La questione sicurezza: i clandestini

23 giugno 2008 axel bisignano

Spinto dagli articoli di Sabino che, più che un notaio, mi sembra un no global amico degli extracomunitari, oltre che dalle polemiche sul c.d. “pacchetto sicurezza” e sulle intercettazioni telefoniche innescate dal Presidentissimo, fornisco la mia opinione di addetto ai lavori in relazione alle due questioni.

Cominciamo da quella degli extracomunitari clandestini. Come è noto il Capo della Polizia ha sostenuto che la maggior parte dei reati vengono commessi da questi ultimi e che essi rimangono sistematicamente impuniti. Potremmo definire l’affermazione certamente tempestiva, visto che il Governo ha messo la questione tra le sue priorità. Così, con il c.d. “pacchetto sicurezza” il Governo ha scelto di dare un giro di vite sui clandestini. Sotto il profilo metodologico ha optato per due strade diverse, quello del decreto legge, entrato immediatamente in vigore, e quello del disegno di legge.

Nel decreto legge sugli stranieri, direttamente, non vi è un gran che, salva l’introduzione della curiosa aggravante della clandestinità e della fattispecie di reato già analizzata da Sabino. È stata introdotta qualche modifica procedurale, qualcuna sicuramente condivisibile ed opportuna come l’abolizione del c.d. patteggiamento in appello, di cui ho già parlato nella seconda puntata della telenovela, altre meno, come il rito direttissimo sostanzialmente obbligatorio in caso di arresto in flagranza, che crea non pochi problemi organizzativi agli uffici. Si è inasprito ulteriormente il reato di guida in stato di ebbrezza con l’introduzione di sanzioni troppo pesanti, compresa la confisca dell’autovettura per chi guida con un tasso alcolico sopra 1,5 mlg.

In questa sede, più che commentare il decreto legge, vorrei sollevare l’attenzione sul disegno di legge che vuole introdurre il reato di ingresso clandestino nel territorio nazionale.

Và detto che la clandestinità, in Italia, di fatto, è già punita con una fattispecie di reato specifica prevista dall’art. 14, comma 5ter, del decreto legislativo 286/98. La legge prevederebbe che l’extracomunitario che si trova irregolarmente sul territorio italiano venga accompagnato immediatamente alla frontiera per l’espulsione, ovvero in un CPT. Nella pratica l’espulsione non è possibile perché il clandestino è sempre privo di qualsiasi documento identificativo. Di conseguenza, poiché non lo si può abbandonare in mezzo al mare e non si sa con certezza da dove viene, non si sa nemmeno dove spedirlo. L’alternativa è quella di chiuderlo in un CPT in attesa di identificazione per poi procedere all’espulsione, ma, come si può facilmente immaginare, i centri sono strapieni e così la legge Bossi-Fini ha trovato la soluzione introducendo il reato di cui all’art. 14 DLVO 286/98. Lo straniero clandestino viene accompagnato in Questura, sottoposto a rilievi fotosegnaletici e gli viene notificato l’ordine di lasciare il territorio dello stato entro 5 giorni. Se lo straniero continua a trattenersi “senza giustificato motivo” è prevista una sanzione detentiva che va da anni 1 ad anni 4 di reclusione. È, inoltre, previsto l’arresto obbligatorio del clandestino. Insomma si dice: “clandestino, se non te ne vai appena ti ribecchiamo, ti sbattiamo subito in gattabuia per almeno un anno”. È così? Al di là della problematica sulla nozione di giustificato motivo che porta a molte assoluzioni, non è affatto così.

Come dicevo, dopo essere stato arrestato il clandestino viene portato in Tribunale con rito direttissimo, di solito nell’arco di non più di 96 ore. Il giudice convalida l’arresto e poi si fa il processo. Dopo la convalida si deve decidere se mantenere ferma la custodia cautelare in carcere e cioè se, nonostante la presunzione di innocenza, applicargli una detenzione anticipata rispetto alla condanna definitiva. Per applicargli la misura, il codice di procedura richiede che non sia prevedibile la concessione della sospensione condizionale della pena e che vi sia almeno una delle c.d. “esigenze cautelari”, ovverosia pericolo di inquinamento della prova, pericolo di reiterazione, pericolo di fuga. Il pericolo di inquinamento evidentemente non sussiste, quanto al pericolo di reiterazione, raramente mi sono capitati casi di soggetti che hanno commesso altri reati. Resta il pericolo di fuga e, qui, siamo al paradosso, visto che lo stato, se sapesse dove mandarlo, gli pagherebbe pure il biglietto aereo, commettendo il reato di favoreggiamento personale. Così, siccome non vi sono elementi per ritenere che la persona commetterà ulteriori reati e, quindi, potrà beneficiare della sospensione condizionale e, poiché non vi sono altre esigenze cautelari, il soggetto viene liberato. Si dirà, no il clandestino non essendo regolare, deve vivere di espedienti e quindi è prevedibile che commetta ulteriori reati. Di fatto la cosa non è vera, ma anche se lo fosse, non si potrebbe comunque applicare la misura, poichè le carceri, già adesso sovraffollate, diventerebbero dei CPT e si riempirebbero immediatamente fino all’inverosimile.

Finita questa valutazione si apre il processo e l’imputato può optare per un rito alternativo (patteggiamento o abbreviato) e così ha diritto ad uno sconto di pena di un terzo. Visto che il soggetto, generalmente, è incensurato si parte dalla pena edittale minima (1 anno), si toglie un terzo per le attenuanti generiche (8 mesi) ed un altro terzo per il rito. Solitamente si patteggiano 6 mesi con la sospensione condizionale. Pertanto, il clandestino, dopo essersi fatto un massimo di 4 giorni di galera, è libero ed il reato non può essere contestato un’altra volta, perché, per come è formulata la norma, egli deve, materialmente ed effettivamente, essere accompagnato alla frontiera. Tutto questo costa allo stato una discreta cifretta, tra polizia penitenziaria che deve accompagnare in tribunale l’imputato, stenotipia e difensore d’ufficio. Il risultato definitivo è nullo, sia in termini di deterrenza, sia in termini di effettività della pena. Posso già immaginare la reazione di qualche leghista. La colpa non è del legislatore, ma dei soliti magistrati no global benpensanti che disapplicano la legge. Bene, al di là del fatto che anche il magistrato più forcaiolo ha una certa remora a dare un anno di galera ad un tizio, la cui unica colpa è quella di essere arrivato in Italia per fame, magari dopo aver attraversato il deserto e poi il Mediterraneo a bordo di una qualche carretta a rischio costante della propria vita, ricordo che nel 2006, con il voto favorevole di una parte del centrodestra, è stato approvato un indulto perché le carceri scoppiavano. Oggi la popolazione carceraria è la stessa di prima dell’indulto. Provate ad immaginare cosa succederebbe se i magistrati dovessero dare a tutti questi soggetti un anno di galera senza sospensione. Che ne facciamo poi di spacciatori di stupefacenti, stupratori e rapinatori che stanno in carcere? Un altro indulto? Inoltre, ho visto casi di soggetti espulsi più di un anno prima e poi arrestati, che, in tutto quel lasso di tempo, non risultavano aver commesso alcun reato e, quindi, non si vede proprio per quale motivo negare loro la sospensione condizionale della pena.

Esiste poi un’altra fattispecie di reato che viene spesso contestata al clandestino e cioè quella di cui all’art. 6 del DLVO 286/98 consistente nel non aver esibito un documento identificativo alle forze di polizia da parte dello straniero. Reato che, se non si porta con sé il passaporto quando viene a Badia, potrebbe commettere anche Michele, visto che, ormai, è un cittadino yankee e, quindi, tecnicamente, uno straniero. Poi, di fatto, nessuno si sognerebbe di contestare questo reato allo statunitense, al canadese o all’australiano, esistono gli stranieri di serie A e di serie B, perbacco! Di fatto si tratta di un reato banalissimo, per il quale non si va in galera, contestato a piede libero a soggetti irreperibili che fa solo perdere un sacco di tempo ai tribunali oltre che far guadagnare dei soldi facili a qualche difensore d’ufficio scalcagnato.

In sostanza, abbiamo due fattispecie di reato che vengono commesse o solo (l’art. 14) o quasi esclusivamente (l’art. 6) da clandestini, reati che suscitano un allarme sociale pari a zero.

Ed allora torniamo a bomba, e cioè alle affermazioni di Manganelli, il quale, dopo aver detto che delinquono quasi solo i clandestini, sostiene, fra l’altro, che i dati andrebbero “disaggregati”. Di fatto, io parlo della realtà della provincia di Bolzano che, senza dubbio, è molto particolare e privilegiata anche sotto questo profilo. Parto, prima di tutto dalla mia esperienza. Sulla base di essa, posso dire che i reati commessi da cittadini extracomunitari si riducono, tendenzialmente a poche fattispecie: violazioni del testo unico dell’immigrazione (art. 6 e 14, più qualche reingresso o qualche caso di agevolazione dell’immigrazione), false indicazioni sulla propria identità o detenzione di documenti contraffatti, traffico o spaccio di sostanze stupefacenti, più raramente, furti in abitazione e sfruttamento della prostituzione. Al di là dei primi due che riguardano indiscriminatamente tutte le etnie presenti sul territorio, lo spaccio di stupefacenti al minuto su strada, viene, in prevalenza, commesso da nordafricani. Il traffico di medio livello con spaccio anche in dettaglio è, in prevalenza, in mano a soggetti di provenienza albanese, così come furti in abitazione e sfruttamento della prostituzione. Vi sono poi i soliti vu’ compra senegalesi (griffe false e CD copiati), ma anche in questo caso, allarme sociale pari a zero. Tutte le altre etnie presenti sul territorio della provincia di Bolzano (indiani, pakistani, bengalesi, cinesi, ecc.) sono criminologicamente pari agli italiani. Altro dato, significativo, ma sempre solo empirico, è costituito dal fatto che, quasi sempre, almeno relativamente ai reati connessi agli stupefacenti, si tratta di persone che non sono clandestinamente in Italia, ma hanno regolare permesso o addirittura la carta di soggiorno. Infine, sempre sulla base della mia esperienza empirica, quasi mai si tratta di padri di famiglia con moglie e figli presenti in Italia. Detto ciò, mi sono posto il problema di prendere i dati che dovremmo avere noi in Procura della Repubblica di Bolzano, perché c’è Michele che scassa sempre con le “evidenze”. Mi sono posto le seguenti domande:

  1. quante notizie di reato sono pervenute in Procura della Repubblica di Bolzano nell’anno 2007?
  2. Quante notizie di reato sono ascrivibili a stranieri (cittadini non UE)?
  3. Quante di queste notizie sono ascrivibili a clandestini?
  4. Tra queste ultime, quante rientrano in violazioni del testo unico sull’immigrazione (art. 6 e 14)?
  5. Quante violazioni in materia di sostanze stupefacenti sono state contestate ad extracomunitari distinguendo tra regolari e clandestini?
  6. Quali etnie commettono quali reati?

Cominciamo dalla domanda numero 1). In tutto dal 1 gennaio al 31 dicembre 2007, sono stati aperti 11950 procedimenti penali a carico di persone note per reati non da giudice di pace (esclusi quindi ignoti e reati banali quali ingiurie, minacce, lesioni semplici). Fin qui tutto facile. Le altre domande, invece ottengono solo delle risposte parziali. Il motivo è dovuto al nostro primitivo sistema di gestione dati che, come, ho già scritto qui, viaggia ancora in DOS (non scherzo affatto). Così il sistema non distingue tra italiani, cittadini UE e stranieri (extra UE), bensì tra “nati in Italia, nati all’estero e nazione di nascita non specificata”. Si tratta, evidentemente, di un criterio completamente sbagliato perché antiquato. Io, ad esempio, sono nato all’estero, ma sono doppio cittadino comunque UE (Italiano e, per mia fortuna, tedesco). Michele, invece, è nato in Italia, ma è un extracomunitario. Comunque, i dati sono questi: per quelle 11950 notizie di reato ci sono 14449 persone iscritte nel registro, di cui nati in Italia 8672, all’estero 4372, nazione non specificata 1405. Queste ultime possono essere relative a procedimenti, tutti archiviati, a carico di persone non compiutamente identificate. Non è dato sapere quanti di questi nati all’estero siano cittadini italiani UE o extracomunitari. Credo, comunque, che i cittadini UE si aggirino introno al 10%, per cui residuano circa 4000 indagati extracomunitari. La terza domanda non ha risposta, in quanto il sistema non distingue. La quarta, invece, mi sembra di fondamentale importanza. E cioè, di quei 4000, quanti sono i soggetti che hanno violato la Bossi-Fini e, quindi, soggetti che, pur clandestini, non commettono nessun reato che suscita allarme sociale? Sempre dal nostro sistema di gestione emergono i seguenti dati:

notizie di reato per violazione dell’art. 14 DLVO 286/98: 236

notizie di reato per violazione dell’art. 6 DLVO 286/98: 645

Totale 881

Quindi, più di un quinto dei reati commessi in generale da persone straniere, sono reati sostanzialmente insignificanti. Ha un bel dire Manganelli se la Polizia segnala solo queste fattispecie, anziché prendere i trafficanti di droga perché i suoi uomini la notte, comprensibilmente, non vogliono lavorare, visto che lo stato non paga loro gli straordinari.

Domanda n. 5). In tutto abbiamo aperto 1255 procedimenti, per un totale di 1786 indagati, di cui nati in Italia 1043, all’estero 720, nazione non specificata 23. Và detto subito che noi apriamo e chiudiamo immediatamente un fascicolo sia nei casi in cui si tratta di detenzione di droga per uso personale, sia nelle ipotesi in cui una persona viene sottoposta a perquisizione con esito negativo. Pertanto, la maggior parte di questi procedimenti non riguardano vere e proprie indagini e si sono chiusi con richieste di archiviazione. Circa 1000 si sono conclusi con richiesta di archiviazione, gli altri 200 si sono conclusi con richieste di rinvio a giudizio e/o patteggiamenti. Impossibile scorporare i dati tra cittadini UE, extra UE, clandestini. Anche alla domanda numero 6 il nostro sistema non consente di dare alcuna risposta.

Questo, dunque, lo stato dell’arte, quanto meno a Bolzano. E cioè che:

1. la clandestinità è già punita in Italia, ma senza alcun risultato concreto;

2. i clandestini non sono necessariamente dediti alla delinquenza più di quanto non lo siano gli extracomunitari regolari.

Qui si inserisce il disegno di legge del governo che vuole punire l’ingresso clandestino. La norma recita così (fonte kataweb cittadino lex)

Art. 12bis DLVO 286/98 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizione del presente Testo Unico è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Anche qui è previsto l’arresto obbligatorio ed il procedimento con rito direttissimo.

Tenuto conto di quanto detto sopra, mi chiedo subito quale sia il risultato che posso ottenere con l’introduzione di questa fattispecie di reato. Nella pratica essa non farà che anticipare la violazione dell’art. 14 DLVO 286/98, la cui successiva violazione si sommerà a quella del nuovo reato, peraltro, qui necessariamente e giustamente, con un modesto aumento di pena per il meccanismo della continuazione. Risultato concreto, anche qui, pari a zero. Ma vi è di più, in un suo articolo Tinti qui, faceva notare che la legge sarà inapplicabile in gran parte del territorio, mentre alcuni uffici giudiziari, già adesso in grave sofferenza, andranno letteralmente in tilt. Infatti, attualmente, l’ingresso clandestino non è punito. Poiché, nella stragrande maggioranza dei casi, non si sa quando il clandestino è arrivato in Italia, non si potrà mai dimostrare che egli è arrivato dopo l’introduzione della fattispecie di reato. Pertanto, la norma sarà applicabile solamente negli uffici di frontiera. A Bolzano, la norma avrà un impatto tutto sommato marginale, visto che i nostri ingressi clandestini arrivano da nord, sono centellinati e comportano comunque l’arresto del passatore. Immaginiamo invece cosa succede a Gela, competente per Lampedusa, se sbarca un barcone con centinaia di clandestini tutti da arrestare e processare per rito direttissimo…

Tanto per cambiare, nel Belpaese, non c’è nessun approccio pragmatico alle problematiche pur esistenti. Anziché costruire dei CPT dignitosi e concludere degli accordi internazionali e farli rispettare per bloccare l’afflusso alla fonte anche mediante pattugliamento nelle acque territoriali del paese di partenza - come mi risulta essere stato efficacemente fatto con l’Albania - ci si inventa nuovi reati a prescindere dalla loro completa inutilità e mandando, in alcuni circondari, in ulteriore e definitiva sofferenza la già malferma macchina della giustizia.

Io stesso, non posso negarlo, devo, spesso, mettere la mordacchia alla bestia razzista che alberga in me. Visto il lavoro che faccio, mi viene, inevitabilmente voglia di giudicare negativamente certe etnie (in particolare albanesi e nordafricani, appunto), ma poi, se rifletto, mi rendo conto che, per dire che essi delinquono più di altri, è necessario verificare il rapporto con la loro presenza sul territorio, visto che sono i primi immigrati e le etnie più numerose presenti sul territorio. Ho provato ad estrapolare questi dati dal nostro servizio ASTAT qui. Inoltre, come dicevo, raramente delinquono o i padri di famiglia, sicchè, per quanto mi riguarda, ben vengano i ricongiungimenti familiari. Tuttavia, non si può dimenticare come, in questi casi il problema si sposta, diventa socio-economico. Così, ad esempio, in Alto Adige, la scuola italiana ha avuto una performance peggiore di quella tedesca nel test PISA. Tra le cause indicate vi sarebbe il fatto che gli stranieri mandano i loro figli nella scuola italiana. Altro problema è quello delle case, laddove l’extracomunitario con famiglia, abituato ad un tenore di vita molto più basso del nostro, può permettersi di non mandare a lavorare la moglie e così beneficia di una serie di aiuti tra cui le case popolari, cui un operaio con due figli e la moglie impiegata, pur essendo ormai ai margini della povertà, non potrà accedere risultando troppo ricco. Certo è facile per me, soggetto comunque privilegiato, fare questi discorsi da benpensante.

In ogni caso, comunque la si metta, introdurre il reato di ingresso clandestino - più che una misura razzistica come, per bassi interessi di bottega, sostengono gli spagnoli - è solo una misura demagogica e completamente ridicola, oltre che dannosa.

 

34 commenti (espandi tutti)

Non sono necessariamente un benpensante no global, eppure mi sono posto questo problema filosofico: perché mai è nata l'isteria del "dagli al clandestino"? In fondo, qual è la differenza tra un clandestino e un non clandestino? Praticamente nessuna: un non clandestino è, nella maggioranza dei casi, un ex-clandestino (si vara una sanatoria ogni 5 anni circa). E non potrebbe essere altrimenti. Cosa si immagina la Lega, che nel Senegal dovrebbe esserci un ufficio collocamento dove si va a iscriversi per andare a fare il vucomprà in Italia? perché non vedo altri modi di diventare un vucomprà legalmente (non clandestinamente)...

Mi sa che la storia dei clandestini è un puro flatus vocis, come dicevano gli antichi... Il popolo è forcaiolo e razzista, e vorrebbe non vedere per strada quelli con la pelle scura tout court, siano essi zingari molto sporchi o senegalesi. E non importa se gli zingari sono comunitari, e molti senegalesi magari hanno il permesso di soggiorno...

Io posso anche capire, è un sentimento antico come il mondo. Tuttavia, l'idea del "clandestino" è la traduzione legislativa di questo sentimento del tutto irrazionale. E irrazionale diventa anche il tentativo di repressione, come il post di Ax Bi dimostra.

P.S. Manganelli dovrebbe cercare di non aggravare il ridicolo causato dalla correlazione tra il suo cognome e la sua mansione: la sua uscita mi è sembrata una gigantesca e rozza captatio benevolentiae verso certe forze (forse quasi tutte) del nuovo governo

perché mai è nata l'isteria del "dagli al clandestino"?

Mi sembra che in Italia la clandestinita' sia ampiamente tollerata, pochi si oppongono e pochi sono isterici. Molti invece si mobilitano per dare ai clandestini case popolari e primi posti in graduatoria per gli asili nido. Complessivamente direi che in Italia la clandestinita' (come l'illegalita') e' generosamente tollerata, e molti anzi si impegnano a favore dei diritti e delle garanzie dei clandestini (come anche dei delinquenti).

In fondo, qual è la differenza tra un clandestino e un non clandestino?
Praticamente nessuna: un non clandestino è, nella maggioranza dei casi,
un ex-clandestino (si vara una sanatoria ogni 5 anni circa).

La differenza tra un clandestino e un regolare e' l'osservanza della legge. Certo si tratta della legge in un Paese dove la legge stessa e' spesso stupida e demenziale, poco chiara, contraddittoria, diffusamente violata e generalmente poco applicata. Tuttavia si tratta dell'unica legge a nostra disposizione.

In Italia un regolare e' spesso (ma non sempre) un ex clandestino solo perche' questa e' la scelta culturale del Paese. Si poteva fare altrimenti, si potevano ammettere i profughi che hanno fatto regolarmente domanda dal loro Paese di provenienza, invece di dare la precedenza ai clandestini regolarizzati, ma non e' stato fatto. Un paese civile favorirebbe chi osserva la legge, purtroppo l'Italia non e' un paese civile. Si poteva rendere per legge l'immigrazione libera da tutto il mondo, ma nemmeno questo e' stato fatto. In Italia si preferisce avere immigrazione libera ma clandestina, forse perche' in questo modo i nativi ritengono di poter sfruttare al meglio le risorse umane straniere a loro disposizione.

l popolo è forcaiolo e razzista, e vorrebbe non vedere per strada quelli con la pelle scura tout court,
siano essi zingari molto sporchi o senegalesi. E non importa se gli
zingari sono comunitari, e molti senegalesi magari hanno il permesso di
soggiorno...

Nel popolo c'e' inevitabilmente una frazione forcaiola e razzista, comunque. Quando pero' in uno Stato si permette illegalita' di massa, non si amministra decentemente, non si applica decentemente la legge, la propensione a prendersela con gli stranieri o le minoranze aumenta. La responsabilita' dell'aumento dell'intolleranza e' di chi dirige lo Stato. Negli Stati capaci di amministrare bene internamente non si avvengono normalmente sommosse del popolino contro gli stranieri. Per esemopio, questo non e' mai avvenuto nella secolare storia della Repubblica di Venezia. Le sommosse del popolino contro gli stranieri, spesso sobillate e favorite dalle stesse elites dirigenti, si sono verificate storicamente invece ngli Stati falliti, negli Stati in sfacelo per decadenza e mala-amministrazione, per esempio nell'impero bizantino prima della 4a crociata, oppure in Polonia e Russia. L'Italia si sta avviando nella stessa direzione.

 

Grazie Axel, ottimo pezzo e poi di questo scempio non si legge mai abbastanza. Una domanda: il reato non puo' essere retroattivo, giusto? Quindi se io fossi fermato come clandestino mi basterebbe dire di essere entrato nel paese 5-10 anni fa e la passerei liscia, corretto?

proprio così, se non colgo sul fatto il clandestino al momento dell'ingresso, non posso sapere quando è entrato, ed allora, essendo, attualmente, l'ingresso illegale penalmente lecito, il reato è indimostrabile.

Tutto mi sarei aspettato nella vita, ma non certo di sentirmi definire no-global ;-)

Comunque, anche se non ha nulla a che vedere coi clandestini, ma col pacchetto sicurezza, qual'è l'opinione dei lettori (tecnici e non) sulla norma contenuta nel decreto legge in fase di approvazione che sospende alcuni (molti) processi per un anno ?

A parte ogni considerazione in ordine alla vicenda Berlusconi - Mills, mi chiedo quale sia la ratio: esiste cioè una qualche utilità pubblica che ne giustifichi l'approvazione ?

In tutta onestà non riesco a trovarne, ma magari chi sta tutti i giorni nelle aule dei tribunali può indicarmi i vantaggi per la collettivà nel non far più celebrare processi che sono arrivati oramai quasi alla sentenza.

Un governo law and order che ha rinnegato l'indulto approvato da gran parte die suoi componenti, come giustifica il fatto che rinuncia a perseguire dei reati. 

 

A parte ogni considerazione in ordine alla vicenda Berlusconi -
Mills, mi chiedo quale sia la ratio: esiste cioè una qualche utilità
pubblica che ne giustifichi l'approvazione ?

No. Ascoltavo giusto ieri via podcast la puntata di radio anch'io sull'argomento; di fatto l'unico motivo e' che si vuole garantire governabilita' evitando una condanna che sembrerebbe certa. L'argomento preferito dalla destra e': non sta ai giudici decidere se berlusconi e' colpevole, gli italiani hanno gia' deciso eleggendolo con larga maggioranza. Da notare anche che la scusa del dare la priorita' ai crimini che creano allarme sociale non regge perche' la soglia dei 10 anni comporterebbe esclusione di reati non da poco:

 

 

 

I reati con pena di reclusione sotto i 10 anni

TITOLO I
Dei delitti contro la personalità dello Stato
Art.249 Partecipazione a prestiti in favore del nemico
Art.253 Distruzione o sabotaggio di opere militari (8anni)
Art.255 Soppressione, falsificazione o sottrazione di documenti concernenti la sicurezza dello Stato (8anni)
Art.260 Introduzione clandestina in luoghi militari e possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio
Art.263 Utilizzazione dei segreti di Stato

TITOLO II
Dei delitti contro la pubblica amministrazione
Art.316 bis Malversazione a danno dello Stato
Art.318 Corruzione per un atto dufficio
Art.319ter Corruzione in atti giudiziari (8anni)

TITOLO V
Dei delitti contro lordine pubblico
Art.416 Associazione per delinquere
Art.420 Attentato ad impianti di pubblica utilità

TITOLO VI
Dei delitti contro lincolumità pubblica
Art.423 Incendio
Art.433 Attentati alla sicurezza degli impianti di energia elettrica e del gas, ovvero delle pubbliche comunicazioni

TITOLO VII
Dei delitti contro la fede pubblica
Art.454 Alterazione di monete

TITOLO XI
Dei delitti contro la famiglia
Art.572 Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli

TITOLO XII
Dei delitti contro la persona
Art.589 Omicidio colposo
Art.605 Sequestro di persona (8 anni)
Art.610 Violenza privata
Art.611 Violenza o minaccia per costringere a commettere un reato

 

Sono stati esclusi dalla sospensione pero' i reati di mafia, i reati che riguardano la sicurezza sul lavoro e, pare su pressione della ministra per le pari opportunita', lo stalking (gravissima piaga sociale, evidentemente).

 

io la mia opinione l´ho giá espressa qui. Si tratta di una norma scandalosa e palesemente incostituzionale. Ormai all´interno della magistratura si condivide sempre di piú l´esigenza di ritrovare una forma di immunitá, altrimenti non se ne viene piú fuori, il clima nel paese diventa sempre peggio e BS legifera affondando definitivamente la giustizia per salvare sé stesso. Si veda l´intervista del segretario dell´ANM data a Repubblica di oggi

io la mia opinione l´ho giá espressa qui.
Si tratta di una norma scandalosa e palesemente incostituzionale. Ormai
all´interno della magistratura si condivide sempre di piú l´esigenza di
ritrovare una forma di immunitá, altrimenti non se ne viene piú fuori,
il clima nel paese diventa sempre peggio e BS legifera affondando
definitivamente la giustizia per salvare sé stesso. Si veda
l´intervista del segretario dell´ANM data a Repubblica di oggi

Non sarebbe meglio indire un bel referendum abrogativo? Quali sono i tempi tecnici minimi?

Non sarebbe meglio indire un bel referendum abrogativo? Quali sono i tempi tecnici minimi?

Sicuramente più dell'anno in cui saranno sospesi i processi, quindi il referendum non servirebbe a niente. Se anche servisse, credo tu abbia eccessiva fiducia nel buon senso degli italiani. Il caimano dipingerebbe il referendum come la solita manovra dei comunisti per metterlo in galera e l'elettorato di destra si asterrebbe in massa. Siccome ai referendum comunque un buon 30% non va a votare, basta convincere un ulteriore 20% per non raggiungere il quorum. Il referendum sulla procreazione assistita dovrebbe aver insegnato qualcosa.

e in ogni caso, il referendum non impedirebbe alla legge di entrare comunque in vigore (né ne sospenderebbe l'efficacia in attesa del risultato). inoltre, immagino che l'eventuale abrogazione della legge (o di parte della legge) non abbia effetti retroattivi.

quand'anche il referendum venisse richiesto e la legge abrogata, i danni ai vari processi in corso (in termini di rinuncia alle prove acquisite, di cambiamenti di giudici, ecc.) di cui si diceva qui sarebbero già compiuti e (immagino) irreversibili. o sbaglio?

 :ciao:

 

Non sarebbe meglio indire un bel referendum abrogativo?

basterebbe avere una opposizione e un sistema giornalistico decenti: se portassero gente in piazza ne scenderebbero a milionate. Pero' non abbiamo una opposizione ma una mandria di deficienti che sta iniziando ora a smaltire la batosta elettorale e non abbiamo un sistema giornalistico ma una mandria di leccaculo che piu' del sondaggino online non riesce a proporre. E' possibile che nessun giornale riesca a venirsene fuori con una lista in prima pagina a 8 colonne di 100 o 1000 processi di stupro, violenza ai minori e usura che sarebbero bloccati dal provvedimento?

 

 

...quanto tu scrivi non si allinea perfettamente con la mia idea di "giornalismo decente", in ogni caso una cosa del genere l'ha fatta Travaglio, apparentemente citando una pubblicazione dell'ANM:

http://www.beppegrillo.it/2008/06/passaparola_lun_3.html

quanto tu scrivi non si allinea perfettamente con la mia idea di "giornalismo decente".

 

Senza la minima ironia, nè preclusione, ma solo per curiosità: mi chiarirebbe, cortesemente, la sua idea di "giornalismo decente"? E perchè Travaglio si allontanerebbe da essa? (lo chiedo, perchè abbastanza spesso sento critiche al predetto, ma sempre pregiudiziali, senza argomentazioni forti).

Grazie mille.

Saluti. 

 

 

Non parlavo di Travaglio ma di un ipotetico giornale che sparasse "una lista in prima pagina a 8 colonne di 100 o 1000 processi di stupro, violenza ai minori e usura che sarebbero bloccati dal provvedimento", come indicato da Giorgio nel commento cui mi collego.

Ok, capito. E concordo. Pur preferendolo all'attuale paludoso stato delle cose. Grazie della risposta.

Volevo segnalare che sul numero 210 di altroconsumo di Dicembre 2007 c'e una inchiesta sulla sicurezza fatta distibuendo un questionario ad un camione della popolazione. L'inchiesta riguarda Italia, Spagna, Portogallo e Belgio. In questa inchiesta riguardo agli stranieri viene detto: "...la maggior parte dei crimini viene commessa non da stranieri ma da cittadini italiani (68% contro 32%). Dal momento però che gli stranieri sono una percentuale inferiore rispetto agli italiani, di fatto commettono più reati. Il dato è ancora più illuminante se lo confrontiamo con quanto riportato dall' ultimo rapporto del ministero dell' Interno (vedi riquadro a pag. 15), che spiega come gli stranieri con permesso di soggiorno presentino un tasso di criminalità non molto dissimile da quello dei cittadini italiani, mentre sono gli irregolari a commettere più crimini."

Che i cittadini di origine straniera abbiano una probabilità maggiore, a volte enormemente maggiore, di commettere crimini, sembra chiaro dai dati. Un articolo di Giulio Zanella, pubblicato su nFA nel novembre scorso, lo documenta abbastanza chiaramente. Sia chiaro, questo non implica nulla per quanto concerne l'opportunità di rendere la clandestinità un'aggravante di reato o un reato per se, idea balzana e populista su cui ho già espresso il mio parere negativo.  Nondimeno, i fatti contano e servono per fare scelte informate. Non vale la pena rimuoverli.

Il dato è ancora più illuminante se lo confrontiamo con quanto
riportato dall' ultimo rapporto del ministero dell' Interno (vedi
riquadro a pag. 15), che spiega come gli stranieri con permesso di
soggiorno presentino un tasso di criminalità non molto dissimile da
quello dei cittadini italiani, mentre sono gli irregolari a commettere
più crimini."

Se vero questo è un dato interessante. Potresti dare un riferimento preciso? Di quale rapporto del ministero dell'Interno si tratta? Grazie. 

il rapporto lo trovi qui:

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14...

All'inizio della polemica sulla sicurezza avevo fatto qualche ricerca in internet dove avevo trovato degli studi internazionali, a pagamento purtroppo, dove si cercava di confrontare la criminalita' nei vari paesi in maniera oggettiva, cioe' tenendo conto della diversita' delle legislazioni e del fatto che non tutto i reati vengono denunciati. Lo dico per chi avesse voglia e tempo per cercare tale materiale.

Gli immigrati regolari commettono meno reati degli irregolari ma anche loro commettono piu' reati degli italiani, per quanto ho letto finora e confermato ad es. da Marzio Barbagli. Dal rapporto che hai citato, considerando il Nord Italia (dove la netta maggioranza degli immigrati risiedono), tabelle IX.19 e IX.27 e grafico IX.5 io deduco che negli ultimi anni:

  • percentuale stranieri ~7% di cui ~1% irregolare stimerei io
  • percentuale omicidi e violenze sessuali attribuite a stranieri: ~45%
  • percentuale omicidi attribuiti a regolari rispetto al totale stranieri: ~25%
  • percentuale violenze sessuali attribuiti a regolari sul totale stranieri: ~40%
  • percentuale denunciati per omicidio regolari / italiani (nord): 1.87 = 45%*25%/6%
  • percentuale denunciati per violenza sessuale regolari / italiani (nord): 3 = 45%*40%/6%

Io concluderei che gli immigrati regolari in rapporto al loro numero nel Nord Italia commettono ~2 volte piu' omicidi e ~3 volte piu' violenze sessuali, cioe' hanno un tasso criminale significativamente superiore ai nativi. Il Sud Italia e' un'altra realta', radicalmente diversa sia per criminalita' nativa sia per densita' di immigrati, e non andrebbe mediata acriticamente col Nord Italia.

 

I poveri e le fasce di educazione inferiore commettono piu' reati dei ricchi e di chi ha un'educazione superiore. Per sapere se con gli immigrati in Italia c'e' qualcosa di nuovo bisognerebbe normalizzare almeno per reddito se non istruzione. Altrimenti per me rimane che la gerarchia di chi commette reati in percentuale rimane la solita: clandestino > regolare > italiano semplicemente perche' per reddito e istruzione e' la stessa scala.

Ovviamente ne consegue che il modo migliore per diminuire la criminalita' e' aumentare l'accesso al lavoro e il reddito.

Anche se non vedo dati a supporto nel tuo messaggio, credo sia corretto che i poveri commettono piu' crimini, e a parita' di condizioni socioeconomiche probabilmente conta anche la cultura di origine, come documentato dal rapporto indicato sopra. Per quanto riguarda il contrasto alla criminalita' e' riduttivo considerare solo le cause sociali, lo spettro di azioni e' piu' ampio e a mio parere deve includere anche un piu' efficiente sistema di persecuzione e giudizio dei reati, una maggiore limitazione dell'immigrazione legale, un contrasto piu' efficace all'immigrazione clandestina, e una selezione meno stupida degli immigrati: vanno premiati profughi e chi entra legalmente, e puniti quelli che entrano illegalmente nell'attesa di una sanatoria.

 

Ovviamente ne consegue che il modo migliore per diminuire la criminalità è aumentare l'accesso al lavoro e il reddito.


Certamente, GG, non ho dubbio alcuno che così sia e che una buona fetta della maggior propensità a delinquere degli immigrati sia "spiegabile" sulla base delle loro condizioni socio-economiche, culturali, educative, eccetera.

Vi è però il fatto, ovvio, che se arriva uno di 35 anni, illeterato, poco produttivo, da un paese povero ed in guerra persistente, eccetera, il tempo che mi ci vorrà per trasformarlo in un laureato in biologia molto produttivo consiste di decenni. Meglio, nel caso in specie dovrò aspettare di farlo con i suoi pargoli, per lui non c'è molta speranza. Nei 30 anni che intercorrono e che sono richiesti da questo processo di "integrazione" ed "aggiustamento" il signore continuerà ad avere, e manifestare, una propensione a commettere crimini più alta della media.

Questi due banali fatti implicano - assieme a molti altri, ma questi da soli bastano ed avanzano - che la politica di immigrazione va fatta in modo discriminatorio e selettivo. Si cerca di far arrivare, come immigrati, le persone di alta educazione, produttività, che megli opossono inserirsi nel paese in questione, eccetera. Si cerca di tenere fuori dal paese le persone che, a causa delle loro caratteristiche socio-economiche e culturali, hanno un'alta propensione a delinquere e che molto malamente potrebbero assimilarsi al paese ricevente. Nessun club è obbligato ad ammettere come membri del medesimo tutti coloro che ne facciano richiesta o provino a saltare i cancelli: i clubs sono clubs, ed uno stato-nazione è, come minimo, un club. Riconoscere questi principi molto semplici permetterebbe di cominciare a discutere d'immigrazione senza finire sempre in baruffe ideologiche fra "buonisti" e "razzisti", che non portano a nulla e peggiorano solo le cose.

Vi è però il fatto, ovvio, che se arriva uno di 35 anni, illeterato,
poco produttivo, da un paese povero ed in guerra persistente, eccetera,
il tempo che mi ci vorrà per trasformarlo in un laureato in biologia
molto produttivo consiste di decenni.

Il fatto e' che all'Italia non servono tanto laureati in biologia, dato che la ricerca comunque la si fa in posti dove l'ambiente e' piu' incoraggiante (USA, Svizzera, Singapore...), quanto lavoratori manuali (badanti, spazzini che spazzino davvero le strade, guardiani, donne delle pulizie, tassisti etc.) che abbassino i costi che la cartellizzazione sindacal-corporativa al momento impone. L'Italia e' avviata a diventare un gigantesco ospizio, e ai suoi ricoverati serve ottenere un buon rapporto prestazioni/prezzi sui servizi pagati con le loro pensioni. Se questo non e' quello che si vuole, sono ben altre le cose da cambiare; se no, e' bene perseguire politiche di immigrazione consistenti con la realta'.

Lascia stare i tassisti, che qui guadagnano quanto un dirigente e sono quasi tutti italiani.

Per il resto non vedo chi potrebbe metterlo in dubbio su un sito che pullula di economisti e laureati vari emigrati che si lamentano di non poter rientrare a condizioni decorose.

Certo: se l'Italia vuole, e sembra che voglia, diventare sempre di più l'ospizio-baraccone per turisti-fabbrica di prodotti vecchi che sta diventando, deve continuare a lasciar fluire a migliaia i lavoratori poco qualificati, gli analfabeti, i raccoglitori di pomodori, i vù cumpra ed i manovali di fabbrica. Comunque, persino in questo caso, potrebbe cercare di fare un minimo di filtro selettivo!

Se però si vuole cambiare occorre iniziare anche dalle politiche d'immigrazione, eccome che bisogna! Per rendere il paese attraente alle imprese di software occorre renderlo attraente anche a chi il software lo scrive, no?

La cosa divertente, si fa per dire, è che alle elites italiane il flusso attuale va fondamentalmente bene: vogliono domestiche illegali da sfruttare, raccoglitori di pomodori disposti a vivere in baracca e lavorare 12 ore al giorno, manovali e badanti dello stesso tipo, eccetera. Vogliono questa forza lavoro perché dell'altra, di quella qualificata, non sanno cosa farci.

Se però si vuole cambiare occorre iniziare anche dalle politiche
d'immigrazione, eccome che bisogna! Per rendere il paese attraente alle
imprese di software occorre renderlo attraente anche a chi il software
lo scrive, no?

Certamente! Ma parte dell'attrazione (oltre una marea di altre cose su cui siamo d'accordo) e' anche il non distorcere verso l'alto i costi di servizi per cui basta manodopera meno qualificata. Quando si fanno confronti si dice spesso che p.es. Singapore applica criteri di qualificazione molto stretti all'immigrazione, ma questo e' vero per permessi di residenza permanente: quando vai a vedere chi fa i "menial jobs" trovi immigrati temporanei da paesi vicini. E' anche questo che per decenni ha permesso di tenere bassi tassi d'interesse senza che l'inflazione salisse.

La cosa divertente, si fa per dire, è che alle elites italiane il
flusso attuale va fondamentalmente bene: vogliono domestiche illegali
da sfruttare, raccoglitori di pomodori disposti a vivere in baracca e
lavorare 12 ore al giorno, manovali e badanti dello stesso tipo,
eccetera. Vogliono questa forza lavoro perché dell'altra, di quella
qualificata, non sanno cosa farci.

Il fatto che esistano elites non sarebbe in se' un male, se i criteri fossero meritocratici anziche' basati sulla nascita (e privilegiare i nativi appartiene alla seconda categoria). Un grave problema in Italia e' che non sembra esistere la percezione del pericolo rappresentato dall'essere privi di qualificazioni, anche perche' perche' lavori poco qualificati sono comunque disponibili a paghe superiori a quelle dl mercato internazionale e, sul mercato locale, comparabili a quelle di persone piu' qualificate. Questo crea disincentivi non solo dal darsi da fare, ma anche dal chiedere scuole migliori. Crea anche supporto per l'esistenza di rapporti di lavoro illegali, perche' quelli legali sono eccessivamente costosi.

(E per favore, evitiamo termini paleo-socialisti come "sfruttamento": da quando in qua sei diventato un sostenitore della teoria marxiana del valore? :-) ).

 

Nel disastro politico e sociale che e' l'Italia di oggi i ricercatori di biologia non servono e sono invitati ad andarsene altrove, e invece servono lavoratori edili in nero per cantieri a basso prezzo senza sicurezza, badanti e colf in nero adatti ai bassi stipendi netti tipici dell'Italia, spacciatori di cocaina a basso prezzo per politici e imprenditori stressati dal troppo rubare e violare la legge. Ma questa e' l'Italia che almeno io non voglio, quella che e' stata superata dalla Spagna, che la Grecia sta superando e che l'Economist prevede sara' superata anche dalla Romania nel medio termine.

 

No, Michele non ti capisco.

Mettiamola semplice: ci sono due tipi di stranieri, i clandestini e i regolari. Sui primi c'e' ben poco da selezionare: su 100 stranieri senza visto di soggiorno 36 sgattaiolano in italia dalle frontiere (i cosiddetti clandestini), 64 invece semplicemente sono overstayers (tecnicamente: irregolari), cioe' entrano con un visto turistico o simile e poi rimangono. Comunque entrino, sull'ingresso di questi 100 signori non abbiamo, per definzione, controllo alcuno quindi la selezione che vorresti applicata non si puo' fare.

Rimangono i regolari: i regolari delinquono come gli italiani sul totale dei crimini ma piu' degli italiani in acluni crimini che creano allarme sociale. Scommettendoche la disproporzione si possa spiegare guardando al reddito e istruzione la domanda e': selezionare per educazione ci aiuterebbe a diminuire quella sproporzione? Puo' darsi in un mondo teorico, ma non lo vedo molto fattibile in un paese come l'Italia, per diversi motivi: 1. la grossa domanda di immigrati riguarda manodopera poco specializzata: possiamo fare entrare il biologo sul tappeto rosso ma poi finisce a raccogliere i pomodori comunque 2. se sei motivato ad entrare in italia (e gli immigrati sono sempre molto motivati) e non ti ci fanno entrare c'e' il rischio che diventi clandestino: il risultato e' che diminuisce il numero di regolari e aumenta il numero di clandestini, esattamente l'opposto di cio' che si vuole.

Tra l'altro sia la bossi-fini che l'altra successiva (mi sfugge il nome ora) avevano introdotto una regola simile, con visti a corsia preferenziale: il cosiddetto "visto per i talenti". Sarei curioso di sapere quanti hanno applicato; ho provato a cercare il dato ma non l'ho trovato, forse e' ancora troppo presto.

La mia opinione su tutto questo l'avevo gia' espressa qui nei commenti ad un altro articolo: da quel thread rilinko alcune letture molto generiche che ho trovato interessanti:

Selecting Europe's Immigrants

Why legal barriers are not critical to deterring immigrants

Selective immigration policy: will it work?

How Western Europe can make the most of immigration

Comunque immagino che siamo tutti d'accordo che in Italia non c'e' tanto un problema di immigrazione, c'e' un problema di giustizia e tutto il resto e' conseguente.

 

Rimangono i regolari: i regolari delinquono come gli italiani sul
totale dei crimini ma piu' degli italiani in acluni crimini che creano allarme sociale.

Per quanto torna a me, gli immigrati regolari delinquono di regola complessivamente piu' dei nativi (e non solo in Italia), inoltre l'Italia avra' presto a che fare con la seconda generazione, i figli regolari della prima ondata, che perfino in paesi civili come Svezia e Olanda si sono rivelati molto piu' inclini alla delinquenza della prima generazione. Essendo l'Italia significativamente piu' incivile di Svezia e Olanda per quanto riguarda parita' di opportunita', meritocrazia, discriminazione, ci si puo' ragionevolmente aspettare un molto elevato tasso di criminalita' della seconda generazione. E' tutto conosciuto e documentato, altrove e' gia' successo.

 

Essendo personalmente amico di Sabino, posso testimoniare tre cose:

- egli è effettivamente un Notaio (ma noi amici abbiamo imparato a non farglielo pesare troppo....)

- non è stato mai no-global, nè estremista....per intenderci, quando nella nostra gioventù (anni '70) si passava il temmpo a fumare sostanze proibite e a discutere di rivoluzione proletaria, lui spendeva le sue serate a studiare e leggere (bè....anche ad andare dietro alle ragazze...con alterni risultati devo dire....)

- La realtà che descrive nel suo articolo è assolutamente così. Per caratteristiche socioantropologiche, così ben descritte da Sabino, Porto Recanati "dovrebbe" essere l'Inferno, secondo i parametri di giudizio così in voga in questo periodo. Una percentuale inusitata di extracomunitari, una struttura sociale non integrata (la realtà del casermone con 2000 appartamenti quasi tutti abitati da extracomunitari è inquietante , e difficilmente descrivibile a parole) . Eppure inferno non è, anzi....qualcosa nei nostri attuali schemi di pensiero funziona così così....

Solo per dire che, anche nella mia esperienza personale, gli stranieri delinquono piú degli italiani, ma non vedo questa grande differenza tra clandestini e non. Oltretutto, vorrei ricordare che il nostro, nei due secoli passati e, temo, anche in un futuro sempre piú prossimo, é stato un paese di emigranti e che, prima di esportare economisti monetaristi (poveri yankee ...), abbiamo esportato uno dei nostri pochi prodotti vincenti: la mafia.

Comunque, oggi, sul treno, parlando con un tizio la cui moglie fa la mediatrice culturale ho, appreso che gli USA, a differenza dell´Europa, riescono a selezionare benissmo gli immigranti, tanto che, in prevalenza, pare entrare solo gente qualificata.

Per il resto, parto per le agognate ferie e, per le prossime settimane, saró uccel di bosco, non senza augurarvi una buona riuscita del convegno del 3 e 4 luglio, cui io, per una vostra imporvvida scelta sulla data, non potró partecipare...

Non é che avete paura che vi convinca finalmente ad abbracciare le vincenti teorie keynesiane? :-)

 

Solo per dire che, anche nella mia esperienza personale, gli stranieri
delinquono piú degli italiani, ma non vedo questa grande differenza tra
clandestini e non.

Non discuto che possa essere vero nella tua esperienza, tuttavia usando i dati del rapporto sulla criminalita' citato sopra deduco che nel centro-nord Italia:

  • stimando una percentuale di immigrati del 6% regolare piu' 1% irregolare sul totale residente
  • gli immigrati sono perseguiti per il ~45% di omicidi consumati e violenze sessuali
  • il 75% degli omicidi e il 60% delle violenze sessuali da stranieri sono attribuiti ad irregolari
  • la propensione al crimine degli irregolari rispetto ai regolari risulta
  • 75%/(100%-75%) * (6%/1%) = 18 volte piu' elevata per gli omicidi consumati
  • 60%/(100%-60%) * (6%/1%) =9 volte piu' elevata per le violenze sessuali

Se anche ci puo' essere incertezza sulla frazione di irregolari, le differenze sono comunque cosi' significative da poter concludere che gli irregolari hanno propensione al crimine molto piu' elevata dei regolari.

Comunque, oggi, sul treno, parlando con un tizio la cui moglie fa la mediatrice culturale ho, appreso che gli USA, a differenza dell´Europa, riescono a selezionare benissmo gli immigranti, tanto che, in prevalenza, pare entrare solo gente qualificata

Sara' che sono molti anni che non soggiorno per qualche mese negli SU, mi sembra però improbabile che  l'immigrazione clandestina dei "wetbacks" dal Messico sia improvvisamente cessata, o fortemene diminuita.

Siamo sicuri che oltre al temino di italiano un po' di nozioni di matematica e di statistica per lo meno descrittiva non farebbero bene nel concorso di magistratura? :-)

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