Il potere d'acquisto nelle regioni italiane

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Quando si paragona il potere d'acquisto del reddito pro capite di paesi diversi occorre tener conto del tasso di cambio e del diverso livello generale dei prezzi in ciascun paese. Quando guardiamo alle differenti regioni di un singolo paese, un ulteriore elemento entra in gioco: la redistribuzione del reddito che avviene tramite tassazione e spesa pubblica. Cosa succede al potere d'acquisto nelle diverse regioni italiane quando entrambi questi elementi sono presi in considerazione?

Per comparare a livello internazionale il potere d'acquisto di due paesi occorre tenere conto sia del tasso di cambio sia del diverso livello dei prezzi nei due paesi. Quanto può comprare una sterlina guadagnata in Gran Bretagna rispetto ad uno yen guadagnato in Giappone dipende quindi dal cambio tra sterlina e yen e dai prezzi dei beni di consumo in Gran Bretagna e in Giappone.

Il cambio di valuta sparisce come fattore se i paesi utilizzano la stessa moneta, come nel caso dei paesi dell'area euro, ma il livello dei prezzi rimane rilevante. Un euro guadagnato in Finlandia non ha lo stesso potere d'acquisto di un euro guadagnato in Portogallo. I beni di consumo possono avere prezzi ben diversi anche all'interno della stessa area monetaria. Finlandesi e portoghesi vivono in mercati distanti ed eterogenei, e per paragonare il potere d'acquisto del loro reddito è fondamentale considerare i prezzi dei rispettivi beni di consumo.

Anche all'interno di diversi stati, specie i più ampi, esiste una notevole diversità, e se si vuole paragonare il reddito di regioni all'interno di uno stato serve applicare lo stesso ragionamento del potere d'acquisto. Eurostat rende disponibili dati sui PIL regionali, e da la possibilità di visualizzarli sia in euro correnti che rielaborati per parità di potere d'acquisto. Con mia grande sorpresa ho notato che i prezzi utilizzati per rielaborare i PIL regionali, sono i prezzi nazionali. In sostanza, se si vuole paragonare il PIL veneto con quello bavarese, Eurostat fornisce una rielaborazione tenendo conto dei prezzi medi in Italia e in Germania. Ma se si vuole paragonare il PIL veneto con quello siciliano, non sono facilmente disponibili indici di prezzi regionali.

L'Istat cataloga l'andamento dei prezzi sia per regione che per provincia, ma sono disponibili solo come indici di inflazione. In altre parole è possibile conoscere l'inflazione mensile in Veneto e in Sicilia negli ultimi 15 anni, ma non ho trovato immediatamente disponibile la differenza di prezzo tra un paniere siciliano e un paniere veneto. Sappiamo di quanto aumentano i prezzi a Vicenza e Messina, ma non sappiamo se comprare un litro di latte, mezzo chilo di pane, due etti di formaggio, un paio di scarpe e un materasso oggi costa di più a Vicenza o a Messina.

I dati grezzi per fare questo calcolo esistono certamente, ma disponibile su internet ho trovato solo questo studio del 2009 fatto dalla Banca d'Italia basandosi su dati dell'ISTAT, del Ministero dello Sviluppo Economico, e della Banca d'Italia stessa. La tavola A2 dello studio mette in risalto la divergenza di prezzi tra regioni secondo diverse stime. Tutte le diverse stime presenti nella tabella, che si basano su metodologie diverse, concludono che al Nord i prezzi sono mediamente più alti del 25%-30% rispetto al Sud.

Dunque, se questa è la differenza di prezzi dei beni di consumo in varie regioni, qual è il PIL regionale normalizzato per parità di potere d'acquisto? Per avere un paragone interregionale accurato del PIL pro capite non basta basarsi sulla differenza di prezzi, ma bisogna tenere conto di un secondo fattore, forse ancora più importante.

Quando si paragona il reddito medio tra vari paesi si utilizza come statistica il reddito lordo, o il Prodotto Interno Lordo (PIL). Non ha importanza guardare al reddito netto, disponibile dopo le tasse, perché a livello aggregato le entrate fiscali vengono redistribuite come spesa pubblica. Gli irlandesi avranno anche un reddito netto ben superiore a quello svedese, perché in Irlanda la pressione fiscale è notevolmente più bassa della socialdemocratica Svezia. Ma a livello aggregato gli svedesi ricevono indietro le loro tasse sotto forma di servizio pubblico. Per questo è più attendibile paragonare il PIL, oppure il redditi lordo, perché indirettamente include anche i servizi pubblici che un cittadino riceve.

Questo non è altrettanto vero se vogliamo paragonare i PIL tra regioni di uno stesso stato. Le regioni non sono stati indipendenti che reinvestono autonomamente le proprie risorse fiscali sotto forma di servizi pubblici solo nel proprio territorio. Specie in stati centralisti come quello italiano, il residuo fiscale può essere notevolmente negativo in alcune regioni, e positivo in altre. Dopo i prezzi, il residuo fiscale è il secondo fattore da considerare se vogliamo paragonare il reddito medio tra regioni.

Un paragone serio del potere d'acquisto regionale deve tener conto sia delle notevoli differenze in residuo fiscale che dei diversi poteri d'acquisto dovuti ad un costo della vita molto eterogeneo all'interno dello stato italiano. In quanto segue presento i PIL pro capite regionali tenendo conto di entrambi questi fattori, sia la differenza regionale di prezzi che la differenza in residuo fiscale.

Prima di tutto, ecco la distribuzione regionale della pressione fiscale procapite.

Nota: Dati 2007 forniti dai Conti Pubblici Territoriali del Ministero del Tesoro italiano, suddivisi per popolazione regionale (dati Istat presi da qui e qui)

Ho utilizzato il totale di entrate fiscali (irpef, iva, irap, bollo auto...) diviso per la popolazione residente per sottolineare lo stereotipo del ricco Nord e del povero Sud. Certo che chi paga le tasse a Napoli le paga in percentuale tanto quanto in qualsiasi altra parte dello stato italiano, ma utilizzando la cifra aggregata risalta che ci sono meno tasse pagate al Sud rispetto al Nord. In parte questo è dovuto ad una distribuzione geografica del reddito lordo (più poveri al Sud che al Nord), ma come già documentato questo è accentuato da una più elevata evasione fiscale al Sud. Il fattore geografico viene evidenziato colorando le regioni settentrionali di verde, quelle centrali di bianco, e quelle meridionali di rosso.

Questo secondo grafico presenta i PIL pro capite regionali, che hanno una distribuzione regionale meno accentuata rispetto alle tasse. Ciò è appunto dovuto alla distribuzione geografica del sommerso.

Nota: Dati 2007 forniti da ISTAT

I dati su questo PIL regionale pro capite rappresentano il reddito lordo medio in ogni regione. Se fossero degli stati indipendenti quanto viene prelevato da questo lordo viene restituito in servizi pubblici, perciò il PIL procapite diventa una decente approssimazione del benessere medio. Questo non è vero per le regioni all'interno di uno stato, soprattutto se molto centralista come l'Italia. Se da un reddito lordo vengono sottratte più tasse di quanto si riceve indietro in servizi pubblici, è chiaro che questo influenza il livello medio di benessere. Quindi, per valutare l'effettivo potere d'acquisto regionale, bisogna aggiustare i valori di PIL pro capite per i rispettivi residui fiscali regionali (la differenza tra tasse e servizi pubblici).

La seguente tabella sottrae dai dati sul Pil pro capite di Istat il residuo fiscale di ogni regione, calcolato dai Conti Pubblici Territoriali del Ministero del Tesoro.

 

2007

 
 

Pil pro capite

 
 

Residuo Fiscale

 
 

Pil pro capite (conciliato con residuo fiscale)

 
 

Valdaosta

 
 

32283

 
 

8313

 
 

40596

 
 

TrentinoAA

 
 

30705

 
 

1392

 
 

32097

 
 

FriuliVG

 
 

27696

 
 

2189

 
 

29886

 
 

Lazio

 
 

28764

 
 

64

 
 

28828

 
 

EmiliaRom

 
 

30050

 
 

-2479

 
 

27571

 
 

Lombardia

 
 

31228

 
 

-3996

 
 

27233

 
 

Liguria

 
 

25547

 
 

1390

 
 

26937

 
 

Toscana

 
 

26853

 
 

-620

 
 

26232

 
 

Veneto

 
 

28350

 
 

-2568

 
 

25781

 
 

Piemonte

 
 

27160

 
 

-1432

 
 

25728

 
 

Marche

 
 

25031

 
 

-86

 
 

24945

 
 

Umbria

 
 

22971

 
 

1635

 
 

24606

 
 

Sardegna

 
 

20206

 
 

3733

 
 

23939

 
 

Molise

 
 

19680

 
 

3004

 
 

22684

 
 

Abruzzo

 
 

20951

 
 

1342

 
 

22293

 
 

Basilicata

 
 

18484

 
 

3044

 
 

21528

 
 

Sicilia

 
 

16937

 
 

3821

 
 

20757

 
 

Calabria

 
 

16685

 
 

3630

 
 

20315

 
 

Puglia

 
 

16912

 
 

2506

 
 

19417

 
 

Campania

 
 

16658

 
 

2023

 
 

18681

 

Nota: Dati 2007 da ISTATCPT

La distribuzione è ancora più livellata quando teniamo conto anche del residuo fiscale. Il contribuente veneto riceve indietro meno spesa pubblica di quanto paga di tasse, e il contribuente siciliano riceve più spesa pubblica di quanto paga di tasse. Naturalmente stiamo parlando di medie regionali, e non si sostiene affatto che questa redistribuzione interregionale di risorse influenzi la distribuzione dei redditi intraregionale.

Nota: Dati 2007 da ISTATCPT

Ora, dopo aver ridimensionato i PIL pro capite per la diversa pressione fiscale resta da pareggiare il potere d'acquisto, dato che il costo della vita varia notevolmente lungo questo stato eterogeneo e bislungo. Come anticipato, uno studio della Banca d'Italia calcola una differenza di prezzi tra Nord e Sud del 25%-30%. La seguente tabella riporta i panieri regionali calcolati nella colonna 6 della tabella A2 del paper della Banca d'Italia (utilizzando i divari dei prezzi elaborati dall’Istat per le maggiori categorie di spesa, e l'indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d'Italia per affitti effettivi e imputati).

 

Panieri Regionali

 
 

Lombardia

 
 

114.4

 
 

Liguria

 
 

112.8

 
 

TrentinoAA

 
 

112.6

 
 

Lazio

 
 

111.9

 
 

Toscana

 
 

111.3

 
 

EmiliaRom

 
 

109

 
 

FriuliVG

 
 

107.8

 
 

Umbria

 
 

106.5

 
 

Valdaosta

 
 

106.5

 
 

Piemonte

 
 

105.1

 
 

Veneto

 
 

101.3

 
 

Marche

 
 

97

 
 

Abruzzo

 
 

92.7

 
 

Sicilia

 
 

92.6

 
 

Puglia

 
 

91.8

 
 

Campania

 
 

91.1

 
 

Sardegna

 
 

90.7

 
 

Calabria

 
 

85.2

 
 

Basilicata

 
 

85

 
 

Molise

 
 

84.9

 

Nota: Tratto da Colonna 6 della Tavola A2 di L.Cannari e G.Iuzzolino, "Consumer Price Levels in Northern and Southern Italy", Bank of Italy Occasional Paper n.49, July 10, 2009

Il seguente grafico raffigura il PIL pro capite regionale, ridimensionato dalle differenze in residuo fiscale e moltiplicato per (il costo de) i diversi panieri per calcolare il potere d'acquisto regionale.

Nota: Dati 2007 adeguati con pesi del paniere Istat e prezzi forniti da studio Banca d'Italia

Il grafico mostra come la distribuzione del PIL pro capite tra regioni, non è poi così disuguale una volta tenuto conto della redistribuzione fiscale e delle differenze nel costo della vita. Il punto di questo articolo non è fare una graduatoria precisa perché ci sono alcuni punti deboli nei dati:

I) La differenza tra panieri regionali si basa su delle stime dei prezzi, ma volendo l'Istat ha a disposizione dati ben più dettagliati.

II) La differenza tra residui fiscali si basa su dati ufficiali del ministero del tesoro (il database Conti Pubblici Territoriali) che per quanto ufficiale non è molto attendibile. Non solo i residui variano abbondantemente di anno in anno, ma anche per lo stesso anno (il 2007) ho notato dati diversi da quando l'ho consultato un anno fa (il residuo siciliano era +10 mld e ora è +20 mld; e il residuo veneto era -20 mld e ora è -13 mld, sempre per il 2007).

III) Esistono senzaltro alcune anomalie:

A) Per la Regione Lazio (già discusso qui).

B) Probabilmente per la Val d'Aosta non è detto che tutto questo surplus fiscale arrivi come spesa pubblica per i valdostani, ed essendo loro in pochi (127 mila), questo potrebbe distorcere il loro reddito medio.

C) Regioni con capoluoghi importanti, tipo Roma, Milano e Torino, possono contenere redditi aziendali di attività economica che ha luogo in altre regioni.

Tenendo conto di questi punti sopra elencati non è importante evidenziare che, date queste cifre per il 2007, toscani e lombardi risultano più poveri di calabresi, abruzzesi e lucani. O che, salvo gli statuti speciali alpini, in Molise si ha il reddito medio con più potere di consumo che altrove. La classifica può cambiare di anno in anno, o raffinando la qualità dei dati o semplicemente perché i redditi regionali sono molto più livellati di quanto possa apparire. Questo è il punto da sottolineare: tenendo conto di residuo fiscale e del costo della vita, non esiste più una divisione geografica tra Nord e Sud, e i colori bianco rosso e verde delle regioni sono ben mischiati. Utilizzando diverse stime della Banca d'Italia la classifica può cambiare, ma appunto perché la distribuzione del reddito medio risulta molto piatta. Per evidenziarlo riporto  nella seguente tabella gli stessi valori come reddito mensile

 

PIL pro capite mensile

 
 

Valdaosta

 
 

3177

 
 

TrentinoAA

 
 

2375

 
 

FriuliVG

 
 

2310

 
 

Molise

 
 

2227

 
 

Sardegna

 
 

2200

 
 

Lazio

 
 

2147

 
 

Marche

 
 

2143

 
 

Veneto

 
 

2121

 
 

Basilicata

 
 

2111

 
 

EmiliaRom

 
 

2108

 
 

Piemonte

 
 

2040

 
 

Abruzzo

 
 

2004

 
 

Liguria

 
 

1990

 
 

Calabria

 
 

1987

 
 

Lombardia

 
 

1984

 
 

Toscana

 
 

1964

 
 

Umbria

 
 

1925

 
 

Sicilia

 
 

1868

 
 

Puglia

 
 

1763

 
 

Campania

 
 

1709

 

Nota: Reddito mensile lordo adeguato a residuo fiscale e potere d'acquisto.

Non so se in Molise si vive meglio che in Lombardia, ma con uno stipendio medio a Campobasso pare che si possa fare più acquisti che con uno stipendio medio bresciano. Secondo questo esempio mediamente ti ritrovi con 243 euro in più al mese, che sono 8 euro al giorno. L'esatta differenza numerica senzaltro non è precisa, e tantomeno la classifica, ma di sicuro lo stereotipo del ricco Nord e povero Sud non è vero.

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Commenti

Ci sono 60 commenti

Anche io sul blog avevo fatto un articolo simile (link), e le conclusione erano bene o male le stesse...ho aggiunto però che, al Sud, mediamente si spende molto meno per il riscaldamento...cosa che comunque sia grava non poco sulle famiglie, soprattutto quest'anno dove (penso alla Sicilia) l'inverno è stato particolarmente primaverile. Accendendosi molto dopo, spegnendosi molto prima, in un anno c'è una differenza che per famiglie non agiatissime fa la differenza

... differenza poi (almeno in parte) pareggiata dall'uso (necessità?) dell'aria condizionata in una estate che inizia prima e finisce dopo.

Sarei curioso di sapere se costi più scaldare (termodinamicamente più efficiente, possibilità dell'uso del più economico gas) o raffreddare (meno efficiente, costosa energia elettrica).

Se calcoli la correlazione tra questo ranking e quello per dimensioni, trovi che hanno una correlazione negativa alta, intorno allo -0.53. Se poi aggiungi un malus per posizione geografica (chi sta piu' a sud prende piu' malus), la correlazione va a -0.6, che e' piuttosto altina!

Si potrebbe anche cercare di fare un lavoro migliore (da parte mia, intendo) e capire quanto pesi ognuno dei due fattori (popolazione e posizione geografica). Chiedo venia, in questo periodo proprio non ho tempo :-(

Non ho capito bene cosa si intenda per "dimensioni".

La posizione geografica conta come bonus/malus? Così gli Svizzeri che sono incastrati in mezzo alle montagne, senza vie di comunicazione marittime, con clima rigido (che è causa di notevole consumo di energia) e assenza di materie prime dovrebbero avere un malus tale da renderli il popolo più povero d'Europa?

Questioni.

Numero 1:

 

Ciò è appunto dovuto alla distribuzione geografica del sommerso.

 

Non può essere dovuto (anche) alla progressività del sistema fiscale italiano?

Numero 2:

 

con uno stipendio medio a Campobasso pare che si possa fare più acquisti che con uno stipendio medio bresciano

 

Non ritengo che questa affermazione sia corretta.
A mio parerei il dato di PIL procapite che Lei evidenzia, comprende non solo il reddito disponibile e spendibile liberamente dai cittadini (molisani o lombardi), ma anche la spesa pubblica delle amministrazioni locali e statali decentrate. Poiché il benessere di un cittadino dipende non solo dalle spese che effettua individualmente, ma anche dalla efficienza dei servizi offerti dall'amministrazione pubblica, ritengo che sia per questo motivo che in Lombardia "sembra" che si viva meglio che in Molise.

Se mi sbaglio, mi corrigerete

 

 

 

Se mi sbaglio, mi corrigerete

Ho scritto qualche stronzata o banalità?

L'esatta differenza numerica senzaltro non è precisa, e tantomeno la classifica, ma di sicuro lo stereotipo del ricco Nord e povero Sud non è vero.

 

Io mi chiedo: se e' come dici perche' la gente emigra dal sud al nord e non viceversa?

La risposta ovvia e' che al sud non si trova lavoro; ma allora come fa' ad esserci piu' reddito reale in Calabria che in Lombardia? 

Ciao

è la stessa osservazione che avevo fatto.

Potrebbe essere che in calabria ci sia una distribuzione del PIL pro capite meno omogenea che in Lombardia, per cui molti poveri e pochi molto ricchi. E' solo un'ipotesi (alla quale non credo, non si offendano i lettori calabri, ma avete presente che deserto dei tartari economico è la Calabria?)

Il dato di fatto è che l'evidenza dice disoccupazione (la Campania è la regione col tasso d'occupazione più basso d'Europa), redditi bassi, emigrazione, sono concentrati al sud e questo va contro le risultanze di quest'analisi.

 

Io mi chiedo: se e' come dici perche' la gente emigra dal sud al nord e non viceversa?

 

Perche', come risulta dalle indagini ISTAT e come visto in passato anche su nFA e su lavoce.info, i redditi nelle regioni meridionali sono molto piu' sperequati, quindi nonostante ci siano molti ricchi e benestanti, ci sono anche molti indigenti che 1) non trovano lavoro 2) non ricevono servizi pubblici decenti a causa di sprechi, ruberie e inefficienze. La sperequazione dei redditi nel Sud Italia e' molto maggiore di quella USA e forse la piu' elevata di tutti i Paesi industrializzati. I dipendenti pubblici meridionali, con pari stipendio nominale, hanno un potere d'acquisto superiore del 25-30% rispetto al Nord, ma sono pur sempre una minoranza degli occupati (il massimo si raggiunge in Calabria col 35%).

Ci sono anche quelli che dal nord emigrano all'estero. Spesso sono quelli "bravi".

Sarebbe bello avere qualche numero sull'emigrazione nord -> estero perché non ci pensa mai nessuno ma è un fenomeno per nulla marginale secondo me.

C'è qualcosa che non capisco, i prezzi più alti  non sono una maledizione biblica, ma in genere sono il frutto

- di una inefficienza dei mercati (poca concorrenza, strettoie nella rete di distribuzione dei beni ecc.) il che mi pare improbabile per l'economicamente avanzato nord,

- di un maggior reddito disponibile e, quindi, di una maggior domanda.

Se i redditi fossero così rigidi e compressi, i prezzi dovrebbero convergere, non mostrare disparità del 30% come ipotizzato, il che fa pensare:

(i) che l'economia del nord sia ben capace di adeguare i redditi ai prezzi (e viceversa) per tutti i settori sufficientemente flessibili da farlo, in pratica il settore privato

(ii) che a soffrire siano essenzialmente i dipendenti del settore pubblico del nord, che non possono adeguare i redditi con contratti aziendali o legati alla produttività, il che spiega lo scarso appeal relativo al nord del posto pubblico come primo reddito in famiglia (almeno sino alla crisi)  

 

Non ho capito la causalità inerente alla prima proposizione, ma transeat perché non ho voglia d'impegnarmi in un trattato di equilibrio economico generale (traduzione: hai scritto una belinata, Sabino, ma è una belinata sofisticata e spiegare perché lo è richiede tempo che non ho).

Questa, però,

 

Se i redditi fossero così rigidi e compressi, i prezzi dovrebbero convergere, non mostrare disparità del 30% come ipotizzato

 

non transeat.

Mi spiegheresti il meccanismo causale? Perché mai, se i redditi sono "rigidi e compressi", nel senso definito da LP, i prezzi di beni e servizi dovrebbero convergere?

A me sembra un totale non sequitur.

Ho un dubbio: visto che buona parte del residuo fiscale nelle regioni meridionali va a pagare stipendi pubblici, non è che così lo conti due volte?

 non è che così lo conti due volte?

La risposta e' no, pero' per saperne di piu' sul contare due volte, vedi anche la mia risposta qui.

 

 

II) La differenza tra residui fiscali si basa su dati ufficiali del ministero del tesoro (il database Conti Pubblici Territoriali) che per quanto ufficiale non è molto attendibile. Non solo i residui variano abbondantemente di anno in anno, ma anche per lo stesso anno (il 2007) ho notato dati diversi da quando l'ho consultato un anno fa (il residuo siciliano era +10 mld e ora è +20 mld; e il residuo veneto era -20 mld e ora è -13 mld, sempre per il 2007).

 

Questo mi sembra molto grave, puzza da aggiustamento per fini di manipolazione politica.

 

Non trovo traccia del 25/30% di differenza nei prezzi nel paper della Banca d'Italia:

 

Results show that prices are lower in southern Italy than in other areas. The most reliable estimate gives a differential of 16/17 per cent. This spread is due mainly (i.e. more than two-thirds) to different levels of house prices, which include imputed rentals. If only effective rentals are considered, the spread decreases to 10 per cent.

 

Anzi, se guardiamo ai fitti effettivi, la Banca d'Italia scrive che il differenziale scende al 10%. Ricalcolando il tutto, combinato con i tuoi dati, credo che esca un risultato differente, considerando tra l'altro che il paniere ISTAT assegna un 10% come peso relativo ai costi per abitazione.

La mia impressione personale è che, tolte alcune voci (pane e caffè, ad esempio) che sono effettivamente più basse al Sud che al Nord, la disparità nei livelli dei prezzi sia calata moltissimo, anzi in molte città del Sud Italia (Napoli, ad esempio) la vita sia molto più cara che in molte città del Centro-Nord, con l'eccezione, forse, della sola Milano (centro, già se ti sposti le condizioni cambiano moltissimo). La differenza sono invece i salari privati e i tassi di occupazione, inferiori al Sud, che si riflettono, inevitabilmente, in minori entrate fiscali. 

Molti sanno che stò valutando di traferirmi al Nord con la famiglia e l'attività, tralasciando le considerazioni personali, con mia moglie stiamo facendo un lavoro certosino di selezione di località in base al costo delle abitazioni/uffici e livello dei fitti, abbiamo censito oltre tremila abitazioni in varie aree della Lombardia (intorno Milano, sulla direttrice Mi-To) e praticamente tutta l'Emilia-Romagna, oltre a qualcosa intorno Roma, ne abbiamo fatto un database con prezzi- metri quadri - servizi- assi di comunicazione e altri parametri personali e abbiamo notato che, incrociandolo con i dati della nostra zona (residenziale, area flegrea), un buon 70% aveva valori più bassi di quelli della nostra area di riferimento, con punte addirittura eccezionali (Saronno), e un altro 25% era assolutamente allo stesso livello di prezzi, ma con servizi che non vi lascio nemmeno immaginare (pare che al Nord raccolgano la spazzatura..).Unica eccezione Roma: pessimi servizi/collegamenti e prezzi relativi altissimi.

Questo pistolotto personale solo per dire che nella considerazione delle differenze Nord-Sud esemplificate da Ludovico, oltre a (forse) un'imprecisione sul dato di partenza manca la quantificazione sul livello dei servizi: magari a Piscinola avrai pure 300 euro in più al mese (non lo so, non ci credo assolutamente), ma vivi con molta più fatica. Oppure invito i bresciani a Piscinola.

Non trovo traccia del 25/30% di differenza nei prezzi nel paper della Banca d'Italia:

La trovi nell'ultima riga della tabella A.2 del paper. Gli autori utlizzano una dozzina di metodologie diverse, che riassumo qui:

RAPPORTO PREZZI SUD/CENTRONORD: .97; .82; .79; .80; .83; .82; .78; .80; .82; .78; .83; .75

Se l'indice prezzi SUD vale 80 e l'indice prezzi CENTRONORD vale 100, al centronord i prezzi sono il 25% =(100-80)/80 piu' alte che al sud. Nell'ultimo caso di 75 e 100, allora (100-75)/75 = 33% di differenza di prezzi. 

Se poi vogliamo fare il rapporto SUD/NORD (senza il CENTRO), allora la differenza e' ancora piu' elevata di quel 25%-30% menzionato nel post.

La notevole differenza prezzi NORD-SUD e' piuttosto confermata. Piuttosto e' la differenza tra regioni all'interno delle tre macro aree che e' piu' debole e varia a seconda della metodologia utilizzata.

Riguardo la tua esperienza personale tieni conto che entra in gioco anche la differenza citta'-campagna. Non mi sorprende se a Napoli i prezzi sono piu' alti che in Basilicata.

secondo me del nord con esperienza di Catania.

I prezzi degli alimentari ( verdura , frutta , pesce , latticini ) sono tenuti bassi da vendite dirette produttore consumatore.

per gli altri generi :

Più evasione IVA , che al nord , dove non si scherza , se la cucca il commerciante mentre al sud è almeno condivisa con il consumatore.

Minori costi di gestione degli esercizi ( personale spesso in nero e sottopagato , affitti )

Al nord chi gode di questi stessi vantaggi  si mette in tasca l'extra guadagno , al sud li usa per fare concorrenza e strappare la sua fetta di mercato.

Il commercio è lo sbocco per molti data la penuria di altri posti di lavoro : questo crea maggiore concorrenza.

 

Alla fine il costo della vita più basso con stipendi pubblici uguali e privati non così differenti da quelli del nord rende sopportabile l'alta disoccupazione e sottoccupazione.

Con l'eventuale introduzione delle gabbie salariali molti disoccupati non potrebbero più essere mantenuti dalla famiglia ( che oggi li fa "disoccupati con reddito" ) e saremmo a rischio rivoluzione.

 

In Sardegna ci sono grosse disparità tra le province e secondo me a parte le macroaree nord-sud-centro una analisi a livello provinciale sarebbe un pò più efficace di quelle regionali.

Ad  esempio l'area metropolitana di Cagliari e l'area di Olbia hanno costi elevatissimi, infatti più che l'incidenza dei costi dovuti ai trasporti da e verso l'isola i costi che incidono di più sono dovuti essenzialmente per speculazioni politiche/corporative e cattiva gestione.

Ad esempio grazie a i nostri "fratelli" e gli amici politici un appartamento a cagliari costa mediamente più che a Brescia e tutta l'area metropolitana di conseguenza ha anch'essa prezzi elevatissimi, tenendo conto che i trasporti interni sono pessimi tutte le famiglie che vivono nell'area metropolitana si svenano anche con i costi dell'auto.

Per la voce "cattiva gestione politica" come esempio posso dire che a cagliari abbiamo la tarsu più cara d'italia e per la voce "altre speculazioni" abbiamo un cartello per la gestione del GPL (generalmente in bombole) che costa 20-30% più della media Italiana.

Nelle altre province Sarde meno metropolitane il problema prinicpale è la mancanza di lavoro, ma sempre dovuto all'asineria della nostra classe politica.

Il post è molto interessante. Grazie. Non sono sicuro di fare una considerazione sensata perché il sabato spengo il cervello. Se però si riuscisse a tener in considerazione l'evasione fiscale, ovvero il suo valore reale, il ranking a PPA potrebbe (addirittura) rovesciarsi? Quanto della differenza di prezzi fra nord e sud è imputabile all'evasione? Fare un confronto con il PIL a prezzi base potrebbe essere di qualche aiuto?

 

Trovo l'analisi un punto di discussione interessante, anche se la collisione con la percezione comune è abbastanza forte da meritare un approfondimento. P.e. secondo una recente analisi di Altroconsumo (disponibile ai soci) i prezzi dei prodotti da grande distribuzione sono più cari al sud che al nord perché a sud vale la logica del piccolo negozio e i grandi brand non si sono diffusi (non riescono a diffondersi?)

A titolo di aneddoto: una camera d'aria per la bicicletta a Terracina (LT) mi è costata 5€, con 3€ ne ho comprate due al Decatl0n di Lissone.

Mi viene quindi spontaneo chiedermi di quali beni stiamo parlando: sull'altro piatto della bilancia metterei sicuramente il prezzo degli immobili. Mi aspetterei che il prezzo al metro quadro a Campobasso sia più basso di quello di Brescia, con tutto quello che ne consegue: a campobasso abiti in case più grandi e ti costa meno un tramezzino al bar, a Brescia ti costano meno i beni standardizzati, chessò un cellulare, un abito da Zara o un mobile tipo Ikea.

Quello che si può concludere invece è che la "perequazione" tra regioni (diretta o indiretta, tipo p.e. tramite gli stipendi statali) è probabilmente più forte di quanto viene percepito, e che per introdurre un federalismo fiscale basato sull'autosufficienza impositiva ci sarà da ridere. P.e. immagino le difficoltà della calabria nel pagarsi da sola le sue guardie forestali.

edit: vedo che l'osservazione sui prezzi delle case è stata già fatta in maniera migliore della mia da Marco

 

Una perplessità, l'aggiustamento per i prezzi mi è chiaro, un po' meno quello per il residuo fiscale: 

 il contribuente siciliano riceve più spesa pubblica di quanto paga di tasse

stiamo dicendo che quella spesa pubblica extra si traduce in una quantità maggiore o in un miglioramento della qualità dei servizi pubblici? Se è così mi pare irrealistico. Che prezzi più bassi consentano al pil procapite lordo di una regione di comprare più beni e servizi va bene. Che però la spesa pubblica aggiuntiva finisca in qualche modo direttamente o indirettamente nelle tasche del cittadino medio mi convince di meno. Secondo me finisce sprecata a vantaggio della casta. Poi possiamo dire che è colpa dell'elettore della regione col saldo positivo se i suoi politici si mangiano il residuo  (e anche altre), ma non mi pare corretto conteggiare in media questo importo come accrescimento del reddito spendibile.

La mia ipotesi è che numericamente i parassiti che assorbono le risorse (dall'usciere fannullone all'imprenditore che si aggiudica l'appalto inutile) siano sempre una minoranza.

 

 

Una perplessità, l'aggiustamento per i prezzi mi è chiaro, un po' meno quello per il residuo fiscale: 

 il contribuente siciliano riceve più spesa pubblica di quanto paga di tasse

stiamo dicendo che quella spesa pubblica extra si traduce in una quantità maggiore o in un miglioramento della qualità dei servizi pubblici?

 

La frase che citi intende "piu' spesa pubblica di quanto si paga in tasse" non "piu' spesa pubblica e basta", e seguiva il ragionamento alla base della consuetudine di considerare, come indicativo della ricchezza prodotta in un Paese, il "prodotto interno lordo", cioe' inclusivo delle tasse pagate.  Come ha spiegato Ludovico, dentro un singolo Stato si puo' presumere che quanto pagato in tasse corrisponda a beni e servizi pubblici fruiti in qualche modo.  Ma cio' non vale quando si disaggregano regioni diverse dentro uno Stato: il prodotto lordo della Lombardia include tasse che pagano beni e servizi in altre regioni italiane, e quindi quei circa 4000 euro pro-capite di tasse in piu' pagate da ogni lombardo rispetto alla spesa statale locale non corrispondono a beni e servizi fruiti in Lombardia, quindi vanno sottratti dal PIL regionale lombardo. Simmetricamente, una Regione che riceve spesa pubblica in eccesso di ~2000 Euro pro-capite rispetto alle tasse pagate fruisce effettivamente di beni e servizi aggiuntivi rispetto a quelli stimati dal suo prodotto lordo.  L.Ricolfi nel suo libro "Il sacco del Nord" fa queste stime tenendo conto anche della minore efficienza delle Regioni meridionali nel tradurre la spesa pubblica in beni e servizi per il cittadino.

 

x lallo: il mio post precedente era in forma di domanda, perché nelle discussioni che ho avuto con accesi meridionalisti, la (dis)logica che viene seguita normalmente è la seguente:

- i soldi extra trasferiti da nord a sud (ammesso che se ne ammetta l'esistenza) vengono distratti dalla criminalità tramite la politica.

- la criminalità reinveste gli stessi soldi al nord

- di conseguenza i soldi del nord non vengono realmente spesi a sud e devono essere riconteggiati al nord.

Non so se questa sia l'opinione di Massimo, quello che mi preme rendere evidente è che questo flusso di denaro non può "sparire": se viene speso per fornire servizi inefficienti, si trasformerà (se ho capito bene lallo intende questo) in stipendi erogati per fornire servizi inefficienti (le famose migliaia di guardie forestali calabresi) che a loro volta spenderanno questi soldi per sostenere un tenore di vita altrimenti insostenibile.

Non sono meridionalista acceso e non penso che i soldi svaniscano. Proviamo a parlare di spreco. Poniamo che un italiano paghi  tasse per 10€ e riceva servizi che valgono in realtà 8€. I 2 che mancano vengono sprecati dallo stato ossia non si traducono in servizi per il cittadino.

Al sud  le tasse pagate sono 6€, i servizi ricevuti valgono 4€ e i soldi sprecati ammontano a 4€. Quindi formalmente al sud si spende 8€ (6 di tasse proprie +2 di tasse altrui)  ma i servizi ricevuti sono valgono 4€. Quindi vanno sprecati 2€ di tasse locali + 2€ di tasse ricevute dall'esterno. Ferme restanti tutte le considerazioni sull'ingiustizia del trasferimento e dello spreco, non credo che i 2€ ricevuti da altre regioni vadano conteggiati nel potere d'acquisto del cittadino medio.

Scusa ma una cosa non impedisce l'altra. E' la media del pollo: può significare che in calabria c'è una fetta rilevante di popolazione che "sta meglio" che in lombardia, una fetta che si arrabatta e un buon numero di disoccupati, e che sono questi ultimi a migrare.

Concordo che sono numeri molto forti (vogliamo parlare della sardegna?) ma non vedo falle logiche per rigettarli aprioristicamente.

 

 Ma i residui fiscali calcolati in questo articolo sono residui fiscali neutrali o effettivi?

Tengono conto degli opportuni aggiustamenti da fare sui dati cpt?

Perchè nella guida ai cpt qui a pag 92, nota 91 e a pag 98 par 5.3 vengono riportate delle delucidazioni in merito all'utilizzo dei dati cpt ai fini del calcolo dei residui fiscali.

e in un lavoro su i flussi finanziari pubblici della Sicilia qui vengono utilizzati e messi a paragone i residui effettivi contro i residui neutrali