Recensione di "Sulle regole" di Gherardo Colombo

14 maggio 2008 alberto bisin

Mi spiace molto, perché credo il paese debba non poco a Gherardo Colombo per la sua attività di giudice, ma questo libro è indecente. Lo è perché dimostra notevole ignoranza del tema di cui tratta, la filosofia politica, ingiustificata arroganza intellettuale, e infine dimostra che l'autore è poco aduso alla logica fine e astratta. Fà el to mestè, diceva mia nonna.


Gherardo Colombo
ha fatto il giudice per più di trent'anni. È soprattutto noto per le inchieste sulla P2 e per Mani Pulite. Ma il suo nome è associato anche alle inchieste sul delitto Ambrosoli, Imi-Sir, Lodo Mondadori-Sme, e tante altre. È il prototipo della toga rossa e per questo, in un paese in cui spesso si ragiona per parti acquisite, osannato da alcuni e odiato da altri.

Io ho grande rispetto per Gherardo Colombo. Mi piace pensare che ciò non sia perché, se costretto a scegliere, sto dalla sua di parte. Mi piace pensare che sia perché sono convinto che l'ideologia non dovrebbe contare in certi giudizi. Non mi interessa cosa ha motivato il suo lavoro, non mi interessa che lo abbia fatto perché toga rossa, mi interessa di aver saputo grazie a lui della P2 e di avere avuto Mani Pulite. E poi chissà quanti errori ha fatto e quanti di essi dovuti proprio al suo essere toga rossa. Ma dopo le inchieste P2 e Mani Pulite il paese non è stato più lo stesso. E se anche fosse cambiato in peggio, come alcuni sostengono, il paese dopo le inchieste, non è certo colpa sua. Avrebbe potuto essere meglio, il paese, dopo le inchieste, ha avuto questa opzione: a lui (e ai collaboratori) questo merito.

E veniamo al libro (Sulle regole, Feltrinelli Editore, 2008): la lunga introduzione serve ad argomentare che io non sono affatto mal disposto verso Gherardo Colombo, anzi. È proprio il libro che è tremendo, nonostante la bella presentazione. Ma andiamo con ordine, iniziamo da un breve riassuntino.

Riassuntino. A parte un breve capitolo quasi lirico su quanto la società italiana sia marcia sin nel midollo (Capitolo 1), il libro inizia con una breve rassegna semplice semplice di filosofia del diritto (Capitoli 2-8). Che cos'è la giustizia? Quando è una legge giusta? Da dove proviene la giustizia e la sua codificazione nel diritto? Domande classiche, risposte classiche: dal diritto divino (è giusto ciò che l'autorità divina ha comunicato a noi uomini essere giusto, e così via con le altre risposte, secondo derivata logica argomentativa) al diritto naturale (è giusto ciò che ogni essere umano, nel suo intimo, sa che è giusto, e così via...), al diritto positivo (è giusto ciò che lo stato sovrano ha codificato in legge, e così via.....). Questa parte del libro finisce (Capitolo 8) con una discussione di Montesquieu e del diritto positivo in uno stato sovrano democratico/liberale con annessa discussione della separazione dei poteri.

I successivi dieci capitoli (Capitoli 9-19) rappresentano il cuore del libro. Qui Gherardo Colombo sviluppa una filosofia politica le cui categorie fondamentali sono quelle di Società verticale e Società orizzontale. La società verticale è fondata sulla selezione: i forti, in qualunque dimensione rilevante, comandano i deboli; i diritti umani sono subordinati all'evoluzione della specie; la struttura organizzativa della società è gerarchica. Esempi di società verticale citati nel libro sono l'Apartheid in Sud Africa, la Germania nazista, la Russia bolscevica. La società orizzontale è invece fondata sulla cooperazione: lo sviluppo della società è impossibile senza l'emancipazione di ogni singolo individuo; i diritti umani sono fondamentali; la struttura organizzativa della società è gerarchica, ma tutti gli individui possono aspirare alla dirigenza della società che opera al servizio della collettività. La società orizzontale è una forma concettuale astratta, e quindi mancano esempi di società reali realmente orizzontali (la società ateniese nell'età di Pericle è esplicitamente rigettata come esempio, a causa della sua economia schiavistica).

Ai diritti umani che la società verticale non garantisce appartengono il diritto alla vita (la pena di morte è il classico esempio), e altri diritti sociali, quali il diritto all'istruzione (si fa esplicito riferimento alla limitazione dell'istruzione pubblica), alla sanità (si fa esplicito riferimento ai paesi in cui "il ricovero in ospedale è subordinato alla titolarità di una carta di credito"). Inoltre la società verticale tende ad ammettere e a giustificare la pratica della guerra per dirimere controversie internazionali (si fa esplicito riferimento alle guerre "preventive" - tra virgolette nel testo). Ancora, segregazione, strumentalizzazione della persona, e similia sono spesso parte della organizzazione della società verticale.

La società orizzontale è l'opposto di quella verticale in tutti questi elementi: il diritto alla vita è sempre garantito (si fa esplicito riferimento al fatto che questo non implichi il divieto all'aborto), così come i diritti all'istruzione e alla salute, non solo in termini di libero accesso ma anche in termini di qualità. Inoltre, naturalmente, il ricorso alla guerra è inaccettabile nella società orizzontale e fenomeni come la segregazione sono inconcepibili. Infine, le due tipologie di società sono anche distinte da come la società si comporta con coloro che trasgrediscono alle leggi. L'autore considera questa una dimensione fondamentale per distinguere tra le due società. In breve, mentre la società verticale utilizza la pena come deterrente, la società orizzontale al contrario non ha pena, tranne in casi davvero particolari, ma mira invece al recupero dell'individuo che trasgredisce.

La terza parte del libro (Capitoli 20-29) è una rapida storia di vari tentativi, dopo la fine della seconda guerra mondiale, di stabilire principi di convivenza sociale coerenti con la definizione della società orizzontale: dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo alla Costituzione italiana. Le difficoltà di attuazione di tali principi e le loro limitazioni agli occhi dell'autore sono discussi in un certo dettaglio.

Il libro finisce con due capitoli (Capitoli 29-30) e con una Conclusione che presentano una visione relativamente ottimistica della dinamica storica delle società e propongono alcuni commenti di ispirazione al superamento degli elementi della società verticale che l'autore ritiene ancora preponderanti nelle società occidentali (e in particolare in Italia) e al raggiungimento di una organizzazione più simile al modello astratto della società orizzontale.

Critica. Cercherò di essere sistematico, nella critica, perché se mi lascio andare a considerazioni libere non so dove potrei finire. Vado quindi in ordine. Il libro è ambizioso, direi pretenzioso, nel suo definire concetti di filosofia politica "nuovi" e astratti come società orizzontale e verticale. [Il "nuovi" è virgolettato perché nuova è la denominazione, ma i concetti vecchi e confusi, come argomenterò. Società orizzontale è usato già nella letteratura di scienze politiche ma in modo indipendente e con significato diverso - se Gherardo Colombo non ha letto J. Rawls e R. Nozick sui temi su cui scrive, vedi sotto, figurarsi se ha letto L. Friedman.]

1. La mancanza di citazioni. In tutto il libro si citano vari brani della Bibbia, in riferimento al diritto divino, e si cita Montesquieu riguardo al diritto positivo e alla separazione dei poteri. Nella seconda parte del libro, quella sulla filosofia politica, la società verticale e la società orizzontale, non si cita nessuno. Nessuno! Quelle presentate in questa parte del libro, sono questioni classiche, trattate e discusse dai filosofi della politica e dell'etica da tempo immemorabile. La presentazione della società verticale non può prescindere da Hobbes e homo homini lupus, dal contratto sociale, da Locke, Hume, Rousseau, e dal dibattito filosofico inglese dell'ottocento. Non sto facendo il solito accademico, quello che se un libro non ha metà di ogni pagina dedicata alle note nemmono ci prova a leggerlo. Qui è: i) una questione di onestà intellettuale, perché il libro è scritto come se queste idee fossero farina del sacco dell'autore, e soprattutto è ii) una questione di chiarezza mentale, perché se l'autore avesse presentato le proprie idee sullo sfondo della filosofia politica dell'ottocento, avrebbe capito da quale confusione profonda esse siano caratterizzate (come argomenterò in seguito); infine, iii) è una questione di idee, perché se fosse partito da Hobbes, probabilmente non si sarebbe fermato all'ottocento inglese, ma avrebbe cercato e scoperto idee moderne e interessanti sull'argomento, da John Rawls a Robert Nozick - o addirittura a Ronald Dworkin (le piacerebbe Dworkin, signor giudice, le assicuro). Se Stefano Zamagni ha potuto plagiare Nozick, Gherardo Colombo avrebbe potuto almeno leggerlo. La pagina di wikipedia su political philosophy è chiara e succinta. Bastava leggere questa e seguire i riferimenti agli autori.

Tutta questa mancanza di citazioni o, peggio, questa mancanza di letture, porta l'autore a fare una gran confusione. Ad esempio, Gherardo Colombo non sembra comprendere la differenza concettuale tra diritti individuali, come il diritto alla vita, il diritto alla libertà di pensiero,... e diritti sociali, alla istruzione, alla sanità, alla casa, e quant'altro. Mi spiace, ma: Scrivere un libro di filosofia politica con tanto di categorie concettuali "nuove", come società verticale e orizzontale, senza capire la differenza tra diritti individuali e diritti sociali significa non avere idea di che cosa si scrive. Il dibattito fondamentale tra filosofie politiche di matrice liberista e di matrice socialista, ad esempio, è basato su questa distinzione.

2. Il trucco retorico. L'intero libro è basato su un trucco retorico francamente un po' banale. Il trucco è il seguente. 1) Definire due categorie concettuali astratte addossando per definizione ogni possibile carattere positivo a una e ogni carattere negativo all'altra. 2) Confrontare poi le categorie come se esse si presentassero storicamente nella forma astratta scelta, e non in forme intermedie.

È chiaro che, per definizione/tautologicamente, la categoria astratta cui sono associati i caratteri positivi, nel libro la società orizzontale, è migliore di quella cui sono associati i caratteri negativi, la società verticale. C'è qualcuno che ha voglia di sostenere che la Germania Nazista era società migliore di una società come l'Atene di Pericle? Ma non l'Atene di Pericle reale, che quella era basata su una economia schiavistica; un'Atene di Pericle astratta, senza schiavi! E magari anche senza pedofili! Ma nononostante questo confronto sia l'unico esercizio logico possibile sulla base dell'analisi delle categorie concettuali del libro, naturalmente il trucco retorico consiste nel porre sì la questione come confronto tra categorie astratte, ma poi spostarla tacitamente senza parere sul confronto tra società reali. Nel caso del libro, in realtà si finisce per usare la categoria di società verticale per criticare alcune società reali tipiche, come gli Stati Uniti (stigmatizzate per la supposta mancanza dei diritti sociali, per il ricorso alla guerra, per il sistema penale, e così via) o come l'Italia in alcuni suoi aspetti.

3. L'argomento fallace. Se Gherardo Colombo avesse avuto modo di provare a comprendere anche solo sommariamente la filosofia politica avrebbe realizzato che l'intero argomento su cui il libro si fonda è fallace. La questione fondamentale della filosofia politica non è (come Gherardo Colombo sembra credere): È una società astratta in cui i diritti individuali e sociali sono garantiti per ogni individuo migliore di una in cui non lo sono? Niente affatto. Questa non è la questione fondamentale della filosofia politica per due ragioni: 1) perché la definizione di "migliore" (un ordinamento logico che permetta di dire che una società è "migliore" di un'altra) è arbitraria - e quindi la questione logicamente mal posta; 2) perché anche se scegliessimo arbitrariamente tra le definizioni di "migliore" proposte nella letteratura, la risposta alla questione sarebbe essenzialmente sempre positiva - e quindi, pure aggirando i problemi di ordine logico, la questione è ovvia e banale. La questione fondamentale posta dalla filosofia politica (oltre a quella della definizione assiomatica di "migliore") è invece la seguente: Quale è la struttura organizzativa che meglio supporta gli obiettivi di una società "ottima" (dove "ottima" naturalmente dipende dal particolare concetto di "migliore" adottato; "ottima"= che non ha "migliore")?

Questa è la questione fondamentale. La risposta dipende, come almeno da Hobbes in poi è divenuto chiaro, da quella che si considera essere la natura umana. Accettiamo pure la definizione di "migliore/ottima" proposta da Gherardo Colombo: la società "ottima" è quella orizzontale. Se si ammette che la natura umana contenga, anche in minima parte, degli elementi di egoismo (o razionalità economica, come a noi economisti piace definirla), allora la questione diventa: come si disegnano gli incentivi per far sì che gli obiettivi della società orizzontale basata sulla cooperazione siano raggiunti, nonostante la natura umana? Certo che è bello che a ogni individuo sia data una educazione di qualità, una sanità efficiente, e una abitazione dignitosa, e.... Ma se a ogni individuo spetta tutto ciò indipendentemente dal suo lavoro, dal suo comportamento, dalla sua abilità, come garantiamo che gli individui abili lavorino per supportare quelli meno abili? Se non puniamo chi ruba, come garantiamo che non tutti rubino? Non è necessaria una mente fina per capire che queste sono le domande. Alcuni rispondono che, in queste condizioni lo stato debba semplicemente garantire i diritti individuali e il diritto di proprietà (Nozick), altri che lo stato debba intervenire molto più direttamente nella organizzazione della società. Queste sono le questioni su cui si può discutere, e su cui può valere la pena di scrivere un libro se si ritiene di avere qualcosa di nuovo da dire (o se si ritiene di potere almeno riassumere le questioni in modo chiaro). Altrimenti, si finisce a dire che la società nazista era peggio della forma astratta dell'Atene di Pericle, senza schiavi né pedofili. Nulla di più. Ma poteva fare a meno degli schiavi (e dei pedofili) Pericle?

L'argomento del libro di Gherardo Colombo in una riga è il seguente: la società orizzontale è "ottima" e quindi la società orizzontale è la società reale che dobbiamo cercare di costruire. Questo argomento è fallace, proprio perché tralascia di considerare i vincoli posti dalla natura umana. È logicamente possibile che una qualche manifestazione della società verticale (magari non proprio la Germania nazista, ma che so, l'Amerika di Obama, o la Francia di Mitterand) sia la società che più si avvicina alla società orizzontale, che sia cioè la società "ottima" ("ottima vincolata" direbbero gli economisti). Ed è anche logicamente possibile che una società organizzata come lo sarebbe una società orizzontale abitata da uomini buoni senza nemmeno un'oncia di egoismo, qualora fosse abitata invece da uomini anche minimamente egoisti, sia invece una società "pessima" (o almeno molto "peggiore" di quella verticale di Mitterand).

Infatti non occorre aver letto di filosofia politica per capire tutto questo. Magari lo si capisce in modo confuso, ma lo si capisce lo stesso. Basterebbe almeno aver letto qualcosa della letteratura sull'economia collettivista (Lenin lo ha letto, signor giudice?). Cos'è l'uomo nuovo se non una via d'uscita logica alla questione della natura umana? Certo, senza incentivi gli uomini non lavorano, ma l'uomo nella società comunista non è un uomo storico, è un uomo nuovo, senza un'oncia di egoismo, che supporterà l'economia collettivistica annullando gli incentivi individuali.

Ma a pensarci bene Gherardo Colombo questo argomento lo ha ben capito. Nei capitoli in cui discute di pena e deterrenza, in cui argomenta che una società orizzontale debba essere basata sul reinserimento e non sulla pena e la deterrenza, l'autore risponde a varie possibili obiezioni. Tra queste, che la mancanza di deterrenza aumenti gli atti criminali. E naturalmente la risposta è che nella società orizzontale, l'uomo, ispirato dalla cooperazione orizzontale, sarà moralmente distratto dall'attività criminale.

E qui mi fermo, non ho più forza, sono intellettualmente spossato. L'uomo nuovo no, per favore, l'uomo nuovo no!

P.S. Dedico questo post al nostro giudice in-house, Axel: lo vedi dove porta dimenticarsi degli incentivi? Che fortuna hai avuto a imbatterti in noi!

37 commenti (espandi tutti)

Alberto, non sono un esperto di filosofia politica, ma come dici "queste cose le capisco in modo confuso ma le capisco". Di Colombo purtroppo ho una opinione diversa dalla tua. Ho sempre ritenuto che il suo essere "toga rossa" lo abbia sì spinto a fare le - meritorie - indagini che ha fatto, ma sempre con primo scopo quello dell'uomo nuovo. Se questo libro è così terribile come dici a me pare che non rappresenti un erorre isolato, bensì sia lo specchio del suo modo di pensare.

Colombo a me ha sempre dato l'impressione di non essere un giudice che vuole applicare la legge (per quanto sbagliata, imperfetta, imprecisa), ma di un giudice che vuole fare Giustizia. E questo atteggiamento a me fa sempre rabbrividire, soprattutto quando fa scuola.

Capisco. Ma le indagini restano, indipendentemente da cosa fossero motivate. Il libro, invece no, quello spero sara' presto dimenticato.

Un solo appunto, ma di metodo. Gherardo Colombo è un magistrato ma non è mai stato un giudice. E' stato sì Giudice Istruttore, ma veniva chiamata così una funzione della pubblica accusa ed in seguito pubblico ministero.

Mi sono permesso questa puntualizzazione perchè ritengo da sempre che la commistione, voluta in Italia, tra le funzioni della pubblica accusa e quelle giudicanti siano uno dei mali della giustizia italiana.

Mi risulta, ma Voi in America ne sapete certo più di me, che lì non è possibile che il giudice, l'accusa o la difesa in una causa si incontrino e dialoghino neppure al bar.

Da noi l'accusa è perfino fisicamente collocata nei palazzi di giustizia, la ritengo una stortura grave.

Sull'analisi di filosofia politica ho letto con molta attenzione, non ho però la competenza per poter discutere, mi è parsa molto stimolante (l'articolo intendo, non il libro che non leggerò di certo).

 

Lo ho definito "giudice" proprio perche' in Italia le carriere non sono separate. Credo sia norma sociale chiamare giudici i PM, ma protrei sbagliarmi. Definirlo, "magistrato" in apertura sarebbe stato forse piu' appropriato, pero', concordo.

Sulla separazione delle carriere, ho scritto qui, se ti interessa. Credo che la separazione si associ bene al processo accusatorio, ma a me pare quello che qui chiamano un "red herring": eccita gli animi, ma a ben vedere non puo' avere effetti rilevanti sul sistema giudiziario. 

Io di tutto questo articolo ho capito solo una cosa:

che non mi hai incentivato a leggere il libro della ex toga rossa :-)

e che i magistrati non capiscono nulla di filosofia della politica e di incentivi. manco se gli spieghi tutto per bene :-) 

ma cosa mai vi insegneranno a quel famoso concorso?  

Se Stefano Zamagni ha potuto plagiare Nozick,

Whoa, questa a suo tempo mi era sfuggita. Fantastica la sua autodifesa: "I admit to having made a tragic mistake and of having failed to
publicly correct it afterwards. But it is not a case of plagiarism,
rather of having copied from another academic and of having failed to
make this clear".

O, come cantava il grande Tom Lehrer,

But plagiarize, plagiarize, plagiarize,
Only be sure always to call it - please - research.

La difesa che e' dovuta al fatto che la sua difesa iniziale  e' stata che lui aveva citato Nozick in una premessa che per errore non e' andata in print.  ma poi gli e' stato fatto notare che aveva ripubblicato l'articolo qualche anno dopo in un libro, e anche li' la premessa non c'era.

Stando a quanto si dice in questa lettera

http://didattica.spbo.unibo.it/picci/istituzionale.html

vi è stato anche un successivo caso di plagio: Zamagni - Del Bono nel loro libro di Microeconomia pubblicato da Il Mulino nel 1997 hanno riprodotto letteralmente alcune parti del libro di Frank pubblicato dalla Mc Graw Hill nel 1992. Il prof. Marco Lippi (un grande accademico sia a livello teorico che didattico. Ricordo quando a lezione veniva solo col gesso ad insegnarci gli "Stationary processes")  

 http://www.lippi.ws/politica/politica.htm#Scritti%20vari

in seguito alla mancata presa di posizione della Società italiana degli economisti sul caso Zamagni si è dimesso dalla medesima società. Come si chiarisce bene in questo contributo:

 http://www.dottorato.it/forum/viewtopic.php?p=370&sid=d258b030acc99374abbc1330d110f512

il plagio nell'accademia italiana è ben diffuso. 

 

PS Grazie al recensore per avermi fatto risparmiare tempo e quattrini. 

"il plagio nell'accademia italiana è ben diffuso"

Sarà, ma in un caso simile l'Unione Matematica Italiana, ritenendo che fosse stato danneggiato il buon nome della scienza italiana, nominò una commissione per accertare i fatti, che furono denunciati al Ministro, inoltre la Commissione Scientifica dell'Unione propose la radiazione del socio autore del plagio. Questi si dimise prima che l'Ufficio di Presidenza potesse accogliere la proposta. Ministero e magistrati (il materiale plagiato era stato presentato per un concorso pubblico, configurando quindi un reato) misero tutto a tacere. Forme meno sfacciate di plagio, o comunque dimenticanze nelle citazioni, sono comuni anche nella letteratura scientifica internazionale. Secondo la mia esperienza, molto piu' in Francia che negli Stati Uniti. Si tratta, in parte, di una diversità culturale.

Purtroppo nel nostro caso l'insabbiamento e' avvenuto prima, al livello della Societa' degli Economisti. Ma da questo sarebbe ingiusto concludere che gli economisti italiani siano meno seri dei matematici (lo sono, lo sono, ma non lo si puo' conludere da questo evento) :-) Questo perche' Zamagni non e' solo un economista, ma L'economista del Papa (quello precedente),  a cui si dice abbia scritto un paio di encicliche. Quando entrano i poteri forti....

Domanda: ma voi economisti proprio il libro di un magistrato vi dovete andare a leggere per avere spunti sulla società ? Il Gherardo Colombo buon magistrato non significa assolutamente che possa essere un buon pensatore politico, così come un buon imprenditore non sarà necessariamente un buon politico....

Comunque grazie per avermi fatto risparmiare del denaro (ma io Colombo non lo avrei mai letto). 

Ma chi ti ha detto che io ci ho cercato "spunti sulla societa'" in Gherardo Colombo. Io cercavo di capire Gherardo Colombo. E un po' ci sono riuscito.

(ma io Colombo non lo avrei mai letto)

Ma perche' mai? Colombo ha sempre dimostrato di essere persona interessante. Perche' queste preclusioni ideologiche? [Assumo siano ideologiche; se non lo averesti mai letto perche' magistrato che fa il filosofo, ex post avresti avuto ragione; ma comunque, ex ante, avrebbe potuto essere interessante; si impara tantissimo secondo me a leggere cose brutte, come a sentire un pessimo seminario - una volta ogni tanto, naturalmente :-)]

 

Ti ringrazio molto per questa recensione. Anche se Colombo fa riferimento ad un'area culturale e politica per cui francamente non simpatizzo, ritengo di doverlo stimare per quello che ha fatto professionalmente, anche se ne ho una conoscenza solo approssimativa. Si tratta quindi di un autore che avrei letto con molto interesse salvo poi rimpiangere il tempo perso sul contenuto disperante del suo libro.

Purtroppo il modo di pensare di Colombo e' il modo di pensare tipico delle elites culturali italiane, per quel poco che conosco, non so come definirlo tecnicamente, io lo chiamerei idealismo pre-scientifico. Quello che manca secondo me in Italia e' l'acquisizione diffusa un sano approccio scientifico ed empirico ai fatti: siamo rimasti ai tempi di Platone, culturalmente. Probabilmente dipende anche dalla constatazione che i fatti condannano senza appello l'Italia e la sua classe dirigente, e l'unica salvezza puo' venire dall'auto-convincimento che noi saremmo idealmente nel giusto e gli altri sempre idealmente sbagliano. Qualcosa di comparabile avviene nei paesi del terzo mondo, dove spesso ritengono di seguire la retta via o magari la vera religione, e che il fatto che gli altri siano piu' civili, piu' ricchi, piu' istruiti e piu' democratici e' dovuto solo alla rapina e allo sfruttamento, ovviamente nel contesto irrinunciabile del modello superfisso.

Purtroppo il modo di pensare di Colombo è il modo di pensare tipico
delle elites culturali italiane, per quel poco che conosco, non so come
definirlo tecnicamente, io lo chiamerei idealismo pre-scientifico.


Sei gentile come sempre, Alberto (Lusiani, non Bisin, non Bisin :-))

Io lo chiamerei, invece, "boria da saputelli del liceo" (classico, nella maggioranza dei casi). Deriva dall'aver studiato quattro cretinate di filosofia sul giannantoni, abbagnano o chi altro abbia scritto manuali di filosofia per il liceo, essersi convinti di aver capito tutto sulla natura umana sulla base di tali letture (che normalmente si concludono e coronano con Benedetto Croce salvo, nei casi recenti, una spruzzata di Sartre e Toni Negri), non aver appreso nulla del pensiero scientifico moderno e contemporaneo (roughly, da Newton in poi; Galileo sì perché è gloria patria) ed essersi convinti che tutti i mali del mondo derivano da una cosa che loro chiamano "capitalismo". Cosa inventata nella perfida Albione circa trecento anni fa e che ha distrutto la quiete provincial-medievale in cui le loro famiglie, tipicamente di buoni borghesi dediti alle professioni "liberali", avevano prosperato da sempre.

Ecco, io che sono meno gentile e generoso di te, lo vedo così il modo di pensare di Gherardo Colombo e di migliaia di altri confusi "intellettuali" italiani. Nessun idealismo, solo grossolana e boriosa difesa della propria provinciale ignoranza del, ed insufficienza di fronte al, mondo.

meno male che io sono un povero ragioniere  keynesiano :-)

eh poi hanno il coraggio di dare del becero agli interventi degli altri. bah

Ho cercato di capire a chi ti riferivi, se a me o Gherardo Colombo. Sospetto ti riferisca a me ... Lo inferisco dall'aver scoperto un tuo commento piuttosto risentito, che mi ero perso e che veniva a critica di un precedente commento mio.

Ora non so se la mia descrizione, ovviamente negativa, dell'"intellettuale" filosofico-anticapitalista di provincia ti abbia per qualche ragione colpito personalmente, spero di no (nel senso che mi auguro tu non appartenga all'onorato gruppo). Ma non capisco cosa ci sia di particolarmente "becero" nella mia descrizione di questi/e signori/e, il numero dei quali è purtroppo superiore al socialmente desiderabile. Essi sono ESATTAMENTE come li ho descritti, a volte peggio (nel senso che manco l'Abbagnano han letto e Sartre pensano sia un cineasta francese ...).

Ma parliamo d'altro. Parliamo di Genova: in che senso non sono documentato? In che senso a Genova non vi è stata violenza sistematica organizzata dalla Casarini&Co - International? In che senso Giuliani non era un violento, intento ad aggredire e potenzialmente uccidere? In che senso ritieni legittimo organizzare manifestazioni e cortei che hanno l'esplicito obiettivo di servire da copertura per commettere reati, distruggere, fare violenza a persone e cose? Ho forse scritto che trovo il comportamento delle forze dell'ordine (in quel di Genova allora, o in moltissime altre occasioni) esemplare? Le forze dell'ordine italiane sono un apparato dello stato italiano e funzionano come il medesimo: orrendamente. Tra le altre cose, perché non fanno rispettare le leggi ed oscillano fra tolleranza e lassismo da un lato e violenze improvvise ed ingiustificate, prodotte dalla frustrazione e dall'impotenza, dall'altro. Nessun problema a denunciare questo. Ma questo non mi impedisce di denunciare, come facevo nel commento da te imputato, la cultura italiota di destra e sinistra di difendere la propria violenza con argomenti ideologici. Questo facevo nel commento che tanto ti ha irritato, e questo difendo.

Infine, ritenevo e ritengo non fosse un'idea propriamente astuta (e, ritenevo e ritengo, segnale di bias ideologico) infilare decine di righe di dibattito sul Forum Palestina e sul tema se ha abiurato di più Fini il fascismo o D'Alema il comunismo, in una discussione che era, guarda caso, motivata dal fatto che in Italia tutto finisce sempre in "noi/voi", e dove la gente si schiera sempre da una parte negando alla medesima qualsiasi colpa ed arrivando anche, come negli esempi che davo o mille altri, a giustificare la violenza politica, occultandola o minimizzandola (ricorda che ero partito dal trovare scandalosa l'affermazione di Fini al riguardo). Nessuno ha tolto i tuoi commenti, son rimasti lì. Libero tu di metterli, libero io di scrivere che mi sembrano fuori luogo e motivati da un riflesso pavloviano.

Come vedi, la morale del saper accettare opinioni e valutazioni diverse, taglia sempre da entrambi i lati. 

Sono senza speranza: ho fatto il classico, ho studiato filosofia (poco e male) dal Giannantoni, sono dedito ad una professione liberale e vivo in provincia, a questo punto spero solo nella clemenza del boia.

Faccio appello alla mia passione per la teoria delle stringhe, la quantum loop gravity di Carlo Rovelli, la double special realtivity di Amelino-Camelia, la storia economica e l'Inter (tutte cose di cui ovviamente capisco pochissimo - tranne storia economica e Inter).

 

Il canguro è un animale con due zampe, due braccia, un naso ed una bocca; ha inoltre un marsupio sulla parte esterna della pancia e si muove sul terreno a mezzo di piccoli salti. Inoltre, non è molto intelligente (almeno rispetto all'homo sapiens medio).

Io possiedo le prime quattro caratteristiche, a questo punto non mi resta che sperare nella clemenza dei cacciatori di canguri.

A parte questo punto...

(classico, nella maggioranza dei casi)

...concordo in toto ;))

Ahhh te la sei presa? dalla tua risposta pare di si.

Per il resto nulla da aggiungere. Quello che ho scritto e non solo lì lo confermo pienamente. Non penso sia il caso di dibattere sui fatti di genova in un post che parla di Gherardo Colombo. Per quanto riguarda il mio invito a documentarti te lo rinnovo. Pensi per caso che wikipedia sia la fonte di tutta la scienza? Ci sono migliaia di pagine di dibattito processuale ad esempio. Ci sono delle sentenze. E il tutto non si riassume nelle tue 8 ideologiche righe di giudizio.

Detto questo accetto invece la tua osservazione sul comunicato del forum palestina. In effetti avrei dovuto solo postare il link. Ma spesso la gente parla senza conoscere i fatti. A caso dunque.

Saluti
p.s.: purtroppo non riesco ad usare decentemente il pulsante Replica (nel senso che non lo vedo, ecco forse un condizionamento) ed ho sbagliato nuovamente. me ne scuso.

Pensi per caso che wikipedia sia la fonte di tutta la scienza? Ci sono migliaia di pagine di dibattito processuale ad esempio. Ci sono
delle sentenze. E il tutto non si riassume nelle tue 8 ideologiche
righe di giudizio.

Talking to me? Hai per caso letto le sentenze? Dove negano le mie affermazioni? Attendo delucidazioni fattuali ...

Ma spesso la gente parla senza conoscere i fatti. A caso dunque.

Yup, parole sante. La gente che ha tempo da perdere parla a caso, e poi si surriscalda quando glielo ricordano. Che ci vogliamo fare? Nulla: sopportarli in silenzio (d'ora in poi ...).

concordo con te sul fatto che sia meglio tacere di fronte a certa gente che, con le sue affermazioni, si dimostra penosa e becera. infatti chiudo qui. saluti

accogliamo con piacere questa tua risoluzione

Ho leggiucchiato un pochino Colombo. Alberto Bisin rende utile servizio a puntare il faro sulle carenze analitiche e non solo. va detto che questi operette non sono intese seriamente e non vanno prese seriamente. Non consiglierei, per illustrare il punto, il pregiato volume di On. M. De Nichilo Rizzoli sui problemi e sulle potenzialita' dei trattamenti a base di cellule staminali. Similmente Colombo non e' tenuto e, penso, nemmeno tenga, a venir preso sul serio e dover esaminare quel che altri tecnicamente impegnati a sviluppare una filosofia politica han detto, Nemmeno credo vi sia un senso di plagio generalizzato. Vi e' grossa ignoranza e dovremmo (dove "noi" siamo i tecnici della vicenda) non attenderci prestazioni da buoni studenti prodotte da persone che buoni studenti non sono.

Cio' detto, magari, magari, avessero letto Giannantoni, Sartre. In generale hanno letto le opere di Galimberti, pensano Gad Lerner sia un grande esperto di Medio Oriente.

Detto sine ira ac studio, ma pensate davvero che si possa rimproverare a Oprah di non sapere che differenza c'e' tra la teoria della giustizia e la legge delle nazioni (per i non tecnici, le due opere maggiori di J. Rawls, probabilmente il maggiore filosofo della politica dopo Kant che si prenda la briga di spiegare come si potrebbe esser kantiani e non hobbesiani.)

Non capisco:  Oprah non ha scritto un libro su Kant.  Glielo ha ordinato il dottore a Colombo di scrivere di queste cose?

Colombo non e' tenuto e, penso, nemmeno tenga, a venir preso sul serio
e dover esaminare quel che altri tecnicamente impegnati a sviluppare
una filosofia politica han detto,

Sarei d'accordo se il libro toccasse di filosofia politicama avesse un tema diverso. Ma questo E' un libro di filosofia politica.

Alberto siamo d'accordo. L'argomento e' riduttivo.. visto che Mrs Oprah non ha scritto su Kant, forse nemmeno Colombo poteva scrivere sulal verticalita'. Essendo entimematico manca solo la soppressa premessa che i due siano assai simili sul piano intellettuale, questione empirica su cui si puo' discutere.

Siamo perfettamente d'accordo sui limiti di ogni "visione" (no so come altro chiamarla) che si appella all'uomo nuovo. Quel che dubito e' se questi vadano presi sul serio. Probabilmente mi sbaglio ed altri hanno il polso migliore del mio da tastare in Italia.

Sul tema generale, piuttosto di perder tempo a discettare di quanto studino filosofia (al liceo?) gli italiani (poco e male, ma si noti che accade in al massimo 5 posti al mondo, ergo non mostra nulla su come le --poche-- cose interessanti in filosofia filtrino anche nella cultura di massa), Alberto Bisin ha preso il punto centrale. Esiste, di questo si', sono quasi certo, una vasta cultura che nega semplicemente che gli esseri umani abbiano una natura, che e' --letteralmente-- immutabile in quanto natura e che ha effetti discernibili sul comportamento. Non ho la minima idea se natura sia equivalente ad anima, ma di certo un elemento di questa natura e' la sensibilita' agli incentivi.

Vi sono forti tendenze (le ascolto ogni volta che ascolto qualche demente alla televisione) a negare che questo sia il caso  - a negare che vi sia una natura umana-, con alte grida seguenti contro il "riduzionismo", lo "scientismo", il "materialismo volgare" (un giorno quando ho piu' insonnia del solito bisognera' affrontare di petto un magnum opus dedicato al materialismo aristocratico.)

Se qualcuno non l'ha ancora inventata, proporrei la societa' diagonale, il paradiso dove l'interesezione tra i vincoli di compatibilita' con gli incentivi (egosim-compatibility) e i vincoli di partecipazione (freedom-compatibility) non e' sempre vuota, e dove le soluzioni, nonostante  Michele e Nozick, sono raramente d'angolo :)

 

Colombo l'ha detto proprio stasera: a volte si studia, si studia ma non si impara a pensare. Voi ne siete proprio l'esempio e non avete capito un accidenti del libro. Siete troppo impegnati a cercare citazioni e a gonfiarvi il petto con paroloni. Colombo si rivolge ai semplici, sintetizza e vuole creare spunti di riflessione. Colombo va per le scuole, incontra ragazzini, parla di regole, di principi. Ma vi immaginate se in una seconda media dovesse mettersi a parlare di filosofia politica? verticale, orizzontale, regola sono concetti che tutti possono comprendere. Siete solo dei presuntuosi, come molti "filosofetti" da 4 soldi che conosoco, che si sentono più in alto di tutti perchè hanno letto libri di cui non hanno capito il significato, perchè l'importante è citare, l'importante è il tecnicismo, l'importante è riempirsi la bocca e sfoggiare. Mi fate pena. Continuate così, siete voi la società verticale di cui parla Colombo, siete voi che vi ponete più in alto e che pensate di essere gli unici a poter parlare di certi argomenti, perchè qualcuno ha certificato che avete letto qualche libro. Ma che cavolo ne sapete delle letture di Colombo? "Toghe rosse"!!! questo termine vi identifica con chi di letture, proprio, ne ha fatte poche, con chi plagia le vostre menti, con chi vi usa per i prorpi fini. Mi fate pena.

Firmato Otelo, un ignorantone.

Non è che valga veramente la pena di commentare questo intervento per se, è stato chiaramente fatto da un anonimo povero di spirito, ma lo faccio lo stesso perché mi pare la spia di un fenomeno più diffuso.

Non è inusuale vedere diffidenza e finanche disprezzo verso gli intellettuali che spaccano il capello in quattro, si permettono di esigere rigore logico, e addirittura si spingono fino a richiedere che le affermazioni fattuali trovino corrispondenza empirica. Ma, almeno qua in amerika, si tratta di un atteggiamento che si osserva più frequentemente nella destra, politica e culturale. Quindi, per esempio, niente discussioni complicate sul diritto o meno degli omossessuali a maritarsi. Basta urlare a voce alta Levitico 18:22 e il gioco è fatto; se tutto è già nella Bibbia, che bisogno c'è di discutere? Quindi, per esempio, niente elucubrazioni complicate in politica estera; ci sono i buoni e i cattivi, noi siamo i buoni, ed è giusto che i buoni picchino i cattivi.

E gli argomenti usati sono gli stessi del commento del signor anonimo. C'è una battaglia tra il bene e il male, e il popolo è semplice e non capisce gli argomenti complicati. L'argomentare raffinato è un lusso che non ci si può permettere quando si è in guerra, rischia di distrarre le truppe. L'unica cosa possibile è la propaganda, e la propaganda deve essere chiara ed efficace. Niente distinguo, niente sottigliezze. Fa niente se si fanno salti logici, fa niente se i fatti sono diversi da quelli citati. E chi si permette di osservarlo è un ''intellettuale dei miei stivali''. Al meglio, un ignavo che rifiuta la pugna (la pugna tra il bene e il male!! Come si può essere indifferenti????). Al peggio, un traditore che si sta schierando con il male.

Noi abbiamo messo in piedi nFA esattamente perché non volevamo fare la truppa. Abbiamo tutte le intenzioni di continuare. Lasciateci almeno questo piccolo spazio. Quelli che vogliono la propaganda, di un colore o dell'altro, non dovrebbero avere problemi a trovare le fonti opportune. È pieno di televisioni e giornali che non fanno altro.

Lungi da me difendere Otelo ma penso intendesse attaccare non le argomentazioni ma il modo di proporle. Per quanto riguarda il libro penso, anche qui, intendesse criticare il vostro approccio alto e a volte forse spocchioso - se non mi sbaglio si inizia subito con un "indecente" - ad un libro che, per come è stato concepito, vola deliberatamente basso. O almeno mi pare così di capire.

Invece, per quanto riguarda l'abominevole del levitico, non posso che consigliare questa paginetta.

Hai capito bene jhonny23021981 e forse non sono riuscito a chiarire il senso del mio intervento. Ma che ci posso fare, in fondo non sono altro che un "anonimo e povero di spirito", abituato a parlare di termodinamica e di elettricità, con il brutto vizio di interessarsi di argomenti di cui non ha assolutamente competenza, per cui dovrebbe starsene zitto e lasciare queste cose agli "intellettuali che spaccano in quattro il capello". Chiudo e vado a votare, anche se forse, io che non capisco niente di filosofia politica, come del resto Colombo, farei meglio a starmene a casa ed attendere che decidano per me i filosofi, con le librerie colme di scritti di Kant e compagnia bella. Forse dovrei fare proprio così, buttare via tutti i miei anni di studi e di lavoro da ingegnere, che mi hanno reso così povero di spirito e ricominciare tutto daccapo, perchè solo la filosofia ci può elevare. Già, peccato aver trovato questo forum così tardi. Un paio di giorni prima e lo avrei consigliato anche a Colombo, che in vita sua ha letto solo due paginette con quattro leggine. Che volete che ne capisca Colombo di regole, di leggi, di carcere, di Costituzione!

Senti, caro anonimo esperto di termodinamica, non è che si arriva su un sito e ci si mette a insultare la gente senza portare argomenti. Il post di Alberto sarà stato duro fin che vuoi ma era argomentato. Tu per tutta risposta ci dici che Colombo si rivolge ai semplici e che quindi noi dobbiamo star zitti. La mia personale opinione è che Colombo è un eroe che ha fatto tanto per migliorare l'Italia. Nessuno però, neanche un eroe, ha diritto di parlare a vanvera su cose che non conosce. Il fatto che in Italia lo facciano tutti non significa che sia bene farlo. E quando qualcuno lo fa è giusto dire che sta parlando a vanvera, anche se è gesucristo in persona. Io, per certo, non mi metto a parlare di termodinamica, per la semplice ragione che non ne so nulla e direi solo castronate. E' troppo chiedere che questa regola venga seguita in generale?

Se Alberto non ha capito nulla del libro di Colombo, spiega per favore cosa Colombo intendeva veramente dire, visto che sembri saperlo, e perché Alberto non avrebbe capito niente. Evita gli insulti e anche le battute stantie sul farsi insegnare la filosofia politica.

Ah, ultima cosa: aspetta domani per andare a votare, oggi i seggi sono chiusi. 

Aggiungo, Sandro, che se il fine di Colombo era pedagogico, come dimostra effettivamente la sua meritoria azione nelle scuole e così via, allora poteva anche evitare di proporre una "teoria", che essendo debole, come dice Alberto, potrebbe ingenerare giudizi severi anche sulla sua azione pratica.

Aggiungo poi che nn mi sembra proprio che qui, su Nfa, si pongano citazioni  erudite (e conoscenza attaccata a sputo) come elemento imprenscindibile per poter essere presi sul serio, anzi, c'è tutto un "filone" di scritti e commenti dove redattori e lettori disprezzano la pedanteria di molto modo di intendere la cultura in Italia.

Ma alla fine, il punto filosofico del libro di Colombo, e della riflessione di Alberto è che si possono avere le migliori ragioni interne per desiderare/volere una cosa, che magari è anche giusta di per sè, ma se non si considerano le situazioni reali esterne al soggetto si fanno più altro danni.

Ammazzate, ingegné! Ma que t'è successo? Te sé pijato 'na scossa elettrica?

Quarche economista, dopo averte fregato 'na "elle", te s'è fottuto la Desdemona?

'Mazzate oh, l'effetti che fa sur cervello la termodinamica!

Per forza dicono che ce stà er global uorming!
Datte 'na carmata!

Semplicemente Colombo parla di regole e di rispetto delle regole. 

 

Per inciso: "vado a votare" significa semplicemente che spengo il pc e mi metto in viaggio per andare a votare. Succede a volte che qualcuno debba percorrere qualche chilometro per toranre a casa ed esercitare il proprio diritto di voto. Ma tu, che sai tutto, non avendo trovato alcuna citazione nel mio post, ovviamente l'hai trovato povero, incomprensibile ed illogico. 

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