The clueless Economist

26 dicembre 2006 enzo michelangeli
...con la maiuscola, perché sto parlando del settimanale. Già da tempo sospettavo che avessero perso la strada maestra (vedi la posizione sulla guerra in Iraq, emblematica del loro assunto di base "il nostro governo ha sempre ragione, e dato che al governo c'è Blair, questo non può voler significare altro che l'America ha sempre ragione"). Nel numero di Natale, la redazione conferma di avere dimenticato che cosa significa "liberalismo".

Sto parlando del "leader" "Free to Choose?", in cui la redazione s'impantana nel seguente non-sequitur: siccome la moderna scienza neurologica getta dubbi sulla realtà del concetto di "libera scelta" (citando l'esempio di un caso clinico in cui un tumore al cervello stimolava nel paziente tendenze pedofile), e siccome il liberalismo si basa sulla, d'oh, libera scelta, ne segue che le fondamenta del liberalismo sono in pericolo.

Ciò che sfugge al redattore è che l'obiettivo del liberalismo non è mai stato il decidere sul bene e sul male, ma semmai il proteggere gli individui da chi sosteneva di saperlo decidere per loro -- quindi, semmai, evitare i processi alle intenzioni (o basati sulle intenzioni), stile Santa Inquisizione, e limitarsi a prevenire comportamenti che danneggiano altri individui. La ragione per cui la "capacità di intendere e di volere" è considerata nel processo penale è che una punizione rappresenta un deterrente inefficace in persone prive delle normali facoltà mentali, e in quel caso l'unica cosa da fare è, per quanto possibile, applicar loro terapie, e al di là di ciò metterle in condizione di non nuocere tramite il ricovero forzato. L'enfasi è sempre sull'applicazione del minimo di misure che risultano efficaci a prevenire la ricorrenza del danno, e questo minimo dipende, per usare il gergo economico, dalla flessibilità del crimine rispetto alla contromisura (sia essa punizione, cura o messa fuori circolazione). Che diamine, persino Paolo di Tarso riservava la vendetta a Dio (Lettera ai Romani, 12:19).

Ma del resto, che aspettarsi da chi supporta una guerra giustificata dai suoi iniziatori come un episodio della lotta del "Bene" contro il "Male"?

3 commenti (espandi tutti)

forse Economist (il giornale) e' meno clueless di quanto sembri.

Uno dei presupposti del pensiero liberale (in questa accezione del termine) e' che gli individui compiono delle scelete. qul che ' strano e forse preoccupante delle scoperte dei neurologi e' che NON ci sia (forse) un individuoc he scelga nulla. Tutti i processi sono sub-personali  questo *e'* un problema.

 

 

Che intendi per "NON ci sia (forse) un individuo che scelga nulla". Perché secondo te questo è un problema?

Sono d'accordo con Enzo. Il liberalismo non ha mai sostenuto che la libertà di scelta debba condurre necessariamente a scelte "buone".

Uno dei presupposti del pensiero liberale (in questa accezione del
termine) e' che gli individui compiono delle scelete. qul che ' strano
e forse preoccupante delle scoperte dei neurologi e' che NON ci sia
(forse) un individuoc he scelga nulla. Tutti i processi sono
sub-personali questo *e'* un problema.

Gli individui compiono delle scelte: e' un fatto sperimentale innegabile, se per individuo consideriamo un esemplare di Homo Sapiens visto dall'esterno. Che poi queste scelte siano determinate dall'anima che le comunica al corpo attraverso la ghiandola pineale come credeva Descartes, o da una mistura democritea di caso e necessita', non ha alcuna rilevanza per la validita' o meno del liberalismo: che in ultima analisi fa giudicato sulla base dei risultati che ottiene nelle societa' che ad esso si ispirano. Non e' la derivazione metafisica dei diritti individuali a giustificarne il postulato, ma la loro importanza per la felicita' degli individui. E infatti la tradizione liberale include sia pensatori religiosi (o per lo meno panteisti), che altri sostanzialmente atei come David Hume.

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