Sassolini economici

22 ottobre 2014 michele boldrin

Mi dovrete scusare ma devo ancora togliermi alcuni sassolini (economici) dalle scarpe. Son di poco conto, nel quadro generale delle cose, ma spero utili al pubblico generale al di là ed oltre i miei particolari fastidi. In questo post vorrei documentare perché, in una Europa in non buona salute ed in una Europa del Sud decisamente inferma, l'Italia sia la peggior malata ... malata che continua a peggiorare sia in assoluto che rispetto agli altri.

Nei due anni e passa dedicati - altri, fra cui forse io, direbbero "persi" - a tentare di fermare il declino italiano, che continua invece inesorabile, mi son fatto spesso coinvolgere in sciocchi dibattiti con personaggi di dubbia fama che i media italiani hanno, in 4+4=8, trasformato in guru economici. No, non vi tedierò oggi con la solita dottoressa Loretta, non ne vale la pena. Nè ritornerò a dibattere di austriaci ed alsaziani: la questione che mi interessa è quantitativa e seria, la polemica con altri è solo una meschina motivazione addizionale.

Il sassolino in questione è costituito dalle affermazioni di un circolo di persone che, in questi anni, hanno acquisito una certa "fama" mediatica nel bel paese in quanto teorici e propugnatori dell'idea secondo cui l'euro è la causa di (quasi) tutti i mali nostrani e che l'uscita dallo stesso con conseguente svalutazione dovesse e debba essere il primo passo di ogni seria politica volta ad invertire il declino italiano. Questi signori (e signore) han cominciato ad apparire qualche anno fa, via social media e rete, con affermazioni tanto agressive quanto prive di fondamento. Qui potete trovare un esempio ma bastano dieci minuti per trovare dozzine di simili fesserie.

Siccome ho fretta assai vado telegraficamente. Quasi sette anni fa, all'incipit della crisi, pubblicai questo.  L'argomento è banale: all'inizio della crisi finanziaria, la Spagna stava meglio dell'Italia e veniva da circa 15 anni di crescita che, in Italia, erano stati anni di effettiva stagnazione. Argomentavo che, anche se gli effetti della crisi dovessero essere più pesanti in Spagna che in Italia, la Spagna avrebbe complessivamente fatto meglio dell'Italia per parecchio tempo perché aveva una classe dirigente meno squallida. Non quantificavo gli anni e dicevo (in riferimento al fatto che in Spagna si stava meglio che in Italia): "[...] e continuerà ad esserlo per lungo tempo, desaceleraciòn o no". Il resto dell'articolo usa il presente e, semplicemente, descrive la situazione così come era al tempo; non era un articolo di "previsioni" anche perché, notoriamente, trovo le "previsioni economiche" una grande perdita di tempo. Non sto qui a discutere se le ragioni da me adotte per spiegare le migliori condizioni spagnole siano o non siano quelle corrette, non è questo il punto (tutto quanto ho appreso in questi sei anni mi ha più che confermato la loro correttezza). Fa lo stesso: facciamo finta che la mia intenzione fosse "prevedere" in gennaio del 2008 quale sarebbe stata la posizione economica relativa d'Italia e Spagna nell'ottobre del 2014. 

Basterebbe cominciare, e finire, con questo grafico che, alla fin fine, riassume (come una statistica sufficiente) tutta la storia che voglio raccontarvi:

 Real GDP per capita

 Il Bel Paese, come vedete, "stands alone" nel gruppo naturale di riferimento. Il reddito nazionale reale per capita oggi è di alcuni punti percentuali inferiore a quello dell'inizio 2003 - parentesi importante: qualcuno più paziente di me dovrà, spero presto, documentare come stia l''80% di italiani meno fortunati: scopriremo che stanno molto peggio di 25 anni fa ... - e questo vale SOLO per il Bel Paese.

Ma le statistiche "sufficienti" a volte tali non sono, quindi proviamo ad esaminare qualche altra misura significativa delle performance economiche dell'ultimo decennio. Di seguito le più rilevanti e significative.

GDP 2003=100 

Come vedete, in termini di prodotto nazionale totale, abbiamo fatto peggio del famosissimo malato, il Giappone, sia dal 2003 che dalla crisi. E, non scordiamocelo, il Giappone è un paese in crollo demografico (quindi delle forze di lavoro) mentre l'Italia, sino all'altro giorno, aveva una popolazione (e delle forze di lavoro) crescenti. Vediamo ora il valori per capita.

GDP per capita 2003=100

Niente, stessa storia: sempre ultimi. Ah, approfitto di questo grafico per far notare la posizione relativa di UK e Italia sino al 2013. Come ricorderete il Regno Unito svalutò la sterlina in seguito alla crisi e questo, come il grafico indica, non gli permise di far meglio dell'Italia durante gli anni della, sua, svalutazione. Sta facendo meglio nell'ultimo anno e mezzo durante il quale, guarda caso, la sterlina ha iniziato a rivalutarsi. Oh well, questo è un microsassolino dedicato sempre a chi sbraita che la svalutazione (di per se) sia la panacea che eliminerebbe i nostri mali.

Andiamo avanti e guardiamo ora ai tassi di crescita del GDP aggregato. Ennesima conferma: facciamo peggio di tutti e leggermente peggio della Spagna anche qui. Notasi che la differenza con la Spagna, a nostro discapito, si accentua nell'ultimo periodo e che era abissale prima della crisi del 2008.

gdp growth rates

Che sia perché, a causa del maledetto patto di stabilità e dell'Europa che ci strangola, siamo stati costretti a ridurre o controllare la nostra spesa pubblica non potendo, quindi, avvantaggiarci del magico moltiplicatore di cui, invece, altri hanno fatto saggiamente uso? Sembra di no:

general government expenditure

In quest'ultimo grafico merita osservare non solo che l'Italia compete con la Francia per il record (negativo) nella spesa pubblica in % del PIL, ma anche che gli USA (dove, a sentire gli esperti italiani di destra e di sinistra, son usciti dalla crisi a botte di spesa pubblica ...) hanno RIDOTTO brutalmente la spesa pubblica in % del PIL a partire dal 2009. E persino la tanto vituperata Spagna, quasi ammalata quanto noi, nonostante la pessima performance del PIL, è riuscita a tagliare la spesa pubblica in assoluto ed in percentuale del PIL medesimo.

Il prossimo grafico non può non essere quello delle tasse. Già tutti sanno ciò che ci mostrerà ma, in questi casi, non è male ripetersi. Eccolo dunque (quello del debito pubblico, invece, ve lo risparmio perché viene quasi per conseguenza logica):
tax revenue over gdp

Con le tasse siamo quasi riusciti a raggiungere la Francia, grazie a Monti ma non solo lui. Fra un paio d'anni qualcuno ricalcolerà questi stessi numeri e ci permetterà di capire che anche Renzi sta dando il suo infausto contributo. Che altro aggiungere? L'occupazione ovviamente. Eccola qua:

employment rate

Dalla fine del 2011 ad oggi facciamo come la Spagna (che mostra ora segni di recupero, ma non sbilanciamoci che sono ben lontani dall'aver finito quei compiti per casa che noi manco abbiamo iniziato ...) mentre prima avevamo fatto per circa altri 15 anni (chi ha voglia cerchi i dati a partire dal 1993-4) enormemente peggio. E se vi dovesse interessare in quale comparto facciamo sempre ed uniformemente peggio, ve lo mostro io:

female employment rate

Impressionante, vero? Lascio ai commenti l'opportunità di spiegare, a chi ancora non l'ha inteso, perché guardare al solo tasso di disoccupazione NON è la maniera adeguata per capire quanta gente in età lavorativa lavora in un certo paese e quanta invece non lo fa. Ne parleremo.

I tre ultimi grafici sono utili per capire sia perché riusciamo, pur nella malattia comune all'Europa mediterranea, a star comunque sotto della Spagna sia per riflettere sul futuro. Li posto senza commentarli.

industrial production index

net saving over gdp

 

net saving per inhabitant

 

Bene, per quanto mi riguarda il caso è più o meno chiuso, almeno nei suoi tratti generali. Nei commenti discuteremo e chiariremo i dettagli anche grazie agli ottimi contributi tecnici che molti lettori di nFA sempre offrono. Li ringrazio in anticipo.

Per quanto riguarda le cause, ribadisco e rafforzo l'opinione di quasi sette anni fa: la classe dirigente spagnola fa abbastanza schifetto e quella attualmente al potere - ne so qualcosa per esperienza personale - è molto peggio di quelle che l'hanno preceduta (fatto salvo Zapatero, che sino ad ora è un punto di minimo assoluto nella Spagna post- Franco ...). Ma, in confronto a quella italiana, sia essa fatta di Prodi, di BS, di Monti o di Renzi (mi son scordato il nome di quello in between ...) persino Montoro e Rajoy sembrano degli statisti. Ed è tutto dire.

94 commenti (espandi tutti)

Gran parte della spesa pubblica è composta da retribuzioni e pensioni. Chi parla di tagliare in modo significativo  la spesa pubblica senza tagliare retribuzioni e pensioni, soprattutto quelle spropositate, vive sulle nuvole, e infatti la Spagna lo ha fatto, ponendo tetti rigorosi alle alte e medie retribuzioni.

Se noi abbiamo una corte costituzionale che dichiara illegittimo un minimo taglio a retribuzioni molto superiori a quelle di paesi molto più ricchi di noi, cosa dobbiamo fare? Certo, una classe politica con gli attibuti approverebbe una legge costituzionale per modificare requisiti e composizione della corte costituzionale, e con l'occasione manderebbe a casa questi personaggi.

Ma sarebbe la prima volta nei paesi occidentali, e molti griderebbero al golpe. Sarebbe la scelta migliore, ma avrebbe tanti inconvenienti. Allora che fare?

Ecco che l'uscita dall'euro potrebbe essere il male minore, perché se la migliore scelta ci viene preclusa, così non possiamo andare avanti. Sarebbe il suicidio.

... la CC non dichiara illegittimo un qualsiasi taglio a retribuzioni, bensì i tagli così come erano stati pensati.
Non so se sia fattibile ma, per gusto della discussione, se lo Stato decidesse di licenziare tutti i dirigenti per poi riassumerli con un taglio degli stipendi del 20-30% (per dire), non credo che la CC avrebbe niente da ridire -ok è un'esagerazione, ma ci siam capiti, spero.
Ecco, bisognerebbe ridiscutere i contratti e gli emolumenti correlati. Se questi sono stabiliti per legge, si cambia la legge (vedi commessi della Camera/Senato); se sono stabiliti per contratto, ci si comporta di conseguenza... senza paura di mettere ai posti di comando persone scomode, che facciano l'interesse della struttura invece che dei dipendenti.
Un piccolo (perverso) esempio: il DG di un ospedale ha imposto ai suoi primari di tagliare i costi ed aumentare le prestazioni. Perché no? Si trattava di aumentare l'efficienza, in fondo. In tempo di blocco del turn over non era facile (altrimenti si sarebbe potuto mandare in pensione vecchi medici per prendere giovani al minimo), ma alla fine ci sono tutti riusciti: come? Primo: hanno fatto scadere tutti i contratti a tempo determinato (risparmio di risorse). Secondo: hanno diminuito i tempi minimi per le visite (qui devo una spiegazione/approfondimento: i medici sono inquadrati come dirigenti quindi tenuti a fornire le prestazioni a prescindere dall'orario - sempre che quelle prestazioni siano state correttamente autorizzate e/o preventivate. E' stato sufficiente avvisare il CUP di aumentare la frequenza delle visite e, allo stesso tempo, autorizzare l'inserimento di più visite contemporanee (allo stesso orario), et voilà il gioco è fatto. Non solo recupero delle prestazioni ma incremento in senso assoluto! (e non ci sono problemi per il primario, perché la responsabilità è personale -del medico- quindi se ha sbagliato qualcosa per via del fatto che c'era poco tempo a disposizione della visita, fatti suoi che nel tempo stabilito non s'è accorto di nulla) Certo, il fatto che DG e primari si siano spartiti -a titolo di premio d'obbiettivo, a fine anno- l'equivalente degli stipendi risparmiati, getta un'ombra sulle intenzioni di questi dirigenti, ma forse son io prevenuto... scusate. Cmq, un modello che si può ripetere, no?)
scusate l'OT

Ora, poichè il pesce puzza sempre dalla testa, è indubbio che i membri della Corte Costituzionale non siano l'esempio di rigore e dirittura morale che vorrebbero far credere. Basti pensare all'usanza di eleggere come presidente della CC il membro più anziano pronto a lasciare il posto vacante nel più breve tempo possibile al fine di eleggerne un altro, con le medesime caratteristiche, e così via, allo scopo di massimizzare la pensione attesa da lorsignori. Usanza che somiglia tanto a ciò che avviene negli alti gradi militari dove i colonnelli diventano generali giusto in tempo per ricevere la pensione (da generale). E' chiaro però che tali comportamenti sono possibili solo laddove vi siano delle leggi che li favoriscono e che creano degli incentivi perversi. E qui sta il punto: possiamo anche mandare a casa i giudici costituzionali ma se la qualità della produzione legislativa non cambia il problema rimane tale e quale. Siamo sicuri che gli uffici legislativi che hanno pensato i cd 'contributi di solidarietà' che sono stati poi dichiarati incostituzionali non abbiano scientemente scelto tale strada proprio perchè ne conoscevano l'esito ? Spesso le leggi sono fatte male non per incapacità ma per calcolo. Mi sembra altamente improbabile che la 'patria del diritto' non sia capace di produrre leggi decenti: il problema è che le leggi indecenti troppo spesso sono fatte apposta.

Ciò detto è fuor di dubbio che se si vuole tagliare la spesa pubblica i capitoli di spesa da considerare sono pensioni, retribuzioni (e n. di addetti) della PA e, in misura minore, spesa sanitaria. Il costo del lavoro italiano è esageratamente alto perchè deve sopportare dei contributi sociali pari al 33% delle retribuzioni (lorde) che non ha pari nel mondo (tranne forse che in Francia, che infatti sta prendendo la stessa direzione italiana), oltre ai contributi assicurativi (malattia, infortuni, disoccupazione involontaria, ecc.). E' proprio tale livello contributivo che riduce già in partenza il livello di occupazione ottenibile. Purtroppo i ns governanti, schiavi del modello superfisso, han ragionato esattamente al contrario: hanno favorito l'accesso alla pensione aumentando progressivamente la contribuzione fino alla soglia massima di tolleranza, chè è stata superata. Ne è la prova il fatto che il sistema economico non riesce più a creare nuovi posti di lavoro. L'allungamento dell'età pensionabile giunto negli ultimi anni è arrivato troppo tardi e solo perchè ci si è resi conto che il livello contributivo raggiunto non era più superabile. Un encomio speciale, in tal senso, va all'ultimo governo Prodi, che per abolire il cd 'scalone' che il ministro del lavoro Maroni aveva introdotto qualche anno prima con effetto ritardato, non ha saputo far di meglio che aumentare i contributi e girare il TFR (!) all'INPS, grazie al solito artificio contabile. Inoltre, siccome le disgrazie non vengono mai da sole, tale governo sarà ricordato anche per i contributi al fotovoltaico che hanno ulteriormente peggiorato la competitività dell'industria nazionale facendo aumentare il costo dell'energia elettrica.

La classe politica nazionale è talmente brillante che, dopo che negli ultimi anni abbiamo dovuto scegliere tra delinquenti e incapaci, MR oggi viene spacciato per uno statista...

ma bisogna pur dirlo: smettiamola di identificare l'Italia con la patria del diritto. E' vero che il diritto romano nacque, per l'appunto, a Roma - circa duemila anni fa - e che la sua "riscoperta" nel medioevo fu opera di giuristi italiani - circa mille anni or sono - ma è anche vero che i codici e le leggi amministrative dell'Italia unita ebbero quale primo modello quelli francesi e che la ricodificazione del diritto privato compiuta nel 1942 prese non pochi spunti dal diritto tedesco.

Quanto al diritto costituzionale, credo si possa dire che il modello parlamentare adottato nel dopoguerra sia in qualche misura tributario ancora di quello francese. 

Oggi, poi, le nuove leggi in molti campi sono immediatamente d'ispirazione comunitaria e, indirettamente, prendono a modello normative di altri stati membri o addirittura nordamericane.

Da almeno un secolo i giuristi italiani si sono ispirati dapprima alla scuola francese, poi a quella tedesca ed anche, negli ultimi decenni, all'analisi economica del diritto (nata negli USA).  

Le leggi recenti sono fatte male perché è venuta meno la capacità di contemperare le esigenze della politica con il rispetto dei diritti dei cittadini: ovvio che se questi sono sacrificati in misura arbitraria, irragionevole o discriminatoria prima o poi intervenga una pronuncia di contrarietà alla costituzioe italiana o anche alla Convenzione europea dei diritti umani.

Forse sarò un ossesso, ma continuamente pongo questa domanda, e continuamente ottengo delle risposte che definire evasive è poco: perché gli italiani IN MAGGIORANZA ASSOLUTA, cioè comprendendo bambini, galeotti e pazienti in coma profondo, hanno votato come hanno votato a giugno 2011 ? Perché votano per l' acqua pubblica (cioè dei partiti) e poi vedo vecchiette al supermercato caricarsi 50 kg per volta di acqua in bottiglia ? La classe politica italiana fa fare a Rajoy la figura del Bismarck di turno ? Ed invece il popolo italiano che fa ?

OSSESSIONE

Antony81 26/10/2014 - 21:45

Fa più schifo dei politici perché questi ultimi almeno sono furbi ma il popolo è masochista!

La Francia?

Rick 22/10/2014 - 15:21

Perchè la Francia riesce a fare molto meglio di noi nonostante abbiano una spesa pubblica e una tassazione maggiore?

La spiegazione è solo nella maggiore qualità della spesa pubblica francese (ce lo sogniamo la notte il loro welfare...) che deriva da una migliore classe politica o ci sono altre ragioni più profonde?

Tra l'altro "a occhio" mi sembra che la Francia sia quella che ha avuta la minore diminuzione del real GDP per capita (primo grafico - da 110 vanno a 108): questo significa in termini relativi ovviamente è il paese che ha retto meglio di tutti alla crisi economica.

Hanno un tasso di occupazione medio tra il nostro e la Germania, una disoccupazione sul 10%, ottime protezioni sociali per chi è senza lavoro e nonostante l'alta spesa pubblica sono il paese che risparmia di più dopo la Germania. Ah e hanno anche vinto 2 nobel quest'anno, il sistema educativo funziona molto bene. Tra l'altro Jean Tirole il Nobel l'ha vinto lavorando quasi sempre in Francia.

Come dice lei c'è spesa e spesa, c'è tassazione e tassazione ad esempio l' iva in Italia è passata dal 20% al 22% in Francia dal 19,60% al 20%, questo un aiutino seppur piccolo può darlo, Per quanto riguarda la spesa, Boldrin non ha inserito il grafico dei debiti pubblici e penso sarebbe stato interessante il balzo della Francia, I Francesi a mio modo di vedere hanno utilizzato e stanno utilizzando le razioni K, il vantaggio che hanno avuto loro è stato quello di una spesa pubblica più produttiva(si sono pagati la crescita) a causa di un minor esborso per gli interessi sul debito, loro partivano con un debito del 68% assolutamente discreto dopo questi anni ci ritroviamo la Francia con un debito del 92%, la cosa peggiore secondo me è il non volere porre una soluzione al problema per lo meno lato deficit, perchè al momento con defict oltre il 4% e una crescita anemica trovo difficile fermare la corsa del debito pubblico... Tutto ovviamente secondo me...sicuramente qualcuno più preparato di me saprà indicarle una possibile risposta anche migliore alla sua domanda... 

Perchè la Francia riesce a fare molto meglio di noi nonostante abbiano una spesa pubblica e una tassazione maggiore?

Con la struttura demografica di cui godono, la classe politica francese dev'essere peggio di quella italiana.

In Francia, c'è anche l'università per diventare pubblici amministratori.
Su una platea di millanta dipendenti dello Stato, avere una formazione (e selezione) mirata, alla lunga serve,,, no?
E poi, il senso dello Stato laico (come bene comune cioè di tutti, e non di nessuno) è diverso....

Il grafico sulla spesa non combacia con i dati OECD (http://stats.oecd.org/Index.aspx?QueryId=51647# ).

Su spesa pubblica, infatti, OECD ed IMF sembrano da non andare d'accordo. Tempo fa avevo anche inteso perche' ed ora non lo ricordo. Se ho un attimo controllo e spiego. Non cambia molto la sostanza, semplicemente nei dati OECD la Francia ha un vantaggio leggermente maggiore su di noi, ma noi siam li' che ci diamo da fare. 

Forse dico una stupidaggine, ma la differenza potrebbe essere nella armonizzazione utilizzata per rendere confrontabile i vari dati delle agenzie nazionali, inoltre mi pare che per OECD i dati di contabilità li  fornisce Eurostat, mentre per l' IMF è la BCE che fa da gataway dei dati... da quello che ho capito IMF e OECD non sono ancora coordinati per quanto riguarda la contabilità della zona Euro....

Dati IMF

Francesco Forti 23/10/2014 - 19:35

Da tempo utilizzo il pratico servizio di google partendo dai dati pubblici (in questo caso IMF) plotta diverse grandezze in modo omogeno, tra gui il reddito procapite PPP. Qui i dati di public data explorer.

Ognuno puo' aggiungere o togliere nazioni e cambiare il dato da rappresentare. Il problema è che i dati che vedo mostrano che un sorpasso in temini PPP da parte della Spagna è ipotizzato solo nel 2018 e che le cifre che vedo qui non corrispondono con i dati indicati da Michele nel 2008.

Possibile anche che google faccia qualche errore ma mi chiedo dove stia l'inghippo dato che google afferma che la fonte di quel grafico è IMF. Qualcuno sa da cosa potrebbe dipendere la discrepanza?

con la spesa pubblica c'è sempre la differenza tra principio di competenza e di cassa. I dati weo dell'FMI  dell'articolo seguono accrual (competenza), i dati OECD seguono cassa (che si deduce anche dalla voce outlay sul titolo della serie). Questa dovrebbe essere la principale spiegazione della differenza tra le varie fonti.

@F. Forti, gli andamenti dei dati GDP PPP non devono coincidere con quelli del GDP reale o a prezzi correnti che sono postati nell'articolo. i dati che hai linkato Google li prende dal WEO dell'FMI.

 

Mi riferivo all'articolo originale di Michele (questo) ma vedo ora che lui faceva riferimento ai dati PPP emessi dal programma di ricerca International Comparison Program (lui scriveva del FMI ma il link punta alla Banca Mondiale) del  mentre Google come dici preleva dati dal WEO, che è proprio un outlook del Fondo Monetario.  I dati della Banca Mondiale mostrati da Google sono questi. In effetti tra il 2006 ed il 2008 il "sorpasso" era vicinissimo.

ICP

michele boldrin 24/10/2014 - 14:57

Si vero, ora quei dati li gestisce la WB sul suo sito.

Scusate l'assenza ma ero in viaggio ed oggi e domani sono impegnato in una conferenza di lavoro.

Ringrazio per le osservazioni sui dati e sui contributi che vengano da altre fonti. Aiutano a capire meglio la situazione e, credo, non cambiano anzi rafforzano la sostanza del messaggio. Appena ho un attimo che non sia un attimo ma un'ora rispondo alle questioni piu' tecniche dovessero rimanere oscure. Grazie. m 

REAL GDP PER CAPITA

saul 23/10/2014 - 14:48

I dati eurostat di GDP per capita (2005=100) sono parecchio differenti da quelli del grafico. Anche riscalando l'indice al 2003 non si ottengono risultati simili, almeno per Spagna ed Italia, che sono gli unici paesi che ho visto.

Anche i dati IMF non si avvicinano a quelli del grafico (sono più simili a quelli Eurostat), posso chiedere qual è la fonte dei dati?

La ''previsione'' su Renzi che aumenta le tasse rischia seriamente di essere confermata:(http://www.lastampa.it/2014/10/15/economia/manovra-la-pillola-avvelenata...).

Geniale l'idea di plottare il rapporto Spesa pubblica/Prodotto interno lordo.
Se il Pil continua a diminuire sono pronto a scommettere che il rapporto aumenterà anche diminuendola la spesa pubblica 

Forse Boldrin non lo sapeva. Ma il grafico non era comparativo?

Eh beh certo ragazzi invece quando il PIL aumenta la spesa diminuisce... WTF!!! Robe che nemmeno nelle Fassineide LOL

EDIT: Ah ma sei uno stampa stampa forza Lira Olè Olè !!! Se lo sapevo non sprecavo un commento mannaggia ! Comunque "chissene frega della spesa se aumenta il PIL" è fantastica ;-)

A me sinceramente che la spesa pubblica aumenti me ne frega cazzi se aumenta il PIL. 

E ti rivelerò un altro segreto (ma non dirlo a nessuno) se la spesa pubblica aumenta meno del PIL il rapporto spesa/PIL diminuisce. (shhh)

Ringraziamo anche Boldrin per aver messo tutti grafici che partono dal 2003 sostenendo (senza motivazione alcuna) che sono la prova che l'euro non è un problema. Io magari il grafico del Pil l'avrei fatto iniziare quando l'euro ancora non c'era (ma magari so io)
Consiglio anche di dare un'occhiata al grafico del Current Account prima e dopo il 1999
Have fun!
 

Ahem

michele boldrin 24/10/2014 - 15:41

Vedi, arrogantello seguace di pessimi maestri, solo persone che, come te, pensano d'essere in una qualche guerra di religione possono leggere in questo articolo una difesa dell'euro. Avessi voluto "difendere l'euro" (che si difende perfettamente da solo) avrei scritto cose ben diverse. Ma sembri troppo poco astuto anche solo per sospettarlo. Tanto che credi io stia qui a difendere l'euro.

L'euro, in questo articolo, e' menzionato solo di passaggio: basterebbe leggere e voler capire (o potere? A volte mi viene il dubbio che quelli come te davvero non possano) per intenderlo ed evitare sparate sciocche come le due che ci hai regalato. 

Il post prova semplicemente che uno dei tuoi "guru" parla a vanvera ed offende senza base alcuna. E che quelli come te, ciechi e probabilmente ancor piu' ignoranti seguaci,  son dei poveretti che si dedicano al dileggio personale illudendosi che questo possa far tacere persone come me o che possa occultare i fatti. I quali rimangono tali alla faccia degli storify che egli economistidatalkshowalsoldodisalvini producono. E ti ritornano sul naso con pesantezza prima o poi. Ed e' solo questo che conta, il resto e' fuffa per tonti che, come te, han tempo da perdere per andare in giro a trollare sotto nomi inventati perche' si vergognano di quello che scrivono. 

Veramente qui se c'è qualcuno che dileggia non sono io. Mi pare che sia lei che mi stia dando del tonto. La storia dell'anonimo non anonimo, pseudonimo non pseudonimo, abbi il coraggio di metterci la faccia, etc. è un po'stucchevole. Sembra che nel mondo del web la si tiri fuori solo per non parlare del merito delle questioni. Scusi ma a lei cosa gliene frega esattamente di come mi chiamo io -- che se vuole glielo dico pure eh -- per rispondere alle domande? Oltretutto anche se io scrivessi Giuseppe Viola chi le garantisce che non sia comunque un nome inventato, vabbé.

Tornando nel merito mi scuso se non ho letto correttamente il senso dell'articolo che però mi consenta di dirlo è tutto fuorché chiaro. E altrettanto poco chiare sono le tesi che vuole confutare e quelle che vuole propugnare.

Io,Keith Fragoviak, o Sally Spektra, o Troll, o Armando Paci leggo:

"Il sassolino in questione è costituito dalle affermazioni di un circolo di persone che, in questi anni, hanno acquisito una certa "fama" mediatica nel bel paese in quanto teorici e propugnatori dell'idea secondo cui l'euro è la causa di (quasi) tutti i mali nostrani e che l'uscita dallo stesso con conseguente svalutazione dovesse e debba essere il primo passo di ogni seria politica volta ad invertire il declino italiano."

Mi pare ormai pacificamente ammesso più o meno da tutti (compreso il suo amico e compagno di partito Luigi Zingales) che l'euro è stato un errore.
Questo è oggi del tutto evidente e anzi era prevedibile (e previsto) anche in tempi non sospetti  perché è pacifico che l'eurozona non sia affatto un' area valutaria ottimale.

Rebus sic stantibus non c'è modo di salvare l'eurozona senza un doloroso (e secondo me tutt'altro che auspicabile) percorso di impoverimento e depopolazione dei paesi mediterranei.
E' vero che l'euro di per se è un oggetto neutro, come può essere neutro anche il cianuro, dipende da che uso se ne fa.
Non si può però negare che la rigidità del cambio abbia creato degli squilibri sostanziali in europa e che tutta l'UE non si fonda tanto sulla cooperazione e il raggiungimento di benessere e piena occupazione (come scritto sui trattati) ma piuttosto su una competizione fratricida basata sul più sfrenato mercantilismo.
Per questo motivo l'unico modo politicamente credibile di uscita dalla crisi non può essere che lo smantellamento della moneta unica e il ritorno alle valute nazionali.
La svalutazione sarà tanto brutta come parola ma non direi che campare con una moneta troppo forte rispetto ai fondamentali economici di un paese abbia un qualche senso economico.

Ma forse lei voleva dire qualcos'altro, ma esattamente cosa?

suo 

Luigi Pinto

 

Provo a darle un suggerimento, ma si sa che gli evangelisti dell'euro dissoluzione e del bagnaismo difficilmente riescono a distrarsi dalla loro singolare monomania contornata di provincialismo pescarese che vede l'Italia umbilicus mundi ed al massimo concepisce qualche bizzarro confronto con qualche altra nazione europea kattifa o guarda pateticamente a stati dell'america latina come fulgido esempio.

Notera' come nei grafici di Boldrin vi siano 7 nazioni. Di queste incredibilmente alcune non appartengono all'Euro, ed alcune non sono nemmeno europee. Questo consente di impostare alcune semplici analisi e considerazioni che tuttavia conducono forse a risultati non banali e certamente non univoci, dato che è caratteristica dei sistemi complessi dar luogo a problemi complessi con risposte se possibile ancor più complesse.

Nella logica dell'articolo, io credo, l'Euro è uno degli elementi del sistema ma restringere l'analisi semplicemente a questo è semplicemente errato. Tipico d'altronde di questo paese e dei suoi abitanti sempre in cerca dello stellone e delle soluzioni miracolose.

Le semplificazioni da salumeria possiamo lasciarle fuori dalla porta ad attendere il sol dell'avvenire, mentre sorseggiano una pinta d'olio di serpente.

E' già stato ampiamente detto, ma giova ripeterlo, che anche se l'euro fosse stato un errore (e probabilmente lo è stato), da ciò non discende che uscirne sia la soluzione del problema , perché :a) il problema principale dell'Italia non è l'euro (e il confronto con la Spagna lo testimonia), e b) i costi dell'uscita (il default che ne conseguirebbe) sarebbero superiori ai benefici. Coloro che spacciano l'uscita dall'euro per la soluzione dei nostri problemi sono dei venditori di olio di serpente che purtroppo nell'Italia dei Di Bella e Vannoni sono in buona e numerosa compagnia.

Al di là delle sue opinioni, è davvero bello che Boldrin sia tornato, ultimamente sto sito lo aprivo solo per addormentarmi, adesso ho ricominciato a leggerlo con piacere.

Il quadro dipinto da questi grafici non è confortante per il nostro Paese, e credo che l'assenza di una destra liberale in sessant'anni di politica, economica e non solo, abbia fatto la sua parte. Credo che questi grafici siano ancora più preoccupanti se guardiamo alla situazione generale mondiale. Da quello che posso leggere in giro la situazione è piuttosto confusa e c'è molta incertezza sul futuro, incertezza che ha a mio parere il suo cardine in due problemi:

- la crescente disuguaglianza e la scomparsa della classe media;

-la disoccupazione intellettuale e l'effetto che le tecnologie digitali avranno sugli impieghi;

Un sacco di persone vedono il loro futuro con sempre maggiore preoccupazione, e non solo in Italia. Noi siamo però messi peggio perchè ci aggiungiamo del nostro.

Caro Keith fragoviak,

non ho capito molto della sua replica a Michele Boldrin. Innanzitutto non mi sembra affatto ovvio che l'euro sia stato un errore, anche ex-post. Il riferimento alle aree monetarie ottimali lascia il tempo che trova: è ovvio che tra i paesi dell'area euro non c'è perfetta mobilità dei fattori produttivi (in partic il lavoro) etc etc ma ci sono altri buoni motivi che giustificano l'adozione dell'euro da parte dell'Italia. Entrare nell'euro è stato un modo di importare la credibilità anti-inflazione di paesi come la germania. A me sembra che il discorso suo e di Bagnai (che immagino essere il suo punto di riferimento teorico-empirico) sia rimasto fermo alla macroeconomia anni 60 (e infatti la teoria delle aree valutarie ottimali è di quel periodo). Davvero, è stupefacente come tutti gli articoli di Bagnai ignorino la ricerca macro più recente (recente per modo di dire, il modello Barro-Gordon che studia il dilemma regole vs discrezionalità è degli anni 80). Anche sta storia della Germania ossessionata dall'inflazione che si dimentica della crescita..

LA CURVA DI PHILIPS NEL LONG RUN è VERTICALE

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LA CURVA DI PHILIPS NEL LONG RUN è VERTICALE

Vedere Blanchard DEL TRIENNIO pag. 390

Il problema dell'italia è la mancata crescita della produttività (del lavoro e TFP) a partire dagli anni 90. Se fosse vera la tesi anti-euro che l'introduzione dell'euro è la causa del rallentamento della crescita della produttività dovremmo osservare un maggiore ralletamento nei settori più esposti al tasso di cambio, ma questo non è vero. Vedere paper Zingales-Pellegrino

http://faculty.chicagobooth.edu/luigi.zingales/papers/research/Diagnosing.pdf 

e/o  il libro Europa o NO

Francamente il grafico che mette Bagnai in cui fa vedere che la serie aggregata della produttività del lavoro inizia ad appiattirsi quando c'è l'introduzione dell'euro (http://goofynomics.blogspot.it/2013/05/declino-produttivita-flessibilita...) non dimostra una cippa. Anche l'ipotesi che la crescita della produttività dipenda dalla domanda non sta in piedi (vedere articolo Tommaso Monacelli su questo blog)

Per concludere, ci sta bene una citazione di Gramsci 

"Agitatevi, Organizzatevi, Studiate! "

Gramsci

keith fragoviak 25/10/2014 - 15:46

Mah, io dovrò anche studiare (su questo posso darti ragione) ma non capisco cosa abbia di inattuale la teoria delle aree valutarie ottimali. Certamente la mobilità dei lavoratori intra-eurozona è bassa, ma mi pare altrettanto evidente che un suo aumento non sia particolarmente auspicabile. A meno che non accettiamo pacificamente la depopolazione di intere aree del continente (tr a cui la nostra nazione) con i suo costi economici e sociali fate vobis. La mia obiezione a Boldrin forse non si capisce perché oggettivamente non si capisce cosa voglia dire Boldrin in quest'articolo. Ma magari sarò io. Sulla verticalità della curva di Phillips nel long run rispondo che nel long run saremo tutti morti. E comunque non mi pare un obiezione pertinente in questo momento storico visto che l'unione monetaria europea è inchiavardata su politiche deflazionistiche. Vedi l'insensato upper bound senza lower bound del livello di inflazione ottimale: 2%. Oltretutto al livello europeo non c'è stato alcuno sforzo per far convergere il tasso di inflazione nei vari paesi che è stato sistematicamente inferiore (e non di poco) in Germania. E' un percorso di questo tipo a non essere sostenibile nel long run se accompagnato dalla distorsione del mercato valutario che crea l'euro fissando per paesi con tassi di inflazione diversi lo stesso costo della valuta. Il paper di Zingales lo leggo senza problemi ma non credo di trovarci molto che mi contraddica. Anche perché il suo stesso autore è arrivato a dire che l'euro è un progetto criminale. Io dovrò anche studiare qualcuno però deve stare al passo coi tempi http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1148636/Zingales--il-guru...

per me....

carlo tronti 25/10/2014 - 15:18

a parte le dispute pro/contro euro, fa senso che si possa usare la stessa qualifica di economista per chi, come il Prof. Boldrin - autore di questo articolo- fa ricerca e PUBBLICA lavori mettendoli a disposizione della comunità scientifica, e per chi, come Borghi, che è professore in quanto incaricato dalla cattolica, ma non professa alcuna scienza...

 

http://scholar.google.it/scholar?q=claudio+borghi+aquilini&btnG=&hl=it&a...

 

http://scholar.google.it/scholar?q=michele+boldrin&btnG=&hl=it&as_sdt=0%2C5

 

 

nel primo caso vedete che esce chiacchiericcio e gossip nel secondo articoli scientifici la domanda è: perchè Borghi spara cazzate? perchè vuole andare in tv!!!!!!

D'accordissimo sull'importanza della ricerca PUBBLICA, dovremmo ricordarcene di più quando ci avveleniamo su tagli della spesa PUBBLICA

..veramente prima della parola pubblica ci ho messo una e.... ricerca E pubblica... personalmente non mi fido di chi decide con i soldi degli altri ( per vie impositive....), tipicamente il politico/amministratore pubblico. per cui.... credo la tua premura nel sottolineare quello che non ho detto dipenda dal fatto che tu desideri magari poi lavorare in strutture di ricerca pubbliche....magari puoi grattarti le palle senza fare niente. oppure credo, più probabilmente, lo fai già. e temi qualche taglio ( in tal caso più che meritorio) che possa in qualche modo colpirti: tranquillo in questo paese siete così tanti ( per tanti voti...) che nessuno vi toccherà veramente.

Il maggior problema corrente di Germania, Giappone, Italia e Spagna è la struttura demografica.

La struttura demografica attuale di questa classe di paesi è talmente squilibrata che deve necessariamente avere un imponente effetto negativo sulle dimensioni e le dinamiche dei rispettivi mercati interni. Pur essendo la mia ovviamente un'intuizione qualitativa, a me pare evidente che squilibri demografici di quella portata impediranno agli investimenti in conto capitale, sia infrastrutturali che umani, di realizzare appieno il loro potenziale.

Esportare enormi quantità di beni o servizi diventa quindi per quel tipo di paese un tentativo di mitigare, ed in alcuni casi nascondere, le inevitabili ripercussioni sullo stile di vita di gran parte delle propria popolazione.

Inutile girarci attorno, in sistemi paesi sani, gran parte dei giovani a 21 o 22 anni entra nel mercato del lavoro dalla porta principale dopo la conclusione di un percorso formativo accademico o vocazionale, e molti di questi decideranno di iniziare una famiglia, compreranno casa, la riempiranno di mobili, faranno figli, si indebiteranno per i prossimi 30 anni e lavoreranno come dannati per ripagare questa montagna di debiti. 

Tutto questo in paesi come l'Italia non avviene più da almeno 30 anni, ed il risultato odierno è che se avesse la struttura demografica di Francia o Regno Unito, l'Italia oggi dovrebbe avere 7 milioni di abitanti in più soltanto nella classe 22-35. Quanto valgono in termini di mancato PIL questi 7 milioni di persone mancanti?

Germania o Spagna appaiono in condizioni leggermente migliori semplicemente perché non hanno la classe politica e dirigente italiana, che nel suo complesso se la può giocare con quella dello Zimbabwe. Se l'Italia avesse una classe politica all'altezza di quella del Botswana, gli Italiani starebbero meglio dei Tedeschi, ma continuerebbero a vivere in un paese dall'economia alquanto fragile, perché senza rapide e profonde correzioni demografiche (nel breve periodo: incentivare l'immigrazione di milioni di persone nelle coorti d'età dove il paese è più vulnerabile) continuerebbero a non poter esprimere un mercato inteno all'altezza delle potenzialità del paese.

Postilla finale sulla Francia: con quella struttura demografica, la classe politica e dirigente francese di economia ne capisce certamente meno di quella italiana, però a quanto pare possono dare lezioni di demografia,

Tutti i grafici illustrati in questo post sono molto interessanti ma sarebbe molto piu' interessante avere gli stessi grafici relativi ad una serie storica che partisse dal 1990 in modo da vedere come l'Italia ha reagito alla crisi del 1992 e confrontarlo con le crisi 2008-2009 e 2011-2014.

Cosi si potrebbe vedere le situazioni di crisi pre e post Euro.

Il declino nella crescita del PIL italiano, sia in valori assoluti sia rispetto ai principali paesi europei, è in atto da parecchio tempo. I grafici a partire proprio dal 1990 sul reddito pro-capite li trovi nel rapporto Idee per la crescita prodotto da Università Bocconi ed Ente Einaudi  (non metto il link perché l'ho trovato solo con paywall, ma se qualcuno è più bravo di me ....). I dati sono quelli del'OCSE national accounts, nel caso qualcuno voglia riprodurli. Raccontano essenzialmente la stessa storia dei grafici di Michele. Il decino c'è ed è importante, sia in termini assoluti sia in termini relativi. La demografia gioca un suo ruolo ma una componente molto importante, che fa la differenza tra Italia e altri paesi, è la (mancata) crescita della produttività nel nostro paese.

La demografia gioca un suo ruolo ma una componente molto importante, che fa la differenza tra Italia e altri paesi, è la (mancata) crescita della produttività nel nostro paese.

La struttura demografica italiana, come quella tedesca, giapponese o spagnola, é il risultato di decenni di politiche errate, sia familiari che del lavoro che anche scolastiche.

E qui continueró in un altro post, perché i miei neuroni hanno deciso di virare sulla questione scolastica, anzi universitaria.

Aneddoticamente: io ho lasciato l'universitá, unipa, vecchio ordinamento a 22 anni, per andarmene a lavorare, mi sembrava assurdo dover entrare nel mondo del lavoro a 30 anni per completare un corso di studio che i miei coetanei nel Regno Unito o negli USA, per non parlare della Turchia, completavano a 21 o 22 anni, mi sono poi laureato al polimi, in un corso affine, con il nuovo ordinamento da studente lavoratore, senza frequentare, dai 26 ai 30 anni, il risultato per quanto mi riguarda é che ho 8 anni di vantaggio in carriera, esperienza e professionalitá sulla gran parte dei miei coetanei italiani, tranne casi come un mio caro amico, con cui dividevo una stanza, che dopo il primo anno di unipa, capita l'antifona, prese un biglietto di sola andata per Londra, inizió spelando polli con i portoghesi, si fece un anno di learning on the field per imparare l'inglese in maniera sufficiente ad iscriversi alla meno schizzinosa universitá che lo accettasse, e poi si iscrisse alla LSBU (che a quanto pare negli ultimi anni ha comunque superato la Metropolitan, LOL) . Questo mio caro amico ha almeno 3-4 anni di vantaggio su di me.

E se rinascessi 1000 volte a 19 anni me ne andrei 1000 volte a studiare in una universitá del Regno Unito, la prima che mi accetta. Se nella vita uno non si é posto come obiettivo quello di diventare un professore universitario, anche la peggio universitá del Regno Unito é meglio della miglior universitá italiana.

Anzi, profitto se mi sta leggendo qualche 19nne, la scorsa settimana ero a cena con due ragazze ventenni studentesse di una universitá italiana, unipi, che mi facevano notare come  nel loro corso le cose funzionavano piú o meno come ad unipa nei primi anni 90, solo che essendo triennale il corso molti invece che a 30 finivano a 25.

Totalmente insostenibile, in pratica nel 2014 ci sono ancora sacche accademiche che usano l'universitá non per produrre capitale umano pronto ad entrare nel mondo del lavoro al piú presto possibile, ma a selezionare i migliori candidati potenziali per la loro casta.

Non é probabilmente la principale causa del declino italiano, ma certamente una chiarissima concausa.

I miei cognati turchi si sono tutti laureati a 21 anni, 2 in matematica, 1 in business ed 1 in chimica, a 22 anni lavoravano tutti e 4 (ed oggi sono: 1 import/export manager, 1 real estate sales manager, 1 insegnante di matematica ai licei, 1 insegnante di chimica e biologia ai licei), a 27 max erano sposati, e subito dopo aveva iniziato a mettere al mondo dei figli. Nel frattempo hanno comprato case,  venduto case, fatto e pagato mutui, comprato auto, comprato mobili, etc ... etc ... 

Idem negli USA, idem nel Regno Unito, idem in tutti i paesi sani del mondo.

In Italia invece nel limbo fino a 30 anni, oggi teoricamente 25, se non fosse che oggi a 25, dato che non c'é mercato interno in Italia, perché non ci sono famiglie, non c'é chi si indebita per comprare beni o servizi, e dato che la produttivitá degli altri paesi nella stessa situazione é maggiore, non si puó nemmeno galleggiare grazie all'export, e quindin non c'é lavoro per queste persone in Italia, che a quanto pare vengono tutti qui a Londra o quasi.

E dato che tra le tante cose che sembra non servano ai candidati ad entrare a far parte della casta accademica non c'é una conoscenza adeguata della lingua inglese, vengono a fare quasi tutti i kitchen porter, le aupair, a spelare polli, e via di questo passo, con la massima speranza di arrivare ad ottenere un contratto da £6.50 all'ora (che nell'Italia di oggi senza mercato interno si sognerebbero).

Mia sorella mi ha fatto iscrivere qualche settimana fa ad un gruppo su Facebook creato per questa generazione: https://www.facebook.com/groups/italianialondra

Consiglio a tutti di farsi una sana lettura.

E dato che tra le tante cose che sembra non servano ai candidati ad entrare a far parte della casta accademica non c'é una conoscenza adeguata della lingua inglese

Per chi fosse tentato di rispondermi che chi é causa del suo male, dovrebbe piangere sé stesso, a mia sorella, che sarebbe stata ottimo materiale per la casta accademica, avendo finito un corso vecchio ordinamento a 26 annni, e che lavora da professionista all'estero da subito dopo la laurea, indirettamente, ho risposto cosí:

"In tutta sincerità, sono finito in questo gruppo perché chi mi ha invitato a parteciparvi, come mi ha altresì invitato a iscrivermi a gruppi come Bambocci in Fuga o altri gruppi simili, lo abbia fatto, immagino, per condividere implicitamente una sua personalissima ricerca epistemologica sull'osservabilità dei percorsi di comprensione potenzialmente affini, se non proprio atti, a proporre spiegazioni razionali a questioni come:

"Perché stanno arrivando una marea di cittadini Italiani a Londra?" oppure "Perché l'Italia è in depressione?" oppure "Perché l'Italia è l'unico paese sviluppato delle sue dimensioni che nella storia dell'umanità abbia sperimentato una recessione a tripla convessità?" (incidentalmente, recentemente anche la Finlandia, ma è molto più piccola) oppure "Perché l'Italia ha subito 25 anni di stagnazione" oppure "Perché l'Italia è in declino da 15 anni?".

Nella particolare selezione delle popolazioni osservate, è insito che mi abbia voluto suggerire un particolare percorso di ricerca, l'indagine sul capitale umano contemporaneo, che suggerisce una problematica eterogenesi delle cause che personalmente stento ad accettare.

Attenzione, è una congettura verosimile, e come in ogni problema complesso, deve necessariamente giocare un ruolo, ma a mio modo di vedere questo non è un ruolo da protagonista, quanto da comprimario.

Il problema dell'Italia e degli Italiani non è soltanto, anzi dovrei certamente dire non è ormai soltanto, una generale mancanza di comprensione della realtà e di preparazione alla stessa, mancanza determinata da un sistema scolastico, accademico e lavorativo fuori dagli schemi dominanti nel resto del pianeta, dominanti non perché imposti da fantomatiche élite più o meno fantasiosamente nascoste ma perché naturalmente emersi nel corso di un poco sorprendente processo evolutivo ed adattativo, processo a cui purtroppo l'Italia ha smesso di correlarsi proattivamente almeno dal 1970.

Il problema, visibile a qualsiasi povera Cassandra, e qui non parlo di sistemi informatici ma il riferimento è quello classico, è che in Italia, come in Giappone, in Spagna o in Germania o in tutti quei paesi in cui decenni di scelte scellerate hanno portato alla situazione attuale, non c'è più mercato interno, o comunque non c'è più un mercato interno all'altezza degli investimenti in conto capitale del sistema paese, e quando parlo di conto capitale, parlo sia di infrastrutture che di capitale umano.

Il mercato interno è stato asfissiato non dalle politiche di austerità, dall'adozione dell'Euro o da mille altre più o meno improbabili piccoli eventi, ma dalla eccessiva contrazione demografica, che non è stata contrastata per almeno 3 decenni, se non con il palliativo di una blanda politica di immigrazione, senza alcun incentivo reale all'immigrazione di qualità o a politiche per il sostegno alla fertilità."

La demografia gioca un suo ruolo ma una componente molto importante, che fa la differenza tra Italia e altri paesi, è la (mancata) crescita della produttività nel nostro paese.

[Ricomincio, sperando che stavolta neuroni e sinapsi mi mantengano in carreggiata]

La struttura demografica italiana, come quella tedesca, giapponese o spagnola, é il risultato di decenni di politiche errate, sia familiari che del lavoro che anche scolastiche.

La mancata crescitá di produttivitá chiaramente gioca a svantaggio degli italiani nel confronto con quegli altri paesi che si trovano nella stessa situazione, e a fronte di un mercato interno depresso, o comunque non adeguato alle rispettive potenzialitá,  sono costretti ad esportare per mantenere uno stile di vita adeguato al loro livello di investimento in conto capitale (e mi riferisco ovviamente alla serie storica degli ultimi decenni, non al dato puntuale).

A questo punto, quale che sia stata la causa che ha portato a quel tipo di struttura demografica, é praticamente accademico. Avrá contribuito un differenziale negativo di produttivitá rispetto ad altri paesi? Probabilmente sí. Ma oggi per avere un mercato interno decente, adeguato alle dimensioni delle coorti over 35, al paese mancano 6-7 milioni di persone nelle coorti 22-35, ed altri 9-10 milioni nelle coorti 0-21.

Parliamo di 15 milioni di 0-35 mancanti se volessimo mitigare il trapezio, o 17 milioni se volessimo ottenere un bel cilindro.

A me pare chiaramente che di fronte a quel genere di numeri, non c'é produttivitá che tenga. Il delta di produttivitá spiega perfettamente perché a Londra vengono gli Italiani e non i Tedeschi, ma non credo possa essere vista come una grande aspirazione quella di esportare come i Tedeschi o i Giapponesi (o nel prossimo futuro i Cinesi) per galleggiare, invece di dotarsi di un sistema paese capace di sostenere un mercato interno degno di questo nome.

Incidentalmente, in valori assoluti arrivano piú Tedeschi che Helleni a Londra, ma se teniamo in considerazione la demografia, i risultati cambiano consideravolmente:

Comparative attractiveness of London for working newcomers from six selected countries in 2013-14

P.S.: per chi fosse interessato al testo accompagnatorio: http://ale.riolo.co.uk/2014/08/comparative-attractiveness-of-london-for-working-newcomers-from-six-selected-countries-in-2013-14.html, ma in tutta onestá non aggiunge molto al grafico.

really?

keith fragoviak 26/10/2014 - 23:33

Are you so sure? Non cambia proprio niente? Cioè vogliamo proprio dire che il cambio fisso non ci svantaggia rispetto al nostro maggiore competitor europeo. Eppure c'erano bei giorni in cui noi brutti sporchi inefficienti e fannulloni crescevamo più della Germania, ah bei tempi

 

il cambio fisso non ci svantaggia rispetto al nostro maggiore competitor europeo

Prendi due uomini, tenuti ad acqua per 30 giorni, falli gareggiare, uno vincerà. Qual'è il futuro che preferiamo? Far correre  il più veloce con una soma sulle spalle, o prendere entrambi, rifocillarli, e poi farli gareggiare di nuovo, e vinca il migliore?

Bello il grafico grazie. Dimostra perfettamente che :

1. l'Italia cresceva di più solo negli anni 80 a botte d'inflazione. Dopo il 1982 l'inflazione inizia a fermarsi e la finta crescita inizia a soffrirne.

2. Che il cambio non c'entra veramente una ceppa(termine tecnico economico per dire nulla). Fino al 95 continua a svalutarsi a ritmi sempre più elevati ed i tassi di crescita non cambiano.

3. Per contro da quando si ferma, per anni .... non cambia nulla

4. Poi nel 2003-2004 stranamente dopo un'ondata pesante di riforme che cambiano la faccia della Germania iniziano a divaricarsi.

Certo in mezzo ci sono anche faccenduole come la germania ovest che si carica sulle spalle la germania est, ma si sa son dettagli che i guru non si disturbano a ricordare, anzi diranno che è stato un vantaggio.

come non ricordano che nel frattempo c'è stata la rivoluzione dell'ICT,che noi abbiamo sostanzialmente persa. Non ricordano l'evoluzione del prezzo del petrolio, ecc.ecc.

1) Nel grafico c'è il gdp REALE. Gdp reale vuol dire a prezzi costanti cioè depurato dagli effetti dell'inflazione. Quindi indipendentemente dal tasso di inflazione degli anni 80, il reddito delle persone CRESCEVA dal punto di vista reale non solo nominale.

 

2 e 3) Be' non direi dal 1987 al 1992 entriamo nello SME credibile e il tasso di cambio rimane bloccato e infatti la nostra crescita si arresta. Nel 1992 tardivamente svalutiamo e infatti la crescita riparte. Nel 1996 rivalutiamo per entrare nell'euro e la nostra crescita si appiattisce leggermente nell'anno successivo. Ci ripigliamo un po' tagliando i salari (pacchetto Treu)

 

4) E' vero la botta vera arriva nel 2003-2004 quando i nostri fratelli europei tedeschi prendono a picconate il loro mercato del lavoro facendone precipitare il costo a botte di minijobs e flexsecurity. http://fsaraceno.wordpress.com/2014/09/11/labour-costs-who-is-the-outlier/ Per di più finanziando quest'operazione con soldi pubblici (il loro debito pubblico esplode in quegli anni)

Il punto è che la Germania non è nuova a questo tipo di politiche deflazionistiche il problema nel 2004 sta nel fatto che non c'è più la flessibilità del cambio a riequilibrare queste storture. In un regime di cambio fisso se abbasso la mia quota salari ottengo immediatamente un vantaggio rispetto ai miei competitor commerciali per ovvi motivi. Il problema è che lasciando il cambio libero di fluttuare questo gioco sporco verrebbe assorbito dalla rivalutazione della tua moneta conseguente alla maggiore domanda dei tuoi beni. Nell'eurozona questo non può accadere. Siamo l'unica parte del mondo in cui la legge della domanda e dell'offerta è inibita. Alfieri del libero mercato con il prezzo della valuta pianificato. Questo gioco al ribasso sui salari non solo non è salutare per il proprio mercato interno ma costringe anche i paesi con la stessa moneta a fare altrettanto per non perdere competitività rispetto al partner che segue la politica del beggar thy neighbors. Inutile dire che per giocare a questo gioco bisogna essere oltre che un po' stronzi anche il paese più forte dell'unione all'interno del quale non sia troppo traumatico tagliare i salari che sono notoriamente rigidi verso il basso. Se in Germania si può tagliare è molto più difficile farlo in Grecia Spagna Portogallo o anche Italia. Non perché in italia siamo più più scapestrati ma perché i nostri salari sono inferiori. Riguardo alla favola della Germania Ovest che si sacrifica per aiutare i fratelli dell'est e si accolla l'onere economico della ricostruzione http://www.libreriauniversitaria.it/anschluss-annessione-unificazione-ge... Magari ne parliamo in un altro momento

L'ultima svalutazione della Lira si esaurisce nel 1995, poi per un decennio Italia e Germania hanno avuto tassi di crescita identici. Solo nel 2006 (11 anni dopo!) la Germania inizia a crescere più velocemente, ben 2 punti di Pil all'anno in più. Germania e Italia sono stati per anni i malati d'Europa, poi la prima si è ripresa, la seconda è ormai agonizzante.
P.S. Nei cinque anni dentro lo SME il tasso di crescita medio per l'Italia fu del 2,4%, nel triennio di svalutazione 93-94-95 fu dell'1,4%.

Occam

Vincenzo Pinto 28/10/2014 - 20:44

Mai capito perche' quando si parla della miracolosa crescita italiana degli anni '80 non si prende in esame la spiegazione piu' semplice, e cioe' che la spesa pubblica aumento' in maniera rilevante e finanziata in buona parte a debito. Cosa non piu' possibile a fine decennio non tanto per colpa dello SME, della Germania o dell complotto giudoplutomassonico, ma perche' gli interessi erano aumentati assai vista la mole di debito. Non sono esperto di contabilita' nazionale ma se chiedi in prestito 10 miliardi di EUR oggi e ci assumi mezzo milione di impiegati pubblici a 20.000EUR/anno, il PIL aumenta di 10 miliardi di EUR. Basta guardare questo documento per vedere chiaramente che la spesa pubblica aumenta parecchio tra il 1975 e il 1985, e la serie storica del debito pubblico per capire che il finanziamento avvenne per lo piu' in deficit, ovvero a spese delle generazioni future.

Finalmente

Maverick 26/10/2014 - 16:50

Faccio i complimenti a Boldrin, perché ha fatto la cosa migliore: lasciar parlare i dati.
Sottinteso a quest'articolo c'è scritto: "Lasciamo l'ideologia ai capitani da salotto, guardiamo i grafici. No, non stare a controbattere con le solite frasi fatte, guarda i numeri. Li hai visti? Allora, hai visto?".

Mi piacerebbe che ci fosse un seguito a questo articolo, in cui, constatando la situazione espressa (da sé) dai grafici, venisse anche proposta qualche soluzione concreta per "invertire la rotta".
Anche qui: senza ideologia, ma con sano spirito di realismo, conservando un occhio pragmatico su come le cose possono essere realizzate concretamente in questo sventurato Paese.

È vero, forse non è nello spirito di questo blog, ma sarebbe un toccasana (almeno per me): leggere questo articolo è stato come prendere una boccata d'ossigeno, ma di quello buono.

Sì nel lungo periodo siamo tutti morti, ma quello che volevo dire è che le condizioni della domanda non impattano sul tasso di crescita di un'economia nel lungo periodo (vedi il modello neokeynesiano di Woodford o Galì per esempio, il loro approccio è ripreso, ovviamente molto semplificato, nel testo di Blanchard). Il punto è che adesso in Italia si sommano due problemi: uno congiunturale (business cycle) dovuto alla crisi iniziata nel 2008 e uno di più lungo periodo (strutturale), ed è a quest'ultimo drammatico aspetto che viene dato il nome di "declino". Possiamo stare a discutere a lungo che magari la politica fiscale dell'area euro è stata troppo restrittiva durante la crisi, a causa delle fissazioni anti-inflazione dei tedeschi etc. etc., e forse una politica più espansiva sarebbe preferibile (anche se la ECB mi pare, per quel poco che so, stia facendo bene) ma il problema di fondo dell'economia italiana rimane, ed è un problema di crescita del PIL potenziale, che dipende dalla crescita della produttività, che a sua volta è influenzata dalle istituzioni, dalla regolamentezione dei mercati e così via.

Bah che la BCE si stia comportando bene non sono per niente d'accordo. La BCE è nella migliore delle ipotesi oggi come oggi inutile perché non può politicamente fare l'unica cosa che dovrebbe dal punto di vista della razionalità economica. E se lo dice LUI ci puoi credere
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-20/l-elicottero-che-dragh...

Quanto alla produttività, rimango veramente allibito. Il problema odierno del paese è la domanda interna, che è stata distrutta come candidamente ammesso dal Prof. Mario Monti.
Poi oh se volete continuare la corsa a handicap con la Germania sulle esportazioni possiamo sempre reintrodurre la schiavitù, sai che produttività

 

Vedo ricorrere a più riprese in questo dibattito il noto tema della "fissazione" anti-inflazione d ei tedeschi, questa fysima sciocca e irrazionale, dovuta al ricordo angoscioso dell'iperinflazione di Weimar.

Ma VaFanGHIUL (perdono..).

Viva i tedeschi. Mi levo pure io un sassolino, lasciatemelo fare via. Una considerazione personalissima, di un ingegnere che di economia non capisce nulla. E' questa:

IO L'INFLAZIONE NON LA VOGLIO

Se non la vogliono nemmeno i tedeschi, allora sono d'accordo con i tedeschi. Ma me ne infischio dei tedeschi, della Merkel, di Weimar e di Rummenigge.

IO L'INFLAZIONE NON LA VOGLIO

E' un modo vilissimo di derubare i risparmiatori dei loro risparmi. Se si deve frugare in tasca a qualcuno, allora lo si faccia guardandolo in faccia, almeno. Ogni tanto qualcuno pontifica che il tasso ottimale di inflazione sarebbe il 2% (pure qui) addirittura che si dovrebbe fissare un lower bound.
Ma rivaffanghiul. Il MIO tasso ideale di inflazione è ZERO. E non c'è nel pianeta una considerazione economica che possa farmi cambiare idea, perché la ragione di ciò è una ragione MORALE.

eccerto

keith fragoviak 27/10/2014 - 14:10

E sei pure ingegnere figurati se non avevi studiato. Sveja. Una moderata (ma sostenuta) inflazione è più che mai auspicabile perché è segno della crescita del paese. E' la legge della domanda e dell'offerta niente di più se si sta meglio e si guadagna mediamente di più si compreranno più cose e se si comprano più cose il loro prezzo sale, as simple as that. Non c'è niente di IMMORALE nell'inflazione come non c'è niente di immorale nella temperatura: a 50 gradi ti prendi l'insolazione, a 25 stai alla grande.

La storia dei risparmi erosi poi non sta ne in cielo ne in terra ormai pure mia nonna l'ha capito. Punto primo in una situazione di crescita del paese con un po' (ma non troppo poca inflazione) si può tranquillamente pensare a un sistema di indicizzazione dei salari. In ogni caso in un paese che cresce è molto più facile creare e trovare posti di lavoro migliori e pagati meglio.

Ti faccio una domanda: È meglio avere uno stipendio che a fine anno ha perso il 5% del suo potere d'acquisto o non avere più uno stipendio perché il datore di lavoro ha dovuto chiudere (che di solito è quello che succede quando vai in deflazione o a inflazione ZERO come piace a te). Chiavatelo in testa una inflazione troppo bassa è segno di stagnazione o decrescita del paese. E questo non fa bene a nessuno ne all'ingegnere ne all'imprenditore ne al lavoratore.

Sveja tu

Nasissimo 27/10/2014 - 16:03

Con l'inflazione si erode il risparmio. Questo è l'aspetto IMMORALE dell'inflazione, che non è per nulla "come la temperatura". La temperatura aumenta da sè, e se ti fa caldo te la prendi col Signore. L'inflazione aumenta perché c'è qualche stronzo che la "pompa", per questa o per quella via (famo così: tu risparmi spiegazioni a me, io risparmio spiegazioni a te).
L'indicizzazione dei salari, e il "trovare posti di lavoro" non c'entra un fischio (sveja) perché non risolve l'erosione del risparmio tesaurizzato. Forse tua nonna ha capito male: la nonnina centenaria non lavora più, e quindi non ha più un salario, se ce lo ha avuto mai; né, a 102 anni, le può interessare quanto sia facile o difficile trovare un lavoro. Se nei suoi 102 anni vissuti, di sudati risparmi e saGrifici sanguinosi, la nonnina ha accumulato un meritato gruzzolo, ma non si è presa la briga di convertirlo in oro, o franchi svizzeri, o farina di castagne, o qualcos'altro che non si può stampare, in regime di inflazione il suo salvadanaio si svuota come una vasca da bagno che perde. E senza che nessuno glie lo dica.
Dunque L'INFLAZIONE IO NON LA VOGLIO. Perché? Perché non mi piace. Va bien? Non c'è nulla da spiegare. Non mi piace che si derubino le vecchie. Non voglio che si derubi mia nonna, e nemmeno la sua, nemmeno se lei crede di aver capito che va bene così.
Se si deve aggredire il risparmio delle nostre povere nonne, allora lo si faccia apertamente: "mi dispiace signora Sofonisba, dei suoi 100k€ di risparmi, 25 la ci servono a noi. Un se la pigli.."

Pare che l'inflazione non garbi nemmeno ai tedeschi. Bene, sono in sintonia con i tedeschi. A volte mi capita.

Eccerto che se c'è inflazione è più facile trovare lavoro (graziealcazzo), pure se si dimezzano i salari nominali, o se si reintroduce la schiavitù o lo jus primae noctis, si produce lo stesso effetto. E allora?Deflazione è diverso da inflazione zero. Io dico che il tasso di inflazione ideale, per mio gusto, è ZERO. Ogni scostamento - in più o in meno - dal valore ideale mi è fastidioso, tanto più gravemente quanto più è consistente.
Una domanda sensata e meno irritante potrebbe essere: meglio +2 o -2? Non lo so. Su questo si può ragionare. L'assunto apodittico che la deflazione sia un male peggiore dell'inflazione non mi convince affatto. Non ho visto nessuno strapparsi i capelli perché il prezzo del gasolio negli ultimi 12 mesi è diminuito del 20%.
Non mi convince l'assunto per cui se uno sa che il prezzo del gelato al pistacchio probabilmente tra una settimana sarà diminuito da 1,50€ a 1,30€, rinvia l'acquisto del gelato di una settimana. Me pare na strunzata: I cellulari negli ultimi 10 anni hanno hanno visto abbassarsi il loro prezzo di dieci volte, e la diminuzione è stata costante e prevedibile, ma non sembra che ciò abbia ucciso né rallentato il mercato dei cellulari.

L'inflazione trasferisce ricchezza dai creditori ai debitori, la deflazione dai debitori ai creditori. L'inflazione erode il risparmio, la deflazione lo premia. Visto che i debitori in generale mi sono meno simpatici dei creditori, e visto che considero il Risparmio una virtù da premiare, tra i due mali io preferisco la deflazione.

 

Nota per Roberto Maria Rossi (post successivo)

Primo: Io non "mescolo economia e morale", io parlo solo di morale. L'economia se del caso c'entra un pochino di riflesso.
Secondo: L'Economia nacque come una costola della Filosofia Morale. Quel "mescolare" che lei definisce "ozioso" secondo me è necessario, fino dallo stadio zero.
Terzo: mi pare che lei non abbia capito un tubo. Prestito a usura? Di che sta parlando? Io sto parlando di RISPARMIO. Proprio il Risparmio classico, quello del salvadanaio a forma porcellino, quello della filastrocca de la Cicala e la Formica. La sa?
Perché assume che lo stock di Risparmio della mia nonna Sofonisba sia stato accumulato tramite USURA? Ma come si permette?
Il Risparmio che intendo io è quella cosa per cui un onesto padre di famiglia sceglie di privarsi di una quota parte del suo reddito per tesaurizzarlo, in vista di usi futuri. Magari per preparare la sua vecchiaia, oppure per usi ameni come gli studi universitari dei figli, o l'acquisto di una casa, sempre per i figli, o altre cosacce così. Lei crede che questo onesto padre di famiglia debba "risarcire" qualcuno, per espiare la colpa di aver risparmiato, nel corso della sua vita lavorativa?
Io credo di no.

secondo diverse filosofie "morali" la nonnina che acquista titoli di Stato ricade già nella fattispecie dell'usura, ed anche chi ha un conto corrente che frutta un interesse, entrambi questi atti risultano così immorali; Lo dicevo non per attaccare la suddetta nonnina, ma solo per dimostrare per assurdo quanto fosse risibile il tentativo di impostare un discorso economico (circa il livello ideale di inflazione) su principi morali. Certo che tirando fuori l'astuto risparmiatore che si tiene 100.000 euro di risparmi in un salvadanaio, hai (immagino non intenzionalmente) dato una ulteriore connotazione positiva all'inflazione, ovverosia quella di vera e propria tassa sulla stupidità umana... e quella davvero non potrà mai essere troppo disincentivata!

Non sa cosa siano i "titoli di stato". Ha accumulato i suoi risparmi nel corso di un secolo, mettendo da parte una porzione del suo reddito lavorativo, in un salvadanaio, o forse nella palla di ottone del letto, o sotto un mattone, chi lo sa. Non mi è dato saperlo, solo la nonna sa dove sono custoditi i risparmi della nonna.
Ma non le permetto di insultare mia nonna dandole della stupida.
Fuor di metafora: il Risparmio è una virtù, e non c'è nulla di "stupido" in esso. Lei tenta di giustificare il trucco dell'inflazione, usato per derubare i risparmiatori come la nonna Sofonisba, argomentando che i risparmiatori sono degli usurai?
E sostiene che questi sarebbero degli usurai perché (perlopiù) col loro risparmio acquistano obbligazioni che pagano un tasso di interesse, mentre se i risparmiatori usano il porcellino allora sono dei deficienti, che devono essere puniti per questo??
Si domandi: c'è necessità nell'acquistare titoli di credito, da parte dei risparmiatori? E se SI, da cosa è data? Se alcuni risparmiatori meno malaccorti della nonnina affidano i loro risparmi a fondi più o meno hedge, obbligazioni varie, BTP, Bund, Ponzi, Stigonzi o Furbaroli, perché lo fanno? Sarà forse per proteggerli dall'inflazione? Non ha pensato che in assenza di inflazione, non ce ne sarebbe affatto bisogno?

Si concentri su cosa è il Risparmio, nella sua essenza (essenza morale, anche, e prima di tutto). Avevo scritto sopra: ..quella cosa per cui un onesto padre di famiglia sceglie di privarsi di una quota parte del suo reddito per tesaurizzarlo in vista di usi futuri. Magari per preparare la sua vecchiaia, oppure per usi ameni come gli studi universitari dei figli, o l'acquisto di una casa, sempre per i figli, o altre cosacce così.

Accetta questa definizione, Rossi? Cosa c'entra l'usura?
Questo onesto padre di famiglia desidera solo che il suo risparmio sia protetto (dall'inflazione!) per questo si risolve - controvoglia - ad affidarlo ad un consulente finanziario, di cui di solito si fida pure poco. Perché deve assicurare su di esso un interesse almeno pari al tasso di inflazione, altrimenti il sudore della sua schiena contenuto in esso sarà stato invano.
E' per evitare di farsi derubare dall'inflazione, che costui si rassegna a servirsi di strumenti finanziari.
Se costui è un usuraio, lo è per colpa dell'inflazione. Ecco un altro argomento contro di essa.

Il nonno Bill

amadeus 10/11/2014 - 15:09

https://www.janus.com/bill-gross-investment-outlook

dove si narra che nel mondo del 'fiat money' (come lo chiamano gli economisti), dove il sistema economico e le leggi che lo governano (comprese le leggi dello stato) sono costruiti sul presupposto della crescita, se questa viene a mancare (la crescita reale) dovrebbe essere surrogata quantomeno dalla crescita nominale, così, solo perchè non salti tutto in aria...

Carissimo Nasissimo, la deflazione (o la bassa inflazione) nella congiuntura economica in cui si trova l'Europa, ha effetti assai pericolosi. Questo per almeno tre motivi: primo, la deflazione si traduce in un aggravio del debito, il che porta i debitori a alzare le tasse (lo Stato) ridurre i consumi (le famiglie) e gli Investimenti (le imprese) per poter ripagare i suddetti debiti, con un chiaro effetto pro-ciclico in una fase di recessione.
In secondo luogo, la deflazione rende impossibile alle imprese ridurre i salari reali, viste le resistenze alla riduzione di quelli nominali, aggravando la recessione e la disoccupazione, rendendo più lungo e doloroso l'aggiustamento degli stessi, per effetto deflazione infatti i salari reali possono addirittura aumentare, spingendo le imprese in una fase di recessione a licenziare ancora di più.
Terzo, in una fase in cui il tasso di interesse reale di equilibrio che uguaglia risparmi e investimenti è probabilmente negativo, la deflazione rende impossibile per le banche centrali raggiungere tale tasso reale negativo, anche qui rendendo impossibile l'uscita dalla depressione.

Quanto alle considerazione di carattere morale circa "l'esproprio dei risparmiatori" faccio presente che buona parte del pensiero umano ha affermato l'assoluta immoralità dell'attività di prestito di denaro dietro interesse (anche un interesse molto basso come chessò, quello dei BTP) equiparandolo all'usura. In quest'ottica, l'inflazione acquista la sembianza di un parziale risarcimento delle vittime nei confronti dei loro usurai, non certo una cosa immorale.
Per inciso, non sto affermando l'immoralità dell'attività finanziaria, francamente considero assolutamente ozioso e inutile mischiare economia e morale, ma se uno lo fa, perlomeno dovrebbe rifletterci un po' e documentarsi prima di sparare la prima cosa che gli passa per la testa...

Roberto Maria Rossi ti aveva spiegato in maniera impeccabile perché non c'è niente di immorale nell'inflazione posto che si possa parlare di moralità in Economia, ma evidentemente o non arrivi a capirlo oppure non leggi quello che la gente ti scrive.
In entrambi i casi non sarebbe utile parlare con te ma a me piacciono i casi disperati.
Provo a farti notare la palese incongruenza del tuo stupido (concedimelo) ragionamento.

Secondo te i risparmi delle nostre nonne sono più al sicuro in una fase di crescita dell'economia del paese (alla quale è necessariamente accompagnato un tasso di inflazione più o meno sostenuto) o in una fase di recessione accompagnata da tassi di inflazione vicini allo zero o addirittura negativi?

Quant'era il tasso d'inflazione prima della riforma Fornero?
Comunque se non ti fidi di me e hai voglia di studiare un po' (cosa che dubito)
ti suggerisco quest'articolo di uno di passaggio.
https://webspace.princeton.edu/users/pkrugman/pksintra.pdf

e pure tua nonna che apprezza l'inflazione.

Di solito su nFA di presuntuosi arroganti ce ne sono parecchi, ma di scemi che insultano no, di quelli ce ne sono pochi. Purtroppo qualcuno trappia.
Pure io amo i casi disperati. Siamo in due, e quindi toh, ti rispondo pure qualcosa.

Nè Roberto Maria Rossi, ne tu, ne tua nonna può "spiegarmi" perché una cosa non mi piace. Perché io avevo detto "l'inflazione IO NON LA VOGLIO". Perché? Perché non mi piace.

Quando vai al ristorante, l'oste ti propone una zuppa di funghi ma a te i funghi non piacciono, tu gli dici: "No, grazie".
Se insiste, cambi tono e dici "NO, la zuppa IO NON LA VOGLIO".
Se questo è duro come una pina e insiste ancora, ti alzi in piedi e gli rovesci la zuppiera nel capo, picchiando sopra col ramajolo, per calzarla bene.
T'hai capit?

Il mio non era un "ragionamento" era un giudizio. Se vuoi ti suggerisco pure io dei testi dove studiare per imparare la differenza. Non ti preoccupare, sono libri di grammatica delle medie.

Di moralità si può e si deve parlare ovunque, non solo "in economia". Ma questo probabilmente è fuori dalla tua portata. Glisso e passo oltre.
Con il trucco dell'inflazione da sempre si sono derubati i risparmiatori. Da sempre o perlomeno dal tempo della circolazione aurea (ma pure allora qualcuno con la lima trovava il modo di inflazionare i sesterzi). Questo può alimentare la crescita, oppure no. Non è necessario né sufficiente, ma pure qui si andrebbe troppo sul difficile, ma soprattutto si andrebbe fuori tema. Perché ciò è moralmente indifferente.
Se per fare un esempio forse alla tua portata (forse, perché pure quello della nonna Sofonisba era da seconda media, ma non è bastato) in qualche modo si "dimostrasse" che con i proventi degli scippi si favorisce la crescita, beh.. io continuerei a essere contro gli scippi lo stesso.

Perché? Perchè gli scippi non mi piacciono. E quindi li scippi IO NON LI VOGLIO.
E' chiaro così?

Dire che con l'inflazione si "derubano" i risparmiatori non ha alcun senso. Quello che succede con l'inflazione è che il prezzo relativo del denaro rispetto agli altri beni si riduce. Ovviamente, questo danneggia i risparmiatori che hanno i loro risparmi in denaro liquido(o in bond non indicizzati). E dove sta lo scippo? lo stesso succede quando ad esempio il valore dell'oro scende, il prezzo relativo dell'oro rispetto agli altri beni scende, e lo zio Sofonisbo che aveva tutti i risparmi di 80 anni di sudato lavoro in lingotti d'oro, ci perde. Il prozio Zenofosbio invece aveva investito i suoi risparmi in terreni agricoli, quando il valore di questi ultimi cala, ci perde. Non parliamo poi del nonno Sanofosbio, tutti i suoi risparmi di una vita collocati in azioni di aziende petrolifere, è stato forse scippato (mi dica lei da chi) ora che il prezzo del petrolio è diminuito, e questo chiaramente si traduce in un calo delle sue azioni? insomma, lei sostiene che il Governo dovrebbe assicurarsi che i prezzi relativi di tutti i possibili beni che possono costituire una forma di risparmio resti immutato, alla faccia di qualsiasi regola di mercato, per tutelare il risparmio? ad esempio per tutelare il risparmio del mio trisavolo Sofonisblione che aveva nell'800 tutti i suoi risparmi nella sanguisughe spa, avremmo dovute impedire lo sviluppo nel nostro Paese della medicina moderna? a me sembra che lei proponga uno scippo, lo scippo ai danni di mio nonno sobonoso che aveva i suoi risparmi tutti nella sua casa di proprietà, ha visto il suo valore calare del 30%, e in più paga tasse sempre crescenti e ha la rivalutazione della pensione bloccata, tutto perché lo Stato italiano deve ripagare fino all'ultimo centesimo i risparmi di sua nonna...

ed io ho risposto per le rime. A Lei, che non insulta, ho risposto meglio nel post qui sotto. Gioco l'ultima cartuccia (è l'ultimo dei 3 post giornalieri) con un breve commento anche qui su quello che dice. Con l'inflazione si derubano i risparmiatori allorquando la si "pompa" nel sistema deliberatamente ("stampando moneta" o per altra via è indifferente) proprio con lo scopo di sottrarre ricchezza a questi, e di ridurre i salari reali. Cioè quasi sempre.

Sia il trisavolo Sofonisblione, quello che aveva investito i suoi risparmi in sanguisughe, sia il prozio Zenofosbio, che li aveva investiti in terreni agricoli; sia pure lo zio Sofonisbo che aveva investito i suoi risparmi in lingotti d'oro, avevano appunto investito in qualcosa, con ciò scegliendo di rischiare. Avevano accettato il rischio di una perdita, in cambio della possibilità di avere un profitto, nella consapevolezza che il valore delle sanguisughe, e dei terreni agricoli, e pure dell'oro (ai fini di quel che si dibatte qui) è una variabile di mercato indipendente dalla volontà dei governi o di qualche altro soggetto.

La nonna Sofonisba del mio esempio, invece, non ha investito affatto. Lei ha solo accumulato valuta. Non ha convertito il suo risparmio in un qualche tipo di merce, di valore fluttuante sul mercato, lo ha lasciato in moneta. Non venirmi a raccontare che anche la moneta è una merce. La moneta dell'oggi è moneta fiduciaria. Il suo valore è sotto il controllo dell'autorità monetaria (infatti la BCE si da una inflazione-target) che stampando soldi la può inflazionare ("stampare" oro era più complicato, ed avevano scelto l'oro proprio per questo, mi sa: non gli garbava l'idea che lo si facesse).

La differenza quindi è questa: Il trisavolo Sofonisblione si è fidato delle sanguisughe, ed ha sbagliato i suoi conti. Il prozio Zenofosbio ha creduto nei terreni agricoli, e pure lui ha sbagliato i suoi conti. Lo zio Sofonisbo credeva di essere più prudente, coi lingotti d'oro. Lui pensava che così non avrebbe lucrato nulla, ma almeno non li avrebbe perduti, come era accaduto a suo padre e suo nonno. E' rimasto fregato. Non ha pensato che anche l'oro è una merce, che non si può produrre in nessun modo, ma si possono scoprire nuove minere. E sfortunatamente è avvenuto.

La nonna Sofonisba, dopo aver visto piangere suo bisnonno, suo nonno e infine suo padre, ed essendo esperta solo di cucina e di castagnaccio, ha scelto di non provarci neppure. Ma avendo conservato la pervicace coazione ascetica al risparmio dei suoi avi Giansenisti, nei suoi 102 anni di vita e lavoro duro ha comunque accumulato un gruzzolo. Ma lo ha lasciato in moneta.

Così facendo, la nonna Sofonisba non si è fidata delle sanguisughe, né dei terreni agricoli, e neppure dell'oro. Lei si è fidata di te. Te autorità monetaria, te Granduca Gian Gastone de' Medici oppure te Mario Draghi, te che puoi decidere di pompare inflazione oppure puoi decidere di non farlo.
Se tu stampi moneta e pompi inflazione nel sistema per attingere al suo risparmio, dopo che lei si è fidata di te, tu la derubi.

 

E mamma mia che cosa brutta questa deflazione! Comunque

1. Si', la deflazione e' male per i debitori, l'inflazione bene per gli stessi. Sugli effetti dell'aggravio del debito fai un po' confusione perche' se l'aumentare del debito ha tutti questi effetti negativi sembri scordarti che ad un debito corrisponde un credito e con inflazione la riduzione del credito dovrebbe portare ad un effetto ricchezza negativo. Insomma se la deflazione genera carestia e morte perche' sta male il debitore, l'inflazione genera lo stesso effetto dall'altra parte (sono identita' contabili).

2. Il problema allora sono i meccanismi che rendono sticky i salari, non la deflazione, non trovi?

3. Tasso reale negativo, vuol dire che c'e' talmente tanta offerta di risparmio rispetto alla domanda che bisogna pagare per il privilegio di impiegare i propri soldi, che vale piu' un uovo domani che un uovo oggi, che il premio al rischio e' negativo...  Se ho capito bene, mi sembra una cazzata.

Sul pensiero umano e l'usura, credo ti riferisci alle religioni. Non ci darei troppo peso, hanno fatto danni ben peggiori. Diciamo che il pensiero moderno invece vede  assolutamente normale l'esistenza di un saggio di profitto come remunerazione dell'investimento. 

Intanto, non esiste evidentemente un solo pensiero umano moderno, ne esistono innumerevoli. Se ci riferiamo invece a quello "occidentale oggi prevalente", generalmente viene ritenuto "morale" l'esistenza di un saggio di profitto, mentre continua ad essere ritenuta immorale l'usura. Questo approccio "moderno" è logicamente molto debole e incoerente dato che non c'è nessuna differenza scientificamente misurabile fra i due comportamenti: il tasso di "usura" viene stabilito arbitrariamente per legge, e cambia da Paese a Paese, ed anche nello stesso Paese a distanza di tempo. Insomma, è difficile immaginare qualcosa di meno solido su cui costruire un pensiero morale. Personalmente, avrei più rispetto dei sedicenti liberali se avessero il coraggio della coerenza e sostenessero la necessità di eliminare del tutto il reato di usura, e lasciare al mercato dei capitali il potere di determinare liberamente i saggi di interesse (in questo modo raggiungerebbero il livello di coerenza ed onestà intellettuale delle religioni medievali).

Ma ripeto, io volevo parlare di economia, non di morale, ho introdotto il discorso sull'usura solo come esempio di quanto fosse a mio parere ridicolo applicare principi morali all'analisi economica. Sulle obiezioni:

1 Non ha molto senso dire che l'effetto è nullo, perché ovviamente debitori e creditori non sono gli stessi, non hanno le stesse caratteristiche ad esempio i creditori sono più ricchi dei debitori (dunque con una propensione marginale al consumo inferiore). Non solo, sul piano internazionale, Cina, Giappone, Paesi del Golfo sono creditori, noi siamo debitori. L'idea che togliere alle imprese manifatturiere italiane per dare allo Sceicco del Barhein non abbia nessun impatto sul livello degli Investimenti produttivi in Italia sinceramente non mi convince per niente e andrebbe argomentato.

2 i meccanismi che fanno sì che i lavoratori facciano maggiori resistenze ad un taglio del salario reale mediante riduzione di quello nominale, rispetto che ad un taglio di pari entità mediante inflazione, sono meccanismi psicologici non istituzionali ( e tra l'altro sono esattamente gli stessi che spingono i risparmiatori a ribellarsi di meno contro un'inflazione che riduca i loro attivi rispetto che un haircut del valore nominale di pari entità). Praticamente stai dicendo "che il problema è la natura umana non l'inflazione". Boh non capisco l'obiezione.

3 Qui proprio sei male informato. Non è affatto infrequente di recente che i rendimenti reali ad esempio sui bund tedeschi o sui titoli americani siano negativi. E poi Il premio al rischio c'è comunque, dato che tassi reali negativi sono comunque maggiori del tasso di interesse garantito dal cash (mi sembra fosse pari a 0 l'ultima volta che ho controllato).

Boh, lasciamo perdere l'approccio morale va' tanto non interessa nessuno. Sui punti:

1. Che i creditori siano piu' ricchi dei debitori, che vuol dire ricchi? Se parli di patrimonio netto, e' una tautologia, se intendi a livello di flussi, non sono convinto. Personalmente sono un under 40, ho un patrimonio piu' basso di quello di un pensionato con casa di proprieta' ma sono abbastanza sicuro di guadagnare di piu'. Sull'internazionalizzazione, mi pare sottovaluti il fatto che i mercati dei capitali sono decisamente aperti, quindi se lo sceicco del Bahrein vede opportunita' produttive in Italia ci investe. A meno che tu non voglia dire che siccome abbiamo molto debito ci conviene l'inflazione (e pazienza per il 60% di debito detenuto nazionalmente).

2. Guarda non e' che ci siano meccanismi genetici, almeno non mi risulta. Basterebbe spiegare nelle scuole che vuol dire inflazione e cosa deflazione. "Cambiare la natura umana" mi  pare un po' eccessivo come concetto, basta spiegare una decina di concetti fondamentali a scuola, credo ne beneficierebbero in parecchi.

3. L'unica cosa che mi risulta abbia rendimenti nominali negativi e' lo Schatz, sui rendimenti reali devi spiegarmi come li calcoli visto che hanno senso solo se calcolati ex-post. Banalmente, se adesso compri un Bund ti rende piu' o meno 90 bps all'anno, contro un'inflazione annua che si attesta al momento intorno a 50bps. Quindi il tasso reale e' 40bps all'anno. Sono d'accordo che su alcuni tratti della curva i rendimenti reali siano negativi, da li' a parlare di tasso di equilibrio negativo ci passano almeno una mezza dozzina di salti logici.

Bene

Nasissimo 3/11/2014 - 10:52

Tu usi un tono diverso da quello del baluba di cui sopra, e quindi ti rispondo volentieri con un tono diverso.

1. "non c'è nessuna differenza scientificamente misurabile fra i due comportamenti: il tasso di "usura" viene stabilito arbitrariamente per legge, e cambia da Paese a Paese.."

La mia risposta si appunta ne la locuzione "scientificamente misurabile" qui usata a sproposito. Come per molti problemi etici, per approcciarlo senza incappare in paradossi devi adottare una logica Fuzzy. Esiste una giustificazione etica all'applicazione di un interesse sul prestito? In condizioni di inflazione ovviamente sì, l'interesse va a coprire l'inflazione. E in condizioni di inflazione zero? Eticamente, in questo caso, si giustifica comunque la remunerazione del rischio. E si può monetizzare il premio del rischio in modo abbastanza oggettivo, coi metodi usati dalle compagnie di assicurazione. Diciamo quindi che è di usura quell'interesse che eccede la somma di recupero inflazione + premio del rischio. E lo è tanto di più quanto se ne discosta. Il valore limite è necessario per la giurisprudenza, che deve distinguere univocamente la condotta punibile da quella non punibile; non lo è per l'etica, che può ammettere sfumature di valore. Come il limite tra "spaccio" e "uso personale" nel consumo di stupefacenti: dov'è la differenza "scientificamente misurabile"? Anche in questo caso la stessa condotta diviene reato punibile al di sopra di un limite quantitativo, stabilito dalla giurisprudenza in modo ovviamente arbitrario. Non è necessario quindi (intendo al fine della coerenza) eliminare il reato di usura, né per mio gusto sarebbe auspicabile.

2. "i creditori sono più ricchi dei debitori".

 Io non ne sono affatto convinto. Spesso i creditori sono piccoli risparmiatori, onesti padri di famiglia che tentano di accantonare parte del proprio reddito per assicurare la propria vecchiaia o un futuro ai propri figli.
Il caso tipico di grande debitore invece è il faccendiere, l' "imprenditore" all'italiana, quello che per "meriti" di relazione (diciamo così) ha accesso a linee privilegiate di credito, e raccoglie il risparmio altrui per farne i comodi suoi. I primi esempi di grandi debitori che mi vengono in mente sono Berlusconi e Briatore. Quest'ultimo lo chiavano "el Tribùla" per i debiti che aveva. Non proprio dei poveri cristi.

2b. Se anche fosse vero che i creditori sono più ricchi dei debitori, ciò sarebbe moralmente indifferente. Secondo alcuni, il "rubare ai ricchi per dare ai poveri" di Robin Hood è moralmente lecito, se non addirittura meritorio. Non so se sia la tua posizione. Non è la mia. Secondo i miei Valori, rubare non è lecito mai. Quindi un meccanismo che (di soppiatto, come bene tu evidenzi) "sottrae" ricchezza a debitori in favore dei creditori (deflazione), come uno che sottrae ricchezza ai creditori in favore dei debitori (inflazione) è comunque eticamente inaccettabile. Perché lo è il sottrarre un qualcosa al qualcuno cui appartiene. Di per sé. E sia che alimenti la crescita, sia che non lo faccia; sia che vada in favore di chi ha "propensione al consumo", sia che non ci vada.
Se (per usare l'esempio assurdo che funziona sempre) si "dimostrasse" che i neri hanno mediamente una "propensione al consumo" maggiore dei bianchi, saresti disposto tu a tollerare che ti venisse sottratto ogni mese il 2% di quello che guadagni, per donarlo a un tizio di colore che si chiama Mozambo, così a pipa di cocco nel nome della "crescita"?

3. "i meccanismi che fanno sì che i lavoratori facciano maggiori resistenze ad un taglio del salario reale mediante riduzione di quello nominale, rispetto che ad un taglio di pari entità mediante inflazione, sono meccanismi psicologici non istituzionali".

Già. Si conferma quanto sto dicendo: l'inflazione riduce i salari reali e in più intacca il risparmio accumulato. E chi la "pompa" lo fa proprio per questo motivo. 
Ovviamente lo stesso obiettivo (se e quanto sia auspicabile poi, e per chi, lo rimandiamo alla prossima puntata) si potrebbe ottenere abbassando i salari nominali, oppure prelevando direttamente dai libretti di risparmio delle vecchiette. E sarebbe perlomeno più leale, dico io.
Solo che, facendo così, probabilmente.. per delle oscure motivazioni psicologiche "non istituzionali" come bene dici tu.. i lavoratori salariati e le vecchiette se ne accorgerebbero meglio, e si incazzerebbero parecchio di più.

Si', la deflazione e' male per i debitori, l'inflazione bene per gli stessi. Sugli effetti dell'aggravio del debito fai un po' confusione perche' se l'aumentare del debito ha tutti questi effetti negativi sembri scordarti che ad un debito corrisponde un credito e con inflazione la riduzione del credito dovrebbe portare ad un effetto ricchezza negativo.

Forse bisognerebbe distinguere tra l’inflazione anticipata (ovvero mediamente prevista  dagli agenti economici) e quella inattesa. Altrimenti non si spiegherebbe perché fino a ieri tutti erano concordi che un target di inflazione intorno al 2% era la regola ottimale da seguire. Perché tale obiettivo poteva essere tranquillamente interiorizzato dai creditori (nonché dagli altri operatori) che a quel punto avrebbero richiesto un tasso nominale un po’ più alto del 2%, con il consenso dei debitori. Ciò che invece non si spiega è perché, se il 2% andava bene prima come ‘àncora’ per le aspettative, oggi che l’inflazione è ben al di sotto di tale target, non si ponga il problema al contrario. Se l’inflazione anticipata era al 2% ed oggi quella effettiva è ben sotto l’uno, i creditori hanno potuto avvantaggiarsi sui debitori.  Lo dimostra il fatto che ci sono ormai in circolazione solo titoli a tasso fisso che quotano molto al di sopra della pari. Per simmetria bisognerebbe far qualcosa anche per tale situazione. Se il limite del 2% è un target allora andrebbe perseguito con maggior decisione anche quando viene mancato 'al ribasso', se invece fosse un semplice cap andrebbe ben spiegata l’asimmetria.   

perfetto

marcodivice 29/10/2014 - 13:33

perfetto.

La BCE ha il 2% come mandato.  oggi non riesce a rispettarlo. Il paradosso è che uno degli ostacoli è l'azione politica tedesca, fatta in nome della indipendenza della bce e della stabilità dei prezzi.

Occhio che non vorrei che si arrivasse ad un punto dove un governo a caso  dica "Signori cari, con l'inflazione al 2% i miei conti sarebbero più che sostenibili. Visto che la BCE non ottempara il suo mandato, non vedo perchè noi dobbiamo ottemperare al nostro".  Stiamo giocando col fuoco, IMHO.

Articolo breve ma efficace. Speriamo che con i disegnini anche i fedeli seguaci del guru di turno riescano a capire:-). In effetti non è difficile:

a) Il tasso di crescita strutturale dell'italia, cioè quello di lungo termine, che comprende tutte le fasi del ciclo economico (crescita e recessione) è molto basso in termini assoluti, è in costante declino, ed è il piu basso all'interno del gruppo di Paesi sviluppati che devono e possono essere presi a riferimento. E lo è ormai da decenni. Bassa produttività, istituzioni ed incentivi economici distorti che spingono agenti economici a prendere decisioni individuali che non vanno nella direzione dell'interesse collettivo, etc etc..mi fermo qui..

b) Ma i seguaci dei guru sembrano non essere molto interessati alla crescita strutturale di un Paese (che volete che sia..da essa dipende solamente il benessere di un Paese nel lungo termine), bensi alla ripresa ciclica (uno, due, tre  trimestri?) che potrebbe derivare da una svalutazione della moneta.  Si accontentano di poco, diciamo. E su quel poco, io non ci scommetterei neppure un euro (pardon, una lira). La svaluatazione della lira, infatti, non sarebbe una semplice svalutazione monetaria, ma implicherebbe la rottura di un’area monetaria abbastanza grande, con conseguenze sulla domanda globale (via stress del sistema finanziario europeo) molto ampie. Un po quello che è successo con Lehman: l’euro svaluto’ 20%-30% rispetto ai principali partner commerciali dopo il crollo di Lehman, ma questo non si trasformo’ in una ripresa cíclica trainata dagli export, bensi in una nelle piu pesanti recessioni dell’ultimo secolo, dal momento che gli effetti  negativi della contrazione della domanda globale furono di molto superiori rispetto ai benefici della svalutazione sulle esportazioni dell’area UE.  Quindi i nostri guru-followers si concentrano su una potenziale ripresina cíclica che, a guardar bene, assomiglia piu a una ulteriore pesante recessione cíclica…J

Molto interessante; per caso è in grado di indirizzarmi a un articolo in cui venga discusso, o anche solo menzionato, il link fra svalutazione dell'euro e contrazione della domanda globale? Grazie, MD

puoi leggere questo. Anche se è un po' datato è sempre attuale.

Mi fa una certa impressione che vi capiate fra di voi. Io nemmeno capivo la domanda, visto che le possibili connessioni fra "svalutazione dell'euro" e "contrazione della domanda globale" sono una, nessuna, centomila ...

Ed il profetico "research paper" (sic!) di UBS del 2011 la dice tutta sulla qualita' intellettuale della merda che gira negli uffici studi delle banche su temi macro ...

No wonder la maggioranza della gente pensi che gli economisti siano una banda di guru arroganti. Han ragione. 

In realtà io non mi riferivo a "svaluatazion dell'euro" e "contrazione della domanda globale", ma a "rottura dell'eurozona" e "contrazione della domanda globale", generata dal fatto che il giorno dopo la rottura dell'eurozona il sistema finaziario si paralizzerebbe esattamente come avvenne dopo Lehman. L'effetto di breve di una rottura dell'eurozona sarebbe una recessione, e non come sostengono alcuni una ripresa ciclica trainata dall'export (visto che gli export sono dati dal prezzo per le quantità vendute, il vantaggio di avere un prezzo piu basso non sarebbe assolutamente sufficiente a colmare il crollo della quantità venduta). Questa è la posizione di molti, ne cito qualcuno a caso:

a) Paul De Grauwe (marzo 2013): “Chiunque avalli l'uscita dell'Italia dall'euro si porterà la responsabilità di aver causato una spaventosa destabilizzazione globale, con effetti e durata imprevedibili ma sicuramente pesanti e non brevi”; “Potrebbe anche essere che dopo due-tre anni o forse più, si riesca alla fine a trarne vantaggio. Ma il problema è che nel frattempo ci sarebbe un aggravamento a picco della recessione in Italia con impennate dei tassi, inflazione alle stelle e moti di piazza sempre più violenti. Anche le tensioni internazionali crescerebbero verticalmente. Insomma l'operazione è troppo rischiosa, è un passo che non si può fare perché l'azzardo supera grandemente i possibili futuri benefici».

b) Nouriel Roubini (gennaio 2006): “unless Italy and other Eurozone laggards change their policies to pursue serious economic reforms that restore competitiveness and growth, they will eventually be forced to exit EMU. This would be a disaster (…)“

c) Paolo Manasse (gennaio 2013): “A questo punto una rottura dell’Euro avrebbe costi molto alti. I paesi che uscissero tornando ad una moneta nazionale vedrebbero una fortissima perdita di potere d’acquisto per le famiglie poiché le monete nazionali si svaluterebbero di molto, del 30-50% e l’inflazione salirebbe, erodendo il valore di salari, pensioni e stipendi, i depositi sarebbero riconvertiti forzosamente nelle nuove monete, e dunque ne uscirebbero dimezzati; i governi perderebbero l’accesso ai mercati internazionali e dovrebbero dichiarare la loro insolvenza ristrutturando il debito pubblico e riconvertendolo in moneta nazionale; molte banche fallirebbero perché i loro investimenti in titoli di stato perderebbero valore, mettendo a rischio i depositi dei cittadini, e riducendo ancor più i prestiti alle imprese; con minori consumi e minor credito molte imprese fallirebbero e ci sarebbe una recessione e disoccupazione molto elevata, che potrebbe però essere compensata dall’aumento delle esportazioni dovute alla svalutazione”.

d) Geoge Soros (maggio 2013): “If Italy tried to leave the euro, it would have to default on its debt, which would be catastrophic not only for Italy, but for all of Europe and even for the global financial system

 

Quanto ai paper, pure in quel simpatico circo del goofy3 sono stati illustrati i risultati raggiunti dall'Oxford Economics che, in linea con tutti gli economisti sopra citati, parte dall'ipotesi che euro break up significa congelamento del sistema finanziario globale, il che significa recessione pesante, altro che “boccata d’ossigeno”. Ma l’argomento è stato bellamente accantonato…anzi peggio..al signore che presentava I risultati di tale studio sono state poste domande del tutto insignificanti quali “lei vede una svaluazione del 30%...io penso piu del 15%”…senza rendersi conto che il nocciolo della questione è proprio questo: nessuno sa quali possono essere gli effetti, I danni per le banche europee, e quindi il sistema finanziario si congela (again, it would be a Lehman2!!). Per la precisione: questa sarebbe la conseguenza a livello di crescita cíclica di una rottura dell’euro. Nulla a che vedere con i problemi di bassa crescita strutturale dell’italia, che non dipendono dall’euro e che una uscita dall’euro non vedo come possa risolvere.

"Vedi, arrogantello seguace di pessimi maestri," "Ma sembri troppo poco astuto anche solo per sospettarlo."

La sostanza è impeccabile, la forma è ruvida: affermazioni di tale tipo, se prodotte in una qualunque occasione di confronto televisivo, fanno prendere altri 10.000 voti al banana, perché inficiate da 2 difetti: 1) quello meno grave: nel paese della vaselina, figuriamoci; la 2), molto più grave, sono esatte ed incontrovertibili. Ed insomma, SB comunicativamente aiutato da FiD, no, per favore ...

 Ci sarà qualche connessione col declino?

Il declino, relativo al resto del mondo sviluppato, precede i tagli di almeno una quindicina di anni (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/images/3/33/Evolut...). Già nei primi anni 90 l'Italia cresceva molto meno di UK ed USA.

 dopo la ripresa degli anni 2000, il crollo delle  esportazioni è peggiorato negli ultimi 10 anni. Aver scelto l'ignoranza, insieme al nanismo congenito delle imprese, non ha certo aiutato il sistema Italia.

anni 2000

Giovanni Vera 30/10/2014 - 14:41

Ripresa anni 2000? (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/29/c...).
La slide 5 del documento che hai linkato: '' In effetti il problema di un basso tasso di crescita dell‟economia italiana, rispetto ai propri maggiori partner commerciali, è un problema di lunga data, che può essere fatto risalire all‟inizio degli anni'90 ''. Concordo.

del documento

Il piccolo ed effimero aumento di quota nel commercio mondiale non fu sintomo di una ripresa italiana, ma di guai altrui '' La struttura dell’export italiano, caratterizzata infatti da prodotti a basso contenuto tecnologico e articolato su una fitta rete di imprese di piccole e medie dimensioni, ha penalizzano il made in Italy. La difficoltà dell’industria italiana di inserirsi in un contesto globalizzato e fortemente concorrenziale, in particolare sul piano del costo del lavoro, ha causato la perdita di quote di mercato a favore dei nuovi concorrenti asiatici ed est europei in grado di produrre a costi notevolmente più bassi.(cfr Riquadro Competitività dell’Italia nel cap.4) Nel 2001, tuttavia, le difficoltà riscontrate a livello mondiale nel settore dell’Information Tecnology hanno permesso all’Italia una temporanea riconquista di quote di mercato. '' a pagina 26 http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi...

a settembre l'FMI ha rilasciato un country report sull'Italia. Probabilmente lo conoscete già, nel caso, eccolo.

E' interessante vedere cosa causa il gap nord sud. IMHO sono quelle cause agiscono anche nel gap tra Italia e resto d'Europa. Agendo su quelle leve si prenderebbero due piccioni con una fava.

Italian president gives evidence at landmark mafia trial Court examines claims of secret talks between mafia bosses and government officials in early 1990s

 

pare sia il terzo millennio D.C. e post DC

Eccolo. Nel commento non ho trovato il link che indicavi.

è un altro

marcodivice 28/10/2014 - 22:33

questo. sperando che stavolta funzioni. 

ora leggo il tuo link(immagino siano due parti dello stesso report)

Yes :)

michele boldrin 29/10/2014 - 21:10

Grazie.

è una utile ricognizione e fa piacere che qualcuno si ricordi ancora del problemino che ci ha interessato non più di 3 anni fa.

per indole pigra, lascio ai commentatori qualificati gli spunti più succulenti, i PADRE e madre :-) ecc. mi tengo però lo spassoso riferimento agli aspetti giuridici della ristrutturazione (eventuale, eventuale!) del debito italiano. contrariamente alla totalità dei commenti dell'epoca, l'autore ritiene che l'introduzione dall 2013 delle clausole di azione collettiva CAC abbia reso legalmente più difficile una rinegoziazione.

è bizzarro (una grillata, suvvia) sotto due punti di vista: 1) il default dell'Italia non è una questionedi tar, consiglio di stato, brillanti avvocati e procure di trani. infatti tutto il resto del paper è centrato sulle dimensioni di quello che sta per diventare il terzo debito pubblico mondiale.

2) vista la coesistenza sul mercato di titoli di stato italiani con-e-senza CAC, perfettamente confrontabili, qualcuno ha notato differenze di prezzo? non è una domanda retorica, potrebbero esserci differenze coperte da rumore di fondo, magari qualche analista ci si potrebbe dedicare con grande utilità collettiva.

A dire la verità, i recenti sviluppi relativi al debito Argentino provano esattamente il contrario, e peraltro in uno Stato di diritto qualsiasi tipo di controversia (come generalmente emergono in tutti i casi di default) è risolta in via giurisdizionale...

 l'enola gay al decollo aveva la lampadina della targa bruciata, eppure...

l'argentina ha tuttora traversie giudiziarie, però presso una corte americana, non a buenos aires. traversie che comunque non sarannno mai concretamente  risolte a favore del creditore dal giudice estero ma solo da una eventuale transazione.

non basta che un credito sia certo, liquido ed esigibile, occorre che ci siano i soldi.

Per quel che ne so, in macroeconomia l'aggetivo "real" significa "netto da inflazione".
Confrontando i due grafici "real" e non del PIL/capita, si nota una differenza di 25 punti tra i due dati del 2013.

La conclusione sarebbe che:
- rispetto agli altri paesi, noi siamo stati colpiti di più dall'inflazione (a parte la Germania);
- che il valore complessivo di tale inflazione in 10 anni sarebbe stato, per l'Italia, pari al 25% . Per la Germania: 42%. Per US: 19%.

Mi sto sbagliando?

Ho un altro dubbio.

La spesa pubblica complessiva dovrebbe essere pari al gettito fiscale (2013=45%) + deficit a consuntivo (5%) = 50% del PIL.

Com'è possibile che tale somma faccia 55%? Dove mi sbaglio? Quale addendo non ho considerato?
O veramente, il deficit anziché essere il dichiarato (a budget in finanziaria) <3% è stato del 10% (a consuntivo)?

Inflazione

Alexander 2/12/2014 - 14:47

Il rischio di bassa inflazione c'è? Cosa ne pensate?
Alexander
http://www.4minuti.it/news/stefania-bigliardi-bce-prenda-provvedimenti-r...

spam, spam

dragonfly 2/12/2014 - 16:22

bum

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