Tre domande alla CGIL
La CGIL, in preparazione dello sciopero generale del 6 maggio, ha presentato un documento in cui chiede l'introduzione di una imposta sul patrimonio. Ci sono dei numeri che non mi quadrano, per cui mi permetto di rivolgere qualche domanda.
Il documento completo lo trovate sul sito della CGIL. La proposta è abbastanza semplice: introdurre un'imposta patrimoniale ordinaria sul modello di quella francese. La base imponibile dovrebbe essere la ricchezza netta familiare eccedente gli 800.000 euro e l'aliquota proposta è l'uno per cento. Quindi, una famiglia con una ricchezza pari a W>800.000 pagherebbe ogni anno T=(W-800.000)*0,01 euro. A titolo esemplificativo, se W=1 milione allora la tassa è pari a 2.000 euro.
È da lodare il fatto che, in apposita appendice, il documento chiarisca in modo abbastanza esatto quali sono i numeri utilizzati. Però lo stesso ci sono cose che non ci quadrano. In particolare, la CGIL offre le seguenti stime per il gettito dell'imposta.
Il gettito potenziale
Dalle stime e dai calcoli effettuati dal Dipartimento Politiche Economiche della CGIL nazionale, le simulazioni comporterebbero un gettito potenziale, derivante dall’applicazione di un’Imposta sulle Grandi Ricchezze, pari a:
- aliquota media dell’1,0% sulla ricchezza netta totale, superiore agli 800mila euro complessivi, al netto delle detrazioni, detenuta da circa il 5% delle famiglie più ricche d’Italia, comporta una gettito di 17,9 miliardi di euro annui.
- aliquota media dello 0,55% sulla ricchezza netta totale, superiore agli 800mila euro complessivi, al netto delle detrazioni, detenuta da circa il 5% delle famiglie più ricche d’Italia, comporta una gettito di 9,8 miliardi di euro annui.
I calcoli a dir la verità sono abbastanza semplici e infatti siamo stati in grado di ricostruirli facilmente. L'appendice al documento della CGIL ci fornisce i seguenti numeri:
- Il numero totale di famiglie è 24.160.719, per cui il 5% delle famiglie è è 1.208.036.
- La ricchezza in mano al 5% delle famiglie più ricche, quellle che dovrebbero pagare la tassa, è 2.752.849.500.000.
- Il documento della CGIL questo calcolo non lo fa, ma lo facciamo noi. Dato che l'imposta colpisce solo la ricchezza maggiore di 800.000 euro, la base imponibile si ottiene sottraendo alla ricchezza complessiva del 5% superiore la quota esente, ottenuta moltiplicando 800.000 per il numero di famiglie. Ottieniamo quindi
Base imponibile=2.752.849.500.000 - 1.208.036X800.000=1.786.420.740.000
Questa è la base imponibile che la CGIL usa per stimare la il gettito dell'imposta. Infatti, l'uno per cento della base imponibile appena calcolata è pari a circa 17,9 miliardi di euro. Tra le famiglie che pagano l'imposta, circa 1,2 milioni, l'importo medio sarebbe pari a 14.788 euro.
Ecco qua le domande.
Domanda 1. L'imposta si richiama espressamente alla Impôt de solidarité sur la fortune francese. L'imposta francese si applica allo stesso imponibile (ricchezza netta oltre 800.000 euro circa) ma è progressiva. Il gettito dell'imposta francese nel 2009 è stato pari a 3,6 miliardi su una base imponibile di 560 miliardi circa. Fu di 4,2 miliardi nel 2008 quando la base era stimata a 566 miliardi. Eccovi i dati ufficiali, con numeri dettagliati. La domanda quindi è: vi pare realistico che il gettito dell'imposta in Italia, con aliquote mediamente inferiori sia 4 volte il gettito di quella francese? Cosa spiega tale differenza? Siete coscienti che state proponendo un carico fiscale pari al quadruplo di quello francese?
Per intendere meglio il senso della domanda segnalo che la Francia è un paese abbastanza simile all'Italia sia per popolazione sia per livello del PIL (che non è il livello della ricchezza, d'accordo, ma è correlato). In effetti, la popolazione è un po' più alta e il PIL è anch'esso più alto. Quindi, casomai, uno si aspetterebbe un gettito un po' inferiore a quello francese.
Passiamo alla seconda domanda. Come ben noto, e segnalato anche dal documento della CGIL, buona parte della ricchezza delle famiglie è data dal patrimonio immobiliare, in buona misura costituito dalla casa di abitazione. I numeri che vengono usati dalla CGIL per stimare il gettito dell'imposta sono quelli tratti dall'indagine della Banca d'Italia, che cerca di stimare il valore di mercato delle abitazioni. Questa è la cosa logica da fare, in una indagine di questo tipo. Ma tassare la ricchezza immobiliare al valore di mercato è decisamente più complicato. Il meglio che si può fare è usare i valori catastali (di solito assai inferiori) o qualche altra stima necessariamente arbitraria. Questo ci porta alla seconda domanda.
Domanda 2. Dato che è molto difficile stimare il valore di mercato degli immobili, se non al momento della vendita, in base a quale meccanismo la CGIL pensa di valutare la ricchezza immobiliare? Cosa rende la CGIL certa di poter effettivamente colpire gli immobili in base al valore di mercato stimato dalla Banca d'Italia?
Si noti che se non si è in grado di colpire gli immobili in base al valore di mercato allora le stime di gettito diventano completamente inaffidabili. Il carico fiscale rischia inoltre di diventare arbitrario, dato che una famiglia non pagherà un'imposta che dipende dal valore reale della sua ricchezza ma da una qualche stima, non necessariamente aderente ai valori di mercato, del suo patrimonio immobiliare. Tralascio qua completamente la questione della tassazione delle attività finanziarie e della possibilità di fuga dei capitali, che in qualche modo porta a una riduzione (difficilmente quantificabile) della base imponibile.
Veniamo infine all'ultima domanda. Il documento della CGIL si apre con queste parole.
Per questo la CGIL ripropone un progetto di riforma fiscale per un fisco giusto, attraverso una vera lotta all’evasione (perché oggi l’evasione ogni anno costa 3.000 euro in più ai redditi “fissi” e, in generale, ad ogni contribuente onesto); per un fisco più leggero per le famiglie di lavoratori e pensionati che porti mediamente 100 euro in più in ogni busta paga, alleggerendo quel peso che da anni grava ingiustamente sulle spalle di queste famiglie; un fisco più pesante per i redditi alla radice degli squilibri e delle debolezze del paese: transazioni speculative, rendite e grandi ricchezze.
Nel documento però non si propone alcun provvedimento specifico di riduzione delle imposte, sui lavoratori o su chiunque altro. C'è solo la proposta della nuova tassa sul patrimonio. Questo ci porta all'ultima domanda.
Domanda 3. Indipendentemente da quale potrebbe essere il gettito effettivo di un'imposta patrimoniale ordinaria, la CGIL pensa che la pressione fiscale vada aumentata o diminuita? Ossia, il gettito dell'imposta patrimoniale va usato per ridurre altre tasse, per ridurre il deficit o per aumentare la spesa? Per favore, non dite ''tutte e tre le cose''. Date cifre e ordine di priorità.






