Tu Quoque, Maroni

17 agosto 2009 giulio zanella

Dove si approfondiscono le dichiarazioni di Roberto Maroni sulla riduzione del crimine negli ultimi 14 mesi e dove si dimostra che in Italia anche il ministro dell'Interno, oltre a quello della Pubblica Amministrazione, ha problemi coi concetti di trend e deviazioni dal medesimo.

Il 15 agosto, durante l'annuale conferenza stampa al termine della riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, Roberto Maroni ha annunciato che nei primi 14 mesi di attività l'attuale governo ha ottenuto

risutati senza precedenti nella storia del contrasto al crimine

rispetto agli ultimi quattordici mesi del governo precedente. Secondo i dati del ministro, che provengono da una banca dati non pubblica chiamata SDI (sistema di indagine), tutti i crimini denunciati alle forze di polizia risultano in calo -- accettiamo pure l'assunzione che non ci sia stato piuttosto un calo delle denunce. In particolare, si rileverebbe (uso il condizionale perché non posso replicare i conti del ministro) una riduzione del 3,7% nel numero di omicidi, del 20,4% nel numero di rapine, del 7,7% nel numero di violenze sessuali e del 18,6% nel numero di furti.

Poiché da quello che si legge online mi pare (non ho indagato molto, lo ammetto) che i giornali abbiano riportato la notizia in maniera piuttosto acritica, ho cercato di capire due cose:

(1) in che misura questo risultato è attribuibile al governo e in che misura riflette una tendenza di lungo periodo?

(2) è vero che è un risultato senza precedenti?

Le risposte si possono leggere nella figura qui sotto, nella quale riporto alcuni dati dalle statistiche sul crimine di Eurostat e dagli ultimi bilanci del contrasto alla criminalità del Ministero dell'Interno.

Le due serie che riporto rappresentano il numero assoluto di omicidi (normalizzati a 1 i 1120 omicidi del 1993) e di rapine (normalizzate a 1 le 86306 rapine del 1993) in Italia negli ultimi sedici anni. Riporto solo questi due tipi di crimine perché sono gli unici per i quali le classificazioni e i numeri di Eurostat e del Ministero corrispondono. I dati 2003-2006 provengono da Eurostat, che non va oltre il 2007. Per 2007 e 2008 utilizzo i dati del Ministero. Il numero di rapine nel 2007 corrisponde nelle due fonti, ma per gli omicidi Eurostat riporta 58 omicidi in più del Ministero. Uso la fonte ministeriale perché sono questi i dati utilizzati da Maroni.

 

Omicidi e rapine in Italia: 1993-2008

omicidi e rapine 1993-2008

 

Questi dati mostrano essenzialmente due cose:

(i) Omicidi e rapine sono in diminuzione in Italia da almeno 15 anni, con una tendenza piuttosto pronunciata per gli omicidi che sono quasi dimezzati in questo arco di tempo. Come ogni attività economica il crimine oscilla attorno a un trend di lungo periodo che è più longevo di qualsiasi governo. Il governo può certamente influenzare l'inclinazione del trend, ma è molto difficile vederlo dopo un solo anno. Ad esempio, dalla figura si vede che le rapine diminuirono del 20% anche tra il 1993 e il 1995, ma in una prospettiva di lungo periodo si trattava solo di una deviazione dal trend particolarmente pronunciata.

(ii) Lungi da me difendere il precedente governo, ma a onor del vero gli omicidi sono diminuiti di quasi il 9% tra il 2006 e il 2008 (primi e ultimi 18 mesi del governo Prodi se dividiamo equamente il 2008 tra i due governi che si sono susseguiti in quell'anno) rispetto al 2005 (ultimi 12 mesi del precedente governo Berlusconi). Non si tratta quindi esattamente, come invece sbandierato dal ministro, di risultati senza precedenti nella storia del contrasto al crimine.

C'è una terza cosa che non si può concludere dalla figura ma che questa lascia ipotizzare. La lascio lì per i lettori che hanno voglia di discutere:

(iii) La leggera ripresa degli omicidi nel 2006 e la forte ripresa delle rapine nel 2006 e 2007 potrebbe essere causata dall'indulto del 2006, che ha rimesso in libertà molte persone con propensione al crimine superiore alla media. Sappiamo infatti che molti indultati sono tornati in carcere nel giro di uno o due anni. Poiché l'indulto fu voluto anche dall'allora partito dell'attuale Presidente del consiglio e poiché Maroni sta confrontando i dati 2008-2009 coi dati 2007-2008, il giorno di ferragosto il governo potrebbe essersi attribuito il merito di aver ridotto il crimine rispetto ad un aumento anomalo, un'ampia deviazione dal trend appunto, che anch'esso ha contribuito a generare: paradossalmente il centrosinistra ha pagato elettoralmente l'indulto e il centrodestra ne beneficia in termini "riduzione senza precedenti".

Conclusione. La tentazione per chi governa è comprensibilmente irresisitibile (in politica, si sa, la propaganda è tutto) ma sarebbe assai più serio aspettare la fine della legislatura prima di proclamare risultati storici.

P.S. I dati che ho utilizzato, presumo, sono pubblicati anche dall'Istat ed è lì che ho iniziato a cercare, ma oggi la pagina che dovrebbe contenerli appariva così:

 

istat non si apre

 

Forse in Italia i dati non s'hanno da scaricare in una domenica d'agosto... Battute a parte, devo dire che cercare dati sul sito dell'Istat è sempre un'esperienza un po' frustrante e mi chiedo (sperando che qualcuno ascolti) perché non adottino, ad esempio, l'interfaccia di Eurostat dove si possono rapidamente trovare e scaricare dati in grande varietà.

15 commenti (espandi tutti)

 "la forte ripresa delle rapine nel 2006 e 2007 potrebbe essere causata dall'indulto del 2006, che ha rimesso in libertà molte persone con propensione al crimine superiore alla media. Sappiamo infatti che molti indultati sono tornati in carcere nel giro di uno o due anni"

Giulio, l'ipotesi e' plausibile ed e' piu' o meno quello che hanno documentato Barbarino e Mastrobuoni che usano una serie di indulti per calcolare l'effetto di "incapacitation" del carcere (http://www.carloalberto.org/files/no.55.pdf) .

La riduzione dei reati che vediamo successivamente secondo me e' imputabile sia ai fenomeni sottostanti al trend che in parte all'indulto stesso. Infatti l'indulto funziona cosi': mette fuori un sacco di detenuti allo stesso tempo, questo provoca nel breve un aumento dei crimini registrati come sottolinei tu. Inoltre,  molti dei detenuti usciti con l'indulto sarebbero comunque usciti nei due anni successivi (l'indulto ha ridotto le pene di 3 anni) con un uncentivo un po' piu' alto a compiere reati rispetto alla situazione senza indulto (questo perche' il beneficio dell'indulto e' sospeso se uno ricommette un reato. Per capirci se esci a fine pena e fai una rapina ti aspetti una pena diciamo di 3 anni, se esci con l'idulto e ti e' stato condonato un anno se commetti una rapina ti aspetti 3anni+1anno che ti era stato condonato). Quindi con l'indulto osservi un po' piu' di crimini all'inizio (2006) e un po' di meno rispetto al controfattuale senza indulto man mano che si arriva al momento in cui gli indultati sarebbero usciti comunque. Questo fenomeno secondo me spiega almeno una parte dei risultati di Maroni.

Due precisazioni - sebbene non una spiegazione - in merito all'indulto del 2006.

  • Il governo in carica, allora, era il precedente all'attuale: porre l'accento sull'assenso del partito che fa capo all''odierno Premier, non è informazione correttissima. In particolare, se non si dice che, invece, contrari erano Lega Nord ed Alleanza Nazionale, insieme ad Italia dei Valori. Dovrebbe esser ricordato, soprattutto, che il tutto partì dalla forte richiesta del Papa di allora, il quale tenne un discorso in tal senso alle Camere riunite: da ciò derivano la consueta (amara) considerazione che qui nulla si nega a quegli "anziani signori con le gonne", e la constatazione che l'intromissione di costoro nella promulgazione delle leggi statali produce, solitamente, danni di varia natura ....
  • L'ipotesi di influenza sul numero di reati esercitata dalle scarcerazioni in seguito all'indulto è ragionevole, ma dal grafico non si evince la differenza tra i mesi precedenti la sua approvazione (fine luglio, non ricordo se con effetti tutti immediati) e quelli successivi: è possibile un incremento talmente forte, nei cinque mesi da agosto a dicembre, da segnare così pesantemente le statistiche annuali?

Per quanto riguarda la sostanza dell'articolo, Giulio, non direi che ci sia da sorprendersi. Uso comune della poltica è attribuirsi meriti superiori agli effettivi, specie se congruenti con obiettivi dichiarati ed aspettative dell'elettorato di riferimento. Ricordo - en passant - le polemiche relative alla presunta maggiore o minore predisposizione all'evasione fiscale in relazione al colore del governo del momento.

Ciò detto - e per quel che vale - l'osservazione personale del mio microcosmo parrebbe confermare l'accentuarsi della tendenza ad una minore frequenza di delitti, negli ultimi mesi. Potrebbe dipendere anche dall'aumento di attenzione al problema delinquenza, oppure no. Certamente, sarebbe sempre il caso di valutare periodi più lunghi e, quindi, più significativi: vedremo a fine legislatura. Comunque, se il numero di delitti diminuisce, non si può che esserne felici .....

porre l'accento sull'assenso del partito che fa capo all''odierno Premier, non è informazione correttissima.

Certo, Franco, voleva essere una battuta: prima il principale partito del governo vuole metterli fuori, poi il governo si vanta si averli rimessi dentro.

Grazie Giulio per l'articolo di cui condivido la sostanza. Sono d'accordo con DrFranz che e' giusto riconoscere che alcuni partiti si erano opposti all'indulto, e aggiungo che personalmente non ho dubbi che Maroni agli interni sia meglio di moltissime altre soluzioni, incluso Giuliano Amato dell'ultimo governo Prodi.

Se hai il tempo e la possibilita' sarei curioso di vedere un grafico con il rapporto tra n. degli omicidi e n. assoluto dei maschi nella coorte 18-24 anni e 18-35 anni. Secondo me uno dei fattori primari della riduzione dei crimini in Italia e' dovuto alla riduzione del n. di giovani nella coorte di eta' piu' statisticamente propensa al crimine, cui si sovrappone un aumento dovuto all'ingresso di immigrati maschi giovani con maggiori propensioni al crimine rispetto agli autoctoni (anche per la selezione dell'immigrazione attuata dallo Stato italiano, che privilegia le sanatorie dei clandestini).  Se devo azzardare una previsione per il futuro mi aspetto una stabilizzazione degli omicidi (corrispondente ad una stabilizzazione dei livelli di natalita') seguita da un aumento causato dagli immigrati specie di seconda generazione, come avvenuto in altri Paesi.

Alberto, appena posso metto insieme i dati. Anch'io mi aspetto che il trend degli omicidi rifletta l'invecchiamento della popolazione (o piu' precisamente lo "svuotamento" della coorte di maschi tra 20 e 40 anni).

Leggermente OT, ma sarebbe interessante Giulio, vedere se vi e' una qualche relazione tra l'andamento del crimini, l'andamento dei minuti dedicati alla cronoca nera in televisione e l'andamento della sicurezza percepita' dalla popolazione. Esistono delle serie storiche per questi altri dati?

scusa, ma come operazionalizzi la "sicurezza percepita". Sarebbero opinion polls?

Luca, guarda questo articolo de La Voce. Trovi anche il link a un lavoro più esteso dul tema.

Sandro, tu come spieghi i risultati di quell'articolo?

Diamanti dice che, fondamentalmente, quando la sicurezza è nell'agenda politica, allora i telegiornali sembrano darle maggiore attenzione. Può darsi. io non sono del tutto convinto. Perchè ciò implicherebbe migliaia di giornalisti con la tessera della Lega Nord... e non mi sembra esattamente il caso, specie a Roma...

L'articolo rileva un aumento dell'attenzione, da parte dei TG, alla criminalità a partire dlla seconda metà del 2007. Nello stesso periodo non ci sarebbe però stato un incremento dei crimini. Guardando i dati qui riproposti, l'aumento dei crimini (specie rapine) sarebbe avvenuto un po' prima di quella vampata di notizie (6/10 mesi: guardo ad occhio, quindi nel dettaglio posso errare) e in maniera abbastanza marcata. Boh, a me non sembra difficile ipotizzare una sorta di lag-effect. E' inverosimile? Cioè, se la FED si accorge del balzo dell'inflazione con tre mesi di ritardo, è inverosimile che i giornali si accorgano del balzo della criminalità sei/otto mesi dopo? Contando che questo non è il loro lavoro (monitorare l'andamento del crimine), a me non sembra assurda come ipotesi.

La domanda, cmq, è semplice: l'attenzione eccessiva che i TG prestano alla criminalità è frutto:

a) della inginocchiamento costante del TG alla politica;

b) del sensazionalismo dei giornalisti.

Nel primo caso, allora la soluzione andrebbe cercata nella rottura dell'asse informazione-politica. nel secondo, introducendo etica giornalistica nei programmi per giornalismo.

Personalmente, io sposo la seconda versione. Nel mio campo c'è il CNN effect. Non mi sembra assurdo pensare a meccanismi analoghi a livello interno. 

Sandro, io sono abbastanza d'accordo con Andrea.

Mi pare, francamente, molto poco probabile una significativa simpatia dei grandi media per la Lega Nord, che della questione sicurezza ha fatto una bandiera. Questo è un classico argomento della sinistra italiana, che normalmente tende ad attribuire ad altri i propri insuccessi, legati invece all'incapacità di capire gli umori dell'elettorato. La stampa, in particolare, sembra un colpevole perfetto ma, da sempre, tocca anche sentire e leggere che siano gli elettori a non capire quanto siano migliori le ricette proposte da quella parte politica, superiore per definizione.

Non conosco l'autrice dell'articolo ma - a giudicare dal suo curriculum e come spesso avviene per "La Voce" - l'ipotesi di visione da schieramento non pare così peregrina ..... :-)

Nemmeno io conosco l'autrice dell'articolo. Luca Neri ha chiesto se esistono studi sulla relazione tra percezione del crimine, effettiva attività criminale e notizie di attività criminale nei media. L'articolo de La Voce è l'unica cosa che mi è venuta in mente.

Non ho controllato, e non ho voglia di farlo perché purtroppo il tempo è tiranno per tutti, l'affidabilità delle misure usate nell'articolo de La Voce (e nello studio della fondazione unipolis) in particolare per quanto riguarda il modo in cui i crimini sono riportati nei media e la percezione del crimine. La figura dell'articolo mostra che non vi è necessariamente correlazione  tra attività criminale e modo in cui l'attività è riportata (assumendo che le variabili usate abbiano senso). I dati sono un po' poveri, nel senso che la serie storica è corta, però francamente confermano la mia impressione iniziale di una scarsa relazione tra il modo in cui i crimini o altre notizie che generano allarme sociale (per esempio ubriachezza tra minori) sono riportate dai media e l'effettiva entità del fenomeno.

Non so dire, tra le due ipotesi che avanza Andrea G., quale sia la più importante; credo entrambe siano presenti.

Se devo dire la verità io sono incline a dare più peso all'ipotesi che esistano ventate di mode tra i giornalisti, non necessariamente legate a interessi politici, che influenzano il modo in cui le notizie sono riportate. Per esempio, in seguito a uno stupro particolarmente visibile e truculento è più probabile che vengano riportate altre notizie di stupri. Questo dura per un po', finché il pubblico perde interesse.

Non ho dati seri per affermare questo, solo evidenza aneddotica. Tempo fa avevamo discusso sul sito (adesso non trovo il link) gli incidenti sul lavoro e il modo in cui erano riportati. Avevamo notato che i report sugli incidenti sul lavoro andavano a ondate ed erano sostanzialmente scollegati dall'effettivo numero di incidenti. Se non ricordo male Andrea aveva messo su un ''fizzling out indicator'', in cui si mostrava come l'attenzione per il fenomeno sui media (misurato con google news o qualcosa del genere) raggiungeva picchi e poi scemava, in modo sostanzialmente scorrelato dalla effettiva entità.

Andando più a memoria ricordo che l'autunno scorso ci fu una epidemia sui media di notizie relativi a reati razzisti. Durò un paio di mesi e poi svanì. Sono pronto a scommettere che i reati a sfondo razzista c'erano anche prima, e hanno continuato dopo, l'esplosione di attenzione sui media. Tutto questo sembra indicare una reazione ''a ondate emotive'' da parte dei media. Che ci siano questi fenomeni non è così strano. Il peggior incubo per un direttore di giornale è quello di essere l'unico a non avere la notizia che tutti gli altri hanno e a cui il pubblico è morbosamente interessato. Fenomeni di ''bandwagon'' sono quindi molto probabili.

D'altra parte, è un dato di fatto che grossa parte dei media è asservita ai politici e non si fa scrupolo di manipolare le notizie ogno qualvolta lo trovi conveniente, quindi non trovo così implausibile che almeno qualche organo ci provi a stimolare certe mode al momento giusto. Non ho nessuna evidenza che questo sia avvenuto per l'attività criminale durante la campagna elettorale del 2008, ma l'obiezione che i grandi media non hanno simpatia per la Lega Nord è un po' debole. È il centrodestra nel suo complesso, la cui presenza nei media non è certo minore, che ha tratto profitto dalla attenzione ''eccessiva'' al crimine. Però, ripeto, sono speculazioni senza dati.

 

Update. Ho trovato l'articolo di Andrea.

Sono andato a guardarmi lo studio dell'osservatorio di Pavia. I dati sono interessanti e talvolta contrastanti.

Per esempio, Mediaset ha sempre dato maggior peso alla criminalità rispetto alla RAI. Ciò sembrerebbe confermare la tua ultima asserzione. 

Quando però si guarda i trend per canali, la realtà si complica. RAI1 ha sempre dato più importanza al tema di RAI2 e RAI3, anche sotto Prodi, prima di Prodi, dopo Prodi.

Ciò sembrerebbe suggerire che il canale con più audience, quindi più di massa, si rivolga maggiormente alla massa con i temi che la toccano maggiormente nel cuore.

Per quanto riguarda Mediaset, stando alla tua asserzione (che anch'io condivido), mi aspettavo Fede su tassi bulgari per il tempo dedicato alla criminalità. In realtà, Canale 5 batte sempre gli altri due canali. L'unica eccezione è il primo semestre 2008 dove Italia 1 vince: e ciò confermerebbe cmq quello che dici (Studio Aperto è una sorta di TG4 dei piccoli).

Il dato su Canale 5 è comunque interessante, in quanto si somma a quello su RAI1: le TV più seguite tendono a dare maggior peso a temi di rilevanza mediatica come la criminalità.

Quale delle due ipotesi vince? Mah, se qualcuno ha voglia di fare una sorta di equazione di Slutzky per misurare gli effetti, si accomodi. :)

 

mi chiedo (sperando che qualcuno ascolti) perché non adottino, ad esempio, l'interfaccia di Eurostat dove si possono rapidamente trovare e scaricare dati in grande varietà.

Non riesco a immaginare l'Italia come un Paese trasparente con dati facilmente accessibili al fine di creare un'informazione adeguata che dia all'opinione pubblica gli strumenti per prendere decisioni "meno peggiori assai".

Nel caso in cui accadesse una cosa del genere, io comincerei a pensare a qualcosa tipo 1789.

L'interfaccia Eurostat, da questo punto di vista, è un crimine contro natura come la Rivoluzione per il Congresso di Vienna.

Ichino (Pietro) sul Corriere di uno o due anni fa sollecitò le autorità pubbliche a rendere disponibili tutti i dati, "così da rendere facili e possibili studi e analisi". Credo il punto sia proprio questo: sono ben pochi quelli che vogliono che qualcuno vada a mettere il naso nei loro affari, anche se affari loro non sono, quando si tratta di soldi pubblici.

 

Ichino (Pietro) sul Corriere di uno o due anni fa sollecitò le autorità pubbliche a rendere disponibili tutti i dati, "così da rendere facili e possibili studi e analisi". Credo il punto sia proprio questo: sono ben pochi quelli che vogliono che qualcuno vada a mettere il naso nei loro affari.

Su questo si dovrebbe fare una battaglia multi-partizan, anche per evidenziare chi sono i politici presentabili e quelli impresentabili in Italia.  Scommetto che i Radicali sarebbero a favore, e anche Grillo, l'IdV e le persone un minimo serie di entrambi gli schieramenti.  Purtroppo dato il basso livello di alfabetizzazione di massa degli italiani ritengo che questo non sara' mai un tema capace di attrarre l'attenzione delle masse (e quindi dei sondaggisti di SB, per fare un esempio scontato).

Aggiungo che in Stati evoluti come USA e UK esistono precise disposizioni di legge, "enforced" seriamente dalla magistratura, secondo cui il cittadino ha diritto ad accedere ad una gamma amplissima di informazioni riguardanti il funzionamento dello Stato, e in particolare la destinazione di ogni singola spesa pubblica.  In questo modo e' stato possibile mettere alla gogna i politici inglesi che hanno usufruito di rimborsi spesa ingiustificati e/o indifendibili. Questo scandalo ha credo dimezzato i voti del Labour party (assieme ad altri fattori) nelle recenti elezioni europee.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti