Il rapporto FreedomHouse sulla libertà di stampa.

2 maggio 2009 sandro brusco

I giornali italiani hanno riportato con una certa evidenza il rapporto internazionale di Freedom House sulla libertà di stampa, da cui risulta un peggioramento di tale libertà in Italia. Non credo che chi segue le cose italiane possa essere sorpreso. In questo post spiego un po' meglio chi sono quelli di Freedom House e le ragioni per il declassamento dell'Italia.

La notizia.

È uscito il rapporto di Freedom House sulla libertà di stampa. L'Italia è peggiorata e viene ora considerata una paese in cui la stampa è solo parzialmente libera. La notizia è stata riportata dall'edizione online di Corriere, Repubblica, Sole 24 Ore (non sono riuscito a trovarla su Il Giornale). Non so se la notizia è stata data sui mezzi televisivi.

Cosa è Freedom House.

È una fondazione indipendente che però riceve tradizionalmente buona parte del proprio finanziamento dal governo statunitense. La voce di Wikipedia afferma che il Board of Trustees (l'organismo di governo) è composto da personalità di tutti gli orientamenti politici. Sempre secondo Wikipedia nel passato hanno fatto parte del Board Zbigniew Brzezinski, Jeane Kirkpatrick, e Donald Rumsfeld. Secondo il sito dell'associazione l'obiettivo è essere una ''clear voice for democracy and freedom around the world'' (una chiara voce per la democrazia e la libertà nel mondo). Ho guardato l'attuale Board of Trustees. Conosco solo alcuni dei nomi che vi appaiono. Ken Adelman è un diplomatico e commentatore conservatore, famoso per aver previsto che l'invasione dell'Irak sarebbe stata una passeggiata (''a cakewalk''); pur continuando a dichiararsi conservatore ha appoggiato Barack Obama alle ultime presidenziali (era particolarmente colpito in modo negativo dalla scelta di Sarah Palin per la vicepresidenza). Carly Fiorina è l'ex amministratrice delegata di Hewlett Packard e consigliera economica di McCain durante le ultime elezioni presidenziali. Lawrence Lessig è un professore di diritto a Stanford, famoso per il suo lavoro sui diritti d'autore. Ha avuto un ruolo nella creazione delle creative commons licenses, che anche il nostro sito usa.

Per quel che mi è stato possibile capire, negli Stati Uniti le principali critiche all'organizzazione sono tradizionalmente giunte ''da sinistra''. Noam Chomsky ne parlò in termini negativi nel suo libro ''Necessary Illusions''. Anche il governo cubano, nel passato, si è lamentato dell'organizzazione. In genere i critici affermano che l'organizzazione è troppo vicina agli interessi degli Stati Uniti e troppo influenzata da personalità di orientamento conservatore.

Tra le sue attività la fondazione pubblica annualmente un rapporto sulla libertà nel mondo (Freedom in the World) e uno sulla libertà di stampa nel mondo (Freedom of the Press). È questo ultimo rapporto che è appena uscito e che contiene le notizie negative sull'Italia. Il rapporto è stato pubblicato a partire dal 1980.

La metodologia.

Il rapporto sulla libertà di stampa copre 195 paesi. Sul sito della fondazione vi è una spiegazione della metodologia utilizzata. Sostanzialmente vengono poste a una serie di esperti una serie di domande in tre aree: ambito legale, politico ed economico. La categoria legale esamina leggi e regolamenti che possono influenzare la stampa e l'inclinazione del governo a usare tali leggi per influenzare il modo in cui i media operano. La categoria politica cerca di valutare il livello di controllo politico sui media. Vengono considerati fattori come l'indipendenza editoriale dei media, sia quelli statali sia quelli privati, e l'esistenza di intimidazione verso i giornalisti da parte dello stato o altre organizzazioni. La categoria economica guarda a fattori come la concentrazione proprietaria dei media e l'esistenza di meccanismi discrezionali per distribuire pubblicità governativa o sussidi pubblici.

In ogni area vengono poste varie domande e vengono assegnati valori numerici da 0 a 30. Questi valori vengono quindi sommati, ottenendo un voto da 0 a 90. Maggiore libertà corrisponde a valori più bassi. Da 0 a 30 un paese viene considerato ''libero'', da 31 a 60 ''parzialmente libero'', e da 61 a 90 ''non libero''.

Dato che si tratta di voti che vengono dati da persone, per quanto esperte, è ovvio che esiste un elemento di soggettività. La griglia per i voti da assegnare cerca però di ridurre tale grado di soggettività. Per fare un esempio, la categoria economica contiene 8 domande. Tra queste vi sono le seguenti:

  • In che misura i media sono posseduti o controllati dal governo, e quale effetto ha ciò sulla diversità dei punti di vista rappresentati? (0–6 punti)
  • In che misura la proprietà dei media è altamente concentrata, e quale effetto ha ciò sulla diversità dei contenuti? (0–3 punti)
  • Lo stato o altri attori cercano di controllare i media mediante l'allocazione della pubblicità o di sussidi? (0–3 punti)

Il sito contiene la lista completa di tutte le domande con relativi punteggi. Le domande e i punteggi sono le stesse per tutti i paesi.

Perché l'Italia è peggiorata.

Nella panoramica generale del rapporto si afferma

Italy slipped back into the Partly Free range thanks to the increased use of courts and libel laws to limit free speech, heightened physical and extralegal intimidation by both organized crime and far-right groups, and concerns over media ownership and influence. The return of media magnate Silvio Berlusconi to the premiership reawakened fears about the concentration of state-owned and private outlets under a single leader.

Traduzione: L'Italia è scivolata nell'area dei Parzialmente Liberi grazie all'uso accresciuto delle corti di giustiza e di leggi contro la diffamazione per limitare la libera espressione, all'aumentata intimidazione di tipo fisico ed extralegale da parte della criminalità organizzata e di gruppi di estrema destra e a preoccupazioni relative alla proprietà dei media. Il ritorno del magnate dei media Silvio Berlusconi al governo ha risvegliato timori sulla concentrazione dei mezzi privati e posseduti dallo stato sotto il controllo di un unico leader.

Il punteggio ottenuto dall'Italia è stato di 32, il ché ci pone alla 73esima posizione, tra Israele (31 punti) e Hong Kong (33 punti). Siamo penultimi tra i paesi dell'Europa Occidentale; solo la Turchia è peggio. Solo Italia e Turchia sono Parzialmente Liberi, tutti gli altri paesi dell'Europa Occidentale sono liberi. La ripartizione del punteggio per le varie categorie non credo sia ancora disponibile, io almeno non l'ho trovata.

Non è la prima volta che l'Italia risulta non libera. Questa è la serie storica dei punteggi per l'Italia dal 2002 al 2008.

Categoria 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
Legale 2 8 11 9 9 9 10
Politica 11 6 13 13 13 11 10
Economica 14 14 9 13 13 9 9
Totale 27 28 33 35 35 28 29

Come si vede, non siamo mai stati messi particolarmente bene. Il miglioramento del 2007 e 2008 è stato ora rovesciato.

34 commenti (espandi tutti)

Avevo notato l'uscita del rapporto e cercavo informazioni che poi, mi ha provvidenzialmente fornito Sandro.

In che misura i media sono posseduti o controllati dal governo, e quale effetto ha ciò sulla diversità dei punti di vista rappresentati? (0–6 punti)

In che misura la proprietà dei media è altamente concentrata, e quale effetto ha ciò sulla diversità dei contenuti? (0–3 punti)

Lo stato o altri attori cercano di controllare i media mediante l'allocazione della pubblicità o di sussidi? (0–3 punti)

Su i criteri di sopra, utilizzati nella indagine, mi sembra di poter dire che sono tutti punti dolenti del sistema televisivo Italiano. Le nomine della televisione pubblica le fa il presidnete del consiglio; quella privata è direttamente sua; infine negli anni in cui governa SB, la pubblicità migra, automaticamente, dalla Rai verso Mediaset.

Eppure non tutti sono convinti di quello che dice Freedom House. Ecco qui cosa dice il Giornale: critica la metodologia dell'inchiesta ma non aggiunge molto; qui, invece, si criticano non solo i metodi dell'indagine, ma addirittura si paventa un condizionamento politico dell'inchiesta sulla stampa italiana, o il suo essere basata su informazioni di seconda mano.

Noto infine, che anche i critici più radicali di BS, che citano spesso il rapporto di Freedom House per discutere della libertà della stampa italiana, trascurano di citare l'elargizione di sussidi pubblici come metodo di controllo. Sarà forse per questo, che i giornali italiani, a vario titolo sussidiati, non possono andare troppo oltre nella polemica contro l'assetto televisivo di BS? Inoltre, messa così la cosa, ovvero il problema dei sussidi anche alla carta stampata di opposizione in aggiunta al pasticcio delle televisioni, rende il problema della libertà di stampa come qualcosa che riguarda anche le frange più radicali dell'arco politico italiano.

A proposito di televisioni. C'è una cosa che sta girando da un po' sul web, e riguarda i costi che Mediaset deve sostenere per il pagamento delle frequenze televisive concesse dallo Stato. Se ne parla qui. Depurando il post della polemica contro il ricco che guadagna e ripulendo la retorica del fatto che le concessioni dovrebbero portare ricchezza allo stato e non al privato che le ottiene, rimane quell'affermazione che il prezzo pagato da Berlusconi è troppo basso. Ma c'è qualcuno che può davvero sostenere che sia così? Qualcuno ha termini di paragone che possano dare un'idea dell'appropriatezza o meno di quell'1% pagato da Mediaset?

prendere come fonte di informazione di pietro è quanto meno "ingenuo". Non mi risulta che il costo delle  frequenze sia in percentuale al fatturato. Che io sappia, negli altri paesi le frequenze vengono assegnate  con asta pubblica e sono fisse e non in funzione del fatturato.Anche perchè il fatturato non indica granchè . Nel caso Italiota , mediaset paga le frequenze mentre la rai prende il canone e la quantità di pubblicità è la medesima. Quindi,  se anche mediaset pagasse un euro di diritti sulle frequenze, sarebbe cmq di più di quello che paga il suo diretto concorrente.

riguardo alla libertà di stampa: sicuramente l'italia non brilla .Ma una cosa che non mi piace degli americani è la loro superficialità  e le fondazioni sono veramente all'apice della superficialità . I dubbi mi nascono quando vedo israele al 71 posto e cipro (quale delle 2 ? ) al 38. Inoltre sapere che san marino (21 posto USA 24 posto) è un paradiso di liberta mi fa stare meglio, potrò sempre comprare il resto del carlino per sapere come stanno le cose in italia

L'articolo citato dice:
"Durante il suo show sulla Rai, Adriano Celentano si lamentò della poca libertà di stampa in Italia, citando come prova la classifica di Freedom House. Salvo scoprire che, in realtà, a «pesare» sul giudizio finale furono anche gli arresti di due giornalisti (il giornalista triestino Massimiliano Melilli e Lino Jannuzzi, commentatore del Giornale e parlamentare di Forza Italia, ndr)".

Beh, non é vero: quando l'Italia fu retrocessa a "partly free", cioé nel rapporto Freedom House 2004 (per l'anno 2003), il rapporto non parlava dei due giornalisti Melillo e Jannuzzi.
Ne parlò invece il rapporto 2005 (per l'anno 2004), in cui l'Italia passò dal 74o al 77o posto, restando ovviamente partly free, dal momento che, rispetto all'anno precedente, nessun cambiamento si era verificato nella concentrazione dei media con relativo conflitto d'interessi.
A proposito della vicenda Jannuzzi bisognerebbe poi tenere presente la seguente affermazione contenuta nella sezione che spiegava il metodo e i criteri adottati nello studio 2005 di "Freedom House":
Vedi: 2005 Survey Methodology

"This survey does not assess the degree to which the press in any country serves responsibly, reflecting a high ethical standard. The issue of “press responsibility” is often raised to defend governmental control of the press. Indeed, a truly irresponsible press does a disservice to its public and diminishes its own credibility. A governmental effort to rein in the press on the pretext of making the press “responsible” has far worse results, in most cases. This issue is reflected in the degree of freedom in the flow of information as assessed in the survey".


Questo, per me,  significa che nessuno si preoccupò di andare a vedere perché Jannuzzi era stato condannato (---> non per le sue opinioni, ma per aver riferito "fatti non veritieri"). Sospetto, tuttavia, che, se avessero preso in considerazione anche questo aspetto, avrebbero dovuto considerare i suoi articoli pubblicati su 'Panorama' e sul 'Giornale' come una grave forma di "disservice to its public", per non dire di peggio.

E' interessante notare il trend dei punteggi. BS è salito al governo nel 2001 e ha concluso il suo mandato nel 2006, durante questo periodo (2002-2006) il trend è in deciso aumento, la crescita è del 30% circa (purtroppo il dato del 2001 non c'è...).

Dal 2006 (aprile) RP torna al governo, il trend è in netto calo (maggiore libertà), -20%.

Ora sembra che la situazione sia in crescita nuovamente, questo vuol dire che da quando BS è al governo 2008 (aprile) l'aumento è stato del 10% circa in un solo anno!

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

 

Secondo me la stampa e la tv italiana erano anche meno libere negli anni 70, 80 e 90.

Vero che non c'era la concentrazione mediatica di oggi ma tutto le condizioni erano le stesse:
a) lottizzazione politica della TV
b) pochi lettori della carta stampata, in parte sussidiata dallo stato su base partitica.

Ciao,
FF

 

Riporto le domande prese dalla sezione economica. 

1.To what extent are media owned or controlled by the government, and does this influence their diversity of views? (0–6 points)

2. Is media ownership transparent, thus allowing consumers to judge the impartiality of the news? (0–3 points)

3. Is media ownership highly concentrated, and does it influence diversity of content? (0–3 points)

4. Are there restrictions on the means of journalistic production and distribution? (0–4 points)

5. Are there high costs associated with the establishment and operation of media outlets? (0–4 points)

6. Do the state or other actors try to control the media through allocation of advertising or subsidies? (0–3 points)

7. Do journalists receive payment from private or public sources whose design is to influence their journalistic content? (0–3 points)

8. Does the economic situation in a country accentuate media dependency on the state, political parties, big business, or other influential political actors for funding? (0–4 points)

Mi pare che I punti in corsivo (mio) siano eccellenti spunti per la ricerca. Le domande 3-5 (e la 6, con un bel po’ di sforzo) sono un po’ meno interessanti, e infatti un po’ piu’ misurabili. E la ricerca infatti c’e’: vi riporto qui il primo che mi viene in mente, le referenze certamente ne citano altri. Non ho letto il paper, e non ne conosco la qualita’. La cosa che voglio sottolineare e’ che, se non ho capito male, i punteggi sono giudizi soggettivi di esperti (che non sono menzionati) a ciascuna delle domande.

Ho tre cose da dire.

  1. Ho assistito a conferenze dove la gente si ammazzava su punti metodologici, su come utilizzare numeri self-reported e valutazioni soggettive, e peraltro su argomenti molto meno scivolosi (p.e., effetto dell’I.Q. sui salari).
  2. Se un ricercatore volesse riprodurre l’esperimento, non potrebbe, perche’ non si sa chi sono le fonti, e neppure quali sono le valutazioni che hanno portato a quei punteggi.
  3. Ipotizziamo che la domanda “Does the economic situation in a country accentuate media dependency” sia effettivamente ben posta, e che le proxy che gli esperti hanno usato siano ragionevoli; cioe’, che abbiamo una comune definizione di “effetto della situazione economica di un paese sulla dipendenza dei media da [...]”. E gli standard errors? Non e’ una random variable? E la somma di random variables non ha standard errors?

Fatemi precisare, non voglio essere pedante: queste sono critiche che si fanno sempre, capisco che e’ difficile da misurare, che almeno loro ci stanno provando, e che certamente vuol dire qualcosa. Comprendo che ci sia un comune sentire che alcune cose non vadano bene, e peraltro non credo di essere la persona piu’ competente per parlarne.

Ma quanto sono cambiate? 29 e’ diverso o no da 35? Io non saprei rispondere. 

 

Il criterio usato da Freedom House, a mio giudizio, è larghissimamente opinabile. Per gli interessati, poiché giornalista sono e negli ultimi due anni ho pure avuto la ventura di essere direttore di un quotidiano economico di 24 pagine abbinato a Libero, posso riepilogare in breve la mia esperienza diretta:

- nel sistema radio televisivo pubblico, l'alternanza tra governi di SB e antiSB porta a ondate simmetriche di nomine in testate e reti ASSOLUTAMENTE paragonabili, se poi credete che i ccolleghi orientati a sinitra sono liberi mentre quelli scelti da SB e partiti alleati siano servi questo è un metro che riguarda le vostre opinioni: io le rispetto, ma nelal mia esperienza ospiti, temi, domande e tempi sono militarmente gestiti per esigenze propagandistiche in maniera del tutto analoga e contraria.

- SB mi mandò 5 anni fa su Raiuno per una trasmissione quotiiana dopo il TgUno, dovevo fare tre mesi dopo le 13,30 per rodaggio e poi ripassare dopo quello delle 20 in prima serata, dopo Pigi battista che aveva apena asciato conduzione (lui subentrava a Biagi). Alle 14 non la voleva fare nessono, io passai da 4 milioni di ascolti - numeri pazzeschi, per la tv - a circa 6, lasciando tutti con un palmo di naso. Tuttavia, dopo tre mesi mi mandarono a casa e affidarono la trasmisisone in prim serata a un collega che dava ben diversi affidamenti da me. Infatti, lasciandoli senz aparole, io andavo in diretta tutti i giorni, non comunicavo precedentemente argomento e mi fissavo direttamente in studio appuntamento con l'ospite prescelto, lasciandoe el tutto inutilizzata la redazion di oltre 20 - 20! ci si può fare un giornale di 32 pagine tutti i giorni-  persone che in teoria mi era stata affidata. Inutile dire che dunque non concordavo nulla in precedenza: il muio successore aveva temi, ospiti e scaletta supervisionati e idicati preventivamente dall'alto, e registrva per un'intera mezza giornata! L'epilgo fu che mi venne detto dai "vertici" che il capo non poteva tollerare l'idea di mandare a ruota libera i prima serata uno che voleva il taglio delle tasse più di lui. Risposi che se era così avevano perfettamente ragione, e presi cappello senza far storie né atteggiarmi a vittima.

- se questo riguarda però le nomine di SB, ai miei occhi la lunga collateralità servile di vertici Rai nelle file degli ex partiti pre Pd è del tutto analoga: non ce n'è uno di loro che non debba direzioni e vicedirezioni a D'Alema, Veltroni, Rutelli, e via risalendo nella catena storica. attualmente, fa in ualche misura eccezione il direttore di radio2 e radio3 Valzania, ex democristiano ex udc ed ex sadio quante cose ancora, ma almeno sufficientemente equilibrato, "tollerato" dalla sinistra enon amato dai berluscones, dunque non so proprio se sopravviverà nelle prossime nomine

- quanto ai giornali, nell'ultimo decennio la novità vera NON E' STATA affatto collegata a SB e presuntui giri di vite per effetto della politica. L'amara verità, che pesa moltissimo nella matera che ci sta a cuore cioè quella e conomica e finanziaria, è che a comandare sono diventate prima due banche e attualmente UNA SOLA. Con ogni probabilità, e per il fatto che avete tutti cose più serie da fare, vi sfugge che a dettare l'ennesima revolving door tra Corriere e Sole, Mieli e De Bortoli, è sata la sola Banca Intesa, che ha respinto con perdite ogni pretesa di Geronzi di diminuirne la presa sui grandi giornali. Mieli è stato abilissimo da par suo , pur perdendo il posto e riparcheggiandosi a Rcs Libri come già aveva fatto e de Bortoli prima di lui, a giocare Intesa contro Geronzi. Immagino sia giusto pensare e che condividiate che anche la pretesa geronziana - e di alcuni soci Rcs più vicini a SB - fosse impropria, ma ciò non toglie che è improprissimo anche che sia Brescia da sola a decidere direttori e vice a Corriere e Sole. Quanto al neo direttore del Sole, che di numeri e bilanci non ne ha mai visti in vita sua ed ha altre qualità, anche la sua scelta è stata "telefonata" da Intesa al vertice di Confindustria ( coe del resto avvenne per la presenza "suo  malgrado" del gruppo Marcegaglia in Cai, e non chiedetemi perché ma è così).

- in conclusione, la mia esperienza è che sulla carta stampata di politica si possa scrivere praticamente tutto e di più, purchè ci si sia posizionati in una testata coerente al proprio eventuale bipolarimo tribale (il mio problema è che stavo a Libero, che più tribale di così non si può, solo come prezzo da pagare per avere la libertà di fare un giornale economico separato e autonomo ogni giorno, ma naturalmente dopo due anni mi han tagliato la testa proprio per quello e allora col cavolo che a Libero ci resto: di conseguenza, però, nessun altro giornale mi assume perché oguno mi consdiera "bollato" in un modo o nell'altro, e dunque con ogni probabilità dovrò cambiare mestiere). In tv, si ottiene, si cresce e e si conta solo a patto di essere caudatari dello schieramento protempore at the helm.

- ma, in economia e finanza, l'osservanza al prepotere dell'intermediazione bancaria è praticamente ferrea, gra ni ti ca. Quando uscì 2 anni fa Liberomercato, feci fare dieci puntate sullo scandalo di Unicredit Banca d'Impresa che risaliva agli anni 2002-2005, con 7 miliardi di euro di perdite patrimoniali addossati da prodotti derivati complessi a 8ooo piccole imprese italiane (più di 400 fallite, circa 500 andate in contenzioso). Non ero certo io l'unico a saperlo, ma nessun giornale aveva ritenuto opportuno scrivere una riga prima. Il vertice della banca chiese subito al mio allora editore di buttarmi fuori. L'anno successivo, quando in una trimestrale ballarono quasi 3bn di capitale di vigilanza a Banca Intesa che non lo dichiarava al mercato, ma la cosa era visibile solo a chi sapeva leggere le cifre controluce, feci titoloni ( ripresi da nessuno) e il vertice di quella banca non solo fece stessa richiesta, ma depositò causa da 450 mio di euro. L'editore a quel punto iniziò a pensare di buttarmi fuori sul serio, e a poco è servito che sei mesi dopo naturalmente Mediobanca riclassificando bilanci e qualità degli asset mi abbia dato ragione, perché nel frattempo la decisione di chiudermi era bell'e che presa....

Conterà poco, ma la mia esperienza sul campo dice cose assai diverse dai criteri di Freedom House.. . saluti a tutti  

Interessante, questo dietro le quinte.

Non capisco però. La tua esperienza dice cose diverse da Freedom House? A me pare invece che quanto descrivi sia un credibile correlato di quello che Freedom House descrive in termini di ranking. Del resto, tu scrivi di poteri bancari che spostano direttori con una telefonata; di trasmissioni televisive da condotte che hanno un positivo riscontro di ascolti, ma sono cassate perchè il capo non vuole essere messo in ombra..

in conclusione, la mia esperienza è che sulla carta stampata di politica si possa scrivere praticamente tutto e di più, purchè ci si sia posizionati in una testata coerente al proprio eventuale bipolarimo tribale

Ecco, ma questo è il problema! Un giornalista può fare o il berlusconiano o l'antiberlusconiano...non è cosa da poco pretendere che la libertà di un giornalista possa esercitarsi nei limiti di corrispondenti schieramenti politici: significa solo che possono esistere corifei dell'una o dell'altra parte.

- quanto ai giornali, nell'ultimo decennio la novità vera NON E' STATA affatto collegata a SB e presuntui giri di vite per effetto della politica. L'amara verità, che pesa moltissimo nella matera che ci sta a cuore cioè quella e conomica e finanziaria, è che a comandare sono diventate prima due banche e attualmente UNA SOLA. Con ogni probabilità, e per il fatto che avete tutti cose più serie da fare, vi sfugge che a dettare l'ennesima revolving door tra Corriere e Sole, Mieli e De Bortoli, è sata la sola Banca Intesa, che ha respinto con perdite ogni pretesa di Geronzi di diminuirne la presa sui grandi giornali.

Se quello che dici è vero, non fa che aumentare le preoccupazioni di chi non vede con favore i rischi del potere mediatico di SB.

se questo riguarda però le nomine di SB, ai miei occhi la lunga collateralità servile di vertici Rai nelle file degli ex partiti pre Pd è del tutto analoga: non ce n'è uno di loro che non debba direzioni e vicedirezioni a D'Alema, Veltroni, Rutelli, e via risalendo nella catena storica

Condivido. Ma mi sembra inutile bastonare cavalli morti o dimenticare che il problema ora è SB. C'è lui al governo, è lui che ha più potere. Della sinistra, e delle sue idee, come sempre se ne occupa la Storia :-) ...nel senso che stanno sparendo.

- nel sistema radio televisivo pubblico, l'alternanza tra governi di SB e antiSB porta a ondate simmetriche di nomine in testate e reti ASSOLUTAMENTE paragonabili, se poi credete che i ccolleghi orientati a sinitra sono liberi mentre quelli scelti da SB e partiti alleati siano servi questo è un metro che riguarda le vostre opinioni: io le rispetto, ma nelal mia esperienza ospiti, temi, domande e tempi sono militarmente gestiti per esigenze propagandistiche in maniera del tutto analoga e contraria.

Due azioni sbagliate non ne fanno una giusta...e così l'attitudine censoria della sinistra, e la sua smania di farsi la banchetta, la barchetta a vela e le scarpette cucite a mano (facendo politica e non impresa, e dunque vivendo di risorse politiche) non ripaga dell'analogo che avviene a destra. Aggiungo: se nella Rai si spartisce a destra e a manca, bilanciandosi nomine e schiene, e lasciando che la risacca elettorale distribuisca i giornalisti e la loro professionalità in base al risultato delle elezioni stesse...a Mediaset non c'è risacca o marea che tenga, comanda uno solo.

Comunque le sue considerazioni sono interessanti. Grazie di quello che ha scritto.

 

Oscar, in che senso la tua esperienza dice cose diverse? A me il tuo racconto, che non trovo per nulla sorprendente, sembra confermare in modo lampante che in Italia la libertà di stampa è severamente limitata. Berlusconi è un grosso problema, ma è ben lungi dall'essere l'unico problema. Hai ragione da vendere quando dici che il centrosinistra in Rai si comporta in modo ugualmente disgustoso che il centrodestra; noi,  per inciso, siamo per lo smembramento e privatizzazione della Rai. Ma il fatto che ci siano due bande opposte che manipolano l'informazione non è certo un indice di libertà d'informazione. Come dicono da queste parti, two wrongs don't make a right. Hai altrettanto ragione da vendere quando dici che l'informazione economica è manipolata forse ancora di più di quella politica. Non ci meritiamo quindi lo status di ''Partly Free''?

@Ferdinando Monte. Secondo me dici cose giuste e sagge, è ovvio che in tutte le indagini empiriche di questo tipo ci sono problemi. Ai problemi standard secondo me Freedom House aggiunge quello della tripartizione.  Se hai 30 sei libero, se hai 31 sei parzialmente libero, come uno che ha 60. Dal punto di vista scientifico non vedo proprio a cosa serva, anche se posso capire l'impatto mediatico (a cui la fondazione chiaramente tiene molto). Cattura qualcosa questa classifica? L'unica cosa che ti posso dire è che i paesi che conosco un po' per averci vissuto (USA, Spagna e Italia) sono esattamente nell'ordine in cui li avrei messi. Fa differenza un 29 da un 32? Probabilmente no. Fa però differenza essere costantemente intorno a 30 oppure essere costantemente sotto 20. Più di questo, non credo sia possibile chiedere a indagini di questo tipo.

P.S. Oscar, ci mandi una e-mail per favore?

Sandro, grazie per la risposta. Ho scritto quei rilievi perche' mi sembra che le affermazioni che fai nell'articolo ("Non e' la prima volta che l'Italia non risulta libera", e "Il miglioramento del 2007 e 2008 e' stato ora rovesciato") fossero un po' forti, dato il modo con cui gli "indici" (il virgolettato e' di proposito) sono costruiti. Le tue affermazioni, sul perche' dichiarare libero o parzialmente libero un paese al punteggio di 30 sono in linea con quello che penso anche io.

Ho visto, con un po' di sorpresa, che nei commenti sotto non sempre questa cosa e' riconosciuta, e infatti, il dibattito ha di nuovo, in certi punti, toccato i dubbi che sollevavo. Marcello per esempio scrive: 

Credo che Freedom House abbia ragione ad attribuire un punteggio peggiore quando BS è al potere, per il semplice motivo che in quel caso RAI e Fininvest vengono controllate dalla stessa banda anzichè due concorrenti.

mentre per esempio Axel (con sua sorpresa :) ) invoca numeri:

 Ma allora, per dire che la libertá si é ridotta, ci vorrebbero delle cifre, dalle quali desumere che l´entitá dei risarcimenti, per ragioni sconosciute, sarebbe aumentata.

Se le domande fossero state fatte ad Oscar Giannino, il punteggio sarebbe rimasto costante, e magari staremmo dibattendo sul fatto che il punteggio di Freedom House non rispecchia la situazione.

Non mi dilungo ulteriormente. L'articolo ed il dibattito mi sono stati molto utili per capire cosa fosse Freedom House, e come costruiscono i loro rapporti. Magari dire che e' come Facebook e' un po' eccessivo; e' utile per stimolare ed informare un dibattito, ma lo vedrei piu' simile ad un "100 most influential people" del Time (tra l'altro, loro scrivono: "we do the impossible"!) che non ad un indice.

Ciao e grazie.

 

 

Conterà poco, ma la mia esperienza sul campo dice cose assai diverse dai criteri di Freedom House.. . saluti a tutti

No, Oscar: la tua esperienza sul campo conferma al 101% quanto Freedom House sostiene. Oops vedo che Sandro ha già commentato la medesima cosa e che Oscar ha pure risposto.

Aggiungo allora che se guardate con attenzione i fattori per cui l'Italia è peggiorata vi rendete conto che, al di là del "wording" di FH, i motivi sembrano reali e solo molto debolmente correlati con BS. L'aspetto peggiore è quello legale, e lì fanno riferimento alla riemergenza di fenomeni di intimidazione, denunce e similia, che mi sembrano poco collegati a BS. La crescita nella concentrazione economica potrebbe essere dovuta proprio al fattore che Oscar documenta (prima i cosidetti giornali "indipendenti" li controllavano in due banche, ora una sola ...), perché non mi risultano acquisizioni nuove da parte di BS.

Insomma, non vedo alcuna ragione di interpretare il rapporto in chiave anti-BS: chi lo fa dimostra un pregiudizio ideologico non indifferente. Il fatto vero, e triste, è che grandi giornali e televisioni in Italia sono altamente manipolati dalle due bande, e dai loro servi. Continuo ad usare questo termine, anche se molti lo considerano offensivo, perché lo considero solo descrittivo: trattasi di una loro scelta professionale. Il padrone ordina e paga, il servo obbedisce e qualche volta anche ringrazia il padrone per la sua magnaminità.

Le rarissime eccezioni devono barcamenarsi in situazioni difficili e poi (nonostante per barcamenarsi rischino di dare l'impressione d'aver "sold out", come ritenni ad un certo punto Oscar avesse fatto con GT e paraggi, errore di cui mi scuso pubblicamente approfittando dell'occasione!) finiscono comunque per essere messi alla porta. Prova che l'informazione in Italia non è libera.

Non lo è per uguale responsabilità delle due fazioni di cui è composta la casta, dei suoi servi che manipolano l'informazione e di chi, colpevolmente, accetta tutto questo perché "così fan tutti", "occorre essere flessibili", "bisogna adattarsi alle circostanze", "il lavoro del giornalistà così è" ... ed altre simili ipocrisie. In sostanza: è responsabilità un po' di tutti se l'informazione in Italia non è libera.

Scrive invece Marco Boninu:

Condivido. Ma mi sembra inutile bastonare cavalli morti o dimenticare che il problema ora è SB. C'è lui al governo, è lui che ha più potere. Della sinistra, e delle sue idee, come sempre se ne occupa la Storia :-) ...nel senso che stanno sparendo.

Errato. La storia conta, ed i vari figuri in questione (assieme ai loro servetti) sono ben vivi ed attivi. Appena vincono, magari per caso, un'altra elezione, ricominciano. Nei limiti in cui è loro possibile, il controllo delle idee continuano a praticarlo. Spero non serva documentarlo :-) Non ritengo molto utile fare la battaglia per la libertà d'informazione in Italia in chiave anti-BS: serve solo per aiutare gente che ha le medesime responsabilità o addirittura peggiori delle sue (la RAI l'occuparono quelli del PD ben prima che BS entrasse in politica). In particolare, il controllo che sopra la grande stampa esercita un gruppo ristrettissimo di persone ("grande" finanza nordica e settori del PD) mi sembra almeno altrettanto esecrabile che il controllo di BS su Giornale e reti TV.

(la RAI l'occuparono quelli del PD ben prima che BS entrasse in politica).

Be', insomma, il PD neanche esisteva nel 1994. Vero che la sinistra all'epoca controllava Rai3, detta per questo TeleKabul, ma che il PCI, perché penso che questo intendesse Michele, occupasse già all'epoca la Rai mi pare un'affermazione un tantino azzardata.

A meno che non si condivida l'idea che l'Italia è stata governata dai comunisti per 40 anni.

 

Tu vedi una grossa differenza fra il pci  -> ds -> pd ? se si,  mi piacerebbe conoscerla forse mi è sfuggito qualcosa

"Quelli del PD" va inteso come "i politici che ora controllano il PD"; ovvio che al tempo erano comunisti, socialisti o democristiani, e che lo stesso discorso vale per quelli che anzichè nel PD si son piazzati nel PDL, dove però contano come il due di briscola.

@raf

2 grosse differenze tra PCI e PD:

  • si sono rassegnati ad essere socialdemocratici, anche se si vergognano a dirlo
  • hanno inglobato la ex sinistra DC

Vale appena il caso di ricordare che l'ossessione della politica per la televisione si sviluppò negli anni '80, molto prima della discesa in campo del Berlusca. Coloro che non sono più giovanotti si ricorderanno TeleDC, TelePSI, TelePCI, si ricorderanno di come il TG1, il TG2, il TG3 erano divenuti il megafono dei tre partiti principali (se uno voleva perdere tempo, era perfino "divertente" guardarli uno dopo l'altro). Ma dovrebbero ricordarsi pure che l'indurimento fazioso delle reti RAI cominciò proprio con la "requisizione" di RAI3 da parte dei comunisti, i quali, more solito, okkuparono pervasivamente il canale televisivo giocando fin da subito pesantissimo: s'intende, grazie al solito trucchetto retorico, in nome della "controinfomazione" e della "democrazia". E mettendo i puntini sulle "i" faccio notare che anche nel regno di Berlusconi RAI3 continua ad essere il pascolo esclusivo dei postcomunisti-democratici, senza contare che, ad esempio, AnnoZero va in onda su RAI2. Va in onda su RAI2 per il semplice motivo che Ballarò (con Floris) era originariamente inteso come il programma sostitutivo di queallo del povero proscritto Santoro: sono le piacevoli disgrazie dei nostri democratici di sinistra, che nel momento della persecuzione raddoppiano le fortune.

penso che questo intendesse Michele,

È quello che ha scritto Marcello. Tra l'altro, non scordiamoci che una rete (la 3) è da sempre del PCI. Lo era allora, lo è ora. Ci trovò lavoro persino la figlia del grande segretario, oltre a tanti altri.

Mi sembra strano che dai miei commenti non sia apparso chiaro che consideravo la sinistra responsabile della situazione attuale almeno quanto la destra...ma in realtà penso proprio quello. Tanto che nel primo commento ho sottolineato che:

Noto infine, che anche i critici più radicali di BS, che citano spesso il rapporto di Freedom House per discutere della libertà della stampa italiana, trascurano di citare l'elargizione di sussidi pubblici come metodo di controllo. Sarà forse per questo, che i giornali italiani, a vario titolo sussidiati, non possono andare troppo oltre nella polemica contro l'assetto televisivo di BS? Inoltre, messa così la cosa, ovvero il problema dei sussidi anche alla carta stampata di opposizione in aggiunta al pasticcio delle televisioni, rende il problema della libertà di stampa come qualcosa che riguarda anche le frange più radicali dell'arco politico italiano.

Più chiaro di così.

Però, ci sono un po' di però che non possono essere trascurati.

1) Sul controllo sui giornali delle banche "equiparato" a quello di alcune fazioni politiche (PD/PDL). Sul piano giuridico non è la stessa cosa, benchè sul piano dell'autonomia dei giornalisti, gli effetti possano risultare i medesimi. La legge stabilisce che chi è titolare di concessioni pubbliche non possa candidarsi o rivestire ruoli politici. Se un potentissimo banchiere controlla il suo giornale senza lasciare autonomia ai suoi giornalisti è male, certamente. Ma se lo stesso editore-banchiere scende in politica col proposito dichiarato di tutelare la sua condizione di editore (magari in condizione di monopolio), le cose cambiano un poco, almeno credo. Un editore-banchiere che controlla i suoi giornali con la clava è male; un editore-banchiere che scende direttamente in politica, profittando del potere di produrre leggia lui favorevoli, è per me malissimo.

2) Il rapporto Freedom House non è da interpretarsi in chiave anti-berlusconiana? Certamente, non solo in quella chiave. E certamente è essenziale ricordare le gravi responsabilità della sinistra nel malgoverno delle televisioni. Però è opportuno che si tengano presenti anche le proporzioni dell'assimmetria fra distribuzione del potere di controllo dei media (anche se voi potrete dire: non è certo colpa di BS, se il PD cerca di giocare il gioco di BS e ne esce regolarmente con le ossa frantumate), e quanto quell'asimmetria produce oggi in politica. Sottolineare che una situazione (potere editoriale, più potere politico) è più nociva di un'altra (potere editoriale e basta), non è essere faziosi. 

Quel che intendo dire non è affatto che due errori fanno un equilibrio, tant'è vero che da anni scrivo su tutti i giornali presso i quali ho lavorato che sono per la totale privatizzazione della Rai anch'io, e per un bando di gara che a privati conceda di farsi avanti per offrire uno standard predefinito di servizio pubblico. Intendo solo dire che il problema a mio giudizio per quanto riguarda l'informazione NON E' il solo SB perché ha vinto le ultime elezioni. Non più tardi di un mese e mezzo fa proprio il personaggio in questione a me ha detto di persona, in un colloquio a quattr'occhi, che degli avvicendamenti a Corriere, Sole e compagnia non se ne sarebbe minimamente occupato, perché tanto i grandi giornali li ha avuto sempre contro, e ciò malgrado ha puntualmente rivinto dopo averne persa una. E così ha puntualmente fatto, mentre i grandi banchieri che tanto si atteggiano a censori del malcostume e si mettono in fila per le primarie ci pensano loro, a blindare i giornali. Ma, di questo, nessuno osa fare un fiato, perché altrimenti te lo scordi, di far carriera. Spero che almeno Mario Calabresi faccia eccezione alla Stampa - tra parentesi, Giulio Anselmi sì, che era il miglior direttore di carta stampata italiana, e naturalmente lo hanno buttato via.... 

Mi limito a dire, dunque, che il preteso "miglioramento" secondo Freedom House della libertà d'informazione negli anni in cui SB non governa, puntualmente destinato a evaporare quando rivince, a me personalmente non consta proprio. SB ha applicato in Rai negli anni 2000 - prima non ci mise piede, praticamente - la militarizzazione a proprio favore che lamentava come unico metodo praticato in precedenza dai suoi avversari. Col che, ciascuno prende a spunto delle proprie malefatte quelle altruii. Quando nel 96-2001 alcuni parlamentari del centrosinistra avanzarono proposte di privatizzazione di due reti Rai, la cosa ebbe qualche eco per qualche mese e dopodiché tutti tornarono a "la Rai non si tocca", con buona pace del mio amicissimo e allora senatore Ds Franco Debenedetti (tra poco esce un libro a due mani che ha scritto col commissario Antitrust Pilati, sul tema della tv e del conflitto d'interesse, vi invito a leggerlo perché varrà la pena di commentarlo e temo vi stupirà).  Vi invito a riflettere su quanti volti dei tg e delle reti televisive il centrosinistra ha candidato in Europa come al parlamento nazionale come a presidenti di Regione, una lunga lista di cui Sassoli è l'ultimo, ma prima di lui Badaloni, Marrazzo, Gruber ecc ecc.

Concludo: NON DIFENDO AFFATTO SB e i suoi metodi in Rai. Né mi rassegno a un giornalismo stampato per il quale si fa carriera solo a patte di legarsi a cordate bancarie di potere. Dico solo che bisogna sparare con eguale energia ai difetti di tutti: sinistra e banchieri, insieme a SB. Se no si fa il solito errore di portar acqua a pozze altrettanto fangose.

Per Sandro: la mia mail è sempre la stessa, ogiannino@yahoo.com 

Credo che Freedom House abbia ragione ad attribuire un punteggio peggiore quando BS è al potere, per il semplice motivo che in quel caso RAI e Fininvest vengono controllate dalla stessa banda anzichè due concorrenti.Non cambia molto, ma anche i punteggi di FH variano di poco, e d'altronde mi sembrano ragionevoli: l' informazione è rigidamente controllata, ma la libertà di espressione c'è, direi che "parzialmente libero" è il termine giusto per descrivere la situazione.

 

Sostanzialmente vengono poste a una serie di esperti una serie di domande in tre aree: ambito legale, politico ed economico.

Si sa quali sono gli esperti ? perchè la cosa cambia notevolmente . Se chiedo un parere economico a Del Vecchio  è molto diverso che se lo chiedo a De Benedetti .

Un'altra cosa che non ho capito è la condanna dei giornalisti.Se travaglio scrive delle minchiate su qualcuno e si becca una condanna per diffamazione noi siamo meno liberi ?

Credo che il rapporto di Freedom house vada poco più in la dei test che si fanno su facebbok , più o meno ci prendono, ma rimangono sempre superficiali

 

 

L' articolo precisa che non si conoscono i nomi degli esperti.

Le condanne ai giornalisti contano, perchè in molti posti non è necessario scrivere minchiate per essere condannati: ri-quotando la quote di pippi sopra:

"This survey does not assess the degree to which the press in any country serves responsibly, reflecting a high ethical standard. The issue of “press responsibility” is often raised to defend governmental control of the press. Indeed, a truly irresponsible press does a disservice to its public and diminishes its own credibility. A governmental effort to rein in the press on the pretext of making the press “responsible” has far worse results, in most cases. This issue is reflected in the degree of freedom in the flow of information as assessed in the survey".

Sicuramente è un criterio opinabile, ma non del tutto campato in aria.Secondo la stessa pippi nel caso specifico di Jannuzzi ha fatto cilecca, ma credo sia difficile pretendere una disanima caso per caso per un rapporto del genere.

Credo che il rapporto di Freedom house vada poco più in la dei test che si fanno su facebbok

Direi che esageri, se il board è competente i risultati dovrebbero essere abbastanza affidabili, a meno che cerchi deliberatamente di manipolarli, come è lecito aspettarsi da un' organo sponsorizzato da un governo.

Leggete questa fantastica intervista sul Corriere della Sera a Sacconi. Il bello è che il ministro in pratica, pur "salvando" graziosamente nomi e marchi famosi, spara a palle incatenate contro tutto ciò che per almeno 15 anni il Corriere della Sera ha rappresentato. Dario Di Vico, ventriloquo per eccelenza di Mieli, abbozza, incassa e fa finta di niente. E' il segno che il gruppo di potere intorno a Banca Intesa, di cui ha parlato Giannino, ha accettato la nuova realtà italiana, e quindi anche tutta la "gente nova" che Berlusconi si porta dietro. Adesso deve accontentarsi di difendere il suo perimetro, e il walzer di poltrone sui suoi giornali risponde ad una logica sua tutta interna, ma che tiene conto della nuova situazione. Durante la vicenda Alitalia Berlusconi ha fatto un fischio a costoro, e Banca Intesa puntualmente ha risposto. In pratica ha intimato l'armistizio: questo è il significato politico della vicenda. La democratizzazione di un paese avviene anche attraverso questi rivolgimenti, che sono il segno di un riequilibrio necessario dei poteri reali al suo interno. Ora Berlusconi non deve fare l'errore di Craxi, che conquistatosi un posto al sole, ma non solo per lui, anche per quella parte più moderna della sinistra che egli rappresentava, cominciò a scadere nella politica politicante.

L´intervista a Sacconi segnalata da Zamax é veramente terribile. Segnalo, tra le tante cose incredibili dette, questo passaggio

«l’accusa di populismo, di devianza » risuona proprio per impedire una riorganizzazione della politica a misura del nuovo blocco interclassista che ha come valori fondanti Dio, Patria e famiglia. 

Quando partiamo alla riconquista dell´Abissinia?

 

Complimenti per il bell'articolo. Ritengo che ci sia un fattore che, pur non essendo direttamente correlato alla libertà di stampa, non va trascurato (per lo meno nel panorama italiano): la raccolta pubblicitaria.

Ricordate come venne fottuta "La Voce" di Montanelli?

Per i giornali son tempi duri dappertutto, ma questo in Italia aggrava notevolmente la già non rosea situazione: tutti sanno che  il mercato pubblicitario è in regime di duopolio (che assomiglia ad un monopolio quando il padrone di Publitalia è anche Presidente del Consiglio).

Difficile pensare che ci siano voci davvero libere in un panorama dove chi non è allineato e coperto può venir condannato al fallimento semplicemente chiudendo il rubinetto della pubblicità.

Forse l'unico antidoto a questa situazione è il diffondersi dell'informazione online (ed infatti cercano di censurare pure quella).

Il questionario di Freedom House considera questo aspetto, nella parte sulle condizioni economiiche. Assegna da 0 a 3 punti (su 90). Vista l'importanza della pubblicità per la sopravvivenza dei media forse dovrebbero aumentare il peso, ma francamente non sono un esperto nel disegno di questionari del genere.

grazie all'uso accresciuto delle corti di giustiza e di leggi contro la diffamazione per limitare la libera espressione, all'aumentata intimidazione di tipo fisico ed extralegale da parte della criminalità organizzata e di gruppi di estrema destra 

 Fermo restando che, anche secondo me, la libertá di stampa in Italia, nonostante i fiumi di denaro pubblico che scorre nelle vene degli editori, é alquanto limitata, opinione rafforzata dall´interessante quanto deprimente dietro le quinte fornitoci da Oscar Giannino, a me sfugge il senso delle affermazioni di cui sopra. Per dirla alla Michele: "dove sono le evidenze di ció?".

Ricordo di giornalisti coraggiosi uccisi dalla criminalitá organizzata e dai terroristi negli anni ´70 e ´80, ma oggi?

E quali sarebbero le "leggi contro la diffamazione"? E l´aumentato uso delle Corti di giustizia? Anche questa a me non risulta, o meglio, arrivano oggi come ieri querele per diffamazione a mezzo stampa che, spesso archiviamo, specie se il profilo diffamatario sarebbe quello della cd. continenza (cioé il tono offensivo). Ma quando la notizia é falsa, rinviamo a giudizio, non per questo ci sientiamo dei censori. Puó darsi che lo studio abbia fatto riferimento al settore civile, dove spesso si svolgono vertenze per diffamazione e dove i giornalisti vengono condannati a pagare lauti risarcimenti. Ma allora, per dire che la libertá si é ridotta, ci vorrebbero delle cifre, dalle quali desumere che l´entitá dei risarcimenti, per ragioni sconosciute, sarebbe aumentata. Ancora una volta: "dove sono le evidenze" (guarda un po´ come mi sono ridotto a frequentare questo sito. Evidenze, cifre, dati, ed io che prendevo 0 in matematica :-) 


Anch'io mi sono chiesto a cosa pensassero quelli di FH. Il rapporto intero non credo sia ancora uscito, ci sono sul web le preview e alcuni materiali.

Per le intimidazioni da parte dell'estrema destra a me è venuto in mente l'episodio dell'assalto fascista alla rai, che effettivamente un po' di paura mette. Mettendo in Google ''intimidazione giornalisti criminalità organizzata'' saltano fuori un po' di cose, ma non ti saprei dire se c'è effettivamente un aumento delle minacce nel 2008 rispetto agli anni precedenti.

Per uso delle corti di giustizia mi è venuto in mente l'episodio del blogger condannato per stampa clandestina (non diffamazione).

Però ovviamente non so se sono le stesse cose che hanno colpito gli estensori del rapporto.

Per quanto riguarda il peso della diffamazione, credo che parte del punteggio negativo sia dovuto al fatto che in Italia la diffanamazione e’ perseguita penalmente, cosa che negli USA non e’ (almeno in quasi tutti gli stati), mentre quasi tutta l’Europa ha una qualche forma di perseguibilita’ penale (Cipro no!). Il fatto che poi non vi siano giornalisti condannati per diffamazione non diminuisce il “chilling effect” di questo tipo di legislazione sulla liberta’ di stampa.  Una mappa della perseguibilita’ penale della diffamazione e’ qui (http://www.article19.org/advocacy/defamationmap/map/ ) Altre episodi che possono aver colpito l’immaginario degli “esperti” di FH sono i casi famosi come Rosaria Capacchione, Roberto Saviano e Lirio Abbate. 

Reporters without borders elabora un indice che mira allo stesso obiettivo, con metodologia simile ma con enfasi diversa su vari aspetti, i risultati sono qui http://www.rsf.org/rubrique.php3?id_rubrique=795 I risultati sono peggiori per l'Italia.

Riguardo alla diffamazione, ricorderei anche il caso di Sabina Guzzanti (ben documentato anche in "Viva Zapatero!"): una causa intentata contro la RAI (causa poi persa) e' stata il pretesto per chiudere immediatamente il programma. In effetti in Italia oltre alla liberta' di stampa e' a rischio anche la satira.

Comunque penso che queste statistiche possano essere interessanti per tentare di fare dei confronti, ma il miglior termometro della situazione lo abbiamo noi, leggendo direttamente i giornali (a patto di non affidarsi ad una unica fonte - of course) e blog (tipo questo :-)

... licenziando giornalisti troppo servili dalla televisione pubblica.

Come in Spagna.

Se la RAI assomigliasse anche solo lontanamente a TVE i Vespa&Co sarebbero per la strada, invece d'essere considerati celebrità nazionali!

... licenziando giornalisti troppo servili dalla televisione pubblica.

Come in Spagna.

Pero' dall'articolo non si capisce se Reyes e' stato licenziato per aver censurato i fischi, o per non averlo fatto abbastanza bene...

Da quanto è possibile sapere la ragione è la prima, ovvero per averla fatta troppo bene (la censura dei fischi0.

non ci vuole molto a fare un'inchiesta sul caso "papi berlusconi";  repubblica ha fatto la sua; non è il massimo (la penna è pur sempre d'avanzo), ma non fa neanche troppo schifo. Berlusconi onora il 73esimo posto con la sua risposta. Questa volta, inequivocabilmente, ci sarebbero tutti gli ingredienti per costringerlo alle dimissioni, visto che è palese e documentato che ha mentito, in modo per altro spudorato. Chi è che in questi casi, tra le "autorità", dovrebbe muoversi per sollecitare il presidente del consiglio a dare spiegazioni (e che non lo sta facendo)?

A parte la pubblica decenza, se non si configura l'ipotesi di reato di alto tradimento o attentato alla Costituzione non è prevista nessuna figura con questa responsabilità. Oltretutto c'è il lodo Alfano e una totale mancanza di capacità di vergognarsi, per cui nessuno riuscirà a scalzarlo da lì. Voglio dire, se anche provasse un qualche brivido di pudore, il pensiero che se si dimettesse sarebbe di nuovo un cittadino come gli altri e quindi potrebbe essere sottoposto a giudizio lo frenerebbe subito.

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