La presentazione del libro a Trento: chi c'è e chi non c'è

1 giugno 2010 redattori noiseFromAmeriKa

Al Festival dell'Economia di Trento il collettivo nFA sarà schierato compatto (beh, quasi) per la presentazione del libro ''Tremonti, istruzioni per il disuso''. Speriamo in un dibattito critico ed interessante. Speriamo, soprattutto, che arrivi qualcuno a difendere Voltremont perché noi, finora, non abbiamo trovato molta gente disposta a farlo.

Il libro è uscito alla fine di gennaio. Lo abbiamo promosso in vari incontri pubblici e ha ricevuto recensioni su giornali del tipo dead tree, nella blogosfera e alla radio. Una curiosa costante, per noi abbastanza inaspettata, è stata la quasi assoluta impossibilità di trovare gente che difendesse il Voltremont-pensiero.

In genere quando inizi a cercare qualcuno che, in un dibattito pubblico, abbia voglia di difendere il nostro ministro inizia la litania del ''ma quel giorno lì proprio non posso'', ''ma io non sono la persona più adatta'', ''forse sarebbe meglio chiedere a...'' e così via. In tutti questi mesi l'unico che ha avuto il coraggio di far da avvocato di Tremonti in pubblico è stato Francesco Forte, che fece da oppositore a Michele nella trasmissione di Radio 24 condotta da Oscar Giannino dedicata al libro. Che poi, se dovessimo definire il giudizio su Tremonti che traspare dall'intervento di Forte ... ecco, diciamo che se lo dovessimo tradurre in inglese non useremmo il termine ''ringing endorsement''. Perfino tra gli ascoltatori che chiamavano, nessuno si prese la briga di difendere il teorizzare dell'intellettuale de noantri, concentrandosi invece sull'azione effettiva; ne ricordiamo uno che difese Voltremont sulla base del fatto che aveva eliminato la tracciabilità dei pagamenti bancari ...

L'incontro di Trento purtroppo non farà eccezione. Lo ammettiamo, abbiamo mandato l'invito pure a voltremontone nostro, ma sappiamo che è persona occupata e ha meglio da fare, quindi non ci speravamo. Poi, scendendo lentamente lungo la catena gerarchica, abbiamo provato con sottosegretari e vari personaggi dell'entourage, senza alcun successo. Scarso successo anche con i pochi professori che si possono, seppur vagamente, qualificare di area tremontiana, quelli per intenderci che ogni tanto ti schiaffano l'elzeviro sul Sole 24 Ore dicendo che in Italia va tutto bene perché anche se il PIL va giù noi abbiamo la pizza e il mandolino. In verità, sembra quasi che tutti i tentativi di invitare a discutere governativi e dintorni abbiano prodotto l'effetto opposto. Se guardate sul programma del Festival, vedrete che dopo la presentazione del nostro libro ci sarebbe dovuta essere la presentazione del libro di Sacconi e De Michelis, che è stata però cancellata per indisponibilità del ministro e del consulente di Brunetta. Peccato, avevamo una gran voglia di andare a farci spiegare da De Michelis come si riduce la spesa pubblica, lui che lo ha fatto così bene negli anni Ottanta.

Cosa sta succedendo? Siamo coscienti che le varie persone cui abbiamo chiesto sono mediamente assai occupate, ma anche così la probabiltà che nessuno, ma proprio nessuno, in nessuna occasione, possa dedicarsi alla difesa pubblica di questo luminoso intellettuale italico va considerato un evento che non si può ascrivere al caso. Perché allora improvvisamente non si trova più nessuno a difendere il Tremonti-pensiero? L'eco dei proclami roboanti sull'eccellenza e la superiorità dell'analisi voltremontiana è tutt'altro che spenta, ma a quanto pare se si chiede di misurarsi con argomenti minimamente seri, confrontando fatti e analizzando accuratamente i processi logici, le legioni dei mangiamorte si squagliano come neve al sole. Una possibile spiegazione ovviamente è la cospirazione. Tacere e oscurare, sperando che queste fastidiose mosche amerikane se ne vadano o comunque vengano ignorate. A noi però, per varie ragioni, le teorie cospirative piacciono pochissimo, per cui facciamo veramente fatica a credere nella Gigantesca Manovra per Oscurare nFA (GMOnFA).

Più promettente è un'altra spiegazione, basata sul disorientamento culturale che le cose che diciamo tendono a generare nel dbattito italiano. Le varie persone che ci hanno aiutato in questi mesi a organizzare la promozione del libro ci hanno segnalato da più parti questo disorientamento. ''Ma questi chi sono?'', pare fosse la domanda ricorrente. Criticano Tremonti, quindi devono essere di sinistra. Ma poi risultava che, se proprio una etichetta bisognava appiccicarci, era quella di ''liberisti''. Con buona pace di Alesina e Giavazzi, almeno in Italia risulta abbastanza chiaro che i militanti della sinistra, in buona parte almeno, vedono il liberismo più o meno come la peste bubbonica. Di sinistra, quindi, sembra noi non si sia. Bene.

Chi sono allora, questi di nFA? Cani sciolti. Schegge impazzite. Variabili non controllabili. Gente difficile da predire, pronta a dar botte a destra e a manca. Ecco, la nostra impressione è che è stata in buona misura questo aspetto a generare diffidenza e limitare la volontà di dibattere con noi. La forma usuale in cui si svolge il dibattito politico italiano è quello dello scambio di accuse reciproco basato sulla reazione epidermica identitaria, un dibattito che soprattutto in politica economica tende a oscurare l'mpressionante similarità delle pratiche effettive di governo nei due schieramenti, oltre che la comune povertà dell'elaborazione teorica. Non essendo noi facilmente incasellabili, questo stile di dibattito ovviamente era precluso. Che restava? Restava, abbiamo scoperto, il niente.

Ma vogliamo finire con un invito all'ottimismo. L'incontro è aperto. Se passate da quelle parti vi preghiamo di partecipare, e di partecipare numerosi. Partecipate specialmente se avete qualcosa da dire in difesa di Tremonti. A noi il dibattito serio interessa, e siamo anche pronti a cambiare idea se ascoltiamo argomenti convincenti. Quegli argomenti che finora non abbiamo sentito da Voltremont e dal suo entourage.

55 commenti (espandi tutti)

3 proposte

Malthus 1/6/2010 - 14:29

tre proposte come controparte

a)Tremonti

b)Guzzanti (in veste di tremonti, almeno ci delizia col cetriolo globale)

c)Riotta

By the way. ci sarò (oltretutto mi pare che abbian giustiziato Battisti li e a me il turismo storico piace)

Da quel che nel mio piccolo e nella mia cerchia vedo è il rifiuto del liberismo più marcato nel PdL e nella Lega. Credo che l'assenza di difensori di tremonti stia nel cerchiobottismo che impedisce di spendere qualche parola a sua difesa soprattutto oggi quando girano voci di contrasti con il kapo, Ma più ancora è utile fare il muro di gomma dell'ignorare che rende credibile il GMOnFA senza neppure far la fatica di mettere in moto il cervello. D'altronde, frequentando l'Italia penso sia facile accorgersi che discussione, dibattito, polemica ma seria e di buon profilo non ce nìè che poca. E certamente non nell'ambito dell'economia.

Su dove sia più marcato il rifiuto non lo so. Certo che il centrodestra fa un po' impressione. Tremonti è l'unico che viene seriamente accettato come leader intellettuale sia nel PdL sia nella Lega. Direi che non è necessario aggiungere altro.

Io e un manipolo di miei compagni universitari di economia dell'UniBS ci saremo. Purtroppo non difenderemo Tremonti. :D

PS Ci sarà la possibilità di far autografare il libro oppure fate i VIPs e scappate? :)

Alberto Bisin ha cancellato perché odia essere assediato dalle folle adoranti. 

Siam lì e non scappiamo di certo, ma Michele credo abbia un'altra presentazione a mezzogiorno. Ma se lo inseguite all'altra presentazione gli fate solo piacere :-)

dove va il Michele?

Presenta il libro su intellectual property con David Levine. Recommended.

si, sempre al festival.

oggi lungo articolo di Marcello Pera sul Corriere. Attacca a testa bassa il "lapirismo" (cioè il catto-comunismo statalista anti-mercato), che impera anche nella coalizione di centro-destra. Dopo essere stato presidente del Senato nella fausta legislatura 2001-2005 ed co-autore di un libro con Ratzinger, ri-scopre  improvvisamente le sue origini liberali popperiane. Queste ultime sono autentiche (lo ricordo giovane assistente a Filosofia a Pisa dell'unico professore veramente liberale della facoltà, Francesco Barone), ma erano state rapidamente dimenticate quando non conveniva.

Gaiantonio Stella nel suo libro Tribù SpA, divertentissimo se non raccontasse la realtà, dedica un capitolo a vari personaggi eminenti della politica del centro dx. Nel capitolo dedicato al Prof. Pera, fa una sintesi estrema definendolo assertore del "tesi, antitesi ed amnesia".

...hegeliano, questo Pera.....

Lo scorso anno il Festival metteva in rete la registrazione di molte delle iniziative. E alcune di esse andavano in onda live sul sito festivaleconomia.it 

Pare che sarà così anche quest'anno: 

http://2010.festivaleconomia.eu/node/913

Qui il video dell' evento.

Torino?

Carlo Nervi 1/6/2010 - 18:35

ma porca paletta, non riuscirò ad esserci (è un periodo che fra lavoro e famiglia non riesco a lasciare Torino). Non è che per caso il gruppo nFA (stavo per scrivere il gruppo TNT) prima o poi passerà da Torino?

Sto leggendo i contributi alla conferenza Folder, che sono di rara chiarezza e lucidità. Spero li espandiate presto e ne ricaviate un libro che possa raggiungere sovrani e sudditi italici. Insomma, come prossimo passo vi suggerirei un Voltremont in versione costruttiva. Credo questo toglierebbe diffidenza a chi (in buona fede) vi considera poco, e toglierebbe a chi volutamente vi ignora (in malafede) la scusa che siete solo "gente pronta a dar botte a destra a manca".

dovevo venire (mi avevano anche offerto la borsa quelli del festival) ma son bloccato a tolosa tra esami e tesi!! vi seguo via podcast!!

Io ci sono, se riesco a partire da Seregno alle 6 AM. 

ps: per i filotremontiani, magari di fresca nomina, perché non provate a sentire gli autori di questo articolo, dovrebbero essere da quelle parti:

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/E_bravo_Tremonti.#body

Contando l'atmosfera "quasi da ponte" dovresti riuscire anche partendo alle 6.30 e adirittura alle 7.

Ovviamente ignorando il problema di parcheggiare in Zona Castello a Trento

Poiché pensate liberamente e, cosa inaudita, portate dati alle vostre tesi, siete giustamente considerati delle mine vaganti, dei rivoluzionari sediziosi, altro che sinistrorsi. Siete pericolosissimi.

Voltremont non c'era, né apparentemente c'era alcun voltremontiano (o mangiamorte che dir si voglia). Però c'era parecchia gente, Tonia Mastrobuoni è stata bravissima, noi eravamo in quattro (Andrea, Giulio, Sandro e Michele) e ci siamo divertiti.

Domani pomeriggio, attorno alle 15, giochiamo a Monopoli sul terzo programma della RAI TV, courtesy di Caterpillar, che questo Sabato va in diretta TV dal Festival di Trento.

Leggo casualmente un post di commento ad un articolo della Stampa che annunciava la presentazione del libro di Boldrin contro il monopolio intellettuale: certa gente ha capito tutto, ma proprio tutto (mangiamorte ad honorem prima classe? mi piace anche "assimetrico" con una m e due s, per non dire la puntata razzista sul "nato a Forcella")

Marino

La sua domanda riviene a porsi la questione se sia meglio pagare o avere la libertà di rubare. Che si voglia o meno imitare é molto più facile che innovare, come rubare é meno oneroso che pagare. Contro i monopoli c'é il Boldrin che si inventa non l'acqua calda, ma solo quella più sporca. Ed il peggio che la mette anche in vendita. Una questione gli si dovrebbe mettere sotto naso, che il processo brevetto-imitazione é assimetrico, cioé che ci vuole dapprima l'innovazione perché ci sia imitazione e non viceversa. Strano, no ? Uno é un principio attivo, mentre l'altro é totalmente passivo. Sarà forse che il Boldrin é nato a Forcella per cui certe cose sono per natura capovolte

Però devi ammettere che il talento comico ce l'ha: Boldrin nato a Forcella è davvero il massimo!

Si', questo ha davvero capito tutto.

Ma il problema, alla fine, è nostro: se la gente ci identifica con chi sostiene che tutto dovrebbe essere gratis, sta a noi far capire dove il nostro argomento diverge.

Non c'è peggiore sordo di chi non vuol capire. Il giudizio espresso su Michele mi pare quello di uno che non ha, non dico letto AIM, ma mai neanche ascoltato quello che gli autori dicono sull'argomento.

A certa gente è inutile parlare perchè non ascolterà mai e il fatto che esprima giudizi a caso non deve mettere in discussione la chiarezza del messaggio che, a chi un pò di tempo per ascoltarlo, arriva forte e chiaro.

Io non c'ero ma vi ho appena guardati sulla tv del festival e...grandi, avrei dato almeno 6 mesi di vita per vedere Tremonti rispondervi in diretta.

L'avevate chiesto a Lupi o a Castelli?

Il mago delle previsioni

 

i due punti 2006 dell'IN sono uno considertando rimborso IVA/TAV ( straight ) l'altro senza

( previsioni da "PROGRAMMI DI STABILITA'" emesso da MEF l'anno precedente , consuntivi da EUROSTAT )

 

 

L'incapacita' di programmare di Tremonti ha fatto si' che per il quadriennio  2002 - 2005 ha sempre stimato per eccesso la crescita e per difettp
l'indebitamento netto.
L'obiettivo dell'indebitamento netto posto l'anno precedente e' stato fallito , nei primi quattro anni del quinquennio , per un totale di 92,7 mld
Di questi 92,7 miliardi 39,9 sono attribuili alle minori entrate conseguenti la crescita minore del Prodotto interno lordo ma i rimanenti 52,8  sono
tutti imputabili alla capacita' di mantenere la spesa entro i limiti prefissati.
Infatti se la spesa a consuntivo fosse stata uguale alla previsione l'indebitamento netto sarebbe lievitato solo per le minori entrate conseguenti
la minore crescita.
E questo non c'entra nulla con il ciclo economico o con la congiuntura internazionale.

L'incapacita' di programmare di Tremonti ha fatto si' che per il quadriennio  2002 - 2005 ha sempre stimato per eccesso la crescita e per difetto l'indebitamento netto.
L'obiettivo dell'indebitamento netto posto l'anno precedente e' stato fallito , nei primi quattro anni del quinquennio , per un totale di 92,7 mld

Di questi 92,7 miliardi 39,9 sono attribuili alle minori entrate conseguenti la crescita minore del Prodotto interno lordo ma i rimanenti 52,8  sono tutti imputabili alla capacita' di mantenere la spesa entro i limiti prefissati.

Infatti se la spesa a consuntivo fosse stata uguale alla previsione l'indebitamento netto sarebbe lievitato solo per le minori entrate conseguenti la minore crescita.
E questo non c'entra nulla con il ciclo economico o con la congiuntura internazionale.

Sono perfettamente d'accordo che il governo del CD (in cui non sempre comunque Tremonti e' stato ministro) del 2001-2006 ha fatto schifo, non c'e' nemmeno bisogno di andare a vedere le previsioni (che sono sempre altamente opinabili), basta prendere atto semplicemente di crescita del PIL e di deficit/PIL certificati Eurostat: l'Italia ha fatto complessivamente significativamente peggio di Francia e Germania, i due Stati piu' direttamente comparabili.  La congiuntura internazionale non puo' ovviamente essere una scusa perche' coinvolge anche Francia e Germania.  Tuttavia, osservando le stesse variabili per i governi di CS il risultato complessivo e' analogo: anche loro hanno fatto schifo sia per crescita del PIL sia per il rapporto deficit/PIL, se confrontati con Francia e Germania.

parlavi di una mia risposta ad un tuo commento che non trovo

in ogni caso qui mi pare si parlasse di Tremonti ( è vero sostituito da Siniscalco , di cui era il Direttore generale del Tesoro , da luglio 2004 a settembre 2005 )

Se nFA l'anno prossimo ci diletterà con libro analogo su Ciampi o TPS produrremo un magari un altro commento

parlavi di una mia risposta ad un tuo commento che non trovo

in ogni caso qui mi pare si parlasse di Tremonti

Ho avuto l'impressione che il tuo commento appartenesse ad un'altra discussione, in un altro intervento su nFA, in cui si confrontavano CD e CS, poi mi sono accorto che non era cosi' e ho aggiornato il commento.  Poi d'accordo che qui si parla di Tremonti, ma e' rilevante confrontarlo anche con i suoi concorrenti del CS.

Inutile dire che siete stati molto bravi. Soprattutto Boldrin si conferma ancora una volta showman (il "lei ha torto" al povero ragazzo nelle prime file che ha cercato di difendere il finanziamento pubblico è stato stupendo :D). Peccato che non c'era anche Alberto e, sebbene Sandro si sia offerto ad autografarmi il libro per lui, aspetterò la prossima volta.

L'unica componente che è mancata è l'opposizione: non solo voi quattro, ma pure la Mastrobuoni e la giornalista di La7 di qui non mi ricordo il nome hanno attaccato l'oscuro signore. Per non parlare del deputato del PD seduto vicino a me. Vi siete accorti che pure Mr Boeri ha fatto una visitina all'inizio?

Mi è dispiaciuto non essere presente. Peccato anche perchè ero a pocchissimi chilometri di distanza. Ho visto il video. Certo che non si è fatto vedere nessuno, ma proprio nessuno dalla parte di Tremonti. A Trento dove sono i supporter nel mago dell'economia? E' vero che a Trento, ci abito, di Berlusconiani non ce ne sono molti (intesi in affinità politica), ma proprio nessuno non pensavo. Anche a Trento esiste una facoltà di economia.

Sembrava di essere al programma di CHI L'HA VISTO.

Se fossi stato presente vi avrei fatto una domanda in positivo: Come si può crescere di più?

Anche perchè per commerciare con i cinesi bisogna avere qualche cosa da scambiare, esclusa l'opzione di vendere a loro il nostro debito sovrano.

Una vostra risposta è di cercarsi un secondo lavoro: quale, se scarseggia il primo?

Quando affrontate questo argomento mi è sembrato, o forse non ho capito bene, che diventiate improvvisamente parchi di parole e numeri.

Con stima.

Non e' cosi': brevemente, per crescere di piu' bisogna incentivare la formazione di nuove idee. Non si puo' pensare di crescere proteggendo le industrie di magliette e scarpe. Per incentivare nuove idee si possono adottare politiche fiscali (e non) che favoriscano l'innovazione e l'investimento di capitali esteri. Michele nella sessione successiva ne ha suggerito una non fiscale: comprare brevetti e metterli nel public domain, per esempio

Sto guardando il video del vostro intervento al festival di Trento, e volevo porre una domanda. Sostenete giustamente che la crescita del commercio internazionale e l'ascesa della Cina sta creando dei fenomeni di redistribuzione della produzione, questo in generale dovrebbe portare ad una maggiore specializzazione di ciascun paese in quelli che sono i propri vantaggi comparati. In aggregato questo porta ad un aumento di benessere ma ci saranno ovviamente determinate categorie di lavoratori per i quali ciò comporterà delle perdite nel breve periodo, e proprio il prof Moro dice che sia compito dei governi attutire e aiutare queste categorie a riqualificarsi. Immagino, ma potrei sbagliarmi, che in questo caso sia necessario, per sostenere tali politiche, redistribuire in parte la maggior ricchezza generata dal'apertura al commercio, ma in concreto quali sono le misure che possono essere prese? Ci sono esperienze di altri paesi in tal senso e quali sono state quelle di maggior successo?

grazie e complimenti per il vostro lavoro

Ottima domanda. Negli Stati Uniti ci sono alcuni programmi governati di riqualificazione del lavoro in certe industrie particolarmente esposte al commercio internazionale che si chiama Trade Readjustment Allowance (TRA) e Trade Adjustment Assistance (TAA). Questo il link alla spiegazione del programma per lo stato del Wisconsin (è un programma federale ma l'applicazione viene demandata agli stati). I trasferimenti sono condizionati all'iscrizione ad un programma di formazione lavorativa. I programmi, che esistono da decenni, sono stati considerevolmente aumentati dopo la crisi e consistono, sostanzialmente, in:

- espansione della durata dell'unemployment insurance
- copertura dei costi di formazione e riqualificazione del lavoro 
- copertura dei costi di trasloco e assistenza per la ricerca del lavoro fuori dall'area di residenza
- crediti per spese di assicurazione sanitaria

Altre informazioni qui

 

Pongo una considerazione forse un po' provocatoria, per voi economisti....Dopo aver letto un libricino divulgativo dal titolo "Energia per l'Astronave Terra", in cui si mette in evidenza come non si possa crescere sempre, leggo ora dal Festival di Trento:

TRENTO - E se al posto della ricchezza prodotta misurassimo la felicità? Non come sentimento effimero, ma come percezione di un equilibrio globale tra il benessere economico, la cultura, le relazioni con gli altri, il rispetto della natura. Il dibattito su come affiancare al Pil, Prodotto Interno Lordo, indicatori più completi che diano una misurazione a tutto tondo del benessere delle persone è stato avviato da molto tempo, e ha avuto un grande impulso dalla decisione del presidente francese Nicolas Sarkozy di nominare una commissione di economisti presieduta dal premio Nobel Joseph Stiglitz per procedere alla riforma del Pil. Ma tutto ha avuto inizio in un piccolo Paese dell'Himalaya, il Buthan, che ormai da lungo tempo ha sostituito il Pil con un indicatore estremamente più complesso, il FIL (GDH, felicità interna lorda, in inglese gross domestic happiness). Jigmi Y. Thinley, primo ministro del Buthan, ha spiegato oggi al Festival dell'Economia di Trento che cos'è il FIL e come il suo Paese si è evoluto in senso positivo verso la democrazia e il benessere grazie alla sua adozione. Una spiegazione di estrema utilità perché il modello del Buthan, assicura il presidente dell'Istat Enrico Giovannini (che ha fatto parte della commissione Stiglitz in Francia e che si è occupato dello studio degli indicatori alternativi al Pil in seno all'Ocse), è estremamente concreto, e permette la misurazione di "un benessere equo e sostenibile".

Una proposta interessante. Chi di voi di nFA era a Trento ed ha asisstito alla presentazione?

Il video della presentazione.

P.S. Come potete notare, niente Voltremont e niente Mangiamorte. Una vera noia ...

Il video è il secondo tra i più visti del Festival dell'Economia a Trento dopo quello della giornalista Milena Gabanelli.

Non è assolutamente da sottovalutare il successo. Per il signore - GT - che cercava di minimizzare non presentarsi e non mandando gli scudieri non è stata una mossa vincente.

Forza!!

Forza!!

Qualcuno deve averti ascoltato ... ora è il primo!

:-)

P.S. Pero' l'audio fa schifo e ci mette una vita a caricare ...

interessante

In questa puntata di Porta a Porta ( L'Italia dopo la manovra ) c'è molto di quanto detto

Http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-be6e2039-6fb7-4666-8680-6bd2052fcc05.html?p=0

politici bla bla bla

giornalisti "economici" ignoranti , azzerbinati , cerchiobottisti

numeri a go go

lo slogan della settimana : Ah la Spagna che per anni è stata magnificata come modello..

conduttore che usa i tempi del satellite per stoppare discorsi seri

l'unico che si salva Andrea Romano benchè professore di Storia. 

Purtroppo l'audio è pessimo. :((

In compenso ho acquistato il libro e mi piace molto.

Ma davvero sarebbe stato interessante? Tremonti è un politico ed i suoi scherani sono cortigiani della politica; il livello intellettuale di costoro è piuttosto bassino e i loro  interessi sono altri.

Più interessante, per tutti, sarebbe un confronto con posizioni accademiche diverse dalle vostre. Che ne so, a sinistra post-keynesiani sull'orma di Minsky, per capirci, oppure, diciamo a destra, austriaci o giù di lì. Magari qualche marxista di quelli tecnici, lontani dalla politica. O altro, ne sapete voi più di me.

vista dal sottoscritto (sulla rete.)

Alla domanda, che credo finto-ingenua (fatta da M. Boldrin), perche' non privatizzare la RAI subito?

La risposta a mio avviso e' meno intuitiva di quanto sembri. La mia opinione e' la seguente: perche' la RAI e' una struttura del potere reale, che nella costituzione materiale fa vedere che esiste una opposizione,c he c'e' la liberta', e tutte le cose necessarie. 

Il fatto, auto-evidente, che la misura verrebbe accolta da moltissimi con favore e da pochi con disappunto, e' immateriale di fronte al fatto che chiedere a chi fa eleggere Badaloni, Marrazzo, Gruber, Santoro, etc. di chudere e' equivalente a chiedere il suicidio, che nelle culture delle "colpe" e non del "disonore" -l'Italia e' una di queste-, non si fa. 

Piu' interessante e' la domanda se rivolta alla maggioranza. Qui azzardo solo l'ipotesi che nemmeno loro vogliano uno scontro con tutta la RAI, avendo non solo installato manutengoli, ma avendo liebri spazi in cui non vengano subissati da Iva Zanicchi con i consigli per gli acquisti.

per quanto concerne la maggioranza penso che la privatizzazione della RAI , con abolizione del canone e possibilità di concentrazioni pubblicitarie uguale a quelle di Mediaset , sia una iattura per il suo leader e i suoi discendenti.

RAI

Francesco Ginelli 9/6/2010 - 11:07

La privatizzazione di due canali RAI sarebbe cosa buona e giusta solo se, contestualmente, si mette un tetto tassativo di una rete in chiaro per operatore. Il pubblico resta con un canale solo (magari con il divieto di raccogliere pubblicita' all'interno dei programmi ma solo tra uno e l'altro, comunque non piu' di un blocco l'ora), Mediaset ne cede due e si fa spazio per 4+1 nuovi player che finalmente potranno competere alla pari.

A privatizzare la RAI senza intaccare il monopolio Mediaset, altrimenti, si rischia di farla finire come la 7, tv di discreta qualita' mi dicono (non la prendo in Francia), ma a cui e' caldamente consigliato dalle alte sfere di non pensare nemmeno a superare quel 3% - 3.5% di share.

Re: RAI

Vincenzo Pinto 9/6/2010 - 12:06

Mi pare sia la solita condizione che lascia intatto lo status quo. Cominciassero a privatizzare due canali RAI con divieto di venderli ad operatori già presenti nel mercato dei canali nazionali via etere, la procedura sarebbe IMO piu' facile (la RAI è statale) che scatenare la guerra contro Mediaset con rischi di cause lunghe eoni. Anche perché la difesa del Gruppo del PdC da 20 anni é sempre la solita solfa, se l'operatore pubblico ha tre canali perché io privato non posso averne altrettanti?

Si, ma li venderesti ad un solo player (cosi' ci scordiamo in futuro di poter approvare il tetto ad un solo canale per operatore) o a due differenti? Perche' io dubito che si possa trovare un potenziale operatore disposto ad entrare in concorrenza con chi di canali ne ha gia' tre ed e' pure a capo del governo. Bisognerebbe essere folli per metterci i soldi in una situazione del genere, si finirebbe solo per fare la fine di La 7 che e' strozzata dalla politica e dal suo duopolio-monopolio.

Davvero, l'unica soluzione che vedo e' mettere un limite secco ad un canale per operatore e contestualmente privatizzare due canali RAI. Poi sono d'accordo che sia un sogno con le condizioni attuali, ma la soluzione alternativa e' anche peggiore dello status quo.

Re(2): RAI

amadeus 9/6/2010 - 14:01

Scusate ma con il passaggio al digitale mi sembra un discorso abbastanza anacronistico. In prospettiva un operatore con una rete ex RAI (possibilmente non sovraccaricata di personale in eccesso) e relativa "expertise" televisiva, potrebbe tranquillamente competere sul mercato avendo contemporaneamente a disposizione anche qualche frequenza digitale. Noto incidentalmente che Mediaset tra frequenze digitali in chiaro e criptate ne ha già messe assieme un bel po' e sarebbe interessante sapere quanto ci guadagna lo Stato (visto che le frequenze TV sono un bene pubblico).

in limine RAI

palma 13/6/2010 - 14:49

Si continua a non notare l'ovvio: il potere della RAI. Solo scorrendo scemenze (la fondazione di DEMOCRATICA) da parte del ex-segretario del partito democratico, si notano due, se non tre, figli di alti funzionari de RAI medesima, insediati dalla RAi fare i ministri, contesse esibizioniste, sottosegretari regolarmenti accopiati e sposati dalla Azienda con funzionari RAi e cosi' via.

Il quesito e' come mai nessuno nota che e' la RAI medesima un apparato di potere, non un apparato servo-del-potere (di vari: magistrati, canzonettari, Marzulli & Marrazzi, etc.) come racconta il presidente del consiglio, pure lui incapace di elidere il nodo cosidetto gordiano con il bisturi innocuo della sua vendita.

 

Per la terrificante visione suggerisco, la maschera e il volto come esibita a 

http://www.dagospia.com/rubrica-6/cafonalino/articolo-16389/1.htm

Ricordo che alla presentazione del libro a Trento la giornalista che moderava ha raccontato delle lamentele di Voltremont all'editore del suo giornale; qui invece un esempio di giornalismo che piace a Tremonti dove è possibile ascoltare la sua metafora sulla velocità della macchina e dei tronchi che si trovano sulla strada (per chi avesse fretta intorno al quarto minuto)

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