Salvare le banche e/o il sistema bancario

6 luglio 2016 alberto bisin

No, non un altro post allarmistico sulle banche. E invece sì! Ed è pure lungo e un po' complesso. Ma mi giustifico: il salvataggio delle banche senza il loro risanamento è il Piave, secondo me. Una volta di là non c'è più ritorno: per l'entità dell'intervento, per la sua significatività come precedente, per i suoi effetti sulla reputazione del paese ... Vorrei sbagliarmi ma non trovo errori di calcolo o di ragionamento. E allora espongo calcoli e ragionamento. 

Le pessime condizioni del sistema bancario in Italia.  Prendo i dati da un post di un mese addietro con Michele e Massimo:

Il sistema bancario europeo è in pessime condizioni. I Non-Performing-Loans (NPL), cioé i crediti difficilmente esigibili da parte delle banche, ammontano al 7.3% del PIL a livello europeo (dati EBA). La situazione dell'Italia è sostanzialmente peggiore della media: i NPL nel nostro paese sono circa il 17% del PIL. In termini di NPL Ratio (rapporto rispetto al totale dei crediti) l'Italia è a 16,7% rispetto al 5,6% della  media europea. 

Difficile distinguere con precisione a cosa sia dovuta questa situazione così peggiore in Italia che nel resto dell'Europa. Non vi è dubbio che le condizioni economche del paese contribuiscano, che l'Italia non cresca da 20 anni, che abbia patito più profondamente la crisi. Ma questa situazione implicherebbe, anzitutto, banche più caute e tassi più elevati sui crediti (in quanto più rischiosi), ma è difficile passare dal 5% USA al massimo della crisi finanziaria ad un valore più di tre volte maggiore in Italia per un periodo così lungo di tempo. Non vi è dubbio che il sistema della giustizia civile in Italia, così lento e farragginoso nel gestire recupero crediti e fallimenti, abbia anch'esso contribuito. Ma anche questo implica banche più caute, tassi più elevati sui crediti (in quanto più costosi e lenti da recuperare in caso di sofferenze) e di nuovo diventa difficile capire perché una tale differenza quantitativa. E allora si ritorna alla solita questione delle banche colluse con gli interessi politici, alle banche che non operano razionalmente per il proprio interesse economico, ma piuttosto per favorire gli interessi clientelari della classe dirigente a cui fanno riferimento. Casi eclatanti di questo comportamento sono sotto gli occhi di tutti, ma questo tipo di comportamenti si manifesta in tutta l'attività del sistema bancario. È l'intera governance ad essere inefficiente e distorta a favore del sistema politico che la controlla, fondazioni bancarie in primis.    

Salvare banchieri, banche, o sistema bancario. Nessuno vuol salvare i banchieri, che son visti come personaggi poco piacevoli. Ma i più confondono salvare le banche con salvare il sistema bancario (e assumono che salvare le banche comporti "purtroppo" salvare anche i poco piacevoli banchieri). Facciamo chiarezza, partendo con le appropriate definizioni.

1. Banchieri. Salvare i banchieri significa salvare il management di alto livello delle banche. Ma salvare i banchieri significa anche, in senso allargato, salvare la governance delle banche, mantenere il sistema delle Fondazioni e l'ambaradan che vi sta intorno. L'ambaradan che vi sta intorno include (anche se non si limita a) l'attuale distribuzione del potere azionario e di controllo.

2. Banche. Salvare le banche significa semplicemente non farle fallire. Salvare le banche non significa però garantire gli azionisti delle stesse: una ricapitalizzazione può diluire il valore delle azioni a zero, senza far fallire la banca. In questo caso chi è garantito sono gli obbligazionisti e i depositanti i quali, se la banca non fallisce, recuperano rispettivamente il proprio investimento ed i propri depositi, con gli interessi. 

3. Sistema bancario. Salvare il sistema bancario significa garantire il funzionamento degli istituti di credito, le operazioni delle banche, dalla crezione di liquidità attraverso depositi all'investimento attraverso credito all'economia reale. 

I banchieri, in Italia, hanno fallito nel proprio mestiere. Certo, non sempre per colpa loro, non sempre per incapacità; qualche volta per la collusione stato-banche che ne ha condizionato l'operato, che li ha (mal) selezionati nella carriera; qualche volta perché corrotti. Ma non importa, questa è una classe dirigente che ha fallito - un sistema di governance efficiente azzererebbe il management. L'efficienza del mercato richiede crudeltà soprattutto con la testa del pesce. Ma il problema è appunto la governance, in Italia. Le banche sono colluse con una classe dirigente, nazionale e locale, anch'essa fallita che protegge se stessa proteggendo le banche. Anche lì bisogna fare piazza pulita - con le fondazioni e tutto l'ambaradan che le circonda! 

Non salviamo i banchieri, quindi. Ma si possono salvare le banche senza salvare i banchieri e la governance delle banche stesse? Certo che si: chi gestisce le banche  e con quale governance è questione totalmente disgiunta dal loro fallimento. La questione fondamentale, però, è se sia buona cosa salvare le banche. È chiaro a chi abbia letto le definizioni 1-3 sopra che l'interesse generale, del sistema economico, consiste nel salvare il sistema bancario, non le banche. E soprattutto, salvare il sistema bancario non richiede di salvare le banche così come sono oggi. Una ricapitalizzazione dopo un bail-in (che attacca obbligazionisti e depositanti in eccesso ai 100 mila Euro assicurati) o una conversione di obbligazioni in azioni non salvano la banca - nel senso che la banca nella sostanza fallisce (perché gli obbligazionisti ed i depositanti oltre 100 mila Euro non sono garantiti) - ma permettono alla banca stessa di continuare a contribuire al funzionamento del sistema bancario, con nuovo capitale. Salvare il sistema bancario richiede risanare le banche, metterle in condizione di operare efficientemente con nuovo capitale, perdite azzerate, nuovo management e nuova governance. 

Ma se anche potessimo, come sto argomentando essere possibile, salvare il sistema bancario senza salvare le banche, perché non salvarle comunque le banche, cioé perché non salvare obbligazionisti e depositanti sopra i 100 mila Euro? Che ci hanno fatto di male? I banchieri sì, abbiamo stabilito che son persone poco piacevoli, ma gli obbligazionisti son gente come noi e lo stesso sono i depositanti, anche se ricchi, oltre 100 mila Euro. E anche gli azionisti, a ben pensarci, son persone come noi. Già che ci siamo non c'è un sistema per salvare il sistema bancario salvando anche gli azionisti? 

La risposta a tutte queste domande (con le mie scuse a Umberto Eco, che giustamente lamentava l'uso eccessivo di domande retoriche, ma non ho trovato forma migliore) è semplice, ma ha due componenti diverse.

1. Si può salvare chiunque, basta capire che il salvataggio costa denaro dei contribuenti i quali, nelle banche, non hanno investito - non ricevendo i relativamente alti rendimenti che questi investimenti hanno garantito in tempi buoni. I contribuenti, almeno in Italia, sono tartassati fino ad asfissia. 

2. Salvare ex-post ha grossi costi ex-ante (questo si chiama "moral hazard" nel gergo degli economisti). Le banche che anticipano di essere salvate in caso di crisi finanziaria non faranno nulla, di quello che potrebbero, per evitare che una crisi finanziaria avvenga, o per limitare i danni in caso avvenga. Questo, ovviamente, è un costo difficile da calcolare: non si tratta di Euro in uscita oggi dalle casse dello stato ma del costo, privato e pubblico, di future e sempre più ricorrenti crisi. Potenzialmente questo costo è enorme - dipende da quanto più frequenti siano le crisi - ma richiede modelli e analisi complesse per essere stimato. [Nota un po' tecnica: il lettore acuto potrebbe affermare che questo costo pertiene solamente al salvataggio degli azionisti, che hanno il controllo della banca, non di obbligazionisti e depositanti oltre i 100 mila Euro. Questo argomento è appunto acuto ma incorretto: gli obbligazionisti che temessero il fallimento delle banche chiederebbero più alti tassi sui titoli e quindi darebbero indirettamente incentivo alla banca ad operare per limitare il rischio di fallimento.] 

Che fare, quindi? Chiara conseguenza dell'argomento svolto fin qui è che l'obiettivo debba essere salvare il sistema bancario, non i banchieri e non le banche. Per salvare il sistema bancario è necessario risanare le banche, cioé ricapitalizzarle a sufficienza. Il nodo fondamentale del che fare consiste quindi nel comprendere cosa significhi a sufficienza. E qui entra la questione delle banche Zombie (questo è un termine "tecnico", nel gergo degli economisti, con una definizione e vari metodi di misurazione). Ne ho parlato più volte nel contesto dei miei urli alla luna su Repubblica, perché penso sia il punto chiave (qui e qui, ad esempio). Riprendo e mescolo alcune spiegazioni sviluppate in quel contesto. 

Zombie sono banche che operano continuando a garantire credito ad aziende e settori poco produttivi [...] con l'effetto conseguente di limitare invece il credito da concedere alle aziende più produttive. In questo modo esse infatti possono evitare di veder realizzate perdite in bilancio che richiedano nuovi capitali [...] Esempio paradigmatico è il sistema bancario giapponese (sino a circa un decennio fa, ora finalmente sembrano esserne usciti) considerato una delle cause principali di quindici anni di lenta crescita economica. 

Uno dei tentativi più accurati di misurazione del fenomeno e dei suoi effetti, nel contesto dell'Europa, è il paper di Viral V. Acharya, Tim Eisert, Christian Eufinger, e Christian Hirsch, "Whatever it takes: The Real Effects of Unconventional Monetary Policy" (Marzo 2016).  Il paper mostra come gli interventi della BCE del 2012 abbiano sì indirettamente ricapitalizzato le banche ma, in molti casi, le abbiano solo salvate senza risanarle, portandole quindi ad operare come banche Zombie. Il paper stima per l'Italia una frazione di credito Zombie (cioé ad imprese improduttive, a bassi tassi) per le banche sotto-capitalizzate (vedere il paper per le definizioni precise) vicina al 25% nel terzo trimestre 2013 (15% per la Spagna). Interessante che, nella presentazione pubblica del paper (gli autori mi hanno gentilmente fatto pervenire le trasparenze), gli autori utilizzino come esempi paradigmatici di questi crediti Zombie una operazione di Unicredit e Banca Popolare di Milano a favore di Feltrinelli nel 2013 e un'altra operazione sempre di Unicredit a favore di Benetton nel 2012. 

Ricapitalizzare a sufficienza significa quindi coprire di capitale crediti inesigibili e NPL (Non-Performing-Loans) e tutta la galassia di crediti a rischio. Noto che non sono preciso di proposito a questo snodo - è facile essere fuorviati da dettagli, termini gergali e cose così in questo contesto. Difficile produrre specifici parametri di capitalizzazione validi ad ogni evenienza. Quando lo si fa, spesso questi parametri sono difficilmente giustificabili, come ad esempio nelle discussioni avviate da Anat Admati e Martin Hellwig a partire dal loro libro (appena tradotto in italiano), "I vestiti nuovi dei banchieri" (che però a mio parere ha il grande pregio di aprire una posizione di battaglia forte e dura su un tema che la merita, contro lobby di banchieri privati e centrali e contro quell'economia teorica ed empirica forse un po' catturata quantomeno dal regolatore). Lasciamo la valutazione di quanto capitale sia sufficiente, una volta definito il termine come lo abbiamo fatto, a chi valuterà i casi specifici. 

L'altra questione riguarda come ricapitalizzare. Se ricapitalizzare significa essenzialmente ristrutturare le banche (in una procedura che non è formalmente fallimentare ma simile, come ad esempio avverrebbe in un bail-in), questo può avvenire in vari modi, che hanno implicazioni diverse in termini di risultati ed in termini di distribuzioni di vantaggi e perdite. Vale la pena seguire la linea tracciata dall'articolo di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi ieri, 5 Luglio, sul Corriere. Seguendo la strada dei due interventi del Tesoro Usa per contrastare la crisi del 2008, Tarp 1 e 2, Alberto e Francesco distinguono due tipi di intervento: i) comprare a prezzi sopra-mercato crediti NPL dalle banche, ii) sottoscrivere direttamente ma temporaneamente la ricapitalizzazione delle banche. Il primo tipo di intervento si qualifica esplicitamente come un regalo alle banche (agli obbligazionisti, che evitano che le banche falliscano, e in secondo luogo agli azionisti che evitano di essere diluiti se il salvataggio delle banche si trasformerà in valutazioni crescenti dei titoli azionari già esistenti) da parte del Tesoro. Il secondo continua a favorire gli obbligazionisti ma diluisce gli azionisti e quindi in principio (se le banche cresceranno di valore) limita il trasferimento dal Tesoro, cioé il costo pubblico dell'operazione (il regalo alle banche). A questo proposito il governo USA ama notare che il Tesoro ha ottenuto un rendimento di quasi l'8% a seguito di queste operazioni (Tarp 2), rivendendo le azioni delle banche a crisi superata (un articolo di Pietro Veronesi e Luigi Zingales fa bene i conti di chi ha vinto e chi ha perso con Tarp; grazie a Fausto Panunzi per il riferimento). Per queste ragioni, Alberto e Francesco sembrano favorire il secondo tipo di intervento (e, mi par di capire, anche Luigi Zingales sul Sole l'altro giorno). 

Ma a mio parere alcune considerazioni si rendono necessarie a questo proposito (su cui sospetto Alberto e Francesco sarebbero in accordo, almeno in linea di principio, ma che forse ritengono meno rilevanti di quanto non lo faccia io). 

1. Entrambi i due tipi di intervento, i) e ii), si configurano come salvataggi delle banche, oltre che del sistema bancario, nella categorizzazione di questo mio post. In questo senso essi introducono il moral hazard cui accennavo prima: le banche, anticipando di essere salvate, opereranno meno intensamente di quanto efficiente a evitare crisi finanziarie. Ho sempre ritenuto i calcoli del Tesoro USA, che argomenta di aver guadagnato da Tarp 2, gravemente miopi ed erronei proprio per questa ragione.  

2. La ricapitalizzazione temporanea ad opera del Tesoro è una operazione il cui successo dipende in misura fondamentale dalle qualità delle istituzioni pubbliche, che a) intervengono per rinnovare il management delle banche e la loro governance qualora necessario; b) agiscono con l'intento esplicito di intervenire temporaneamente  sul sistema bancario, rivendendo ai privati a crisi superata. Nel caso del Tesoro USA questo è esattamente quello che è successo, il management è stato rinnovato e il Tesoro è uscito dalle banche appena possibile. Ma davvero possiamo credere, vista la storia e la cultura politica italiana, che il nostro sistema politico potrà liberarsi di banchieri amici e di fondazioni profondamente colluse e non si farà allettare dall'idea di controllare il sistema bancario ancora più direttamente di quanto non faccia già ora? Io interpreto ogni intervento del Tesoro, in questi giorni, come un tentativo di mantenere lo status quo nel sistema bancario. E allora addio salvataggio del sistema bancario ed ecco ancora invece solo il salvataggio di banchieri e banche. Mi scuso per il pessimismo che mi par della ragione, pur rispettando l'ottimismo della volontà.

Concludo quindi suggerendo due strade percorribili.

1. Ricapitalizzazione pubblica ma sotto il controllo esterno - l'ESM (European Stability Mechanism, o Fondo Salva-Stati) ad esempio, come fatto dalla Spagna (vedi la storia di Bankia). Sì, questo significa chiamare gli elicotteri della Troyka! 

2. Ricapitalizzazione privata, anche forzata - con riconversione di (almeno alcune) obbligazioni in azioni, ad esempio (vedi direttiva BRRD citata da Phastidio). 

I dettagli in un altro post, che mi eviterei volentieri di scrivere ... quindi fatevi avanti colleghi ed economisti, eletta schiera ...

In questo post, a differenza di quanto l'intera galassia del giornalismo, dell'opinionismo, della politica in Italia sembra fare in questi giorni, non mi occupero' di come raggiungere l'obiettivo di salvare il sistema bancario nel senso di come farlo dati i vincoli legali e di regolamentazione esistenti. Altrimenti si finisce per perdersi nella foresta dei trucchi perdendo di vista l'obiettivo (o, come sembra purtroppo fare il governo e chi lo sostiene, facendo passare diversi furbetti e clientelari obiettivi agli occhi degli osservatori confusi dalla foresta). Non e' il mio compito e non ho competenze specifiche nel come "aggirare" o interpretare a nostro favore i vincoli UE. Mi interessa invece definire bene l'obiettivo e come raggiungerlo, da economista. Ad altri come riconciliare obiettivi e mezzi con i regolamenti, per questo c'e' la politica, che peraltro in Italia e' bravissima a trovar trucchi furbetti attorno alle regole.  

42 commenti (espandi tutti)

giusto una nota

beppyz 6/7/2016 - 16:08

gran bel pezzo, ho giusto da segnalare una cosa per rivaluare il valore basso di NPL/GDP negli Stati Uniti: le aziende americane fanno uso molto maggiore dei bond rispetto ai landing (si parla di un rapporto vicino al 4 a 1, mentre in europa si ha una situazione diametralmente opposta) con tutte le conseguenze tecniche (di capitalizzazione e valutazione) che questo comporta.

a questo aggiungerei, ma questo son pure speculazioni personali, che i NPL che c'eran in america han creato qualche problemuccio tra il 2007 e il 2008, magari ora stan un pelo più attenti...

per il resto d'accordo al 100%! 

assolutamente. a me piace guardare piu a EU infatti per questa ragione - il confronto con US e' entrato in editing e non l'avevo notato. grazie

Sono responsabile dell'aggiunta del confronto, quindi mi sento in dovere di perche' l'avessi aggiunto. 

Mi sembra rilevante per due ragioni.

1) Una, banale, e' la distanza siderale nei valori. Il 5% e' al very top della crisi 2008-09, veniva da un 1% ed e' ridisceso rapidamente al 2% attuale. Differenze strutturali o no, una tale differenza (8 volte!) aiuta a capire perche' un sistema creditizion funzioni e l'altro no.

2) Certo, negli usa si usano obbligazioni, oltre una certa dimensione impresariale. Ma non tanto alle piccole dimensioni (diciamo sino a 250 dipendenti)  che caratterizzano il 98% delle imprese italiane. Non riesco a trovare statistiche su cui confidare ma mi sento di scommettere che se restringessimo l'analisi ad imprese con al piu' 250 dipendenti la differenza fra i due paesi emergerebbe chiaramente e l'effetto "bonds" sarebbe molto minore. 

3) Va infine osservato che l'emissione di bonds e' "endogena". Un sistema come quello italiano disincentiva l'emissione di bond o lo rende quasi impossibile per i piccoli, un sistema come quello USA lo favorisce. Le riforme vere son queste, quelle che alterano le strutture malate.  

manca una gamba.

il modello bancario americano è radicalmente diverso da quello prevalente in Italia e (credo) anche in europa. non solo le aziende oltreoceano si finanziano in misura maggiore direttamente sul mercato, cioè con emissione di bond e di azioni, ma c'è anche il fatto che il credito concesso dalle banche US  non rimane tutto nei bilanci delle banche stesse.

https://www.newyorkfed.org/medialibrary/media/research/epr/12v18n2/1207bord.pdf

questo ha parecchie implicazioni, la prima delle quali è che tutti i NPL in Italia sono esclusivamente in capo alle banche, mentre in US sono sparsi per il sistema finanziario, in capo a chi ha comprato dalla banche erogatrici il titolo di credito, variamente cartolarizzato.

 per quello che può valere, sono convinto che il "sistema americano"" sia complessivamente più efficente di quello italiano, esclusivamente bancario. però il confronto,  banche di qua contro banche di là, viene alterato. si dovrebbero confrontare il complesso dei NPL che girano per il sistema, non solo quelli nei bilanci bancari.

...in evaluating the importance of banks in financia l intermediation, analysts must use measures of the credit that banks originate, as opposed to measures of the credit they retain on their balance sheets

troppe differenze

beppyz 11/7/2016 - 17:52

paragonare i due sistemi rimane comunque molto complicato e dire che il sistema bancario americano sia migliore aprioristicamente equivale, per me, a dimenticare la crisi che ha generato nel 2007-2008 (guarda caso da defaulted mortgages)...

come precisa dragonfly qui sotto, l'uso consistente della cartolarizzazione può nascondere una parte dei NPL e i suoi rischi sono ben noti.

l'unica cosa evidente è che l'america è uscita dalla crisi e il ciclo economico è ripartito, cosa che può certamente aiutare a migliorare la situazione dei NPL e la capacità di offrire credito, mentre noi abbiam affrontato una forte recessione e una stagnazione defacto che han solo peggiorato la ratio dei NPL... questa situazione ha inciso e di questo si può certamente incolpare la classe politica le fondazioni e chi più ne ha più ne metta, ed è la parte alla quale il prof. Bisin ha dedicato molta attenzione facendo molto bene!

detto questo, per me fare paragoni tra i banche US VS banche made in italy non serve a molto e può essere fuorviante per le grandi diversità dei sistemi di riferimento, for the sake of argument si può buttare dentro, ma è un po' come paragonare cedri e mandarini, e andrebbero evidenziate le differenze (cosa dispendiosa che penso richieda un post dedicato).

Si istituisce un bell'organo di controllo europeo (serio), si inviano avvertimenti e raccomandazioni PUBBLICHE che, se disattese in un lasso di tempo ragionevole, fanno scattare (PRIMA DELL'INSOLVENZA) la procedura di AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA(europea) della banca con quel che ne consegue. I creditori vengno chiamati all'approvazione(e voglio vedere chi dice no...) I managers vengono INDAGATI(e non pagati per le loro scadenti prestazioni visto che seguono gli altri debitori..), l'attività viene monitorata dal commissario prescelto che relaziona a cadenza temporale indefnita nelle sedi preposte.

In caso di insolvenza conclamata la banca viene europizzata e, succesivamente, riprivatizzata a ristrutturazone avvenuta con regolare  bando.

Troppo semplice? Sembra persino equo(democratico?).

Bell'articolo, complimenti.

 

ps: La troyka nelle banche? YES!!!!

grazie

alberto bisin 6/7/2016 - 18:21

tendo a essere d'accordo. abbiamo bisogna di una procedura di amministrazione controllata fatta bene. ma magari esiste - io queste cose non le so 

Poichè il concetto di condivisione delle responsabilità(da anteporre a tutto il resto..condivisione comunitaria delle responsabilità) in Europa ancora non è stato assimilato. E perchè a nessuno fa piacere che si metta il naso nell'armadio nascosto e maleodorante di famiglia. Magari se salta Deutsche Bank (di cui s fa un gran parlare..e basta..)..e gli USA perdono la pazienza. Ma speriamo non accada. Complimenti ancora Prof Bisin

secondo Debenedetti non c'e piu' niente da fare: non e' possibile forzare le fondazioni ad abbandonare il controllo delle banche, né attraverso confische o obblighi di vendita, né (anche se si è espresso meno apertamente su questo punto) attraverso l’introduzione di diversi regimi fiscali per le fondazioni stesse. Il controllo delle fondazioni sulle banche finirà, dice Debenedetti citando Alessandro Penati, quando la cattiva gestione delle banche esaurirà il patrimonio delle fondazioni investito in esse.

era il febbraio 2013, a Firenze al convegno di NFA. la settimana dopo arrivarono telefonate da Chicago etc.

Che ora Alessandro sia il presidente di Atlante, strumento delle fondazioni medesime ... 

Una cosa sorprendente, vista da Londra, é che i media Italiani praticamente non riportano quello che é uno dei temi principali del Brexit, e cioè l'aumento del rischio che l'Italia collassi e si inabissi.

Anzi, a livello della conversazione internazionale fuori dal Regno Unito, quello dell'Italia anello debole pare praticamente il tema principale del Brexit.

Sono giorni che escono articoli a mitraglia, perlopiù in connessione alla situazione delle banche italiane, ci si potrebbe scrivere libri.

Che l'establishment italiano (leggi casta) sia preoccupato per una possibile corsa agli sportelli bancari?

Ft proponeva un'altra soluzione (non ritrovo il link. nel caso lo posto). L'autore dell'articolo sostiene che le banche che falliscano gli stress test e che non trovino sufficienti capitali sul mercato per procedere ad una adeguata ricapitalizzazione, possano esser provvisoriamente ricapitalizzata dalla Stato senza attivare le BRRD. 

Condivido il post di A. Bisin, ma provo a fare l'avvocato del diavolo. C'è un altro motivo per cui la politica non vuole attivare le BRRD e preferisce la ricapitalizzazione con soldi pubblici: evitare il crollo dei consensi in caso di "tosatura" degli obbligazionisti. Abbiamo visto cosa è accaduto toccando le obbligazioni subordinate di 4 banche  non sistemiche, immaginiamo la reazione nel caso di obbligazionisti di banche più grandi. 

Viste le premesse e visto lo stato del sistema,difficile esser ottimisti sull'esito finale della faccenda.

Edit: non ho trovato il link Ft, ma ho trovato Baglioni sulla voce

Gran bell'articolo Professore! Quello che io mi chiedo è come mai ancora oggi in quel gran baraccone istituzionale che è la BCE (e ancor di più in Commissione Finanze UE) non esista una entità di controllo sovrannazionale, con il preciso incarico di evitare le distonie esistenti nella Governace bancaria a favore del sistema politico di ogni paese eurozona? Io non ne capisco molto, ma dal  momento in cui la BCe si è assunta il ruolo di gestire i finaziamenti a lungo termine delle Banche dell'eurozona, non avrebbe di conseguenza dovuto assumere un maggior ruolo di controllo sulla componente "politica" delle singole banche?

la risposta

dragonfly 8/7/2016 - 00:04

Quello che io mi chiedo è come mai ancora oggi in quel gran baraccone istituzionale che è la BCE (e ancor di più in Commissione Finanze UE) non esista una entità di controllo sovrannazionale, con il preciso incarico di evitare le distonie esistenti nella Governace bancaria a favore del sistema politico di ogni paese eurozona?

se esistesse, sarebbe in breve tempo considerata come minimo  "un altro gran baraccone".  ai governi nazionali non piace  affatto cedere potere, mentre gli è molto comodo poter  girare in automatico i mugugni degli elettori ad  altra e meno conosciuta autorità.

ci fossero moti di piazza di irridentisti europei per liberarci da signorotti locali ormai fuori dalla storia, sarebbe tutto molto più facile. ma non è certo il vento che tira adesso.

Lei professore sembra far dipendere, alla fin fine, il problema attuale dei NPL dal malcostume, dalla collusione o peggio dalla illegalità nella concessione del credito.
Da dove le vengono queste assolute convinzioni? Ci sono dati a supporto? E non parlo di casi, sia pure eclatanti, sui quali i giornalisti si fiondano (Vicenza docet); parlo di statistiche ufficiali o stime su ricerche campionarie, o qualunque studio serio sul merito. Se le ha le produca, altrimenti tutte le certezze che alla fine emergono dalla sua tesi di fondo del dissesto a cui assistiamo (colpa della collusione far Politica e Azionisti di maggioranza) forse sono solo ipotesi vendute per verità. E qui purtroppo non è il solo.
Intendiamoci, non intendo assolutamente giustificare le inefficienze, che ci sono, degli assetti proprietari basati sulle Fondazioni. Ma fare di questo la causa più importante della crisi a cui siamo arrivati mi sembra, francamente, azzardato.
Il problema, e lo sappiamo tutti perché basta leggere i Bollettini Banca d’Italia e/o le tavole e gli studi dell’Istat, è nell’andamento della nostra economia dal 2008 ad oggi. La perdita di fette importanti di produzione industriale non più recuperata, la crisi dei consumi interni e quindi del commercio a seguito delle politiche di austerità post 2011, sono tutti fatti che i numeri del database Ateco confermano. Credo sia qui la vera origine dei problemi attuali.
Ma lei insiste sulla tesi della inefficienza della governance e, continuando, sulla mancanza della shumpeteriana disciplina del mercato venuta meno a seguito del QE della BCE. Ma, anche qui, quanto incidono i NPL delle aziende definibili “zombie” sul totale dei NPL? Ci sono studi in proposito. Se poi si riferisce alla pratica, che sappiamo essere presente soprattutto nelle banche con bassa dotazione di capitale, di non fare pulizia di bilancio trimestralmente, ma di trascinare fino al limite consentito ed anche oltre i passaggi a sofferenza dei crediti incagliati, c’è sicuramente del vero. Ma alla base della criticità dell’azienda affidata zombie tenuta in vita per più del consentito, non c’è comunque la crisi economica che attanaglia il settore nel quale vive tale azienda? Ritardare il passaggio a sofferenza crea ulteriori inefficienze? O forse sposta un po’ più in là il momento nel quale insieme alla scrittura in bilancio della perdita si aggiornano al ribasso i ratios patrimoniali.
A proposito, per chiudere, fino alla scorsa estate gli Azionisti hanno fatto la loro parte tutte le volte che sono stati chiamati a ripatrimonializzare (se non sbaglio in tutte le banche, anche quelle messe peggio come MPS). Se oggi questa opzione non è più percorribile il cambiamento si deve al cambiamento di paradigma introdotto con il Bail in. Mi sembra molto rischioso pensare di applicare questa normative, come lei prescrive fra le soluzioni: provocherebbe una immediata corsa agli sportelli! Pensa veramente che questo sia il miglior modo per uscire dalla nassa in cui siamo precipitati?
Grazie della risposta che vorrà darmi.

todos caballeros? prendiamo per pacifico che la governance bancaria italiana, una e una sola in pratica, produce comportamenti non precisamente concorrenziali, dato che alla fine hanno tutte gli stessi guai.  che causa immediata di tali guai sia la crisi economica, è vero.

ma non può essere una scusa per conservare uno status quo di gestione che in tempi ordinari è "solo" inefficente e in tempi straordinari, pare catastrofico.

 

fino alla scorsa estate gli Azionisti hanno fatto la loro parte tutte le volte che sono stati chiamati a ripatrimonializzare (se non sbaglio in tutte le banche, anche quelle messe peggio come MPS). Se oggi questa opzione non è più percorribile il cambiamento si deve al cambiamento di paradigma introdotto con il Bail in.

non credo proprio. in realtà le fondazioni hanno allegramente sacrificato patrimoni delle comunità per conservare il controllo delle aziende bancarie. è questo il loro scopo istituzionale? cmq, adesso i soldi li hanno finiti, vedremo.

Sante

Lo scopo istituzionale delle fondazioni, in genere, è impiegare gli utili tratti dalle partecipazioni bancarie a vantaggio della comunità territoriale di riferimento. In linea di principio, mantenere le partecipazioni è strumentale alla soddisfazione di esso (anche se ciò non richiede il controllo in senso tecnico).

Sul piano formale, i patrimoni di cui le fondazioni dispongono sono direttamente loro. Parlare di patrimoni delle comunità è improprio: si tratterebbe, semmai, di patrimoni destinati alla soddisfazione di esigenze proprie delle comunità locali. La scelta di configurare le fondazioni quali enti di diritto privato, risalente all'epoca nella quale Ciampi era il Governatore della Banca d'Italia, preclude altra soluzione: ne abbiamo discusso qualche anno fa su questo sito,

Il suo. Io non ho le competenze per rispondere e attendo con ansia il Prof. Bisin ma, approfitto di lei per capire una cosa: perchè nella statistica che allego siamo così in alto, preceduti solamente da San Marino, Cipro,Grecia,Ucraina,Serbia,Tajikisan(manco so 'ndò sta) e Albania?

http://data.worldbank.org/indicator/FB.AST.NPER.ZS?contextual=region&end...

Perchè Dott.Boschi? Saluti e grazie per eventuali spiegazioni :)

confronti tra npl

saul 8/7/2016 - 10:37

Qualche spiegazione c’è. Ad esempio in Italia i crediti ristrutturati sono considerati NPL mentre in altri paesi sono considerati performing . Inoltre i crediti ristrutturati maturano interessi, mentre generalmente i NPL non maturano interessi. In Italia se una esposizione è NPL tutte le esposizioni verso la controparte sono considerate NPL (non è così in altri paesi dove la scelta è a discrezione delle banche). Nel 2011 Visco disse che se le banche italiane applicassero i criteri applicati da altre banche vedrebbero i NPL ridotti di circa 1/3. Detto questo, il problema comunque rimane, sono tanti i NPL, ma i confronti tra paesi nascondono differenze a volte significative. Una soluzione al problema italiano potrebbe essere quella di stabilire che dopo x anni (5?) che delle esposizioni sono NPL debbono essere stralciate dai bilanci e portate a perdita.

0.9%

Sig.Ernesto 8/7/2016 - 11:16

La componente riguardante i crediti ristrutturati (questo a me risulta, fine 2014 fonte Banca di Italia). Non la sposta mica tanto la classifica. Grazie della rsposta.

Caro sig. Ernesto, grazie della sollecitazione e del database che ci segnala.
Come può vedere se andiamo indietro negli anni la nostra posizione in classifica scala in basso. Penso che la diminuzione del GDP post 2011, quella dovuta alle politiche di austerità messe in atto per rientrare dalla posizione debitoria nelle current account (e quindi dare più sicurezza ai ns creditori esteri, Germania in primis) abbia inferto il colpo di grazia.
Con questo, per precisare la mia posizione che ho cercato di dettagliare nell’intervento sopra, non intendo assolutamente minimizzare il problema di governance e di collusione fra politica e Fondazioni o gruppi dominanti nei CDA delle banche. C’è stato, c’è ancora (forse meno di prima, data la diluizione delle posizioni di controllo a seguito degli aumenti di capitale avvenuti negli ultimi anni) ed è un aspetto che ha sicuramente contribuito al determinarsi della situazione nella quale ci troviamo oggi, metà del 2016.
Sto solo dicendo che dal rilevare che la governance è poco efficiente (rilevazione che, ripeto, nessuno credo metta in dubbio) a farla assurgere a principale causa del dissesto, come sembra emergere fra le righe del post di Bisin, il passo è lungo, soprattutto se non supportato da dati e studi a riguardo.
Sto solo chiedendo se questi dati ci sono, se studi ne sono stati fatti e se confermano questa tesi. Se così è, mi cheto immediatamente (scusate il linguaggio tipicamente toscano!) e mi accodo alla condivisione del resto del post (che sta ricevendo solo consensi generalizzati dai lettori che intervengono).
Se così non fosse, forse anche le due soluzioni proposte dal professore, partendo da una tesi a cui mancano le fondamenta di una analisi corretta circa delle cause scatenanti, potrebbero risultare poco efficaci, se non addirittura controproducenti.

https://www.dbresearch.com/PROD/DBR_INTERNET_EN-PROD/PROD000000000035958...

 

Sa cosa credo Roberto? Che le ns. banche non sappiano fare le banche. E che la causa principale delle difficolta' attuali (ma di retaggio antico) sia il deterioramento del modello di business in se (calo della redditività) scatenato dall'azzeramento dei tassi di interesse...che mette in difficoltà tutti, sia chiaro..ma "noi" in primis. Leggevo tempo fa che il maggior incremento nelle sofferenze(+450%) è stato segnato da finanziamenti > 5 milioni di euro, quelli che certamente implicano una componente discrezionale nell'erogazione. Quello che Lei scrive è certamente vero ma non è la causa del dissesto a mio modo di vedere (o forse lo è marginalmente), ma un effetto. Buon week end.

Ha ragione che il punto debole del mio ragionamento e' un po' questo. E' molto difficile, come dico nell'articolo, identificare quanto l'eccesso di NPL in Italia su EU sia dovuto a debolezza dell'economia e quanto a distorsione nella concessione di credito. Da un punto di vista teorico (qnando non ci sono dati si va li') e' chiaro che la governance delle banche  (caratterizzata da collusione con politica etc) porta a distorsione credito e quindi NPL. Se poi aggiungiamo che altre banche in crisi, in SPA e GER hanno gli stessi problemi di governance, e' ragionevole trarre la conclusione che questo tipo di governance  sia la "causa". Inoltre, non e' che la politica di risanamento ottimale sarebbe molto diversa se anche non ci fosse collusione etc, pero'. E a me pare abbastanza chiaro che la questione collusione sia rilevante. 

Per quanto riguarda l'importanza di Zombie relativamente al totale, veda l'articolo di Acharya et al citato nel post

Non mi risulta chiaro se tale eccesso sia predicabile per tutte le banche o solo con riferimento ad alcune categorie quali, per es., le banche popolari o quelle di credito cooperativo.

La mia pluriennale esperienza del mondo bancario mi induce a sospettare che la maggior parte dei NPL sia in quelle categorie: una certa qual propensione a favorire i soci, anche quando in difficoltà, credo sia innegabile. In tale quadro, il voto capitario, soprattutto se organizzato, era strumento di pressione sugli amministratori e, reciprocamente, di cattura dei soci da parte di quelli: la scelta del governo Renzi di imporre la trasformazione in s.p.a. delle banche popolari di maggiori dimensioni - benché restrittiva dei diritti dei soci - parrebbe un passo avanti. 

Una proxy

amadeus 12/7/2016 - 23:59

Una proxy della cattiva gestione della politica creditizia potrebbe essere cercata nell'incidenza dei crediti al settore immobiliare sul totale dei crediti. E' evidente che la politica e' molto attiva su questo fronte. Magari la Banca d'Italia potrebbe fornire qualche dettaglio su questo punto...

Senza citare Erasmo Da Rotterdam (fuori tema), riterrei utile qualche rilievo su una delle manovre più STUPIDE che mente umana abbia potuto conceire, overo l'EXIT dall'UE (fatta MALE).

Capisco l'approccio/paradigma alla...?Henry VIII' (da soli è bello...), ma SANNO STIMARE COSTI/HANNO STUDIATO????

COME SI FA AD INDIRE UN REFERENDUM SU UNA SIMILE DECISIONE?? DOmande: studiano? CAPISCONO? Leggono?

Approfondisco la bibliografia/letteratura, e ritorno. Cordiali saluti

Visto che i costi di moral hazard vengono fatturati, anche se in maniera approssimata, nel computo dei costi di un salvataggio delle banche, mi chiedo allora se non sia d'obbligo tenere conto anche dei costi in termini di instabilita' politica che farebbe seguito ad un bail in, con il vento che spira ultimamente in Italia e in Europa?

Costi sociali..solo questo deve interessare. Mia nonna è stufa d vedere indebolita, giorno dopo giorno, la garanzia offerta dalla CD&P(esempio) sul suo CC postale perchè chiamata a salvare banche malgestite con la scusa dell' "nstabilità politica". Aria, subito in amministrazione controllata e fuori dalle scatole gli incompetenti(nella migliore delle ipotesi). Nonna deve esse tutelata..certamente più di quello che si compra subordinate che offrono un rendmento del 40% perchè "tanto lo stato le salva". Anticostituzionale è l'intervento pubblico..sociale..che erode la capacità futura d rsparmiare..non il bail in..questo forse a molti sfugge.

il problema di base di questi modelli è che sono sempre molti pro-ciclici...
dato che nessuno ha la sfera di cristallo per predire cosa e quando causerà la futura "bust" i risultati saran sempre gli stessi: mercato in bolla->meno rischio percepito->meno capitale. mercato dopo bust->più rischio percepito-> più capitale richiesto (che nessun privato vorrebbe mettere)...

detto schietto, mi preoccuperei di più dell'evitare incidenti che accertarmi che gli airbag sian più o meno grandi...

non è il forecast ma..appunto, "stressare" guardando cosa accade "se" si palesa uno scenario negativo (o la prosecuzione di una congiuntura sfavorevole se così possiamo chiamarla). Saluti,

si tratta sempre e comunque di guardare lo status degli airbag e le loro dimensioni...

magari mi sbaglio io, ma preferire che il legislatore facesse più attenzione a come evitare incidenti (cosa che in parte è stata fatta dopo il 2008), piuttosto che controllare quanti danni assorbano le misure di emergenza. parallelo facilefacile: quando va in giro in macchina mica guida come le pare, segue delle regole per evitare incidenti e degli airbag manco si preoccupa... quello che dicono gli stress test è la copertura effettiva in caso di incidente, salvare l'8, il 10, il 15 percento quando si tratta di centinaia e migliaia di miliardi mi sembra comunque pochetto...

ovviamente questo è il mio punto di vista - in realtà è condiviso anche dai molto che fin dalla prima ora criticarono molto Basel II -, non molto liberal ma questo va oltre quello che ho da dire a riguardo. buona giornata!

"Il grande pessimismo implica sempre grande ottimismo. Questo è certo. E viceversa."
[Cit. Pasolini]

Basilea

Paolo Biffis 28/7/2016 - 19:24

Scusate, ma è proprio così banale l'osservazione che gli incrementi di fondi propri previsti fin dal 1988 siano stati sistematicamente disattesi dagli Organi delle banche e dalla Vigilanza, così oggi ci troviamo di fronte a richieste di patrimonializzazione scarsamente sostenibili? Forse, fra le cause della débacle attuale non c'è anche l'insipienza professionale del ceto dirigente? Ho capito che `acqua passata non macina più', però io non capisco la rimozione di questo aspetto, di questo fatto.

...Le autorità di vigilanza dovrebbero pertanto interrogarsi sull'opportunità di lanciare un'altra ondata di restrizioni regolatorie, come quella che si preannuncia in autunno da parte del Comitato di Basilea, con effetti distorsivi per l'economia europea... Appare al riguardo sempre più urgente che le autorità di vigilanza e i ministri finanziari europei definiscano una posizione comune prima della prossima riunione del Comitato e che le difendano in quella sede attraverso un sistema di rappresentanza unificato...

(L. Bini Smaghi in CorSera del 4 ago 16)

La fotografia della situazione del sistema bancario è corretta aggiungerei qualcosa sulle cause.
Il mondo del credito nel mondo ed in particolare in Italia sta cambiando troppo lentamente rispetto a quanto avvenuto in altri settori.
Faccio un piccolo esempio:
Nella distribuzione prima sono morti i negozi di vicinato, poi i piccoli supermercati, oggi in prospettiva rischia la grande distribuzione perché è arrivata Amazon.
Nel settore del credito, soprattutto in Italia, questa rivoluzione non c'è ancora stata ma cominciano a vedersi le prime avvisaglie: creazione di operatori esclusivamente digitali (Ing, Fineco, ecc.), crisi di Istituti bancari inefficenti, riduzione del credito a imprese e famiglie.
In buona sostanza siamo alle soglie di una rivoluzione che spazzerà via il settore del credito tradizionale fatto di centinaia (in Italia) di Istituti che operano con lo stessa organizzazione da più di 50 anni: centinaia di sportelli (un tempo più sportelli era garanzia di maggior valore), con migliaia di dipendenti, tutti che vendono la stessa cosa con costi altissimi.
Una situazione che evidenzia l'inefficenza del mercato.
Presto questo finirà come sono finite le carrozze trainate dai cavalli quando è stata inventata l'automobile.

magari

dragonfly 11/8/2016 - 10:47

fosse solo un problema di costi! cioè di ordinaria inefficenza evidenziata da  concorrenti più "tecnologici" che incalzano e cercano di sostiture le banche attualmente sul mercato.

è invece una situazione medievale, con interi sistemi bancari rigidamente nazionali (non solo italiani) chiusi in corporazione  a difesa degli assetti di controllo esistenti. tali assetti, non avendo primariamente lo scopo di realizzare utili, prestano secondo altre logiche, che si stanno rivelando autodistruttive.

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