesima occasione di miglioramento all'università italiana

- o l'ANVUR sarà una cosa seria e gli "eterodossi" saranno penalizzati personalmente proprio in quanto eterodossi

Ma si sa, quando qualcuno indica la luna, lo sciocco guarda il dito

 

 

 

Come no, facilissimo: io scelgo Pasinetti, Fitoussi e guarda, ci metto pure Stiglitz. A te e ai companeros di NFA lascio Prescott, Kydland e gli altri sballati del RBC. I bocconiani fuori dalle palle, che è meglio per chiunque sia dotato di senno. Come vedi non è che ci si salva appellandosi ai grandi luminari internazionali, perchè ci sono luminari e luminari. Sulla sciocchezza dell'IF ''freddo'' ti ha già risposto Giovanni Federico. Vedi che le cose sono difficili? Senza offesa, ma a volte voi lettori di NFA sembrate caduti giù dal pero.

 

 

 

Veramente Giovanni Federico non ha detto che gli IF siano una sciocchezza. Al contrario, mi sembra ne sia favorevole all'uso.

Nessuno ha detto che gli IF siano una misura perfetta della qualita' scientifica (se ne e' discusso anche qui su nFA). E certo, nemmeno la scelta dei "luminari internazionali" sarebbe del tutto oggettiva.

Non esiste un algoritmo che possa decidere se un lavoro scientifico (o un ricercatore, o un dipartimento) e' buono o no.  Quindi ci si deve affidare a metodi umanamente imperfetti.

Il punto e' cosa sia meglio usare nel contesto dell'accademia italiana: IF "freddo" (quale IF esattamente?), IF+"luminari internazionali" (scelti dal ministero o dal dipartimento?), scelta libera del dipartimento (piu' o meno come funziona adesso) o cosa?

 

Senza offesa, ma a volte voi lettori di NFA sembrate caduti giù dal pero.

Mio caro omonimo, capisco che tu, venendo su queste pagine da fanboy acritico di Brancaccio, ti aspetti di incontrare interlocutori a te speculari, ma ti posso assicurare che non mi ascrivo ai fan acritici di nessuno.

Dei limiti degli indicatori freddi sono perfettamente cosciente, come quasi chiunque altro nella comunita' accademica. IF, citazioni e h-number vanno pesati a seconda dell'ampiezza del campo di studi o della specializzazione scelta, proprio a questo serve il giudizio dei pari (meglio se stranieri, in modo da avere una certa distanza dalle beghe locali). Detto questo, una disciplina seria dovrebbe essere capace di raggiungere un consenso minimo condiviso e spannometrico se non sui risultati almeno sul valore scientifico degli attori in campo. Altrimenti su che base le valutiamo le carriere accademiche? I fondi di caffe'?

Il dibattito eterodossi/ortodossi e' fuori luogo, qui si sta parlando di criteri di valutazione accademici. Le domande da porsi (a cui io non essendo un economista non so rispondere) dovrebbero essere : 1. Brancaccio pubblica sulle migliori riviste internazionali accessibili agli economisti eterodossi? 2. La scuola eterodossa soddisfa i criteri minimi di scientificita'  per essere presa sul serio (e io spero pure di si', essendo favorevole al pluralismo intellettuale)? Tutto il resto -- comprese le boutades su Maradona e Bruscolotti -- e' irrilevante caciara da tifosi fanatici.

 

Che l'economia eterodossa soddisfi i criteri minimi di scientificità non v'è dubbio. Per quanto si possa non essere d'accordo nessuno direbbe che Robinson, Kaldor, Sraffa, Minsky fossero ciarlatani.

Le riviste su cui ha pubblicato Brancaccio hanno articoli di Lavoie, Harcourt, Egidi, Garegnani, Rochon, Barucci, Ciocca, Becattini, Cavalieri, Buchanan, Roncaglia, Graziani, PIvetti, Artoni, MOtterlini, Arrow, Musu, Fontana

Grazie per la rapidissima comparsata, dunque.

Sarebbe comunque un'ottima idea evitare di accoppiare lo sbeffeggiamento dei complottisti con la richiesta perentoria dei nomi e dei cognomi dei partecipanti alla discussione.

Le due cose stridono dolorosamente

Credo Giovanni abbia ragione: chiunque si celi dietro ad "Arpazo" è così denso che non capisce nemmeno quello che legge, almeno non in questa istanza.

Ad ogni modo, no matter.

Passo e chiudo: la Dibona alla Torre di Falzarego è molto più interessante di un labile anonimo, e devo svegliarmi prestino.

Immagino comprenderai le angustie di un ingenuo lettore: se infastidito da un uso raggirante della cattiva retorica mi ritrovo per giunta assediato dall'attitudine debolmente avvelenata di un bambino a cui hanno rotto la macchinina, mi sento in diritto di sollevare l'(ovvia) obiezione che è stata al più in grado di produrre affannosi tentativi di correzione dei vari messaggi. Poi, se uno vuole leggersi qualche (buon) confezionamento di livore e impotenza si volge piuttosto a Lotario di Segni o Bono Giamboni.

Senza dubbio, avendo trascorso metà vita a studiare con riconosciuta soddisfazione testi appena più intensi di questo prodigio, mi è preclusa la possibilità di comprenderne l'ardita trama interiore, la cui efficacia, evidentemente, è degna di altre maestose figlie di Polinnia presenti in giro per il sito.

Per chi intende: di Anselmo d'Aosta ne è bastato uno (a proposito dei carteggi di cui mi si chiedeva sarcasticamente esemplificazione), il mondo ne sta ridendo ancora oggi.

Probabilmente, più che domandare il codice fiscale dei vari utenti, sarebbe utile impedire la modifica maldestra dei post ed avvisare i malcapitati lettori degli intenti pretestuosi di vari articol con un bel tag aggiuntivo, "frustrazione". Ve ne fu uno in proposito tempo addietro di Bisin che mi infastidì al pari di questo, ma se non altro la rabbia era tanto cocente da obbligare l'autore ad una dichiarazione di intenti.

 

Per il resto, augurissimi per la (ancor latitante) risposta a B. e compagni(a), che immagino non sia ancora stata pubblicata per ragioni di tempo e virilità assortita.

 

Ovviamente tutto questo detto con un docile sorriso sulle labbra.

Ad usum Boldrini et Foederici: tale Arpazo altri non e' che uno stantio imitatore del gia' triste Geminello Alvi piu' volte quivi sbeffeggiato, sbugiardato ed uccellato. Sue iniziali sono FP.

Purtroppo la divinazione non rientra nel novero delle tue capacità. Ora che che hai potuto svolgere il tuo (essenziale) ruolo, sei libero di rientrare nella scatola di patatine da cui sei emerso, in attesa di un gadget più divertente.

A parte l'ennesima raccomandazione a spostare le risorse intellettuali verso un irrobustimento teoretico (piuttosto gracilino, pare), abbandonando al suo destino questa imbarazzante farsa inquisitoria, suggerirei, ancora una volta, di controllare gli IP del computer da cui compaiono i miei messaggi: la scoperta vi rasserenerà al punto di accettare quanto già scritto nel primo messaggio. Nessuno di voi mi conosce o ha mai avuto modo di avere a che fare con me, per ragioni geografiche e culturali. Solitamente intervengo in luoghi più consoni, ma per le ragioni di cui sopra, a beneficio di qualche plausibile visitatore incosciente, ho preferito lasciare due modeste righe, senza le farraginose macchinazioni che mi pare costituiscano, da queste parti, unico (af)flato esistenziale. Probabilmente, se vi interessaste meno al chi e più al cosa, riuscireste ad evitare le maestose cantonate che vi costringono a questi poveri espedienti.

Non c'è discredito peggiore, per questo sito, della sorpresa per l'intervento di un anonimo lettore, e la sagra del solipsismo srotolatasi sotto i miei occhi è più eloquente di qualsiasi affermazione. In effetti, considerata la povertà delle risposte, la grossolanità delle sottigliezze, nonchè l'uso continuo della manomissione dei messaggi (una tecnica scientifica rinomata nell'empireo d'oltremare, immagino) ha reso il divertimento di un quarto d'ora un imbarazzo  grossolano a cui non avrei particolar voglia di dar seguito.

 

ave

Seriamente, pseudo-Geminello, ti pare codesto il modo con cui rivolgerti ad uno dei migliori economisti italiani, pubblicazioni scientifiche alla mano?

aspetto il prossimo lancio della Kellogg's per farmi un'idea in merito

 

ps: sostenere l'infunzionalità del sistema e farsi vanto dei riconoscimenti che esso elargisce è modo migliore per peggiorarsi la reputazione (futura).

Sartre rifiutò il Nobel per non altri motivi

Dico solo che italianissimamente sembri piu' invidioso dei tuoi connazionali celebri che altro. Davvero Brancaccio e Boldrin son sullo stesso piano, tu credi?

Boldrin, per quel che riguarda i miei eccentrici interessi, è perfettamente integrato in un sistema di cui è parte ed espressione, al quale non aggiunge o sottrae una virgola, dal punto di vista di un alieno quale io sono, interessato ai fondamenti intellettuali in gioco, all'intelligenza, al senso critico e alla capacità di battere e controbattere producendo nuovi riflessi e concettualizzazioni. Proprio in virtù dell'eventuale seguito che darà allo scritto del Brancaccio avrò modo di trarre considerazioni che per scopi e mezzi sono ben lungi dalle (t)riv(i)alità partigiane degli economisti. Mi piacerà ripetere un'ultima volta che non appartengo all'ambito, anche se mi muovo a mio agio nella discussione teorica (finchè rimarrà nei limitari dell'attuale livello scientifico, è chiaro). E per concludere le ripetizioni, ribadisco che non ero animato da intenti specifici ulteriori all'amore di franchezza, quando intervenni col primo mio messaggio.

Non mi interessano le classifiche, le lascio alle mode della giornata e a chi non sa volgersi nè avanti nè indietro.

La letteratura (scientifica o meno) ci insegna che dovremmo stare attenti alla puzza di morto che emana tutto ciò che è à la page, in qualunque epoca. Vedi seicento.

Leggo il dibattito come affronterei la disputa del 1816 tra Giordani e la de Stael, e inevitabilmente sorrido notando l'irreparabile ciclicità di meccanismi ancora una volta in perfetto funzionamento.

Orsù, di gomito con la tenzone, che il partito de' metafisici non ha da essere eziamdio disarcionato

Una domanda mi sgorga spontanea: esiste una prova tangibile di tanta tua intelligenza o sei il solo a riconoscertela? Urge se non un'identita' un cursus honorum di qualche tipo...

Impossibile, sono un umile venditore di popcorn :]

Bisognerà ahimè limitarsi all'illuvie forzosa di cui sopra, per criticare quanto scrivo di volta in volta, senza giacere sui letti di spine del pregiudizio religioso (positivo o negativo che sia). E' proprio questa tua ingenua domanda che mi spinge una volta di più a considerare la bontà dell'anonimato telematico, a cui tutti dovremmo sottostare per il beneficio di una discussione viva e franca.

ave

Bisognerà ahimè limitarsi all'illuvie forzosa di cui sopra, per criticare quanto scrivo di volta in volta

Ecco scrivi da fare schifo, io quelli con la tua prosa li manderei in un campo di rieducazione di Pol Pot.

Vero che' solo un pirla puo' scrivere una cagata tipo "illuvie forzosa"

Chiedo ai gestori del sito di tacitarti, di qui non si esce.

Se tu pensi che "Brancaccio e Boldrin pari sono" (perche' li' sta tutta la questione, se la produzione scientifica in economia sia in qualche modo confrontabile in quanto appunto scientifica), allora devi averne i mezzi culturali per farlo e dichiararli se no sei solo un buffone perdigiorno quale tu stesso infine dici di essere.

Non si tratta se siano pari, si tratta di vedere nella polemica in oggetto chi abbia più ragioni da vendere. E sarebbe meglio confrontarsi sulle questioni più che fare tutto 'sto petteguless...

Pare che a Catania ad Ottobre ci sia un incontro della Società italiana degli economisti. Non è che si possa fare là un confronto ?

Perche' Brancaccio ne fa parte? Boldrin ne e' stato presidente se non erro

Non ho intenzione di intervenire ulteriormente (nè l'avrei fatto se non fossi stato continuamente tirato in causa) per il semplice motivo che Francesco Mauro sta argomentando i suoi post, in mezzo a questo selvaggio bailame, e non ha alcun senso proseguire col flatus, visto e considerato che ci sono delle domande che attendono una risposta ben precisa. Piuttosto che preoccuparti dei miei "mezzi culturali", (?) ti invito a riflettere sulla distanza  qualitativa (siderale) tra due persone che adottano due metodi intellettuali agli antipodi,

Ma non credo la  questione di merito ti sia (o possa in futuro essere) chiara.

ave

 

Giovanni Federico, è una fortuna che tu dica di avere una grandissima fiducia te. Magari sarà talmente alta che non ti rendi conto che stai cadendo nel ridicolo. 

Prima scrivi un post in cui scegli come esempio uno dei migliori eterodossi italiani al chiaro scopo di mettere sotto tutta la categoria dei ricercatori eterodossi in Italia. Il tuo post era un chiaro avvertimento, in stile Capone: ''attenti, giovani ricercatori: potete studiare Sraffa anche con la massima serietà al posto di RBC, ma se lo fate noi vi segheremo''.

Che grande avvertimento! che dimostrazione di sensibilità verso la libera ricerca!

Poi però vedi che le reazioni al tuo post non sono delle migliori, forse ti rendi conto di essere entrato come un elefante in una cristalleria, e quindi scrivi che di Brancaccio non te ne frega niente. Che significa, che il suo nome era capitato nel tuo post li' per caso? Incredibile. Addirittura adesso inizi a tirare fuori il repertorio comico, scrivendo che il tuo esempio era ''favorevole'' a Brancaccio e dunque alle sorti accademiche di tutti i giovani eterodossi italiani.... Ma che gentilezza, da parte tua...! grazie davvero!!!! spero proprio di incontrarti un giorno per farti i complimenti dal vivo per questo balletto: un passo avanti e tre indietro.

Lasciamo perdere questa storia, che davvero è stata poco edificante per tutta la redazione di NFA. 

Piuttosto, aspetto con interesse la risposta di Boldrin a Brancaccio e agli altri eterodossi (Cesaratto, Stirati, Leon, ecc.). Forse Boldrin ritarda perché sarà stato costretto a studiarsi tutto il dibattito su Hahn per inventarsi qualche via di uscita dopo essere stato colto impreparato su Sraffa. Di sicuro Boldrin sarà un ottimo esempio per i suoi adepti: la sua vicenda sarà un monito per chi pensa in futuro di risolvere la complessa disputa tra ortodossi ed eterodossi essendo capace solo di biascicare livorosamente la parola ''boiate'', e illudendosi che l'immonda RBC sia davvero roba ''scientifica''. L'approssimazione di Boldrin crea i vari Giovanni Federico all'arrembaggio, questa è la verità.

Francesco Mauro

(se volete metto pure il numero di carta d'identità, così se mi beccate a un concorso mi segate più facilmente)

  

 

Francesco, ti ripeto la domanda; e la ripeto senza tono polemico. Ma con tutto 'sto livore che ce vieni a fa' qui su nFA?

E ripeto anche che se tanto odi Boldrin sul piano scientifico, e' proprio su quel piano che lo devi combattere. Non frasi tipo "l'immonda RBC" o "L'approssimazione di Boldrin", ma - se la hai - scienza. Metti il link a qualche articolo o libro. Possibilmente non alla roba di Brancaccio che, per quanto sia forse buona (non entro nel merito qui), di certo ha ben poco di scientifico (e lo dico da scienziato).

Federico, visto che ti reputi uno ''scienziato'', facci una bella critica di questo:  http://www.informaworld.com/smpp/content~db=all~content=a924745050~frm=titlelink

Ci metterai un po' a capire di cosa si stia parlando, ma ne varra' la pena, almeno imparerai la virtù della prudenza, che per te che ti dichiari uno ''scienziato'' è una virtù imprescindibile....

Sul livore, dalle mie parti si dice che hai sbagliato palazzo (ti conviene rileggerti l'articolo dei tuoi maestri da cui tutto è partito, che si chiudeva con un bel riferimento alla ''merda''...). Sulla intrusione in ''terra straniera'', se preferisci cantartela e suonartela da solo in un bel cantuccio protetto, allora forse dovresti approfondire un po' meglio la parola ''scienza'' prima di usarla così agevolmente.

Francesco

  

      

Il tuo sarcasmo e' fuori luogo. Riguardo il mio essere o meno scienziato, fai uno sforzo piccolo (un click sul mio nome!) e vedi che un certo background lo ho. Forse la prudenza non sarebbe male anche per te. Riguardo l'articolo di Brancaccio (peraltro il tuo link porta solo all'abstract, uno dovrebbe poi comprare l'articolo; meglio leggerlo dal sito di EB direttamente), lo leggero'. Il mio appunto sulla sua scarsa scientificita' era riferito ad altri articoli, la lettera degli economisti in primis.

Frasi come

Sulla intrusione in ''terra straniera'', se preferisci cantartela e suonartela da solo in un bel cantuccio protetto, allora forse dovresti approfondire un po' meglio la parola ''scienza'' prima di usarla così agevolmente.

sono, per quel che mi riguarda, del tutto gratuite. Ti ho solo fatto presente che non capivo (e non capisco) come mai qualcuno cosi' incazzato con nFA sprechi il suo tempo su nFA. Io che non amo incazzarmi, quando mi incazzo preferisco lasciar perdere chi mi ha fatto incazzare. Pertanto, se mi rispondi ancora con questi toni, non sprechero' il mio tempo a risponderti :-)

 

ragazzi, la discussione e' edificante (non scherzo) ma rallentiamo l'escalation, please :-)

in altre parole: bboni... state bboni!

 

Senza intenzione polemica ti dico che davvero non ho capito se ti sia chiaro quello che ti succede attorno.

I redattori di questo sito hanno fatto di tutto per aprire una controversia, hanno perfino ''pazziato'' con Tex Willer per chiarire che di ''tenzone'' si trattava. B&B hanno usato un linguaggio dichiaratamente provocatorio. Il punto è che volevano fare casino, volevano attirare l'attenzione dell'esterno, capirai che mica volevano farsi leggere solo dai fans di NFA! 

Fino a qui comunque ok: Boldrin dice che Sraffa è ''caso speciale della teoria neoclassica'', Brancaccio chiarisce che Boldrin non ha capito una mazza di Sraffa e che anche se oggi Boldrin si vergogna un po' di dirlo resta comunque un ''prescottiano'', eccetera eccetera. A me sembra un po' una partitella dall'esito scontato, come quelle di allenamento tra Maradona e il povero Bruscolotti, con Boldrin che cerca continuamente le gambe di Brancaccio e finisce solo col culo per terra. Comunque un po' di spettacolo e soprattutto un po' di senso ci sta ancora.   

Poi però Giovanni Federico, l'autore di quest'ultimo post, fa il passo più lungo della gamba, fa la scorrettezza, perché chiaramente collega la ''tenzone'' con la pesantissima questione dei concorsi e delle carriere. L'autore parla dei ''fannulloni'' ma in realtà di questi non gli frega un bel niente. Lui vuole solo aprire una guerra tra bande teoriche che come è stato giustamente detto farà primeggiare i mediocri servitori delle rispettive bandiere. Che grande passo avanti per l'italica accademia!

A questo punto secondo te si doveva ''lasciar fare''  senza intervenire? Dopo un tale casino è un po' ingenuo il tuo auspicio, non trovi? i redattori di NFA hanno voluto la bicicletta? adesso si mettano a pedalare. Vedremo se hanno il fiato per arrivare fino in fondo alla gara senza regole e senza esclusione di colpi che hanno fatto di tutto per avviare.

Francesco

P.S. Guarda che la questione ''Sraffa'' ha anche a che vedere con la scientificità o meno della ''Lettera degli economisti''. Le cose come vedi si complicano. Pensi davvero che la questione si risolva con la banale, debolissima, prima replica di B&B? Siamo solo agli inizi, Bruscolotti cadrà ancora un bel po' di volte col sedere per terra, vedrai....

 

A questo punto secondo te si doveva ''lasciar fare''  senza intervenire?

Assolutamente no. Per questo ti ho esortato a portare il discorso sul campo scientifico, che e' l'unico che conta per quel che mi riguarda (altrimenti siamo tutti bravi ad alzare la voce e si finisce per far solo casino). Tu continui a non farlo - immagino per scelta e non per mancanza di capacita'. Fa' un po' come ti pare (ed anch'io lo dico senza ombra di tono polemico)

Quest'opera brancacciana si presta difficilmente a critica. Tra i suoi numerosi pregi, colpisce il lettore  la qualità dell'analisi statistica. Se lo traduce e lo manda ad Acemoglu, uno shot a Econometrica ce l'ha.

Ma li leggete i post?

Passo e chiudo con l'ultima informazione. Io sono professore di Storia Economica a Lettere (Pisa) e quindi non ho alcuna influenza sui concorsi italiani di Economia. E non ho alcuna interesse per i loro esiti. Io sarei interessato al miglioramento della situazione dell'università italiana e ritengo sia utile discutere delle regole che la governano. Se voi siete interessati ad un dibattito su questo, bene. Portate idee e proposte. Altrimenti, pensatela come volete

Li leggiamo eccome, i post. Ed è per questo che ti diciamo che hai sballato completamente l'esempio. Non era un esempio tendenzioso? ok, allora è una gran cazzata, il danno lo fai lo stesso. Il tuo sistema non si basa sulla qualità del lavoro di ogni ricercatore, perchè altrimenti non avresti scelto proprio il ricercatore Brancaccio (''animatore della Lettera dei 200 economisti'', tue parole). Il tuo sistema chiaramente si basa sulla appartenenza alle cricche. In esso, ha ragione Roberto, i ricercatori indipendenti vengono schiacciati e vincono gli utili idioti. Se pensi veramente di contribuire così al miglioramento di una università strapiena di ebeti in cattedra, siamo a cavallo. Vedrai che se diventi ministro sarai capace di fare anche peggio di Berlinguer-Zecchino-Moratti-Mussi-Gelmini. Un vero primato da guinness.

     

L'articolo di Federico è senz'altro self-consistent, mentre questa crociata combattuta a colpi di "eterodossia" e di "scientificità" sa di fuffa. L'esempio portato su Brancaccio calza a pennello perché si tratta di un semplice ricercatore (attaccare un proprio pari, un ordinario, è molto più "costoso"), che appartiene a un altro raggruppamento disciplinare (meglio non crearsi nemici nel proprio) e lavora in un ateneo lontano (perché avvelenarsi la vita nel luogo in cui si lavora?). Insomma, se si voleva una dimostrazione palese del perché tutti - eterodossi e neoclassici, bravi e scarsoni - tirano a campare, l'articolo di Federico è da mettere in cornice.

E questo è il motivo per cui sostenevo che l'articolo, inconsapevolmente, ha valore scientifico.

Come oggetto di discussione, si intende :]

Da non economista, e da persona sicuramente povera di spirito ma pratica, a ma sembra chiara la situazione. Esiste un gruppo di studiosi che ha elaborato una linea di pensiero a partire da una matrice ideologica marxiana. Tale consesso si distingue per una certa combattività, ed ha un qualche impatto nelle discussioni politico-economiche italiote, mentre non pare avere una grande visibilità internazionale. Sembrerebbe probabile - se non si vuole ipotizzare un complotto - che l'accademia globale non dia grande valore a tale linea di ricerca. Inoltre - sempre da profano con indole pratica e deformazione mentale da studi scientifici - devo rimarcare di non aver visto dati a supporto delle conclusioni esposte da coloro che si definiscono eterodossi, mentre ne ho visti parecchi che paiono confutarne le tesi. La circostanza mi spinge a pensare che non sia utile un confronto, perché gli approcci dei due schieramenti sono affatto opposti: da un lato dati, dall'altro magniloquenza, talvolta anche sofisticata ma senza riscontri fattuali. Ciascuno ha, ovviamente, diritto di pensarla come crede, ma contese di questo tipo mi sembrano una perdita di tempo. Sempre tenendo conto, peraltro, che ci poteva anche stare una risposta al manifesto ideologico - intitolato, un poco presuntuosamente, "lettera degli economisti", come se fosse di tutti gli economisti - pubblicato sul Sole24ore a cura delll'ignorante parolaio che purtroppo lo dirige, ancora non per molto.

 

Il tuo non è un problema di povertà di spirito. Semplicemente non leggi.

Per esempio guarda qui: http://www.ofce.sciences-po.fr/pdf/dtravail/WP2010-13.pdf. Ce ne sono caterve di economisti, anche mainstream, che mettono in un modo o nell'altro la crisi in rapporto a fenomeni di sperequazione. Fitoussi e Stiglitz sono tra i mainstream che sono andati più vicini alla tesi della ''Lettera degli economisti''. Ma ce ne sono tantissimi altri.

La cosa ottima di questi dibattiti su NFA è che scopriamo che gli ortodossi molto spesso ignorano. Secondo me la ragione è semplice: sono talmente intruppati nelle logiche IF della citazione sulla citazione della citazione, che alla fine perdono di vista l'obiettivo vero di un ricercatore: quello di ''ri-cercare'', appunto, senza pregiudizi né condizionamenti.  

Se c'è qualcosa di veramente ideologico che ha prevalso in questi anni, è la logica da intruppamento nei processi di formazione dei giovani economisti ortodossi. Per fortuna sono molti i dipartimenti, in Europa e negli USA, che hanno saputo mantenere un profilo di indipendenza tenendo alto il livello della ricerca. Ma questo l'uomo ''pratico'' Franz non lo sa. L'uomo pratico ha solo la mano salda sul portafoglio e la croce a portata di mano, per difendersi dagli eretici marxisti che lo circondano. Non è colpa sua. Qui ci sono un sacco di studiosi ''professionisti'' che si comportano allo stesso modo. Hanno ancora tanto da imparare. Ne vedremo delle belle.

  

questo l'uomo ''pratico'' Franz non lo sa. L'uomo pratico ha solo la mano salda sul portafoglio e la croce a portata di mano, per difendersi dagli eretici marxisti che lo circondano.

Senti un po', saccentuzzo combattente di scadente educazione, sono esattamente interventi come questo che squalificano un discussant. A difendere il proprio particulare con la spada in pugno sei proprio tu, che accusi altri del comportamento becero che ti caratterizza.

Dunque, non sprecherò un minuto di piú. Per me, puoi continuare ad insultare lo specchio: l'oggetto delle tue attenzioni sarebbe perfetto. Addio.

A me sembrano affermazioni piuttosto presupponenti.

Ci sono ragioni ben precise del perchè questo gruppo che tu chiami marxista, ma di cui solo alcuni si dichiarano marxisti (e non per mascherarsi), non costituisce un mainstream a livello internazionale. Sono ben dibattuti in un bel libro di Luigi Pasinetti uscito da poco in Italia per laterza "Keynes e i keynesiani di Cambridge".

Quanto alla discussione in corso, per meglio illustrare le cosiddette posizioni eterodosse (ma sono intervistati anche Boeri, Becattini, Ciocca) "Il capitalismo invecchia? Sei domande agli economisti" della Manifestolibri. Giusto per farsi un'idea e parlare con più cognizione di causa.

Oddio ..... per il poco che ne so, faticherei a considerare Pasinetti - forse il piú conosciuto esponente del keynesismo "di sinistra" - un commentatore imparziale ......

Così come Manifestolibri potrebbe soffrire di un impercettibile bias, o no?

Imparziale non lo è nessuno. In economia gli interessi in gioco sono consistenti. E anche le remore.

Ma può essere interessante. Poi Pasinetti è impermeabile al marxismo, al contrario di me e di qualche altro.

Sul libro del manifesto ho citato qualche economista (c'è anche De Cecco) che nemmeno postkeynesiano si può definire

Mi voglio intromettere anch'io con una facezia.

Avevo letto questo articolo poco dopo la pubblicazione con solamente l'ottimo intervento di Giulio Zanella e mi era parso normale, anzi, abbastanza interessante per l'approccio e forse solo l'esempio con Brancaccio da calibrare meglio (non entro nei meriti della polemica, diciamo che io l'avrei evitato in quella forma ma non conta).

Ritorno dopo qualche giorno soprattutto per vedere gli sviluppi e trovo sto sfracello per cui mi sentirei di candidare l'articolo per il titolo di miglior articolo andato a put... ehm, donne di facili costumi :-)

P.s serio: Spero vivamente che Giulio voglia rendere pubblica la lettera; non sono direttamente interessato, ho detto no grazie ad un dottorato certo dopo aver visto come funzionava, ma continuo a seguire con passione le vicende universitarie.

"Emiliano Brancaccio [...] elenca una serie di pubblicazioni negli ultimi tre anni – due articoli su riviste in lingua inglese (a me sconosciute), un capitolo di libro pubblicato da una rispettabile casa editrice inglese, due articoli su riviste italiane ed un working paper. Sicuramente, Emiliano Brancaccio sarebbe definito uno studioso produttivo secondo gli standards ministeriali. Sono altrettanto sicuro che Michele Boldrin avrebbe fortissime obiezioni a valutare queste pubblicazioni come lavori scientifici."

La cosa più comica dell'articolo è che l'avvelenata la si manda con l'ombrello del Lord protettore. Non si dice che l'autore avrebbe da ridire, ma che Boldrin forse avrebbe da ridire, come a dire "Non prendetevela con me, io sono un ambasciatore".

Mah...

 

Boldrin viene citato in quanto rappresentante autorevole della parte avversa, cui certamente non fa parte Federico essendo egli uno storico economico.

Federico, a parer mio, benissimo ha fatto ad utilizzare l'esempio di Boldrin/Brancaccio: i due si erano gia' scontrati confrontando la rispettiva produzione scientifica ed era CHIARAMENTE emersa la superiorita' di Boldrin. Chi non riconosce questo, o mente o e' ignorante. TERTIUM NON DATUR, cari miei.

Avesse Federico utilizzato altri esempi, qui non ancora citati/trattati, allora si' sarebbe stato scorretto.

FINIAMOLA con QUESTO STUCCHEVOLE DIBATTITO e ANDIAMO alla SOSTANZA dell'INTERVENTO che invece e' CHIARO ed INTELLEGGIBILE.

Benito, capisco che col nome che ti ritrovi sarai propenso solo a credere obbedire e combattere, ma ti faccio notare che non hai capito una beneamata mazza della questione.

Il problema non è quello di valutare le produzioni accademiche Boldrin/Brancaccio, sulle quali tanto ti sbatti. Non vorrei raffreddare i tuoi bollenti spiriti, ma ti faccio notare che il tuo idolo avrà circa vent'anni più dell'altro... 

Il problema è che questo post ha un brutto vizio di origine: prende ad esempio uno dei migliori economisti eterodossi (under 40) per stabilire in sostanza che anche se scrive su ROPE o sul CJE queste due riviste debbono essere messe SOTTO quelle su cui scrive Boldrin. Prima di scrivere altre cacchiate assicurati di averci capito qualcosa. E leggilo, Arpazo, che ti fa bene. E cambiati pure il nome, che mi ricorda tanto piazzale Loreto.

      

Credo che Benito Veleno sia questo qui. D'accordo discutere sull'economia, ma sulle cose serie come il calcio bisognerebbe mostrare una maggiore preparazione.

Quanto a Benito Veleno

Durante la seconda guerra mondiale aderì alla Repubblica Sociale Italiana e si arruolò volontario nella Xª Flottiglia MAS Inquadrato nel Btg. Fulmine, partecipò alla battaglia di Tarnova (all'epoca nel goriziano, oggi in Slovenia con il nome di Trnovo), in cui i marò affrontarono il IX Corpus dell’esercito jugoslavo di Tito, rimanendo ferito nel corso dei combattimenti

Perciò lo stesso non ci si salva

Per rispondere ai tuoi punti:

- Boldrin a meno di 40 anni aveva al suo attivo un paio di paper che Brancaccio manco sa leggere;

- Boldrin/Bisin hanno ridicolizzato il contenuto della Lettera dimostrandone la totale illogicita', Brancaccio non ha mai definito in termini logici la sovrapproduzioe/sottoconsumo (sono sinonimi che tu sappia? manco questo si sa) ad es.;

- in generale, mi devi dimostrare perche' una corrente diventa eterodossa, per quale teoria complottistica, quale motivo recondito se non per il fatto che non spiega e non predice, o spiega e predice peggio di altre teorie?

- Ne' io (per cio' che conta), ne' Federico ne' Boldrin conosciamo le riviste su cui pubblica Brancaccio e dunque proprio sulla quantificazione dei rispettivi meriti accademici QUI si sta parlando;

- Di calcio, di storia italiana e di economia capisci infine sempre allo stesso modo. Poco e un cazzo.

1) che ne sai che Brancaccio non sappia leggere i paper di Boldrin ?

2) Tutta questa dimostrazione io non l'ho vista. Sul mio blog ho fatto delle osservazioni in proposito (al vostro buon cuore)

http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/2513451.html

3) Nessun complotto. Se leggi Pasinetti ti rendi conto che le cause sono serie, ma non tali da compromettere le ambizioni scientifiche di queste scuole. La crisi attuale sembra però essere stata prevista più da economisti di quella parte (Godley, Sylos Labini) che della vostra. Sylos Labini magari non è un post-keynesiano, ma sicuramente è molto più lontano dalla visione neoclassica dell'economia.

4) Il fatto che non conosciate quelle riviste può essere un problema vostro. Non vi viene il dubbio ?

5) Secondo me Federico facendo l'esempio di Brancaccio ha fatto una cazzata. POteva risparmiarselo.

Liedholm parlava italiano una cagata, ma nessuno lo ha valutato come allenatore su questa base.

Intendevo come lettore di "papers" ma è vero magari ha da fare di meglio.

Ho avuto la fortuna di leggere i suoi papers scientifici e di ascoltarlo dal vivo, a Londra. A me è sempre parso un ottimo inglese. A meno che lei non sia Wilde tornato dall'oltretomba, mi guarderei dal criticarlo. Se poi si riferisce alla Lettera, non credo proprio che l'abbia tradotta lui. Ma se vuole può proporsi come sostituto dei loro traduttori volanti. Non navigano nell'oro ma cinquanta euro, due caffé e una pacca sulle spalle magari glieli danno volentieri. Cordialmente.

Mi riferivo alla lettera e ai sottoscrittori.

 

Boldrin a 40 anni faceva inverecondi modelli prescottiani, una cosa di cui è difficile vantarsi. In teoria dovrei pensare che sei un'altra capra che presume di potere trarre da una gemmazione del modello competitivo neo-walrasiano capacità esplicative e predittive. Ma è anche peggio, si vede chiaramente che non sai quello che dici. Quindi vai a giocare con le figurine dell'inter che ti riesce meglio. E in ogni caso cambia nome, che puzza di fascio.     

Premesso che Prescott con i suoi modelli si e' guadagnato un Nobel mentre di Pasinetti-Brancaccio et similibus ancora si attendono news in tal senso (anche il Nobel e' fascista come Lorenzi? E Dario FO ha giocato nell'Inter negli anni 50? Ma mi faccia il piacere FM ritorni a studiare e duramente!!!), definire gli articoli di BOldrin prescottiani e' segno di ignoranza abissale.

1) Il Nobel non è cosa in sé malvagia, lo hanno dato pure a Leontief. Non lo era nemmeno la sua antesignana Soderstrom medal, data a Sraffa nel 1961. Però in effetti il Nobel è stato dato anche a Milton Friedman, uno che coi fascisti aveva una grande dimestichezza. Friedman almeno però era un intelligente bastardo, amico di assassini. Prescott invece il suo Nobel se lo può anche ficcare nel posteriore. La sua interpretazione della grande crisi è la cagata pazzesca per eccellenza nella storia del pensiero economico.

2) A quanto pare sei talmente impegnato con le figurine Panini che non leggi nemmeno i papers ultraprescottiani della tua guida spirituale: Boldrin, Horvat (1995), JPE.

Con te è come sparare sulla croce rossa. Romanamente ti saluto.  

 

Oh finalmente un riferimento preciso dopo tante chiacchiere.

Allora, re-settiamoci qui se sei d'accordo ed anche Boldrin a questo punto potrebbe intervenire per dir la sua (in fondo e' uno dei co-autori).

In che senso, Boldrin, Horvat (1995), JPE e' prescottiano? Per me questa e', si', una cantonata colossale, ma ti prego, Francesco Mauro, illuminaci!

Magari non è un complotto, ma che il Nobel non sia stato dato a nessun postkeynesiano grida vendetta.

Sraffa fu insignito della Sodestrom medal (prima che fosse inserito il Nobel per l'economia).

La Robinson lo sfiorò.

Forse Pasinetti lo spera ancora (è per questo che non firma niente? o perchè la sua cordata è più vaticana ?)

Si tratta però di economisti rispettabili e con cui ci si deve confrontare. Non banalizziamo

Infine, anche Fo ha fatto la sua cagata. Perchè la scelta della Repubblica Sociale è stata grave. Ciò vale per Veleno, come per tutti gli altri (Fo,Vianello, Albertazzi, Mastroianni) che a quanto pare l'hanno effettuata.

Scusa, Italo, rispettabili in che senso? Qual e' il loro contributo per cui meriterebbero (come scuola?!) il Nobel? Non possiamo sempre e solo dar rispetto a tutti in nome di un acritico buonismo...

A me pare che:

1. Sraffa (con buona pace di Brancaccio) sia perfettamente riconducibile ad un caso particolare (rendimenti di sc. costanti) al classico modello di EEG;

2. la critica all'EEG possa esser facilmente risolta e ricomposta (vedi Boldrin-Petri su questo sito);

Qual e' dunque il contributo originale, l'idea che li rende non dico degni di Nobel (come tu ritieni) ma rispettabili (scientificamente si intende)?

PS> mi pare anche che il loro "modello " sia in lungo e in largo riconducibile a quello SUPER-FISSO (vedi Brusco sempre qui) che e' la cosa scientificamente piu' rozza che si possa immaginare...e dunque?

 

Caro interistafascioliberista, ti confesso che grazie a te qui ci stiamo facendo due risate. Sei diventato una specie di tormentone estivo. Non solo ti sei mostrato impreparato sul CV del tuo idolo, a quanto pare ti sei convinto pure del fatto che l'economia politica nasca e muoia dentro i confini di questo sito di periferia. Invece di citare i postarelli scritti dai tuoi amici, forse potresti cominciare a studiare da qui:

Schefold, B. (1985) Cambridge price theory: special model or general theory of value?, American Economic Review (Papers & Proceedings), 75, pp. 140–145.

Kurz, H. D. & Salvadori, N. (1995) Theory of Production. A Long-period Analysis (Cambridge: Cambridge University Press).

Ci sarebbero altri dieci articoli, almeno, per avere una formazione proprio basic sull'argomento. Ma ti vediamo provato, non vogliamo affaticarti, puoi cominciare da questi che sono i più didascalici. Se però vuoi proseguire con le tue macchiette a noi sta benissimo. Tra un tuffo e l'altro al mare verremo a leggere NFA per sapere la tua ultima.

 

1) Il tentativo di Hahn di ricondurre Sraffa all'EEG è stato molto criticato (Pasinetti, Garegnani, Dumenil e Levy, Kurz e Salvadori, Brancaccio).

2) La polemica tra Boldrin e Petri non è finita con il volemose bene. Sono rimasti ambedue sulle loro posizioni.

3) Kahn per il moltiplicatore. Robinson per la sua analisi dell'accumulazione di capitale. Kaldor per la sua teoria della distribuzione del reddito. Per fare tre nomi.

A snaporaz......

palma 11/8/2010 - 17:28

Scusi, ma Marcello Mastroianni era repubblichino?

le sue informazioni sono di che provenienza?

Le fonti sono da prendere con le molle naturalmente

http://www.laltraverita.it/aderirono_alla_rsi.htm

Le consiglio molle molto lunghe. Le informazione mie vengono dalla fonte.

Cioè da Mastroianni ?

Un'altra fonte è questa, più lunga e articolata

http://paolocarinci.splinder.com/post/16015578

Pare che la fonte su Mastroianni sia un articolo di Aldo Cazzullo del 2001.

l'affidabile link al quale fai riferimento riporta nella lista

BUTTAFUOCO Piertrangelo
E’ tra coloro che espressero il loro senso della patria rifiutando di combattere con gli americani: come accadde ai reclusi nel «fascist criminal camp» di Hereford, tra cui Pietrangelo Buttafuoco,

se non si tratta di un caso di omonimia, il suddetto, è nato nel 1963...e da quello che mi dicono fonti bene informate a quella data il campo era stato chiuso.

Prima di Palma ho detto che bisognava prendere la lista con le molle.

Su Buttafuoco hanno fatto confusione, perchè ha scritto articoli su alcuni internati di Heresford che erano fascisti di sinistra

Sarebbe stato meglio che Federico avesse fatto un esempio attinente alla sua materia, allora.

Invece no. Perchè ? Facendo questa riferimento "ad fallum" (da Tizio al posto di Caio perchè Sempronio intenda), tutto l'interesse sull'articolo in sé è come...svaporato.

Scusate, ma davvero questo confronto ideologico non lo si regge piu'. Ho chiesto piu' volte a Francesco di cercare di porre le sue critiche sul piano scientifico ma non mi sembra mi abbia voluto ascoltare, lasciando il tutto (e come lui i vari Arpazo, Italo e compagnia) su un piano di bieca polemica politica da osteria, con uso di tanti aggettivi la cui presenza, da sola, dovrebbe mostrare che si ha ragione. Non che le risposte siano state chissa' quanto diverse (con l'eccezione di alcuni, tipo DrFranz, subito tacitato dalla maleducazione degli altri).

Per favore, tutti, smettetela di insultarvi gratuitamente. Il dibattito puo' essere acceso quanto vi pare, ma cercate di dibattere, non state li' solo ad insultarvi. Non sono un redattore di nFA ed i redattori mi perdoneranno un intervento del genere, spero. Sono solo un professionista che legge (e talvolta scrive su) nFA perche' in genere c'e' roba sensata ed interessante da leggere, tanto negli articoli quanto nei commenti, scritta da gente in gamba. Questa discussione e' deprimente e dovrebbe esserlo per la maggioranza delle persone che vi partecipano.

Si, questa discussione e' deprimente, ma (per il momento) non c'e' nulla da fare. Mi pare che chi vuol discutere di contenuti e idee anziche' ringhiare, infatti, non stia partecipando. Ricordo le regole:

Ogni articolo puo' essere commentato liberamente dai lettori registrati e collegati al sito. I commenti vengono immediatamente pubblicati senza alcuna forma di "controllo". Vorremmo fare il possibile per evitare personalismi, insulti, e baruffe chiozzote piu' in generale. Non servono a nulla e non divertono quasi nessuno. Vorremmo essere un sito dove si discute rigorosamente di idee e fatti, non di questioni personali.

Non ci piace censurare, ma ci riserviamo il diritto di farlo in quei casi estremi in cui un commento possa apparire puramente ad-personam, senza nessun altro contenuto che, appunto, il mettere in evidenza una caratteristica specifica, positiva o negativa, d'un individuo determinato.

In questa discussione siamo ormai borderline e se necessario queste regole saranno fatte rispettare senza alcun (ulteriore) preavviso.

Re(1): E mo basta!

italo 11/8/2010 - 13:26

Data la precisazione fatta da Boldrin, ritengo che la cosa possa concludersi così.

Volevo solo evidenziare che l'esempio fatto poteva essere scelto diversamente.

Ho cercato magari senza riuscirci di non essere offensivo,ma se lo sono stato mi scuso

Però sono a volte le provocazioni muscolari a causare certi piani inclinati

Si troverà sicuramente su questo sito il modo di provocare più l'intelletto che i cattivi istinti.

Mi rivolgo, ovviamente, a quel sottoinsieme di persone che qui ci viene per discutere seriamente e non per polemizzare e combattere battaglie ideologiche di nessun valore.

Lascerei stare. Per svariate ragioni:

- Il livello di questa discussione mi sembra imbarazzante. Non mi frega molto d'avere il mio cognome tirato in mezzo, ma questa cosa è insensata. Ancor più insensata è questa gara fra un pseudo-boldrin ed un pseudo-brancaccio trasformati in "paladini" di non si capisce bene quali grandi teorie. Tutte cazzate, a cui sospetto i titolari originali dei cognomi non siano per nulla interessati; per lo meno, io proprio non lo sono.

- Questa indegna gazzarra ha oscurato sia il tema del post, che era interessante, sia ciò che i primi commenti avevano fatto trasparire, ossia la possibilità di un'iniziativa autonoma di ricercatori che facesse proposte serie ed attuabili di modificazione del provvedimento Gelmini. Spero che questa parte, che era una cosa buona e utile, si possa recuperare da un altro lato con un post ad hoc.

- L'esempio che Giovanni ha utilizzato era forse, con il senno di poi di cui son piene le fosse, mal scelto perché era da aspettarsi che l'associazione dei due cognomi avrebbe scatenato la canea dei complottisti. Così è successo, ma la cosa mi fa veramente sorridere: io quando l'ho letto l'ho preso come una leggera presa in giro del sottoscritto e delle sue (mie) rigidezze intellettuali qua barone potenziale. Dice che, per i criteri italiani, il giovane è probabilmente al di sopra della media mentre il vecchio, nel giudicarlo, storcerebbe il naso. Sottolineava, così, il carattere totalmente soggettivo dell'idea di poter costruire "meritocrazia" sulla base di commissioni che fanno valutazioni pseudo-obiettive, dove ovviamente il pregiudizio ideologico e personale rischia sempre di prevalere. Non era un invito a confrontare i due CV, anche per la semplice ragione che io avrò almeno 10 forse 15 anni più dell'altra persona. Il che, ovviamente, si adegua all'esempio nel senso che sarebbe il barone-ordinario (io) a dover giudicare del giovane e brillante ricercatore che fa cose diverse dalle sue (quell'altro). Ma, evidentemente, un certo senso dell'ironia è meno diffuso di quanto l'autore dell'articolo e la redazione di nFA pensasse. Ah, proprio per questa ragione ho evitato di usare i due cognomi in questa parte del commento, proprio perché la questione nulla ha a che fare con i due soggetti reali i cui cognomi vengono utilizzati come esempio. Che poi qualche malato di complottismo non ci ricavi sopra diosolosa quale altra polemica inutile.

Bene, lezione appresa e le lezioni sono sempre utili. Ora diamoci un taglio che, quando gli si dà corda, i perdigiorno in vena di dire boiate vengono come le mosche alla merda.

Per quanto mi riguarda, ti invitavo solo a rispondere all'accusa di essere seguace di Prescott che mi pare alquanto ingenerosa e che lo stesso Brancaccio ti aveva originalmente rivolto (dopo aver sottolineato molto sibillinamente uno iato sul tuo cv rispetto a quando scrivevi "cose profonde", pero' (nesso avversativo nel ragionamento di Brancaccio) con il "contributo decisivo" di Montrucchio).

poiche' questa cosa gira e ri-gira nel sito, mi sembrava doverosa una tua precisazione.

Come, peraltro, preciserei il punto sulla critica di Hahn, che si continua a sottolineare che tu ignori.

Siccome tutti qui conosciamo la tua statura intellettuale (anche in quanto storico del pensiero, non me ne volere, "involontario"), non lascerei queste armi spuntate all'avversario.

Ma, sia ben chiaro, rispetto tue decisioni.

Benito

Apprezzo l'intenzione, ma invito a lasciar perdere.

I dibattiti scientifici non si fanno in questo modo, né credo che i commenti ad un posti di nFA siano il luogo adeguato per tentarli.

Su quello che qualche perdigiorno pensa o non pensa delle mie conoscenze in materia, davvero non vedo ragione di preoccuparsi.

In science, as in poker, the hand speaks by itself, diceva qualcuno.

Io aggiungo che ciò che conta è il piatto finale, non i su e giù momentanei.

Io credo che gli animi si siano scaldati non tanto per le solite ragioni politiche ma anche e soprattutto perché l'articolo tocca questioni materiali concrete, che riguardano non Brancaccio, che ha le spalle larghe, ma il futuro dei ricercatori più giovani. Se studio con serietà economia voglio sentirmi libero di approfondire Leontief e Pasinetti invece di Kydland e Prescott senza sentirmi di serie B, e senza pensare di avere una pistola puntata alla tempia. Così penso lo vogliano quelli che studiano RBC, i quali in un clima di ''guerra partigiana'' avranno problemi uguali e contrari. Magari ho afferrato male il senso del post, ma su questo forse l'autore dell'articolo avrebbe dovuto usare un po' di maggiore sensibilità e prudenza. La chiudo qui. Saluti cordiali.

P.S. Per il prof. Zanella: tra gli ''eterodossi'' intervenuti molti hanno fornito accurati riferimenti e argomentazioni. Così come tra gli ''ortodossi'' intervenuti più di uno si è lasciato andare a insulti gratuiti. Nelle liste di discussione la censura a volte è necessaria, ma è anche un'operazione complicatissima.

Per il prof. Zanella: tra gli ''eterodossi'' intervenuti molti hanno fornito accurati riferimenti 

Guarda che giulio non ha fatto alcun nome. 

Dato che il capo bidello era autorevole ...

La figura del capo-bidello e soprattutto la sua autorevolezza, evocate da Alberto Chilosi, mi hanno ricordato l'insolita importanza di tali personaggi nell'università italiana. Credo che molti fra i frequentatori di noiseFromAmeriKa potrebbero raccontare le storie di questi individui. Anzi, benché del tutto fuori tema in questa sede, mi prendo una licenza, dato il periodo estivo, e vi propongo di raccontarci i "vostri" bidelli ;-))

A Firenze (Giurisprudenza) c'era tale Francesco, fonte di informazioni precisissime per tutti gli studenti e riferimento sicuro per i docenti; quando andò in pensione lo sbandamento nel flusso informativo fu visibile. Mentre a Scienze Politiche c'era il bidello Alfio, soggetto entrato a buon diritto nella mitologia del "Cesare Alfieri": quando morì, credo che l'intero corpo docente, preside in testa, abbia partecipato ai funerali; a suo tempo, se uno avesse voluto contattare Spadolini, credo fosse il canale migliore.

Ma all'estero esitono figure di questo genere? Io fuori d'Italia ho avuto esperienza solo di alcune facoltà di giurisprudenza in Germania: lì c'era lo "Hausmeister", che aveva una sua autorevolezza nel controllo dei luoghi, ma quelli che ho incrociato non si sarebbero mai permessi di intromettersi nelle questioni didattiche/di studio. Un ruolo di rilievo, semmai, lo avevano le segretarie "storiche" dei dipartimenti (a cui tutti comunque si rivolgevano con l'appellativo "Frau" + cognome, senza scadere nell'italianissimo classismo per cui i docenti/assistenti/ricercatori sono tutti prof e dott + cognome, mentre segretrie e bidelli sono signor/signora + nome di battesimo ... ma questa è un'altra questione), informatissime sull'organizzazione didattica e fidate "consigliere" per laureandi e dottorandi.

Bella, mi ci riconosco. Ca' Foscari era piena di bidelli: ce n'erano sempre mezza dozzina o più a fumare e chiaccherare all'entrata del palazzo principale. Gli altri apparivano a tarda sera per impedirti di studiare o di assistere ad una lezione oltre una certa ora ... erano tantissimi, tutti vestiti di grigio.

Ventisette anni fa, dopo qualche settimana da graduate student alla University of Rochester mi resi conto che mancava qualcosa in quell'università e non riuscivo a capire COSA. Tutto funzionava, i professori venivano a lezione ed erano in ufficio, cosa che a Ca' Foscari succedeva raramente, le aule erano pulite, le lavagne nere ed il gesso abbondante, i servizi perfetti, i cessi pulitissimi, tutto in ordine, una cosa splendida. Eppure mancava qualcosa ed io non capivo cosa fosse.

A turni alterni, per vari giorni, nei momenti di pausa (che erano pochi) fra una classe, un compito per casa (ah, i compiti per casa a 27 anni: lo shock iniziale fu mostruoso ...) mi chiedevo: ma cos'è che non c'è a UofR che invece c'era a Ca' Foscari? Cos'è?

Finalmente arrivò la risposta: non c'erano i bidelli! Non c'era, assolutamente, alcun bidello, zero bidelli! Eppure tutto funzionava perfettamente bene, anzi infinitamente meglio. Però: ZERO BIDELLI!

Allora, finalmente e per la prima volta, un lampo di luce mi illuminò: si vive meglio senza bidelli. E JMK perse parecchi punti nella mia personale classifica di quelli che avevano capito qualcosa di utile.

A Ca Foscari c'era anche ai tuoi tempi il mitico Gino? Gran lavoratore. Mi dicono che e' stato sostituito da studenti che lavorano a ore, sigh!

E chi le pulisce le aule? Ditte esterne che vincono l'appalto senza graduatorie e bizantismi simili?

Ovviamente. Ma nemmeno in Italia, se non sbaglio, sono i bidelli a pulire le aule e gli uffici universitari.

Tutto appaltato ad esterni. Pulire è mansione di I e II livello, e tuttii dipendenti pubblici sono stati promossi perlomeno al IV (funzioni impiegatizie di basso livello). Ora fanno orientamento studenti, distribuiscono la posta etc. (e chiaccehrano)

E' vero. Al liceo i bidelli effettivamente pulivano, all'università ci sono ditte esterne che incontro la mattina. Comunque sia i problemi continuano: non mettono mai il sapone nei contenitori, non mettono carta di nessun tipo. Quando mi lamento mi dicono, scriva una email agli affari generali in rettorato...mi sa che scrivo anche io una letterina alla Gelmini sulla situazione dei cessi italiani accademici.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti