Le promesse (disattese) del governo Berlusconi

1 marzo 2018 Leonzio Rizzo

Un esercizio utile per valutare la credibilità delle attuali promesse elettorali è quello di guardare un po’ ai precedenti. Per esempio alle promesse di Berlusconi del 2001 sottoscritte nel Documento di Programmazione Econbomico-Finanziaria (DPEF) per il 2002-2006. Era prevista una crescita del PIL fino al 5% con il mezzogioprno che sarebbe cresciuto più del Nord, il raggiungimento del pareggio di bilancio e il mantenimento di un deficit primario sopra il 5%. In realtà il tasso di crescita del PIL è sempre stato inferiore al 2% escluso il 2006, il deficit è sempre stato superiore al 3% e il deficit primario è stato prosciugato, arrivando ad essere quasi nullo nel 2005. La pressione fiscale e le uscite totali sono rimaste costanti e non sono calate come promesso. Quindi le promesse del governo Berlusconi sono state disattese.

Un esercizio utile per valutare la credibilità delle attuali promesse elettorali è quello di guardare un po’ ai precedenti. Per esempio alle promesse di Berlusconi del 2001 sottoscritte nel DPEF per il 2002-2006.

Al capitolo IV del Documento di programmazione economica e finanziaria per il quinquennio 2002-2006 era prevista “una compressione della spesa corrente che finanzierà una riduzione della pressione fiscale, con effetto incentivante sull’offerta dei fattori produttivi” ed “un tasso di crescita del PIL  mediamente superiore al 3% nel quinquennio 2002-2006”. Il grafico di pag. 40 del documento presenta una crescita del PIL sopra il 2% nel 2001 e via via crescente, che arriva quindi al 4% nel 2003 e a quasi il 5% nel 2006. Con la qualificazione che la crescita media del quinquennio sarebbe dovuta essere di più del 4% nel mezzogiorno  a fronte di poco più del 3% del Nord Italia.

Nelle pagine da  41 a 44 vi è “una sintesi grafica del nuovo miracolo economico che l’Italia realizzerà nel corso di questa legislatura”. In particolare le uscite totali in rapporto al PIL, dal 47% del 2000 sarebbero scese a quasi il 39% nel 2006 e la pressione fiscale sarebbe arrivata a poco meno del 38%.

Tabella 1: Fonte dati Banca d’Italia

 

2001

2002

2003

2004

2005

2006

deficit/PIL

3.4

3.1

3.4

3.6

4.2

3.6

saldo primario/PIL

2.7

2.4

1.6

1

0.3

0.9

tasso di crescita del PIL

1.77

0.25

0.15

1.58

0.95

2.01

pressione fiscale

40.1

39.8

40

39.3

39.1

40.2

uscite totali/pil

47.5

46.8

47.2

46.8

47.1

47.6

 

 

 

 

 

 

 

In realtà, la crescita del Pil nel 2002 e 2003 è stata quasi vicino allo 0% per poi riprendersi nel 2004 in cui toccò il +1,58% del Pil; nel 2005 fu poco meno del 1% e nel 2006 toccò il 2.1% del Pil e ciò a fronte di un obiettivo per il 2006 di un +5,0%. Nello stesso tempo il Mezzogiorno (tabella 2) è sempre cresciuto meno del Nord e nel 2002 e 2003 ha registrato tassi di crescita negativi.

Tabella 2: Fonte Istat

 

2001

2002

2003

2004

2005

2006

Nord

1.60

0.09

0.56

1.51

1.16

2.00

Centro

2.50

1.45

-0.06

2.81

0.65

2.21

Mezzogiorno

1.60

-0.40

-0.61

0.57

0.75

1.83

Nello stesso periodo non si realizzò nessuno degli obiettivi enunciati:  la pressione fiscale è sostanzialmente rimasta invariata nel quinquennio di governo Berlusconi, come invariate sono anche rimaste le uscite totali su Pil, con un aumento inziale nel 2001 rispetto al 2000 dal 45,5% del Pil al 47,5 del Pil.

Tabella 3: Quadro programmatico di finanza pubblica formulato sulla base degli impegni europei e sviluppato nel periodo: 2001-2005. Fonte DPEF per gli anni 2002-2006.

 

2001

2002

2003

2004

2005

2006

Avanzo Primario/PIL

5,4

5,5

5,9

5,8

5,6

5,4

Indebitamento netto su PIL

0,8

0,5

0,0

0,0

0,0

0,0

 E importante notare che nel DPEF 2002 vi era la previsione di realizzare un deficit dello 0,8% del Pil  nel 2001 e l’obiettivo di ridurlo allo 0,5% Pil nel 2002 e di raggiungere il pareggio di bilancio dal 2003, grazie ai previsti avanzi primari (Tabella 3) del 5,5% nel 2002, del 5,9% nel 2003, del 5,8% nel 2004, del 5,6% nel 2005  e del 5,4% nel 2006. Gli esiti sono stati del tutto opposti: nei cinque anni di governo, Berlusconi ha ottenuto risultati molto diversi dagli obiettivi annunciati. Il saldo primario infatti invece di arrivare al +5,6% nel 2005 si è consumato anno dopo anno, di fatto azzerandosi nel 2005, riportando le condizioni di finanza pubblica indietro al 1990.

Nel 2001 il saldo primario era pari al 2,7% del Pil  per arrivare nel 2005 allo 0,3% del Pil e nel 2006 allo 0,9% del Pil. Anche per quanto riguarda il deficit di bilancio, i propositi furono completamente disattesi. Invece del pareggio di bilancio promesso, il deficit, che era stato pari all’1,3% del Pil nel 2000, aumentò nel 2001 al 3,4% del Pil per arrivare al 4,2% del Pil nel 2005 e scendere poi al 3,6% del Pil nel 2006.

Come noto l’avanzo primario è una grandezza finanziaria molto importante per tenere sotto controllo il debito. E’ una condizione necessaria per contrastarne la crescita. Il prosciugamento dell’avanzo primario ha implicato maggiore emissione di debito per ripagare interessi e debito in scadenza rendendo la crisi successivamente verificatasi nel 2008 molto più difficile da gestire.

Anche in questa campagna elettorale al centro del programma di centro-destra si parla di rilancio della crescita verso valori attorno al 3%, da realizzarsi  con la riduzione della pressione fiscale da finanziarsi con la riduzione della spesa. Una proposizione teorica assai dubbia. A parte questo, l’esperienza del passato mostra la scarsissima credibilità delle promesse.

segui su twitter @leonziorizzo

2 commenti (espandi tutti)

Bel tentativo, ma non funzionerà, se volete capire perché Berlusconi rivincerà, le prossime elezioni, vi invito a guardare questi due video:

 

https://www.youtube.com/watch?v=P1ELoftD_fw

 

https://www.youtube.com/watch?v=LcZdKfw19cw&t=80s

I DPEF sono sempre manifesti di ottimismo, di qualsiasi colore sia il governo (rectius: il ministro dell'economia - infatti, in questo qui si riconosce la prosa di Tremonti) che li produce.
Questo DPEF, visto col senno del poi come fa l'autore dell'articolo, va però visto nel contesto. Cioè, occorre ricordare cosa accadde in quegli anni:
2001: prima legge finanziaria del governo Berlusconi - necessità di coprire il buco lasciato dalla finanziaria "elettorale" del governo Amato.
2002 e anni successivi: arrivano in Italia gli effetti della recessione internazionale, conosciuta "bolla del dot com". Per cui maggiori esborsi in spesa sociale e minori entrate. Quindi più deficit (o preferivate la "macelleria sociale" in tempo di recessione? Eccerto, facile pontificare da un blog quando non si risponde a un elettorato).
Questo DPEF era basato sui dati degli anni precedenti, sui quali veniva immaginato l'impatto delle riforme che il governo Berlusconi avrebbe voluto fare, ma che il contesto economico avrebbe di lì a poco reso difficle attuare.

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