Il padre di tutti i mali

29 novembre 2010 Massimo Famularo

Un filo sottile unisce i mali del sud e del nord Italia, la casta di destra e di sinistra, la mediocrità delle elites e le miserie dell'italiano medio: l'azzardo morale.

Che l'Italia stia andando a puttane (non solo metaforicamente) è sotto gli occhi di tutti e le spiegazioni ed interpretazioni si sprecano e si sovrappongono mescolando spesso morale, sociologia e (dis)economia. L'italiano medio è un facilone che puoi abbindolare raccontando barzellette e sventolando donnine discinte? Può anche essere, ma lo è più o meno dell'americano/inglese/tedesco medio? Si/no/ perché ?

L'elasticità morale del bel paese consente di tollerare scandali che altrove sarebbero impensabili e quindi le caste di ogni colore possono spingersi oltre la decenza. Ok ma perché Roma è così distante da Londra e Parigi sotto certi profili, mentre è vicina per tanti altri?

Di seguito provo a sostenere che alla base di tutto o quasi ci sia l'azzardo morale: assicurare un rischio induce di per se'  a comportamenti meno cauti nei confronti di quello specifico rischio, rispetto al quale, limitatamente alla quota assicurata, non si e' responsabili.

''Politica''

Più la compagine di governo è eterogenea più difficile è per gli elettori attribuire le responsabilità dell'operato del governo: se la colpa di quello che va male è un po'(*) di tutti, è come se non fosse di nessuno (argomento per il quale ad es. Popper riteneva i sistemi elettorali maggioritari preferibili a quelli proporzionali). La mancata attribuzione delle responsabilità rimuove il principale incentivo ad una condotta responsabile. Cosi' gia' funzionava coi governi lampo e le larghe coalizioni della prima repubblica, con la balena bianca con le sue correnti. E cosi' continua ora.

 

''Formazione ed educazione''

Dalle elementari all'universtià, avete conosciuto un docente  italiano che sia stato, non dico licenziato, ma quanto meno redarguito perchè ha fatto male il suo lavoro?  Quanto è incentivato a lavorare bene, ad aggiornarsi e a perseguire un miglioramento individuale uno che rimane in cattedra anche se legge il giornale? Stessa assenza di responsabilità di cui sopra, analoga burocrazia slegata dai risultati.

Prima delle consuete levate di scudi, questo non vuol dire che non ci siano tanti docenti capaci e molto validi. Si tratta però di individui che rispondono ad incentivi particolari, non universalmente validi (compiacimento per aver svolto il proprio dovere, passione per l'insegnamento, divertimento nell'interagire con gli studenti). Assodato che i docenti validi esistono, rimane in piedi l'argomento che un sistema non si può fondare solo sull'idealismo individuale.

''Comportamenti antisociali*''

L'italiano medio, che non ha rispetto per lo stato e la collettività, è come un bambino maleducato cui nessuno ha insegnato come comportarsi. L'assenza di educazione del bambino è rappresentata dalla mancanza di responsabilità per le proprie azioni nella societa' civile, che non ha ancora imparato a punire (e nemmeno a disprezzare) i comportamenti degli individui che la danneggiano. E senza punizione sociale, ecco l'azzardo morale che fa capolino e tanti italiani (non tutti, non tutti) non hanno il senso dello stato ne' il rispetto dei beni collettivi.

''Conclusioni''

Pochi sembrano rispondere delle proprie azioni, in Italia. Non lo fa, ad esempio,

 

  1. chi ha un lavoro (pubblico o privato) dove non ti licenziano neanche se rubi figuriamoci se batti la fiacca
  2. chi beneficia di una posizione mono-oligopolista e che quindi non si deve preoccupare, non dico di competere, ma neanche di essere minimamente cortese coi clienti che sono obbligati a sceglierlo
  3. chi può tirare a campare ricevendo un qualche sussidio dallo stato (pensione di invalidità, sussidio all'agricoltura etc), oppure  può fare il bamboccione a tempo indeterminato che oggi va così e poi ci penserà papà

In Italia non solo  troppo frequentemente manca la cultura del merito e il rispetto per i beni pubblici, ma spesso sembra che questi deficit si siano radicati nella mentalità comune.  Il nuovo che avanza, quando va bene, è una riproposizione dei difetti antichi con restyling grafico minimo e parecchie facce (scegliete voi di cosa)  fin troppo note.

Il meccanismo che ci ha portati a questo punto, secondo me, e' la mancanza di una corretta attribuzione delle responsabilità. Dall'educazione data al bambino quando gioca ai giardinetti alla (mancata) sanzione degli illeciti commessi dagli adulti. Se accettiamo questa spiegazione, per quanto semplicistica, viene facile trovare degli spunti propositivi. Tornando alla metafora dell'assicurazione in cui e' definito l'azzardo morale:  se hai una franchigia cospicua, la parte importante del rischio rimane coperta, ma vale la pena evitare di giocare col fuoco. La ricetta è quindi preferire tutte le soluzioni in cui le responsabilità sono chiare e cercare di fare in modo che non vengano eluse.

Per fare i soliti esempi

  1. Meglio uno stato meno centralizzato possibile, in modo da fornire agli amministratori locali, più facilmente controllabili di quelli centrali,  maggiori poteri e le connesse responsabilità: se l'operato non sarà soddisfacente non potranno accampare scuse.
  2. Va bene che al solo nominare certe garanzie e certi sussidi si viene tacciati di super liberismo e di voler regredire al far west, ma è troppo chiedere che chi sbaglia paghi per i propri errori (non dico neanche tutto, ma almeno una bella franchigia) e che chi può cammini con le proprie gambe?
  3. Last but not least, non è che indebolendo un po'(*) di privilegi e restrizioni alla concorrenza qualcuno potrebbe diventare, non dico più efficiente, ma almeno un po'(*) più cordiale con dei clienti che hanno a disposizione delle alternative?

*Corretto in base a segnalazione.

68 commenti (espandi tutti)

Arrivo tardi, mi pare... Sarebbe stato meglio tradurre "hazard" come "rischio", ma mi pare di capire che ormai l'uso è consolidato. Pazienza.

 

sotto "formazione ed educazione":

"mento" invece di "meno"

"cattedera" invece di "cattedra"

allora anche po' invece di pò.

Senza penna rossa, però, eh: so che può capitare :-)

La mancata attribuzione delle responsabilità rimuove il principale incentivo ad una condotta irresponsabile

Penso fosse "responsabile".

Comunque sono d'accordo :)

Grazie lugg e marino_bib, ho aggiustato i refusi

Mi scuso per i refusi e ringrazio Alberto per la pronta correzione. Purtroppo sono in giro e non riesco a collegarmi per un periodo di tempo ragionevole.

Stasera leggo con calma tutti commenti e fornisco riscontri ove opportunto, nel frattempo ringrazio tutti quelli che hanno letto e commentato.

 

Per me la mancanza di una traduzione immediata per il termine "accountability" la dice già lunga sui mali di un paese.

l'"accountability" è la sindacabilità

concordo, che non esiste in pratica una traduzione di accountability. "sindicabilita'" ammetto in italiano non l'ho mai sentito

Si invece, ma è di uso comune solo al negativo: "insindacabile".

Non credo sia un caso :)

domandone:

nonostante tutti questi difetti, che a quanto pare c'erano pure ai tempi della Balena Bianca: ma come mai l'italia è comunque uno dei paesi più ricchi al mondo? cosa c'è di positivo negli italiani che non c'è nei paesi meno fortunati?

Considerazioni

  1. Meglio uno stato meno centralizzato possibile, in modo da fornire agli amministratori locali, più facilmente controllabili di quelli centrali,  maggiori poteri e le connesse responsabilità: se l'operato non sarà soddisfacente non potranno accampare scuse.

Anche a me può sembrare una soluzione. ma c'è un grossissimo problema: gli italiani non sanno distinguere le responsabilità.

all'italiano medio piace uno solo che comanda (si chiami Stato o Berlusconi) e hanno grossa difficoltà a discernere che possano esistere più autorità pubbliche ognuna responsabile di uno specifico settore. Di questo i politici tendono ad approffitare scaricando le responsabilità di qualsiasi cosa su altri livelli di governo. Anzi, si arriva addirittura ad avere amministrazioni di livello diverso (ma dello stesso partito) che si accusano a vicenda. Di fronte a tutta questa consfusione il cittadino italiano medio risulta completemente impreparato. Tanto che nell'esempio di prima di due amministrazioni dello stesso colore confliggenti capita spesso che entrambe traggano beneficio dal conflitto, invece di venire entrambe punite per l'incoerenza.

E poiché il cittadino è pigro non va a controllare chi effettivamente dice la verità e chi invece fa lo scaricabarile. E se anche qualcuno gli spiegasse da che parte sta la verità direbbe che è una spiegazione di parte. E se anche capisse da solo chi sta mentendo, penserebbe che è un caso isolato, una menzogna provocata dall'eccezionalità del momento. Se capisse che la menzogna è sistemica di un determinato personaggio politico, penserebbe che tanto sono tutti uguali.

Non condivido questa generalizzazione:

Più la compagine di governo è eterogenea più difficile è per gli elettori attribuire le responsabilità dell'operato del governo: se la colpa di quello che va male è un pò di tutti, è come se non fosse di nessuno (argomento per il quale ad es. Popper riteneva i sistemi elettorali maggioritari preferibili a quelli proporzionali). La mancata attribuzione delle responsabilità rimuove il principale incentivo ad una condotta irresponsabile.

E porto questo controesempio storico:

http://en.wikipedia.org/wiki/Swiss_Federal_Council#Grand_coalition.2C_1959.E2.80.932003

 

 

 

 

 

 

 

 

domandone:

nonostante tutti questi difetti, che a quanto pare c'erano pure ai tempi della Balena Bianca: ma come mai l'italia è comunque uno dei paesi più ricchi al mondo? cosa c'è di positivo negli italiani che non c'è nei paesi meno fortunati?

Fai confusione tra stato (l'insieme della cittadinanza) e singoli cittadini. L'Italia e' tra i 10 paesi più ricchi al mondo se guardi al totale del PIL perché' ha 60 milioni di abitanti. Se vuoi paragonare come sta l'italiano medio, anche in maniera approssimativa, devi dividere il PIL italiano per il numero di italiani (PIL pro capite). Allora ti accorgerai non solo che mediamente l'italiano e' tra i più poveri dell'Europa occidentale (con greci e portoghesi), ma quello che e' peggio e' che continua a perdere terreno ed a impoverirsi, rispetto la media europea, da perlomeno gli ultimi 12-13 anni.

Purtroppo è vero!

Meglio ancora PPS cioè standardizzato al potere di acquisto

In questo elenco di 35 paesi navighiamo a metà ( 18esima posizione ) : in 7 anni abbiamo perso 3 posizioni

Gross domestic product at market prices    Percentage of EU27 total (based on PPS per inhabitant )

dati da Eurostat

RANK

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

00

07

09

GEO/TIME

2009

2008

2007

2006

2005

2004

2003

2002

2001

2000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1

1

1

Luxembourg

271

279

275

270

255

253

247

240

234

245

2

2

2

Norway

176

189

179

183

176

164

156

155

161

165

3

3

3

United States

147

147

151

154

159

157

156

154

156

161

4

5

4

Switzerland

144

141

140

136

133

135

137

140

140

145

5

6

5

Netherlands

130

134

133

131

131

129

129

133

134

134

9

4

6

Ireland

128

134

147

145

144

142

141

138

132

131

8

8

7

Austria

122

124

123

125

124

127

127

126

125

131

10

7

8

Sweden

120

122

125

123

122

126

124

122

122

128

6

9

9

Iceland

120

121

122

123

130

131

125

130

132

132

7

10

10

Denmark

117

120

121

124

124

126

124

128

128

131

13

13

11

Germany

116

115

116

116

117

116

116

115

117

118

11

14

12

Belgium

116

115

115

118

120

121

123

125

124

126

12

12

13

U.K.

116

116

117

120

122

124

122

120

120

119

16

11

14

Finland

111

117

118

114

114

116

112

115

115

117

17

16

15

France

108

108

108

109

111

110

112

116

116

115

14

15

16

Japan

107

108

109

110

113

113

112

112

114

117

18

17

17

Spain

104

103

105

104

102

101

101

100

98

97

15

18

18

Italy

102

102

103

104

105

107

111

112

118

117

19

19

19

Cyprus

98

96

93

91

91

90

89

89

91

89

20

20

20

Greece

93

93

92

93

91

94

93

90

86

84

23

21

21

Slovenia

87

91

88

88

87

86

83

82

80

80

24

22

22

Czech Rep.

80

80

80

77

76

75

73

70

70

68

22

23

23

Portugal

79

79

78

79

79

77

79

80

80

81

21

24

24

Malta

78

77

77

77

78

77

78

79

78

84

26

26

25

Slovakia

71

72

67

63

60

57

55

54

52

50

27

28

26

Croatia

66

63

60

57

57

56

54

52

50

49

29

25

27

Estonia

63

68

70

66

62

57

54

50

46

45

25

27

28

Hungary

63

65

62

63

63

63

63

62

59

55

28

31

29

Poland

61

57

54

52

51

51

49

48

48

48

31

29

30

Lithuania

53

62

59

55

53

50

49

44

41

39

32

30

31

Latvia

49

57

56

52

49

46

43

41

39

37

30

32

32

Turkey

47

46

44

44

42

40

36

36

37

42

35

33

33

Romania

45

48

42

38

35

34

31

29

28

26

33

34

34

Bulgaria

45

43

40

38

37

35

34

32

30

28

34

35

35

Yugoslavia

36

34

32

30

28

27

26

25

25

27

     

ma come mai l'italia è comunque uno dei paesi più ricchi al mondo? cosa c'è di positivo negli italiani che non c'è nei paesi meno fortunati?

Si tratta principalmente di un'illusione alimentata dal circo politico-mediatico italiano, anche attraverso un linguaggio subdolo e tendenzioso.

L'Italia e' uno Stato popoloso, in particolare ha molti piu' abitanti  di numerosi Paesi molto piu' ricchi, civili e avanzati, come Austria, Svizzera, Svezia, Olanda, Irlanda (ce ne sono quasi venti).  Pur essendo l'Italia uno Stato piu' povero, meno civile, meno avanzato di tutti questi, siccome gli abitanti sono in numero 3-10 volte maggiore, il PIL italiano supera questi piccoli Stati e risulta in 5-10a posizione mondiale. Il circo politico-mediatico italiano usa un linguaggio tendenzioso e invece di dire che il PIL dello Stato italiano e' il ~6o al mondo, o che l'Italia ha un numero elevato di abitanti, afferma che l'Italia e' il ~6o piu' ricco o piu' industrializzato Paese del mondo.

In realta' un Paese e' ricco quando ricchi sono in media i suoi abitanti, non quando grazie al loro numero il PIL complessivo dello Stato e' grande. Altrimenti oggi la Cina sarebbe piu' ricca dell'Italia. Similmente, un Paese e' industrializzato se la sua produzione industriale pro-capite e' elevata, non se la sua produzione aggregata e' elevata combinando una bassa produzione pro-capite con un elevato numero di lavoratori.

La realta' e' che l'Italia, a livello pro-capite, si trova agli ultimi posti tra i Paesi industrializzati, piu' o meno in 20a posizione, e piu' o meno sempre in 20a posizione si trova nella classifica dello sviluppo umano compilata dall'ONU.

La grande fortuna dell'Italia e' di essere geograficamente in Europa occidentale, questo ha consentito che diventasse un Paese industrializzato: questo e' l'accidente positivo che consente all'Italia di essere ~20a al mondo nel PIL pro-capite invece che al ~140o posto tra Kossovo e Mozambico come risulta invece essere quel prodotto piu' diretto e genuino della sua cultura che e' la sua giustizia civile.

Stai un po' esagerando... il ventesimo posto vuol dire essere nel top della classifica. Per giocare coi grafici, qui.

Il PIL pro capite e` bassino solo rispetto ai "super-ricchi".

forse il grafico seguente dà maggiormente l'idea del nostro declino relativo

per la Germania si noti il calo dopo l'unificazione e la ripresa dal 2003 onward ( che un paese "ricco" mantenga piatto questo indice , rapportato alla media EU27 , significa crescita poichè la media di riferimento cresce.

 

ovviamente mi riferivo al PIL pro-capite, non a quello totale. l'italia è comunque tra i paesi più ricchi al mondo.

non ritengo sia un accidente il fatto che l'italia faccia parte dell'europa occidentale. l'italia è stata parte integrante della storia dell'europa occidentale, compresi gli ultimi tempi dopo la seconda guerra mondiale e la caduta del muro di berlino.

l'articolo dice però che i difetti enumerati c'erano anche ai tempi della prima repubblica. ma in quel periodo l'italia non sfigurava affatto nel confronto con gli altri paesi europei occidentali!

è quindi a mio parere qualcos'altro a determinare il declino (relativo) dell'italia. che può essere?

ritornando al grafico del sig. lanfranconi: che è successo in italia nel 2001 e in francia nel 2002?

 

 

 

Io piu' che di pil basso dell'italia parlerei di pil basso dell'italia del sud che e' la meta' di quello del nord e guarda caso anche l'italia del sud stava in europa occidentale.

Percio' ritengo un motivo secondario per lo sviluppo dell'italia il fatto di stare in occidente,se non ci fosse stata la volonta' di progredire sarebbe servito a poco.

Preso per regione o per macroregione italiana quello che salta all'occhio è proprio la differenza fra nord e sud con il centro in posizione intermedia,fermo restando che per altri problemi (burocrazia,giustizia civile e altri) siamo invece tutti nella stessa situazione piu' o meno.

ma come mai l'italia è comunque uno dei paesi più ricchi al mondo? cosa c'è di positivo negli italiani che non c'è nei paesi meno fortunati?

La storia e la geografia.

La storia ci ha dato il capitale umano e tecnologico che ci ha tenuto in piedi sino ad ora e fatto crescere nel XX secolo.

La geografia ci sta tenendo (come è successo altre volte prima) attaccati al mondo civile invece di lasciarci navigare verso altri lidi ...

come mai l'italia è comunque uno dei paesi più ricchi al mondo? cosa c'è di positivo negli italiani che non c'è nei paesi meno fortunati?

mi unisco alle risposte. l'italia ha "risucchiato" l'enorme crescita economica europea dell'800 e del '900 e poi ha sfruttato la sua posizione geopolitica chiave nel dopoguerra

Grazie Valerio.

Al domandone hanno risposto egregiamente Lodovico, Alberto Luisani e Michele Boldrin.

gli italiani non sanno distinguere le responsabilità.

Mi sembra una affermazione superficiale. Tutti gli individui sanno distinguere le responsabilità quando sono messi in condizione di farlo, cioè quando hanno informazioni ed un'educazione sufficienti. Banalmente pensa al calcio: tutti quelli che seguono questo sport sanno facilmente capire se l'insuccesso di una squadra è dovuto a questo o quell'allenatore o giocatore. Il punto del post è che il fatto che troppo spesso le responsabilità non siano chiare disincentiva gli individui ad adottare un comportamento resposnabile.

Non condivido questa generalizzazione

Più la compagine di governo è eterogenea più difficile è per gli elettori attribuire le responsabilità dell'operato del governo:(...)

L'argomento è che se hai due soli partiti alternativi hai solo due programmi alternativi (semplificando molto). Se hai n>2 partiti avrrai n>2 programmi (per definizione se il programma di due partiti è identico diventano uno stesso partito). Il programma di un governo di coalizione è necessariamente un compromesso tra i programmi dei suoi partiti componenti. Più eterogenea è la compagine più forte è per forza di cose il compromesso che conterrà un pò di tutti gli n programmi.

Mi sembra abbastanza logico sostenere che nel caso n>2 è più difficile capire le responsabilità. Se poi esistono uno o più esempi contrari non credo che il ragionamento cada: il caso di gente civile e responsabile che trovandosi al governo ha fatto bene in mancanza di chiari incentivi in quella direzione mi pare più un'eccezione che una possibile regola.

 

<em>Comportamenti asociali<em>

 

L'italiano medio, che non ha rispetto per lo stato e la collettività, è come un bambino maleducato cui nessuno ha insegnato come comportarsi. L'assenza di educazione del bambino è rappresentata dalla mancanza di responsabilità per le proprie azioni nella societa' civile, che non ha ancora imparato a punire (e nemmeno a disprezzare) i comportamenti degli individui che la danneggiano. E senza punizione sociale, ecco l'azzardo morale che fa capolino e tanti italiani (non tutti, non tutti) non hanno il senso dello stato ne' il rispetto dei beni collettivi.

Il comportamento dell'italiano medio è un  comportamento tendenzialmente anti-sociale ossia un comportamento caotico e scarsamente in sintonia con le richieste della società. E' frequentemente disonesto e manipolativo al fine di trarre profitto o piacere per se o per un gruppo di persone che identifica come parte del proprio io. Le decisioni vengono prese sotto l’impulso del momento, senza considerazione delle conseguenze per sé e per gli altri. Dinanzi ad un suo comportamento antisociale può minimizzare le conseguenze dannose oppure semplicemente mostrare completa indifferenza; generalmente non prova senso di colpa, per le azioni commesse o per i comportamenti adottati. 

Il comportamento asociale è all'opposto un comportamento di base ansiosa che genera una fobia sociale  è la paura di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi. Questa paura può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per la paura di comportarsi in modo “sbagliato” e di venir mal giudicati. L'asociale al contrario dell'anti-sociale prova rimorso per comportamenti considerati normali, come parlare in bubblico o fare una telefonata oppure ad andare a una festa. L'asociale quindi ha comportamenti spesso molto più all'interno dei limiti rispetto all'individuo normale. 

 

L'uso dell'aggettivo asociale era improprio. Provvedo ad editare il post.

L'italiano medio, che non ha rispetto per lo stato e la collettività, è come un bambino maleducato cui nessuno ha insegnato come comportarsi. L'assenza di educazione del bambino è rappresentata dalla mancanza di responsabilità per le proprie azioni nella societa' civile, che non ha ancora imparato a punire (e nemmeno a disprezzare) i comportamenti degli individui che la danneggiano.

E di chi è la colpa? Cos'è che storicamente differenzia l'Italia dal resto dei paesi europei? È la presenza della chiesa cattolica che insegna che con un Ave e tre Pater ci si può fare assolvere, e che comunque in extremis anche il peggiore dei farabutti può aspirare a un posto in paradiso. Spostando l'attenzione sugli esiti oltremondani, la chiesa ha di fatto deresponsabilizzato i comportamenti di tutti i giorni.

È la presenza della chiesa cattolica

Per quanto mi piacerebbe poter concordare (trovare una causa singola dà sempre soddisfazione!), credo tu abbia torto. Se fosse come dici tu, avremmo una situazione simile in paesi cattolici quanto l'Italia. Penso alla Spagna o ancor piu' all'Irlanda, dove il cittadino medio ha ben altro rispetto per lo stato e la collettività.

OK, non pretendo di avere evidenza a prova di fuoco, ma il fatto è che noi la chiesa ce l'abbiamo in casa, mentre spagnoli, irlandesi e polacchi molto meno.

Vero, ma continuo a non essere d'accordo. La presenza della chiesa nella vita quotidiana spanogla o irlandese (polacca non so) e' assolutamente paragonabile a quella italiana, a quanto mi dicono gli amici spagnoli e irlandesi. Forse (anzi, senza il forse) quel che e' vero e' che l'interferenza della chiesa col mondo politico e' minore.

Non so in polacchia ed irlandia, ma in ispagna non è così, proprio non è così.

Ci vivo, a turni alterni ma ci vivo, da vent'anni oramai e non ci sono cazzi. La differenza è enorme.

Tanto per cominciare, il papa, i vescovi, i cardinali, i preti, le suore ed i frati non sono su ogni canale televisivo otto volte al giorno. E neanche alla radio (hanno una loro, la COPE, che è occupata da gente di estrema destra riconosciuta come tale, e punto).

Svariati governi, socialisti e non, li hanno mandati a quel paese dicendo loro di stare al loro posto svariate volte.

I loro peti teologico-morali non finiscono nella prime pagine di nulla, quasi neanche di ABC.

La catena di associazioni "di supporto", da CL ad AC a i frati di questo e di quello, è infinitamente più debole.

I tuoi amici spagnoli, probabilmente, sono tutti laici e quindi si infastidiscono lo stesso. Cosa farebbero se vivessero in Italia non so. Probabilmente comincierebbero a scrivere sui muri delle chiese il vecchio slogan anarchico, la iglesia que mas luz da es la que mejor arde ...

I miei amici spagnoli, o per lo meno quelli con cui ne ho parlato sono tipicamente provinciali (nel senso che abitano in paesini. Ad ogni modo ben lieto di sapere che una differenza sostanziale e profonda c'e'!

Infatti l'Italia è un paese anomalo perchè  contiene al suo interno uno stato politicamente più potente, non per niente tutte le politiche maggioritarie bipolari non si applicano all'italia perchè è fondamentalmente tripolare (bipartitico come lo voleva BS era addirittura fantascientico, infatti quando ha inglobato AN mi sono detto ... adesso si schianta).

Guiso, Luigi & Sapienza, Paola & Zingales, Luigi, 2002. "People's Opium? Religion and Economic Attitude

in sintesi, non c'e' differenza fra cattolici e protestanti nell'attitudine pro mercato mentre c'e' una differenza significativa (in negativo) per quanto riguarda i musulmani.

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9718

"Il testo sfida molti luoghi comuni: come quando difende quelle disuguaglianze economiche che larga parte della cultura cattolica progressista, rifiuta. Per Gotti Tedeschi, invece, «la disuguaglianza permette a chi ha meno (in senso lato) di misurarsi con chi ha di più: ciò stimola la volontà di crescere, di lottare per migliorare, di esercitare le capacità personali»"

questa cosa della morale cattolica (e soprattutto della dottrina del pentimento contrapposta a quella della predestinazione) ogni tanto la tirano fuori i protestanti anglosassoni, tutoni e nordici, come causa delle differenze tra nord e sud europa e nord e sud america.

Penso alla Spagna o ancor piu' all'Irlanda, dove il cittadino medio ha ben altro rispetto per lo stato e la collettività.

Beh! Ma non hanno il Papa ed il Vaticano. E' una autorità ulteriore che si ingerisce che complica le attribuzioni di responsabilità, che orienta interessi a supporto dei suoi interessi a discapito dei cittadini e delle loro lobere scelte. Si ricordi il referendum sulla procreaione assistita e l'invito a non andare a votare.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=438709904153&comments

(non so se conoscete già i risultati di questa tesi di laurea, ma nella sintesi li trovo impressionanti. E mi piacerebbe che NfA ospitasse un contributo di questo Gianmarco Daniele.)

dal link :

 Mariotto Segni (il cui padre, Giovanni, oltre che presidente della Repubblica è stato rettore)

ma Mariotto non è figlio di Antonio già Presidente della Repubblica?

 

 

 

Che alcune situazioni siano "statisticamente sospette" e` fuor di dubbio, ma sostenere che i guasti dell'universita` italiana dipendono dai rapporti di parentela tra chi ci lavora mi sembra un po` far di tutta l'erba un fascio. Forse, piu` verosimilmente, i guasti dipendono dal fatto che nell'universita` italiana ci stanno parecchi cialtroni e fancazzisti, entrambe le categorie ben rappresentate a tutti i livelli (da studente di dottorato a professore ordinario e forse anche rettore).

Qualche contro-esempio (ovviamente aneddotico): il mio capo e sua moglie sono ordinari addirittura nello stesso settore disciplinare, eppure... sono due big MONDIALI! (basta giusto guardare i loro CV o i loro dati bibliometrici sul Researcher ID per farsi una pur grossolana idea). E mi vengono in mente anche altri esempi di "coppie" che pur non essendo proprio nello stesso settore disciplinare (=concorsuale) sono comunque nella mia stessa disciplina e... sono bravi senza ombra di dubbio.

Non puo` capitare che due studenti/dottorandi/ricercatori/professori (piu` o meno giovani), che si vedono tutti i giorni perche` lavorano nello stesso dipartimento e sostanzialmente vivono la stessa vita etc etc si innamorino e decidano di fare famiglia insieme? E magari si sposano ed hanno figli che crescendo in quel particolare ambiente culturale decidono di intraprendere la stessa carriera dei genitori?

Per inciso, non ho parenti diretti (moglie, figli, genitori, fratelli, zii, primi cugini etc etc) che lavorano in ambiente accademico. Eppure eppure... nemmeno io sono senza macchia. Un contro-esempio un po` singolare: una delle ricercatrici del posto in cui lavoro e` mia cugina! Dopo tre-quattro mesi che sono stato assunto, vincendo un regolare concorso per la stessa posizione che lei aveva vinto circa un anno prima di me, chiacchierando del piu` e del meno abbiamo scoperto che oltre ad essere originari della stessa citta` (non quella dove lavoriamo) abbiamo anche una bisnonna in comune. Addirittura le nostre mamme in gioventu` si conoscevano!

Infine suggerisco la lettura anche di questo che e` un modo simpatico per mostrare come talvolta le statistiche possono essere fuorvianti.

Scusa, che argomento è questo?

Che qualche coppia o gruppo di parenti sia composto di gente buona NON implica NÈ falsifica l'osservazione statistica secondo cui, in Italia, il familismo caratterizza l'università molto più, estremamente di più, che in altri paesi.

Ovviamente questo non è la causa dei mali, ma è un male, ciò un effetto dell'assenza di sistemi di selezione meritocratica. Si assumono i familiari come si assumono i servi, le morose, gli amanti, i portaborse, gli amici di partito, e così via.

L'evidenza portata è di tipo sintomatologico, ovviamente. Ma evidenza di una malattia che altri non hanno certamente è.

Francamente, non so di cosa ti occupi ma l'osservazione sulle statistiche fuorvianti, alla fine, è tanto peregrina quanto anti-scientifica. Le statistiche sono fuorvianti solo per chi non le capisce e non le sa interpretare, come qualsiasi linguaggio specialistico.

Ti invito gentilmente (e senza intento polemico da parte mia) a leggere il pdf che ho linkato. Verso la fine c'e' una domanda che a me sembra interessante e pertinente (anche se forse siamo un po` fuori dal tema principale di questo post): "quanti parenti sarebbe statisticamente lecito aspettarsi in assenza di imbrogli per concludere che sono piu` del dovuto?". Io condivido la risposta che viene data nel documento: semplicemente non lo so. Sara` che anche fuori dall'italia dovunque mi ritrovo vedo coppie di "gente buona" (in alcuni casi anche figli/e, fratelli/sorelle) che inizio a non crederci piu` a questa storia dei parenti.

"quanti parenti sarebbe statisticamente lecito aspettarsi in assenza di imbrogli per concludere che sono piu` del dovuto?". Io condivido la risposta che viene data nel documento: semplicemente non lo so.

Non c'e' un numero "giusto", ma ogni macroscopica deviazione dal numero medio empiricamente misurabile nelle prime 200 universita'  di una classifica a piacere dovrebbe segnalare un problema. Anche per gli stipendi dei parlamentari europei non esiste una legge universale che determini il giusto livello.  Ma il fatto che l'Italia paghi macroscopicamente piu' della media  europea segnala un problema vero.

Da quello che ho letto sul link di facebook sopra non mi sembra l'approccio seguito da Gianmarco Daniele nella sua tesi, a cui mi piacerebbe comunque dare un'occhiata. Non ho trovato il link in rete. Sai se esiste?

Ciao, sono il Gianmarco Daniele in questione :)

La tesi non è stata ancora pubblicata, anche perché vorrei svilupparla, e sono alla ricerca di spunti... Sul Corriere del Mezzogiorno di ieri hanno pubblicato un mio articolo in cui racconto i risultati della mia ricerca,  ovvero della mia tesi di laurea triennale in Economia e Commercio alla facoltà di Economia di Bari. Ecco l'articolo. 

 

In Italia si discute da anni del problema del nepotismo nell'università: dalle inchieste giornalistiche, 

ai processi, alle manifestazioni degli studenti, al ministro che accusa gli studenti di difendere i 
“baroni”.  All'estero invece bisogna spesso spiegare cosa sia il nepotismo. 
Quando circa tre anni fa sono entrato come matricola 533929 nella Facoltà di Economia di Bari, la 
presenza di tanti docenti appartenenti alle stesse famiglie fu un fenomeno che mi affascinò subito. 
Decisi così che la mia tesi sarebbe stata su questo tema.
Lo scopo della mia ricerca era quello di andare oltre l'inchiesta giornalistica: è possibile misurare 
statisticamente, sebbene non in maniera perfetta, la diffusione del nepotismo nelle università 
italiane? C'è una relazione tra nepotismo e qualità delle università?
Essendoci circa sessantamila docenti universitari in Italia, dovevo individuare un metodo 
sistematico per misurare il nepotismo, cosa niente affatto semplice. L'unico sistema apparso valido 
è stato lo studio dell'omonimia tra i docenti di ogni facoltà. Le facoltà in genere non hanno più di 
duecento docenti, quindi un elevato grado di omonimia coincide probabilmente con la presenza di 
numerose parentele. Per attribuire un significato all'indice di omonimia tra docenti della stessa 
facoltà l'ho calcolato in rapporto al tasso di omonimia presente in campioni casuali della 
popolazione italiana, così da comprendere in che misura la situazione nell'università si discosti da 
quella media del Paese. I limiti dell'indice sono dettati dal fatto che esso non considera alcuni 
legami di parentela, come quello tra marito e moglie, e comprende invece alcune omonimie casuali. 
Ma si tratta di un errore standard e tutto sommato minimo.
I risultati della ricerca sono piuttosto interessanti:
- Quasi tutte le università hanno livelli di omonimia maggiori di quelli medi della popolazione 
italiana.
- Nelle facoltà delle università più grandi c'è mediamente più omonimia.
-Nelle università del sud i livelli di omonimia sono mediamente più elevati.
-I valori più elevati di omonimia sono osservabili nelle grandi università dell'Italia Meridionale.
Il fatto che in alcuni casi i livelli di omonimia osservati siano dieci volte superiori alla media rende 
molto difficile immaginare che si tratti di omonimie frutto di coincidenze... Le università ai “primi 
posti” sono tutte al sud: Messina, Catania, Caserta, Cagliari, Napoli Federico II, Palermo, Bari, 
Roma La Sapienza. Ad esempio a Bari e alla Sapienza (Roma) in ogni facoltà, mediamente il 10% 
dei docenti ha almeno un omonimo nella stessa facoltà, a Caserta, Cagliari, Napoli-Federico II e 
Palermo, lo stesso dato sale tra il 13% e il 14%, per raggiungere il 18% e il 19% a Catania e 
Messina. In campioni casuali della popolazione italiana della stessa numerosità lo stesso dato non 
supera mai il 2%. Tuttavia nel valutare questi dati bisogna considerare che i tassi di omonimia 
regionali sono diversi da quello nazionale e che il più delle volte i docenti provengono dalla stessa 
regione in cui è situata l'università.Le università con i livelli più bassi di omonimia sono invece: Aosta, Teramo, Napoli Orientale, 
Piemonte Orientale, Molise, Macerata,Urbino, Trento, Venezia Ca' Foscari, Roma 
Tre, Udine e IUAV. In queste università l'omonimia rilevata è approssimativamente pari a quella 
rilevata nella popolazione italiana. Ecco una prima risposta alle mie domande, il nepotismo sembra 
essere diffuso nella maggior parte delle università, ma è distribuito in maniera eterogenea, con una 
forte intensità nelle grandi università del Sud.
Ma esiste una relazione con la qualità degli atenei? Di anno in anno sono diventate sempre più 
importanti le classifiche sulla qualità delle università e pare che presto diventeranno un criterio di 
assegnazione dei fondi ministeriali. Incrociando i dati sull'omonimia con le classifiche pubblicate 
dal Censis è possibile osservare una forte correlazione negativa: più aumenta l'omonimia più 
l'ateneo scende in graduatoria. Benché questo studio non sia sufficiente a stabilire un rapporto di 
causa/effetto tra nepotismo e qualità, e benché dall'analisi econometrica emerga come il Pil 
regionale sia un fattore estremamente influente sulla  qualità degli atenei, la correlazione esiste e 
sembra significativa.

 

Letto. Per questo ho commentato, altrimenti me ne sarei stato zitto.

La persona che l'ha scritto, mentre sembra aver chiaro cosa fare in situazioni che De Finetti chiamerebbe di "exchangeability", non sembra avere la minima comprensione di cosa sia un modello statistico che cerca di "catturare" o "spiegare" il fatto che la caratteristica X ha medie sostanzialmente diverse nel paese A rispetto agli altri paesi. O anche, senza andare così lontano, quale sia la maniera corretta di porre il problema "osservo che X succede con una certa frequenza in un certo ambiente con certe caratteristiche più o meno controllabili. Come spiego questa frequenza e le sue determinanti?".

Infatti, il signore (o la signora) in questione sembra proprio non capire l'uso delle tecniche statistiche nelle scienze sociali: dal fatto che qualcosa sia "possibile" (i.e. scegliere carriera accademica dipende ANCHE da fattori familiari come genetica e l'esempio dei genitori) non ne segue che sia "probabile". Ossia che siano quelli che lui indica, e non altri, i determinanti fondamentali della caratteristica che si sta considerando. Esiste una vasta letteratura, che va sotto nomi come "probit", "logit" e "tobit" e che aiuta a capire in che senso l'affermazione "avere i genitori accademici accresce dell'x% la probabilità di avere un lavoro accademico rispetto a chi non ce li ha".

Questo implica che il documento in qustione non è divertente: sentenzia pur palesando una grave ignoranza di cosa sia la statistica applicata. Chiunque l'abbia scritto o non sa di cosa parla o, peggio ancora, sa di cosa parla ma distorce le cose. Questo induce ad ovvi e non gradevoli sospetti sia sulle intenzioni che sull'identità dell'autore ...

Vero, Michele. Ma la cosa che mi sembrava più interessante di quella tesi era la correlazione negativa che pare esistere tra numero di omonimie (non necessariamente parenti) e qualità della ricerca secondo una qualche misura di frequenza di citazioni. Questo è quanto ne so, ed è chiaro che i dubbi statistici su tutto il lavoro sono molteplici (come su molte correlazioni...). Però mi pareva interessante segnalarlo, e qualcuno magari potrebbe provare a rintracciare l'autore della tesi (NON del post su facebook).

Sull'identità dell'autore credo si possa avere una certezza e si può anche essere certi di come l'autore classifichi questo suo contributo. Sarei anche ottimista sulle intenzioni, per quel poco che ho avuto il piacere di conoscere la persona quando studiavo a Pavia, ma sulle intenzioni si può sempre sbagliare...

Ho trovato il  link alla "versione ufficiale". Rimane l'invito a leggere il documento, ed ogni feedback anche negativo purche` ben motivato come quello di Michele e` considerato (almeno da me) assai prezioso.

L'articolo è sicuramente divertente. Mi par di capire che l'autore non vuole negare che ci possano essere dei favoritismi nell'università italiana

Dovendo tirare a indovinare, penso che un certo numero di imbrogli ci siano.

vuole rimarcare che il giornalista non è stato sufficientemente rigorso

Non si capisce da dove il nostro baldo giornalista tragga tanta sicumera statistica su "quanti parenti sarebbe statisticamente lecito aspettarsi  in assenza di imbrogli", per concludere che sono enormemente più del dovuto. Io, onestamente, non ne ho la più pallida idea.

se vogliamo pecca un pò di indulgenza nei confronti del sistema

Ma penso anche che in moltissimi casi le cose siano molto più pulite di quel che il giornalismo scandalistico vorrebbe farci credere.

preso dalla voglia di smascherare l'abuso della statistica.

 

Anch'io sono tendenzialmente convinto che i tre fattori menzionati nella tua prima replica al mio commento (DNA, ambiente ed imitazione) giochino un ruolo importante nella frequenza di "omonimi" di docenti nella popolazione accademica complessiva. Ma il punto che mi colpiva della tesi di Daniele - per come riportata su vari siti web - è la dimostrata (?) correlazione negativa tra omonomie e qualità della ricerca, non tanto l'osservazione pura e semplice sulla frequenza delle omonimie, sulla quale non saprei pronunciarmi e rinviando quindi alle osservazioni di Michele.

Sinceramente il fattore DNA mi lascia un po` perplesso: esiste una predisposizione "genetica" per cui i figli dei professori universitari sono "naturalmente" piu` portati a fare i professori universitari di quelli che hanno genitori che fanno altri mestieri? Sugli altri due pero` (ambiente, emulazione) non ho dubbi, e` una realta` che vedo ogni giorno intorno a me. 

Ringrazio Michele e Alberto per le risposte, sono uno spunto per me per approfondire un argomento che comunque mi interessa personalmente. Peraltro, non ho competenze professionali sulla statistica applicata alle scienze sociali, pur occupandomi un poco di matematica mi interesso di altre tematiche, e quindi non ci provo neppure a replicare su un piano strettamente tecnico.

Ora, non vorrei essere scambiato per un troll ne per uno che "vuole dare aria ai denti", che mi sembra una espressione che Michele usa ogni tanto, ma ci terrei a porre lo stesso la questione. Questa anomala frequenza di "omonimi" (ma parliamo pure anche di "parenti") e` un segnale di malaffare e malcostume o non potrebbe avere una spiegazione diversa? Non puo` essere che le universita` italiane sono comunita` formate da un numero piccolo di persone e sono tendenzialmente chiuse, nel senso che quelli gia` dentro si sposano tra loro ed i figli cercano di restare all'interno ripetendo le carriere dei genitori? Poi aggiungiamo un meccanismo di ingresso che si basa nei fatti sulla cooptazione (cioe` si viene scelti da chi e` gia` dentro nell'ambiente) e la tendenza (questa forse si molto italiana) a spostarsi malvolentieri da una citta` all'altra per cui il figlio del professore vuole fare la carriera accademica nell'universita` dove lavora il padre. Questo implica o facilita l'assenza di meritocrazia?

Questa anomala frequenza di "omonimi" (ma parliamo pure anche di "parenti") e` un segnale di malaffare e malcostume o non potrebbe avere una spiegazione diversa? Non puo` essere che le universita` italiane sono comunita` formate da un numero piccolo di persone e sono tendenzialmente chiuse, nel senso che quelli gia` dentro si sposano tra loro ed i figli cercano di restare all'interno ripetendo le carriere dei genitori? Poi aggiungiamo un meccanismo di ingresso che si basa nei fatti sulla cooptazione (cioe` si viene scelti da chi e` gia` dentro nell'ambiente) e la tendenza (questa forse si molto italiana) a spostarsi malvolentieri da una citta` all'altra per cui il figlio del professore vuole fare la carriera accademica nell'universita` dove lavora il padre. Questo implica o facilita l'assenza di meritocrazia?

Nel mondo di oggi la frequenza anomala di omonimi presente nelle universita' italiane, e particolarmente in alcune universita' del Sud Italia come ad es. quella di Bari usualmente alla ribalta nelle cronache giornalistiche, e' un segno di provincialismo, di chiusura corporativa, di assenza di meritocrazia.

Nelle migliori universita' mondiali quando c'e' una posizione universitaria da riempire si fa e si pubblicizza un bando mondiale orientato a scegliere in tutto il mondo il miglior candidato disposto a prenderla.  Siccome come capirebbe anche un bambino della 5a elementare e' ovvio che i candidati locali hanno generalmente relazioni personali con i membri interni della commissione che sceglie, e tali relazioni personali interferiscono con una scelta basata sul merito scientifico dei candidati, e' pratica comune nel mondo progredito e civile reclutare solo esterni all'universita', o per legge, o per consuetudine rafforzata da pressione sociale diffusa nell'ambiente.

Date queste condizioni, la presenza di omonimi nelle migliori universita' mondiali e' molto ridotta, e il corpo docente e' spiccatamente internazionalizzato.  Per fare un esempio, parlando recentemente con un collega che lavora a Berna, ho sentito che tra i docenti di fisica li' sono in netta maggioranza non svizzeri. A parte piccoli Paesi come la Svizzera, e universita' d'elite come Berna, l'internazionalizzazione non e' cosi' pervasiva da essere maggioritaria, ma e' comunque molto maggiore che in Italia, ovunque le universita' cercano di scegliere i migliori.

Date le premesse della selezione, sara' piu' probabile che il candidato venga dal resto del mondo oltre 100 Km dall'universita' piuttosto che dalla molto piu' piccola porzione di mondo entro un raggio di 100 Km.  Ci saranno certo meno candidati disponibili a grandi spostamenti, all'aumentare dalla distanza, ma sempre piu' di quelli locali a parita' di meriti scientifici. E ci saranno ancora piu' candidati meritevoli con un cognome diverso da chi gia' lavora nell'universita' che offre la posizione.

Oltre all'assenza di meritocrazia la presenza di omonimi segnala anche un problema piu' specifico e generale dell'Italia, cioe' il fatto che la spesa pubblica e' usata primariamente per comperare voti oppure per beneficiare parenti e amici piuttosto che per il fine di provvedere i migliori e piu' efficienti servizi pubblici.

In ogni caso, il problema è risolto... o forse no!

LA NORMA ANTI-PARENTOPOLI - Tra gli altri voti collegati al ddl di riforma universitaria va segnalato quello sulla norma cosiddetta «anti-parentopoli». La proposta del governo, concretizzata in un subemendamento della commissione, è passata con il voto favorevole di maggioranza e opposizione. A favore ha votato anche Fli, mentre dall'Idv è giunto un voto contrario. La nuova norma prevede che siano esclusi dalla chiamata candidati che siano parenti e affini «fino al quarto grado compreso, un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata; o con il rettore, il direttore generale o con un consigliere di amministrazione dell'ateneo». Contraria l'Idv, che pure ha presentato un emendamento anti-parentopoli perchè, come ha spiegato in aula Borghesi, «un professore, con una lettera di appena due righe può facilmente uscire da un dipartimento e il giorno stesso, con un altrettanto breve missiva, rientrarvi. Non va inoltre dimenticato che, secondo la Cassazione, nepotismo e familismo sono reati. Questo subemendamento che propone la nuova linea del governo, svuota di contenuto il nostro emendamento. Per questo non possiamo votarlo». (da www.corriere.it)

PS: ovvio che non esista un DNA specifico del prof universitario, però nell'eterno dibattito "nature vs nurture" - valido per qualsiasi professione - mi pare eccessivo credere che sia 100% nurture, ovvero che i cromosomi non c'entrino affatto. Chiedere per informazioni a Paolo Maldini o Danilo Gallinari (o a Mozart o ad uno Strauss a scelta)...

La parentopoli, se vogliamo, è una degenerazione più evidente - ma far vincere un allievo fesso senza vincoli di parentela solo perchè è allievo proprio non mi sembra molto meglio

questo fissarsi sulle regole è inutile, e puo' essere in alcuni casi dannoso. Le regole non c'entrano nulla con le distorsioni anti-meritocratiche. Se ci pensate un nano-secondo, la procedura del concorso italiano è, in linea di principio, molto piu' "equa" che il sistema del mercato del lavoro accademico americano. Le università americane non sono in alcun modo obbligate ( a nessun livello, né PhD né Junior faculty) a giudicare i candidati, e motivare le proprie scelte. Invece, nei concorsi italiani, in linea di principio la commissione DEVE giudicare tutti , e DEVE scegliere il migliore. Tuttavia...tuttavia è una questione di incentivi. Gli incentivi dei professori senior non li portano ad assumere i piu' bravi (didattica o ricerca o entrambe) ma quelli che possono andare a fare lezione quando loro sono troppo occupati con il fare soldi, pubblici o privati, che fanno gli esami al posto loro etc.etc. Fin quando non si lega la scelta con il risultato, possono imporre tutte le regole che vogliono, niente cambierà.

Questo fissarsi sulle regole è inutile, e puo' essere in alcuni casi dannoso ...tuttavia è una questione di incentivi. Gli incentivi dei professori senior non li portano ad assumere i piu' bravi (didattica o ricerca o entrambe) ma quelli che possono andare a fare lezione quando loro sono troppo occupati con il fare soldi, pubblici o privati, che fanno gli esami al posto loro etc.etc. Fin quando non si lega la scelta con il risultato, possono imporre tutte le regole che vogliono, niente cambierà.

100% d'accordo, ma per limiti culturali ben conosciuti il 99% per cento degli italiani, specie i politici, non ci arrivano e non sono capaci di arrivarci.

Basta vedere la fine che sta facendo il federalismo. Dovrebbe funzionare attraverso gli incentivi posti ai politici dall'autonomia di spesa locale bilanciata dalla responsabilita' di trovare le risorse sempre localmente: entro questi vincoli gli elettori dovrebbero scegliere i politici migliori con tutti gli incentivi corretti. Sta diventando un obbrobrio statal-centralista dove lo Stato centrale (e non gli elettori locali) condanna a morte politica gli amministratori locali che sgarrano sul bilancio, lo Stato centrale dice quanto deve costare un cerotto in ospedale e invia esattamente i soldi necessari, e cosi' via.

Dati i forti limiti culturali degli italiani, tuttavia, e' meglio avere leggi contro l'assunzione dei parenti e contro chi evade i vincoli di bilancio piuttosto che nulla.  Certamente non ha aiutato il progresso civile dell'Italia l'assenza di norme contro i parenti nello stesso corridoio universitario.

Non so, un poco di frizioni le creerebbe per casi "positivi" , ci giochiamo la possibilità di assumere in Italia Stokey e Lucas in un unico dipartimento! :) C'è da considerare una cosa. Quanto piu' stringente è una regola, tanto piu' alti sono i costi dell'aggirarla. In un sistema in cui gli incentivi non cambiano, chi comanda le università tenterà comunque di aggirare le regole, io dico riuscendoci, e i costi ricadranno sempre e solamente sulla collettività. Ci sono casi in cui una dinastia si è creata una università (NON un istituto o dipartimento, un'università!) per fare i suoi comodi. Questo discorso sulle regole vuole essere un po' più generale della questione delle parentele. Prendi un altro esempio: la questione dei requisiti minimi per diventare ricercatore. Nella mia classe di dottorato l'outcome del job market è stato: UChicago, UPenn, MIT, Washington St.Louis, Oxford, Harvard, Georgetown di quelli che mi ricordo. Con le regole proposte, nessuno di questi avrebbe potuto vincere un concorso per ricercatore all'università del sannio.

Non vorrei sembrare scortese, ma si perorano posizioni assurde.

 

Il fatto che due persone possano casualmente, appunto casualmente, essere parenti e contemporaneamente meritevoli è  un discorso che attiene ad un piano completamente diverso. 

Non si parla di valutazioni relative, ma assolute. Avere un ottimo curriculum non implica che si meriti un determinato incarico. Se un candidato-parente vince un concorso al posto di un candidato migliore, qualsiasi curriculum e capacità non giustificheranno mai la vittoria del concorso. 

Il metro è la selezione del migliore e non dell'accettabile. Inoltre come si faceva notare una netta variazione dalla media è indicativa di un vizio di fondo.Inoltre la media in ogni caso non necessariamente è indicativa, perché è influenzata dal campione. Se nel campione includiamo sistemi universitari scadenti ed avvezzi a parentopoli, allora il risultato è meno utile ed indicativo di quello che speriamo. Dovremmo poter comparare il tasso di parenti italiani con quello dei sistemi universitari di elevato livello, altrimenti rischiamo di poterci vantare di avere meno parenti dell'Università di X Paese (per dire Turchia o Russia)

Non vi è dubbio che molte delle cose che scrivi sono vere ed altre se ne potrebbero aggiungere.

Ma io credo che molto sia peggiorato negli ultimo 15/20 anni.

Da una parte il ruolo della scuola, che dovrebbe contribuire a formare negli alunni ivalori dello Stato e delle Istituzioni come beni comuni (ad esempio l'insegnamento di quelal che una volta si chiamava Educazione Civica) e fornire gli strumenti per una valutazione critica.

Ma grande è anche il ruolo che una informazione non addomesticata dovrebbe avere, per fornire corretti strumenti di conoscenza per un giudizio consapevole.

Piuttosto che di moral hazard, non sarebbe il caso di parlare di mancanza di responsabilità (nel senso di "dover essere responsabile davanti a qualcuno), il moral hazard sembra una conseguenza.

In quanto al decentramento, non sono così sicuro, è più una questione di competenze frammentate e non imputate globalmente a un soggetto ben definito che rende difficile rendere i politici "accountable", proprio a livello locale, dove tra municipio/circoscrizione, comune, provincia e regione (per non aggiungere oltre allo stato centrale magari l'UE e le comunità montane...) lo scaricabarile diventa facile 

Come non scritto, mi autocensuro.

Bell'articolo comunque.

 

il tuo link porta ad un articolo di Gordon Gekko

Nell'asta di fine novembre si sono avuti i seguenti risultati :

BOT 6 mesi richiesti 13,9 mld assegnato 8,5 mld rend 1,483%

CTZ a 2 anni richiesti 3,7 mld assegnato 2,0 mld rend 2,307%

CCTeu a 7 anni richiesti 1,8 mld assegnato 1,3 mld rend 2,300% ( indicizzato )

BTP a 3 anni richiesti 3,4 mld assegnato 2,5 mld rend 2,860%

BTP a 10 anni richiesti 3,8 mld assegnato 3,0 mld rend 4,430%

totale richiesto 26.6 mld ( anche se non è detto siano sommabili )

totale assegnato 17,3 mld

l'asta è andata bene per il margine richiesto / assegnato

La Spagna ha difficoltà a collocare i titoli pur con circa lo stesso spread.

La differenza fra noi e loro è che gran parte delle sottoscrizioni per noi sono rinnovi di titoli scaduti mentre per loro devono cercare denaro nuovo.

Cercando in rete dei dati più precisi avevo trovato qualcosa anch'io, per questo ho rimosso il post.

Ti ringrazio comunque per la risposta.

La differenza fra noi e loro è che gran parte delle sottoscrizioni per noi sono rinnovi di titoli scaduti mentre per loro devono cercare denaro nuovo.

Molto giusto, ma non darei un giudizio tanto positivo, se fossi in te ...

Interessante la distribuzione delle scadenze: il 50% è a breve ... Corrisponde a quella del debito in scadenza, lo allunga, lo accorcia?

E rimane un fatto che lo spread nostro e loro oramai sembra quasi muoversi in parallelo, anche se loro sono più alti di uno scalino.

Comincio ad avere sensazioni che non avevo avuto prima ed avrei escluso un anno fa.

L'insipienza politica può generare disastri impensabili altrimenti.

Da gennaio ad agosto la vita media residua è stata più o meno costante.

A settembre si è allungata di quasi un mese e mezzo

 

non so ora : si avranno i dati a fine trimestre

io penso che l'allungo continui

Anyway , fra i colpi di culo di 3conti penso ci sia sopratutto quello di avere come collaboratrice la dottoressa Maria Cannata che per gestire il nostro iperdebito è eccezionale.  

 

 

Maria Cannata è, effettivamente, una specie di miracolo italiano.

Ma una specie, appunto, nel senso che neanche lei riesce a fare miracoli. Se guardi bene, tutto l'allungamento viene praticamente dai BTP indicizzati. Vero che sono indicizzati all'inflazione, che non è il grande fattore di rischio oggi, ma se si dovesse ...

Ok, lasciamo stare va, che porta jella!

Da quel che ne so (poco, ricordo giusto un grafico di un libro di matematica finanziaria) preso un certo intervallo temporale, la frequenza di rinnovo di titoli a breve è generalmente più elevata rispetto ai titoli a medio/lungo, proprio perché i primi scadono "più spesso". Una specie di log-normale con sigma bassino (con la scadenza sull'asse X).

Giusta osservazione, grazie. Avrei dovuto pensarci!

Se il 10% del tuo debito è ad un giorno ed il resto uniformemente distribuito tra un giorno e 900 giorni, ogni giorno il 99,9% del debito in scadenza è a breve ...

E si arriva sempre a quel punto, la gestione della giustizia. Se in Italia ci fossero una giustizia e una polizia funzionante, non dico repressiva, ma funzionante, molto si raddrizzerebbe.

Forse c'è un problema anche di "nuova civilizzazione", nel senso che l'immagine che ci viene data del mondo è forgiata ad arte su affermazioni e posizioni consistentemente false. Credo che siamo andati ben oltre il moral hazard, siamo al negazionismo e forse alla circonvenzione di incapace.

Teniamoci stretta internet (e nFA...), secondo me dopo Wikileaks le probabilità di una regolazione e normalizzazione anche di questo media sono salite parecchio.

Però dopo tanto "esserci pianti addosso", da dove ripartiamo? Forse un "post"-"manifesto" comincia ad essere necessario...

 

Ieri sera leggevo dell'attitudine al lavoro e alla meritocrazia del inglesi, e la loro propensione al libero mercato, all'iniziativa individuale e cosi' via...era sicuramente uno studio di un think thank americano.

Mi chiedo se esistano studi del genere sull'Italia e gli italiani, e se le nostre impressioni sul carattere nazionale siano state corroborate da studi in questo senso. 

Tipo penso a IBL e al fatto che potrebbe finanziare uno studio su qual'e' l'atteggiamento nei confronti del libero mercato in Italia...

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