Risultati degli studenti meridionali: le distribuzioni

25 agosto 2016 andrea moro

In un interessante post su questo sito, Marco Bollettino ha riportato i voti degli studenti meridionali alla maturità comparandoli con i risultati INVALSI, evidenziato un'evidente contraddizione fra l'altro numero di "100" nelle maturità al sud con le medie da paesi in via di sviluppo nei risultati INVALSI delle regioni meridionali. Qualcuno nei commenti ha sollevato l'ipotesi che le implicazioni dedotte da questo confronto non siano corrette. È infatti possibile che vi possano essere molti studenti studenti eccellenti al Sud (che conseguono i 100 alla maturità), ma che la media degli studenti meridionali possa essere abbassata (come evidenziato dai risultati INVALSI/PISA/etc...) da risultati particolarmente negativi di molti studenti mediocri. Insomma, non si può confrontare la "coda superiore" di una distribuzione con la media di un'altra ... L'ipotesi è smentita dai dati, come rilevato da alcuni lettori nei commenti, ma vale la pena mostrare i dati. 

Ho ricavato le tre figure (rispettivamente per matematica, lettura e scienze) dal rapporto invalsi sulle rilevazioni PISA 2012 sugli studenti quindicenni. 

Le figure indicano per ciascuna area la percentuale di studenti che conseguono risultati nei vari livelli, a partire da "Sotto il livello 1" (il più basso) al Livello 6 (gli studenti eccellenti). Per esempio, in Matematica, il 3.3% degli studenti del Nord-Ovest consegue un risultato di Livello 6, contro solamente lo 0.3% degli studenti del Sud/Isole. 

Risultati simili si ottengono nelle altre aree di studio, confermando l'assenza di una bimodalità dei dati nel sud. 

image

image

image

19 commenti (espandi tutti)

Come faccio a giudicare signifcative le statistiche proposte se non considero la percentuale di abbandoni per regione, percentuale che varia a sua volta a seconda della tipologia di istituto scelto e che varia inoltre in base al sesso e varia, ancora, in base alla presenza più o meno rlevante di immigrati (vedasi Prato ad es.) Ho dato un'occhiata superficiale qui, qui e qui 

e potrei superficialmente dedurre che al sud si diplomano brllantemente perchè hanno realmente voglia di studiare e sono in maggioranza donne ed in maggioranza autoctoni ed in maggioranza liceali. O, altrimenti, ritenere che al sud, vista l'alta dspersione(rischio compreso), si tende a favorire gli studenti per contrastare il fenomeno cui sopra. Non credo sia così facile e sbrigativo tirar fuori numeri rappresentativi in mancanza di dati essenziali(per me..sia chiaro..). Sbaglio? :)

Quanti studenti del sud+isole abbandonano post "test invalsi" e quanti al centronord? Senza questo dato, come facciamo ad attribuire un valore alle percentuali estrapolate dai voti di maturità? https://en.wikipedia.org/wiki/Survivorship_bias

Occhio però, che su questa strada allora le cose da verificare sono anche altre e si finisce per "cambiare di domanda". 

In particolare, uno sguardo all'Annuario Statistico suggerisce che 

- I tassi di scolarita' e partecipazione sembrano maggiori al Sud che al Nord sin dall'inizio:

- La % di persone maggiori di 15 anni con diploma di scuola media superiore e' abbastanza omogenea nelle varie ripartizioni (Nord-Ovest, etcetera) con, al piu', una punta al Centro.

- Gli anni dell'abbandono non vengono indicati ma le bocciature si concentrano nel primo e secondo anno ...

Soprattutto, meglio notare subito che un alto abbandono è un DEMERITO del sistema scolastico, non un plus. Tenersi solo i "buoni" e far si che i "cattivi" se ne vadano è una delle tante maniere per non fare il proprio lavoro.  

Esatto

Sig.Ernesto 25/8/2016 - 18:07

(questa cosa de tre comment m perplime e castra la mia verve).
Quindi, se dovessi IO tentare di dedurre qualcosa di sensato, integrerei con i dati degli abbandoni(coda sx, <60) utlizzandoli per pesare i 100 e 100 e lode(coda dx), regione per regione, dati degli abbandoni a loro volta pesati in base alla % di immigrati(che al nord sono di più e sono quelli che abbandonano di più), osserverei questa nuova distribuzione(normale), darei un occhiata al trend degli abbandoni durante il percorso universitario(il sud copre la metà del totale nazionale) e dedurrei, probabilmente, che al sud, considerando anche l'inquetante correlazione positiva tra voti del "padre" e voti del "figlio" che al nord pare non esserci, dedurrei dicevo che:
al sud per manentenere in piedi il baraccone scolastico si tende a compensare il demerito del sistema premiando oltre misura i superstiti(coloro che resistono alle disfuzioni per molteplici ragioni, inclusa la bravura). Superstiti che in gran parte abbandonano dopo(università) pare..visto che un somaro non cambia specie se gli metti una medaglia al collo.
Deduzioni, non certezze, sia chiaro. E' statistica..siamo un passettino avanti alla lettura delle interiora ma non di molto..
Saluti, :)

... questo è quasi un paper di ricerca, non un articolo per nFA. Che è un blog "serio" ma ha dei limiti.

L'osservazione di Marco era puntuale ma chiara e, a mio avviso, completa.

Dopodiché è vero che sarebbe interessante se qualcuno studiasse seriamente le diverse performance regionali del nostro sistema scolastico nel suo complesso e nelle sue interazioni con l'ambiente circostante ma ... grosse programme, decisamente. 

Magari, se una intera fondazione con tanti bravi ricercatori si dedicasse a questo obiettivo ... 

Appunto

davide mancino 25/8/2016 - 10:35

Fare ipotesi di ogni tipo è legittimo, si capisce. Ma, chiedo, quanto migliorerebbe la discussione e se prima ci si prendesse 10 minuti di tempo per verificarle sui dati?

Nel mondo scientifico che conosco io, l'onere della prova spetta a chi presenta una tesi. Se i "peer" non ritengono che la tesi sia supportata dai dati propongono un "review" che viene fatto dall'autore. Il "peer review" rende le tesi presentate più solide e quindi si ritiene cha le discussione ne sia migliorata.

Perfetto, ma il primo link che avevo inserito nelle note, proprio perché l'articolo era già lungo di suo, presentava la tabella, che ti ho riportato con tanto di elaborazione grafica, che smentiva quello che avevi ipotizzato. Non hai fatto una piega... 

Caro Marco, questa volta sarò un po' lungo perché la sintesi nei miei post precedenti non ha aiutato la comprensione reciproca (peraltro essendoci qui un limite, per fortuna, al numero di commenti nelle 24 ore il prossimo post potrò scriverlo tra qualche ora, ma più probabilmente mai, visto il clima di questo sito).

Comincio spiegando il motivo del mio intervento. In Italia abbiamo un gravissimo problema di analfabetismo scientifico e dire che le medie ai test Invalsi contraddicono i 100 alla maturità, senza una minima menzione delle distribuzioni, sostiene tale analfabetismo. Non mi aspetto che un giornalista generalista come Stella comprenda tale critica, ma da un sito come nFA sì, come infatti dimostra l'esistenza stessa di questo post. Ne è valsa la pena? Non saprei, ma sicuramente mi è costata una fatica ed un tempo eccessivo per cercare di portare una discussione ad un livello scientifico più rigoroso (in questo caso non per causa tua).

Risposta: ovviamente ho considerato tutti i dati che hai presentato direttamente, che però riguardano una sola delle due distribuzioni che confronti, ossia quelle del voto di maturità.

L'altra distribuzione, quella dei dati OCSE/PISA, che è oggetto del presente post e della cui pubblicazione ringrazio Andrea Moro, era dentro il tuo link 5, che è costituito da poco più di 250 pagine. Ho colto l'invito di Andrea Moro di ripescare la distribuzione grazie al decisivo aiuto di floris che ne ha indicato la pagina. (i dati Invalsi, nel solo intervallo tra i percentili 25 e 75, sono simili e mostrano come i tecnici al sud abbiano risultati vicini ai professionali)

Ho quindi usato la distribuzione che hai postato e la distribuzione oggetto di questo post per proporre una risposta alla tua domanda. La mia risposta la si può sintetizzare dicendo che, dati alla mano, l'ipotesi "Fioroni" non può essere così facilmente rigettata.

Spiego: queste distribuzioni, che effettivamente non sono bimodali, mostrano come al sud le distribuzioni siano tutte spostate verso sinistra, di almeno un livello. Di tale spostamento non c'è invece evidenza nelle distribuzioni dei voti di maturità (quelli da te postati ripetutamente). Quindi effettivamente al sud, a parità di risultati OCSE/PISA ed Invalsi, si da una votazione maggiore. Ma a tutti (che ho esemplificato nella tesi "Fioroni"). Non solamente alla coda migliore, come mi pare aver capito essere la tesi da te sostenuta.

A mio avviso, l'aumento di 100 è quindi dovuto al tentativo di promuovere tutti o quasi, cercando di mantenere una qualche forma di equità locale (nella classe o nella scuola). È questo un bene? Assolutamente no, ma è un problema diverso e più grave dell'aver regalato un 100 immeritato ad un 5% della popolazione scolastica.

Il problema evidenziato da voi si risolve abbassando il voto ad un 5% della popolazione scolastica, il problema "Fioroni" richiede alzare le competenze al 100% della stessa. Poi se invece ho capito male il senso del tuo messaggio, mea culpa.

P.S. questa volta evito di rispondere alle numerose provocazioni che, nel linguaggio del web, si chiamano (auto)trollaggio (il sito è il vostro e sarebbe vostro interesse mantenere una discussione civile).

dalla discussione risulta che

i) nel Sud il numero di abbandoni è più elevato

ii) nel Sud il livello della preparazione dei 13-15 eni (test PISA e INVALSI) è nettamente peggiore

iii) nel Sud in compenso danno voti più alti a tutti i livelli, penalizzando gli studenti veramente bravi

Di fronte a questo disastro, il numero  'eccessivo'  di 100 alla maturità è un dettaglio insignificante, anche perchè il voto alla maturità non influisce sull'accesso all'università nel 99.99% dei casi.  Al massimo è utile come il canarino nelle miniere di carbone - avverte il pubblico dell'esistenza del problema. Ma temo che il pubblico non avveta il problema della qualità dell'istruzione come essenziale per il futuro del paese.

La tua spiegazione mi sembra perfettamente compatibile con i dati. Forse, non conoscendo bene lo stile di alcuni contribuenti di questo sito, sei stato 'retoricamente' ingenuo nel tirare fuori la storia della bimodale, che era estranea al tuo core argument. Appena l'ho letta, ho subito immaginato che qualcuno l'avrebbe utilizzata per attaccare la tua tesi secondo le regole della retorica invece che secondo quelle del dibattito scientiifico.

Per quel che vale, la tua tesi combacia esattamente anche con la mia esperienza personale. All'epoca, frequentai licei sia nel meridione (quarta ginnasio a Napoli e quinta ginnasio e prima liceo a Palermo) sia nel centro nord (seconda e terza liceo a Bologna). Lo shift della distribuzione che tu ipotizzi era evidente.

Sulla ricostruzione del dibattito e di cosa abbiamo appreso e di quali siano state le tesi e le controtesi e tutto il resto sull'analfabetismo, magari ci ritorniamo un'altra volta o magari no. Per quanto mi riguarda la risposta alla tua "obiezione" l'aveva data subito Andrea Moro in un breve commento a seguito del tuo sulla bimodale e la non comparabilita' di "code" e medie ... ma forse era troppo breve per essere preso sul serio. 

In  ogni caso, in cosa consisterebbe la "ipotesi Fioroni"? 

Ti assicuro che io l'ipotesi Fioroni l'ho presa sul serio e forse avrò dato per scontato alcune cose che io, da docente di scuola superiore vedo e che, magari, per chi è fuori così scontate non sono. Vedo di esplicitarle meglio.

I ragazzi che sono in situazione di debolezza e provengono da situazioni famigliari di disagio hanno sì pessimi risultati ai testi Invalsi e sono a rischio di dispersione scolastica, ma non vanno al Liceo classico.
Ne sono ben consapevole perché in questi anni ho praticamente sempre insegnato in istituti tecnici e professionali, anche della periferia di Torino e ti assicuro che le situazioni drammatiche vi sono tanto al Nord quanto al Sud. Promuoviamo dei ragazzi che magari non avrebbero le competenze per accedere all'anno successivo ma lo facciamo per tenerli fuori dalla strada? Sì, lo facciamo. Rimoduliamo i voti degli altri alunni? Spesso sì. È la cosa giusta da fare? Non credo e infatti stiamo cercando di risolvere il problema in altri modi, anche cambiando radicalmente la didattica in classe.
Il punto è però che gli studenti di queste scuole (Tecnici e Professionali) il 100 e lode non lo prendono, se non in percentuali limitatissime, sia al Nord che al Sud. Per questo motivo rigettavo l'ipotesi di Fioroni che fosse proprio quello a determinare il numero "anomalo" di 100 concentrati al sud.

E dove vengono dati questi 100? Nei licei e specialmente al liceo classico. Può accadere quello di cui parlava Fioroni al Liceo Classico? Di nuovo la risposta è no e, di nuovo, ti parlo da insider che il Classico lo ha frequentato da studente e che lo conosce perché ha molti conoscenti professori che vi insegnano.

Al liceo classico si fa selezione nel primo biennio, in IV e V ginnasio. Gli studenti che vengono bocciati ripetutamente lì, poi cambiano scuola (vengono riorientati) e si diplomano altrove. Questa è la prassi tanto al Nord quanto al Sud. 

Dalla I liceo (3 anno) in poi difficilmente si boccia (o comunque in percentuali minime). Non solo. Cambiano anche (quasi) tutti i docenti e quindi cade l'ipotesi di Francesco Rocchi nell'altro post: è possibilissimo che non ci sia correlazione inversa tra numero di bocciature e numero di 100.

Come si prende 100 e lode? Devi ottenere 25 punti di credito scolastico, cioè aver mantenuto una media del 9 nel triennio e poi raggiungere il massimo nelle prove scritte e orali dell'esame. Il punteggio deve quindi essere di 100 senza il bonus (1-5 punti) che si dà agli alunni che hanno svolto un ottimo esame (almeno 70 punti tra scritti e orali su 75 disponibili).

Ora credo sia chiaro che in questo contesto non si può spiegare il numero abnorme di 100/100 e lode tirando in ballo il fatto che nel triennio del liceo classico sono stati promossi studenti provenienti da situazioni famigliari precarie e con votazioni molto al di sotto della sufficienza.

M.

 

Nord-Sud

Matteo2 26/8/2016 - 22:43

Inutile girarci troppo intorno, la questione è se esiste una forma differenziata di giudizio complessivo tra i professori del nord e del sud.

Tralasciando la questione INVALSI che si amalgama male e dà luogo a polemica non interessante, le obiezioni migliori sembrano essere state prima quelle del Sig. Ernesto e poi quelle di Fabrizio Capuani che riassumo brutalmente: 1) bisogna considerare la dispersione scolastica, 2) le strategie per ridurre la dispersione hanno portato ad una forma di ridistribuzione interna equa con innalzamento dei voti per tutti. Se fosse così tutto potrebbe avere un senso, se una cosa non si vende bisogna abbassare il prezzo, in questo caso alzare i voti o abbassare i livelli, o entrambi. Perché sarà pur vero che un asino con una medaglia al collo sempre asino resta, ma appunto poi pure scalcia, e non sarà certo piacevole per chi dovrà prendere quei calci. Insomma, tutto avrebbe una sua ragione, perché un abbandono al nord significa lavoro, un abbandono al sud significa stare a spasso, e la malavita su questo prospera. Sarebbe addirittura auspicabile. Ma, invece, credo proprio che la questione sia l'anomalia dei voti più alti, l'analisi della sola coda a destra, per quanto questo risulti poco coerente inizialmente.

Ho fatto un calcolo più semplice, riportando le percentuali alle popolazioni, accorpando gli estremi agli intervalli vicini, per aumentare la coerenza dei dati individuali, e sommato tutto il nord (Lombardia, Piemonte, Veneto) e tutto il sud (Campania, Puglia, Sicilia), ho tolto la Calabria che mi pare un caso troppo anomalo e comunque avrebbe pesato quasi un terzo della Sicilia, per quanto anomalo non varia nulla complessivamente. Insomma ho voluto paragonare le due realtà direttamente, pesandole nel modo più idoneo. Per curiosità anche sommando brutalmente le percentuali, che proprio è una cosa sbagliata e pazza, più o meno il responso è lo stesso, e il motivo è che la media su tre dello stesso ordine di grandezza alla fine ci indovina.

Ebbene, si ottiene per il nord una distribuzione praticamente lineare, una retta che scende muovendosi dai sessanta ai cento, che forse è proprio quello che sembra più naturale, mentre per il sud la curva che si ottiene somiglia nettamente ad un cucchiaio, va giù, ma poi s'incurva su voti alti come la punta del cucchiaio. Mi sembra che emerga il peso della derivata seconda, insomma, e questo porta ad escludere un comportamento standardizzato da parte dei professori. Se tutto fosse mosso dalla sola preoccupazione di ridurre la dispersione scolastica, mantenendo l'equità interna, sarebbe più sensato aspettarsi una retta inclinata meno, ma sempre retta. Qui invece è proprio il cucchiaio dei voti sopra il 90 l'anomalia.

Temo che la spiegazione più conforme sia affine a quelle di Tomasi di Lampedusa, purtroppo.

 

P.S. Come lettore, che interviene solo sporadicamente ma legge sempre, spero che Fabrizio Capuani stringa i denti e resista, per quanto la critica qui sia corrosiva, essa non è definitivamente preconcetta.

Senti Capuani, stai veramente facendo una pessima figura, credimi.

Se un referee è ignorante e chiede che gli si spieghi l'ovvio la sua critica verrà cestinata, assieme alla richiesta.

Il fatto che TU non ti sia convinto dell'ovvio che l'articolo di Marco mostrava è un problema tuo: di scarsa cultura o conoscenza della materia o, semplicemente, d'elasticità mentale.

La tua critica era ridicola, te l'ho detto sin dall'inizio. Non servivano i dati ulteriori per provarlo, bastava PENSARE. Oltre che, come ha evidenziato Marco, fare click sui link e guardarsi dati noti a tutti. 

C'è già un tuo collega che si sta guadagnando i galloni dell'idiozia fra economisti a causa delle sue frustrazioni personali associate a deficit cognitivi, non abbiamo bisogno di un secondo.

Vuoi fare l'economista dilettante? Bene, fallo: ma abbi rispetto per i professionisti! Se ciò che a loro sembra ovvio a te non lo sembra, renditi conto che il problema è tuo, non loro ...

Altro che distribuzioni bimodali di mio nonno ... 

Veramente la storia è andata così: nei post di Marco Bollettino è stata presentata l'ipotesi sui voti di maturità, e insieme i relativi dati. Poi alcuni hanno proposto una spiegazione alternativa, ma senza prendersi il disturbo di cercare i dati per verificarla (e nonostante, come sottolineano i commenti qui sotto, i relativi dati ci fossero. Ma a quanto sembra scrivere è più faticoso che leggere). A questo mi riferivo: che se prima di agitare le dita sulla tastiera ci si prendesse la briga di controllare i dati risparmieremmo tutti un sacco di conversazioni inutili.

Quindi non capisco che bisogno c'è di insistere. Capita di avere torto, amen, non c'è mica bisogno di farne una questione di stato.

Comunque se a qualcuno interessa giocare con i dati della maturità, qualche tempo fa li avevo messi su qui scomposti in tutti i modi che mi venivano in mente. Qua invece ci sono i risultati mappati di tutte le scuole d'Italia.

Stikz

Nasissimo 26/8/2016 - 10:59

:-)

Accipicchia. Li ha in excel/csv?

Ci si diverte!

Quelli che ho usato per l'articolo (anno scolastico 2013/14) sono tutti in open data qui. I dati dell'anno successivo (che non sono ancora stati resi pubblici) li ho, ma purtroppo non ho ancora avuto tempo di mettermici sopra.

La conclusione di Davide Mancino sulla geografia dei voti ribadisce il problema di fondo incentrato sul differente sistema di insegnamento adottato tra nord e sud:  "Dunque ci sono ottime ragioni per pensare che siano proprio gli insegnanti del sud a essere più generosi nei propri giudizi. E capire come mai resta ancora una questione del tutto aperta." Quello che mi chiedo è come mai le valutazioni invalsi non sono riuscite, sino ad oggi, a fornire risposte utili a cambiamento. O forse è solo una questione di eccessivo sole e aria un po' meno içnquinata che induce i professori del sud a essere maggiormente "generosi"?

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti