Politica fiscale e crescita

7 settembre 2012 lodovico pizzati

Provo a fare chiarezza sul rapporto tra politica fiscale e crescita, in risposta ad articolo pubblicato su gustavopiga.it

L’articolo citato in sintesi dice questo: i) non bisogna guardare al debito pubblico per se, ma alla crescita; e ii) bisogna aumentare la spesa pubblica (finanziandola con tasse) per crescere.

Il primo punto è condivisibile ed è stato già sottolineato su nFA svariate volte in passato. Il problema, di per se, non è il numeratore del rapporto debito/pil, ma la scarsa crescita del denominatore che non basta per sostenere il livello di debito raggiunto. Una politica restrittiva che tenta di ridurre il numeratore con l’accetta della pressione fiscale è controproducente perché lo fai soffocando il denominatore. Purtroppo questa è stata la politica messa in atto negli ultimi anni in risposta alla crisi, e su nFA si è già discusso del peggioramento che questo può causare. Quindi, tutti d’accordo che il problema non è il debito per se, ma la crescita, e il rapporto debito/pil si riduce anzitutto facendo crescere l’economia.

I problemi con l’articolo di Gustavo Piga nascono con il secondo punto, ma prima di affrontare divergenze su cui si può discutere vediamo di far chiarezza su alcune definizioni. Piga scrive: “politiche fiscali espansive a parità di bilancio (maggiore spesa finanziata da tasse)”. Ora, quando si parla di politica fiscale l’aggettivo espansivo o restrittivo si riferisce all’effetto sul Pil (http://it.wikipedia.org/wiki/Politica_fiscale):

Politica fiscale espansiva:

  1. Più spesa pubblica, perché questa aumenta la domanda aggregata tramite più consumi e/o investimenti pubblici.
  2. Meno tasse, perché queste aumentano il reddito disponibile delle famiglie, aumentando i consumi privati, il risparmio privato, e quindi gli investimenti privati e quindi la domanda aggregata.

Politica fiscale restrittiva:

  1. Meno spesa pubblica, perché la domanda aggregata diminuisce.
  2. Più tasse, perché prosciuga risorse alle famiglie che consumano e risparmiano di meno, e quindi la domanda aggregata diminuisce.

Come potete notare stiamo parlando di un impatto sul Pil dal punto di vista della domanda aggregata; cioè di un impatto a breve termine che non dice nulla se questo ci porterà a una crescita sostenuta nel lungo termine. Quindi parlare, come fa Piga, di “politiche fiscali espansive a parità di bilancio” nel breve termine in realtà non ha molto senso. Nel breve termine più spesa pubblica finanziata da più tasse è una politica fiscale neutra sulla domanda aggregata, tanto quanto proporre meno tasse e meno spesa pubblica, come si dice da tempo su nFA. Questo da un punto di vista strettamente "keynesiano", che è quello che Piga assume e usa. Se uno prova ad adottare un orizzonte più lungo si rende conto che, siccome le tasse a un certo punto creano incentivi negativi a lavorare e investire, aumentandole si danneggia la crescita nel breve e anche nel medio periodo, mentre riducendole la si favorisce. Detto altrimenti, la ricetta meno dannosa per il PIL, assumendo neutralità fiscale, è quella che taglia spesa e tasse contemporaneamente, non l'opposta suggerita da Piga. Ma andiamo avanti.

Un esempio di politica fiscale espansiva tramite più spesa pubblica l’abbiamo vista negli anni ’80 in Italia. Se aumenti la spesa pubblica, il Pil cresce per via di una domanda aggregata in espansione, ma è un effetto temporaneo che non dice nulla se questo porti poi a una crescita sostenuta o, semplicemente, a debito e recessioni future (ora ormai l'effetto di lungo periodo si è capito). Un esempio di politica fiscale espansiva tramite meno tasse l’abbiamo vista negli anni di Bush figlio. Se diminuisci le tasse, il Pil cresce per via di una domanda aggregata in espansione, ma anche qui è un effetto temporaneo che da solo non dice nulla su un livello di crescita sostenuto nel tempo.

L’effetto collaterale di questi due esempi di politica fiscale espansiva è che l'economia cresce oggi, grazie allo stimolo della domanda aggregata, e questo genera magiore debito. Si sta utilizzando la carta di credito per aumentare i propri consumi correnti, si sta chiedendo un prestito. È un buon affare? Dipende: se il prestito che prendi indebitandoti viene investito in qualcosa che darà dei frutti, allora sì. Se il rendimento di un investimento è maggiore di quanto devi pagare di interessi per quel prestito, allora conviene. Un paese che non ha infrastrutture e decide di indebitarsi per costruire una strada (investimento pubblico) e generare così una via di trasporto commerciale probabilmente avrà un ritorno maggiore di quanto paga di interessi per quel prestito (in contrasto costruire la quinta corsia nel deserto ha un ritorno minore di quanto si paga per farla). Allo stesso modo, un paese che decide di abbassare le tasse (e non la spesa pubblica) avrà un ritorno positivo solo se questo genera investimenti privati che fanno crescere l’economia più di quanto cresce l’indebitamento pubblico.

La situazione odierna non è quella degli anni ’60 dove il paese non era soffocato dal debito e poteva permettersi di fare politiche fiscali espansive indebitandosi. Siamo arrivati al capolinea e un ulteriore indebitamento non è proponibile perché i tassi d’interesse iniziano ad essere proibitivi. Quello che rimane da fare è una politica fiscale neutra, e la domanda importante è: si stimola la crescita con la spesa pubblica (finanziando con più tasse) come propone Gustavo Piga, o con meno tasse (finanziando con meno spesa pubblica) come viene proposto da tempo su nFA? L’impatto sulla domanda aggregata è neutro e a breve termine ha effetti solo redistributivi tra pubblico e privato. La questione importante riguarda le conseguenze per la crescita nel medio e lungo periodo.

A mio avviso una politica fiscale di più spesa e più tasse potrebbe funzionare per un paese africano di 30 anni fa, un paese con tasse al 3%, zero infrastrutture e poco accesso a investimenti privati. In tal caso aumentare le tasse dal 3% al 5% per costruire una diga o asfaltare una strada potrebbe portare dei frutti positivi alle attività economiche di quel paese ben maggiori dell’aumento temporaneo di tasse necessario. Per l'Italia del 2012, con una altissima pressione fiscale, la situazione è ben diversa. È un buon affare oggi ridurre i propri consumi e i propri risparmi per finanziare un investimento pubblico? A mio avviso no, perché se l’economia non cresce non è per mancanza di infrastrutture pubbliche, ma perché le nostre imprese non sono competitive, non crescono e non creano lavoro proprio perché sono soffocate da troppe tasse.

47 commenti (espandi tutti)

Quali keynesiani?

Xau 7/9/2012 - 00:53

Mi sembra che questo articolo die per scontato che per i keynesiani agire sulla domanda aggregata abbia effetti solo sul breve termine, poiché l’agire razionale degli attori vanificherebbe nel lungo termine questo tipo di interventi. Questa è grossomodo la posizione della ‘sintesi neoclassica’, ma keynesiani critici di questa interpretazione non mancano, e se Piga fosse tra questi la risposta sarebbe per cosí dire fuori bersaglio.
Dubito che Piga si riconosca nelle politiche fatte negli anni ‘80 (che piú che keynesiane sono state semplicemente clientelari), e semplicemente creda che la spesa pubblica generi un aumento del PIL tale da ridurre il rapporto debito/PIL piú di quanto lo faccia la riduzione delle imposte. Non a caso citava in agosto nel messaggio del suo blog «Rendiamo le scogliere fiscali belle come quelle di Dover» un report del Congressional Budget Office statunitense che sosteneva posizioni simili: «1 dollaro in più di spesa pubblica (attenzione, non qualsiasi spesa pubblica: acquisti di beni e servizi con appalti) genera tra 0,5 e 2,5 dollari in più di PIL (durante una recessione come quella attuale, con tante risorse inutilizzate, sostiene il CBO, è più probabile che gli effetti siano vicini ai livelli alti che non a quelli bassi). 1 dollaro di tasse in meno tra 0,16 ed 1 dollaro di Pil in più».

Mi trovo in difficoltà con questi moltiplicatori CBO, 0,5 - 2,5 e 0,16-1 (che quindi penalizzerebbero NEL BREVE PERIODO il ridurre le tasse).

 1 un moltiplicatore non può essere solo keynes ma almeno keynes-Leontiev con gli effetti della spesa intermedia; anche se nella realtà (io sono abituato a studi locali) resta ben poco in loco e segue le strade delle filiere; ma per TUTTI GLI USA qualcosa resta.

 2 Poi farei una obiezione + radicale ed "austriacante" al moltiplicatore di breve (o anche con effetto via investimenti): ogni volta che fai -e.g. - uno STIMOLO parte una storia diversa, che combina in modo originale effetti di S & D, breve medio e lungo, PER MOTIVI MOLTO SPECIFICI e path- institution- actors-dependent. Pur discutibile, partigiano - agiografico verso Obama nelle conclusioni, un approccio giusto sarebbe allora quello narrativo e d'inchiesta di:

 The New New Deal. The Hidden Story of Change in the Obama Era

By Michael Grunwald

ch'era recensito sul Financial T. del 3 settembre, da Cardiff Garcia.

dici: " agire sulla domanda aggregata abbia effetti solo sul breve termine"

 

Non ci siamo, nessuno insinua questo. Si vuole semplicemente separare gli effetti di breve e lungo termine di una politica fiscale. Una politica neutra di pareggio (piu' spesa finanziata da piu' tasse; o meno tasse permesse da meno spesa) nel breve non ha impatto a livello aggregato (ma ha senza dubbio un impatto redistributivo). Nel lungo termine ha comunque un impatto, ma non necessariamente di crescita, e nell'articolo si cerca di spiegare perche'.

Penso Piga non ritenga che una politica ‘neutra’ a livello di bilancio non abbia impatto a livello aggregato, se non altro proprio per l’aspetto redistributivo, non tanto tra pubblico e privato, ma tra varie fasce di reddito: tassando chi ha maggior propensione al risparmio e aumentando il reddito disponibile di chi ha maggior propensione al consumo la domanda aggregata dovrebbe aumentare.

tassando chi ha maggior propensione al risparmio e aumentando il reddito disponibile di chi ha maggior propensione al consumo la domanda aggregata dovrebbe aumentare.

 

aumenta la domanda aggregata... di un altro paese, forse.

se vuoi tassare ancor di più me che risparmio, io investo parte di quel risparmio per andare a propendere da un'altra parte (se questo investimento mi appare minore della quota che tu mi sottrarresti per i tuoi consumi).

Prendo spunto dall'articolo di A. De Nicola sulla Repubblica di oggi per dire che la Fornero ha correttamente individuato nel cuneo fiscale uno dei principali ostacoli alla ripresa della crescita ma si è evidentemente dimenticata di affrontare organicamente il problema quando avrebbe potuto farlo, ovvero al momento della riforma delle pensioni, quando la ministra ha preferito occuparsi solo delle pensioni future e ha 'perso l'attimo'. 

Infatti se l'aliquota contributiva previdenziale ha raggiunto il 33% non è per garantire le pensioni future ma piuttosto per pagare quelle correnti e sono queste ultime che hanno complessivamente  superato il 16% del PIL (raggiungendo il tasso di incidenza massimo dei paesi industrializzati).  Si potrebbe perfino azzardare che, con le nuove età pensionabili stabilite  (giustamente) dalla Fornero,  le aliquote del 33% sono diventate  eccessive, dal punto di vista dei lavoratori attualmente in attività,  tenuto conto che penalizzano la crescita del PIL che viene utilizzata anche per rivalutare i contributi versati nel calcolo del montante contributivo.

 

perché non li ammazziamo direttamente i pensionati? Oltre a ridurre completamente l'incidenza delle loro pensioni sul PIL, si risparmierebbe notevolmente sulle spese sanitarie (i vecchi tendono ad ammalarsi e ad acciaccarsi).Inoltre le famiglie risparmierebbero sulle badanti rumene ( niente paura: le piú gnocche si potranno riciclare come babysitter). Scusa l'ironia, capisco anche i paradossi del nostro sistema pensionistico, capisco che i trasferimenti incidono maggiormente sul debito  ma, in  un paese come il nostro, mi sembra che sprechi ed inefficienze da tagliare non manchino. Senza andare sempre su pensionati e lavoratori a reddito fisso. Fossero i pensionati tedeschi che si godono il sole di Maiorca, i nostri mantengono mezza famiglia ed escono solo per i funerali e la messa:-)

Secondo te esiste solo la scelta fra 'tutto e niente' ? Almeno la metà del debito pubblico (ma la stima è per difetto) accumulato sino ad ora deriva dalla somma dei deficit pensionistici accumulati negli ultimi due decenni (pensioni pagati in eccesso ai contributi versati e capitalizzati). Non so se a te sembra una cosa normale.

no, non mi sembra normale, ma non è certo l'unica in Italia. Mi sembra ci siano riforme più semplici da fare.

ps

In paese che non si ricorda degli esodati e che ci mette due mesi a calcolare quanti sono, io dubito si possano fare riforme diverse da "tutto o niente".

gli attuali pensionati rimarrebbero avvantaggiati in quanto la loro retribuzione nella vita è stata mediamente più alta, chi è andato in pensione a 45-50 anni avrebbe in ogni caso la pensione minima.

Cerchiamo di stare nell'ambito del sistema pensionistico e non iniziamo a cercare scuse in altri ambiti, anche perchè il sistema pensionistico è una delle più palesi ingiustizie e sarebbe anche il più facile da risolvere "tecnicamente" con un ricalcolo immediato con il contributivo.

Partiamo da questo articolo da me criticabile nei modi in cui è stato presentato:
http://www.linkiesta.it/germania-salari-rischio-povertà

Questo articolo paventa una ipotesi che può accadere in germania paventando la solita storia che altre nazioni alla fine non sono così diverse dalla nostra, questo redattore ipotizza una germania del futuro come l'attuale Italia, PECCATO CHE NON ACCENNA A COME CACCHIO SARA' L'ITALIA IN QUEGLI ANNI.

In Italia molti non avranno neanche la pensione minima, ovvero tutti quelli che saranno in gestione separata o quelli della gestione mista che non raggiungono i 20 anni di contributi come dipendente a cui NON si sommano gli anni di gestione separata.

Io avrei fatto un altro articolo con il titolo: Bluff Germania e Barbona Italia

Sempre che si arrivi vivi alla pensione per  prendere la miseria prevista, perchè vedrete che sarà spostata ai 70 anni con una aspettativa di vita che non crescerà neanche con la medicina futura, ma lo sapete che tanta gente non sta facendo analisi periodiche o delle cure perchè non hanno soldi neanche per ticket?
Parlate con qualche farmacista che magari vi spiega cosa sta accadendo in molte zone dell'italia.

è interessante notare come sui blog tutti definiscano "facile" la riforma delle pensioni. Chissà perché nella vita reale solo governi tecnici di emergenza nazionale hanno osato farle.  Forse perché tanto semplici non sono?

Concordo sulla tua analisi, in futuro le nostre pensioni saranno penose , ma non vedo come il rendere penose quelle attuali migliorerà questa situazione. Vogliamo illuderci che i soldi risparmiati non verranno sprecati ma investiti a tale scopo? Se non vi dispiace io non ci credo e , visto che di strade per favorire la crescita ve ne sono, grazie ai decenni di sprechi, mi concentrerei su quelle

Se intanto si inziasse a tagliare, via ricalcolo con il sistema contributivo, le pensioni superiori a una certa cifra, diciamo 2000 euro al mese per stare larghi, un pochino di spazio per ridurre il cuneo fiscale verrebbe fuori. Almeno scandali come quello di Amato sparirebbero

Caro Amadeus i soldi del debito non hanno etichette; come potresti obiettare se io sostenessi che il 60% del debito deriva dalla corruzione degli ultimi due decenni? (60 X 20 = 1200) o dall'evasione fiscale degli ultimi 12 anni?

una vecchia pubblicità direi che "avete ragione tutti e due!" poichè entrambi mettete in luce l' aspetto che evidentemente, per motivi rispettabilissimi, ritenete più importante.
Dal mio punto di vsita sono entrambi degni della medesima attenzione e soprattutto di un intervento rapido ed incisivo

Credo che la chiave di tutte le discussioni sull'efficacia dei differenti tipi di politiche sia quello affrontato alla fine di questo articolo.

Per valutare correttamente gli effetti di politiche fiscali e/o di spesa pubblica è indispensabile partire dalla condizione iniziale del paese. Aumentare le tasse in un paese in cui la pressione fiscale è del 20% rispetto ad un paese in cui la stessa supera il 50% non avrà probabilmente gli stessi effetti, sia a breve che a lungo termine. Lo stesso vale per le variazioni di spesa pubblica rispetto al PIL, sia in termini assoluti che pro-capite.

Inoltre per la spesa pubblica avranno probabilmente influenza anche la sua composizione ed efficienza. Per esempio la parte corrente rispetto a quella per investimenti, o quella direttamente finanziata dalle tasse rispetto a quella a debito per la composizione. E per l'efficienza vale lo stesso discorso.

Posso pensare per esempio che una riduzione di spesa dovuto ad un aumento della "produttività" nell'erogazione dei servizi abbia effetti piuttosto differenti dalla cancellazione di un intervento pubblico "necessario". Per esempio il supporto alla ripresa delle attività produttive in zone colpite da calamità naturali.

Entrambi sono riduzioni di spesa, ma se la prima posso pensare abbia effetti espansivi, la seconda avrà quasi certamente effetti recessivi.

Pizzati mi scusi ma quale articolo ha letto lei? Credo che debba tornare nel blog del professor Piga e rileggerlo, perché io vi ho trovato scritto: "Ora fate l’ultimo salto logico. Immaginate che a fianco delle politiche di riforma subito lanciate all’avvio dell’euro avessimo accompagnato, sin dal primo manifestarsi della crisi dopo l’affaire Lehman Brothers, una politica fiscale espansiva a supporto della domanda interna per smussare le asperità del ciclo economico. Sommando i due effetti avremmo avuto oggi un debito su PIL dell’80%." Si parla di politica fiscale espansiva, e non di " aumentare la spesa pubblica (finanziandola con tasse) per crescere" come dice lei. Chiedo scusa e torno nel limbo.

Avevo letto bene. La parte che hai citato e' condivisibile, e cioe' se fai una politica fiscale che fa crescere l'economia allora il debito/pil cala.

Il problema nasce quando si specifica dicendo questo:

"politiche fiscali espansive a parità di bilancio (maggiore spesa finanziata da tasse) "

E quindi l'articolo che vuole dare maggior dettaglio su: effetto breve termine e lungo termine, effetto su domanda aggregata, che sia piu' spesa che meno tasse sono considerate espansive, ecc...

Mi scusi ma la sua è una citazione estratta dal contesto. Il Prof. Piga (che tra l'altro non conoscevo prima di questo suo articolo e quindi la ringrazio) il Prof. Piga dicevo, non consiglia assolutamente di adottare politiche espansive in questo frangente, anzi, sostiene che le politiche espansive a parità di bilancio andassero assunte quando si poteva, nel 2006, quando c'era ancora un rapporto debito/PIL più basso di ben 15 punti (a me ne risultano di più tra l'altro). Buonanotte

Se vogliamo stare coi piedi per terra, nel contesto, allora inizio a corrugare fortemente la fronte leggendo: " Immaginate che a fianco delle politiche di riforma subito lanciate all’avvio dell’euro ...". Ecco, devo proprio immaginare, e parecchio, perché non so voi ma io di "riforme subito lanciate all'avvio dell'euro" proprio non ne ho viste. A meno che non si intenda il lancio verso il cestino, stile basket.  Anche perché se fossero state avviate per tempo non saremmo stati nella situazione in cui ci siamo trovati l'estate scorsa. Governi di CS e di CD si sono sempre dati da fare per rassicurare: va bene così, il nostro sistema previdenziale è il migliore del mondo, è in equilibrio, guai a toccare qui o toccare là.

C'è un altra questione poi da sottolineare, sempre per rimanere realisti ed ancorati al contesto italiano. Se avessimo avuto per 10 anni una crescita del PIL dell'1% o superiore (che a fronte di una crescita dell'economia crea un aumento di gettito) , credete veramente che i politici non ne avrebbero subito approfittato spendere questo inatteso tesoretto? Altro che 80% del PIL, saremmo rimasti tra il 110 ed il 120%!

Mi pare quindi che l'articolo citato immagini situazioni che non si sono verificate (niente riforme dopo l'euro e niente politica espansiva ai primi segnali di crisi 2008) e che con buona probabilità anche se si fossero verificati sarebbero stati sprecati esattamente come abbiamo sprecato, dopo l'ingresso nell'euro, l'abbassamento dei tassi di interessi trasformando il risparmio di spesa in altra spesa, come ben illustrato tempo fa in queste colonne.

Ehm... esiste il LEGGERISSIMO problema che il concetto di "politica fiscale espansiva a parità di bilancio" è un ossimoro.  Un po' come dire "svuotare il secchio mantenendo l'acqua allo stesso livello".

Credo che questo sia dovuto al pensare a Keynes come alibi per sostenere la spesa pubblica tout-court senza riflettere su cosa significa l'equazione della domanda aggregata. Anche una rapida occhiata mostra come aumentare la spesa pubblica finanziandola con le tasse sia un gioco vantaggioso solo supponendo che gli agenti privati avrebbero messo i soldi di quelle tasse sotto il materasso.

Il problema, in parte, sta proprio nel fatto che oggi molti i soldi li mettono proprio nel materasso, figurativamente parlando. Bund tedeschi e oro sono il materasso moderno.

Perchè se io uso 1000 euro per comperare oro questi euro svaniscono dalla circolazione?

A me risulta che escono dalle mie disponibilità e vanno in tasca di chi mi ha venduto l'oro, finchè FISICAMENTE io non prendo la carta moneta e la metto dietro una mattonella questi soldi sono sempre in circolazione, e un eventuale cambio di destinazione fatto prelevandoli sotto forma di tasse e usandoli come spesa pubblica non li moltiplica nè li fa evaporare.

Anche usarli per l'acquisto di Bund non li fa sparire, al limite finiscono nelle disponibilità di qualche venditore crucco....

Alla fine, visto che sono soldi che finiscono all'estero (non mi risulta che l'Italia abbia miniere d'oro e i bund tedeschi sono appunto tedeschi), l'effetto è di togliere soldi dalla circolazione in Italia, assolutamente analogo a quello di metterli sotto il materasso. In pratica escono dal nostro circuito investimenti/produzione/consumo per entrare nel circuito di qualcun altro.

Mettere i soldi nel materasso comunque significa, in buona sostanza, non utilizzare risorse reali disponibili per promuovere l'investimento e la produzione di beni. Un contadino che ha un campo che potenzialmente potrebbe produrre il doppio ma, soddisfatto di ciò che ottiene, passa il suo tempo all'osteria sta "mettendo i soldi nel materasso". E' assolutamente vero che magari in quel preciso momento quell'extra-produzione non gli serve ma è altrettanto vero che producendo di più avrebbe le risorse per rinnovare pian piano gli alberi da frutta che ha nel suo campo. Quegli alberi magari daranno frutta fino a che lui vive ma quando il campo passerà al figlio saranno ormai anch'essi alla fine del loro ciclo produttivo. E a quel punto non ci sarà più produzione di frutta.

Il problema della spesa pubblica nasce dal fatto che vi sono situazioni in cui i privati "mettono i soldi nel materasso", non investono perché soddisfatti di ciò che hanno. In fondo un grande industriale a un certo punto può lasciare morire la fabbrica per consunzione e tranquillamente campare di rendita. Ma questo toglierà una fonte di produzione ai suoi figli e ai figli dei suoi operai.

A quel punto entra in gioco la "spesa pubblica" in quanto rappresentante degli interessi anche futuri di tutti. Preleva, con vari meccanismi siano essi coercitivi come la tassazione o volontari, come la sottoscizione di buoni del tesoro, i "soldi nel materasso" e li impiega per nuove attività produttive. O almeno dovrebbe farlo. Nella realtà dei fatti l'efficienza della mano pubblica è così bassa che finisce per distruggere quelle risorse se non, addirittura, per regalarle ad amici ed amici degli amici riproponendo il problema tale e quale a come si era inizialmente presentato.

Poiché mettere i "soldi nel materasso" è una naturale tendenza dell'essere umano, probabilmente ineliminabile a livello di singolo individuo,  è assolutamente necessario avere meccanismi di mobilitazione delle risorse altrimenti inutilizzate.

Fino a ora il dibattito si è polarizzato sulla dicotomia pubblico-privato con schieramenti pronti a difendere la propria ideologia. Nella realtà entrambe le cose finiscono per funzionare male e la soluzione forse non è neanche quella mista che probabilmente finisce per mescolare il peggio di entrambi i sistemi, salvo magari in Scandinavia. A mio avviso il dibattito dovrebbe superare questa contrapposizione per arrivare alla famosa terza via di cui tutti parlano ma nessuno sa cosa sia. Io la vedo come una via che sia gestita direttamente dalla cittadinanza senza i meccanismi di delega all'autorità statale ma francamente non so andare oltre.

Carissimi economisti de Chicago, saluti.

E' inutile discutere di modelli parziali e moltiplicati fantasiosi di propensione al consumo. Il punto cari miei è che le politiche che sono alla base del lavoro del vostro guru Monti sono volutamente recessive. L'unica possibilità di finanziare domanda aggregata dallo Stato, favorendo politiche di crescita a lungo termine è finanziare infrastrutture con emissione di nuova moneta. Se vi preoccupa l'inflazione, non so se vi sieti accorti della caduta della massa monetaria in Italia da quando il Guru bocconiano è al governo.  Siamo in piena crisi di liquidità di tutto il sistema Italia. Già ma voi state a Chicago e leggete il corriere della sera. queste cose non le potete sapere. Provate a farvi pagare le lezioni di un corso svolto da una università italiana e vedete che vuol dire che il denaro in italia non ce n'é. sarebbe il caso di metterne un pò in circolo che ve ne pare?

Ma che bella teoria.

Più lo stato spende, più l'economia cresce.

Ma pensa un pò.  Dopo quarant'anni che i ns. governanti si sgolano per dirci che ce la stanno mettendo tutta per diminuire la spesa pubblica . . . senza riuscirci.

Pensa un pò, che neanche quell'invasato anitistatalista di Brunetta (ancorché proveniente dal PSI) è riuscito a cavare un ragno dal buco. Neanche a "rallentare" la crescita costante della spesa pubblica. La quale è un tank inarrestabile.

Non c'è bisogno di teorizzare i benefici della sua crescita. Lo fa da sola, ad un ritmo in tendenza esponenziale, come un Blog che assorbe tutto (specialmente il portatfoglio delle attività remunerative).

Ma non c'è bisogno di essere Keynesiani (neo o post o vetero o rinco).  Il nostro, se ancora qualcuno non se ne è accorto, è uno degli ultimi stati socialisti.

Ma nessuno si rende conto che il ns. singolare Stato, anziché occuparsi dei suoi compiti, fa tutt'altro? Dal Festival di San Remo, alla coltivazione dei pomodori, alle operazioni a cuore aperto, ad insegnare la "Storia" (direi: la propaganda) ai ns. giovani?

Ma qualcuno si rende conto che quest'ultimo stato socialista va finalmente smantellato, e tutte le sue innumerevoli attività privatizzate? Che non vuol dire che non debba esistere un sistema assistenziale, al contrario. Ma chi l'ha detto che tutte queste attività le debba svolgere direttamente lo Stato?

A parte gli scherzi, ovvero le amenità di questo articolo che si proccupa di dissertare su teorie già fatte a pezzi da 50 anni da Friedman, Hayek ed altri venti premi nobel:  e' questo, ciò che contesto in questo progetto dei 10 punti.

Che a parte il decimo (quello del ns. buon Forti, che però non ha neanche l'approvazione dei decani), tutto il resto è poca roba, già sentita e super-trita.

Deflazione

maresp 11/9/2012 - 20:28

Caro Guido,
tutto quello che tu dici è vero. nel senzo che un paese dove il 55% del pil passa attraverso le mani dello stato ha qualcosa di insano. Il problema grave però è che l'economia italiana sta collassando. Perchè le politiche deflattive, in presenza di crisi di debito, portano al collasso. è matematico. per cui tutti i nostri discorsi sui massimi sistemi, ovvero quale società sia meglio tentare di costruire valgono poco se la società non esiste più. il rischio è questo. in questo momento l'unica soluzione è che qualcuno emetta moneta per fare qualcosa di utile (infrastrutture) senza creare debito. questo qualcuno può essere solo lo stato.

Caro Maresp, lascia perdere le infrastrutture, che non servono a niente.

Il problema per le aziende è il livello di pressione fiscale.

Come fai, col 60 o 70%, a competere contro chi ha il 15%?

Allora mi dirai: ma la colpa è del debito! Come uscirne?

Prima di tutto, vediamo se è poi legale che il 20% del gettito fiscale vada alle banche. Secondo me c'è qualche articolino nella ns. costituzione, magari proprio il nr.1, che non sembra essere daccordo.

Ma poniamo che lo vogliamo pagare, questo debito. Massì, che sarà sarà.

Intanto, prepariamoci la scialuppa di salvataggio.

Prendiamo la regione messa peggio di tutte (la Sicilia) e dotiamola di uno statuto veramente speciale:  un sistema giuridico democratico e liberale da far invidia alla svizzera, con livelli di imposizione fiscale tra il 10 ed il 15%, IVA 5%, articolo 81 cancellato, servizi tutti privatizzati (anche sanità e scuola), libertà di impresa come negli anni '50, politica monetaria ed economica pubblica tipo svizzero, e che se spendi una lira in più della crescita prevista (investimenti) ti appendono per le palle tutta la vita, sistema previdenziale ed assistenziale tipo elvetico (il migliore al mondo) ma ottimizzato (privatizzata anche la scuola).

E con una moneta tutta sua.

Poiché nel giro di 18 mesi, anziché  essere un peso per lo Stato, diverrà la Hong Kong del mediterraneo, scommettiamo che le altre regioni faranno a botte (tutte sui partiti-che ne usciranno cancellati) per fare uguale?

E il debito lo ripaghi subito: con la rottamazione di tutti gli euro circolanti. E riparti con debito zero in una nuova valuta che sta viaggiando alla grande, ed un sistema giuridico senza rivali. 

Dov'è l'errore?

Prendiamo la regione messa peggio di tutte (la Sicilia) e dotiamola di uno statuto veramente speciale:  un sistema giuridico democratico e liberale da far invidia alla svizzera, con livelli di imposizione fiscale tra il 10 ed il 15%, IVA 5%, articolo 81 cancellato, servizi tutti privatizzati (anche sanità e scuola), libertà di impresa come negli anni '50, politica monetaria ed economica pubblica tipo svizzero, e che se spendi una lira in più della crescita prevista (investimenti) ti appendono per le palle tutta la vita, sistema previdenziale ed assistenziale tipo elvetico (il migliore al mondo) ma ottimizzato (privatizzata anche la scuola).

E con una moneta tutta sua.

Poiché nel giro di 18 mesi, anziché  essere un peso per lo Stato, diverrà la Hong Kong del mediterraneo, scommettiamo che le altre regioni faranno a botte (tutte sui partiti-che ne usciranno cancellati) per fare uguale?

E il debito lo ripaghi subito: con la rottamazione di tutti gli euro circolanti. E riparti con debito zero in una nuova valuta che sta viaggiando alla grande, ed un sistema giuridico senza rivali. 

Dov'è l'errore?

Che sono siciliani, non svizzeri? Tra lo svizzero che vota per aumentarsi la benzina in modo da non avere italiani il fine settimana a rompere e il siciliano che promette il voto in cambio di un certo quantitativo di pasta solo io vedo differenze economiche, culturali e sociali ***.

Lo dico senza ombra di razzismo, mi piacciono molto i siciliani e ne ammiro parecchi, ma è la regione cui sono stati dati più fondi e che ha la maggior autonomia (almeno sulla carta) dopo Alto Adige e la Val d'Aosta. I risultati mi sembrano diversi, probabilmente perchè ci sono problemi che vanno oltre la tassazione e le normative del lavoro!

E poi, perchè non prendiamo la regione messa meglio di tutte per fare questo esperimento sociale?

Perche in Italia bisogna sempre aiutare chi resta indietro e mai chi dimostra di esser più bravo? 

 

PS

***e anche di tempo! Il paragone, pur basato su due persone che ho realmente conosciuto, non è onesto in quanto un fatto avveniva circa 15 anni fa, l'altro negli anni '60. Però rendeva il concetto (o almeno così credo)

Grazie del tentativo, ma dire "i siciliani non sono svizzeri" non basta per demolire la proposta.

Sono emiliano, ma non penso che i siciliani debbano invidiare nulla agli svizzeri, se non il sistema giuridico.

Come sosteneva Von Hayek:  "un mercato è un sistema giuridico".

Non diceva "una particolare etnia".

Ne aggiungo una mia: sono le regole a fare bello un gioco, non i giocatori. Specialmente quando si tratta di milioni di persone.

 

Quindi se applichiamo il “sistema giuridico” svizzero in Burundi o in Messico questi paesi diventerebbero delle ridenti confederazioni elvetiche? Immagino sia ovviamente  vero anche il contrario: se la svizzera avesse il sistema messicano, Lugano si trasformerebbe inesorabilmente e senza appello nella Ciudad Juarez d’europa?

Quindi, se 20 anni fa, Italia e Germania si fossero scambiati gli abitanti, senza cambiare il “sistema giuridico”, oggi noi da Berlino guideremmo l’Europa e i tedeschi da Roma sarebbero alle prese con il governo tecnico del professor Gebirge ?

Oppure: come mai in Romagna o nelle Marche con lo stesso “sistema giuridico” hanno risultati diversi dalla Sicilia ?

Sembra tu abbia fatto una versione “liberista” del Comunismo dove gli uomini sono tutti uguali e non contan nulla, contano solo le regole.

Il capitale umano non lo consideri ?

Chiarisco due cose: 

1 non sto denigrando o sminuendo i siciliani! Dico solo i siciliani non sono gli svizzeri e magari non vogliono neanche esserlo e, potessero scegliersi da loro come governarsi, dobbiamo assumere che forse farebbero delle scelte diverse.

2 non sto dicendo che il “sistema giuridico” non serve , anch’io lo ritengo importantissimo ma non è la panacea che la applichi dall’alto e risolvi tutto.

Il sistema deve essere scelto e accettato, se viene imposto deve essere capito e infine accettato. Questo processo, questo cambio di mentalità richiede tempo, perchè questo è un gioco dove i giocatori si scelgono le regole e, soprattutto, scelgono come farle applicare. 

Per questo i giocatori sono importanti ! Non è per caso che gli italiani si sono dati regole differenti dai tedeschi.

Ps

Un esempio scherzoso: in entrambi i paesi le lezioni universitarie per regola iniziano all’ora X. In Germania è riprovevole non essere puntuali, noi abbiamo inventato il quarto d’ora accademico. 

 

non l'ho abbiamo inventato noi :

http://en.wikipedia.org/wiki/Academic_quarter_(class_timing)

Egregio Ruggero,

Se si parla di "Demcrazia" o di "Liberalismo" non si parla di svizzera, ma di concetti universali.

Il fatto che quella svizzera sia l'unica istituzione al mondo a meritare la definizione di "democrazia semi-diretta", non dipende dall'etnia svizzera, che peraltro è del tutto disuniforme (4 lingue, 4 religioni diverse, emigrati da tutto il mondo - anche siciliani).

La filosofia di liberale, poi, è ancor più universale. Sostiene semplicemente che l'Uomo è portatore di diritti innati, che il sistema giuridico (Diritto) ha il compito di difendere (in particolare: contro i suoi simili e contro l'autorità pubblica).

 

E poi, basta colpevolizzare il cittadino italiano. Questi non fa altro che adattarsi alle regole. Se sono idiote, ovvero contrarie all'interesse sia suo che comune, le aggira, in un modo o nell'altro.  Salus populi suprema lex.  La colpa è sempre del sistema.  Il nostro, non funziona. E' necessario cambiarlo. 

Ed io non sprecherò una parola di più, su un concetto così evidente.

Corrado, comprendo le tue argomentazioni ma considera la GT. Le regole condizionano il comportamento dei giocatori. O tu giochi a scacchi come giocheresti a morra? Chiaro che le regole, cosi' come le osserviamo nella pratica, sono il frutto di un equilibrio (di Nash?) e quindi mostrano il punto di sella locale tra tendenze diverse. Questo spiega perché a Berlino le regole sono diverse da Palermo.  O perché il Leone ha una struttura sociale diversa dal Leopardo (gli equilibri di Nash valgono anche in natura, come ha ben argomentato Dawkins).  Tuttavia noi, a differenza di Leoni e Leopardi abbiamo il pallino in mano e possiamo, se vogliamo, cambiare le regole per indurre comportamenti migliori.

Se non abbiamo questa speranza, quest'idea progettuale, mi spieghi cosa siamo qui a discutere?

Francesco ma è proprio perchè le regole possono indurre comportamenti migliori che siamo qui a discutere.

Siamo a discutere quali regole siano più adatte ad ottenere i comportamenti migliori  stante la situazione di partenza.

Lascia stare gli scacchi, parliamo di Dama: le regole son le stesse ma nei fatti ogni regione italiana le adatta e gioca in modo diverso (chi "soffia", chi può rifar la mossa ecc ecc).

Le mie argomentazioni vogliono solamente contestare la faciloneria di chi pensa che basti appliccare pedissequamente quel che funziona in un paese ad un altro, oltretutto calandolo dall’alto, per ottenere gli stessi risultati in un batter d’occhio, senza considerare il capitale umano, la cultura, gli "equilibri".

Questi son i figli di quelli che “italianizzeremo l’alto adige” adesso “svizzererano la Sicilia”

Ragionando come Cacciaro rischiamo di trovarci ad avere un mucchio di leggi inapplicate perchè non comprese e non volute, insomma un’altro buco nell’acqua, un’altra riforma all’italiana. 

Preferisco discutere prima per evitare di lamentarmi dopo, tutto qui.

Un esempio di quel che intendo potrebbe essere il divieto di fumare nei locali pubblici. Finché  la sanzione era comminata al fumatore i cartelli erano bellamente ignorati!  La regola c'era come all'estero, ma non funzionava. Poi si è deciso di comminare la sanzione anche al proprietario del locale, ottenendo il doppio risultato che lui ti impedisce di fumare e che l’italiano medio si sente un infame (o comunque in imbarazzo) a far prendere la multa al proprietario. 

La regola è ancora la stessa, ma ora funziona (cioè induce il comportamento desiderato) perchè è applicata in modo più adatto alla nostra cultura.

Simple as that.

Insomma un frac è sempre un frac, ti rende più elegante, ma non puoi mettere lo stesso frac a me e a Bud Spencer, devi adattarlo in sartoria ...e magari Bud Spencer sarebbe più a suo agio con un completo sportivo. 

 

Ho capito il tuo ragionamento ma credo che ci sia un equivoco. Ci sono regole (non direttamente applicabili ovunque senza essere modellate localemente) e ci sono meta-regole, cioè un sistema istituzionale di base, fondante il modo di intendere e costituire le regole stesse. Il federalismo è un simile sistema e non è un caso che la struttura federale americana sia stata attinta dalle fasi preparatorie di quella svizzera, adattata e ripresa a sua volta poi dagli svizzeri stessi. La stessa la troviamo in australia (e poi quella usa è stata clonata in gran parte dell'america latina).

Come è possibile che paesi cosi' diversi per dimensioni e culture abbiano una base costitutiva cosi' simile? Ora non so cosa intenda Cacciari quando vuole svizzerizzare la sicilia ma io lo intendo come dare alla sicilia (o altro territorio grande o piccolo) un sistema costituzionale basato sulle meta-regole federaliste. Non si tratta per me di fotocopiare regole o modelli ma di comprendere certi principi e come si realizzano tramite un determinato sistema di meta-regole che finisce per essere base costitutiva di paesi anche molto diversi tra loro.

scusa Francesco dici che hai capito il ragionamento, ma poi parli come se io avessi negato la possibilità della Sicilia di diventare federale!? Io non sto confondendo regole e metaregole .Sto dicendo ad altri di non farlo.Quel che penso del federalismo si può riassumere con il tuo ultimo periodo che inizia con "non si tratta...".

 

Siamo a discutere quali regole siano più adatte ad ottenere i comportamenti migliori  stante la situazione di partenza. 

Lascia stare gli scacchi, parliamo di Dama: le regole son le stesse ma nei fatti ogni regione italiana le adatta e gioca in modo diverso (chi "soffia", chi può rifar la mossa ecc ecc).

Peccato che con certe regole che riesci ad applicare in italia non vai dai nessuna parte, le partita a dama con le altre nazioni le perderai sempre, non puoi competere con nazioni che hanno determinate regole  e che riescono ad applicare, inoltre puoi vincere qualche battaglia con le italianissime e applcabili soluzioni creative , ma adesso con la globalizzazione non vinci la guerra.

 

Le mie argomentazioni vogliono solamente contestare la faciloneria di chi pensa che basti appliccare pedissequamente quel che funziona in un paese ad un altro, oltretutto calandolo dall’alto, per ottenere gli stessi risultati in un batter d’occhio, senza considerare il capitale umano, la cultura, gli "equilibri".

Io ho sempre espresso perplessità su molte delle soluzioni proposte da nFA proprio per inapplicabilità al contesto italiano e spesso per la loro linearità, ovvero mantenimento di ingiustizie perchè non efficaci nell'entrare nel merito.

 

Un esempio di quel che intendo potrebbe essere il divieto di fumare nei locali pubblici. Finché  la sanzione era comminata al fumatore i cartelli erano bellamente ignorati!  La regola c'era come all'estero, ma non funzionava. Poi si è deciso di comminare la sanzione anche al proprietario del locale, ottenendo il doppio risultato che lui ti impedisce di fumare e che l’italiano medio si sente un infame (o comunque in imbarazzo) a far prendere la multa al proprietario. 
La regola è ancora la stessa, ma ora funziona (cioè induce il comportamento desiderato) perchè è applicata in modo più adatto alla nostra cultura.

 

Ovvero non si riesce ad applicare le regole che funzionano in qualsiasi paese civile perchè non c'è cultura del rispetto degli altri E perchè NON è PRESENTE UNA ORGANIZZAZIONE EFFICIENTE CHE APPLICA CONTROLLO E SANZIONI, allora APPLICHI UNA PEZZA.
Con la nostra cultura non vai da nessuna parte perchè NON POTRAI MAI INVENTARTI UNA PEZZA per tutti i nostri casini/inciviltà,  e anche nella remota ipotesi di riuscirci  è come se avessi montato un puzzle con la forma dell'italia, le altra nazioni ci danno un  COLPO E IL PUZZLE SI FRANTUMA (si rompe qualcosa anche negli altri ma buona parte rimane intero). 

 

Se non abbiamo chiare in mente le finalità e pensiamo di diventare come gli altri con la nostra cultura non raggiungeremo mai l'obiettivo di competere e diventare persone civile.
L'unica soluzione non è costruire un sistema puzzle di pezze, ma di mettere le pezze all'interno di un processo costruttivo che dovrà portare un cambio culturale e organizzativo/tecnologico.

 

Se in italia si deve fare seriamente  un'attività che deve portare ad una infrastruttura organizzata ed efficiente, stai certo che nel piano operativo si dovranno mettere non poche pezze, ma insieme ci dovranno essere delle attività costruttive per arrivare ad avere una infrastruttura organizzativa e tecnologica effciente. 

 

La finalità vera del lungo processo da attuare è il cambio culturale, avvicinarci il più possibile a quella dei paesi civili ed organizzati, non mantenere questa cacchio di cultura

 

Nel post dell'8 sett. il Prof Piga fa una puntualizzazione sul suo pensiero  (che espone da quando è nato il suo blog): lui parla di spesa pubblica finanziata da tasse per contrastare l'avvitamento congiunturale, non stimolare la crescita di lungo termine.

Inoltre Piga mette in dubbio l'efficacia, in termini di politica anticiclica opposta, cioè quella di una diminuzione delle tasse (e contestuale diminuzione della spesa pubblica per non aumentare il debito) perché in un momento nel quale la propensione al risparmio aumenta per il gioco delle aspettative negative, una certa percentuale di ogni euro di tasse risparmiate non alimenterà la domanda (a meno che non riprendano gli investimenti, ma questi sono ugualmente frenati dal gioco delle aspettative).

Ho interagito più volte con il Prof nel suo blog e, posso testimoniare dalle risposte che ha puntualmente dato, nonché da quanto scrive negli articoli, che anche lui ha ben chiaro il "corto respiro" di interventi di spesa pubblica, al limite anche in investimenti, se non è accompagnata da misure che agiscano positivamente sul potenziale, quindi, come si direbbe, dal lato dell'offerta.

C'è, inoltre, una preoccupazione di fondo sull'avvitamento recessivo, che preoccupa  il professore e, credo,  non solo lui: gli effetti strutturali del deterioramento, impoverimento e  chiusura di parti significative del nostro sistema industriale per mancanza di investimenti (frenati dal calo della domanda interna).

Cito solo l'esempio più recente e più preoccupante: la decisione di Fiat di non investire a breve  in nuovi modelli e, conseguentemente, chiudere impianti.

Non so se esistono studi su questo aspetto (cioè suggli effetti duraturi di disertificazione industriale dovute all'arresto degli investimenti a seguito di recessione prolungata), ma in termini logici la preoccupazione sembra molto sensata.

Ed attenzione, la storia ci insegna che una volta che il deserto a preso il posto dei capannoni (o meglio, dopo che abbiamo aperti supermercati o palestre o scuole di danza in quei capannoni dove fino a poco prima si producevano beni), quasi mai l'industria ritorna!

 

...in un momento nel quale la propensione al risparmio aumenta per il gioco delle aspettative negative, una certa percentuale di ogni euro di tasse risparmiate non alimenterà la domanda...

Chiedo lumi a chi ne sa piu' di me. Da quando c'è la crisi si racconta delle crescita delle famiglie che non riescono arrivare alla quarta settimana ed ormai alla terza. Dando per scontato che il fenomeno sia vero e non invenzione giornalistica, diminuire le imposte ed il prelievo contributivo per i redditi piu' bassi comporterà un netto in busta piu' alto e quindi, per quei casi, maggiori consumi. Forse arriveranno a fine mese. Ricordo anche il punto 5 del nostro decalogo. Personalmente ritengo che dovremmo abbassare l'imposizione sulle imprese e per quella delle persone fisiche che si debba innalzare la fascia di esenzione. Per i contributi previdenziali ritengo che i risparmi di spesa ottenuti con le riforme debbano per prima cosa essere convertiti in un abbassamento delle aliquote di prelievo per i bassi redditi  (solo la parte a carico del lavoratore) oltre ad un abbassamento generale per tutti. In questo modo, correggetemi se sbaglio, risparmi di spesa e abbassamento della pressione fiscale possono alimentare la domanda.

Questo studio è interessante (trovato grazie a Phastidio) Speriamo non lo leggano i nostri politici :-)

Tanto per giocare un po’ con gli ossimori: chissà se è più “espansivo” il “neutralismo” del Prof. Piga (+ tasse e + spesa) o quello caldeggiato da NFA (- tasse – spesa).

Il primo sembra aggredire meglio e in modo più diretto la cosiddetta “trappola della liquidità”, il secondo, raccomandabile sul lungo, potrebbe innescare meccanismi di fiducia anche sul breve. Per districare la matassa è senz’ altro utile leggere l’ intervento di Giulio Zanella nel frattempo postato sul blog (“meglio aumentare le tasse o ridurre la spesa?”). 

La “soluzione Piga” avrebbe il pregio di non aggravare il deficit disincentivando l’ accumulo di liquidità a fronte delle incertezze della crisi. La soluzione NFA ha il pregio di non aggravare il deficit e affidare la distribuzione della spesa all’ oculatezza del settore privato.

Ma forse esiste una soluzione equivalente che, pur difettosa, cumula i due pregi: creare aspettative inflazioniste. L’ inflazione è pur sempre una tassa (contento Piga che vorrebbe garantire la neutralità alzando le tasse) ma è anche una tassa sulla liquidità detenuta dai privati che sarebbero incentivati a spendere (contento NFA che vorrebbe affidare la spesa al settore privato).

Pare che la Svezia attuerà una politica fiscale "di mezzo" rispetto a (- tasse, -spesa) e (+ tasse, + spesa): in questo articolo de Linkiesta http://www.linkiesta.it/svezia-stimolo-fiscale-economia si dice che la Svezia adotterà la combinazione (-tasse, +spesa) per rilanciare l'economia.

Il primo ministro svedese dice che possono farlo grazie al surplus accumulato negli scorsi anni e al basso rapporto debito pubblico/PIL, quindi sembrerebbe che questa soluzione non si possa applicare all'Italia: è così?

Cosa dice la letteratura economica a proposito di questa combinazione, e già che ci siamo anche di (+tasse, -spesa pubblica)?

il surplus svedese è stato accumulato, apartire dal 1994,  grazie e -spesa e -tasse, come discusso qui. Se oggi possono adottare diverse "combinazioni" è perché non hanno alcuun decino da fermare.

Göran Persson

valerio 23/9/2012 - 09:14

Non capisco però perchè su fermareildeclino.it si dica che il taglio delle tasse e della spesa è stata fatta dalla coalizione moderata-liberale , quando chiaramente i maggiori tagli alla spesa sono stati fatti tra il 1993 e il 2006, quando il governo svedese è stato guidato per 10 anni da Göran Persson del partito socialdemocratico.

 

Sembra la solita malattia italiana di tirar acqua al proprio mulino quando l'evidenza è chiaramente contrastante.

L'evidenza che in sè potrebbe essere ancor più vantaggiosa dato che dimostra che i tagli alla spesa pubblica e alle tasse è risultata essere una politica vantaggiosa, lungimirante e responsabile anche se effettuata dalla sinistra storica.

 

hollande fa Monti essendo eletto- vedasi se funziona

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti