La rete e la legge

29 settembre 2007 marcello urbani
In Italia una legge antiterrorismo impone dei vincoli legali inutili ed eccessivamente onerosi all'installazione di punti di accesso ad internet wireless. Dai tempi dei modems ad oggi gli interventi statali contro la diffusione dell'informatica non si contano.

In Italia una recente legge
antiterrorismo
impone vincoli
legali
all'installazione di WI-FI hot spots (punti di
accesso ad internet wireless) che ritengo eccessivamente
onerosi, forse addirittura inutili. Non è una novità: anche su questo sito se ne era già
parlato
a caldo, ma credo la questione meriti un'approfondimento.

L'inutilità di questi vincoli in relazione al loro scopo è rimasta
invariata: qualche progresso nei programmi
per decifrare le reti protette
è stato bilanciato da
nuovi standard
più sicuri. In ogni caso, di privati che non si
curano di cifrare la loro rete ce ne sono a iosa, ed i sistemi per aumentare
il raggio d'azione
in cui cercare una rete aperta costano quanto un pacchetto
di patatine
. Per non parlare della disponibilità di  punti di accesso internet pubblici o dell'uso di tecniche
elusive,
liberamente disponibili in rete.



Quanto agli oneri, il costo delle procedure di schedatura
imposte
dalla legge superano facilmente quelli tecnici
che sostanzialmente si riducono ad un'abbonamento internet
(che molti potenziali punti d'accesso hanno già) ed uno o più access
points da qualche decina di euro l'uno. Infatti, oltre ai servizi a
pagamento sono diffusi in tutto il mondo punti d'accesso gratuiti
presso bar ed alberghi, che consentono automaticamente l'accesso a
chiunque passi in zona con un portatile attrezzato.


Queste procedure di accesso automatico sono incompatibili con la legge
italiana, che sostanzialmente richiede una procedura di
registrazione degli utenti del servizio wireless. In un bar o altro locale pubblico tale procedura è praticabile solo
ricorrendo a servizi con pagamento tramite carta di credito forniti da
società telefoniche o simili (come quello installato da starbucks
in tutti i punti vendita americani) che hanno un'appeal drasticamente
minore presso i clienti. Se entri in un bar per mezz'ora e vuoi controllare la tua posta, perdere dieci minuti per registrarsi non è gradevole ne per te ne per il barista.
Sistemi simili sono disponibili gratuitamente in intere
città
, comprese diverse italiane cui a breve dovrebbe
aggiungersi Milano con un progetto
faraonico
. Nel file appena indicato troverete i dettagli di come venga
eseguita la registrazione degli utenti nelle varie città, dalle carte
personali di Reggio Emilia agli sportelli di registrazione di Trento e
Bologna. Mi sembra chiaro che le intrusive procedure di registrazione ridurranno di gran lunga l'utilità pubblica di tale investimento: mettere una intera area urbana in rete senza fili serve soprattutto perchè permette ai visitatori di andare facilmente in rete anche se sono solo di passaggio. Chi a Bologna o Milano ci vive, probabilmente ha una connessione internet da casa ed il 95% delle volte usa quella.

La legislazione e gli apparati dello stato italiani non sono nuovi a discutibili iniziative in questo campo. Vi propongo una breve descrizione dei peggiori interventi. Mi scuso in anticipo per
eventuali imprecisioni: la lista è basata in gran parte sulla mia memoria e, per
quanto mi occupi di informatica dai tempi delle superiori, di alcune
questioni ho un'esperienza diretta limitata.



Comincio con la mia preferita: nel 1979 il piano delle
telecomunicazioni (i links ufficiali sono 
introvabili) impone ai possessori di modem il pagamento di una tassa
di circa 200.000 lire all'anno in quanto "sede
di utente telegrafico". Tale idiozia venne abrogata, se non ricordo male, nei primi anni '90 quando internet
divenne popolare abbastanza da far notare la cosa. Oltre all'enorme tassa, per l'omologazione dei modems veniva imposto un processo
oneroso che rendeva i modelli omologati sostanzialmente fuori mercato rispetto a quelli importati abusivamente, i quali però esponevano al
rischio di multe. Classico esempio di evasione fiscale creata da un legislatore incompetente ed araffatore.

Nel 1986 viene lanciato il videotel,
fotocopia del minitel francese. Quest' ultimo aveva avuto un grande
successo perchè il terminale per accedervi era stato distribuito
a tutti gli abbonati al telefono al posto dell' elenco cartaceo, creando
un enorme mercato potenziale per i fornitori di servizio. Per il
videotel si scelse la strada più "economica" di sussidiare i
fornitori di servizi e pubblicizzare il servizio presso clienti poco
interessati, anche perchè nel frattempo il sistema era diventato
sostanzialmente obsoleto grazie alla diffusione dei PC e della rete FIDONET,
più o meno contemporanea a videotel. Per anni lo stato italiano ha tarpato le ali ai servizi
via modem per PC e
spinto il videotel aumentandone i sussidi negli anni, fino a creare
un'economia parallela di truffatori telematici. Oltre alle false
utenze, cui accenna wikipedia, per
molti fornitori di servizi era conveniente chiamarsi a vicenda
in quanto i sussidi (dati in proporzione al numero di chiamate ricevute) superavano le spese delle chiamate. Geni economici popolano da sempre i ministeri italiani.

Quando nel 1997 nasce il WI-FI in Italia è sostanzialmente illegale, e
lo resterà fino ad un decreto
del 2001
per gli ambienti chiusi, e
fino al 2005
per quelli aperti. Insomma, per otto anni otto il nostro legislatore ha mantenuto in condizioni di sostanziale illegalità uno strumento di enorme utilità e che andava diffondendosi in tutto il mondo. Eppoi ci si spacca la testa per capire da dove venga e cosa causi l'arretratezza tecnologica e di efficienza della società italiana: quanti casi simili vi saranno in altri settori?

Infine per quanto riguarda il WiMax
(IEEE 802.16 per i pignoli) che dovrebbe portare internet nelle zone
non coperte dall'ADSL, siamo tutt'ora in alto mare. Solo
di recente

sono state liberate (parzialmente) le frequenze necessarie all'implementazione, e le gare per la loro assegnazione devono
ancora
partire
. Questi ritardi sono particolarmente odiosi perchè è
ancora abbastanza serio il problema del digital divide: se i servizi
ADSL coprono quasi il 90% della popolazione, la maggior
parte dei piccoli comuni

ne sono privi. Inoltre ho delle perplessità sul calcolo delle
coperture: il mio comune per anni è stato coperto a metà,
e conosco
persone che abitano in zone urbanizzate di comuni coperti ma
non hanno accesso.

2 commenti (espandi tutti)

Oggi mi sono imbattuto in questa pagina che conferma l' inutilità pratica della legge antiterrorismo: in un' ora di bicicletta questo signore ha trovato:

  • 851 nodi WPA (sicuri)
  • 833 nodi WEP (utilizzabili dopo un po' di lavoro)
  • 734 nodi aperti a chiunque passi in zona con un portatile acceso [edit: molti in realtà sono nodi a pagamento: la connessione aperta serve a consentire il pagamento o l'autenticazione online]

C'è anche un video in cui mostra la mappa 3d di google earth con tutti i nodi colorati in base alla cifratura.

Riesumo questo post per segnalare che l'obbligo di conservazione dei dati di accesso è stato esteso a tutto il 2008 (art. 34) .L'ho scoperto da questo blog linkato da OKNO.

Aggiungo una nota di biasimo per la gazzetta ufficiale che mette a disposizione gratuitamente solo gli ultimi 60 giorni.

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