I soldi di Red TV

26 aprile 2009 sandro brusco

Red Tv compie sei mesi. I contributi pubblici sono di 4,1 milioni.

Ho trovato solo su Il Giornale un commento alla conferenza stampa con cui d'Alema e i dirigenti di Red Tv hanno fatto un bilancio dei primi sei mesi e presentato la nuova programmazione. A mio avviso molto giustamente il cronista, Cristiano Gatti, batte sul chiodo del finanziamento pubblico. Cita il primo bilancio (che afferma essere pubblicato sul Sole 24, ma non ho trovato il link) in cui si mostra che i costi sono finora stati di 5,4 milioni di euro. Questi costi sono stati coperti in modo preponderante da contributi pubblici, per un ammontare di 4,1 milioni. Trattandosi di un quotidiano non particolarmente noto per l'imparzialità mi sono chiesto quanto fosse vera la notizia. Mi sono convinto che è vera dopo aver letto la reazione, sul suo blog, del direttore di Red Tv, Claudio Caprara. Questo è quello che dice Caprara.

Hanno detto a Cristiano Gatti di distruggerci e lo fa come può. Non ricorda che la legge che prevede il finanziamento ai giornali, alle radio e alle tv è la diretta conseguenza dell'articolo 21 della Costituzione italiana. Che a permettere il nostro finanziamento è una legge dello Stato scritta dall'allora ministro Gasparri e approvata da una maggioranza di centro destra. Che tutti i giornali italiani sono finanziati dalle leggi che regolano il sostegno all'editoria e che se vogliamo misurare il servizio pubblico che viene fatto su Red sarebbe per noi una grande opportunità di crescita.

La risposta è in parte comica e in parte preoccupante. È comica l'idea che il successo o la distruzione di Red Tv possa in alcun modo dipendere dalla benevolenza con cui viene trattata da Il Giornale. La sostanza comunque è che Caprara non contesta i numeri di Gatti. È quindi preoccupante il senso di arroganza con cui si reclamano i soldi pubblici. Visto che si cita la Costituzione, mi permetto di riportare per intero l'art. 21.

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

L'articolo non dice da nessuna parte che la stampa (o televisione) debba essere sussidiata con soldi pubblici. Parla di finanziamento solo per affermare che la legge può costringere i riottosi a chiarire chi mette i soldi in cosa, suppongo in base al principio che il pubblico ha diritto di sapere chi controlla l'informazione. Affermare che l'attuale legge sul finanziamento stampa è ''diretta conseguenza'' dell'art. 21 è semplicemente non vero. Il massimo che si può dire è che la legge non è palesemente incostituzionale*.

Dopo averci fatto ridere e dopo averci fatto preoccupare, Caprara riesce a farci ridere e preoccupare allo stesso tempo. Infatti, qual è l'asso nella manica che alla fine cala pesante sul tavolo? È il buon vecchio ''così fan tutti''. La legge l'ha fatta il centrodestra. I soldi li pigliano tutti (cosa vera, e su cui il cronista del Giornale colpevolmente glissa), quindi cosa c'è di male se li pigliamo pure noi che facciamo un bel servizio pubblico? È talmente disarmante che uno non sa neanche dove cominciare a rispondere.

Sul merito dell'opportunità di erogare soldi pubblici ai mezzi d'informazione abbiamo già detto, si veda per esempio l'articolo di Andrea sul V-day o il mio articolo dello scorso agosto, con dibattito a seguire. Qui ci limitiamo osservare come il PD si venda veramente per un piatto di lenticchie. Red Tv era e resta ben poca cosa nel panorama televisivo e certo non è pensabile che offra alcun aiuto determinante a una strategia elettorale vincente del centrosinistra. Ma i finanziamenti che riceve servono a rimarcare in modo indiscutibile che, quando si tratta di mungere lo Stato, il centrosinistra non è diverso dagli altri. Ne vale veramente la pena?

* In verità vorrei porre una domanda ai costituzionalisti che ci leggono. La decisione di erogare fondi equivale spesso alla decisione di permettere la sopravvivenza o meno di un organo di stampa. Non mi sembra irragionevole affermare quindi che la legge sul finanziamento viola il comma 2 dell'art. 21, che nega allo Stato il potere di imporre autorizzazioni. La ratio della norma è impedire che lo Stato possa influenzare la produzione di informazione mediante decisioni discrezionali. Il finanziamento pubblico è una autorizzazione di fatto, dato che lo Stato in tal modo può decidere quali organi d'informazione possono sopravvivere e quali no.

91 commenti (espandi tutti)

Dopo aver fatto l'editing dell'articolo di Sandro, incuriosito dalla cosa e memore del fatto che a suo tempo qualcuno che lavorava per loro ci aveva pure contattato (con che successo, potete vederlo da soli ...) sono andato a darci un'occhiata.

Faziosità a parte, che sembra il Giornale con il segno meno davanti, lascia pure alquanto a desiderare sul piano, come dire, "professionale" ... mah ...

Non voglio commentare la qualita’ del servizio reso da redTV (che non ho mai visto), e nemmeno come i sussidi siano stati spesi da un punto di vista aziendalistico (e neanche l’articolo lo fa). Idem per gli altri giornali. E’ probabile che molte testate sussidiate in Italia non offrano nulla di meritevole. Ma il tono di quest’articolo implicitamente assume che la stampa sia  una istituzione capitalistica e non una istituzione politica (cioe’ necessaria al funzionamento di una democrazia). Una democrazia senza una stampa libera non puo’ esistere, mentre la stampa puo’ esistere anche in un regime dittatoriale. Se ammettiamo che la stampa produce esternalita’ positive sul pubblico (informazione, consapevolezza, controllo sul potere etc.) allora la sua offerta complessiva e’ inferiore a quella ottimale, e quindi andrebbe sussidiata. Se invece la stampa non ha alcuna utilita’ oltre quella del prezzo pagato, allora la si lasci al suo destino, e si consideri inutile ogni discussione sull'indipendenza e professionalita' del giornalismo o dell'aranciata.

Con questo non voglio difendere l’attuale modo di sussidiare la stampa, sia esplicitamente (tipo redtv) sia implicitamente (ad esempio, il costo delle frequenze televisive).

Con questo non voglio difendere l’attuale modo di sussidiare la stampa, sia esplicitamente (tipo redtv) sia implicitamente (ad esempio, il costo delle frequenze televisive).

No? Ed allora cosa vuoi fare, visto che è quanto fai sostenendo che la stampa di regime (la televisione di D'Alema, i giornali e le televisioni di Berlusconi, il giornale di Veltroni, quelli di Fini, eccetera) pagata con i soldi dei contribuenti tu la chiami "libera"?

Se non è quello che vuoi fare, ossia difendere un sistema in cui l'informazione libera non esiste perché ogni organo ha un padrino politico, qual è il senso del lungo paragrafo anteriore? Ma quanto ciechi e prevenuti bisogna essere per non rendersi conto che gli unici organi di informazione liberi, al mondo, sono quelli privati posseduti da un azionariato diffuso o, comunque, da gente che non è in politica ed i cui interessi economici raramente si intrecciano con la politica?

Eppoi, lascia stare la terminologia economica pseudo-tecnica che usi a vanvera. Davvero, lasciala stare: non ci fai una bella figura: viene un po' da ridere per non piangere a leggere delle esternalità come motivazione per dare i soldi pubblici ai portaborse di BS e D'Alema ...

La democrazia e’ un bene di lusso, e quindi il suo mantenimento costa. Ritengo la stampa una istituzione politica, non per niente ha ricevuto una particolare menzione nelle costituzioni di mezzo mondo, italiana e americana incluse. Il trasporto mi pare di no. 

Se il consumo di informazione ha una esternalita’ positiva, cioe’ se io ho un interesse che tu sia piu’ informato e che abbia accesso all’informazione (non solo se vuoi comprare o meno l’Unita’ o il Giornale, ma la possibilita’ stessa di poterci accedere), allora in aggregato abbiamo una offerta di informazione inferiore a quella che potremmo considerare ottimale. O no?  Un esempio e’ quello riscontrato tra circolazione della stampa e qualita’ delle istituzioni e livello di corruzione in questo paper pubblicato sul J. of law, economics and organization :http://ideas.repec.org/p/idb/wpaper/4241.html) Non so perche’ consideri questo un uso a vanvera di terminologia pseudo-tecnica. Mi puoi dire che non vi e’ esternalita’ positiva, anzi che e’ negativa, mi puoi dire che forse si sta parlando di desiderabilita’ paternalistica ovvero di bene pubblico e non di esternalita’, ma l’accusa di uso a vanvera mi pare esagerato.
E con questo non  voglio difendere nessun sistema piu’ o meno politicizzato, ma solo dire che sussidio pubblico e informazione vanno a braccetto se si vuole mantenere elevata sia la quantita' che la diversita' dell'informazione, non la qualita', of course, che invece e' molto soggettiva. Che l’attuale sistemain Italia sia perverso e non raggiunga lo scopo di cui sopra e’ un punto che non ho messo in discussione.

Voglio riformare il sistema, ma non posso dirti come se mi escludi a priori la possibilita' di ricorrere ai sussidi alla stampa. Perche la stampa come la intendiamo noi sarebbe morta da molto tempo (non che stia in buona salute ora). 

Francesco, la produzione di informazione è un'attività economica (credo questo sia quello che intendi quando parli di ''istituzione capitalistica'') e come tale va analizzata. È anche un'attività con ovvie ripercussioni politiche, ugualmente da tenere in conto. Le esternalità esistono, dato che un'informazione libera e pluralistica è cruciale per il mantenimento della democrazia. Quindi, quale tipo di intervento è opportuno? Questo dipende dal tipo di fallimento di mercato che pensiamo possa verificarsi.

Se si ritiene che il libero mercato non sia in grado da solo di produrre sufficiente pluralismo allora l'azione più opportuna è applicare seriamente la legislazione antitrust contro le concentrazioni proprietarie. A mio avviso questo oggi in Italia è un problema, e lo è da molto tempo. La soluzione è abbastanza semplice, e ne abbiamo parlato diverse volte. Primo, la Rai va smembrata e privatizzata. Secondo, lo stesso va fatto con le tre televisioni di Mediaset. Come minimo, occorre far rispettare la sentenza su Europa 7. Tutto questo si può fare a costo quasi nullo per lo Stato (''quasi'' perché ci sarebbero i costi legali della causa contro Mediaset; ma probabilmente sarebbero più che compensati dalla vendita Rai). Non c'è alcun bisogno di sussidiare alcunché. È chiaro che questo è politicamente impossibile finché governa il centrodestra. Quello che getta scoramento è che non è mai stato possibile anche con il centrosinistra.

La soluzione di sussidiare la produzione di informazione può avere senso solo se si ritiene che gli eccessivi problemi di concentrazione derivino da larghi costi fissi di ingresso che rendono l'industria un monopolio naturale. Mi sembra abbastanza ovvio che non è così. È ovvio per la carta stampata, ma anche per le televisioni, di gran lunga il modo più costoso e più efficace di produrre informazione, non vedo traccia di evidenza che esista un monopolio naturale. Con la diffusione della televisione via cavo sarà sempre meno così. Quindi l'intervento mediante sussidio appare completamente e totalmente ingiustificato.

Ma ammettiamo pure, contro l'evidenza, che si possa fare un caso per l'intervento mediante sussidio. La storia non è finita, perché bisogna tenere conto dei fallimenti del governo, non solo dei fallimenti del mercato. Men are not angels, e questo vale tanto per l'uomo della strada quanto per parlamentari e governanti. Cosa ci aspettiamo che succeda se permettiamo ai politici di distribuire sussidi a giornali e televisioni? Ci possiamo aspettare esattamente quello che succede in Italia: i sussidi verranno dati in base a criteri politici e premiando amici e sodali dei legislatori, ignorando completamente le vere necessità del pluralismo e dello stimolo dell'informazione libera. La legge sui finanziamenti alla stampa permette di dare soldi a mezzi che si dichiarano organi di associazioni politiche. Per ottenere tale status è sufficiente essere indicati come tali da un ristretto numero di parlamentari. È chiaro che in tal modo non si fomenta alcun pluralismo; se c'è un interesse pubblico dovrebbe essere quello di dare maggior risonanza a voci escluse dal parlamento, non viceversa.

In altre parole, il particolare pattern di sussidi che osserviamo in Italia non è dovuto a qualche aberrazione. È il risultato naturale che ci possiamo attendere quando diamo discrezionalità ai politici di distribuire soldi in questo settore. Quindi, chi ritiene che la distribuzione di fatto discrezionale di soldi pubblici al settore sia una buona idea ha il dovere di spiegare come sia possibile impedire che la discrezionalità venga usata per restringere il pluralismo anziché fomentarlo. Io non credo proprio che sia possibile.

Le esternalità esistono, dato che un'informazione libera e pluralistica è cruciale per il mantenimento della democrazia.

Tu quoque, Sandrus? Ma allora io la devo proprio pubblicare quella pizza mostruosa sulle esternalità, in economia!

Considera:

- Le esternalità esistono, dato che un sistema dei trasporti libero e plurali è cruciale per il mantenimento della democrazia.

- Le esternalità esistono, dato che un sistema alimentare libero e articolato è cruciale per il mantenimento della democrazia.

- Le esternalità esistono, dato che un sistema energetico libero e multiforme è cruciale per il mantenimento della democrazia.

- Le esternalità esistono, dato che un sistema di comunicazione libero e plurale è cruciale per il mantenimento della democrazia.

- Le esternalità esistono, dato che un sistema finanziario libero ed eterogeneo è cruciale per il mantenimento della democrazia.

- ....

Immagino tu non abbia obiezioni all'affermazione secondo cui un'informazione libera e pluralistica è cruciale per il mantemimento della democrazia. Quindi la questione e se vogliamo chiamare questo effetto esternalità o altro.

Considera il seguente esempio. SB vive su un'isola di sua proprietà. Sopravvive pescando e portando con la propria barca il pesce al mercato che sta sulla terraferma. Vende il pesce, usa i soldi per comprare pane, carne e verdure, e se ne torna all'isola. Così tutti i giorni.

La terraferma ha un governo che decide quanto tassare le transazioni che avvengono al mercato. Il governo è eletto dai cittadini della terraferma. I governanti cercano di alzare le tasse in modo da spendere soldi per scopi che beneficiano solo loro, ad esempio (tanto per far ridere) piazzando le proprie concubine a far le ministre. Quando c'è informazione libera i cittadini si indignano di fronte agli atti più spudorati e mandano via i governanti che spendono e tassano troppo. Quando tale informazione non esiste i cittadini non sono in grado di punire i politici peggiori. Di conseguenza, le tasse sono mediamente più basse quando esiste informazione libera e più alte viceversa.

SB non sa leggere e scrivere, non guarda la tv o internet, non ascolta la radio, non si interessa di politica ed è un solitario di natura. Non consuma quindi l'informazione prodotta né parla a gente che tale informazione consuma. Però in presenza di informazione libera paga meno tasse sul pesce che ogni mattina sul tardi porta al mercato. Quindi SB beneficia dal consumo di informazione libera da parte dei suoi concittadini. Come lo vogliamo chiamare questo effetto?

Ammetto che chiamarlo esternalità è un po' una forzatura. In senso stretto, per avere esternalità SB dovrebbe godere come un riccio per il solo fatto che i suoi concittadini della terraferma consumino informazione. Il meccanismo invece è indiretto: il beneficio a SB deriva non direttamente dalla lettura altrui dei giornali ma dal fatto che l'altrui consumo di informazione conduce a migliori decisioni pubbliche. Questo è l'effetto che intendevo quando parlavo di esternalità. Mi sembra un uso accettabile nel dibattito pubblico tra non specialisti, ma è vero che in una lezione di micro mi premurerei di distinguere tra effetti diretti e indiretti (adesso che ci penso, mi salvo il commento per le lezioni future).

Sandro: ti ho già risposto in privato per cui non la tiro per le lunghe. Mi sembra palese che, al momento, il modello meno indecente di voting behavior che abbiamo a disposizione (Federsen e Pesendorfer) suggerisca che il problema che avete in mente, anche se ci fosse, non esisterebbe in equilibrio. Lovecchio: credo che tu continui a non capire cosa vuol dire la parola "esternalità" e come vada usata per arrivare alle conclusioni a cui vorresti arrivare.

Se volete usare la parola "esternalità" per definire qualsiasi effetto diretto o indiretto, piccolo o grande che sia, intenzionale o non intenzionale che sia, delle azioni di un soggetto su altri, fate pure. Diventa una parola inutile visto che tutto causa esternalità, incluso questo commento ed i vostri controcommenti.

Trattasi di un uso non solamente tecnicamente scorretto, ma socialmente dannoso (visto, altra esternalità!) perché la parola (da Paul Romer in poi, purtroppo) è diventata il grimaldello che tutti usano per poi aggiungere "quindi ci vuole l'intervento pubblico". L'uso di pseudo-tecnicismi per giustificare i propri pregiudizi è il peggior servizio a cui la ricerca possa essere piegata. Per questa ragione reagisco, perché soffrò un'esternalità negativa dall'uso improprio del termine!

Come avviene, appunto, qui dove la confusione genera sovrana, si interpretano correlazioni come se fossero evidenza di causalità, si inferisce dal fatto che qualcosa sia un "bene di lusso" (!) che siano associati ad esso esternalità o non si capisce bene quali costi pubblici (sussisidiamo le pelliccie di Fendi?), si confondono esternalità "reali" con le "pecuniarie" (che in questo caso passano attraverso il mercato politico) e non si capisce che - se proprio proprio proprio fosse vero che consideriamo come esternalità il fatto che il non informato voti eleggendo cretini (is there, ever, an alternative?) - allora la "tassa pigouviana" appropriata NON sarebbe "sussidiare qualsiasi parlamentare o gruppo politico che voglia farsi un giornale o una TV" (spero di non dover spiegare perché questa NON sia la tassa pigouviana appropriata, visti gli incentivi del politico e distorcere l'informazione che produce) ma, invece, tassare l'ignorante che vota!

Sandro, visto che citi Madison, proprio Madison e Jefferson erano favorevoli a sussidiare la distribuzione dei giornali attraverso le poste e le sovvenzioni alle tipografie: http://www.charliebeckett.org/?p=1233

E’ un dato di fatto che l’informazione ha subito un processo di concentrazione e omogenizzazione, anche se poi trovi diversi outlet di distribuzione, la produzione di giornalismo rimane concentrata. Questa e' l'evidenza.  Abbiamo il survival of the fattest! 

Il fatto che i costi di produzione (fissi e variabili) si siano abbassati grazie alla tecnologia non esclude che vi siano differenze di costi tra l’informazione che si finanzia con la pubblicita’ e l’informazione che utilizzi business model alternativi. Vi e’ differenza di costi tra l’informazione standard e nazionale e quella locale, oppure tra i costi di produzione dei grandi network e quelli di editori indipendenti. In sintesi la tecnologia permette un piu’ facile accesso rispetto al passato ma tale acccesso rimane differenziato, e il costo per produrre giornalismo non e’ uguale per tutti e per tutto. Il giornalismo scandalistico costa molto poco rispetto al giornalismo investigativo e a quello che si occupa di politica estera con propri corrispondenti. Se si vuole avere una informazione superiore  per quantita’ e diversita’, mi sembra che il sussidio indiscriminato e l’antitrust come dici siano strumenti necessari. In questo non posso e non voglio fare nessun riferimento alla qualita’ dell’informazione, perche’ nessuno dovrebbe sindacare quale informazione sia meritevole e quale no (un fatto che negli USA almeno e’ costituzionalmente chiaro ormai). Sto solo dicendo che e’ necessario promuovere la quantita’ e la diversita’ dell’informazione. Sugli altri problemi della nostra inforrmazione concordo pienamente con te.

Su quale sia il risultato di un sistema di informazione basato esclusivamente sulla raccolta pubblicitaria, mi sembra prevedibile ed e' stato gia' scritto tanto  e siccome era  fuori dall'obiettivo dell'articolo e dalla portata dei miei commenti, per questo passo.

 

Non voglio commentare la qualita’ del servizio reso da redTV (che non ho mai visto)

http://www.redtv.it/ 

te la consiglio , tecnicamente è fatta bene . Ovviamente per i contenuti, ...Trasmettono anche su satellite

La cosa interessante è che con 4,1 milioni di euro sono riusciti comunque a chiudere in perdita .

P.s. di http://www.youdem.tv/       si sa niente ?

 

Francesco, neppure io vedo alcuna esternalita' nella produzione di informazione. Non c'e' solo il prezzo del quotidiano (per i giornali) ma anche e soprattutto il prezzo della pubblicita' (per tutti i media). Questi prezzi rifletteranno pure qualcosa. Quanta pubblicita' raccoglie RedTv? Io non lo so, ma se fosse meno di 4m di euro, avrebbe senso -- in base al tuo argomento -- dargli piu' soldi pubblici (a RedTv o chiunque altro) di quanti non riesca a raccoglierne sul mercato?

E tutti questi soldi alla stampa in Italia cos'hanno prodotto? Piu' democrazia? E nei paesi democratici dove la stampa non e' sussidiata c'e' una democrazia finta? Non mi pare. Al contrario, Berlusconi e' proprio il prodotto della cattiva regolamentazione dell'informazione in Italia.

Infatti esiste un servizio pubblico, in quasi tutte le nazioni degne di questo nome.

Ma sussidiare servizi privati mi pare fuori luogo.

In fondo anche la libertà di movimento è un diritto ma nessuno mi sovvenziona una Ferrari solo per soddisfare i miei bisogni. Eppure costa meno di 4 miliardi milioni e potrei organizzarmi per farvi fare un giro tutti! Va bene?

FF

 

Secondo me il PD (come ogni altro partito) dovrebbe proporre che i sussidi alla Stampa e TV vengano annullati o ridotti al livello vigente nei Paesi comparabili all'Italia e che la precedono nell'indice di sviluppo umano. Finche' tuttavia tali sussidi esistono, non mi sembra grave usufruirne.  Non conosco il grado di discrezionalita' esistente da parte delle strutture dello Stato nell'erogazione, ma immagino si tratti di qualcosa di piu' o meno automatico. La mia posizione cambierebbe se per ottenere i contributi solo discrezionalmente erogati abbiano dovuto dare qualcosa in cambio, ma questo nomi mi risulta sia accaduto.

Bisogna intendersi su cosa si intende per automatico. Se io e te ci mettiamo assieme e facciamo un giornale non vediamo il becco di un quattrino. Se io e te ci mettiamo assieme, facciamo un giornale E conosciamo un paio di parlamentari che dichiarano di aver costituito un'associazione politica di cui il nostro giornale è organo allora i soldini arrivano copiosi. Secondo il quotidiano Europa, il finanziamento pubblico a Red Tv è stato girato dall'Associazione Ulisse.

l budget di partenza è di circa quattro milioni di euro (ma l’ad Giorgio Cittadini spera di giungere in un anno a un introito pubblicitario aggiuntivo a sei cifre), che arriveranno anche dal finanziamento pubblico “girato” dall’associazione Ulisse, animata dai parlamentari del Pd Oliverio, Boccia, Gasbarri e Luongo, ma anche dal dipietrista Pisicchio e presto dall’udiccino Tabacci.

Possiamo, se vuoi, chiamarlo meccanismo automatico. Io lo chiamo gioco truccato.

Ho capito, nel caso di Red TV lo Stato finanzia generosamente un giornale di partito sponsorizzato da parlamentari.  Questa categoria di aiuto statale dovrebbe essere abolita, fa parte di uno dei tanti privilegi di stampo feudale che contraddistinguono i parlamentari italiani e che li rengono indigesti ai sudditi.

Un sussidio di Stato generalizzato, automatico e proporzionale ad un parametro neutro come le copie vendute per me sarebbe accettabile in un paese come l'Italia caratterizzato da grave ritardo di alfabetizzazione. Anche le normative anti-trust della UE ammettono aiuti di Stato purche' non discriminanti tra imprese (quindi accessibili anche da imprese non nazionali).

Ricordo vagamente un servizio di Report che denunciava che alcuni giornali, pur di aumentare la tiratura, vendevano a prezzi simbolici e talvolta regalavano le copie.

Apparentemente il sussidio per copia era più alto del costo marginale (carta, stampa e distribuzione) rendendo conveniente il giochetto.

Se volete è un poco come nell'URSS, dove i contadini nutrivano polli e anatre con pane acquistato a prezzo politico, che costava meno del mangime.

 

Ricordo vagamente un servizio di Report che denunciava che alcuni giornali, pur di aumentare la tiratura, vendevano a prezzi simbolici e talvolta regalavano le copie.

La trascrizione della puntata che citi si puo' trovare qui:

http://tinyurl.com/2jd8wu

 

Ciao,

Gelma

Ricordo vagamente un servizio di Report che denunciava che alcuni giornali, pur di aumentare la tiratura, vendevano a prezzi simbolici e talvolta regalavano le copie.

Se stampare copie a perdere conviene perche' il sussidio copre costi e profitti, allora il sussidio deve essere ridotto.  Personalmente non lo ridurrei a zero.

se il sussidio copre costi e profitti e non riesce a garantire la libertà di stampa allora non serve a niente

dall’associazione Ulisse, animata dai parlamentari del Pd Oliverio, Boccia, Gasbarri e Luongo, ma anche dal dipietrista Pisicchio e presto dall’udiccino Tabacci.

Uao, a me e' questa la cosa che lascia interdetto. posso pure capire i piddini Oliviero Boccia Gasbarri e Luongo che fanno arrivare i contributi per la loro TV komunista. La partecipazione di Pisicchio e Tabacci (seguirà anche qualcuno del PDL?) dà proprio un bel quadro di mangiatoia: a morte l'ideologia, mi unisco all'Associazione ché poi voi assumete mio nipote. Che dire, stavo per indignarmi, per fortuna che è stato solo un attimo :)

Concordo con quanto affermato nei loro post da Brusco e Boldrin in risposta a Lovecchio. Mi sento di aggiungere a quanto detto solo un aspetto poco trattato in tema di informazione in Italia rispetto ad esempio ai paesi anglosassoni e cioè l'importanza delle inchieste giornalistiche. Le inchieste giornalistiche storicamente non trovano terreno fertile in un regime di informazione come il nostro caratterizzato da tutela dello stato e da una proprietà fortemente concentrata nelle mani di pochi (peraltro da persone che mantengono la loro posizione economica grazie proprio ai forti legami con il potere politico).
Un'impresa finanzia un mezzo di informazione per due scopi: aumentare la domanda del pubblico verso il bene/servizio offerto e per screditare i concorrenti. Le inchieste giornalistiche spesso hanno avvio proprio grazie ai finanziamenti destinati allo screditamento dei concorrenti (corruzione di politici, frodi, etc).

Tempo addietro ho collaborato con l'amministrazione di una televisione commerciale regionale e satellitare, quindi ritengo (a meno che in 2 anni siano cambiati significativamente i prezzi di mercato) di conoscere un po' il conto economico tipico di un'azienda che fa TV.

Mediamente, il costo per Mbps di banda satellitare è sui 11.000 Eur/mese. Dalla qualità che vedo sul canale 890 di Sky, RedTV trasmette a non più di 3 Mbps. Aggiungendo circa 10.000 Eur/mese di connessione per l'uplink, e circa 5.000 di banda internet per il web channel, siamo attorno ai 50.000/mese.

Poi ci sono gli ammortamenti. Oggi la TV si fa con mezzi digitali, molto più economici (e qualitativamente eccezionali) rispetto alle vecchie attrezzature analogiche, ma con obsolescenza rapida. Diciamo che con 1.200.000 Eur ci si porta a casa un bel sistema (software e hardware) di montaggio, archiviazione dei video, messa in onda. Ammortizzando come fosse tutto materiale informatico (quindi in 3 anni), sono altri 400.000 Eur/anno. Ci aggiungo (voglio esagerare!) un milione tondo di altre attrezzature ammortizzate forfettariamente in 10 anni: videocamere HD da studio e da spalla (per le riprese in esterno), microfoni, mobili da arredamento per la sede, pc vari, ecc. ecc.

Se i costi amministrativi di una TV di partito sono ben il 20% dei costi complessivi (20% di 5.4 milioni sono tanti, ma tanti!), perché la politica vive di contatti e relazioni personali, e uno stuolo di segretari e amministrativi è ineliminabile requisito per far funzionare la baracca (la sede è in fitto, ed in un bel posto centrale dove i politici possono andare e venire senza doversi spostare fuori porta... sul sito di RedTV vedo appunto che la sede è dietro piazza Venezia...), arriviamo ad una stima totale dei costi fissi e semi-fissi annui di 2 milioni e rotti. E, com'è evidente, sto largheggiando molto, visto che siamo nel primo anno di vita, e che i miei numeri riguardano attrezzature tecniche degne di strutture ben più "importanti" che non una televisione che fonda il palinsesto su talk-show, news e riprese in camera mobile.

Se, come mi risulta, i contributi di cui si discute non sono in conto capitale, il calcolo è presto fatto: RedTV ha speso 3 milioni e rotti in meno di un anno, per realizzare le sue produzioni televisive (qualcosa in meno se sostiene oneri finanziari). Che è un fatto abbastanza curioso, se consideriamo non solo l'assenza di grandi (e costose...) firme nel palinsesto attualmente in onda, ma anche la relativa semplicità delle scenografie che vedo alle spalle dei conduttori (per un termine di paragone, guardate un qualunque talk-show de La7, Rai, Mediaset: le dimensioni dello studio, le luci... è tutta un'altra cosa), nonché l'assenza di produzioni più impegnative, finanziariamente parlando (quali fiction, film, ecc.).

Una televisione privata, visti i magri introiti generati dalla pubblicità su emittenza satellitare e web, costi del genere se li sogna, anche qualora riceva contributi pubblici a parziale copertura delle utenze (mi pare che lo stato copra l'80% dei costi sostenuti per l'uplink satellitare e il 50% di quelli telefonici, se non ricordo male). E, nonostante i milioni di euro spesi in produzione, ancora devo conoscere qualcuno che mi dica "hey, l'altro giorno ho visto su RedTV che...". Quindi, caro Sandro, come darti torto quando scrivi in un commento precedente: "Cosa ci aspettiamo che succeda se permettiamo ai politici di distribuire sussidi a giornali e televisioni? Ci possiamo aspettare esattamente quello che succede in Italia: i sussidi verranno dati in base a criteri politici e premiando amici e sodali dei legislatori"?

Bravo Diego ! Anche io mi stavo domandando che caspita ci fanno a Red Tv con tutti quei soldi, e poi riecono a chiudere in perdita! E qui sottolineo che mai e poi mai dovrebbero esistere contributi pubblici per giornali, televisioni, teatri e film.

Se le produzioni non riescono a stare in piedi da sole è meglio non farle, piuttosto che farle pagare ai contribuenti.

E se così facendo una marea di venduti pennivendoli rimane senza lavoro non credo che ne soffrirà la qualità dell'informazione, che invero in Italia è scarsissima.

Mi viene da dire che Red TV (ma andrebbe bene anche Alitalia, o Autostrade o whatever dei soliti noti) è la perifrasi dell'Italia come mercato: poca o nulla la qualità del servizio/prodotto, forti cointeressenze con le eiltees politiche che erogano fondi pubblici senza riscontro, popolo bue tosato e bastonato.

Luciano Consoli, presidente di Red Tv, interviene oggi sul suo blog (trovato via manteblog) in commento all'articolo deIl Giornale.  Qui riporto la parte che più direttamente si riferisce ai sussidi pubblici.

Chi è senza colpa scagli la prima pietra. Evidentemente il cattivo giornalista non ha frequentato il catechismo o non ne ricorda gli insegnamenti. Si perché per lanciare accuse bisogna essere molto ben documentati e soprattutto non avere scheletri nel proprio armadio. In questo caso non ci voleva molta fatica. Capisco non venire alla conferenza stampa, capisco non leggere gli altri giornali, capisco copiare (male) quello che hanno scritto gli altri e rivenderlo per uno scoop, ma che ci voleva a digitare questo indirizzo della Presidenza del Consiglio dei Ministri e verificare ?  Il cattivo giornalista avrebbe visto ( al rigo 530 per chi ha fretta) che il suo editore è tra i beneficiari degli stessi fondi, in altre parole “bruca” nello stesso campo. Ma la differenza è che noi abbiamo per legge il limite alla raccolta pubblicitaria, alla certificazione dei bilanci, alla indivisibilità degli utili per 5 anni dopo l’ultimo contributo e alla produzione di ore giornaliere di trasmissione, oltre ovviamente a tutti gli oneri previdenziali e infortunistici. Una recente ispezione della Presidenza del Consiglio ha certificato che Red Tv è perfettamente in regola. Il quotidiano per cui scrive il cattivo giornalista invece non ha alcun obbligo, può raccogliere quanta pubblicità vuole, i suoi soci (che tra l’altro hanno una qualche parentela con il Presidente del Consiglio se non erro) possono dividersi a fine anno gli utili e nessuno gli dice nulla. Bastava un clic per non dire bugie e non smentire uno dei fratelli, l’editore o il premier.

In sostanza, una riproposizione del ''così fan tutti'', con tanto di peccato e prima pietra. Ora, veramente, perché tanta incazzatura? Addirittura ''iena ignorante'' al giornalista del Giornale. È sicuramente vero che il tono dell'articolo era volutamente offensivo, ma che ci si aspetta da un avversario politico conclamato? È sicuramente vero che l'articolo colpevolmente mancava di offrire il contesto della notizia, evitando di menzionare i benefici che affluiscono ai giornali della destra. Ma è roba standard, e buona parte della ragione per cui è bene non fidarsi mai delle notizie del Giornale. 

Ma il succo della notizia, i 4 milioni a Red Tv, è vera. Se a Red Tv pensano che sia giusto e legittimo prelevare soldi ai contribuenti per darli a loro, perché strillano tanto quando qualcuno, magari in modo sgradevole e scorretto, lo sottolinea?

Addirittura ''iena ignorante'' al giornalista del Giornale. È sicuramente vero che il tono dell'articolo era volutamente offensivo, ma che ci si aspetta da un avversario politico conclamato? È sicuramente vero che l'articolo colpevolmente mancava di offrire il contesto della notizia, evitando di menzionare i benefici che affluiscono ai giornali della destra. Ma è roba standard, e buona parte della ragione per cui è bene non fidarsi mai delle notizie del Giornale.

Condivido tutto quanto scrivi, fuorché lo stupore sull'uso dell'epiteto "iena ignorante". Mi sembra perfettamente appropriato.

Questo non implica che il giornalista del Giornale sia il solo a meritare l'epiteto, son tanti e per certo questo onore se lo guadagnerà presto anche qualche giornalista di RED, ma nel contesto è molto appropriato. La vigliaccheria e l'arroganza nel mentire dei servi del BS, inclusi gli anonimi che commentano qui da noi, sta diventando ammorbante.

Lavoro per una società dello stesso settore che non ha mai preso un euro di fondi pubblici (di alcun genere), che paga un ammontare di tasse (e contributi vari) spropositato e che combatte ogni anno fino all'ultimo euro per far quadrare i conti (Utili, questi sconosciuti).
Apprendere che una tv da 2-3000 spettatori al giorno (quando va bene), un organo neanche di un partito bensì di una sottocorrente di un partito, riceva contributi pubblici per 4,1 milioni, mi fa vomitare bile.

Che si giustifichi il tutto come un sacrificio necessario per tutelare il pluralismo o la democrazia è altrettanto insulso. Quei commenti in difesa di RedTv trasudano della filosofia dalemiana (e velardiana, per gli intenditori) di disprezzo per chiunque sollevi questioni di opportunità morale nelle scelte individuali o collettive.

E la cosa che mi ferisce più di tutte è che considero quella parte politica composta da persone mediamente più oneste, mediamente più colte, mediamente più vicine alla mia sensibilità. Mi aspetto da loro dunque comportamenti moralmente più consoni. Soffro insomma della sindrome berlingueriana della superiorità morale della sinistra. E puntualmente le mie illusioni sono disattese dalla realtà dei fatti.

Me la farò passare turandomi il naso e votando il nano maledetto alle europee. Lo voterò per un solo motivo: perché ha ridotto l'ires dal 33% al 27,5% gettando un sassolino nella direzione giusta. Ma in realtà più che protestare col voto, dovrei chiudere baracca e burattini, licenziare tutti ed emigrare. Il mio fegato guadagnerebbe svariati anni di vita.

Ps. in tema di pietoso accattonaggio dell'audiovisivo italiano, vi segnalo questa perla di un paio di anni fa:

http://www.youtube.com/watch?v=8oEV71ZO_IY

 

Chardon, per essere precisi la riduzione dell'Ires è dovuta al governo Prodi, che ha al contempo allargato la base d'imposta. Non mi risulta che, almeno finora, il governo di centrodestra sia intervenuto sulla faccenda. Potrei sbagliarmi però, non ho seguito bene la questione.

purtroppo non ti sbagli il gioco delle 3 carte è comune ai 2 governi

azz, hai messo in crisi le mie intenzioni di voto.. mi sa che vado al mare..

questo è il risultato della nostra libera informazione.

Ci fa pensare che quel poco di buono (dipende da che punto di vista guardi!) che è stato fatto venga fatto sempre da Berlusconi.

La diminuzione delle aliquote Ires è dell'ultima finanziaria di Prodi (con contestuale taglio dei contributi alle aziende) o l'Ici quasi azzerata dal governo di centrosinistra (almeno per i piccoli appartamenti) e attribuita a BS (che invece l'ha tolta solo ai ricchi, ma si è preso tutto il merito)

Mah!

una corretta informazione parte da una corretta lettura

per essere precisi la riduzione dell'Ires è dovuta al governo Prodi, che ha al contempo allargato la base d'imposta

Come ha scritto Sandro la riduzione ires veniva compensata dall' allargamento della base imponibile . Lo stato incassava la stessa quantità di denaro dalle aziende .Gli permetteva però  di entrare nelle statistiche tra i vari stati come nella media .Il solito gioco delle 3 carte

 

 

una tv da 2-3000 spettatori al giorno (quando va bene),

Whow: abbiamo più lettori noi, e che lettori!

Quando riceveremo l'assegnino?

Non puoi ! ti mancano, nell'ordine:

due deputati e un senatore della Repubblica Italiana.

registrazione della testata giornalistica e direttore responsabile.

la forma di cooperativa.

Propongo di:

costituire una cooperativa (costa poco, diciamo 1000 euro), nominare un direttore responsabile iscritto all'albo dei giornalisti (ho una mia amica, se volete glielo chiedo, diciamo 1.000 euro/mese per la responsabilità di avere dei redattori inaffidabili e poco inclini al servilismo, oltre che tutti maschi). Questa, secondo me è la parte più difficile.

Trovare due deputati e un senatore, che in cambio del loro nome o di qualche assunzione clientelare dichiarino che NFA è organo di partito/associazione politica per far accedere ai soldi pubblici. Questa mi sembra la parte più facile.

Quando cominciamo ?

Ma la tua amica tifa per il Napoli? No, sai, di questi tempi può essere un ostacolo insormontabile.

No, non tifa Napoli, anche perchè è di Milano. Tifa Milan.

Direttore responsabile ve lo faccio io gratis, se serve.

 

wow! competion works! Ma non mi sarei mai immaginato fino a questo punto.

Se ne parla a Firenze, Villa La Pietra, il 29, 30 Giugno ed 1 Luglio.

Annotatevi i giorni. Molto presto faremo l'annuncio ufficiale del programma delle giornate di nFA  ... magari lo facciamo il Primo Maggio, così tanto per molestare ... siamo o non siamo gli unici "neoliberisti" rimasti, come sostengono quelli di Caterpillar?

Poiché non è detto che si scherzi a questo punto suggerirei gli interessati, se tali sono per davvero, di passare alle email private. redattori@noisefromamerika.org raggiunge tutti noi cinque.

 

Poiché non è detto che si scherzi a questo punto suggerirei gli interessati, se tali sono per davvero, di passare alle email private. redattori@noisefromamerika.org raggiunge tutti noi cinque.

 

Quod non mortalia pectora coges, auri sacra fames.

Fits the model, doesn't it? :-)

D'altra parte, la qualità dei mortali petti in questione varia, anche Virgilio lo sapeva ...

L'esperimento potrebbe dirci, una volta osservati i risultati, se davvero "così fan tutti", oppure no ... Detto altrimenti, sarebbe interessante testare sul terreno se è proprio vero che tutti predicano bene e razzolano male.

Poichè mi è sembrato che un mio commento (ma potrei sbagliarmi) abbia iniziato la discussione sulla possibilità (invero tutt'altro che teorica) di spillare un pò di quattrini allo Stato Italiano, mi sono sentito in dovere di dare un'occhiata alla legge in questione, che per gli esperti di diritto è la L. 62/2001 , e in effetti sembra proprio si possa fare, tra l'altro si può fare anche per una "testata" edita all'estero da cittadini italiani (chissà a chi dovevano un favore..).

Prima di gioire all'idea ho dato un'occhiata anche a questo e la compagnia sarebbe tutt'altro che bella. Poi un sito di liberisti che chiede soldi, sai la Marcegaglia che dice domattina ?

Infine avevo trovato un link della Presidenza del Consiglio sul sito del Governo per i contributi, ma qui ho avuto una bella sorpresa. Per chi non intende seguire il link riporto il messaggio che appare sul sito del Governo Italiano:

Se il documento che state cercando è precedente all'8 maggio 2008 vi invitiamo a cercarlo nell'area "Siti archeologici" di Governo.it.

Mi domando: ma chi è l'ignorante che descrive un area con i documenti vecchi più di un anno come "sito archeologico ?" E questo ignorante mi rappresenta ? Ma chi ce lo ha messo ? E quanto mi costa ?

Se consideri che il governo attuale è in carica dall'8 maggio...

Hai ragione. Non ci avevo pensato. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i diretti interessati.

O è il PD che è ormai un sito archeologico ? Comunque fanno i loro giochetti con i soldi miei, e io vorrei sapere quanto è pagato quello che fa queste fesserie.

non è così banale. Il principio che siete invitati a comprare è che quando cambia il governo "muore" il sito del governo precedente e "nasce" il sito del governo in carica. Sul piano della comunicazione i siti sono completamente diversi, disgiunti, contrapposti: nulla dell'attività del vecchio governo dovrà essere direttamente reperibile sul sito del governo nuovo. Se accettate questo punto di vista, la presenza dei vecchi siti su "siti archeologici" è una formidabile dimostrazione di trasparenza e rispetto per la memoria storica. Specialmente se riflettete sull'immagine del governo oggi in carica, che aspira ad essere considerato l'unico governo che il Paese abbia mai avuto, esclusi gli altri. Se poi non accettate la premessa, ritenendo invece che il governo nazionale sia un organismo unitario, il cui scopo è il benessere di tutti i cittadini, un organismo incarnato di volta in volta dalla squadra espressa dalla maggioranza vincitrice delle elezioni, e che il sito dovrebbe informare i cittadini sulle attività governative in un continuum temporale, entro un'architettura informativa condivisa, pazienza.

Credo che il punto fosse la definizione "siti archeologici". Magari era così anche prima ma non sembra una scelta particolarmente felice.

I soldi di Red TV

lf 30/4/2009 - 13:06

In verità vorrei porre una domanda ai costituzionalisti che ci leggono. La decisione di erogare fondi equivale spesso alla decisione di permettere la sopravvivenza o meno di un organo di stampa. Non mi sembra irragionevole affermare quindi che la legge sul finanziamento viola il comma 2 dell'art. 21, che nega allo Stato il potere di imporre autorizzazioni. La ratio della norma è impedire che lo Stato possa influenzare la produzione di informazione mediante decisioni discrezionali. Il finanziamento pubblico è una autorizzazione di fatto, dato che lo Stato in tal modo può decidere quali organi d'informazione possono sopravvivere e quali no.

Buongiorno,

Ho postato questa interessante domanda da me e ho ottenuto una risposta:

http://2909.splinder.com/post/20433164

In sostanza, la legge italiana parrebbe dire che affinché l'articolo 21 comma 2 sia rispettato è sufficiente che i criteri per finanziare i giornali siano oggettivi e non discriminatori.

Grazie If. Ho guardato le risposte del tuo sito. L'impressione che ne traggo è che l'art. 21 cost. sembra una protezione ben debole per la libertà di stampa. In sostanza il governo non può dire ''A può pubblicare ma B no''. Però può:

1) Dire che B non può pubblicare a meno che non ci sia un direttore responsabile iscritto a un albo i cui criteri di accesso sono controllati dallo stato in collaborazione con i giornalisti esistenti.

2) Dire che B oltraggia il pubblico pudore e quindi non può pubblicare.

3) Dire che B può pubblicare ma che A ha contenuti molto più interessanti, per cui può essere esentato da tasse che invece B paga o può ricevere sussidi che invece B non riceve.

Non che sia nulla di nuovo, ma è bene rinfrescarsi ogni tanto le idee su qual è la condizione reale delle libertà civili in Italia. Giusto per dare un'idea, questo è quello che dice il primo emendamento della costituzione USA, per la parte che riguarda la libertà di espressione.

Congress shall make no law ... abridging the freedom of speech, or of the press.

No law. Punto e basta.

Al massimo sarebbero incostituzionali la registrazione del giornale, la nomina obbligatoria di un direttore responsabile mentre non vedo come possa esserlo il finanziamento che è automatico.

Un articolo del Corriere segnala quanta parte dell'industria dei media viva solo grazie ai sussidi dello Stato. Pare che una norma di uno dei tanti decreti milleproroghe tagli contributi vari all'editoria, tra questi anche i soldi per RedTv. Anche se la norma non è ancora stata approvata in via definitiva questo è bastato a RedTv per chiedere la cassa integrazione per i 14 dipendenti. Il sindacato dei giornalisti afferma che la riduzione dei sussidi porterà alla perdita di 4000 posti di lavoro. E' probabilmente una cifra gonfiata, ma anche se fosse la metà fornisce la misura di quanto distorto e dipendente dai sussidi statali sia il settore. Solo che la lezione che tutti sembrano trarre da questo non è che i sussidi vanno finalmente e completamente spazzati via, ma al contrario che devono essere mantenuti e potenziati. Ci informa il Corriere: ''Esponenti della maggioranza di centrodestra e del governo hanno evocato nei giorni scorsi una correzione da parte del Consiglio dei ministri, che però finora non è stata varata.'' Stiamo a vedere cosa succede, il decreto deve essere approvato entro il 28 febbraio.

Tipico ricatto: se non mi dai i soldi io licenzio. Costume italico molto radicato. Infatti Marchionne ha suscitato sconcerto e panico quando ha rifiutato  l'offerta di incentivi in cambio del mantenimento in vita di Termini Imerese

Non c'è stato bisogno di aspettare il 28 febbraio. Chissà se veramente non si stufano a essere così prevedibili.

<em>Milleproroghe: emendamento maggioranza per salvare fondi editoria<em>

23 Febbraio 2010 18:00 POLITICA

ROMA - Un emendamento della maggioranza al decreto milleproroghe per salvare i fondi per l'editoria. L'emendamento ristabilisce il diritto soggettivo ai contributi, per un massimo del 100% dell'importo spettante nel 200, per le testate e radio di partito, quelle non profit, i giornali di partito gestiti da cooperative. L'emendamento sospende la norma della Finanziaria che bloccava la ripartizione dei contributi in base al diritto soggettivo. (RCD)

Quando persino Paolo Mieli (non un Cuor di Leone o un giustizialista inveterato) dichiara in TV senza troppi giri di parole che sta per scoppiare una nuova Tangentopoli (o quantomeno il rischio e' alto), nella sala del Consiglio dei Ministri qualche brivido comincia a correre lungo le schiene aduse al prostrarsi.

Ormai scoppia uno scandalo al giorno (Protezione Civile, Fastweb), Ghedini viene rincorso per le strade, all'Aquila la rabbia monta, quindi prudenza impone di tenersi buoni i media lanciando alla muta qualche osso che li sazi per un po'. 

L'unico mastino che non smettera' di ringhiare e a volte azzannare e' il Fatto Quotidiano dove l'editore e la Redazione si sono fatti un punto d'onore nel rifiutare i contributi pubblici.

 

end of the news

ne'elam 16/8/2010 - 14:12

La BBC dice alla fine della programmazione giornaliera "end of the news for today".

Da quello che si dice qui, per Red Tv "end of the news, punto e basta".

Un altro grande successo del compagno D'Alema. Eppure sono pronto a scommettere che né su questo né su altro pagherà pegno.

Che tenerezza che mi fanno questi del Pd...non ne azzeccano una. 

Bisogna intendersi su cosa vuol dire azzeccare. Se l'idea è quella di distribuire, ancorché temporaneamente, un po' di soldi pubblici a chi vuoi tu l'operazione è riuscita perfettamente. Certo, rispetto, per esempio, alle leggendarie mangerie delle partecipazioni statali l'operazione RedTV appare decisamente figlia di un dio minore, ma immagino bisogni accontentarsi.

Se l'idea invece è quella di mettere in piedi un'opposizione decente e credibile a uno dei peggiori governi che mai abbiano infestato la repubblica, allora hai ragione tu, è chiaro che non ne azzeccano una. Ma a questo punto credo sia lecito chiedersi se veramente questo è il loro obiettivo. Ed è anche lecito rispondersi che no, non lo è.

Se l'idea invece è quella di mettere in piedi un'opposizione decente e credibile [.........] a questo punto credo sia lecito chiedersi se veramente questo è il loro obiettivo. Ed è anche lecito rispondersi che no, non lo è.

Forse nemmeno è rilevante sapere se questo o quello sia l'obiettivo - almeno da un punto di vista pratico, certamente dal quello etico sì - perché le poche proposte sin qui portate, confuse ed ancorate al passato, dimostrano che non ne sono in grado. Inevitabilmente, direi.

Forse nemmeno è rilevante sapere se questo o quello sia l'obiettivo - almeno da un punto di vista pratico,

Per me è invece rilevante capire qual' è il loro obiettivo, e da un punto di vista pratico mi serve a scegliere se sia minimamente utile provare a dargli una mano oppure no. Io davvero non capisco se ci sono o se ci fanno per interessi di casta. Giudicando dalle strategie politiche sembrerebbe che non si può fare così tanti errori per caso, non basta l' incompetenza: serve la premeditazione. Poi però ti capita di incontrare il giovane esponente locale (che nonostante i 25 anni conta già abbastanza) e che invece di prendersela coi dinosauri della sconfitta dichiara che in effetti non ci sono giovani affidabili, dato che i 40enni di oggi son quelli che han vissuto in gioventù la politica di tangentopoli (sottintendendo immagino che invece quelli cresciuti nella mitica fgci dei '70 son invece stinchi di santo). E allora, se questi sono i personaggi che hanno un seguito nel partito, il dubbio torna.

Io davvero non capisco se ci sono o se ci fanno per interessi di casta.

Le due cose non sono in contraddizione. Gli interessi di casta mi sembrano chiari ed evidenti; al più si può affermare che vengono esercitati con maggiore discrezione rispetto alla sguaiatezza dei centrodestri, ma non è nemmeno chiaro che questa sia buona cosa e comunque è roba minore.

Sul ''ci sono'' a me sembra che non ci siano dubbi. Il PD, molto semplicemente, non ha cultura politica e in specifico non ha cultura economica. E' stato costretto dalla storia a rigettare il socialismo statalista ma non sa con cosa rimpiazzarlo. L'istinto fondamentale è sempre quello di tornare alle origini, ma sapendo di non poterlo fare, si barcamenano e ondeggiano. Lo spettacolo, alla fine, diventa veramente deprimente.

Per me è invece rilevante capire qual' è il loro obiettivo, e da un punto di vista pratico mi serve a scegliere se sia minimamente utile provare a dargli una mano oppure no

Capisco il tuo punto. Il mio è, invece, che sia comunque sbagliato pensare di dare una mano a chi non può essere utile ed, anzi, rischia (direi con probabilità molto vicine al 100%) di aggiungere danno a danno. Forse per la cultura di cui è imbevuto, che non consente di guardare alla realtà con occhi di oggi. Forse a causa della palese ignoranza sui temi economici, che - si voglia o meno - sono determinanti. Anche a prescindere dalla valutazione dei comportamenti - peraltro spesso censurabili come nel caso in esame, solo uno dei moltissimi - perché occorrono le capacità, sebbene in questo strano Paese ciò appaia curioso a troppe persone.

Secondo me la prima che hai detto.

Io dicevo "azzeccare" con riferimento alle idee che potevano esserci dietro una televisione in streaming o on demand. Perché magari questi qui hanno davvero pensato che con internet era possibile fare egemonia gramsciana dal basso rimpiazzando l'assetto dei media tradizionali. E dico che mi fanno tenerezza perché vuoi red tv, vuoi le modifiche all'Unità per renderla "giovane, spigliata e figa" sono tutti aborti sui quali non vale nemmeno la pena di piangerci sopra.

Adesso, non è che ho il mito di Obama, ma lessi tempo fa che durante la campagna elettorale si scelse uno speechwriter giovanissimo e conosciuto quasi per caso...lasciamo stare se sia vero o no, ma è mai possibile che invece il PD non riesca MAI, MAI, MAI a bucare l'agenda della discussione politica nazionale con un campagna mirata, ben congegnata, brillante? Non dico che debbano farla loro, che non ne sarebbero capaci, ma diamine pagati un pubblicitario.

Poi c'è una cosa che mi chiedo sempre. In america ho visto pubblicità politiche comparative di poche secondi dove un'affermazione del politico x è sbugiardata, messa in ridicolo e così via. Qui è possibile che in fascia serale, tipo alle 19:58, il PD faccia spot sulle promesse mancate dell'esecutivo? Io sono convinto che a) non salterebbe mai in mente a nessuno; b) sarebbe impossibile perché la Rai non lo permetterebbe; c) direbbero che costa troppo anche se poi buttano soldi al cesso in iniziative che sono una Caporetto continua dal punto di vista della comunicazione.

Da quello che si dice qui, per Red Tv "end of the news, punto e basta".

Eh, calma, c'e' ancora un po' di denaro pubblico da arraffare:

aggiornamento: Il presidente di Red TV Luciano Consoli ha precisato che “Red tv non chiude ma continua a resistere”, ma quello a cui si riferisce è che alcuni programmi di Red saranno ospitati dalla rete del PD YouDem per mantenere il diritto a ricevere i finanziamenti arretrati.

[...] YouDem [...]

Che tristezza... Un partito che per sentirsi giovane ricorre a un nome del genere mi mette solo tristezza.

 

c'e' ancora un po' di denaro pubblico da arraffare.

non solo, si cerca anche altrove, parole di presidente

I sette giornalisti sono in contratto di solidarietà fino al 30 agosto e stiamo lavorando con l’Associazione Stampa romana per estendere anche a loro dal 1 settembre la cassa integrazione in deroga della Regione Lazio già attiva per iil personale amministrativo.

Particolarmente pregevole l'apertura del comunicato:

Informo il Pd, che lo sa già

Se questo e' il modo in cui hanno fatto informazione, allora per forza chiudono :-D

Red TV

palma 16/8/2010 - 19:56

Fate attenzione, questi non sono strumenti ne di formazione, ne di informazione.

Sono forme di propaganda, come Famiglia Cristiana, la RAI etc.

Il particolare e' che dato lo stato finanziario misero di quest individui, si accaparrano delle risorse dal denaro pubblico.

Quindi finche' dura va bene, il resto e' crema sopra la torta.

Sono forme di propaganda, come Famiglia Cristiana, la RAI etc.

Solo un'osservazione, non mischiamo Famiglia Cristiana (che è una cosa seria, di grande successo e totalmente privata oltre che indipendente) con la RAI e REDtv.

Tutto il resto è vero e, no, questi non pensano proprio di fare opposizione nel senso di poter proporre qualcosa di differente per poi governare. Sanno benissimo che la unica chance di governare si fonda sulle eterne trame che quell'individuo imbarazzante che risponde al nome di D'Alema Massimo continua a tramare in quel di Roma. Loro, semplicemente, hanno un pascolo da pascolare e soldi pubblici da mungere. Sono parassiti incompetenti che non sanno far nulla di meglio che rubacchiare leccando. Scorie umane e della storia, come il loro leader. Il vero dramma sono i milioni di beoti che li seguono, li votano, li finanziano. Quello è il dramma: Them, the people.

Il vero dramma sono i milioni di beoti che li seguono, li votano, li finanziano. Quello è il dramma: Them, the people.

Ocio che the people, anche per loro, ha milioni di teste.

Fino a un paio d'anni fa li votavo anch'io e qui su nfa ce ne sono molti che piuttosto che sopportare SB si ingoiano il PD.

Ai tempi dei primi libri di Travaglio, della legge Cirami e di quella sul falso in bilancio fatta in contemporanea alla Serbanes-Oxley, ma in direzione opposta (qui parlo da assoluto profano=elettore: non ci capisco niente, ma allora mi andava di considerare meritorio dare 25 anni ai CEO e ai CFO che firmavano balle, pur non avendo io nessuna idea del tipo di balle in questione nè dell'intenzionalità dei suddetti CEO e CFO nel firmarle), SB mi pareva pericoloso e il PD era/è abbastanza nebuloso da darmi motivi per pensare che potesse "fare la cosa giusta" pur dicendo quasi sempre quella sbagliata. Ho dovuto assistere al Prodi II per convincermi che no, ma mi rendo conto che la mia decisione è del tutto soggettiva.

Com'è che la chiamate voi economisti quella situazione in cui ci sono pochissime aziende che riempiono un mercato offrendo solo prodotti scadenti senza vera concorrenza per cui i consumatori si devono "attaccare"?

Re(2): Red TV

nikola 17/8/2010 - 10:38

Secondo me in Italia esistono due gruppi di persone. Quelle che pensano che un Pd o un centrosinistra più "spavaldo" (e concreto) avrebbe avuto più consenso e quelle che pensano che avrebbe portato dritto dritto verso il disastro.

Ad esempio Mr D'Alema su repubblica tv alla domanda "perchè non varaste una seria legge sul conflitto d'interesse durante il suo governo?" rispose così: "Se avessimo costretto Berlusconi a vendere le sue reti il medesimo si sarebbe presentato agli elettori come una vittima contro i comunisti che espopriano il frutto di una vita di lavoro ed oggi avrebbe 2 milioni di voti in più".

Secondo me non ha tutti i torti. Forse su nFA si tende a sopravvalutare l'italiano medio. Berlusconi fonda il suo consenso sul "son tutti ladri ma almeno lui non mi manda la finanza", "se ci fossero gli altri mi avrebbero buttato giù la casa abusiva" e così via.

Posso anche essere d'accordo con chi dice che le statistiche indicano che in Italia l'evasione fiscale è ai livelli degli altri paesi europei, però quando ho chiesto a Luglio la fattura all'oculista e quando ho visto che era la numero 530 (quando al ritmo di 30 clienti al giorno, mettiamo per 20 giorni lavorativi al mese, quel numero lo raggiunge in un mese, con una dichiarazione di 1/7 del fatturato reale), sono rimasto un po' perplesso. 

Va bene che il 70% degli italiani fondano la loro informazione sulla tv e sui tg, ma non sono persone stupide ed i voti per Mr B sono voti pensati, soppesati e non dati da zombie. In tutto questo il Pd non può che pescare i suoi voti tra i soliti noti, lavoratori dipendenti, per lo più pubblici o di industrie di grandi dimensioni con trattenute alla fonte, che ci sia D'Alema o o meno.

Re(3): Red TV

floris 17/8/2010 - 11:31

Se avessimo costretto Berlusconi a vendere le sue reti il medesimo si sarebbe presentato agli elettori come una vittima contro i comunisti che espopriano il frutto di una vita di lavoro ed oggi avrebbe 2 milioni di voti in più".

Non mi stupisce che lui lo affermi, ma che qualcuno ci creda, si. La legge non la fecero perché cosi avevan promesso a BS. In cambio di cosa? A esser buoni del mantenimento degli accordi del '90 (raitre al pci=>ds) e perché toccare l' argomento C.d' I. in Italia vuol dire inimicarsi la classe dirigente. A esser cattivi...

E poi comunque le elezioni le persero comunque, e pure male. Perse per perse (che secondo me non è poi così scontato...), un simile provvedimento sarebbe stato un investimento pel futuro.

Re(4): Red TV

nikola 17/8/2010 - 11:42

Beh, qui ci si divide sulla "natura" della maggioranza degli elettori italiani. I D'Alema (i Violante) pensano che un'offensiva televisiva (di Mr B che ovviamente ne controlla la grande parte) porti al disastro elettorale e da qui i vari inciuci nel cui piatto c'era di sicuro Raitre e la Par condicio (forse perchè pensavano, come Fini e Casini, che Mr B fosse una cosa passeggera) e gli altri (tra cui il parlamentare ex repubblicano ed ex ds Stefano Passigli, primo firmatario della legge "dura" sul conflitto d'interessi) che hanno più fiducia nella cultura liberale di molti elettori italiani.

Non avendo la controprova è difficile dire chi ha ragione o meno. Siamo nel campo delle ipotesi. Ricordo solo che in assenza di par condicio nel 1994 Mr B inondò le tv ed in una manciata di mesi prese, col suo partito, il 20% dei consensi e con la sua coalizione, la maggioranza assoluta (alla Camera ma non al Senato) dei seggi.

Personalmente nutro una profonda sfiducia nell'elettore "mediano" italiano. Bassissima fiducia nell'artigiano che evade, nel costruttore e proprietario di casa abusiva, nei professionisti come oculisti, dentisti e compagnia bella. Lei è più fiducioso. Ci si divide tra pessimisti o realisti ed ottimisti.

Re(5): Red TV

floris 17/8/2010 - 12:02

No, guarda, c' è solo una differenza di lungimiranza a parità di elettorato, sul quale probabilmete abbiamo idee simili. Nel medio periodo, togliere le televisioni a BS avrebbe proprio implicato la fine della sua capacità spropositata di propaganda. Una volta messe sul mercato e acquistate da altri gruppi nessuna legge di un eventuale successivo governo BS avrebbe potuto rendergliele. Certo, magari i primi mesi sarebbe stata dura (immagino un Fede che si incatena di fronte al quirinale...) con una campagna pesantissima, ma una volta terminati i passaggi di proprietà la situazione si sarebbe normalizzata. E poi, se si vuol esser populisti,  che ci vorrà mai a dire all' elettore medio italiano "guarda come è ricco quello, anche se gli si tolgono un paio di televisioni che faranno arricchire qualcun altro (anzi, la collettività) non avrà certo problemi ad arrivare a fine mese, pensasse un po' di più a chi c' ha bisogno davvero...etc"

dimentichi il referendum del '95 sugli spot

"vietato vietare" convinse quasi tutti

Re(7): Red TV

floris 18/8/2010 - 02:25

I referendum non li ricordavo molto (ero alle elementari...). In effetti quello sull' "abrogazione delle norme che consentono la concentrazione di tre reti televisive" e quello sulla "modifica del tetto massimo di raccolta pubblicitaria delle televisioni private" ebbero risultati abbastanza netti. D' altra parte, se non sbaglio, la par condicio non era ancora attiva, quindi immagino la campagna martellante di finivest (a proposito ricordo i primi spot di FI coi vecchini a coro: mi parevano ridicoli e falsi già da bambino...come ha fatto a vincere???). La scommessa da fare secondo me era togliere le tv, ossia l' arma di propaganda, ed aspettare che passasse 'a nuttata. Ovviamente il mio ragionamento ha minimamente senso solo se è vero (com' io credo) che le tv hanno un enorme potere nello spostare i risultati elettorali e nell' influenzare l' opinione pubblica.

Non mi stupisce che lui lo affermi, ma che qualcuno ci creda, si. La legge non la fecero perché cosi avevan promesso a BS. In cambio di cosa? A esser buoni del mantenimento degli accordi del '90 (raitre al pci=>ds) e perché toccare l' argomento C.d' I. in Italia vuol dire inimicarsi la classe dirigente. A esser cattivi...

Il ifetto vero della posizione sta nel non capire che una norma anti-monopolio ed una norma contro il conflitto di interessi non erano, nonnsono e non saranno contro ma a favore della civiltà giuridica, della concorrenza e del pluralismo, Pretendere da d'alema che capisca roba del genere.....

Re(3): Red TV

Michele 17/8/2010 - 12:21

Ad esempio Mr D'Alema su repubblica tv alla domanda "perchè non varaste una seria legge sul conflitto d'interesse durante il suo governo?" rispose così: "Se avessimo costretto Berlusconi a vendere le sue reti il medesimo si sarebbe presentato agli elettori come una vittima contro i comunisti che espopriano il frutto di una vita di lavoro ed oggi avrebbe 2 milioni di voti in più".

Secondo me non ha tutti i torti.

Sono d'accordo con floris: D'Alema non può fare a meno di dire così, ma non possiamo credergli.

Punto primo: se il CS fosse stata una coalizione intelligente e seria, avrebbe fatto la legge sul conflitto di interessi per il bene del paese. Per stemperare l'effetto vittimismo di Berlusconi, avrebbero potuto prendere il provvedimento in maniera strategica in funzione del tempo: se lo avessero approvato nella legislatura 1996-2001 abbastanza prima delle elezioni del 2001, l'effetto vittimismo si sarebbe stemperato. Inoltre bisogna considerare che con una legge seria sul conflitto d'interessi, Berlusconi non avrebbe potuto candidarsi oppure avrebbe dovuto affidare il suo patrimonio a un blind trust, quindi anche verso i suoi alleati (Lega, Fini e Casini) sarebbe stato molto più debole.

Punto secondo: se proprio non avessero voluto varare una legge sul conflitto di interessi, avrebbero potuto diminuire il potere mediatico di Berlusconi promuovendo maggior concorrenza nella comunicazione (e.g. favorendo la diffusione della banda larga su internet e il rapido diffondersi della TV satellitare e via cavo oppure aumentando il numero di reti in chiaro oppure privatizzando la RAI, di fatto rompendo il duopolio televisivo).

No, D'Alema non dice la verità. In realtà non ha fatto la legge sul conflitto di interessi perché lui ha preferito farsi i suoi di interessi e prima ha brigato per fare la bicamerale e poi si è assicurato di rimanere a galla politicamente pur in una coalizione sconfitta. In generale non è stato un buon politico. D'altronde cosa c'è da aspettarsi da uno che per diventare Presidente del Consiglio ha dovuto far vincere le elezioni a un altro e poi ha dovuto pugnalarlo alle spalle?

Re(4): Red TV

nikola 17/8/2010 - 14:43

Ragazzi, su D'Alema possiamo anche essere d'accordo. Fosse stato un buon politico con una buona strategia avrebbe vinto le elezioni da candidato premier, ma così non è stato.

Concordo anche sul fatto che si poteva spingere di più, ma, c'era veramente la possibilità?

Ricordo che i governi D'Alema-Amato si reggevano sull'appoggio dell'Udeur, dopo la rottuta con Rifondazione del '98. Secondo voi Mastella avrebbe varato una seria legge sul conflitto d'interesse in quella legislatura, quando è stato il maggior freno ad essa nella legislatura 2006-2008?

Al massimo si poteva trovare un accordo con Rifondazione ma l'Udeur avrebbe fatto cadere il governo e forse post fine (ponendo veti su futuri presidenti del consiglio) alla legislatura stessa.

Non credo che fosse così facile approvarla, nemmeno nella legislatura 1996-2001.

Re(5): Red TV

floris 17/8/2010 - 22:05

Va bene, le ragioni di contigenza politica le posso anche capire (anzi son probabilmente quelle reali). La mia osservazione nasceva invece dal fatto che tutt' ora D' Alema cerchi ragioni improbabili per giustificarsi. Che gli costerà mai dirlo 15 anni dopo? O lo fa per dipingersi come un grande stratega? boh...

Re(1): Red TV

palma 17/8/2010 - 12:15

Tutto vero. Famiglia Cristiana e' privata e dipendente dalle Chiese. Il che e' perfettamente il suo diritto.

La RAI, no, -

I stand corrected- Eliminare subito il riferimento a Famiglia Cristiana che fa propaganda, e legittimamente. 

La RAI fa propaganda, come RedTv e non legittimamente.

Non concordo sul "successo" di Famiglia Cristiana.

soldi dei contribuenti trasferiti a San Paolo Srl:

Famiglia cristiana (312.000,00 euro) Famiglia oggi (7.933,40), Il giornalino (306.000,00), Jesus (72.000,00), Vita pastorale (66.000,00)

Restano, a mio avviso, trasferimenti ingiustificati, come tutti gli altri...

 

Basta intendersi: sono effettivamente ingiustificati quanto quelli al corriere/repubblica/sole, che come FC starebbero in piedi anche senza.

RAI e Red TV (con le dovute differenze) esistono perchè sussidiati.

RAI no. La RAI potrebbe stare tranquillamente sul mercato ma questo non e' voluto altrimenti si prenderebbe una bella fetta dei ricavi di Publitalia. Un secondo aspetto e' che RAI e strumentale al clientelismo. Se venisse privatizzata non ci sarebbe piu' trippa per gatti.

La RAI sul mercato ci starebbe, ma non farebbe più propaganda gratuita per la casta.E per starci dovrebbe potare non poco (dimezzare?) gli organici.

Queste eran le differenze cui mi riferivo, non volevo farla lunga.La RAI di oggi nonostante pubblicità e canone è perennemente in rosso, senza canone e rabbocchi fallisce in un baleno.

La mia idea e' opposta: la RAI senza famigli, laccetti e lacciuoli sarebbe una macchina da soldi ne' piu' ne' meno di Mediaset. Riguardo il rosso perenne non credo che la cosa corrisponda al vero. Mi rimetto pero' a chi ha qualche dato sui bilanci RAI.

PS
Un po' di dati da http://www.bilancio2006.rai.it/ita/bilancio/civ03.htm

http://www.bilancio2008.rai.it/ita/bilancio/civ03.htm

Se non leggo male i risultati di eserciziono sono i seguenti:
2005 +16M
2006 -79M
2007 -5M
2008 -37M

Per una azienda con un valore della produzione di 3058M credo che siamo su un sostanziale pareggio.

La mia idea e' opposta: la RAI senza famigli, laccetti e lacciuoli sarebbe una macchina da soldi ne' piu' ne' meno di Mediaset.

Già, e se le rane avessero le ali non sbatterebbero le chiappe :)

Il tuo discorso, preso pari pari, vale pure per Tirrenia ed Alitalia: la rai di oggi è un disastro.Secondo i siti che linki, circa metà dei ricavi vengono dal canone. Senza quello il buco sarebbe di 1,5 miliardi di euro, altro che pareggio.

Che se poi fosse la (brutta copia della) BBC mi starebbe anche bene che la paghi lo stato, ma l'attuale allevamento di troie e leccaculo no.

RAI privatizzata lavorerebbe come una impresa privata. Elementare Watson...

Andrebbe mantenuta una rete col canone , contratto di servizio pubblico e , provvisoriamente , con gli esuberi "politici" ( provvisoriamente la "bad company" di alitaliana memoria )

Le altre due privatizzate con lo stesso tetto pubblicitario di Mediaset farebbero sicuramente soldi.

Forse Mediaset ne farebbe meno e questo potrebbe essere un ostacolo alla privatizzazione.

Hai la mia firma, ma tanto io che Palma parlavamo della rai esistente, che si occupa di far propaganda e mantenere famigli con soldi pubblici.Le altre attività son funzionali a garantire un pubblico alla propaganda.

Senza sussidi e ristrutturazioni, RAI e red TV vanno in malora domani, corriere e famiglia metton due pagine di pubblicità in più e tirano dritto.

I soldi di Red TV

GO 17/8/2010 - 16:37

Da http://espresso.repubblica.it/dettaglio/chi-ha-ucciso-la-tv-di-dalema/21...

<>

<>

< Un accordo faustiano legato alla legge Gasparri, anno 2004. L'articolo 7 garantisce alle televisioni satellitari monotematiche denari pubblici (per Red Tv, circa 4 milioni l'anno). Sempre che facciano riferimento a un movimento politico: nel caso di Red Tv, l'associazione Ulisse.>>

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