In the Loop

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Ovvero il film che mi ha convinto maggiormente fra quelli che sono riuscito a vedere al Tribeca Film Festival di quest'anno. Satira politica di prima qualità, ne consiglio vivamente la visione non appena sarà distribuito nelle sale.

Il film è una deliziosa satira sull'idiozia, l'ignoranza e l'ingenuità di chi finisce con l'avere un notevole impatto anche su processi decisionali di prima grandezza. Un affresco su ciò che avveniva "behind closed doors" durante gli anni rampanti della premiata ditta Bush&Blair.

Una satira sui secondi livelli, però; sono i consulenti, gli strateghi ed i capi ufficio stampa a farla da protagonisti nel loro affacendato via vai fra Londra, New York e DC. Sono le loro beghe, i loro tradimenti e le loro invidie ad essere brillantemente messi in scena da Armando Iannucci, regista anche della serie TV da cui il film trae spunto (In the Thick of It), ed interpretate da un cast in cui spicca Peter Capaldi nel ruolo di Malcom Tucker, direttore della comunicazione del primo ministro inglese. Malcom, di cui colpisce la sinistra somiglianza nei tratti somatici con il "nostro" Silvio Sircana, è un'autentica forza della natura, un ciclone che trasuda rabbia da tutti i pori ed il cui registro espressivo rimane invariato indipendentemente dall'interlocutore che si trovi difronte, sia esso un sottoposto baciapile, un innocente turista o un capo di stato maggiore. Il risultato che ne vien fuori è assolutamente spassoso.

La storia. Siamo nel bel mezzo di una non meglio identificata crisi in Medio Oriente, quando il ministro britannico dello Sviluppo, Simon Foster (Tom Hollander), definisce "unforseeable" (imprevedibile) un intervento militare da parte della comunità internazionale. La dichiarazione non è in linea con la posizione ufficiale assunta dal suo governo, e proietta così un politico di secondaria importanza al centro del dibattito internazionale sull'intervento armato. Un pò tutti lo tirano per la giacchetta, in un mondo dove il bullismo funziona meglio della diplomazia e le note di intelligence sono affidate alla fantasia di stagiste ed addetti stampa. E qui appunto riecheggiano le famose armi di distruzioni di massa di Saddam e gli anni in cui gli emissari di Bush e Blair la facevano da padroni sulla East 44th.

Ma in realtà il frenetico scorrere degli eventi (accelerato se possible dallo stile documentaristico delle riprese), i dialoghi sempre serrati ed il continuo alternarsi di situazioni farsesche, rendono la trama di per sé non troppo rilevante. Quello che conta, quello che rende il film un gran bel film, è il succosissimo spaccato sull'affacendarsi quotidiano di diplomatici e politici, il loro trafficare così tremendamente autoreferenziale e fine a se stesso ma al contempo così decisivo per le sorti del mondo.

 

Esilarante ed agghiacciante al tempo stesso.

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