Omerta': il caso dell'accademia

25 gennaio 2007 michele boldrin

L'Espresso prova ad imitare gli anni '60, quando infilava un'inchiesta-denuncia dietro all'altra. Nelle ultime settimane ne ha piazzate due: una sugli ospedali ed una sugli atenei. Perche' la prima ha sollevato un can-can assordante, mentre sulla seconda tutto tace?

Le due inchieste a cui mi riferisco, le trovate rispettivamente qui (ospedali) e qui (universita').

La prima probabilmente la conoscete a menadito, e' finita su tutti i quotidiani, in televisione, alla radio, in parlamento, al governo. La notizia e' stata ripresa ed ampliata da tutti gli altri media. Sono state avviate inchieste ed indagini, qualcuno si e' persino dimesso. Non che la mala-sanita' italiana sia ora in via di guarigione, pero' almeno qualcosa ne e' uscito, qualche azione e' stata intrapresa e l'attenzione dell'opinione pubblica sulla conduzione degli ospedali sembra molto forte. Questo e' utile, molto utile. Non solo, e' cio' che ci aspettiamo che il quarto potere faccia in simili circostanze.

La seconda inchiesta e' meno ben fatta ed usa meno documentazione diretta, ma la sostanza non cambia. Visto che molti lettori di questo sito tali cose le hanno gia' lette qui, o altrove, non mi dilunghero' piu' di tanto. Sommariamente: i concorsi universitari sono in gran parte truccati, fraudolentemente truccati o "spontaneamente" tali. La selezione di ricercatori, associati ed ordinari avviene a mezzo d'un meccanismo mafioso rigidamente osservato da quasi tutti, che consiste di favori reciproci, strizzatine d'occhio, intese, cordate, comprensioni, eccezioni, sguardi rivolti altrove, minacce agli insubordinati, creazione di posti ad hoc, eccetera. Ad nFA ne siamo tutti consapevoli, non solo perche' (chi recentemente, chi nel lontano passato) ne abbiamo sofferto le conseguenze sulla nostra pelle, ma anche perche' della nostra disciplina qualcosa capiamo ...

L'ordinario, l'associato ed il ricercatore medio italiani, nel campo dell'economia almeno, sono degli ignoranti con poca o nessuna dignita' accademica, messi in cattedra perche' ammanicati al politico, al vecchio barone, all'amico che gia' e' arrivato e con il quale si gestiscono le consulenze, all'amante nemmeno tanto segreto, all'ex compagno di scuola, al compagno di partito o sindacato o anche solo di credo ideologico. Oppure, semplicemente, sono associati ed ordinari perche' son del posto, perche' si son laureati li', perche' li' hanno famiglia, chiesa, studio commerciale, sezione di partito. Negli altri campi l'evidenza a disposizione suggerisce che la situazione e' la medesima.

Gli esempi riportati dall'Espresso sono solo quelli a cui e' arrivata la magistratura, le lettere dei lettori in calce all'articolo ne aggiungono altri. Spero i commenti dei nostri lettori ne aggiungano altri ancora. Se avete bisogno di rimanere anonimi, rimanetelo ma riportate i fatti. L'esperienza personale dimostra che a volte, insperabilmente, serve. Non e' vero che sia cattivo gusto chiamare incompetenti, raccomandati, intrallazzati e financo delinquenti coloro i quali lo sono: a parte il fatto che se lo meritano, serve pure ad evitare che altri come essi arrivino dove non dovrebbero arrivare. Tacere e' omerta', non prova di "stile" e di "classe", con buona pace dei tanti che cosi' van difendendo la loro carrieruncola. L'argomento secondo cui puntare il dito contro il singolo e' "male" perche' ve ne sono altri cento come lui/lei, e' un argomento specioso ed ipocrita. Se ve ne sono cento d'incompetenti, nominiamone cento: e' un numero finito, basta cominciare dal numero uno ed iterare l'operatore {+1} per novantanove volte. Con un po' di pazienza si completa la lista.

Invito alla denuncia pubblica perche' lo scandalo nello scandalo e' che, sulla questione concorsi truccati, baroni mafiosi, incompetenti in cattedra, dopo l'inchiesta dell'Espresso quasi tutto tace. Nessun servizio televisivo, nessuna interrogazione parlamentare, nessun invio di NAS negli atenei, nessun provvedimento speciale del signor Ministro, o del suo viceministro ed ex-rettore di Pisa, il nostro caro amico professor Modica. Uniche eccezioni: Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo , che 2 settimane fa hanno fatto una serie di articoli sul Corriere, riportando anche i casi di nepotismo. Inoltre i casi di Bari erano stati menzionati da La Repubblica un paio d'anni fa, quando la magistratura inizio' ad interessarsene. Per il resto, silenzio. Perche'? Perche' l'omerta' al quadrato? Distruggere la salute e' grave, distruggere l'educazione no?

L'educazione dei nostri figli e la ricerca universitaria non mi sembrano cose di minor rilevanza che la sanita'. La seconda inchiesta dell'Espresso denuncia una situazione simile a quella degli ospedali nei dipartimenti universitari di mezza Italia, da Bari a Bologna. Qui i roditori ed i parassiti hanno due gambe invece che quattro, insozzano le menti insegnando fregnacce, ma anche questo e' socialmente molto grave. Si moltiplicano, assumono piu' o meno fraudolentemente copie di loro stessi, come documentato sia qui che dai nostri lettori (punto (17)), con grave nocumento del bilancio statale, della salute mentale, della produttivita' degli italiani. Non solo, approfittando delle cattedre universitarie, dove insegnano pochissimo e fanno ancor meno ricerca, questi mediocri personaggi s'accaparrano consulenze ministeriali e non, presidenze di banche e casse di risparmio, presidenze e commissariamenti di grandi enti pubblici di ricerca - dal CNR all'ENEA, tanto per far due nomi non a caso - siedono nel CNEL, gestiscono Fondazioni miliardarie di soldi piu' o meno pubblici, eccetera. Ossia, una valanga di mediocri gestisce la ricerca e la cultura del paese, se ne appropria e la fa degenerare contribuendo al declino generale. Il problema e' grave: l'accumulo d'incompetenza in posti chiave, per quanto coperta da vestiti alla moda ed abbronzature da lampada, porta allo sfascio. Eppure tutto tace, nessuno fa nomi, nessuno dice nulla. Perche'?

Vale la pena confrontare le reazioni del ministro della Sanita', Livia Turco, e del ministro dell'Universita', Fabio Mussi. La prima, almeno a parole, ha fatto fuoco e fiamme, ha mandato i NAS in tutti gli ospedali italiani, ha aperto inchieste, ha richiesto dimissioni. Tutta sceneggiata d'un abile politico? Tanto fumo e niente arrosto? Puo' essere: viste le esperienze, non posso escludere che cosi' sia'. Pero' alcune inchieste si sono avviate, piu' di qualcuno si e' dimesso, le notizie si sono diffuse, decine di altri casi sono stati denunciati, insomma qualche effetto positivo c'e' stato.

Per Mussi, invece, si tratta di un problema "culturale" - credo che al nostro normalista l'ironia sia sfuggita. Non gli sembra il caso di fare ispezioni, di licenziare incompetenti, di prendere provvedimenti straordinari, di svuotare il Consiglio Nazionale Universitario, organismo farcito di baroni pocosapenti. No, e' un problema culturale, come il caffe' in piedi, l'uso del clacson, ed il digestivo. E di soldi, dice: non ve ne sono abbastanza, e devono dargliene di piu', alla faccia degli studi che mostrano l'opposto. Notate la continua oscillazione fra il richiamo all'autonomia universitaria (ogni volta che la domanda fa cenno ad un fatto grave o ad un'inefficienza) e l'arrogarsi di poteri e criteri di decisione applicabili all'intero sistema (ogni volta che si parla del che fare, del come riformare, di chi assumere e chi no.) Chesso', avrebbe potuto inventarsi una commissione d'esperti indipendenti, possibilmente occupati all'estero, che esaminassero le credenziali accademiche di tutti gli ordinari d'eta' superiore ai 55, visto che anche lui s'e' reso conto che l'Universita' italiana e' ricolma di anziani signori che nulla fanno e probabilmente nulla sanno. O avrebbe potuto usare l'occasione per introdurre valutazioni piu' serie ed obiettive delle migliaia di ricercatori che vuole "regolarizzare" ed a cui vuole aumentare lo stipendio. Perche', diciamocelo, non e' che dal fatto che gli ordinari sono ignoranti e strapagati debba seguire la conclusione che i ricercatori invece sono geni incompresi sottopagati. De tal palo, tal astilla, dicono in Spagna. Avrebbe potuto far esaminare da commissioni indipendenti di stranieri tutti i concorsi che sono ora indagati dalla magistratura. Avrebbe potuto far valutare le credenziali accademiche e scientifiche di tanti signori che presiedono tante cose simultaneamente, Facolta' e centri di ricerca pubblici per esempio. Avrebbe potuto fare appello agli accademici italiani sapienti e per bene, perche' denuncino il malcostume, l'ignoranza, l'incompetenza, il familismo, le frodi, le combriccole, le cordate casalingo-provinciali. Invece nulla. E nessun sapiente e decente scienziato italiano che faccia un nome, che punti un dito, che alto faccia salire un nitrito ... Anybody listening out there?

Non sarebbe invece il caso di smettere lo star zitti? Non sarebbe il caso di piantar su un gran baccano, e vedere se qualcosa vien giu'? Che gli accademici italiani fossero tendenzialmente omertosi l'ho appreso circa trent'anni fa. Che lo siano cosi' tanto ed imperturbabilmente e (quasi) tutti, questo non lo credevo. In vent'anni, ho visto solo le denunce scritte dall'eroico Roberto Perotti, una blanda lettera aperta di Gino Giugni dodici anni fa, qualch lettera alla stampa esecrata dai piu'. Siete tutti ciechi e muti, cari e pochi colleghi con le pubblicazioni ed il curriculum non finto? Tutti coloro che vi stanno a fianco davvero meritano d'esser li', di percepire quello stipendio, di sedere in quello scranno? L'ultima volta che avete approvato un'assunzione, come vi siete sentiti?

Odo un silenzio assordante, assolutamente assordante. Nessuno che chiama per nome nessuno, nessuno che punta un dito accusatore, nessuno che dica "Si', e' vero. Io ero in quel concorso ed il tale e' venuto e mi ha proposto il seguente scambio ...", oppure qualcun altro che dica "La candidata tale il giorno tale mi ha chiamato al telefono di casa dicendo che nel posto X avevano chiamato una cattedra per lei e che sarebbe stata molto grata se io avessi accettato far parte della commissione esaminatrice, perche' ..." Tanto per fare casi ipotetici, sia chiaro ...

Proprio nessuno ha nulla da dichiarare, non ad nFA, ma alla stampa quotidiana o settimanale, o ad un magistrato indagante? E nessun giornalista del Corriere, o di Repubblica, o della Stampa, o del Sole 24-Ore o del Giornale o del TG3 ha voglia di andare a fare qualche intervista, di spulciare qualche curriculum, di confrontare i titoli accademici, di controllare le pubblicazioni? Perche' gli ospedali sono importanti e le aule universitarie no? Mens sana in corpore sano, ma non vale l'opposto?

Suvvia, davvero tutti cosi' mafiosi son gli accademici italiani?

 

94 commenti (espandi tutti)

Gia'...
Poi sentirli quando minacciano di andare all'estero!?
Ma quando mai... dove la trovano un'altra pacchia come qua?

Vorrei complementare quanto detto da Michele dicendo che penso sia un po' troppo pretenzioso chiedere l'eccellenza scientifica in ogni ateneo italiano. Il confronto con l'america viene naturale, solo che noi siamo abituati a confrontarci con i migliori dipartimenti americani, perche' li' studiamo e lavoriamo. Esistono pero' una infinita' di altri posti mediocri o universita' in cui non si fa proprio ricerca. Usando i criteri di Michele, quanti ricercatori eccellenti ci sono in eta' superiore ai 55 anni in un dipartimento americano sotto i top-40? Io credo ce ne siano pochini. Il punto e' un altro: in queste universita' si insegna molto di piu' che in Italia: almeno 4 corsi l'anno, con punte di almeno 6 e piu' nei liberal arts college, dove non si pretende nemmeno di fare ricerca. Credo sia cosi' in tutte le discipline.

Quanti dipartimenti possono esistere in Italia che stiano nei top-50? Credo non molti. Io sostengo che la didattica nell'universita' italiana si fa bene, nonostante le difficolta' logistiche. Non sarebbe il caso per molti atenei e dipartimenti di abbandonare la pretesa di voler fare ricerca (quando si sa benissimo che non si sta facendo nulla) e di aumentare un po' il carico didattico per chi non fa ricerca, che, attualmente, e' a livelli veramente infimi? Insomma, assumere docenti che non sanno fare ricerca va anche bene, l'offerta e' quella che e', ma si richieda che almeno sappiano insegnare, e gli si faccia insegnare almeno 3 o 4 corsi l'anno anziche 1 o 2.

Sono d'accordo con andrea, non tutti i dipartimenti in Italia possono eccellere nella ricerca, e potrebbero almeno insegnare bene.

PERO', i liberal arts colleges negli stati uniti insegnano bene perche' il meccanismo di selezione e' competitivo e trasparente. Qui ci sono dipartimenti (e centri di ricerca) che si specializzano in ricerca pura, altri che si specializzano in ricerca applicata a questioni di policy, altri ancora che si specializzano in insegnamento fatto bene. Ogni istituzione trova la sua nicchia competendo con altre istituzioni per cercare di attrarre le persone migliori dati i propri punti di forza, i propri interessi, ecc. 

I punti fondamentali sono due: competizione e trasparenza al momento dell'assunzione, e possibilita' di licenziare chi si rivela non essere bravo a fare ricerca, o insegnare, o fare policy (a seconda dell'enfasi dell'istituzione). In Italia mancano sia l'uno che l'altro. Alleluia. 

Non mi so piu' spiegare. Ci riprovo.

Non stavo sollevando per l'ennesima volta la questione riforma universitaria, ne' di come dividere le universita' fra serie A, B, C e dilettanti.

Facevo un'altra domanda, che vale sia per chi pubblica che per chi non pubblica: i concorsi continuano ad essere "manovrati". Perche' tutti tacciono?

Perchè storicamente la denuncia e il ricorso non hanno dato frutti, direi.

Esempi? Di denuncie, non di ricorsi. Son due cose differenti.

 

Ecco a te da yahoo:

Ad onor del vero alcune denunce ci sono state. Come quella relativa a
brogli nel concorso per l’assegnazione di una cattedra di
otorinolaringoiatria nel 1988 all’Università Federico II di Napoli. Il
vincitore Giovanni Motta è figlio d’arte: ci sono state dieci sentenze
confermate anche dalla Suprema corte. Il professo Motta senior è stato
condannato e il professor Motta junior continua a ricoprire il suo
incarico da ben 18 anni. I tempi della giustizia ordinaria e della
burocrazia pare remino contro i concorsi puliti.

 

Daje a Miche', lo sai bene perche' nessuno dice niente: chi e' fuori
dal sistema e vuole entrarci si guarda bene dal denunciarlo. Piuttosto
fa la fila e aspetta il concorso fatto per lui/lei. A maggior ragione
tace se e' un/a mediocre, visto che in un sistema alternativo
probabilmente non ci entrerebbe mai.

A chi e' nel sistema fa comodo lasciare tutto com'e': una volta
fatta tanta fatica per entrare, perche' rinunciare a tutto il potere
che si ha o che si potra' avere in un sistema feudale come quello
italiano? Certo, ci sono gli idealisti e/o coraggiosi che si oppongono
ogni tanto, ma il problema nel loro caso e' di azione collettiva: se si
oppongono da soli (come spesso avviene) ottengono ben poco e vengono
ostracizzati. E questo credo basti come deterrente.

Al grande pubblico non importa molto dell'universita'. Di certo non
quanto gli importi degli ospedali (e anche li' ci e' voluto lo scandalo
perche' qualcuno si indignasse).

Mussi (e i suoi predecessori) che te lo dico a fa'...

Alla fine a incazzarci rimaniamo io, te e pochi altri che non sono
nel sistema, non ci vogliono entrare, ma per un motivo o per l'altro
sono interessati a come va l'universita' in Italia. Ma ho paura che
questo non sia abbastanza per cambiare le cose nel breve periodo.

 

Anch'io la penso così. Non si può far finta di vedere un mercato dove mercato non c'è. In Italia il reclutamento di professori e ricercatori è basato da sempre su altre logiche, punto.

Le denunce qui da noi temo risolverebbero ben poco (si vedano i casi di Perotti, Lippi e pochi altri). Serve piuttosto un lavoro più oscuro, di costruzione, anche all'interno di questo marciume, di uno spazio dove giovani capaci possano crescere e sviluppare autonomia nella ricerca e identità intellettuale. Ma chi deve sporcarsi le mani? Proprio quei professori silenti di cui parli.

Quello di cui si sente davvero il bisogno - o almeno questa è l'urgenza che avverto io vivendo in Italia - è la voglia di (ri)trovare una passione civile ed un'etica del lavoro che sono la linfa vitale di questa professione!

L

Una domanda: è vero che nella sanità le cose si sono mosse di più, ma quanto di questo è dovuto alle denunce interne di chi nella sanità ci lavora, ossia medici, primari etc.? La mia impressione, ma potrei sbagliarmi perché la vicenda non l'ho proprio seguita, è che di denunce interne ce ne sono state assai poche. Se questo è vero la differenza tra sanità e accademia non è tanto data dal comportamento di quelli che stanno nel sistema ma dalla pressione che arriva dall'esterno.

Per qualche ragione, la gente comune ha più voglia di agitarsi se vede la sanità che funziona male piuttosto che l'università che funziona male. Azzardo anche che per molte famiglie la funzione principale dell'università è dare una educazione decente (non di prima classe) alla propria figlia o figlio senza farli spostare di casa, la qualità della ricerca è secondaria o irrilevante. Da questo punto di vista l'università italiana non fa un cattivissimo lavoro. Credo questa sia la ragione per la quale noi percepiamo l'università italiana come un terrificante fallimento molto più del cittadino medio.

Sono d'accordo con Sandro. La didattica nelle università italiane, per quella che è la mia esperienza, non è male (tranne in sedi molto piccole, con docenti che non sono residenti) e questo è ciò che conta per molte famiglie italiane.

...non c'entra niente, ma mi chiedevo la seguente cosa. Si argomenta spesso che, pur in presenza di tenure accademica, si possono mandare segnali convincenti a docenti/ricercatori poco produttivi mantenendo fisso il loro salario nominale (e facendo quindi decrescere il loro salario reale).

Qualcuno sa dirmi se esistono delle regole esplicite nei contratti accademici americani che vietano la riduzione del salario nominale? O c'e' invece una specie di norma di comportamento per cui non si tagliano mai i salari nominali?

 

Non penso siano pochi gli italiani che usufruiscono dei servizi della sanità pubblica e non di quelli delle università... Per quanto Mussi si possa impegnare, le cose non mi sembrano destinate a cambiare nel breve periodo...

 

 http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/test-universit-/mussi-numero-chiuso/mussi-numero-chiuso.html

forse non capisco bene, ma mi sembra che tu sia a favore degli sforzi di Mussi per ridurre il numero chiuso e in generale le restrizioni all'entrata delle universita'.

Forse il numero chiuso non e' il sistema migliore, ma un qualche sistema di selezione all'entrata ci vuole. Altrimenti chiunque abbia finito le superiori e non abbia la piu' pallida idea di cosa fare dopo si iscrive all'universita', cosi' tanto per far qualcosa, e poi si vedra'. A Ca' Foscari ai primi anni novanta il tasso di abbandono dell'universita' era altissimo (numero di studenti che non conseguivano una laurea diviso per il numero di iscritti al primo anno). Test all'entrata e innalzamento delle rette universitarie mi sembrano entrambe cose sacrosante.

No, voleva essere una battuta.  Pensare di "aumentare il numero di studenti" eliminando i "numeri chiusi" mi sembra un ragionamento assai contorto. Nemmeno un riferimento a soldi e strutture: aspetti importanti nel caso di aumenti repentini del numero di alunni!

 

Altre osservazioni: già ora la popolazione studentesca mi sembra sbilanciata verso facoltà "particolari", che per la maggior parte sembrano create per sollazzare l'ego dello studente più che per insegnare un lavoro o portare avanti alte tradizioni culturali. Vogliamo chiamarle "postmoderne"?? :o)  E non mi si venga a dire che è colpa del numero chiuso... la voglia di far fatica non abbonda, vi assicuro.  A questo proposito: penso che innovazioni mirate a riequilibrare questa follia dovrebbero avere la priorità. Sì, parlo di intraprendere azioni a livello centrale, come differenziare le rette fra le varie facoltà e lanciare massicce campagne informative. So che diversi ministri e sottosegretari hanno a cuore il problema; vediamo cosa riusciranno a fare...

Faccio contento Michele e vi racconto un caso che se non fosse vergognoso, farebbe davvero ridere. probabilmente lo conoscete gia', ma fa nulla, lo ricordiamo.

un paio d'anni fa il mio dipartimento ha fatto giudicare il phd program da esperti esterni, e ha chiamato Tom Sargent. Sono stato tra gli studenti che hanno parlato con lui su pregi e pecche del nostro dipartimento, ma questo non c'entra nulla, veniamo al dunque.

Quando ha scoperto che una valanga di noi veniva dall'Italia, Tom ha fatto: "eh in Italia so che la situazione dei phd e' tragica, e anche per uno bravo rientrare a lavorare la' dopo il phd all'estero e' impossibile".

Noi ci siamo guardati esterrefatti.

"Sapete", ci ha detto, "Mike Woodford ha moglie italiana e quindi ha tentato di diventare prof in una universita' di Napoli. Quindi si e' preparato, ha fatto il concorso (ha addirittura sostenuto degli esami). Ecco: non l'hanno preso, hanno dato il posto ad un ragazzo che aveva appena finito il phd proprio in quella universita'." 

Noi abbiamo sorriso amaramente, abbiamo chinato il capo, e abbiamo ammesso: si', da noi funziona cosi'. 

E' una vecchia storia e per fortuna i tempi sono un po' cambiati. Prova ne è il fatto che un professore italiano dello stesso dipartimento di Sargent (bravissimo, ma non superiore a Woodford e lo dico ovviamente senza volergli togliere nulla, dato che è difficile essere meglio di Woodford) lo scorso anno ha fatto un concorso per ordinario e lo ha vinto. Adesso è già stato chiamato in un'università romana. L'altro idoneo allo stesso concorso veniva da UCL e non aveva legami con l'università che ha bandito il concorso. Certo, resta vero che in Italia ci sono due tipi di concorsi: quelli "aperti" (almeno per un posto) -tipicamente al Nord (ma non solo) e che sono spesso molto competitivi - e quelli chiusi in partenza. Purtroppo i secondi sono ancora la maggioranza.

Fausto, ma mi risulta fosse una universita' privata che ha bandito il concorso di cui parli. O mi sbaglio? Anzi, visto che stiamo discutendo di omerta', siamo diretti: mi par di capire che il nuovo ordinario e' Pierpaolo Benigno e l'universita' la Luiss. Quello/a di UCL non so chi sia. Complimenti alla Luiss che ha bandito un concorso aperto e che ha saputo attrarre un ottimo economista.

Era Brescia, Statale

Anche per lo sfascio dei tribunali ci si muove un po'

http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/cronaca/bolzoni-tribunale/bolzoni-mastella/bolzoni-mastella.html 

La prossima volta che sono a Roma vado a conoscere Jimmy l'egiziano. Un mito!

certo che Mike quando non scrive di Medio Oriente o di Stati Uniti e' sempre il migliore. Ho letto l'articolo e ho capito la domanda: perche' nessuno sbraita?

Ora, non ho avuto tempo di leggere tutti i commenti e mi scuso se questa cosa e' gia' stata detta nei commenti. E' chiaro che la ragione e' da trovare nel fatto che la baronia universitaria e' una di quelle caste che indefessamente sostiene, piu' banalmente, tutto l'ambardan di sinistra in italia. Di sinistra o piu' generalmente tutto il papocchione radical-progressista che troviamo nelle televisioni (alla faccia del despota Berlusconi), nei giornali, nelle universita' (appunto) e persino nella magistratura. Che poi vi sia chi questa cosa la nega, pazienza.

E prima che i soliti luoghi comuni vengano fuori, non sto parlando di nessuna cospirazione, di gente che si incontra la notte per dividersi il destini del paese ma semplicemente dell'intuizione del mio conterraneo Gramsci e della battaglia liberale (il liberalismo quello vero) che in questo paese non e' mai stata combattuta e che io considero (per questo motivo) persa. E di qui l'affinita' di certi magistrati/professori per certi politici.

Nello specifico la sinistra e' il referente politico dei baroni universitari. Per quale strano motivo credete che Mussi possa lamentarsi del sistema? O i giornali?

Ora, essendo io un attento lettore di NfA, so questa cosa non puo' essere sfuggita a Mike. La domanda dunque e': perche' Mike non lo hai detto?

Ispi, se tu avessi ragione sarei la persona più felice del mondo. Perché significherebbe che appena la sinistra se ne va dal governo, cosa che succederà sicuramente, è solo questione di tempo, l'università italiana rinascerà. Però ho l'impressione che il problema sia assai peggiore, che i baroni e nullafacenti vari siano tanto a destra come a sinistra, e che nessuna forza politica abbia un progetto credibile di riforma dell'università.

E poi, andiamo, con un po' di sforzo  e torcendo un po' il significato delle parole possiamo anche far finta che democristiani e socialisti fossero di sinistra, e che quindi i guasti che si sono prodotti sotto i loro governi fossero alla sinistra imputabili. Ma il governo Berlusconi? Di sinistra pure lui? Che ha fatto negli ultimi 5 anni per migliorare seriamente l'università?

no, scusa sandro andiamo con ordine.

1 "Perché significherebbe che appena la sinistra se ne va dal governo, cosa che succederà sicuramente, è solo questione di tempo, l'università italiana rinascerà". Ovviamente quello che ho detto io non implica questa cosa che dici tu. Io ho parlato di un papocchione radical-progressista che esiste e sta la' a prescindere dalla sinistra al governo. E' un problema "curturale" su cui poi si sono innestati il posto pubblico italiano etc etc.

2 "Ma il governo Berlusconi? Di sinistra pure lui? Che ha fatto negli ultimi 5 anni per migliorare seriamente l'università?". A parte il fatto che non capisco come mai ogni volta che si diceva la qualsiasi cosa, la prima risposta che sento (immancabilmente) e': ma il governo Berlusconi? Se eventualmente il governo Berlusconi avesse fatto male questo non implica che tutti gli altri abbiano diritto a fare male e non sentirsi criticati. Detto cio' io da illuso della prima ora sono il peggior critico dei 5 anni del Cav. Certo non alla moda di Repubblica. Ora, il Cav. ha fatto parecchie minchiate (tra inazioni e azioni sbagliate), mi scuso per la parola "parecchie", ma giusto sull'universita' e la scuola aveva iniziato a smuovere le acque. La riforma della Moratti, pur criticabile sotto molti aspetti, qualche passo deciso lo aveva mosso. La prova sono tutti quegli sfaticati universitari che erano scesi in piazza per protestare. Evidentemente era un buon colpo. (incidentalmente fioroni ha appena cancellato la parte della moratti che riguardava la scuola superiore. coincidenza?)

Giusto, andiamo per ordine. Cerchiamo prima di isolare il punto di disaccordo.

Michele chiede perché non ci sono urla di oltraggio dentro e fuori l'università sullo stato miserevole della stessa, mentre sulla sanità l'agitazione c'è stata e continua. La mia tentative answer è che a) anche nella sanità, come probabilmente in qualunque settore protetto, ci sono state ben poche denunce dall'interno, e quindi l'accademia non pare fare eccezione b) la pressione dall'esterno deriva dal fatto che al pubblico generale importa assai evitare di finire in coma stupidamente negli ospedali ma importa assai meno se le università non sono top ranked per la ricerca; se le università fanno didattica in modo appena decente, nessuno si scandalizza più di tanto se poi ai concorsi si fanno pastette.

È una spiegazione strutturale, che ha poco a che fare con le preferenze politiche e con la cultura sia di chi sta dentro l'università sia di chi sta fuori.

La tua spiegazione cosa aggiunge in più? Se capisco bene, che siccome l'università è in mano al 'papocchione radical progressista' (PRP), che ammetterai è un termine un po' sfuggente, allora la stampa, la magistratura e quant'altri, anch'essi in mano al papocchione medesimo, si guardano bene dal criticarla (ho capito giusto?). Chiamo questa la 'PRP hypothesis' e provo a chiedermi se aggiunge potere esplicativo rispetto alla spiegazione mia. È questo il punto di disaccordo, giusto?

Una prima ragione empirica per cui l'ipotesi mi sembra difficile da sostenere è che l'inchiesta di cui parla Michele l'ha fatta l'Espresso, ed è difficile pensare a un periodico più rappresentativo del PRP, qualunque cosa significhi. Inoltre, per forte che sia, il PRP non rappresenta sicuramente il 100% di stampa e magistratura. Perché i non-PRP stanno zitti?

Sul secondo punto, non era assolutamente mia intenzione dire 'in fondo la sinistra sta facendo meglio di Berlusconi'. È un argumento che è comunque irrilevante, e per quanto riguarda l'università non credo sia corretto; la mia impressione è che, almeno fino ad ora, Mussi sia peggio della Moratti.

Il mio punto è un altro. Sarà anche che il problema dell'università è 'curturale', come ai detto tu, ma anche le culture si
cambiano se si forniscono gli incentivi giusti, ossia se si cambiano le
leggi. Quindi, se è vero che tutti i problemi dell'università vengono
dal PRP, ne dovrebbe discendere come conseguenza empirica che un governo di destra
che governa 5 anni con una solida maggioranza dovrebbe intervenire e fare cambiamenti seri, non solo qualche pannicello caldo dicendo 'è il primo passo'. Siccome invece quello che io ho osservato empiricamente è che l'università del 2006 è pressoché identica a quella del 2001, la mia conclusione provvisoria è che la 'PRP hypothesis' non aggiunge molto come potere esplicativo a quello che ho detto.

hm, chiaro la prima critica che si poteva fare alla PRP hypothesis era quella che la critica viene dall'Espresso e che dunque... aveva pensato di scrivere la risposta a tale domanda nell'intervento in cui la si definiva. ho fatto male ad aspettare

1 sandro non mi sembra rilevante. non ho mica detto che il PRP e' un partito totalitario. anche loro hanno differenze di pensiero al loro interno (poche ma le hanno). e poi parlare del malcostume italiano fa tanto PRP. ho solo detto che on average il PRP sara' meno incline a criticare l'universita' di quanto non possa essere un classical liberal fallito (CLF) quale il sottoscritto.

2 i non PRP poi non stanno zitti. ogni tanto parlano (vedi NfA, vedi Perotti). Quanto spazio gli viene dato? poco, perche' sono minoritari e perche' se gli viene dato troppo spazio non si sa mai che qualcuno gli dia pure retta.

3 sandro non fare il nichilista: l'universita' 2006 e' simile a quella 2001 ma non perfettamente uguale. se lo fosse i rappresentanti del PRP in parlamento non si sarebbero affrettati a cambiare le norme precedentemente approvate, a fermare le riforme etc etc. Certo ne' io ne' te abbiamo visto il sangue scorrere, le teste rotolare e la rivoluzione. Pero' cio' non significa che non sia stato cambiato nulla.

4 sul cambiamento delle norme sociali. a) non cambiano in 5 anni, soprattutto quando sono la' da 50 anni. certe social norms (non so se sia questo il caso) sono modificazioni della sostanza biologica del nostro cervello e non basta certo la morattina a cambiarle. b) probabilmente l'incentivo a cambiare e' poco quando si sa che una volta passata la sfuriata della moratti (parliamo di cinque anni ma di certo la riforma moratti non e' entrata in vigore il giorno uno del governo berlusconi, per cui facciamo tre anni) i rappresentanti del PRP in parlamento cancelleranno, annulleranno, riporteranno indietro le cose. la'! e dopo la PRP hypothesis abbiamo anche la ricardian equivalence per le social norms. chiamiamola la ispiratian equivalence.

5 la spiegazione che dai nel primo paragrafo secondo me non e' corretta per un semplice motivo: quando la morattina interveni' sulla scuola ricordi come l'universita' e la scuola stavano a cuore a tutti? e tutti a manifestare, a protestare, e a scrivere editoriali infuocati, e il futuro dei nostri giovani, e i biechi fascisti che vogliono la scuola di classe... come mai all'epoca la scuola stava a cuore a tutti? semplice perche' stava a cuore al PRP.

Ci mancava solo la conspiracy theory dei comunisti che controllano cultura, media, magistratura e quant'altro, ma grazie a ispirati adesso abbiamo anche quella. Seguo questo blog senza commentare, ma mi piace che i redattori e gli utenti quando c'e' da schiaffeggiare (intellettualmente) uno dalla logica non proprio ferrea (ispirati in questo caso) non si tirano mai indietro, bravo sandro.

Per rispondere al quesito di Michele, 2 motivi dietro omerta' e scarso interesse:

(1) molti, anche tra i bravi, cioe' anche tra quelli che sono ordinari con merito, hanno ottenuto il posto o la nomina aspettando il loro turno, buoni buoni, come il "sistema" imponeva. Chi e' senza peccato scagli la prima pietra! Chi e' senza peccato? Pochi, tra gli accademici italiani. Tanto e' vero che le pietre che piovono sono invariabilmente scagliate dall'estero.

(2) a differenza dell'universita', con la malasanita' tutti hanno prima o dopo, direttamente o indirettamente a che fare; e il morto perche' manca la corrente, e la radiografia con le pinze dimenticate in pancia fanno il loro porco effetto su tutti

eh eh. quando non si hanno argomenti la strategia principe è quella di denigrare e sminuire le idee dell'avversario (in dibattito, non sia mai). complimenti. poi pensavi di denigrare me, invece sminuisci questo sito commentando senza avere nulla da dire e offendendo. pace.

giusto perchè sono un ottimista (mi ostino nonostante tutto) le faccio notare che non ho proposto nessuna teoria del complotto ma ho fatto una semplice osservazione che solo con battutine e denigrazioni si può confutare: che la maggior parte dei prof. e dei media voti/abbia simpatie di sinistra. che la cultura dominante sia quella.

o sono tutti berlusconiani e/o friedmaniani? sarebbe interessante fare una piccola conta ma porterebbe via troppo tempo (negli USA è stata fatta da UCLA e indovina un po' quale è stato il risultato? ma forse sto chiedendo troppo)

OK, credo di capire che il disaccordo sia su interpretazioni dei fatti. Resto poco convinto della PRP hypothesis. Francamente, se il PRP è così eterogeneo che saltano fuori inchieste come quelle dell'Espresso a me non sembra un concetto molto utile. Ma attendo smentite.

Sul fatto che 'ai non PRP non viene dato spazio' mi permetto di dissentire. E chi dovrebbe darcelo lo spazio? La verità è che delle denunce sull'università alla gente importa poco, mentre di quelle sulla sanità gliene importa di più. Quando i rettori si misero a starnazzare che non avevano soldi il buon Giavazzi gliele cantò chiare sul Corriere, più spazio di così è difficile avere. Con una maggioranza tanto sbrindellata, se ci fosse stata veramente furia popolare sulla cosa (come c'è sulla sanità) qualche imprenditore politico, che so, un Di Pietro o something, sarebbe saltato fuori a cavalcare la protesta. Invece no, niente furia popolare e quindi niente imprenditore politico che la sfrutta. Non è stato il PRP che ha messo tutto a tacere, semplicemente la gente pensava che il problema non fosse urgente.

Sullo stato dell'università nel 2006 mi permetto di dissentire, a me veramente non sembra sia cambiato nulla (come, per intenderci, non era cambiato nulla con il centrosinistra). Attendo racconti edificanti che mi smentiscano, sarò il primo a gioirne. Sarà vero che ci vuole tempo, che c'erano aspettative che il governo non durasse, whatever. A me continuano a sembrare che il centrodestra non abbia fatto nulla di sostanziale. Se veramente il problema della università  è il potere del PRP la destra doveva picchiare duro. Non lo ha fatto, e io continuo a pensare che per quanto riguarda l'università non ci sia grossa differenza di pensiero e di azione tra destra e sinistra, per cui la PRP hypothesis aggiunge poco. 

L'unico elemento empirico che tu porti per confutare la mia ipotesi (chiamamola People Don't Give a Damn (PDGD) hypothesis) è che la riforma Moratti venne duramente contestata a suo tempo da sindacati e partiti di sinistra. Mi dispiace ma è un po' poco per confutare la tesi. Primo, gran parte della protesta era diretta verso la riforma dell'educazione pre-universitaria, e su questo sono d'accordo che c'è molto più interesse tra la popolazione. Secondo, le proteste rumorose non implicano necessariamente vasto interesse tra la popolazione at large.

eh sandro un po' rimango sempre deluso dal "agree to disagree" ma ovviamente questo non è argomento da chiarire nei commenti ad un post.

del resto sono d'accordo con te che il PRP è un concetto vago e necessiterebbe essere operazionalizzato (ma non ho tempo).

solo una precisazione: in questo commento e in quello precedente dici che la PRP non aggiunge nulla al fatto che secondo te destra e sinistra si comportano allo stesso modo per quanto riguarda l'università.
guarda che a PRP è stata proposta (che paroloni!) non per spiegare la differenza di comportamento tra destra e sinistra ma per spiegare perchè non si fa tanta cagnara sullo sfascio dell'università (seguivo la traccia di michael). la risposta è perchè non è un argomento a cuore al PRP.

Son qui da 23 anni, quasi 24. Han storpiato il mio nome, ed il mio sesso che loro chiamano gender, in tutte le maniere. Ho accettato tutto, persino Ms. Michelle Boldrin, lesbica francese sposata con mia moglie. Ma Mike NO!!

Ovviamente in molti han tentato, sin dall'inizio, di chiamarmi Mike. Li ho dissuasi immediatamente. Vorrei farlo anche in questo caso ... sentirmi chiamare Mike mi provoca dolori inguinali lancinanti. Please.

Per una volta son disposto a violare le regole e ad indagare su chi si nasconde dietro Ispirati per poi dirne tutto il male possibile, dovessi anche mentire spudoratamente, se continua a chiamarmi Mike. Tutto, ma Mike no, ok? Puoi persino darmi del comunista, mi fa incazzare ma non tanto quanto darmi del Mike! E non chiedetemi perche'. End of warning, back to discussion.

 

ok, ok. niente mike (scusa ma nel commento sopra ti ho chiamato michael senza sapere. perdonami pure per quello).

Sinistra = male dell'università è veramente una banalità

fa specie anche il fatto che in un paese in cui certa intellighenzia (ma si scrivera' poi cosi'???) accademica non perde occasione per organizzare raccolte di firme e sdegnose prese di posizione quando c'e' un po' di rilevanza mediatica e si puo' gridare allegramente "a morte berlusca e la banda bassotti" (e penso agli Eco, ai Bachelet, ai Magris e compagnia cantante) , non faccia nulla (e dico assolutamente nulla) quando si tratta dei problemi del loro mondo. allucinante davvero.


Diablo, sto diventando veramente ignorante di cose italiche. Chi è Bachelet? Wikipedia mi da solo la presidentessa cilena e il magistrato ammazzato dalle BR nel 1980. Pliz help.

Giuro che Eco lo conoscevo senza guardare su Wikipedia.

ordinario di fisica alla sapienza, fra i garanti di "liberta' e giustizia" e, aspetto alquanto inquitante, ex-vicepresidente della fantomatica Societa' Biblica in Italia !??!!??.......

Il pesce puzza dalla testa. Con la scusa dell'autonomia si è confusa quella didattica con l'irresponsabilità finanziaria, procedendo ad autoassunzioni modello "todos caballeros" in un gigantesco carosello clientelare e nepotistico. E i risultati parlano chiaro. La CRUI incolpa le "dinamiche salariali decise a livello nazionale" senza considerare che 1)la categoria non è contrattualizzata per cui le dinamiche sono ampiamente prevedibili nei bilanci, ed hanno inciso del 7,1% negli ultimi 5 anni. Dovrebbe invece fare mea culpa per tutti i concorsi banditi fingendo che non gravassero sui bilanci, solo perché l'onere dell'assunzione scatta solo dopo tre anni, al momento della conferma: e questo sì che costa, altro che dinamiche salariali...

Insomma vanno rifatti statuti, modificati Senati e CdA per rimuovere il gigantesco conflitto d'interessi di una categoria che riceve risorse dallo Stato potendone al tempo stesso erogarle e riceverle, come del resto è accaduto.

Ognuno deve fare il suo mestiere, i docenti (maxime filosofi, filologi, storici, sociologi, chimici) devono tornare al loro: didattica e ricerca.

Poi i concorsi sono il naturale vulnus di tale situazione ambientale. Rimuovendo la governance attuale cambieranno anche quelli. Magari eliminando il valore legale del titolo di studio e far sì che sia la qualità a determinare le risorse e i contractors. L'allenatore che tiene al posto e ai premi partita non ha molta voglia di far giocare i bidoni.

Eccoci qui. Ogni volta che salta fuori il discorso dell'abolizione del valore legale del titolo di studio, mi suona nella testa un campanello d'allarme.  Il problema è che molti, prendendo a riferimento modelli stranieri, considerano una soluzione del genere come la panacea di tutti i mali. Personalmente, ho molte riserve. Queste alcune osservazioni a riguardo:

1. un tale cambiamento avrebbe conseguenze forti solo nell'ambito del settore pubblico e, in misura minore, in quello delle professioni/corporazioni/albi. Il settore privato già differenzia (fra le sedi universitarie) che è una bellezza, potrei portare mille esempi. Siamo sicuri che sia cosa buona e giusta andare ad eliminare lacci e lacciuoli proprio attorno al cuore pulsante del clientelismo all'italiana? Proprio con riguardo a quei settori storicamente più inclini a pastette e maneggi, oltre ogni limite di decenza? Almeno nel breve/medio periodo, temo, le conseguenze sarebbero devastanti... altro che assunzione di responsabilità!! Leggete gli articoli di Rizzo e Stella sulle università private per altri spunti di riflessione.

2. Del tema ormai si parla, sui media, ad intervalli regolari. Conosciamo le posizioni dei politici, dei sindacalisti, degli industriali. Nessun commento, mi pare, arriva invece da avvocati, giornalisti, attuari, commercialisti... per quanto la situazione degli albi sia radicalmente diversa da quella, ad esempio, del pubblico impiego, non è credibile dire che non cambierebbe nulla... e quindi? Perché questo silenzio?

3. Sarò un "vetero-sinistro", ma secondo me il problema è politico. E' la politica che ha in mano le leve per stravolgere e migliorare il sistema. E' la politica che dovrebbe trovare il coraggio e fare riforme serie e sensate, PRIMA di ogni discussione sul valore del titolo. Dopo tutto l'introdurre maggiore concorrenza o il differenziare fra teaching e research universities sono questioni risolvibili anche a legislazione vigente! Il problema dei finanziamenti e buona parte delle questioni di incentivi prescindono dal valore legale di un pezzo di carta! 

That's all...

 

Insisto su un punto: ancora oggi in Italia la laurea è un ostacolo, una barriera per molti. Lo era ancora di più prima che la Moratti interpretasse come un "liberi tutti" le disposizioni sul riconoscimento di crediti formativi ai lavoratori. Quindi: perchè abbattere questo "muretto"? Perchè lasciare mano ancora più libera a chi ha dimostrato di non saper usare in modo corretto il proprio potere e la propria libertà? Mi sembra un discorso pericoloso.

Ora basta davvero, torno a studiare... sennò qua finisce che non mi laureo nemmeno io...:o)

Forse domani divento piu' lucido (vedro' di comprarmi il Brill) e capisco dove sta andando la discussione. Al momento non mi sembra un obiettivo incluso nell'insieme di cose da me fattibili. Quindi, ad evitare incomprensioni ed anche fastidi di terzi, chiarisco solo dei fatti puri e semplici, usando l'informazione minima necessaria a chiarirli.

Fatti a mia conoscenza citati nei commenti precedenti in maniera imprecisa o erronea.

1) Woodford. La storia e' vera, ma risale al 1986-87. Il posto e' Torino, non Napoli. La consorte di MW, pur italiana anche al tempo, era altra. Venne bocciato alla prima tornata di un concorso per associato. Non aveva i titoli, fu la sentenza. Chi fosse in commissione non lo so, senno' lo direi. Di tutto il resto son certo.

2) La didattica italiana e' buona? Evidenza? Io ho solo ricordi dei miei anni di universita', visite mie a universita' italiane e racconti di figli di amici. Aule stracolme, con 1000 e piu' studenti. Professori che non si presentano o cancellano lezioni ad ogni pie' sospinto. A volte sostituiti da "assistenti" (leggi, ricercatori) a volte sostituiti dal bidello, che manda tutti a casa. Letto sui muri del DAMS: "L'Eco si sente, ma non si vede". Niente Teaching Assistants, niente esercitazioni, niente orario d'ufficio, niente compiti per casa (homeworks), niente sillabo, a volte niente di niente, neanche il microfono o il gesso. Si, forse in Bocconi la didattica e' meglio che a Monroe Community College, questo e' possibile che sia vero ma non e' certo. Quasiasi altro confronto di coppia in cui un'universita' italiana stia da questo lato del segno > mi sembra improbabile. Se ci legge qualche giovane universitario, ben vengano le testimonianze. Anonimato garantito.

3) Domanda di Giorgio: si puo' diminuire lo stipendio nominale di una persona con tenure? Certo, fino a zero. Infatti si puo' licenziare. Costa, richiede lavoro, ma si puo' fare. Qui devi credermi sulla parola, perche' ovvii compromessi di riservatezza chiedono che non scenda nei dettagli. Ma gli stipendi nominali non solo molto spesso non crescono proprio, calano pure. A volte calano parecchio.

4) Capisco il desiderio di Fausto di mettere in evidenza i segnali positivi. Ma e' un fatto (della logica e della matematica) che la proposizione "Sia x un elemento estratto casualmente dall'insieme X. La probabilita' che x=0 e' N volte maggiore della probabilita' che x=1" non viene contraddetta dall'osservazione "Ho trovato un x' in X per il quale vale x'=1".

5) Il signor Tremonti e' ordinario, il signor Marzano e' Ordinario, il signor Baldassarri e' Ordinario, il signor Savona e' Ordinario, il signor Fisichella e' Ordinario, il signor Brunetta e' Ordinario, il signor Pera e' Ordinario, il signor Ziccone e' ordinario, il signor La Loggia e' Ordinario, il signor Paganetto e' Ordinaroi, il signor Vizzini e' Ordinario, la signora D'Ippolito Vitale e' Ordinaria, la signora Casellati e' Ordinaria, il signor Stagno D'Alcontres e' Ordinario, il signor Martino e' Ordinario, [... centinaia di omissis ...] persino il signor De Michelis era (forse ancora e') Ordinario. Per questo non l'ho detto, Ispirati, perche' NON vi e' evidenza alcuna che sia un fatto. Al momento vi e' solo evidenza che e' una fantasia, purtroppo non solo tua. Nota bene, io non sto sostenendo che l'opposto sia un fatto, ossia che vi sia una cospirazione di dementi fascisti dietro allo sfascio mafioso dell'universita' italiana. Semplicemente, nessuno al momento ha portato evidenza alcuna in grado anche solo di suggerire che la variabile "simpatia politica" giochi alcun ruolo esplicativo, di un segno o dell'altro. Se ne hai, di evidenza, portala. Senno', senno' ... beh, ci arrivi da solo, credo.

 

 

 

Michele,

un breve commento sulla didattica. Credo sia difficile trovare evidenza oggettiva in un senso o nell'altro. Soprattutto è difficile avere misure comparabili tra la didattica di diversi paesi. Tu ti affidi ai tuoi ricordi e credo che tu abbia ragione nel definire la didattica di quegli anni disastrosa. Se però devo comparare gli anni in cui io ero studente e adesso, i progressi mi sembra che ci siano stati. Si è ad esempio introdotta la valutazione della didattica. Mi dirai che è il minimo e sono d'accordo. Ma nelle due università in cui sono stato docente recentemente inizia ad avere un (piccolo) peso. A Bologna non vengono assegnati più contratti ai docenti che hanno valutazioni negative. Alla Bocconi chi è nell'ultimo decile delle valutazioni deve scrivere una lettera in cui giustifica la scarsa performance e spiega cosa intende fare per migliorare. Si tratta di piccole misure, inefficaci contro i docenti di ruolo, ma rispetto agli anni in cui ero studente, è già qualcosa.

Sui concorsi, il tuo commento semplifica un po' troppo quello che ho detto, ma non importa. Quello che volevo dire è che ci sono alcune università (Bologna ad esempio) che (in Economia, unico settore in cui conosco le cose) hanno iniziato a chiamare e promuovere sulla base delle pubblicazioni. Lo stesso mi pare avvenga alla Luiss. Non parlo della Bocconi, ovviamente. Si tratta di casi isolati, è vero, ma è di nuovo un passo avanti rispetto a quando ero studente (cioè nella preistoria, ormai)

 

 

Raccolgo l'invito di Michele e aggiungo anch'io un breve commento sulla didattica.

Anche a Venezia (Ca' Foscari, Economia) qualcosa e' cambiato. Per esempio, Economia Politica del primo anno (Principles, libro di testo: Perloff) e' diviso in corsi di circa 150-200 studenti, si da' un homework alla settimana, c'e' un esercitatore/TA (uno solo, decisamente non sufficiente, ma ai miei tempi non c'era neanche quello), addirittura anche syllabus, office hrs, proiettore e pennarello... I docenti hanno PhD da Princeton, UCLA, LSE, LBS, Cambridge UK, ed un paio dottorato italiano + MA a Northwestern o UCL. Gli esercitatori di solito sono studenti del dottorato di VE.

Conosco meno la situazione degli altri corsi di base, ma anche questi prevodono ore di lezione col docente + esercitazioni.

La valutazione della didattica c'e', ci sono addirittura dei premi alla didattica, e mi risulta che a qualche docente non sia piu' stato affidato un corso a causa di performance deludenti.

C'e' ancora _molto_ da fare, no doubt about that, ma qualcosa e' cambiato.

 

 

 

michele, prima rispondo alla tua domanda, dopo faccio un commentino.

Premesso che la domanda è: perchè nessuno si sta lamentando dello sfascio dell'università italiana? e non destra e sinistra sono diverse nell'ambito universitario (no, perchè anche michele nell'ultimo commento pare esserselo dimenticato)?

Risposta: PRP hypothesis

Evidenza:
1) michele ha chiesto perchè nessuno nel PRP si lamenta dello sfascio dell'università. evidentemente nessuno all'interno del PRP si lamenta dello sfascio dell'università italiana.
2) quando la morattina propose e implementò la riformina le acque si aprirono, gli eserciti dalla piazza e dei media si mossero, l'università e la scuola diventarono il Piave da non abbandonare agli eserciti fascisti. E' successo qualcosa di simile con Fioroni? No.
3) ancora in campagna elettorale e subito dopo l'insediamento del governo le parole d'ordine (per chi sa leggere la politica), i paletti insormontabili erano: abolire la moratti, abolire la biagi.
4) guarda caso (vedi punto tre): la moratti è stata prima bloccata, poi cancellata dal nuovo ministro fioroni.
5) caro michele apprezzo lo sforzo volto a scrivere nomi destri nell'elenco dei prof. Ora le opzioni sono due: o ti sei dimenticato il concetto di average oppure hai avuto un attimo di amnesia. Io non l'ho fatto 'sto conto ma vuoi veramente suggerire che in un paese dove Micro I è la teoria di Ricardo vs la teoria di Marx (a Roma), e poi tutte le valide disquisizioni sul saggio di profitto, non vi sia una maggioranza schiacciante anzicheno' di prof. a sinistra? Poi puoi sempre rinchiuderti dentro il "ah, non abbiamo contato" (l'hanno fatto in US e la situazione è quella italiana) ma questo non cambia la questione. Poi magari un giorno mi ci metto con la santa pazienza e te li conto uno per uno.

Commentino:
prima che me lo dica tu, me lo dico io che l'evidenza proposta sopra è aneddotica e statisticamente non rilevante (ho fatto l'esercizio perchè chissà magari qualche certezza granitica può essere scalfita; se non altro magari qualcuno si incuriosisce). Da buon studente però accetto il tuo insegnamento e da ora in poi parlerò solo di teorie da me personalmente testate contro l'evidenza dei dati. hard data.

Da buon studente però suggerisco a michele e agli altri ottimi autori di questo sito di usare lo stesso rigoroso metodo, che viene imposto a me ogni qual volta dico qualcosa che non sconfinfera, a tutti gli articoli che vengono scritti su questo sito (ottimi davvero ma di hard-data a volte se ne vedono proprio pochi). Specialmente quando si parli di teorie stravaganti (ma giuste e corrette) tipo... come si chiamava? ah, Conquest... quella si testata e temprata dalla durezza dei dati. altrimenti parlare è facile e impedire di farlo a chi non è d'accordo è ancora più facile. ;)

La percentuale di professori di destra nelle Facoltà italiane -per quanto bassa sia - è significativamente maggiore di quella delle Facoltà in cui a Micro I si insegnano Ricardo e Marx.

non c'entra nulla. il test è destra vs sinistra. non destra vs facoltà in cui si insegnano marx e ricardo... mah.

Temo che sia tu che non abbia capito (o che io sia stato poco chiaro, come spesso mi succede). Volevo dire che fare la conta dei professori di destra è poco significativo, così come lo è osservare che in alcune università si insegna Marx a Micro 1.

Sulla scuola, ispirati, chiariscimi quali sono i punti rilevanti della riforma Moratti. A me sembrava che le innovazioni principali fossero quella di ribattezzare come licei anche istituti tecnici e professionali (senza variazione nei contenuti) e quella di regalare la maturità agli studenti incapaci (ma sufficientemente ricchi da pagarsi una scuola privata). Ma confesso che non ho seguito il dibattito attentamente, per cui saei lieto di sapere quali innovazioni positive erano contenute nella riforma Moratti. Inoltre mi sembra che Fioroni abbia cancellato solo il cambio di nome degli istituti tecnici e professionali (ma magari sbaglio).

Anche io non so quasi nulla di quello che ha combinato la Moratti. L'unico cambiamento concreto che io ho visto è che nella scuola media hanno ridotto le ore di inglese per far posto a una seconda lingua. È una scelta a mio avviso demenziale; già prima si imparava l'inglese male, ora si impara nulla (né della seconda lingua, por supuesto). Immagino ci sia altro. Cosa ha fatto quindi di buono?

scusate sia sandro sia fausto, abbiamo parlato un giorno della riforma della scuola, delle proteste che sono seguite (tra le altre cose notate che se come suggerite voi la riforma era vuota di significato o di provvedimenti effettivi la tesi del PRP è ancora più confermata: cosa c'è di più ideologico di protestare contro una cosa senza effetti?) e adesso mi dite che non la conoscete?

Poi sono io quello che deve portare gli hard data... :(

Cmq sulla riforma moratti potete andare a guardare
http://www.orientamento.provincia.cuneo.it/pag_guide/rif_sis_formativo_2.html
oppure qua (mi sembra più completo)
http://www.borsalavorolombardia.net/portal/page?_pageid=67,69079&_dad=portal&_schema=PORTAL
questa è la legge
http://www.gildains.it/riforma/riformaultima.htm
qui ci sono i decreti attuativi
http://www.gildains.it/riforma/riforma.htm

mi sembra che ci siano tutti punti salienti. poi ci sono cose utili e meno utili, intelligenti e meno intelligenti; su ogni punto si può discutere; poi bisogna vedere l'implementazione ma tutto ciò non cambia il fatto che fosse una riforma ampia e riguardasse tutto l'organizzazione della scuola. E non mi verrete a dire che non ci sono cose fondamentali. (per dire, evidenza aneddotica e senza pretesa scientifica, mia zia è preside di una scuola superiore e il suo giudizio è che le cose avevano iniziato ad essere razionalizzate con tale riforma).

sull'università i punti essenziali del ddl (poi pure io mi sono perso tra le diecimila letture)
http://www.rassegna.it/2004/statosociale/articoli/scuola/04.htm

mi pare che sull'università si stessero portando avanti cose importanti (tra l'altro la bocconi sta portando avanti un piano di cambiamento simile a molte di queste proposte e più avanzato in altri ambiti). sono sicuro che condividete moltissimi se non tutti i punti della riforma.

Ispirati guarda che non e’ questione di hard data. Di quanti controesempi hai bisogno per convincerti che la PRP hypothesis non spiega l'omerta' e il disinteresse diffuso sullo stato dell'universita' in Italia? Sandro e Michele te ne hanno dato diversi: (1) i pochi tentativi di documentare lo scandalo sono venuti dall'Espresso, massima espressione della PRP, (2) Se fosse tutta colpa della sinistra, I politici di destra – e non solo i politici ma anche i vari quotidiani di destra - ci andrebbero a nozze a documentare la mafia comunista negli atenei rossi (o anche Foglio, Giornale, Padania e Libero sono dominati dai rossi? non sara' che forse non vogliono pestare i piedi agli ordinari amici del Padrone elencati da michele nel suo commento?)! Dai su, e’ evidente che la tua tesi non regge. Inoltre, tu stesso sostieni che gli uomini di sinistra dominano nelle universita' americane, eppure mi pare che (in media e forse anche in mediana e in 75o percentile) il sistema universitario americano funzioni, o no?In quanto alla tua accusa rivolta a me di "sminuire questo sito", beh, detto da uno che si nasconde dietro a un nomignolo, storpia i nomi altrui (mike, michael) e si lamenta che gli viene impedito di esprimere idee contrarie, beh e' praticamente un complimento.

scusa antonio (spero di non infastidirti se mi riferisco a te con il tuo nome),

1. la questione è "perchè non se ne parla", non "come funziona il sistema". Ho proposto un'idea del perchè certe cose accadono. Ne abbiamo discusso (ho provato a sostenere la mia tesi). Nessuno è stato convinto dalla tesi dell'altro (in mancanza di hard data). Amen, il dibattito funziona così.
2. di controesempio in controesempio siamo arrivati agli hard data (o perchè carità sono stato invitato a presentarli ma non ne sono stati presentati altri di contrari). I controesempi non bastano.
3. come vedi la mia critica di prima ha avuto effetto, perchè questa volta invece di fare lo spiritoso hai portato avanti esempi e controesempi. Per cui non me ne volere ma la critica ci stava tutta.
4. per quanto riguarda lo storpiare i nomi come ho già spiegato non volevo offendere nessuno ma alleggerire la discussione. siccome michele ha detto di non gradire ho smesso. non c'è nulla di male.
5. sul nomignolo due cose: a) quello che conta sono gli argomenti non il nome di chi li porta avanti (non credo che debba essere uno studentello irriverente e faccia tosta a dover insegnare queste cose). b) come ho già spiegato una volta (ma forse tu ancora non visitavi questo sito per cui lo ripeto) come tutti coloro che commentano mi sono iscritto e quando mi sono iscritto ho lasciato traccia di chi sono. non ho problemi con la mia identità.

Vediamo se si riesce a fare due passi avanti, invece di girare in circolo.

Niente in contrario a che si sviluppino i dibattiti paralleli sulla qualita' della didattica e su che cose faceva o non faceva la riforma Moratti. Poiche' non sono ferrato su nessuno dei due, in particolare: non ho evidenza a disposizione riguardo al primo, lascio ad altri portare fatti. Le inferenze poi si possono fare in compagnia.

Sulla didattica, argomento per il quale le medie e le varianze sono rilevanti, sarebbe interessante sentire qualche altra voce oltre a quella che ci dice che a Venezia le cose son migliorate dai tempi miei. Me ne rallegro. So che parecchi studenti, anche di Ca' Foscari, ci leggono. Ecco, loro forse possono dare dell'evidenza seria e non di parte. O possiamo cercarci qualche studio o inchiesta, se c'e'. Dopo provo. Se qualcuno gia' ha evidenza a disposizione, che la indichi.

Sulla riforma Moratti della scuola, anche a me sembra (ed i links messi da Ispirati tre commenti piu' in su lo confermano) che influenzasse non l'universita' ma le scuole medie superiori. Aldila' delle altisonanti dichiarazioni, era una piccola cosa simbolico-ideologica. Il suo sostituto, con una mentalita' che traspare a volte anche qui su nFA, vuole ora cancellarla per ragioni anch'esse simbolico-ideologiche, cosi' da poter mostrare che lui c'e' l'ha piu' lungo - cosa piuttosto facile, visto che la signora Letizia, Signora sembra sia. Il tutto e' irrilevante con riguardo alla domanda da me posta. Se qualcuno ha delle opinioni su come occorre organizzare la scuola media superiore, ben venga un dibattito parallelo. Altrimenti mi sembra tutta aria fritta.

Infine, sul riordino dei criteri di reclutamento e delle carriere dei docenti universitari, anch'esso avanzato dalla Moratti, occorre invece dire tre cose. (1) non e' per nulla chiaro in che senso avrebbe migliorato la qualita' di ricerca e docenza, visto che non istituisce nessun criterio di concorrenza o di valutazione da parte di elementi qualificati ed esterni al sistema. (2) Ristabilisce il concorso nazionale, ovvero centralizza il sistema e riduce la concorrenza. Poiche' il grosso degli attuali ordinari ed associati e' arrivato li' con i concorsi nazionali, e non v'e' evidenza alcuna che la qualita' media sia migliorata o peggiorata nel periodo in cui si sono utilizzati i concorsi decentrati, il provvedimento era o dannoso (per la centralizzazione) o irrilevante. (3) Aboliva i ricercatori e permetteva di utilizzare contratti a tempo determinato molto simili al "tenure track" per il processo di entrata alla carriera universitaria. Questo mi sembra un aspetto positivo, nei limiti in cui poi gli atenei avessero avuto incentivi a usare criteri meritocratici nella selezione dei nuovi ricercatori. Comunque, stabiliva almeno il principio del "periodo di prova", che invece manca nell'universita' italiana da decenni e che questo governo ha di nuovo abolito con la scelta di offrire il tempo indeterminato "erga omnes" ai "precari". Insomma, su questo aspetto la Moratti batte Mussi 1-0. Cercando informazioni sulla sorte del ddl e su cosa sia stato fatto dal presente governo, ho trovato un breve documento (scritto, fra gli altri, apparentemente anche da Pietro Reichlin) che mi sento di sottoscrivere al 99%. Se capisco bene Mussi e Modica stanno non attuando tale disegno di legge (la cui approvazione finale data Ottobre 2005) ed alcune delle cose che hanno fatto sembrano indirizzate a bloccarlo. Su nFA abbiamo trattato tali atti impietosamente, qui, qui e qui. Non siamo stati gentili nemmeno con i signori rettori ed i piani di Mussi in generale, vedasi qui e qui.

Le proposte Moratti erano mediocri ed insufficienti, quelle di Mussi sono probabilmente peggio ed alcuni suoi atti di "blocco" degli effetti della legge Moratti sull'universita' sono puramente ideologici oltre che dannosi, non ci piove. Il problema e' che NON C'ENTRA NULLA CON LA DOMANDA CHE HO POSTO! L'omerta' mafiosa dell'accademia italiana dura da trent'anni, quindi le diatribe Moratti-Mussi mi sembrano irrilevanti. Questo non elimina la teoria della cospirazione degli accademici di sinistra, ma nemmeno le fornisce supporto: e' una deviazione irrilevante, insomma.

Veniamo ora al perche' ho fatto quella lunga lista di uomini politici della CdL che sono anche docenti universitari (ed ho aggiunto che avrei potuto continuare aggiungendone qualche altro centinaio). L'ho fatto perche' e' evidenza sufficiente a demolire la teoria della cospirazione di sinistra come causa o spiegazione dell'omerta' mafiosa degli accademici. Il difensore di tale tesi sembra non cogliere il perche' del mio atto, e mi rinfaccia il non aver capito che fare una lista di ordinari di destra non e' sufficiente per negare che la maggioranza degli accademici sia di sinistra o che, detto altrimenti, l'accademico medio e' di sinistra anche se un numero finito ma minoritario di accademici sono di destra. Temo invece che il problema sia altro: il sostenitore delle teorie cospirative non capisce come funziona il suo modello. Temo che ora, a fronte degli argomenti che seguono, cambiera' il modello di nuovo, al qual punto io abbandonero' la discussione. Pero', nella speranza che si possa progredire gettando alle ortiche un modello ovviamente falsificato dai fatti e cercando risposte differenti, ci provo per l'ultima volta (Fanaroli gia' ha spiegato la bottom line in due parole, a dire il vero).

Una cospirazione omertosa funziona quando coloro che la impongono sono o la totalita' del gruppo che deve tenere la bocca chiusa, o sono sufficientemente potenti nel gruppo stesso da intimorire in modo convincente chiunque si sogni di violare l'omerta' imposta. In questo secondo caso il condizionamento e' indiretto, o ambientale, ma sempre di omerta' piu' o meno cospirativa si tratta perche' qualcuno deve compiere gli atti punitivi che fanno tener la bocca chiusa ai potenziali "infami". Ora, l'evidenza posta sopra, e molta altra, prova che vi sono TANTISSIMI ordinari di destra che sono non solo ordinari, non solo di destra, ma anche potenti e quindi perfettamente al di sopra di qualsiasi minaccia che possa loro giungere da colleghi accademici. Che effetto puo' fare a Giulio Tremonti se qualche mediocre collega all'Universita' di Pavia, dov'e' ordinario, lo minaccia perche' egli tenga la bocca chiusa quando assurgono un asino al ruolo di associato o ordinario? Nessuna, mi sembra ovvio. Anzi, poiche' di cospirazione comunista si tratta, il nostro commercialista da Sondrio avrebbe tutti gli incentivi a documentare la natura scandalosa della decisione e farla pubblicare, per esempio, dal Corriere sul quale ha scritto per almeno un decennio, o sul Giornale, o a far fare un servizio speciale del TG5. Similmente, e sempre per rimanere nell'area tematica che meglio conosco, com'e' possibile che, sino ad un paio d'anni fa e per quasi 30 anni, la LUISS sia stata l'orrenda universita' che era, con un corpo docente di incompetenti intrallazzati con il mondo politico ed imprenditoriale romano? Era privata, era ricca, ed era completamente governata da importanti baroni di destra: dall'ora defunto Mario Arcelli, che ne fu Rettore, a Carlo Scognamiglio, sino a quel grande economista con Master dall'Universita' di Chicago che corrisponde al nome di Antonio Martino. In un posto come la LUISS, di certo, la cospirazione non poteva reggere, e l'influenza ambientale nemmeno! Un ragionamento del tutto simile vale per la Bocconi, ovviamente.

Direi di piu': mentre e' forse - sottolineo: forse - vero che in economia la maggioranza degli accademici italiani e' orientata a "sinistra", questo e' certamente non vero in molti altri campi. Per anni il rettore dell'Universita' di Padova si chiamo' Merigliano, era un "grande" ingegnere, di destra, eletto dai docenti di destra e sempre "contro" il candidato dei docenti di sinistra. La "destra" controllava medicina, ingegneria, e la grande maggioranza delle scienze naturali. Credo le controlli ancora, da quanto mi e' dato sapere sulla base di "nanetti" del dopo cena. Forse che Cabibbo o Zichichi avrebbero o hanno timore d'essere maltratti se rompono l'omerta'? Lo dubito alquanto. Ma, allora, perche' le nostre facolta' scientifiche non eccellono? Se davvero, il problema fosse quello della cospirazione dei sinistri, i disastri sarebbero limitati a facolta' irrilevanti dal punto di vista della produttivita' del sistema, tipo sociologia, filosofia, letteratura, storia e, forse, economia. Fine, di cospirazioni politiche non parlo piu'.

Vorrei invece dar risalto ad altre ipotesi avanzate, che mi sembrano parecchio piu' consistenti con i fatti.

1) Il sistema del "carciofo", ossia: incorporare una foglia alla volta. Ogni tanto anche qualche "bravo" vince, e poiche' deve il posto all'esser stato in fila, buono e zitto, per anni si adegua alle regole del sistema, e ripaga tale gentilezza iniziando a comportarsi come gli altri. Ovviamente, il tutto e' condito dalla solita storiella secondo cui "denunciare non serve, occorre lavorare umilmente e silenziosamente per far uscire il buono." Che poi il buono non esca mai, e che questa storia mi venga ripetuta da 30 anni, sembra non spaventare i pochi "bravi" che sono entrati nel giro buono. Un po' come al militare: quando sei al decimo mese ti scordi di quanto odiavi il nonnismo e delle vessazioni che t'imponevano durante i primi tre o quattro mesi. Vessi anche tu o, nel migliore dei casi, giri lo sguardo dall'altro lato. 

2) La sanita' e la giustizia colpiscono tutti, la ricerca universitaria influenza direttamente pochi, pochissimi. Gli effetti si vedono solo nel lungo periodo, sono "anonimi" (al contrario del chirurgo che ti ammazza ed anonimo non e', e' difficile dire che e' stato il tal professore a formare in modo incompetente 254 nuovi funzionari di banca) ed i criteri per cui X e' meglio di Y sono imprecisi e non valutabili dall'uomo qualunque, o da un magistrato se e' per quello. POiche' l'opinione pubblica non sa giudicare ed ha poco incentivo a protestare (che ne sanno gli studenti che stanno ricevendo un'educazione mediocre?) ed il giornalista non ha gli strumenti per documentare lo scandalo, o lo sforzo di denuncia viene dagli esperti che stanno all'interno, o non e' possibile. Che muori perche' c'e' il black out finche' ti operano e' purtroppo tragicamente evidente ai piu'. Che il governo fa finanziarie dannose perche' la cultura economica di parlamentari e consulenti governativi e' ritardata di quarant'anni, e' impossibile da capire se non sei un esperto. 

3) Da trent'anni a questa parte, circa, vi e' stata crescente "self selection". Con le solite eccezioni, dovute a ragioni personali e familiari, quelli che sapevano fare ricerca ad alto livello son rimasti fuori o ci sono andati appena possibile. Sia chiaro, non ho in mente solo la diaspora degli economisti. Come eclatanti casi recenti dimostrano, c'e' un'uguale diaspora di biologi, fisici, medici ... Poiche' sono questi "bravi" coloro i quali hanno il maggior incentivo a rompere le scatole e denunciare (son quelli che ci guadagnerebbero ad ottenere un sistema meritocratico) la loro partenza lascia una sparuta minoranza di "bravi" forzatamente bloccati in patria, circondata da una valanga di mediocri o addirittura pessimi. Costoro, se non se ne fossero andati i "bravi", non avrebbero avuto neanche mezza chance al posto universitario, quindi hanno tutto l'incentivo a mantenere in piedi un sistema che incentiva la fuga dei cervelli. Quindi, tutti zitti, e per ben due ragioni: con questo sistema noi mediocri diventiamo professori universitari, e con questo sistema si tolgono dai piedi la maggioranza dei "bravi" che, altrimenti, potrebbero "rubarci" il posto persino con questo sistema (anche i "bravi" san fare i mafiosi, se vogliono e gli conviene). E perche' i pochi "bravi" rimasti per forza non protestano? Perche' per farlo occorre una forte dose di eroismo che, in certi ambienti, si classifica come pazzia. La minoranza di bravi, sapendo di non poter emigrare, deve accettare le regole, altrimenti, e qui si' che la cospirazione funziona, nemmeno il posticino in provincia beccano! Insomma, di "cospirazione implicita ed ambientale" sembra trattarsi, ma non dei sinistri a scapito dei destri. Bensi' degli incompetenti a scapito dei competenti.

1)-3), a mio avviso, spiegano l'omerta' accademica all'80%. L'altro 20% e' probabilmente dovuto alla tendenza nazionale a fare i furbi, farsi gli affari propri, e lasciare che il bene pubblico vada alla deriva, tanto noi ci arrangiamo comunque. Ovviamente, con un sistema istituzionale distinto (ossia, all'americana, tanto per essere sempliciotti) questi fattori non potrebbero giocare un grande ruolo. Ma il sistema americano fa parte dei sogni, quindi continuiamo a predicarlo senza contarci molto.

Questo conduce all'ulteriore domanda: davvero la denuncia dei bravi non pagherebbe? E se si dimostrasse che a qualcosa serve, come credo sia possibile dimostrare, non sarebbe il caso di chiedersi: come e' possibile dare "protezione" ed "incentivi" ai pochi "bravi" forzatamente rimasti in Italia cosicche' possano cominciare a denunciare seriamente e sistematicamente la natura mafiosa del sistema? Senza aspettare i giornalisti de L'Espresso ... ma guidandoli, invece, laddove l'evidenza si cela.

 

 

 

i punti 1-3 mi sembrano tragicamente right on the money. Il punto tre e' forse il piu' triste. Allora chiedi, com'e' possibile dare protezione ed incentivi ai pochi bravi forzatamente rimasti in Italia? Una possibile risposta e' che ci vuole la massa critica. Se hai due bravi in un dipartimento di venti incompetenti, anche se per caso riesci ad attirare un altro bravo non cambia nulla. Anche perche' nel frattempo gli incompetenti sono riusciti a piazzare altri tre dei "loro".

Bisogna poter assumere cinque, sei, otto "bravi" contemporaneamente. Anche perche' cosi' ciascuno di essi si fa coraggio pensando che ci sono N-1 altri nuovi assunti che la pensano come lui/lei. Questa strategia viene adoperata spesso qui negli stati uniti quando si vuole migliorare sostanzialmente la qualita' di un dipartimento, rompendo con situazioni patologiche correnti.

Ovviamente, tutto cio' non succedera' mai se il rapporto iniziale e' di 20 a due. Occorre che i rettori, i presidi, e tutti quelli che hanno potere decisionale abbiano degli incentivi ad attuare cambiamenti strutturali di questo tipo. Incentivi monetari? Fama e reputazione? Donazioni? Non ho la piu' pallida idea. Qualcosa si potra' pur provare.

Io sottoscrivo, come ho già detto, l'ipotesi 2 (quella avanzata da sandro, se ricordo bene). Sull'efficacia della denuncia, ti faccio una domanda. Un tentativo, in economia, di denunciare i concorsi non meritocratici viene portato avanti, ormai da alcuni anni, da Perotti con il suo Bollettino dei concorsi. Tutti i docenti di economia italiani lo ricevono e molti lo leggono. Perotti si basa su indicatori oggettivi e quindi non c'è personalizzazione. Lui è già ordinario, con un Cv indiscutibile e quindi non può essere accusato di fare interessi propri. Tutte condizioni che dovrebbero portare ad prendere sul serio le sue tesi. La domanda è: secondo te è stato efficace nel cambiare l'esito dei concorsi? La risposta io non la conosco, onestamente. Oppure neanche la sua  è una denuncia sufficiente?

Sempre a voler ragionare in termini di "modello": potete descriverne uno in cui la "denuncia" è una strategia applicabile? Voglio dire, o un ricercatore è così palesemente geniale da stroncare sul nascere ogni tentativo di critica, oppure la cosa non funziona. Secondo me, cioè, la denuncia può funzionare solo quando l'ingiustizia commessa è tanto palese da poter essere riconosciuta da un soggetto "terzo", esterno all'ambiente e "non esperto". In caso contrario, basta gettare un po' di fango, "fare 'mmuina", e non cambierà nulla. Perché davanti ad una situazione meno trasparente, i soli cui sarà riconosciuta la possibilità di giudicare saranno gli stessi contro cui la denuncia è rivolta!  Mi pare che anche questo sito si sia occupato di Perelman, un caso che può offrire molti spunti.... 

Insomma, l'autonomia e l'autodeterminazione della comunità scientifica possono degenerare in malo modo, e a quel punto intervenire dall'esterno è cosa molto complicata. Se ci sono in ballo questioni scientifiche o presunte tali, come distinguere tra una battaglia sulle idee e una guerra fra fazioni?

L'unica soluzione sarebbe un commissariamento feroce, trentennale, di tutta l'università e la ricerca italiana, con possibilità di tagliare, stravolgere e licenziare, da parte di un soggetto esterno ma competente. Che so, chiediamo di diventare una succursale di Princeton...

hm beh almeno siamo arrivati al fatto che quelle della moratti erano al massimo inutili (così inutili che si è scatenata l'ira della categoria. michele le revealed preferences mi dicono che così inutili non erano. ma non divaghiamo).

venendo al punto della discussione. non mi convinci per un semplice motivo: il fatto che prof. "di destra" abbiano aprofittato del sistema e ora siano dentro il minestrone e siano mafiosi quanto gli altri, non cancella il fatto che un governo di destra ci ha provato (con misure che tu dici inefficienti ma loro consideravano deleterie) mentre uno di sinistra, ovvero il referente politico del PRP, si è affrettato a fermare il tutto. Tutto ciò non per dire che i prof. di destra sono bravi e quelli di sinistra sono dei carciofoni ma che le due aree politiche hanno diversi referenti politici (o interest groups che vi fanno riferimento).

Per cui alla tua domanda: perchè Mussi sta zitto e quieto di fronte allo scandalo (e cancella quanto si stava già facendo) (io poi cattivello ci aggiungo anche i media o parecchi tra essi)? Semplice perchè lui è il referente politico del PRP.

Tutto quello che hai detto è giusto ma non vedo come falsifichi quanto detto da me. Per me è complementare.

Anche io penso che il punto 2 sia il piu' importante. Con una precisazione. Il confronto con la sanita' in realta' e' meno netto di quanto sembri. E' vero, tutti se la prendono quando un poveretto muore perche' non c'e' posto in un ospedale o va via la corrente.

Ma non mi pare che ci siano grandi sollevazioni in merito alla selezione dei primari, per non parlare della nomina dei direttori generali delle ASL. Terrificante. E non a caso, anche in ambito universitario le facolta' di medicina si distinguono, in negativo.

Insomma, le cose non sono poi cosi' diverse in sanita' e in accademia, credo. E nessuno scaglia la pietra (o pochi) perche' nessuno e' senza peccato (punto 2 + intervento di fanaroli). Anche quelli bravi, magari  che rientrano dall'estero, usano le stesse, identiche pratiche nei concorsi. Favori reciproci, io faccio idoneo il tuo scagnozzo qui e tu chiami il mio scagnozzo la', etc. Magari lo fanno per dare una chance ad altri bravi. Ma con gli stessi metodi, che alla fine fanno comodo a tutti. La cosa e' pervasiva in ogni ambito e in qualsi tutti gli ambiti lavorativi e' di fatto accettata. Cosi' pervasiva da influenzare il linguaggio, il modo in cui si parla del "job market" in italia, accademico e non. 

Forse dire "e' il sistema" e' un modo di non dire niente e me ne scuso. Volevo solo sottolineare che non sono sicuro esista una "unicita' " del sistema universitario rispetto ad altri ambiti. E di sicuro, parlare di cospirazioni di sx o dx, sono d'accordo con Fausto, mi sembra una stucchevole banalita'.

L'evidenza scarseggia, perche' scarseggiano le denunce medesime.

Ma la pochissima evidenza a disposizione (riesco a raccogliere un totale di 3 esempi) dice univocamente che la risposta e' affermativa.

La piu' importante, il lavoro di Roberto Perotti. Mi sembra ovvio che ha avuto un impatto. Molta gente non sopporta Roberto, io lo ammiro. Ma questo e' irrilevante: cio' che conta e' che viene seguito e che, al margine, ha notevole influenza. Grazie al suo documentare, la gente cerca giustificazioni per i propri atti impropri e, nei posti piu' visibili, gli atti impropri non si compiono piu'. Da qualche parte, credo fosse Modena e Reggio Emilia ma non son certo e non ho tempo per controllare, anni fa negarono l'idoneita' da associata a Maristella Botticini, la miglior storica economica - in assoluto mondiale - della sua generazione. Promossero una nullita' accademica il cui nome non ricordo, altrimenti lo farei. Di nuovo se non ricordo male, fini' sul Bollettino dei Concorsi e tutti lo notarono, mentre altrimenti sarebbe passato inosservato. Un tale episodio non e' piu' ripetibile, e lo sappiamo tutti, proprio grazie a cio' che Roberto fa. Magari ci fosse un Perotti per ogni disciplina e sotto-disciplina!

Il famoso verbale di Chieti con la relazione di minoranza di Pietro Reichlin, poi resa pubblica. Anche quello fu un atto individuale di coraggio che Pietro fece, senza precedenti credo, e che creo' "scandalo". Ma grazie a quell'atto ed a quel verbale sappiamo che certe cose non si possono ripetere, e che ora e' "permesso" fare le relazioni di minoranza che dissentono e dissentono pubblicamente. 

Infine, Udine, due anni fa. Poiche' quello che, con ben poco coraggio visto che son qui ben protetto all'estero, rese pubblico che v'era rischio di contaminazione sono io, ometto il racconto. Ma tutti sanno, e lo raccontano prendendo il caffe', che quel concorso forse non sarebbe andato cosi' se non ci fosse stata una certa quantita' di "attenzione extra" allo stesso da parte della piccola "pubblica opinione" della nostra professione. O no?

Ora, al di la' dei gesti personali che uno fa se ne ha voglia e se non ha voglia non li fa, occorre chiedersi come procedere per rendere tali gesti sempre meno eccezionali, sempre meno coraggiosi, sempre piu' ovvii e banali. Solo diventando di routine la denuncia pubblica diventa inutile e sparisce perche' elimina la propia causa. Credible threats need not be executed, they only need to be credible. 

 

Michele perche' non testate la cosa? Chiedete i dati a Roberto Perotti, e vedete se i concorsi fuffa sono significativamente diminuiti dopo l'inizio della pubblicazione del Bollettino.

Piccola precisazione (ininfluente): non ci sono concorsi da Associato nel Bollettino dei concorsi, dato che essi prevedono un esame orale e una lezione e quindi la commissione può sempre dire che un candidato ha perso perchè ha fatto male l'orale e/o la lezione. Quindi quello di Modena e Reggio doveva essere un concorso da ordinario. Oppure non era nel Bollettino.

Sulle relazioni di minoranza: sono sempre esistite, anche prima di Pietro. Tu, Michele, dovresti saperne qualcosa (non sei tu che mi hai raccontato di Montesano? O la memoria mi tradisce?).

erio castagnoli e lorenzo peccati ne hanno fatte un certo numro, e anche di recente. non sono assurte alla cronaca perottiana perchè erano concorsi di matematica applicata....

Grazie Fausto, I stand corrected sul caso Botticini, la memoria fa brutti effetti. Sara' l'eta'. Ho verificato, ed era concorso da Ordinario. I dati li trovi nel Bollettino III, pagina 26.

Nel Bolletino IV si trovano anche i dati di un concorso piu' recente, svolto a Venezia, dove Maristella ha vinto il posto di Ordinario. Ora e' a Torino.  Nel concorso in questione i tests di Perotti danno zero "indicatori di problemi" ... unico fra i concorsi esaminati nel medesimo Bollettino. Ah, non ho fatto il test statistico, ma quello visuale dice che la frequenza degli "indicatori di problemi" e' molto diminuita tra il Bollettino I ed il IV, ossia nell'arco di circa 5 anni. Forse qualcuno ha tempo per fare il test formale ...

Guardando i dati li' riportati emerge un altro fattore che rende la "strategia della denuncia" complicata da implementare. Per dirla in due parole e con una battuta che in Minnesota si usa molto, per decidere chi e' un bravo accademico "occorre saper leggere oltre che contare." Guardando la tabella del concorso di Modena e Reggio, dove la Botticini venne bocciata, non sembra ovviamente superiore ai due vincitori basandosi sui puri numeri, ossia sul numero di pubblicazioni/citazioni. Sembra solo leggermente meglio, ma non enormemente. Questo "difetto" e' inevitabile per un lavoro come quello che sta facendo Perotti: egli cerca parametri obiettivi e riscontrabili da tutti in maniera incontrovertibile. Quindi deve limitarsi a contare il numero di pubblicazioni in gruppo molto ampio di riviste ed il numero di citazioni nel Soc Sc Cit Index, senza entrare in giudizi di qualita' delle riviste e rilevanza dei risultati. Ovviamente tale approccio mostra solo magagne drammatiche e funziona solo in media. Infatti, una misura dello stato miserabile della situazione e' proprio che una topologia cosi' "coarse" riesca lo stesso ad evidenziare tutte le contraddizioni che evidenzia!

Se poi uno confronta l'eta' della MB con quella dei due vincitori, quindi misura la produttivita' per anno, e, cosa che una commissione dovrebbe fare, si legge le pubblicazioni, la distanza veramente abissale diventa ovvia. Pero' occorre leggere gli articoli e dare giudizi di merito su cio' che contengono. Ora, dare giudizi di merito e' cosa che uno scienziato dovrebbe sempre fare, ma e' ovviamente la parte piu' difficile e rischiosa. Mi rendo conto della difficolta' insita in tutto questo, il che spiega perche' le discussioni/valutazioni dei casi di tenure qui da noi vengono tenute rigorosamente confidenziali. In particolare, si cerca di evitare il fenomeno "X era contro di te ma Y ti ha difeso", che crea liti ed incomprensioni folli, oltre che enorme pressione a promuovere tutti. Altra ragione, ma valla a spiegare in Italia, per cui i concorsi pubblici con commissione pubblica e verbali pubblici sono dannosi ...

Gli esempi che Stockli menziona, non li conoscevo. Forse puo' dirci se qualche effetto hanno sortito, visto che non conosco gli episodi a cui fa riferimento.

 

Sono lieto che qualcuno abbia ricordato questo caso. Anche per l'affetto che nutro per Maristella, conoscendola da oltre un quindicennio, e per il legame che mi unisce a lei e a Massimo, anche se ora le nostre strade sembrano essersi separate. Lei è la prova vivente del sistema paramafioso che vige nell'Accademia italiana, in quanto vittima.

Sarebbe utile conoscere anche la situazione in ambiti diversi dall'economia. La mia impressione, magari errata, e' che in economia la situazione sia perlomeno non tragica, nel senso che i bravi prima o poi il concorso lo vincono (vedi il caso Botticini). In altre discipline scientifiche a quanto mi e' stato detto la situazione e' ben peggiore, ma sarebbe interessante ricevere conferma da esperti.

non sono un esperto, ma la mia impressione e' che la situazione nelle scienze pure sia migliore che da noi. peggio invece le altre scienze sociali, alcune delle applicate (medicina uber alles) e lettere.

I motivi sono due: (i) il cancro della doppia professione (avvocati, primari e commercialisti che spesso utlizzano la cattedra come mero strumento di potere), da cui sono generalmente esenti fisici, astronomi e matematici; (ii) l'esistenza di criteri di giudizio oggettivi: in ambito letterario ed in quelo del diritto si finisce per pubblicare a livello locale, su atti di convegni e riviste generalemente autoreferenziali, totalmente diversa la situazione per le scienze pure invece.

noi siam piu' o meno in mezzo alle due direi, tra color che son sospesi, ma la mia (ottimistica) sensazione e che ci si muova, benche' a passo di lumaca, nella direzione corretta...

C'è un vecchio adagio (non so quanto vero) che dice che nei concorsi italiani per indovinare chi saranno i vincitori occorre guardare a chi sono i candidati nelle discipline scientifiche e a chi sono i commissari in quelle umanistiche. Mi sembra che nelle Facoltà di Medicina e Giurisprudenza, a causa dell'intreccio tra interessi universitari e di studio (quello medico o da avvocato, intendo, ovviamente, non quello volto ad accrescere il sapere), le pressioni verso una deviazione dalla meritocrazia siano più forti, ma non ho una conoscenza diretta.

Immagino che lo sappiate gia`, ma segnalo lo stesso a vantaggio di chi, tra i lettori, non ne fosse al corrente. Le due lettere di Perotti ed Ortu su Italians di Severgnigni con riferimento al vostro sito ed all'articolo di Michele.

 

http://www.corriere.it/solferino/severgnini/07-01-31/02.spm

Accipicchia! No, non lo sapevamo. Io almeno non lo sapevo, non so gli altri (tardino per svegliarli e verificare ...)

Beh, grazie al vecchio Fulvio Ortu (era un pezzo che non avevo notizie di lui, ma vedo che non ha perso la verve dei tempi andati ... perfetto ... forse dovremmo invitarlo a collaborare ad nFa, no?) per i complimenti, che io almeno gestisco maletto. Ma siccome son sinceri, prendo, incarto e porto a casa che poi quando ho fame mi faccio un panino caldo. Vediamo le reazioni a quanto scrive, credo che le cose di Severgnini siano piu' lette di nFA, per lo meno al momento ...

L'analisi di Fulvio e' anche interessante, devo dire. Lui dice: star li' a far denunce non saremmo arrivati da nessun lato, e ci avrebbero ostracizzato. Abbiamo provato a far bene IGIER ed altre cose che si fanno in Bocconi, sperando di stimolare gli altri. Il punto e' ragionevole. E non v'e' dubbio che IGIER sia un'operazione che, pur con tanta fatica e limiti, occorre dichiarare riuscita. Quanta scuola abbia fatto, non so. Per il momento sono l'unico posto che abbia una proiezione internazionale. Franco Peracchi ci provo' a Roma II, ma credo di non esagerare se dico che l'han lasciato perfettamente solo e tutti i suoi colleghi si son dedicati ad altro (la maggioranza a far carriera politico-amministrativo-consultoriale nei ministeri romani e paraggi). Marco Pagano e Tullio Jappelli han fatto lo stesso a Salerno, ma (forse sbaglio) credo sian riusciti a mantenere un'isola sana in un panorama campano desolante solo perche' l'isola e' piccola, piccola e piuttosto isolata. Ma ammetto di non conoscere bene quella realta'. Ora vediamo, c'e' Torino che prova con il Carlo Alberto. Aspettiamo e vediamo. Certo che, se cambia un posto ogni 17 anni, stiamo fritti. E qui si ritorna al punto originale, ossia l'utilita' forse di fare massa critica, e di utilizzare anche la strategia d'attacco assieme a quella di costruzione.

Non trovavo la lettera di Roberto Perotti, poi l'ho vista. E' precedente a quella di Fulvio. Quel che penso del lavoro di Roberto non mi sembra d'averlo nascosto, quindi non ripeto. Una cosa mi diverte: ma vi conoscete (si conoscono) tutti in Italia? Dal tono delle lettere sembra che Severgnini vada a cena regolarmente sia con Roberto che con Fulvio ... a me Larry King non ma m'hai invitato a cena! Anyhow, perfetta quella dell'indignazione fredda, perfetta descrizione di Roberto voglio dire. Io tendo ad averla calda. Si vede per caso? Pero' ho la rabbia fredda, come qualcuno ha dovuto scoprire ... 

 

In effetti al party di Natale dell'Igier del 2005 all'improvviso è sbucato, con mia grande sorpresa, Severgnini. Milano è veramente piccola.

Visto che su nFa vi chiedevate come funzionano le cose accademiche a Lettere e simili, rompo su invito di uno di voi il silenzio che mi ero auto-imposto (ma non temete, è solo per stavolta...) e vi segnalo questo sito web http://www.ateneopulito.it dove, tra le altre e vergognose vicende narrate, si ricostruisce quella incredibile dell'ISU/SUM (Istituto di Studi Umanistici) di Firenze.   Se cliccate su "L'eccellenza sono ME", leggerete che:  

in un recente concorso a cattedra per questo ISU - che è a tutti gli effetti un istituto universitario - un grande professore, autorità assoluta nel suo campo, avrebbe (condizionale d'obbligo, perché il garantismo deve valere sempre) rivestito contemporaneamente i ruoli di:

- firmatario (in qualità di direttore dell'ISU) del bando di concorso,

- presidente della commissione valutatrice,

- unico candidato al concorso (!),

- vincitore del concorso (ma va? chi lo avrebbe detto?)

- e infine controllore (!!) della regolarità degli atti concorsuali.

Da notare che, per aver rivelato tutto ciò, colei che gestisce il sito
di cui sopra pare sia stata querelata e minacciata di licenziamento dal
proprio ateneo. E poi vi chiedete perché nessuno parla?  

<em>Segnalo comunque anche l'interessante, anche se meno accurato, http://www.ateneopalermitano.i <em>

E' così difficile ammettere che l'omertà è l'unico equilibrio possibile
del gioco "Italian academics" perché la punizione per i devianti - che
non hanno credibili outside options (non tutti vogliono/possono migrare
negli USA, e non solo per mancanza di talento e/o attributi) - è
sorretta da minacce più che credibili?   Più in generale, molte cose sono state dette. La ricostruzione finale di Michele Boldrin delle pct. delle diverse responsabilità è largamente condivisibile, anche se credo che Ispirati volesse in fondo solo dire che, mannaggia la miseria, manco sulla grancassa dei media si può fare affidamento perché, statisticamente, è più facile che sia beccato con le mani nella marmellata un docente di sinistra che non uno di destra. Questo contribuisce per una, sia pur piccola, pct. del "residuo" che Michele stesso ritiene non spiegato.   Osservo però che, se è certamente vero che economia, quanto a trasparenza e correttezza dei concorsi, sta a metà strada tra le hard sciences e le materie umanistico/professionali, non si deve scordare che oltre ad Economia Politica (s.s.d. SECS P01) esistono altri, e molto più piccoli, settori scientifico-disciplinari - cioè aree concorsuali (vedi http://www.miur.it/UserFiles/115.htm) - di materie economiche. Se vogliamo, possiamo (e sono generoso) tener fuori da tale discorso Politica Economica (SECS P02) e Scienza delle Finanze (SECS P03), in quanto s.s.d. abbastanza affollati da essere comparabili ad Economia Politica. Ma certo quello che sto per dire vale per tutti gli altri s.s.d., cioè tutti quelli da SECS P04 in poi, escluso ovviamente il grande SECS P07 (Economia Aziendale).  

Ebbene, i microsettori sono presidiati sul piano concorsuale in modo ferreo da piccoli gruppi di baroni che difendono strenuamente (chissà perché? provate a indovinare...) l'autonomia dalla casa madre Economia Politica contro i tentativi di accorpamento di CUN e MIUR. In tali microsettori l'andazzo nei concorsi è notoriamente identico a quello delle materie letterarie o giuridiche, cioè deprimente e scandaloso. Ed infatti è facile notare che anche nell'area giuridica (IUS) esiste una ridicola proliferazione di s.s.d., ciascuno nelle mani di piccole cordate baronali. Ovviamente in un microsettore il dominio è inizialmente più agevole da conquistare e può facilmente divenire assoluto. Spesso tutto dipende da uno o due voti di differenza nelle elezioni per la composizione delle commissioni, se non addirittura dall'oculata gestione sia del divieto a partecipare a due commissioni consecutive che delle anzianità di servizio in caso di parità negli scrutini. E' assodato che un gruppo di potere che abbia anche un solo voto di vantaggio iniziale nelle votazioni per un primo concorso può trasformarsi rapidamente nel padrone del 100% dei concorsi di un piccolo s.s.d. 

Se proprio volete farvi promotori di una meritoria campagna moralizzatrice, perché non proponete l'abolizione di tutti i s.s.d. di area economica, esclusi ovviamente quelli di Economia Politica ed Economia Aziendale? Oltretutto incrocereste un movimento che già c'è tra alcuni economisti italiani, ma che stenta a trovare i modi e la forza per farsi sentire. Se tutto confluisse nei grandi calderoni di SECS P01 e SECS P07 sarebbe infatti molto più difficile controllare i concorsi con piccole cordate a dimensione locale. Se non altro, dato che la base elettorale sarebbe molto più ampia, si dovrebbero trovare ogni volta almeno una cinquantina di voti totali per eleggere i membri delle commissioni. Questo è del resto quanto accade già - non sempre, ma spesso - per Economia Politica (cf. i risultati delle votazioni nell'area concorsi del sito del MIUR). Ovvio, non sarebbe comunque una situazione ottimale. Un gruppo forte e numeroso potrebbe sempre portare in cattedra candidati impresentabili, ma comunque le coalizioni sarebbero ancora più difficili.   Del resto, se proprio devo dirla tutta, non capisco perché quelli che starnazzano tanto contro l'andazzo dei concorsi italiani (p.e. i bocconiani dell'IGIER, come il pur meritevole Perotti) non si mobilitino SEMPRE in occasione di TUTTI i concorsi di SECS P01, creando coalizioni in grado di assicurare commissioni serie anche quando si tratta di derelitti atenei della Calabria o della Sicilia. Invece paiono preoccuparsi solo di quanto accade nelle loro tre o quattro Università predilette del Centro/Nord. Come mai? Eppure il sistema concorsuale italiano, tra le tante pecche, ma proprio perché basato sul voto capitario delle commissioni, darebbe la possibilità ad una minoranza ben organizzata e ben motivata di una quarantina/cinquantina di votanti (parlo sempre di SECS P01) di condizionare parecchio gli esiti delle procedure di valutazione (p.e. è quanto fa regolarmente il gruppo degli economisti sraffiani). Forse non ci sono in Italia 40-50 ordinari di economia davvero vogliosi di cambiare le cose? E quindi di pestare parecchi calli? E di rischiare di esporsi a ritorsioni, magari sulla dotazione dei fondi di ricerca (gestita centralmente dal MIUR) o sugli eventuali incarichi di potere, accademici e non? Temo che il problema sia tutto qui, perché la risposta è NO, questi 40-50 kamikaze qui da noi NON CI SONO.

Segnalo che anch'io qualche settimana fa ho trovato il sito ateneopalermitano.it, volevo farne un'articolo, ma poi ci ho rinunciato, perche' non sono riuscito a riscontrare nessuna delle denunce li' riportate. Il sito e' di difficile navigazione, ma ci sono vari documenti consultabili. Ricordo di aver trovato una relazione di minoranza di un concorso di prima fascia in cui si denunciava una promozione fatta ad una persona che come "pubblicazioni" aveva, sostanzialmente, solo dei dattiloscritti manco pubblicati sul bollettino dell'ateneo, o cose simili. C'erano il nome sia del candidato sia del relatore. Ho fatto una ricerca e da quanto ho avuto modo di riscontrare, il candidato era ancora associato in un ateneo friulano. Ho scritto alla relatrice della relazione di minoranza per avere chiarimenti, ma non mi ha mai risposto.

In sintesi, il sito ha anche cose interessanti, ma per fare denunce serie, occorre documentarle un po' piu' chiaramente. 

Omerta' come unico equilibrio? Credo che si possa contare solo sull'egoismo della gente, non sul loro desiderio di fare del bene. Quest'ultimo magari c'e', ma va e viene. Non mi sorprendo che i pochi che denunciano le malefatte lo facciano quando queste avvengono vicino a casa loro o nelle universita' per le quali hanno interesse. Cosa c'e' da sorprendersi? Se negli atenei del Sud emergessero simili comportamenti son certo che collaborazione vi sarebbe. Il fatto che le poche denuncie vengano fatte al Nord, e che solo li' si provi, in pochi posti, a far valere la meritocrazia, e' un fatto non casuale ...

Anche qui, la differenza fra Nord e Sud e' plateale. Prendersela perche' quelli del Nord non fanno i Robin Hoods in nome e per conto del silenzioso Sud, beh, mi sembra chiedere un po' troppo, no? Aiutati, che il ciel (o il Nord) t'aiuta: nuovo motto federalista :-)

A proposito, perche' scrivi "starnazzare"? Che brutto termine, sembra voler dire che parlano a caso, o che comunque guardi alle loro denunce con fastidio. Perche'? Son perplesso.

Sara' interessante indagare il caso dell'istituto fiorentino. Interessante perche', ho trovato questo. Il primo firmatario e' ora sottosegretario all'Universita' e nostra vecchia conoscenza - tra l'altro, ha un bel sito, ed ha anche dei links interessanti, ma a noi non ci linka ... qualcuno "di sinistra" potrebbe raccomandarci? Grazie. La seconda e' responsabile Universita' e Ricerca per i DS in Toscana. Aldila' della polemica piu' o meno pre-elettorale sui tagli dell'ultima finanziaria di Berlusconi (che in altra parte di questo sito mi tornera' utile) e aldila' della difesa degli stipendi degli accademici (utile pure questa), e' l'ultimo pezzo che qui ci interessa.

Modica e Rapallini attaccano chiaramente, anche se un po' obliquamente nel caso dei due istituti toscani, tre nuovi istituti di eccellenza creati durante il periodo Moratti. Due di questi (IMT e IIT ) li conoscevo essendoci coinvolte conoscenze nostre. Io stesso avevo ed ho notevoli, ma proprio notevoli, dubbi sull'utilita' di queste operazioni, e persino sulla trasparenza delle stesse. Ho perplessita' su come sono organizzati, sul loro obiettivo, sui criteri di selezione, su chi li gestisce, sui loro programmi accademici e, soprattutto, sul fatto che - aldila' dell'auto-assegnato titolo di "eccellenti" e dei nomi che alludono all'MIT denotando solo un "voria ma no poso" grande come il palazzo di Via XX Settembre - sono alla fin fine istituti pubblici, finanziati con fondi pubblici ad hoc, senza alcun controllo di qualita', senza alcun criterio meritocratico di assegnazione, senza nessuna competizione con niente e nessuno. Il terzo e' questo ISU, che viene menzionato nel commento precedente e che scopro solo in questi giorni. Non posso fare a meno di notare, con il sorrisetto sulle labbra vista la discussione sul complotto accademico di sinistra, che tutti e tre gli istituti di dubbiosa utilita' sono
prodotti ... del precedente governo!

Ad ogni modo, di destra o di sinistra, concordo che sarebbe il caso di vederci un po' piu' chiaro su ISU, IMT ed IIT.

Apriamo la discussione ed accettiamo contributi da tutti, anche anonimi, purche' verificabili oggettivamente. Please, niente "si dice" o "si parla", fatti chiari e riscontrabili, dati oggettivi, ed argomenti logici, altrimenti non serve a nulla e finiamo a teorie cospirative tanto sciocche quanto inutili.

Materiali che ho trovato al volo: Modica su IMT, Moratti su IMT ed ISU, Pera su IMT, Grilli ed altri su IIT, vari su IIT ed IMT, ...

 

Solo per scusarmi dello "starnazzare"... ma mi scuso solo un po', perché le prediche dei "raffinati intellettuali" editorialisti di Corriere e c. mi sono venute un po' a noia, dato che ci sarebbero, come detto nel post, ben più efficaci mezzi per provare davvero a cambiare le cose (e già il lavoro di Perotti sui concorsi è ben più efficace di tutti gli editoriali giavazziani messi insieme). Anche perché non si capisce se e quanto tali editoriali siano in realtà scritti per "tirare volate" a qualcuno in sede di rinnovi delle authorities e simili. Quanto agli istituti tipo IMT, solo una battuta. Per me l'idea di base è buona proprio perché parte dal presupposto che in molti casi l'Università italiana sia NON riformabile, per cui è meglio partire da zero con centri di richerca nuovi di zecca. In fondo fecero così anche negli USA, no? (sia pur con donazioni private: Carnegie e simili). Ottima idea, peccato però che l'esecuzione sia poi stata quella che Michele giustamente rimarca, cioè il solito schifo, anche se ha certo nuociuto il boicottaggio manifesto da parte del resto dell'accademia. Piuttosto, sarei sinceramente curioso di conoscere la vostra risposta a questa domanda: è vero o no che NON E' POSSIBILE creare dal nulla un centro di eccellenza in qualsivoglia campo della ricerca? Perché questa era la critica principale mossa all'IMT e c. (tra quelle manifeste: come detto era in realtà la matrice ideologica del governo proponente che non piaceva).   

Quanto agli istituti tipo IMT, solo una battuta. Per me l'idea di base è buona proprio perché parte dal presupposto che in molti casi l'Università italiana sia NON riformabile, per cui è meglio partire da zero con centri di richerca nuovi di zecca. In fondo fecero così anche negli USA, no? (sia pur con donazioni private: Carnegie e simili). Ottima idea, peccato però che l'esecuzione sia poi stata quella che Michele giustamente rimarca, cioè il solito schifo

 

Perdonami, non mi sembra il miglior modo di ragionare, questo. In questi c.d. centri d'eccellenza non vedo nessuna "buona idea male applicata", ma solo una buffonata con forti ricadute clientelari. Se la probabilità di ottenere soldi e massa critica adeguati è nulla fin dall'inizio, perché cominciare? Perché anche solo parlarne?

La mia personale risposta alla tua domanda finale è la seguente: l'Italia al momento, con le sue sole forze, non può creare nuovi centri d'eccellenza tramite iniziativa pubblica. Troppi problemi di fondi (il fatto che i finanziamenti privati latitino non è una minuzia!) e di equilibri (a chi togliere fondi per finanziare queste strutture? Chi mandarci a lavorare??). Magari qualcosa di più si potrebbe fare su impulso dell'UE, ma la vedo dura...

Infine, noto con dispiacere che spesso si soffocano anche quelle iniziative meritorie che nascono più o meno spontaneamente... Per non ripetere cose già dette, mi limito a citare il c.d. "superdottorato" in Economia e Management del S.Anna.


PS: per comodità e abitudine, nei forum tendo a dare del tu a tutti... spero nessuno si offenda!

Sul come IMT e c. sono stati realizzati, concordo in pieno. Ma ancora non ho trovato un motivo convincente per cui la cosa debba essere, almeno in teoria, impossibile da realizzare. Soldi a parte (ed è chiaro che questo è un grosso ostacolo, ma fate finta che non ci sia, cosa che peraltro, almeno nel caso dell'IMT, mi dicono non essere neppure del tutto lontana dalla realtà, per lo meno per quanto concerne le dotazioni infrastrutturali), la tesi contraria è che tali centri di eccellenza NON possono per definizione partire dal nulla ma devono appoggiarsi su una "scuola" già esistente. Ma il problema dell'Università italiana è proprio la presenza delle "scuole", nel senso più deleterio del termine. Ripeto la domanda: è proprio così? E' davvero impossibile attrarre cervelli in giro per il mondo e far nascere ex novo qualcosa di positivo, senza baroni e vecchie cariatidi?

Diciamo così: è più facile attrarre qualcuno bravo se in un posto c'è già (o si può creare) massa critica. Se si parte da zero, creare massa critica può essere molto difficile e molto costoso (vedi la recente esperienza di Columbia). La mia impressione (ma siamo veramente a livello di impressione) è che a Lucca e/o Pisa sia una battaglia persa in partenza. Più in generale, mi sembra che in Europa (in economia, almeno) i posti in crescita siano localizzati in città medio-grandi. Penso a Barcellona, Madrid, Toulouse, PSE. Anche in Germania, accanto alla solita Bonn, adesso ci sono Monaco e Mannheim. Mi sembra che l'appeal di Louvain, Oxford, Cambridge sia invece in calo. Ma non avendo dati, mi aspetto che altri la pensino in modo diverso.

Intervengo per scrivere sugli istituti universitari speciali e sull'IIT. Oltre alle universita' ordinarie, lo Stato italiano finanzia alcuni istituti superiori "speciali" (individuati nel burocratese di Stato con opportuno criptogramma contenente articoli e commi). Fino ad alcuni anni fa questi istituti speciali erano tre: Scuola Normale (Pisa), S.Anna (Pisa) e SISSA (Trieste). Il termine "superiori" e' collegato col fatto che sono (in tutto o in parte) istituti di formazione e ricerca post-laurea.

Questi tre istituti esistono da diversi lustri, ricevono piu' risorse dallo Stato rispetto alle altre universita' e "producono" di piu'. Da diversi anni sono di moda nella retorica politica e culturale italiana come esempio positivo di istituzioni universitarie italiane di successo. Sicuramente "producono" piu' di altre universita', anche se personalmente non ho mai visto uno studio che cercasse di capire se producono di piu' perche' ricevono piu' soldi o se invece il loro modello e la loro "efficienza" sono superiori.

Negli ultimi lustri i politici di Roma in collaborazione coi politici locali, universita' locali e imprese hanno collaborato a creare ulteriori istituti speciali di formazione superiore, intesi ad ottenere riconoscimento statale (e relativi speciali fondi) prendendo a modello, a volte anche nel nome, gli istituti speciali esistenti.

Nel 1997 il ministro Berlinguer (centrosinistra) riconosce alla Scuola Superiore IUSS di Pavia lo stesso "status" degli altri tre istituti. Lo IUSS raccoglie l'eredita' storica dei collegi pavesi come quello dei Ghislieri.

Nel 1998 il ministro Berlinguer avvia a titolo sperimentale:

- la Scuola Superiore di Catania assieme ai politici locali, l'univ. di Catania e la StMicroeletronics;

- La Scuola Superiore ISUFI dell'Università degli Studi di Lecce

Nel 2005 il ministro Moratti (centrodestra) riconosce come istituti speciali a pieno titolo gli istituti di Lecce e Catania avviati da Berlinguer e, saltando la fase di sperimentazione, riconosce con decorrenza immediata due nuovi istituti superiori:

- l'IMT (Istituzioni, Monete, Mercati) di Lucca
- l'ISU (Ist. di Scienze Umane) di Firenze

l'IMT e' controllato da una fondazione privata lucchese e da tre universita' (S.Anna, Politecnico di Milano, Luiss di Roma), il suo Statuto (a mio parere) garantisce una posizione preminente alla fondazione privata nel governo.

l'ISU nasce dalle universita' di Firenze, Bologna e Napoli (tutte le universita' di Napoli).

Esiste poi un altro istituto, la Scuola Galileiana Superiore di Padova, che non credo abbia al momento riconoscimento statale (ma potrei sbagliare) e appare essere filiazione dell'univ. di Padova, che seleziona studenti universitari e li ospita in collegio sul modello della Normale ma senza (credo) finanziamenti statali ad hoc.

L'IIT e' un'entita' diversa, in particolare non e' istituzione di formazione superiore ma solo di ricerca tecnologica. E' stata istituzionalizzata dal governo di centrodestra, direi su impulso primario di Tremonti. I suoi dirigenti hanno scelto come linee di ricerca robotica, biotecnologie e nanoscienze, scelte a mio modesto parere del tutto ragionevoli al contrario di quanto scritto nel documento DS, perche' appaiono centrate su uno dei pochi settori in cui l'Italia e' competitiva (robotica) e due settori in cui il resto del mondo avanzato investe. Poi non so giudicare su come in dettaglio queste linee di ricerca vengono portate avanti, e credo sia presto per farlo. So che l'IIT ha avviato convenzioni con SNS e S.Anna per finanziare borse di dottorato destinate a giovani da assumere come post-doc a lavorare sugli indirizzi di ricerca descritti. L'IIT e' sostanzialmente esterno al mondo accademico e visto come fumo negli occhi, anche perche' creazione di centrodestra. Nasce sul nulla, su solo impulso dello Stato e mi aspetto che fallisca miseramente come quasi ogni altra impresa statale in Italia, tuttavia mi sembra prematuro condannarlo con sentenza definitiva.

 

In arrivo, forse, novità interessanti sul fronte immigrazione/rientro dei cervelli:

http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/070214/dg7tn.tif

Speriamo bene ma non sarei troppo ottimista.

Per quanto riguarda la frequenza con cui viene denunciata questa situazione però non sono d'accordo: Stella, Giavazzi, Severgnini ed altri sul Corriere intervengono sull'argomento più volte l'anno, ed ho pure visto servizi in TV di Augias, Iene e mi pare ne avessero fatto una puntata di Report.

Il risultato lo conoscete. 

P.S. in breve, che dice Nature (non sono abbonato)

Ogni "thread" ha una sua fine naturale, ed anche questo mi sembra sia il caso di abbandonarlo. E' diventato troppo lungo. Ma non meno interessante. Ha ragone Hayek, l'informazione e' decentrata a livello individuale, e si e' visto. Bellissima questa chiusura sui grandi risultati prodotti dall'operazione "ritorno dei cervelli"! Non so come tu l'abbia scovata, Marcello U., ma e' una chicca da tenere in mente.

Cosa dicesse Nature non lo so, neanche io sono abbonato, domani dall'ufficio controllo, li l'accesso c'e'.

Ritorneremo, meglio: ritornero' sul tema molto presto, spero. Ad Aprile c'e' una cosa a Washington, all'Ambasciata, a cui hanno invitato alcuni di noi a discutere. La finalita' mi sfugge, ma ci vado per curiosita' ed anche perche' nel convegno in questione uno di questi istituti di cui andiamo discutendo e' coinvolto direttamente. Vedremo, imparero' e riferiro'. Le informazoni di Alberto sono un utile punto di partenza. Anche io ho molti dubbi sul metodo secondo cui un ministro o un alto funzionario dichiara che il posto X e' "speciale", non vedo come gli incentivi siano allineati ... ad ogni modo, teniamo aperta la discussione. 

Inoltre, ho appena scoperto un articolo proprio di Nicola Lacetera, sulla Voce, in cui se la prende con la proposta del buon De Fraja Gianni di "privatizzare" l'universita'. E se la prende con argomenti (tipo quello del minimum size) che proprio non stanno in piedi. Come on, Nicola, you must know better than that! Okkei, ora il tempo non c'e', ma appena posso ci ritorno, perche' non e' bene che si discuta di questioni serie dicendo cose strampalate solo per difendere il partito preso d'una certa area politica. Proprio non e' bene farlo, e dare al tutto un'aura di "scienza economica", facendo affermazioni improbabili non e' raccomandabile. A presto, dunque.

 

E se la prende con argomenti  == "E se la prende USANDO argomenti" o "E se la prende con GLI argomenti  DI DE FRAJA"?

Un italiano molto ambiguo

sulla prima interpretazione: nessun partito preso, nessuna parte politica.

Sulle dimensioni invito a leggere "Little Science, Big Science" di Derek La Solla Price.

Nel nostro pezzo diciamo tante altre cose e a conti fatti, magari diciamo qualche cazzata, ma mai quanto deFraja che usa Johns Hopkins in italia e GSB chicago in spagna (che non c'e' piu') come esempi di virtuosa acquisizione da parte di privati...

Scrivete:

È molto complicato stimare i costi di
produzione di una organizzazione, e a maggior ragione di una
organizzazione complessa e altamente differenziata come una università.
Da dove vengono quindi questi calcoli? Certo, non c’è spazio per
riportare i dati in un breve articolo, ma almeno andrebbero indicate le
fonti, se ve ne sono.

A me sembra invece banale: basta guardarsi attorno. Visto che stiamo cercando di calcolare la dimensione minima che funziona, basta mostrare con il dito scuole di successo che siano relativamente piccole. Due esempi a caso: WUStL, da cui ti scrivo, ha un totale di circa 13mila studenti, inclusa una gigantesca medical school e tutti i tipi di scuole professionali; Caltech, che non ha scuole professionali e medical school, ha meno di 2500 studenti, totale! Che ne dici, ci sono sufficienti studenti universitari in Italia per far spazio a 100 Caltech? Direi di si. Infatti, 100 Caltech e 100 WUStL ci stanno tranquillamente. Nota che entrambe sono ranked top 10 da US News and World Report ...

Ovviamente posso continuare con gli esempi per cinque pagine. Questi due li ho scelti perche' contraddicono anche tutte le cose che dite nei paragrafi seguenti, sino alla sezione Omissioni. Questo perche' sia Caltech che WUStL sono molto forti proprio nelle scienze naturali, medico-biologiche e chimiche la seconda (la nostra medical school e' una delle eterne top 4 degli USA) e fisiche/astrofisiche e spaziali la prima! Nella piu' recente classifica di universita' USA, basata su output di ricerca e molto biased in favore delle scienze "dure", WUStL e' al settimo (7) posto e Caltech al quinto (5) ... non male per delle universita' sotto la dimensione minima! Cio' che dite e' completamente arbitrario, anzi direi che e' falso. E lo sapevate quando l'avete scritto (la prova sta alla fine del commento).

Inoltre, quando De Fraja parla di dimensione minima NON usa JH a Bologna e Chicago GSB a Barcelona! Infatti, non fa esempi perche', giustamente, gli deve sembrare un punto assolutamente ovvio. Le due scuole di cui sopra le menziona come esempi di espansione all'estero di grandi universita' americane. Mettere in evidenza che GSB a Barcelona ha chiuso e' irrilevante: e' l'unica affermazione corretta nell'intero articolo, e non mi sembra credibile che si scriva un intero articolo per osservare che si e' sbagliato inun secondarissimo esempio! Vuoi un elenco completo delle altre decine di esempi che si possono fare o lo fai da solo? Vogliamo chiedere a Yaw Nyarko in cosa consiste il suo lavoro? Per favore! La polemica che fate e' pretestuosa e priva di sostanza: le universita' USA stanno comprando ed espandendo all'estero come matte, punto. Non descrivo cosa sta facendo e cosa pianifica di fare WUStL in Asia, per ragioni di segreto professionale! Negare di fronte ad un pubblico italiano poco informato che sia vero cio' che De Fraja menziona non e' serio, e non ne intendo il motivo.

Il fatto che la ricerca svolta nelle Universita' venga finanziata in percentuali sostanziali da fondi pubblici non contraddice l'argomento di De Fraja. Da un lato, perche' chiunque conosca le serie storiche NSF (non ho voglia di andarle a cercare, sono disponibili sul sito NSF) sa che, negli USA, la percentuale di R&D finanziata dal privato non fa che crescere monotonicamente dal 1963 in poi, mentre quella pubblica cala. Dall'altro lato, perche' il fatto che il governo decida di dare sussidi ad un'attivita' privata o ad un'altra per ragioni di politica economica (o di efficace rent seeking dell'industria in questione, altrimenti note come clientelismo) e' irrilevante per dibattere della struttura propietaria piu' appropriata per tale industria. In Italia l'industria chimica e' stata sussidiata brutalmente dalla mano pubblica per decenni, forse che questo implica che occorre statalizzare la chimica? In Europa Airbus viene sussidiata con soldi pubblici da quando e' nata, cosa ne devo dedurre? Alitalia, se non sbaglio, e' un pozzo senza fondo per le tasse degli italiani, vuoi forse sostenere che va mantenuta nelle mani dello stato? L'agricoltura europea ed anche quella USA vivono di sussidi pubblici, vogliamo statalizzare le carote? Mi fermo qui, o continuo?

Veniamo alle omissioni, come chiamate la sezione seguente. Questa consiste in una reiterazione del ritornello stiglitziano che dice "dove ci sono asimmetrie informative ci vuole lo stato". Ma chi l'ha detto? Dov'e' la prova che lo stato sa risolvere assimetrie informative meglio dei privati? Dov'e' l'evidenza empirica? E' una assoluta falsita' che "siccome il mercato puramente competitivo porta ad inefficienze" (relative all'ottimo paretiano con informazione completa ed il padre-eterno che fa le allocazioni) "allora bisogna statalizzare" ! Direi di piu': e' una frase incoerente, perche' si basa su un non-sequitur. Dov'e' la superiorita' informativa della mano pubblica? Forse che Moratti e Mussi sanno qualcosa che io non so su cosa insegnare in una classe di Teoria della Crescita? Forse che il rettore pubblico o il docente pubblico di turno ha un incentivo a dire la verita' ai suoi studenti e ad insegnare meglio? Ma da dove viene questa affermazione? Siccome sapete che non e' vero, perche' usate questo argomento e con un tono cosi' pesante? Per quale ragione? Scrivete

I due mercati a cui potrebbe
affacciarsi l’università - insegnamento e della ricerca - sono afflitti
più di ogni altro da questi problemi: i clienti di questi mercati (gli
studenti e le loro famiglie; o gli sponsor delle ricerche) hanno poca
possibilità di conoscere la qualità del servizio per cui pagano prima
di averlo consumato; e troverebbero difficile dimostrare (ad esempio
davanti a un tribunale amministrativo) di aver ricevuto un servizio di
valore inferiore a quello promesso al momento dell’acquisto.

Da quando in qua si va davanti al tribunale amministrativo per argomentare che il risotto della Sora Pina fa schifo? Si smette d'andare dalla Sora Pina e lo si dice ad amici e conoscenti, punto! Ogni volta che vado al ristorante, persino a casa mia, sono "un cliente [...] che ha poca
possibilità di conoscere la qualità del servizio per cui pago prima
di averlo consumato" ... cha facciamo, l'Enoteca Pinchiorri di Stato, il Sant Ubertus della provincia di Bolzano e Fiore gestito dal consiglio di quartiere di San Polo? Forse che lo stesso non succede anche quando porto la macchina dal meccanico? O la testa dal barbiere? O assumo l'imbianchino? O quello che mi restaura il pavimento di legno? Ma vi rendete conto di quanto dite? Il tono delle vostre critiche e' feroce, ma non v'e' sostanza, e non ci credo che non lo sapete che sostanza non c'e'.

Se le vostre affermazioni corrispondessero a verita' ed implicassero cio' che volete che implichino, ovvero che privatizzare l'universita' non funziona e da' risultati inferiori al sistema pubblico, chi avrebbe il miglior sistema universitario? L'Italia o gli USA? La Francia o gli USA? L'Inghilterra o la Spagna? Perche' centinaia di migliaia di persone di cittadinanza non USA cercano ogni anno di venire a studiare qui, e sono disposti a pagare 50mila dollari all'anno per farlo? Perche' non vanno alla Sapienza o alla Complutense, o a Cosenza? Dove hai studiato in Italia? Oh per favore!

Non riesco a credere che, in mancanza di migliori argomenti e volendo difendere a tutti costi una posizione ideologica socialistoide (l'istruzione universitaria deve essere pubblica), si arrivino a scrivere tali cose spacciandole come risultati scientifici o verita' acquisite. Non lo sono, e lo sapete tanto quanto il sottoscritto. Allora perche' le scrivete, dileggiando con l'attributo "fantascienza" una proposta incompleta forse, ma seria? Qual e' la ragione? Sono davvero sorpreso, mi sembra l'ulteriore conferma del fatto che il dibattito serio in Italia non interessa. Interessa difendere un partito preso, una lobby, un gruppo d'interesse ideologico e sindacale.

Glissiamo poi sull'uso retorico delle "grandi autorita' accademiche" che riportano i casi di frode in universita' private USA ... ma vi sembrano cose da scrivere, in un paese in cui un professore universitario PUBBLICO ogni tre o quattro si dedica al mercimonio sessuale in cambio di promozioni agli esami? Dove si comprano e vendono lauree come fossero noccioline? Dove persino i bidelli fanno i soldi vendendo libretti d'esame falsi? Dove i professori mandano gli studenti di dottorato a far lezione ed assumono le loro amanti come professori a contratto? Ma cosa vi spinge a scrivere cose tanto improbabili nascondendovi dietro al dito dell'assimetria informativa?

Infine, onde sottolineare il fatto che ovviamente sapevate che gli argomenti da voi usati non corrispondono a dati di fatto obiettivi, indovina di che universita' parla questo estratto da Wikipedia :

As of 2005-2006, the university had 4,186 undergraduate students and
5,766 graduate and professional students. The undergraduate student
body hails from all 50 states and 82 international countries, but
despite this, approximately 45% of the undergraduates are from [nome di uno stato]

Lo stato e' l'Ohio, e l'universita' quella in cui lavoro. Ho vinto qualche cosa?

Non mi pare che abbiamo scritto che l'universita' deve essere necessariamente pubblica o che non ci deve essere concorrenza. Non mi pare proprio. Innanzitutto perche' non lo pensiamo.

Mi pare invece che, per completezza, abbiamo ritenuto che, quando si esaltano le virtu' di qualcosa, e' quantomeno corretto considerarne anche alcuni limiti. A me hanno insegnato cosi', costi e benefici, trade offs insomma. E problemi informativi ce ne sono nell'istruzione, e vanno segnalati. E poi magari si dimostra che sono poco rilevanti. Poi, pero'.

Se adesso succedono malefatte nel sistema italiano, va bene, ma mi devi dire che non ne succederebbero di peggio con altri sistemi. Non lo so io e non lo sai tu. Anche tu can do better than this, credo.

I dati di NSF sono un pelino meno netti di come dici. La share di fondi industriali alle universita' sul totale non e' monotonicamente crescente. E' costante da 25 ani, calante negliultimi 5, e comunque a livelli minori degli anni '50 (condizioni molto diverse all'epoca, d'accordo). E sempre abbondantemente al di sotto del 10% del totale.

Inoltre, continuo a credere che esperienze come quelle di GSB chicato e JHU, pure interessanti, siano un esempio debole, perche' quello che hanno fatto all'estero (per ora almeno) sono delle teaching schools. Niente ricerca.

Infine, e credo te lo abbia fatto notare anche qualcun altro in un altro post. E' davvero fastidioso che appena uno ha una opinione diversa dala tua, magari piu' debole dela tua che sei cosi' brillante ed informato, subito gli dai del "sinistro" o del "socialistoide". Molto stucchevole, e poco rispettoso delle opinioni altrui. Berlusconiano, direi, nel senso che mi ricorda Berlusconi per cui o la pensi come lui o sei un comunista. O Leonkavallino, nel senso che "o la pensi come me o sei un fascista". Lo so che sei ricco e famoso e io non sono nessuno, ma un po' di rispetto non guasta.

Sullo stesso tema, ho avuto un dibattito molto piu' civile con Antonio Mele su Epistemes.org, nel caso fossi interessato.

Nicola, de Fraja la menziono' JHU a bologna solo per fare un esempio di universita' che potrebbero acquistare quelle italiane, avendo gia' speso in Italia. Era solo un esempio, e criticarli dicendo ma no, e' solo un ostello estivo per i loro studenti, mi pare un po' fuorviante, e, sinceramente, mi pare che stai cercando classico "pelo sull'uovo". Cosa dovrebbe fare secondo te, contattare potenziali acquirenti e fargli firmare un contratto? Il punto e' che bisogna privatizzare, se poi non ci sono acquirenti significa che siamo messi proprio male.

Mi sono letto anche il dibattito su epistemes. Non so sinceramente cosa lo renda "civile", tranne il fatto che ti dice grazie per l'intervento, con pacca sulla spalla. Anche a noi fa piacere dibattere, ovviamente, e fa piacere pubblicare anche interventi contrari, che non censuriamo mai. Ma anche lui alla fine dice che sbagli su tutta la linea.

Se volevi solo segnalare i "limiti della privatizzazione",
dovevi scrivere qualcos'altro, perche' dire che (1) non si
raggiungerebbe la dimensione minima (quando semmai le universita'
italiane sembrano sovradimensionate) (2) JHU non le comprerebbe
(embe'?) (3) ci sarebbero asimmetrie informative (ci sono lo
stesso,come hanno spiegato chiaramente sia Michele che A. Mele). Cosi' com'e' l'articolo sembra dire che la privatizzazione e' un male, ma veramente non si capisce perche'.  Se la tua bottom line e' "nulla contro la privatizzazione e ancor meno contro la competizione", inizia l'articolo cosi' e spiega come fare la privatizzazione bene.

Un conto e' dibattere (e non essere d'accordo), un conto insultare e insinuare.  Il primo e' un comportamento civile, il secondo no. A. Mele fa la prima cosa, Michele la seconda. Tutto qui, o cosi' almeno mi hanno insegnato da bambino.

(ora che mi ci fai pensare, in un'altra occasione (http://www.noisefromamerika.org/index.php?module=comments&func=display&cid=1535) una mia opinione e' stata sbeffeggiata, sempre da michele as it happens, e mi si e' detto che derivava dall'invidia perche la velina Sara Tommasi e' bella e io non la posso avere. Questo ti sembra civile e maturo? A parte che ti potrei fare consocere mia miglie e vedrai che proprio la cosa non potrebbe nemmeno essere vera).

Insisto su JHU: ma se si e' "comprata" o so e' creata una universita' in italia e ci ha fatto un ostello estivo quando ci poteva (credo!) fare altro, magari questo dovrebbe dirci qualcosa.

Non abbiamo detto che non si raggiungerebbe la dimensione minima. Abbiamo osservato che certe posizioni vanno documentate e chiarite. Basta un riferimento bibliogarafico.

Resto dell'idea chel'articolo e' chiaro nel voler segnalare alcuni limiti e nel non voler essere ideologico.

Perche', invece di scrivere pappardelle difensive e metodologiche e fare l'offeso perche' ti critico non controbatti sugli argomenti? Mi sembrerebbe piu' utile.

Ho dimostrato punto per punto e con dati ed esempi che quanto sostenete nell'articolo sulla Voce e' falso. Se io riporto dati e fatti sbagliati, e se l'argomento teorico sulle implicazioni di informazione asimmetrica sono falsi o incoerenti, non hai che da provarlo. Non replichi su NESSUNO dei fatti che ti ho riportato.

Fare l'offeso e dichiararti "sbeffeggiato" perche' si dimostra che dici cose erronee non serve molto. Hai detto cose erronee. Anche perche' a "sbeffeggiare" De Fraja e l'argomento privatizzazione avete iniziato voi con il titolo ed il tono dell'intero vostro articolo. Come dicono da queste parti "if you cannot stand the heat ..."

Fare l'offeso perche' suggerisco che la tua motivazione nell'argomentare quanto argomenti erroneamente sia ideologica e "socialistoide" mi sembra inappropriato. Sia perche' e' chiaro da quanto scrivi che tale e' la motivazione, sia perche' e' chiaro da quanto scrivi che "socialistoide" dovresti considerarlo come un complimento e non un insulto.

Ritornando al punto: i fatti e gli argomenti logici del vostro articolo sulla Voce sono erronei, e lo sono platealmente. Sono tanto erronei che, come suggerisce anche il commento di Andrea, dovevate esserne consapevoli e non si capisce perche' li avete usati.

Infine, si' vinci un premio: la Case Western e' il posto dove lavori, e' un'universita' PRIVATA ed e' PICCOLA. Fa cosi' schifo? Preferiresti forse lavorare alla Sapienza? Dovendo scegliere, manderesti tuoi figlio alla Sapienza o a Case Western? Quando hai scritto il pezzo, non ti e' forse venuto in mente in che universita' lavori e quali sono le sue caratteristiche?

'

Allora non so se e' questo il luogo, ma mi sono riletto i commenti di michele, e ho trovato quanto segue sul primo

Come on, Nicola, you must know better than that! 

Affermazione pacifica che io uso uso con vecchi amici, da essa ho dedotto che vi conoscevate bene. Insulti non ne vedo. L'insinuazione e' che tu abbia dimostrato in altre circostanze di usare argomenti migliori.

Mi sono poi letto il secondo commento e non ho trovato nessuna affermazione che scendeva sul personale. L'unica differenza con l'articolo di mele e' che il tono ed il linguaggio sono piu' pesanti (" anche tutte le cose che dite", o usano un tono ironico "statalizziamo le carote?" che certo rode per chi la subisce. Se e' questo mi spiace, non so se sia incivile, io non lo definirei cosi'. Certo non ci leggo insulti. 

le mie motivazioni e cosa considero un complimento lo decido io, se permetti. Parla con me e coi miei argomenti, non con cosa penso, in cosa credo e da dove vengo, che' nemmeno lo sai.Come ho fatto notare prima ad Andrea, tu ci sei cascato altre volte, con me e con altri, nell'insulto e nell'insinuazione bassa bassa, fino al personale. tu non ti limiti a "dimostrare" che quello che dico e' erroneo. Tu offendi, e sei un maleducato. Se ti diverti cosi'...e comunque, questo e' quello che io e francesco diciamo, se proprio insisti, e insisti a intrpretare come vuoi tu: 1. dimensione ottima minima. noi diciamo chiaramente che l'educazione richiede numeri di studenti contenuti, dimensione piccola insomma. Ma obiettiamo alla ricerca, che non si misura con il numero di studenti undergraduate (by the way: Chicago ha 5000 undergraduate e 9000 graduate, che sono gia' una proxy migliore della ricerca; la statale 1 di Milano ha 30000 undergraduate e 4600 graduate... chi ha una scala di ricerca piu' grande?). Le research universities americane sono, per definizione della Carnegie Commission, circa 200. Cioe' il numero max di universita' che DeFraja calcola per l'Italia. Questo con spese complessive di R&S sul totale del PIL doppie dell'Italia; in valore assoluto fa molto piu' del quadruplo delle spese per R&S italiane e quindi l'Italia non arriverebbe ad avere 50 research universities nemmeno a pregare. Quindi, immaginare un "mercato della ricerca" in cui le università offrono ricerca in base a meccanismi d'asta, non se ne puo' fare. 2. Di tale concorrenza, comunque non ne esiste in nessuna parte del mondo accademico, in Europa o altrove. Concorrenza (di mercato) e competizione (per i fondi di ricerca) sono infatti cose diverse: la prima si fa dando valore centrale al prezzo del servizio offerto, la seconda dando enfasi alla qualità del prodotto e documentando semplicemente i costi (spesso neanche quello, perche' l'ente erogatore dei fondi stabilisce lui quali siano i costi ammissibili e in che misura). La competizione e' basata solo sul peer reviewing. Per questo scopo, essere pubblici o privati non fa alcuna differenza 3. La parola "privatizzazione" e' diversa da "privato". Pressocche’ le università private degli States sono nate come tali, per iniziativa di alcuni filantropi, e tali sono rimaste tutta la vita. Nessuna o quasi e' nata come università pubblica ed e' stata "privatizzata" ex post. Al contrario, qualche università privata (in Georgia e Pennsylvania, adesempio) è stata assorbita dal sistema pubblico perche' versava in difficoltà economiche; nel suo libro di memorie del 1982 Derek Bok racconta di come Harvard e altre università private americane hanno temuto lo stesso destino negli anni '70. Tra l'altro, questo è il destino di una delle poche università private italiane, quella di Urbino. La storia conta: sui libri di microeconomia 101 una impresa privata e una privatizzata sono la stessa cosa; nella vita economica no, perche' i comportamenti si imparano nel tempo, e non c'e' nulla che mi garantisca che un barone di una università "privatizzata" gestirà i soldi (sempre e comunque pubblici) ricevuti per l'educazione e la ricerca in modo piu' simile a un manager di una impresa privata, piuttosto che a quello che e' sempre stato, un barone e basta.Se lo scopo della "privatizzazione" e' quello di introdurre competizione nel sistema. Si puo' seguire la proposta di Checchi di creare delle fondazioni, dire chiaramente agli enti locali che hanno voluto la proliferazione di sedi che hanno il dovere di entrare in queste fondazioni per sostenere le loro università locali, e far magari scegliere allo Stato centrale un numero limitato di università in cui entrare direttamente con proprie quote. Detto questo, le ammissioni in queste università, numero programmato o no (che esiste gia' in molte sedi), seguirà criteri non di mercato, ma di offerta selettiva di un bene pubblico, qual'è l'educazione, e di un altro bene pubblico, qual'e' la ricerca fondamentale e non orientata. 4. Nota sulla educazione come bene pubblico: l'educazione non e' proprio proprio un bene privato. Ogni persona educata genera esternalità positive, perche' entra in una rete di persone educate il cui rendimento complessivo e' superiore alla somma del rendimento che i singoli potrebbero avere da soli. E genera esternalità a livello di partecipazione alla vita pubblica, comportamenti collettivi, associazionismo. La ragione fondamentale per cui l'università di massa è prevalentemente pubblica (o e' privata masussidiata) è questa. E' del tutto naturale, quindi, che le università in tutto il mondo siano prevalentemente pubblica o che, quando private, siano state finanziate da filantropi e non da imprenditori (cioe', erano imprenditori quando sedevano nei CdA delle loro imprese, ma si comportavano da filantropi quando sedevano nel Board delle loro università). Addirittura, (vedi i saggi di Maryann Feldman e DavidMowery) due università private come Johns Hopkins e Stanford sono state tra le ultime ad abbracciare le pratiche di brevettazione diffusa dei propri risultati di ricerca, perche' molto restie ad abbandonare l'ethos dei fondatori per la ricerca disinteressata e non commerciale. 

Andiamo con ordine. Dalle cose meno importanti a quelle piu' importanti.

Maleducazione: vedo che continui con queste accuse. Poiche' seguo rigidamente la strategia del tit-for-tat allora faccio anche io come te, e mi offendo. Ora mi spieghi dove ti ho insultato nei miei commenti, dov'e' l'insinuazione bassa-bassa, dove ti ho offeso e dov'e' la maleducazione. Miss Manners non e' mai stata la donna dei miei sogni, pero' in questo caso mi sembra che il maleducato che continua ad offendere sia tu. Per cui, o riesci a spiegare dove ti ho offeso, o la smetti con l'insultare me. Ho la pelle leggermente meno fine della media, ma mi offendo d'essere ripetutamente accusato di cose non ho proprio fatto. Mi offendo ancor piu' quando l'offendersi dell'altro e' una scusa per non venire al punto. E mi straoffendo, comincio a strapparmi i capelli, ad avere crisi isteriche e a crescere brufoli sul naso quanto l'offendersi dell'altro e' dovuto alla sua incapacita' di seguire la norma evangelica di "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te." Che di questo difetto soffrissero alcuni bancari italiani emigrati a Londra, l'avevamo appreso. Che il virus fosse giunto sino all'Ohio, no. E mi sorprende. Questa cosa e', francamente, un po' ridicola ed infantile. Fosse per me l'avrei ignorata dall'inizio, la sto tirando fuori solo perche' continui a ribattere sul tasto. Ora vedo che addirittura fai l'offeso per un commento di mesi fa sulla Tommasi, la volpe e l'uva e citi persino la tua signora a discarica! Il commento era diretto ad un plurare "ragazzi" e non ti menzionava proprio ... me ne verrebbe immediatamente un'altra di battuta, motivata dalla tua reazione, ma lasciamo stare. Cerchiamo di essere seri, per favore: non ho voglia di mettermi a spulciare fra i tuoi commenti per trovarne mezza dozzina in cui fai qualche battuta a qualcuno.

Tit-for-Tat: dovresti rileggerti il vostro articolo di critica a De Fraja che, ripeto, ironizza fin dal titolo. A fronte di un articolo in cui si accusa ripetutamente un collega d'essere "incompetente" (non so come altro sintetizzare le critiche che gli fate, se hai un termine migliore proponilo) reiterando in chiusura

"Tuttavia, il nostro mestiere ci
impone di rifuggire sia dalle "parole d’ordine" che dalle "parole
magiche". Non dobbiamo mai scadere nella ideologia o anche solo nella
"fantascienza", per usare la terminologia con cui De Fraja presenta le
sue proposte. Più di altri, il tema dell’università italiana è troppo
complicato e importante per rinunciare a questo approccio."

mi sento legittimato a controllare se gli argomenti usati reggono il vaglio dell'analisi economica e dei fatti. Platealmente non reggono, tant'e' che in ben tre interventi non sei ancora riuscito a mostrare dove dove le mie osservazioni PUNTUALI siano sbagliate. Seguendo l'approccio che voi stessi adottate nell'articolo e suggerite esplicitamente nella conclusione, vi ho invitato a non scadere nell'ideologia, nelle parole d'ordine e nelle parole magiche. Ripeto, ho usato il metodo da voi suggerito e le parole vostre, quindi non vedo ragioni ora per fare gli offesi. E, nella misura in cui avevate usato l'ironia nel commentare De Fraja, mi e' sembrato perfettamente legittimo usare l'ironia per commentare voi. Non e' colpa mia se un'implicazione logica di quanto dite e' che sarebbe bene statalizzare l'agricoltura, carote incluse! Ripeto, se non vi va che si usi l'ironia per criticarvi (non capisco perche', ma sono affari vostri) allora non usatela con gli altri. E se non vi va che vi si ritorca contro l'accusa di "ideologismo", non accusate gli altri di essere ideologici. Sic, et simpliciter.


Rimane aperta la domanda che ho fatto:
perche' avete deciso di usare argomenti che sapevate ovviamente non essere corretti per criticare la proposta di De Fraja? Le osservazioni puntuali che io vi ho fatto sono banali, veramente banali. Tant'e', appunto, che tu lavori in una piccola universita' dove si fa ottima ricerca e che gode di ottima reputazione (medica, in particolare!) quindi tutte le mie osservazioni le conoscevi anche prima di scrivere la risposta a De Fraja. Qual era dunque il senso e cosa ha motivato scrivere quel pezzo? Continuo a chiederlo. Anche perche', come dimostra il tuo ultimo commento, se vuoi puoi tranquillamente argomentare cose molto piu' cogenti. Si da il caso che gli argomenti che ora usi ed i fatti che riporti NON implicano necessariamente che De Fraja abbia torto, ANZI portano parzialmente acqua al suo mulino. Comunque, perlomeno aprono un dibattito razionale e positivo. Perche', allora, prendersela cosi' pubblicamente ed erroneamente con il De Fraja sulla Voce?

Veniamo al dunque. Come dimostra l'ultimo tuo commento si puo' discutere sulla proposta di De Fraja in modo molto piu' cogente, riconoscendone obiettivamente meriti e difetti, senza stravolgerla facendone un uomo di paglia a cui dar fuoco con argomenti sbagliati. La cosa ironica e' che io NON condivido la proposta di Gianni, in parte per le ragioni che ORA argomenti (cio' che conta e' concorrenza, non privatizzazione) ed in parte per altri. Che cosi' sia, credo risulti chiaro dalle mie proposte su come riformare l'universita' italiane, fatte recentemente anche qui. Ti propongo quindi di discutere pubblicamente della proposta De Fraja, e se Gianni vuole join in e' benvenuto, usando come punto di partenza il tuo ultimo commento ed un mio commento al medesimo per farne un articolo da prima pagina, separandolo da questo dibattito che era su altri temi. Mi prendo io la briga di fare cut and paste del tuo commento, metterlo in un articolo e farci le correzioni editoriali necessarie per renderlo leggibile. Ovviamente se hai voglia di farlo tu e mandarmi un testo piu' completo, va benissimo. Per non approfittare del potere di "editore" mi impegno a dibatterlo con un pezzo della medesima lunghezza, alla parola. E, finalmente, se non ti va di farlo va benissimo, aggiungero' un commentino qui.

 

ti ho risposto prima di leggere le tue righe del dopo pranzo (credo)

va bene la tua idea. non prenderlo come un tirarsi indietro, ma ho un paio di deadline nel weke end e un "social event" del dipartimento a casa mia domani...

lunedi'?

 

mah, l'obiettivo dei miei interventi era chiarire cosa io e francesco intendevamo, e rimandarti a pezzi del nostro intervento su cui sorvoli o citi solo parzialmente.

Sulla questione della dimensione (e siamo chiarissimi nel nostro pezzo sulla differenza fra teaching e research), sulla possibilita' di falimenti del mercato (nella ricerca e nel teaching e sulel loro differenze), sui diversi modi di intendere la concorrenza e su cosa sono basati, su che tipo di acquisizioni le universita' estere hanno fatto in italia e se possiamo ritenerle esempi da seguire o magari no, sullo stato attuale della universita' italiana e su come lo spostamento da proprieta' privata a pubblica, di per se', non cambierebbe granche', e cosi' via.

Come ho detto credo nel mio primo o secondo intervento, abbiamo solo cercato di mettere in guardia contro interpretazioni facili e di guardare anche alle difficolta', alla luce di letterature (diverse) consolidate e vaste. Da stiglitz a derek bok, da de solla price, alla nostra conoscenza della universita' italiana (specie francesco in questo caso). Non facciamo contro-proposte. E' un limite? Sicuro. Ma non metterci in bocca che chiediamo la statalizzazione... Questo, si', e' scorretto.

La parola fantascienza la usa lo stesso Defraja e noi la riprendiamo. E lo invitiamo a non correre troppo sulla sua strada, si' e' vero.
Onestamente mi sembra ben meno feroce che dire a qualcuno: "usi deliberatamente argomenti falsi per interessi di partito o sindacali". Io questa la chiamo offesa e insinuazione bassa (e non venirmi di nuovo a dire che dovrei prenderlo come un complimento, dai..:-)). Di defraja abbaimo criticato quello che scrive, non chi e', da dove viene e in cosa crede. Io Gianni deFraja non so nemmeno come e' fatto e non mi azzarderei (ne io ne' francesco) ad attaccarlo personalmente. Questa e' la differenza, spero sia chiara.

Leggero' volentieri il tuo pezzo a cui rimandi.

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