La paura, la speranza e il taroccamento

4 aprile 2009 Mario Seminerio

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ritiene che l'Europa debba immediatamente allinearsi alle nuove regole contabili statunitensi, ed in particolare alla nuova formulazione del FASB 157-e. Si tratta, come ormai noto, di uno standard contabile che permette alle banche maggiore discrezionalità nel determinare a quale prezzo imputare a bilancio alcune tipologie di titoli.

Una modifica fortemente voluta dalla American Bankers Association, a cui ha dato man forte il Congresso che ha esercitato una fortissima pressione sul Financial Accounting Standards Boards. Complessivamente, è piuttosto dubbio che la modifica possa servire, da sola, a stabilizzare i mercati: l'unica cosa che conta, nella vita, sono i cash-flow. La contabilità seguirà, parafrasando Napoleone, e finché la crescita dei Noncurrent Loans (cioè delle sofferenze) eccederà gli utili pre-accantonamenti ai fondi rischi e perdite, il settore non andrà da nessuna parte. Ed il mondo con esso, purtroppo.

L'unica novità di un certo peso sarà la necessità che gli analisti finanziari leggano meglio attraverso le righe del conto economico, ma per quello basterà un foglio excel: il mercato a volte può impasticcarsi di acido lisergico, ma alla fine rinsavisce sempre, come dimostra la storia dell'ultimo anno e mezzo. Ora tocca all'Europa impasticcarsi, come sempre accade quando di mezzo ci sono gli standard contabili che nascono in America. La decisione dell'Ecofin, quindi, è una sorta di atto dovuto. Però.

...Però ci sarebbe piaciuto vedere minore passività verso l'ennesima pratica di taroccamento contabile che arriva dagli States, che nella migliore delle ipotesi (ed auspicabilmente) non produrrà alcun effetto concreto, ma che potrebbe anche prolungare il tempo di aggiustamento, facendo sorgere nuove banche-zombie, e gelando completamente il flusso di credito e la fiducia all'interno del sistema. Tremonti, che di solito prevede tutto quello che è accaduto ieri, avrebbe potuto diventare forza trainante dello spirito critico dell'Ecofin, brandendo la Bibbia ed invocando il sabbatico. Nulla di tutto ciò: meglio criticare i "macchinismi" europei, che coi termini della questione c'entrano un'acca, e farfugliare di "ideologie precise". Fuor di perifrasi, ministro, si chiama taroccamento, quello che lei ha instancabilmente fustigato negli ultimi anni, quando invocava la fine del primato della finanza. Se il FASB 157-e è la fine del primato della finanza, io sono il Generale Custer.

Tra qualche anno, quando Paolo Mieli sarà ripassato dalla porta girevole del Corriere, leggeremo che Tremonti aveva capito tutto del mark-to-fantasy, e lo aveva pubblicamente denunciato, come già accaduto in passato contro analoghi eccessi di finanziarizzazione. Colpa dei suoi contemporanei, che non sono riusciti a capirne e carpirne i preziosi insegnamenti. E' il destino dei geni, del resto.

42 commenti (espandi tutti)

Sono d'accordo che la sola modificazione delle regole contabili non possa fare molto. Ma se veramente non conta nulla, perché è stata fatta? Mi viene quindi il sospetto che alla fine qualche effetto reale questi cambiamenti di regole finiscano per produrlo. È un periodo che sono sospettoso, e mi viene il dubbio che l'aumento fittizio del valore contabile possa servire come manovra di offuscamento. In breve: si alzano i prezzi dei toxic assets, poi (grazie al sussidio pubblico via no recourse loans) si sovrapagano tali assets e si racconta che non si è fatto nulla di speciale, dato che sostanzialmente si sono pagati i titoli ai loro valori di bilancio. L'intera manovra diventa più digeribile politicamente e quindi è più probabile che abbia successo. Se le cose stessero così si capirebbe l'entusiasmo delle banche e anche la favorevole accoglienza delle borse. Il cambiamento delle regole cambia si il cash flow, facendolo aumentare grazie ai sussidi pubblici.  Mah, forse sto veramente diventando troppo sospettoso. Ma a pensar male, si sa....

Ovviamente l'annacquamento del mark to market ha un effetto reale: il vincolo di capitale per le banche e' meno stringente - cosa per molte banche  importante visto che e' essenzialmente binding - insomma permette agli azionisti di non dovere ricapitalizzare/diluire il proprio capitale nelle banche. 

Oltre naturalmento all'effetto via offuscamento.

Diciamo che ci si attende un aumento dei titoli che saranno spostati a Level 3, cioè prezzati in base ad unobservable inputs, ma già ora questo pool è piuttosto ampio. Questo nel breve dovrebbe ridurre la variabilità degli utili e forse richiedere meno ricapitalizzazioni. Ma credo solo nel breve: se quei titoli, soprattutto le cartolarizzazioni, iniziano a subire decurtazioni per effetto di default, le svalutazioni sono solo differite, e l'adeguatezza della capitalizzazione (in Tier 1) solo apparente. Io credo che il mercato tenti di scontare il fatto che i margini di interesse delle banche risaliranno superando la crescita dei noncurrent loans, per effetto del miglioramento della congiuntura. Ad oggi non è così. Meno chiaro l'effetto sul PPIP, visto che assets rivalutati ne rendono meno impellente la cessione, quindi il PPIP potrebbe essere meno oneroso per il Tesoro.

Se si crede a quanto pubblicato in questo blog

http://zerohedge.blogspot.com/2009/03/ridiculous-marks-of-toxic-assets.html

i titoli "incompresi" sono valutati intorno a 0.90-0.95 nei bilanci e se venissero venduti a 0.70 (col PPIP) creerebbero un bel buco nei bilanci quindi meglio non venderli e sperare ndel futuro.

Il taroccamento aiutera' sicuramente le borse perche' le banche potranno mostrare dei "grandi" guadagni esattamente come hanno fatto in gennaio-febbraio grazie all'unwinding dei cds con aig

Le banche che parteciperanno al PPIP non hanno obbligo di consegnare i titoli al termine dell'"asta" degli investitori privati, e possono anzi scegliere quali titoli mettere in vendita. Questo dà al venditore il potere assoluto di scegliere quali "lemon" mandare in asta. Inoltre, il leverage del PPIP è di sei volte per i loans, e di sole 2 volte per i titoli, incluse le cartolarizzazioni. Poiché i loans sono prevalentemente iscritti a bilancio al loro par value (come mostrano dati aggregati di recente pubblicati da Goldman, se non erro), è evidente che i loans resteranno sui book delle banche, fino al momento dell'impairment, che verrà rimandato il più possibile. Tutto un gigantesco taroccamento, non c'è che dire.

Sul discorso della redditività delle banche: i pagamenti di AIG sono stati componenti straordinarie di reddito, di fatto, e il famoso "internal" memo di Pandit e Lewis sulla redditività dei primi due mesi non è mai stato analizzato in profondità. Ora credo che il mercato, in assenza di novità sostanziali dal versante della redditività operativa, o di un rallentamento delle foreclosures, non comprerà più a scatola chiusa queste dichiarazioni...

Questa sera a Report (nota testata televisiva di sinistra) chi vede la TV italiana avrà l'occasione di ascoltare Tremonti che ci spiega che lui aveva previsto tutto.

Francesco

Questa sera a Report (nota testata televisiva di sinistra) chi vede la TV italiana avrà l'occasione di ascoltare Tremonti che ci spiega che lui aveva previsto tutto.

Non solo previsto, anticipato! Dopotutto (Dlgs 61/2002) lui e' stato un pioniere della depenalizzione del falso in bilancio, no? Secondo me, lo assumono al FASB.

Non solo previsto, anticipato! Dopotutto (Dlgs 61/2002) lui e' stato un pioniere della depenalizzione del falso in bilancio, no? Secondo me, lo assumono al FASB.

Se dobbiamo elencare i meriti di GT dobbiamo farlo per bene: quella legge tutto sommato è solo una piccola parte delle importante innovazioni portate dal nostro Ministro preferito. D'altronde, come lui stesso ha detto ad Annozero, a che serve il reato di falso in bilancio? Nelle altre nazioni c'è, ma i bilanci vengono falsificati lo stesso. Non è dato sapere se il brav'uomo si stia interrogando sull'effettiva utilità del reato di omicidio: esiste da millenni eppure gli uomini si continuano ad uccidere; che valga la pena depenalizzarlo? Che so, una bella multa ad omicidio, così risaniamo i bilanci statali?

Mentre di tutt'altro spessore è la legge 448/2001 (meglio nota come Finanziaria 2002) con la quale questo genio della finanza decise di consentire agli enti territoriali l'uso dello strumento finanziario del derivato (vedi art. 41). Si è affannato per mesi a cercare di dimostrare che la crisi non c'era, o che sarebbe stata solo finanziaria, ma non economica, e infine che non dipendeva dai derivati. Fallito anche questo tentativo si è dato al mestiere di preveggente postumo.

totally off topic ma se ne parlava qualche giorno fa.

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2009-04/uof-pbb040309.php

"Risky behaviors such as not using condoms or having sex with multiple people put young adults at risk for contracting sexually transmitted diseases, but perhaps not as much as the characteristics of their sexual partners, University of Florida researchers say."

Da quello che mi è dato capire, l'iniziativa FASB - inizialmente criticata da IASB che ora sembra invece cedere, per la seconda volta in sei mesi, alle pressioni dei politici europei - è coerente con l'approccio al problema macroeconomico che l'establishment USA ha seguito dal primo giorno in cui questa crisi si è rivelata essere quantitativamente più grave di quanto avessimo, io compreso, pensato. L'approccio si sintetizza in una parola sola: RE-INFLAZIONARE.

Vale la pena ricordare che la bolla creditizia ha prodotto un'inflazione enorme nel valore degli assets, fossero essi case, azioni delle imprese o titoli d'ogni tipo "scritti" sui medesimi. Il valore nominale di questi oggetti è salito di un 80-90% tra la fine del 2001 e la fine del 2007, mentre i redditi nominali ed i prezzi degli altri beni prodotti sono cresciuti, nello stesso periodo, di un 30% al massimo. La crisi sta tutta nella differenza fra questi due numeri (che sto dando a spanne, sia chiaro ...): se il valore dei beni e dei redditi sottostanti a degli assets non cresce tanto quanto il valore degli assets medesimi, delle due l'una. O si spera che lo facciano in futuro, ed alla grande (come si fece, di fatto, dal 2002-2003 in poi) o ci si accorge che i prezzi degli assets sono ingiustificati e scoppia il finimondo.

Poiché il finimondo porterebbe ad un enorme sconvolgimento nella distribuzione del potere, della ricchezza ed in parte anche del reddito, al vertice del mondo finanziario ed imprenditoriale USA (ed Europeo in parte, con piccoli effetti altrove) mi sembra quasi "naturale" che l'establishment politico USA, sia repubblicano che democratico, cerchi di evitarlo. Si tratta, alla fin fine, sia dei propri "amici", che dei propri "finanziatori", sia anche di persone che per svariate decadi hanno dato l'impressione di "far bene". Perché rischiare? Il salto nel buio è rischioso. Difficile dare loro torto, almeno dal loro punto di vista.

Ecco quindi che, sin dall'inizio, si cerca di aggiustare il problema re-flazionando. Inizia la Fed, nel 2007, sostenendo che si tratta puramente di una crisi di liquidità: diamo liquidità a buon prezzo e le banche usciranno dal buco. Il mini-stimolo fiscale di GWBush va nella stessa direzione, come ci va il mega-stimolo di Obama (il quale ovviamente, come sottolineò a suo tempo Alberto, approfitta per metterci dentro tutte le spese pubbliche che piacciono a lui ed alle sue consituencies): pompiamo soldi per cercare di far crescere i prezzi dei beni "normali". Si continua con i vari TARP ed ora con il PPIP, passando per ulteriori tagli dei tassi sino allo 0,25%, le special lending facilities della Fed, il bilancio della medesima che diventa di quasi due trilioni in meno di un anno a causa del fatto che continua a scontare, a face value, assets che nessuno vuole, dando liquidità in cambio, i soldi freschi che via AIG facciamo arrivare al sistema bancario in gennaio e febbraio perché facciano un po' di festa, eccetera. Il tutto, appunto, per tenere artificialmente alti i valori nominali di questi assets. La mossa contabile che andiamo qui discutendo si allinea perfettamente con le altre, fa parte della stessa linea strategica. A che pro, tutto questo?

La parola chiave, ripeto, è RE-INFLAZIONARE. Il sogno, a mio avviso è un sogno e per questo sono preoccupato per il futuro, di tutti coloro che partecipano all'elaborazione ed implementazione di questa politica è che si riesca a tenere artificialmente alti i valori di questi assets per un tempo lungo abbastanza da permettere due cose: (i) una crescita nel livello dei prezzi "del resto", insomma un'inflazione decente che giustifichi quindi i valori nominali con cui gli assets sono messi in contabilità (qui i conti non mi tornano mai, perché arrivare al 4-5% di inflazione già sarebbe tanto, ma così facendo servono almeno cinque o sei anni di prezzi artificiali per far quadrare i conti), (ii) una qualche ripresa della crecita reale che possa far "infiammare gli animi" in modo tale da far tornare il super ottimismo di alcuni anni fa ("irrational exhuberance", in italiano) il quale, specialmente se accompagnato da una dosina d'inflazione, potrebbe far tornare in alto "spontaneamente" i valori dei maledetti assets. Se questo "miracolo" succede, tutto torna come prima e sembra non sia successo nulla, almeno ai vertici del potere finanziario e nella mappa mondiale di which bank is which.

Questa mi sembra la strategia di fondo. Il resto son tutti dettagli applicativi, e ne vedremo degli altri con il passare dei mesi. In questo momento, in particolare, stanno tutti cercando di "sostenere" il rally borsistico, di cui c'è drammatica necessità per poter anche solo sperare che (ii) succeda l'anno prossimo. Andrà per le lunghe e ne vedremo di ulteriori.

Poiché questa è la strada presa negli USA da più di due anni e, dopo gli ultimi eventi, l'Europa sembra essersi moderatamente adeguata ad essa (grazie al contentino infantile della lotta ai cosidetti paradisi fiscali e le super-super-agenzie che supervisionano non si capisce che cosa) non vedo possibilità di marcia indietro. Non mi fa per nulla piacere, anzi considero il tutto altamente disastroso sia per il cittadino medio che per il sistema economico nel quale mi piacerebbe vivere, ma questa sembra oramai la scelta strategica di tutti i grandi poteri politici mondiali, appoggiata e domandata dalla parte che conta del potere finanziario esistente. Quindi così sarà. Potrebbe portare ad un esito tragico (inflazione generalizzata e decrescita, con conseguente crollo finale dei prezzi artificiali degli assets) ma, a questo punto, meglio augurarsi di no. Meglio augurarsi che in una qualche maniera questa strategia abbia successo perché, a questo punto, se fallisce è peggio.

Tarrocchiamo allegramente, dunque: il futuro del capitalismo dipende dalla creatività dei contabili ... bella prospettiva, no?

 

L'approccio si sintetizza in una parola sola: RE-INFLAZIONARE.

Credo proprio di si', pero' l'inflazione si crea se si aumenta M*V, con l'aumento mostruoso di disoccupati

ed occupati partime dubito molto che succeda, almeno nel breve.

 

Questo punto mi sembra interessante, RE-INFLAZIONARE. Diciamo che da un punto di vista strettamente politico hai ragione: se riuscisssero a riportare l'orologio indietro di due anni tutto tornerebbe (quasi) magicamente a posto.

Però io vedo anche un crollo, o comunque ridimensionamento, nell'economia "reale", ovvero quella che si occupa della produzione di beni e servizi, e non sarà facile far risalire anche quella, perchè adesso la componente "psicologica" gioca un ruolo non da poco, molte persone, pur non essendo state investite dalla crisi rinviano le decisioni d'acquisto, per paura di... e questo rallenta non solo l'economia, ma il circolo dell'innovazione, fatto di investimenti e ritorni economici.

Se hai ragione, che l'aspettativa è di RE-INFLAZIONARE stiamo freschi. Piuttosto, non è possibile che, semplicemente, stiano cercando di fermare l'orologio ad "adesso", perchè il disastro è forse peggiore, ed è meglio congelare il tutto, per far modo che tutta questa spazzatura venga digerita ?

Mi spiego: i titoli (buoni o spazzatura non importa) costituiscono una parte del patrimonio delle banche, ed è quello che le stesse utilizzano per la "leva finanziaria", se il valore dei titoli tende a zero lo stesso fa il patrimonio, e non c'è FED o tasso che tenga, io non presto perchè la mia leva finanziaria sarebbe troppo elevata e rischiosa. Le due alternative sarebbero il rischio di fallimento o la ripatrimonializzazione, entrambe piacciono poco agli attuali managers (che hanno un discreto potere), per cui l'uovo di Colombo potrebbe essere: facciamo finta che tutto è fermo, io non mi libero dei "toxic assets" , nè a prezzo di mercato, nè a prezzo garantito dai contribuenti, tu stato non mi dici che ho falsificato il bilancio (e in USA si rischia parecchio, forse le banche farebbero meglio a fare sede legale in Italia, visto che noi siamo più avanzati...) e almeno fermiamo 'sta giostra.Poi Dio vede e provvede, e soprattutto nel lungo termine saremo tutti morti.

Io avrei aggiunto solo una postilla (ma forse c'è, non lo so): non saranno distribuiti dividendi fino a quando la banca mantiene a bilancio titoli in cui è specificato "valutati al valore nominale". Forse funzionerebbe, gli azionisti sarebbero puniti per aver messo lì manager incompetenti, puniti, ma non penalizzati, qualche manager forse salta a causa degli azionisti, e niente più bonus alle spalle dei contribuenti o su utili fittizi (quelli degli anni precedenti).

 

Mi spiego: i titoli (buoni o spazzatura non importa) costituiscono una parte del patrimonio delle banche, ed è quello che le stesse utilizzano per la "leva finanziaria", se il valore dei titoli tende a zero lo stesso fa il patrimonio, e non c'è FED o tasso che tenga, io non presto perchè la mia leva finanziaria sarebbe troppo elevata e rischiosa. Le due alternative sarebbero il rischio di fallimento o la ripatrimonializzazione, entrambe piacciono poco agli attuali managers (che hanno un discreto potere), per cui l'uovo di Colombo potrebbe essere: facciamo finta che tutto è fermo, io non mi libero dei "toxic assets" , nè a prezzo di mercato, nè a prezzo garantito dai contribuenti, tu stato non mi dici che ho falsificato il bilancio (e in USA si rischia parecchio, forse le banche farebbero meglio a fare sede legale in Italia, visto che noi siamo più avanzati...) e almeno fermiamo 'sta giostra.

Be', sai: se aumenta il livello dei prezzi, anche il valore dei real assets (case tipicamente) si rivaluta, e quindi i titoli tossici vanno in rehab perche' la jingle mail diventa meno attraente. Al tempo stesso il debito resta quello che e' (nessuna istituzione privata, a quanto mi risulta, emette titoli indicizzati all'inflazione -- anche se chissa', domani magari scopriamo che esiste una massa di inflation derivatives over-the-counter di alcuni trilioni di dollari di cui non s'era accorto nessuno :-) ) e quindi i bilanci delle banche tornano miracolosamente in nero.

Oppure invece l'economia reale defunge prima, chi resta disoccupato non paga il mutuo comunque, i titoli tossici fanno come Amy e chi si e' visto si e' visto. Ma con l'aria che tira sara' comunque stagflation invece di deflazione.

Contrarian

ES 9/4/2009 - 13:55

Un punto di vista contrarian: la legge ha senso.

Ha senso perché non permette di prezzare i bad (e i good) assets a mercato, quando non c'è mercato o quando il mercato prezza male. Ci sono strumenti finanziari che pagano regolarmente cedole i cui collateral che hanno tenuto, con prezzi crollati anche (non solum sed etiam) perché il mercato di riferimento, trainato dalla spazzatura, non esiste più e non si trova (trovava) un bid neanche a cercarlo col lanternino.

Perché prezzare questi strumenti in base a quanto li puoi vendere ora, quando non li puoi vendere perché chi te li comprerebbe non ha più grano (per redemptions, triggers di stop loss, etc etc)?

Io la ratio la capisco, non entro nei dettagli perché non li conosco bene.

Aggiungo

ES 9/4/2009 - 14:17

provocazione: forse che la fase di eccessi cui si è giunti deriva anche dal mark to market?

Infatti in bilancio si segnavano dei gain su titoli che non avevano subito nessun miglioramento reale, ma il cui prezzo era aumentato perché dall'altra parte c'è un tizio pieno di liquidità che non sapeva cosa farsene e quindi mi alza il bid ... + guadagni "fittizzi" da mark to market + leva e si innesta un circolo vizioso.  

Aggiungo

ES 9/4/2009 - 14:36

Ho scritto fittizzi (...) e la coniugazione di qualche verbo lascia a desiderare. Chiedo venia: ho scritto di getto.

Un po' di re-inflazione e un po' di revisione delle regole contabili forse potrebbero condurci fuori dalle secche, sempre che si riesca ad aumentare l'ebitda per fronteggiare la sostanza: la perdita di valore degli asset fin qui registrata. Non riesco a vedere altro. 

Se riescono far profitti veri (ossia, migliorare l'EBITDA) ben venga. Sulle altre due "cure", dubito siano tali.

Non capisco in quale senso inflazionare sia utile, anche in un orizzonte di medio periodo, per le banche. Inflazionare potrebbe far loro molto male, una volta passato il primo effetto positivo, perché i tassi a breve comincierebbero ad adeguarsi. A quel punto i tassi nominali crescerebbero e, mentre è vero che le banche non ne risentirebbero sui mutui ARM in essere (ammesso e non concesso che aumentare i tassi nominali sui medesimi, anche i presenza d'inflazione, non porti a maggior default perché i redditi nominali si aggiustano con ritardo) ne risentirebbero di certo su quelli a tasso fisso, che sono ancora la maggioranza di quelli in essere (credo siano attorno al 70% dello stock). Da questi mutui le banche ricevono tassi nominali fissi per i prossimi 15-30 anni, mentre li finanziano con raccolta a breve, il cui costo salirebbe. Le conseguenze sono ovvie: forse gli si aggiusterebbe lo stato patrimoniale, ma apparirebbero fumi di rosso nel conto economico ...

Non capisco neanche in che senso permettere alle istituzioni finanziarie di usare criteri contabili più lassi aiuti qualcuno (other than those that are taking advantage of the relaxed criteria, ovviamente). Condivido che fare marking to market quando non c'è il mercato non sia una grandissima idea. Penso anche che fare marking to model di contratti bilaterali molto complicati sia pure una pessima idea, e non lo pensa dal 2007, ma da almeno dieci anni prima. Tutto questo potrebbe suggerire che, alla fin fine, il grado di addizionale arbitrarietà che FASB ed IASB hanno permesso non sia una cosa grave. Invece lo è, per la seguente ragione.

La valutazione degli assets con i nuovi criteri la farà il management attuale. Il sistema di incentivi con cui si farà, sarà quello in essere. Esso stimola il management ad essere "creativo" per generare "profitti correnti" occultando il rischio di perdite future. Poiché il tutto non si risolverà in puri aggiustamenti dello stato patrimoniale ma implicherà anche valutazioni del risultato di operazioni di trading, che influenzano il conto economico, rilassare le regole in questa direzione crea, io temo, incentivi per ulteriori giochetti con danni a futura memoria. Memoria nostra, intendo ...

Continuo a pensare che i problemi reali abbiano solo soluzioni reali, non nominali.

P.S. Approfitto per segnalare questa pagina, dalla quale si possono imparare molte cose utili.

P.P.S. Ed anche questo documento, leggendo il quale si apprende come il meccanismo dei derivati incrociati venga oggi utilizzato per "distribuire" a pioggia i soldi pubblici attraverso il sistema finanziario. AIG sembra essere il canale d'entrata principale per il denaro pubblico, che poi finisce un po' a tutti. Questo spiega i recenti risultati migliori del previsto: un gran numero di banche ha ricevuto sostanziali assegni pubblici. Non son prestiti, o capitale investito: sono regali. Oppure elemosina. Fate voi.

Cerco di descrivere quello che ho in testa.

Dal gennaio 2009, le banche commerciali ripartono cercando di recuperare tutti i possibili margini di profitto: questi ultimi si aggiungeranno ai profitti generati nel 2008 e 'salvaguardati' dalla possibilità di non appurare le perdite del 2008 grazie alla revisione delle regole. Tale revisione, se non ho capito male, dovrebbe reggere per qualche anno. In questo modo il patrimonio aumenta e sostiene l'attivo, ancorché deteriorato.
Ovviamente ciò non corrisponde alla sostanza, ma tant'è: à la guerre comme à la guerre! 
Se prendessimo atto delle perdite del 2008 il sistema salterebbe: il che sembra non sia possibile (o conveniente, o utile, o salutare, ecc.): così gli attivi deteriorati vanno 'in soasa' sine die.
La nuova attività (i nuovi attivi) generano nuovi depositi: il margine di interesse e il margine di intermediazione garantiscono profitti e patrimonio addizionale. L'inflazione (quella generata ex novo o quella conseguente alle massicce dosi di base monetaria iniettate nella seconda metà del 2008) confonde le idee del popolo sovrano e consente di lavorare sul costo dei passivi e sul ricavo degli attivi come sanno abilmente fare le banche.

Resta il punto, non trascurabile, degli attivi a lungo: se quelli vecchi sono a tasso fisso, con l'inflazione le banche perdono senza alcun dubbio. Ma sono stati cartolarizzati? Se sì, dove sono le ABS? Nei Fondi comuni? Se sono nei Fondi sono nelle mani del pubblico e degli investitori. Costoro perderanno, ma nel tempo. Spes ultima dea...

A me sembra che i comportamenti suffraghino l'idea che si voglia prendere tempo e fronteggiare la situazione con massicce operazioni di marketing. La qual cosa è iniqua? Sì. Dovremmo cambiare il management? Sì. A furor di popolo o di governo?

D'altra parte, e data la ricorrenza, mi par di ricordare che Ponzio Pilato abbia più o meno detto: "populus vult decipi, ergo decipiatur!".

Io non so se sia un crisi reale o finanziaria: sta di fatto che in UK e in US hanno deciso un programma di stampaggio on the thin air non trascurabile.

Scusate l'approssimazione del 'ragionamento'.

P.S. Grazie mille per le due interessanti segnalazioni.

mi par di ricordare che Ponzio Pilato abbia più o meno detto: "populus vult decipi, ergo decipiatur!".

Condivido, il popolo sembra volere la presa in giro, quindi che la mettano in atto. Ed in atto la stanno mettendo. La mia personale impressione e previsione, però, è che queste scelte le pagheremo carissime (sia in termini di comportamenti sconsiderati delle istituzioni finanziarie, sia di crescita nella disuguaglianza del reddito, sia, paradossalmente, nella forma di interventi arbitrari ed intrusivi della politica nell'economia) negli anni a venire. E speriamo che non si crei subito la nuova bolla, quella delle energie alternative, pulite, rilavate, verdi, o cos'altro verranno chiamate.

Ma, ripeto, condivido che quando sta avvenendo avvenga con il consenso del popolo, il quale probabilmente non capisce nemmeno che cosa ha chiesto ai propri governanti di fare. La politica della paura, come si diceva in altri post, rende anche nel mezzo delle crisi economiche, eccome se rende.

Sull'inflazione, invece, rimango molto dubbio ma, visto che per il momento ancora non si vede, aspettiamo. Ed aspettiamo anche di poter vedere con un minimo di certezza quanto debito pubblico nuovo gli USA hanno emesso. Ci vorrà almeno un sei-dodici mesi per capirlo bene.

P.S. Dici "Io non so se sia un crisi reale o finanziaria: ...". Permettimi di non crederti! Se fosse solo una crisi "finanziaria", ossia di liquidità, sarebbe finita a fine 2007, dopo le prime gigantesche iniezioni di liquidità, no?

Ti leggo spesso critico verso le politiche "verdi". Mi interesserebbe vedere argomentate le tue critiche, sapresti darmi un link?

Siamo al ribaltamento dell'onere della prova, fantastico !!!

saranno le politiche verdi a dover dimostrare di essere valide e non il contrario o no ?

Raf: ti nomino portavoce :-)

Matteo, sul serio: davvero chi deve giustificarsi è colui che ha dubbi sul fatto che sussidiare con i miei soldi impianti fotovoltaici ed eolici che stanno distruggendo, per esempio, l'ambiente del Sud della Spagna sia sensato? Non ti sembra che l'onere della prova stia dall'altro lato?

Mi sembra che le questioni di politica energetica siano estremamente complesse, e mi guardo bene dall'esprimere un argomento su qualcosa che non conosco. È proprio perché vorrei farmi un parere informato che ti chiedevo se avevi motivato queste critiche da qualche parte. E ovviamente, "non ho voglia" e "non ho tempo" sono risposte accettabilissime.

Comunque, dato che fonti energetiche come carbone o nucleare (per tacer della rumenta) hanno le loro ben note controindicazioni in termini di impatto ambientale e conseguenze a lungo termine, sarei curioso di sapere se qualcuno ha fatto i conti di costi e benefici rispetto alle rinnovabili, e come li ha fatti.

Comunque, dato che fonti energetiche come carbone o nucleare (per tacer della rumenta) hanno le loro ben note controindicazioni in termini di impatto ambientale e conseguenze a lungo termine, sarei curioso di sapere se qualcuno ha fatto i conti di costi e benefici rispetto alle rinnovabili, e come li ha fatti.

Sono letteralmente decenni che li cerco, ma sinora non ho visto nulla: il dibattito e' dominato da fattori ad alto contenuto emozionale ma con pochissimi dati quantitativi. Mi associo all'appello, e mi accontenterei di stime "sul retro di una busta" magari parametrizzate con fattori al momento incogniti, tipo costi futuri di petrolio e carbone, tassi reali d'interesse futuri etc.

una busta tipo  questa    ? non so quanto siano attendibili i dati. Ma sicuramente  esiste una grossa spinta sull'eolico dal settore privato .

 

una busta tipo  questa    ? non so quanto siano attendibili i dati. Ma sicuramente  esiste una grossa spinta sull'eolico dal settore privato .

Quella e' facile: io parlavo del nucleare (includendo smaltimento delle scorie - un argomento delicato anche in UK, figuriamoci in Italia - e decommissioning).

Io credo che il calcolo col nucleare sia impossibile visto che non si riesce a stimare con esattezza il costo dello smaltimento delle scorie . Considera che le centrali fatte negli anni della guerra fredda  avevano il secondo fine  di generare  materiale per le bombe atomiche. Quindi la convenienza non era il parametro più importante

Io credo che il calcolo col nucleare sia impossibile visto che non si riesce a stimare con esattezza il costo dello smaltimento delle scorie . Considera che le centrali fatte negli anni della guerra fredda  avevano il secondo fine  di generare  materiale per le bombe atomiche. Quindi la convenienza non era il parametro più importante

Ho sempre sospettato questo, ma visto che la guerra fredda e' finita, e che ai terroristi le bombe atomiche fanno un baffo (anzi, sono contenti se c'e' in giro parecchio materiale fissile, cosi' magari riescono a metterci sopra le mani anche loro) riesumare adesso le centrali nucleari mi pare vacuo...

un esempio di politica energetica o verde

Davvero condividi? Io non vedo il popolo contento. Anzi, sono abbastanza impressionato da quanto mi pare il popolo sappia distinguere quanto di buono Obama abbia portato (fa discorsi articolati, sa usare il suo charm, con la regina e coi bambini alla Casa Bianca, e' vitale e reattivo,..., fa la faccia buona all'estero [se poi questo sia buona policy ancora non si sa, ma il popolo mi pare apprezzi]) dalle porcate sui mercati finaziari, da Summers a Geithner. Ecco, magari il popolo non da' abbastanza colpa a Obama delle porcate, ma preferisce avere Summers e Geithner come capri espiatori, ma non mi pare affatto che approvi le porcate. Anzi. Stanno disperatamente cercando di nasconderle, proprio perche' la reazione e' dura. Bisogna ammettere che il trucco delle partnership pubbliche private con sussidio e' un tentativo abbastanza sofisticato di buttare sabbia negli occhi alla gente. A me non pare ci riescano. Anche con GM non riescono a allargare i cordoni come vorrebbero. Non mi e' ancora chiaro il trucco (immagino ci sia), ma stanno parlando di bankruptcy. 

L'unica cosa che mi preoccupa e' che non si sentono abbastanza urli contro gli stress test segreti. Questo si'. 

C'è una ragione abbastanza semplice per cui il popolo è reattivo, ed illustra un'importante differenza tra Italia e Usa. Molto  semplicemente, qui in amerika la stampa fa il suo lavoro. Guarda come il New York Times, un giornale che certo non è ostile all'amministrazione, ha riportato la notizia  del piano Geithner quando è uscito. Il titolo è secco, chiaro e conciso: ''Toxic asset plan foresees big subsidies for investors''. Ha voglia poi Geithner di buttar fumo negli occhi.

Compara con il trattamento che la stampa italiana ha riservato alla porcata Alitalia. Puoi immaginarti un titolo del genere su un quotidiano amico del governo, tipo il Giornale? O anche solo il Corriere? A parte qualche articolo di Gianni Dragoni sul Sole era tutto un fiorire di elogi per l'intervento governativo. Oppure compara il trattamento sulla stampa americana del possibile salvataggio di GM con il trattamento sulla stampa italiana dei sussidi all'auto decisi dal governo Berlusconi.

Gli americani non sono migliori degli italiani nel decodificare gli interventi governativi e comprendere la politica economica. Ma gli americani, a differenza degli italiani, hanno una stampa relativamente più libera che fa meglio il suo lavoro.

Guarda come il New York Times, un giornale che certo non è ostile all'amministrazione, ha riportato la notizia  del piano Geithner quando è uscito. Il titolo è secco, chiaro e conciso: ''Toxic asset plan foresees big subsidies for investors''. Ha voglia poi Geithner di buttar fumo negli occhi.

Va pero' detto che questo accade anche perche' all'interno delle forze che sostengono Obama c'e' una fronda sostanziosa, e di alto profilo, ostile al team Geithner-Summers: penso a economisti come Krugman e Stiglitz o a pubblicisti come Reich. Magari lo fanno per i motivi sbagliati (generalmente si collocano in quella che e' considerata la sinistra del Democratic Party, e alcuni hanno assunto posizioni populiste e illiberali su argomenti come la globalizzazione) ma va loro riconosciuto che in questo momento muovono le obiezioni giuste.

Al contrario, il Partito Conservatore britannico sembra aver completamento perso la bussola: vedi quest'articolo di ieri di un tal direttore del "Progressive Conservative Project" che piacerebbe a Tremonti (quando mai c'e' stato un "neo-liberal and Chicago school-inspired dictum that market-generated monopolies are the most efficient distributor of resources and price utility"??). Speravo che alle prossime elezioni Brown avrebbe perso il posto: ora non sono piu' tanto sicuro che sia un bene...

e tu (ed io) non possiamo farci niente.

Scusa Sandro, se per concedermi la citazione, mi rivolgo  a te con quel "bellezza" del titolo :-).

Si, hai ragione. C'è molta differenza tra avere una stampa libera e una serva. Prendi quelli del Giornale, di proprietà del Gran Capo BS. Qualche loro penna liberista gli ha detto questa cosa dello spreco dei soldi pubblici, che è un argomento liberista e molto demagogico in una combinazione che aggrada loro parecchio: così Santoro starebbe facendo sciacallaggio, con i soldi pubblici del canone, se pone domande necessarie...per quanto, come già scritto, non mi piace per nulla il Santoro e la sua trasmissione di infotainment tutta aneddotti, lacrimucce e polemichette. Detto questo però, i limiti di quella trasmissione, chi li deve decidere? Il Direttore della Rai Garimberti? I consiglieri di amministrazione? La vigilanza? Questi ci prendono veramente per il culo. Le nomine della Rai sono fatte addirittura a casa del Presidente del Consiglio, che come si sa ha interessi nel campo; direttori generali e vigilantes sono di stretta osservanza partitocratica; le trasmissioni di sprofondamento politico sono tagliate su misure tra segreterie politiche e presentatori compiacenti. Tutti lo sanno, tutti lo dicono...però ora vogliono il ri-equilibrio per Santoro e decidono di lasciare Vauro a casa: incredibile.

E tutto perchè non si vuole che adesso le polemiche portino via spazio alla solidarietà. Va bene lo decidano quei marpioni quando si può polemizzare. Quando si potrà farlo, vorremo discutere di tutte queste cose: c'è una relazione fra l'inchiesta che ha coinvolto Del Turco, per tangenti nel campo della Sanità abruzzese, almeno stando all'inchiesta in corso, e il fatto che l'ospedale sia crollato? Che relazione c'è fra la gestione della sanità abruzzese in tempo di pace, e il funzionamento di quella sanità durante le emergenze?

Dal mio punto di vista poi, dal momento che la giustizia italiana è sfasciata e lenta, e dunque non è credibile nelle sue lentezze, oltre a non soddisfare minimamente quella necessità di riparazione dei torti che si associa al suo esercizio, è fondamentale avere un giornalismo preventivo che parli di rischi e agiti un poco le acque. Il limite di Santoro è di farlo poco e male, e invece la colpa agli occhi dei suoi detrattori è  quella di aver fatto proprio quel poco.

Sugli argomenti tipo "Santoro fa propaganda coi soldi pubblici..." tanto cara al Giornale, fra gli altri, aggiungo che il Giornale prende contributi pubblici per l'editoria, senza che questo impedisca loro di essere faziosi e partigiani esattamente come lo è Santoro o il Manifesto. Con quale faccia allora parlano sempre del canone rai quando fanno le pagelle a Santoro?

Il problema nostro, di noi italiani, è che non lo prendiamo seriamente Berlusconi. Aveva detto che avrebbe fatto le nomine a casa sua, e così è stato. Speriamo non abbia fatto anche di queste nomine...

Ma può davvero urlare il popolo? Mi pare che dovrebbe farlo il suo portavoce! Facciamo l'elenco degli urlatori contro le porcate (Alitalia, ecc.). Ora alla tele senti che sono preoccupati per le infiltrazioni 'mafiose' sul fiume di denaro che si sta riversando sugli Abruzzi. A me sembra che stiano mettendo le mani... avanti.

D'accordo su tutto: il popolo non capisce. Ma chi lo governa sa che deve tosarlo dolcemente, cioè con l'inflazione secondo me. Ma questa è, ed è stata, la politica di destra e di sinistra: la destra sa e tace; la sinistra non sa e parla a vanvera. Ad esempio, solo da qualche mese sul sito della BCE vi è un pamphlet sui benefici della stabilità monetaria. Ma ormai è tardi.

Sull'inflazione dobbiamo attendere: ok. Io penso che con le dosi da cavallo di base monetaria già immessa e con quella che hanno in programma di immettere, saranno dolori per tutti. Ma non nel breve: nel frattempo alcuni saranno morti, soprattutto quelli che oggi iniettano M1; altri avranno cambiato mestiere; altri avranno delle fidanzate poco esposte sui media, ecc. Nessuno, però, sarà responsabile.

Sulla crisi finanziaria/reale: penso che sia 'finanziaria' una crisi che dipende in primis dal fatto che i debiti non si riescono più a rinnovare (non a rimborsare) e che sia 'reale' una crisi che dipende in primis da fattori reali (la Cina nel WTO, l'Italia che non fa ricerca, l'Italia che non valorizza il proprio patrimonio culturale, il terremoto e le case senza abitabilità, ecc.). Indipendentemente dalla ragione prima, subito dopo i due comparti si fondono. Così si pone il problema di mettere in atto delle politiche: la più semplice è la politica monetaria che è una specie 'dolce ammortizzatore'; la politica seria è quella fiscale, industriale, ecc. Ma chi si pone in quest'ultima prospettiva?

Wells Fargo e Goldman Sachs sono le prime due grandi banche ad annunciare un ritorno al profitto, con la seconda che si appresta a varare un aumento di capitale per restituire al TARP i soldi dei taxpayers americani.

Attesi in settimana dati positivi anche per Citi e per BoA.

Miracolo del FASB oppure la formidabile,si fa per dire, macchina bancaria americana è stata fixed ?

 

 

 

 

 

 

Dubito che la "formidabile macchina" (si fa per dire, appunto) sia già stata aggiustata. Dubito anche che le modifiche FASB possano fare effetti così rapidamente. La prima impressione è che i 200 miliardi passati dalle tasche pubbliche a quelle dei clienti di AIG, per "salvare" AIG, abbiano fatto molto comodo a quelle banche che erano meno disastrate, GS w WFargo fra di esse. Qui un'analisi un po' più dettagliata del perché una rondine non fa primavera, neanche dopo pasqua ...

Per il momento credo si possa dire solo "chi vivrà vedrà". Il test vero non mi sembra semplicemente verificare che le banche si salvino, le stanno inondando di soldi a questo fine, ma verificare che funzionino, ossia che si attenui la stretta creditizia. Quanti soldi stanno ricevendo, in che modo e attraverso quali contratti, è davvero difficile dire: le varie operazioni sia del Tesoro che della Fed sono l'opposto di trasparenti ... Prima dell'estate mi sembra impossibile dare qualsiasi giudizio ragionevolmente fondato.

Le modifiche FASB incidono sui bilancio 08: credo che questo sia il motivo. Fin qui abbiamo ragionato su bilanci 'antichi' (07). Da qui si riparte... con la forma. La sostanza resta un insieme di attività finanziarie past due con nulli cure rate (cioè una fogna).

Non sono effetti del nuovo FASB 157, almeno non in misura rilevante. Wells Fargo riporta il 22 aprile, in quella circostanza si capirà meglio cosa c'è dietro il pre-announcement, anche se qui ci sono già molte risposte. Goldman ha uno stub period di 1 mese (dicembre) in cui le maxi perdite sono state affogate nell'eccellente primo trimestre solare 2009, e da eclatanti utili su fixed income, commodity e currency, fatti quasi tutti dal desk proprietario. JPM è la più "sana" di tutte, ma lo si sapeva da tempo, e a questo punto rischia di diventare pericolosa in un futuro non molto lontano, in termini di antitrust. Dimon è maledettamente smart, e well connected.

Kudos a Silvio Contessi per il suggerimento.

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