Parliamo anche d'altro, qualche volta.

19 maggio 2006 michele boldrin
Visto l'andazzo delle cose italiane, dal calcio alla politica, forse vale la pena ampliare gli orizzonti e guardare altrove. Cose interessanti accadono nel mondo, ecco qui un breve elenco. Ovviamente, non facendo io eccezione alla pratica italiota del predicare bene e razzolare male, i miei prossimi due o tre pezzi saranno tutti su cose italiane!

- La guerra in Irak, la questione Iran, la questione Palestinese. Vari aspetti, piu' o meno relazionati. In ordine sparso:

  1. Quelli che, come me, avevano appoggiato a suo tempo
    l'invasione dell'Irak, dovrebbero ora fare l'autocritica o dovrebbero invece, nella
    miglior tradizione socialista, argomentare che l'ideale era ed e' buono/saggio/sacrosanto, solo l'esecuzione concreta
    non ha funzionato? L'esecuzione dell'ideale, poi, e' fallita per caso o
    perche' quest'amministrazione USA e' fatta d'imbecilli incompetenti e
    con tentazioni imperialiste? Insomma, esiste la terza via per
    l'occupazione manu militari e democratizzazione indotta del Medio
    Oriente, o siamo costretti ad accettare che l'unica scelta e' fra
    l'opportunismo suicida di Zapatero e la violenza imperialista di Bush?
    Ovviamente c'e' anche il pro-islamismo cinico, cialtrone ed ipocrita
    dell'amico dei dittatori latino americani (da castro a chavez) che
    presiede la nuova camera dei deputati italiana, ma questo proprio non
    lo voglio considerare. By the way, vorrei sottolineare l'ipocrisia (o schizofrenia) della nuova maggioranza di governo: in Italia il presidente della camera dei deputati, il simbolo stesso della democrazia parlamentare, e' uno
    che professa amicizia per dittatori criminali, li riceve in
    parlamento, ed agisce politicamente perche' la democrazia liberale venga
    rimpiazzata dal modello chavez-castro-milosevic.
  2. A
    questo punto, qual e' il "nostro" (whatever that means, ma forse
    varrebbe la pena di farsi la domanda: "noi" chi siamo?) obiettivo in
    Irak? Ammetto di non avere le idee chiare al proposito, e credo di non
    essere il solo. L'idea che l'Irak si sarebbe spontaneamente
    "democratizzato" e' evidentemente fallita, sia perche' era impossibile
    sin dall'inizio, sia per gli sbagli degli USA, e a questo punto non
    sembra un obiettivo raggiungibile in tempi consistenti con la presenza
    sul suolo irakeno di truppe straniere. Qual e' l'alternativa? Uno stato
    federale mi sembra possibile solo se facciamo di baghdad e del potere
    centrale un protettorato UN, che e' fuori questione. Andiamo via, noi
    subito e gli americani fra due o tre anni e li lasciamo (gli irakeni, intendo) alla guerra
    civile? Non riesco a pensare a nessun'altra alternativa, il che mi terrorizza. Ovviamente vi e' l'alternativa ottimista: questo
    governo, nel giro di sei mesi o un anno, riesce a governare l'Irak
    senza sostanziali disastri e senza feroce repressione. Se succede comincio a credere ai miracoli. Notare che una situazione non dissimile si sta creando in Afghanistan, solo che li' l'ipotesi "federalista" implica spezzettare il paese in una dozzina di feudi medievali. L'alternativa e' che le truppe occidentali continueranno ad occupare l'Afghanistan per un dieci-vent'anni.
  3. Iran: come e' noto ho sostenuto
    privatamente, ed ora m'arrischio di farlo pubblicamente, che ne' USA
    ne' tantomeno l'UE hanno il "diritto morale" d'impedire a costoro di
    farsi l'atomica. Lo so, questo sembra folle, ma non vedo alternativa
    logica. Il fatto che questo regime sia considerato folle e pericoloso
    (per "noi") mentre quello d'Israele sembra ai piu' (sempre di "noi")
    ne' folle ne' pericoloso (a me sembra entrambe le cose, e da tempo: non
    c'era bisogno ne' del muro ne' dell'affamamento dei palestinesi per
    renderlo evidente) ovviamente non vale nulla dal punto di vista logico,
    ne' morale. By the way, questo NON vuol dire che io consideri equivalenti i governi israeliano ed iraniano, o che consideri i due sistemi comparabili: se debbo scegliere, non ho dubbi a scegliere israele. Ma questa NON e' la questione; meglio, occorre impedire che la questione venga continuamente posta in questa maniera, o con me o contro di me. A meno che, ovviamente, non si decida di affermare una
    volta per tutte che la "legalita' internazionale" consiste in questo: chi sta con "noi" puo' fare cio' che vuole, chi sta
    contro puo' fare solo cio' che diciamo "noi". Questa, almeno, e'
    posizione coerente ed e', chiaramente, la posizione
    dell'amministrazione Bush e delle amministrazoni israeliane da sempre,
    ossia dai tempi di Ben Gurion. Esistono, ovviamente, delle regole
    internazionali, piu' o meno ratificate a livello ONU, sulla
    proliferazione delle armi nucleari. Il problema e', e tutti lo
    sappiamo, che tali regole sono state allegramente violate da una
    valanga di paesi negli ultimi trent'anni, quindi hanno perso
    credibilita'. Piu' precisamente, e' un segreto di Pulcinella che
    Israele ha l'atomica e che l'ONU e la "comunita' internazionale" (i.e.,
    "noi"?) fanno finta di nulla. Non e' impossibile che questo "ci"
    convenga, ma certo non sembra ne' convenire a ne' convincere gli
    iraniani (ed i pakistani, gli indiani, gli egiziani, i siriani, e via
    enumerando). Quindi? Li bombardiamo tutti, sequentially? Contrariamente a cio' che le BR teorizzavano, sembra che "colpirne uno per educarne cento" non funzioni nel mondo islamico: quando ne colpisci uno ne hai contro cento di piu'.
  4. Il mondo palestinese, sta deflagrando con una rapidita' impressionante. Non improbabile che tutto questo
    generi una quantita' enorme di terroristi disposti a tutto, oltre ad
    una guerra civile orribile, eccetera eccetera. "Noi" in tutto questo
    non c'entriamo nulla e non abbiamo nessuna responsabilita' politica? Pensiamo davvero che le condizioni folli e miserabili in cui il popolo palestinese si e' ridotto siano indipendenti dalle politiche seguite da Israele e da "noi" verso tale popolo negli ultimi sessant'anni?
    Ovviamente, la guerra civile fra palestinesi conviene altamente ad
    Israele, ma conviene a "noi"? Ci conviene limitarci a commentare, in
    compagnia di storici israeliani in vena di revisioni, che i palestinesi
    son stupidi e che non vale la pena neanche parlarci?
  5. Anche alla luce del recente ed eroico
    comportamento olandese con Ayaan Hirsi Ali, della nuova "legislazione
    Sarkozy" sull'immigrazione in Francia, e della riaffermazione da parte
    di Bush che in guerra tutto e' lecito e dobbiamo fidarci di lui, viene
    da pensare che la "nostra" strategia sia la seguente. Calare le braghe
    vigliaccamente ogni volta che siamo nel mirino e che quello che ci
    rimette e' un debole non dei "nostri"; chiudere le porte il piu'
    possibile all'emigrazione islamica; lasciare che gli USA bombardino un po' a
    casaccio, torturando i sospetti fra un bombardamento e l'altro, tanto loro sono guerrafondai e noi
    pacifisti. Mica male come strategia per il suicidio collettivo dell'occidente.


- Il caso "AFINSA & Forum Filatelico" in Spagna.
E' altamente
interessante, per due ragioni differenti - anzi: tre, l'addizionale
essendo la tentazione di dire "visto, non e' mica solo in Italia che ci
sono gli scandali finanziari tipo Cirio e Parmalat". Sbagliato, ma
questo richiede una discussione piu' lunga di cio' che questo
suggerimento permette. I due aspetti interessanti sono:

  1. L'incredulita' di massa sull'esistenza di miracoli
    finanziari, sulla possibilita' di diventare ricchi in massa "battendo
    il mercato". Notasi che questo non ha nulla a che fare con
    irrazionalita', hyperbolic discounting, o fregnacce del genere. No, ha
    a che fare con i beliefs della gente, il loro modello di come funziona
    il mondo, di quali sono le leggi economiche che lo reggono. Meglio: il
    desiderio di credere che tali leggi, in realta', valgono per gli altri,
    non per noi. Noi abbiamo trovato il free lunch: 8% di rendimento annuo
    netto, nothing to worry about. Serve qualcosa insegnare l'economia a scuola per evitare follie del genere?
  2. Un
    ponzi-game puo' durare, incredibilmente, per venticinque (25) anni,
    sotto gli occhi di tutti, e senza non solo che nessuno lo dica, ma
    anche senza dare segni di cedimento. Interessante. Sia dal punto di
    vista teorico, sia dal punto di vista di come si diffonde
    l'informazione. Alla faccia dell'informazione public good and common,
    ovviamente: qui c'e' l'uno percento dell'intera popolazione spagnola
    coinvolta, ovvero una famiglia su 15 o 20, io ho almeno tre conoscenti
    che hanno messo i soldi in questa cosa. E tutto durava da 25 senza che
    a nessuno venisse in mente di farlo presente. Paradossalmente,
    l'allarme alcuni anni fa era cominciato a venire solo da riviste USA
    tipo Barrons'.
  3. Le
    masse truffate son tutte li' a chiedere l'intervento del governo, il
    rimborso a base di tasse, e via andando. Ed i partiti dell'opposizione, in
    un attacco di populismo opportunistico spaventoso, sono gia' li ad
    appoggiarli. Rent seeking alla massima potenza, ma anche un interessante
    segnale di cio' che succederebbe se andiamo con fondi pensione al 100%
    e poi crolla la borsa o qualche milione d'illusi decide di investire i
    propri risparmi pensionistici in hedge funds e cose analoghe. Questo aspetto viene sempre omesso nel dibattito sopra la riforma del sistema di pensioni, e mi sembra un'omissione grave. In particolare, continuiamo ad ignorare il fatto che molti sistemi pensionistici pubblici vennero creati sotto pressione "popolare" al seguito del collasso finanziario di sistemi privati a capitalizzazione.

 

- Le prospettive di lungo periodo dell'economia europea, ed italiana in particolare.
Ovvero, aldila' delle sparate congiunturali della stampa e dei
governanti di turno - che riescono finalmente a far si che persino il
commercialista di Sondrio dica cose macroeconomicamente giuste, tipo
che la ripresina degli ultimi mesi certo non dipende ne' dall'opera del
suo governo, ne' da quella attesa del governo a venire, ne' dalle
riformette tedesche o dai casotti francesi - proviamo a riflettere su
di un orizzonte di, diciamo, dieci o vent'anni, magari andando a
guardare indietro a com'era la situazione venti o trent'anni fa. C'e'
parecchio da imparare ed anche da studiare e capire. In particolare, il declino si vede chiaramente, ed anche il suo accelerating trend.

 

Mi sto dilungando, e m'hanno detto che scrivo pistolotti troppo lunghi, quindi non piu' commenti ma solo temi:

 

- Il problema energetico ed il nucleare come unica soluzione che continuiamo a negare.

 

- La svolta populista/dittatoriale in Latin America, ed i disastri che verranno.

 

- Il commercio con la Cina e l'India, i dazi, i vantaggi comparati.

 

- Il fenomeno "Da Vinci Code" e la relazione schizofrenica delle masse con la religione ed il mito.

 

-

 

 

 

 

9 commenti (espandi tutti)

Sono d'accordo sulle considerazioni rispetto al'irak (anche se viene da chiedersi, ha senso la democratizzazione a tutti i costi, imposta dall'alto o dall'esterno, senza dei mercati che funzionino almeno un po'? Vedi la storia recente - algeria, irak, palestina, magari anche afghanistan - e meno recente - germania e italia fra le due guerre);

Sono d'accordo anche sull'atomica dell'iran, considerato che una dottrina di deterrente puo' essere efficace (probabilmente) anche contro il terrorismo di stato;

Sono d'accordo sull'osservazione che Israele si e' sovente comportato in modo orribile con i palestinesi;

Non sono invece d'accordo sull'equiparare il regime iraniano ultimo con quello israeliano, visto che c'e' una differenza fondamentale: il governo attuale dell'iran ha come dottrina esplicita la distruzione dello stato d'israele, mentre (che mi risulti) quello israeliano non vuole distruggere (esplicitamente) nessuno.

Riguardo alla questione della legalita' internazionale mi sembra che si possano creare quanti tribunali internazionali vogliamo, ma l'equilibrio resta fondato su rapporti di forza fra paesi o coalizioni piu' o meno "loose" di paesi, ciascuno avendo in testa la salvaguardia dei propri interessi. Non essendoci nessuno che possa credibly commit a fare da poliziotto sovranazionale, mi pare che questa situazione sia ineluttabile (tornano in mente, fra le tante, le immagini di Srebenica...)

Io noterei solo che rappresentare la politica estera americana degli ultimi venti anni come pro-israeliana mi pare corretto. Ma non quella europea (eccetto forse UK, non so). Italia, Francia, e Germania hanno dato soldi a caravane ai palestinesi. Una parte se li sta bevendo la moglie di Arafat a Parigi. L'incapacita' della popolazione palestinese a capire chi li governava e' fondamentale per comprendere la loro situazione drammatica. Gli Israeliani sono bravissimi a votare i fascisti quando ne hanno bisogno e i socialisti altrimenti. Queste sono istituzioni, e contano. Contano un casino. I palestinesi sono stati bravi almeno quanto gli Israeliani in termini di marketing della loro causa sulla opinione pubblica internazionale (vedo milioni di ragazzini con la sciarpetta deficiente, nessuno con la stella di David), e in termini di fund raising. Solo che hanno buttato tutto. E la responsabilita' e' loro! Non nascondiamoci dietro ai politici ladri. Arafat non faceva elezioni vere ma aveva, fino quasi alla fine, supporto bulgaro. E quando lo ha perso, lo ha perso per Hamas.

Aiutati che Dio ti aiuta, my friend.

Sulla reazione delle masse alla religione ed il mito non c'e' da stupirsi. Strano piuttosto e' che lo faccia di fronte ad un testo cosi' mediocre ... un Harry Potter per adulti che insulta l'intelligenza del lettore.

Non mi stupisco, Andrea, anche se noto, come noti tu, che questo libro e' particolarmente stupido e scritto malissimo. Si capisce tutto dall'inizio, e questo tira avanti centinaia di pagine raccontando complotti ridicoli e con escamotages da baraccone (sul WSJ Europe di oggi c'e' un editoriale molto divertente sul tema.)

La profonda stupidita' del libro implica, pero', che le masse non hanno nemmeno un criterio minimo di credibilita' o verosimiglianza nella ricerca di soddisfazioni alla loro domanda di religione e mito. La qual cosa ha implicazioni serie per chi, come noi, pensa che le decisioni politiche vengano prese su basi razionali, che le istituzioni altrettanto, e che l'evidenza scientifica debba contare nell'organizzazione della societa' umana. Il populismo politico viene premiato e diventa sempre piu' rilevante proprio grazie alla comunicazione di massa, che permette vendere aria fritta alle masse, appunto.

"La profonda stupidita' del libro implica, pero', che le masse non hanno nemmeno un criterio minimo di credibilita' o verosimiglianza nella ricerca di soddisfazioni alla loro domanda di religione e mito. La qual cosa ha implicazioni serie per chi, come noi, pensa che le decisioni politiche vengano prese su basi razionali, che le istituzioni altrettanto, e che l'evidenza scientifica debba contare nell'organizzazione della societa' umana"

Michele, attento a non proiettare sulla realta' (i.e., cio' che pensano le masse) quello che e' solo un metodo che delle elites possono talora utilizzare con successo (approccio razionale alla risoluzione di un delimitato sottoinsieme di problemi). Non solo Hegel delirava (reale e razionale non coincidono sperimentalmente, e basta affacciarsi alla finestra per convincersene), ma gia' Cartesio, che metodologicamente derivava l'essere dal "cogito", getto' le fondamenta di un'attitudine, il razionalismo costruttivista, che come nota Hayek e' alla base di molti disastri economici e sociali. Questi ultimi tipicamente si verificano quando il Principe Filosofo, o anche solo il Consigliere del Principe con poteri di policymaking, crede di avere a disposizione tutti i dati disponibili ed effettua una modellizzazione che non corrisponde sufficientemente alla realta', e crede che il rigore usato nelle equazioni che descrivono l'evoluzione del modello sia garanzia sufficiente delle capacita' predittive di quest'ultimo.

Spesso, poi, l'eccesso di rigore razionale si rivela piu' d'impaccio che di aiuto. Come certo saprai, il relativamente "sloppy" approccio Bayesiano alla teoria delle probabilita' ha conosciuto un notevole revival negli ultimi decenni, guadagnando terreno sul piu' rigoroso approccio frequentista. Un interessante articolo dell'Economist di gennaio scorso, citando un articolo di Thomas Griffiths (Brown University in Rhode Island) e Joshua Tenenbaum (MIT), ipotizzava che le migliori caratteristiche adattive dei modelli Bayesiani rispetto a quelli costruiti su basi frequentiste possono averne evolutivamente decretato il successo come meccanismi usati dal cervello umano: in molti casi, qualche fallacia "post hoc, ergo propter hoc" puo' essere meno fatale alla sopravvivenza di una pedante attesa di abbastanza dettagli prima di prendere una decisione. Il risultato e' che creduloneria e superstizione sono finite con l'essere hard-wired nella mente umana, assieme ad altri elementi non-razionali come sentimentalismo, paura dell'ignoto, asimmetrie nella valutazione del rischio (con un bias verso il catenaccio: "primo, non perdere") che determinano le scelte umane in campi che vanno dall'etica alla religione all'asset allocation (validita' di modelli come MPT e CAPM che si basano sull'ipotesi di efficienza dei mercati). E, in sede politica, all'accettazione in sede elettorale di certe policies rispetto ad altre.

elements

palma 24/6/2006 - 16:50

1 "noi" si riferisce ad un gruppo di governi (usa & japan, europe & on & off russia) che ha un problema bifronte. da un lato bisogna allearsi con l'unico regime wahabi (a mia conoscenza) del pianeta (la famigli al saud) e dall'altro bisogna (per varie ragioni, interne ed esterne0 combattere il terrorismo sunni -- un po' meno gli shia che si occupano principalmente di altro.
2. "noi" siamo in questo bagno di petrolio e violenza per marea di ragioni, centrale fra esse non vi e' il contenzioso isra-palestinese (per chi ha dei dubbi, consiglio la lettura della dichiarazione di jihad di ubl - available in english thanks to duke professor bruce lawrence- )
3. sarebbe da considerarsi il fatto seguente -- la mia fonte e boone pickens di mesa inv.:
il mercato (usa) ha toccato il suo peak alla fine del 1955 (l'estrazione possibile di petrolio e' arrivata ad esser uguale alla domanda dei consumatori, la domanda ha continuato a crescere e l'offerta di petrolio interna e' piu' o meno stabile dopo il 1957 -- ergo la necessita' di importare petrolio rivitalizzando aramco & co)
quanto conta da parte della decisione (e.g. invasione iraq) presa dalla amministrazione indipendemente dagli attacchi terroristici, discende dal petrolio? il sottoscritto ha una teoria ma non so come verificarla
4. la questione israelo-palestinese e' insolubile al momento, punkt i.e. il governo democraticamente eletto dalal maggioranza dei palestinesi si occupa di lanciare missili sul suo vicino e di sparare al partito che lo avversava nelle ultime elezioni. il governo democraticamente eletto in israele si occupa ( la politica non e' nuova, cfr. Tegart Wall, per i cultori della materia come dicono gli universitari) di separarsi e ritirarsi. Gli stati europei sono intenti a trovare un trucco "economic-finanziario-bancario" per pagare gli stipendi ad hamas senza incorrere nelle sanzioni delle corti americani (e' policy qui--usa-- che hamas e' gruppo terrorista) gli americani hanno, per usare terminologia tecnica, altra gatta da pelare in Baghdad e simili amene localita' di soggiorno.
ergo non vi e' nulla da fare al momento.
la mia personale posizione che non sto ad argomentare in dettaglio e' che, se l'esperienza e' valida, ci vollero circa due secoli per regolare pacificamente la percepita invasione di ireland da parte degli inglesi (la cosa e' abbastanza facile, tutti erano os ono cristiani, parlano la stessa lingua etc.), qui il rpoblema e' contorto dalla reale difficolta' e reso facile dall'assenza di strategic resources, tutta palestine, eretz israel, gaza, transjordan, judea & samaria, pre-1967 land, the israel of the partition, (anche i nomi hanno il loro peso, le espressioni precedenti sono tutte equireferenziali, ma significano qualche cosa di diverso in ogni caso.
la mia modesta stima e previsione e' che la cosa prendera' circa 3 secoli.
4. siccome ho dovuto insegnare warfare per tutto spring 2006 su iraq ho formato una opinione precisa con la quale non sto a tediarvi

elements #2

palma 3/7/2006 - 23:45

prima di intervenire nello specifico che mi interessa (la posizione del NE --near east, e' medio di che cosa?) vorrei proporre il seguente framework interpretativo.
Il conflitto militare e politico (che e' grosso modo sempre lo stesso: chi comanda e chi perde, chi e' leading e chi non lo e', etc.) prende la sua forma attuale nelle PICCOLE GUERRE
(best treatise even now, CALDWELL, SMALL WARS, fuori stampa da circa un secolo ma in biblioteca si ritrova)-
Le piccole guerre (il termine viene dalla tradizione classica, Iomini et al.) sono definite come lo scontro non di due eserciti mandati a battersi da due governi.
Sono definite come scontri asimmetrici in cui un esercito si batte contro tutta una canea di guerriglieri, insorti, contadini arrabbiati, patrioti offesi, combattenti anticolonialisti, e (poche) altre categorie.
Esempi: Boer Wars, Iraq (sia prima della seconda guerra mondiale, sia adesso), Vietnam, Angola, Algeria.
Se questa premessa e' accettata, proseguiro'. La premessa dipende empiricamente da un solo fattore che ' la preponderante presente supremzia militare USa su tutto il resto del mondo (messo insieme, non pezzo per pezzo)-
a presto con la mia proposta di leggere molto dei conflitti presenti come "reclutamento" non nel senso militare ma nel senso usato dai cognitivisti.

Parlare dell'Iran senza demonizzarlo e' uno dei grandi tabu' delle discussioni odierne di politica internazionale. Grazie per averne avuto il coraggio!

E' evidente che siamo vittime della incessante propaganda che dobbiamo subire. Ne parlo brevemente (in inglese) in una lettera pubblicatami sull'International Herald Tribune (29 Gennaio 2006) e (in italiano) in un'altra lettera piu' lunga recentemente apparsa su "Notizie Radicali"

"Calare le braghe vigliaccamente ogni volta che siamo nel mirino e che quello che ci rimette e' un debole non dei "nostri"; chiudere le porte il piu' possibile all'emigrazione islamica; lasciare che gli USA bombardino un po' a casaccio, torturando i sospetti fra un bombardamento e l'altro, tanto loro sono guerrafondai e noi pacifisti. Mica male come strategia per il suicidio collettivo dell'occidente."

Esiste alcuna evidenza di un'ostilita' aggressiva dell'Islam verso l'Occidente che non sia di pura reazione? Secondo me, no. E' vero, i militanti palestinesi usano mitra e bombe, ma lo stesso (anche se piu' intelligentemente) hanno fatto gli Irlandesi dell'IRA, gli Ebrei dell'Irgun e, a suo tempo, gli stessi Americani. La globalizzazione del terrore, portata all'ordine del giorno in anni molto recenti col 9/11, non e' stata iniziata da Osama Bin Laden: e' una caratteristica degli Imperi di ogni tempo e luogo.

La mia ricetta e' semplice, e fu molto americana per circa un secolo (quello di maggior crescita degli Stati Uniti): "Peace, commerce and honest friendship with all nations; entangling alliances with none". Non isolazionismo, ma neppure interventismo militare. E' perfettamente compatibile con una grande economia aperta al mondo, come dimostrato dal fatto che e' attualmente perseguita da un paese fortemente dipendente dal commercio internazionale come la Cina. L'unica cosa che serve e' la rinuncia alle attitudini imperiali.

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