La rosa nel cu..

3 maggio 2006 andrea moro

Uno dei vantaggi di vivere a New York e' che si possono fare cose che in nessun'altra parte del mondo ci si sognerebbe di fare. Per esempio stamani in treno mi sono ascoltato sull'Ipod un'intervista ad Emma Bonino trasmessa dal podcast di Repubblicaradio. Nell'intervista si e' parlato molto dei criteri dell'assegnazione del ministero della difesa, che la Bonino senza pudore rivendica per se stessa (penso che questa trasparenza nelle rivendicazioni, una novita' nella politica italiana, sia un fatto positivo). Comunque sia, durante l'intervista la Bonino si e' anche soffermata brevemente su un fatto che non avevo notato originariamente, e cioe' che (secondo la deputata) quattro senatori sono stati assegnati ingiustamente ad altri alleati dell'unione a danno di altrettanti candidati della Rosa nel Pugno o di altri partiti minori. Simile sorte sarebbe spettata a 4 candidati di partiti minori del Polo delle liberta'. Stasera ci ho ripensato, e googolando qua e la' ho verificato i fatti e mi sono convinto che la Bonino ha ragione e almeno due corti d'appello regionali hanno torto, in maniera piuttosto palese. Questo dovrebbe porre notevoli dubbi sul ruolo svolto da chi dovrebbe imparzialmente contare i voti ed assegnare i seggi seguendo la legge. Perlomeno, dovrebbe spiegare spero in modo esauriente il titolo dell'articolo. Cerchero' di illustrare e documentare la questione per quanto possibile in modo sintetico.

Una legge demenziale

L'assegnazione dei seggi avviene a norma della legge elettorale, riassunta nel Testo Unico delle norme per l'Elezione del Senato. Si tratta di norme che riassumono diversi provvedimenti legislativi, per ultimo quello approvato in fretta e furia pochi mesi fa dalla (ex)maggioranza. Quanto la riforma sia demente non occorre spiegarlo. Ma che sia anche stata scritta in maniera altrettanto demenziale occorre dimostrarlo. La norma rilevante per la questione in oggetto riguarda una soglia di sbarramento del 3 percento dei voti della regione, sotto la quale una lista non ha diritto alla ripartizione dei seggi assegnati a quella regione. Questo almeno in teoria.

Ma procediamo con ordine. La legge prevede innanzitutto la divisione proporzionale dei seggi fra le coalizioni che raggiungano almeno il 20 percento dei voti su base regionale (qui sto semplificando, la legge e' masochisticamente piu' complicata, ma i dettagli omessi sono irrilevanti per la questione di cui sto trattando). Una clausola (art. 17) prevede che se da questo computo la coalizione col maggiore numero di voti non riceve almeno il 55 percento dei seggi, ad essa vengono assegnati di diritto il 55 percento dei seggi. Stabilito il numero di seggi assegnato a ciascuna coalizione, questi vanno ripartiti fra le varie liste componenti. Le regole per la ripartizione sono diverse, e dipendono dal raggiungimento del suddetto limite del 55 percento dei seggi. In particolare, se il limite viene raggiunto, la ripartizione dei seggi segue le regole dell'articolo 17, comma 3. Quando invece il 55 percento dei seggi viene assegnato di diritto, si seguono le regole dei commi(?) 4 e 5. Le regole sono leggermente diverse proprio perche' in quest'ultimo caso bisogna assegnare innanzitutto alla lista vincitrice il 55 percento dei seggi. Le differenze pero' non si limitano a questo: infatti, il comma 3 specifica una soglia del 3 percento di voti (sul totale regionale) sotto la quale una lista non ha diritto a partecipare alla ripartizione dei seggi. Il comma 5 invece nulla specifica riguardo un eventuale sbarramento del 3 percento. Essendo il comma 5 identico al comma 3 in altre sue parti, suppongo che il malinteso sia derivato dal malfunzionamento della funzione copia & incolla del computer di Calderoli.

L'interpretazione delle corti

Tuttavia, i tribunali hanno pensato che lo spirito della legge fosse quello di applicare lo sbarramento in tutti i casi, e lo hanno applicato, in barba alla lettera della legge. Il sito della Rosa nel pugno segnala che durante l'approvazione della legge un senatore si era accorto dell'errore ed aveva proposto un emendamento, ma che la maggioranza in Senato lo ignoro' per evitare un successivo insabbiamento della legge alla Camera. E poi dicono che la politica e' noiosa!

Un esempio concreto: la ripartizione dei 9 seggi dell'unione in Puglia

Ma bando alle ciance: un esempio concreto chiarisce tutto. Vediamo per esempio i risultati delle elezioni al senato nella regione Puglia , ottenibili dal sito del Ministero dell'interno (un'altra regione contestata e' la Liguria). Seguo nel calcolo le regole specificate dall'articolo 17, omettendo qualche particolare irrilevante. Le liste collegate a Berlusconi hanno ottenuto 1.155.237 voti, quelle collegate a Prodi 1.065.475. Dividendo il totale 2.220.712 per i 21 seggi assegnati alla Puglia, si ottiene 105748. Questo e' il numero di voti necessari per l'assegnazione di un seggio. Quindi a Berlusconi andrebbero 1155237/105748=10 seggi con un resto di 97757 voti. Alle liste collegate a Prodi vanno 1.065.475/105748=10 seggi con un resto di 7995 voti. Il seggio rimanente va assegnato alla coalizione con maggiori resti, e cioe' a Berlusconi; in totale, 11 seggi per Berlusconi 10 per prodi. Ma non e' finita. Ricordiamo la regola del 55 percento: essendo 11 solamente il 52 percento di 21, ai sensi dell'articolo 17, comma 4, a Berlusconi va assegnato un altro seggio cosi' da garantire alla lista vincitrice almeno il 55 percento dei seggi. Quindi, 12 seggi a Berlusconi, 9 a Prodi. Vediamo ora come sono stati ripartiti i seggi fra le liste collegate a Prodi. La tabella indica i voti ricevuti dalle varie liste nella seconda colonna, e le percentuali sul totale generale nella terza colonna.

La ripartizione dei seggi nell'interpretazione del tribunale

Secondo la corte d'Assise, non partecipano alla ripartizione dei seggi le liste con meno del 3 percento dei voti. Quindi, il totale dei voti delle liste partecipanti alla ripartizione e' 813.435, come riportato nella colonna 4. Il quoziente 813.435/9 = 90387 e' il numero di voti necessari per l'assegnazione di un seggio. Riportiamo in colonna 5 il quoziente assegnato dal tribunale a ciascuna delle liste, ottenuto dividendo i voti ricevuti per 90.387. Dai quozienti risulta che vanno assegnati un seggio a rifondazione, tre seggi ai DS, e due alla margherita. Rimangono tre seggi, da assegnare alle liste con i resti piu' alti: uno ciascuno ai DS, Margherita e Di Pietro.'

 
Risultati elettorali e computo dei seggi dell'Unione in Puglia
(1) (2) (3) (4) (5) (6) (7) (8)
  Interpretazione della corte Mia interpretazione
Partito Voti % Voti dei partiti con risultato >3% Quoziente Seggi assegnati Quoziente Seggi da assegnare
UDEUR  44.084 1,98 0     0.37  
Di Pietro 
IDV
68.804 3,09 68.804 0.76 0+1 0.58 0+1

Dem. Crist.
Uniti 

4.536 0,20 0     0.04  
Rif.Com. 149.252 6,70 149.252 1.65 1 1.26 1
PSDI 11.698 0,53 0     0.10  
DS 348.012 15,63 348.012 3.85 3+1 2.94 2+1
Socialisti 43.605 1,96 0     0.37  
Rosa nel
pugno 
65.160 2,93 0     0.55 0+1
Margherita 247.417 11,11 247.417 2.74 2+1 2.09 2
Pensionati 16.220 0,73 0     0.14  
Insieme
unione 
59.535 2,67 0     0.50 0+1
Repubblic.
europei
7.152 0,32 0     0.06  
TOTALE 1.065.475 47,86 813.485 9 9 9 9

Il calcolo dei seggi secondo la mia interpretazione

... e secondo l'interpretazione della Bonino. Come detto, il genio che ha scritto la legge si e' dimenticato di specificare la soglia di sbarramento del 3 percento nel caso in cui una lista non ottenga il 55% dei seggi in modo "naturale". Dunque niente sbarramento, tutti i voti sono validi, ed i quozienti vanno calcolati usando il totale di lista 1.065.475 riportato in fondo alla colonna 2. Quindi 1.065.475/9 = 118386 sono i voti necessari ad accapparrarsi un seggio. Dividendo i voti di ciascun partito per questa cifra si ottengono i quozienti di lista riportati nella colonna 7. Quindi, tenendo conto anche dei resti, avrebbero ricevuto un seggio in piu' la Rosa nel Pugno e la lista "Insieme con l'Unione", ed uno in meno DS e Margherita.

Insomma, una legge demenziale scritta da cani, con un italiano approssimativo (ma questo merita un articolo a parte), con ovvie dimenticanze in punti cruciali, e quel che e' peggio, con giudici che si prendono la liberta' di ignorare la lettera della legge pretendendo di conoscerne lo spirito. Manco a dirlo, la giunta per le elezioni del senato, giudice di ultima istanza sulla questione , ne parlera' per 3 anni per arrivare poi ad accantonare la questione. Vogliamo scommetterci?

Avendo perso gia' abbastanza tempo ed essendo ora di andare a nanna, non cerco i nomi dei senatori eletti (o non eletti) a causa di questo errore, ma invito le persone di buona volonta' a farlo e a riportarmi i risultati delle loro ricerche. La Bonino nell'intervista disse che si trattava di 4 senatori dell'unione e 4 del polo, e mi pare che le regioni coinvolte siano la Puglia e la Liguria.

 

5 commenti (espandi tutti)

Faccio notare che il povero Pannella ha fatto irruzione in Senato durante l'elezione del Presidente proprio per far notare cio' di cui parli all'assemblea (con mossa piu' ad effetto ma meno illuminante del tuo articolo). Il presidente Scalfaro lo ha fatto gettare fuori dai commessi e gli ha detto "buona fortuna la prossima volta." Ancora una volta se ce ne era bisogno Scalfaro ha dimostrato chi (cosa) e'.

Qualcuno ha idea di quali siano i precedenti in materia, non necessariamente in materia elettorale? Gli argomenti di Andrea sono molto convincenti, ma richiedono che si accetti il principio che le corti in ogni caso devono seguire la lettera della legge, anche quando è palese che contraddice lo spirito della legge. Non ci trovo niente da ridire, ma non ho idea di quale sia la tradizione giuridica in Italia al riguardo. Ossia, è sempre vero che quando possibile deve prevalere la lettera della legge, anche se lo spirito è chiaramente diverso? Siccome di leggi fatte male ne abbiamo a carrettate, ci deve pur essere una qualche dottrina al riguardo. Inoltre a volte le leggi sono autocontradditorie, ed è impossibile seguire la lettera. Che si fa in questi casi? Se qualcuno mi illumina senza farmi fare troppa fatica avrà la mia gratitudine per almeno un paio di giorni.

Non sono un giurista, ma so che i criteri da usare per interpretare la legge sono diversi. Voglio far notare che qui non c'e' contraddizione fra norme: la legge specifica due casi mutualmente esclusivi ed esaustivi; in un caso si applica lo sbarramento, in un altro non si applica. La legge descrive un algoritmo in modo preciso e coerente; quindi cercare di interpretare lo "spirito" in modo diverso mi pare un esercizio piuttosto arbitrario, soprattutto visto che un emendamento a riguardo era stato presentato e rigettato; quindi anche la volonta' del parlamento e' stata chiara a riguardo. Sappiamo che i motivi erano diversi, ma la legge e' la legge.

Giannino Cusano sul larosanelpugno.it riporta quanto segue:
"Michele Ainis, noto costituzionalista, sostiene che l'assenza di sbarramento in caso di premio di maggioranza è perfettamente coerente con lo spirito della legge. Si tratta di una legge proporzionale, dice Ainis, quindi il criterio dominante è la rappresentatività. Tuttavia, per garantire la governabilità, il legislatore ha pensato -bene, male: ciascuno giudichi da sé- di inserire un correttivo.
Nel caso di raggiungimento di almeno il 55% il correttivo è lo sbarramento: infatti esso taglia automaticamente fuori le liste più piccole, impedendo un'eccessiva polverizzazione e garantendo governabilità.
Nell'altro caso, il correttivo è il premio di maggioranza: sarebbe assurdo, in questo caso, prevedere anche lo sbarramento, in quanto avremmo non uno ma due criteri e dispositivi diversi che concorrono a dare stabilità al Governo. Il premio, infatti, compunque "ingrassa" anche le maggiori fra le liste piccole, impedendo già da solo un'eccesso di frammentazione. Logico, dunque, NON prevedere lo sbarramento se la coalizione vincente non raggiunge il 55%."

Il corriere riporta oggi i senatori che rischiano il posto:
Franco Turigliatto e Olimpia Vano (Rifondazione),
Giorgio Mele e Colomba Mongiello (DS),
2 fra Pasetto, Fisichella, Zanda, Sinisi (Margherita),
1 senatore di FI
1 senatore di CdL

Questi dovrebbero lasciare il posto alla pattuglia della Rosa nel Pugno (Ugo Intini, Marco Pannella, Rita Bernardini e Gerardo Labellarte), a Dante Merlonghi dell’Italia dei Valori, a un senatore del Pdci o dei Verdi, a Nino Marotta dell’Udc e a Carmelo Conte del Nuovo Psi.

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