Il Pappagallo

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L’obiettivo di questo articolo è, con una bella espressione inglese, picchiare un pappagallo morto (beating a dead parrot). Ma giusto in caso non sia proprio morto... (o sia morto ma creda di essere vivo). Il pappagallo è l’acume analitico e predittivo del nostro ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Il pappagallo è morto perché pare chiaro a tutti che il ministro proprio non ci becca. Ma poiché è convinto di beccarci e si profonde in proclami arroganti, val la pena dargli un’altra botta.

Il mercato del greggio [correzione: l'avevo chiamato crudo - errato inglesismo che pero' mi permetteva una pessima battuta sul fatto che fosse petrolio, non prosciutto; grazie ad Andrea che mi ha corretto) è stato parecchio ballerino negli ultimi due anni. Ecco il grafico del prezzo del Brent Crude, preso da www.moneyweek.com:

Il prezzo ha avuto un picco a luglio 2008, superando (record assoluto) i 144 dollari a barile. C’era molta incertezza nei primi mesi del 2008: non era ancora chiaro allora che l’economia globale sarebbe entrata in recessione ne' che i mercati finanziari sarebbero da li a breve implosi, ma alcuni segni già si vedevano. C’era chi comprava petrolio scommettendo contro la recessione, chi comprava petrolio come sostituto di attività finanziarie varie, scommettendo sulla futura crisi finanziaria, e chissà che altro avevano in mente i commodity traders. Per una ragione o per l’altra (o per tutte e due, o per nessuna delle due) il prezzo del greggio ha preso a salire per tutto il 2008 fino a luglio.

Il prezzo del petrolio in continua ascesa naturalmente alimentò nei politici il desiderio di interventi di calmierazione e redistribuzione. Questo è naturale, il prezzo della benzina sale, la gente si lamenta e i politici devono intervenire, o almeno fingere di intervenire. Questo succede ovunque, sempre, quando il prezzo del petrolio sale. Anche stavolta, ad esempio negli Stati Uniti, sia il senatore McCain sia la senatrice Clinton si erano detti favorevoli a una riduzione delle tasse sulla benzina durante l'estate; riduzione finanziata, almeno nel progetto Clinton, da una tassa sui profitti delle società petrolifere (a loro parziale discolpa erano in campagna elettorale.)

Ma nessuno ha superato la verve polemica del nostro ministro dell’economia, il prode Giulio Tremonti, che si è lanciato in resta contro la speculazione e i petrolieri:

i) prima di tutto ha inserito nella manovra sui conti pubblici del Giugno 2008 una Robin Hood tax (non so se il nome sia suo, ma è certo il nome che ha usato lui per pubblicizzarla), che «toglie ai petrolieri per dare a chi ha bisogno di cibo» - cito dalle parole del ministro di persona pirsunalmente; poi

ii) si e' dichiarato immediatamente pronto ad «agire sui prezzi per combattere la speculazione».

L'aumento del prezzo del petrolio era sì in parte motivato da spinte speculative, come abbiamo detto (in realtà un rapporto della Commodity Futures Trade Commission del Settembre 2008 ha molto ridimensionato il fattore speculativo nel rialzo del prezzo; ne ha anche parlato Fausto Panunzi qui su nFA - ma questo è senno di poi). Ma già a giugno era chiaro, a ben vedere, che il rincaro del petrolio, a partire dal 2000, fosse dovuto soprattutto a cause strutturali, in particolare alla diminuzione dell'eccesso di capacità produttiva. Nel 2000 la capacità globale di produzione e di raffinazione di petrolio era del 5-10% superiore alla domanda. Nel 2005 era pari alla domanda. I costi di estrazione del 25% meno efficiente dei produttori sono passati dai 20 dollari circa a barile del 2000 ai 70-80 dell'anno scorso; segno che i produttori dovevano ricorrere agli impianti e ai giacimenti più costosi per sostenere l'offerta necessaria. Dal 2000 il tasso di rendimento del capitale investito in energia è cresciuto notevolmente, anche grazie all'aumento del prezzo del petrolio, e quindi sono cresciuti gli investimenti. Questo processo, per quanto proceda abbastanza lentamente genera, nel medio periodo, un aumento dell'offerta e quindi una diminuzione dei prezzi. Jeffrey Currie, esperto dei mercati delle materie prime per Goldman Sachs, prevedeva pubblicamente, a giugno 2008, sulla base di questa analisi, un incremento del prezzo del petrolio nel corso dell'estate e quindi una loro anche rapida diminuzione. Nel mio piccolo ne avevo parlato anch'io (a giugno 2008 sulla Stampa, in un editoriale che il direttore, allora Giulio Anselmi, aveva meravigliosamente titolato Barili e bidoni); io che non so nemmeno di che colore sia il petrolio, ma ho una connessione a internet e so un po' districarmi tra i ragionamenti economici.

Invece di condire i giornali di proclami contro i petrolieri ricchi e gli speculatori ricchi e anche cattivi, e di proludere davanti ai “grandi” simili sciempiaggini, il nostro prode ministro avrebbe potuto lasciare la foresta di Sherwood e fare due semplici proposte (di difficile attuazione, ci mancherebbe, ma almeno avrebbe fatto bella figura al G8):

1) limitare le pratiche protezionistiche che Amerika ed Europa impongono, per difendere i propri agricoltori, sulla produzione più efficiente di carburanti biologici, come ad esempio la produzione di etanolo da canna da zucchero, che avviene nell'emisfero Sud;

2) ridurre le tasse sulla benzina il cui prezzo alla pompa in Italia è composto per circa il 30% dal prezzo del greggio, per il 15-20% dall'attività di raffinazione e di distribuzione delle società petrolifere, e per oltre il 50% dalle imposte (tali imposte, pur essendo in linea ad esempio con quelle di Francia e Germania, sono comunque del 15% circa più elevate rispetto alla media europea, e di oltre il 50% rispetto ad esempio alla Spagna).

Ma proporre politiche simili avrebbe richiesto di parlare a un economista (o due). E non sia mai; sappiamo che gli economisti non godono dei favori del nostro ministro. Avrebbe però almeno potuto parlare con il suo collega, il ministro delle finanze del Messico, Agustín Carstens. Notizia fresca fresca è che il ministro Carstens, nell'estate del 2008, ha assicurato il prezzo delle esportazioni di petrolio del Messico a tutto il 2009 (grazie ad amadeusper averci allertato): più precisamente il ministro ha acquistato per 1,5 miliardi di dollari da Goldman Sachs e Barclays Capital un contratto che garantisce al petrolio esportato dal Messico un prezzo di 70 dollari al barile per tutto il 2009. (Il prezzo del contratto era estremamente vantaggioso perché acquistato quando il petrolio veleggiava a quasi 150 dollari.) Come si vede dalla figura il prezzo del petrolio è stato sotto i 70 dollari per quasi tutto il 2009, almeno sino ad oggi. E quindi,

si calcola che il contratto firmato dal ministro Carstens abbia fruttato al Messico 8 miliardi di dollari.

OTTO (8) Miliardi di dollari al Messico e una carrettata di fregnacce a noi.

È che il ministro Tremonti nemmeno con Carstens poteva parlare, che Carstens è un economista pure lui. Peggio, Carstens è un economista maledetto mercatista con Ph.D. da Chicago. Peggio al quadrato, Carstens è pure sposato a una economista (nulla ci è dato sapere di una eventuale prole).

Povero ministro Tremonti, la vita è lotta. E quando si è deboli, nella lotta, finisce pure che ti muore il pappagallo e che, nonostante sia morto e sepolto, il pappagallo continui a prenderle.

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Commenti

Ci sono 43 commenti

Purtroppo troppi si comportano come questo venditore di animali :(

Anzi, pretendono che sia vivo e vispo anzichè assopito.

Giusto per ricordare che pure la Clinton, nel momento in cui diceva le sue sciempiaggini sulla riduzione estiva delle tasse sulla benzina, sentì il bisogno di prendersela con gli economisti. È abbastanza impressionante come gli argomenti demagogici siano uguali praticamente dappertutto: anche se la proposta non ha alcuna logica, la Clinton la difende perché lei ha parlato con la gente del North Carolina dell'Indiana e conosce il costo umano dell'alto prezzo della benzina, mica come quei cattivoni di economisti che si permettono di ragionare. La pinzillacchera che ci ritroviamo al ministero dell'economia non è originale nemmeno in questo. Detto questo, la proposta della Clinton era un modello di coerenza e buonsenso rispetto alla tassa sui petrolieri imposta in Italia. Almeno si diceva ''tassiamo gli extraprofitti e restituiamo ai consumatori''. In Italia invece la logica è stata ''tassiamo gli extraprofitti e teniamo i soldi per la casta''.  Mica male come risposta agli alti prezzi del petrolio. La cosa più agghiacciante però è il differenziale di trattamento sui media. In USA sia la Clinton sia McCain hanno dovuto bilanciare l'impatto elettorale positivo della loro proposta demagogica con l'effetto negativo derivante dalla denuncia della loro demagogia  sui media. In Italia, no downside. Tutti a celebrare il novello Robin Hood.

 

Alberto, ok GT ha fatto le sue di proposte e non ti piacciono.

Lui è un populista, non un fine economista. Tu però sei un economista e mi sembra che alcune tue argomentazioni siano davvero un po' cheap. 

La tua prima proposta è

 1) limitare le pratiche protezionistiche che Amerika ed Europa impongono, per difendere i propri agricoltori, sulla produzione più efficiente di carburanti biologici, come ad esempio la produzione di etanolo da canna da zucchero, che avviene nell'emisfero Sud;

Lo scrivi anche tu, non sarebbe servita a nulla ma sarebbe stata solo una bella posizione da prendere. Probabilità di avere un qualche effetto (effetto cioè di suasion dell’Italia sul quasi il resto del mondo USA+EU): nulla. Dunque efficacia della tua proposta: zero.

La tua seconda proposta è quella della tassazione. Tutto vero, abbiamo una tassazione un po’ superiore alla media Europea ma sostanzialmente equivalente a Francia e Germania. La tua proposta è di tagliare le tasse. Beh, però non sembri dire nulla in termini di effetto di equilibrio generale del tuo forte (perché forte deve essere per ottenere l’effetto desiderato) taglio delle tasse. Nulla sull’aumento del disavanzo, del debito pubblico e dello spread sui titoli pubblici (by the way nel corso del 2008 lo spread BTP-Bund era più che triplicato). Non ci dice neppure di quanto le taglieresti, tanto per stare on the safe side. Non un briciolo sulla redistribuzione tra produttori/raffinatori e consumatori del taglio delle tasse.

Inviti GT a seguire Carsten. OK perfetto, implementala tu politicamente una proposta che riesca a passare in Consiglio dei Ministri quando in piena crisi finanziaria si chiede al Governo di pagare un premio di 1.5 mld per sottoscrivere un contratto a termine di vendita o acquisto di petrolio.

Grazie

f

P.S.

Infine ho una curiosità. Citi la ricerca di Goldman. Sono certo che Goldman abbia seguito l’analisi del suo analista e abbia investito in conseguenza. Mi sembra di capire che alla stessa semplice conclusione arrivi tu con una connessione internet e grazie a ragionamenti economici. Do you put your money where your mouth is? Tu ce li hai messi i soldi? ;-)

 

non male questa replica, complimenti!

Non sono Alberto, ma una cosa mi è chiara: tagliare le tasse in Italia è impossibile, ci sono tutti molto affezionati, ma forse sono molto affezionati ai tanti rivoli in cui si divide la spesa pubblica italiana, oltre al maestoso fiume degli stipendi pubblici. I servizi poi verranno..

Sul protezionismo di USA e UE (ma sui soprattutto sui generosissimi contributi pubblici agli agricoltori) è aperto da circa trenta anni un dibattito economico, e l'abbassamento delle barriere tariffarie e non tariffarie verso le commodities agricole dei paesi del terzo mondo varrebbe quanto tutti gli "aiuti" che i paesi ricchi investono (quando lo fanno). Vai su Google e una breve ricerca ti porterà dove vuoi.

Su put your money where your mouth is ti faccio solo notare che quel genere di derivati sono accessibili solo per svariati milioni di dollari, non si vendono dal tabaccaio, come i "gratta e vinci". Se poi AB possiede svariati milioni di dollari e continua  a fare il professore in Amerika, invece di darsi alla politica in Italia, allora ne riparliamo.

Io, invece, ad Alberto "rinfaccio" solo di averci cucinato un pesce con il sugo vecchio: il suo articolo sulla Stampa. Tutto il resto su GT è perfettamente coerente con il personaggio (GT): parla e scrive, ma sul pensare ho forti dubbi.

bello pero' il ministro Carstens eh..

Direi che e' il Bisin messicano :-)

 

 

<em>La differenza<em>

 

Un'ardita comparazione, ovvero Aristotele aveva capito qualcosa, dopo tutto, distinguendo tra sophia e phronesis. Pour les incultes, tra conoscenza e prudenza, o tra scienze e sapienza pratica.

Il titolo del (sotto-indicato recita: "Economisti travolti dalla tremontana --presi dall'ottimismo del marketing non hanno previsto la crisi. I peggiori strafalcioni dei maghi nel libro "Bluff:. Giavazzi su Northern Rock: "Non si trasformera' in crisi finanziaria"  Alesina: "Non ci sara' nessuna crisi del '29, come dice Tremonti")

 

 

 

ATTILIO BARBIERI PER LIBERO


INwww.libero-news.it/articles/view/569725

RACCOGLIE VARIE COSIDETTE PREVISIONI DI ECONOMISTI, aLESIAN, gIAVAZZI, E REICHLIN, CITO A CASO. sOTTOLINEA COME I SUDDETTI ABBIANO LA STESSA AFFIDABILITA' DEL COLONNELLO BERNACCA SULLA METEOROLOGIA TRA VENTICINQUE GIORNI. rIPORTA ASSAI VARII INSULTI A ECONOMISTI PIU' O MENO INVISI ALL' AVV. DR. g TREMONTI.

 

L'acuto articoletto di cui sopra appare ritornar sui temi a lungo oggetto di discettazione (si veda l'articolessa del sottoscritto sul bolscevismo e la diarrea.)

Il contributo e' considerevole.

Non sto a tediar sulle osservazioni, invise al collega (Aldo Rustichini, dr. prof. U of Minn) che proposi per evitar persino di pensare che l'economia emetta previsioni o pronostici.

Qui si da per certo che gli economisti sono cretini, avvicinandoli alle previsioni del dr. Otelma (rinomato e previde molto, moltissimo) piu' che a quelle del dr. Cassini

si veda e.g. "On Cassini's laws" o, se avete accesso a Jstor, "Monsieur Cassini His New and Exact Tables for the Eclipses of the First Satellite of Jupiter"

Forse a nulla varra' ripetere al dottor Barbieri che vi sono differenze che risalgono all' Etica "Nichomachea" tra, che dire..., idraulici ed oceanografi?

 

 

I costi di estrazione del 25% meno efficiente dei produttori sono passati dai 20 dollari circa a barile del 2000 ai 70-80 dell'anno scorso; segno che i produttori dovevano ricorrere agli impianti e ai giacimenti più costosi per sostenere l'offerta necessaria

Questa affermazione merita un esame approfondito. E' innegabile che i costi di estrazione siano progressivamente cresciuti negli ultimi anni (lo conferma indirettamente l'andamento del prezzo finale che è passato da meno di 20 dollari a oltre 100, anche se è successivamente ridisceso intorno ai 40-50 dollari e ora è a 70). Lo conferma il fatto che sono attualmente in produzione dei giacimenti marginali come le sabbie bituminose canadesi che hanno dei costi di estrazione particolarmente elevati, tra i più alti sostenuti attualmente. Ma comunque assai inferiori ai 70 dollari. Se consideriamo che nel 2009 il prezzo è sceso brevemente anche sotto i 40 dollari e che la produzione complessiva è pressochè invariata da qualche anno, e quindi il costo marginale di estrazione non dovrebbe essere cambiato sostanzialmente negli ultimi 2-3 anni, si potrebbe concludere che tale costo dovrebbe essere intorno ai 30-40 dollari (è difficile che qualcuno decida di produrre in perdita, visto che il petrolio non è una risorsa infinita). Ciò è coerente anche con le previsioni di prezzo che diverse oil companies hanno prodotto nel 2008 per giustificare le loro politiche di investimento, presumibilmente basate sul costo marginale di estrazione più un mark-up: prezzi assai inferiori allo spot del momento (es. ENI).

A ciò va aggiunto che il prezzo spot (ma sarebbe più corretto parlare di contratti e prezzi futures, seppur con scadenze molto ravvicinate) è il prezzo marginale a cui viene conclusa solo una piccola parte degli scambi  che, per la maggior parte avvengono sulla base di accordi pluriennali, a prezzi medi inferiori, anche perchè spesso riguardano petrolio di qualità inferiore. Allo stesso modo anche il costo medio di estrazione è assai inferiore rispetto a quello marginale, ma anch'esso è in crescita. Costi e ricavi medi di tutta l'industria sono ignoti, ma molti cercano di stimarli. I bilanci delle compagnie petrolifere occidentali sono generalmente pubblicati e rappresentano il punto di riferimento per qs stime. Innegabilmente gli utili delle compagnie riflettono la differenza tra ricavi medi e costi medi, nel 2008 erano al top, mentre nel 2009 si sono dimezzati. Tuttavia le compagnie occidentali intermediano meno del 20% della produzione complessiva e la loro quota continua a ridursi.

L'affermazione dei futures a breve sul petrolio e la diffusione dei loro prezzi è stato un grande vantaggio per le compagnie perchè oggi i prezzi dei derivati petroliferi (benzina in primis) sono intimamente collegati al prezzo marginale del petrolio (che è un prezzo di mercato, ma è rappresentativo solo di un pezzetto degli scambi effettivi).

Bottom line: nel 2008 il prezzo di mercato del petrolio si è discostato molto dal costo marginale di estrazione, anche se qs fosse stato intorno ai 70-80 dollari. Il prezzo del 2009 (a quantità pressochè invariate) e altre considerazioni suggeriscono che tale costo è in realtà assai inferiore (30-40 dollari ?). E' probabilmente sulla base di qs considerazioni che il Messico (che è un insider) ha ritenuto di coprirsi dal rischio di una discesa dei prezzi sotto i 70 dollari, ovvero perchè sapeva che i costi di produzione marginali erano assai più bassi e quindi c'era un rischio concreto che il prezzo potesse scendere. Agli economisti lasciamo volentieri il seguente quesito: perchè nel 2008 il prezzo è salito così al di sopra del costo marginale ? Suggerimento: forse perchè l'accesso della produzione sul mercato future è razionato (più o meno volontariamente) ?

 

Dichiarazione di tremonti alla stampa (in italiano non l'ho trovata):

(AGI) - Rimini, 28 Aug. - Reforms can only be made once the country will have recovered from the crisis. The position of the Italian Minister of Economy, Giulio Tremonti, is very clear, regarding the demands that are coming from different sources, including the Banca d'Italia, to modernize Italian welfare. "In a crisis like this," Tremonti said, speaking to the CL audience, "we have concentrated on supporting workers and businesses, and have had no chance to plan the future. Was it more important to pay out unemployment benefits for those that lost their job or to design new social security cushions? Out of a crisis it is possible to plan for the future, but while in the grip of the crisis you must cross the desert.
  There is a small detail that eludes everyone: we are able to eat every day".

Domanda da uomo della strada: ma non é nei periodi di crisi che si spinge sulle riforme?

nb. secondo lui per fortuna possiamo (o siamo in grado) ancora di mangiare! robe da tirargli una sberla del tipo Er Monnezza a Bombolo.

Sarebbe interessante un bell'articolo da parte vostra su questa news:

http://www.tgcom.mediaset.it/economia/articoli/articolo459847.shtml

 

Mah, non so se un economista ti saprebbe rispondere, questa è più una cosa tecnica, da trader puro.

Io personalmente penso che poi non ci si debba stupire se le borse continuano ad avere il segno positivo, investire in attività a rendimento marginale molto basso non conviene, gli acquirenti alle aste sono tutte banche che devono investire in titoli di stato per problemi legati alla patrimonializzazione .

Però dico anche che questo rally delle borse ha poco senso, e temo un altro botto, non appena i tassi si riprenderanno un pò. Botto che farà anche l'Italia, che non può pagare alti tassi di interesse, e comunque l'asta interessante sarà quella sui CCT, visti i 130 miliardi di euro da rimborsare a fine anno. Dieci volte quest'asta...

C'è anche un'altra ragione, molto più terra terra, per cui quelle di GT sono belinate. Ammesso che la componente speculativa sul prezzo del greggio sia effettivamente significativa, cosa che magari è anche possibile, la tassazione italiana non ne colpisce i beneficiari, perché l'Italia non è un paese produttore (ok, ok, tira fuori qualche barile all'anno). La tassazione italiana ricade su due categorie di soggetti: l'Eni e tutti gli altri. "Tutti gli altri" sono compagnie italiane, o subsidiaries italiane di compagnie straniere, che operano nella raffinazione o nella vendita di prodotti raffinati, due segmenti dove non mi risulta nessuno abbia mai ipotizzato l'esistenza di manovre speculative. C'è stata, due anni fa, una causa antitrust sul presunto cartello tra le compagnie nella distribuzione in rete, peraltro molto debole, ma quella si è comunque chiusa e bisogna presumere, in assenza di ogni evidenza del contrario, che il settore sia competitivo. Dunque non ci sono extraprofitti, e dunque l'extratassazione colpisce profitti "giusti" e non eccessivi (nel senso: comparabili con quelli di altri settori industriali). Quanto all'Eni, è vero che, essendo attiva nell'upstream, potrebbe partecipare a (o beneficiare de) la speculazione, ma l'Eni le tasse le paga in altro modo, e cioè tramite i folli dividendi che tutti i ministri del Tesoro, compreso GT, hanno estratto. Dividendi che, almeno fino al recente e necessario taglio, erano superiori a quelli dei peers. Ora, non so dire come l'aggravio fiscale si sia ripartito, ma è lecito presumere (anche se non si può dire perché la legge lo vieta) che almeno una parte sia stata ribaltata sul consumatore (l'altra parte sul consumatore futuro, tramite meno investimenti, oppure sull'azionista, cioè sui pensionati della California e i contribuenti italiani). Quindi la manovra di GT non ha preso ai ricchi per dare ai poveri: ha preso a consumatori, risparmiatori, pensionati e contribuenti per dare allo Stato. Magari in mezzo c'era anche qualche "speculatore", ma è come lanciare una bomba in mezzo a un quartiere per sterminare un ratto e uscire dalle macerie gridando "l'ho preso".

PS E' appena il caso di aggiungere che, per molte delle aziende colpite dalla Robin Tax (produttori termoelettrici, grandi distributori autostradali, grossisti, ecc.) il petrolio è un costo di produzione, quindi fargli pagare la Robin Tax è l'equivalente del colpirli due volte.

pessimisti dei miei stivali! Leggetevi questa. Altro che Argentina! Siamo i migliori, noi italioti. Stiamo per andare incontro al nuovo miracolo economico. Siamo la nuova tigre europea. Adesso vado a stappare una bottiglia di quella buona :-)

Ecco l'ultima e più recente intervista di GT.

Hegel, Marx, Barthes, Platone, detournement... questi i passaggi chiave dei pronunciamenti di un ministro "tecnico"...e poi dicono che il '68è fallito!! Ma no dai, l'dea che la politica è estetica si è fatta strada ormai...

La prossima volta per stupirci ancora si presenterà con un cartello con su scritto: Questo non è un ministro?

Splendida, come supercazzora

In un suo post, nel peraltro interessante blog Chicago, Oscar Giannino dichiara di voler fare la ola al ministro Tremonti, che dice essere suo amico...insomma, la ola sembra giustificata perchè l'articolo è scritto di sabato, in clima di pre-campionato: Tremonti fa bene a ricordare, secondo Giannino e, anche secondo me, che le banche italiane strozzano i clienti con tariffe alte.

L'unica cosa che non capisco è chi sia questo Tremonti. Un passante intervistato mentre riceveva la comunicazione sulla modifica unilaterale del contratto della sua banca? O il super ministro dell'economia? E se è ministro, perchè non la modifica questa situazione? O spera che bastino le prediche, a cambiare le cose? A forza di ascoltare le prediche di Ratzinger...

Ho visto anch'io. Volevo scrivere una replica ad Oscar, ma lo faccio qui.

Che Tremonti dica una verità, in questo caso, non ci piove. Se qualcuno avesse un minimo dubbio, potrebbe intervistare un gruppo di piccoli imprenditori italiani, scelti a caso, ottenendo in breve l'incandescenza del microfono ....

Che il "nostro eroe" sia il plenipotenziario dell'economia, d'altra parte, è pure vero. Quindi, ovviamente, avrebbe la possibilità d'intevenire. Invece si limita a lanciare anatemi: perché?

Al di là di qualunque analisi in merito al reale potere dei gruppi bancari nello Stivale - così evidente anche solo esaminando l'azionariato di riferimento dei giornali .... - che (fortunatamente) rende piuttosto difficile intervenire nel modo punitivo e vincolistico congeniale al ministro, va rimarcato, a mio avviso, un particolare non trascurabile: il valtellinese in odor di santità è tutto fuorché liberale, dunque è probabile sia restio ad adottare altri provvedimenti, quelli per favorire il mervcato che sarebbero gli unici utili .....

 

E se è ministro, perchè non la modifica questa situazione?

 

La mia domanda non e' polemica, ma dettata dall'ignoranza e dalle (cattive) precedenti esperienze:

Cosa potrebbe fare il ministro per modificare in meglio la situazione? L'abolizione della commissione di massimo scoperto imposta dal precedente governo ha generato un nuovo tipo di spesa bancaria che io pago anche se non utilizzo il fido.

Non e' che se interviene in un modo simile, chi ci rimette sono sempre i clienti delle banche?